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Se la Fiat promuove Buffon (doppio) allenatore-ombra

Buffon sbaglia l'uscita e Chiellini si perde Ruiz che completamente smarcato colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Buffon sbaglia l’uscita e Chiellini si perde Ruiz che lasciato solo colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Ormai non c’è più ritegno per i media nel sovrapporre la squadra della Fiat alla Nazionale. Le ultime tragicomiche ore susseguenti alle improvvise quanto intempestive dimissioni di Conte (ulteriore smacco per Agnelli dopo quelle troppo frettolose di Prandelli) non fanno che confermarlo. In entrambi i casi, infatti,  secondo i giornalisti più informati gli allenatori candidati a subentrare sulle rispettive panchine sarebbero sempre gli stessi.

E cioè: come per la Nazionale sono ancora una volta Allegri, Mancini e (un po’ distaccato come percentuale di probabilità) Spalletti. O di qua o di là, non si scappa: quelli sarebbero i prescelti. Interscambiabili, insomma. Certo, su due di queste candidature, in particolare quelle più forti, ci sarebbero alcune controindicazioni. Appare per esempio difficile che Allegri possa avere il gradimento di Pirlo o che Mancini sia accolto a braccia aperte da Tevez.

Chissà però che non sia un segnale ben preciso della proprietà nel voler ribadire (come i giornalisti di Sky, per ovvie ragioni con notizie di prima mano, stanno ripetendo a oltranza) chi comanda. Una dichiarazione di subalternità dell’allenatore che diventa in pratica una promozione sul campo per il gongolante Buffon, pronto ad assumersi in diretta tv “un maggior carico di responsabilità da parte dei giocatori”. Capito l’antifona?

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Quello sfruttatore di Andrea Agnelli

Mario Macalli ferito nell'orgoglio da Andrea Agnelli che ha definito uno sfruttatore

Il dirigente Mario Macalli ferito nell’orgoglio definisce Andrea Agnelli uno che mangia con i soldi dei governi italiani

Dunque, ricapitoliamo: a Andrea Agnelli non è piaciuta la ritirata di Abete e Prandelli, colpevoli (ingrati che non sono altro dopo tutto quello che la Fiat ha fatto per loro) di non aver voluto recitare in pieno e a fondo la parte dei capri espiatori della situazione e permettere nel frattempo a lui di rimpiazzarli adeguatamente con nuovi signorsì. E stronca sul nascere la candidatura nata sul campo di Tavecchio, ribadendo ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno) chi è che decide e cosa c’è da decidere nel calcio italiano.

Qualcuno ricorda la preoccupazione dei media sul vuoto di potere causato dalle improvvise dimissioni di Abete e Prandelli, giudicate quasi inopportune se non irresponsabili? Tutti a chiedersi: e adesso chi nomina il nuovo ct se il vertice che dovrebbe nominarlo non c’è più? Come se non si sapesse come funzionano realmente le cose nel calcio italiano. E infatti ora Agnelli ha pensato bene di colmare questa lacuna ribadendo chi è che comanda e sceglie, non prima di sottolineare la scarsa professionalità (oserei dire aziendale) di Abete e Prandelli che invece di scappare avrebbero dovuto portare la croce (insieme a Balotelli) per tutti.

Fatto sta che in questa orgia di ipocrisia e servilismo che contraddistingue il calcio italiano, c’è anche chi (nel momento in cui si sente messo alla porta dopo anni e anni di onorato servizio) tra le pieghe della cocente umiliazione (se non quasi una gogna mediatica) ha pure un rigurgito di orgoglio e non le manda a dire al padrone che nel momento di licenziare il personale giudicato inadempiente si dimostra non poco scostumato. Come nel caso, per esempio, di tal Mario Macalli, dirigente ferito e sorprendentemente rabbioso:

“Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l’Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno è permesso. Non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un’ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano“.

Belle parole, che dicono grandi verità. Peccato però che arrivino decisamente fuori tempo massimo.

Si legge Nazionale ma si chiama Fiat

Il marchio Fiat sulle maglie d'allenamento della Nazionale

Non c’è niente da fare, la Nazionale rimane proprietà Fiat. L’allenatore dovrà essere per forza di area Fiat o gradito alla Fiat. Meglio ancora se sono due e cioè  — è la candidatura del momento — Marco Tardelli e Antonio Cabrini. Tecnicamente sarebbe una scelta che non si regge in piedi, come del resto lo sarebbe l’altrettanto improponibile Fabio Cannavaro.

Ma tant’è: se qualcuno non l’avesse ancora capito è dai tempi di Calciopoli che la Nazionale è stata presa praticamente in ostaggio dalla Fiat, quasi come una specie di risarcimento per l’orribile sgarro subìto. Chiunque sia il nuovo ct, l’importante è che rimanga sempre leggibile il marchio Fiat, come lo era in Brasile perfino sulle maglie azzurre d’allenamento.

Tanto poi cambierà poco perché a selezionare i giocatori e a consigliare la formazione giusta sarà ancora una volta quel simbolo così immacolato di sportività che è l’eroico capitano Gigi Buffon. Inutile dire, infatti, che la base della nuova Nazionale sarà composta dallo stesso blocco Fiat che ha preso gol ridicoli da Costa Rica e Uruguay. Per colpa, ovvio, di Balotelli.

Cannavaro italiano vero e ct perfetto

Mancini o Allegri? Non ditelo nemmeno per scherzo. Questo blog fa il tifo per Fabio Cannavaro allenatore della Nazionale.

Perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Vale a dire che c’è un solo grande uomo capace di riportare in auge i valori più profondi dell’Italia — Dio, Patria e Fica — e costui non può essere che il grande e indimenticabile Fabio Cannavaro, le cui qualità sportive, nonché umane e morali sono assolutamente indiscutibili.

