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C’eravamo tanto traditi

Serra critica l'uscita dal Pd di Civati

 

Bellissima risposta di Giuseppe Civati alle obiezioni di Michele Serra a proposito della sua uscita dal Pd, risposta che si conclude così:

davvero il compito storico della sinistra è di adeguarsi, di cedere, di rinunciare a se stessa – non su qualcosa, ma sempre e su tutta la linea, colpevolizzandosi e facendosi colpevolizzare – e di portare i suoi voti dentro un calderone? Io ero e resto convinto di no, infatti quando abbiamo fondato il centrosinistra e il Pd questa clausola non era scritta da nessuna parte, nemmeno in piccolo. Insomma, caro Michele, non è che ti – e ci – stanno fregando?

Con un appunto a Civati: no, caro Pippo, guarda che Serra è sempre stato… dall’altra parte. Dalla parte di coloro che ci stanno fregando e, soprattutto, ci hanno fregato. E non sono certo io a dirlo, ma è lo stesso Serra a confessarlo nella lettera aperta che ti ha scritto, riconoscendo di essere

il tipico italiano di mezzo, incapace di ribellarsi al presente.

Perché poi, come lo stesso Serra ci ha sempre ricordato, alla fine bisogna pur sempre scegliere da che parte stare: se da dalla parte dei persecutori o dei perseguitati, degli sfruttatori o degli sfruttati. E lui Serra, come del resto Nanni Moretti o Francesco De Gregori (e compagnia bella) alla fine hanno scelto. Solo che si sono dimenticati di farcelo sapere in tempo. Se ne sono dimenticati il tempo necessario per andare in pensione e mettersi a quel punto l’anima in pace. Ecco, rispetto a qualche tempo fa in cui prevaleva la rabbia e l’indignazione di chi ha creduto ciecamente In Serra come in Moretti o De Gregori (cito per comodità di ragionamento sempre loro ma i nomi che potrei fare sono tanti altri ancora) li ha eletti a inattaccabili modelli e inossidabili punti di riferimento, fidandosi (sempre ciecamente) per tutti questi anni ora è subentrata un’altra fase. Prima mi sentivo tradito. Tradito, offeso e umiliato perché a differenza di Serra e di quelli come Serra (io nel calderone ci metto un po’ tutti i miti culturali della sinistra italiana degli ultimi 30 anni) nel mio piccolo (davvero piccolo) mi sono pur sempre ribellato al presente pagandone sempre – puntualmente – le conseguenze. Adesso invece provo soltanto tanta pena. Che è peggio secondo me. Provo insomma una certa pietà mista a imbarazzo generazionale che – giustamente – il giovane quanto bravo Emanuele Ferragina non ha e la cui replica su Facebook all’intervento di Serra sulla Repubblica è veramente feroce, quanto pienamente condivisibile:

Caro Michele Serra: sono sicuro che se avessi un contratto che scade fra tre mesi, lavorassi in nero per qualche spicciolo, percepissi una pensione da 500 euro e inforcassi gli occhiali di Giuditta invece che la penna di Repubblica, forse qualche ragione per ribellarsi collettivamente anziche’ votare PD la vedresti senza l’aiuto di Civati.

Amen.

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Riso amaro

Renzi con Civati

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente al gioco di squadra, allo spirito d’appartenenza. Vero Nanni (nel senso di Moretti)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente alla sinistra che vuole sempre capire, alla sinistra che vuole sempre spiegare. Vero Serra (nel senso di Michele)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente a Pippo (nel senso di Civati). Penso a lui e (mestamente) rido. E basta.

