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Agnelli finalmente sbugiardato dall’Inter. Di Thohir

Sicuramente Andrea Agnelli sarà rimasto spiazzato perché era abituato a ben altre risposte, quelle cioè sempre troppo educate e tolleranti di Massimo Moratti. Sicuramente Agnelli pensava di passarla liscia come sempre quando si tratta di offendere l’Inter. Invece stavolta, proprio nel giorno in cui è stato celebrato l’addio di Moratti, dall’Inter è arrivata una replica di quelle che tutti noi tifosi, inutile negarlo, aspettavamo da anni. E cioè un comunicato che sbugiarda Agnelli e gli ricorda come Calciopoli abbia svergognato lo sport italiano:

MILANO – F.C. Internazionale prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare.

Finalmente un po’ di coraggio, insomma. Era ora. Che sia però soltanto l’inizio di una diversa attenzione ai media. Perché la Fiat (o, come si chiama adesso, Fca) non cambierà certo il modo di fare comunicazione. E l’Inter non dovrà mai più indietreggiare anche di un solo centimetro.

L'inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

L’inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

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Moratti lascia, l’Inter sempre più nel caos

Moratti lascia ogni incarico in disaccordo con Thohir

Moratti lascia ogni incarico in disaccordo con i programmi di Thohir

Massimo Moratti lascia l’Inter. La famiglia si dimette da ogni incarico: Terremoto Inter, Moratti lascia l’ultima carica. Con lui via anche il figlio. Al di là degli attriti con Mazzarri, sembra essere una conferma del disaccordo con Thohir sul ridimensionamento destinato a condannare la squadra a lunghi anni di mediocrità.

Praticamente, Thohir sta ripercorrendo (certo con ben altre motivazioni) lo stesso errore di Moratti quando dopo il Triplete invece di rilanciare ulteriormente sforzi e ambizioni – se solo avesse venduto quei campioni che non avevano più niente da dare forse sarebbe stata tutta un’altra storia – condannò l’Inter a un lento ma inesorabile decadimento. Fino alla cessione.

A Moratti mancò quel coraggio che fino a quel momento aveva sempre avuto (anche commettendo errori  grossolani) e paradossalmente non si è mai così indebitato come in quei 4 anni del post Triplete acquistando mezzi giocatori e svendendo a prezzi di saldo i pezzi migliori. Quando con gli stessi soldi avrebbe potuto prendere quei due o tre campioni che servivano.

Inter condannata alla mediocrità fino al 2019

Erick Thohir e Massimo Moratti

Erick Thohir e Massimo Moratti hanno messo l’Inter in mano alle banche

Finalmente, debiti alla mano, adesso è chiaro cosa intende dire Thohir a proposito del progetto a lungo termine previsto per l’Inter. Non di 2 trattino 3 anni si tratta bensì di 5 trattino 6 anni. Sempre se tutto va bene. I conti, infatti, potrebbero tornare a posto non prima del 30 giugno 2019, data entro cui è prevista la completa restituzione del prestito di 230 milioni più interessi sottoscritto con Goldman Sachs e Unicredit (che mettono i brividi solo a nominarli).

Ecco allora spiegato finalmente l’ambiguo uso del trattino circa i tempi preventivati per il possibile rilancio dell’Inter. Quella di Thohir è stata insomma una pietosa bugia per non scoraggiare noi tifosi più di quanto già lo siamo. Ma tant’è. Gli impegni presi da Thohir – qui su fcinter1908.it tutte le rate con tanto di scadenze – sono realisticamente destinati a pregiudicare per altre stagioni ancora tutti i possibili sogni di gloria.

Esclusa la possibilità che Thohir possa, almeno in parte, anticipare lui i milioni che mancano, di fronte a una tale situazione per l’Inter si prospetta a questo punto un futuro non proprio entusiasmante. Anche perché non si capisce da dove dovrebbero arrivare i maggiori ricavi pretesi da Thohir se per molti altri anni ancora non sarà possibile fare investimenti seri per migliorare la rosa e far tornare sufficientemente competitiva la squadra. Mah…

Gli argentini una ferita ancora aperta: Palacio come Milito?

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

L’esclusione di Palacio e le sue pessime condizioni fanno tornare in mente brutti pensieri. A quando cioè quattro anni fa anche Milito torno letteralmente a pezzi dal pessimo Mondiale disputato. Umiliato da Maradona come riserva tappabuchi (nonostante fosse stato protagonista assoluto del Triplete) il Principe giocò poco e male. E l’aver sprecato la sua prima e ultima occasione in nazionale si rivelò letale. Il fallimento lo distrusse talmente tanto, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che non si riprese mai più.

Quattro anni dopo anche a Palacio è toccato lo stesso destino. Anche lui è stato impiegato poco e per quel poco che è stato in campo ha deluso parecchio. Per di più difficilmente il Trenza dimenticherà il gol fallito in maniera incredibile (per i suoi mezzi) nei supplementari. Se l’avesse fatto avrebbe cambiato la storia del calcio e la sua. Il contraccolpo sarà inevitabilmente forte, soprattutto conoscendo l’attaccamento morboso (e antisportivo per non dire altro nei confronti delle loro società di appartenenza) degli argentini per la nazionale. Speriamo allora che Palacio dimostri una maggiore serietà. Anche se gli indizi per ora fanno già pensare al peggio.

Del resto, non è certo una novità la scarsa professionalità di certi cosiddetti campioni (soprattutto all’incasso) che puntualmente ogni volta che tornano in patria poi è sempre un casino fare in modo che ritrovino una forma accettabile. L’Inter è costretta a subire da anni questo andazzo. Esemplari le ultime vacanze di Natale (e con l’eccezione dei sudamericani pure Capodanno) all’origine della crisi dell’Inter alla ripresa dell’attività agonistica, con mezza squadra che quasi non si reggeva in piedi. Crisi che ha determinato il fallimento di tutta la stagione. Incredibile ma vero: per certi aspetti il calcio professionistico non si discosta poi molto da quello dilettantistico. Anzi, a dirla proprio tutta certi argentini dell’Inter potrebbero benissimo avere difficoltà anche a farsi accettare da una squadra amatoriale.

Ragion per cui non posso fare a meno di fare due considerazioni. E cioè: trovo innanzitutto masochistico prima ancora che stupido affidarsi ancora a giocatori diciamo di un certo tipo, già pronti cioè ad ammutinarsi per le nuove imminenti qualificazioni. Mi auguro che Thohir (che non è Moratti) faccia mente locale e tiri quanto prima le debite conclusioni. Così come non posso non rimarcare di essermi vergognato (io per loro) di quanti hanno avuto il coraggio di ammettere solo ora (dopo aver fatto finta di niente per anni) l’esistenza di un clan che ha portato a fondo l’Inter del Triplete e dei privilegi (impensabili e inaccettabili) che questo clan di ex campioni (strapagati oltre ogni logica di mercato e… pudore) è riuscito a estorcere per un perverso senso di riconoscenza o più semplicemente per un’insana e autolesionistica debolezza del nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti.

Mi sembra allora l’occasione giusta per far presente che non se ne può davvero più di tutto questo tifo politicamente corretto. Di tutto hanno bisogno Thohir e Mazzarri tranne di tifosi leccaculo o peggio ancora di talebani per cui ogni partita è vissuta come una specie di guerra di religione. Per quanto mi riguarda, devo proprio dire che questo modo di intendere il calcio e l’Inter mi ha veramente fracassato le palle e non mancherò in futuro di sottolinearne di volta in volta i risvolti più ridicoli o, peggio, patetici. Le versioni di comodo e le mezze verità lasciamole alla Gazzetta dello sport: noi siamo tifosi (tra l’altro pure paganti) e non dobbiamo avere paura della realtà dei fatti.

L’Inter col trattino già non piace più nemmeno a Moratti

Thohir con Moratti

L’Inter migliore? C’è tempo. Parecchio tempo ancora. Almeno 2 trattino 3 anni. Anche se non si capisce bene a partire da quando. Fatto sta che mentre Erick Thohir ripropone come un disco incantato esattamente la stessa scadenza di 2 trattino 3 anni prima di poter vedere la vera Inter (dimenticandosi che l’aveva detto ahimè già una stagione fa e quindi ha allungato di un anno il progetto di risanamento) nel frattempo Massimo Moratti diventa improvvisamente caustico e poco diplomatico:

Thohir deve risanare l’Inter? Io non amo moltissimo quando si dice ‘risanare l’Inter’ perché non ha un bel niente da risanare, visto che l’Inter ha provveduto sempre a tutti i pagamenti e agli stipendi dei giocatori”.

Insomma, se Thohir non fa altro che piangere miseria il vero motivo — è ciò che senza tanti giri di parole vuol far proprio intendere Moratti — potrebbe essere in realtà un goffo tentativo di nascondere, evidentemente, la scarsa propensione ad investire sull’Inter. Dando così ragione (le dichiarazioni di Moratti sono un assist troppo facile) a quei tifosi più malfidati (tra cui il tenutario del qui presente blog) che pretendono (chissà poi perché) che alle chiacchiere (tante) seguano prima o poi i fatti (finora relativamente pochi).

