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Casini, l’Udc e quel 4% che decide tutto

Un bel ritratto di Pier Ferdinando Casini firmato Marco Travaglio:

Ritratto di Pier Ferdinando Casini firmato Marco Travaglio

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La legge elettorale e chi tra Bersani e Casini è da ricoverare

Bersani e CasiniA proposito dell’ennesima porcata che sta diventando la nuova legge elettorale (già ribattezzata Cicciobellum in onore del suo proponente Rutelli) Bersani dice che Casini è da ricovero perché vuole il Monti-bis. Ma secondo me è da ricovero lui: spiegatemi altrimenti come si fa a voler allearsi a tutti costi con il democristiano Casini e poi pretendere che il democristiano Casini non faccia più il democristiano.

Se il mago Casini ipnotizza con un gioco di prestigio Bersani

Casini ipnotizza Bersani con un gioco di prestigio

A me la sola idea che Pier Ferdinando Casini venga considerato il più furbo di tutti fa veramente ridere. Cioè, se il più astuto è il leader dell’Udc, figuriamoci gli altri. Per non parlare di Pier Luigi Bersani. A proposito della nuova legge già ribattezzata Cicciobellum in onore del suo proponente Francesco Rutelli, copioincollo da Pubblico oggi in edicola:

«Pier», se rimane il Porcellum, ha tutto da perdere. Perché il tandem Pd-Sel, se riesce ad avere una maggioranza di una ventina di senatori (alla Camera sarebbe blindata), potrebbe fare a meno di «moderati» della casiniana Lista per l’Italia. E perché i sogni di gloria del Monti bis, che per l’Udc rimane un obietivo dichiarato, andrebbero  immediatamente a farsi benedire.

Al contrario, con Cicciobellum proposto da Rutelli e approvato in commissione Affari costituzionali del Senato martedì, la musica cambia. I «progressisti» non  aggiungerebbero l’asticella del 42,5 necessaria per incassare un premio di coalizione del 12,5. E il Monti bis – è l’unanime riflessione del gabinetto di guerra democratico – sarebbe lì, a portata di mano. Anche se il segretario, pubblicamente, è costretto a sostenere il contrario («È impossibile immaginare che da questa palude venga fuori un Monti bis»).

È a quel punto della riunione, prima che il gabinetto di guerra si divida tra falchi (che vogliono andare a un muro contro muro) e colombe (che sono per la trattativa con Pdl e Udc), che Bersani riprende la parola: «Non possiamo permetterci di passare per quelli che vogliono il Porcellum. Per questo, dobbiamo trattare. Che abbassino la soglia per avere il premio di maggioranza al 40. Ma devono garantirmi che, se questo premio non lo raggiunge nessuno, la migliore lista, e cioè la nostra, deve avere un premio tutto suo del 10 per cento». La partita rimarrebbe complicata. Ma una strada per raggiungere Palazzo Chigi, per «Pier Luigi», ci sarebbe ancora. Anche se tutta in salita.

Vendola assolto, ma l’uscita di scena è solo posticipata?

Aveva detto che se fosse stato condannato avrebbe lasciato la politica. Nichi Vendola è stato assolto dal Gup di Bari dall’accusa di abuso d’ufficio sull’assunzione di un primario perché “il fatto non sussiste”. Una bella soddisfazione non solo personale, ma di coerenza per quello che rimane della sinistra. Ma paradossalmente, almeno secondo me, avrebbe dovuto lasciare lo stesso, proprio adesso e a maggior ragione di fronte un pubblico riconoscimento della sua onestà intellettuale prima ancora che politica.

Sarebbe stato meglio per lui farlo adesso senza aspettare le primarie del Pd, primarie che dopo il goffo e maldestro tentativo d’inciucio con Casini e l’Udc sanciranno inevitabilmente la fine di ogni sua velleità di ritornare da protagonista alla casa madre.D'Alema e Vendola, le due anime contrapposte del vecchio Pci Meglio secondo me uscire di scena adesso che ritagliarsi un modesto, ininfluente (e pure patetico se vogliamo) futuro ruolo da leader di una delle tante correnti del Pd o quello che diventerà.

