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Poteva andare peggio

Il tiro di Obi del pareggio

Il tiro di Obi del pareggio

Per come si erano messe le cose un pari più che accettabile. Ora come ora l’importante è vedere che la squadra c’è e ha dato tutto in campo per cercare di cambiare registro. E, seppure a sprazzi, Mancini (voto 7 di stima) può ritenersi soddisfatto soprattutto per quanto riguarda la tenuta mentale, quando cioè, dopo una ventina di minuti tirati con il piglio da grande squadra, l’inatteso gol di Menez aveva fatto riapparire le solite paure.

A me il migliore in campo è sembrato quel Kuzmanovic (voto 7) che mai prima d’ora era riuscito a far vedere che sapesse giocare a pallone. Evidentemente più a suo agio quando deve cercare la profondità e quando la palla gira con più velocità del solito.

Mentre il peggiore mi è sembrato Kovacic (voto 5) apparso decisamente in difficoltà dovendo giocare defilato a sinistra e spesso costretto a ricevere palla con le spalle girate alla porta. Sarà compito di Mancini far proseguire la sua crescita e non è difficile immaginare che ci riuscirà.

Per me ingiudicabili Icardi e Dodò. Il primo perché potrà fare pure carrettate di gol e diventare pure più forte di Ronaldo, ma non sarà mai il mio centravanti. Troppo stupido (soltanto i razzisti possono pensare che Balotelli sia peggiore di lui) e eccessivamente frivolo e lezioso per essere preso in minima considerazione. Se poi sbaglia il gol che ha sbagliato, buonanotte. D’accordo, poi scheggia l’incrocio con una girata che se il pallone fosse entrato avrebbe fatto crollare la curva. Ma per diventare dei veri fenomeni bisogna avere anche altre qualità che lui non avrà mai. Per quanto riguarda Dodò ormai è come sparare sulla Croce Rossa, non tanto per la ferita che gli ha causato Muntari in una vera e propria aggressione, ma perché riconoscergli tre se non addirittura quattro chiusure difensive riuscite in tutta la partita (e forse è il suo record) spiega già tutto. Dodò era patetico con Mazzarri e continua ad esserlo con Mancini. Per non parlare poi dei suoi ormai famigerati cross che sono più che altro delle morbide e leggiadre palombelle per il portiere. Pensavo che con Mancini finisse in panchina e continuo a non capire.

Giudizi contrastanti per Palacio (voto 6 d’incoraggiamento) Guarin (voto 6 di prospettiva) e Obi (voto 6 ma perché ha fatto gol). Un primo tempo insolitamente tonico di Palacio aveva quasi fatto gridare al miracolo. Nella ripresa però è tornato ad essere il cavallo bolso e parecchio stordito di questi ultimi tempi. Tanto impegno, tanto spirito di sacrificio, ma poca qualità. Troppo poca. Un buon approccio anche quello avuto da Guarin, anche se alla distanza è venuta a mancare ancora una volta la continuità. Però Mancini sembra credere in lui e potrebbe crescere, visto che ha le qualità per farlo. Mentre Obi ha il merito di aver segnato nel derby e di aver fatto un gol pesantissimo (vero, Mancini?) che evita nuovi possibili psicodrammi. Per il resto ha sofferto molto il ruolo di tappabuchi a tutto campo tutta corsa e poca lucidità.

Complessivamente insufficiente la retroguardia, troppi svarioni sulle rare ripartenze di Mediaset, di cui almeno un paio di volte davvero inaccettabili. Se prima era colpa della difesa a tre ora è di quella a quattro? Mah…

Evanescenti le comparsate di Hernanes (in certi frangenti dove servirebbe quella frazione di secondo in più per fare la differenza sembra proprio non avere il fisico) e di Osvaldo, forse messo dentro troppo tardi perché potesse fare qualcosa. Pura presenza quella di un M’Vila che credo però potrebbe avere più spazio in futuro.