Fatto è che Thohir sta prendendo tempo esattamente come faceva lo scorso gennaio per giustificare lo scarso impegno sul mercato invernale (a parte poi la follia finale del regalo di 20 milioni a Lotito per Hernanes, sicuramente un buon giocatore ma non certo un fenomeno). Solo che nel frattempo è già trascorsa (invano) una stagione e quindi la data andrebbe semmai aggiornata a 3 trattino 4 anni. Sempre, beninteso, se tutto va bene. Cosa che, vista l’aria che tira, forse non è per niente scontata.

Moratti contro Thohir: l'Inter non è da risanare

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David Luiz al Psg per non meno di 50 milioni: e la multa?

Moratti con Platini e Petrucci

Com’era quella storia del fair play finanziario? Ah sì, ecco: il Psg doveva essere multato di 60 milioni con ridimensionamento della rosa e divieto di ulteriori operazioni di mercato esagerate. Infatti. Come no. È notizia di ieri che il Psg ha preso David Luiz dal Chelsea per una modica cifra tra i 50 e i 60 mlioni. Alla faccia di Platini, insomma. Sarà poi un caso se la cifra (davvero spropositata per un difensore) si avvicina molto a quella della multa?

Ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che — come si sostiene sul qui presente blog fin dal primo momento in cui Platini avanzò una tale bischerata — il fair play finanziario fosse irrealizzabile visti i troppo interessi che ruotano attorno al calcio. Anche se un club che l’ha preso fino ad ora veramente sul serio c’è ed è l’Inter, che così facendo ha smantellato di fatto una grande squadra frutto di anni e anni di lavoro.

Ma tant’è, stando così le cose la farsa del fair play finanziario rimarrà per forza uno degli errori di percorso più imbarazzanti di Massimo Moratti. A meno che non abbia colto al volto l’occasione per giustificare in qualche modo il ridimensionamento messo in atto in vista della futura cessione dell’Inter, la sua era passerà alla storia per il Triplete e i cinque scudetti consecutivi quanto per le sue innumerevoli e spesso incredibili cazzate.

Quanto costa l’amore di Cambiasso per l’Inter

Cambiasso bacia la maglia

Esteban Cambiasso ha sempre detto che non può essere mai una questione di soldi. Bene. Adesso ha finalmente la possibilità di dimostrare il suo attaccamento alla maglia o, piuttosto, ai tanti milioni che anche nei momenti peggiori Massimo Moratti non ha mai lesinato a lui e agli altri argentini. Se è così, allora vediamo quale sarà la sua prossima mossa. Sembra infatti che l’Inter gli abbia offerto una cifra assai modesta per il rinnovo annuale (a 34 anni non può pretendere di più) rispetto agli oltre 4 milioni che percepisce adesso. Accetterà?

Nei giorni scorsi Cambiasso aveva ringraziato quei tifosi che gli chiedevano di rimanere non senza sottolineare che a differenza loro nessuno della società si fosse fatto ancora vivo. Le sue parole sono sembrate un chiaro segnale (se non una strumentalizzazione) per fare uscire allo scoperto Thohir a cui però, a differenza di Moratti, non deve piacere molto farsi mettere in mezzo così facilmente. Il solito teatrino puntualmente inscenato ai tempi di Moratti ogni volta che c’era da battere cassa evidentemente ora non funziona più.

Tant’è che ora per tutta risposta trapela immediatamente (sarà un caso?) la cifra proposta dalla società a Cambiasso e cioè 1,2 milioni più bonus. Cifra decisamente modesta rispetto agli standard di Cambiasso e degli altri argentini, ma perfettamente in linea con il rendimento mediocre della squadra nelle ultime stagioni. Vediamo allora quanto vale questo amore incondizionato di Cambiasso all’Inter che nei momenti di difficoltà è sempre stato bravo a tirare fuori come una specie di coperta di Linus.

Se Moggi sbugiarda mezza Italia: il rigore su Ronaldo c’era

L’ammissione di Moggi condanna per sempre al ridicolo milioni di italiani

Se perfino Luciano Moggi ammette — nella sua furba (e come ti sbagli) autobiografia pronta per essere venduta a pacchi — che l’intervento di Iuliano su Ronaldo era rigore (come se potevano mai esserci stati dei dubbi su quello che fu un vero e proprio placcaggio da rugby) che dovremmo dire ora noi a tutti quei tifosi della Fiat che senza un pur minimo senso del pudore per anni e anni hanno continuato a negare l’evidenza?

Uno scudetto che fece vergognare anche l’aziendalista Tosatti

Se perfino Moggi ammette che fu una partita falsata — quella partita come del resto tutto il campionato fu falsato da una serie infinita di sfortunate decisioni arbitrali, che alla fine fece gridare allo scandalo sul Corriere della sera perfino un ferreo aziendalista come la buonanima di Giorgio Tosatti — ora che dovremmo pensare noi di tutti quei tifosi della Fiat che hanno fatto finta per anni e anni di non vedere, di non sentire, di non capire?

Ma, da interista, se Moratti aveva preso Moggi allora sono pronto a rinnegarlo

Anche se il calcio in fondo c’entra fino a un certo punto. Perché in gioco c’è ben altro che qualche trofeo di uno sport tra l’altro sommamente stupido (ragione per cui è così tanto amato). Qui è in discussione l’onestà intellettuale di ognuno di noi, che travalica puerili questioni di tifo. E cioè: a differenza dei seguaci della Fiat nei confronti di Agnelli, da interista non avrei il minimo dubbio a rinnegare Moratti se solo fosse vero (ma io non ci credo, mi rifiuto di crederlo) che aveva preso Moggi.

Moggi ammette: su Ronaldo era rigore

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I fallimenti dell’Inter non sono solo una questione di milioni

Marco Benassi con la maglia dell'Inter nella scorsa stagione

Marco Benassi con la maglia dell’Inter nella scorsa stagione

Da Moratti a Thohir sempre incapaci di seguire un’idea di calcio che sia una

Al di là della comprensibile rabbia e inevitabile amarezza quello che viene da chiedersi è: a che sono servite queste ultime due stagioni? Scontata la risposta: a perdere tempo. Da Moratti a Thohir si continua a commettere sempre lo stesso errore e cioè quello di allestire una squadra che non è né carne né pesce. Vale a dire: una squadra né adeguatamente attrezzata per lottare per un posto in Champions League, ma nemmeno una squadra di prospettiva, costruita cioè su un progetto ben preciso con un allenatore che abbia la totale fiducia della società, il suo gruppo e la sua idea di gioco da sviluppare nel tempo.

Il problema è che per paura di sbagliare si condanna l’Inter alla mediocrità

Che nessuno però si azzardi a farne solo una questione di soldi perché non è così. Per Moratti come adesso per Thohir non ci sono giustificazioni finanziarie che tengano: il loro problema è soprattutto la paura di sbagliare, che porta a fare scelte mediocri. Non ci sono più i milioni di una volta? Bene: perché allora non sono stati valorizzati i tanti giovani di talento usciti dalla Primavera? Che senso ha iniziare ogni volta la stagione senza mai avere in testa un progetto che sia uno per poi, puntualmente, nel mercato invernale di riparazione spendere soldi spesso a casaccio nel vano tentativo di aggiustare le cose?

Siamo proprio sicuri che il pur giovane Benassi sia più scarso di Hernanes?

Che senso ha aver investito quei pochi milioni a disposizione, a gennaio e cioè a campionato compromesso, per prendere giocatori che non sono certo dei fuoriclasse, quando già nella passata stagione erano emersi giovani talenti se non altro di pari livello di quelli acquistati e per giunta a costo zero come Benassi, ‘MBaye e Duncan? Forse che, al netto della giovane età e dell’inesperienza, ‘Mbaye è peggio di D’Ambrosio? A me non sembra proprio. E siamo sicuri che Hernanes valga 20 milioni? Io, dopo averlo visto perdere quasi tutti i duelli con il 19enne Benassi (tanto da costringere Mazzarri a spostarlo sull’altra fascia) mica tanto.

Se Thohir praticamente ha preso l’Inter pure a metà prezzo

Erick Thohir

Praticamente se Berlusconi decidesse di vendere il Milan, come sembra — Dagli Usa: il Milan è in vendita — il Milan costerebbe (milione più milione meno) all’incirca quasi il doppio dell’Inter. Il doppio. O per meglio dire questa sarebbe la valutazione data al Milan rispetto ai circa 250 milioni spesi da Thohir per avere il 70% dell’Inter. Per comprare il Milan, infatti, di milioni ce ne vogliono circa 688. Che detta così non si capisce bene se sia un merito di Berlusconi o piuttosto l’inettitudine definitivamente conclamata di Moratti. Io, lo dico subito, sono pronto a credere alla seconda ipotesi. D’accordo, bisogna considerare che stiamo parlando pur sempre di cifre ipotetiche e verosimilmente molto approssimative (a uso e consumo dei media) e che c”è anche da tener presente il peso su tutta la transazione dell’intricata questione dei debiti accumulati da Moratti. Ma insomma, a occhio, i conti non riportano mica.