Se lo avesse fatto ora, dopo un’assoluzione non solo giudiziaria ma più simbolicamente della sua immagine pubblica, avrebbe trovato almeno una via d’uscita per chiudere una carriera che ormai non ha – purtroppo – più niente da dire. Perché come i suoi due opposti, D’Alema e Veltroni, anche il percorso politico di Vendola – pur nella sua inossidabile passione e indubbia integrità morale – è terminato e da un bel pezzo.

Chiamale se vuoi delusioni

Nichi Vendola

5%. Più o meno tanto vale Nichi Vendola secondo un sondaggio. Quello col Pd sembra insomma essere stato un abbraccio letale per la credibilità del leader di Sinistra e libertà. Se non un fallimento, sicuramente qualcosa di simile. Forse a dimostrazione che, basta chiederlo a D’Alema, fare l’occhiolino ai moderati non porta mai da nessuna parte.
English: Beppe Grillo, Italian comedian, activ...
Per contro, stando ai dati di un altro sondaggio Beppe Grillo viaggerebbe intorno al 18%. Segno evidente di come il suo movimento riesca a riempire i vuoti lasciati più che dai partiti dalla politica. E soprattutto, secondo me, dalla sinistra.

Se Vendola chiede a Casini di convertirsi

Vendola e Casini

Non avrei mai voluto dirlo, perché credo sia la cosa peggiore, l’aggettivo più offensivo che si possa usare in politica, ma Nichi Vendola è diventato veramente patetico. Non so quanto di vero o di forzato ci sia nell’intervista della Repubblica di oggi, ma il presunto appello che il cattocomunista Vendola lancerebbe al democristiano Casini imbarazza chi come me ha creduto per anni e anni a una sinistra alla prova dei fatti così ridicola:

“Casini, convertiti! Il liberismo è il diavolo”.

Qui il resto dei suoi deliri.

Se a Vendola (e agli italiani di… sinistra) Casini conviene

Nichi VendolaLasciamo stare quella trasmissione tv in cui Nichi Vendola e Antonio Di Pietro avevano rivendicato l’alleanza con il recalcitrante Pd e per questa ragione tra loro due seduti in studio c’era il fantasma di cartone Bersani. E lasciamo pure perdere l’aut-aut di nemmeno un mese fa sempre dello stesso Vendola che diceva: mai con l’Udc. Ma l’annuncio dell’accordo elettorale di Nichi Vendola con Bersani e Casini (e… Buttiglione) mi ha fatto venire subito in mente le parole di un ex dirigente dell’ex Pci (che pur frequentandolo solo da pochi mesi è già diventato un carissimo amico) in una delle tante discussioni (perfettamente inutili, ma liberatorie) sulla sinistra italiana. Una discussione in particolare che, come per esempio la scelta di Vendola di accettare l’alleanza con l’Udc, mi ha decisamente spiazzato. E, cioé, la domanda è: quanto c’è di responsabilità nel fallimento della sinistra di questi ultimi 40 anni da parte della dirigenza comunista prima e poi ex comunista dopo (da Napolitano a Bersani) e quanto invece da parte degli italiani comunisti prima e poi ex comunisti? Facile, ho subito risposto io: è tutta colpa di D’Alema, Veltroni e Fassino che in questi  ultimi vent’anni sono riusciti a toglierci la rappresentanza politica. Già, ma se è così, se le cose stanno così, perché allora quegli stessi italiani di sinistra, continuando a sostenere (e a votare) chi di fatto non li rappresentava più,  hanno permesso che tale rappresentanza venisse di fatto cancellata? Bella domanda, no?

