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La ricerca su Google “Renzi testa di cazzo”

Se cercate su Google “Renzi testa di cazzo” il sesto link su circa 101.000 risultati – in questo momento – è di Segnale Orario. Son soddisfazioni, mica no.

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Le mirabolanti scoperte di Cofferati e gli altri sul Pd che non sarebbe più di sinistra

Il Pd, dice oggi quello che avrebbe potuto benissimo dire anche sette-otto anni fa Sergio Cofferati,

si è allontanato dalle ragioni per le quali è nato e c’è una trasformazione costante del suo profilo che non può essere più definito un profilo di riformismo forte. Sui temi cruciali prevale un orizzonte neocentrista che porta all’oscuramento di alcuni valori: il valore sociale del lavoro, il progressivo indebolimento delle protezioni sociali soprattutto verso i più deboli”.

Ma dai, viene subito da pensare, ma tu pensa se n’è accorto pure lui.

Ora, a parte che il Pd non si è allontanato un bel niente – basterebbe rileggersi (o ascoltare) quello che diceva a suo tempo Walter Veltroni sulle ragioni per cui i Ds dovevano confluire in un partito non più di sinistra come appunto il Pd – quello che più colpisce delle brillanti considerazioni di Cofferati è la tempistica. I tempi cioè che occorrono a gente come Cofferati  – o come per esempio Giuseppe Civati o Stefano Fassina – per capire dove si trovano (in che luogo e in che epoca) e la reattività con cui poi decidono di prendere posizione.

Se per capire in che partito stanno impiegano di solito dai sette agli otto anni di tempo, diventa quindi comprensibilmente difficile prendere sul serio gente come Cofferati, Civati o Fassina. Nel caso di Cofferati poi pesa per forza anche l’aggravante di aver cambiato opinione sul Pd subito dopo aver perso le primarie in Liguria e scusate se è poco. Di fronte a manifeste difficoltà a capire la realtà – anche perché di Matteo Renzi tutto si potrà dire tranne che non sappia farsi capire – come si fa allora a non chiedersi se uno ci è o ci fa? E cioè vale a dire: ma sono veramente così stupidi come vogliono farci credere o ci stanno piuttosto prendendo per il culo?

Niente di nuovo, tutto secondo previsioni

Il governo acquisterà 90 F35

Il post per commentare l’acquisto – nonostante i promessi tagli – di ben 90 (per ora…) F35 l’avevo già scritto giorni fa e si chiama Perché chi si stupisce – solo adesso – di Renzi e del Pd è un coglione o una testa di cazzo.

Perché chi si stupisce – solo adesso – di Renzi e del Pd è un coglione o una testa di cazzo

Coglioni o teste di cazzo. Non trovo miglior aggettivo per definire chi adesso – solo adesso – si stupisce di Matteo Renzi e, più in generale, della vera natura del Pd. Davvero impossibile nell’epoca del web che non cancella nulla di quanto è stato detto e fatto a suo tempo, dire di non aver capito cos’era il Pd. Perché tutto si potrà dire di Walter Veltroni tranne che non fu chiaro e trasparente quando otto anni fa spiegò benissimo il passaggio da un partito seppur malridotto e pieno di macerie ingombranti ma comunque di sinistra a una nuova formazione che tutto poteva essere tranne di sinistra. Veltroni proclamò il superamento degli antichi e obsoleti steccati ideologici e Matteo Renzi questo ha fatto, né più né meno.

Anche se poi bisogna pur sempre dividere gli elettori delusi tra coglioni o teste di cazzo. I coglioni sono quegli elettori del Pd e di Renzi che veramente non avevano capito niente perché evidentemente sono dei poveretti. Ormai drogati da facebook, reality, fiction e fast food, non capiscono più niente a prescindere non da ora. Votano Pd come potrebbero votare qualsiasi altra formazione. Per cambiare partito ora basta solo aver sentito una frase che acchiappa in un talk show o più semplicemente che gli giri un po’ così. Povera gente, insomma. Miserabili. Mentre di ben altro spessore sono le teste di cazzo. E cioè quelli che hanno fatto finta e continuano a far finta – in maniera sempre più spudorata – di non aver capito cosa fosse il Pd e chi fosse Renzi.

E tra queste sicuramente le teste di cazzo peggiori sono certi intellettuali di sinistra che pur sapendo benissimo tutto più e meglio di noi, hanno retto il gioco il tempo necessario alla scalata trionfale di Renzi. E ora che è in pratica tutto sistemato possono benissimo recitare la parte di chi si dissocia e addirittura – qui l’ipocrisia arriva a livelli altissimi – si mette pure a guardare il capello. Eppure era tutto così dichiarato e palese… Perché una cosa è sicura: a Renzi va se non altro riconosciuto di non aver mai preso in giro nessuno (a differenza di certi leader della sinistra storica). Renzi sta semplicemente mettendo in atto quello che prometteva. E cioè un governo di destra. Punto.

