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Quel “fallito” di Balotelli a sei milioni l’anno

Mario Balotelli ride

Favola senza lieto fine, commenta melodrammaticamente Repubblica a proposito di Balotelli che lascia Mediaset. Sono tutti lì, giornalisti e opinionisti, a gareggiare per il miglior de profundis per un addio tra l’altro ampiamente annunciato. Come se invece che di andare a Liverpool Mario fosse stato regalato al Sassuolo. E già perché sembrerà strano, viste le premesse sulla sua più che totale inaffidabilità, ma nel cambio Balotelli mica ci perde, anzi. Nonostante lo diano praticamente già finito a 24 anni, giocherà in una delle più forti squadre d’Europa, nel campionato attualmente più bello e più importante.

No, perché troppo spesso si rimuove il fatto che Balotelli sarà pure un fallito come vogliono farci credere, ma è da quando aveva 20 anni che lo ricoprono di soldi. Uno che comunque dovessero andare le cose in futuro, potrebbe vivere di rendita per il resto della sua vita. E, piccolo dettaglio non certo trascurabile, se a Mediaset di milioni l’anno ne prendeva quattro ora che sarebbe stato mandato via in malo modo di milioni ne prenderà ben sei. Alla facciaccia di chi crede ancora che il calcio sia legato ai risultati e alle classifiche. Chiamalo fallimento…

Vedete un po’ se ve li danno pure a voi tutti quei soldi per fare il fenomeno da baraccone che tanto riesce così bene a Balotelli e che tanto piace ai media. Provateci voi, se ci riuscite, a farvi pagare così tanto per fare quello che cazzo vi pare e divertirsi facendo lo scemo dalla mattina alla sera, alle spalle di chi pretenderebbe un comportamento diverso o, addirittura, più serio. Il calcio dei diritti tv è questo, uno spettacolo in cui contano solo i soldi e Balotelli (forse anche grazie a quel maestro di vita che è Mino Raiola) sembra aver capito perfettamente come funzionano le cose. E ci sguazza benissimo. Di trofei, coppette e Palloni d’Oro Mario non sa che farsene. Per chi non l’avesse ancora capito a lui — cresciuto in una famiglia assai pratica e concreta — interessa solo una cosa: i milioni. Perché come dice una massima popolare i pidocchi fanno pidocchi, i soldi fanno soldi.

I contratti milionari di Balotelli

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Alla fine, insomma, Italia eliminata per colpa di due papere di… Balotelli

L'uscita sbagliata di Buffon e l'errore difensivo di Chiellini sul gol partita di Ruiz

Balotelli deve capire che nel calcio contano solo i gol. E Buffon, Bonucci e Chiellini hanno perfettamente ragione: gol come quelli di Costa Rica e Uruguay uno come Balotelli non li deve mai prendere.

Inter troppo permissiva? Fiat e Mediaset parecchio ipocrite

La faccia di Conte nei minuti di recupero a Firenze

Mi sbagliavo: Fiat e Mediaset hanno fatto peggio dell’Inter con Campagnaro. Prendiamo la Fiat: aveva tenuto a far sapere che Vidal sarebbe stato punito per aver perso l’aereo. Ma Conte si è dovuto rimangiare tutto mandandolo spudoratamente in campo per aiutare la squadra in grande difficoltà contro la Fiorentina. Prima figura di merda. E figura di merda al quadrato quando poi Vidal si è pure infortunato.

Massimiliano Allegri

In casa Mediaset non si è voluto essere da meno. Andiamo per ordine: Allegri ordina il ritiro punitivo della squadra alla vigilia della gara contro l’Udinese. Ma Balotelli, reduce da parecchi casini fatti con la Nazionale, si rifiuta e se ne va a casa. Ha problemi fisici, hanno spiegato subito quelli di Mediaset, anche se a Prandelli non risultavano. E infatti, puntualmente, ora che c’è la supersfida con il Barcellona, a distanza di soli tre giorni Balotelli è miracolosamente guarito. Tanto che Allegri, sputtanandosi secondo me definitivamente, è stato costretto a convocarlo come se niente fosse. Alla faccia cioè di tutti gli altri compagni di squadra andati in ritiro.

Il redivivo Campagnaro insegue Cavani durante Uruguay-ArgentinaMorale della favola: paradossalmente è l’Inter a uscirne non dico meglio, ma sicuramente meno peggio delle altre due società. Giusto o sbagliato che sia, il permissivismo dell’Inter che consente (e senza dire una sola parola) a Campagnaro di fare tutto quello che vuole, compreso infortunarsi di nuovo in nazionale, è certamente meno ipocrita. All’Inter tutto è avvenuto alla luce del sole rispetto al perbenismo di Fiat e Mediaset che tanto avevano straparlato in questi giorni di regole da rispettare, di disciplina e di rispetto nei confronti della società, dell’allenatore e dei compagni di squadra. Sì, a chiacchiere però.

