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Inutile guardarsi intorno per capire alla fine chi ha perso

A leggere le recriminazioni delle cosiddette minoranze per così dire socialdemocratiche del Pd e la proposta, in particolare, di Bersani di rivedersi tutti quest’estate (sic) per fare il punto della situazione allora diventa subito chiaro – lampante – che se c’è qualcuno che ha perso veramente, beh – inutile guardarsi intorno – quelli siamo noi. Tutti noi che abbiamo creduto alla sinistra italiana.

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l'immobilismo dei leader della sinistra storica

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l’immobilismo dei leader della sinistra storica

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Più furbo Berlusconi o più incapaci i suoi avversari?

Stretta di mano tra Berlusconi e D'Alema forse il simbolo del berlusconismo

Ebbene sì, ho completamente sbagliato previsione.  Perché tutto si potrà dire del nuovo presidente della Repubblica tranne che sia impresentabile. D’accordo che è pur sempre un democristiano, ma insomma Sergio Mattarella non è, per dire, Casini o Gianni Letta.

Piuttosto, l’indiscutibile trionfo di Renzi che umilia come mai era successo finora Berlusconi – e affonda ogni residua credibilità di Civati o Vendola – potrebbe essere una possibile chiave di lettura su tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni.

E cioè se il berlusconismo sia dipeso dall’inarrestabile furbizia di un uomo volgare e ignorante capace di comprare tutto e tutti, compreso il silenzio-assenso della sinistra, o se magari la sua reale forza sia stata via via sopravvalutata per manifesta mediocrità dei suoi avversari.

Non voterei mai Renzi, però nel Pd è quello più serio

Un'immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D'Alema e Enrico Letta

Un’immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D’Alema e Enrico Letta

Non voterei Matteo Renzi manco sotto tortura. Anche se ritengo sia il migliore del Pd. Per me, insomma, Renzi è il più coerente di tutti. Coerente in cosa? Semplice: coerente con il vero progetto per cui il Pd è stato fondato. Se da una parte sono contrario a quasi tutto quello che dice e fa, gli va però dato atto che è l’unico a ribadire una verità che in troppi nel Pd omettono di dire e cioè che una parte notevole della sinistra italiana non c’è più e da un bel pezzo.

Perché il Pd ha chiuso definitivamente una stagione e ne ha aperta un’altra che alcuni di noi non esitano a definire di destra se non fosse che ora come ora, con le democrazie pilotate da mercati e finanza, qualsiasi rivendicazione ideologica non significa – davvero – assolutamente più niente. Quanti, da D’Alema (sic) passando per Fassina fino ad arrivare a Civati, mostrano di stupirsi – adesso, poi – non fanno una bella figura. Anzi.

Esemplare il giudizio sull’Ulivo. Mentre Civati addirittura lo ripropone come possibile modello da seguire (cavalcando così involontariamente la patetica controrivoluzione di D’Alema e Bersani) come non fare allora il tifo per Renzi di fronte a un assist del genere? Se il futuro è rifare il trucco a una stagione perdente come l’Ulivo – e cioè il più indiscutibile fallimento della sinistra italiana – che Renzi allora li rottami tutti quanti una volta per tutte. Ma veramente.

Sì, confesso: aspettavo questo momento da (quasi) vent’anni

Lo so, non ci faccio certo bella figura a postare la contestazione degli operai a Massimo D’Alema e per giunta in Puglia, nel suo territorio elettorale. Sì, lo so: non è bello vedere un ex leader della ex sinistra insultato e costretto a fuggire dalla manifestazione (in cui peraltro sembra si sia venuto a trovare per caso) inseguito dalle urla di rabbia e disprezzo di quelli che presumibilmente erano un tempo ormai così lontano i suoi sostenitori. Non è bello e forse non è nemmeno tanto giusto, visto tra l’altro che quegli stessi contestatori di oggi avrebbero fatto meglio a rendersi conto di quello che stava succedendo molti anni fa. Ma parecchi anni fa. Diciamo quasi vent’anni fa (tanto che Berlusconi ancora ci ringrazia). Perché quelli come D’Alema – o Veltroni – sono mostri politici che abbiamo creato noi e soltanto noi che sostenevamo (e votavamo) D’Alema – o Veltroni – e pensavamo così di essere di sinistra. Pensavamo male. E la colpa – sia chiaro – è solo nostra.

D’Alema: “La Cancellieri non ha fatto nulla di illegale, è stato sbagliato pubblicare le intercettazioni”. Non solo non ne indovina una neanche per disgrazia, questo eterno trojan horse della finta sinistra italiana. No. Adesso si fa pure scrivere i testi da Fabio Fazio. Poveretto. — Andrea Scanzi

Se telefonando scopri tutta l’Italia di Giorgio Napolitano

Ad uso e consumo di chi non l’abbia ancora capito o, peggio, faccia ancora finta di non capire. Il problema dell’Italia non è Berlusconi (o l’impresentabile centrodestra italiano) ma piuttosto la sinistra (o presunta tale) che da vent’anni si nasconde dietro Berlusconi. Altro che Berlusconi: magari fosse solo quello il problema. Come spiega Guido Ruotolo, oggi sulla Stampa, il problema, insomma, il vero problema, è l’Italia di Giorgio Napolitano:

Per non dimenticare nessuno, in questi brogliacci si citano: Matteo Renzi, Massimo D’Alema, Romano Prodi, Giuliano Amato, Enrico Letta, Nicola Latorre, Pierluigi Bersani, Piero Fassino. Nomi di una squadra politicamente nota, quella del Pd a vario titolo. Poi ci sono le sorprese del Pdl: Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Daniela Santanché, Guido Crosetto.

