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Lo strano destino del signor Rizzoli, forzato del fischietto

Nicola Rizzoli fischia rigore contro la JuveA proposito di errori arbitrali, sulla Repubblica di oggi Maurizio Crosetti tira fuori un interessante dato statistico. Per tre volte in questa stagione – a Pechino, Udine e Catania -l’arbitro Nicola Rizzoli ha fatto vincere con i suoi errori determinanti la squadra della Fiat contro una, quella di ieri a San Siro, in cui l’ha fatta invece perdere. 3-1 il  conto complessivo per un totale di 4 partite falsate. Sì perché ogni volta che che c’è una partita falsata curiosamente nel sestetto arbitrale c’è sempre lui, proprio lui:

Certo non si può dire che il signor architetto Nicola Rizzoli, 41 anni da Mirandola, Bologna, sia un fischietto fortunato. Quest’anno ha cominciato a inguaiarsi nientemeno che a Pechino, come addizionale nella finale di Supercoppa tra Juve e Napoli: il rigore generoso per i bianconeri lo decise lui. Poi, in Udinese-Juventus, addizionò l’ingiusta espulsione del portiere Brkic per fallo su Giovinco (il colpevole era semmai Danilo). Infine, a Catania, proprio Rizzoli è stato la pupilla dello scandalo nell’azione del fuorigioco invisibile, con gol juventino irregolare. Per una volta, l’ultima, ieri, il signor architetto ha tirato la riga sbagliata sulla Juve, rompendo la punta della matita. Ma se l’ha fatto, visto che Rizzoli a San Siro non addizionava ma dirigeva, deve ringraziare il collega De Marco: uno più uno fa tre.

Bisogna credere, si dice da più parti, alla buonafede degli arbitri altrimenti il calcio italiano non ha più credibilità. Ma certo che voglio credere alla loro buonafede. Ma se gli arbitri sono in buonafede (e le designazioni di conseguenza) perché allora arbitrano le partite più importanti proprio quelli che sbagliano di più? Perché vengono designati sempre e solo gli stessi? Come mai, cioè, Rizzoli, Tagliavento e Rocchi pur commettendo errori a ripetizione continuano ad arbitrare? E come mai, nonostante tutti gli errori, spesso incredibili, i media continuano a giudicare Rizzoli, Tagliavento e Rocchi i migliori arbitri d’Italia?

Ieri Paolo Tagliavento, dopo gli errori incredibili commessi a Torino, invece di essere fermato è stato designato arbitro di porta di Chievo-Siena, mentre Nicola Rizzoli dopo aver falsato già tre partite importanti invece di essere fermato ha arbitrato come abbiamo visto tutti la partita di San Siro. Uno può anche credere alla buonafede degli arbitri, come no. Se solo però questa benedetta buonafede si vedesse, perché allo stato attuale delle cose – oggettivamente – non si vede proprio.

L'arbitro Rizzoli sempre protagonista di errori arbitrali

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L’avvertimento mafioso di Massimo Mauro a Moratti

Massimo Mauro opininionista indipendentePuntuale, ogni volta che l’Inter osa alzare un po’ il tono della voce, arriva subito la valanga. Appena il nostro caro grande presidente Massimo Moratti s’azzarda a fare anche il minimo appunto contro i soliti aiuti arbitrali alla Fiat ecco che gli piomba subito addosso a mezzo stampa una valanga di messaggi intimidatori che non esito a definire, nella sua dinamica ricattatoria, di chiaro e palese stampo mafioso. Tipo per esempio l’ultimo (in ordine di tempo) avvertimento inviato dal suo blog sulla Repubblica da Massimo Mauro, di cui copioincollo un passaggio decisamente inquietante:

Basta con la stucchevole polemica sulla sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti della Juventus. Ricordare che la società bianconera i suoi errori li aveva pesantemente pagati (serie B e danni patrimoniali per oltre 200 milioni di euro) e Agnelli (e la nuova dirigenza) aveva definitivamente voltato pagina. Offendere la Juventus è come offendere tutto il nostro calcio, ogni parola contro i bianconeri è una parola contro la credibilità di tutto il settore.