Campagnaro come Balotelli. E Vidal. Tre casi uguali ma con tre possibili soluzioni (assai) differenti

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Campagnaro, Balotelli e Vidal: in sintesi, tre grandissime teste di cazzo. Tre casi di palese insubordinazione di tre professionisti superpagati per fare i professionisti. Vediamo allora come si comporteranno le rispettive società coinvolte che, incidentalmente, sono anche le tre più importanti del calcio italiano e quindi sono tre situazioni per forza di cosa anche esemplari, rappresentano cioè un modello di comportamento.

Campagnaro che miracolo: infortunato per l’Inter, sano per la nazionale

Cominciamo da Hugo Campagnaro. L’arrivo all’Inter è stato contraddistinto da un grande rendimento (superiore alle aspettative) che lo ha portato fin da subito a diventare un elemento fondamentale della nuova Inter di Mazzarri, leader della difesa e titolare inamovibile quanto indispensabile. Ma poi improvvisamente è costretto a fermarsi, mettendo chiaramente in difficoltà l’Inter che con lui aveva ritrovato equilibrio e sicurezza in difesa. Campagnaro salta due partite di campionato per infortunio, ma risponde alla chiamata della nazionale e improvvisamente guarisce: gioca (tutti i 90 minuti) una partita inutile per l’Argentina già qualificata ai Mondiali e probabilmente, come sospetta Diego Maradona, pure truccata. Alla faccia della professionalità, insomma. Però, quanto deve voler bene all’Inter questo Campagnaro, eh… Ma parecchio assai. Ora però la palla passa alla società. A questo proposito io ho un sogno e cioè che Erick Thohir riesca a compiere almeno un piccolo grande miracolo e cioè che riesca nell’impresa mai riuscita a Massimo Moratti di rendere l’Inter se non altro più seria. Che cominci cioè a pretendere dai giocatori un minimo di professionalità. Non dico tanto, ma almeno un minimo. Sono assai curioso di capire come si comporterà la nuova proprietà con casi come questo di Campagnaro.
Intanto, che farà Mazzarri? Lo convoca facendo finta di niente e lo fa pure giocare come se nulla fosse successo? E che fine farebbe a questo punto la sua immagine di allenatore serio? E soprattutto: come riuscirebbe poi a gestire le inevitabili ripercussioni nello spogliatoio? D’accordo, il clan argentino detta legge e sono pure in parecchi, ma nell’Inter non giocano solo argentini.

Balotelli rifiuta di andare in ritiro, Allegri ora dovrà convocarlo lo stesso?

Secondo caso, una nostra cara vecchia conoscenza: Mario Balotelli. Ma non per quello che ha combinato in Nazionale. No, a quello pensa già Prandelli con il suo psichedelico codice etico fai da te. No, quello non conta, fa parte dello spettacolo. Mi riferisco al rifiuto di Balotelli, appena tornato dalla tournée napoletana, di andare in ritiro con la squadra. Rifiuto tempestivamente giustificato dai media (sempre pronti a prendere per buone le versioni “consigliate” da Galliani, esattamente cioè come succedeva quando Balotelli giocava con l’Inter, no?) con il solito “indolenzimento muscolare” che da quando gioca con la squadra di Mediaset è diventata quasi una formula magica capace di esonerarlo immediatamente da ogni impegno. La verità è che seppure “indolenzito” Balotelli avrebbe dovuto comunque andare in ritiro come tutti gli altri compagni di squadra, se non altro per rispetto nei loro confronti e perché questo è il provvedimento disciplinare disposto da Galliani e Allegri. Già, Allegri. Che farà adesso? Convocherà lo stesso Balotelli per la Champions oppure no? Il problema non è da poco perché è in gioco la sua credibilità. Se dovesse spuntarla Balotelli, se giocasse contro il Barcellona nonostante tutto, per Allegri — ovviamente — è finita. Rischia cioè di diventare quasi un ostaggio dello spogliatoio.

Vidal ha perso l’aereo, la Fiat chiuderà gli occhi come l’Inter (di Moratti)?

Terzo caso: Arturo Vidal e la solita, ormai patetica per quante volte l’abbiamo sentita replicare in tutte le più svariate e mirabolanti versioni, scusa dell’aereo perso. Vidal, insomma, ha fatto una cosa che all’Inter succede spesso. Dubito però che Vidal possa passarla liscia come puntualmente succede ai giocatori dell’Inter. Perché tutto si potrà dire della Fiat (e giustamente poi) ma almeno una cosa buona bisogna riconoscergliela: la serietà con cui tratta i giocatori. Il modo cioè con cui pretende e ottiene che si comportino con un minimo di professionalità. Come reagirà adesso la società? E che deciderà di fare Conte? Sarà interessante e assai istruttivo vedere quale sarà la reazione della Fiat (anche rispetto agli altri due casi precedenti) e quali provvedimenti saranno presi verso un giocatore tra l’altro indispensabile come Vidal, di cui cioè non è facile fare a meno.