Il neo giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, il 14 febbraio del 2010 parla con Mussari e gli chiede «se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi, in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo». Mussari conferma l’indiscrezione. C’è un’altra conversazione registrata con Amato, il primo aprile di quell’anno. «Mi vergogno a chiedertelo – esordisce il professore Amato – ma per il nostro torneo ad Orbetello. È importante perché noi siamo ormai sull’uso… Che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che insomma il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125». Risponde Mussari: «Va bene. Ma la compensiamo in un altro modo». Amato: «Guarda un po’ se ci riesci. Sennò io non saprei come fare. Trova un gruppo». Mussari lo tranquillizza concludendo: «Lo trovo. Contaci».

Il 24 febbraio Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Ma il presidente Mps è per una settimana in ferie. «Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale».

Scanzi e Civati candidato

Massimo D'Alema

Ho riso non meno di un minuto filato per il semplice motivo che stimo tutti e due:

Caro Civati, è da un po’ che volevo dirti due o tre cose.
Ti stimo, mi stimi. Ci conosciamo, anche se dal vivo ci siamo visti solo due volte. Spesso siamo (stati) d’accordo.
Ti ho chiesto in tivù, anche recentemente, cosa vuoi fare da grande. Mi hai risposto: “Candidarmi a segretario del Pd. Nobile intento, ma velleitario. Hai meno chance di Moccia Premio Nobel.

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Zagrebelsky, il governo Letta e il vecchio piano di Licio

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Certe volte non posso fare a meno di pensare che forse esagero, che forse sono io che in momenti di così grande confusione ho inevitabilmente perso quei necessari punti di riferimento per capire bene quello che sta succedendo in Italia. Tipo che il governo Letta, sarà un caso oppure no, secondo me praticamente sta di fatto realizzando il piano di rinascita democratica (sic) della P2 di Licio Gelli. Boom!, mi si potrà dire, certo che a volte le spari proprio grosse. E in effetti di fronte alla calma piatta sui media e alla generale indifferenza in cui si sta tentando ancora una volta di cambiare la Costituzione ( e, diciamo così, indirizzarla in un certo modo) quasi me ne faccio una ragione pure io. Forse esagero. Però oggi in un’intervista sul Corriere della sera ad esprimere le mie stesse, diciamo così, perplessità è anche uno come Gustavo Zagrebelsky Gustavo Zagrebelskyle cui preoccupazioni certamente non possono (almeno si spera) passare inosservate. Intervista — che si può leggere on line qui sul sito di Giustizia e libertà e i cui contenuti vengono rilanciati giustamente anche dall’Huffington Post — di cui copioincollo, in particolare, due delle risposte date da Zagrebelsky ad Aldo Cazzullo:

Lei pensa che la destra se ne avvantaggerà a scapito della sinistra?
«Dal punto di vista delle riforme, la danza la sta menando la destra. Il presidenzialismo è un tema tradizionale della destra autoritaria, cavallo di battaglia già del Msi, poi cavalcato dal partito di Berlusconi. Ed è uno dei punti centrali del piano di Gelli. Queste cose non si usa dirle più. Sembrano politicamente scorrette. Ma la continuità di un’idea della politica che non è nata oggi vorrà pur dire qualcosa. Quelli che a noi paiono pericoli mortali, per loro sembrano opportunità. Invece alla visione e alla pratica della democrazia, secondo la sinistra e secondo la sociologia politica cattolica, quell’idea è stata sempre estranea. Non ricordo chi diceva: la destra propone, la sinistra segue; ma solo la destra sa quel che si fa».
Autorevoli esponenti del centrosinistra, a cominciare da Prodi, hanno aperto al presidenzialismo.
«Non so che dire. Non me lo spiego. I cattolici sono sempre stati irremovibili nel difendere una concezione politica che non poteva incarnarsi nell’uomo solo al potere. Alla Costituente, Calamandrei avanzò la proposta d’un sistema all’americana: presidenzialismo unito a federalismo, diritti di libertà, forti garanzie, a cominciare dall’indipendenza della magistratura e della Corte costituzionale. Ma non raccolse consensi. Riproporla ora mi pare effetto della sindrome di Stoccolma».

Insomma, più chiaro di così…

Licio Gelli a Villa Wanda

Area Rodotà sì, ma contro il Pd

Rodotà e Strada alla manifestazione per il lavoro Effettivamente, sì. In linea di massima potrei benissimo dire di sentirmi di far parte pure io della cosiddetta area Rodotà. Ma solo se diventa un punto di partenza per la formazione di un nuovo movimento di sinistra che si contrapponga al Pd. Non che si affianchi, ma si contrapponga al Pd fino a sovrapporsi al Pd, fino cioè  a riappropriarsi della connotazione di partito di sinistra di cui l’attuale dirigenza del Pd si è indebitamente appropriata. Il Pd è la nuova Democrazia Cristiana o per meglio ancora dire il Pd è  la parte più evoluta dell’Udc. Non è allora il Pd a dover sterzare a sinistra (anche perché sarebbe contro la sua natura) ma è l’elettorato di sinistra che deve lasciare il Pd. Altrimenti sarà — inevitabilmente — ulteriore tempo sprecato. Perché è bene ricordarlo a chi ha (o conviene avere) la memoria corta, il vero problema della politica in Italia non è Berlusconi ma il Pd e prima ancora del Pd lo erano gli allora partiti di centrosinistra, nessuno escluso. Credo sia ormai chiaro a tutti che senza le collusioni del Pd e prima ancora del centrosinistra Berlusconi non sarebbe nemmeno mai esistito.

