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Porcellum e sotto-Porcellum, ovvero la democrazia all’italiana

Trovato l’accordo tra le varie coalizioni elettorali in cui si frammenterà l’attuale Pdl. Il partito del centrodestra che avrà più voti alle elezioni sceglierà il candidato premier. In caso di parità si andrà al lancio della moneta.

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La legge elettorale e chi tra Bersani e Casini è da ricoverare

Bersani e CasiniA proposito dell’ennesima porcata che sta diventando la nuova legge elettorale (già ribattezzata Cicciobellum in onore del suo proponente Rutelli) Bersani dice che Casini è da ricovero perché vuole il Monti-bis. Ma secondo me è da ricovero lui: spiegatemi altrimenti come si fa a voler allearsi a tutti costi con il democristiano Casini e poi pretendere che il democristiano Casini non faccia più il democristiano.

Se il mago Casini ipnotizza con un gioco di prestigio Bersani

Casini ipnotizza Bersani con un gioco di prestigio

A me la sola idea che Pier Ferdinando Casini venga considerato il più furbo di tutti fa veramente ridere. Cioè, se il più astuto è il leader dell’Udc, figuriamoci gli altri. Per non parlare di Pier Luigi Bersani. A proposito della nuova legge già ribattezzata Cicciobellum in onore del suo proponente Francesco Rutelli, copioincollo da Pubblico oggi in edicola:

«Pier», se rimane il Porcellum, ha tutto da perdere. Perché il tandem Pd-Sel, se riesce ad avere una maggioranza di una ventina di senatori (alla Camera sarebbe blindata), potrebbe fare a meno di «moderati» della casiniana Lista per l’Italia. E perché i sogni di gloria del Monti bis, che per l’Udc rimane un obietivo dichiarato, andrebbero  immediatamente a farsi benedire.

Al contrario, con Cicciobellum proposto da Rutelli e approvato in commissione Affari costituzionali del Senato martedì, la musica cambia. I «progressisti» non  aggiungerebbero l’asticella del 42,5 necessaria per incassare un premio di coalizione del 12,5. E il Monti bis – è l’unanime riflessione del gabinetto di guerra democratico – sarebbe lì, a portata di mano. Anche se il segretario, pubblicamente, è costretto a sostenere il contrario («È impossibile immaginare che da questa palude venga fuori un Monti bis»).

È a quel punto della riunione, prima che il gabinetto di guerra si divida tra falchi (che vogliono andare a un muro contro muro) e colombe (che sono per la trattativa con Pdl e Udc), che Bersani riprende la parola: «Non possiamo permetterci di passare per quelli che vogliono il Porcellum. Per questo, dobbiamo trattare. Che abbassino la soglia per avere il premio di maggioranza al 40. Ma devono garantirmi che, se questo premio non lo raggiunge nessuno, la migliore lista, e cioè la nostra, deve avere un premio tutto suo del 10 per cento». La partita rimarrebbe complicata. Ma una strada per raggiungere Palazzo Chigi, per «Pier Luigi», ci sarebbe ancora. Anche se tutta in salita.

Ciò che manca al Pd è proprio la politica, ha scritto ieri Carlo Galli su Repubblica, parlando di «cecità» della sinistra. Quello che manca è la capacità di interpretare la spinta della società civilissima che si è manifestata in questi mesi, la richiesta di sobrietà della classe politica, la pretesa di un ritorno della democrazia compiuta in questo Paese. E anche, ed è la cosa più rilevante, la capacità di dare rappresentanza al conflitto che in queste settimane esplode, accompagnato da una profonda disgregazione sociale a cui il governo attualmente in carica contribuisce quotidianamente.

Sono questi i temi che il Pd deve affrontare. Trasformando la questione morale in una questione politica, impegnandosi perché cambino i rapporti tra la politica e il sistema dell’economia, perché si trovi una misura tra il governare e il nominare (facciamo le primarie, non i primari), perché si approvi una legge contro la corruzione che ristabilisca la situazione precedente alle leggi ad personam di Berlusconi e che sappia condannare il reato più grave per un uomo politico, che è proprio la corruzione (la concussione essendo in genere molto difficile da dimostrare). – Giuseppe Civati