Perché, sostiene sempre Massimo Mauro, a minare la credibilità del calcio italiano sono le critiche agli aiuti arbitrali alla Fiat, mica gli aiuti arbitrali alla Fiat. Il problema, insomma, non sono gli aiuti arbitrali ma che di questi aiuti se ne parli. AltanPerché se nessuno parlasse di questi aiuti arbitrali è come se non esistessero e tutto filerebbe liscio come l’olio. Invece, se Moratti continua così, se continua a criticare gli aiuti arbitrali alla Fiat, non farà altro che rovinare non solo se stesso (vale a dire, stia bene attento a come parla) ma tutto il calcio italiano. Scrive infatti Mauro:

Il risultato sarà solo uno: stadi sempre più vuoti e sempre più deprezzato il prodotto serie A.

E la colpa, va da sè, è sempre e solo dell’Inter. Perché – come Massimo Mauro spiega secondo me benissimo nel suo personalissimo invito rivolto a Massimo Moratti di, come dire, darsi una calmata – se il calcio italiano non è più una cosa seria ma anzi spesso fa solo ridere la colpa è sempre e solo dell’Inter. Colpa dell’Inter che non fa gli interessi del calcio italiano e continua – inspiegabilmente – a non voler accettare le regole del gioco che la Fiat da sempre – condanne permettendo – impone. Chiaro, no?

Gli errori arbitrali, la Fiat e De Laurentiis assente ingiustificato

Aurelio De Laurentiis e Christian De Sica

Perfino Adriano Galliani, no dico perfino uno dei padri-padroni del calcio italiano, ha sollevato giuste obiezioni sul comportamento degli arbitri, non senza sottolineare il fatto che ad arbitrare il big match (sic) di Torino sia stato designato lo stesso Tagliavento che nel big match della passata stagione annullò inspiegabilmente il gol di Muntari. Pure Galliani (la cui società è da sempre storicamente alleata della Fiat) ha da ridire insomma sugli aiuti alla Fiat, ma evidentemente non il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

A quanto pare, all’appello manca – stranamente, verrebbe da dire – proprio chi tra tutti i contendenti da sempre auspica (o almeno così dice pubblicamente) una sostanziale modernizzazione del sistema calcio e peraltro il suo stesso Napoli avrebbe più di un motivo di contestare gli errori arbitrali, a cominciare dalla vergognosa  direzione della Supercoppa, partita indiscutibilmente falsata da Paolo Mazzoleni, Nicola Rizzoli e gli altri arbitri in campo. Manca cioè una presa di posizione di De Laurentiis che – curiosamente – quando c’è da fare la voce grossa scompare misteriosamente. Eppure, ne avrebbe di cose da dire o, precisamente, da ridire. Invece, niente.

Come a voler forse intendere, o almeno è quello che credo di intuire io – chiaramente in malafede, lo ammetto – che lui si fa sempre i cazzi suoi. Finché cioè non toccano i suoi interessi va tutto bene. Come se momentaneamente gli sfuggisse il fatto che gli interessi della Fiat purtroppo per lui non solo coincidono con quelli del suo Napoli, ma anzi si sovrappongono. Verrebbe allora da chiedergli: da che parte stai, caro De Laurentiis? Dalla parte di chi vuole un calcio migliore o più semplicemente dalla parte di chi accetta un campionato falsato dagli arbitri e fa solo finta  di protestare (e di presidenti così ce ne sono parecchi) per tenere buoni all’occorrenza quei fessi dei tifosi-consumatori? Sei tu che parli, quando chiedi un calcio migliore, oppure stai solo recitando la parte di Christian De Sica nel prossimo cinepanettone? Penso però, o almeno è quello che credo di intuire io – chiaramente di nuovo in malafede, lo ammetto – che De Laurentiis non avendo niente da dire praticamente abbia già risposto con il suo silenzio-assenso.

