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Le mirabolanti scoperte di Cofferati e gli altri sul Pd che non sarebbe più di sinistra

Il Pd, dice oggi quello che avrebbe potuto benissimo dire anche sette-otto anni fa Sergio Cofferati,

si è allontanato dalle ragioni per le quali è nato e c’è una trasformazione costante del suo profilo che non può essere più definito un profilo di riformismo forte. Sui temi cruciali prevale un orizzonte neocentrista che porta all’oscuramento di alcuni valori: il valore sociale del lavoro, il progressivo indebolimento delle protezioni sociali soprattutto verso i più deboli”.

Ma dai, viene subito da pensare, ma tu pensa se n’è accorto pure lui.

Ora, a parte che il Pd non si è allontanato un bel niente – basterebbe rileggersi (o ascoltare) quello che diceva a suo tempo Walter Veltroni sulle ragioni per cui i Ds dovevano confluire in un partito non più di sinistra come appunto il Pd – quello che più colpisce delle brillanti considerazioni di Cofferati è la tempistica. I tempi cioè che occorrono a gente come Cofferati  – o come per esempio Giuseppe Civati o Stefano Fassina – per capire dove si trovano (in che luogo e in che epoca) e la reattività con cui poi decidono di prendere posizione.

Se per capire in che partito stanno impiegano di solito dai sette agli otto anni di tempo, diventa quindi comprensibilmente difficile prendere sul serio gente come Cofferati, Civati o Fassina. Nel caso di Cofferati poi pesa per forza anche l’aggravante di aver cambiato opinione sul Pd subito dopo aver perso le primarie in Liguria e scusate se è poco. Di fronte a manifeste difficoltà a capire la realtà – anche perché di Matteo Renzi tutto si potrà dire tranne che non sappia farsi capire – come si fa allora a non chiedersi se uno ci è o ci fa? E cioè vale a dire: ma sono veramente così stupidi come vogliono farci credere o ci stanno piuttosto prendendo per il culo?

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Perché chi si stupisce – solo adesso – di Renzi e del Pd è un coglione o una testa di cazzo

Coglioni o teste di cazzo. Non trovo miglior aggettivo per definire chi adesso – solo adesso – si stupisce di Matteo Renzi e, più in generale, della vera natura del Pd. Davvero impossibile nell’epoca del web che non cancella nulla di quanto è stato detto e fatto a suo tempo, dire di non aver capito cos’era il Pd. Perché tutto si potrà dire di Walter Veltroni tranne che non fu chiaro e trasparente quando otto anni fa spiegò benissimo il passaggio da un partito seppur malridotto e pieno di macerie ingombranti ma comunque di sinistra a una nuova formazione che tutto poteva essere tranne di sinistra. Veltroni proclamò il superamento degli antichi e obsoleti steccati ideologici e Matteo Renzi questo ha fatto, né più né meno.

Anche se poi bisogna pur sempre dividere gli elettori delusi tra coglioni o teste di cazzo. I coglioni sono quegli elettori del Pd e di Renzi che veramente non avevano capito niente perché evidentemente sono dei poveretti. Ormai drogati da facebook, reality, fiction e fast food, non capiscono più niente a prescindere non da ora. Votano Pd come potrebbero votare qualsiasi altra formazione. Per cambiare partito ora basta solo aver sentito una frase che acchiappa in un talk show o più semplicemente che gli giri un po’ così. Povera gente, insomma. Miserabili. Mentre di ben altro spessore sono le teste di cazzo. E cioè quelli che hanno fatto finta e continuano a far finta – in maniera sempre più spudorata – di non aver capito cosa fosse il Pd e chi fosse Renzi.

E tra queste sicuramente le teste di cazzo peggiori sono certi intellettuali di sinistra che pur sapendo benissimo tutto più e meglio di noi, hanno retto il gioco il tempo necessario alla scalata trionfale di Renzi. E ora che è in pratica tutto sistemato possono benissimo recitare la parte di chi si dissocia e addirittura – qui l’ipocrisia arriva a livelli altissimi – si mette pure a guardare il capello. Eppure era tutto così dichiarato e palese… Perché una cosa è sicura: a Renzi va se non altro riconosciuto di non aver mai preso in giro nessuno (a differenza di certi leader della sinistra storica). Renzi sta semplicemente mettendo in atto quello che prometteva. E cioè un governo di destra. Punto.

