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Sì, confesso: aspettavo questo momento da (quasi) vent’anni

Lo so, non ci faccio certo bella figura a postare la contestazione degli operai a Massimo D’Alema e per giunta in Puglia, nel suo territorio elettorale. Sì, lo so: non è bello vedere un ex leader della ex sinistra insultato e costretto a fuggire dalla manifestazione (in cui peraltro sembra si sia venuto a trovare per caso) inseguito dalle urla di rabbia e disprezzo di quelli che presumibilmente erano un tempo ormai così lontano i suoi sostenitori. Non è bello e forse non è nemmeno tanto giusto, visto tra l’altro che quegli stessi contestatori di oggi avrebbero fatto meglio a rendersi conto di quello che stava succedendo molti anni fa. Ma parecchi anni fa. Diciamo quasi vent’anni fa (tanto che Berlusconi ancora ci ringrazia). Perché quelli come D’Alema – o Veltroni – sono mostri politici che abbiamo creato noi e soltanto noi che sostenevamo (e votavamo) D’Alema – o Veltroni – e pensavamo così di essere di sinistra. Pensavamo male. E la colpa – sia chiaro – è solo nostra.

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Violante scrive al Corriere: Parlamento ingrato. E stronzo

Con una lettera astiosa al Corriere Luciano Violante rinuncia alla Consulta dopo aver riproposta la candidatura ad oltranza

Violante scrive al Corriere per la rinuncia alla Consulta dopo aver riproposto invano la candidatura a oltranza

Una lettera – Violante rinuncia alla Consulta: «Deriva che offende le istituzioni» – con uno stile, come dire, talmente agghiacciante nella sua freddezza burocratica e con dei toni così astiosi che sembra quasi evocare fantasmi da socialismo reale. Quella scritta da Luciano Violante sul Corriere sella sera in cui cerca – a mio personalissimo (quanto opinabile) avviso con un’incredibile faccia tosta – di ribaltare un po’ la realtà. Sì, perché, ora si scopre che non era certo lui, Violante, a voler imporre la sua candidatura alla Corte costituzionale (candidatura imposta, contro ogni logica e convenienza, al Parlamento a oltranza, per sfinimento o quasi). No. È colpa semmai di tutti quei colleghi, ingrati e oserei dire anche un po’ stronzi, che ribellandosi alla sua nomina e forzando così la vita parlamentare hanno bloccato la democrazia (sic) con una

deriva che offende l’autorevolezza delle istituzioni e la dignità delle persone.

Secondo Violante, infatti,

le leggi sono inefficaci senza i buoni costumi, che impongono comportamenti misurati e lungimiranti soprattutto quando sono in questione le nomine di organi di garanzia.

Ed è proprio per queste ragioni che Violante si sente anche in dover di lanciare un appello ai colleghi parlamentari ricordando loro che

il nostro Paese ha dimostrato in tante vicende lontane e vicine di possedere la forza per ripartire. Queste energie sono presenti in misura vasta anche nelle Camere. Se non esistessero saremmo miseramente crollati da tempo. Permettetemi di sperare, al di là della questione che mi ha personalmente coinvolto, che le classi dirigenti, di cui voi siete parte rilevante, consapevoli che l’essere tali costituisce non un privilegio ma una responsabilità, diano anima a queste energie, rendendosi interpreti dell’interesse generale e restituendo così alla politica l’autorevolezza che le spetta in una democrazia funzionante.

Quel senso di responsabilità e quell’interesse generale venuti meno, ribadisce insomma Violante, nel momento in cui il Parlamento si è opposto, in maniera inaudita verrebbe da leggere tra le righe, alla volontà espressa da Violante di entrare a far parte della Consulta. Ma stiamo scherzando? Come cazzo si sono permessi? Come hanno osato “ribellarsi”? Vergogna.

Il patto regge

Intervistato dalla Repubblica, il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta dice a proposito di Luciano Violante:

“Un grandissimo uomo delle istituzioni, un grande giurista, un garantista. Mi considero ben rappresentato nella Consulta da lui, oltre che da Bruno, ovvio”.