Copertina del libro Il baratto sui rapporti del Pci con BerlusconiGiovedì scorso in diretta tv a un certo punto Marco Travaglio spazientito dal solito buonismo ruffiano e paraculo di Walter Veltroni gli ha chiesto a brutto muso se fosse stato capace di dirgli un solo “atto ostile” fatto dal centrosinistra nei confronti di Berlusconi in vent’anni. E Veltroni, spiazzato dalla domanda sicuramente poco buonista, non trovando meglio da dire ha ricordato una manifestazione sindacale del 1994 che sarebbe riuscita a far cadere il primo governo Berlusconi. Ma come l’ha subito smentito Travaglio e come sappiamo tutti — anche Veltroni — quel governo fu fatto cadere non dai sindacati e tantomeno dal centrosinistra ma dall’alleato Bossi che gli ritirò l’appoggio. Di che stiamo allora parlando, quando uno come Veltroni non riesce nemmeno a farsi venire in mente una sola occasione in cui il centrosinistra si è comportato nei confronti di Berlusconi veramente da centrosinistra? No, Veltroni o D’Alema non sono certo migliori di Berlusconi. Né sotto l’aspetto politico e, come ultimamente mi sto ricredendo, nemmeno su quello umano. Anzi. Berlusconi ha il merito della coerenza e della sincerità e, a differenza dei grandi statisti mancati della sinistra italiana, non ha mai preteso di essere quello che non è, puttane e barzellette comprese.

Il partito della porchettaLa maggior parte dell’attuale dirigenza del Pd che dovrebbe opporsi (ma non lo fa mai) a Berlusconi e al berlusconismo che il centrosinistra stesso ha creato è la vera anomalia (non Berlusconi) di questo nostro disgraziato Paese. L’anomalia non è Berlusconi che nella sua coerenza fa tutto quello che dice di voler fare, l’anomalia è il centrosinistra che fa finta di essere di centrosinistra e che invece concepisce e pratica la politica come puro e semplice mezzo per avere potere e fare soldi. Non lo dico io ma lo dicono i vari Penati, Tedesco, Frisullo, lo dice il Monte dei Paschi di Siena e lo dicono le varie fondazioni dei leader e delle correnti del Pd che prendono (tanti) soldi, chissà come mai, da tutti e per tutto. Perché, come insegna il loro innominabile maestro nei cui confronti soffrono di un ormai sempre più evidente quanto inguaribile complesso d’inferiorità, avversari (veri o presunti) o no i soldi e la fica vanno fatti sempre girare.

Moretti dì qualcosa di sinistra

L’imprevista evoluzione politica e artistica di Nanni Moretti: ultimamente assomiglia sempre di più a quei personaggi che nei suoi film ha sempre preso in giro e, cosa ancora più preoccupante, a quei politici che con i Girotondi chiedeva si mettessero da parte e invece, dieci anni dopo, sono ancora lì anche grazie a lui che continua a sostenerli e a votarli:

Se gli intellettuali di sinistra scoprono solo adesso che il Pd – ma pensa un po’ tu – non è di sinistra

De Mauro ha scoperto che il Pd non è di sinistra

Mi fa piacere che autorevolissimi giornalisti, stimati politologi e apprezzati editorialisti scrivano e dicano — ora — quello che il qui presente blog sostiene da anni. Via Malvino, ne cito, a caso, uno dei più bravi e attendibili come Giovanni De Mauro:

Il Partito democratico non è più un partito di centrosinistra. Gli ultracorpi democristiani hanno avuto la meglio. Il Pd è ormai un partito moderato, saldamente ancorato al centro, blandamente attento ad alcuni temi sociali. Pronto ad allearsi con la destra di Silvio Berlusconi in nome della “situazione d’emergenza”.

Sono proprio contento che anche il direttore di un settimanale prestigioso come Internazionale, come d’altronde tanti altri suoi famosi colleghi, la pensi come me. Son soddisfazioni, mica no. Sono proprio contento che mi diano finalmente — era ora — ragione. Ma non ci credo. No. Non credo proprio al fatto che se ne siano accorti solo ora. Non ci credo perché innanzitutto farei un torto alla loro intelligenza prima ancora di prendere in considerazione una certa onestà intellettuale che dovrei dare per scontata.

Non ci credo perché appena pochi mesi fa quegli stessi intellettuali di sinistra erano tutti in fila per votare alle primarie del Pd. E c’erano proprio tutti, ma tutti tutti (qui un elenco anche se molto parziale abbastanza indicativo) compresi anche, che so, Nanni Moretti e Michele Serra, due simboli cioè indiscussi della sinistra, come dire, che più intellettuale e più di sinistra non si può.

Solo pochi mesi fa i migliori rappresentanti dell’Italia di sinistra hanno sostenuto e votato il Pd, lo stesso Pd che adesso dicono di non riconoscere più. Eppure, a parte il povero Bersani diventato improvvisamente il capro espiatorio di tutto e tutti, quelli del Pd sono sempre gli stessi. Dove sta allora la differenza? O, scusate, forse sarebbe meglio dire dove sta la convenienza?