L’insostenibile pochezza dell’essere Veltroni

Walter Veltroni insieme con Romano Prodi ai tempi dell'Ulivo

Sarebbe troppo facile dare sempre la colpa a Berlusconi. Molto più serio piuttosto non rimuovere mai, quando si parla degli ultimi venti anni, che senza Veltroni (o D’Alema) il berlusconismo forse non sarebbe mai esistito. Senza Napolitano (o Violante) forse sarebbe stata tutta un’altra storia, non dico migliore ma con ogni probabilità completamente diversa.

Fatto sta l’Italia è diventata perfino più imbarazzante di quando c’erano Andreotti e Craxi (e non era per niente facile riuscirci) perché abbiamo permesso (soprattutto quelli come me che hanno sostenuto e votato l’ex Pci-Pds-Ds) a gente poco seria di cancellare la sinistra e allo stesso tempo di devastare un paese: senza mai muovere un dito e giustificando l’ingiustificabile.

Tipo la pochezza prima di tutto culturale di uno come Veltroni le cui considerazioni in materia di media sembrano tradire una certa, come dire, arretratezza. Vista l’incapacità di distaccarsi dai soliti modelli nazional-popolari, gli stessi che hanno fatto la fortuna – pensa un po’ tu – di Berlusconi. Esagero? Non penso: basta leggere questa intervista qui. Di cui copioincollo:

Anche alle feste dell’Unità c’erano sul palco gli operai e poi la sera Albano e Romina che magari proprio a quegli operai piacevano. In questo sono molto gramsciano, la migliore cultura della sinistra non ha mai avuto fastidio del consumo culturale.

Più furbo Berlusconi o più incapaci i suoi avversari?

Stretta di mano tra Berlusconi e D'Alema forse il simbolo del berlusconismo

Ebbene sì, ho completamente sbagliato previsione.  Perché tutto si potrà dire del nuovo presidente della Repubblica tranne che sia impresentabile. D’accordo che è pur sempre un democristiano, ma insomma Sergio Mattarella non è, per dire, Casini o Gianni Letta.

Piuttosto, l’indiscutibile trionfo di Renzi che umilia come mai era successo finora Berlusconi – e affonda ogni residua credibilità di Civati o Vendola – potrebbe essere una possibile chiave di lettura su tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni.

E cioè se il berlusconismo sia dipeso dall’inarrestabile furbizia di un uomo volgare e ignorante capace di comprare tutto e tutti, compreso il silenzio-assenso della sinistra, o se magari la sua reale forza sia stata via via sopravvalutata per manifesta mediocrità dei suoi avversari.

Perché la persona più seria di tutto il Pd è Renzi

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Difficile negare che, a differenza di tutti gli altri leader, dirigenti o capicorrente che dir si voglia del Pd, soltanto Matteo Renzi faccia esattamente quello che dice. E da sempre. Come non trovare allora decisamente singolare che ora qualcuno si possa sentire tradito dalle sue idee quando negli ultimi anni non ha fatto altro – dalle Leopolde alle interviste con Barbara D’Urso – che renderle di dominio pubblico 24 ore su 24? O forse qualcuno pensava che scherzasse? Renzi non è di sinistra? E allora? Quando mai ha detto di esserlo? Forse lo si confonde con Pippo Civati, lui sì che dice di essere ancora di sinistra (anche se sta nel Pd). La verità, semplicemente, è una sola e cioè: piaccia o no Renzi è la persona più seria di tutto il Pd.

Non altrettanto lo si può dire invece di tutti quegli ex comunisti che ci volevano far credere che per il bene della sinistra fosse assolutamente necessario far nascere un partito non più di sinistra, o meglio non solo di sinistra, come appunto è il Pd.  E pensare che io ero tra quel milione (circa) di manifestanti che nel 2002 a piazza San Giovanni rispose all’appello lanciato da Nanni Moretti di cambiare la sinistra. Com’è che diceva? Ah, sì: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Effettivamente, il partito è stato poi cambiato – e pure radicalmente – da lì a pochi anni. Ma non esattamente come pensavamo noi che eravamo lì in piazza. Anzi, alla luce dei fatti, è andata esattamente al contrario di quello che ci si era riproposto di fare quel giorno.

“Non perdiamoci di vista” ci gridò dal palco Moretti. E infatti come sabato scorso per molti anni ancora siamo tornati a piazza San Giovanni. Solo che Moretti invece no, non c’era più. Chissà dov’è finito, chissà dove sono adesso lui e tutti gli altri che ci spiegavano quanto fosse importante cambiare la sinistra. Dopo tanto tempo, però, non posso fare a meno di chiedermi: “Ma Moretti, almeno lui, era al corrente che ci stessero prendendo per il culo? Lo sapeva ma poi si è scordato di dircelo? E conosceva, Moretti, le reali intenzioni del suo grande amico Veltroni quando parlava del nuovo partito che sarebbe nato da lì a poco oppure no? O forse era estraneo ai fatti e a se stesso? E lo è tuttora? E magari adesso pure lui si stupisce di Renzi?