Se il maestro non deve farsi mai superare dagli allievi

Pirlo esce senza salutare prima di dirigersi negli spogliatoi

Pirlo esce senza salutare prima di dirigersi direttamente negli spogliatoi

Andrea Pirlo reagisce male alla sostituzione e se ne va negli spogliatoi senza nemmeno salutare? Antonio Conte è inflessibile: il prossimo che si azzarda a fare una cosa del genere sta fuori un mese. E Pirlo? Bè Pirlo è Pirlo e non vale. Le ritorsioni disciplinari a scoppio ritardato minacciate dall’allenatore della Fiat dimostrano ancora una volta di più quanto sia stupidamente ipocrita il mondo del calcio. E tanto più lo sono i giocatori, tanto di più lo deve essere il loro allenatore. Il primo che sgarra va fuori. A eccezione di Pirlo. O forse dobbiamo credere che in una società di calcio come quella della Fiat che in quanto a severità non è certo equiparabile a quella (tanto per citare una realtà che conosciamo benissimo) dell’Inter non esista già un regolamento disciplinare che anche Pirlo avrebbe dovuto comunque rispettare? O si vuol far credere veramente che soltanto dopo l’insubordinazione di Pirlo a Conte sia improvvisamente venuto in mente di stabilire quelle regole basilari di comportamento che ogni squadra, quella della Fiat come il Sassuolo, deve per forza di cose rispettare?

L'aggressione verbale di Balotelli agli arbitri nel dopo partita

L’aggressione verbale di Balotelli agli arbitri nel dopo partita

Stessa considerazione potrebbe valere anche nei confronti di un altro allenatore e cioè Massimiliano Allegri a proposito delle intemperanze di Mario Balotelli nel dopo partita. Troppo facile ancorché decisamente ipocrita sostenere che Balotelli doveva rimanere calmo: quando mai Balotelli è stato calmo in vita sua? Semmai farebbe notizia il contrario. E perché allora non chiedersi come mai nessuno dello staff sia stato capace, conoscendo il soggetto in questione, di intervenire adeguatamente prendendo per un orecchio il giocatore per portarlo immediatamente negli spogliatoi? Prima di estrarre il secondo giallo l’arbitro Luca Banti ha stoicamente retto per un bel po’ la situazione (basta rivedersi quei momenti) magari sperando lui stesso per primo che glielo togliessero davanti. Nessuno, però, tra i tanti uomini di Mediaset (compresi alcuni compagni di squadra) ha avuto il coraggio (paura, eh?) di farlo. Men che mai Allegri, subito scappato negli spogliatoi. Allora, piuttosto che scaricare tutte le responsabilità su chi come Balotelli è notoriamente quasi sempre incapace di intendere e di volere (almeno quando gioca a calcio) non sarebbe stato più onesto fare anche un po’ di autocritica?

Cesare Prandelli

Cesare Prandelli

Scommettiamo poi, sempre in tema di stupidità e ipocrisia nel mondo del pallone, che un terzo allenatore ancora riuscirà a fare perfino peggio? Provate a mettervi nei panni del ct della Nazionale Cesare Prandelli, anche lui notoriamente un campione tra i campioni. E provate a pensare al suo, a pieno diritto, celeberrimo codice etico che ogni giocatore dovrebbe rispettare per poter indossare con onore e dignità la maglia azzurra. Ora come ora, dovesse applicare sul serio (e non a chiacchiere) quel tanto strombazzato codice etico l’Italia dovrebbe fare contemporaneamente a meno sia di Pirlo (forse ineccepibile sotto l’aspetto disciplinare, ma non certo come esempio di sportività) che di Balotelli. A occhio e croce, praticamente stiamo parlando dei due veri insostituibili dei prossimi Mondiali. Secondo voi, sempre in tema di ipocrisia e stupidità, che farà (o meglio: che dirà) quel furbacchione di Prandelli? Una cosa è sicura: ci sarà veramente da ridere.

Manca solo Osvaldo: indispensabile quanto ingestibile

Osvaldo con la maglia della NazionalePremessa fondamentale: Osvaldo è esattamente il genere di attaccante di cui l’Inter ha assolutamente bisogno. Una prima punta come si deve, atleticamente forte, discretamente veloce, piedi e testa da bomber uniti a un buon opportunismo in area e un’ottima visione della porta. Ma a parte cartellino e ingaggio ora come ora non più alla portata del nostro caro grande presidente Massimo Moratti il problema più serio è un altro ancora e cioè: come riuscire a gestire un giocatore caratterialmente ingestibile e professionalmente inaffidabile?

