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Area Rodotà sì, ma contro il Pd

Rodotà e Strada alla manifestazione per il lavoro Effettivamente, sì. In linea di massima potrei benissimo dire di sentirmi di far parte pure io della cosiddetta area Rodotà. Ma solo se diventa un punto di partenza per la formazione di un nuovo movimento di sinistra che si contrapponga al Pd. Non che si affianchi, ma si contrapponga al Pd fino a sovrapporsi al Pd, fino cioè  a riappropriarsi della connotazione di partito di sinistra di cui l’attuale dirigenza del Pd si è indebitamente appropriata. Il Pd è la nuova Democrazia Cristiana o per meglio ancora dire il Pd è  la parte più evoluta dell’Udc. Non è allora il Pd a dover sterzare a sinistra (anche perché sarebbe contro la sua natura) ma è l’elettorato di sinistra che deve lasciare il Pd. Altrimenti sarà — inevitabilmente — ulteriore tempo sprecato. Perché è bene ricordarlo a chi ha (o conviene avere) la memoria corta, il vero problema della politica in Italia non è Berlusconi ma il Pd e prima ancora del Pd lo erano gli allora partiti di centrosinistra, nessuno escluso. Credo sia ormai chiaro a tutti che senza le collusioni del Pd e prima ancora del centrosinistra Berlusconi non sarebbe nemmeno mai esistito.

Copertina del libro Il baratto sui rapporti del Pci con BerlusconiGiovedì scorso in diretta tv a un certo punto Marco Travaglio spazientito dal solito buonismo ruffiano e paraculo di Walter Veltroni gli ha chiesto a brutto muso se fosse stato capace di dirgli un solo “atto ostile” fatto dal centrosinistra nei confronti di Berlusconi in vent’anni. E Veltroni, spiazzato dalla domanda sicuramente poco buonista, non trovando meglio da dire ha ricordato una manifestazione sindacale del 1994 che sarebbe riuscita a far cadere il primo governo Berlusconi. Ma come l’ha subito smentito Travaglio e come sappiamo tutti — anche Veltroni — quel governo fu fatto cadere non dai sindacati e tantomeno dal centrosinistra ma dall’alleato Bossi che gli ritirò l’appoggio. Di che stiamo allora parlando, quando uno come Veltroni non riesce nemmeno a farsi venire in mente una sola occasione in cui il centrosinistra si è comportato nei confronti di Berlusconi veramente da centrosinistra? No, Veltroni o D’Alema non sono certo migliori di Berlusconi. Né sotto l’aspetto politico e, come ultimamente mi sto ricredendo, nemmeno su quello umano. Anzi. Berlusconi ha il merito della coerenza e della sincerità e, a differenza dei grandi statisti mancati della sinistra italiana, non ha mai preteso di essere quello che non è, puttane e barzellette comprese.

Il partito della porchettaLa maggior parte dell’attuale dirigenza del Pd che dovrebbe opporsi (ma non lo fa mai) a Berlusconi e al berlusconismo che il centrosinistra stesso ha creato è la vera anomalia (non Berlusconi) di questo nostro disgraziato Paese. L’anomalia non è Berlusconi che nella sua coerenza fa tutto quello che dice di voler fare, l’anomalia è il centrosinistra che fa finta di essere di centrosinistra e che invece concepisce e pratica la politica come puro e semplice mezzo per avere potere e fare soldi. Non lo dico io ma lo dicono i vari Penati, Tedesco, Frisullo, lo dice il Monte dei Paschi di Siena e lo dicono le varie fondazioni dei leader e delle correnti del Pd che prendono (tanti) soldi, chissà come mai, da tutti e per tutto. Perché, come insegna il loro innominabile maestro nei cui confronti soffrono di un ormai sempre più evidente quanto inguaribile complesso d’inferiorità, avversari (veri o presunti) o no i soldi e la fica vanno fatti sempre girare.

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La guerra civile (che non c’è)

Potrà piacere o no, ma Marco Travaglio dice quello che quasi tutti gli altri rimuovono.

Il delitto perfetto (5)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Finalmente il Pd non ha più alibi. Adesso deve per forza uscire allo scoperto e deve schierarsi, deve dire insomma da che parte sta. E finalmente capiremo se in questi ultimi vent’anni il centrosinistra si è veramente opposto o piuttosto ha solo fatto finta di opporsi a Berlusconi. Finalmente capiremo se il berlusconismo sia solo colpa di una parte politica oppure no, oppure sia stato creato e favorito proprio da chi avrebbe dovuto combatterlo e aveva la rappresentanza politica per farlo.