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Belli come mai, ma scarognati

Svantaggio ingiusto, la squadra ha avuto un buon approccio e meritava il gol. L’ha preso invece al primo contropiede. E si è incartata.

Primi venti minuti da grande squadra, ma dopo aver subito il gol sono riapparse antiche paure.

Icardi merita una sola parola: vaffanculo.

Non più costretto a giochicchiare in orizzontale, finalmente Kuzmanovic sta dimostrando di essere un giocatore vero.

Dodò (vittima di una vergognosa aggressione da parte di Muntari) è riuscito a far diventare un fenomeno pure Rami.

Segnali di vita da parte di Palacio: hai visto mai che risorge? Sarebbe l’acquisto migliore.

Stessa squadra, ma almeno con un po’ di coraggio in più

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

L’Inter del ritrovato Mancini alla ricerca del coraggio perduto

Inutile farsi tante illusioni: la squadra è quella che è e Mancini non può fare miracoli. Certo, il ritorno del marchigiano riporterà almeno un minimo di entusiasmo, smarrito ormai da tempo. E forse porterà in più anche un po’ di quel coraggio senza cui diventa difficile riuscire a fare la differenza a certi livelli. Proprio ciò che più di ogni altro aspetto è mancato a Mazzarri.

Primo obiettivo: sbloccare una squadra tatticamente troppo rigida

Più del nuovo modulo – difesa a quattro e rombo improvvisato a centrocampo – il primo problema di Mancini potrebbe essere quello di sbloccare la squadra, preoccupata com’era di rispettare le rigide consegne tattiche di Mazzarri. Nel derby, contro un avversario deciso a sparigliare con molte punte, servirà maggiore elasticità nel capire le varie situazioni gioco.

Mancini pretende meno tocchi e più profondità: centrocampo all’altezza?

Con Mazzarri il maggiore difetto dell’Inter era – anche a causa del suo estremo tatticismo – la lentezza della manovra con tutti quegli interminabili quanto sterili passaggi orizzontali. Mentre il marchio di fabbrica di Mancini è invece la profondità, con giocate preferibilmente di prima. Magari fosse così… Tutto sta capire se l’attuale centrocampo sarà sufficientemente all’altezza.

La formazione

Mancini potrebbe essere tentato di schierare Juan Jesus terzino per proteggere i due centrali non propriamente velocissimi. Ma non sarebbe da escludere D’Ambrosio a destra, con Nagatomo che tornerebbe a sinistra. Davanti alla difesa M’Vila potrebbe dare più affidabilità rispetto al possibile esperimento di Hernanes (che dovrebbe partire dalla panchina).

Handanovic – Nagatomo (D’Ambrosio) Ranocchia, Vidic, Juan Jesus (Nagatomo) – Guarin, M’Vila (Hernanes) Kuzmanovic – Kovacic – Osvaldo (Palacio) Icardi

Il pronostico

Derby di particolare indecifrabilità, tenuto conto del poco tempo avuto a disposizione da Mancini appena ritornato e considerata la scarsa esperienza di Inzaghi, esordiente da allenatore. L’impressione è che nemmeno loro sappiano bene cosa potranno provare a fare. Con tutti i rischi che ne potrebbero conseguire. Scaramanticamente propendo per un pari.

Se l’Inter del derby è un mistero pure per l’aziendalista Monti

Devo dire la verità: il comportamento dell’Inter nel derby è stato talmente inspiegabile (soprattutto nella ripresa) da far venire in mente perfino i peggiori cattivi pensieri, quelli cioè da far quasi presupporre che si siano venduti la partita. Cosa certamente da escludere — a scanso di equivoci si tratta chiaramente di uno (s)ragionamento da tifoso con la mente ancora offuscata da rabbia e frustrazione del momento — non fosse altro perché nel qual caso avessero combinato la partita avrebbero sicuramente recitato meglio, nel senso che per rendere più credibile la cosa almeno qualche tiro in porta (anche solo per far vedere un po’ d’impegno in campo) l’avrebbero pur fatto. Niente di tutto questo, però.

