Archivi tag: Nanni Moretti

Se a Cannes vincono i raccomandati

Joel ed Ethan Coen

Joel ed Ethan Coen

Curioso (a dire poco) post di Piera Detassis – Avevamo tre assi come Moretti, Sorrentino e Garrone e li abbiamo lasciati da soli sulla Croisette – su come funzionano i festival (di cinema, ma non solo) e si assegnano i premi:

In questi momenti post-Cannes, mentre ci suturiamo le ferite, c’è una frase sconveniente che torna alla mente e che per pudore respingiamo: fare lobbying. Sì, lo so, è brutto da dire, ma è proprio quel che manca al cinema italiano. Tradotto significa incapacità di “fare sistema”, potere diplomatico assente (nonostante i tanti metri quadri di Italian Pavilion al Majestic con giochi di luce e caleidoscopio) per sostenere con forza i nuovi autori e i nuovi produttori che portano nel mondo le nostre eccellenze.

Quindi, se Moretti, Sorrentino e Garrone vincono, quando vincono, in quel caso significa che sono stati sufficientemente “raccomandati”. Giusto? Altrimenti non si capisce perché il ragionamento non dovrebbe valere anche al contrario, quando cioè sono gli altri a perdere.

Perché sì, il problema secondo me è che sostenendo una cosa del genere – sia pure con il nobile intento di difendere l’orgoglio ferito di Moretti, Sorrentino e Garrone – in realtà Piera Detassis non fa altro che (mi si passi il termine quanto mai calzante) sputtanare non solo Cannes, ma ahimé anche quanti – come appunto Moretti, Sorrentino e Garrone – accettano di partecipare a simili competizioni.

Che poi sarebbe anche interessante sapere cosa ne pensano i fratelli Coen che, stando sempre al ragionamento di Piera Detassis, in quanto presidenti di giuria (e quindi incapaci di fare di testa loro) invece di Moretti, Sorrentino e Garrone avrebbero premiato – se tanto mi dà tanto – i “raccomandati”. O no?

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Riso amaro

Renzi con Civati

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente al gioco di squadra, allo spirito d’appartenenza. Vero Nanni (nel senso di Moretti)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente alla sinistra che vuole sempre capire, alla sinistra che vuole sempre spiegare. Vero Serra (nel senso di Michele)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente a Pippo (nel senso di Civati). Penso a lui e (mestamente) rido. E basta.

Perché la persona più seria di tutto il Pd è Renzi

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Difficile negare che, a differenza di tutti gli altri leader, dirigenti o capicorrente che dir si voglia del Pd, soltanto Matteo Renzi faccia esattamente quello che dice. E da sempre. Come non trovare allora decisamente singolare che ora qualcuno si possa sentire tradito dalle sue idee quando negli ultimi anni non ha fatto altro – dalle Leopolde alle interviste con Barbara D’Urso – che renderle di dominio pubblico 24 ore su 24? O forse qualcuno pensava che scherzasse? Renzi non è di sinistra? E allora? Quando mai ha detto di esserlo? Forse lo si confonde con Pippo Civati, lui sì che dice di essere ancora di sinistra (anche se sta nel Pd). La verità, semplicemente, è una sola e cioè: piaccia o no Renzi è la persona più seria di tutto il Pd.

Non altrettanto lo si può dire invece di tutti quegli ex comunisti che ci volevano far credere che per il bene della sinistra fosse assolutamente necessario far nascere un partito non più di sinistra, o meglio non solo di sinistra, come appunto è il Pd.  E pensare che io ero tra quel milione (circa) di manifestanti che nel 2002 a piazza San Giovanni rispose all’appello lanciato da Nanni Moretti di cambiare la sinistra. Com’è che diceva? Ah, sì: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Effettivamente, il partito è stato poi cambiato – e pure radicalmente – da lì a pochi anni. Ma non esattamente come pensavamo noi che eravamo lì in piazza. Anzi, alla luce dei fatti, è andata esattamente al contrario di quello che ci si era riproposto di fare quel giorno.