Non dite a Piccolo che chi vive di speranza muore cacando

Francesco Piccolo su Maurizio Landini: “Le sue idee sono il male della sinistra”. Finalmente. Era ora che qualcuno degli intellettuali che hanno sostenuto qualche anno fa la svolta moderata del Pd uscisse allo scoperto. “Per me – spiega Piccolo – le idee di Landini sono un ritorno all’indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra”. E, nel sostenerlo, contrappone la retorica della speranza (ancora!?) contro ogni nostalgia del passato.

Sempre lì siamo. E non ci spostiamo. Tra chi è quotidiana carne da macello e se la prende puntualmente in quel posto e chi invece al calduccio di un confortevole salotto fa il tifo per quei poveracci sempre più schiavi del mercato e li sprona a soffrire in silenzio che tanto prima o poi qualcosa dovrà succedere. Basta avere fiducia, avere un po’ di ottimismo e un minimo di predisposizione verso il futuro che per forza di cose non potrà essere che radioso.

Potrei ricordare a Piccolo una sintesi memorabile – che ripropongo per l’ennesima volta – di Mario Monicelli sull’uso strumentale della parola “speranza” per spegnere sul nascere ogni minima rivendicazione da parte di chi dovrebbe piuttosto incazzarsi e parecchio. Preferisco stavolta parlare dell’uovo. Meglio cioè un uovo oggi che la gallina domani. Nel senso che tra chi vive nel ricordo del passato e chi invece confida nel futuro io scelgo il presente. Sempre.

Inutile guardarsi intorno per capire alla fine chi ha perso

A leggere le recriminazioni delle cosiddette minoranze per così dire socialdemocratiche del Pd e la proposta, in particolare, di Bersani di rivedersi tutti quest’estate (sic) per fare il punto della situazione allora diventa subito chiaro – lampante – che se c’è qualcuno che ha perso veramente, beh – inutile guardarsi intorno – quelli siamo noi. Tutti noi che abbiamo creduto alla sinistra italiana.

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l'immobilismo dei leader della sinistra storica

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l’immobilismo dei leader della sinistra storica

Riso amaro

Renzi con Civati

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente al gioco di squadra, allo spirito d’appartenenza. Vero Nanni (nel senso di Moretti)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente alla sinistra che vuole sempre capire, alla sinistra che vuole sempre spiegare. Vero Serra (nel senso di Michele)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente a Pippo (nel senso di Civati). Penso a lui e (mestamente) rido. E basta.

Più furbo Berlusconi o più incapaci i suoi avversari?

Stretta di mano tra Berlusconi e D'Alema forse il simbolo del berlusconismo

Ebbene sì, ho completamente sbagliato previsione.  Perché tutto si potrà dire del nuovo presidente della Repubblica tranne che sia impresentabile. D’accordo che è pur sempre un democristiano, ma insomma Sergio Mattarella non è, per dire, Casini o Gianni Letta.

Piuttosto, l’indiscutibile trionfo di Renzi che umilia come mai era successo finora Berlusconi – e affonda ogni residua credibilità di Civati o Vendola – potrebbe essere una possibile chiave di lettura su tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni.

E cioè se il berlusconismo sia dipeso dall’inarrestabile furbizia di un uomo volgare e ignorante capace di comprare tutto e tutti, compreso il silenzio-assenso della sinistra, o se magari la sua reale forza sia stata via via sopravvalutata per manifesta mediocrità dei suoi avversari.

Sarà per forza un presidente più impresentabile possibile

Boldi e De Sica due maestri della cialtroniera italiana

Nonostante il clima di incertezza, creato ad arte per far credere che in democrazia (sic) tutto sia possibile, nessuno si faccia incantare dalle apparenze. Vuoi o non vuoi alla fine eleggeranno come presidente della Repubblica

uno che sia sì espressione del Patto del Nazareno, ma che lo sia parecchio e in maniera inequivocabile. Uno, per dire, per cui gli italiani ancora di sinistra possano provare vergogna ogni volta che lo vedranno. E secondo me ci riusciranno benissimo.

Del resto, è giusto che sia così. Vogliamo o no la trasparenza? E allora che gli italiani si facciano riconoscere. Del resto, mettersi in pace con se stessi e con il mondo significa accettare (che non significa però giustificare) le cose per come sono e non per come dovrebbero essere.