Se Thohir comincia a parlare come Veltroni è la fine

Erick Thohir Per dire, o dici delle cose sensate o stai zitto, no? Che cazzo di intervista è quella concessa alla Repubblica, con tutta quella montagna di frasi fatte da dare quasi l’impressione di uno che forse non sa bene di cosa stia parlando, di uno tra l’altro che di comunicazione vive come Erick Thohir? Francamente è una scelta che non ho capito. Mah…

Che bisogno c’era di farsi intervistare per dire solo banalità?

E poi: se c’è (o per meglio dire: c’era) questo impegno a non rilasciare dichiarazioni prima del definitivo passaggio di proprietà, mantienilo no? Che senso ha fare affermazioni tra l’altro a volte anche un po’ banali come il miglior Walter Veltroni dei tempi d’oro del buonismo? Certe considerazioni a me sono sembrate simili a quelle con tutti quei “ma anche” dei suoi discorsi da segretario del Pd. Viene da mettersi le mani nei capelli, veramente, solo a pensare che uno che si presenta così dovrà vedersela con gente come Andrea Agnelli o Adriano Galliani.

Thohir sa bene quanto sia importante la comunicazione

Eppure dovrebbe saperlo benissimo, uno come lui, quanto sia importante al giorno d’oggi la comunicazione, di quanto sia importante l’immagine, l’idea che uno si fa di te. Se non ci sta attento uno che queste cose dovrebbe insegnarcele allora stiamo freschi. Le risposte date da Thohir a quel vero paraculo di inviato della Repubblica sembrano (dico sembrano) quelle del solito ricco scemo che capisce poco di calcio, né gli interessa capirne qualcosa di più. Thohir parla di calcio, insomma, come io potrei parlare dell’hockey su prato: parla per sentito dire, per approssimazione, per slogan. E questo non può non preoccupare.

Dopo Moratti serve chi sappia comunicare bene e meglio

Walter Veltroni

Voglio dire: usciamo da un’era semplicemente disastrosa sul piano della comunicazione. Meritiamo almeno qualcosa di meglio o no? E dopo Moratti che si è sempre fatto prendere letteralmente per il culo da tutti i media di questo mondo, chi arriva adesso? Un altro fesso pronto a sparare cazzate a destra e a sinistra, senza nemmeno sapere bene chi ha di fronte e dove vuole andare a parare quel giornalista? No dai, noi interisti davvero non ci meritiamo tutto questo. Thohir, prima di fare altre mosse azzardate informati bene, informati meglio su come funzionano le cose in Italia, soprattutto i media. Tutto bisogna dirgli a ‘sti miliardari.

Se Marianna Madia scopre che nel Pd ci sono i delinquenti

Marianna Media con Walter Veltroni

Mi fa piacere che Marianna Madia dica — anche se un po’ a scoppio ritardato — la verità e cioè che il Pd è un po’ come il Pdl:

“Cosa ho visto nel Pd che ha gestito il gruppo parlamentare dall’inizio di questa legislatura?Ho visto ipocrisia, ho visto opacità, ho visto un sistema che non chiamerei neanche di correnti, ma di piccole e mediocri filiere di potere che sono attaccate così al potere stesso da non volerlo cedere di un millimetro. Ho visto veti incrociati per mantenere tutto questo. L’’ho visto da chi oggi ancora ci dirige”.

E, sempre stando a quanto riporta L’Huffington Post, dice ancora:

“A livello locale, e parlo di Roma, facendo le primarie parlamentari ho visto – non ho paura a dirlo – delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”.

Ma la cosa più vera di tutte che Marianna Madia dice (ed è forse il problema dei problemi) è che il Pd vuole solo essere un partito un pochino meno orrendo del Pdl. Insomma, non come quelli là, non come i berlusconiani così esageratamente affaristi e predatori, ma un pochino meno affaristi e predatori di loro, un po’ meno ingordi. Quasi a confermare quanto sostiene Beppe Grillo e cioè che il Pd è il Pdl meno la elle:

“Essere un poco meglio per noi è un suicidio”.