“Non perdiamoci di vista” ci gridò dal palco Moretti. E infatti come sabato scorso per molti anni ancora siamo tornati a piazza San Giovanni. Solo che Moretti invece no, non c’era più. Chissà dov’è finito, chissà dove sono adesso lui e tutti gli altri che ci spiegavano quanto fosse importante cambiare la sinistra. Dopo tanto tempo, però, non posso fare a meno di chiedermi: “Ma Moretti, almeno lui, era al corrente che ci stessero prendendo per il culo? Lo sapeva ma poi si è scordato di dircelo? E conosceva, Moretti, le reali intenzioni del suo grande amico Veltroni quando parlava del nuovo partito che sarebbe nato da lì a poco oppure no? O forse era estraneo ai fatti e a se stesso? E lo è tuttora? E magari adesso pure lui si stupisce di Renzi?

Anche questa

Ora so come ci si sente a essere truffati di 22.371,30 euro. È che si chiude lo stomaco e non si ha più fame.

Truffati poi da uno tra l’altro che ritenevi quasi (sic) un amico, anche se forse avrei dovuto capirlo subito che avrei fatto meglio a non fidarmi, soprattutto dal momento in cui discutendo di politica fino a litigare avevo scoperto che era del Pd. Che c’entra? Bè, parafrasando Moretti che in Aprile se la prendeva con i dirigenti dell’ex Pci che da giovani avevano passato troppo tempo a guardare stupidi telefilm in tv ora come ora mi sentirei di dire anch’io: che c’entra? C’entra e non c’entra (scherzo, ovviamente). E cioè: forse non avrei dovuto capire subito che quelli di sinistra (sic) come lui appena vedono la possibilità di arraffare due spiccioli passerebbero anche sopra il cadavere della mamma? E se vogliamo pure, se ce l’hanno, della sorella? (sto continuando a cazzeggiare, ovviamente).

No, perché quelli di destra, i berlusconiani, almeno li conosci e ce lo sai come sono e come fanno e quindi sei, come dire, preparato, stai insomma sempre sulla difensiva. Con questi del Pd invece appena ti distrai un momento, ti fidi e cedi di appena un po’, zacchete! sei bell’e sistemato. Lo so, come giustificazione non è granché, ma al momento non mi viene altro in mente. Così come sarebbe troppo facile dire che l’Italia sia diventato un Paese invivibile. Che poi, oltre a un essere un insopportabile luogo comune è anche tutto molto relativo. Sarà un Paese invivibile sicuramente per i fessi come me, ma non certo per il mio caro quasi amico che mi ha truffato. Invivibile per me che mi sono fatto truffare e che con la giustizia che ci ritroviamo potrei soltanto aggravare la mia posizione se solo mi venisse in mente di passare (dio ce ne scampi) alle vie legali. Per lui magari in questo momento l’Italia è un posto davvero meraviglioso, il miglior Paese al mondo e, dal suo punto di vista, ha certamente ragione.

Fatto sta che ho 22.371,30 euro e un quasi amico in meno. E no, al momento non è proprio una bella cosa. È che, ripeto, si chiude lo stomaco e non si ha più fame. Ma passerà anche questa. Ne ho viste, decisamente sì, di ben più brutte. Cosa volete che siano, al confronto, 22.371,30 maledetti e stupidissimi euro. Tra una settimana nemmeno mi ricorderò più di questa storia. Magari due, va.

Moretti dì qualcosa di sinistra

L’imprevista evoluzione politica e artistica di Nanni Moretti: ultimamente assomiglia sempre di più a quei personaggi che nei suoi film ha sempre preso in giro e, cosa ancora più preoccupante, a quei politici che con i Girotondi chiedeva si mettessero da parte e invece, dieci anni dopo, sono ancora lì anche grazie a lui che continua a sostenerli e a votarli:

Se gli intellettuali di sinistra scoprono solo adesso che il Pd – ma pensa un po’ tu – non è di sinistra

De Mauro ha scoperto che il Pd non è di sinistra

Mi fa piacere che autorevolissimi giornalisti, stimati politologi e apprezzati editorialisti scrivano e dicano — ora — quello che il qui presente blog sostiene da anni. Via Malvino, ne cito, a caso, uno dei più bravi e attendibili come Giovanni De Mauro:

Il Partito democratico non è più un partito di centrosinistra. Gli ultracorpi democristiani hanno avuto la meglio. Il Pd è ormai un partito moderato, saldamente ancorato al centro, blandamente attento ad alcuni temi sociali. Pronto ad allearsi con la destra di Silvio Berlusconi in nome della “situazione d’emergenza”.