Brunetta elogia Violante

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Prima o poi ci spiegheranno cosa è stato veramente il Pci

Luciano Violante

Della Dc e del Psi sappiamo tutto o quasi. Del Pci, Partito Comunista Italiano, invece, bisognerà prima o poi riscrivere la vera storia, quella che non è stata e non ci è stata mai raccontata. Prima o poi capiremo finalmente la storia italiana degli ultimi 40 anni. Allora sì che capiremo perché mai personaggi per esempio come Luciano Violante siano riusciti per così tanto tempo a rimanere a galla. Sempre e comunque.

Massimo Cacciari: estraneo ai fatti e a se stesso

Perché la sinistra non c’è più? A chiedere di indagare sulla misteriosa scomparsa della sinistra, al Festival della politica, è niente di meno che Massimo Cacciari. E lo chiede e se lo chiede, Cacciari, con lo stupore di uno improvvisamente tornato in Italia dopo aver fatto il missionario negli ultimi 30 anni nei luoghi più sperduti dell’Africa. Massimo Cacciari, uno dei massimi dirigenti (tra i più autorevoli e ascoltati) del maggiore partito di sinistra italiano, ora vorrebbe sapere cosa diavolo sia successo in questi ultimi decenni alla sinistra e per quale motivo sia praticamente scomparsa. Quando semmai dovrebbe essere proprio lui a dovercelo spiegare. Come se, per dire, Fini, Gasparri o La Russa si chiedessero perché l’Msi non esiste più.

Se telefonando scopri tutta l’Italia di Giorgio Napolitano

Ad uso e consumo di chi non l’abbia ancora capito o, peggio, faccia ancora finta di non capire. Il problema dell’Italia non è Berlusconi (o l’impresentabile centrodestra italiano) ma piuttosto la sinistra (o presunta tale) che da vent’anni si nasconde dietro Berlusconi. Altro che Berlusconi: magari fosse solo quello il problema. Come spiega Guido Ruotolo, oggi sulla Stampa, il problema, insomma, il vero problema, è l’Italia di Giorgio Napolitano:

Per non dimenticare nessuno, in questi brogliacci si citano: Matteo Renzi, Massimo D’Alema, Romano Prodi, Giuliano Amato, Enrico Letta, Nicola Latorre, Pierluigi Bersani, Piero Fassino. Nomi di una squadra politicamente nota, quella del Pd a vario titolo. Poi ci sono le sorprese del Pdl: Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Daniela Santanché, Guido Crosetto.

Il neo giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, il 14 febbraio del 2010 parla con Mussari e gli chiede «se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi, in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo». Mussari conferma l’indiscrezione. C’è un’altra conversazione registrata con Amato, il primo aprile di quell’anno. «Mi vergogno a chiedertelo – esordisce il professore Amato – ma per il nostro torneo ad Orbetello. È importante perché noi siamo ormai sull’uso… Che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che insomma il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125». Risponde Mussari: «Va bene. Ma la compensiamo in un altro modo». Amato: «Guarda un po’ se ci riesci. Sennò io non saprei come fare. Trova un gruppo». Mussari lo tranquillizza concludendo: «Lo trovo. Contaci».

Il 24 febbraio Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Ma il presidente Mps è per una settimana in ferie. «Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale».

Uguaglianza e mobilità sociale: i veri problemi dell’Italia

Uguaglianza e mobilità sociale i due grandi problemi irrisolti dell'Italia

Roberta Carlini sull’Espresso

In paesi come Usa, Gran Bretagna e Italia almeno metà dei propri vantaggi economici viene dal fattore-famiglia, che invece pesa solo un quinto sui figli di norvegesi, danesi, finlandesi.

(via Piovono Rane)

Ogni programma politico di qualsiasi sinistra possibile parte dall’esigenza etica, pratica, umana di spostare l’Italia molto più in basso e molto più a sinistra – domani, subito – in questa cazzo di tabella.