Taroccate pure le SUE primarie? Allora Cofferati lascia il Pd

Sergio Cofferati

Sergio Cofferati

Davvero un tipo curioso Sergio Cofferati. Singolare figura umana prima ancora che politica. Uno capace cioè di turarsi il naso per anni e non accorgersi di niente. Nemmeno di come a volte funzionano le primarie. Almeno finché non fregano lui. Allora no. Allora sono tutti stronzi, mentre fino al giorno prima evidentemente non aveva niente da ridire.

Non mi posso candidare? Ah, sì? Figurati: eccolo rimettere subito la maschera del duro e puro mentre punta il dito contro Renzi e al colmo dell’indignazione fa sapere al mondo intero che lui non ci sta e se ne va. Lui lascia il Pd, mica no, perché nessuno può permettersi di toccare pure le sue primarie. Passi per gli altri, ma lui è Cofferati e adesso lo sentirete.

È inaccettabile, dice. Trattare così uno dei fondatori del Pd. E ce lo ridice pure, rimanendo pure serio. Proprio lui che verrà ricordato soprattutto tra quanti hanno materialmente cancellato la sinistra italiana ora improvvisamente si accorge che nel partito c’è qualcosa che non va. Ma tu pensa. Ma guarda un po’ quante sorprese può riservare a volte la vita.

Cercasi presidente che sia riconoscibilissimo da certi italiani

Boldi e De Sica

Le possibilità che venga eletto un presidente della Repubblica impresentabile sono altissime. Non vedo, del resto, come potrebbe essere il contrario. Gli italiani seri hanno da tempo perso qualsiasi rappresentanza politica e chi prenderà il posto di Napolitano non potrà che essere l’espressione dell’Italia peggiore, che ormai non si vergogna più di niente.

Sarà il presidente cioè che più di ogni altro rappresenterà Renzi premier e il Pd di Renzi, il Patto del Nazareno con Berlusconi e il Jobs Act, l’articolo 18 e l’articolo 19 bis, l’evasione legalizzata sotto al 3% e il fisco ad personam per le multinazionali modello Lussemburgo. Cose così, insomma, cose abbastanza imbarazzanti, cose nostre se ci pensiamo.

Certo, l’ideale sarebbe stato eleggere Berlusconi in persona. Ma, per risapute ragioni, non si può. Si dovrà scegliere allora uno che sia sì espressione del Patto del Nazareno, ma che lo sia parecchio e in maniera inequivocabile. Uno, per dire, per cui gli italiani ancora di sinistra possano provare vergogna ogni volta che lo vedranno. E secondo me ci riusciranno benissimo.

Sempre più in basso

La domanda, banalmente retorica nella sua ingenuità, è: c’è mai fine al fondo? Ci sarà mai un limite oltre cui non si potrà andare?

Torneremo prima o poi tutti in piazza – civilmente, pacificamente, responsabilmente – per manifestare contro la corruzione che ci tiene tutti prigionieri?

E poi: esistono ancora i giovani? E se sì dove sono? O forse c’è ancora qualcuno che ha dei dubbi – cosa dovrebbe succedere ancora? – sul fatto che l’Italia sia il Paese più corrotto d’Europa?

Renzi aiuta i grandi evasori e riabilita Berlusconi

Serra, i salici piangenti e certi rimbalzi traditori

L'amaca di Miche Serra sul regalo del governo alla lobby delle autostrade

Sarà bravo e tutto quanto, però – veramente – Michele Serra non ha imparato niente da Trapattoni. Anzi. In tutti questi anni, infatti, l’inesauribile Michelino è sempre lì a riscrivere le stesse dolenti note. Le stesse tristi e sconsolate constatazioni, cioè, su quanto sia corrotto (verbo questo che lui ovviamente non s’azzarderebbe mai a usare, tanto che già me lo vedo sobbalzare dalla poltrona) il nostro pur amato (da quelli come lui che sono di sinistra ma anche no) paesello. Sempre le stesse note dolenti o, per meglio dire, lacrimevoli. Tanto che secondo me la sua seguitissima quanto autorevole rubrica sulla Repubblica potrebbe ormai essere aggiornata con un più confacente titolo all’altezza del tenore medio dei suoi pensierini quotidiani. Una cosa tipo cioè L’amaca sotto il salice (piangente) o qualcosa del genere.

Eppure quanto sarebbe bello o quantomeno liberatorio se il nostro sensibile Michelino trovasse la forza di soffiarsi il naso. E magari, tra un singhiozzo e l’altro, riuscisse una volta tanto a sfogarsi. Gli farebbe bene. Sarebbe salutare per lui e un po’ pure per noi. Come sarebbe bello se oltre a raccontarci con la sua innata maestria il solito misfatto quotidiano, riuscisse a fare ogni tanto qualche nome. Se cioè, facendosi forza e trattenendo per un po’ la commozione, oltre a sottolineare con la solita indignazione d’ordinanza il regalo fatto per esempio alla cosiddetta lobby delle autostrade fosse – per dire – pure capace di scrivere nome e cognome di chi quel regalo l’ha fatto. Per poi, magari, trarne anche le inevitabili (seppur sgradevoli, mi rendo conto) conseguenze.