Chi meglio di lui potrebbe condurre l’Italia (con al fianco l’indomito ed esperto capitano Buffon) alla riconquista del mondo? Perché Fabio Cannavaro è un vincente, uno che non ha paura di niente e di nessuno. Un figlio prediletto dell’Italia dura e pura, uno che incarna perfettamente lo spirito italico più profondo e invincibile.

Uno che piangerebbe tutte le sue lacrime durante l’inno e sarebbe disposto a tutto (ma proprio tutto) in nome del tricolore. Un vero eroe, un modello di vita e di sport a cui le giovani generazioni potrebbero far riferimento con orgoglio e ardimento patriottico. Un vero leader, un uomo d’onore, un Pallone d’oro. Uno insomma con due coglioni così.

Amo i milanesi quando disprezzano la Nazionale

Italia-Danimarca, stadio semivuoto
Scopro solo adesso, io che non seguo più la Nazionale dai tempi di Calciopoli e non la seguirò fin quando un solo giocatore della Fiat ne farà parte, che San Siro era semivuoto. A dimostrazione forse del fatto che non sono il solo a  disprezzare l’ItalFiat. Sono questi i momenti in cui vorrei tanto essere milanese pure io

Capitani oltraggiosi

Buffon coinvolto Calcioscommesse
Metti uno come Gigi Buffon che sa come finiscono certe partite e scommette su queste partite non 500 o mille ma, complessivamente, qualcosa come un milione e mezzo di euro (questa è almeno la cifra accertata). Metti che lo stesso Gigi Buffon sia il capitano della Nazionale e della squadra più amata e corrotta della storia del calcio italiano e lo sia nonostante Calciopoli, nonostante il calcioscommesse e nonostante la sua a quanto pare recidiva predisposizione agli illeciti sportivi. E metti che questa persona continui impunemente ad essere quello che è, il simbolo cioè di un calcio che più taroccato non si può senza che nessuno si ponga il problema se non sia davvero il caso di farla finita con personaggi del genere.

Gente per dire oggettivamente impresentabile come Buffon o come lo erano Cannavaro o Del Piero. Calciatori ricchi e famosi che nonostante ciò hanno sporcato per sempre il calcio italiano e, come oltraggio finale, hanno pure scommesso su quelle stesse partite truccate.  Gente insomma che non solo non ama il calcio, ma lo disprezza a tal punto da trasformarlo in una ridicola e penosa farsa. Altro che comparse (comunque imbarazzanti) come Sculli, qui stiamo parlando dei protagonisti assoluti del calcio all’italiana che più zozzo non si può. Di capitani osannati, idolatrati e decisamente oltraggiosi che rappresenteranno ancora una volta, come se niente fosse (colpa dei pm se la notizia è venuta fuori prima del dovuto) la Nazionale cantando fratelli d’Italia. E noi con lui.

Altro che fermare il calcio per i prossimi due o tre anni, come auspicava l’altro ieri il premier Monti (che pronunciate da uno speculatore finanziario qual è viene subito da pensare: senti chi parla). Se si vuole veramente bene al calcio e alla sua credibilità bisogna per prima cosa fermare la Fiat. Per sempre però.

  • UPDATE

Copioincollo da Fabbrica Inter un passaggio dell’intervista di Buffon sul caso in questione che lascia veramente senza parole:

Un conto è parlare di combine e un altro sono i comportamenti criminali e truffatori con associazioni che operano alle spalle e mie dichiarazioni sono state messe mediaticamente sullo stesso piano dei fatti che hanno coinvolto Crsicito. È importante fare distinzioni tra colpe molto gravi e relative.

Incredibile, ma vero: facendo la distinzione tra combine organizzate dai giocatori e/o dalle società e i risultati invece concordati con gli scommettitori praticamente è come se Buffon legittimasse le partite truccate. Perché in ogni caso sempre della stessa cosa si tratta.
Vocabolario alla mano, per combine si intende un’intesa illecita per stabilire in precedenza il risultato di una competizione sportiva. E di fronte a un’affermazione del genere Buffon andrebbe urgentemente riascoltato dai magistrati. Come minimo. E dipendesse da me, pur essendo il solito ipergarantista, in questo caso io a Buffon lo arresterei. Per eccesso di stupidità, mica per altro. Così la prossima volta conta fino a dieci prima di dire certe cose.

Prandelli italiano esageratamente furbo

Si può dire, nel 2012, qualcosa di più stupido di quello che ha detto l’allenatore della Nazionale Cesare Prandelli?

“Valuterò dalle immagini dell’espulsione se applicare il codice etico per Balotelli”.

Valuterà dalle immagini? E che cazzo di allenatore è (quale professionalità ha) un allenatore di calcio che non vede le partite appunto di calcio più importanti? E se anche non ha visto Arsenal-Manchester City in diretta (e nemmeno in differita) come può, sempre nel 2012, sostenere di non aver visto quello che comunque abbiamo visto tutti quanti a proposito dell’espulsione di Balotelli, nessuno escluso? O forse Prandelli vorrebbe farci credere di non possedere né una tv, né un pc, né un ipad e nemmeno un semplice cellulare? Ma dove vive Prandelli e, soprattutto, in che epoca?

Vabbè, mi si dirà, l’ha detto apposta. D’accordo, Prandelli ha soltanto voluto — furbescamente, secondo lui — prendere tempo prima di pronunciarsi su una questione che preferirebbe evitare, ma rimane il fatto che ha detto una cosa davvero troppo stupida, esageratamente stupida, perfino per lo stupidissimo mondo del calcio.

Che poi uno vede la solita cazzata di Balotelli e dice: pensa tu quant’è stupido questo giocatore. Sì perché invece i suoi allenatori…

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