Gli errori arbitrali che per il Corriere della sera alla fine si bilanciano

Il titolista ha aggiunto nell’articolo a sei colonne sul Corriere della sera di oggi una dichiarazione sugli errori arbitrali attribuendola all’amministratore delegato della squadra della Fiat Giuseppe Marotta, frase che nell’articolo di Fabio Monti però non c’è. E si tratta della classica, tipica, affermazione ideologicamente mafiosa che viene ogni volta detta per giustificare in qualche maniera gli aiuti alla squadra della Fiat:

Alla fine dell’anno gli errori si bilanciano. Per la Juve, come per tutti i club.

Chiunque segua il calcio italiano (e abbia un minimo di onestà intellettuale) sa perfettamente che non è vero e men che mai lo è per la Fiat. Ma a parte questo, colpisce soprattutto il fatto che tale dichiarazione nel pezzo di Monti non c’è e quindi dovrei dedurre sia un’aggiunta del Corriere della sera il cui direttore (o chi per lui) ha pensato bene di suggerire per esprimere meglio il pensiero della proprietà del quotidiano.

Fabio Monti e le dichiarazioni aggiunte della Fiat

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Ma la cosa più interessante dell’articolo in questione è quando Fabio Monti spiega il motivo per cui gli arbitri anche se sbagliano non possono essere fermati. Ecco cosa scrive Monti:

A tutti sono stati garantiti guadagni adeguati a chi è professionista (150.000 euro all’anno a salire) e allora bisogna impiegarli, anche dopo errori importanti. Il concetto di un arbitro che riparte dalla serie B dopo un paio di turni di stop per un errore grave è tramontato. Tre giorni dopo Catania-Juve, Gervasoni era già in campo come arbitro d’area di Cagliari-Siena e due giorni fa era a Siena-Genoa. E questo anche perché con gli arbitri d’area gli impegni sono aumentati, mentre è rimasto invariato l’organico della serie A: 21 fischietti, salvo estemporanee integrazioni.

Incredibile, no? In un’industria milionaria e dove ogni partita muove interessi milionari poi si farebbe economia proprio sulla componente più importante, quella cioè che dovrebbe garantire la credibilità dell’intero sistema. Curioso, no?

Il trionfo dell'Inter a Torino nonostante gli errori arbitrali

Se Fabrizio Bocca rimprovera Moratti di non “accontentarsi” dei tre punti

Offeso e umiliato. Non so voi, ma io mi sento veramente offeso e umiliato non solo come interista ma più semplicemente come sportivo dalle affermazioni di Fabrizio Bocca che nel suo blog sulla Repubblica rimprovera Massimo Moratti di non essersi accontentato (usa proprio questa parola) di aver vinto e di usare i media (Moratti che usa i media…) per strumentalizzare gli errori di Tagliavento. E offeso e umiliato, non solo come interista ma più semplicemente come sportivo, mi sono sentito in dovere di lasciargli un commento:

Premesso che mettere sullo stesso livello il potere mediatico di Fiat e Moratti è intellettualmente disonesto, rimproverare l’Inter di non accontentarsi (sic) dei 3 punti lo trovo assolutamente offensivo non solo come tifoso dell’Inter ma come sportivo. E credo sia una considerazione offensiva per tutto il calcio italiano voler monetizzare una questione di principio e per giunta con una manciata di punti. Che c’entrano mai i punti o la classifica o gli scudetti, coppe e coppette con gli errori di Tagliavento? Qui si sta parlando di sport e di regole sportive da rispettare e che valgono per tutti, Fiat compresa.

Che l’Inter abbia vinto oppure no non cambia di una virgola quello che è successo: la partita è stata falsata dagli arbitri. Fal-sa-ta!