Filiere di potere occupate solo a mantenere a ogni costo il potere, associazioni a delinquere. In sintesi: il Pd è un partito se non di corrotti di parecchi corrotti. Giudizi pesanti, giudici gravi, giudizi indubbiamente condivisibili. Solo che non posso fare a meno di chiedermi: cara Marianna ma ora che ti sei (finalmente sarebbe il caso di dire) resa conto — anche se, ripeto, un po’ a scoppio ritardato — di dove sei e con chi sei che ci stai a fare ancora lì? O credi forse che il tuo caro Walter Veltroni sia immune dalla degenerazione che c’è stata in questi ultimi 20 anni? Che lui solo a differenza di tutti gli altri non c’entri assolutamente niente in tutto questo? O che forse quelle bande di delinquenti di cui parli prima o poi si faranno convincere a mollare l’osso a colpi di mozioni? E soprattutto: dopo quello che hai detto che si fa? Chiamiamo subito la polizia e cominciamo a fare nomi e cognomi (anche per rispetto di sostenitori ed elettori traditi) o, come si fa sempre in questi casi, apriamo un bel dibattito?

Area Rodotà sì, ma contro il Pd

Rodotà e Strada alla manifestazione per il lavoro Effettivamente, sì. In linea di massima potrei benissimo dire di sentirmi di far parte pure io della cosiddetta area Rodotà. Ma solo se diventa un punto di partenza per la formazione di un nuovo movimento di sinistra che si contrapponga al Pd. Non che si affianchi, ma si contrapponga al Pd fino a sovrapporsi al Pd, fino cioè  a riappropriarsi della connotazione di partito di sinistra di cui l’attuale dirigenza del Pd si è indebitamente appropriata. Il Pd è la nuova Democrazia Cristiana o per meglio ancora dire il Pd è  la parte più evoluta dell’Udc. Non è allora il Pd a dover sterzare a sinistra (anche perché sarebbe contro la sua natura) ma è l’elettorato di sinistra che deve lasciare il Pd. Altrimenti sarà — inevitabilmente — ulteriore tempo sprecato. Perché è bene ricordarlo a chi ha (o conviene avere) la memoria corta, il vero problema della politica in Italia non è Berlusconi ma il Pd e prima ancora del Pd lo erano gli allora partiti di centrosinistra, nessuno escluso. Credo sia ormai chiaro a tutti che senza le collusioni del Pd e prima ancora del centrosinistra Berlusconi non sarebbe nemmeno mai esistito.

Copertina del libro Il baratto sui rapporti del Pci con BerlusconiGiovedì scorso in diretta tv a un certo punto Marco Travaglio spazientito dal solito buonismo ruffiano e paraculo di Walter Veltroni gli ha chiesto a brutto muso se fosse stato capace di dirgli un solo “atto ostile” fatto dal centrosinistra nei confronti di Berlusconi in vent’anni. E Veltroni, spiazzato dalla domanda sicuramente poco buonista, non trovando meglio da dire ha ricordato una manifestazione sindacale del 1994 che sarebbe riuscita a far cadere il primo governo Berlusconi. Ma come l’ha subito smentito Travaglio e come sappiamo tutti — anche Veltroni — quel governo fu fatto cadere non dai sindacati e tantomeno dal centrosinistra ma dall’alleato Bossi che gli ritirò l’appoggio. Di che stiamo allora parlando, quando uno come Veltroni non riesce nemmeno a farsi venire in mente una sola occasione in cui il centrosinistra si è comportato nei confronti di Berlusconi veramente da centrosinistra? No, Veltroni o D’Alema non sono certo migliori di Berlusconi. Né sotto l’aspetto politico e, come ultimamente mi sto ricredendo, nemmeno su quello umano. Anzi. Berlusconi ha il merito della coerenza e della sincerità e, a differenza dei grandi statisti mancati della sinistra italiana, non ha mai preteso di essere quello che non è, puttane e barzellette comprese.

Il partito della porchettaLa maggior parte dell’attuale dirigenza del Pd che dovrebbe opporsi (ma non lo fa mai) a Berlusconi e al berlusconismo che il centrosinistra stesso ha creato è la vera anomalia (non Berlusconi) di questo nostro disgraziato Paese. L’anomalia non è Berlusconi che nella sua coerenza fa tutto quello che dice di voler fare, l’anomalia è il centrosinistra che fa finta di essere di centrosinistra e che invece concepisce e pratica la politica come puro e semplice mezzo per avere potere e fare soldi. Non lo dico io ma lo dicono i vari Penati, Tedesco, Frisullo, lo dice il Monte dei Paschi di Siena e lo dicono le varie fondazioni dei leader e delle correnti del Pd che prendono (tanti) soldi, chissà come mai, da tutti e per tutto. Perché, come insegna il loro innominabile maestro nei cui confronti soffrono di un ormai sempre più evidente quanto inguaribile complesso d’inferiorità, avversari (veri o presunti) o no i soldi e la fica vanno fatti sempre girare.