Qualunque sia la congiuntura di mercato che possa aver determinato questa differenza di valore, sono cose che comunque lasciano il segno. Perché ora come ora oggettivamente non trovo spiegazioni su come sia possibile una stima talmente diversa e così sproporzionata. Avrei capito se ci fosse stato ancora Ibrahimovic o altre stelle capaci di garantire introiti pubblicitari o comunque il Milan fosse reduce da freschi trionfi nazionali e internazionali. Se non fosse cioè quella squadretta che è attualmente, costretta com’è addirittura ad arrancare dietro a una delle peggiori Inter di sempre. Ma così proprio no.

Che a pensarci fa veramente venire il nervoso come poi tra l’altro Thohir, non contento di essersi preso una delle squadre più importanti del mondo evidentemente a un buon prezzo, faccia pure un sacco di storie per investire un po’ di milioni per far tornare l’Inter ai livelli che le competono. Tanto da ricordarci a ogni occasione, come un disco incantato, che per rivedere l’Inter di un tempo bisognerà aspettare come minimo altri due trattino 3 anni. Non due o non tre anni ma due trattino tre. Vedremo, si vedrà, dipende: in quel trattino c’è secondo me tutto Thohir e la strategia aziendale della nuova proprietà. Se noi tifosi saremo stati cioè abbastanza bravi e avremo comprato sufficienti biglietti, abbonamenti e magliette magari prima o poi ci farà perché no anche un regalino. Che poi più Thohir ripete questa cosa abbastanza lugubre e decisamente iettatoria e più sembra la versione indonesiana del presidente Napolitano quando parla della crisi. Dimmi tu.

L’Inter uccisa dai tifosi che credono ai progetti a costo zero

Thohir con Moratti

L’Inter è agonizzante e noi tifosi crediamo ancora alle favole

Inutile recriminare — Classifica IFFHS – Inter, tutto da rifare: addirittura fuori dalle prime 200 — per come si sia scesi così in basso. Inutile lamentarsi dell’allenatore di turno e della squadra attuale. Inutile innanzitutto perché Mazzarri o Kuzmanovic sono proprio gli ultimi a cui addossare eventuali colpe. Ma è inutile soprattutto perché se l’Inter è messa così male le maggiori responsabilità sono soprattutto di noi tifosi. O almeno di tutti quei tifosi che hanno creduto dopo la notte di Madrid prima ai fantomatici progetti a lunga scadenza di Moratti e ora, come non bastasse, pure a quelli lunghi 2 trattino 3 anni di Thohir. Siamo responsabili di aver permesso a Moratti — per tre stagioni di fila — di smantellare brutalmente la squadra come nemmeno Moggi o Andrea Agnelli avrebbero potuto fare meglio. La verità è che per tre stagioni molti di noi non solo non hanno battuto ciglio, ma hanno subito bollato come infame disfattista chiunque osasse obiettare qualcosa. E gli errori del recente passato non sembrano essere serviti da lezione. Ora la storia si ripete e continua con un altro progetto ancora.

L’Inter non è per tutti: Thohir ha sufficienti risorse e abbastanza coraggio?

Eh sì perché come solo il mago Silvan sa fare dal progetto di Moratti si è passati ora al progetto di Thohir. Ancora una volta senza colpo ferire buona parte di noi ha permesso  — al grido di “Diamogli tempo, è appena arrivato”  — anche al nuovo proprietario di perseguire la stessa strategia. Come se fosse assolutamente normale che uno compri una delle squadre di calcio più importanti del mondo e subito dopo spieghi candidamente di non essere momentaneamente in grado di fare gli investimenti di cui c’è assoluta necessità (stadio di proprietà compreso) per far tornare l’Inter ai livelli che le competono. Il nuovo proprietario si è giustificato sottolineando la difficoltà di sanare le perdite della passata gestione senza che ciò indignasse la tifoseria. E allora? Che discorso è? Come è possibile ragionare in questo modo? L’Inter è forse una fabbrica di scarpe? L’Inter non è da tutti, non è per tutti. E giustamente non è per niente facile da gestire, anzi. Però una volta che si fa un passo così importante poi non ci si può più tirare indietro. Prendere o lasciare. O si hanno sufficienti risorse e, soprattutto, abbastanza coraggio, o non si può nemmeno solo pensare di poter prendersi l’Inter per poi trattarla come un’Udinese qualunque.

Qualsiasi progetto ha bisogno comunque di grandi investimenti

Se Thohir — e prima ancora Moratti, anche se sull’onda emotiva del Triplete — sta maltrattando l’Inter e la sua storia è perché noi tifosi sembriamo ipnotizzati da parole senza senso, da discorsi coniugati sempre e solo al futuro. Sembriamo veramente credere a quella parolina magica che non da ora, ma subito dopo la notte di Madrid, ci viene ripetuta in continuazione come un mantra: il progetto. Ma il progetto senza grandi campioni (e quindi grandi investimenti) che progetto è? I progetti costano e parecchio. Un progetto a costo zero o quasi come quello che Thohir sembra proporre è soltanto una presa per il culo. Nient’altro. Molti tifosi però sembrano non capire, non si rendono conto. E indirizzano amarezza e rabbia nelle direzioni sbagliate: invece di provare a mettere con le spalle al muro la nuova società prendono di mira gli anelli deboli e cioè allenatore e giocatori.

Inter danneggiata dalla svendita di Moratti e da Thohir che non caccia i soldi

Troppo facile però mettere in croce quel povero cristo di Mazzarri (che non sarà certo un fenomeno, ma con l’organico a disposizione dovrebbe fare solo miracoli) o con i vecchi campioni che non hanno più niente da dare e nuove leve ancora troppo inesperte o non all’altezza. Se l’Inter attuale fa schifo l’ultimo dei colpevoli è proprio Mazzarri, come prima lo erano Ranieri o Stramaccioni. Le responsabilità sono invece di chi nel nome del progetto ha sistematicamente svenduto i pezzi migliori e, allo stesso tempo, per un insano spirito di riconoscenza, ha consegnato lo spogliatoio al clan argentino permettendogli di dettare legge e sfasciare assetti ed equilibri frutto di anni e anni di lavoro (iniziato da Mancini e proseguito da Mourinho). E lo sono adesso di Thohir che con la squadra che casca a pezzi a gennaio se l’è cavata prendendo all’ultimo minuto solo un pur utile Hernanes. Troppo poco e soprattutto per niente serio come inizio di gestione.

Ora è inutile lamentarsi, ma a giugno Thohir non dovrà avere più alibi

Trovo abbastanza sterile a masochistico lamentarsi adesso quando invece bisognava incazzarsi e puntare i piedi (come solo qualcuno di noi ha fatto) prima del mercato invernale affinché Thohir non se la cavasse con il solito alibi. Ora è perfettamente inutile recriminare, ora bisogna solo sostenere la squadra per finire la stagione il meno peggio possibile. Sempre che a giugno le cose si chiariscano definitivamente e cioè che Thohir nel frattempo si impegni in un modo o in un altro a sanare i debiti e a fare investimenti adeguati nel prossimo mercato estivo. E cioè prendendo quattro campioni di assoluto valore: un grande difensore, due grandi centrocampisti, un grande attaccante. E che non si azzardi più, Thohir, a ribadire anche una sola volta ancora la storiella del progetto lungo 2 trattino 3 anni. Perché con una squadra ridotta davvero ai minimi termini come solo nei momenti più bui della sua storia, una cosa del genere semplicemente non esiste, non sta né in cielo né in terra. E se noi tifosi accettiamo di farci prendere ancora per il culo saremo allora proprio noi a fare il male dell’Inter, come forse mai a Moggi o ad Agnelli erano riusciti di fare.

In tutto fanno 188,2. Milioni

Massimo Moratti

ESTATE 2010
BIABIANY 4,2 milioni di euro
COUTINHO 3,8
MARIGA 5 (riscatto)
LIVAJA 0,2
CASTELLAZZI 0

INVERNO 2011
PAZZINI 18 milioni di euro
RANOCCHIA 18,5
NAGATOMO 10,5
KHARJA (prestito con diritto riscatto)

ESTATE 2011
VIVIANO 4,1 milioni di euro (comproprietà)
JONATHAN 5
ALVAREZ 9,5
CASTAIGNOS 1,5
FORLAN 5
ZARATE 2,7 (prestito)
POLI 0,5 (prestito)

INVERNO 2012
GUARIN 12,5 milioni di euro
JUAN JESUS 3,8
PALOMBO 1 (prestito)
OBI 3,5 (riscatto)

ESTATE 2012
HANDANOVIC 12 milioni di euro
SILVESTRE 8
ALVARO PEREIRA 11
MUDINGAYI 1,5
GARGANO 1,2
PALACIO 10,5
CASSANO 5

INVERNO 2013
KOVACIC 11 milioni di euro
KUZMANOVIC 1,2
ROCCHI 0,5
SCHELOTTO 5,3

ESTATE 2013
ICARDI 6 milioni di euro (comproprietà)
BELFODIL 7,5 (comproprietà)
TAIDER 5,5
WALLACE (prestito)
ROLANDO 0,5
CAMPAGNARO svincolato
ANDREOLLI svincolato
BOTTA svincolato
LAXALT 2,3

Fonte: Panorama

Cambiano i presidenti ma l’Inter è sempre senza un euro

Il vecchio e il nuovo: Moratti e Thohir contenti per il passaggio di proprietà

Mi auguro non stiano ridendo di noi

Quindi sembra ormai fatta: Guarin va al Chelsea. In un centrocampo normale e cioè più equilibrato di quello attuale Guarin avrebbe potuto dire la sua, ma tant’è. La nuova proprietà ritiene sia un sacrificio necessario per fare mercato. Ragion per cui se Thohir ha imposto come sembra di fare mercato esclusivamente con i soldi delle cessioni si fa presto a fare i conti. Anche perché si può realisticamente escludere fin da adesso che  gente come Pereira o Kuzmanovic possano avere richieste di una pur minima consistenza. O li danno in prestito o li regalano per Natale. Si può allora benissimo ipotizzare fin da ora che i soldi a disposizione per fare acquisti saranno esclusivamente quelli ricavati dalla cessione di Guarin e cioè circa una quindicina di mlioni. Al massimo, a essere ottimisti, 18. Facile intuire che con una cifra del genere l’Inter potrà prendere un solo giocatore di un certo livello o altrimenti dovrà inevitabilmente ripiegare sui saldi di stagione.

