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Mancini la garanzia che Thohir dovrà per forza investire

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

A parte l’aver riportato un minimo di entusiasmo, il ritorno di Roberto Mancini è importante perché secondo me rappresenta una garanzia per noi tifosi che Erick Thohir non potrà più nascondersi dietro l’alibi dei debiti come ha fatto da un anno a questa parte.

A differenza di Mazzarri, costretto com’era ad accettare solo saldi di stagione, Mancini sembra avere sufficiente forza per pretendere da Thohir investimenti adeguati. Anche perché nel qual caso la società dovesse tirarsi indietro, Mancini potrebbe anche decidere di andarsene.

Come scrive Fcinter1908 – Mancini si fida a metà: sì all’Inter ma può rescindere per 15 giorni se… – il tecnico marchigianio deciderà se rimanere oppure no all’Inter sulla base di quanto Thohir deciderà di investire sul mercato:

Mancini potrà rescindere il vincolo tra il 30 giugno e il 15 luglio 2015 nel caso l’Inter non avesse la forza di costruire una rosa competitiva.

Più chiaro di così. Le chiacchiere, insomma, stanno a zero. Caso mai a Thohir venisse in mente di allungare ulteriormente i tempi, Mancini saluta tutti. Ebbene sì, i toscani avranno pure dalla loro parte la forza della storia, della cultura e della tradizione, ma i marchigiani non li freghi mai.

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Thohir sconfessa se stesso e finalmente investe sull’Inter

L'immagine forse più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia sotto la pioggia lo scudetto vinto all'ultima giornata

L’immagine più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia lo scudetto vinto all’ultima giornata

A parte ogni possibile considerazione – più che lecita viste le tante cazzate commesse fin qui dalla nuova proprietà – con il ritorno di Roberto Mancini praticamente Erick Thohir sconfessa – clamorosamente – se stesso.  Dando ragione a chi come questo blog gli faceva notare che senza qualità – a cominciare dall’allenatore – non si sarebbe mai andati da nessuna parte.

Con il sorprendente arrivo di Mancini  è come se Thohir ammettesse di aver sbagliato tutto e di aver quindi deciso di fare esattamente il contrario di come ha agito finora. Finalmente sembra aver capito che cos’è l’Inter, che cosa rappresenti per il calcio e che rispetto meriti. E sarà difficile – avendo ora a che fare con uno come Mancini – che possa dimenticarsene.

Calma però con i facili entusiasmi. Visto il personaggio – uno che finora le ha sparate sempre grosse, ma in quanto a soldi non se ne sono visti neanche l’ombra – conviene assolutamente restare cauti e aspettare ulteriori conferme. Quali? Che a gennaio investa adeguatamente come una delle squadre più importanti al mondo merita. Tutto il resto sono solo chiacchiere.

Magari il problema dell’Inter fosse solo Mazzarri

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Saint-Etienne e Verona, poi saluti e baci: Rudi Ghedini ritiene ormai l’esonero di Walter Mazzarri il male minore, se non necessario, per cercare di dare almeno una scossa. Per provare in qualche maniera a risollevarsi dalla mediocrità attuale. Non senza però puntualizzare le responsabilità della dirigenza:

Se Mazzarri è inadatto all’Inter, la società è ancor più inadatta al calcio italiano.

Sintesi perfetta dello stato delle cose in casa nerazzurra. Resta da vedere però se la squadra ricostruita in funzione del rigido 3-5-2 di Mazzarri sia in grado di potersi riciclare in altra maniera, di darsi cioè un assetto diverso dall’attuale. Se cioè con i giocatori a disposizione un altro allenatore possa fare i miracoli che non sono riusciti a Mazzarri.

Siamo sicuri cioè che sia solo una questione di modulo? E non, piuttosto, di una più generale mancanza di qualità? Il sospetto che, comunque la si voglia mettere in campo, quella attuale sia una squadra mediocre a prescindere da schemi e moduli, viene per forza. Una squadra composta da troppi giocatori non all’altezza e per di più con qualche campione incapace di esprimersi a buoni livelli. I problemi per esempio di Vidic e Palacio sono forse risolvibili con un semplice cambio di modulo? Qualche dubbio viene. Anche se il problema, come giustamente rimarca Rudi Ghedini, rimane la società:

L’unico dirigente con competenze calcistiche – discutibili, ma evidenti – è Piero Ausilio. Tutti gli altri pensano solo a ridurre le spese e aumentare le entrate. Manca una figura come Facchetti, manca una figura come Oriali, l’assetto della governance (parola che detesto) sarebbe più appropriato per un’industria che produce tondini di ferro o cialde di caffè, piuttosto che per una delle dieci aziende calcistiche più importanti d’Europa. Vedere Marco Fassone alla Domenica Sportiva, è stato quasi peggio che vedere la prima mezzora di Parma-Inter (poi ho spento).

Come non essere d’accordo? Ormai è passato quasi un anno dall’avvento di Thohir e le perplessità sono aumentate con il passare del tempo. Soprattutto, non convince l’idea che ha di voler gestire l’Inter alla stressa stregua di una fabbrichetta di scarpe in crisi per cui l’unico obiettivo rimane quello di far quadrare i conti, tagliando le spese e riducendo gli investimenti nella speranza di ottenere prima o poi un po’ di utili per mandare comunque avanti la baracca. D’accordo, nessuno nega che dopo 18 anni di (nel bene come nel male) eccessi l’Inter avesse assolutamente bisogno di una gestione più seria e manageriale. Solo che il modello di riferimento di gestione equilibrata non sembra essere né il Bayern e nemmeno il Borusssia Dortmund, ma piuttosto l’Udinese. Qualcuno, insomma, fa finta di dimenticare che l’Inter sia una delle squadre di calcio più seguite al mondo e che quindi non può in nessun caso – anche nei momenti peggiori come adesso – essere trattata come una qualsiasi squadra di provincia. L’Inter è l’Inter e merita rispetto. Anche – e soprattutto – da Thohir.

Mazzarri scagiona Vidic

Il primo gol di Callejon

Il primo gol di Callejon

Date a Vidic quel che è di Vidic, ma non appioppategli anche colpe (…quelle poche?) che non ha. Del resto, lo aveva detto subito anche Boban nel dopo partita Sky che sul primo gol di Callejon le responsabilità maggiori più che di Vidic fossero semmai di Dodò. Ora anche Mazzarri – nella conferenza stampa alla viglia della partita di Europa League con il Saint-Étienne – dice la stessa cosa:

“Alcuni gli hanno addebitato la colpa del gol di Callejon, io dico che ha fatto un intervento da combattente in una zona in cui di testa predomina, ha avuto la sfortuna di un rimpallo sfavorevole. L’errore è di chi non era nella zona dell’attaccante. Non è una colpa di Vidic, lui era dove doveva essere. Lo dico per chi analizza le partite in modo superficiale mettendo la croce addosso a chi non ha colpe”.

Insomma, nessuno nega le difficoltà di Vidic, ma è anche giusto non scaricare addosso a lui i problemi di tutto il reparto. Soprattutto quando si tratta di sottolineare ancora una volta – e qui su questo blog è come sfondare una porta aperta… – l’inadeguatezza difensiva di Dodò. Uno, intendiamoci, talmente bravo con i piedi che potrebbe benissimo diventare un’ala pura se non addirittura attaccante esterno (come già accaduto per esempio al connazionale Mancini) ma ahimé decisamente improponibile come terzino. O migliora (ma di parecchio) la fase difensiva o sarà sempre destinato a fare danni. Non per niente la Roma ha rinunciato alla scommessa e ha preferito lasciarlo andare. E chi all’Inter pensava che in una difesa a tre i suoi limiti difensivi si notassero di meno forse ha sbagliato previsione. Quando Mazzarri lo ammetterà sarà sempre troppo tardi.

Il futuro di Mazzarri nelle mani di Dodò (e Palacio)

Dodò

Dodò giocatore chiave di Mazzarri nella partita con il Napoli che può valere la stagione

Come giocarsi tutto scommettendo su quell’improbabile terzino che è Dodò

Ognuno se la gioca come meglio crede, ci mancherebbe altro, ma certo che da qui a scommettere il proprio futuro su Dodò ce ne vuole. Perché sì, il destino di Mazzarri è – anche se la cosa fa un po’ ridere – nelle mani di un improbabile terzino bravo sì ad attaccare ma del tutto incapace a coprire gli spazi di competenza. Sarà proprio sulle fasce (e come ti sbagli?) che dopo Cagliari e Fiorentina anche il Napoli cercherà di fare la differenza per portare a casa i tre punti. Ormai lo sanno tutti che l’Inter di Mazzarri soffre in particolar modo la pochezza dei suoi esterni e, soprattutto, l’inconsistenza tattica del peggiore dei quattro possibili titolari (uno peggio dell’altro a dire la verità, escluso forse Nagatomo) e cioè, appunto, l’ormai famigerato Dodò.

L’unica speranza è che gli attaccanti del Napoli facciano cilecca

Perché allora non cambiare? Semplice: Mazzarri risponderebbe che Mbaye non ha mai giocato – per i parametri dell’allenatore è ritenuto ancora troppo inesperto – e men che mai va rischiato proprio nella partita più difficile di tutta la stagione come questa contro il Napoli. Quindi? Quindi niente: gioca Dodò e non resta che sperare che il Napoli non ne approfitti. Che gli attaccanti del Napoli cioè non riescano a sfruttare gli spazi che si apriranno quando i centrali andranno a raddoppiare sulle fasce per tamponare i buchi lasciati dai due esterni (ultimamente anche Nagatomo non sembra più lui) e che i terzini napoletani a loro volta (dato che pure questi non è che siano proprio dei fenomeni, anzi) facciano perfino peggio dei nostri. Speriamo.

Serve un miracolo: la resurrezione dell’unico capace di fare la differenza

Anche se una ritrovata, quanto insperata, tenuta difensiva non basterebbe mica. Per liberare l’Inter di Mazzarri dalle sue paure stasera a San Siro si dovrebbe assistere a un miracolo e cioè alla tanto attesa resurrezione di quel cadavere che è diventato Palacio dopo i disastrosi (dal punto di vista soprattutto psicologico) Mondiali. Allo stato attuale dei fatti solo lui (sempre ammesso e concesso che l’improponibile Dodò non faccia troppi danni) potrebbe impedire, ora come ora, che l’Inter non perda la terza partita di fila. È l’unico capace di fare la differenza in campo, visto e considerato che il rendimento di Icardi è condizionato dalle capacità della squadra di innescarlo adeguatamente, attualmente assai scarse.

La formazione

Problemi difensivi a parte, Mazzarri si ritrova con un centrocampo fisicamente non al meglio. Facile immaginare che la tentazione sia quella di affidarsi ancora una volta all’inaffidabile Guarin, con tutti i rischi connessi. Con Kovacic in dubbio e l’alternativa del lento Hernanes che non potrà come al solito garantire un minimo di copertura, toccherà a Medel caricarsi addosso l’intero centrocampo sperando che la sua rabbia agonistica possa nascondere in qualche maniera i limiti dinamici dei compagni di reparto.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Nagatomo, Guarin, Medel, Kovacic (Hernanes), Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Parliamoci chiaro: non perdere sarebbe già un grandissimo risultato. Significherebbe che c’è ancora vita.

