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Ma Branca va via, no?

Non ho ancora capito se questi indonesiani ci sono o ci fanno. Anche perché per ora i nuovi proprietari dell’Inter sembrano avere come il nostro caro grande presidente Massimo Moratti una certa evidente predisposizione a rilasciare dichiarazioni frammentarie quanto confuse che a volte dicono e non dicono, spesso sembrano dire tutto e il contrario di tutto. Sembra quasi vogliano muoversi, per quanto riguarda la comunicazione, perfettamente in linea con la più umorale tradizione morattiana. Almeno finora.

Non sembra essere da meno pure Rosan Roeslani Perkasa, uno dei soci di Erick Thohir, almeno stando a quanto avrebbe detto visitando un Inter club indonesiano. Dichiarazioni di cui a me piace sottolinearne una in particolare, quella sul futuro di Marco Branca che potrebbe sembrare (o  almeno così molti di noi sperano che sia) inequivocabile. E cioè:

“Sarà valutato per la cessione di alcuni giovani potenziali ottimi giocatori”.

Rosan Roeslani Perkasa

Rosan Roeslani Perkasa

Se Roeslani Perkasa sa di cosa parla (perché a sentire lui o lo stesso Thohir qualche dubbio viene) sarebbe insomma da interpretare come una prima notizia positiva, da festeggiare cioè come un gol di Palacio. Sembrerebbe insomma (poi vai a capire se intendeva dire proprio questo) che Branca farebbe bene a cercarsi una nuova occupazione. Nel qual caso (dico volutamente un cattiveria perché secondo se la merita eccome)  anche se nel calcio la cialtroneria è molto apprezzata dubito che l’attuale direttore dell’area tecnica riuscirà a trovare un altro Massimo Moratti.

Sempre ammesso, naturalmente, che Roeslani Perkasa abbia veramente voluto dire proprio quello. Pare di sì. Escluderei, insomma, in linea di principio una possibile interpretazione al contrario. E cioè che quando Roeslani Perkasa dice che “sarà valutato per la cessione di alcuni giovani potenziali ottimi giocatori” in realtà intenda sollecitare Branca a… piazzare sul mercato Kovacic, Belfodil, Icardi, Juan Jesus e Taider per fare subito cassa il prossimo gennaio. Proprio no. O almeno questa è la speranza.

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Offresi Ranocchia anche in saldo

Andrea Ranocchia

Praticamente l’Inter sta proponendo Andrea Ranocchia, direttamente o indirettamente, a tutti. Il prezzo di partenza si aggirerebbe intorno ai 20 milioni (bum!) ma ho l’impressione che si possa chiudere anche per meno della metà. Non sembrano esserci più dubbi sul fatto che il giovane difensore sia sul mercato. Evidentemente all’Inter (verosimilmente con l’approvazione anche di Mazzarri) non lo ritengono indispensabile e sostanzialmente non credono in lui. L’Inter insomma sembrerebbe voler disfarsene a tutti i costi e francamente continuo a non capire perché. È una logica di mercato che non riesco a spiegarmi. Secondo me non è certo vendendo i difensori (pur bravi) che si fanno i soldi. Così come sono sicuro che Ranocchia non sia così male come solitamente l’abbiamo visto finora.

Ma è un argomento, questo di Ranocchia, che divide noi tifosi: non sono pochi a ritenerlo sopravvalutato. Secondo me invece meriterebbe almeno un’altra occasione, stavolta schierato in una difesa meglio organizzata e con un assetto tattico più razionale. E per quanto mi riguarda sarei pronto a scommettere che comunque sia diventerà, Inter o no, un pilastro della Nazionale. Anche perché nell’Inter allo sbando della passata stagione forse nemmeno Beckembauer sarebbe riuscito a non perdere il controllo della situazione. D’altronde, se lo cercano e lo vorrebbero non poche grandi squadre ci dovrà pur essere un motivo o no?

L’eventualità insomma che l’operazione possa andare in porto sembrerebbe sempre più probabile ed è una cosa che non mi piace proprio per niente. L’avevamo preso proprio perché era quel tipo di difensore di prospettiva di cui l’Inter aveva (e ha ancora) assolutamente bisogno. Non potranno certo essere né i Samuel (35 anni) e né i Campagnaro (33) i titolari del futuro, ammesso che lo siano oltre l’immediato presente. Se, come si sente dire ormai da parecchio, per fare cassa l’Inter dovrebbe rinunciare a uno tra Ranocchia e Guarin, bè io dovendo scegliere tra loro due mi terrei sempre il primo. Non per altro, ma Guarin farebbe rientrare più milioni. O fosse solo per scongiurare sul nascere un’altra situazione alla Balotelli. E cioè che per evitare a noi poveri tifosi possibili, ulteriori, traumi a Ranocchia gli facciano fare un po’ di Premier League prima di recapitarlo (non sia mai) alla Fiat dove Conte non vede l’ora di ricreare con Bonucci la coppia di centrali forse più forte delle nuove generazioni. Voglio essere ottimista e spero che Ranocchia alla fine rimanga (confido molto nella notoria attenzione di Mazzarri per un’organizzazione difensiva sempre d’eccellenza) e che se proprio se ne deve andare per favore là da quelli no. Tutti tranne che là. Per favore no.

Mazzarri e l’Inter (finalmente) senza più clan, foche e somari

Walter Mazzarri

Nella mia personale classifica di gradimento Walter Mazzari segna altri punti a favore. È notizia di oggi l’annuncio dell’agente di Schelotto: “Dall’Inter abbiamo ricevuto notizie che si vuole fare un’operazione in uscita con Schelotto. Mazzarri ha scelto di non avvalersi delle sue prestazioni”. E allora ciao ciao anche a te, caro Schelotto. Mazzarri ha semplicemente fatto quello che un allenatore serio non poteva non fare e cioè scartare un giocatore palesemente non all’altezza. Ma questa semplice valutazione tecnica all’Inter diventa rivoluzionaria. Nessun allenatore, da Mourinho in poi, si era mai permesso di sconfessare in maniera così evidente parecchie scelte societarie. E siamo già a quattro. Sono già quattro mosse che Mazzarri indovina una dietro l’altra.

Niente più posti prenotati in campo

La prima mossa: aver preso anche Belfodil dopo l’acquisto di Icardi. Evidentemente, su Milito la pensa esattamente come me e cioè: un allenatore serio (va da sè anche una società seria) non può fare affidamento su un titolare a chiacchiere, su uno cioè che al di là del suo indiscusso valore non si sa se e come potrà di nuovo giocare. Con i se e i ma non si va da nessuna parte, nella vita come nel calcio. Una grande squadra non può rischiare al buio, anche se il giocatore in questione si chiama Milito.

Niente più (contagiose) sregolatezze

La seconda mossa: aver rinunciato a Cassano nonostante sia uno dei pochi fuoriclasse a disposizione e nonostante abbia oggettivamente disputato una discreta stagione. Mazzarri sceglie il male minore e lancia un segnale fortissimo allo spogliatoio e, soprattutto, al clan argentino. Il nuovo allenatore nerazzurro preferisce fare a meno del genio di uno come Cassano pur di evitare la sua nota (e contagiosa) sregolatezza. Così facendo secondo me ha fatto già capire a tutti che la pacchia è finita. Senatori compresi. E, in particolare, a coloro che magari si sarebbero nascosti volentieri dietro le intemperanze del barese e si sarebbero sentiti magari giustificati a non garantire il massimo, anche sotto l’aspetto comportamentale.

Niente più foche ammaestrate

La terza mossa, quella che a me è piaciuta di più in assoluto: aver bocciato l’acquisto del solito argentino di risulta Papu Gomez e aver così imposto a Branca di non prendere più le solite foche ammaestrate che tanto piacciono al nostro caro grande presidente, bocciando così sul nascere qualsiasi ipotesi di vedere in maglia nerazzurra altri asini e somari assortiti. E qui Mazzarri è stato grandissimo, oltre che coraggioso, dato che conoscendo Moratti e Branca glielo faranno pesare alle prime difficoltà.