Senza cioè farla così tanto lunga, basterebbe – a mio avviso, almeno – seguire un esempio illustre come quello del Trap. Invece, insomma, di lamentarsi con invidiabile discrezione assai british forse si potrebbe – ogni tanto, eh – gridare con tutto il fiato in corpo quello che gridava l’allenatore ferito dal comportamento dei suoi giocatori e in particolare di quello il cui tradimento ce l’aveva addirittura scritto sulla carta d’identità: Strunz! E anche nel nostro caso – pure un candido come Serra ne converrà – chi meglio di Matteo Renzi (perché sì, proprio di lui si sta parlando) porta scritto in fronte – politicamente parlando, ovviamente – lo stesso aggettivo? Invece, ahimé, l’unico Strunz! della situazione è chi quello stesso epiteto pur evocandolo di fatto non ha il coraggio e la forza di pronunciarlo e se lo fa così rimbalzare addosso.

Il salario minimo tedesco ennesima umiliazione italiana

Matteo Renzi e Angela Merkel

Matteo Renzi e Angela Merkel

Non so, ma secondo me potrebbe essere anche una questione di disprezzo. Profondo – antropologico – disprezzo della Germania nei confronti di chi come l’Italia cerca di scaricarle addosso ogni responsabilità per la riduzione dei diritti. Soprattutto quelli sul lavoro.

Magari sarà solo una coincidenza, fatto sta che dopo anni di tira e molla i tedeschi fanno esattamente il contrario degli italiani. E cioè: invece di colpire i lavoratori o comunque le fasce più deboli hanno deciso di innalzare il salario minimo garantito a 8 euro e mezzo l’ora.

Una cosa di sinistra, insomma. Che smaschera inevitabilmente gli alibi di chi come il Pd sostiene la necessità di attuare riforme di destra perché così vorrebbe la Germania, condizione necessaria per tornare competitivi sul mercato e non essere da meno in Europa. Infatti.

Le (confuse) voci di dentro

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Impietoso Alessandro Gilioli: Cosa racconta la voce di Fassina. Suo malgrado quasi costretto a infierire sull’inadeguatezza di Stefano Fassina, uno a caso della cosiddetta – improbabile – opposizione interna a Renzi:

Uno convinto quindi ancor oggi che il suo partito avrebbe dovuto votare Franco Marini per il Quirinale perché era «l’uomo adatto a ricostruire una connessione sentimentale con il Paese», «lo conoscono anche mia cognata che lavora alla posta e mio cognato che fa l’elettrauto, invece non sanno chi è Rodotà»; uno che si porta il peso di essere stato responsabile economico nel Pd che appoggiava l’austerità di Monti, votava il fiscal compact, il pareggio di bilancio, e le riforme Fornero; e che quando è entrato nel governo Letta insieme ai berlusconiani è cascato nella trappola di far coppia in posa con Brunetta per una testata del Cavaliere.

L’inadeguatezza e il paradosso, come Gilioli non può fare a meno di rimarcare, di quanti come Fassina criticano Renzi perché sta cercando di realizzare sul serio quelle stesse proposte da loro stessi portate avanti quando dirigevano il partito:

[…] lui – così come D’Alema, Bindi e altri del vecchio establishment – prima sono finiti fuori dalla stanza dei bottoni a furor di popolo e per eccesso di errori; adesso – ironia della sorte – si ritrovano a contestare alleanze e politiche economiche che sono in piena continuità proprio con quelle che implementavano quando erano in maggioranza.

Lo stesso Jobs Act, del resto, non è che la prosecuzione con altri mezzi dei tutti i provvedimenti sul lavoro firmati dal vecchio centrosinistra.

Non è difficile allora immaginare, scrive ancora Gilioli, che con avversari così inadeguati il premier possa avere sempre vita facile:

Per questo oggi Renzi maramaldeggia. Perché sa bene che quella che ha nel partito è un’opposizione quasi tutta di paglia. Fatta in buona parte dagli stessi che un anno e mezzo fa avevano suicidato il vecchio Pd. E finché la “sinistra” sono loro, o in prevalenza loro, lui se la ride.

Di Renzi, insomma, tutto si può dire tranne che non sappia fare il suo – sporco – mestiere.