Bonolis e la carbonara senza uova di Mazzarri

Bonolis, tifoso nerazzurro, difende Mazzarri: non è, dice, tutta colpa sua

Bonolis, tifoso nerazzurro, difende Mazzarri: non è, dice, tutta colpa sua

Devo ripetermi: di Paolo Bonolis penso tutto il male possibile (anche se non sarà mai peggio di ciò che penso dei suoi telespettatori) ma quando parla dell’Inter da un po’ di tempo ho la sgradevole sensazione di trovarmi d’accordo con lui. Come potrei, del resto, dargli torto quando l’ignobile conduttore televisivo (che altro non è) fa un’analisi secondo me perfetta dell’attuale situazione? Compresa la carbonara che Thohir pretenderebbe da Mazzarri? Dice infatti il tifoso Bonolis a proposito di Mazzarri:

“Se gli si chiede di fare la carbonara senza uova, la cosa diventa complicata. L’Inter ha una serie di problemi che in parte devono far capo all’allenatore, in parte alla società, in parte ai giocatori ed anche ai preparatori. Quando le cose non vanno bene è comodo dare responsabilità ad una sola persona, ma non va così: l’Inter ha problemi reali, come un organico fragile soprattutto sugli esterni; il gioco è troppo lento e la fitta rete di passaggi arriva raramente nella zona avversaria. L’Inter ha giocatori che si muovono poco, sta all’allenatore cambiare il modulo se i calciatori non riescono ad esprimersi al meglio. Questo è un passo che l’allenatore deve saper fare, non si può giocare solo con un sistema di gioco, sarebbe limitativo. Si tratta di assemblare le cose, ma se si prende un allenatore come Mazzarri, gli vanno anche garantiti certi calciatori“.

Mi sentirei solo di aggiungere che di fronte alle difficoltà attuali Thohir non trova niente di meglio che continuare a occuparsi di marketing. Ma con l’Inter al decimo posto è così difficile prevedere che quei pigiamini di mezza stagione che chiamano magliette non andranno a ruba? Assodato che forse di calcio ne capisce poco (almeno questa è l’impressione data finora) siamo sicuri che almeno sotto l’aspetto più prettamente economico Thohir si riveli decisamente più esperto di quanto stia dimostrando per ora nella sua gestione sportiva? Mah… Speriamo bene.

È più colpa di Mazzarri o del profilo basso che Thohir ha dato all’Inter?

Uno sconsolato Walter Mazzarri a Firenze

Che l’Inter di Mazzarri potesse soffrire rientrava ampiamente tra le possibilità di partenza. Certo, non era previsto ma – vista la qualità complessiva dell’organico – non lo si poteva nemmeno escludere. O almeno non da chi ha veramente a cuore l’Inter, chi cioè sapeva benissimo che poteva accadere e non ha creduto nemmeno per un minuto a quei giornalisti e opinionisti che già parlavano di terza forza del campionato dopo la gara con il Sassuolo.

Perché se è pur vero che Mazzarri ha chiesto e ottenuto quei rinforzi di cui aveva bisogno per rendere più equilibrata e competitiva la squadra, è altrettanto vero che la società gli ha messo a disposizione non certo i migliori sulla piazza, ma solo rimanenze. Fatto sta che il mercato al ribasso imposto da Thohir ha costretto Mazzarri (pena la non riconferma sulla panchina dell’Inter) ad accettare delle scommesse non da poco.

E cioè che Vidic si ambientasse subito. Che Dodò e D’Ambrosio diventassero quei fenomeni che non sono mai stati (e presumibilmente mai lo saranno). Che Hernanes si mettesse improvvisamente a correre o che Medel da arcigno e tracagnotto mediano qual è scoprisse di avere un’anima da leggiadro regista dall’illuminante visione di gioco. Malauguratamente, per ora non è esattamente andata così. Forse si è chiesto un po’ troppo alla fortuna. E a Mazzarri.

A Firenze aspettando che Mazzarri faccia almeno due cambi

Walter Mazzarri

Se devo scegliere tra Pellizzari e Mazzarri allora sto con Mazzarri

D’accordo, Mazzarri non è Mourinho, ma nemmeno l’ultimo degli allenatori. Questo blog non è stato mai tenero con Mazzarri, ma il rispetto è un’altra cosa. Il rispetto è sacro, a maggior ragione nei confronti di chi comunque sta dando il massimo per fare bene all’Inter. Rispetto che per esempio Tommaso Pellizzari non ha nel condannarlo senza appello come inadatto perché ritenuto privo delle necessarie qualità umane (addirittura) prima ancora che tecniche. Ora, a parte il fatto che attaccare Mazzarri anche sul piano personale – in questo momento che è in grosse difficoltà – è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, chi pensa di avere delle certezze su uno sport opinabile e contraddittorio come il calcio è a prescindere persona come minimo di scarso spessore.

Il carisma del condottiero senza truppa

Che poi mica basta diventare opinionista del Corriere della sera per poter scrivere impunemente che per esempio Mazzarri sarebbe privo del “carisma del condottiero”.  Non sarà invece che a Mazzarri più del “carisma del condottiero” manchino magari due esterni capaci di marcare l’uomo? O magari un centrocampista meno lento di Hernanes? Vorrei proprio vederlo uno come Mourinho cui il “carisma del condottiero” certo non manca, essere costretto a schierare Hernanes, D’Ambrosio e Popò. O con Vidic che finora più che quel grande difensore che era in Premier League è sembrato una specie di infiltrato della Fiat. Già me l’immagino la faccia di Mourinho. E che fine farebbe il suo “carisma del condottiero”.

 Non è il gioco a mancare, ma la velocità d’esecuzione

Così come è una stupidaggine sostenere che l’Inter di Mazzarri non abbia un gioco. Non solo è falso, ma anzi spesso le rigidità tattiche di Mazzarri (nel pretendere l’esatta esecuzione degli schemi) diventano a volte perfino controproducenti. La verità invece è un’altra: la manovra è sempre troppa lenta e quindi prevedibilissima perché i giocatori non riescono a giocare la palla di prima. Il gioco è una cosa, la capacità dei suoi interpreti (alcuni assai scadenti) un’altra. Semmai si può obiettare a Mazzarri perché abbia scelto giocatori non all’altezza. Ma è semplice (e qui Pellizzari ha ragione quando scrive che non è colpa sua) e cioè: era l’unica condizione, quella di accettare un mercato al ribasso, per rimanere sulla panchina dell’Inter.

A Mazzarri manca solo il coraggio di scommettere su Mbaye e uno tra Obi e Khrin

A Mazzarri non mancano le capacità tecniche o morali come sostiene Pellizzari. Ha solo bisogno di avere più coraggio e rischiare di più. Come? Al di là di quello che potrà succedere a Firenze, Mazzarri deve avere il coraggio di cambiare gli esterni e la mezzala che deve interagire con Kovacic. Quando Mourinho si è trovato nella sua stessa situazione lo ha fatto eccome: tolse Maxwell e fece esordire Santon. Mazzarri deve fare altrettanto: deve avere il coraggio di scommettere su Mbaye (cui tra l’altro il talento non manca) e rivedere le gerarchie. D’Ambrosio non è tecnicamente all’altezza, Dodò non sa marcare e in Serie A potrebbe al massimo giocare come ala o attaccante esterno (se solo almeno vedesse la porta). Mentre a centrocampo Hernanes e Guarin hanno avuto tutto il tempo e tutte le occasioni per dimostrare quello che ora come ora evidentemente non riescono a fare. Anche in questo caso Mazzarri dovrebbe avere il coraggio di dare spazio a uno tra Obi e Krhin. A meno che non voglia giocare con il doppio mediano e cioè con Medel affiancato da M’Vila.

 La formazione

Stando alle ultime notizie Mazzarri potrebbe optare per il doppio mediano ed è una scelta più che lecita. Purtroppo però sarebbe di nuovo intenzionato a confermare i due esterni peggiori a disposizione e cioè D’Ambrosio e Dodò. Ora come ora due vere disgrazie. Facile prevedere che la Fiorentina cercherà di mettere in difficoltà l’Inter e di vincere la partita proprio sulle fasce.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – D’Ambrosio, M’Vila, Medel, Kovacic, Dodò – Osvaldo, Icardi

Il pronostico

Firmerei per lo 0-0. Dopo il tracollo col Cagliari sarebbe fondamentale fare almeno risultato.

Otto cose che non funzionano nell’Inter di Mazzarri

Mazzarri durante la disfatta contro il Cagliari a San Siro

A mente più o meno fredda (l’incazzatura è ancora tanta) alcune cose (le prime otto che vengono in mente) che non funzionano nell’Inter di Mazzarri.

1. Manovra lenta e palla raramente giocata di prima

Ogni azione inizia con un giro palla dei tre difensori che cercano di servire il centrocampista che riesce a smarcarsi (quando e se ci riesce). I difensori però non sembrano avere sufficienti capacità tecniche per un compito del genere. Gli avversari lo sanno benissimo e fanno ogni volta un pressing mirato che spesso e volentieri mette in difficoltà il portatore di palla costretto il più delle volte a forzare la giocata. Non sarebbe meglio far partire il gioco dai centrocampisti che a turno vengono incontro ai difensori? Ma il problema maggiore è un altro ancora: raramente la palla viene giocata di prima. Due, tre se non quattro tocchi prima di eseguire un passaggio. A volte con effetti tragicomici, tipo che prima di effettuare un lancio o un cross in area si aspetta ogni volta educatamente che la retroguardia avversaria si ricompatti e sistemi le marcature.

2. Gioco prevedibile che si sviluppa di solito sulle fasce

Per mandare in confusione il gioco dell’Inter ormai basta una semplicissima accortezza. E cioè ogni volta che Handanovic rimette in gioco la palla agli avversari è sufficiente semplicemente marcare a uomo i due esterni. Tanto la manovra – sempre lentissima e per forza di cose leggibilissima – prevede sistematicamente che la palla, gira che ti gira, debba arrivare proprio sui piedi di uno dei due esterni. E se un marcatore non basta c’è sempre tutto il tempo necessario per andare a raddoppiare. Semplice, facile.

3. Esterni totalmente inadeguati a fare la fase difensiva

Nel gioco di Mazzarri gli esterni sono fondamentali perché sono proprio loro a dover fare la differenza in campo, sono quelli cioè deputati a sparigliare gli equilibri. Peccato però che ne ha scelto quattro uno peggio dell’altro. O meglio: sono tutti buoni giocatori, ma non da grande squadra. Di questi Nagatomo è forse il meno peggio anche se non è certo un fuoriclasse. D’Ambrosio quello tecnicamente più modesto. Mentre Jonathan e Dodò sono certamente all’altezza della situazione quando si tratta di attaccare, non altrettanto – anzi per niente – nella fase difensiva. Questo per dire che il punto debole dell’Inter sono proprio loro: gli esterni. Zeman ha stravinto attaccando sulle fasce, puntando e mettendo in grosse difficoltà sia Nagatomo che Dodò.

4. Vidic stenta ad ambientarsi

Per chi proviene dalla Premier League non è facile abituarsi a un calcio fondato sulle furbizie e sulle simulazioni come il nostro. Deve essere stato un impatto traumatico non da poco per Vidic la Serie A in cui si gioca con le regole che gli arbitri interpretano di volta in volta a loro discrezione. Niente di più facile e prevedibile per un difensore come lui che fa valere la sua prestanza fisica perdere improvvisamente ogni sicurezza nel momento in cui ogni minimo contrasto potrebbe essere fischiato e sanzionato. E tanto è stato. Improvvisamente, uno dei più grandi difensori degli ultimi anni ora si mette paura pure della sua ombra. Gli scherzi che fa il calcio italiano.

5. Manca un difensore molto veloce

A parte le difficoltà attuali di Vidic ad ambientarsi, rimane il fatto che la retroguardia soffre gli attaccanti assai veloci, come per esempio quelli del Cagliari (tanto che Zeman ha schierato opportunamente tutti i nanerottoli a disposizione). Manca cioè uno bravo nei recuperi, uno capace di non farsi saltare in velocità e di tenere la marcatura anche delle punte più dinamiche. Nessuno tra Ranocchia, Vidic e Juan Jesus ha queste caratteristiche. Tantomeno le riserve Andreolli e Campagnaro. E questo non è un dettaglio irrilevante. Soprattutto quando il reparto è ancora alla ricerca di una soddisfacente organizzazione.

