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Aldo Grasso e lo strano fenomeno dei giornalisti disinformati

Aldo Grasso, un paraculo non da niente, si chiede a proposito dello scontro tra Marchionne e Montezemolo, i cui veri retroscena non è dato sapere, come mai

“nell’era della trasparenza ogni giorno ci lamentiamo che la privacy è violata, eppure le cose importanti avvengono soltanto e rigorosamente nell’ombra”.

Uno strano fenomeno davvero, facile a descriversi ma di assai più complicata definizione. Sul vocabolario online della Treccani però credo di aver trovato una voce che più di altre potrebbe, seppur approssimativamente, avvicinarsi a questo inspiegabile fenomeno:

La parola "servilismo" sul vocabolario Treccani

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Gad Lerner: chi ci difende dalla Fiat?

Monti con Marchionne e Elkann

La Fiat, scrive Gad Lerner oggi sulla Repubblica (editoriale che può essere letto anche qui sul blog del giornalista) ha preso per il culo il governo e l’Italia. La Fiat ci ha presi tutti per il culo per essersi rimangiata la parola a proposito delle promesse d’investimento fatte a suo tempo soltanto con lo scopo di ottenere aiuti e agevolazioni. E, cosa ancor più grave, la Fiat prende per il culo il Paese anche grazie al silenzio-assenso del governo:

Se il precedente governo di destra assecondava per convenienza politica la prova di forza della Fiat, e gli stessi dirigenti del Partito Democratico hanno rivelato sudditanza psicologica nei confronti della presunta “modernità” di Marchionne, l’attuale premier e i suoi ministri tecnici appaiono invece prigionieri di una sorta di integralismo accademico: le aziende devono essere lasciate libere di seguire il loro mercato; investano dove meglio credono; e il governo resti un passo indietro.Gad Lerner
Bel risultato. La rinuncia a pretendere una politica industriale concordata si è sposata così all’applicazione ideologica della dottrina secondo cui i posti di lavoro si salvano concedendo maggiore flessibilità all’azienda. E’ falsa l’equazione “meno diritti uguale più lavoro”, come la storia si è già incaricata di dimostrare, non solo in Italia. Ma proprio lo stesso giorno in cui la Fiat preannunciava la cancellazione degli investimenti promessi, Monti ribadiva questa sua antica certezza: indicando lo Statuto dei Lavoratori, peraltro già modificato per facilitare i licenziamenti, come ostacolo alla crescita dell’occupazione.

Stando così le cose, Lerner non può fare a meno di chiedersi:

Nel capitalismo anglo-sassone spesso evocato come esempio da seguire, gli azionisti beneficiati da grandi profitti adoperano la parola “restituzione” per indicare le modalità attraverso cui intendono onorare il debito morale contratto con la società in cui si sono arricchiti. Avvertono uno stimolo del genere gli azionisti Fiat nei confronti dell’Italia, di cui sono stati per oltre un secolo classe dirigente? E il governo che pare come ammutolito di fronte alla disperazione sociale, Passera che da banchiere contribuì a salvare la Fiat e ora traccheggia al cospetto della realtà del lavoro penalizzato, vorrà finalmente cimentarsi nell’apprendistato della politica? Chi inchioderà la Fiat alle sue responsabilità storiche, scoprendo che un governo dispone di leve efficaci se vuole farsi dare retta dai capitalisti?

Di sicuro non certo Casini, non certo Bersani, non certo Renzi.

Diego Della Valle con Luca Montezemolo
“Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo Amministratore Delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese”. — Diego Della Valle