Non voterei mai Renzi, però nel Pd è quello più serio

Un'immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D'Alema e Enrico Letta

Un’immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D’Alema e Enrico Letta

Non voterei Matteo Renzi manco sotto tortura. Anche se ritengo sia il migliore del Pd. Per me, insomma, Renzi è il più coerente di tutti. Coerente in cosa? Semplice: coerente con il vero progetto per cui il Pd è stato fondato. Se da una parte sono contrario a quasi tutto quello che dice e fa, gli va però dato atto che è l’unico a ribadire una verità che in troppi nel Pd omettono di dire e cioè che una parte notevole della sinistra italiana non c’è più e da un bel pezzo.

Perché il Pd ha chiuso definitivamente una stagione e ne ha aperta un’altra che alcuni di noi non esitano a definire di destra se non fosse che ora come ora, con le democrazie pilotate da mercati e finanza, qualsiasi rivendicazione ideologica non significa – davvero – assolutamente più niente. Quanti, da D’Alema (sic) passando per Fassina fino ad arrivare a Civati, mostrano di stupirsi – adesso, poi – non fanno una bella figura. Anzi.

Esemplare il giudizio sull’Ulivo. Mentre Civati addirittura lo ripropone come possibile modello da seguire (cavalcando così involontariamente la patetica controrivoluzione di D’Alema e Bersani) come non fare allora il tifo per Renzi di fronte a un assist del genere? Se il futuro è rifare il trucco a una stagione perdente come l’Ulivo – e cioè il più indiscutibile fallimento della sinistra italiana – che Renzi allora li rottami tutti quanti una volta per tutte. Ma veramente.

Rubato pc in Campidoglio: siamo già alla (solita) farsa

La notizia del pc rubato negli uffici del comune di Roma secondo me dice tutto. Sull’inchiesta Mafia Capitale e più in generale sull’Italia. Spiega la superficialità (a voler essere proprio buoni) degli investigatori e forse anticipa già il finale. E che cioè, da malfidati e pessimisti quali siamo – gufi e rosiconi direbbe Renzi – dopo il solito polverone iniziale piano piano tutto potrebbe essere inesorabilmente destinato a sfumare fino a diventare ogni cosa indecifrabile.

Come sempre, del resto, quando invece dei soliti delinquenti da strada ci sono di mezzo persone un pochino più influenti. E, se vogliamo, anche decisamente compromettenti. Perché sì, se si andasse – per una volta – veramente a fondo, chissà quante cose incredibili i cosiddetti organi inquirenti potrebbero scoprire. Chissà i collegamenti che potrebbero venir fuori, tali da farci subito esclamare: però, quanto è piccolo il mondo… Ma non succederà nemmeno stavolta.

Già questa storia del computer sorprendentemente trafugato nella notte a me sembra un indizio più che evidente su quanto possa essere davvero molto facile che la si butti come al solito in farsa. Del resto, si sa. Viviamo in un Paese in cui i buoni non vincono mai. Ma proprio mai. Soprattutto se ogni volta riescono sempre a fare la figura degli sprovveduti (per non dire altro). Tipo, infatti, il furto del pc che qualcuno – forse – si è dimenticato di sequestrare.

Rubato pc negli uffici del comune di Roma

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Il Pd non va rifondato ma, più semplicemente, abolito

Democratici e fascisti insieme in una cena riconciliatoria durante l'amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e, di spalle. Alemanno)

Democratici e fascisti a tavola insieme durante l’amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e l’allora sindaco)

Il Pd va rifondato? Ma come, di già? Dopo poco più di sette anni dalla sua nascita? No, dai, non scherziamo. Il Pd va, più semplicemente, abolito. Massì, inutile perdere altro tempo: Renzi si sbrighi (sennò c’è il rischio che crolli tutto) a ufficializzare il suo Partito della Nazione. Un partito che sia dichiaratamente di centrodestra come non pochi ex elettori del Pci sembrano decisamente apprezzare.

Del resto, che c’è di male? Vent’anni fa non più comunisti, ma socialdemocratici. Poi soltanto democratici. I tempi sembrano maturi per un ulteriore passo avanti, per un’ennesima svolta. Che poi non si dica che a sinistra non si dimostri sufficiente voglia di cambiare. In fondo, come ha sempre ricordato un grande pentito come Giuliano Ferrara, anche nel Pci erano in parecchi a essere di destra e a riconoscersi in quei valori.

Cosa si aspetta allora? Perché allungare ulteriormente una situazione così imbarazzante per tutti, non solo per Civati? Dimostri Renzi il coraggio fin qui sbandierato continuamente e metta fine a questa bella invenzione, non c’è che dire, del Pd, escogitata da certi ex comunisti per tirare ancora a campare. Cancelli, insomma, questo scombiccherato, imbarazzante, patetico equivoco che è il Pd. Che, oggettivamente, è durato già troppo.