La dichiarazione di voto per il Pd di Nanni Moretti

Il delitto perfetto (13)

Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi in una foto d'epoca

Come fa opportunamente notare Rudi Ghedini, se la Cassazione ha stoppato il tentativo di trasferire i processi da Milano è pur vero che con la morte di Giulio Andreotti ora si libera un posto da senatore a vita.

Se fanno senatore a vita Berlusconi sarebbe di fatto l’ultimo tassello mancante di una storia della Repubblica che non ci hanno mai raccontato, una storia decisamente tutta da rivedere e da riscrivere e sicuramente diversa, decisamente diversa da come hanno voluto far sembrare.

Se fanno senatore a vita Berlusconi bisognerà allora rivedere un po’ di giudizi nei confronti non tanto del centrosinistra di questi ultimi 20 anni ma del Pci in tutta la storia repubblicana. Bisognerà insomma cominciare a capire — una volta per tutte — che cosa sia stato veramente il Pci e chi sono stati in realtà i loro massimi dirigenti.

Se fanno senatore a vita Berlusconi ci si augura insomma che qualche magistrato si faccia coraggio e decida finalmente di aprire opportune inchieste non soltanto sugli intrallazzi di Berlusconi ma anche verso coloro che hanno difeso e protetto Berlusconi non da 20 ma da quasi 40 anni a questa parte.

Se fanno senatore a vita Berlusconi per quanto mi riguarda tutto — finalmente — tornerebbe. E i fatti darebbero perfettamente ragione a quell’adolescente che a volte si vergognava al solo pensiero di sospettare che forse la colpa era tutta del Pci.

Se fanno senatore a vita Berlusconi sarebbe la mia personalissima quanto sofferta pacificazione non solo politica ma, per uno come me da sempre abituato a mettere la politica sopra ogni altra cosa, oserei dire esistenziale.

Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitabo in una foto d'epoca

Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano in una foto d’epoca

La guerra civile (che non c’è)

Potrà piacere o no, ma Marco Travaglio dice quello che quasi tutti gli altri rimuovono.

Il delitto perfetto (12)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Ce ne hanno messo di tempo, quasi vent’anni, ma alla fine ce l’hanno fatta. Vent’anni dopo, centrosinistra e Berlusconi nello stesso governo e finalmente non più di nascosto. Un unico grande governo di un unico grande partito. Ma solo, si intende, per il bene dell’Italia. E ora tutti a Villa Wanda a intervistare nonno Licio.

Il delitto perfetto (11)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre in tema di delitto perfetto segnalo il bellissimo, quanto amaro, post di Alessandro Gilioli che condivido in pieno ma solo fino alla penultima riga, quando cioè, lasciandosi andare secondo me a un eccesso di ottimismo, avanza l’ingiustificata speranza che l’ennesimo inciucio del centrosinistra con Berlusconi possa almeno decretare la fine del Pd.

E’ partita a reti unificate la grande operazione ‘Dimenticare il Caimano’.

In nome della ‘responsabilità’, delle imprese che chiudono, delle partite Iva alla fame, dei debiti non pagati dalle pubbliche amministrazioni, delle aste dei Bot prossime venture, e chi più ne ha più ne metta.

Ci stanno spiegando – tutti o quasi – che solo il ‘dialogo fra le forze responsabili’ –  può risolvere queste emergenze: il particolare che le emergenze in questione siano state create proprio da queste forze ‘responsabili’ viene ovviamente tralasciato.

Quindi, dimenticate il Caimano: i suoi processi, le sue illegalità, la sua cricca di farabutti, la sua impresentabilità, la sua tendenza all’eversione, le sue leggi ad personam, le sue mirabolanti promesse mai realizzate, i suoi insulti ai giudici o alla ‘Consulta comunista’, le sue barzellette anni Cinquanta, le sue Santanchè, i suoi La Russa, i suoi Verdini, i suoi Capezzone, le sue nipoti di Mubarak.

Dimenticare tutto, subito: stamattina la radio di Confindustria paragonava il dialogo tra Pd e Pdl alla grosse koalition «che ha rilanciato l’economia tedesca», oggi sul ‘Corriere’ Antonio Polito ci spiega che il Pd deve «elaborare il lutto della vittoria mutilata» e piantarla con l’idea di fare da solo, sulla Stampa Luca Ricolfi tesse ‘l’elogio dell’inciucio’, sul ‘Messaggero’ l’editoriale si intitola ‘Larghe intese necessarie anche al tavolo del governo’ – e l’altro giorno (ancora sul Corriere) un grottesco Aldo Cazzullo rimproverava gli elettori delle primarie piddine che scelgono il candidato di sinistra.

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Gli amici di Berlusconi

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Grazie al Manifesto (via Piovono rane) un’intervista spiega abbastanza bene come abbia fatto Silvio Berlusconi ad avere il monopolio televisivo, come abbia fatto a non finire mai in galera e come abbia fatto a dettare legge (ad personam) per vent’anni senza che nessuno mai riuscisse in qualche maniera almeno a contrastarlo.

Un’intervista in cui ora — solo ora — un deputato dell’allora Pds rivela che furono proprio i massimi dirigenti dell’ex Pci a impedire nel 1994 l’applicazione della legge per cui Silvio Berlusconi è ineleggibile.