Sono proprio contento che anche il direttore di un settimanale prestigioso come Internazionale, come d’altronde tanti altri suoi famosi colleghi, la pensi come me. Son soddisfazioni, mica no. Sono proprio contento che mi diano finalmente — era ora — ragione. Ma non ci credo. No. Non credo proprio al fatto che se ne siano accorti solo ora. Non ci credo perché innanzitutto farei un torto alla loro intelligenza prima ancora di prendere in considerazione una certa onestà intellettuale che dovrei dare per scontata.

Non ci credo perché appena pochi mesi fa quegli stessi intellettuali di sinistra erano tutti in fila per votare alle primarie del Pd. E c’erano proprio tutti, ma tutti tutti (qui un elenco anche se molto parziale abbastanza indicativo) compresi anche, che so, Nanni Moretti e Michele Serra, due simboli cioè indiscussi della sinistra, come dire, che più intellettuale e più di sinistra non si può.

Solo pochi mesi fa i migliori rappresentanti dell’Italia di sinistra hanno sostenuto e votato il Pd, lo stesso Pd che adesso dicono di non riconoscere più. Eppure, a parte il povero Bersani diventato improvvisamente il capro espiatorio di tutto e tutti, quelli del Pd sono sempre gli stessi. Dove sta allora la differenza? O, scusate, forse sarebbe meglio dire dove sta la convenienza?

La dichiarazione di voto per il Pd di Nanni Moretti

Stiamo perdendo anche Pedro

La locandina del film Brutte notizie per il buon cinema: dopo Woody Allen e Nanni Moretti purtroppo anche Pedro Almodóvar sembra aver esaurito la sua vena creativa. Gli amanti passeggeri mi è sembrato a tratti imbarazzante per la sua pochezza e inutilità. Se non è il suo peggior film, ci va molto vicino.

Mi chiedo: che bisogno aveva mai l’autore di capolavori come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, o Tutto su mia madre, o Parla con lei o Volver, di realizzare per forza questa cosa quando non aveva niente di veramente interessante da raccontarci? Non era meglio se restava fermo un giro (e prendeva fiato) piuttosto che firmare una pellicola così sciatta e sconclusionata?

Non so se esagero, ma le mie impressioni a caldo sono molto negative. Al di là dell’indiscutibile bravura degli attori, del film non mi è piaciuto niente o quasi. La storia è inverosimile e non è certo una novità per Almodóvar, ma rispetto alle sue opere migliori stavolta gli svariati quanto indimenticabili personaggi che solitamente danno anima e forza al suo cinema hanno scarso spessore e sembrano più che altro delle macchiette, neppure tanto divertenti. Si sorride qui e là, non dico di no, ma il risultato complessivo rimane parecchio deludente. Che altro dire? Magari più in là, se avrò voglia di rivederlo (ma non credo proprio) verificherò se il mio giudizio sia stato affrettato o invece continuerà ancora ad essere così negativo.

Voto: 4

Il delitto perfetto (5)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Finalmente il Pd non ha più alibi. Adesso deve per forza uscire allo scoperto e deve schierarsi, deve dire insomma da che parte sta. E finalmente capiremo se in questi ultimi vent’anni il centrosinistra si è veramente opposto o piuttosto ha solo fatto finta di opporsi a Berlusconi. Finalmente capiremo se il berlusconismo sia solo colpa di una parte politica oppure no, oppure sia stato creato e favorito proprio da chi avrebbe dovuto combatterlo e aveva la rappresentanza politica per farlo.

Finalmente, di fronte all’ennesima emergenza democratica, capiremo chi e cos’è il Pd. Finalmente, dopo il palese atto intimidatorio (se non una vera e propria minaccia di insurrezione) da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di magistrati colpevoli di voler far rispettare le regole democratiche per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, capiremo. Dopo l’incontro tra i pretoriani che hanno assediato il palazzo di giustizia milanese e il presidente Napolitano, cui sarebbe stato anche consegnato un misterioso papello (un altro patto dopo quello con la mafia?) i media hanno subito fatto trapelare l’ipotesi di un accordo tra Pd e Pdl per far diventare Berlusconi senatore a vita o, in alternativa, per far scattare il prima possibile una provvidenziale amnistia ad personam. Bene. Finalmente il Pd dovrà spiegare, dovrà chiarire, dovrà far sapere agli italiani cosa pensa e sopratutto cosa vuole fare. Finalmente il centrosinistra non potrà più nascondersi dietro alle parole come ha fatto in questi ultimi vent’anni.