Servono soldi: Fredy Guarin sta per essere ceduto al Chelsea

Servono soldi: Fredy Guarin sta per essere ceduto

Stando così le cose Mazzarri dovrà necessariamente scegliere. Decidere cioè o di rinforzare sul serio un solo reparto o di accettare soluzioni di ripiego. E nel qual caso, anche volendo cercare tra i giocatori in offerta, 18 milioni non sembrano così tanti da poter comunque garantire l’arrivo all’Inter di centrocampista, attaccante ed esterno chiesti da Mazzarri per completare l’organico. Insomma, si potrebbe quasi dire addio ai sogni di gloria, ammesso che siano mai stati concepibili. Perché a quanto pare Thohir non ha la minima intenzione di investire nemmeno un solo euro sull’Inter che ha appena comprato. C’è tempo, dice. Prima si pensa a ripianare i debiti e poi a tutto il resto, dice. Se ne riparla — eventualmente — quest’estate, dice. Come se l’Inter fosse una fabbrica di scarpe.

Nonostante molte cose incomprensibili del passaggio di proprietà, giudizi più appropriati si potranno dare soltanto al termine del mercato invernale. Al di là delle chiacchiere, infatti, è questo il vero banco di prova di Erick Thohir. D’altronde, dopo vent’anni di berlusconismo (e di promesse mai mantenute dai partiti di sinistra) siamo tutti vaccinati e attrezzati a capire qualsiasi eventuale (speriamo di no) bluff. È già possibile però fare una considerazione difficilmente contestabile e cioè: a cosa è servito passare da Moratti a Thohir se i soldi non c’erano prima e non ci sono nemmeno adesso? A parte Guarin che se ne va, dov’è la differenza?

Se c’è da parlare male dell’Inter Sconcerti è il migliore

L'editoriale di Sconcerti sul Corriere

Non è vero che la stampa sportiva sia solitamente servile e faziosa. Non sempre, almeno. Quando c’è da parlare male dell’Inter, per esempio, i giornalisti sono sempre pronti a dire la verità. Infatti oggi nel suo editoriale sul Corriere della sera Mario Sconcerti fa un’analisi — purtroppo — condivisibile:

Affonda a Napoli qualcosa più dell’Inter di Mazzarri, cade un limite, una speranza, l’inizio stesso di un progetto. Si sente l’errore sul campo, ma si sente soprattutto nell’aria. Non c’è voglia di ricostruzione, ma di adeguamento. Non c’è voglia di grande Inter, ma di mediazione. Il tetto agli stipendi fissato a 2,5 milioni non renderà povero nessuno, ma terrà tutti lontano da un disegno vero. La sensazione del campo e del vento è che nessuno sappia davvero di cosa stiamo parlando. Questa è l’Inter. Ha doveri e diritti, ma è l’Inter. Non può essere fuori così in fretta e non sentire il bisogno di rifarsi. Non si può perdere e parlare di risparmio. L’Inter ha un senso se è competitiva, altrimenti lascia spazio al silenzio, non ha niente da dividere con se stessa. La squadra ha dentro adesso la confusione che si sente in società. Thohir sta portando realtà sconosciute all’epoca di Moratti e per di più da valutare. Cerca il risparmio ma sa che il risparmio è solo una parte della verità. Il resto sono investimenti. I dirigenti di Moratti non hanno spazio per mediare e Mazzarri parte dal 9° posto dell’anno scorso per giudicarsi. Hanno tutti ragione, ma nel mezzo c’è una confusione che matura risultati poco sopportabili.

Secondo me è un ragionamento che non fa una piega. Ogni interista non dovrebbe mai dimenticare, in particolare, il concetto di Sconcerti che ho evidenziato. Che ribadisco: Non può essere fuori così in fretta e non sentire il bisogno di rifarsi. Non si può perdere e parlare di risparmio. L’Inter ha un senso se è competitiva, altrimenti lascia spazio al silenzio, non ha niente da dividere con se stessa. L’Inter non può essere trasformata in un’Udinese di lusso e nemmeno nell’Ajax all’italiana perché ha una storia e una tradizione che nessuno può cancellare. Per cui quello che tutti ci auguriamo è, innanzitutto, che Thohir lo sappia.

Che tristezza, però, dare ragione a uno come Sconcerti.  Ecco, insomma, come siamo messi: per colpa di Moratti e di Thohir, del casino che stanno facendo — già solo questa cosa del presidente che vive a Jakarta e si fa vivo solo per feste comandate è di per sè abbastanza indicativa — si arriva a essere d’accordo pure con Sconcerti. Come siamo caduti in basso. Davvero.

Il mosaico di Massimo Moratti costruito con i suoi acquisti

Un omaggio simpatico (termine caro al nostro caro grande ex presidente) l’idea grafica del Corriere della sera per celebrare l’Inter di Massimo Moratti con tutti i suoi acquisti:

Il mosaico di Massimo Moratti con le foto di tutti i suoi acquisti

Clicca sul mosaico di Massimo Moratti per vedere le fototessere di tutti i suoi acquisti

Se Thohir comincia a parlare come Veltroni è la fine

Erick Thohir Per dire, o dici delle cose sensate o stai zitto, no? Che cazzo di intervista è quella concessa alla Repubblica, con tutta quella montagna di frasi fatte da dare quasi l’impressione di uno che forse non sa bene di cosa stia parlando, di uno tra l’altro che di comunicazione vive come Erick Thohir? Francamente è una scelta che non ho capito. Mah…

Che bisogno c’era di farsi intervistare per dire solo banalità?

E poi: se c’è (o per meglio dire: c’era) questo impegno a non rilasciare dichiarazioni prima del definitivo passaggio di proprietà, mantienilo no? Che senso ha fare affermazioni tra l’altro a volte anche un po’ banali come il miglior Walter Veltroni dei tempi d’oro del buonismo? Certe considerazioni a me sono sembrate simili a quelle con tutti quei “ma anche” dei suoi discorsi da segretario del Pd. Viene da mettersi le mani nei capelli, veramente, solo a pensare che uno che si presenta così dovrà vedersela con gente come Andrea Agnelli o Adriano Galliani.

Thohir sa bene quanto sia importante la comunicazione

Eppure dovrebbe saperlo benissimo, uno come lui, quanto sia importante al giorno d’oggi la comunicazione, di quanto sia importante l’immagine, l’idea che uno si fa di te. Se non ci sta attento uno che queste cose dovrebbe insegnarcele allora stiamo freschi. Le risposte date da Thohir a quel vero paraculo di inviato della Repubblica sembrano (dico sembrano) quelle del solito ricco scemo che capisce poco di calcio, né gli interessa capirne qualcosa di più. Thohir parla di calcio, insomma, come io potrei parlare dell’hockey su prato: parla per sentito dire, per approssimazione, per slogan. E questo non può non preoccupare.

Dopo Moratti serve chi sappia comunicare bene e meglio

Walter Veltroni

Voglio dire: usciamo da un’era semplicemente disastrosa sul piano della comunicazione. Meritiamo almeno qualcosa di meglio o no? E dopo Moratti che si è sempre fatto prendere letteralmente per il culo da tutti i media di questo mondo, chi arriva adesso? Un altro fesso pronto a sparare cazzate a destra e a sinistra, senza nemmeno sapere bene chi ha di fronte e dove vuole andare a parare quel giornalista? No dai, noi interisti davvero non ci meritiamo tutto questo. Thohir, prima di fare altre mosse azzardate informati bene, informati meglio su come funzionano le cose in Italia, soprattutto i media. Tutto bisogna dirgli a ‘sti miliardari.