E ancora parla

Veltroni e D'Alema

Con chi dovrei prendermela se non soprattutto con me stesso? Come ho potuto? Come ho potuto sostenere e votare per anni e anni dei cialtroni, nient’altro che cialtroni, come Walter Veltroni? Impresentabili cialtroni cui abbiamo permesso io e qualche altro milione di italiani di sommergerci a affogarci con una marea di cazzate? Improponibil, imbarazzanti, ridicole cazzate? Come ho fatto a non capirlo subito?

Il delitto perfetto (11)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre in tema di delitto perfetto segnalo il bellissimo, quanto amaro, post di Alessandro Gilioli che condivido in pieno ma solo fino alla penultima riga, quando cioè, lasciandosi andare secondo me a un eccesso di ottimismo, avanza l’ingiustificata speranza che l’ennesimo inciucio del centrosinistra con Berlusconi possa almeno decretare la fine del Pd.

E’ partita a reti unificate la grande operazione ‘Dimenticare il Caimano’.

In nome della ‘responsabilità’, delle imprese che chiudono, delle partite Iva alla fame, dei debiti non pagati dalle pubbliche amministrazioni, delle aste dei Bot prossime venture, e chi più ne ha più ne metta.

Ci stanno spiegando – tutti o quasi – che solo il ‘dialogo fra le forze responsabili’ –  può risolvere queste emergenze: il particolare che le emergenze in questione siano state create proprio da queste forze ‘responsabili’ viene ovviamente tralasciato.

Quindi, dimenticate il Caimano: i suoi processi, le sue illegalità, la sua cricca di farabutti, la sua impresentabilità, la sua tendenza all’eversione, le sue leggi ad personam, le sue mirabolanti promesse mai realizzate, i suoi insulti ai giudici o alla ‘Consulta comunista’, le sue barzellette anni Cinquanta, le sue Santanchè, i suoi La Russa, i suoi Verdini, i suoi Capezzone, le sue nipoti di Mubarak.

Dimenticare tutto, subito: stamattina la radio di Confindustria paragonava il dialogo tra Pd e Pdl alla grosse koalition «che ha rilanciato l’economia tedesca», oggi sul ‘Corriere’ Antonio Polito ci spiega che il Pd deve «elaborare il lutto della vittoria mutilata» e piantarla con l’idea di fare da solo, sulla Stampa Luca Ricolfi tesse ‘l’elogio dell’inciucio’, sul ‘Messaggero’ l’editoriale si intitola ‘Larghe intese necessarie anche al tavolo del governo’ – e l’altro giorno (ancora sul Corriere) un grottesco Aldo Cazzullo rimproverava gli elettori delle primarie piddine che scelgono il candidato di sinistra.

Continua qui.

Gli amici di Berlusconi

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Grazie al Manifesto (via Piovono rane) un’intervista spiega abbastanza bene come abbia fatto Silvio Berlusconi ad avere il monopolio televisivo, come abbia fatto a non finire mai in galera e come abbia fatto a dettare legge (ad personam) per vent’anni senza che nessuno mai riuscisse in qualche maniera almeno a contrastarlo.

Un’intervista in cui ora — solo ora — un deputato dell’allora Pds rivela che furono proprio i massimi dirigenti dell’ex Pci a impedire nel 1994 l’applicazione della legge per cui Silvio Berlusconi è ineleggibile.

Un’intervista, insomma, che spiega finalmente come Berlusconi sia diventato Berlusconi. E cioè non solo grazie all’aiuto di amici mafiosi come Vittorio Mangano o Marcello Dell’Utri. No. Berlusconi è diventato Berlusconi anche grazie ad altri amici ancora. Quelli cioè che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi a lui e al berlusconismo.

Che Dio li fulmini a uno a uno, mi verrebbe da augurare loro se non fossi ateo. Ma aspetterò pazientemente che tutti — compresi quelli che sapevano e hanno omesso di dirlo per complicità, convenienza o solo omertà — siano prima o poi maledetti dalla storia. Tutti quanti, nessuno escluso.

Gli amici di Berlusconi

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Piero Fassino e l’invito a Grillo di farsi un partito tutto suo

Per capire davvero l’anima di un partito e dei suoi massimi dirigenti a volte più di tanti commenti e analisi bastano poche parole. A Beppe Grillo, che nel 2009 chiese provocatoriamente di poter partecipare alle primarie del Pd, Piero Fassino rispose che era meglio se si faceva un partito per conto suo:

Non c’è niente da fare, ci sono dirigenti politici che come Fassino — o Bersani, D’Alema, Veltroni — sono dei vincenti nati.