Già, più facile a dirsi che a farsi. Qualcuno sa dove sono finiti in queste ultime 48 ore tutti i dirigenti del Pd? Sembrano improvvisamente scomparsi. Di solito sempre sul pezzo e molto reattivi, hanno fatto improvvisamente perdere le loro tracce. Che dice Bersani? E D’Alema? E Renzi? E che dicono i cosiddetti intellettuali di sinistra di solito così attenti e pronti a firmare appelli, corsivi e soprattutto contratti a ogni piè sospinto? Che dice adesso l’acutissimo Michele Serra? E, soprattutto, che dice Nanni? Che dice Nanni Moretti dei suoi amatissimi amici del Pd che si possono criticare ma poi si votano sempre e comunque?

  • UPDATE
    Copioincollo dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi:

    Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo?

L'editto di Ponzio Napolitano

Moretti dì una cosa di sinistra

Lo ammetto, sono in attesa del commento elettorale di Nanni Moretti. Ma stavolta, giuro, non mi farò come al solito fuorviare dall’immensa stima e profondissima ammirazione che nutro nei confronti del suo indiscutibile talento. E non mi farò impietosire dall’amore sconfinato che provo per quasi tutti i suoi film. Per me Moretti è e rimane un punto di riferimento. Ma da un po’ di tempo, da qualche anno, solo al cinema. Dalla fine ingloriosa cioè dei Girotondi.

Da quando cioè  — in quella per me indimenticabile giornata in piazza San Giovanni del 2002 —  chiedemmo (vero Nanni?) all’allora classe dirigente del centrosinistra di farsi da parte. La stessa classe dirigente, dieci anni dopo, di oggi. Da quel momento, io che conosco quasi a memoria BiancaLa messa è finita o Caro Diario, ho cominciato a non capirlo più.

Aspetto ancora, per esempio, che Moretti spieghi finalmente (anche se forse potrebbe averlo indirettamente confessato in Habemus Papamcome fa ancora a sostenere e votare quegli stessi dirigenti che non solo non se ne sono mai andati ma hanno contribuito a rovinare definitivamente il Paese. E non riesco minimamente a spiegarmi che proprio lui abbia potuto pronunciare quelle parole dette all’Ambra Jovinelli durante la chiusura della campagna elettorale di Bersani sugli amici che si possono criticare ma non si abbandonano. Sono parole, lo so è brutto dirlo ma è così, che di solito pronunciano i mafiosi.

E fu così che D’Alema disse cose di sinistra

Bersani e Moretti simboli di venti anni di fallimenti della sinistra italiana

Bersani e Moretti simboli, più dello stesso D’Alema, di venti anni di fallimenti della sinistra

Incredibile ma vero, Massimo D’Alema ha improvvisamente scoperto l’esistenza del conflitto d’interessi, della corruzione, degli sprechi. Una cosa veramente commovente, se ci si pensa. Soprattutto per tutti quei milioni d’italiani di sinistra umiliati e offesi — diciamo pure presi per il culo — in questi ultimi vent’anni. Per colpa (o grazie, a seconda dei punti di vista) del Movimento 5 Stelle è avvenuto un vero miracolo nel suo genere: D’Alema cioè è costretto a dire, per una volta, cose di sinistra. Son soddisfazioni, almeno per chi come me, aveva creduto — che illuso, veramente — all’esistenza di una sinistra italiana.

Beh, fossi al posto di Beppe Grillo io proporrei proprio lui, sì proprio D’Alema, come presidente del Consiglio. Sarebbe per buona parte degli italiani — io non so cosa darei perché succedesse veramente — la rivincita politica e morale di un’intera vita il poter ricordare Massimo D’Alema che viene costretto a fare cose di sinistra. Tipo una vera legge sul conflitto d’interessi, una legge finalmente di sinistra, finalmente approvata e proprio da D’Alema, proprio cioè da uno dei maggiori responsabili del degrado civile e sociale di questi ultimi disgraziati vent’anni, quello che più di tutti ha contribuito a creare e alimentare il mostro del berlusconismo.

Perché senza D’Alema e Napolitano, senza i cosiddetti miglioristi (la corrente filocraxiana che nello storico passaggio dal Pci al Pds si appropriò vita natural durante del partito) avremmo avuto forse un’Italia diversa, difficilmente più confusa e disperata di quella che è diventata. Un’Italia costretta ad affidarsi nelle mani di un semplice ma onesto giullare, indignato quanto e più di noi dal tradimento di una sinistra finta e corrotta (vero Nanni Moretti?) per riuscire a rivedere un po’ di luce.