Fatto sta che l’atteggiamento eccessivamente rinunciatario rimane un mistero. E lo è, evidentemente, non solo per noi tifosi. A dimostrazione di ciò anche la ferocia (fin quasi al limite della diffamazione) con cui sul Corriere della sera oggi Fabio Monti (uno dei giornalisti di solito più vicini alla società) commenta quanto accaduto domenica sera a San Siro: Il disastro del derby rischia di travolgere l’Inter e Mazzarri. Che attacca così:

Siccome l’Inter non è più una cosa seria, è inutile affrontare il disastro del derby con la solennità che meriterebbe un’occasione del genere. Anche perché le sorprese non finiscono mai. Ad esempio, è stato sorprendente scoprire che ieri mattina, in una giornata da gita sul lago, la squadra abbia svolto un allenamento defaticante: come se domenica sera i giocatori avessero fatto fatica a giocare e a perdere in quel modo il derby n. 283. Un giorno e mezzo dopo, non si è ancora capito contro chi l’Inter abbia giocato la 36ª partita di questo campionato che è diventato una specie di angosciosa marcia di avvicinamento al 18 maggio: se contro Thohir, contro Mazzarri, contro se stessa. L’unica cosa sicura è che non ha giocato contro il Milan.

Monti ferocemente critico sul comportamento dell'Inter nel derby

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Nemmeno un tiro in porta e questo è troppo anche per me

Perdere ci sta, quello che proprio non esiste è che una squadra come l’Inter non riesca a fare un solo tiro in porta. Sembra incredibile ma tant’è. Tutto ciò è assolutamente inconcepibile che nemmeno la peggior Inter di Tardelli. L’Inter potrà avere tutti i problemi del mondo ma non può mai tenere il campo così male, come manco una squadretta di provincia. L’inspiegabile atteggiamento esageratamente rinunciatario è stato semplicemente vergognoso. Tanto che anche dopo aver preso gol l’Inter ha continuato a non cercare mai la porta. Cos’è? Si stava difendendo la sconfitta di misura? Stavolta credo si siano davvero superati i limiti di tolleranza. Basta così. Per questa stagione basta e, davvero, avanza.

Numeri del derby impietosi per l'Inter

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Troppa paura di osare e alla fine pure fortunati

Suicida la scelta di Mazzarri di accettare i ritmi bassi di Mediaset. Così si fa il gioco degli avversari, che alla fine possono sfruttare qualche invenzione dei loro solisti.

Comprensibile un certo timore iniziale, ma non si può giocare così impauriti da precludersi qualsiasi azione offensiva. Nessuno dei centrocampisti va ad attaccare gli spazi. Certo, si rimane sempre coperti ma così è difficile rendersi pericolosi.

Non ci sono più parole per lo spirito di sacrificio di Palacio che va avanti e indietro a tutto campo come un giocatore del calcio totale dell’Ajax di Cruijff. Ma perché far scoppiare proprio quello che potrebbe fare la differenza?

La traversa di Kakà ha graziato un’Inter che avrebbe potuto recriminare ben poco, considerato il suo atteggiamento troppo rinunciatario.

Hernanes ma soprattutto Kovacic devono avere più libertà d’azione. Se nella ripresa l’Inter non velocizza la manovra è destinata a rischiare parecchio.

Ultima occasione per chiudere almeno in bellezza

Walter Mazzarri

Un buon derby per illuminare una stagione da dimenticare

Un derby è sempre un derby ed è (non può non essere) pur sempre una partita importante. Così importante da decidere a volte, anche in solo 90 minuti, il destino di allenatori e giocatori. È l’ultima occasione tra l’altro per dare un po’ di soddisfazione ai tifosi al termine di una stagione ancora una volta fallimentare in cui forse la vittoria dell’andata (con lo strepitoso gol di tacco nei minuti finali di Palacio) ha rappresentato uno dei rari momenti esaltanti. Ripetersi sarebbe il minimo, viste le tante partite sbagliate finora.