Quelli della Roma non vedono l’ora di liberarsene e forse per questa ragione potrebbe pure non costare troppo. Ma una società come quella attuale dell’Inter è in grado di sobbarcarsi un altro caso umano alla Balotelli? Secondo me no e nella maniera più assoluta. Pur ritenendo Osvaldo la prima punta che tanto servirebbe (dato che nessuno crede ai miracoli tipo la resurrezione di Milito) ho la netta impressione che i benefici del suo arrivo sarebbero sempre inferiori rispetto ai danni che potrebbe creare. E all’Inter non c’è niente di più facile che riuscire a creare problemi.

Walter Mazzarri se la sente di accollarsi subito un peso del genere? A quanto pare sembrerebbe che il nome di Osvaldo l’abbia fatto proprio lui. Per la serie, dopo aver accettato la convivenza forzata con il clan dei raccomandati argentini e con un disadattato come Cassano, non facciamoci mancare niente. Alleluja, verrebbe da dire. E, caro il mio Walter, complimenti per il coraggio. Stando così le cose ce ne vorrà davvero parecchio.

Balotelli e la maglia giusta che fa miracoli

Balotelli pentito di aver gettato per terra la maglia? Ma non diciamo cazzate, per favore. Mino Raiola aveva organizzato tutto. Fin da quando la famiglia Balotelli si era rivolta a lui con un solo unico scopo: strapparlo all’Inter e portarlo da Berlusconi. Certo, presumibilmente Balotelli ci avrà messo anche un po’ del suo nel rendere la situazione sempre più insostenibile. Ma la guerra a oltranza scatenata da giocatore e procuratore alla società nerazzurra tutto fu tranne una cosa spontanea. Comprese certe trasmissioni televisive con la complicità di quella grandissima testa di cazzo di Piero Chiambretti e soprattutto di quell’altra grandissima testa di cazzo di Antonio Ricci di Striscia la notizia. Lavorarono tutti al servizio della causa, lavorarono per arrivare allo scontro con l’Inter e preparare il passaggio a Mediaset.

Le balotellate furono organizzate a tavolino e a posteriori (considerando gli affari fatti in seguito insieme) non escluderei l’eventualità che l’operazione condotta da Raiola sia stata telecomandata da Galliani. E se Balotelli non è diventato subito un giocatore Mediaset ed è finito provvisoriamente al Manchester City (secondo me Balotelli aveva fin da allora il contratto) è perché a quel punto, dopo tutte le provocazioni orchestrate da Raiola, occorreva far passare un po’ di tempo per stemperare la rabbia di noi tifosi.

In fondo, Balotelli (nonostante tutto, ferita ancora aperta e difficilmente rimarginabile ancor più di Ronaldo) è sempre stato coerente: è un tifoso di Mediaset e un fan di Berlusconi (le recenti intercettazioni confermerebbero rapporti preesistenti) e si è sempre comportato di conseguenza. Invece, sono veramente inqualificabili quei media che reggono il gioco a questa oscena baracconata. Non so se sia sfuggito a qualcuno la velocissima e apparentemente inspiegabile metamorfosi di Balotelli: da quando indossa la maglia giusta Balotelli è diventato improvvisamente un bravo ragazzo. Addirittura maturo. Vi sembra seria una cosa del genere? A me no, proprio per niente.

Stella, Galliani e Berlusconi alibi perfetto

Gian Antonio StellaSilvio Berlusconi è un mostro creato dalla sinistra, dalla cosiddetta sinistra e dalla società civile, dalla cosiddetta società civile. Ci ho messo molto tempo — troppo — ma finalmente poi ho capito. Ho capito e non mi faccio più fregare da quanti si nascondono, da vent’anni a questa parte, dietro l’alibi del berlusconismo.

La sinistra che dice di opporsi a Berlusconi ma pensa, parla, vive e agisce cercando disperatamente (senza riuscirci mai) di copiarlo in tutto e per tutto.  O la società civile succube dei media e i media che la dovrebbe rappresentare e tutelare: i media che rivendicano spudoratamente di essere al di sopra delle parti anche quando sono alle dipendenze di Berlusconi, anche quando è Berlusconi che li paga e li istruisce su come si deve fare e si fa (o sì se si fa come dice lui e basta) comunicazione.

Che poi, come al solito, i peggiori sono sempre quelli che dissimulano la realtà dei fatti. I peggiori giornalisti non sono quelli come Emilio Fede, dichiaratamente di parte, faziosamente di parte. No, ce ne sono perfino di peggiori. Ma di parecchio. Sono quei giornalisti che dicono di essere al di sopra delle parti e quando non ci riescono si autoassolvono spiegando che comunque l’importante non sia raccontare sempre le verità che si conoscono ma raccontare almeno quelle verità che si possono raccontare. Giornalisti diciamo così per approssimazione come il sempre da me citato Enrico Mentana o come il superpremiato Gian Antonio Stella, quello che prima degli arresti e dei sequestri va a Taranto e racconta sul Corriere della sera che l’Ilva non solo non inquina, ma che forse quei brutti meridionali non hanno molta voglia di lavorare.

