Archivi tag: Rudi Ghedini

Più che di sinistra si potrebbe dire uno abbastanza sinistro

Migliore con Bertinotti

Migliore con Bertinotti

A proposito della sinistra devastata da dirigenti impresentabili, scrive Rudi Ghedini:

La parabola di Migliore – sacrificato da Renzi nella corsa alla presidenza della Campania e inevitabile candidato a sindaco di Napoli contro De Magistris – non merita categorie trancianti (“traditore”, “venduto” o peggio): mi sembra, piuttosto, la conferma della levatura della classe dirigente allevata da Bertinotti. Non il più piccolo dei suoi errori.

Allevata da Bertinotti e sdoganata da Vendola, altro fenomeno inquietante con cui bisognerebbe prima o poi fare i conti.

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Zanetti story, ovvero la fortuna di essere interisti

La locandina del film Zanetti StoryPensavo che lo spirito per forza commemorativo avrebbe inevitabilmente danneggiato ogni buona intenzione. E che le ombre del clan dell’asado (con tutti gli insopportabili eccessi del post Triplete) mi precludessero un giudizio sereno. E invece mi sbagliavo. Ma di grosso. Diretto da Simone Scafidi e Carlo A. Sigon (e scritto insieme con Rudi Ghedini) Javier Zanetti capitano da Buenos Aires mi è sembrato semplicemente bellissimo.

Coinvolgente fino alla commozione, è il ritratto di un giocatore fra virgolette normale, ma uomo dallo smisurato coraggio. Perché prima ancora che sulla storia sportiva del Capitano è soprattutto un film sulle sue qualità umane: la forza di volontà, la capacità di resistenza. Ovvero il calcio come scuola di vita e l’Inter – e l’interismo – per vocazione e scelta. L’ennesima dimostrazione, cioè, di come l’Inter non sia soltanto una squadra di calcio (e che l’essere interisti sia qualcosa che vada decisamente al di là del puro e semplice tifo).

Di questo soprattutto parla Zanetti story: di interismo. Di quell’interismo la cui fondamentale diversità rispetto a qualsiasi altra squadra il Capitano ha saputo così bene rappresentare per tanti anni, molti dei quali tristi e sconsolati. Attraverso la storia magica di un giocatore tecnicamente non eccelso, ma Capitano immensamente interista, il film riafferma la specificità di una fede che rende gli interisti unici. Un dono e un privilegio che nessun scudetto e nessuna coppa potranno mai compensare.

  • Javier Zanetti capitano da Buenos Aires
    di Simone Scafidi e Carlo A. Sigon
    (2015)

Genere: Capitani coraggiosi – Consigliato: a chiunque piacerebbe un calcio pulito – Voto: 8

Magari il problema dell’Inter fosse solo Mazzarri

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Saint-Etienne e Verona, poi saluti e baci: Rudi Ghedini ritiene ormai l’esonero di Walter Mazzarri il male minore, se non necessario, per cercare di dare almeno una scossa. Per provare in qualche maniera a risollevarsi dalla mediocrità attuale. Non senza però puntualizzare le responsabilità della dirigenza:

Se Mazzarri è inadatto all’Inter, la società è ancor più inadatta al calcio italiano.

Sintesi perfetta dello stato delle cose in casa nerazzurra. Resta da vedere però se la squadra ricostruita in funzione del rigido 3-5-2 di Mazzarri sia in grado di potersi riciclare in altra maniera, di darsi cioè un assetto diverso dall’attuale. Se cioè con i giocatori a disposizione un altro allenatore possa fare i miracoli che non sono riusciti a Mazzarri.

Siamo sicuri cioè che sia solo una questione di modulo? E non, piuttosto, di una più generale mancanza di qualità? Il sospetto che, comunque la si voglia mettere in campo, quella attuale sia una squadra mediocre a prescindere da schemi e moduli, viene per forza. Una squadra composta da troppi giocatori non all’altezza e per di più con qualche campione incapace di esprimersi a buoni livelli. I problemi per esempio di Vidic e Palacio sono forse risolvibili con un semplice cambio di modulo? Qualche dubbio viene. Anche se il problema, come giustamente rimarca Rudi Ghedini, rimane la società:

L’unico dirigente con competenze calcistiche – discutibili, ma evidenti – è Piero Ausilio. Tutti gli altri pensano solo a ridurre le spese e aumentare le entrate. Manca una figura come Facchetti, manca una figura come Oriali, l’assetto della governance (parola che detesto) sarebbe più appropriato per un’industria che produce tondini di ferro o cialde di caffè, piuttosto che per una delle dieci aziende calcistiche più importanti d’Europa. Vedere Marco Fassone alla Domenica Sportiva, è stato quasi peggio che vedere la prima mezzora di Parma-Inter (poi ho spento).