Caro Thohir e ora liberaci dai giocatori poco seri

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Thohir dimostraci che l’era del buonista Moratti è finalmente conclusa

Erick Thohir, se ci sei batti un colpo. E allora dai un primo chiaro segnale che la pacchia è finita, che il buonismo del nostro caro grande presidente Massimo Moratti è — finalmente — archiviato. I giocatori devono cominciare ad essere più seri. A partire da Hugo Campagnaro che ha risposto alla chiamata della nazionale quando risultava ancora infortunato e ha giocato per tutti i 90 minuti contro l’Uruguay una partita inutile per l’Argentina già qualificata ai Mondiali. Infortunato per l’Inter, sano per l’Argentina. E adesso, a degna conclusione della sua palese mancanza di professionalità, si è nuovamente infortunato:

Durante la seduta di allenamento odierna, Hugo Campagnaro ha accusato un risentimento al quadricipite della coscia destra e non seguirà quindi la squadra a Torino.

E adesso? Come la mettiamo adesso? Ce la prendiamo con il destino cinico e baro? Con la sfortuna? Troppo facile, credo. Anche perché le chiacchiere stanno a zero e i fatti parlano chiaro. Comunque la si voglia vedere (o interpretare) Campagnaro si è dimostrato poco serio nei confronti dell’Inter e, più in generale, come professionista.

I precedenti illustri: Campagnaro come Vieira e Cambiasso

Patrick Vieira, campione di assenteismo

Patrick Vieira, campione di assenteismo

Come volevasi dimostrare, si era capito benissimo che nella convocazione in nazionale di Campagnaro qualcosa non riportava. Un caso molto simile a quello di Esteban Cambiasso che giocò in precarie condizioni il derby perso malamente (e che valeva sorpasso e scudetto) per colpa di un’amichevole proprio alla vigilia di una partita così importante per l’Inter a differenza di quella dell’Argentina. Simile anche, il comportamento di Campagnaro, a quello per esempio di un altro grande furbacchione come Patrick Vieira che alla vigilia delle partite più importanti della Francia spesso marcava visita e quasi utilizzava l’Inter per prepararsi al meglio in funzione della nazionale.

Campagnaro non doveva andare in nazionale prima di rientrare con l’Inter

Anche ammesso che fosse guarito veramente dall’infortunio, Campagnaro ufficialmente risultava a tutti gli effetti ancora indisponibile. Se non altro per correttezza nei confronti dell’Inter avrebbe dovuto rinunciare a prescindere, sapendo poi quanto fosse diventato importante per la squadra. Se non sei rientrato in squadra e non hai almeno rigiocato non puoi andare in nazionale come se niente fosse. Anche solo per una questione di opportunità (nei confronti dell’Inter, della società, dei compagni di squadra e dei tifosi) in ogni caso Campagnaro avrebbe fatto molto meglio (ed era pure giustificato, insomma) a non rispondere alla chiamata della nazionale. Anche perché accettando di giocare magari non proprio al meglio della condizione avrebbe rischiato esattamente proprio quello che è successo e cioè che si facesse di nuovo male.

Tutta l’Inter è danneggiata dal comportamento poco serio di Campagnaro

Risultato: il comportamento indubbiamente poco serio di Campagnaro ha danneggiato e sta danneggiando l’Inter non solo tecnicamente ma anche e soprattutto sul piano dell’immagine. A maggior ragione poi che un comportamento, quello di Campagnaro, non sia certamente insolito nell’Inter di Moratti (soprattutto quando ci sono di mezzo giocatori sudamericani e in particolare gli argentini) sarebbe finalmente ora che la nuova proprietà che vuole contraddistinguersi per un approccio decisamente più manageriale dia allora subito una dimostrazione di quali dovranno essere le nuove linee comportamentali e cioè improntate a una maggiore professionalità. Quella che Campagnaro (al di là del suo rendimento molto alto e certamente perfino al di sopra di ogni attesa) non ha dimostrato di avere.

Campagnaro è indifendibile e la nuova proprietà deve dare l’esempio

A me sembra abbastanza evidente come Campagnaro sia indifendibile. E quindi, di conseguenza, una società — finalmente — seria non può accettare comportamenti simili, né chiudere un occhio. Campagnaro sia allora da esempio per far capire che l’aria è cambiata e che l’Inter non è più un posto dove svernare, ma una società che vuole sempre e solo l’esclusiva assoluta. Da chiunque, anche cioè dagli insostituibili. Sia allora messo in condizioni di allenarsi come meglio crede per la prossima partita della nazionale (ci mancherebbe altro) ma nel frattempo venga pure fatto accomodare in panchina. Come seconda o terza scelta. Da far giocare se proprio non se ne può fare a meno.

Thohir reagisci, di’ qualcosa di interista

Erick Thohir

Erick Thohir

Benvenuto Thohir, ma ora subito programmi e obiettivi chiari

Nessuna preclusione di sorta nei confronti di Erick Thohir, a maggiore ragione verso chi ha fatto un investimento così importante e ha praticamente acciuffato per i capelli una società sull’orlo del baratro, senza più risorse e idee com’era, e ormai in stato confusionale da tre anni a questa parte. Se non è più tempo per il calcio se vogliamo romantico del nostro caro grande presidente Massimo Moratti ma l’Inter vuole diventare una società seria con una gestione razionale e mirata (perché no?) a trarre (parecchi, si spera) profitti ebbene così sia. Aspettiamo allora di conoscere quali sono i programmi e gli obiettivi. In caso contrario, al di là dei 250 milioni spesi per prendere la maggioranza, le chiacchiere stanno a zero.

Benvenuto Thohir, ma che ci dici di Fiat e Mediaset?

Andrea Agnelli con Luciano Moggi ai tempi di Calciopoli

Andrea Agnelli con Luciano Moggi ai tempi di Calciopoli

Tanto per cominciare: come gestirà l’Inter di Thohir lo strapotere di Fiat e Mediaset che gestiscono e controllano la Serie A? Come si porrà la nuova Inter di Thohir nei confronti dei media che avrà come sempre quasti tutti contro? Manco è avvenuto il passaggio di consegne ed ecco subito un primo “assaggio” di ciò che l’aspetta, quello che i giornali stanno facendo passare per una battuta (“la capitale dell’Indonesia è Jakartone”) di Andrea Agnelli quanto invece è già un avvertimento. A parte il fatto che su Calciopoli la Fiat ha poco da scherzare in quanto la giustizia sportiva l’ha condannata per aver truccato partite e campionato con la retrocessione in Serie B mentre la giustizia penale l’ha condannata (anche se la sentenza non è definitiva) per associazione a delinquere, quello che deve soprattutto interessare noi interisti è come si comporterà Thohir. Risponderà? Reagirà? O rimarrà in silenzio? O peggio ancora cercherà di farselo alleato? Insomma, l’Inter resterà quella del nostro caro grande presidente Massimo Moratti o sarà piuttosto come l’Udinese che fa profitti vendendo i giocatori migliori, ma non vince mai niente? Thohir, appena puoi, dicci tutto. Rassicuraci. Non farci stare in pensiero. Spiegaci che conosci benissimo i problemi cui andrai incontro e che ti ritieni in grado di affrontarli.

Benvenuto Thohir, ma sappi che l’Inter non è l’Udinese

Mi auguro insomma che Thohir sia consapevole di aver preso una delle più grandi squadre del mondo e sappia bene quello che deve fare. Se l’Inter vuole tornare ad essere una grande squadra ha bisogno di una nuova dirigenza che capisca di calcio e sappia scegliere gli uomini più adatti per il futuro. E ha bisogno di nuovi campioni. Questo è poco ma sicuro. Poi, certo, è tutto da discutere se sia meglio puntare su campioni già formati o piuttosto su campioni più giovani, come sembra preferire il nuovo proprietario. Poco cambia: in ogni caso bisogna investire. E bisogna investire parecchio. E se Moratti non era più in grado di farlo, ora Thohir non può mica tirarsi indietro. Anche perché Moratti poteva permetterselo, lui no. Qualsiasi scusa, qualsiasi presunto alibi — dai buchi in bilancio o la necessità di fare esperienza — non sono più ammissibili. Non lo sono proprio perché  quei difetti e quelle mancanze gestionali cui ci aveva abituato Moratti non sono più ovviamente concepibili in un’Inter — finalmente — a conduzione manageriale. Questo mi sembra sia abbastanza chiaro e spero che Thohir ne sia consapevole. L’Inter, cioè, non può e non deve diventare una specie di Udinese di lusso.

Perché Thohir può anche essere una liberazione

Volete almeno un motivo per cui, nonostante l’affetto e la riconoscenza nei confronti nel nostro caro grande presidente Massimo Moratti, l’arrivo di Erick Thohir non sarebbe poi così male? È scritto oggi sulla Gazzetta dello sport e riguarda Hugo Campagnaro:

Non poteva giocare contro la Roma, questione di precauzioni. Ma per l’Argentina Campagnaro può «vedere», curandosi, le gare contro Perù e Uruguay. Magari scendendo in campo solo nella seconda, a Montevideo. Tenuto a riposo sabato scorso (ma anche contro il Cagliari), ecco che la fascite plantare al piede destro potrebbe non essere più un problema. Potrebbe, nel senso che tutto è in progress proprio in base alle sensazioni del giocatore.