O forse il fatto che l’Inter abbia vinto nonostante gli errori di Tagliavento assolve Tagliavento e gli altri arbitri dai loro errori? Di questo bisogna parlare e cioè di arbitri che ogni volta che dirigono la squadra della Fiat commettono errori che falsano le partite.

In soli sette giorni a Catania e Torino due partite sono state falsate in maniera palese ed evidente – e quindi in maniera inspiegabile – e qualcuno dovrebbe accontentarsi di aver miracolosamente portato via tre punticini alla squadra che ogni volta per motivi a noi sconosciuti non viene mai danneggiata dagli arbitri? Ma a che gioco giochiamo? Ma scherziamo o che?

A me interessa (e infatti pago un sacco di soldi) poter vedere partite di calcio vere. Non finte.

La mirabolante moviola di Francesco Ceniti e gli errori inutili di Tagliavento

Tagliavento non espelle Lichtsteiner

Se investi con l’auto un pedone mentre attraversa sulle strisce mica è detto che sei sempre colpevole. Tutto dipende dal pedone, dalla resistenza del pedone: se cioè muore oppure no. Se riesci ad ammazzarlo allora sì hai commesso un reato, caso mai dovesse salvarsi invece no. Assurdo? Non per i giornalisti italiani la cui tesi in questione viene elegantemente sintetizzata nella moviola di Francesco Ceniti sulla Gazzetta dello sport:

La vittoria dell’Inter sterilizza le possibili polemiche per gli errori arbitrali commessi nel primo tempo dall’assistente Preti (sul gol della Juve) e da Tagliavento (graziato Lichtsteiner).

Nel senso che: è vero, prima Tagliavento con la complicità dell’assistente Preti e poi ancora Tagliavento hanno tentato di far perdere l’Inter, ma siccome non ci sono riusciti (bei fessi che non sono altro) allora è come se non fosse successo niente. Insomma, va bene così. E Tagliavento può benissimo continuare ad arbitrare ancora. Francesco Ceniti, un uomo, un giornalista, un mito. Continua così, mi raccomando, che di te e della tua moviola non possiamo – davvero – più fare a meno.

Moratti, la Gazzetta e gli errori arbitrali da dimenticare

Mentre gli errori di Tagliavento sono lì ancora freschi di moviola a ricordarci impietosamente la realtà delle cose, i media sono già al lavoro per rassicurarci e tenerci buoni. Per giornali e tv è assolutamente indispensabile tornare alla normalità, diventa necessario ribadire – anche contro ogni evidenza – la buonafede di certi arbitri quando dirigono la squadra della Fiat e di farlo senza mettersi a ridere mentre lo si dice. Bisogna assolutamente far credere che tutto sia sotto controllo per non screditare ulteriormente l’industria del calcio che vive della credulità dei tifosi-consumatori.

E a volte ci sono momenti in cui al nostro caro grande presidente Massimo Moratti voglio più bene del solito e cioè quando a una domanda chiaramente strumentale della Gazzetta dello Sport risponde in maniera altrettanto precisa e inequivocabile:

Con una vittoria così ci si dimentica degli errori arbitrali.
«Assolutamente no. Il loro fuorigioco era netto, ma hanno visto quello millimetrico di Palacio. Eppure la cosa più grave è la mancata espulsione di Lichtsteiner. Per di più subito dopo il giallo a Samuel. E poi il lancio di oggetti. In televisione l’hanno fatto passare per poca cosa, ma parevano oggetti di legno».