Come non essere d’accordo? Ormai è passato quasi un anno dall’avvento di Thohir e le perplessità sono aumentate con il passare del tempo. Soprattutto, non convince l’idea che ha di voler gestire l’Inter alla stressa stregua di una fabbrichetta di scarpe in crisi per cui l’unico obiettivo rimane quello di far quadrare i conti, tagliando le spese e riducendo gli investimenti nella speranza di ottenere prima o poi un po’ di utili per mandare comunque avanti la baracca. D’accordo, nessuno nega che dopo 18 anni di (nel bene come nel male) eccessi l’Inter avesse assolutamente bisogno di una gestione più seria e manageriale. Solo che il modello di riferimento di gestione equilibrata non sembra essere né il Bayern e nemmeno il Borusssia Dortmund, ma piuttosto l’Udinese. Qualcuno, insomma, fa finta di dimenticare che l’Inter sia una delle squadre di calcio più seguite al mondo e che quindi non può in nessun caso – anche nei momenti peggiori come adesso – essere trattata come una qualsiasi squadra di provincia. L’Inter è l’Inter e merita rispetto. Anche – e soprattutto – da Thohir.

Conte e le dimissioni che non si possono raccontare

Giornalisti e opinionisti Sky

Semplicemente da applausi a scena aperta il post di Rudi Ghedini sul giornalismo (sportivo e non) che ha bucato le dimissioni di Conte: Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?
Copioincollo, in particolare, due passaggi. Il primo:

Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

E ancora:

Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Un’analisi secondo me inappuntabile che segue quella sempre in tema e altrettanto feroce fatta da Massimo Mantellini e da me citata qualche post fa.

Cerca i soldi e trovi le vere questioni politiche

Napolitano con Elkann e Marchionne

Giorgio Napolitano con John Elkann e Sergio Marchionne

L’articolo sulla Repubblica di Federico Fubini a proposito della Fiat che riceve dallo Stato più di quanto versa, con il ricorso alla Cig superiore ai contributi — articolo che Rudi Ghedini opportunamente segnala — credo sia abbastanza indicativo su come funzionano realmente le cose in Italia.

Per dire, l’argomento in questione, data la sua incontestabile rilevanza, dovrebbe essere affrontato e discusso con grande attenzione. Ecco cioè di cosa dovrebbero parlare giornali e tv tutti i giorni. Credo di non poter essere smentito se dico che ciò non succede mai o al massimo raramente. Quella di Fubini è piuttosto un’eccezione, uno strappo alla regola, insomma.

Eppure appare evidente che l’entità degli aiuti statali concessi a un gruppo così importante come la Fiat e le innegabili ripercussioni di una tale politica economica siano per forza di cose di grande interesse pubblico. Com’è possibile allora che passi sotto silenzio o quasi? Il fatto è che quando ci sono questioni che possono ledere anche solo minimamente gli interessi della Fiat come anche di qualsiasi altro grande gruppo industriale (tipo, tanto per fare un altro esempio di stretta attualità, l’Ilva) i media glissano, stemperano, banalizzano.

Per carità, in Italia non esiste censura. Dalla più importante alla più stupida, ogni notizia viene sempre data. E ridata, in tutte le salse e a oltranza. Non tutte le notizie però vengono trattate allo stesso modo, proprio no. Cambia sensibilmente il modo in cui una notizia viene data, il rilievo che le viene data, l’attenzione che le viene data. E anche quando bene o male una notizia viene riportata con sufficiente spazio succede, può succedere, che su di essa invece di accendersi il confronto cali un silenzio assordante. Invece di essere ulteriormente sviluppata e approfondita viene subito dimenticata. Soprattutto quelle che, e qui ci si riallaccia alla Fiat o all’Ilva, potrebbero risultare eventualmente sgradite. Anche se dovessero trattare questioni per niente marginali. Anzi. Ed è anche questo un motivo tra i tanti altri per poter affermare senza ombra di smentita che il nostro non è un Paese serio.

Il carissimo (quanto superfluo) Isla e lo svalutato Ranocchia

La nuova Inter in allenamento a Pinzolo

La nuova Inter si allena a Pinzolo

Premessa: sono tra quelli che trova giusta l’idea di investire su due giovani attaccanti di prospettiva come Icardi e Belfodil e che questa del ringiovanimento sia la linea da seguire, anche se lo si sta colpevolmente facendo con tre anni di ritardo. Così come ho accolto quasi con entusiasmo la bocciatura all’ultimo momento del solito mezzo giocatore di turno come Papu Gomez e l’irremovibilità di Mazzarri a mettere fuori squadra due giocatori palesemente non all’altezza come Schelotto e Silvestre. E ho capito anche la necessità di privarsi del genio con troppe sregolatezze di Cassano per dare un segnale forte allo spogliatoio di evidente rottura con il recente passato.