Gian Antonio Stella che oggi sul Corriere si butta a pesce (con una tempestività che lascia diciamo così sbalorditi, visto che la notizia è vecchia di giorni) sul caso della conferenza stampa per la presentazione di Balotelli in cui Adriano Galliani ha negato che Berlusconi avesse mai definito Balotelli una mela marcia e ha maltrattato una giornalista Rai che sosteneva giustamente il contrario, dato che c’è un video inequivocabile e visibile anche su You Tube. Galliani insomma ha semplicemente detto una bugia. Quindi Galliani è semplicemente un bugiardo. Non solo. Galliani ha anche ripreso Balotelli per aver tentato di chiudere la questione spiegando che comunque Berlusconi si fosse pubblicamente scusato. Apriti cielo. Berlusconi non si scusa mai. E anche Balotelli è stato zittito da Galliani perché Berlusconi non poteva essersi scusato di una cosa che non aveva mai detto. Anche in questo caso, però, le scuse pubbliche di Berlusconi sono provate eccome. Quindi Galliani ha detto un’altra bugia. Quindi è doppiamente bugiardo. E sia chiaro: non è un’opinione, è solo un dato di fatto. Bene. Ora leggetevi l’articolo del grande inviato del Corriere della sera Gian Antonio Stella e provate a trovare la parola “bugiardo”. L’unica parola che bisognava scrivere e invece non è stata scritta. Incredibile no? Il grande giornalista (figuriamoci tutti gli altri) Gian Antonio Stella non ha nemmeno il coraggio di scrivere “bugiardo” di fronte all’evidenza dei fatti. Incredibile sì. Dire la verità, nient’altro che la verità, è poco elegante. E va bene. Ognuno sceglie di essere quello che vuole. Poi però nessuno si azzardi a dire che è sempre tutta colpa di Berlusconi.

Apologia di un capro espiatorio: Tommaso Rocchi

Premetto che Tommaso Rocchi non mi ha mai suscitato particolare interesse (sono evidentemente abituato male) ma è pur vero che noi interisti lo stiamo talmente maltrattando (spesso per colpe non certo sue) da sentirmi di dovere — anche in considerazione delle scelte fatte sul mercato e verosimilmente destinate a rivoluzionare il centrocampo e a cambiare il gioco della squadra — di fare il suo difensore d’ufficio.  

Tommaso Rocchi

Ci sono attaccanti come Ibrahimovic o Balotelli a cui è sufficiente consegnare il pallone per risolvere i problemi. E le partite. Stiamo parlando insomma di fuoriclasse tecnicamente indiscutibili e capaci di andare in porta a prescindere dal gioco espresso dalla squadra. Ma ci sono anche attaccanti sicuramente meno dotati, non per questo però meno efficaci sotto porta, che però per rendere al massimo hanno assolutamente bisogno di una squadra che giochi per loro. Rocchi fa parte ovviamente della seconda categoria. Ora, nessuno può mettere in dubbio che con i suoi 35 anni sia ormai a fine carriera e non potrà cioè ritrovare forze e motivazioni ahimé passate. Non potrà certo fare miracoli, no di sicuro. Però è pur vero un’altra cosa ancora. E cioè che si possa verosimilmente ancora pensare che se uno abbia fatto una caterva di gol per tanti anni non può aver improvvisamente smarrito del tutto quel talento innato sotto porta che gli va — statistiche alla mano — indubbiamente riconosciuto. Tutto sta allora metterlo  in condizione di poter dimostrare se sia capace di dare ancora qualcosa, di chiudere così in bellezza una discreta e dignitosa carriera realizzando qualche bel gol dei suoi anche con la maglia nerazzurra.

Vale a dire: sarà pur vecchio, probabilmente logoro e magari inevitabilmente demotivato, ma vogliamo provare a schierarlo davanti a un centrocampo capace se non di giocare per lui almeno in grado di dargli un po’ di palloni su misura per le sue caratteristiche? Rocchi potrebbe insomma aver solo bisogno di essere spesso lanciato in profondità e di sfruttare un po’ di cross a rientrare su cui è bravissimo a giocare d’anticipo. Servono centrocampisti bravi e coraggiosi con una sufficiente visione di gioco e capaci di toccare la palla di prima e di fare passaggi lunghi e precisi con una certa continuità e non solo fino a quando regge il fiato. Servono centrocampisti insomma come il rimpianto Thiago Motta o pur anche il Cambiasso di qualche anno fa, giocatori completi e bravi in entrambi le fasi come per esempio il pur inesperto Benassi o l’assai più esperto (e più talentuoso) coetaneo Kovacic, che invece ha avuto già la possibilità di giocare decisamente di più.