L'intervista di Moratti alla Gazzetta sugli errori arbitrali

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Non ha vinto l’Inter, ma il calcio pulito

Milito protagonista a Torino

Quello che è accaduto sabato 3 novembre 2012 allo stadio di Torino sarà ricordato per sempre. L’Inter di Stramaccioni è riuscita a compiere l’impresa impossibile, è riuscita a vincere contro la Fiat aiutata in campo dai sei arbitri e sostenuta dai giornali e dalle tv che già pregustavano le solite feste in soccorso del vincitore. E l’Inter di Stramaccioni ha regalato allo sport uno dei suoi momenti più alti e indimenticabili. Perché non ha vinto solo l’Inter, ha vinto tutto il calcio italiano, quello vero, quello pulito. Hanno simbolicamente vinto tutte quelle squadre che sono state derubate ogni volta che hanno incontrato la squadra della Fiat, hanno vinto tutti gli sportivi, quelli che amano veramente il calcio.

Cambiasso, Nagatomo e Palacio

Partita falsata dagli arbitri, ma l’Inter ha battuto lo stesso la Fiat

Perché l’Inter di Stramaccioni non ha vinto una semplice partita, no. Sarebbe riduttivo metterla su questo piano. Perché non era una semplice una partita, ma era una vera e propria resa dei conti di chi si è ripreso il controllo del calcio italiano dopo Calciopoli (e come se Calciopoli non fosse mai esistita) nei confronti di chi ha avuto in questi anni il coraggio e la sfrontatezza di ribellarsi a una Serie A truccata. E, fortuna ha voluto, che nonostante tutto, nonostante si trattasse di una partita falsata, nonostante gli aiuti, i padroni della Serie A non sono riusciti a umiliare e nemmeno a vincere chi ha osato sgarrare e mettere in discussione il sistema.

Tagliavento e gli altri 5 arbitri sconfitti dall’Inter di Stramaccioni

Andrea StramaccioniIl calcio italiano è corrotto? Non lo dico io, non ho prove per dirlo, ma se lo dice da solo il calcio italiano se non fermerà (come, visti i precedenti, mi sento di anticipare) almeno per qualche mese Paolo Tagliavento e gli altri cinque arbitri dopo gli errori talmente evidenti (senza dover far ricorso alla moviola, insomma) e quasi tutti ingiustificabili compiuti in una delle partite per me più belle della storia del calcio.
Ma il trionfo – imprevisto – dell’Inter di Andrea Stramaccioni, avvenuto per merito di una squadra che è riuscita a vincere nonostante gli aiuti arbitrali alla Fiat che tutti abbiamo visto non cambia, non può far cambiare, il giudizio sulla partita: è stata falsata dal direttore di gara Paolo Tagliavento e dagli altri cinque arbitri in campo anche se gli aiuti alla Fiat non sono riusciti – e questa è la più grande beffa sportiva che si potesse mai immaginare – a condizionare il risultato.

Se Tagliavento e Preti non sono dei venduti allora erano ubriachi

Pronti via e subito il gol della squadra della Fiat in netto fuorigioco. Una vergogna assoluta, che nessun assistente di linea (un certo Preti per la cronaca) poteva non vedere a meno che non fosse ubriaco. Non solo. I padroni di casa menano di brutto per tutto il primo tempo finché Lichtsteiner, già ammonito, fa un’entrata da rosso diretto. Hai visto tu Tagliavento? È platealmente – e comicamente – scappato via come in un film di Boldi e De Sica. E infatti lui, Tagliavento  – non solo uno dei peggiori arbitri della storia del calcio italiano ma uno dei più ridicoli e impresentabili – assomiglia molto a un tipico un personaggio della commedia all’italiana più cialtrona, becera e volgare che peggio non si può.