E il rottamatore Renzi disse: Gentiloni, alzati e cammina

Paolo Gentiloni torna ministro

Paolo Gentiloni di nuovo ministro

Finalmente. Era ora. Sentivamo tutti la sua mancanza. Grazie all’infaticabile Matteo – quello che è giusto è giusto – che ci ha messo una pezza permettendo così a un politico di razza e grande acume come Paolo Gentiloni di tornare alla ribalta della scena pubblica. Perché in politica come nella vita mai dire mai.

Soprattutto quando c’è di mezzo un innovatore a tratti oserei dire perfino rivoluzionario come Renzi. E allora ecco qui l’ennesimo stupefacente miracolo del messia di Firenze, alla faccia – sia chiaro – di tutti i rottamati, di ieri, di oggi e di domani. Godiamoci allora in tutta la sua sagacia politico-tattica – ma che cazzo volete capire voialtri? – la rinascita di Paolo Gentiloni.

D’accordo, Gentiloni era stato scartato nemmeno tanto tempo fa pure come possibile sindaco di Roma. I romani cioè si erano pronunciati ampiamente contro la sua candidatura. Giudicandolo impietosamente inadatto, inadeguato, improponibile. Ma non vuol dir niente.  Hai visto mai che come ministro degli Esteri funziona?

L’intrepido Civati alla scoperta del Pd

Renzi pronto a far ripartire il progetto del ponte sullo Stretto

Renzi pronto a far ripartire il progetto del ponte sullo Stretto

Civati posta l’ultima scoperta che ha fatto: Ed ecco che puntuale il Ponte sullo Stretto ritorna (davvero, altro che storie). E commenta:

Nella vita abbiamo sbagliato tutto: avremmo dovuto votare Berlusconi vent’anni fa.

Perché la persona più seria di tutto il Pd è Renzi

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Il premier Matteo Renzi insieme con Walter Veltroni

Difficile negare che, a differenza di tutti gli altri leader, dirigenti o capicorrente che dir si voglia del Pd, soltanto Matteo Renzi faccia esattamente quello che dice. E da sempre. Come non trovare allora decisamente singolare che ora qualcuno si possa sentire tradito dalle sue idee quando negli ultimi anni non ha fatto altro – dalle Leopolde alle interviste con Barbara D’Urso – che renderle di dominio pubblico 24 ore su 24? O forse qualcuno pensava che scherzasse? Renzi non è di sinistra? E allora? Quando mai ha detto di esserlo? Forse lo si confonde con Pippo Civati, lui sì che dice di essere ancora di sinistra (anche se sta nel Pd). La verità, semplicemente, è una sola e cioè: piaccia o no Renzi è la persona più seria di tutto il Pd.

Non altrettanto lo si può dire invece di tutti quegli ex comunisti che ci volevano far credere che per il bene della sinistra fosse assolutamente necessario far nascere un partito non più di sinistra, o meglio non solo di sinistra, come appunto è il Pd.  E pensare che io ero tra quel milione (circa) di manifestanti che nel 2002 a piazza San Giovanni rispose all’appello lanciato da Nanni Moretti di cambiare la sinistra. Com’è che diceva? Ah, sì: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Effettivamente, il partito è stato poi cambiato – e pure radicalmente – da lì a pochi anni. Ma non esattamente come pensavamo noi che eravamo lì in piazza. Anzi, alla luce dei fatti, è andata esattamente al contrario di quello che ci si era riproposto di fare quel giorno.

“Non perdiamoci di vista” ci gridò dal palco Moretti. E infatti come sabato scorso per molti anni ancora siamo tornati a piazza San Giovanni. Solo che Moretti invece no, non c’era più. Chissà dov’è finito, chissà dove sono adesso lui e tutti gli altri che ci spiegavano quanto fosse importante cambiare la sinistra. Dopo tanto tempo, però, non posso fare a meno di chiedermi: “Ma Moretti, almeno lui, era al corrente che ci stessero prendendo per il culo? Lo sapeva ma poi si è scordato di dircelo? E conosceva, Moretti, le reali intenzioni del suo grande amico Veltroni quando parlava del nuovo partito che sarebbe nato da lì a poco oppure no? O forse era estraneo ai fatti e a se stesso? E lo è tuttora? E magari adesso pure lui si stupisce di Renzi?

Ma quanta brutta gente c’è nel Pd?