Innegabilmente, Rocchi è e rimane un ripiego, un temporaneo tappabuchi per sopperire in qualche maniera agli errori commessi dalla società. Ma proprio per questa ragione non mi sembra per niente giusto trasformarlo in capro espiatorio. Non merita di essere messo in croce per colpe e responsabilità non sue ma di chi quest’estate non ha avuto la forza o la voglia di cominciare a fare quello che invece si è cominciato a fare — o almeno così pare — negli ultimi giorni della sessione di mercato appena conclusasi. Una piccola grande rivoluzione a centrocampo che se la società avrà il coraggio di attuare veramente (se  metterà cioè Stramaccioni nelle condizioni di avviare la ricostruzione e di cominciare così a fare scelte inevitabilmente difficili quanto dolorose) scommettiamo che potrebbe improvvisamente beneficiarne (Milito o Palacio a parte) anche il maltrattato Rocchi?

L’Inter di Moratti al capolinea?

A conferma del clima di smobilitazione che c’è all’Inter segnalo due commenti uno più triste dell’altro. Il primo, su Fabbrica Inter, è un amaro quanto sofferto post di Simone Nicoletti in cui sostiene che il passaggio di Balotelli a Mediaset abbia simbolicamente messo la parola fine a qualsiasi ulteriore sogno di grandezza di Massimo Moratti:

E’ un epilogo della storia di Balotelli che, fossi stato Moratti, avrei impedito a tutti i costi come fece per Tevez, in predicato solo 12 mesi fa di arrivare in prestito in rossonero prima del disturbo nerazzurro.

Non aver fatto nulla in questo senso, non aver risposto con un altro colpo rilanciando la sfida ma addirittura cedendo Sneijder e Coutinho e rinunciando all’oggetto del desiderio Paulinho nelle stesse ore, segna il punto più basso della ambizione e voglia di vincere di Moratti da quando possiede l’Inter.

La passione da sola non basta neppure se possiedi la Sampdoria o il Chievo.

Senza un progetto per il futuro, senza una nuova sfida da raccogliere, non esiste neppure il presente.

Il secondo, sul Corriere della sera, è un’analisi di Fabio Monti insolitamente (e impietosamente) critica (quasi fino alla cattiveria, come forse solo un tifoso è capace di fare) della gestione societaria e dei numerosi errori commessi dalla notte di Madrid a oggi:

È dall’estate 2010 che il mercato nerazzurro costa caro, ma non ha una linea. Già l’idea di prendere Benitez, l’anti Mourinho, è stata tutto tranne che geniale; peggio ancora è stato insistere con lui quando il presidente avrebbe voluto esonerarlo, dopo la sconfitta nella Supercoppa europea. La partenza di Leonardo nell’estate 2011 ha colto di sorpresa tutti in società, come se i quadri nerazzurri vivessero su Marte. La campagna acquisti conseguente non può nemmeno essere commentata, a parte Guarin; quella di quest’anno è stata puntata sul taglio degli ingaggi (operazione giusta e indifferibile) su uomini di esperienza, nella speranza di allestire una squadra in grado di vincere subito.

Invece di un regista (Verratti, come indicato dal presidente) è arrivato Alvaro Pereira (e non gratis); è tornato Jonathan (errore con recidiva); per un mese si è trattato l’arrivo di Silvestre, che ha appena rifiutato il Genoa. E avanti così. Nel frattempo sono stati ceduti Sneijder (senza l’intervento di Moratti non si sarebbe risolto nulla) e Coutinho; Samuel è k.o.; la rosa si è indebolita; c’è una palese allergia agli acquisti funzionali al progetto e anche il feeling fra l’ambiente e l’allenatore non sembra più inossidabile. Un film già visto.

L'inter di Moratti al capolinea?

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L’Inter, Balotelli e i palloni gonfiati

Mino Raiola

Se, come sembra voler far capire Stramaccioni, l’Inter dovesse fare la corsa solo sulla Lazio, il posto in Champions sarebbe ancora alla nostra portata. La squadra romana pur essendo più completa dell’Inter è decisamente più discontinua e alla lunga inaffidabile. Purtroppo però sembra non sia così, non c’è solo la Lazio. Purtroppo è riuscita a rientrare in corsa anche Mediaset. E se dovesse arrivare, come sembra, Balotelli allora è verosimilmente destinata a rimanere nelle posizioni di vertice. Ora come ora l’Inter di Stramaccioni non è da terzo posto: lo dice la classifica dopo più di metà campionato. Considerando che manca poco alla chiusura del mercato invernale è da escludere che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti decida a all’ultimo momento di fare quello che non ha fatto finora, di ripensarci cioè e di tornare sui propri passi per fare investimenti importanti che possano veramente rinforzare la rosa. Anche perché non ha più soldi da buttare nel calcio. Come, a quanto pare, può evidentemente permettersi di fare — nonostante dica il contrario e recentemente si sia messo a predicare sobrietà — Silvio Berlusconi, visto che il Manchester City presumibilmente non gli regalerà Balotelli.