Niente più raccomandati

La quarta mossa: niente più mezzi giocatori come Papu Gomez ma nemmeno raccomandati come Schelotto. Non c’è più spazio all’Inter per giocatori oggettivamente mediocri e comunque non in grado di giocare in una squadra di vertice. Tra l’altro Mazzarri è stato chiaro: vuole portare in ritiro solo i giocatori che ha scelto ed ha perfettamente ragione anche su questo punto. Chi non rientra nel progetto dovrebbe avere se non un po’ di dignità almeno la professionalità di non opporsi strumentalmente (con dei veri e propri ricatti economici) alle cessioni chiedendo ogni volta la luna alla società come è spesso e volentieri successo in questi ultimi anni.

Ma la società quando smetterà di farsi ricattare dai giocatori?

Certo, se una società come l’Inter a uno come Schelotto (non Figo, ma Schelotto) fa un contratto di quattro anni poi non si può pretendere che il diretto interessato (come ha fatto già capire il suo agente lanciando messaggi nemmeno tanto criptati) non sfrutti la situazione rifiutando qualsiasi proposta non ritenuta di suo particolare gradimento. Finché insomma non lo chiamerà il Real Madrid (sic) non ha nessuna intenzione di rinunciare ai soldi di quel fesso di Moratti. Anche perché quando gli ricapiterà mai un contratto del genere?

Mazzarri ricorderà presto alla società l’impegno di ridurre l’attuale organico

Anche su questo aspetto, sulla pessima gestione dei giocatori e dei loro contratti, Mazzarri sarà costretto, ne va della sua credibilità, ad alzare la voce affinché la società la smetta una volta per tutte di farsi ricattare e si liberi nel più breve tempo possibile delle tante zavorre che pesano sempre di più sui bilanci e sugli equilibri di spogliatoio. Io sono sicuro che è solo una questione di giorni, ma Mazzarri lo farà: chiederà a Moratti e Branca di poter lavorare il prima possibile solo con i giocatori scelti da lui e stop. Dico questo perché la stima nei confronti di Mazzarri sta crescendo ogni giorno di più sulla base degli sviluppi di calciomercato. E se non era certamente tra i miei allenatori preferiti (anzi, il contrario) la sua è una vera e propria rimonta rispetto al mio (notevole) scetticismo iniziale. Non so che Inter uscirà fuori, se sarà o no capace di combinare qualcosa di buono, ma di sicuro sarà una squadra seria, composta da giocatori seri. Come sta dimostrando di essere il suo allenatore. Almeno questo.

Belfodil dopo Icardi: punte vere e non foche ammaestrate

Ishak Belfodil

L’arrivo di Ishak Belfodil (dopo Mauro Icardi) è davvero una svolta per l’Inter. La svolta che si doveva imboccare già nell’estate del 2010 e che non fu fatta — colpevolmente — nemmeno nel 2011, fino ad arrivare alla disastrosa situazione attuale. Certo, dopo tre anni passati a fare solo danni l’opera di ricostruzione sarà inevitabilmente lunga e difficile e molte altre cose dovranno cambiare. Ma è già qualcosa l’aver preso due prime punte vere, significa forse (con Moratti il dubitativo è d’obbligo perché non si sa mai dove va a parare) che siamo finalmente tornati sulla buona strada.

(Doppio) miracolo a Milano: si torna a giocare in maniera normale

L’arrivo di Belfodil è innanzitutto un miracolo. Perché non è argentino, perché è giovane, perché è forte e fisicamente integro. Ed è soprattutto un lungagnone di  un metro e 92, una vera cioè prima punta, potente e capace, abile di testa.
Miracolo su miracolo: Belfodil arriva dopo Mauro Icardi e sono davvero cose dell’altro mondo, insomma, che all’Inter non si ricordavano da parecchio tempo: due prime punte vere per giocare a calcio in maniera normale. Due prime punte alte e di grande peso che devono solo fare gol e stop. Niente più foche ammaestrate, niente più mezzi giocatori. Finisce così insomma un incubo e cioè si stanno creando tutte le premesse affinché il nuovo allenatore Mazzarri possa schierare finalmente un’Inter normale. Non è incredibile tutto ciò?

Siamo sicuri però che non siano doppioni?

Mauro IcardiSotto l’aspetto tecnico sono indubbiamente due ottime scelte perché Belfodil e Icardi sono esattamente il tipo di attaccanti di cui l’Inter ha assolutamente bisogno. L’unico dubbio dipende dal fatto se il doppio acquisto in attacco di Icardi prima e Belfodil sia stato effettivamente concordato con il nuovo allenatore. Se cioè questo doppio acquisto sia stato voluto da Walter Mazzarri e che quindi — conseguentemente — secondo il nuovo allenatore dell’Inter Icardi e Belfodil possano giocare insieme nonostante siano entrambi delle prime punte. Bisognerebbe cioè capire se sia stato proprio Mazzarri ad averli chiesti entrambi (e non magari uno solo) perché evidentemente crede siano compatibili o è la società ad avere preso questa decisione fregandosene altamente dell’eventualità che i due giovani attaccanti possano essere dei doppioni. Ovviamente spero, come credo tutti i tifosi, si tratti di un’idea di Mazzarri perché altrimenti saremmo alle solite. Saremmo cioè di fronte a un altro clamoroso errore di valutazione da parte della società che solitamente i giocatori li compra a casaccio, così come viene e come meglio gli garba che poi sono solo cazzi dell’allenatore di turno cercare di assemblare in qualche maniera tutti i vari pezzi presi alla rinfusa e senza un minimo progetto tecnico e tattico.

Ora però li facciamo giocare insieme, vero?

Walter Mazzarri nuovo allenatore dell'InterInevitabilmente, il mio entusiasmo per l’arrivo di Belfodil e Icardi è condizionato dal dare per scontato una cosa per me ovvia e cioè che Ishak Belfodil andrà a far coppia con Mauro Icardi. Vero che è così, mister Mazzarri? Vero che la tua idea è quella di trasformarli in una coppia potenzialmente devastante? Mi rifiuto insomma di prendere solo in considerazione l’ipotesi di possibili staffette, non voglio neanche minimamente ipotizzare che si possa solo pensare cioè che uno sia alternativo all’altro. Perché così facendo significherebbe fare di tutto per bruciarli immediatamente, prima ancora che si possa capire quanto possa essere il loro potenziale valore giocando a certi livelli.

Il falso problema (secondo me) di Palacio

Rodrigo PalacioSe Mazzarri scegliesse come coppia titolare i due ragazzini che fine farebbe allora Palacio? Non che non sia buono come seconda punta (proprio no) ma per quanto mi riguarda continuo a vedere Palacio meglio, molto meglio, come esterno. Secondo me Palacio può diventare ancora più forte e, paradossalmente, può segnare anche di più giocando da esterno.  Pur sapendo che Mazzarri sia solitamente un allenatore molto attento agli equilibri di reparto e che difficilmente schiera squadre sbilanciate in avanti, Palacio potrebbe benissimo giocare non più da seconda punta vera e propria ma da centrocampista offensivo. Potrebbe cioè giocare, ebbene sì, alla… Hamsik.

Ma venti milioni per l’intero cartellino non sono un po’ (assai) troppo?

Marco BrancaDomanda comprensibile ma inutile. Le cifre di cui si parla — dieci milioni per la metà più Cassano e Silvestre  in prestito — sono ovviamente uno sproposito per un ragazzo di poco più di 20 anni che finora ha fatto una mezza dozzina di gol giocando in una squadra di provincia. Dando per buone cifre del genere,  si tratterebbe di una sopravvalutazione talmente eccessiva da sembrare ridicola. Per quanto mi riguarda, però, su questa cosa non trovo niente da ridire. Nel senso che ci sta eccome. Ci sta per il semplice fatto che se tu continui a far gestire il mercato a uno come Marco Branca questo è il minimo che ti aspetta, il minimo che ti possa capitare. Voglio dire, a fare affari con Branca saremmo capaci tutti. Non prendiamocela quindi con quelli del Parma o per esempio quelli della Samp (l’altro ragazzino di belle speranze, Icardi, sembra sia costato intorno ai 15 milioni) o più in generale con il destino cinico e baro che si accanirebbe sui colori nerazzurri. Nessun complotto, nessun cartello, nessuna mafia. Ma è molto più semplice di quanto possa sembrare: è solo una questione d’incapacità. Se sta bene però al nostro caro grande presidente Massimo Moratti tenersi uno come Branca deve stare bene per forza anche a noi. Contento lui contenti tutti.