Beh, secondo questo ex dirigente comunista che continua a fare politica attiva senza aver mai rinnegato le sue idee dice che faccio un errore di fondo, un errore di valutazione imperdonabile sull’Italia di sinistra, sugli italiani di sinistra o, sarebbe meglio dire, presunti tali. E cioè, in sintesi per non farla inutilmente tanto lunga, dice che in Italia non è mai esistita una maggioranza di italiani di sinistra e che molti degli italiani che votavano comunista prima, Pds dopo, Ds ancora dopo e ora Pd non erano e non saranno mai di sinistra. I fatti, puntualmente, in tutti questi anni, parlerebbero chiaro. Non ultima l’apparentemente incomprensibile scelta di Vendola di allearsi con il Pd e con l’Udc. Incomprensibile per me, non per gli ex comunisti che di sinistra, in fondo, a pensarci bene, non lo sono mai stati. Ecco, qui volevo arrivare: l’Italia ha avuto il più grande, forte e longevo partito comunista d’Europa, ma non per questo, anzi proprio per questo motivo, di fatto non ha mai avuto una vera rappresentanza popolare di sinistra. Paradossalmente, molti italiani sono stati comunisti pur non essendo mai stati di sinistra.
(Come — un esempio su tutti — Giuliano Ferrara, per dire. A proposito, colgo l’occasione per scusarmi per tutte le volte che l’ho ingiustamente offeso e, alla prova dei fatti, non posso non fargli i complimenti per l’onestà intellettuale e l’intelligenza da comunista indubbiamente coerente qual è sempre stato)

Padre PioPotrebbe insomma aver ragione il mio amico che i comunisti li conosceva molto meglio di me: forse non sono D’Alema e Veltroni (o Vendola) a far così schifo, non solo loro almeno. Ma soprattutto fanno schifo certi italiani di sinistra. Gli stessi italiani di sinistra che avrebbero fatto la rivoluzione solo per difendere le tv di Berlusconi. E che non si perderebbero mai, per nessuna ragione al mondo, una puntata dell’Isola dei famosi. Questa è l’Italia e questa — piaccia o non piaccia — è veramente la cosiddetta sinistra italiana. Perché mai, allora, prendersela con Bersani o Vendola? Certi italiani di sinistra se li meritano, Bersani e Vendola. E si meritano pure Casini e, non ultimo, Padre Pio. Ora pro nobis, sempre sia lodato. Amen.

  • UPDATE
    Nichi Vendola ha smentito: nessuna alleanza con l’Udc. Ma io non cancello il post lo stesso, perché la smentita non cambia di una virgola lo stato delle cose (Vendola è un comunista come Ferrara ma assai meno coerente e intellettualmente onesto di Ferrara) e perché sono convinto che la momentanea smentita sia stata dettata dall’immediata protesta della base e che comunque sia tutt’ora in corso la “trattativa” per trovare un accordo che “accontenti” tutti.

Casini, la “rete” e il giornalismo psichedelico del Corriere

Casini e il giornalismo psichedelico del Corriere della sera

Chiunque abbia avuto a che fare almeno una volta non necessariamente con un deputato o un dirigente ma anche solo con un consigliere comunale o un semplice simpatizzante dell’Udc sa di cosa parlo. Provate a chiedergli perché è dell’Udc e lui dopo qualche esitazione (perché di solito nessuno glielo chiede) immancabilmente vi risponderà che crede nella famiglia. D’accordo, la famiglia (che poi, se ci pensate bene è esattamente la stessa cosa che risponderebbe, ammesso che vi risponderebbe, un qualsiasi mafioso o camorrista) e poi? Beh, nel benessere, sempre familiare s’intende. Non pensa a nient’altro, uno che vota Udc: soldi e famiglia, famiglia e soldi, quanti più soldi si possono avere. E stop. Perché la famiglia, si sa, costa molto. E le escort, come si chiamano ora le comari di un tempo, ancora di più. Tutto il resto è secondario, se non ininfluente. Uno dell’Udc ha un immaginario molto semplice, insomma, come il suo leader indiscusso Pier Ferdinando Casini le cui banalità raggiungono, soprattutto in tv, vette mai esplorate in passato nemmeno dai più grandi protagonisti della vecchia Dc, a volte nel suo genere quasi sublimi.