Se il Pd fosse un partito di delinquenti

Napolitano e Berlusconi, padroni dell'Italia

Napolitano e Berlusconi, padroni dell’Italia

Di fronte allo sfacelo sociale in cui siamo non è più tempo di chiacchiere. A dire la verità non lo è da parecchio tempo. E se il Pd riuscirà a non far applicare la legge e a salvare ancora una volta Berlusconi credo si debba immediatamente organizzare una manifestazione nazionale di protesta per invitare tutti gli italiani onesti (o anche solo di buona volontà) a partecipare in piazza San Giovanni a Roma.

Se Berlusconi dovesse in qualche maniera (con la complicità del Pd) rimanere comunque in Parlamento diventerebbe assolutamente necessario scendere in piazza contro tutti quei delinquenti che vogliono cancellare la democrazia in Italia. Una mobilitazione trasversale ai partiti tipo quella del 2002, quella con quasi un milione di manifestanti, organizzata da Nanni Moretti (già, a proposito, ma che fine ha fatto Moretti…?)  per contestare soprattutto il centrosinistra (o presunto tale) e i loro ormai impresentabili e spesso imbarazzanti dirigenti.

La situazione sta diventando drammatica, soprattutto a causa dell’irresponsabilità al limite dell’eversione di Napolitano e della dirigenza del Pd e gli italiani (quelli seri) devono pur fare qualcosa per far sentire in qualche maniera la loro voce. Bisogna allora dare un segnale forte, occorre mobilitarsi per scongiurare il peggio.

Michelino Serra e la parola che proprio non gli viene

Michele Serra

Michele Serra

Dai Miché che alla fine prima o poi ce la fai

Sono anni che Michele Serra nella sua rubrica quotidiana L’amaca sulla Repubblica si arrampica tutti i giorni sugli specchi per cercare di trovare le parole giuste per definire la sinistra italiana senza riuscirci mai. Ma io lo so che Michelino ce la farà. Prima o poi ce la farà. Lo so perché è un grande intellettuale di sinistra e un grande intellettuale di sinistra prima o poi le parole le trova. Anche perché di parole da dire ne basterebbe solo una. È solo una questione di tempo, insomma. E bisogna avere pazienza. Ma vedrete che prima o poi anche al nostro Michelino — prima o poi — quella parolina verrà in mente, quella parolina che definirebbe secondo me senza nessuna ombra di dubbio Giorgio Napolitano, Dario Franceschini e i 101 del Pd.

Dai Miché che è facile

Lo so che quando si tratta di parlare del Pd o di giornalismo per te che sei sempre stato un militante del Pci-Pds-Ds-Pd-ocomecazzosichiameràdomani e che tra l’altro collabori per un giornale come la Repubblica che fa il tifo per Napolitano e per il Pd diventa umanamente difficile trovare le parole giuste. Ma io ti conosco, conosco la tua invidiabile intelligenza e capacità di analisi e so che ce la puoi fare. So che puoi benissimo trovare prima o poi il coraggio di trovare e scrivere quella parola che proprio non ti viene o che forse comprensibilmente rimuovi.

Eppure è semplice, credimi

Se non riesci a capire come mai e perché quelli del Pd si comportino così magari è perché non vuoi ammettere l’evidenza delle cose. La dolorosa evidenza delle cose. Che sono molto più semplici di tutti i tuoi spesso spericolati equilibrismi dialettici che, ammettilo, non portano mai da nessuna parte. E cioè che quelli del Pd sono semplicemente dei — scusami per la crudezza, ma non essendo un intellettuale non sono abituato a tanti giri di parole — mascalzoni. Ma-scal-zó-ni. E cioè, copio e incollo dal vocabolario: chi si comporta in maniera disonesta, falsa, vile e senza scrupoli. Come quando, cito le prime cose che mi vengono in mente, hanno accettato di far sospendere i lavori parlamentari per protestare contro la magistratura che perseguita il povero Berlusconi. O come quando hanno tolto al Parlamento voce in capitolo all’acquisto degli indispensabili F35. O come quando hanno votato contro la sfiducia al ministro Alfano che non sapeva niente della “deportazione” di moglie e figlia di un dissidente politico. Vado avanti? No, meglio di no, c’è da vergognarsi solo a scriverle. Ma insomma, Miché, sono o non sono dei mascalzoni? Miché, dico a te. Sono o non sono dei mascalzoni?