Un’intervista, insomma, che spiega finalmente come Berlusconi sia diventato Berlusconi. E cioè non solo grazie all’aiuto di amici mafiosi come Vittorio Mangano o Marcello Dell’Utri. No. Berlusconi è diventato Berlusconi anche grazie ad altri amici ancora. Quelli cioè che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi a lui e al berlusconismo.

Che Dio li fulmini a uno a uno, mi verrebbe da augurare loro se non fossi ateo. Ma aspetterò pazientemente che tutti — compresi quelli che sapevano e hanno omesso di dirlo per complicità, convenienza o solo omertà — siano prima o poi maledetti dalla storia. Tutti quanti, nessuno escluso.

Gli amici di Berlusconi

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Il delitto perfetto (8)

Una foto d'epoca di D'Alema con Berlusconi

Et voilà: il delitto perfetto è lì lì per consumarsi. Il delitto perfetto con un alibi perfetto. Chissà quanto tempo impiegherà Beppe Grillo a rendersi conto che quelli del Pd non aspettavano altro.

Il delitto perfetto (7)

No, Grillo non riesco più a seguirlo, anche se devo dire ce la sto mettendo tutta per cercare di immedesimarmi nelle sue motivazioni. Nonostante i miei sforzi non riesco a capire la pretesa intransigenza di chi ha la grande occasione di provare a cambiare la politica italiana ma sembra piuttosto aver paura di sporcarsi le mani.

Non riesco a capire il senso di un arroccamento sulle proprie posizioni che di fatto rimette in gioco chi invece andava messo con le spalle alle muro e inchiodato alle sue responsabilità.

Invece, ho sempre più la sensazione che Grillo stia facendo esattamente quello che D’Alema e Berlusconi sognavano che facesse e cioè che grazie al suo integralismo che più ingenuo e autolesionistico non si può si arrivi giocoforza al tanto agognato accordo Pd-Pdl. Che si arrivi cioè al delitto perfetto con l’alibi perfetto: la colpa dell’inciucio (perfetto) sarà inevitabilmente addossata tutta a Grillo.

Se Grillo perdona i “disobbedienti”

Grillo torna a parlare dell’elezione di Grasso e se credo di aver interpretato bene le sue parole lo fa con toni meno drastici e decisamente più distensivi. Sembrerebbe insomma aver perdonato per questa volta i “disobbedienti” e in tal caso si tratterebbe secondo me veramente di una buona notizia.

Tra l’altro le sue considerazioni non fanno una piega, anche se le analisi fatte a posteriori sono sempre molto più semplici e più chiare delle decisioni che devono essere prese sul momento:

I capricci di Monti che voleva diventare presidente del Senato, ma è stato costretto a prolungare il suo incarico di presidente del Consiglio e per ripicca aveva minacciato di votare Schifani era una pistola scarica. I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato. Lo schema si ripeterà in futuro. Berlusconi proporrà persone irricevibili, il pdmenoelle delle foglie di fico. Il M5S non deve cadere in queste trappole.

Magari adesso sembra evidente che Monti non avrebbe potuto votare Schifani, ma non lo era al momento del ballottaggio. Per il resto, non c’è niente da eccepire quando richiama il gruppo parlamentare al necessario e indispensabile rispetto delle regole:

Comunque, il problema non è Grasso. Se, per ipotesi, il gruppo dei senatori del M5S avesse deciso di votare a maggioranza Grasso e tutti si fossero attenuti alla scelta, non vi sarebbe stato alcun caso.
In gioco non c’è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S.

Mi sembra sia un chiarimento dovuto e necessario. Avanti così. C’è assoluto bisogno di un Movimento 5 Stelle unito per stanare il Pd dal suo autolesionistico (e sempre perdente) arroccamento centrista e moderato e per permettere così a Bersani di rilanciare a sinistra. Sempre di più e, si spera, sempre meglio. Perché se è vero che Grillo non gli voterà mai la fiducia è altrettanto indiscutibile che l’anima democristiana del Pd sia ormai irrimediabilmente in fuorigioco. E, qualora dovesse fallire l’opera di delegittimazione del M5S, quello che sta succedendo a D’Alema secondo me potrebbe succedere in un prossimo futuro anche al rottamatore (sic) Matteo Renzi.

ll delitto perfetto (6)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre a proposito del berlusconismo creato, favorito e sostenuto dalla finta opposizione del centrosinistra, si potrebbe quasi dire, come scrive per esempio Alessandro Gilioli, che il Movimento 5 Stelle l’abbia creato Massimo D’Alema:

Un collega più anziano di me – d’età, ma soprattutto di permanenza qui all’Espresso – oggi in riunione faceva notare come la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di frequenze radiotelevisive sia stata una battaglia di questo giornale, nel ‘94-’95: inchieste, editoriali, commenti, copertine, appelli.

Era una battaglia sacrosanta, ma all’epoca fu abbondantemente snobbata dal Pds di D’Alema, il quale come ognuno sa era convinto che proprio per i suoi conflitti d’interessi Berlusconi sarebbe stato un avversario più debole da battere – e mai calcolo politico fu più cannato.