Serra, i salici piangenti e certi rimbalzi traditori

L'amaca di Miche Serra sul regalo del governo alla lobby delle autostrade

Sarà bravo e tutto quanto, però – veramente – Michele Serra non ha imparato niente da Trapattoni. Anzi. In tutti questi anni, infatti, l’inesauribile Michelino è sempre lì a riscrivere le stesse dolenti note. Le stesse tristi e sconsolate constatazioni, cioè, su quanto sia corrotto (verbo questo che lui ovviamente non s’azzarderebbe mai a usare, tanto che già me lo vedo sobbalzare dalla poltrona) il nostro pur amato (da quelli come lui che sono di sinistra ma anche no) paesello. Sempre le stesse note dolenti o, per meglio dire, lacrimevoli. Tanto che secondo me la sua seguitissima quanto autorevole rubrica sulla Repubblica potrebbe ormai essere aggiornata con un più confacente titolo all’altezza del tenore medio dei suoi pensierini quotidiani. Una cosa tipo cioè L’amaca sotto il salice (piangente) o qualcosa del genere.

Eppure quanto sarebbe bello o quantomeno liberatorio se il nostro sensibile Michelino trovasse la forza di soffiarsi il naso. E magari, tra un singhiozzo e l’altro, riuscisse una volta tanto a sfogarsi. Gli farebbe bene. Sarebbe salutare per lui e un po’ pure per noi. Come sarebbe bello se oltre a raccontarci con la sua innata maestria il solito misfatto quotidiano, riuscisse a fare ogni tanto qualche nome. Se cioè, facendosi forza e trattenendo per un po’ la commozione, oltre a sottolineare con la solita indignazione d’ordinanza il regalo fatto per esempio alla cosiddetta lobby delle autostrade fosse – per dire – pure capace di scrivere nome e cognome di chi quel regalo l’ha fatto. Per poi, magari, trarne anche le inevitabili (seppur sgradevoli, mi rendo conto) conseguenze.

Senza cioè farla così tanto lunga, basterebbe – a mio avviso, almeno – seguire un esempio illustre come quello del Trap. Invece, insomma, di lamentarsi con invidiabile discrezione assai british forse si potrebbe – ogni tanto, eh – gridare con tutto il fiato in corpo quello che gridava l’allenatore ferito dal comportamento dei suoi giocatori e in particolare di quello il cui tradimento ce l’aveva addirittura scritto sulla carta d’identità: Strunz! E anche nel nostro caso – pure un candido come Serra ne converrà – chi meglio di Matteo Renzi (perché sì, proprio di lui si sta parlando) porta scritto in fronte – politicamente parlando, ovviamente – lo stesso aggettivo? Invece, ahimé, l’unico Strunz! della situazione è chi quello stesso epiteto pur evocandolo di fatto non ha il coraggio e la forza di pronunciarlo e se lo fa così rimbalzare addosso.

La fiche dello sdraiato Michele Serra

Nei secoli fedele alla linea — qualunque essa sia — il sempre più stanco e scoglionato Michele Serra si adegua alla volontà del partito (come avere dei dubbi?) e tutto quello che ha dire è che Renzi gli sembra una fiche:

Lo sdraiato Michelino

Tutto qui? Questo è quanto? Solo un’austera puntata dell’Amaca? Davvero un po’ troppo poco. Decisamente sbrigativa come ultima analisi dell’ennesimo fallimento della sinistra o quello che rimane. Certo che, politicamente parlando, di questo passo tu e Moretti rischiate di dare del filo fa torcere perfino a D’Alema che in quanto a previsioni diciamo così sbagliate sembrava quasi irraggiungibile.

Ma, per carità, va bene così. Un tempo, leggere una cosa del genere mi avrebbe fatto incazzare e non poco. Ultimamente invece al massimo mi avrebbe messo addosso una certa tristezza. Mentre adesso provo un sempre più evidente senso di liberazione. Non senza un po’ di umana, comprensibile, pena.

Serra e il figlio che non vuole fare il figlio di Serra

La copertina del romanzo Gli sdraiati di Michele SerraMichele Serra
Gli sdraiati
Feltrinelli, 2013

A leggere il libro di Michele Serra sul figlio che non lo capisce come si fa a non parteggiare per la vittima sacrificale delle sue consuete battute? Anche perché  non deve essere per niente facile sopportare un padre per sua stessa definizione “borghese di sinistra” e quindi in pratica la contraddizione fatta persona. Di sinistra per professione, borghese per natura e vocazione. Un padre dissociato, insomma, che al figlio per quello che è preferisce sempre quello che lui vorrebbe che fosse e invece non sarà mai. E questo anche solo per una sana autodifesa dalle contraddizioni paterne tanto note agli stili di vita della sinistra all’italiana.