Mi piacerebbe allora vedere finalmente una società seria che pretenda dai propri giocatori un comportamento altrettanto serio. Finora con Moratti e Branca non sempre è stato possibile. Con gli argentini, poi, forti del debito di riconoscenza che il nostro caro grande presidente ha verso alcuni di loro, men che mai. Mi piacerebbe allora vedere finalmente anche all’Inter giocatori che se proprio non gliene frega oggettivamente un cazzo dei colori nerazzurri si comportino almeno da professionisti. Mi auguro che la nuova gestione indonesiana metta allora fine a queste vergognose doppiezze che solitamente vedono protagonisti — spesso recidivi — soprattutto quelli del clan argentino.

Chi mi legge sa che la grande considerazione per Esteban Cambiasso finì irrimediabilmente alla vigilia del derby del 2 aprile 2011 che valeva il 19esimo scudetto (quello della rimonta sfiorata da Leonardo) quando già semi-infortunato rispose alla chiamata della nazionale argentina facendosi di nuovo male e per giunta in un’amichevole. Cambiasso giocò lo stesso quel derby ma in condizioni pietose e l’Inter palesemente menomata a centrocampo venne giustamente travolta da Mediaset. Non me lo dimenticherò mai (non tanto la sconfitta ma il comportamento di Cambiasso) perché per me che lo ritenevo un simbolo di sportività quanto il Capitano, quell’aver snobbato un derby di portata storica per una stupida amichevole dell’Argentina è e rimane un tradimento. Non ci sono giustificazioni che tengono: anche se quella amichevole gli serviva per riconquistare un posto in nazionale in ogni caso l’Inter doveva venire prima sempre e comunque, a maggior ragione se uno si chiama Cambiasso e non è certo uno come gli altri. Da allora non ho considerato più Cambiasso l’erede di Zanetti, né sono più disposto a chiudere un solo occhio sugli eccessi del clan argentino, l’ultimo della serie in ordine di tempo il contratto di quattro anni (quattro non uno) strappato a Branca e Moratti da uno come Ezequiel Schelotto. Così come penso di aver già squadrato Campagnaro e di essermi già fatto un’idea circa la sua credibilità sportiva. Per carità, nessun processo alle intenzioni. Ma quando è troppo è troppo. E di comportamenti quantomeno sospetti come quello di Campagnaro all’Inter è quasi la regola.

Detto questo — con relativa e comprensibile amarezza — confido molto nelle capacità di Thohir che stupido non dovrebbe essere e men che mai ingenuo e romantico come il nostro caro grande presidente Moratti. Mi auguro cioè che l’indonesiano richiami subito tutti i giocatori e quelli del clan argentino in particolare a dimostrare con i fatti e non solo a chiacchiere un maggior rispetto per la maglia che indossano. O, in caso contrario, inviti chi non se la sente a trovarsi quanto prima una nuova sistemazione più congrua alle loro esigenze e aspirazioni. Mi piacerebbe, insomma, che il futuro proprietario dell’Inter mettesse finalmente quei puntini sulle i che non sono mai stati messi. E che ai diritti venissero anche fatti seguire una volta tanto anche i doveri di professionisti quali dovrebbero essere. Prima viene l’Inter, poi tutto il resto: vero Campagnaro? Se questo qui gioca davvero contro l’Uruguay quando ancora risulta infortunato per me non ci saranno più dubbi su come valutare uno così.

Se Massimo Moratti è già un ricordo

Eppure, non vi è alcun dubbio sul fatto che Massimo Moratti è (e resterà sempre) una figura unica e inimitabile del nostro calcio.

Tommaso Pellizzari sul Corriere della sera di oggi. Meglio secondo me del commento, assai ipocrita, del direttore della Gazzetta dello sport Andrea Monti. L’impressione è che i media non vedessero l’ora di liberarsi di un, diciamo così, irregolare, come il nostro caro grande presidente.

Uno dei momenti più belli: la coppa Uefa del 1998 dopo lo scandalo in campionato

Uno dei momenti più belli: la coppa Uefa del 1998 dopo lo scudetto scandalosamente rubato

Caro Thohir, ma Moratti ti ha spiegato bene come funziona?

Erick Thohir sta per diventare il nuovo proprietario dell'Inter

Erick Thohir sta per diventare il nuovo proprietario dell’Inter

Inter indonesiana svolta obbligata

Massimo un mese e l’Inter diventerà indonesiana. L’incontro a Parigi sembra sia stato risolutivo e presto si arriverà al momento delle firme per il passaggio di proprietà. Speriamo sia veramente così perché queste trattative, dopo tanti mesi di tira e molla, ora hanno veramente stufato. Sicuramente si tratta di una svolta diventata nel corso di questi ultimi disgraziatissimi anni non solo auspicabile ma ormai assolutamente indispensabile. E proprio per questo motivo invocata da non pochi tifosi giustamente preoccupati per la pericolosa involuzione di una società piombata subito dopo il Triplete in uno stato confusionale che ha portato a una smobilitazione impietosamente dolorosa con la conseguente distruzione in poco tempo di tutto quello che era stato faticosamente costruito in parecchi anni.

Gli indonesiani saranno capaci di gestire una squadra come l’Inter?

Se da una parte però questa svolta radicale era ormai inevitabile visto il sempre più evidente ridimensionamento in atto, dall’altra il futuro dell’Inter diventa però pieno d’incognite. Ben vengano forze fresche, idee nuove e — si spera — investimenti all’altezza delle aspettative di una grande squadra come l’Inter, ma noi tifosi a tutt’oggi possiamo contare soltanto sulle rassicurazioni del nostro caro grande presidente Massimo Moratti che non si tratterà di una pura e semplice speculazione finanziaria. Ovviamente è quello che tutti noi ci auguriamo e siamo quindi tutti disposti a prendere per buone le parole di Moratti. Ma il futuro dell’Inter è ora tutto nelle mani del gruppo indonesiano e noi non sappiamo quale potrà essere.

E, soprattutto, conoscono bene il calcio italiano e le sue trappole?

Rimane il fatto che a tutt’oggi nessuno sa ancora quali siano le reali intenzioni della nuova proprietà e né tantomeno quali siano le loro effettive capacità e se siano in possesso delle necessarie competenze per gestire una squadra come l’Inter in un campionato di calcio come quello italiano. Un campionato che non è, per dire, come la Premier League o la Liga. La Serie A è un campionato completamente diverso da tutti gli altri, per molti aspetti decisamente unico. Un campionato dove sono in vigore regole decisamente particolari e arbitraggi decisamente particolari, rapporti con le altre società e con i media altrettanto particolari. A cominciare dai conflitti d’interessi spaventosi da parte di quanti gestiscono e allo stesso tempo controllano il prodotto calcio in ogni suo aspetto. Insomma: Thohir sa che gli arbitri riserveranno alla sua squadra un trattamento diverso rispetto a quello di Fiat e Mediaset? Thohir sa che i media in Italia tratteranno l’Inter in maniera opposta alle squadre di Fiat e Mediaset? Per farla breve, Thohir sa che in Serie A “rigore è quando arbitra fischia”?

Thohir sa cosa lo aspetta e a cosa andrà incontro?

La mia paura, insomma, è una sola e cioè questa: se il nostro buon Erick Thohir sia perfettamente a conoscenza di quello che lo aspetta. Ha capito bene (Moratti glielo ha spiegato?) in che paese è venuto a fare un investimento così importante? Inoltre: è sufficientemente in grado di combattere una guerra a oltranza contro Fiat e Mediaset con i loro eserciti nei media? Sarà capace di difendersi? E, soprattutto, se la sente? Ha voglia di lottare e di impegnarsi in uno sforzo del genere? O più semplicemente pensa che l’Inter sia un investimento come un altro per fare profitti? Non vorrei cioè che alle prime difficoltà (oh se ne avrà, e parecchie poi) decidesse di scegliere il male minore, quello cioè di scendere a patti con il nemico e abbandonare così l’Inter (e noi poveri e indifesi tifosi) a quel destino infame che gli Agnelli sognano per noi fin dal primo giorno di Calciopoli, da quando cioè furono costretti a togliersi la maschera mostrando non solo a noi italiani ma al mondo intero come funzionavano realmente le cose. Mi auguro proprio di no e voglio essere ottimista a prescindere. D’altronde, questa è la situazione e non c’è altro da fare. Speriamo bene.

L’Inter è fuori dal tunnel ma la rosa rimane incompleta

Il gol di Palacio che ha sbloccato il risultato al Massimino

Il gol di Palacio che ha sbloccato il risultato al Massimino

Mazzarri ha preso per mano l’Inter e l’ha fatta uscire dal tunnel

La vittoria di Catania è fondamentale perché cancella magicamente tutte le paure e le insicurezze  della passata stagione. Con due sole partite Walter Mazzarri è riuscito (anche con un po’ di necessaria fortuna di cui non si può mai fare a meno) a tirare fuori dal tunnel un’Inter depressa prima ancora che confusa. “Addirittura  – ha detto il tecnico nel dopo partita – questi ragazzi erano tesi anche prima del match contro il Cittadella, sentivano la tensione e subivano le conseguenze mentali della scorsa stagione”. È già tanto allora aver ritrovato in così poco tempo la necessaria serenità per ripartire e provare a ricostruire una nuova squadra. E il merito (al di là delle buone prestazioni di parecchi giocatori) va riconosciuto al nuovo allenatore nerazzurro, tenuto conto tra l’altro anche della difficile situazione societaria in cui deve lavorare.