Caro Massimo, fai una cosa da interista: non vendere l’Inter, ma licenzia Branca

Massimo Moratti

No, caro presidente, io invece di vendere l’Inter licenzierei Branca e anche se non ci sono più soldi da spendere rifarei lo stesso, insieme a Mazzarri, una squadra competitiva, con innesti utili alla causa e composta solo da giovani, che è poi l’unica cosa che quasi tutti noi tifosi ti chiediamo da tre anni a questa parte. È dalla notte di Madrid che ti chiediamo questo, invano. Tanto che eravamo arrivati a pensare ti fossi nel frattempo quasi ammattito per la serie incredibile di errori commessi da allora fino oggi. Adesso però abbiamo scoperto tutto, abbiamo capito che non era così. Che no, il nostro caro grande presidente non era impazzito quella notte di Madrid lontana ormai un secolo. Il nostro caro presidente Massimo Moratti voleva solo vendere l’Inter, come pare ci stia riuscendo solo adesso. Tanto ci è costato il post-triplete: tre tribolatissime stagioni in attesa di trovare l’occasione giusta. E il miglior offerente, dopo la rinuncia dei cinesi, pare sia stato finalmente trovato e cioè il rampollo poco più che quarantenne di una ricca famiglia indonesiana. Ricca ma non così ricca (non ai livelli cioè, fonte Simone Nicoletti, di un Abramovich e degli emiri che investono in Premier League) da poter far tornare grande l’Inter. Una famiglia ambiziosa e capace ma non abbastanza ambiziosa e capace — visti gli scarsi risultati ottenuti con soccer e basket — per navigare in acque pericolosissime come quelle del calcio italiano.

Erick ThohirDiventa inevitabile allora chiedersi: è proprio così difficile vivere l’Inter in maniera normale? Senza i soliti eccessi in un senso (quando si spendeva troppo e spesso male) o nell’altro (non avendo le stesse disponibilità finanziarie di un tempo)? Non c’è alternativa? O sprecare milioni a vagonate oppure abbandonare tutto anche a costo di mettere l’Inter nelle mani di uno sconosciuto qualsiasi per giunta nemmeno così ricco come dovrebbe? Può essere che tra un estremismo e l’altro non possa esserci una via di mezzo? Caro Massimo, una volta nelle vita non potresti essere normale? Fare una cosa normale? Piuttosto che arrendersi (vabbè, con 300 milioni di euro pronti all’incasso, si fa per dire) e abbandonare l’Inter al suo destino non sarebbe più semplice, più facile, più — ripeto — normale, licenziare immediatamente Branca e provare a ricostruire la squadra anche avendo a disposizione pochi soldi ma puntando tutto sulla capacità di saper scegliere i giocatori giusti, quelli veramente utili, puntando cioè sulla capacità di investire sui giovani talenti?  Perché no?

Marco ReusVoglio dire: è proprio così difficile copiare il Borussia Dortmund che senza particolari investimenti ma con grandissima capacità di scoprire talenti se l’è giocata alla pari con il molto più ricco Bayern? O, per non guardare tanto lontano, è davvero così inconcepibile copiare la Fiorentina del buon Montella che arbitri permettendo sarebbe riuscita a qualificarsi in Champions? Capirei se tu, caro Massimo, stessi trattando con uno di quegli emiri che come minimo, tanto per gradire e presentarsi come si deve, pagherebbe subito la penale di Messi. Il problema invece è che probabilmente quello a cui stai per consegnare la tua (e la nostra) Inter forse ha pure meno soldi della tua famiglia. Che dire allora? Povera Inter e poveri pure noi interisti.

Che Inter di Mazzarri sarà? Alla Mourinho o alla… Ranieri?

Walter MazzarriBasta solo aspettare e vedere chi parte o lascia e chi no e presto capiremo subito se Mazzarri sia avviato pure lui a fare la stessa fine di tutti gli altri che lo hanno preceduto dopo Mourinho. Da allora il nostro caro grande presidente Massimo Moratti di allenatori ne ha cambiati parecchi (s)vendendo i giocatori migliori e sostituendoli quasi sempre con mezzi giocatori spesso improponibili. Mazzarri avrà il coraggio di chiedere una squadra finalmente normale e sarà capace di opporsi alle scelte solitamente infelici di Moratti e Branca?

Il futuro di Mazzarri passa inoltre attraverso la risoluzione del problema più grande, lo stesso su cui sono caduti tutti gli altri colleghi, chi prima chi dopo, uno dopo l’altro: il clan argentino. Anche se la cosa risulta sgradevole a molti interisti secondo me l’Inter prima ancora di essere vittima delle risapute inconcludenze di Moratti è diventata ahimè ostaggio degli argentini. Anche se so benissimo che a molti tifosi non piace sentirselo dire, i senatori argentini non sono più una risorsa. Anzi. Fanno più danni che altro. Io almeno la vedo così: per il bene dell’Inter bisogna prendere una decisione drastica ma necessaria per ricominciare veramente da capo. E cioè: l’unico argentino che farei rimanere è il Capitano e — sia chiaro — solo da dirigente. E stop.

Perché il problema, sempre secondo me, è tutto lì: il clan argentino è diventato un peso non più sostenibile, una zavorra che condiziona troppo organico e ambiente. Il clan argentino sta ormai, uso una parola forte ma che esprime appropriatamente quello che penso, sfruttando ad oltranza la riconoscenza di un irresoluto e sempre più scoglionato Moratti. Per me puntare ancora una volta — nonostante gli acciacchi e i ripetuti fallimenti recenti — su Milito in attacco o su Cambiasso a centrocampo sarebbe un altro imperdonabile errore di valutazione. L’ennesimo.

Ma Mazzarri è uno in grado di opporsi a Moratti e Branca?

MazzarriDetta così, a brutto muso e senza farla lunga, il problema non è se Mazzarri sia sufficientemente all’altezza oppure no. Probabilmente lo è, ma non è sufficiente per allenare l’Inter. Non basta per capire se sia l’allenatore giusto per l’Inter.

Perché il problema non è se Mazzarri sia capace oppure no di ricostruire la squadra. No. Il problema è piuttosto se Mazzarri abbia sufficiente personalità per imporsi a Moratti e Branca. Se cioè Mazzarri abbia lo stesso carattere di Mancini e Mourinho, gli unici due allenatori cioè che hanno fatto vincere l’Inter innanzitutto perché, al di là della loro bravura, sono riusciti sempre ad alzare la voce. Perché il vero grande problema dell’Inter sono Moratti e Branca. Sono i nanetti, le foche ammaestrate, i tanti mezzi giocatori di cui il nostro caro grande presidente e il suo fedele uomo di mercato amano circondarsi il vero problema dell’Inter. Questa è l’amara e triste verità.

Certo, mi si potrà dire: Mourinho era anche quello che aveva voluto a tutti i costi Quaresma e voleva anche Deco e Carvalho e altri suoi vecchi quanto inutili ex giocatori. D’accordo, nessuno è perfetto. Ma litigando (e secondo me di brutto) poi alla fine Moratti e Branca furono sempre costretti a prendere giocatori comunque utili alla squadra. Mazzarri saprà farlo? Mazzarri sarà capace di litigare con Moratti e Branca per impedire loro di prendere un’altra mezza dozzina di Alvarez e Schelotto? Saprà obbligare Moratti e Branca a non spendere inutilmente i già pochi soldi a disposizione? Gli sarà permesso di puntare sui giovani e di valorizzare quelli che già potrebbero benissimo far parte della prima squadra? Saprà convincere la società a liberarsi dei tanti pesi, delle troppe zavorre che impediscono di fatto anche solo con la loro presenza qualsiasi ipotesi di ricambio e rinnovamento?