Stella, Galliani e Berlusconi alibi perfetto

Gian Antonio StellaSilvio Berlusconi è un mostro creato dalla sinistra, dalla cosiddetta sinistra e dalla società civile, dalla cosiddetta società civile. Ci ho messo molto tempo — troppo — ma finalmente poi ho capito. Ho capito e non mi faccio più fregare da quanti si nascondono, da vent’anni a questa parte, dietro l’alibi del berlusconismo.

La sinistra che dice di opporsi a Berlusconi ma pensa, parla, vive e agisce cercando disperatamente (senza riuscirci mai) di copiarlo in tutto e per tutto.  O la società civile succube dei media e i media che la dovrebbe rappresentare e tutelare: i media che rivendicano spudoratamente di essere al di sopra delle parti anche quando sono alle dipendenze di Berlusconi, anche quando è Berlusconi che li paga e li istruisce su come si deve fare e si fa (o sì se si fa come dice lui e basta) comunicazione.

Che poi, come al solito, i peggiori sono sempre quelli che dissimulano la realtà dei fatti. I peggiori giornalisti non sono quelli come Emilio Fede, dichiaratamente di parte, faziosamente di parte. No, ce ne sono perfino di peggiori. Ma di parecchio. Sono quei giornalisti che dicono di essere al di sopra delle parti e quando non ci riescono si autoassolvono spiegando che comunque l’importante non sia raccontare sempre le verità che si conoscono ma raccontare almeno quelle verità che si possono raccontare. Giornalisti diciamo così per approssimazione come il sempre da me citato Enrico Mentana o come il superpremiato Gian Antonio Stella, quello che prima degli arresti e dei sequestri va a Taranto e racconta sul Corriere della sera che l’Ilva non solo non inquina, ma che forse quei brutti meridionali non hanno molta voglia di lavorare.

Gian Antonio Stella che oggi sul Corriere si butta a pesce (con una tempestività che lascia diciamo così sbalorditi, visto che la notizia è vecchia di giorni) sul caso della conferenza stampa per la presentazione di Balotelli in cui Adriano Galliani ha negato che Berlusconi avesse mai definito Balotelli una mela marcia e ha maltrattato una giornalista Rai che sosteneva giustamente il contrario, dato che c’è un video inequivocabile e visibile anche su You Tube. Galliani insomma ha semplicemente detto una bugia. Quindi Galliani è semplicemente un bugiardo. Non solo. Galliani ha anche ripreso Balotelli per aver tentato di chiudere la questione spiegando che comunque Berlusconi si fosse pubblicamente scusato. Apriti cielo. Berlusconi non si scusa mai. E anche Balotelli è stato zittito da Galliani perché Berlusconi non poteva essersi scusato di una cosa che non aveva mai detto. Anche in questo caso, però, le scuse pubbliche di Berlusconi sono provate eccome. Quindi Galliani ha detto un’altra bugia. Quindi è doppiamente bugiardo. E sia chiaro: non è un’opinione, è solo un dato di fatto. Bene. Ora leggetevi l’articolo del grande inviato del Corriere della sera Gian Antonio Stella e provate a trovare la parola “bugiardo”. L’unica parola che bisognava scrivere e invece non è stata scritta. Incredibile no? Il grande giornalista (figuriamoci tutti gli altri) Gian Antonio Stella non ha nemmeno il coraggio di scrivere “bugiardo” di fronte all’evidenza dei fatti. Incredibile sì. Dire la verità, nient’altro che la verità, è poco elegante. E va bene. Ognuno sceglie di essere quello che vuole. Poi però nessuno si azzardi a dire che è sempre tutta colpa di Berlusconi.

Vendola assolto, ma l’uscita di scena è solo posticipata?

Aveva detto che se fosse stato condannato avrebbe lasciato la politica. Nichi Vendola è stato assolto dal Gup di Bari dall’accusa di abuso d’ufficio sull’assunzione di un primario perché “il fatto non sussiste”. Una bella soddisfazione non solo personale, ma di coerenza per quello che rimane della sinistra. Ma paradossalmente, almeno secondo me, avrebbe dovuto lasciare lo stesso, proprio adesso e a maggior ragione di fronte un pubblico riconoscimento della sua onestà intellettuale prima ancora che politica.