Se Tagliavento continua ad arbitrare significa che il calcio italiano è corrotto

Fabiano Preti, l'assistente di linea che non ha visto il fuorigioco

Fabiano Preti

Va bene, a parte tutto, siamo obiettivi: uno così, uno che ha arbitrato una partita così importante favorendo in maniera che più evidente non si può una squadra – lasciamo stare che poi non è riuscita nonostante tutti gli aiuti a vincere – non merita di essere fermato? No!? E allora di che cosa stiamo parlando? Se Tagliavento – come è successo prima con Mazzoleni, Rizzoli o Gervasoni – non vanno fermati nemmeno di fronte a errori clamorosi e ripetuti allora come si fa a non pensare che questo calcio sia corrotto? Perché e per quale motivo un tifoso dovrebbe dare per scontata la buonafede degli arbitri che commettono clamorosi e ripetuti errori arbitrali sempre a senso unico? Se non sono corrotti allora non sono in forma. E se non sono in forma (sic) perché allora continuano ad arbitrare? A meno che non vogliano continuare a prenderci per il culo onestamente non vedo alibi. Altrimenti qualcuno mi deve spiegare perché Tagliavento e gli altri devono per forza continuare ad arbitrare e – faccio una previsione –  perché devono fare altri danni? Perché?

Stramaccioni, Milito e Cambiasso nella storia dell’Inter

Della partita vera e propria mi rimane difficile parlare proprio perché è stata falsata dagli arbitri. Come si fa ad analizzare una gara in cui dopo 18 secondi sei arbitri non si accorgono di un fuorigioco di almeno un metro? Come si fa a parlare di tecnica e di tattica quando Lichtsteiner fa un’entrata da rosso diretto pur essendo già stato ammonito e l’arbitro scappa via? Cos’è? Una partita – il famigerato big match entusiasticamente sbandierato dai media che già presupponevano di sapere come andava a finire – o una sequenza del prossimo cinepanettone? Trovo difficile parlare di calcio in maniera seria quando ho visto una partita diretta in maniera ridicola e inaccettabile. Il secondo gol di MilitoSenza nulla togliere però (anzi) il merito ad Andrea Stramaccioni (voto 10) di aver messo in campo tre punte e di aver creduto nella forza della sua squadra. Ma soprattutto Stramaccioni ha avuto secondo me il merito di non aver perso la testa di fronte all’assedio degli arbitri e di essere stato capace di rimanere lucido e sereno anche nei momenti più difficili. A Torino, nel primo tempo di Torino, Andrea Stramaccioni ha dimostrato se non di essere bravo come Mourinho di avere sicuramente altrettanta personalità. Ma Stramaccioni ha dimostrato non solo grande duttilità tattica di riuscire a schierare un’Inter sempre diversa a seconda delle situazioni, ma anche la capacità di saper leggere la partita e di indovinare sempre il cambio giusto.
Mentre il migliore in campo e simbolo indiscusso (secondo me) dell’Inter di Stramaccioni è Diego Milito (voto 10 e lode) non tanto per il prezioso rigore che ha riaperto la partita o per la tenacia con cui è andato a cercarsi il gol del vantaggio, ma per come ha messo tutto se stesso in campo, per come ha giocato da interista vero e non solo per contratto – l’ho visto io come credo l’hanno notato in molti – come se fosse la partita della vita, quasi più di una finale di Champions. È stato – detto poi da uno come me che ancora gli rinfaccia le dichiarazioni a caldo di Madrid – commovente perché ha giocato come avremmo giocato noi se fossimo stati al posto suo. Per me, è stata la sua partita più bella. Senza dubbio.
Palacio segna il terzo golSubito dopo, nella graduatoria, non posso non mettere Esteban Cambiasso (voto 9) non tanto per il gioco prodotto, ma soprattutto per come ha saputo sostenere la squadra soprattutto nei momenti di difficoltà ed è stato capace di farla rimanere sempre lucida e compatta anche giocando in 11 contro 17. Ma a Torino sono stati protagonisti indiscussi anche Palacio (voto 8 per come è riuscito a rendersi pericoloso ogni volta che riceveva il pallone prima ancora che per il gol che ha chiuso la partita) Nagatomo (meraviglioso assist a parte, voto 8 per lo spirito da samurai, il coraggio e la voglia cioè di crederci nonostante tutto) Guarin (voto 8 non fosse altro che per l’azione che ha propiziato il raddoppio di Milito) e Handanovic (voto 8 per la parata su Marchiso, ma più in generale per la sicurezza dimostrata tra i pali che a Torino non è mai facile avere). Magari mi scordo qualcuno, ma quelli citati mi vengono subito in mente più degli altri (voto a partire dal 7) in una partita del tutto anomala e inclassificabile di cui tutto è stato tranne che un semplice evento sportivo. L’Inter di Stramaccioni ha vinto una partita truccata ma finita al contrario. Una grandissima, indimenticabile, partita truccata finita al contrario.