La domanda allora che ogni buon interista dovrebbe porsi è soltanto una e cioè: riuscirà Mazzarri a convincere Moratti e Branca di prendere non dico dei fenomeni ma almeno giocatori normali? Normali, almeno normali. Solo normali, seri, affidabili e sarebbe subito un’altra cosa, l’Inter sarebbe di nuovo una squadra di calcio come tutte le altre. Se invece dovesse arrivare Mazzarri e poi ricominciano a svenarsi per prendere i soliti dribblomani tipo, per dire, Papu Gomez e chissà chi ancora, allora siamo un’altra volta punto e daccapo.

Non c’è problema: gioca lui

Marco Branca

La notizia dell’infortunio di Palacio si potrebbe benissimo commentare con una citazione abbastanza appropriata di Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non è seria. Per quanto mi riguarda sono costretto a ripetermi: Massimo Moratti deve solo chiederci scusa. Non meritiamo un’Inter così.

Sbaglia Stramaccioni a non puntare i piedi

Andrea Stramaccioni

Lo dico proprio perché mi sta sopratuttto simpatico e credo veramente possa diventare un grande allenatore: Andrea Stramaccioni farebbe un grave errore ad accettare scartine. Giocatori cioè di poca qualità o comunque non funzionali alla squadra ma che potrebberro arrivare all’Inter soltanto perché sono gli unici giocatori che Branca e Ausilio sono capaci di prendere pagandoli molto di più del loro valore reale (non so se si capisce, ma quei due là non li sopporto proprio. Se il nostro caro grande presidente Massimo Moratti dovesse un giorno metterli alla porta sarebbe sempre troppo tardi e quel punto vorrei proprio vedere chi li prenderebbe due così).

Sbaglia Stramaccioni a non puntare i piedi — adesso o mai più — per evitare che Branca e Ausilio portino a Milano materiale di risulta di un mercato senza soldi e soprattutto senza idee. Sbaglia Stramaccioni perché non è una questione di soldi: quei giocatori di cui si parla in questi giorni costerebbero comunque tanto e con quegli stessi soldi si potrebbero certamente cercare alternative valide. Non è di De Jong che l’Inter ha bisogno, ma di un giocatore come Paulinho. Non è con l’ennesimo trequartista come Ramirez che Stramaccioni risolverebbe i problemi in attacco. Sbaglia allora Stramaccioni a stare zitto perché poi se le cose dovessero andare male la colpa sarà sempre e solo sua, anche se la società non dovesse mettergli a disposizione i giocatori di cui ha veramente bisogno.

Soltanto a due fessi come Branca e Ausilio poteva venire in mente di prendere un giocatore come De Jong di cui Mancini non riesce a liberarsi. Per dire, il Manchester City pur di non vederlo più lo avrebbe dato anche gratis (ingaggio spropositato permettendo) e adesso addirittura c’è chi offre quasi una decina di milioni per portarselo via. Mi immagino solo la faccia dell’ex allenatore nerazzurro. Ma all’Inter qualcuno, non dico Branca o Ausilio perché è al di fuori delle loro facoltà, si è per caso chiesto come mai a differenza di tanti altri giocatori in questo caso non c’è proprio concorrenza per avere il cartellino di De Jong? Può essere che da quando il Manchester City ha deciso di privarsi di un tale campione (sic) e cioè da un paio d’anni non c’è una sola squadra in tutta la Premier League interessata almeno a trattarlo? Non è — a pensarci solo un momento — un po’ strano?

Le pagelle degli interisti immaginari

Al di là delle cazzate che sparano a getto continuo giornali e tv, spesso accostando (non so fino a qual punto solo per cialtroneria o manifesta incompetenza) giocatori di ruoli (e valori) completamente diversi, ecco le mie pagelle dei nomi più citati.

Gaston Ramirez

GASTON RAMIREZ. Se una buona partita alle Olimpiadi è sufficiente per far lievitare improvvisamente il cartellino di Gaston Ramirez addirittura intorno ai 20 milioni (sic) quale dovrebbe essere allora in proporzione la valutazione di chi come Neymar ha portato da solo o quasi il Brasile in finale? 100? 150 milioni? Verrebbe da dire siamo seri, se non fosse che stiamo parlando di calcio e, peggio ancora, di calciomercato. Perché secondo me Ramirez non andrebbe nemmeno accostato all’Inter. Al di là del fatto che costa troppo e non rientra quindi nelle nuove logiche di mercato che la società pare si sia imposta, non è quel tipo di giocatore di cui ha bisogno. Di trequartisti puri o adattabili ce ne sono già fin troppi. Che senso ha prendere un giocatore come Ramirez se è un doppione (anche se meno lento) di Alvarez? E di Coutinho che ne facciamo? VOTO 4

Nigel De Jong

NIGEL DE JONG. Il fallo tattico è la sua specialità, le entrate a piedi uniti il suo pezzo forte. Se Branca e Ausilio dovessero veramente prenderlo (o anche solo trattarlo) per quanto riguarda mi riguarda sarebbe la conferma definitiva che non solo non sanno fare il loro lavoro ma che non capiscono un cazzo di calcio. Innanzitutto: De Jong è uno che non sa giocare. Ha i piedi di legno ed è tatticamente rozzo. È una di quelle mostruosità inventate dal calcio moderno e resa possibile da regole arbitrali “artistiche” che prevedono per esempio il rosso diretto per il contatto del portiere in uscita o per il fallo da ultimo uomo, ma non sono altrettanto fiscali con lo stile di gioco più da football americano che da calcio di pseudo-giocatori come De Jong. L’unica prerogativa di De Jong, infatti, è quella di essere estremamente violento, uno che non si crea problemi a intervenire per far male. Il suo utilizzo in campo, che giochi con il Manchester City o con la nazionale olandese, è sempre e solo finalizzato a intimorire gli avversari. È un picchiatore e basta. E mi fa specie che uno come Mancini possa tenerlo nella sua squadra. Assurdo prenderlo, anche in considerazione del fatto che un mediano già c’è, dato che abbiamo preso Mudingayi. E a confronto con uno come De Jong pure Mudingayi (non scherzo) fa la sua bella figura. Tra l’altro, e qui mi viene da ridere, leggo che De Jong (a differenza di Mudingayi che il Bologna ce l’ha regalato o quasi) costerebbe tra gli otto e i dieci milioni. Per non parlare del suo ingaggio. VOTO 3

Paulinho

PAULINHO. L’unica notizia capace di suscitare il mio interesse è l’ipotesi che Branca e Ausilio potrebbero fare un nuovo tentativo per Paulinho. Se dovesse arrivare sarebbe la svolta: più di Lucas è il giocatore che manca e quello attorno al quale ricostruire lo zoccolo duro della nuova Inter. Un giocatore completo, un centrocampista tuttofare e di grande personalità, con i piedi brasiliani e l’intelligenza tattica di un italiano. Come ho già scritto e riscritto sarebbe non un grande acquisto, ma l’acquisto perfetto. Anche perché non credo possa avere problemi d’ambientamento, soprattutto se la società e Stramaccioni decidessero di affidarlo subito a Cambiasso, che sarebbe veramente il suo tutor ideale. VOTO 10