Sarebbe stato meglio per lui farlo adesso senza aspettare le primarie del Pd, primarie che dopo il goffo e maldestro tentativo d’inciucio con Casini e l’Udc sanciranno inevitabilmente la fine di ogni sua velleità di ritornare da protagonista alla casa madre.D'Alema e Vendola, le due anime contrapposte del vecchio Pci Meglio secondo me uscire di scena adesso che ritagliarsi un modesto, ininfluente (e pure patetico se vogliamo) futuro ruolo da leader di una delle tante correnti del Pd o quello che diventerà.

Se lo avesse fatto ora, dopo un’assoluzione non solo giudiziaria ma più simbolicamente della sua immagine pubblica, avrebbe trovato almeno una via d’uscita per chiudere una carriera che ormai non ha – purtroppo – più niente da dire. Perché come i suoi due opposti, D’Alema e Veltroni, anche il percorso politico di Vendola – pur nella sua inossidabile passione e indubbia integrità morale – è terminato e da un bel pezzo.

La centralità del pensiero e dell’azione politica di Enrico Morando secondo Walter Veltroni che lascia il Parlamento

Walter Veltroni lascia il Parlamento, ma non la politica

Due notizie di politica, una bella e una brutta. La bella notizia è che l’ex sindaco di Roma ed ex segretario del Pd Walter Veltroni ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni. La decisione, anticipata in un colloquio con Repubblica, è stata ufficializzata nel programma di Fabio Fazio Che tempo che fa. La brutta notizia invece è che Veltroni ha già antincipato di non aver nessuna intenzione di smettere e che – purtroppo – intende continuare a fare attività politica.

“Non si tratta – ha tenuto a spiegare Veltroni – di un cedimento alla rottamazione. Non c’entra nulla con quel tipo di appelli perché non è l’anagrafe a fare la buona politica. L’esperienza di Vittorio Foa deve valere per tutti, perché è stato un esempio anche in età avanzata. Era anziano ma anche uno straordinario innovatore”. Se è per questo, lui manco da giovane.

Quanto all’effetto che questa scelta Enrico Morando in Parlamento potrebbe produrre su altri leader, Veltroni ha detto: “Mi auguro di no, perché di loro ci sarà ancora bisogno. Si parla molto di Bindi e D’Alema, ma non si dice che con la rottamazione non entrerebbero alle Camere persone come Enrico Morando, Pier Luigi Castagnetti o Arturo Parisi. Persone che hanno fatto del bene al Parlamento”.  E come no? Figure indubbiamente centrali della Repubblica italiana. Soprattutto Enrico Morando, ammesso che qualcuno sappia chi sia e soprattutto gli torni vagamente in mente cosa abbia mai fatto di così importante. Tanto che quando leggeremo il suo nome su tutti i manuali di storia saremo ancora lì a chiederci: Morando chi? Gianni Morando? Morando Petri? O Enrico Morendo?

Valentino Parlato e il disco incantato della sinistra

Valentino ParlatoValentino Parlato mi è sempre apparso come uno dei giornalisti più intelligenti che abbia mai letto e indubbiamente ho una grande stima nei suoi confronti, sia per la lucidità delle sue analisi e sia per la rara capacità di sintesi. Necessaria premessa prima di esprimere tutto lo stupore di questo mondo per il suo editoriale sulla prima pagina del Manifesto di oggi. Editoriale in cui il buon Valentino Parlato lancia l’ennesimo, inevitabile, appello alla sinistra affinché salvi l’Italia dal governo dei banchieri e dia risposte convincenti a circa il 45% degli elettori che, come ha scritto Ilvo Diamanti sulla Repubblica di ieri, ora come ora non vuole andare a votare o si dichiara indeciso. E fin qui niente da dire. A lasciare senza parole è quello che scrive subito dopo, quando cioè auspica che il Pd presenti “un serio e credibile programma di governo”. Valentino Parlato e il disco incantato della sinistraChe a leggere una cosa così uno – io, per esempio – potrebbe anche sentirsi un tantinello, non dico tanto, preso per il culo.

«Deciderà il voto, non i banchieri» ha spiegato Bersani.Ma quale voto e come si impedirà ai banchieri di continuare a decidere? Quale netta discontinuità si annuncia rispetto alla politica di Mario Monti? Come in tutte le elezioni che non vogliono incoraggiare la continuità o l’astensionismo, già presente e forte, ci vuole un programma, che tiri fuori gli elettori democratici e di sinistra dalla palude dell’astensionismo, dalla convinzione che non ci sia nulla da fare e lasciare che le banche continuino a comandare. E’ quindi d’obbligo – per chi si dice ancora di sinistra – definire un serio e credibile programma di governo.