Una ferita che si riapre, questa di Balotelli, anche se si sapeva benissimo che il passaggio a Mediaset sarebbe stata solo una questione di tempo. Si sapeva insomma che Raiola l’aveva spedito solo temporaneamente al Manchester City, ma che il vero obiettivo rimaneva sempre e solo Mediaset. Mi auguravo succedesse il più tardi possibile e invece no. Pochi giocatori ho amato e mi hanno emozionato come Balotelli. Forse, più di lui solo Ronaldo. E vederlo con quella maglia sarebbe una cosa tremendamente ingiusta, quasi come quando lo fece proprio Ronaldo.

Come non rimpiangere allora — in un’industria in cui tutto si fa esclusivamente in funzione dei soldi e di sport ormai è rimasto davvero poco e niente — il calcio di una volta quando esistevano le bandiere che indossavano una sola maglia a vita o quasi? Un’industria che continua a vivere al di sopra delle sue possibilità, incurante delle spese folli. Eppure gli stadi in Italia sono sempre più vuoti, la qualità delle partite sempre più bassa, l’offerta televisiva sempre più scadente. Secondo me i calciatori, soprattutto quelli di grande talento, non sono meno responsabili dei loro procuratori, dei loro padroni miliardari e dei media di rendere il calcio sempre più brutto e per niente credibile.

Il vero problema di Mario Balotelli è la famiglia Balotelli

Mario BalotelliCredo che farei benissimo a risparmiarmi certe considerazioni, ma Mario Balotelli è almeno per me ancora una ferita aperta. Consideratele uno sfogo da tifoso deluso. Quello che voglio dire è che secondo me il vero problema di Mario Balotelli è la famiglia. La famiglia adottiva Balotelli. Ed è una mia teoria che ho sviluppato nel corso degli anni dopo aver seguito con grande partecipazione l’inizio della sua carriera di cui mi vanto di aver previsto in largo anticipo e la pessima stampa che continua a portarsi dietro anche dopo aver lasciato l’Inter. Cominciai a rendermene conto dalla stranezza di certe reazioni. Di quando cioè leggevo di Mourinho che telefonava alla mamma di Balotelli per chiederle di intervenire più appropriatamente sull’educazione del figlio e la mamma di Balotelli faceva sapere al mondo intero ma come si permette questo qui, solo perché fa l’allenatore di mio figlio, di telefonarmi addirittura a casa. A quanto pare nessuno in casa Balotelli si fa insegnare l’educazione da chicchessia. Infatti, abbiamo visto come è proseguita la storia.

Secondo me il problema del povero Mario è sì di essere stato abbandonato in ospedale dai genitori naturali, ma anche di essere stato accolto da una famiglia esageratamente sensibile e giudiziosa. Troppo, veramente. Così sensibile e così giudiziosa da permettere che per esempio Mario a vent’anni vada a spasso con la Ferrari o che so bruci casa (e sono solo le prime due cose che mi vengono in mente). Così come ricordo ancora adesso le dichiarazioni su giornali e tv del fratello maggiore Corrado quando sorsero i primi gravi problemi di convivenza all’Inter. L’unica cosa che questo simpatico fratello, anche lui molto sensibile e giudizioso come il resto della famiglia, riusciva a dire a oltranza è che Mario doveva giocare sempre titolare e che se Moratti lo voleva tenere gli doveva dare subito tanti milioni. Milioni, milioni, milioni. Corrado Balotelli, almeno stando a quello che si leggeva sui giornali, non ripeteva altro. Il senso della vita in sintesi: begli insegnamenti, bel fratello maggiore. Bella famiglia, davvero.  Ma il punto massimo, l’apoteosi, di questo squallido tira e molla tra la famiglia Balotelli e il sempre come al solito inadeguato caro grande nostro presidente Massimo Moratti, ci fu quando la sempre sensibile e giudiziosa famiglia Balotelli decise di subappaltare Mario, di affidarlo a loro volta a Mino Raiola, di consegnare un ragazzino con i suoi problemi nelle mani di uno come Raiola e succeda quel che succeda. L’importante è che gli diano quanti più milioni sia possibile arraffare. E poi qualcuno ha pure il coraggio di chiedersi perché Mario Balotelli ha problemi.  L’unico che Mario Balotelli deve sempre ringraziare è Roberto Mancini. Per averlo lanciato all’Inter prima e per tutta la pazienza avuta: se Balotelli ha ancora una carriera davanti a sè non è certo per merito di Raiola, ma dell’allenatore del City che finora è sempre riuscito a impedirgli di deragliare. Finora, però.