Quindi, in linea di massima, sono d’accordo sulle decisioni prese fin qui, di cui addebito presumibilmente parte del merito al nuovo allenatore Walter Mazzarri e, di conseguenza, alla sua capacità di tenere testa a Moratti e Branca nelle loro spesso scriteriate scelte di mercato. Non so però se dura. Se cioè si continuerà con altrettanta concretezza e necessaria razionalità. Mi riferisco chiaramente ai due giocatori del momento e cioè Isla (dato in entrata) e Ranocchia (dato in uscita).

Continuo a non  capire la rincorsa a un difensore poco più che normale come Mauricio Isla che non può essere certamente uno che fa la differenza e che essendo tra l’altro (particolare non da poco) un giocatore della Fiat giustamente la Fiat chiede ovviamente una cifra spropositata e ben al di sopra del suo reale valore di mercato. Così come sono scettico sulla scelta di voler liberarsi a tutti i costi di Andrea Ranocchia, l’unico a quanto pare a cui non può essere concessa un’ulteriore chance. L’Inter ha sempre concesso a tutti, anche ai meno presentabili, una seconda (e anche terza) occasione, ma evidentemente non a lui. Cosa che francamente appare abbastanza strana prima che incomprensibile.

Ragion per cui condivido in pieno quanto scrive a tal proposito Rudi Ghedini (qui il post) di cui copioincollo un passaggio che secondo me non fa una piega:

Come si fa a comprare Isla allo stesso prezzo preteso dalla Juve un mese fa, dopo decine di incontri e sobbarcandosi anche il riscatto obbligatorio dall’Udinese?
Isla verrebbe pagato 16,5 milioni di euro! Quasi quanto Strootman. Il doppio di quanto può costare Ljajic… E per Ranocchia se ne chiedono solo una dozzina?

Finanziare l’ulteriore rafforzamento della Juve, strapagando una riserva che Conte ha ormai messo ai margini, a quale strategia corrisponde?
E anche solo ipotizzare di sacrificare Ranocchia – non sarà un fenomeno ma non può essere svenduto – per sollevare la Roma dal problema Osvaldo, mi sembra un’altra genialata niente male: se c’è un reparto in cui l’Inter è a posto, è l’attacco. Comprare Osvaldo vorrebbe dire svalutare Icardi e Belfodil (che già non sono stati pagati poco).
Poi, al posto di Ranocchia verrebbe preso Dragovic, più o meno spendendo la stessa cifra, dunque non ci sarebbe nemmeno un risparmio.

La sinistra che rimuove la realtà

La Concordia simbolo dell'Italia attuale

La Concordia simbolo dell’Italia attuale

A proposito di elezioni e di programmi elettorali mi sento di condividere in pieno l’analisi politico-economica, secondo me assai convincente per sintesi e lucidità, di Rudi Ghedini:

È possibile che si possano rinegoziare gli impegni presi con l’Europa, ottenendo qualche margine per scelte espansive, a partite dal calo delle tasse sul lavoro e sulla produzione, e da qualche appalto pubblico in grado di rilanciare un po’ di domanda interna.
Ma è inutile fingere che ci siano un’Agenda Bersani o un’Agenda Ingroia o un’Agenda Grillo alternative all’Agenda Monti: qualcuno sa che farà l’opposizione, altri sono convinti di vincere, tutti giocano con le parole. In particolare, il Pd e Sel sanno che l’Agenda Monti non ha alternative, ma non possono dirlo alla loro gente, cercano voti e spargono illusioni.
Avete sentito Bersani dire dove intende tagliare la spesa pubblica? Come intende riformare il lavoro? Come si propone di sburocratizzare lo Stato? Con quali risorse agirà sulle più evidenti distorsioni della riforma delle pensioni?

Giusto parlare di “equità” da garantire nella crescita, e di lavoro qualificato e stabile, e di sviluppo ambientalmente sostenibile. Diventano parole vuote, se non si indicano con precisione i tagli alla spesa, unica via per liberare risorse e offrire allo Stato qualche occasione di investimento.

Se tutti sono corrotti nessuno è corrotto

Che poi ogni tanto ti viene il dubbio di esagerare. Ma poi, alla prima occasione, non solo arriva la conferma di quanto pensi, ma addirittura hai quella sgradevole sensazione (di fronte al peggio delle cose italiane) che non solo hai ragione tu a pensar male, ma che in realtà è perfino molto peggio di quello che uno immaginava.

RUDI

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Se tra il Pd e la sinistra c’è di mezzo la questione morale

Segnalo un post di Rudi Ghedini sulla questione morale, assai condivisibile anche alla luce degli ultimi fatti in materia di rimborsi ai partiti (di centrosinistra) che qualcuno ha fatto sparire e non gli passa manco per l’anticamera del cervello di riconsegnarli. Post di cui copioincollo l’ultima frase:

Sono uno di quelli, spero tanti, che a partire dalle parole di Berlinguer vorrebbero veder nascere un nuovo partito di sinistra.