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E Michele Serra suggerì al Pd di… “abbandonare” Berlusconi

Ci voleva Grillo per mettere finalmente di fronte alle sue responsabilità un centrosinistra che per vent’anni ha, diciamo così, giocato a nascondino. Adesso ahimé non ci sono più alibi. Come si dice dalle mie parti le chiacchiere stanno a zero. Oggi per esempio L’Amaca (seguitissima e idolatrata rubrica) dell’acutissimo Michele Serra (simbolo indiscusso dell’intellettuale militante) forse dice di più e meglio di qualunque altra analisi sulla situazione in cui è andata a cacciarsi una (certa) sinistra italiana che per vent’anni ha di fatto creato, favorito e sostenuto il berlusconismo. Laddove, cioè, l’acutissimo Serra propone al Pd

di abbandonare Berlusconi e i berlusconiani al loro destino di dissoluzione

Abbandonare Berlusconi? Ehm… sì, Serra scrive proprio così: il Pd farebbe bene ad abbandonare Berlusconi, come se finora fossero andati a braccetto o quasi. Lasciamoci così, senza rancore, dice l’acutissimo Serra, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. E da quando in qua Pd e Berlusconi stanno insieme? Sarebbe opportuno che l’acutissimo Serra, avendo evidentemente notizie di prima mano, specificasse ulteriormente il concetto. Altrimenti, l’involontaria comicità di quella che potrebbe sembrare quasi una confessione di correità diventa talmente stridente da sembrare quasi patetica. Insomma, come si dice sempre in questi casi, il re (e cioè il Pd) è nudo e fa anche decisamente schifo.

suggerimento

Il delitto perfetto (5)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Finalmente il Pd non ha più alibi. Adesso deve per forza uscire allo scoperto e deve schierarsi, deve dire insomma da che parte sta. E finalmente capiremo se in questi ultimi vent’anni il centrosinistra si è veramente opposto o piuttosto ha solo fatto finta di opporsi a Berlusconi. Finalmente capiremo se il berlusconismo sia solo colpa di una parte politica oppure no, oppure sia stato creato e favorito proprio da chi avrebbe dovuto combatterlo e aveva la rappresentanza politica per farlo.

Finalmente, di fronte all’ennesima emergenza democratica, capiremo chi e cos’è il Pd. Finalmente, dopo il palese atto intimidatorio (se non una vera e propria minaccia di insurrezione) da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di magistrati colpevoli di voler far rispettare le regole democratiche per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, capiremo. Dopo l’incontro tra i pretoriani che hanno assediato il palazzo di giustizia milanese e il presidente Napolitano, cui sarebbe stato anche consegnato un misterioso papello (un altro patto dopo quello con la mafia?) i media hanno subito fatto trapelare l’ipotesi di un accordo tra Pd e Pdl per far diventare Berlusconi senatore a vita o, in alternativa, per far scattare il prima possibile una provvidenziale amnistia ad personam. Bene. Finalmente il Pd dovrà spiegare, dovrà chiarire, dovrà far sapere agli italiani cosa pensa e sopratutto cosa vuole fare. Finalmente il centrosinistra non potrà più nascondersi dietro alle parole come ha fatto in questi ultimi vent’anni.

Già, più facile a dirsi che a farsi. Qualcuno sa dove sono finiti in queste ultime 48 ore tutti i dirigenti del Pd? Sembrano improvvisamente scomparsi. Di solito sempre sul pezzo e molto reattivi, hanno fatto improvvisamente perdere le loro tracce. Che dice Bersani? E D’Alema? E Renzi? E che dicono i cosiddetti intellettuali di sinistra di solito così attenti e pronti a firmare appelli, corsivi e soprattutto contratti a ogni piè sospinto? Che dice adesso l’acutissimo Michele Serra? E, soprattutto, che dice Nanni? Che dice Nanni Moretti dei suoi amatissimi amici del Pd che si possono criticare ma poi si votano sempre e comunque?

  • UPDATE
    Copioincollo dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi:

    Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo?

L'editto di Ponzio Napolitano

Il delitto perfetto (4)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Copioincollo l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi, perfettamente in tema con il possibile delitto perfetto evocato su questo blog:

Grillo e il papello

Nessuno riesce a entrare nella testa di Grillo. Forse nemmeno Grillo. Difficile capire se prevalga la soddisfazione o la preoccupazione. Soddisfazione nel vedere i politici che l’hanno sempre schifato strisciare ai suoi piedi e implorarlo di salvarli con la fiducia. Preoccupazione per una politica allo sbando che rischia di far pagare ai cittadini l’ennesimo scotto della propria incapacità.

Eppure, dai messaggi che l’ex comico invia tramite il blog e le interviste alla stampa estera, una cosa si può dire: l’Antipolitico fa politica più o meglio dei professionisti della politica. Il gioco di questi ultimi è chiarissimo: non avendo capito nulla di quanto sta accadendo, s’illudono di padroneggiare ancora la situazione ingabbiando gl’ingenui “grillini” in un governo minoritario che prometta di fare tutto ciò che chiedono, ottenendone la fiducia e poi torni alle pratiche consociative di sempre, ricattandoli con la minaccia del voto anticipato che ricadrebbe sulle loro spalle, con annesse accuse di sfascismo e irresponsabilità lanciate da stampa e tv di regime. Una trappola che somiglia al vecchio trucco del cerino: l’ultimo si brucia le dita. Solo un campione di ingenuità suicida può pensare che un movimento rivoluzionario possa votare la fiducia a un governo altrui. E, con buona pace della stampa di regime, non esiste alcuna “rivolta del web” contro i No di Grillo.