Serra infatti è un padre che non capisce come (a 19 e non a 60 anni) si possano preferire le cosiddette diavolerie tecnologiche della comunicazione contemporanea alla più nobile e formativa, crepuscolare, contemplazione della natura tipo aspettare seduti in terrazza l’esaltante arrivo della pioggia. O non si capacita del fatto che il figlio non solo non gli parli ma nemmeno lo contesti. Magari forse perché è praticamente impossibile farlo? Serra non è nemmeno sfiorato dal dubbio che sarebbe difficile per chiunque discutere con uno come lui che di mestiere ha sempre la risposta a tutto, pronto a spiegare per esempio qualsiasi incongruenza della sinistra e del suo intoccabile partito, comunque si chiamasse? Come rapportarsi con uno così? Come potrebbe mai il figlio appena adolescente riuscire a strappargli una (che sia una) presa di posizione netta e definita capace di durare almeno 24 ore? Che cosa potrebbe mai obiettare al camaleontico autore di una rubrica cult come L’amaca sulla Repubblica che è un po’ il breviario quotidiano della sinistra snob che cambia freneticamente idee (e correnti) ma non il partito? E che da almeno vent’anni non ha preso mai una decisione concreta che sia una?

Gli sdraiati non è un romanzo né un’autobiografia, ma piuttosto il solito esercizio di stile forbito ed elegante di Serra che stavolta invece del politico di turno (che si ostina a non capire le ragioni del Pd) indirizza il suo consueto sarcasmo verso l’inerme erede. Un’Amaca privata, insomma, molto più lunga e articolata del solito. E la sintesi del libro sta tutta nello stupore del padre nei confronti del figlio colpevole di non manifestare il minimo entusiasmo per essere stato portato a vendemmiare nelle Langhe. Non so se è ben chiaro il concetto: l’ha portato nelle Langhe, mica in una qualsiasi altra sfigatissima vigna di chissà quale sfigatissimo posto in culo al mondo:

Il giorno della vendemmia non è un giorno come gli altri, e andare a farla in Langa è un privilegio vero, come sentire il Rigoletto in loggione al Regio di Parma, o mangiare frutti di mare in Bretagna, o comprare un cappello da donna a Parigi, o vedere la prima di un musical a Broadway.

Perché la sinistra di Serra e di tanti altri maître à penser che lui rappresenta così bene (come per esempio Moretti, De Gregori o Fazio) è quella sempre giusta. A prescindere. La sinistra cioè con le idee giuste, con il lavoro giusto, la città giusta, il quartiere giusto, la casa giusta, gli amori giusti, gli amici giusti, le ferie giuste e, ora siamo stati messi al corrente anche di questo, le vendemmie giuste. Non ancora però con il figlio giusto.

Genere: sinistra all’italiana – Consigliato: solo a veri ultrà del Pd – Voto: 5

Il messaggio di Letta per rassicurare gli evasori

Letta rassicura i piccoli e grandi evasori fiscali: il governo non farà niente per combattere seriamente il fenomeno

Letta rassicura i piccoli e grandi evasori fiscali: il governo non farà niente per combattere seriamente il fenomeno

Apparentemente innocuo e quasi banale, il discorso fatto oggi dal presidente del Consiglio Letta sull’evasione fiscale è invece un segnale importante lanciato ai sostenitori del governo di larghe intese. Ed è un messaggio che, a saper leggere bene tra le righe, tranquillizza e rassicura tutti i piccoli e grandi evasori d’Italia. E cioè: state tranquilli, è il senso vero delle parole del premier, che non succederà niente, non cambierà niente, tutto rimarrà esattamente com’è adesso e com’è da sempre. Il governo, ha fatto capire benissimo Letta, non farà niente per combattere seriamente il fenomeno.