Ed ecco invece cosa scrive oggi sul Corriere della sera Francesco Verderami a proposito dell’Udc e del suo davvero fenomenale leader a proposito della nuovissima invenzione (davvero non ci aveva mai pensato nessuno prima d’ora) e cioè la cosiddetta “rete” (sic) che a detta dell’ineffabile Casini dovrebbe sbaragliare la concorrenza alle prossime politiche:

ROMA — La rete è un arcipelago, un insieme di microcosmi di un’area moderata, cattolica e laica, a cui servono ponti per collegarsi e trasformarsi in realtà politica. Ma non è facile superare antiche rivalità e dissipare i soliti sospetti, e soprattutto — come dice Casini — non esistono scorciatoie, «non c’è spazio per altri predellini». Perciò «serve tempo» per dar vita al contenitore che dovrebbe contendere elettori al Pdl e riportare al voto quanti hanno trovato riparo nell’astensionismo. All’indomani delle Amministrative il leader dell’Udc si rese conto che il Terzo polo aveva fallito nell’impresa e da allora lavora a un progetto più ampio.
La rete è un sistema di relazioni che mette insieme il ministro Passera con il segretario della Cisl Bonanni, i presidenti di Confartigianato e Confcooperative Guerrini e Marino con il giornalista Giannino, che è pronto a presentare un documento per un movimento liberale, dietro cui si celerebbe la volontà dell’ex presidente di Confindustria Marcegaglia di impegnarsi in politica. La sintesi è necessaria per evitare il rischio di contraddizioni, per non dare all’opinione pubblica l’idea di un gruppo d’interesse e di potere, per vincere la scommessa con il Cavaliere che in questi giorni si è rifatto baldanzoso al punto da dire: «Corro per vincere. Non ci credete?».

Avete capito, che storia? Nessun gruppo d’interesse e di potere (non sia mai) ma sempre e soltanto arcipelaghi, microcosmi, ponti, e la rete naturalmente, che ai tempi di internet fa sempre effettoBene, pensate adesso a uno solo dell’Udc che avete conosciuto nella vita reale e al suo immaginario decisamente terra-terra di cui vi parlavo prima e ditemi voi se questo di Francesco Verderami sul Corriere della sera non è puro giornalismo psichedelico. Roba forte, da sballo veramente.

Casini, la "rete" e il giornalismo psichedelico del Corriere

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Civati e il Pd che non c’è e mai ci sarà

Giuseppe CivatiPur stimandolo parecchio (a differenza di Matteo Renzi, per dire) ho sempre avuto il sospetto però che Giuseppe Civati facesse, come dire, il finto tonto. Che fosse cioè uno di quelli bravi a parole, ma puntualmente incoerenti nei fatti. Invece, sbagliavo a pensare male. Civati, insomma, al Pd ci credeva veramente. E proprio perché aveva preso molto sul serio (beata gioventù) il partito che non c’è, non è mai esistito e mai esisterà, ora coerentemente punta i piedi contro l’alleanza del Pd con Casini, “con chi — dice — ha governato con Berlusconi premier”.

Mi fa piacere che Civati (uno dei giovani dirigenti più bravi e preparati) e insieme con lui anche una parte seppur presumibilmente minima del Pd abbiano finalmente il coraggio — per la serie non è mai troppo tardi — di dimostrare di un po’ di coerenza e, sopratutto, d’onestà intellettuale. Certo, non sposterà di un solo millimetro le attuali posizioni dei leader del partito. Ma almeno serve a squarciare (quantomeno ci sta provando ed è già qualcosa) il velo d’omertà che c’è attorno al Pd:

“Non si va al governo nazionale con chi ha governato con Berlusconi premier. È una questione di civiltà politica, se no la gente non capisce più niente. Credo che se il Pd sceglie di allearsi con Casini, lasciando a casa tutta l’altra sinistra, il problema diventa grave per tutti. Le alleanze si costruiscono sulle cose da fare. Però cominciamo a parlarne”.

Parole chiare e inequivocabili che di fatto pongono Giuseppe Civati fuori dal partito se non fosse per quel disperato quanto ingenuo invito finale cominciamo a parlarne che, conoscendo i destinatari, fa decisamente, come dire, molta tenerezza.