L’Inter non ha niente da perdere, la squadra di Mediaset invece sì

Dall’alto dei 57 punti l’Inter parte psicologicamente avvantaggiata nei confronti della squadra di Mediaset obbligata a vincere non tanto per l’ormai impossibile sorpasso, ma per continuare a sperare di poter disputare l’Europa League. E c’è anche una bella differenza tra la relativa tranquillità che si respira ultimamente alla Pinetina rispetto ai sonni agitati di Seedorf ostaggio di una società litigiosa che mal sopporta l’attuale mediocrità. Mazzarri e la squadra lo sanno benissimo e non possono sbagliare partita.

La gavetta di Mazzarri e quel raccomandato di Seedorf

Viste le premesse della vigilia, sarà inevitabilmente un derby nel derby quello che si giocherà tra i due allenatori. Del resto le dichiarazioni di Mazzarri sono sembrate abbastanza inequivocabili nel sottolineare come lui abbia dovuto fare parecchia gavetta a differenza di chi invece come l’olandese sta semplicemente beneficiando dei trascorsi da calciatore per risparmiarsi tanta fatica. Detto questo, appare ovvio che Mazzarri ci tenga molto a voler dimostrare sul campo il valore di tutta la sua sudata esperienza.

La formazione

Due ballottaggi e mezzo: Campagnaro o Ranocchia a destra, D’Ambrosio o Jonathan sulla fascia destra e non è da escludere, probabilmente, anche quello tra Kovacic e Guarin a centrocampo. Passi per Campagnaro, così come ci sarebbe poco da dire sul possibile rientro di Jonathan, ma l’eventuale mossa a sorpresa di schierare all’ultimo momento Guarin potrebbe rivelarsi abbastanza discutibile, soprattutto in considerazione dei recenti progressi fatti dal giovane talento croato.

Handanovic – Campagnaro (Ranocchia), Samuel, Rolando – D’Ambrosio (Jonathan), Hernanes, Cambiasso, Kovacic, Nagatomo – Palacio, Icardi

Il pronostico

In una partita tradizionalmente imprevedibile come il derby (in cui non contano quasi mai i favori del pronostico, né tantomeno i punti in classifica) indovinare il risultato esatto è abbastanza impossibile. Certo, al di là della scaramanzia, è innegabile che l’Inter sembra avere più possibilità di aggiudicarselo. Mi piace pensare che questo derby possa essere nel segno di Icardi. Andrebbe benissimo, ci mancherebbe altro, anche un’altra seppur risicata vittoria di misura.

Se Milito va… capito

Milito disastroso nelle ultime partite

Avete presente quando Abbiati ha rinviato il pallone sui piedi di Milito e Milito è riuscito a sbagliare un gol che avremmo fatto pure noi? Bene. Ora Settore spiega a tutti noi che non l’abbiamo presa, diciamo così, per niente bene perché Milito vada non solo giustificato, ma addirittura capito:

[…] il gol che Milito ha sbagliato al sesto minuto non era, appunto, una semplice occasione, ma un gol già fatto. Bisognava giusto formalizzare l’atto con un semplice e naturale gesto, mettere l’apposita sfera di cuoio dietro la linea di gesso (sintetico) che delimita la zona del campo e dell’immaginario colletivo oltre la quale si può urlare gol, o Tor se sei in Germania, o Yeah se sei in Britannia, o minchia se sei in Sicilia. Certo, mettiamoci nei panni di un Principe abituato a vincere un triplete da solo bucando portieri da ogni dove e con gesti tecnici fantastici: stai giocando Milan-Inter, hai davanti un portiere filo-nazista che invece di rinviare a un anno-luce ti serve il pallone dritto sui piedi, a qualche metro dalla porta spalancata. E non nel trofeo Birra Moretti, ma in un derby di campionato. E’ – diciamolo – una situazione talmente surreale che sì, io Milito lo capisco. Per uno come Milito, il contesto era mentalmente ingestibile, un disegno troppo inestricabile, troppo avanti. Se il portiere della squadra avversaria al sesto minuto di un derby che già perde 0-1 ti mette il pallone sui piedi in mezzo all’area, tu sei autorizzato a pensarle tutte, anche che dentro il pallone ci sia una mina antiuomo, o che “Scherzi a parte” stia registrando la sua puntata più clamorosa, o che tutto questo no, dai, non stia accadendo davvero, che sia un sogno, un’allucinazione, una costruzione del pensiero, una pastiglia che qualcuno ti ha messo nella borraccia. Ecco, io lo capisco Milito.