A dimostrazione del luogo comune che vorrebbe far passare il Pd come un partito senza idee, oggi Letta ha dimostrato che non è proprio così. Il Pd potrà essere magari confuso su questioni magari marginali, ma su altre ha invece le idee molto chiare. E non è vero che sia del tutto privo di un programma. Invece c’è eccome ed è quello che vediamo tutti i giorni e di cui oggi Letta se ne è fatto portavoce, quel programma non scritto che Napolitano per primo tiene a ribadire costantemente.

Sbaglia allora Michele Serra nel sostenere che al Pd mancherebbe solo un pizzico di coraggio in più per fare delle scelte qualunque esse siano. Perché quando c’è da prendere posizione sulle cose veramente importanti il Pd non si tira mai indietro. Perché quando Letta fa capire che nella maniera più assoluta non farà pagare le tasse anche a chi non le ha mai pagate per nessun motivo, nemmeno putacaso l’Italia corresse il rischio di finire come la Grecia, bè non solo il Pd esprime dei concetti forti, ma fa anche una ben precisa e inequivocabile scelta di campo. Quella cioè di preservare le sue clientele, difendere a oltranza l’idea che il lavoro nero sia un male necessario e rafforzare sempre di più quel familismo amorale su cui si fonda veramente (ma quale Costituzione…) la repubblica italiana. Che si vuole di più?

Michelino Serra e la parola che proprio non gli viene

Michele Serra

Michele Serra

Dai Miché che alla fine prima o poi ce la fai

Sono anni che Michele Serra nella sua rubrica quotidiana L’amaca sulla Repubblica si arrampica tutti i giorni sugli specchi per cercare di trovare le parole giuste per definire la sinistra italiana senza riuscirci mai. Ma io lo so che Michelino ce la farà. Prima o poi ce la farà. Lo so perché è un grande intellettuale di sinistra e un grande intellettuale di sinistra prima o poi le parole le trova. Anche perché di parole da dire ne basterebbe solo una. È solo una questione di tempo, insomma. E bisogna avere pazienza. Ma vedrete che prima o poi anche al nostro Michelino — prima o poi — quella parolina verrà in mente, quella parolina che definirebbe secondo me senza nessuna ombra di dubbio Giorgio Napolitano, Dario Franceschini e i 101 del Pd.

Dai Miché che è facile

Lo so che quando si tratta di parlare del Pd o di giornalismo per te che sei sempre stato un militante del Pci-Pds-Ds-Pd-ocomecazzosichiameràdomani e che tra l’altro collabori per un giornale come la Repubblica che fa il tifo per Napolitano e per il Pd diventa umanamente difficile trovare le parole giuste. Ma io ti conosco, conosco la tua invidiabile intelligenza e capacità di analisi e so che ce la puoi fare. So che puoi benissimo trovare prima o poi il coraggio di trovare e scrivere quella parola che proprio non ti viene o che forse comprensibilmente rimuovi.

Eppure è semplice, credimi

Se non riesci a capire come mai e perché quelli del Pd si comportino così magari è perché non vuoi ammettere l’evidenza delle cose. La dolorosa evidenza delle cose. Che sono molto più semplici di tutti i tuoi spesso spericolati equilibrismi dialettici che, ammettilo, non portano mai da nessuna parte. E cioè che quelli del Pd sono semplicemente dei — scusami per la crudezza, ma non essendo un intellettuale non sono abituato a tanti giri di parole — mascalzoni. Ma-scal-zó-ni. E cioè, copio e incollo dal vocabolario: chi si comporta in maniera disonesta, falsa, vile e senza scrupoli. Come quando, cito le prime cose che mi vengono in mente, hanno accettato di far sospendere i lavori parlamentari per protestare contro la magistratura che perseguita il povero Berlusconi. O come quando hanno tolto al Parlamento voce in capitolo all’acquisto degli indispensabili F35. O come quando hanno votato contro la sfiducia al ministro Alfano che non sapeva niente della “deportazione” di moglie e figlia di un dissidente politico. Vado avanti? No, meglio di no, c’è da vergognarsi solo a scriverle. Ma insomma, Miché, sono o non sono dei mascalzoni? Miché, dico a te. Sono o non sono dei mascalzoni?