Cosa in cui a dire la verità non credo più tanto, anche se rimane di per sè cosa sana e anche (perché no) liberatoria continuare comunque a credere in una società migliore.

Thiago Motta e le occasioni perdute di Moratti (2)

Thiago Motta
Mentre in tarda mattinata Simone Nicoletti dà per certo l’accordo di Thiago Motta (qui) con il Psg e poche ore dopo il nostro caro grande presidente Massimo Moratti cade dalle nuvole (qui) ora Rudi Ghedini non può non chiedersi (qui) quello che tutti noi ci chiediamo a proposito dei rinforzi a centrocampo che non arrivano. E cioè:

Ma se Moratti era disponibile ad investirne 80, di milioni di euro, per mettere le mani su Tevez, come mai non ce ne sono 25 per ingaggiare Nainggolan o Guarìn?

La striscia vincente delle ultime settimane sembra aver convinto la dirigenza che si può tirare avanti così, e a me pare un errore di valutazione talmente clamoroso che non posso crederci.

Carlo Petrini, il calcio truccato e la Fiat prima di Moggi

Carlo Petrini
Via Rudi attraverso via Bauscia Cafè segnalo la disperata e atroce (sono i primi aggettivi evocati dalla lettura) intervista di Malcom Pagani e Andrea Scanzi qui sul Fatto Quotidiano a Carlo Petrini, l’ex calciatore che per primo ha denunciato il doping, le scommesse e le partite truccate nel calcio italiano.

Intervista di cui mi piace evidenziare un riferimento alla squadra della Fiat degli anni Ottanta. Le squadre di Boniperti, Trapattoni, Bettega e Zoff per capirci, che la Repubblica ha sempre contrapposto in positivo (durante la Calciopoli del 2006 ricordo in particolare un’intervista di Maurizio Crosetti a Marco Tardelli di una disonestà intellettuale nauseante) a quelle di Moggi e Giraudo.

E questo soltanto perché negli anni Ottanta, ai tempi del primo scandalo, quello delle scommesse che coinvolse tra gli altri anche Paolo Rossi, Enrico Albertosi, Bruno Giordano e Lionello Manfrendonia (qui la voce su Wikipedia) nessuno ebbe il coraggio di denunciare anche la squadra della Fiat. Un dettaglio che Crosetti e le altre grandi firme del giornalismo italiano non possono non sapere. Ecco cosa racconta, a tal proposito, Petrini:

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.

Zarate (tecnicamente) bello e (tatticamente) impossibile

Mauro Zarate in prestito all'Inter
Di Zarate, al momento, non mi viene niente da dire. Di positivo, dico. Perché non ce lo facevo proprio all’Inter e perché ogni volta che l’ho visto giocare mi hanno sempre impressionato le sue indubbie capacità tecniche decisamente proporzionali alla sua palese e spesso insopportabile stupidità (e forse non solo tattica). Molto sveglio non lo è mai sembrato (ma nel calcio spesso non è un difetto) e  men che mai uno che si mette a disposizione della squadra (e a tal proposito a Sky hanno accennato a una specie di incentivo sul contratto legato al numero degli assist…) e Gasperini dovrà essere molto bravo a non farlo diventare un problema nello spogliatoio e, soprattutto, in campo.

Bello a vedersi, ma quasi sempre per niente concreto (a Rudi Ghedini per esempio fa subito venire in mente Recoba) Mauro Zarate, insomma, è uno che non la passa mai, uno che quando si perde fa il finto tonto e uno che secondo quando mi sembra di aver letto da qualche parte (lo so non c’entra niente o piuttosto parafrasando Moretti c’entra e non c’entra) si fa la ceretta. Vabbè, si dirà, saranno pur fatti suoi, ma la cosa (non posso farci niente) a me un po’ inquieta.

  • UPDATE

Un peso rilevante per convincere Zarate ad accettare l’Inter sono stati i premi e i bonus inseriti nel contratto dell’argentino. L’Inter, infatti, ha inserito una clausola che prevede un premio al decimo assist realizzato da Zarate, e il presidente Massimo Moratti ha poi assicurato un premio personale al suo quindicesimo gol.

Inter, tre maglie ancora senza titolari

E meno male che non si gioca, così Rudi Ghedini esprime sul suo blog tutte le perplessità sulla situazione di preoccupante stallo all’Inter:

Al 26 agosto non sappiamo ancora chi giocherà titolare nell’Inter in tre ruoli: seconda punta, attaccante esterno, centrocampista dinamico.

Qui tutto il post.