L’Inter di Stramaccioni vince un derby di rara bruttezza

L'esultanza di Stramaccioni che vinto il suo primo derby

Derby tecnicamente inguardabile che l’Inter ha vinto difendendosi in dieci per quasi tutta la ripresa. Il risultato dà ragione a Stramaccioni, ma secondo me ha rischiato troppo scegliendo di chiudersi a oltranza, non tanto dopo l’espulsione di Nagatomo ma subito dopo il gol di Samuel. Per fortuna la difesa ha tenuto e loro hanno sbagliato parecchio. Ecco: anche la fortuna fa un grande allenatore. E Stramaccioni è sulla buona strada.

Se non sono troppi 6 gol sbagliati in due partite
Ma se l’Inter ha sofferto oltre il dovuto la colpa è solo di Diego Milito che ancora una volta ha sbagliato un gol che un attaccante come lui non può sbagliare. I numeri dicono che tra Fiorentina e derby se n’è mangiati sei, di cui quattro da solo davanti al portiere. Facciamolo riposare, che ultimamente sembra abbastanza stordito.

Il colpo di testa di Samuel che ha deciso il derbyE se Palacio non è meglio 
Palacio, d’altronde, entrato al suo posto non è stato da meno. Il Capitano gli fa il regalo di metterlo davanti ad Abbiati per chiudere la partita ed entrare nella storia dell’Inter e per tutto ringraziamento Palacio, forte della sua freschezza di nuovo entrato, fa un passaggio a un incredulo Abbiati. Niente di nuovo, per quanto mi riguarda. Sapevo che l’inaspettato arrivo di Cassano con l’imprevista retrocessione in panchina gli avrebbe tolto (alla faccia della professionalità) la… voglia di giocare. In un derby, soprattutto se stai facendo panchina, devi dare non solo tutto, ma di più. Ha sbagliato un rigore in movimento e per il resto è rimasto a guardare i compagni sudare. Complimenti.

Ancora Cou
Coutinho ha ancora una volta – purtroppo – dato ragione alle mie perplessità. Ha tutti i numeri per diventare un campione, ma ogni volta che Stramaccioni gli dà fiducia lui puntualmente fallisce l’occasione. E lo fa scomparendo dal campo, costringendo l’Inter a giocare in dieci. Imbarazzante.

Fischi e fischietti facili
La regola del fallo di mano è sicuramente demenziale come parecchie cose arbitrali di casa nostra. D’accordo, Valeri (e lo si sapeva) applica fiscalmente il regolamento. Ma è un regolamento ridicolo, come per esempio la discrezione concessa sui falli da ultimo uomo e sui contatti con il portiere. Si fischia sempre, si fischia troppo, si fischia a cazzo. E i giocatori se ne approfittano. Una vergogna.

Ho visto tutti episodi che ci stanno
Sul gol di Montolivo (il cui tiro è stato preceduto dal fischio di Valeri) non saprei quale potesse essere la decisione più giusta, ma l’eventuale errore ci sta. Francamente, anche alla moviola non si capisce bene, figurarsi valutare l’impatto sul portiere in un secondo. Sul presunto rigore di Samuel su Robinho è chiaro che solo chi è in malafede possa dire che fosse rigore. Vabbè che purtroppo non siamo in Premier League (purtroppo sì) ma c’è un limite a tutto. Ma scherziamo? Allora fischiamo qualsiasi contatto e non se ne parla più.