Democristiani eravamo e democristiani torneremo

Giulio Andreotti

Manco è partita, l’alleanza, che già l’Udc detta legge. Primo avvertimento: sì all’accordo con il Pd, mai con Di Pietro e Vendola. Mai. Sempre democraticamente parlando, s’intende. Bersani ora sa cosa deve fare. Sta accadendo l’inevitabile, sta accadendo quello che tutti auspicavano. Il finale che prima o poi sarebbe inevitabilmente arrivato. Così come in tempi non sospetti, quando ancora Casini stava con Berlusconi insomma, scrivevo e riscrivevo che prima o poi proprio Casini (e chi altri sennò?) sarebbe diventato il futuro leader non del centrodestra ma del centrosinistra. Tanto è stato (anche se non non bisognava essere dei maghi per capire dove il Pd, fin dalla sua nascita, volesse andare a parare).

Che dire? Che ormai per quanto mi riguarda non ho più la forza e la voglia di dire più niente di quanto sia stato detto dopo anni e anni di immobilismo politico. Non c’è niente da fare, è una lotta impari. È veramente impossibile riuscire a scalfire un muro di omertà e indifferenza che ricorda tanto l’organizzazione mafiosa. Forse, a distanza di 40 anni il cerchio si chiude. Democristiani eravamo e democristiani torneremo ad essere. La breve ma intensa parabola del sogno della sinistra italiana si conclude così. D’altronde, lo dico con amarezza ma soprattutto con un po’ di quel sano realismo che mi è sempre mancato, gli italiani se lo meritano. Gli italiani, certi italiani, non meritano nient’altro che questa politica e questo finale triste e banale della sinistra che fu.

Nella più totale assenza di una seria rappresentanza elettorale (capace cioè di raccogliere consensi di una certa consistenza) mi trovo di nuovo costretto (quando ancora ho i sensi di colpa per non aver votato, la prima volta in vita mia, alle ultime politiche) a non esercitare più il mio diritto di voto. Ormai, come negli Stati Uniti, andare a votare proprio non ha più nessun senso.

Nichi Vendola risponde a D’Alema: mai con l’Udc

Nichi Vendola insiste a non voler avere niente a che fare con l’Udc. E lo dice chiaramente nell’intervista di oggi sul Corriere della sera in cui replica a quella rilasciata ieri da Massimo D’Alema per benedire l’alleanza del Pd con Pier Ferdinando Casini:

“Se Bersani dovesse confermare questo scenario strategico, la distanza tra il mio partito e il Pd diventerebbe incolmabile. Per ora, per fortuna, sono solo interviste”.

Saranno pure interviste (di D’Alema sul Corriere e di Pier Ferdinando Casini sulla Repubblica) ma la situazione è questa. Nel qual caso cosa succederebbe? Vendola non ha dubbi:

“Lavoreremmo per una coalizione di governo alternativa, che capovolga le politiche liberiste”.

Nonostante il centrodestra sia in grosse difficoltà, il centrosinistra continua lo stesso a perdere credibilità. Inesorabilmente. Beppe Grillo osserva, riflette e “gongola”. Ogni giorno che passa sempre di più.

Nichi Vendola contrario all'alleanza con l'Udc

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Se D’Alema e Casini fanno le stesse interviste

Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini

D’Alema e Casini insieme nel segno di Mario Monti. Nelle due interviste di oggi — D’Alema sul Corriere della sera (qui il link) e Casini sulla Repubblica (qui il pdf) — l’alleanza è servita. Dicono le stesse cose su Monti (ritenuto solido punto di riferimento e collante dell’alleanza tra moderati e progressisti) e su Nichi Vendola (qui intervistato dal Manifesto) e Di Pietro contrari alla svolta a destra. Se Vendola vuole, a certe condizioni si intende, ha ancora la possibilità di accodarsi. Ma Di Pietro (dicono usando quasi le stesse parole D’Alema e Casini) proprio no. E la colpa, dicono sempre in coro D’Alema e Casini, è solo sua, di Di Pietro e nessun altro, dal momento che si è permesso (vedi un po’ tu) di criticare perfino il presidente della Repubblica. Dice infatti D’Alema nell’intervista sul Corriere della sera:

“È Di Pietro con i suoi attacchi continui contro il partito, le istituzioni, il Quirinale, che si mette in una posizione difficilmente compatibile con una seria prospettiva di governo”.

Mentre Casini dice nell’intervista sulla Repubblica:

“Lui si è messo al margine con attacchi dissennati e ripetuti al presidente della Repubblica e anche al Pd”.