Miché, per favore, dillo

Ora che anche tu hai ritrovato la parola che non proprio non ti veniva in mente, ti prego, ti scongiuro. Per favore: scrivila pure tu questa parola. Prima di andare in pensione, però. Perché, lo ammetterai, dopo non vale. Saresti veramente una (scusa il termine) merda a dirlo dopo, un po’ come Veltroni che ha confessato di aver fatto finta di essere stato comunista per trent’anni e più.

L'amaca di Michele Serra

Sulla Repubblica di oggi l’ennesimo corsivo di Serra per giustificare il Pd

La guerra civile (che non c’è)

Potrà piacere o no, ma Marco Travaglio dice quello che quasi tutti gli altri rimuovono.

Se Civati confessa perché il Pd non vuole Rodotà

Bersani e Alfano si danno la mano

Giuseppe Civati spiega, finalmente, quale sia il vero problema del Pd:

Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.

C’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Basta o bisogna ancora continuare con questa farsa del Pd che sarebbe un partito di centrosinistra? Il Pd farebbe bene a consegnarsi a Berlusconi e fare finalmente outing: è la nuova Dc del nuovo secolo. Punto. Militanti, sostenitori ed elettori se ne facciano una ragione e, per favore, non prendiamoci più per il culo.

(Mentre mi auguro che Civati o Marino ne prendano finalmente atto e agiscano di conseguenza e cioè che l’Italia come qualsiasi Paese democratico ha bisogno di avere finalmente un partito di sinistra)

Se gli italiani scoprono che il Pd non è un partito di sinistra

Non so se fanno più rabbia o più pena questi elettori del Pd che scoprono solo adesso che il Pd non sia un partito di sinistra. Non lo è mai stato e né d’altronde c’è mai stato un dirigente del Pd che si sia mai sognato di sostenere una cosa del genere. E la presenza tra i fondatori del Pd di quasi tutti gli ex comunisti, del resto, ne è la palese conferma oltre ogni plausibile dubbio.

Il delitto perfetto (11)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre in tema di delitto perfetto segnalo il bellissimo, quanto amaro, post di Alessandro Gilioli che condivido in pieno ma solo fino alla penultima riga, quando cioè, lasciandosi andare secondo me a un eccesso di ottimismo, avanza l’ingiustificata speranza che l’ennesimo inciucio del centrosinistra con Berlusconi possa almeno decretare la fine del Pd.

E’ partita a reti unificate la grande operazione ‘Dimenticare il Caimano’.

In nome della ‘responsabilità’, delle imprese che chiudono, delle partite Iva alla fame, dei debiti non pagati dalle pubbliche amministrazioni, delle aste dei Bot prossime venture, e chi più ne ha più ne metta.

Ci stanno spiegando – tutti o quasi – che solo il ‘dialogo fra le forze responsabili’ –  può risolvere queste emergenze: il particolare che le emergenze in questione siano state create proprio da queste forze ‘responsabili’ viene ovviamente tralasciato.

Quindi, dimenticate il Caimano: i suoi processi, le sue illegalità, la sua cricca di farabutti, la sua impresentabilità, la sua tendenza all’eversione, le sue leggi ad personam, le sue mirabolanti promesse mai realizzate, i suoi insulti ai giudici o alla ‘Consulta comunista’, le sue barzellette anni Cinquanta, le sue Santanchè, i suoi La Russa, i suoi Verdini, i suoi Capezzone, le sue nipoti di Mubarak.

Dimenticare tutto, subito: stamattina la radio di Confindustria paragonava il dialogo tra Pd e Pdl alla grosse koalition «che ha rilanciato l’economia tedesca», oggi sul ‘Corriere’ Antonio Polito ci spiega che il Pd deve «elaborare il lutto della vittoria mutilata» e piantarla con l’idea di fare da solo, sulla Stampa Luca Ricolfi tesse ‘l’elogio dell’inciucio’, sul ‘Messaggero’ l’editoriale si intitola ‘Larghe intese necessarie anche al tavolo del governo’ – e l’altro giorno (ancora sul Corriere) un grottesco Aldo Cazzullo rimproverava gli elettori delle primarie piddine che scelgono il candidato di sinistra.