E chi glielo dice adesso a Moratti che c’è comunque bisogno di rinforzi?

La cosa brutta di questa sorprendente vittoria al Massimino è che adesso veramente Massimo Moratti non caccerà più un solo euro. In queste ultime ore si parla ormai solo di mercato in uscita. E secondo me è un errore. Un grosso errore. D’accordo, Mazzarri è bravo e lo sta dimostrando, ma alla lunga distanza — quando qualche titolare dovrà tirare il fiato — nemmeno lui potrà fare più miracoli. L’organico attuale è ancora carente e senza rinforzi addio sogni di gloria. Spero di sbagliarmi ma continuo ad avere l’impressione che così com’è l’Inter è destinata a rimanere comunque una squadra da Europa League.

Però sarebbe anche ora di finirla con i soliti mercati di riparazione

Le vittorie con Genoa e Catania non possono e non devono far dimenticare i limiti attuali della rosa. Come ha tra l’altro più volte ribadito lo stesso tecnico, servono rinforzi all’altezza. Ed è un vero peccato che ogni discorso in tal senso venga come al solito, come da tradizione morattiana, rinviato a gennaio, al cosiddetto mercatino di riparazione degli scarti e dei saldi in offerta che tanto sembra piacere a Branca. Speriamo allora che con l’arrivo di Thohir se non altro si metta fine a questa programmazione alquanto approssimativa, dettata spesso dagli umori del momento, a cui ci ha purtroppo abituati nel corso degli anni Moratti. Sarebbe un bel passo avanti, davvero.

Meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Infine, la migliore analisi di Catania-Inter letta in rete secondo me è sicuramente quella di Voici in un commento fatto sul blog di Rudi Ghedini: “Come saggezza popolare impone, preso l’uovo. Per la gallina vedremo”. Da applauso per sintesi e perfezione.

Esordio pieno di incognite per l’incompiuta di Mazzarri

Esordio a San Siro problematico per Mazzarri

Esordio a San Siro problematico per Mazzarri

Contro il Genoa serve un’Inter… mai vista finora

Per come l’Inter di Mazzarri si è comportata in precampionato non c’è da stare allegri. Certo, conterà anche come sta messo il Genoa — speriamo peggio di noi — ma certo che se alla prima di campionato la squadra giocherà come ha giocato finora bella non è. Lenta a centrocampo, insicura in difesa e confusa in attacco, l’Inter di Mazzarri è per ora un’incompiuta.

Mercato fermo, organico incompleto

D’altronde, dopo le prime, iniziali, scelte di mercato, tutte abbastanza incoraggianti — la rinuncia per esempio all’ennesima foca ammaestrata come Gomez o al genio troppo sregolato di Cassano e, per contro, l’acquisto di due giovani e promettenti attaccanti di prospettiva come Icardi e Belfodil — tutto si è improvvisamente bloccato. Le lunghe e delicate trattative per il passaggio di proprietà ha paralizzato ogni ulteriore decisione e, di conseguenza, l’organico a disposizione di Mazzarri è palesemente carente soprattutto a centrocampo, il reparto cioè che ha più bisogno di avere rinforzi sufficientemente all’altezza.

L’obiettivo è al massimo un posto in Europa League

La squadra, insomma, è quella che è. E cioè: poca cosa. Molte incognite, troppi punti interrogativi. La vecchia guardia non è più affidabile come un tempo (e certo non da ora) quelli più giovani o sono ancora inesperti o forse non sembrano essere proprio dei campioni. Fatto sta che ora come ora l’Inter di Mazzarri può sperare di poter ottenere, se tutto va bene, un posto in Europa League. Fiat e Mediaset a parte (loro fanno un campionato diverso) non vedo come possa lottare alla pari con le altre squadre di vertice.

Predomina un inevitabile scetticismo

Le premesse, insomma, per un’altra, ennesima, stagione fallimentare ci sono già tutte. E il nostro caro grande presidente Massimo Moratti rischia così di uscire di scena nel modo peggiore possibile. Speriamo bene (un minimo di ottimismo è d’obbligo) anche se inevitabilmente c’è un certo, inevitabile, scetticismo.

La formazione

A parte il probabile rientro di Kovacic, non credo Mazzarri si discosterà molto dalla squadra che ha finora mandato in campo, e cioè:

Handanovic

Campagnaro
Ranocchia
Juan Jesus

Jonathan
Guarin
Cambiasso
Kovacic
Nagatomo

Alvarez

Palacio

Il pronostico

Firmerei per un noioso 1-0. Con gol, ovviamente, di Palacio.

 

Da Moratti a Thohir sempre di Isla si continua a (stra)parlare

La squadra del Cittadella

La squadra del Cittadella

In queste ore d’attesa del primo appuntamento già fondamentale (sic) per il futuro della stagione — in campo già il 18 agosto e per giunta contro il… Cittadella — ci sono molte cose che non riportano. Pare che Erick Thohir sia di nuovo a Milano e che sia finalmente pronto ad acquistare l’Inter a un prezzo evidentemente ritenuto congruo da Massimo Moratti. Bene. Segno che qualcosa si muove e che ci sia voglia di fare sul serio e magari, hai visto mai, la volontà di evitare un’altra stagione fallimentare. Solo che i media fanno sapere che in ogni caso gli obiettivi di mercato non cambierebbero. E cioè che rimanga Moratti o gli subentri Thohir di campioni veri, quelli cioè capaci di fare la differenza, non se ne parla proprio.

Se prima di Thohir il rinforzo era Isla che Branca voleva prendere anche se la Fiat lo valuta tre volte il suo reale valore di mercato, anche se subentrasse l’indonesiano sempre Isla rimarrebbe l’obiettivo di mercato. Ora, a parte che qualcuno mi dovrebbe spiegare come fa un terzino (perché Isla è un terzino) a valere 7 milioni e mezzo, come fa Isla a costare per esempio quanto è costato, appena pochi mesi fa, Sneijder al Galatasaray, mi chiedo perché si dovrebbero accettare le condizioni assurde della Fiat. Di farsi praticamente truffare dalla Fiat come se Isla fosse un fenomeno e non più semplicemente un difensore poco più che normale per giunta scartato da Conte. Perché dare tutti quei soldi alla Fiat? Mah…

Resta il fatto che passando da Moratti a Thohir si continua comunque a ragionare come ragiona Branca. A fare cioè scelte, detto senza fare tanti giri di parola, veramente del cazzo. A che serve allora questo passaggio di consegne se poi chi subentra pare sia intenzionato a perseguire le stesse strategie di mercato di chi lascia? Isla o lo stesso Nainggolan (che tutto è tranne un fuoriclasse) sono giocatori che andavano bene per l’Inter del Moratti in bolletta del post Triplete, ma diventano improponibili come biglietti da visita di un miliardario che subentra a Moratti proprio perché dovrebbe investire quei milioni che Moratti non è più in grado di tirare fuori. Anche perché se si continua così, a prendere scarti e saldi d’occasione è facile prevedere che non andremo da nessuna parte. Poco ma sicuro. Caro Thohir, stai per tirare fuori 300/350 milioni per diventare il proprietario di una delle squadre più importanti del mondo e ti presenti con un terzino? Ma fammi il piacere…

La solita Inter con il centrocampo troppo lento

Centrocampo imbarazzante, Mazzarri già in difficoltà

Centrocampo imbarazzante, Mazzarri già in difficoltà

È proprio vero che Massimo Moratti vende l’Inter. Altrimenti, poco ma sicuro, avrebbe già esonerato Mazzarri (voto 6 d’incoraggiamento perché sembra già soffrire oltremodo la panchina nerazzurra). Anche contro il Real Madrid i nostri rimediano un’altra figuraccia. Dopo averne presi quattro dal Valencia ne beccano altri tre pure dal Real Madrid. Ma al di là del risultato (e delle assenze) e del fatto che in fondo era pur sempre un’amichevole, preoccupano i soliti problemi di sempre, quelli cioè tra difesa e centrocampo.

Rispetto ai precedenti allenatori Walter Mazzarri ha pragmaticamente pensato bene di ovviare alle note lacune cercando di coprirsi di più. Togliendo cioè un attaccante per rinforzare la mediana. La scoperta cioè dell’acqua calda. In attacco il buon Palacio — voto 7 per lo stoico impegno —  da solo contro tutta la difesa del Real Madrid è inevitabilmente scoppiato dopo nemmeno mezz’ora a forza di rincorrere tutti i palloni come un cane da riporto. Mentre il centrocampo, nonostante l’uomo in più, ha continuato ad essere inadeguato. Non c’è niente da fare: è troppo lento. E non è certo una novità. Cambiasso (voto 5) e Kuzmanovic (voto 4) come coppia di centrali è davvero impresentabile. La peggio assortita. E meno male che c’era Olsen (voto 6, inesperto e ancora acerbo ma volenteroso e determinato) che ha corso pure per loro due cercando di limitare come poteva i danni. Mentre Guarin (voto 5) continua a denotare gli stessi vizi che aveva con Stramaccioni e cioè nessuno mette in dubbio le sue  qualità — con i piedi ci sa fare — ma continua ad essere tatticamente troppo rozzo. Gioca insomma per sè e della squadra sembra non fregargliene assolutamente niente. Contento Mazzarri, contenti tutti. Ma le amichevoli sono finite e ora si farà sul serio. E non vorrei essere al suo posto. Proprio per niente.