6. Hernanes un clamoroso errore (costato 20 milioni)

Lotito ancora ride per quei 20 milioni che è riuscito ad avere per un giocatore di cui la Lazio non sapeva come liberarsene senza doverlo per forza regalare. Per carità, tecnicamente il brasiliano non si discute e non per niente è nel giro della nazionale. Centrocampista eclettico dai piedi eccelsi (è ambidestro) grande visione di gioco, ottimo tiro da fuori. Purtroppo però ha un difetto che oscura tutte queste belle qualità: è troppo lento, esageratamente lento – almeno per la Serie A – per poter sfruttare il suo indubbio talento. O meglio: potrebbe funzionare e magari fare la differenza se inserito in una squadra in cui gli altri corrono anche per lui. Nell’Inter attuale invece è un lusso insostenibile. Troppo leggero per fare coppia con Medel, poco reattivo per fare da spalla a Kovacic, inadatto ad assecondare l’anarchia di Guarin. Insomma, uno spreco. Inutile.

7. Guarin un atipico che non si sa ancora come utilizzare

Piuttosto di uno che gioca in punta di piedi come il compassato Hernanes all’Inter di Mazzarri sarebbe stato assai più utile un centrocampista più d’interdizione e spinta per esempio come Nainggolan che tra l’altro sarebbe costato pure di meno. L’alternativa a Hernanes invece è un giocatore atipico come Guarin di assai difficile collocazione. Ogni tentativo di inquadrarlo tatticamente è finora fallito. Anche perché il colombiano sembra essere inaffidabile in quasi tutti i ruoli in cui è stato provato. Inaffidabile sia dal punto di vista tattico e sia sotto l’aspetto mentale. Non è mai continuo e spesso si dimentica di coprire gli spazi di competenza. Mina vagante, Guarin continua a essere un eterno incompiuto che spesso fa più danni che guadagno.

8. Le rigidità tattiche (e le paure) di Mazzarri lo rendono vittima di se stesso

La squadra lo segue in tutto e per tutto e forse – sembra un paradosso ma fino a un certo punto – a lungo andare questo potrebbe rivelarsi anche un limite. Nel senso che certe ossessioni tattiche di Mazzarri, con la sua esagerata predisposizione al gioco speculativo, sembrano frenare quasi l’istinto dei giocatori di maggior talento. Giusto scendere sempre in campo con l’umiltà di una provinciale, non altrettanto però se poi si gioca con la paura (se non il terrore) di limitare i danni e rischiare il minimo possibile. Approccio giusto, mentalità però sbagliata. Con risultati spesso, ahimé, mediocri. Ma l’Inter è l’Inter e, a prescindere dalla forza della società e della qualità dell’organico, deve sempre giocare da Inter. Perché Mazzarri non riesce ancora a capirlo? Serve solo un po’ di coraggio in più.

Il Mazzarri che non ti aspetti ora fa autocritica

Permaloso lo è sicuramente. Ma ultimamente a Walter Mazzarri va riconosciuta un’indiscutibile onestà intellettuale. Quella che gli fa dire alla Gazzetta una verità non facilmente digeribile:

“A Palermo non abbiamo giocato come sappiamo e non voglio sentire alibi per il caldo”.

D’accordo, l’errore di Vidic e quello del guardalinee hanno condizionato il risultato. Rimane il fatto però che l’Inter ha sofferto troppo il Palermo. Mazzarri per primo ammette che c’è qualcosa che non va. Tanto di cappello, allora, per il coraggio di non negare l’evidenza delle cose.

Resta da capire quali siano le cause delle attuali difficoltà visto che rispetto alla scorsa stagione questa è la sua squadra, quella che voleva lui. Tosta e compatta, cioè, con Medel che finalmente dà la copertura che mancava e Kovacic sempre più brillante di partita in partita. Cosa manca, allora, a questa squadra per potersi esprimere al meglio? E soprattutto: quali possono essere i margini di miglioramento che Mazzarri dà per scontati?

Sicuramente, il rientro di Palacio è importante. Darà profondità e maggiori soluzioni offensive. E soprattutto darà la qualità che manca. Ma basterà Palacio a risolvere tutti i problemi? La manovra, cioè, diventerà improvvisamente meno lenta e macchinosa? Il gioco sarà meno scontato e prevedibile per cui agli avversari non sarà più sufficiente raddoppiare gli esterni per inceppare quasi sempre ogni azione d’attacco e mandare in confusione tutta la squadra?

Mazzarri fa autocritica: a Palermo l'Inter ha giocato male

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Chi ha paura del Sassuolo?

Osvaldo e Kovacic: da loro ci si aspetta che facciano la differenza

L’Inter di Mazzarri per ora sembra spaventarsi pure della sua ombra

Prima partita a San Siro all’insegna del solito strazio. Dopo il modesto esordio di Torino pare di essere quasi già al clima del dentro o fuori e per di più contro quei fenomeni del Sassuolo. A questo punto ormai siamo, che perfino una squadretta di provincia può rappresentare un ostacolo ostico. Ma tant’è: l’Inter in versione Mazzarri (quella della passata stagione così come anche l’attuale che sembra ricopiarne i limiti mentali) sembra per ora una squadra che ha innanzitutto paura dell’avversario (qualunque esso sia) o forse, prima ancora, della sua ombra.

A Torino si è visto una squadra fondamentalmente repressa

A Torino, al di là della mancanza di idee e soprattutto quel minimo di personalità nel momento in cui si è chiamati ad indossare una maglia importante, Mazzarri è apparso ancora una volta il peggior nemico di se stesso nel suo perfezionismo tattico dettato da un’ossessione che assomiglia molto a un complesso d’inferiorità di scoprirsi il meno possibile, anche a costo di non giocare proprio. Cosa che di fatto reprime ulteriormente una squadra già di per sè non particolarmente dotata di estro e con scarse capacità creative.

Manca ancora la necessaria mentalità da grande squadra

Fatto sta che alla prima di campionato l’Inter di Mazzarri – ed è bene sottolineare anche di Thohir che sembra aver pienamente sposato questa idea di votarsi alla mediocrità pur di assicurarsi un’ipotetica tranquillità da comprimari – ha fatto una pessima impressione. E non tanto perché Mazzarri abbia schierato due mediani e un solo attaccante davanti a un Torino orfano di Cerci e Immobile e irrimediabilmente spuntato. O meglio: non solo. Ma soprattutto perché non si è mai vista in campo la mentalità da grande squadra.

Se non giochi all’attacco e non ti scopri nemmeno contro il Sassuolo…

Fa allora veramente ridere leggere gli ultimi aggiornamenti sulla probabile formazione che esordirà a San Siro. Fanno ridere di cuore le notizie che ipotizzano il possibile impiego delle due punte, quasi come se fosse una decisione coraggiosissima – se non un azzardo – e non piuttosto una scelta obbligata. Cioè, se non schieri due punte nemmeno in casa contro il Sassuolo bè allora andiamo tutti a casa e buonanotte, lasciamo perdere il calcio e passiamo al baseball (sempre ammesso che prima o poi riuscirò a capirne le regole).

La formazione

Andreolli o Campagnaro? Andreolli tutta la vita, anche perché Campagnaro, in mancanza di offerte gradite, ha preferito rimanere pur non rientrando nei piani di Mazzarri. M’Vila o Hernanes? Per me M’Vila perché almeno copre meglio il campo, ma con Mazzarri è per ora una battaglia persa. Però ribadisco ancora una volta che Hernanes è un inutile (e assai più lento) doppione di Kovacic. Palacio o Osvaldo? Palacio la spalla perfetta di Icardi. Ma cosa gli è successo prima, durante e dopo il mondiale? Che ha Palacio? Si riprenderà?

Handanovic – Andreolli, Ranocchia, Juan Jesus – Nagatomo, Kovacic, Medel, Hernanes, Dodò – Osvaldo, Icardi

Il pronostico

Non scherziamo: la vittoria è fuori discussione e l’unico dubbio ammissibile riguarda il numero dei gol.

Povera (e triste) Inter

Kovacic, Hernanes e Medel durante la trasferta di Torino

Al termine della sessione estiva del calciomercato (incoraggiante all’inizio, deludente nel finale) l’Inter è una squadra più equilibrata? Rispetto alla scorsa stagione certamente sì. Più equilibrata e, almeno sulla carta, anche più competitiva se non altro sotto l’aspetto atletico.

L’Inter ha un organico completo? Purtroppo ancora no, visto che alla fine è incredibilmente rimasta scoperta la casella del quarto attaccante e in difesa, a parte il mancato rientro di Rolando,  a sinistra Juan Jesus praticamente non ha un sostituto.

Quale valutazione dare alla brutta prova di Torino da parte di una squadra apparsa confusa, disorganizzata e senza personalità? Come una falsa partenza – giustificabilissima – in attesa di trovare l’assetto migliore, o piuttosto la spia dell’inadeguatezza di Mazzarri?

Il continuo ricorso al giro palla, la lentezza esasperante della manovra e la scarsa propensione alla corsa devono essere ritenute precise scelte tattiche? Una ben determinata strategia, cioè, per innervosire e deconcentrare la difesa avversaria fino a farle perdere la pazienza?

Che interpretazione dare ai retroscena sulla scelta di Palacio di giocare i Mondiali nonostante un non meglio precisato infortunio alla caviglia, i cui postumi per ora gli hanno fatto saltare la preparazione e l’inizio della stagione? Come MiIito 4 anni fa, anche Palacio non sarà più lui?

Fermo restando che con il mancato arrivo di uno come Shaquiri o Lavezzi o al limite Biabiany il terzo posto appare – ora come ora – oggettivamente proibitivo, si può almeno pretendere che Mazzarri non faccia giocare più l’Inter(nazionale) come una triste squadretta di provincia?

A Torino un’Inter vergognosa con un allenatore totalmente inadeguato

Vergogna e imbarazzo per un’Inter a tratti perfino patetica. E un senso di vecchio, di stantìo, di inadeguatezza. L’idea che dà un allenatore come Mazzarri che sembra ormai preda delle sue ossessioni tattiche esageratamente difensivistiche come nemmeno il peggiore Trapattoni di 30/40 anni fa.

D’accordo, Icardi e Osvaldo è la coppia meno adatta che ci potesse essere, ma non c’è alternativa. Perché altrimenti con il solo Icardi in area la squadra si incarta e si avvita su se stessa per mancanza di idee o anche solo di un po’ di coraggio. Dopo un primo tempo davvero inguardabile, nella ripresa l’ingresso di Osvaldo si è rivelato tardivo perché nel frattempo il Torino era riuscito a prendere le misure e a tenere sotto controllo un’Inter confusa e in certi frangenti sull’orlo di una crisi di panico.

A Torino si è vista un’Inter così brutta e inconcludente che quasi non ci si crede. Un squadra che giocava con il terrore di una neopromossa che lotta per non retrocedere e a cui il pareggio stava più che bene. No, davvero una cosa che non si può proprio vedere. Si può vincere o perdere e magari pure fallire tutti gli obiettivi, ma quello che è inaccettabile è giocare, o meglio non giocare, in maniera così rinunciataria. Uno strazio che veramente mette una tristezza tale da far venire voglia di smettere di seguire ancora un’Inter ridotta così male.

Mazzarri il solito provinciale: a Torino con una sola punta?