Finalmente, di fronte all’ennesima emergenza democratica, capiremo chi e cos’è il Pd. Finalmente, dopo il palese atto intimidatorio (se non una vera e propria minaccia di insurrezione) da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di magistrati colpevoli di voler far rispettare le regole democratiche per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, capiremo. Dopo l’incontro tra i pretoriani che hanno assediato il palazzo di giustizia milanese e il presidente Napolitano, cui sarebbe stato anche consegnato un misterioso papello (un altro patto dopo quello con la mafia?) i media hanno subito fatto trapelare l’ipotesi di un accordo tra Pd e Pdl per far diventare Berlusconi senatore a vita o, in alternativa, per far scattare il prima possibile una provvidenziale amnistia ad personam. Bene. Finalmente il Pd dovrà spiegare, dovrà chiarire, dovrà far sapere agli italiani cosa pensa e sopratutto cosa vuole fare. Finalmente il centrosinistra non potrà più nascondersi dietro alle parole come ha fatto in questi ultimi vent’anni.

Già, più facile a dirsi che a farsi. Qualcuno sa dove sono finiti in queste ultime 48 ore tutti i dirigenti del Pd? Sembrano improvvisamente scomparsi. Di solito sempre sul pezzo e molto reattivi, hanno fatto improvvisamente perdere le loro tracce. Che dice Bersani? E D’Alema? E Renzi? E che dicono i cosiddetti intellettuali di sinistra di solito così attenti e pronti a firmare appelli, corsivi e soprattutto contratti a ogni piè sospinto? Che dice adesso l’acutissimo Michele Serra? E, soprattutto, che dice Nanni? Che dice Nanni Moretti dei suoi amatissimi amici del Pd che si possono criticare ma poi si votano sempre e comunque?

  • UPDATE
    Copioincollo dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi:

    Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo?

L'editto di Ponzio Napolitano

Il delitto perfetto (4)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Copioincollo l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi, perfettamente in tema con il possibile delitto perfetto evocato su questo blog:

Grillo e il papello

Nessuno riesce a entrare nella testa di Grillo. Forse nemmeno Grillo. Difficile capire se prevalga la soddisfazione o la preoccupazione. Soddisfazione nel vedere i politici che l’hanno sempre schifato strisciare ai suoi piedi e implorarlo di salvarli con la fiducia. Preoccupazione per una politica allo sbando che rischia di far pagare ai cittadini l’ennesimo scotto della propria incapacità.

Eppure, dai messaggi che l’ex comico invia tramite il blog e le interviste alla stampa estera, una cosa si può dire: l’Antipolitico fa politica più o meglio dei professionisti della politica. Il gioco di questi ultimi è chiarissimo: non avendo capito nulla di quanto sta accadendo, s’illudono di padroneggiare ancora la situazione ingabbiando gl’ingenui “grillini” in un governo minoritario che prometta di fare tutto ciò che chiedono, ottenendone la fiducia e poi torni alle pratiche consociative di sempre, ricattandoli con la minaccia del voto anticipato che ricadrebbe sulle loro spalle, con annesse accuse di sfascismo e irresponsabilità lanciate da stampa e tv di regime. Una trappola che somiglia al vecchio trucco del cerino: l’ultimo si brucia le dita. Solo un campione di ingenuità suicida può pensare che un movimento rivoluzionario possa votare la fiducia a un governo altrui. E, con buona pace della stampa di regime, non esiste alcuna “rivolta del web” contro i No di Grillo.