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Gli amici di Berlusconi

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Grazie al Manifesto (via Piovono rane) un’intervista spiega abbastanza bene come abbia fatto Silvio Berlusconi ad avere il monopolio televisivo, come abbia fatto a non finire mai in galera e come abbia fatto a dettare legge (ad personam) per vent’anni senza che nessuno mai riuscisse in qualche maniera almeno a contrastarlo.

Un’intervista in cui ora — solo ora — un deputato dell’allora Pds rivela che furono proprio i massimi dirigenti dell’ex Pci a impedire nel 1994 l’applicazione della legge per cui Silvio Berlusconi è ineleggibile.

Un’intervista, insomma, che spiega finalmente come Berlusconi sia diventato Berlusconi. E cioè non solo grazie all’aiuto di amici mafiosi come Vittorio Mangano o Marcello Dell’Utri. No. Berlusconi è diventato Berlusconi anche grazie ad altri amici ancora. Quelli cioè che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi a lui e al berlusconismo.

Che Dio li fulmini a uno a uno, mi verrebbe da augurare loro se non fossi ateo. Ma aspetterò pazientemente che tutti — compresi quelli che sapevano e hanno omesso di dirlo per complicità, convenienza o solo omertà — siano prima o poi maledetti dalla storia. Tutti quanti, nessuno escluso.

Gli amici di Berlusconi

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ll delitto perfetto (6)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre a proposito del berlusconismo creato, favorito e sostenuto dalla finta opposizione del centrosinistra, si potrebbe quasi dire, come scrive per esempio Alessandro Gilioli, che il Movimento 5 Stelle l’abbia creato Massimo D’Alema:

Un collega più anziano di me – d’età, ma soprattutto di permanenza qui all’Espresso – oggi in riunione faceva notare come la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di frequenze radiotelevisive sia stata una battaglia di questo giornale, nel ‘94-’95: inchieste, editoriali, commenti, copertine, appelli.

Era una battaglia sacrosanta, ma all’epoca fu abbondantemente snobbata dal Pds di D’Alema, il quale come ognuno sa era convinto che proprio per i suoi conflitti d’interessi Berlusconi sarebbe stato un avversario più debole da battere – e mai calcolo politico fu più cannato.

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E fu così che D’Alema disse cose di sinistra

Bersani e Moretti simboli di venti anni di fallimenti della sinistra italiana

Bersani e Moretti simboli, più dello stesso D’Alema, di venti anni di fallimenti della sinistra

Incredibile ma vero, Massimo D’Alema ha improvvisamente scoperto l’esistenza del conflitto d’interessi, della corruzione, degli sprechi. Una cosa veramente commovente, se ci si pensa. Soprattutto per tutti quei milioni d’italiani di sinistra umiliati e offesi — diciamo pure presi per il culo — in questi ultimi vent’anni. Per colpa (o grazie, a seconda dei punti di vista) del Movimento 5 Stelle è avvenuto un vero miracolo nel suo genere: D’Alema cioè è costretto a dire, per una volta, cose di sinistra. Son soddisfazioni, almeno per chi come me, aveva creduto — che illuso, veramente — all’esistenza di una sinistra italiana.

Beh, fossi al posto di Beppe Grillo io proporrei proprio lui, sì proprio D’Alema, come presidente del Consiglio. Sarebbe per buona parte degli italiani — io non so cosa darei perché succedesse veramente — la rivincita politica e morale di un’intera vita il poter ricordare Massimo D’Alema che viene costretto a fare cose di sinistra. Tipo una vera legge sul conflitto d’interessi, una legge finalmente di sinistra, finalmente approvata e proprio da D’Alema, proprio cioè da uno dei maggiori responsabili del degrado civile e sociale di questi ultimi disgraziati vent’anni, quello che più di tutti ha contribuito a creare e alimentare il mostro del berlusconismo.