Miché, per favore, dillo

Ora che anche tu hai ritrovato la parola che non proprio non ti veniva in mente, ti prego, ti scongiuro. Per favore: scrivila pure tu questa parola. Prima di andare in pensione, però. Perché, lo ammetterai, dopo non vale. Saresti veramente una (scusa il termine) merda a dirlo dopo, un po’ come Veltroni che ha confessato di aver fatto finta di essere stato comunista per trent’anni e più.

L'amaca di Michele Serra

Sulla Repubblica di oggi l’ennesimo corsivo di Serra per giustificare il Pd

Se gli intellettuali di sinistra scoprono solo adesso che il Pd – ma pensa un po’ tu – non è di sinistra

De Mauro ha scoperto che il Pd non è di sinistra

Mi fa piacere che autorevolissimi giornalisti, stimati politologi e apprezzati editorialisti scrivano e dicano — ora — quello che il qui presente blog sostiene da anni. Via Malvino, ne cito, a caso, uno dei più bravi e attendibili come Giovanni De Mauro:

Il Partito democratico non è più un partito di centrosinistra. Gli ultracorpi democristiani hanno avuto la meglio. Il Pd è ormai un partito moderato, saldamente ancorato al centro, blandamente attento ad alcuni temi sociali. Pronto ad allearsi con la destra di Silvio Berlusconi in nome della “situazione d’emergenza”.

Sono proprio contento che anche il direttore di un settimanale prestigioso come Internazionale, come d’altronde tanti altri suoi famosi colleghi, la pensi come me. Son soddisfazioni, mica no. Sono proprio contento che mi diano finalmente — era ora — ragione. Ma non ci credo. No. Non credo proprio al fatto che se ne siano accorti solo ora. Non ci credo perché innanzitutto farei un torto alla loro intelligenza prima ancora di prendere in considerazione una certa onestà intellettuale che dovrei dare per scontata.

Non ci credo perché appena pochi mesi fa quegli stessi intellettuali di sinistra erano tutti in fila per votare alle primarie del Pd. E c’erano proprio tutti, ma tutti tutti (qui un elenco anche se molto parziale abbastanza indicativo) compresi anche, che so, Nanni Moretti e Michele Serra, due simboli cioè indiscussi della sinistra, come dire, che più intellettuale e più di sinistra non si può.

Solo pochi mesi fa i migliori rappresentanti dell’Italia di sinistra hanno sostenuto e votato il Pd, lo stesso Pd che adesso dicono di non riconoscere più. Eppure, a parte il povero Bersani diventato improvvisamente il capro espiatorio di tutto e tutti, quelli del Pd sono sempre gli stessi. Dove sta allora la differenza? O, scusate, forse sarebbe meglio dire dove sta la convenienza?

La dichiarazione di voto per il Pd di Nanni Moretti

E Michele Serra suggerì al Pd di… “abbandonare” Berlusconi

Ci voleva Grillo per mettere finalmente di fronte alle sue responsabilità un centrosinistra che per vent’anni ha, diciamo così, giocato a nascondino. Adesso ahimé non ci sono più alibi. Come si dice dalle mie parti le chiacchiere stanno a zero. Oggi per esempio L’Amaca (seguitissima e idolatrata rubrica) dell’acutissimo Michele Serra (simbolo indiscusso dell’intellettuale militante) forse dice di più e meglio di qualunque altra analisi sulla situazione in cui è andata a cacciarsi una (certa) sinistra italiana che per vent’anni ha di fatto creato, favorito e sostenuto il berlusconismo. Laddove, cioè, l’acutissimo Serra propone al Pd

di abbandonare Berlusconi e i berlusconiani al loro destino di dissoluzione

Abbandonare Berlusconi? Ehm… sì, Serra scrive proprio così: il Pd farebbe bene ad abbandonare Berlusconi, come se finora fossero andati a braccetto o quasi. Lasciamoci così, senza rancore, dice l’acutissimo Serra, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. E da quando in qua Pd e Berlusconi stanno insieme? Sarebbe opportuno che l’acutissimo Serra, avendo evidentemente notizie di prima mano, specificasse ulteriormente il concetto. Altrimenti, l’involontaria comicità di quella che potrebbe sembrare quasi una confessione di correità diventa talmente stridente da sembrare quasi patetica. Insomma, come si dice sempre in questi casi, il re (e cioè il Pd) è nudo e fa anche decisamente schifo.