Ma lasciamo perdere, per favore, lo schema del rinvio 
Infine, non posso non sottolineare lo schema del rinvio. Quando nel primo tempo Handanovic rinviava per la testa di Nagatomo e, dopo l’espulsione, per quella di… Pereira. Con risultati quasi sempre facilmente intuibili. Allora, sappia il caro Andrea Stramaccioni (a cui voglio sempre più bene, sia chiaro) che ogni volta che Handanovic fa questa cosa non manca mai da parte mia un veramente di cuore vaffanculo (per non dire altro) a lui indirizzato. E allo stesso tempo mi auguro che il nostro caro Andrea si convinca presto (come per quell’altra inguardabile trovata del calcio d’angolo a due che poi è stata finalmente abbandonata) di lasciar perdere. È assurda, come soluzione, prima ancora che ridicola. O no?

  • UPDATE
    La solitudine del secondo palo
    Mi ero dimenticato del gol di Samuel, di come cioè sia stato propiziato. E cioè: attaccando – una volta tanto – anche il secondo palo. Cosa che da un po’ di tempo all’Inter ci si dimentica (e non so perché) spesso. Avendo in squadra giocatori come Cassano (o Coutinho quando trova il coraggio di giocare) particolarmente portati a fare assist, a maggior ragione diventa un’importante arma in più se solo si avesse un po’ di attenzione in più nell’occupare tutti gli spazi sui calci piazzati e sui cross in genere.

    Se a contestare l’espulsione di Nagatomo è Bonera
    Devo assolutamente fare i complimenti a Bonera per quello che ha detto nel dopopartita. A proposito cioè dell’espulsione di Nagatomo, secondo lui ingiusta: “Sull’espulsione di Nagatomo, mi è sembrato che l’arbitro abbia perso completamente la partita di mano. Sto parlando di un episodio a nostro favore, che però non mi torna. Diciamo che l’arbitro non ha arbitrato bene”. Chapeau.

Milan-Inter, intervallo

Samuel ha appena sbloccato il derby

Samuel ha appena sbloccato il derby

E con questo sono sei. I gol consecutivi che Milito si è mangiato. Io non so più che dire. Mi auguro che non sia entrato (rifacciamo gli scongiuri) in una di quelle sue crisi che di solito durano… una stagione.

Coutinho il bello addormentato di San Siro. Per ora ce l’ha messa davvero tutta a fare il solito Sneijder. Anzi, è riuscito finora a fare pure peggio. Inguardabile per come trotterella in mezzo al campo e per come riesce ogni volta a nascondersi. Non marca, non copre gli spazi, non si fa vedere quando c’è da ripartire e ogni volta che qualcuno lo trova perde immediatamente il pallone. Cambiasso ha pure tentato di lanciarlo davanti ad Abbiati e lui quasi inciampa sul pallone. Da prenderlo a schiaffi, mica per altro, solo per svegliarlo.

Sbaglia Stramaccioni a non premere subito dopo il gol arrivato quasi a freddo. Bisognava mettere l’avversario all’angolo e cercare di trovare subito il raddoppio. Invece, niente di niente. Solo melina e pure della peggiore specie. Handanovic che rilancia per il colpo di testa di (sic) Nagatomo cosa sarebbe? Uno schema? Facciamo i seri, per favore.

A centrocampo Gargano rischia di finire presto la benzina visto il lavoro di interdizione a cui viene sottoposto, mentre Cambiasso è tatticamente insostituibile ma un peso non di poco per la sua scarsa reattività quando c’è da anticipare o andare sull’uomo che punta la porta.