Gary Medel dovrebbe esordire stasera nella prima di campionato

Gary Medel dovrebbe esordire stasera nella prima di campionato

Ci risiamo. Mazzarri potrebbe farsi prendere ancora una volta dalla paura e sarebbe già pronto a commettere lo stesso errore. Sembrerebbe infatti deciso a schierare una sola punta (Icardi) e a quel punto saremmo come sempre di nuovo a punto da capo. Con una squadra cioè inevitabilmente limitata, rinunciataria, come se davanti non ci fosse il Torino, ma il Real Madrid. Non c’è niente da fare: nei momenti in cui deve finalmente osare per far fare il necessario salto di qualità alla squadra Mazzarri continua ad essere vittima del provincialismo da cui evidentemente non è ancora capace di liberarsi.

L’Inter ha bisogno di tornare ad avere la mentalità di una grande squadra

Non è in discussione il risultato (magari si vince e pure alla grande, perché no?) ma la differenza che passa tra una grande squadra e una provinciale. D’accordo, Mazzarri è Mazzarri e nessuno pretende che diventi zemaniano, questo no. E nemmeno che abbia il coraggio di Mourinho che (vabbè d’accordo, era un’altra Inter) di punte ne schierava tre. Ma che l’Inter torni a giocare con la mentalità di una grande squadra però sì. Il bagno d’umiltà della passata stagione, quando l’Inter è stata costretta a indossare i panni della squadretta per ovviare a un organico inadeguato, è stato necessario e si è rivelato tutto sommato utile. Ma era una situazione d’emergenza, aggravata anche dalla traballante situazione generata dal passaggio di proprietà. Ora però le cose sono decisamente cambiate e in meglio. O no? Ora, insomma, non ci sono più alibi.

L’Inter ultima occasione di Mazzarri per dimostrare che Moggi ha torto

Pur non prendendo campioni, Thohir ha comunque messo a disposizione di Mazzarri quegli elementi di cui aveva bisogno per rendere più completa la rosa. E, soprattutto, più competitiva. Perché allora continuare a ragionare da squadretta che deve solo preoccuparsi di limitare i danni? Tra l’altro questa è veramente l’ultima occasione che Mazzarri ha per dimostrare di essere un allenatore di vertice. Con il Napoli ci è andato sicuramente vicino, con l’Inter non può più sbagliare. Non fosse altro per non dare ragione a uno come Moggi che dice di lui:

“Se gli dai una squadra per salvarsi lui la porta a metà classifica, se gli dai una squadra per vincere lui la porta a metà classifica”.

Io credo che Moggi abbia torto. Finora però Mazzarri ha fatto di tutto per dargli ragione.

La formazione

L’idea di schierare tutti e due i mediani (anche se Medel non ha mai giocato nemmeno un minuto) è secondo me cosa buona e giusta perché finalizzata a risolvere una volta per tutte i disastrosi buchi a centrocampo della passata stagione. Assai più discutibile però mi sembra il sacrificio di Osvaldo pur di schierare sia Kovacic (nel ruolo che fu di Alvarez) che Hernanes. Ma tant’è.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Jonathan, Medel, M’Vila, Hernanes, Dodò – Kovacic – Icardi

Il pronostico

Nonostante tutte le paure di Mazzarri, il Torino non è il Real Madrid e si può benissimo iniziare la nuova stagione nel migliore dei modi. Una vittoria di misura andrebbe più che benissimo. Anche giocando maluccio (cosa che non mi sento di escludere vista il probabile schieramento di partenza).

I senatori sono solo un ricordo, ora l’Inter è di Kovacic

Il secondo, bellissimo, gol di Kovacic contro gli islandesi

Il secondo, bellissimo, gol di Kovacic contro gli islandesi

Ripresa ancora più facile del primo tempo. Kovacic fa addirittura il terzo gol e poi esce tra gli applausi. Due ne fa anche Icardi e uno pure Osvaldo. Insomma, una festa. Ma pur essendo un allenamento, nel ritorno contro i dilettanti islandesi la squadra ha mostrato un’incoraggiante voglia di far bene.

Forse per la prima volta da quando è all’Inter Mazzarri ha problemi di abbondanza. Con il prossimo esordio di Medel qualcuno dovrà partire dalla panchina. Centrocampo con Kovacic-Hernanes e uno tra Medel e M’Vila oppure meglio giocare con tutti e due i mediani e tenere quindi fuori una mezzala offensiva? Io non avrei dubbi: ora come ora l’escluso dovrebbe essere sempre Hernanes. In ogni caso mi auguro che Mazzarri non scelga di rifare lo stesso errore della passata stagione, quello cioè di sacrificare una punta per fare spazio al centrocampista in più.

Ma per capire quanto vale attualmente l’Inter sarà necessario aspettare la trasferta di Torino. Contro i granata si potrà cominciare già a capire la tenuta di questa squadra ancora tutta da testare. Soprattutto per quanto riguarda gli equilibri in mezzo al campo e l’organizzazione difensiva, principale punto debole della scorsa stagione.

A occhio, senza più l’ingombrante presenza dei senatori argentini (e dei loro tempi sempre più a scartamento ridotto) la squadra sembra quasi di essersi liberata di un peso. Lo si capisce dalla serenità con cui per esempio Kovacic ha preso per mano la squadra senza i soliti impacci, senza più timori reverenziali, senza più aver paura di sbagliare.

Dovesse poi arrivare (nel caso Ausilio riuscisse a piazzare dopo Alvarez pure Guarin) un esterno tipo Lavezzi o Biabiany (dipendesse da me sceglierei sempre il secondo che certo sarà parecchio meno tecnico, ma è tatticamente assai più utile) potrebbe benissimo diventare una squadra completa e, anche se mancano i campioni, abbastanza competitiva. Forse, chissà, magari potrebbe anche essere in grado di giocare per un posto in Champions.

Tre buoni rinforzi e un punto interrogativo

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Osvaldo e perfino M’Vila tecnicamente non si discutono. E pure Medel, meglio conosciuto come Pitbull (uno di quei medianacci brutti e cattivi di cui forse l’Inter ha sentito per troppo tempo la mancanza) avrebbe in fondo (cartellini rossi permettendo) un suo perché.

Così come non è certo irrilevante essere riusciti a portarli all’Inter spendendo il minimo indispensabile. Un aspetto decisamente rivoluzionario rispetto alle passate consuetudini. Va allora riconosciuto a Thohir un modo di operare nettamente più serio e soprattutto concreto.

C’è un bel punto interrogativo però. E cioè: M’Vila, Osvaldo e Medel sono tre casi umani. E proprio in quanto tali messi ai margini del calcio che conta. I loro limiti comportamentali sono evidenti. Riuscirà Mazzarri a gestire non uno ma tre Balotelli messi insieme?

Anche con Thohir si continua ancora a navigare a vista

Ma l’anno zero è quello passato o… se ne prevede un altro ancora?

Erick ThohirSbagliare ci sta, continuare a sbagliare no. Altrimenti sembra quasi una presa per il culo. Steso un velo pietoso sull’anno zero di Thohir (anche se un imprenditore serio si prepara per tempo e non spreca una stagione inutilmente) cominciamo allora ad analizzare quello appena iniziato. E già non ci siamo proprio. Si commettono ancora gli stessi errori che si commettevano quando c’era Massimo Moratti. E cioé: si continua a navigare a vista.

Mazzarri rimane, ma per fare cosa? Quali sarebbero gli obiettivi minimi stagionali?

Walter MazzarriPrimo errore: la fiducia al buio accordata a Mazzarri, quasi da far presupporre che la sua conferma sia dipesa più che altro dal fatto che abbia ancora un anno di contratto. Scelta legittima, per carità, ma che rende assai poco credibile il presunto progetto di ricostruzione. Di fatto Mazzarri rimane senza pagare alcun dazio per la stagione fallimentare e senza che gli siano stati imposti precisi obiettivi. Praticamente, si continua a navigare a vista.

Dov’è l’uomo mercato capace di portare all’Inter i giocatori giusti al prezzo giusto?

Piero AusilioSecondo errore: manca ancora un uomo mercato, uno competente, senza cui difficilmente si potrà migliorare l’organico. Al primo passo e cioè quello d’aver messo alla porta Branca non è seguita la mossa conseguente, altrettanto importante, di affidarsi a un direttore sportivo capace di sopperire alle lacune della società anche nel rapporto con poteri forti e media. Ausilio, da solo, non basta. Così, insomma, si continua a navigare a vista.

 Ma veramente qualcuno crede di poter andare in Champions con i soliti Alvarez?

Ricky AlvarezTerzo errore: se la stagione passata doveva servire, come ha ripetuto spesso Mazzarri, a fare la “raccolta dati” in chiave futura, non si spiega allora l’allungamento del contratto a giocatori che non si sono dimostrati all’altezza. Che senso ha, per esempio, puntare su Alvarez? O c’è forse ancora qualcuno che pensa di poter competere con Roma, Napoli e Fiorentina con mezzi giocatori come Alvarez? Dire che si continua a navigare a vista è il minimo.

Da Mazzarri solo giustificazioni e nessun chiarimento. Mah…

Tutte le volte si era giustificato dicendo che a campionato in corso non poteva parlare, ma che avrebbe spiegato tutto soltanto a fine stagione. Oggi è finalmente arrivato il momento in cui avrebbe dovuto raccontare la sua versione dei fatti. Invece niente. Walter Mazzarri ha adottato un profilo basso, lasciando in pratica senza risposte tutti i dubbi sugli errori e, in qualche caso, orrori commessi nel corso della sua tribolata gestione.

Del resto, nessuno in sala stampa è scoppiato a ridere quando l’allenatore ha giudicato positiva la stagione per il semplice fatto che sia stato raggiunto il quinto posto e si potrà tornare a giocare in Europa. Nessuno mette in dubbio le non poche difficoltà affrontate come il cambio di proprietà in corsa, i tanti contratti in scadenza dei senatori e l’inesperienza dei giovani. Ma da qui a parlare di stagione positiva ce ne passa…

Al di là di ogni possibile attenuante un quinto posto non può e non potrà mai essere ritenuto un piazzamento positivo: l’Inter è l’Inter e non è (non può essere) l’Udinese. Ed è questo forse l’aspetto più inquietante di Mazzarri: quella sua cappa di provincialità, cioè, da cui sembra non riesca ancora a liberarsi. Ristrettezze finanziarie e ridimensionamento degli obiettivi a parte, i dubbi insomma rimangono.

Thoir e Mazzarri separati in casa?

Walter Mazzarri

Mai visto Mazzarri così triste e sfuggente e che per giustificarsi si dichiara stanco e provato. Non senza far intendere, tra le righe, di essere soprattutto deluso. Eppure, una volta tanto ieri sera l’Inter è riuscita perfino a vincere a San Siro (anche se contro una Lazio assai sprecona) che in questa disgraziata stagione è un vero e proprio avvenimento. Così come appare pretestuoso quel suo voler rinviare ogni giudizio alla fine del campionato quando manca soltanto una partita. Che potrà dire mai la trasferta di Verona contro il Chievo di più di quello che non si sa già?

Chissà, forse potrebbero essere tutti segnali che qualcosa tra allenatore e società probabilmente si è rotto. Del resto, il colpo basso inferto, non si sa fino a che punto involontariamente, da Thohir alla vigilia della partita dell’addio agli argentini è di quelli che lasciano senza fiato. Appena sbarcato alla Malpensa il presidente dell’Inter ha risposto così a chi gli chiedeva cosa ne pensasse delle critiche rivolte dai tifosi a Mazzarri dopo il derby:

Lo capisco, anche io ero un po’ deluso, ma dobbiamo comunque dare una possibilità, perché è importante iniziare la nuova stagione con stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile”.

Apriti cielo. I media non se lo sono fatto ripetere due volte e ci hanno ricamato sopra come meglio non si poteva. La Repubblica per esempio non sembra avere dubbi sulla corretta interpretazione di cosa intendesse dire il presidente a proposito di “stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile” e va giù pesante: Inter, Thohir conferma Mazzarri: “Ha un contratto e dobbiamo rispettarlo”. Ma è un matrimonio obbligato.