Il web è una zona franca dove scrivono tutti, anche i troll dei partiti camuffati da “base di 5 Stelle”. I partiti dell’ammucchiata Monti non vedono l’ora di rimettersi insieme per evitare le urne, cioè un altro balzo di Grillo. Ma hanno un problema: i loro elettori. Il Pd finge di dialogare con M5S, per poi allargare le braccia: “Purtroppo Grillo non vuole e ci costringe alla grande coalizione per eleggere il Presidente, tranquillizzare i mercati, lo spread e l’Europa”. D’Alema ha già avviato contatti conLetta, prigioniero di quella Bicamerale mentale che lo porta a una continua coazione a ripetere. Grillo sa che lì si andrà a parare e deve evitare di restare col cerino in mano: cioè di essere additato domani come il colpevole dell’inciucione o di nuove elezioni. Perciò ricorda ossessivamente il programma di M5S e sfida i partiti a farlo proprio. Ora, per smascherare il bluff, deve fare un passo in più: presentare un papello semplice, fattibile e al contempo rivoluzionario, in cambio dell’uscita dall’aula dei senatori “grillini” che consentirebbe la nascita “condizionata” del governo. Abolire i rimborsi elettorali.Dimezzare i parlamentari e i loro compensi. Legge elettorale maggioritaria con doppio turno franceseAnti-corruzione e anti-evasione con pene doppie e prescrizione bloccata al rinvio a giudizio, nuovi reati come autoriciclaggiofalso in bilanciocollusione mafiosa.Ineleggibilità per condannati, portatori di conflitti d’interessi e concessionari pubblici. Antitrustsu tv e pubblicità. Cancellazione di Tav Torino-Lione, Terzo Valico, Ponte sullo Stretto e altre opere inutili, nonché dell’acquisto degli F-35. Ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Divieto per ex eletti o iscritti a partiti di entrare nei Cda di banche e fondazioni. Via gli aiuti di Stato a banche, imprese e scuole private. Via le esenzioni fiscali a edifici ecclesiastici e bancari. Ilva e Mps nazionalizzati.PatrimonialeReddito di cittadinanza o sussidio di disoccupazione. Tetto alle pensioni d’oro. Abolizione immediata delle province e potatura di consulenze e poltrone delle società miste. Sgravi fiscali alle imprese che assumono giovani. Detraibilità delle spese di sussistenza. Wi-fi libero e gratis. Più fondi a scuola pubblica, università e ricerca.

A questo punto possiamo anche svegliarci dal sogno, perché un programma del genere i partiti non se lo possono permettere: si condannerebbero al suicidio. Ma almeno sarebbero costretti ad ammetterlo e tutto sarebbe finalmente chiaro.

Sull’Ilva di Taranto una grande puntata di Servizio pubblico

L'Ilva di Taranto raccontata da Servizio Pubblico

Era da parecchio tempo che non vedevo talk show, ma La crosta, la puntata di Servizio pubblico sull’Ilva di Taranto, non potevo non vederla. E devo dire che Michele Santoro ha fatto davvero un buon lavoro. Veramente. Perché è riuscito – anche grazie all’assortimento quanto mai indovinato degli ospiti, compresa l’imprevista irruzione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini furente (soprattutto con il bravissimo Gianni Dragoni) per essere stato tirato in ballo – a raccontare ogni cosa con chiarezza e in maniera molto corretta. Senza dover fare ricorso a scontri verbali.

Momento indimenticabile è stato sicuramente quello in cui un particolarmente lucido quanto indignato Aldo Busi si è chiesto a proposito di Emilio Riva “cosa se ne fa a 80 anni di tre miliardi e mezzo? Cosa se ne fa?” Così come mi sono sembrati molto efficaci, per capacità d’espressione e proprietà di linguaggio, gli interventi dei diretti protagonisti e cioè degli operai dell’Ilva di Taranto con le loro storie amare ma di grande dignità. Soprattutto mi è piaciuto che sia venuto fuori un Sud diverso da come solitamente viene descritto dai media e in particolare dalla tv. Un Sud cioè di gente seria, di lavoratori coscienziosi e per niente stupidi.

Un esempio, questa puntata sulla tragedia italiana dell’Ilva di Taranto, di come si possa fare anche in Italia buona informazione. E buona tv. Ad avere la voglia e – soprattutto – il coraggio.

VEDI ANCHE:

L’Ilva, il liberismo e la sinistra all’italiana

Il liberismo (sic) all’italiana del governo Monti che per non essere da meno da Berlusconi fa una legge ad personam (e a spese nostre) per salvare l’Ilva di Taranto dalle sue responsabilità penali e dall’obbligo morale e civile di eseguire le opere di bonifica e la sinistra all’italiana che non vede, non sente e non dice niente. Al massimo intasca i soldi della famiglia Riva. Marco Travaglio chiude così il suo duro ma (secondo me) inappuntabile editoriale sul Fatto Quotidiano di oggi:

È di sinistra andare ogni anno in pellegrinaggio al Meeting di Cl? È di sinistra raccomandare i “capitani coraggiosi” Colaninno & C. per la scalata Telecom? È di sinistra sponsorizzare la fusione Montepaschi-Bnl dal governatore Fazio? È di sinistra difendere Fazio, beccato a favorire Fiorani e gli altri furbetti? È di sinistra raccomandare Gavio all’amico Penati per gli affari autostradali della Serravalle? È di sinistra esentare le chiese dall’Ici? È di sinistra parlare di ambiente e lavoratori a telecamere accese e poi, girato l’angolo, prender soldi dal padrone della fabbrica più inquinante d’Europa? Viene in mente Flaiano: “Non sono  comunista perché non me lo posso permettere”.