Renzi premier e segretario del Pd

Lo stile Renzi, premier e segretario del Pd

Non mi ero mai accorto, finora, di quanta brutta gente Renzi abbia messo a dirigere il Pd. Ma brutta veramente. Ora che ci ho fatto caso, alcuni di essi mi fanno tornare in mente certe figure a volte quasi grottesche della peggiore Dc, con l’unica differenza che all’epoca erano per lo più tutti vecchi e trascurati, mentre quelli di oggi sono invece molto più giovani e maniacalmente attenti alle forme. O meglio: cafoni, cafonissimi, ma formalmente impeccabili.

L’immagine per loro è tutto, la comunicazione (soprattutto televisiva) l’unico vero banco di prova. Promesse e chiacchiere, chiacchiere e distintivo. E dire che all’apparenza sembrano quasi degli innocui seminaristi o delle soavi crocerossine se non fosse per i loro occhi che di tanto in tanto nei primi piani televisivi svelano involontariamente tutta l’ansia di potere che li divora e non li fa più dormire la notte.

Vogliono tutto e subito, vogliono arraffare ogni cosa possibile e, come hanno già detto fin dall’inizio, non hanno nessuna intenzione di fare prigionieri. Al loro confronto D’Alema o Berlusconi erano dei signori. E chissà per quanto tempo rimarranno al loro posto, visto il velleitarismo della sinistra che vorrebbe ma non può e l’opposizione rumorosa quanto impotente di Grillo, fatta anche questa soltanto di chiacchiere, però gridate.

E alla fine è tornata la balena bianca

Balena bianca era il soprannome con cui veniva indicata la Democrazia Cristiana

Dopo la rivoluzione di Mani pulite e oltre 20 lunghi e confusi anni di transizione berlusconiana la maggioranza silenziosa ha finalmente ritrovato il suo partito, quello che meglio di ogni altro la rispecchia.

A realizzare la tanto attesa quanto complicata restaurazione è stato un figlio prediletto del suo popolo, così giovane (appena 39enne) e di belle speranze, ma già così scaltro e furbo come meglio non si potrebbe. Uno, per dire, cresciuto a pane e quiz ed educato fin dalla più giovane età alla scuola infallibile della Ruota della fortuna.

Con molta onestà va riconosciuta la grandezza politica di Matteo Renzi per aver ottenuto un consenso di proporzioni senza precedenti e di portata storica. Il primo a essere orgoglioso di lui sarebbe proprio Mike.

Matteo Renzi 19enne concorrente alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno

Il ministro di famiglia

Renzi con Guidi

C’è oppure no conflitto di interessi per il decreto del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi sui contributi per i mezzi a basse emissioni? Lo spericolato Walter Galbiati sulla Repubblica online dice di sì: La Guidi firma gli incentivi in conflitto di interessi. L’impresa di famiglia produce veicoli elettrici. Mica vero, però. Potevano esserci dei dubbi se solo Renzi avesse scelto come ministro invece di Federica Guidi la cugina o, che so, un ragioniere della Ducati Energia. A quel punto sì che sarebbero sorti antipatici sospetti. Così invece è tutto assolutamente trasparente: nessun conflitto e solo interessi.

Lanzetta ministro prova dell’incompatibilità tra Renzi e Civati

Il neoministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta

Il neoministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta

Francamente non si capisce dove sia tutta questa discontinuità rispetto al governo precedente se non che stavolta rispetto a Enrico Letta il premier lo fa Matteo Renzi. Anzi, semmai le intese sembrano perfino ancor più allargate di prima tanto che Gilioli l’ha subito ribattezzato Il governo di ‘unità nazionale’. Ma tant’è: anche se l’esecutivo non promette nulla di buono, vediamo allora come agirà, dove cioè andranno a parare. E cioè a battere cassa. Perché di questo si tratta quando si tira in ballo quella parolina magica che va sotto il nome di ripresa e che sembra dover risolvere magicamente tutti i problemi. Bisogna decidere dove si andranno a prelevare le necessarie risorse finanziarie e chi dovrà sacrificarsi. Se toccherà cioè ancora una volta ai soliti fessi. Sempre, beninteso, per il bene dell’Italia.

Sono abbastanza curioso di sapere come si comporterà Giuseppe Civati (già fortemente indeciso se votare oppure no la fiducia) di fronte al colpo basso che gli ha tirato Renzi con la nomina a sorpresa di Maria Carmela Lanzetta a ministro degli Affari regionali. Sul suo blog ha subito commentato: Non sapevo nulla. E io gli credo. Piuttosto sconcerta (ma fino a un certo punto) come il potere possa improvvisamente cambiare le persone. Nel senso che se è comprensibile il comportamento di Renzi (ha cioè una sua logica) non lo è altrettanto quello del neoministro che a quanto pare nemmeno lei si sarebbe degnata di avvertire Civati:

Maria Carmela Lanzetta aveva votato contro il governo in direzione nazionale. Ora entra nel nuovo esecutivo come ministro. Le faccio gli auguri, ma non ne sapevo nulla. Né da Renzi, né da lei.