Scrive Andrea Sorrentino:

Quando Erick Thohir afferma che “deve” confermare Mazzarri perché il tecnico ha ancora un anno di contratto, racconta una verità incontrovertibile, fondata sui soliti dannati bilanci che all’Inter si faticherà a far quadrare nei prossimi anni. Come tutte le altre situazioni che Thohir ha ereditato dalla precedente gestione, anche quella dello staff tecnico è un po’ bizzarra, un po’ grottesca, un po’ senza apparente via d’uscita. Si apprende infatti che se anche l’Inter volesse ingaggiare un nuovo allenatore per la prossima stagione, la spesa si sommerebbe a quella già stanziata per altri due tecnici ancora sotto contratto col club fino al giugno 2015, ossia Mazzarri e Stramaccioni, per i quali il club dovrà spendere la cifra di 11.400.000 euro. Sì, avete letto bene: undici milioni e quattrocentomila euro, al lordo. Il costo comprende gli ingaggi dei due allenatori e dei relativi staff, ma ovviamente è una cifra che colpisce, sconcerta e aumenta le inquietanti domande su come siano stati gestiti i conti dell’Inter negli ultimi anni.

Thohir, insomma, avrebbe le mani legate: volenti o nolenti Mazzarri sarebbe l’unico allenatore che ora come ora l’Inter può permettersi. Bum! Una forzatura della stampa per surriscaldare ad arte il clima non propriamente ideale dopo il vergognoso derby? Perché no? Può essere. Già, ma se così fosse perché allora nessuno all’Inter si è premurato di smentire tali illazioni che mettono così in cattiva luce l’allenatore? Anzi. Si continua invece a ripetere stancamente, come un disco incantato, che Mazzarri rimarrà al suo posto e stop. Senza mai aggiungere altro. Qualcosa, come dire, di più incoraggiante, qualche attestato cioè di fiducia più convinto. Niente di tutto questo. Solo dimesse dichiarazioni d’ufficio.

Come se si trattasse quasi di una specie di strategia per logorare i nervi (già abbastanza scossi per sua stessa ammissione) del tecnico. Come se si volesse quasi spingerlo a dimettersi lui. Che a questo punto, stessero veramente così le cose, non sarebbe nemmeno un’ipotesi da escludere. Anche perché Mazzarri si troverebbe in una situazione decisamente grottesca. Dovesse decidere di far valere comunque il rispetto del contratto (anche a costo di avviare un braccio di ferro con la società) rischierebbe di andare incontro a un’altra stagione forse perfino più infernale di quella che sta per concludersi. Mentre al contrario dimettersi significherebbe (oltre a perdere un bel po’ di milioni) di fatto ammettere il proprio fallimento. In ogni caso, insomma, un bel casino.

Per Mazzarri ora Marassi è diventato l’esame più difficile

Per Walter Mazzarri la trasferta di Marassi è la prova della verità

Mihajlovic contro Mazzarri: Samp-Inter è soprattutto una sfida tra allenatori

Per Mazzarri è probabilmente la partita più difficile perché, vuoi o non vuoi, le cose si sono messe così male che contro la Samp di Mihajlovic il tecnico toscano si gioca anche un po’ della sua credibilità. Avendo sprecato le occasioni più favorevoli per fare punti, adesso l’Inter deve per forza tentare il tutto per tutto a Marassi. E, visto il recente rendimento non certo esaltante, non sarà per niente facile. Presumibilmente sarà una battaglia. Anche perché Mihajlovic non vorrà sfigurare. Anzi. Sarà inevitabilmente una sfida nella sfida.

Icardi sotto pressione? Non per uno che forse si sente solo di passaggio

Marassi sarà anche un test di maturità per Icardi? Considerato il soggetto in questione, lo scetticismo è d’obbligo. Mai visto uno della sua età più disincantato: ben consapevole dei propri mezzi e non poco ambizioso, Icardi sembra avere in testa (e non certo da ora) ben altri lidi con maggiore visibilità e assai più retribuiti. Potrebbe benissimo giocare (da ex contro l’ex amico) con la stessa superficiale sufficienza con cui ha affrontato finora la sua stagione all’Inter, in cui finora ha dato più che altro l’impressione di essere solo di passaggio.

Il problema vero non è tanto il Parma, ma il possibile rientro di Mediaset

Un eventuale nuovo passo falso a Marassi non sarebbe tanto un problema rispetto all’inevitabile testa a testa con il Parma per il quinto posto. No, quello sarebbe il minimo. L’incubo vero per Mazzarri è che rientri in corsa pure Mediaset. Dopo Marassi ci sarà il Tardini (e cioè uno… scontro diretto) mentre la squadra di Seedorf giocherà le prossime due in casa contro Catania e Livorno. Facile fare i conti: se l’Inter non fa punti rimetterà inevitabilmente in corsa anche chi ormai era (e tale doveva rimanere) fuori dall’Europa.

La formazione

Mi piace immaginare un sorprendente ripensamento di Mazzarri e credere che decida improvvisamente di rinunciare al sempre più stremato e confuso Alvarez per offrire un’occasione al più veloce e lucido Kovacic. Visto il grigiore attuale di una squadra sempre più dimessa e priva d’inventiva potrebbe anche rivelarsi — perché no? — una buona mossa.

Handanovic – Ranocchia, Samuel, Rolando – D’Ambrosio, Alvarez (Kovacic), Cambiasso, Hernanes, Nagatomo – Palacio, Icardi

Il pronostico

Rispetto agli ultimi quattro non poco deludenti risultati, già un pari contro una Samp che si preannuncia parecchio tosta sarebbe se non un’impresa qualcosa del genere. E un eventuale, seppur magari sofferto, 0-0 sarebbe da ritenersi se non altro una buona prova di carattere.

Semplicemente ridicoli

Ormai non ci sono più parole per l’Inter di Mazzarri che riesce nell’impresa di pareggiare una partita già vinta contro una squadra con una delle difese più improbabili della Serie A.

E come giustificare le scelte di società e allenatore? L’Inter sempre a corto di talenti che presta i suoi migliori talenti come Benassi, ‘Mbaye e Duncan per prendere – svenandosi – giocatori che nel confronto diretto vengono quasi ridicolizzati. Stasera D’Ambrosio (come si può aver solo pensato che fosse da Inter?) è stato quasi umiliato da ‘Mbaye, mentre Hernanes ogni volta che è passato dalle parti di Benassi non ha quasi mai visto palla.

Questa ennesima figuraccia conferma purtroppo l’inadeguatezza di Mazzarri. Ormai sembra non esserci limite al peggio e stavolta è veramente indifendibile. Secondo me dovrebbe essere lui stesso a gettare la spugna.

Come con l’Atalanta, ma almeno non si è perso

Thohir e Moratti a San Siro durante Inter-Udinese

Solito copione, ma almeno stavolta con l’Udinese (meno assatanata dell’Atalanta) non si è perso. Al di là di alcune buone parate di Scuffet — ma secondo me l’unico vero miracolo l’ha fatto su Cambiasso (voto 6 d’ufficio) — l’Inter gioca colpevolmente da fermo, solo palla al piede. Mai nessuno che si propone, che fa il movimento per farsi servire tra le linee. E non gioca mai di prima e, peggio ancora, non aggredisce mai gli spazi. Troppo facile allora per chi difende coprire i buchi e tenere le marcature avendo tutto il tempo a disposizione per leggere le possibili giocate che il centrocampo nerazzurro esegue quasi sempre al ralenti. Prevedibili quanto scontati gli sbocchi sulle fasce da cui piovono cross su cross che arrivano sempre fuori tempo massimo, dopo almeno un tocco di troppo. La domanda: ma questi limiti offensivi sono della squadra o dell’allenatore? Diciamo che la squadra non è quella più adatta a giocare come vuole l’allenatore, così come l’allenatore non sa adattare il gioco ai giocatori che ha.

In ogni caso il furibondo Mazzarri (voto 4 non fosse altro per l’incapacità di capire i propri errori) dovrebbe prendersela soprattutto con se stesso se nonostante tutti i fallimenti continua a insistere con un Alvarez (voto 4) sempre più imbarazzante. In quell’imbottigliamento a ridosso dell’area serviva uno capace di puntare la porta o in grado di dare un po’ di profondità, ma ahimé Alvarez non è una vera punta e nemmeno una mezza punta: è un atipico dai piedi eccezionali, ma totalmente privo di intelligenza tattica. L’unica cosa che sa fare Alvarez è ripiegare sulla fascia dove i difensori lo dirottano ogni volta per poi mettere in mezzo cross quasi sempre forzati e spesso prevedibili. Certo, finché c’era stato Guarin (voto 4) non si creavano nemmeno quelli. Ormai io mi sono fatto un’idea ben precisa del problema e cioè che Guarin gioca male perché Mazzarri non riesce a disciplinarlo. Mi sbaglierò, ma secondo me finora potremmo aver visto solo la brutta copia di Guarin. Per me lui con il fisico che ha potrebbe diventare un mediano fortissimo, per esempio un nuovo Bagni. Prima partita stentata anche per Hernanes (voto 5) che nel primo tempo sembrava il fantasma di se stesso, mentre nella ripresa giocando più defilato (praticamente da fermo) ha toccato qualche pallone in più, anche se ha perso due palle sanguinose che hanno innescato due contropiedi che potevano fare molto male.

Sarebbe ingiusto mettere in croce i due attaccanti, a parte il fatto che a volte fanno gli stessi movimenti e c’è sempre una certa difficoltà quando si tratta di capire chi debba ogni volta andare sul secondo palo. Soffrono inevitabilmente la lentezza della manovra e l’incapacità dei centrocampisti di inserirsi in area o quantomeno di portare via l’uomo. Fatto sta che sia Icardi (voto 5) che Palacio (voto 5) nonostante l’indiscutibile impegno non hanno inciso come potrebbero. Inutile e troppo tardivo l’ingresso fuori tempo massimo di Milito (s. v.) anche questa, dopo quella di Alvarez, un’altra mossa la cui tempistica appare inspiegabile.

Sarà una mia impressione però il rientro di Samuel (voto 6) ha avuto effetti destabilizzanti per Ranocchia (voto 6) che pur positivo stavolta è apparso meno sicuro delle recenti prestazioni e ha forse commesso qualche errore di troppo. Nella norma anche la prova del rientrante Juan Jesus (voto 6) anche se in qualche occasione sulla sua fascia si è ballato un po’ troppo. Il fatto è che ultimamente Nagatomo (voto 5) non è più dinamico come una volta. Anche se D’Ambrosio (voto 5) è subentrato al posto di Jonathan (voto 5) che era ancora più fermo sulle gambe. Mentre rimango sempre perplesso su certe prese incerte di Handanovic (voto 5,5) che non sai mai se è un mezzo miracolo o una quasi papera. Stavolta non ha preso gol, ma dà sempre la sgradevole sensazione di non saper mai dare quella sicurezza di cui il reparto ha necessità per diventare veramente affidabile. Boh.

Inter-Udinese partita inutile come l’Europa League

Thohir con Mazzarri alla Pinetina

Non c’è più tempo per recuperare: la squadra e Mazzarri hanno fallito

Che può dire di più Inter-Udinese rispetto a quello che già sappiamo? Qualsiasi risultato non cambierebbe di una virgola il bilancio ormai fallimentare. Nonostante tutte le difficoltà l’Inter e Mazzarri hanno avuto a più riprese alcune occasioni per dare comunque un senso alla stagione, ma sono sempre state sprecate in malo modo. Colpa della squadra troppo spesso poco volenterosa o peggio ancora distratta e colpa soprattutto di chi come Mazzarri doveva fare in modo che ciò non avvenisse. “Un centrocampista s’è scordato della marcatura”, ha detto a proposito del gol che è costata la sconfitta contro l’Atalanta. Giusto ammettere un errore così grave quanto inspiegabile, peccato però non abbia avuto anche il coraggio di aggiungere che errori del genere si ripetono con una certa frequenza. Si faccia allora una domanda e si dia anche una risposta.