Tagliavento non espelle Lichesteiner

11 contro 17: una delle partite più belle della storia del calcio

Milito match winner

11 contro 17: l’Inter di Stramaccioni ha vinto contro la Fiat, contro gli arbitri, contro i media. Una delle partite più belle della storia del calcio. Alla facciaccia di tutti i mafiosi di ieri, di oggi e di domani.

Il derby più inutile e la vergogna della finta stella

I giornalisti sportivi di Sky
L’Inter di Stramaccioni ha vinto (anzi stravinto, nonostante Rizzoli) il derby più inutile della storia. Secondo me per demerito della squadra di Mediaset che addirittura sembrava più fiacca e ferma sulle gambe dei nostri (ed è tutto dire) e che a vederla ridotta in quelle condizioni non si capisce come abbia fatto a tenere fino in fondo. Mi rifiuto insomma di pensare che l’Inter abbia dato veramente tutto soltanto in due sole partite e cioè che la squadra abbia giocato veramente da Inter soltanto nei derby vinti proprio nella stagione più vergognosa e sicuramente da cancellare prima ancora che finisca.

Ieri sera si è assistito all’ennesimo caso di servilismo da parte del giornalismo italiano con inviati e opinionisti che hanno di fatto legittimato durante le varie interviste e i tanti festeggiamenti la terza finta stella, facendo al limite passare tutta la faccenda per una polemica tra Fiat e Inter. Come se fosse insomma una lite privata. Ma non è così e giornali e tv lo sanno benissimo. Nessuno lo dice, ma la pittoresca faccenda dei 30 scudetti non è, come i media vogliono far passare, una polemica tra Fiat e Inter. Non riconoscere da parte della Fiat le sentenze della giustizia — oltre a denotare la più totale mancanza di rispetto nei confronti delle regole condivise e della lealtà sportiva — è un comportamento offensivo non soltanto nei confronti dell’Inter ma di tutte le squadre di calcio italiane, nessuna esclusa. La terza finta stella è un insulto a tutto il calcio italiano e i giornalisti hanno il dovere di dire la verità e di specificare che gli scudetti vinti dalla Fiat sono 28. Altrimenti, in caso contrario, il calcio italiano non ha, non può avere, nessuna credibilità. Così come non possono essere presi sul serio giornalisti per esempio come Pierluigi BattistaAltrimenti diventa una farsa e tutte le altre squadre (nessuna esclusa) potranno sentirsi in diritto di cucire sulla propria maglia non tre ma a questo punto (buffonata per buffonata) quattro stelle. Sarebbe l’unica cosa da fare per contestare e delegittimare l’arroganza di chi non rispetta le leggi (giuste o sbagliate che siano) dello sport.

Sempre a proposito di poca credibilità del calcio italiano e di giornalisti imbarazzanti, non posso non segnalare il finto stupore degli addetti ai lavori che ieri pomeriggio apparivano scandalizzati (sic) per la pessima direzione di gara di Tagliavento e ieri sera per Rizzoli. Come se in passato Tagliavento e Rizzoli non avessero arbitrato negli ultimi anni il più delle volte schifosamente e come se non fosse proprio per questo che magari hanno fatto una grande carriera in Serie A. Ma tra tutti i giornalisti imbarazzanti non posso fare a meno di segnalare uno di quelli che personalmente considero tra i più imbarazzanti in assoluto e cioè quel cialtrone di Fabio Caressa che nella telecronaca del derby su Sky si è secondo me davvero superato. Quando cioè dopo l’inesistente rigore fischiato da Rizzoli a Julio Cesar qualcuno in tribuna se la sarebbe presa con Adriano Galliani e l’incredibile Caressa ha subito commentato in diretta (vado a memoria) una cosa del genere:

“Non capisco perché se la stanno prendendo con la dirigenza del Milan per quello che sta succedendo in campo…”

Già, che c’entra Galliani? Beh, a parte l’immediata risata che viene subito spontanea, a occhio e croce diciamo magari una vagonata (a stare stretti) di conflitti d’interesse?