Fabio Quagliarella

FABIO QUAGLIARELLA. Un eventuale scambio Pazzini-Quagliarella non mi piacerebbe proprio per niente. Perché al di là del fatto che i due attaccanti come valore più o meno si equivalgano (io però sceglierei sempre Pazzini perché anche se ha i piedi meno buoni vede parecchio di più la porta) sono convinto che nello scambio ci guadagnerebbe solo la Fiat. Ho la sensazione cioè che Quagliarella non abbia più niente da dare (tantomeno all’Inter dopo i fallimenti di Napoli e Fiat) e che forse il suo potrebbe essere un ripiego neanche tanto convinto. Al contrario, secondo me Pazzini potrebbe fare una valanga di gol se adeguatamente servito come non gli capitava spesso all’Inter. E vedere esplodere Pazzini alla Fiat, dopo averlo ingiustamente messo alla porta, sarebbe davvero troppo anche per il più aziendalista dei tifosi. Inoltre, Quagliarella fa parte di quel tipo di attaccanti che proprio non sopporto, quelli cioè capaci di fare gol belli e impossibili e di sbagliarne subito dopo dieci a porta libera. Insomma, sono abbastanza scettico. E, ripeto, eviterei di dare Pazzini proprio a quelli. VOTO 5

Aleksandar Kolarov

ALEKSANDAR KOLAROV. Quando giocava con la Lazio sembrava veramente un fenomeno, insuperabile sulla fascia, devastante nelle ripartenze e pure in possesso di un tiro niente male. Al Manchester City sembra aver accusato problemi d’ambientamento e si è un po’ perso. Come scommessa, se il cartellino fosse abbordabile, non sarebbe male: ma il City è disposto a darcelo a un buon prezzo? VOTO 6,5

La rinuncia a Lucas e l’errore che Moratti non deve commettere

Samuele Longo, il futuro

Samuele Longo, il futuro

LUCAS: OK, IL PREZZO NON È GIUSTO. Niente da dire: a vent’anni 45 milioni sarebbero stati troppi anche per Maradona, non solo per Lucas. Cifre assolutamente fuori mercato, quelle del Psg, di chi evidentemente pensa che la storiella del fair play finanziario di Platini sia soltanto una cazzata. Fa bene il nostro caro grande presidente Massimo Moratti a sentirsi soddisfatto di aver risparmiato tutti quei milioni.

MA ORA NON FACCIAMO L’ERRORE DI RIPIEGARE SU (COSTOSISSIME) MEZZE FIGURE. L’errore da non commettere assolutamente è ora quello di ripiegare sulle seconde o terze scelte, magari solo per accontentare l’insana voglia di quei tifosi di bocca buona a cui piace veder arrivare quanti più nuovi giocatori. Sarebbe un errore. Un errore doppiamente grave. Innanzitutto perché per fare il salto di qualità l’Inter ha bisogno di campioni. Magari anche giovanissimi e da far maturare, ma campioni. Prendere dei rincalzi anche se buoni e affidabili non aiuterebbe per niente ad alzare la qualità complessiva dell’organico e inevitabilmente allungherebbero i tempi di crescita della squadra. Inoltre: non è che i rincalzi te li regalano. E se per Lucas valeva la pena di fare una follia, sarebbe proprio da stupidi e incompetenti spendere comunque parecchi milioni per dei comprimari di una sola stagione. Penso a giocatori come Gomez, Bergessio o Ramirez, che certo non sono da disprezzare ma non sono e non saranno mai dei campioni e in ogni caso le loro valutazioni sono anch’esse fuori mercato. E comunque il loro arrivo — a differenza per esempio di fenomeni come Paulinho o Lucas — non risolverebbero le carenze d’organico, al massimo maschererebbero le attuali lacune.

O GIOVANI PROMESSE O SALDI DI MERCATO. Dopo tutte le frustrazioni patite fin qui (da Isla passando per Lavezzi, Giovinco, Destro e Verratti fino a Paulinho e al già citato Lucas) ce la farà il nostro caro grande presidente Massimo Moratti a resistere alle tante tentazioni? Me lo auguro. Se proprio il mercato non offrirà occasioni serie, perso per perso secondo me sarebbe meglio lasciare la squadra così com’è. Cosa che vale sia per l’esterno offensivo, ma anche per il vice-Milito (a questo punto va bene pure Longo) o il sostituto di Maicon (meglio dare fiducia a Mbaye). Perché il rapporto qualità-prezzo nel caso di Gomez come di Ramirez è (con le debite e necessarie proporzioni) altrettanto sovradimensionato e quindi anche Gomez o Ramirez non sono operazioni che rientrano nelle nuove logiche di mercato dell’Inter. Ma proprio per niente. Al limite, sarà opportuno lavorare un po’ nella ricerca di possibili saldi di mercato, di giocatori che valgono poco, ma costano altrettanto.

Prendi due e paghi uno: Ibrahimovic in regalo o quasi

Ibrahimovic al PsgCome scrive la Gazzetta, Ibrahimovic è stato venduto da Berlusconi per soli venti milioni. Anche se i media glissano amabilmente su un particolare evidentemente poco gradito a Mediaset, praticamente si è trattato di un regalo o quasi al Psg della serie prendi due e paghi uno (e cioè Thiago Silva, valutato 45 milioni).

Anche se giornali e tv sembrano sopratutto interessati a sapere quanti soldi i francesi daranno allo svedese (si parla di un ingaggio record tra i 13 e i 14 milioni l’anno più i soliti bonus) praticamente l’hanno dato in omaggio. Se ora vogliono prendere Thevez, per dire, dovranno spendere parecchio di più (si parla di una trentina di milioni) e allora davvero non si capisce dove sta la convenienza. Se non forse di dover pensare a male e cioè che lo spogliatoio fosse diventato ingestibile e che forse due stagioni sono diventate il limite di sopportazione. Fatto sta, Mediaset se n’è liberato, svendendolo come tra l’altro aveva precedentemente fatto il Barcellona.

E a tuttora l’Inter rimane non solo l’unica società ad averci guadagnato, ma quella che grazie allo scambio con Eto’o più una cinquantina di milioni (sic!) è riuscita a fare uno dei più grandi affari, se non il migliore in assoluto, di tutta la storia del calcio. Sembra incredibile, ma quelli che in regime di crisi pagano Handanovic (un portiere) qualcosa come 11 milioni più mezzo Faraoni o regalano Lucio alla Fiat sono gli stessi che hanno portato all’Inter con pochi spiccioli o addirittura gratis non solo Eto’o, ma campioni come Cambiasso, Maicon, Julio Cesar e Sneijder. Che poi uno si chiede: com’è possibile? Misteri e follie del mercato. E dell’Inter di Moratti.

Come vorrei che tu fossi qui

Giacinto Facchetti nasceva 70 anni fa
Chissà, se fosse ancora qui magari ci sarebbe lo stesso casino di oggi (tenere testa al nostro caro grande quanto lunatico presidente Massimo Moratti non è facile e non è semplice) e magari anche se fosse ancora qui il clan argentino sarebbe sempre lì a dettare legge e si continuerebbe a bocciare (da Mascherano in poi) qualsiasi centrocampista che possa fare ombra a Cambiasso. E magari sarebbe d’accordo in tutto e per tutto con Moratti e con Branca e Ausilio. Chissà. A me però — lo so, è un colpo basso giocare con i sentimenti — piace pensare il contrario. Sono un tifoso politicamente scorretto.

Se l’Inter si fa scappare pure Destro e Moratti ride

Mattia Destro

Come volevasi dimostrare, l’Inter è riuscita a farsi scappare anche Destro. E per tutta risposta il nostro caro grande presidente Massimo Moratti se la ride, facendo capire che un giocatore vale l’altro. E a me non rimane che sognare un’Inter senza padroni come il Real Madrid o  il Barcellona, con l’azionariato popolare e i presidenti a tempo eletti direttamente dai tifosi. Presidenti e non padri padroni capaci sia di spendere cifre folli e sconsiderate come di distruggere in poco tempo tutto quello che si era fin lì faticosamente costruito. Moratti come Berlusconi o gli emiri che fanno e disfano a proprio piacimento e che nel momento in cui non si divertono più fanno a pezzi il giocattolo di cui prima sembrava non potessero fare a meno.