Qualcuno spieghi a Thohir che l’Europa League è un obiettivo da squadrette

Non so fino a che punto sia auspicabile partecipare a una competizione poco più che inutile (se non dannosa per lo spreco di energie, la preparazione anticipata e la necessità di dotarsi di un organico più vasto) come l’Europa League. Dopo aver precipitosamente abbandonato l’ingenuo progetto della squadra di solo giovani, il neofita Thohir sta commettendo un altro errore di valutazione: l’Europa League non può essere un obiettivo di una grande squadra. Qualcuno in società farebbe bene insomma a spiegare a Thohir (che continua a dare l’impressione di avere ancora troppe cose da imparare) che la partecipazione a questa coppetta sia un contentino per squadrette di provincia e che anche dal punto di vista economico il rapporto tra costi e benefici forse non è poi così conveniente come potrebbe sembrare. Nel disputare la coppa di consolazione una grande squadra spesso ha quasi tutto da perdere.

Vidic e Dzeko non bastano: servono anche due grandi centrocampisti

Nel frattempo a tenere desta l’attenzione sono le dichiarazioni (abbastanza incoraggianti) di Thohir in chiave mercato. Noi tifosi pendiamo dalle sue labbra. Pare voglia investire come invece non sembrava quando è arrivato: forse ha capito che il progetto iniziale di puntare solo sui giovani non porterebbe da nessuna parte. Intanto, però, ha di fatto già sprecato la sua prima stagione e ha rinviato ancora una volta la tanto attesa ricostruzione della squadra. Speriamo adesso che gli errori fatti fin qui gli servano da lezione e che diventi subito più concreto e riesca così a recuperare il tempo perso. Per ora si parla solo di un grande attaccante, ma l’Inter ha assolutamente bisogno anche di un grande difensore (impensabile cavarsela solo con l’esperto Vidic) e un paio di campioni a centrocampo. Quelli cioè capaci di  far fare il salto qualità nel reparto più debole.

La formazione

Mazzarri potrebbe non fare turn-over o almeno così sembra. L’unico ballottaggio riguardarebbe l’eventuale rientro di Juan Jesus dopo la squalifica. Mi auguro sia Campagnaro (peggiore in campo contro l’Atalanta) l’escluso.

Handanovic – Rolando, Ranocchia, Juan Jesus – Jonathan, Guarin, Cambiasso, Hernanes, Nagatomo – Icardi, Palacio

Il pronostico

Certo che sbagliare due partite di fila in casa e per giunta contro due squadrette non è nemmeno facile. In teoria qualche tiro potrebbe prima o poi finire, perché no, anche in rete e non sarebbe da escludere, perché no, che avvenga il miracolo. Ma con questa squadra è meglio non sbilanciarsi più di tanto. La sensazione è che possa finire pari. Diciamo 1-1 e segna Palacio.

L’Inter di Mazzarri? Un’altra stagione sprecata

Icardi festeggia l'inutile gol del momentaneo pari da vero pirla qual è

Icardi festeggia l’inutile gol del pari da vero pirla qual è, immagine forse simbolica dell’Inter di Mazzarri

Mazzarri aveva sicuramente tutte le attenuanti di questo mondo…

Essendo andato ad allenare nella società più scombinata che c’è Mazzarri aveva tutte le attenuanti di questo mondo. E cioé: si è ritrovato una squadra stanca, logora e reduce da una stagione a dir poco fallimentare che aveva minato sicurezze e tranquillità. Gli hanno preso poi rinforzi non scelti da lui e nel frattempo gli hanno fatto sapere come se niente fosse che invece di Moratti che lo aveva ingaggiato era Thohir il nuovo proprietario che, naturalmente, sul da farsi era forse perfino più confuso di lui. Insomma, un bel casino veramente. Ma nonostante tutto, pur facendo tantissimi errori, gli va sicuramente riconosciuto il merito di aver messo ordine a uno spogliatoio fuori controllo (soprattutto per colpa del clan argentino che condiziona squadra e società) e di aver rimesso in carreggiata una squadra data per spacciata. Finché si è trattato di ritornare alla normalità tutto ha funzionato forse più di quanto ci si aspettasse. Ma poi, quando bisognava alzare l’asticella e far crescere il livello di gioco e la tenuta nervosa tutto è ben presto naufragato.

… ma lui e la squadra hanno fallito anche contro avversari molto più modesti

I giocatori non si sono rivelati all’altezza non tanto per lottare ai vertici (l’organico è oggettivamente modesto) ma nemmeno per imporsi contro squadre di provincia ancora più modeste come per esempio ieri l’Atalanta. Ora, Mazzarri può benissimo giustificarsi sostenendo che la sua Inter non ha le qualità per competere con la squadra della Fiat, la Roma, il Napoli o la Fiorentina. E nel dire questo ha perfettamente ragione. Ma non può chiamare in causa la sfortuna se poi la sua squadra soffre (e perde) contro avversari tecnicamente inferiori e di parecchio. Ieri poi c’erano finalmente le condizioni ideali per svoltare. Il periodo negativo era alle spalle, la squadra era al completo e in discreta salute. Che si voleva di più? Eppure l’ennesima occasione per dare un senso alla stagione è stata ancora una volta sprecata. E se nessuno può mettere in croce Mazzarri per i punti di distacco dalle prime della classe, è altrettanto vero però che alla prova dei fatti (dopo tre quarti di stagione) quanti (io per primo) fin qui l’hanno difeso a oltranza hanno ora il diritto di sostenere che se lui si fa mettere sotto dall’Atalanta non è e non può essere un allenatore da grande squadra.

Indifendibile la sua fissazione per alcuni giocatori troppo sopravvalutati

Avrà pure un organico scadente, ma Mazzarri ci sta mettendo anche molto del suo. Mazzarri per esempio è un debole perché si fissa sui giocatori. Tre in particolare su cui ha scommesso tutto e, alla prova dei fatti, ora si può benissimo dire che ha perso su tutta linea: Alvarez, Guarin e Campagnaro. Contro l’Atalanta Campagnaro è stato il peggiore in campo. Eppure Mazzarri l’ha tolto soltanto a dieci minuti dalla fine. Dopo tutti gli sfracelli che ha fatto andava sostituito già nell’intervallo. Il primo gol dell’Atalanta è quasi tutta colpa sua, per il resto non è riuscito a fare due cose buone di seguito e ha costantemente disertato la fascia destra di sua pertinenza (chissà dove andava a nascondersi) lasciando Jonathan da solo (del tutto impensabile che Guarin potesse degnarsi di tornare a dare una mano) a farsi mettere in mezzo dagli avversari.

Cambiasso per Alvarez? Un cambio che purtroppo parla da solo

La perla è stata la cervellotica decisione di fare a meno del mediano. Di cambiare cioè Cambiasso per Alvarez. Cambiasso per Alvarez? Togli l’unico incontrista per fare cosa? Per Alvarez che non ne indovina una giusta dal 2013?  Semmai, se proprio vuoi fare un azzardo del genere allora fai entrare Kovacic o Taider. Ma che c’entrava in quel momento, in quella situazione, uno come Alvarez che tra l’altro da quando è tornato in condizioni pietose dalla lunghe vacanze di Natale da allora non si è mai più ripreso? E che senso aveva piazzare da improbabile regista Hernanes (fin lì l’unico a capace di fare bene la mezzala) davanti alla difesa? Per non parlare poi dell’anarchico Guarin che a quanto pare Mazzarri dà licenza di fare tutto quello che gli passa per la testa in quel momento, come viene viene. Con risultati a volte accettabili, quasi sempre imbarazzanti, soprattutto sotto l’aspetto tattico. Inoltre Guarin può ogni volta dare libero sfogo al  suo divertimento preferito e cioè, come al luna park, il tiro in curva. Chissà, forse Thohir potrebbe aver fissato pure un apposito premio al primo ultrà che il tenace colombiano riuscirà ad abbattere e far venire giù sul campo. Sì, perché nell’Inter di Mazzarri, purtroppo, succede pure questo. 

Mazzarri sta sulla panchina dell’Inter come noi sul divano davanti alla tv

A parte tutto, la cosa che più colpisce è il modo in cui Mazzarri sta sulla panchina dell’Inter e cioè esattamente come noi sul divano davanti alla tv. Mazzarri urla, si lamenta e si morde le mani in panchina, ma non riesce mai a farsi sentire dai giocatori esattamente come noi davanti alla tv. Un giocatore non tiene mai la posizione? Si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. Un giocatore continua a fare sempre lo stesso errore? Mazzarri si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. Un giocatore si perde la marcatura? Si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. E, nel dopo partita, se poi gli chiedono spiegazioni per esempio a proposito del gol segnato da Bonaventura lasciato da solo, Mazzarri ha subito la risposta pronta e cioè: “Un centrocampista s’è scordato della marcatura”. Già. Cosa c’è di più chiaro e semplice di così? Il giocatore si è distratto e lui si è incazzato, esattamente come ci siamo incazzati noi davanti alla tv. Cioè come se un allenatore non avesse nessuna voce in capitolo sul comportamento dei suoi giocatori in campo. E lui in quanto allenatore dell’Inter che siede sulla panchina dell’Inter si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente.

E ora, dopo un altro fallimento, bisogna di nuovo ricominciare da capo

Fatto sta che alla fine della giostra le cose non stanno propriamente come sosteneva Mazzarri alla vigilia della partita con l’Atalanta e che cioè il cammino dell’Inter sia “da considerarsi fin qui ottimo”. È falso. Copioincollo quando ho scritto ieri sempre alla vigilia della stessa partita: il percorso dell’Inter è stato finora pessimo. L’Inter ha fallito tutti gli obiettivi stagionali (dato che l’Europa League è un contentino per squadrette di provincia) e nel frattempo è stato sprecato un altro anno inutilmente. Il progetto non è mai partito e quest’estate si dovrà ricominciare ancora una volta da capo. Perché (anche e soprattutto per colpa di Mazzarri) molti dei giovani su cui l’Inter aveva investito o si sono persi per strada o non hanno mai avuto la possibilità di dimostrare se siano oppure no da grande squadra. Per contro, l’aver rinunciato a fare esperimenti in prospettiva futura non ha portato nessun beneficio in classifica. Anzi. Tant’è che ora come ora l’Inter ha gli stessi punti della passata stagione tre punti meno della passata stagione.

Con Mazzarri è solo tempo perso: bisogna subito cambiare

L’imbarazzante partita dell’Inter contro l’Atalanta è una delle più tatticamente ridicole che ricordi: chi capisce un po’ di calcio sa che la sconfitta anche se ingiusta (per numero di occasioni, pali e traverse) è stata tatticamente meritata. Ed è una sentenza per Mazzarri, allenatore senza idee e senza carattere. Non è da grande squadra. E non solo non va confermato, ma va subito esonerato. Perché continuare così è solo una perdita di tempo. E l’Inter ne ha sprecato fin troppo.