Prendiamo l’ultima imbarazzante vicenda che più privata non si può: con tanto di intervista a pagamento, Raffaella Fico ha annunciato al mondo intero (e proprio nel momento clou degli Europei) di aspettare un figlio da Mario Balotelli: lui lo sa. Mario, però, dice di non saperne proprio niente e vuole vederci chiaro. Come? Semplice: mettendosi in croce da solo sui media. Invece di rimanere in silenzio per non aggravare la situazione già di per sè squallida e provare piuttosto a capire il da farsi, ha ulteriormente alimentato il pettegolezzo facendo diventare pubbliche questioni decisamente intime. Facile a questo punto chiedersi: Mario ha bisogno di cambiare frequentazioni. E ha assolutamente bisogno di avere un ufficio stampa che lo tuteli e gli impedisca di dire cazzate come di solito fa. Invece Mario Balotelli l’ufficio stampa ce l’ha eccome ed è — indovinate un po’ chi spunta fuori adesso? — la sorella. Cristina Balotelli fa la giornalista e come ho letto di recente dice di curare i rapporti con la stampa del fratello. Meno male che ci pensa lei, altrimenti in questi anni chissà come sarebbe stato trattato Mario Balotelli dai media…

Balotelli, la Nazionale e la poca memoria degli italiani

Mario Balotelli abbraccia la mamma al termine di Italia-Germania
Gli interisti sono gli unici ad essersene accorti: Mario Balotelli è diventato improvvisamente un eroe nazionale, Mario Balotelli è diventato improvvisamente un bravo ragazzo che ha sofferto tanto, Mario Balotelli è diventato improvvisamente un esempio da seguire, uno che subito dopo il fischio finale corre in tribuna ad abbracciare la mamma con tanto di foto che immortala questo gesto d’amore che più italiano proprio non si può.

Solo noi interisti lo sappiamo fin troppo bene: incredibile, no? Improvvisamente Mario Balotelli non è più quello che per carità non è perché sia un negro che lo si tratta così male, ma solo in quanto (al di là del colore della pelle sia chiaro eh) è un emerito stronzetto. Un provocatore sistematico, un presuntuoso, un pericolo pubblico: nello spogliatoio, in campo e fuori dal campo. In una parola: Mario Balotelli. Così è sempre stato raccontato dai giornali e dalle tv, da quattro anni a questa parte.  E ogni volta, proprio perché doveva imparare a stare al mondo, ogni volta che toccava palla erano tutti lì a fargli “buuu” fino a perdere la voce e più in generale gli si gridava cori orrendi e, se capitava a tiro, gli si lanciava pure le banane. Tanto per capire la differenza che passa tra un negro e un italiano.

Improvvisamente però gli italiani, gli stessi italiani che hanno detto negli stadi — e sui media — cose bruttissime  di Mario Balotelli, hanno perso la memoria. Sono bastati due gol che hanno portato l’Italia in finale e Mario Balotelli, lo stesso identico Mario Balotelli di sempre, improvvisamente non è più Mario Balotelli di sempre. E forse non è più nemmeno così tanto negro come prima. Almeno fino a domenica sera.

Prandelli italiano esageratamente furbo

Si può dire, nel 2012, qualcosa di più stupido di quello che ha detto l’allenatore della Nazionale Cesare Prandelli?

“Valuterò dalle immagini dell’espulsione se applicare il codice etico per Balotelli”.

Valuterà dalle immagini? E che cazzo di allenatore è (quale professionalità ha) un allenatore di calcio che non vede le partite appunto di calcio più importanti? E se anche non ha visto Arsenal-Manchester City in diretta (e nemmeno in differita) come può, sempre nel 2012, sostenere di non aver visto quello che comunque abbiamo visto tutti quanti a proposito dell’espulsione di Balotelli, nessuno escluso? O forse Prandelli vorrebbe farci credere di non possedere né una tv, né un pc, né un ipad e nemmeno un semplice cellulare? Ma dove vive Prandelli e, soprattutto, in che epoca?

Vabbè, mi si dirà, l’ha detto apposta. D’accordo, Prandelli ha soltanto voluto — furbescamente, secondo lui — prendere tempo prima di pronunciarsi su una questione che preferirebbe evitare, ma rimane il fatto che ha detto una cosa davvero troppo stupida, esageratamente stupida, perfino per lo stupidissimo mondo del calcio.

Che poi uno vede la solita cazzata di Balotelli e dice: pensa tu quant’è stupido questo giocatore. Sì perché invece i suoi allenatori…

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