Il web è una zona franca dove scrivono tutti, anche i troll dei partiti camuffati da “base di 5 Stelle”. I partiti dell’ammucchiata Monti non vedono l’ora di rimettersi insieme per evitare le urne, cioè un altro balzo di Grillo. Ma hanno un problema: i loro elettori. Il Pd finge di dialogare con M5S, per poi allargare le braccia: “Purtroppo Grillo non vuole e ci costringe alla grande coalizione per eleggere il Presidente, tranquillizzare i mercati, lo spread e l’Europa”. D’Alema ha già avviato contatti conLetta, prigioniero di quella Bicamerale mentale che lo porta a una continua coazione a ripetere. Grillo sa che lì si andrà a parare e deve evitare di restare col cerino in mano: cioè di essere additato domani come il colpevole dell’inciucione o di nuove elezioni. Perciò ricorda ossessivamente il programma di M5S e sfida i partiti a farlo proprio. Ora, per smascherare il bluff, deve fare un passo in più: presentare un papello semplice, fattibile e al contempo rivoluzionario, in cambio dell’uscita dall’aula dei senatori “grillini” che consentirebbe la nascita “condizionata” del governo. Abolire i rimborsi elettorali.Dimezzare i parlamentari e i loro compensi. Legge elettorale maggioritaria con doppio turno franceseAnti-corruzione e anti-evasione con pene doppie e prescrizione bloccata al rinvio a giudizio, nuovi reati come autoriciclaggiofalso in bilanciocollusione mafiosa.Ineleggibilità per condannati, portatori di conflitti d’interessi e concessionari pubblici. Antitrustsu tv e pubblicità. Cancellazione di Tav Torino-Lione, Terzo Valico, Ponte sullo Stretto e altre opere inutili, nonché dell’acquisto degli F-35. Ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Divieto per ex eletti o iscritti a partiti di entrare nei Cda di banche e fondazioni. Via gli aiuti di Stato a banche, imprese e scuole private. Via le esenzioni fiscali a edifici ecclesiastici e bancari. Ilva e Mps nazionalizzati.PatrimonialeReddito di cittadinanza o sussidio di disoccupazione. Tetto alle pensioni d’oro. Abolizione immediata delle province e potatura di consulenze e poltrone delle società miste. Sgravi fiscali alle imprese che assumono giovani. Detraibilità delle spese di sussistenza. Wi-fi libero e gratis. Più fondi a scuola pubblica, università e ricerca.

A questo punto possiamo anche svegliarci dal sogno, perché un programma del genere i partiti non se lo possono permettere: si condannerebbero al suicidio. Ma almeno sarebbero costretti ad ammetterlo e tutto sarebbe finalmente chiaro.

Moretti dì una cosa di sinistra

Lo ammetto, sono in attesa del commento elettorale di Nanni Moretti. Ma stavolta, giuro, non mi farò come al solito fuorviare dall’immensa stima e profondissima ammirazione che nutro nei confronti del suo indiscutibile talento. E non mi farò impietosire dall’amore sconfinato che provo per quasi tutti i suoi film. Per me Moretti è e rimane un punto di riferimento. Ma da un po’ di tempo, da qualche anno, solo al cinema. Dalla fine ingloriosa cioè dei Girotondi.

Da quando cioè  — in quella per me indimenticabile giornata in piazza San Giovanni del 2002 —  chiedemmo (vero Nanni?) all’allora classe dirigente del centrosinistra di farsi da parte. La stessa classe dirigente, dieci anni dopo, di oggi. Da quel momento, io che conosco quasi a memoria BiancaLa messa è finita o Caro Diario, ho cominciato a non capirlo più.

Aspetto ancora, per esempio, che Moretti spieghi finalmente (anche se forse potrebbe averlo indirettamente confessato in Habemus Papamcome fa ancora a sostenere e votare quegli stessi dirigenti che non solo non se ne sono mai andati ma hanno contribuito a rovinare definitivamente il Paese. E non riesco minimamente a spiegarmi che proprio lui abbia potuto pronunciare quelle parole dette all’Ambra Jovinelli durante la chiusura della campagna elettorale di Bersani sugli amici che si possono criticare ma non si abbandonano. Sono parole, lo so è brutto dirlo ma è così, che di solito pronunciano i mafiosi.

Il delitto perfetto (3)

D'Alema con Berlusconi in una foto d'epoca

Ci siamo. Dopo l’apertura a Grillo, apparentemente conciliante e distensiva, è venuta immancabilmente fuori la vera anima del Pd. E Massimo D’Alema, di cui è davvero difficile spiegare a che titolo parli — visto che non è né il candidato premier e nemmeno il segretario e tra l’altro non è più nemmeno un parlamentare —  sta dando ancora una volta il meglio di sè. L’obiettivo è chiaramente quello di trattare (o fare finta di trattare) a oltranza con tutti e con nessuno. Ancora una volta la consueta tattica, insomma, per rinviare sempre e comunque qualsiasi decisione che possa minimamente intaccare lo status quo dei privilegi, delle rendite, degli affari. È iniziata, per chi non lo sapesse, la lunga, laboriosa opera  di delegittimazione del Movimento 5 Stelle. Perché se non ci fosse stato Grillo ora già sarebbero tutti lì a spartirsi incarichi e poltrone.