Inaccettabile sbagliare partita contro l’Atalanta

Rodrigo Palacio

Ho un sogno: vedere l’Atalanta sotterrata di gol

Vorrei vedere l’Atalanta presa a pallonate. Vorrei vedere l’Atalanta prendere tanti gol, ma proprio tanti. Tipo una mezza dozzina. E sarei per sempre grato a quell’allenatore che dovesse prima o poi decidere di farlo. Perché tra le succursali della Fiat quella dell’Atalanta è sicuramente la più servile di tutte. Quella che ogni volta che affronta l’Inter gioca con un’intensità unica, con un accanimento che va al di là del puro e semplice agonismo, come mai le riesce di fare per tutto il resto del campionato. Sono anni ormai che questo curioso avvenimento si ripete puntualmente che è impossibile non averci fatto caso. Il calcio italiano è anche questo e lo stile Fiat sempre ben riconoscibile. Ma tant’è, io aspetto in fiduciosa attesa: prima o poi dovrà succedere che qualcuno (se non Mazzarri chi verrà dopo di lui) prima o poi decida che sia giunto finalmente il momento di asfaltarli una volta per sempre.

Per l’Inter e per Mazzarri è assolutamente vietato fare un altro passo falso

Ovviamente l’Inter di Mazzarri e Mazzarri per primo a questo punto della stagione non hanno più alibi. Il periodo negativo è alle spalle, la squadra è al completo e in discreta salute. Inoltre, sembra aver trovato un assetto affidabile e riesce a giocare con un certo equilibrio tattico. Ultimamente, poi, ha dimostrato di mantenere un livello minimo di concentrazione più che accettabile, cosa che quasi mai le succedeva in passato. Che si vuole di più? L’avversario non è certamente di quelli irresistibili e il pur discusso Giacomelli non potrà mai fare più danni di un Tagliavento o un Rocchi. Ragion per cui non ci sono giustificazioni di sorta: contro l’Atalanta è proprio inaccettabile sbagliare partita. Non solo: dopo una stagione così sofferta è tassativo regalare almeno una giornata di festa cancellando dal campo una squadretta come l’Atalanta.

Anche se a fin di bene, Mazzarri sbaglia a negare l’evidenza del fallimento

Anche se capisco le ragioni per cui Mazzarri lo dice (e cioè per motivare lo spogliatoio) non è vero che il cammino dell’Inter sia “da considerarsi fin qui ottimo”. È falso. Il percorso dell’Inter è stato finora pessimo. L’Inter ha fallito tutti gli obiettivi stagionali (dato che l’Europa League è un contentino per squadrette di provincia) e nel frattempo è stato sprecato un altro anno inutilmente. Il progetto non è mai partito e quest’estate si dovrà ricominciare ancora una volta da capo. Perché (anche e soprattutto per colpa di Mazzarri) molti dei giovani su cui l’Inter aveva investito o si sono persi per strada o non hanno mai avuto la possibilità di dimostrare se siano oppure no da grande squadra. Per contro, l’aver rinunciato a fare esperimenti in prospettiva futura non ha portato nessun beneficio in classifica. Anzi. Tant’è che ora come ora l’Inter ha gli stessi punti della passata stagione.

La formazione

Squadra che vince non si cambia. Presumibilmente Mazzarri confermerà la formazione che ha vinto al Bentegodi con la sola eccezione, eventualmente, di D’Ambrosio che potrebbe anche tornare a sedere in panchina dopo la poco convincente prima da titolare. Ma, in tal caso, più del rientrante e non ancora al meglio Nagatomo il favorito potrebbe essere il Capitano.

Handanovic – Campagnaro, Ranocchia, Rolando – Jonathan, Guarin, Cambiasso, Hernanes, D’Ambrosio (Zanetti) – Palacio, Icardi

Il pronostico

Mi rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi che non sia una vittoria e anche con un certo scarto. Basta insomma con le barzellette sulle bestie nere. Dico 3-0 e Palacio porta a casa il pallone.

Con una difesa da inventare e la paura di perdere altri punti

Walter Mazzarri

Se Mazzarri praticamente è già un ex

Non trovo in rete la domanda che avrei fatto io a Mazzarri nella conferenza di prepartita e cioè: con l’arrivo di Vidic rinuncerà alla difesa a 3 o si può già dire fin da adesso che non sarà confermato da Thohir? Escluso che Mazzarri passi alla difesa alla 4 (non ci sa giocare) ed escluso che Vidic accetti a 33 anni il rischio di sperimentare il modulo a 3 quando ha sempre giocato in una difesa a 4, non rimane che scoprire chi sarà il nuovo allenatore nella prossima stagione. Perché la sensazione è che possa essere già stato individuato e non da ora. 

Con la difesa da inventare, Cerci diventa un problema

Le squalifiche di Samuel e Juan Jesus potrebbero pesare non poco contro un Torino che corre di più e il cui attacco va a nozze contro retroguardie disorganizzate o poco reattive. Per di più, con un centrocampo presumibilmente composto da Guarin, Cambiasso e Hernanes non sarà facile garantire un minimo di filtro. Insomma, ancora una volta le premesse perché si possa soffrire parecchio ci sono tutte. Del resto, la squadra è quella che è e nessuno può permettersi — Thohir per primo — di recriminare sui mancati rinforzi.

Mazzarri non sarà un fenomeno, ma l’organico è impresentabile

Il mercato estivo è stato semplicemente ridicolo, le giustificazioni del nuovo proprietario per evitare di impegnarsi seriamente già a gennaio sono sembrate francamente puerili. Quando devi fare affidamento su delle controfigure come Campagnaro, Jonathan o Alvarez (che per fortuna ha dato forfait) c’è poco da fare. E da aspettarsi. Magari Mazzarri non sarà un fenomeno, ma la squadra che gli hanno messo a disposizione (prima Moratti e ora Thohir) è — anche se molti tifosi preferiscono rimuovere questa cosa — veramente improponibile.

La formazione

Ma chi giocherà sinistra al posto di Juan Jesus? Boh. Probabilmente Rolando, forse la scelta meno rischiosa perché comunque è quello attualmente più affidabile. Certo che il rientro in contemporanea di Campagnaro e Ranocchia è  — nel primo caso per la voglia di strafare e nel secondo per la ormai irrecuperabile perdita di sicurezza e tranquillità — ad alto rischio. Abbastanza prevedibili invece le riconferme delle scelte fatte a Roma e cioè Cambiasso in cabina di regia e Icardi dal primo minuto.

Handanovic — Campagnaro, Ranocchia, Rolando — Jonathan, Guarin, Cambiasso, Hernanes, Nagatomo — Palacio, Icardi

Il pronostico

Purtroppo le possibilità che venga fuori un altro frustrante pari casalingo sono alte. Così come è assai probabile l’ipotesi che l’Inter rimaneggiata in difesa possa prendere almeno un gol. Ma voglio essere ottimista (con la squadra che casca a pezzi che ci ritroviamo non rimane altro da fare) e immaginarmi una doppietta di quel pirla che altro non è di Icardi. 2-1, insomma.

Orfana di Hernanes l’Inter si fa di nuovo piccola e insicura

Icardi anticipa il portiere e colpisce di testa a porta spalancata ma la palla finisce sulla traversaa

L’azione della traversa colpita da Icardi: l’attaccante anticipa di testa il portiere ma la palla non entrerà

L’Inter di Mazzarri è una squadretta, soprattutto dal punto di vista mentale

Non c’è niente da fare: l’Inter è una squadretta e pure un modesto Cagliari può crearle problemi. Si sente la mancanza di personalità, si aspettano invano giocate di qualità che i modesti protagonisti in campo per evidenti limiti (più mentali che tecnici) non sanno (più che non possono) inventarsi. Né la panchina sembra abbastanza autorevole anche solo per protestare contro una direzione arbitrale sfasata e molto accondiscendente con le continue perdite di tempo. Ho visto per esempio Botta (finito l’effetto novità, sbaglia tutto e contribuisce ad aumentare il casino in campo: voto 5) abbattuto impunemente a palla lontana (davanti al guardalinee) senza colpo ferire. Incredibile non tanto che non sia stato fischiato fallo (con conseguente ammonizione) ma che nessuno dell’Inter (nemmeno lo stesso Botta) abbia protestato. Non si tratta così l’Inter e, cosa ancora più grave, non ci si fa trattare così.

Alvarez non è Hernanes e il suo tempo ormai è, ahimè,  scaduto

L’assenza di Hernanes (che in due partite aveva già alzato il tasso tecnico e la lucidità tattica del centrocampo) ha ricreato i soliti risaputi problemi. Del resto non si può pretendere dall’atipico Alvarez (voto 5 complessivo, se si dovesse giudicarlo solo per l’impegno meriterebbe 7) di fare ciò che non sa fare. Non è una mezzala e si vede, soprattutto quando lascia scoperta spesso e volentieri tutta la sua zona. Si impegna molto e qualche volta è capace di recuperare qualche pallone, ma più che altro fa solo molta confusione. Tutto fumo e niente arrosto. Mazzarri (voto 6 perché questi sono i giocatori a disposizione) è stato l’unico a credere in lui e a dargli tutto lo spazio e tutto il tempo per far vedere quanto vale. Ma — e lo dice uno come me che l’ha paragonato addirittura a Zidane difendendolo sempre anche quando era indifendibile — il tempo è abbondantemente scaduto e si può oggettivamente sostenere che Alvarez (al di là della sua classe indubbia) non è un fenomeno, né tantomeno un giocatore da Inter. A questo punto continuare ad aspettare una crescita che non arriverà mai significa fargli solo del male. Così come quando Mazzarri concederà un po’ di riposo a Jonathan (voto 5 non fosse altro per la scarsa capacità di cambiare passo quando si tratta di attaccare gli spazi) sarà sempre troppo tardi.

Rolando, Nagatomo, Icardi e Samuel i pochi che si salvano

Chi salvare oggi? Bè, innanzitutto chi ha firmato il gol del pari. Rolando (voto 6,5 ma soltanto perché almeno ha fatto gol) e Nagatomo (voto 6 perché ha avviato l’azione) e Icardi (voto 6 per l’assist di testa a Rolando oltre poi alla traversa colpita sempre di testa in mischia che grida ancora vendetta). Positivo anche se non particolarmente brillante come sempre Samuel (voto 6 di stima anche se sulle incursioni di Ibarbo oggi davvero imprendibile ha ballato troppo pure lui) e stop. Per il resto solo dolenti note. A parte Handanovic (s. v.) che non è mai stato costretto a sporcarsi i guanti per eseguire interventi veramente pericolosi, chi più chi meno hanno fatto meno dell’indispensabile, soprattutto contro un avversario modesto (seppure tutto rinchiuso nella propria metacampo) come il Cagliari.

Attacco spuntato e soprattutto inspiegabilmente svogliato

Con il centrocampo in difficoltà nel far girare la palla toccava proprio ai due attaccanti dare un mano facendo parecchio movimento. Non è successo e subito la manovra è andata in sofferenza. Ancora deludente Milito (voto 5 soprattutto per il mancato controllo in area nel finale del primo tempo) che sembra non ritrovare quei guizzi di un tempo che facevano sempre la differenza. Ma nemmeno Palacio (voto 5,5 per il gol che si è divorato e la poca lucidità nei momenti decisivi della gara) stavolta è riuscito a trovare anche solo una giocata di qualità. Ha avuto un’occasione pulita (anche se non facile) però pur vedendo bene tutto lo specchio della porta ha tirato sul primo palo agevolando così la respinta miracolosa del portiere cagliaritano. Vabbè, ci sta. Da lui si può accettare qualche battuta a vuoto, considerato tutto quello che è riuscito a dare finora. Palacio è uno dei pochi veramente da Inter, che giocherebbe anche in quella del Triplete.