L’Inter di Ranieri e il derby della verità (2)

Diego Milito

Capolavoro di Milito nel derby vinto dall'Inter

Brutta, sporca e cattiva: questa è l’Inter postmourinhiana che Claudio Ranieri è riuscito miracolosamente a riportare in zona Champions dopo un avvio di stagione particolarmente negativo. Il derby doveva far capire quanto valeva l’Inter di Ranieri e l’Inter di Ranieri non ha tradito le aspettative. La squadra ha sofferto, ha stretto i denti, ha giocato con la rabbia e l’umiltà di una provinciale e i nerazzurri sono stati commoventi nello sforzo profuso e per la grande voglia di vincere messa in campo, nonostante molti abbiano cominciato ad accusare l’inevitabile usura del tempo. Anche se a centrocampo si è ballato come al solito e come era prevedibile che fosse contro avversari più forti e più veloci (Thiago Motta e Cambiasso insieme sono ormai diventati un lusso non più sostenibile) con un pizzico di fortuna e un capolavoro come quello realizzato da Diego Milito (lo stesso che poco tempo fa i gol invece di farli li parava) l’Inter sembra essere improvvisamente “resuscitata”. Non perde più, non prende più gol. Vince fisso, ora pure con le più forti. E recupera punti su punti. La notte, insomma, sembra essere passata.

Ora il rischio però è ricominciare a parlare di scudetto e di tornare a illudersi quando la realtà è quella che è. All’Inter servirebbe più che un altro attaccante piuttosto un giocatore come De Rossi, altro che storie. Senza uno così o comunque senza rinforzi sulla mediana non è per niente serio pensare che si possa andare molto lontano. Sicuramente, ora come ora l’Inter di Ranieri ha un organico in grado di lottare per un posto in Champions, ma non di più.

Certo, nessuno può mettere in discussione la grande prova di un gruppo che stasera ha dimostrato attaccamento alla maglia e grande professionalità. Uno su tutti, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, il Capitano, l’altro grande protagonista dell’azione del gol che ha deciso uno dei derby più brutti degli ultimi anni. Sua la sgroppata sulla fascia in cui ne ha saltati due facendo il vuoto alle sue spalle prima di lanciare in porta Milito. Ma tutti quanti hanno dato il massimo e si sono sacrificati per il bene della squadra.

Unica eccezione, ma non è una bocciatura perché secondo me è stata l’emozione a tagliarli le gambe, Alvarez. Dopo un approccio timido e molle ha perso subito tutti i palloni e poi si è via via smarrito andando in totale confusione, fino ad essere giustamente sostituito. Ma il derby fa di questi scherzi e, anzi, se si è fatto venire la tremarella è perché evidentemente ci teneva molto. Deve ancora crescere e imparare molto, ma merita altre occasioni, magari meno impegnative.

Milan-Inter, intervallo

L’Inter è commovente per impegno e concentrazione  ma il problema, purtroppo, è e rimane sempre lo stesso: soffriamo – e disumanamente poi – in mezzo al campo. Cambiasso e Thiago Motta sono sovrastati fisicamente dal centrocampo milanista. E in queste interminabili difficoltà dei nostri prima nel difendersi e poi nel cercare (invano) di ripartire (sempre sistematicamente anticipati nella loro irrimediabile lentezza tale da far sembrare Van Bommel o Nocerino dei fulmini di guerra) vanno a nozze Ibrahimovic e Pato.

In più abbiamo giocato pure in dieci perché Alvarez, bloccato dall’emozione, non è mai riuscito a entrare in partita.

Continua, infine, la tradizione dei gol regolari annullati nel derby a Thiago Motta. Nella ripresa Ranieri deve rinforzare lì in mezzo.

L’Inter di Ranieri e il derby della verità

Alvarez, Milito e Pazzini
PREPARATI AL PEGGIO. Per noi interisti è un derby all’antica, di quelli che non ti aspetti niente di speciale, di chi punta al ribasso ed è già preparato al peggio, di chi cerca soprattutto di non prenderle e magari non fare brutte figure, ma se poi il miracolo dovesse avverarsi…

PUNTO INTERROGATIVO. Qual è la vera Inter di Ranieri? Quella che contro le squadre di vertice non è mai riuscita a imporsi o quella che ultimamente ha ricominciato a vincere e  riesce pure a non prendere gol? Se per la squadra di Mediaset il rischio è solo quello di fare un passo falso in un girone d’andata comunque molto positivo, per noi è l’ultima occasione per restare aggrappati lassù.