Non so, magari prima o poi mi passerà ma in questo periodo il livello di gradimento verso il nostro caro grande presidente Massimo Moratti è sceso ai minimi storici. Lo ammetto: di intervista in intervista sul marciapiede mi sta sempre meno simpatico. Non lo capisco più, non riesco a seguire il filo dei suoi ragionamenti, mi dà molto fastidio una certa spocchia che prima non vedevo. E fatico a dimenticare la storiella cui ricorre evidentemente quando gli fa comodo, del fair play finanziario a intermittenza, a seconda cioè di chi vuole mettere alla porta e di chi invece arriva anche se pagato uno sproposito solo perché magari gli è diventato molto simpatico. Come per esempio quando spende quasi una ventina di milioni per un portiere (potendone disporre di un altro per pochi spiccioli e di quasi pari valore) e rinuncia a un mediano come Poli (di cui in questo momento l’Inter ha assoluto bisogno) attaccandosi a nemmeno un paio di milioni di differenza. Ecco, citando una sua tipica espressione, direi che da due anni a questa parte molte delle uscite di Massimo Moratti mi sono sembrate decisamente “antipatiche”. Tanto che verrebbe quasi da pensare che il Triplete gli abbia fatto male, facendogli improvvisamente perdere tutta quella sensibilità e disponibilità d’animo che lo contraddistinguevano.

E più l’Inter fa una cazzata dietro l’altra e più i siti interisti, quelli almeno fedeli alla linea sempre e comunque, continuano non solo a far finta di niente, ma addirittura quando è necessario arrivano pure a giustificare, con strabilianti acrobazie retoriche mai viste prima d’ora, la coppia Branca e Ausilio che impietosamente li costringe ad alzare ogni giorno che passa l’asticella del limite di sopportazione. Sorrido al solo pensiero che stiano pregando affinché quella di Destro sia veramente l’ultima figura di merda dell’estate. Perché so che sanno benissimo che probabilmente non sarà così.

Nemmeno Moratti può permettersi di far del male all’Inter

Branca e Ausilio

Né Paulinho e nemmeno Poli: l’Inter continua a far ridere. Branca e Ausilio non fanno altro che dar ragione a questo blog: se non sono pagati sottobanco dalla Fiat per distruggere l’Inter allora sono veramente dei grandissimi coglioni (sinonimo di incapaci). Non c’è alternativa visti tutti i macelli che stanno combinando. Quei tifosi che continuano a giustificarli e ad avere ancora fiducia fanno semplicemente del male all’Inter. Dal caso Lucio a Julio Cesar, da Ranocchia a Pazzini, da Paulinho a Poli e a Lucas l’Inter è nel caos più totale. Negarlo o far finta di niente è impossibile.

L’arrivo di Handanovic pagato uno sproposito (uno dei portieri più costosi della storia del calcio italiano) e Silvestre che Zamparini non l’ha certo regalato non possono essere alibi accettabili di movimenti di mercato davvero imbarazzanti per quanto appaiono goffi e inadeguati. Roba da dilettanti allo sbaraglio, insomma. L’Inter ha commesso e continua a commettere errori madornali di strategie e valutazioni di mercato. Errori così eccessivi e ripetuti da sembrare inverosimili, tanto sono stupidi. Eppure è così: l’Inter è riuscita a perdere un giocatore come Poli che praticamente aveva già preso spendendo per giunta pochi milioni (sarà forse per questo che l’accordo è saltato) ed è stata capace di far saltare dopo settimane di inutili trattative l’operazione Paulinho facendo tra l’altro lievitare il prezzo a dismisura. Aggiungiamoci Lucio finito alla Fiat gratuitamente, così come l’Inter non guadagnerà un solo euro per aver messo alla porta Julio Cesar e la stessa cosa potrebbe succedere con Pazzini. Dubito fortemente che si riesca a riportare a Milano Destro e credo che per tutta la stagione l’Inter si dovrà affidare nelle mani di un solo centravanti di 33 anni e con non pochi acciacchi. Per non parlare poi del fatto che tutti i giocatori sono sul mercato tranne gli argentini: nessun argentino della tragica scorsa stagione è stato messo minimamente in discussione. Cosa oggettivamente incomprensibile. Mentre il centrocampo, l’unico reparto che doveva essere assolutamente rifondato, sembra invece destinato a rimanere tale e quale quello della tragica stagione scorsa.

L’ho scritto e lo riscrivo: la situazione all’Inter è da un bel pezzo fuori controllo. Il nostro caro grande presidente Massimo Moratti continua, imperterrito, a dare il peggio di se stesso. Dalla notte di Madrid l’autolesionismo della società è talmente esagerato da sembrare quasi sospetto. È umanamente impossibile sbagliare tutto eppure l’Inter ci sta riuscendo benissimo. Come se qualcuno volesse distruggere in maniera deliberata ogni cosa buona fatta fino al Triplete. L’ho scritto e lo riscrivo: sarebbe ora che noi tifosi cominciassimo a difendere l’Inter da Moratti stesso, da Branca e Ausilio. Perché nessuno può permettersi il lusso di far del male all’Inter, nemmeno Moratti.

Se Paulinho costa troppo poco per l’Inter

Paulinho

Sempre lo stesso errore: se non sei un emiro i giocatori bravi li devi prendere prima che tutti si accorgano di quanto sia bravo. Dopo, quando lo sanno tutti, non solo costano troppo, ma vengono sopravvalutati in maniera esagerata. Prendiamo ‘sto cazzo di Lucas che personalmente mi ha già stufato parecchio. A quelli di FcInterNews.it che volevano sapere quanto cazzo costa ‘sto cazzo di Lucas, il vice presidente del San Paolo João Paulo de Jesus Lopes ha risposto semplicemente così:

“Lo sapete, c’è una clausola rescissoria apposita per chi vuole Lucas. Una clausola da 80 milioni”.

Semplicemente folle, insomma, se solo si pensa che Ibrahimovic e Thiago Silva insieme vengono valutati al massimo 65 milioni. Quindi già a 25/30 milioni la quotazione di Lucas sarebbe del tutto fuori mercato perfino per quelli del Psg. Ha senso tutto ciò? Per me assolutamente no. Anche perché se c’è un giocatore che l’Inter deve assolutamente prendere, un giocatore fondamentale per la rifondazione della squadra, questo non è certo ‘sto cazzo di Lucas. Il giocatore che manca all’Inter — e manca in maniera evidente da due anni a questa parte — è Paulinho. È Paulinho e non ‘sto cazzo di Lucas  il giocatore che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti non deve assolutamente farsi scappare. Di Lucas (e Coutinho) è pieno tutto il Sudamerica, quelli rari da trovare sono invece i pezzi unici come Paulinho. Non un fenomeno (all’Inter, per il mio modo di vedere il calcio, già ce ne sono troppi) ma uno che risolve i problemi. E, tra l’altro, costerebbe addirittura la metà o quasi di Handanovic.

Poi, ovviamente, conoscendo le grandi capacità di Branca e Ausilio, sono quasi sicuro che l’Inter riuscirà a farsi fregare pure Paulinho dopo aver perso un sacco di tempo a far sapere al mondo intero che era sul giocatore. Da allora o oggi presuppongo che la valutazione sia nel frattempo come minimo raddoppiata. Ma non così tanto, evidentemente. Probabilmente, mi viene da pensare, l’attuale valutazione non viene ritenuta da Moratti ancora sufficientemente esagerata.

L’Inter e i portieri che costano troppo

Emiliano Viviano

D’accordo, Julio Cesar l’Inter non se lo può permettere più. Però, se è una questione di soldi, perché allora non rimpiazzarlo con un portiere che si ha già in casa come Emiliano Viviano? D’accordo, magari non sarà bravo come Julio Cesar, ma è sicuramente tra i migliori portieri italiani in circolazione. Perché allora Viviano non va bene? Che ha questo ragazzo che non va? Come i brasiliani (guarda caso, tutti in partenza) anche Viviano sta sulle palle a qualcuno del clan argentino?

E che senso ha, quando già hai un buon portiere, andare a prendere Samir Handanovic? Che senso ha andare a spendere un bel pacco di milioni per un portiere che è bravo sì, ma è più o meno dello stesso livello di quello che già hai in casa? E che senso ha trattare di nuovo con l’Udinese, quando si sa benissimo che l’Udinese farà di tutto per danneggiarci?