suggerimento

Il delitto perfetto (5)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Finalmente il Pd non ha più alibi. Adesso deve per forza uscire allo scoperto e deve schierarsi, deve dire insomma da che parte sta. E finalmente capiremo se in questi ultimi vent’anni il centrosinistra si è veramente opposto o piuttosto ha solo fatto finta di opporsi a Berlusconi. Finalmente capiremo se il berlusconismo sia solo colpa di una parte politica oppure no, oppure sia stato creato e favorito proprio da chi avrebbe dovuto combatterlo e aveva la rappresentanza politica per farlo.

Finalmente, di fronte all’ennesima emergenza democratica, capiremo chi e cos’è il Pd. Finalmente, dopo il palese atto intimidatorio (se non una vera e propria minaccia di insurrezione) da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di magistrati colpevoli di voler far rispettare le regole democratiche per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, capiremo. Dopo l’incontro tra i pretoriani che hanno assediato il palazzo di giustizia milanese e il presidente Napolitano, cui sarebbe stato anche consegnato un misterioso papello (un altro patto dopo quello con la mafia?) i media hanno subito fatto trapelare l’ipotesi di un accordo tra Pd e Pdl per far diventare Berlusconi senatore a vita o, in alternativa, per far scattare il prima possibile una provvidenziale amnistia ad personam. Bene. Finalmente il Pd dovrà spiegare, dovrà chiarire, dovrà far sapere agli italiani cosa pensa e sopratutto cosa vuole fare. Finalmente il centrosinistra non potrà più nascondersi dietro alle parole come ha fatto in questi ultimi vent’anni.

Già, più facile a dirsi che a farsi. Qualcuno sa dove sono finiti in queste ultime 48 ore tutti i dirigenti del Pd? Sembrano improvvisamente scomparsi. Di solito sempre sul pezzo e molto reattivi, hanno fatto improvvisamente perdere le loro tracce. Che dice Bersani? E D’Alema? E Renzi? E che dicono i cosiddetti intellettuali di sinistra di solito così attenti e pronti a firmare appelli, corsivi e soprattutto contratti a ogni piè sospinto? Che dice adesso l’acutissimo Michele Serra? E, soprattutto, che dice Nanni? Che dice Nanni Moretti dei suoi amatissimi amici del Pd che si possono criticare ma poi si votano sempre e comunque?

  • UPDATE
    Copioincollo dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi:

    Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo?

L'editto di Ponzio Napolitano

Michele Serra, Beppe Grillo e “lei non sa che populista è”

Nell’Amaca sulla Repubblica di oggi Michele Serra tira un bel colpo basso a Beppe Grillo:

Siamo davvero sicuri che lo scopo della democrazia sia, come dice Grillo, portare in Parlamento “gente le cui faccette le vedi dappertutto”, l’uomo della strada, il cittadino qualunque? Io non voglio votare per chi è come me, voglio votare per chi è migliore di me. Nessun sistema politico, tantomeno la democrazia, può funzionare se non riesce a selezionare una classe dirigente. Il vero problema delle Cinque stelle è che non si pone questo problema. Non ponendoselo, merita in pieno l’accusa di populismo.

VauroSiamo davvero sicuri però che non sia un autogol? Siamo davvero sicuri cioè che sia meglio votare uno come Bersani? O per esempio uno a caso del Pd?