Perché senza D’Alema e Napolitano, senza i cosiddetti miglioristi (la corrente filocraxiana che nello storico passaggio dal Pci al Pds si appropriò vita natural durante del partito) avremmo avuto forse un’Italia diversa, difficilmente più confusa e disperata di quella che è diventata. Un’Italia costretta ad affidarsi nelle mani di un semplice ma onesto giullare, indignato quanto e più di noi dal tradimento di una sinistra finta e corrotta (vero Nanni Moretti?) per riuscire a rivedere un po’ di luce.

Stella, Galliani e Berlusconi alibi perfetto

Gian Antonio StellaSilvio Berlusconi è un mostro creato dalla sinistra, dalla cosiddetta sinistra e dalla società civile, dalla cosiddetta società civile. Ci ho messo molto tempo — troppo — ma finalmente poi ho capito. Ho capito e non mi faccio più fregare da quanti si nascondono, da vent’anni a questa parte, dietro l’alibi del berlusconismo.

La sinistra che dice di opporsi a Berlusconi ma pensa, parla, vive e agisce cercando disperatamente (senza riuscirci mai) di copiarlo in tutto e per tutto.  O la società civile succube dei media e i media che la dovrebbe rappresentare e tutelare: i media che rivendicano spudoratamente di essere al di sopra delle parti anche quando sono alle dipendenze di Berlusconi, anche quando è Berlusconi che li paga e li istruisce su come si deve fare e si fa (o sì se si fa come dice lui e basta) comunicazione.

Che poi, come al solito, i peggiori sono sempre quelli che dissimulano la realtà dei fatti. I peggiori giornalisti non sono quelli come Emilio Fede, dichiaratamente di parte, faziosamente di parte. No, ce ne sono perfino di peggiori. Ma di parecchio. Sono quei giornalisti che dicono di essere al di sopra delle parti e quando non ci riescono si autoassolvono spiegando che comunque l’importante non sia raccontare sempre le verità che si conoscono ma raccontare almeno quelle verità che si possono raccontare. Giornalisti diciamo così per approssimazione come il sempre da me citato Enrico Mentana o come il superpremiato Gian Antonio Stella, quello che prima degli arresti e dei sequestri va a Taranto e racconta sul Corriere della sera che l’Ilva non solo non inquina, ma che forse quei brutti meridionali non hanno molta voglia di lavorare.

Gian Antonio Stella che oggi sul Corriere si butta a pesce (con una tempestività che lascia diciamo così sbalorditi, visto che la notizia è vecchia di giorni) sul caso della conferenza stampa per la presentazione di Balotelli in cui Adriano Galliani ha negato che Berlusconi avesse mai definito Balotelli una mela marcia e ha maltrattato una giornalista Rai che sosteneva giustamente il contrario, dato che c’è un video inequivocabile e visibile anche su You Tube. Galliani insomma ha semplicemente detto una bugia. Quindi Galliani è semplicemente un bugiardo. Non solo. Galliani ha anche ripreso Balotelli per aver tentato di chiudere la questione spiegando che comunque Berlusconi si fosse pubblicamente scusato. Apriti cielo. Berlusconi non si scusa mai. E anche Balotelli è stato zittito da Galliani perché Berlusconi non poteva essersi scusato di una cosa che non aveva mai detto. Anche in questo caso, però, le scuse pubbliche di Berlusconi sono provate eccome. Quindi Galliani ha detto un’altra bugia. Quindi è doppiamente bugiardo. E sia chiaro: non è un’opinione, è solo un dato di fatto. Bene. Ora leggetevi l’articolo del grande inviato del Corriere della sera Gian Antonio Stella e provate a trovare la parola “bugiardo”. L’unica parola che bisognava scrivere e invece non è stata scritta. Incredibile no? Il grande giornalista (figuriamoci tutti gli altri) Gian Antonio Stella non ha nemmeno il coraggio di scrivere “bugiardo” di fronte all’evidenza dei fatti. Incredibile sì. Dire la verità, nient’altro che la verità, è poco elegante. E va bene. Ognuno sceglie di essere quello che vuole. Poi però nessuno si azzardi a dire che è sempre tutta colpa di Berlusconi.