Caro Valentino, scherzi o dici veramente sul serio? Il programma c’è, eccome. E pure più di uno. Non uno ma tanti programmi quante sono le correnti del Pd. Che messi insieme tutti questi programmi compongono un superprogrammone dove è impossibile non trovare ciò che più si desidera per il bene del Paese. Ma scherziamo? E andiamo, su.

Ma c’è ancora qualcuno che non ha ancora capito che il programma del Pd non solo c’è (e da anni ormai) ma Bersani, D’Alema, Veltroni e gli altri rappresentanti delle più svariate correnti del Pd il programma del Pd ce lo ripetono tutti i santi giorni a ogni ora del giorno sui giornali, in tv, via internet? Ed è, questo programma del Pd, esattamente quello che pensano ogni giorno e dicono di pensare ogni giorno Bersani, D’Alema, Veltroni e gli altri rappresentanti delle più svariate correnti del Pd. È proprio così difficile capirlo? Parafrasando una delle ultime vignette di Ellekappa: I dirigenti del Pd – dice uno – smettano di insultarsi a vicenda e si concentrino sul programma. È quello – risponde l’altro – il programma.

Walter Veltroni per favore arrenditi

Walter VeltroniTrovo insopportabile ogni dichiarazione pubblica di Walter Veltroni. Trovo ridicolo questo fatto che il mondo non possa fare a meno di sapere ciò che passa ogni momento per la testa a Walter Veltroni. Trovo indecente che Walter Veltroni dopo trent’anni (mica un giorno) di fallimenti (devastanti per l’Italia prima ancora che per la sinistra) non si sia ritirato a vita privata per godersi, come dire, i frutti (sic) del suo lavoro.

Walter Veltroni  ha sempre sbagliato tutto: analisi politiche, previsioni politiche, progetti politici. Ha commesso errori su errori, ininterrottamente. Sempre dalla parte del torto su ogni cosa. Eppure, nonostante ciò, sembra che il mondo non possa andare avanti se prima Walter Veltroni non ci spiega come, secondo lui, funziona.

Il mondo però non ne vuol sapere di Walter Veltroni e purtroppo il mondo gira ogni volta al contrario di come pensa Walter Veltroni. Tanto che basterebbe semplicemente fare esattamente l’opposto di quello che dice Walter Veltroni e diventerebbe quasi uno scherzo anche vincere le elezioni.

Pd verso la scissione? Magari

Veltroni e D'Alema, vent'anni di sconfitte
Secondo L’Espresso il Pd è talmente lacerato sulla questione della riforma del lavoro che non sarebbe da escludere anche una possibile scissione. Cosa che, per quanto mi riguarda, spero avvenga il prima possibile e mi auguro per almeno tre motivi. Il primo è perché è l’unico modo per provare a ricreare un po’ di opposizione in Italia. Il secondo è perché solo così sarebbe possibile restituire un minimo di rappresentanza politica a una buona parte di italiani cui è stata, secondo me arbitrariamente, tolta. E il terzo è perché ho sempre pensato — contrariamente a quanto hanno sempre affermato certi grandi “scienziati” della comunicazione — che il sostegno al governo Monti avrebbe inevitabilmente messo allo scoperto tutte le ipocrisie e le contraddizioni di un partito finto. E tanto è stato.

Ma perché il Pd vuole modificare il reato di concussione?

Come mi piacerebbe tanto sapere, direttamente da D’Alema e Veltroni, perché sia così urgente e necessario modificare il reato di concussione. Già, perché?

Travaglio e il matrimonio di Bersani

I dirigenti del centrosinistra cambiano, ma fanno sempre la stessa (prevedibile e prevista) fine. E dopo D’Alema e Veltroni ora tocca a Bersani. Perché, scrive Marco Travaglio, “non c’ è il due senza il tre”:

Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui. Poi sostenne il governo Monti con B., ma giurò che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva nelle catacombe. Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati. L’inciucio parte dalla legge elettorale, poi si vedrà. Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, B. è morto.

Veltroni e il patto con gli italiani


“In Italia – dice Walter Veltroni – per decenni ci siamo retti su un patto che comprendeva le baby pensioni, una certa tolleranza per l’evasione fiscale, perfino la convivenza con la criminalità mafiosa, teorizzata anche da uomini di governo”. E prevedeva che comunisti per finta non vedessero mai niente.

L’analisi di Walter Veltroni e quella della sua psicanalista

L’imbarazzante (è il primo aggettivo che mi viene in mente) lettera aperta di Walter Veltroni (pubblicata da Repubblica due giorni fa) riletta e analizzata sul lettino della sua psicanalista da Matteo Bordone. Qui.