Tipo, si fa per dire, Stefano Fassina che sempre sulla Repubblica di oggi si dice certo che gli italiani non si faranno più attrarre dal populismo di Berlusconi? E come no. Anche solo per far contento Fassina gli italiani da oggi in poi smetteranno improvvisamente di fare gli italiani e, week end permettendo, a partire da lunedì prossimo la corruzione sarà solo un ricordo e già me li vedo, questi italiani, tutti in fila a pagare fino all’ultimo euro le tasse che hanno finora evaso. D’altronde, come dice Michele Serra, se non lo sa Fassina che è meglio di noi…

D’Agostino e i poteri storti

Roberto D'AgostinoCome dare torto al sempre più “alternativo” Roberto D’Agostino, intervistato da Malcom Pagani sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, quando dice che

“I giornaloni, detenuti dai poteri storti fingono di indignarsi, attaccando i ladri di elemosine, la banda Bassotti dei Maruccio e dei Fiorito che rubano nel piattino della cieca, ma non indagano sul potere economico. Guardi come sono trattate Banca Intesa, Unicredit, Mediobanca, Bpm o la cessione di Antonveneta. C’è da capirli. Mejo occuparsi dei rubagalline che mettere il dito nella piaga: rischiano di non uscire. Se Stella e Rizzo, invece di affrontare la Casta dei morti di fame, si fossero concentrati sull’acquisizione di Recoletos da parte di Rcs, forse il gruppo starebbe meglio”.

E, ancora, sempre in tema di giornalismo ai massimi livelli:

“Sul tema, mi appassiona il Barcellona-Real di carta tra Repubblica e il Foglio. Da un lato, Serra, Aspesi ed Eco impegnati a tagliare la cotica e a disegnare la palingenesi etica partendo dalla Milano degli anni d’oro. Dall’altro il cinismo churchilliano, la politica sangue e merda, l’antico patto fondante col Male di Ferrara. Dissento da entrambi. A Eco, vicepresidente di una società bibliofila governata da Dell’Utri, mi piacerebbe ricordare che ha, oltre a Napolitano, un altro presidente. A Ferrara che non si può accettare in toto la provocazione del ‘tutti ladri’ o per uscire di casa servirà la pistola. Di certo, Giuliano ha letto i 5 libri che darei a mio figlio per spiegargli cosa siamo. La Divina Commedia, il Prìncipe, i Promessi Sposi e il Gattopardo e Fratelli d’Italia di Arbasino, uno che sul trionfalismo retorico ha detto il suo. Crisi morale? Siamo sempre dalle sue parti. Vecchie solfe”.

Le solite cose, certo. Ma almeno senza far finta di non vederle. E dopo il raffinato e coltissimo Alberto Arbasino forse il testimone potrebbe passare nelle mani del sempre più “alternativo”, segno forse dei tempi, D’Agostino? Così siamo messi? Mah…

Intervista a D'Agostino

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Michele Serra alla ricerca della dignità perduta della politica

L'Amaca del 18 luglio 2012 di Michele SerraPenso di saper modestamente rispondere alla domanda che oggi Michele Serra si chiede nella sua Amaca quotidiana sulla Repubblica. E cioè: Dov’è la dignità politica della destra italiana? Facile: nello stesso posto dove si trova la dignità della sinistra.

Michele Serra giornalista dissociato

Michele Serra è così indignato con il modo di fare giornalismo dei giornali

Che dire di un giornalismo per il quale ogni dissidio diventa “rissa”, ogni inciampo diventa “rottura”, e per speziare il suo minestrone quotidiano abusa di” proposte shock”, “dichiarazioni shock”, “notizie shock”, come se l’opinione pubblica fosse sordastra e solo l’urlaccio nelle orecchie potesse attirare la sua attenzione?

che ha coerentemente deciso di non scrivere più un solo rigo per un giornalaccio per esempio come La Repubblica. Col fischio? Col fischio. Incazzato sì, ma fesso proprio no. Un autentico, cioè, intellettuale di sinistra.