Sconcerti: Fiat e Mediaset? Vittime del sistema calcio

Mario Sconcerti
Ci sono link che vanno archiviati a futura memoria, come il commento di oggi dell’ineffabile Mario Sconcerti che preso tra due fuochi invece di stigmatizzare il comportamento indecente, sia dal punto sportivo che umano, tenuto sabato sera da Mediaset e Fiat la butta — pateticamente — sull’antropologico (incredibile ma vero) cesellando da par suo sul Corriere un altro piccolo meraviglioso capolavoro di cortigianeria del giornalismo italiano.

Con indubbio sprezzo del ridicolo, Sconcerti tira fuori, tra l’altro in maniera assai contorta e decisamente forzata, l’alibi dell’onore ferito di chi si sente ingiustamente condannato, laddove sabato sera la squadra di Mediaset avrebbe fatto nelle menti disturbate dall’odio e dal rancore le veci (sic) dell’Inter con tutto quello che ne consegue. Incredibile ma vero, questo sostiene Sconcerti a proposito dello scandaloso e ingiustificabile spettacolo che si è consumato sabato sera. Non senza invitarci espressamente a perdonarli tutti quanti perché, sconvolti come sono dalla rabbia, poverini non sanno quello che fanno.

Un’analisi talmente servile, talmente sproporzionata rispetto ai fatti di cui parla, il cui effetto è di una comicità involontaria davvero irresistibile e a tratti quasi sublime:

Tra la Juve e gli altri c’è un grande equivoco che impedisce comportamenti usuali. La Juve è convinta di essere stata truffata dal calcio, il calcio è convinto di essere stato truffato dalla Juve. La parte amara perfino della grande partita di sabato è questa. Siamo davanti a due vittime eterne, inconciliabili. Da una parte la Juve, dall’altra tutto il resto del calcio. Quando Conte dà del mafioso a Galliani è talmente improprio da poterselo permettere solo perché gli esce da una convinzione profonda, una specie di riflesso automatico.

Ed è un peccato, infine, che una volta individuate le due vittime del calcio italiano, Sconcerti non faccia anche il nome del carnefice e cioè non abbia come al solito tirato di nuovo in ballo l’Inter. Allora sì che la sua analisi sarebbe stata — comunque la si voglia interpretare — semplicemente perfetta.

Se Tagliavento improvvisamente non è più il miglior arbitro

Josè Mourinho protesta contro Tagliavento
Davvero tanti e molto istruttivi gli spunti offerti da Mediaset-Fiat che non so da dove cominciare. Uno spettacolo, quello di ieri sera, imbarazzante, squallido, inqualificabile sia sotto l’aspetto sportivo che quello umano. Uno spettacolo che si è consumato, cosa ancora più grave, con la complicità più servile che mai dei media, palesemente terrorizzati da non suscitare reazioni dall’una o dall’altra parte. E viene immancabilmente da pensare cosa avrebbero potuto dire giornali e tv se a reagire come hanno reagito Mediaset e Fiat fosse stata l’Inter. Quanto veleno e quanta cattiveria avrebbero tirato fuori giornalisti e opinionisti contro l’inerme Inter e  in difesa (strenua e a oltranza ) dell’onore perduto del più grande arbitro del mondo? Partiamo allora proprio da Tagliavento, miglior arbitro del mondo, almeno fino a ieri sera.

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