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Inter condannata alla mediocrità fino al 2019

Erick Thohir e Massimo Moratti

Erick Thohir e Massimo Moratti hanno messo l’Inter in mano alle banche

Finalmente, debiti alla mano, adesso è chiaro cosa intende dire Thohir a proposito del progetto a lungo termine previsto per l’Inter. Non di 2 trattino 3 anni si tratta bensì di 5 trattino 6 anni. Sempre se tutto va bene. I conti, infatti, potrebbero tornare a posto non prima del 30 giugno 2019, data entro cui è prevista la completa restituzione del prestito di 230 milioni più interessi sottoscritto con Goldman Sachs e Unicredit (che mettono i brividi solo a nominarli).

Ecco allora spiegato finalmente l’ambiguo uso del trattino circa i tempi preventivati per il possibile rilancio dell’Inter. Quella di Thohir è stata insomma una pietosa bugia per non scoraggiare noi tifosi più di quanto già lo siamo. Ma tant’è. Gli impegni presi da Thohir – qui su fcinter1908.it tutte le rate con tanto di scadenze – sono realisticamente destinati a pregiudicare per altre stagioni ancora tutti i possibili sogni di gloria.

Esclusa la possibilità che Thohir possa, almeno in parte, anticipare lui i milioni che mancano, di fronte a una tale situazione per l’Inter si prospetta a questo punto un futuro non proprio entusiasmante. Anche perché non si capisce da dove dovrebbero arrivare i maggiori ricavi pretesi da Thohir se per molti altri anni ancora non sarà possibile fare investimenti seri per migliorare la rosa e far tornare sufficientemente competitiva la squadra. Mah…

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D’Agostino e i poteri storti

Roberto D'AgostinoCome dare torto al sempre più “alternativo” Roberto D’Agostino, intervistato da Malcom Pagani sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, quando dice che

“I giornaloni, detenuti dai poteri storti fingono di indignarsi, attaccando i ladri di elemosine, la banda Bassotti dei Maruccio e dei Fiorito che rubano nel piattino della cieca, ma non indagano sul potere economico. Guardi come sono trattate Banca Intesa, Unicredit, Mediobanca, Bpm o la cessione di Antonveneta. C’è da capirli. Mejo occuparsi dei rubagalline che mettere il dito nella piaga: rischiano di non uscire. Se Stella e Rizzo, invece di affrontare la Casta dei morti di fame, si fossero concentrati sull’acquisizione di Recoletos da parte di Rcs, forse il gruppo starebbe meglio”.

E, ancora, sempre in tema di giornalismo ai massimi livelli:

“Sul tema, mi appassiona il Barcellona-Real di carta tra Repubblica e il Foglio. Da un lato, Serra, Aspesi ed Eco impegnati a tagliare la cotica e a disegnare la palingenesi etica partendo dalla Milano degli anni d’oro. Dall’altro il cinismo churchilliano, la politica sangue e merda, l’antico patto fondante col Male di Ferrara. Dissento da entrambi. A Eco, vicepresidente di una società bibliofila governata da Dell’Utri, mi piacerebbe ricordare che ha, oltre a Napolitano, un altro presidente. A Ferrara che non si può accettare in toto la provocazione del ‘tutti ladri’ o per uscire di casa servirà la pistola. Di certo, Giuliano ha letto i 5 libri che darei a mio figlio per spiegargli cosa siamo. La Divina Commedia, il Prìncipe, i Promessi Sposi e il Gattopardo e Fratelli d’Italia di Arbasino, uno che sul trionfalismo retorico ha detto il suo. Crisi morale? Siamo sempre dalle sue parti. Vecchie solfe”.

Le solite cose, certo. Ma almeno senza far finta di non vederle. E dopo il raffinato e coltissimo Alberto Arbasino forse il testimone potrebbe passare nelle mani del sempre più “alternativo”, segno forse dei tempi, D’Agostino? Così siamo messi? Mah…

Intervista a D'Agostino

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