Facile prevedere che adesso si riproporrà il solito tormentone se sia soltanto colpa del centrocampo o piuttosto della difesa. Per come la vedo io troppo spesso in passato il reparto arretrato è stato trasformato in capro espiatorio. Per come la vedo io  anche se i difensori fossero scarsi sarebbero comunque da assolvere perché secondo me è difficile trovare in Serie A mediane più statiche di quella nerazzurra. E tutto ovviamente è dipeso dal debito di riconoscenza che Massimo Moratti ha nei confronti dei senatori argentini, permettendo loro di rimanere titolari inamovibili — e insostituibili — contro ogni imbarazzante evidenza. Prima di puntare il dito contro i difensori secondo me bisognerebbe sempre chiedersi quale sarebbe il loro rendimento se avessero davanti un centrocampo capace di fare filtro in maniera seria. Contro il Real Madrid né Campagnaro (voto 5,5) né Ranocchia (voto 5) né Juan Jesus (voto 5) hanno brillato, ma per me hanno comunque l’attenuante di dover sempre difendersi in sistematica inferiorità numerica. Mentre che dire ancora di Jonathan (voto 5) e Pereira (voto 4,5)? Più di quello non possono dare e criticarli ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Come non capire, allora, il sempre più manifesto malumore che traspare dal volto di Handanovic (voto 6 di stima) ogni volta che deve raccogliere il pallone dalla rete?

L’Inter ha assolutamente bisogno non di uno ma di due grandi centrocampisti. Altrimenti, in caso contrario, non se ne esce. Senza una coppia di campioni lì in mezzo al campo (con Kovacic a dare soprattutto qualità) l’Inter non andrà da nessuna parte. Mazzarri farebbe bene a questo punto a imputarsi se non vuole fare la stessa fine di tutti gli altri colleghi che lo hanno preceduto.

E il rigore, comunque, non c’era

Mister Mazzarri può essere contento: almeno non si è perso

Mister Mazzarri può essere contento: almeno non si è perso

Delude la prima sfida stagionale tra Inter e Fiat. Squadre troppo imballate e soprattutto impaurite perché si potesse assistere a qualcosa di buono. Fare un’altra brutta figura dopo quelle rimediate  non era proprio possibile. E infatti entrambe le squadre hanno solo cercato di non farsi del male. Partita noiosa e sostanzialmente inutile. Secondo me tornei del genere non servono assolutamente a niente, ma tant’è. Sufficienza meritata per tutti con forse qualcosa in più per Alvarez che, gol a parte, è stato l’unico a dare qualcosa di più con qualche giocata tecnicamente buona. Solo che viene sempre più il sospetto che si stia ritagliando il ruolo del nuovo Alvaro Recoba, il fuoriclasse incompreso che sembrava dovesse essere sempre lì lì per esplodere e invece non convinceva mai fino in fondo.

I tempi regolamentari sono finiti 1-1. Il vantaggio interista realizzato sugli sviluppi di una delle rare azioni degne di nota è stato vanificato dall’arbitro che ha concesso un rigore come minimo dubbio. Va bene anche così, serve a riabituarsi subito a quello che ci aspetta. Rispetto alla batosta rimediata con il Valencia dove ai primi errori la difesa e il centrocampo sono andati subito in totale confusione, contro la Fiat si sono visti, ma a voler proprio essere ottimisti a tutti i costi, degli inserimenti offensivi o per meglio dire degli abbozzi di giocate sicuramente interessanti, soprattutto nella fase di rilancio, quando occorre cioè dare improvvisamente profondità alla manovra. Rispetto alla passata stagione, insomma, si sono viste delle verticalizzazioni improvvise (anche se non sempre efficaci) e dei cambi di campo per liberare l’uomo sulla fascia che, sempre a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbero far ben sperare per il futuro. Speriamo bene. Per il resto c’è che comunque, seppure ai rigori, si è vinto. L’Inter si piazza penultima e quelli là ultimi. I peggiori, insomma.

Mentre continua a non esserci niente di nuovo, purtroppo, sul fronte del mercato. Nonostante le carenze evidenti dell’organico, nonostante questo stesso ridicolo torneo abbia riproposto i soliti problemi di sempre tra difesa e centrocampo. L’impasse societaria tra Moratti che dice di aver bisogno di tempo per decidere cosa fare e Thohir che rimane in paziente attesa rischia seriamente, se non si danno una mossa, di far sprecare un’altra stagione ancora. Qualcosa bisognerà fare. È impensabile affrontare la stagione con l’attuale organico e pensare di arrivare lontano.

Pronti via e l’Inter ha gli stessi problemi di sempre

INTER-VALENCIA 0-4: Cambiasso e Andreolli non hanno brillato

INTER-VALENCIA 0-4: Cambiasso e Andreolli non hanno brillato

Tra difesa e centrocampo si balla

Pronti via e si ricomincia esattamente da dove eravamo rimasti. E cioè con gli stessi tremendi problemi tra difesa e centrocampo. Lì proprio non la prendiamo mai, non facciamo mai un minimo di filtro e quando il pallone ce l’abbiamo noi quasi sempre non sappiamo cosa farcene. Non è che contro il Valencia l’Inter abbia giocato male. No. Proprio non è stata mai in partita e ha fatto una figura veramente pessima.

Il centrocampo è troppo lento, la difesa va spesso in confusione

La griglia di partenza è pure rimaneggiata ed è quella che è. E cioé l’inaffidabile Chivu (voto 4) centrale di difesa affiancato a destra da un timoroso Andreolli (voto 4,5) e a sinistra da un Juan Jesus (voto 4,5) un po’ troppo nervoso dietro a Cambiasso (voto 5) centrale di centrocampo (lucido ma fiacco) affiancato a destra da un insicuro Kuzmanovic (voto 4) e a sinistra da un Guarin (4,5) al solito troppo individualista. Anomini se non proprio quasi del tutto fuori dalla manovra i due esterni Nagatomo (voto 4) e Alvaro Pereira (voto 4) apparsi poco puntuali in ripiegamento e a volte precipitosi in attacco. Facile intuire che ci sarebbero stati problemi. Facile capire che i due reparti fossero troppo lenti e complessivamente pure male assortiti per reggere  i soliti uno-due in velocità che erano stati tra l’altro anche una delle tanti croci dell’Inter di Stramaccioni. E ben presto, non appena il Valencia ha capito che poteva affondare in scioltezza palla al piede si è divertito per tutta la partita a farci male fin quasi, in alcune occasioni, ad umiliare una difesa andata progressivamente in confusione totale. Tanto che a un certo punto un insolitamente abulico Mazzarri (voto 4) ha pensato bene di sostituire un comprensibilmente incazzato Handanovic (voto 6 per i gol evitati) che secondo me spera sempre di partire per Barcellona.

Squadra modesta e panchina già troppo corta

Inutili i cambi nella ripresa, prima di uno spaesato Ranocchia (voto 5) e del solito inconcludente Alvarez (voto 4) e poi di Icardi (voto 6) che almeno ha un po’ vivacizzato l’attacco, la cui coppia di partenza Palacio-Belfodil (voto 5,5 a tutti e due) ha sofferto molto i rari rifornimenti e ha fatto quello che ha potuto. Cioè poco o niente. Nemmeno da prendere in considerazione le sostituzioni a ruota libera eseguite nella parte finale della gara, più che altro rincalzi, quando ormai era già chiusa da un bel pezzo. Insomma, un disastro.

Poco fiato o piedi storti, ma così non si va da nessuna parte

Un prevedibile disastro, visto che Mazzarri tutto potrà fare tranne i miracoli e se nessuno gli compra almeno qualche buon centrocampista (ma di giocatori validi ce ne servirebbero parecchi altri ancora) non vedo come possa risollevare l’Inter dalla sua attuale pochezza tecnica e atletica. Sì, pure atletica. O c’era forse qualcuno che sperava in un miracolo? E che cioè bastasse una buona preparazione in montagna per restituire cinque anni al pur sempre immenso Cambiasso il cui talento però non è più supportato dalle gambe? O che improvvisamente i piedi di Alvaro Pereira o Kuzmanovic, tanto per citare due nomi a caso, si fossero improvvisamente aggiustati?

Moratti forse vende e Thohir forse compra: ma chi prende i giocatori?

Pronti via e siamo sempre lì: da tre anni non ci sono più i milioni che servirebbero per ricostruire una grande squadra. Moratti pare voglia vendere e Thohir pare voglia comprare. Se solo si sbrigassero però. Moratti dice di voler fare le cose con calma per il bene dell’Inter e Thohir sembra non volergli mettergli fretta. D’accordo. Ma c’è sempre un piccolo problema da risolvere e cioè: chi tira fuori i milioni che servirebbero per prendere giocatori come Luiz Gustavo? O sprechiamo un’altra stagione ancora?