Il trionfo del Pd e una condanna, la mia, a rimanere per sempre in minoranza

Manifesto del PciSì, lo ammetto. Non me l’aspettavo, non mi sarei mai aspettato una tale affluenza alle primarie del centrosinistra. Al netto degli infiltrati (e delle truppe cammellate portate a forza nei seggi) il fatto che siano andati a votare oltre tre milioni e mezzo di italiani è un dato forte quanto incontestabile. Contrariamente a quello che pensavo (o sarebbe meglio dire mi auguravo) agli orfani come me di Pci-Pds-Ds, quelli insomma che si sentono di sinistra o se non altro hanno votato Pci-Pds-Ds, a quanto pare il Pd non dispiace. Pare proprio di no. Nonostante il fallimento che il Pd si è finora dimostrato, nonostante tutte le contraddizioni e incongruenze, nonostante tutti gli errori politici commessi fin da prima che il Pd nascesse. No. Nonostante tutto, il cosiddetto popolo della sinistra ha dato – incredibilmente – il proprio consenso al Pd. Nonostante sia così brutto e privo di qualsiasi credibilità, nonostante i suoi leader (vecchi, maturi o giovani) siano decisamente impresentabili, nonostante il Pd faccia spesso oggettivamente schifo. Fa schifo, ma evidentemente piace. Forse, mi viene provocatoriamente da pensare, proprio perché il Pd è così brutto? Mah. Resta il fatto che dal Pci al Pd sono passati oltre vent’anni e in questi vent’anni la sinistra ha ceduto su tutto, mica solo sui principi. Ha ceduto sulla giustizia sociale come sulle escort, sui conflitti di classe come sulle barche, sulla laicità come su Maria De Filippi. Ha ceduto sempre, ha ceduto comunque, ha ceduto su tutta linea fin dove era possibile cedere. Ha ceduto fino a rivalutare e mettere tra i suoi punti di riferimento papa Giovanni XXXIII e Bettino Craxi. Eppure lo stesso popolo di sinistra, anche se con alti e bassi, non ha mai mancato di garantire sempre – se non la partecipazione attiva alla vita politica del Paese – almeno un voto sicuro. Magari chissà, prova a dire pietosamente qualcuno, forse dipenderà dal fatto che ci si affeziona a un partito come alla propria squadra di calcio. La politica come il tifo e i cittadini tifosi a prescindere. Sarà, ma è veramente triste.

È comunque impossibile non prendere atto di questa cosa: quei quasi quattro milioni di italiani che sono andati a votare non lasciano spazio a ulteriori dubbi. Segno che, evidentemente (potrei a questo punto azzardare venti anni e passa dopo) quella famosa mezza Italia di sinistra che io come tanti altri (fessi, direi appropriatamente a questo punto) non era poi così di sinistra come si pensava. O forse lo era e poi magari è andata in confusione con il passare del tempo e… delle sconfitte. Anche perché il Pd tutto sarà e potrà essere tranne un partito di sinistra. E quei quasi quattro milioni di italiani hanno sancito chiaro e tondo, una volta per tutte, che va bene così. Indietro non si torna e, purtroppo, non si va più nemmeno avanti. Finisce inevitabilmente qui, domenica 25 novembre 2012, la storia della sinistra italiana. AltanFar finta che non sia così sarebbe da ipocriti o da stupidi. Anzi, a posteriori, si può benissimo dire che la sinistra in Italia fosse spacciata già da un bel po’ e che tutti i tentativi più o meno velleitari fatti in questi ultimi anni altro non erano che una specie di accanimento terapeutico da parte di quanti – molto semplicemente – non volevano guardare in faccia la realtà delle cose.