Orfano di Hernanes il centrocampo torna di nuovo a balbettare

Alle difficoltà del solista Alvarez che non ha i tempi per dettare la manovra si è aggiunta la giornata-no dell’altra mezzala Guarin (voto 5 per essere entrato in partita solo nella parte finale della gara) e a quel punto c’era davvero poco da aspettarsi. Non era certo un mediano improvvisato come Kuzmanovic (voto 5,5 perché soprattutto nella ripresa ha accusato molto la responsabilità del ruolo e ha sbagliato un po’ troppi alleggerimenti) che poteva sopperire alle lacune delle due mezze ali anch’esse tra l’altro decisamente anomale. Deludente, anche se forse non poteva essere altrimenti visto il caos nel finale di partita, l’ingresso di un Kovacic (voto 4 per la sempre più preoccupante mancanza di reattività) apparso ancora più involuto del solito. Più che impaurito sembra quasi demotivato. Non ci siamo proprio, insomma.

Dubbio il rigore di Juan Jesus, molto meno dubbio quello su Icardi

Era rigore il tocco di mano di Juan Jesus (voto 5 perché pur vincendo qualche duello complessivamente soffre troppo il pur talentuoso Ibarbo)? Per me no e lo dico sempre quando ci sono tocchi involontari o quasi. Mentre lo era sicuramente, rigore, il fallo su Icardi che stava per segnare di testa il gol che poteva valere la vittoria. E vabbè. Decisioni che ci stanno. Quello che non si capisce è il comportamento in campo inspiegabilmente tenero e comprensivo dei nostri quando subiscono questi errori arbitrali. O quando l’arbitro Russo (la sua direzione di gara sarebbe stata comunque pessima anche se non avesse concesso il discutibile rigore) ha permesso al Cagliari di perdere tempo a ogni minima occasione. Mah…

Mazzarri per favore non fare di nuovo casino a centrocampo

Thohir saluta Samuel e Palacio

Thohir stringe la mano a Samuel e Palacio

Mazzarri crede nel terzo posto? Sarebbe già molto non distrarsi più

Talmente bellicoso alla vigilia della sfida con il Cagliari (Inter, Mazzarri: “Vorrei 11 Samuel”) da non escludere nemmeno il terzo posto (bum!) ma va bene così. Anche se ora come ora è solo un’utopia è giusto dirlo perché la squadra ha bisogno di essere motivata. Del resto, la bella prova di Firenze ha fatto ritrovare un po’ di serenità e invoglia tutto l’ambiente a pensare positivo. Tra l’altro, si ha l’impressione che l’Inter possa avere superato il periodo critico. A meno di altri passi falsi, sembra proprio che Mazzarri abbia trovato un assetto che funziona e pure abbastanza affidabile. Il peggio è passato, insomma. A condizione che ci sia sempre lo stesso livello di attenzione mostrato per esempio nel primo tempo – davvero bello – a Firenze. Ed è questo forse il compito maggiore di Mazzarri: far giocare sempre l’Inter con una certa continuità, con un rendimento accettabile cioè anche contro avversari poco importanti come il Cagliari. Perché questo avvenga però molto dipenderà anche dalla capacità di Mazzarri di non ripetere i soliti errori. Soprattutto a centrocampo.

Tornano Cambiasso e Alvarez? O uno o l’altro ma, per pietà, mai più insieme

Gli acciacchi di Hernanes non ci volevano proprio. Con il suo innesto (tatticamente efficace anche in copertura) e grazie agli infortuni di Cambiasso e Alvarez (che hanno obbligato Mazzarri a cambiare per forza) finalmente il centrocampo sembra aver trovato l’equilibrio che mancava. Ora però la situazione rischia di complicarsi di nuovo. E cioè mentre Hernanes rimane fermo un giro, nel frattempo sono tornati in servizio sia Cambiasso e sia Alvarez e questo può diventare un guaio, soprattutto se a Mazzarri venisse di nuovo la malaugurata idea di farli giocare tutti e due insieme. Cosa che come tutti abbiamo visto e rivisto crea inevitabili quanto pesanti scompensi in fase difensiva. Che poi uno ce la mette tutta nel riconoscere a Mazzarri il massimo impegno nel voler far funzionare le cose. Se poi però lui insiste a ripetere sempre gli stessi errori diventa sempre più complicato trovare ogni volta nuove giustificazioni. Cambiasso e Alvarez sono troppo lenti per poter fare la fase difensiva in maniera seria e l’unico che non l’abbia ancora capito sembra essere lui. Uno la squadra magari lo regge, due proprio no. Dovesse capitare ancora (come ho paura che succeda) diventa allora inevitabile chiedersi: ma se ogni volta che hai fatto giocare Cambiasso e Alvarez insieme hai preso caterve di gol come si fa a essere così cocciutamente autolesionisti? Ora come ora uno per dire come Kuzmanovic (pur non essendo un fenomeno, chi dice di no) è l’unico che può improvvisarsi mediano. È proprio così difficile rendersene conto? Mah… Voglio essere positivo e pensare a un atto d’umiltà da parte di Mazzarri nel darsi finalmente una regolata e decidere di non fare più danni.

Con dentro D’Ambrosio e senza più Campagnaro la difesa si rafforza

Il fatto che il pessimo Campagnaro non sia stato nemmeno convocato è un ulteriore segnale positivo del clima decisamente cambiato e delle nuove inevitabili gerarchie dopo l’orrendo inizio 2014. Perché continuando a giocare da titolare pur non essendo per niente in forma Campagnaro era diventato un problema non solo in campo, ma secondo me anche nello spogliatoio. Mazzarri ora dovrebbe fare però un ulteriore sforzo e dare spazio a D’Ambrosio per far rifiatare un Jonathan la cui autonomia di gioco non sembra andare oltre il quarto d’ora. Oddio, non è che Nagatomo ultimamente sembra essere molto più in palla. Ma, insomma, già solo alternarli a turno non sarebbe male. Anche se le preoccupazioni maggiori arrivano da un Handanovic troppo spesso poco concentrato se non proprio demotivato. Il ragazzo andrebbe opportunamente scosso e invitato a tenere in campo un comportamento più da professionista. Altri infortuni come quello di Firenze sono da ritenere inaccettabili per un portiere del suo valore. Speriamo bene.

La formazione

Dipendesse da me, per non stravolgere più di tanto gli equilibri faticosamente trovati di recente, sostituirei Hernanes con Taider e stop. In ogni caso, mi rifiuto di credere che Mazzarri possa riproporre l’orrenda coppia Cambiasso-Alvarez e quindi sono fermamente convinto che uno dei due andrà in panchina. Non solo: non sarebbe nemmeno male Cambiasso mezzala sinistra. Mentre in attacco Milito partirà sicuramente titolare, ma con l’inevitabile staffetta nella ripresa con Icardi.

Handanovic – Rolando, Samuel, Juan Jesus – D’Ambrosio, Guarin, Kuzmanovic, Cambiasso (Alvarez) Nagatomo – Palacio, Milito

Il pronostico

Anche se Mazzarri dovesse mettercela tutta nell’incasinarsi a centrocampo, attualmente la squadra sembra abbastanza in salute per poter battere lo stesso senza troppi problemi un Cagliari decisamente modesto. 2-0 sarebbe l’ideale.

Inter bella e fortunata: grazie Montella

Il gol di Palacio

Inter bella e fortunata. Bella perché disputa un primo tempo quasi perfetto per ordine tattico e qualità di manovra, segna e colpisce un palo mentre nella ripresa regge bene il pareggio a freddo della Fiorentina e riesce a tornare in vantaggio anche se con un gol viziato da un fuorigioco (seppure di poco). Fortunata perché a Montella viene la felice idea di far giocare la Fiorentina senza punte per buona parte della partita e alla fine questa fenomenale mossa tattica se non determinante ha aiutato non poco l’Inter.

Una vittoria meritata e soprattutto importante perché ottenuta contro una delle squadre più forti del campionato e per giunta in trasferta dove non si vinceva da troppo tempo. Una vittoria che vale molto più di tre punti perché ridà fiducia e aiuta la squadra a ritrovarsi dopo un avvio di anno orrendo. Potrebbe essere un momento di svolta.

Non sbaglia formazione e indovina i cambi, ma a parte questo Mazzarri (voto 7) è riuscito finalmente a ridare un assetto affidabile alla squadra, risolvendo con l’innesto di un sorprendente e sempre più convincente Hernanes (voto 7) i precari equilibri di centrocampo. Notevole Hernanes non tanto per quello che fa ma per quello che non fa. E cioè nello stare in campo con un profilo basso, senza cioè strafare e cercando sempre la giocata giusta che è quasi sempre quella più semplice e soprattutto utile. Bravo, veramente, perché con lui la squadra ha il tempo di ragionare e di mantenere meglio le posizioni in campo. Un ottimo acquisto.

Ma l’uomo partita è stato di gran lunga Palacio (voto 7,5) che fa un gol pesantissimo mentre prima ancora prende un palo e per il resto dalla partita corre per tre. Oltre a far l’attaccante pressa e recupera palloni preziosi e fa sempre la differenza in ogni parte del campo. Una prestazione magnifica dopo un 2014 iniziato in maniera raccapricciante. Meno male. Ora che l’Inter l’ha recuperato potrebbe essere tutta un’altra storia.

Un tiro, un gol. Che vale tre punti. Che dire di Icardi (voto 7) se non che facendo il minimo sindacale è stato fondamentale pure lui? Bravo Mazzarri a rischiarlo nella ripresa, bravo lui a farsi trovare pronto. Anche se il modo di festeggiare palesemente polemico e totalmente fuori luogo se lo poteva risparmiare: non mi è piaciuto per niente quasi quanto il suo esibizionismo sessuale. Vabbè, si è capito che è un altro testa di… rapa pure questo, ma finché fa gol (e rimane all’Inter) va bene anche così.

Non certo positiva la prova di Milito (voto 5,5) che si dà molto da fare, ma non sembra essere ancora sufficientemente reattivo per riuscire a buttarla dentro. Così come Handanovic (voto 5) ha sulla coscienza almeno metà se non tutto il gol di Cuadrado. D’accordo, nel primo tempo ha fatto un buon intervento, ma uno del suo livello in questa stagione sta sbagliando troppo. Può e deve fare molto di più perché va considerato come uno dei migliori portieri al mondo.

Svetta in difesa ancora una volta un sontuoso Samuel (voto 7) che guida il reparto con un carisma da campione ritrovato e la sicurezza dei tempi migliori. Impressionante vederlo giocare ai livelli di un tempo. Da applausi. Meno brillanti, ma pur sempre positivi (gol di Cuadrado a parte e qualche chiusura in ritardo) Rolando (voto 6) e Juan Jesus (voto 6).

Tra i due esterni entrambi non particolarmente in serata a me è sembrato al solito Jonathan (voto 5) quello meno in palla. Ma non per Mazzarri che  ha deciso di far subentrare D’Ambrosio (voto 6 d’incoraggiamento) al posto di un Nagatomo (voto 5,5) forse apparso un po’ in difficoltà nel finale. Ma tant’è, aggiustati come sembra gli squilibri sulla mediana è proprio la spinta sulle fasce il punto debole che ancora non si riesce a migliorare.

A centrocampo invece cresce di partita in partita la sicurezza con cui il troppo bistrattato Kuzmanovic (voto 6,5) si sta calando nel ruolo di mediano improvvisato. Poco appariscente, il suo lavoro sporco di contenimento è utile se non indispensabile. Positivo il primo di tempo di Guarin (voto 6) che lascia intelligentemente il compito di dirigere la manovra a Hernanes, meno nella ripresa anche perché a un certo punto litiga con Cuadrado e si innervosisce troppo. Non sfigura per quel poco che si è visto in campo nemmeno Taider (voto 6) evidentemente contagiato dalla ritrovata tranquillità del gruppo.

Certo, nel recupero la Fiorentina spreca l’occasione per pareggiare. Ma, anche se non ci sarebbe stato niente da dire, l’Inter meritava – e da parecchio tempo ormai – un po’ di fortuna. E vedendo la serenità di Hernanes anche quando gli entrano per far male viene proprio da pensare che il peggio sia passato.