Cattivi pensieri che trovano conferma quando leggo per esempio (qui) che i Pozzo avrebbero chiesto qualcosa come 17 milioni di euro. Una follia anche solo chiederne la metà. La solita esagerazione giornalistica? Vedremo (ma di solito con l’Udinese non si va molto lontano dal vero). Tutto questo mentre Julio Cesar è ancora un giocatore dell’Inter e giustamente, visto com’è stato trattato, non collaborerà (come dargli torto?) e nel frattempo Viviano ha già deciso di trasferirsi a Firenze. A occhio un bel casino (un altro) insomma. Adesso come pensa di uscirne fuori Marco Branca? Che l’Inter riesca oppure no a prendere il portiere dei friuliani, comunque vada sarà la terza fregatura consecutiva, dopo Sanchez, Isla e ora Handanovic che l’Udinese dà all’Inter in poco tempo.

Moratti, Branca e gli esuberi dell’Inter

I brasiliani del Triplete

Isla? Alla Fiat. Tanto a noi non serve. Destro? Non lo riprendiamo più. Tanto a noi non serve. Castaignos? Meglio venderlo. Tanto a noi non serve. Lucio? Va alla Fiat? Sì, ma ha 34 anni. E tanto a noi non serve. Julio Cesar? Ma sì, meglio rescindere il contratto. Tanto per quello che sono le nostre ambizioni a noi non serve.

Se è una precisa quanto diabolica strategia della società per confondere le acque e nascondere le vere trattative devo dire che Marco Branca ci sta riuscendo proprio benissimo. Solo che viene inevitabilmente un dubbio e cioè: non è mica da uno come Branca che ci si può aspettare certe, come dire, finezze. Non è allora che stiamo facendo (insospettiscono sempre di più certi sorrisini a malapena trattenuti delle solite puttane televisive) soltanto delle banalissime figure di merda, una dietro l’altra?

Certo, diamo tempo al tempo (non si dice sempre così quando le cose non vanno come dovrebbero?) e non facciamoci prendere dall’ansia. Va bene, d’accordo. Prima vendere e poi comprare. Giusto. E poi certe operazioni di mercato, lo sappiamo bene, hanno bisogno di tutto il tempo necessario che serve. Giusto, ci vuole pazienza. Tanto tranquillo però, devo ammetterlo, non lo sono proprio per niente. Perché non per infierire ma quello dell’Inter più che un mercato secondo me assomiglia sempre di più a una liquidazione.

Se Moratti e Branca annunciano che l’Inter non c’è più

Massimo Moratti con il fratello Gian Marco

Da più parti, come su questo blog, si chiedeva un atto di coraggio al nostro caro grande presidente Massimo Moratti. Una prova di onestà intellettuale, insomma. Di essere cioè almeno chiaro sul futuro dell’Inter e di non illudere più noi tifosi come è puntualmente successo negli ultimi due anni. E stavolta, bisogna ammetterlo, prima Moratti — “Faremo un mercato saggio” — e adesso Marco Branca (qui un post di Rudi Ghedini sulle sue dichiarazioni) hanno finalmente detto — l’amara — verità:

“Sul mercato l’Inter è piena di idee, quelle non mancano, manca magari il supporto per le idee. Ma avendone tante, se la prima idea non è percorribile, proviamo ad attuare la seconda, poi la terza. Quest’anno dobbiamo fare delle scelte che possono pesare dal punto di vista economico e che possano portare frutti nel giro di qualche stagione. In confronto alle più grandi società d’Europa come le spagnole, il City, lo United e il Chelsea, abbiamo gli stessi costi ma di fatto la metà dei ricavi. Quindi dobbiamo fare scelte anche dolorose, ma necessarie, perché questi costi non sono più sostenibili. Negli altri Paesi ci sono club che fanno i soldi grazie a uffici che fanno denunce contro le contraffazioni. Siamo molto distanti da certe logiche. Le società italiane, Juventus a parte, come patrimonio hanno soltanto i calciatori, patrimonio aleatorio perché varia a seconda dei risultati sportivi”.

Parole inequivocabili che non mancheranno ora di attirare inevitabilmente tutte le attenzioni della peggiore “prostituzione intellectuale” di casa nostra e di stimolare le più svariate fantasie sul solito tema: è crisi Inter. Su Panorama per esempio c’è già un approfondimento vagamente compiaciuto fin dal titolo: Austerity Moratti: giovani e scelte dolorose. Viaggio nella crisi dell’Inter. Amen (ed è solo l’inizio).

Certo, stando così le cose, nessuno potrà cancellare tutti gli errori commessi finora a partire dalla notte di Madrid, nel senso che si sono persi inutilmente due anni nell’avviare questa benedetta rifondazione. Così come appare evidente secondo me come la società una volta costretta a muoversi con pochi spiccioli stia denotando, diciamo così, scarse capacità d’iniziativa. Insomma, a comprare e strapagare i campioni quando ci sono i soldi sono buoni tutti, il bello viene quando bisogna essere bravi a scoprire nuovi talenti e a investire le poche risorse a disposizione scommettendo tutto sulla propria competenza. E qui, ahimé, proprio non ci siamo.

Spero ovviamente di essere smentito dai fatti, ma da quello che si legge c’è ben poco da essere allegri. Il rischio di svendere (a causa degli ingaggi esagerati di cui beneficiano) i pochi pezzi pregiati ancora a disposizione e di sostituirli con mezzi giocatori (solo di passaggio all’Inter) direi che è alto. Anzi, assai probabile. Viste le premesse e considerata la palese difficoltà a muoversi bene sul mercato, a occhio direi che anche nella prossima stagione il terzo posto lo vedremo col cannocchiale.

Quello che l’Inter deve fare e quello che invece deve evitare

Agostinho Cà, nuovo centrocampista dell'Inter

Agostinho Cà, il futuro dell’Inter

CÀ E IÈ LA STRADA GIUSTA. L’Inter è riuscita, strappandoli alla concorrenza, a prendere due giovani talenti portoghesi: Agostinho Cà (centrocampista classe 1993) ed Edgar Iè, difensore del 1994. Come dire: era ora. Finalmente, insomma, il nostro caro grande presidente Massimo Moratti potrebbe aver cominciato a rendersi conto che in mancanza di tanti milioni da spendere quella di investire sul futuro sia una concreta alternativa per riportare l’Inter ai vertici del calcio. Se tra due o tre anni dovessero esplodere  — al di là del fatto che poi decidano di rimanere oppure no — contribuirebbero in ogni caso (loro due come, si spera, tanti altri ancora) a far crescere l’Inter.

PERCHÉ CONTINUARE A FARSI DEL MALE CON L’UDINESE? Francamente non so quale possa essere il limite massimo di fregature oltre il quale il nostro caro grande presidente Massimo Moratti decida che con l’Udinese si sia definitivamente superato il livello di sopportazione. Il recente caso Isla (per non ricordare quello ancora più fastidioso di Sanchez) come tante altre operazioni di mercato finite nel nulla credo abbiano sufficientemente chiarito quali siano le intenzioni dell’Udinese e di quel gran paraculo di Giampaolo Pozzo, il suo presidente. Eppure Moratti e Branca insistono ancora. E allora mi chiedo: ma Pozzo che cazzo deve fare di più e di peggio di come si è sempre comportato nei confronti dell’Inter prima che Moratti si renda finalmente conto che mettersi d’accordo con l’Udinese sia impossibile? Dico questo a proposito dell’ennesimo tentativo dell’Inter che, secondo quanto scrivono i media, non soddisfatta di essere stata presa per il culo con Isla vorrebbe ora riprovarci — come se nulla fosse — chiedendo il portiere Samir Handanovič. Al che mi piacerebbe tanto sapere da Marco Branca per esempio come mai improvvisamente secondo lui e secondo l’Inter ora Pozzo dovrebbe cambiare atteggiamento. Perché, cioè, secondo Branca l’Udinese non dovrebbe chiedere come al solito all’Inter l’impossibile (tipo Viviano più, tanto per gradire, un bel pacco di milioni). Sembrerebbe quasi — la butto lì tanto per rompere almeno le palle — come se Branca o Moratti fossero ancora gli unici al mondo a non aver capito che l’Udinese sia (e non da ora poi) una specie di succursale della Fiat.