E sempre a proposito della lite in famiglia, Casini si tira fuori specificando che non è lui a pensarla come il Pd, ma è piuttosto il Pd a pensare le stesse cose dell’Udc. E, quindi, conclude beffardo Casini, Vendola se la deve prendere con il Pd e non certo con lui:

“Capisco il disagio di Vendola e Di Pietro, ma non riguarda Casini. Riguarda piuttosto le scelte politiche del Pd in Parlamento, scelte che loro non condividono”.

Questo, insomma, il futuro che ci aspetta. Quello che fortissimamente voleva, e non da ora, D’Alema. Difficile pensare si possa più tornare indietro: i giochi sono fatti. Da qui — dall’accordo politico con uno dei partiti più clientelari e affaristici del centrodestra — si riparte per aprire un’altra nuova imbarazzante pagina della sinistra italiana, che ormai non è più nemmeno possibile definirla tale.

E poi c’è chi ancora si stupisce del fenomeno Beppe Grillo. Ormai Grillo non deve fare e dire più niente, deve soltanto rimanere alla finestra. E da lì assistere, con un certo disprezzo, all’ennesimo suicidio di quel che resta del centrosinistra. Perché D’Alema e Casini non lo sanno, ma sono proprio loro i maggiori sostenitori del Movimento 5 Stelle. Ce lo sapremo ridire.

Corruzione: ecco l’emendamento del Pd per salvare Berlusconi

Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi
Ormai è chiaro: chi sostiene e vota il Pd e si ritiene non dico di sinistra ma semplicemente una persona onesta non può, nella maniera più assoluta, continuare a sostenere e votare il Pd. Le chiacchiere se le portano il vento, verrebbe da dire a Giuseppe Civati, uno dei pochi che si salvano, ma che da troppo tempo ormai predica sempre nel deserto.

Perché, non vedo ulteriori alibi e giustificazioni, votare il Pd sarà come votare il Pdl. Significherà sostenere l’antipolitica del malaffare e della corruzione, significherà essere complici e corresponsabili dell’attuale degrado civile e morale.

Esagero? Non credo. Ecco sul Sole 24 Ore (il giornale di Confindustria che dà lezioni di morale a quel che resta della sinistra…) quello che è, purtroppo, l’ultimo esempio in ordine di tempo:

Abrogare il reato di concussione e trasformarlo in corruzione o estorsione. È uno degli emendamenti proposti dal Pd al ddl anticorruzione. E di per sé non farebbe notizia se non fosse che la modifica rischia di diventare causa immediata di proscioglimento di Silvio Berlusconi nel processo Ruby per il reato di concussione, cioè per l’ormai famosa telefonata dell’ex premier in Questura con cui fece liberare Ruby in quanto «nipote di Mubarak». Il processo continuerebbe per l’altro reato, la prostituzione minorile, ma non per questo, a meno che il giudice non lo qualifichi come estorsione o come corruzione. Il che è impossibile. Tutt’al più come abuso d’ufficio, punito però fino a 3 anni, mentre la concussione ne prevede 12, e mandando al macero le prove raccolte. L’emendamento è sul tavolo della trattativa e può diventare la chiave per un accordo politico sul ddl anticorruzione in cui vi sia qualche inasprimento di pena per i reati di corruzione, con il conseguente aumento della prescrizione. — Donatella Stasio | Il Sole 24 Ore (via Piovono Rane)

La tragedia italiana sta tutta qui, nella progressiva e inarrestabile “democristianizzazione” del Pd. Viviamo cioè in una democrazia dimezzata, con parte dell’Italia privata di rappresentanza politica.

Massimo D’Alema, un vero professionista della politica

Fonte il Corriere della sera in edicola, ieri intervenendo alla Festa del Pd a Firenze Massimo D’Alema avrebbe (il condizionale è d’obbligo quando si citano i giornali e il Corriere della sera in particolare) ammesso:

«La strada maestra sono le elezioni. E secondo gli ultimi sondaggi il centrosinistra oggi vincerebbe, con o senza l’Udc».

Esattamente il contrario di quanto ha sempre sostenuto, altrettanto pubblicamente, da almeno due elezioni.