Finisce così il sogno di poter mai vedere la sinistra al governo (non possono far certo testo le estemporanee e insignificanti parentesi dell’Ulivo di Prodi) e anche se continuerò a rompere le palle come prima e più di prima (poco ma sicuro) ammetto di aver perso. Ho valutato male gli italiani o almeno certi italiani che credevo la pensassero come me. Tutto qui. Ammetto la sconfitta e – finalmente, forse è il caso di dire – ne prendo atto. Detto questo, ciò non cambierà di una sola virgola il mio modo di pensare, di essere e di vivere anche se sono giustamente consapevole di far parte di una minoranza e di doverne sempre fare parte. Ma non è detto che sia per forza una brutta cosa. Anzi. Secondo me potrebbe essere quasi una liberazione.

 

VEDI ANCHE:

Le banche di Geronzi e la sinistra di D’Alema

La copertina del libro intervista ConfiteorLa prossima settimana dovrebbe uscire Confiteor, libro intervista di Massimo Mucchetti a Cesare Geronzi in cui – secondo l’anticipazione dell’Espresso – il potente banchiere fa una confessione che ci riguarda da vicino, a noi almeno che ci sentiamo ancora di sinistra:

Lo sponsor politico più importante di Cesare Geronzi? Il leader di partito che non ha mai fatto mancare il suo appoggio alle iniziative del banchiere più influente e controverso della seconda Repubblica? Non è Giulio Andreotti, che pure fu decisivo per la nascita della Banca di Roma a guida geronziana. E neppure Silvio Berlusconi, da sempre indicato come il principale supporter del finanziere capitolino. No, l’amico vero, il politico negli anni fedele, si chiama Massimo D’Alema.

A un primo commento a caldo verrebbe da dire una cosa tipo “quando la realtà supera la fantasia”. Poi però mi stupisco soprattutto della mia mancanza di stupore. È un po’ come se – in fondo – lo avessi sempre saputo. Cioè lo immaginavo, anche se poi mi pareva sempre di esagerare. E invece no. Era perfino peggio.

Giorgio Napolitano e la coerenza del potere

Andreotti e Napolitano protagonisti della RepubblicaDice Napolitano: «Italia travagliata, c’è bisogno di slancio morale». D’altronde, chi meglio di lui che è ininterrottamente al potere da 60 anni a questa parte può saperlo?
A dimostrazione forse di come ogni partito abbia il suo Giulio Andreotti, sicuramente Giorgio Napolitano è il Giulio Andreotti del Pci prima, per Pds poi, dei Ds dopo, del Pd ora. Come non bastasse, dopo aver superato indenne tutte le stagioni della Repubblica (anche le più imbarazzanti) con le sue drammatiche contraddizioni morali incluse quelle della sinistra italiana ha pure la presunzione di spiegarci cosa dovremmo fare: noi, non lui. È il suo ruolo istituzionale di capo dello Stato, quello di ammonirci, di indicarci la giusta via, mi si potrebbe benissimo eccepire. Ah sì? Comincia tu, allora, che sei il migliore di tutti, verrebbe quantomeno da rispondergli. Senza vergogna, davvero.

Walter Veltroni per favore arrenditi

Walter VeltroniTrovo insopportabile ogni dichiarazione pubblica di Walter Veltroni. Trovo ridicolo questo fatto che il mondo non possa fare a meno di sapere ciò che passa ogni momento per la testa a Walter Veltroni. Trovo indecente che Walter Veltroni dopo trent’anni (mica un giorno) di fallimenti (devastanti per l’Italia prima ancora che per la sinistra) non si sia ritirato a vita privata per godersi, come dire, i frutti (sic) del suo lavoro.

Walter Veltroni  ha sempre sbagliato tutto: analisi politiche, previsioni politiche, progetti politici. Ha commesso errori su errori, ininterrottamente. Sempre dalla parte del torto su ogni cosa. Eppure, nonostante ciò, sembra che il mondo non possa andare avanti se prima Walter Veltroni non ci spiega come, secondo lui, funziona.

Il mondo però non ne vuol sapere di Walter Veltroni e purtroppo il mondo gira ogni volta al contrario di come pensa Walter Veltroni. Tanto che basterebbe semplicemente fare esattamente l’opposto di quello che dice Walter Veltroni e diventerebbe quasi uno scherzo anche vincere le elezioni.