Purtroppo, prima di riuscire a fare esattamente le stesse cose che fanno da vent’anni a questa parte c’è questo piccolo problemino da risolvere. Quelli del Pd, in particolare, prima di aprire (ma veramente, in questo caso) a Berlusconi devono far passare l’idea agli occhi degli elettori che siano costretti a farlo per colpa dell’intransigenza di Grillo cui, ovviamente, non gli va bene mai niente e che, tra l’altro, pretenderebbe pure di approvare alcune leggi chiaramente di sinistra. Devono allora poter andare prima nel salotto di Bruno Vespa a dire che sono costretti, insomma, a dover governare con Berlusconi per colpa di Grillo e per il bene dell’Italia.

Altro che giaguaro da smacchiare. È tornato il solito, tipico, ineguagliabile gattopardo italiano.

E fu così che D’Alema disse cose di sinistra

Bersani e Moretti simboli di venti anni di fallimenti della sinistra italiana

Bersani e Moretti simboli, più dello stesso D’Alema, di venti anni di fallimenti della sinistra

Incredibile ma vero, Massimo D’Alema ha improvvisamente scoperto l’esistenza del conflitto d’interessi, della corruzione, degli sprechi. Una cosa veramente commovente, se ci si pensa. Soprattutto per tutti quei milioni d’italiani di sinistra umiliati e offesi — diciamo pure presi per il culo — in questi ultimi vent’anni. Per colpa (o grazie, a seconda dei punti di vista) del Movimento 5 Stelle è avvenuto un vero miracolo nel suo genere: D’Alema cioè è costretto a dire, per una volta, cose di sinistra. Son soddisfazioni, almeno per chi come me, aveva creduto — che illuso, veramente — all’esistenza di una sinistra italiana.

Beh, fossi al posto di Beppe Grillo io proporrei proprio lui, sì proprio D’Alema, come presidente del Consiglio. Sarebbe per buona parte degli italiani — io non so cosa darei perché succedesse veramente — la rivincita politica e morale di un’intera vita il poter ricordare Massimo D’Alema che viene costretto a fare cose di sinistra. Tipo una vera legge sul conflitto d’interessi, una legge finalmente di sinistra, finalmente approvata e proprio da D’Alema, proprio cioè da uno dei maggiori responsabili del degrado civile e sociale di questi ultimi disgraziati vent’anni, quello che più di tutti ha contribuito a creare e alimentare il mostro del berlusconismo.

Perché senza D’Alema e Napolitano, senza i cosiddetti miglioristi (la corrente filocraxiana che nello storico passaggio dal Pci al Pds si appropriò vita natural durante del partito) avremmo avuto forse un’Italia diversa, difficilmente più confusa e disperata di quella che è diventata. Un’Italia costretta ad affidarsi nelle mani di un semplice ma onesto giullare, indignato quanto e più di noi dal tradimento di una sinistra finta e corrotta (vero Nanni Moretti?) per riuscire a rivedere un po’ di luce.

Il delitto perfetto (2)

Foto d'epoca di D'Alema con Berlusconi

Ma se Giorgio Napolitano si dimettesse subito (permettendo così l’immediata elezione del nuovo presidente della Repubblica) e se allo stesso tempo Bersani proponesse a Grillo di votare subito una nuova legge elettorale e quella sul conflitto d’interessi per poi far sciogliere le Camere al nuovo capo dello Stato e tornare così al voto con regole finalmente democratiche, perché mai Grillo dovrebbe dire di no? Già, perché?

La situazione sarà pure complicata e difficile, eppure basterebbe a quanto pare un piccolo sforzo da parte di Napolitano e Bersani per sbloccare una situazione apparentemente irrisolvibile. Ma se Napolitano non si dimette e se Bersani non propone a Grillo di fare i passi necessari per rivotare allora come non può venire in mente che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina?

Non vorrei insomma che quella di ieri non sia una reale apertura del Pd a Grillo. Non fosse altro perché quasi tutte le leggi (non tutte, ma buona parte) proposte dal Movimento 5 Stelle nel suo programma sono decisamente troppo… di sinistra per il Pd. Non vorrei insomma che possa accadere quello che  — in assoluta malafede, è vero — ho sospettato fin dall’inizio e cioè che il vero obiettivo del Pd potrebbe essere quello di cercare un possibile accordo con Berlusconi. Ma prima che questo accada Bersani dovrebbe fare in modo di addossare la responsabilità di una simile scelta alla presunta intransigenza del Movimento 5 Stelle. Far passare cioè agli occhi del suo elettorato che il Pd sia quasi obbligato ad allearsi con Berlusconi. Sempre per il bene del Paese, si intende.

Il delitto perfetto

Una foto d'epoca di Berlusconi con D'Alema

In Italia si è avverato un sogno e cioè il pareggio che tutti, D’Alema per primo, sognavano. Così ora Berlusconi è l’alibi di Bersani e Bersani è l’alibi di Berlusconi. Ora, finalmente, potranno fare tutto quello che vogliono senza dover giustificarsi con i rispettivi elettori e, soprattutto, senza nemmeno avere tra i piedi Monti. Insomma, veramente il massimo.

Piero Fassino e l’invito a Grillo di farsi un partito tutto suo

Per capire davvero l’anima di un partito e dei suoi massimi dirigenti a volte più di tanti commenti e analisi bastano poche parole. A Beppe Grillo, che nel 2009 chiese provocatoriamente di poter partecipare alle primarie del Pd, Piero Fassino rispose che era meglio se si faceva un partito per conto suo:

Non c’è niente da fare, ci sono dirigenti politici che come Fassino — o Bersani, D’Alema, Veltroni — sono dei vincenti nati.