VEDI ANCHE:

“Ho governato, dichiara Massimo D’Alema, con una compagine composta da squilibrati degni di attenzione psichiatrica”. In effetti, se avevano accettato di entrare nel suo governo, troppo normali non erano. — Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano)

Narducci, Calciopoli e la “prostituzione intellectuale”

La copertina di "Calciopoli" di Giuseppe NarducciPensatela come vi pare su Marco Travaglio (io per esempio pur ritenendolo uno dei pochi giornalisti italiani seri, a volte trovo sia troppo giustizialista) ma la sua onestà intellettuale non si discute. O forse qualcuno è convinto che in un Paese come il nostro possa esistere il giornalista perfetto quando è già di per sè assai difficile fare soltanto i giornalisti e basta? Travaglio avrà i suoi difetti, ma è, piaccia o no,  uno che non si nasconde mai. Come per esempio ha dimostrato a proposito di Calciopoli in qualità di tifoso alquanto imbarazzato della squadra della Fiat. Riaffermandolo nella prefazione a un libro scritto da Giuseppe Narducci, Calciopoli. La vera storia, che non solo noi interisti ma chiunque ami — veramente — il calcio dovrebbe leggere.
Prefazione di cui copioincollo, per esempio,  questo passaggio:

Per conoscere il sistema Moggi, non ebbi bisogno di leggerne le trascrizioni (in riferimento alle intercettazioni): mi era bastato seguire le partite della mia squadra del cuore con occhi non foderati di prosciutto, per rendermi conto che molte delle vittorie travolgenti dell’èra Moggi-Giraudo-Umberto Agnelli avvenivano altrove, fuori dal campo, prima ancora del fischio d’inizio.

Non ricordo altre dichiarazioni altrettanto oneste di altri giornalisti che fanno il tifo per la squadra della Fiat. Anche perché sembra proprio che in Italia non esistano giornalisti italiani tifosi della Fiat come di qualsiasi altra casacca. O forse mi sbaglio?
Comunque sia, a uso e consumo dei tanti smemorati che fanno a pieno titolo parte di quella che un ex interista molto appropriatamente definì “prostituzione intellectuale”, copioincollo anche un passaggio secondo me abbastanza significativo della recensione di Corrado Zunino sulla Repubblica:

E’ utile rileggere Calciopoli per ricordarsi che sì, è possibile truccare i sorteggi di inizio stagione nei campionati di quelle stagioni, anche se tre giornalisti sportivi non si accorsero di niente: ci sono comunque due testimoni a raccontare i trucchi lontani dal notaio, le palline corrose e riconoscibili. E poi si ritocca con mano la violenza intimidatoria nei confronti del comunque vile Paparesta, si rivedono gli atti sulle 45 schede telefoniche con 324 ricariche del Lichtenstein, e le ricariche  svizzere, quelle slovene. Dovevano essere intestate a nessuno, “le prendi solo se non sono rintracciabili”, ordinava Moggi ai tirapiedi. Ancora le parole in gergo e i soprannomi da malavita, l'”Atalanta”, il “numero uno”. “Poi ti richiamo di là”, e spariva l’intercettazione. I telefonini regalati avevano solo i nomi della gang in rubrica. E, si ricordano nel libro, i doppi giochi della zarina Maria Grazia Fazi e quelli di Massimo De Santis che inizia ad arbitrare onestamente quando si accorge di essere sotto inchiesta. Ancora, i 14 incontri segreti dei più alti dirigenti italiani del calcio, le ammonizioni mirate sugli avversari futuri del club bianconero. Che altro si deve aggiungere – questi sono fatti, di più, prove riconosciute – per storicizzare un fenomeno sei stagioni dopo e non giocare ancora alla polemica con due scudetti che non ci sono (perché sono stati rubati)?

Sono d’accordo con Civati che è d’accordo con Travaglio

A proposito di corruzione, concussione e prescrizione sono d’accordo con Giuseppe Civati che è d’accordo con Marco Travaglio. Qui.