E vabbè. Sono cose che succedono. Anzi, c’è sicuramente di peggio. Anche se la mossa di Renzi potrebbe ora avere l’effetto opposto. Scrive infatti Civati:

Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro.

Speriamo bene. Speriamo di sì.

Tra Renzi e Grillo a uscirne peggio sono i giornalisti

Proprio non lo so, non ho la più pallida idea chi nel confronto-scontro tra Renzi e Grillo ne sia uscito meglio, anche perché trovo sia un esercizio abbastanza futile.

Tra l’altro, ogni eventuale valutazione non può non dipendere sempre dal punto di vista parziale della politica come tifo su quale immagine pubblica si intende assumere come positiva e quali invece siano i comportamenti da ritenere negativi.

Quello che invece ho capito leggendo in rete commenti e considerazioni (a volte veramente imbarazzanti) è che dal confronto-scontro tra Renzi e Grillo a uscirne peggio sono stati sicuramente i giornalisti. E lo sono stati, come sempre d’altronde, per distacco.

Rodotà, il Pd e Renzi l’oligarca

Cosa pensa Stefano Rodotà del Pd e del governo Renzi che sta per nascere? Come aveva fatto in precedenza Lucia Annunziata, anche Stefano Rodotà – nell’intervista sull’Unità di oggi – accenna, seppur vagamente e in maniera sibillina, a una non meglio definita guerra di posizione all’interno di un’oligarchia:

“La sensazione è di una partita che si gioca all’interno di un’oligarchia: cambiano le posizioni su convenienze del brevissimo periodo”

Naturalmente la giornalista dell’Unità si guarda bene dall’approfondire la questione. Poco male. Non appena sarà reso noto l’esecutivo scelto da Renzi sarà già di per sè sufficiente per farsi già un’idea di massima su chi abbia preso il testimone della famosa (o famigerata che dir si voglia) staffetta tra vecchie e nuove intese. Sul perché bisognerà aspettare un po’ di più. Il tempo di capire cioè quali saranno i loro obiettivi economici e finanziari.

L'intervista sull'Unità a Rodotà sul governo Renzi

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La fiche dello sdraiato Michele Serra

Nei secoli fedele alla linea — qualunque essa sia — il sempre più stanco e scoglionato Michele Serra si adegua alla volontà del partito (come avere dei dubbi?) e tutto quello che ha dire è che Renzi gli sembra una fiche:

Lo sdraiato Michelino

Tutto qui? Questo è quanto? Solo un’austera puntata dell’Amaca? Davvero un po’ troppo poco. Decisamente sbrigativa come ultima analisi dell’ennesimo fallimento della sinistra o quello che rimane. Certo che, politicamente parlando, di questo passo tu e Moretti rischiate di dare del filo fa torcere perfino a D’Alema che in quanto a previsioni diciamo così sbagliate sembrava quasi irraggiungibile.

Ma, per carità, va bene così. Un tempo, leggere una cosa del genere mi avrebbe fatto incazzare e non poco. Ultimamente invece al massimo mi avrebbe messo addosso una certa tristezza. Mentre adesso provo un sempre più evidente senso di liberazione. Non senza un po’ di umana, comprensibile, pena.

Dalla sinistra al sinistro

Letta e Renzi

Una crisi drammatica, una gestione ridicola: il direttore dell’Huffington Post Lucia Annunziata esprime tutta la sua preoccupazione per la piega che sta prendendo lo scontro, tutto all’interno del Pd, tra il premier Letta e il segretario Matteo Renzi. E scrive:

La successione di Renzi a Letta, se accadrà, è davvero un passaggio serio della repubblica. Qualunque sia la ragione per appoggiarla, o volerla, alla fine di questo percorso ci ritroveremo con il terzo premier non votato dal 2011. Il che significa che siamo meravigliosamente sulla strada della evoluzione dell’Italia, unica nazione europea, in una Repubblica Oligarchica. Altro che riforme per guarire la crisi di rappresentanza.

Sono in momenti come questi che a me piace soprattutto ricordare le adesioni in massa, spesso calorose, di tutta l’intellighenzia ex comunista, ex Pds, ex Ds alla nascita del Pd che avrebbe di fatto definitivamente tolto agli italiani di sinistra ogni ulteriore rappresentanza. Meriterebbero, questi patetici tromboni sempre ben acquattati dietro le spalle del dirigente meglio piazzato, una pernacchia eterna a futura memoria.