MENO BRAVI DI LORO, MA PIU’ INTELLIGENTI. Loro sono i più forti, hanno la squadra più forte, hanno i giornali (e gli arbitri) più forti e l’Inter farà bene a non dimenticarselo: mai abbassare la guardia allora, nemmeno per pochi secondi. Gli ultimi due dolorosi derby l’Inter li ha persi prima di scendere in campo, li ha persi a livello mentale. Una volta andata in svantaggio, la squadra non è stata capace di reagire con la necessaria lucidità.

PROBLEMA IBRAHIMOVIC. Se al pessimismo della ragione segue l’inevitabile ottimismo del tifoso, rimane comunque il fatto che sulla carta, formazioni alla mano, allo stato attuale delle cose non ci sarebbe partita. Soprattutto se quel bastardo che altro non è di Ibrahimovic avrà tempo e spazio per fare la solita differenza. Ormai non ci soffre più e il problema principale per l’Inter e per Ranieri è, inevitabilmente, sempre lui. Facciamo i debiti scongiuri: magari prende tre pali.

RISCHIARE TUTTO? Loro sono più in forma, sono più giovani e corrono di più, sicuramente molto più di noi. Loro tutta gente navigata, esperta e in corsa per lo scudetto, noi se proprio dobbiamo schierare qualcuno capace di tenere il passo al massimo possiamo rischiare il tutto per tutto mettendo in campo aspiranti salvatori della patria praticamente esordienti come Alvarez o Faraoni, sperando poi, derby a parte, di cavarcela con un terzo posto che sarebbe (rispetto a come siamo partiti) comunque miracoloso.

E’ PUR SEMPRE UN DERBY. Insomma, tutto ci dice male e questa è, paradossalmente ma non tanto, la nostra unica risorsa, la nostra vera forza: i derby sono fatti proprio per ribaltare i pronostici. A volte, non sempre, succede. Non succederà, ma dovesse succedere…

LA MIA FORMAZIONE. In un derby come questo, mai come in questi ultimi anni così sbilanciato a favore della squadra di Mediaset, la formazione è l’ultimo dei miei pensieri. Non so se Maicon sia fisicamente in condizioni di giocare una partita del genere e non so se Ranieri riuscirà a tenere in panchina, almeno in partenza, il rientrante (e dopo parecchio tempo) Sneijder. Chi gioca, gioca: l’importante è che sappia bene quanto vale quella maglia che indossa.

JULIO CESAR

ZANETTI
LUCIO
SAMUEL
NAGATOMO

FARAONI
THIAGO MOTTA
CAMBIASSO
ALVAREZ

PAZZINI
MILITO

IL MIO PRONOSTICO. Pur di veder uscire l’Inter di Ranieri imbattuta sarei pronto a firmare anche per uno di quegli inguardabili 0-0 di una volta, che però tra tutti i possibili risultati sembra essere quello più improbabile.

 

Dal girone unico (1929/’30) a oggi, sono 189 le partite ufficiali – tornei estivi da 45 esclusi – tra Milan e Inter. Il bilancio conta 66 vittorie nerazzurre (32 in casa e 34 in trasferta), 64 rossonere (33 in casa e 29 in trasferta) e 59 pareggi (27 in casa Milan e 32 in casa Inter). Il pareggio, ‘sotto la Madonnina’, manca dal 24 ottobre 2004 quando, in casa del Milan, finì 0-0. Rossoneri in vantaggio nei gol fatti (251), ma la differenza è minima (249 per l’Inter che, in trasferta, ne hanno realizzati 122).