Un governo di onesti professori borghesi, quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi, guidato da un onesto professore borghese, cattolico e ricco. (In pratica: un governo Prodi, però libero dal ricatto bilaterale di Mastella e di Bertinotti). Ognuno è libero di trarne le conclusioni che crede, e ovviamente ogni critica, in questo clima di unanime consenso, sarà la benvenuta. Ma date retta, prima di aprire il rubinetto dei vostri dubbi fate come ho fatto io ieri, subito dopo avere letto la lista dei ministri: cercate in rete il video “Meno male che Silvio c’è”, dura neanche due minuti ma è un sunto fantastico della catastrofe antropologica dalla quale (forse) siamo appena sortiti. Rivederlo e sentirsi miracolati, guariti dalla peste, redenti dalla dannazione è tutt’uno. Il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi per tanti di quegli anni che quando vediamo passare in televisione, tra gli stucchi di Palazzo, una faccia normale, una persona noiosa, sbarriamo gli occhi per l’incredulità. Per ogni ministro nominato, fate così: cercate di ricordarvi chi era il suo predecessore. Vedrete che in nove casi su dieci il passo in avanti è stato grandioso. A prescindere. — Michele Serra

Ha ragione Bauman: siamo, fondamentalmente, una società di drogati. Dipendenza da sostanze, dipendenza da consumi, dipendenza da sesso, dipendenza da denaro sono il motore del mondo che abbiamo costruito. Raramente riusciamo a ragionare sul fatto che dipendenza è il contrario di libertà. Michele Serra | L’Amaca

Michele Serra: «Pisapia e Vendola per rianimare la sinistra»

Prendendo spunto dall’epitaffio di Fausto Bertinotti, alcuni giorni fa a Cortina (mai luogo più emblematico nel caso in questione) sulla scomparsa della sinistra, quei furbacchioni di Lettera 43 hanno pensato bene di chiedere il parere di un altro illustre orfano come Michele Serra. Che a domanda risponde: si dovrebbe innanzitutto prendere esempio da Pisapia per ricominciare tutti insieme da capo e bisognerebbe, nello stato attuale di confusione e smarrimento in cui versano milioni di italiani di fatto senza più rappresentanza politica, affidarsi all’unico leader credibile in circolazione e cioè Nichi Vendola. Convincente.

D. Bisogna «bombardare il quartier generale» del Pd?
R. Non c’è dubbio che ci sarebbe bisogno di una rinfrescata ai vertici. «Bombardare il quartier generale» in momenti così pesanti è sempre una operazione salutare. Però dopo devi, non è facoltativo, avere una leadership sostitutiva. Che funzioni.
D. Come si fa?
R. Nel caso di Giuliano Pisapia a Milano è quasi accaduto che una specie di nuova élite diffusa, movimentista, giovanile, ‘internettara’ si sia organizzata e abbia trovato un modo di propaganda politica molto convincente. Sarei felicissimo di sapere che da lì, da questo nuovo civismo e non più dalla fabbrica, sta nascendo una élite alternativa che possa «bombardare il quartier generale e mandare tutti a casa». E poi però fare di meglio. Anche se non ho ancora capito se è al governo di Milano oppure ci sono sempre i soliti, vecchi partiti.
D. Se è difficile a livello locale, figurarsi a quello nazionale. Un possibile leader per la sinistra?
R. Se ci fossero le primarie voterei Nichi Vendola. È quello che quando parla dice le cose che mi interessano di più. Quando incontro un bersaniano intelligente che dice che Pier Luigi Bersani è più pratico penso che abbia buone ragioni per dirlo. Ma mi sembra che nei periodi di confusione ci voglia almeno un quid di radicalità.
D. Perché?
R. Perché rimette ordine, aiuta a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Senza durezze ideologiche o fanatismo, ma sarebbe salutare. Vendola lo fa spesso. Per questo lo voterei. E ho visto da qualche sondaggio che buona parte del Pd lo voterebbe. Questo mi fa pensare che ci sia bisogno di alzare il livello.
D. Altre caratteristiche di un futuro leader?
R. Serve un uomo capace di andare oltre le voci dissonanti e stabilire alleanze anche insolite. Pisapia a Milano è stato quello: capace di farsi votare dai centri sociali e dal borghese del centro storico che magari è stufo di sentire Matteo Salvini insolentire gli immigrati. Dimostrando che ormai anche al Nord non ne può più della Lega e della secessione.