L’ESODO BRASILIANO E LA COLONIA ARGENTINA. Umiliazioni friulane a parte, c’è sicuramente poi un’altra cosa che non mi convince proprio per niente. E cioè l’ennesima operazione di “argentinizzare” l’Inter, ormai sempre più evidente in considerazione del possibile esodo di tutto o quasi il gruppo brasiliano. Infatti, dopo Thiago Motta ora tocca a Lucio e forse se ne va anche a Maicon e insieme con lui a quanto sembra pure Julio Cesar, anche se nel suo caso dovesse veramente dipendere tutto dall’Udinese dubito che l’operazione andrà mai in porto. Senza voler rispolveare certe cattiverie di Ibrahimovic sull’Inter divisa in clan, mi sembra che nessuno abbia finora sottolineato un dato di fatto palesemente sotto i nostri occhi e cioè che cedendo tutti i titolari brasiliani in pratica è in quel gruppo e (a quanto pare) solo in quello che la società ha evidentemente individuato (al di là delle dichiarazioni di circostanza) le maggiori responsabilità del fallimento.Tanto da sembrare quasi una resa dei conti. E la cosa non mi piace proprio niente. Mi sembra piuttosto una situazione, per dirla alla Moratti, “antipatica”.

La parata più importante di Julio Cesar è quella su Messi (che più la rivedi e più rimani a bocca aperta per lo stupore) nella semifinale di Barcellona, ma la più bella in assoluto (almeno per me) sarà sempre  quella sul rigore inventato da Rocchi (con l’Inter in 9) e parato a Ronaldinho, una parata così bella (nel contesto di quel derby) che ancora adesso quasi mi commuovo

Nuova Inter e vecchi vizi?

Rodrigo Palacio
A COSA SERVE PALACIO? No, mi dispiace, ma con tutta la buona volontà (e una certa voglia di non essere sempre disfattista e negativo) non riesco proprio a capire come Palacio con i suoi 30 anni possa essere il futuro dell’Inter. Come possa cioè essere considerato un rinforzo. Anche senza voler considerare l’età a me non sembra proprio un fenomeno — un buon giocatore, certo, ma niente di più — e soprattutto non un giocatore su cui investire (ingaggio compreso) decine di milioni. No, mi dispiace, ma non ci siamo proprio. E mi cadono le braccia.

INTER SEMPRE PIÙ ARGENTINA? Un’altra cosa che trovo ormai difficile da capire — e da giustificare — è questa tendenza di prendere sempre argentini. Senza voler ricordare certe frecciate di Ibrahimovic sui separati in casa nello spogliatoio dell’Inter, credo si stia davvero esagerando. Anche perché — e non credo di correre il rischio di sbagliarmi — spesso e volentieri (ogni riferimento a Mauro Zarate è puramente voluto) quelli che arrivano non sono propriamente dei fenomeni. Come per l’appunto potrebbe essere il caso dell’ultimo acquisto. Mentre si sta tentando di farne venire un altro ancora, ancora più sopravvalutato e costoso. No, così non va proprio bene: quando è troppo è troppo.

MA CHI GIOCA IN DIFESA? Il più grande problema dell’Inter negli ultimi due anni è stato quello di non riuscire a fare delle scelte ben precise e di farle in tempi brevi. E ho paura (anche se spero di essere prontamente smentito) che anche stavolta sarà così. Esempio: mezza difesa non c’è improvvisamente più. Incognita Maicon a parte, prima Lucio e ora Chivu vanno via: chi li sostituirà? Prima ancora di preoccuparsi di prendere Palacio, Lavezzi o qualsiasi altro nome di richiamo non sarebbe meglio risolvere le questioni più urgenti? Non sarebbe più serio cercare per prima cosa due titolari per il reparto tra l’altro più in difficoltà? Mah…

La nuova Inter di Stramaccioni e gli errori da non commettere più

Stramaccioni e Capitan Zanetti
VIVA IL CORAGGIO DI DECIDERE E SCOMMETTERE. Prendo per buona l’ultima dichiarazione in ordine di tempo sull’argomento e dico: meno male. E penso: finalmente si comincia a fare sul serio. Scegliere subito l’allenatore della prossima stagione come ha fatto stavolta il nostro caro grande presidente Massimo Moratti è quello che si doveva assolutamente fare. Certo, Andrea Stramaccioni è una scelta rischiosa, se non una vera e propria scommessa, ma almeno (vivaddio!) è una scelta. Coraggiosa e se vogliamo anche rivoluzionaria. Da sostenere però — sia chiaro — fino alla fine della prossima stagione, senza eventuali autolesionistici ripensamenti in corsa. Stramaccioni è il futuro dell’Inter e la squadra dovrà calarsi in questa realtà e tutti i giocatori (quelli che saranno confermati e quelli che arriveranno) dovranno comportarsi di conseguenza.

MA ORA CARO BRANCA BASTA CON LE CAZZATE. Indovinata la prima mossa, non bisogna ora sbagliare le prossime. E cioè quelle che riguardano la ricostruzione della squadra. Nessun interista si sognerebbe mai di chiedere la luna, ma a maggior ragione che i soldi a disposizione saranno presumibilmente pochi la dirigenza non può fare altre cazzate. Proprio no. Dopo tutte quelle combinate in questi ultimi due anni è ora che Branca e compagnia bella comincino a fare le persone serie. Mi sembra che sia ora.

FACCIAMO I SERI: ZARATE VA SUBITO RISPEDITO A ROMA. Bisogna mettersi subito in testa che la nuova Inter di Stramaccioni per diventare una grande Inter (come quelle di Mancini e Mourinho) non può assolutamente più permettersi altri passi falsi. Servono giocatori veri, giocatori affidabili e che garantiscano un rendimento sicuro e — Moratti se ne farà una ragione — non è più tempo di mezzi fenomeni che giocano bene una partita ogni dieci. E proprio per questo la prima cosa da fare è prendere Mauro Zarate e farlo salire su un aereo diretto a Roma. Perché Zarate non solo non vale minimamente i 15 milioni stabiliti con la Lazio per il riscatto, ma anche se Lotito alla fine dovesse regalarcelo (cosa che non mi sentirei di escludere) rimane comunque il fatto che Zarate — per i risaputi limiti tattici e mentali — non è e non potrà mai essere un giocatore da Inter. O almeno da grande Inter.

LAVEZZI? MAGARI, MA NON BASTA. Ecco: se da Zarate passiamo a parlare di Lavezzi allora sì che si comincia a fare sul serio. Il talento di Ezequiel Iván Lavezzi è fuori questione. Ma prima di Lavezzi servono altri giocatori perché in alcuni ruoli ora come ora la squadra è scoperta. L’Inter ora come ora ha bisogno, prima ancora che di fenomeni, di gente un pochino meno fantasiosa e decisamente più concreta per esempio a centrocampo, un reparto che ultimamente (diciamo pure due anni, ormai) non è sembrato mai particolarmente brillante. E per esempio in difesa, tenendo presente che anche senza Champions l’età avanzata dei titolari rimane comunque un bel punto interrogativo.

IL MERCATO VA CHIUSO ASSOLUTAMENTE IL PRIMA POSSIBILE. Un altro errore assolutamente da non commettere (ripetere, in questo caso) è tirarla con le lunghe con i giocatori in partenza. Sneijder e Maicon su tutti. Sneijder e Maicon sono indispensabili nel momento in cui hanno ancora voglia di rimanere all’Inter e di credere alla scommessa Stramaccioni. In caso contrario, se non hanno più stimoli o se piuttosto la società (dato che sono quelli con più mercato) è intenzionata a cederli al miglior offerente, l’importante è che tutto si risolva in tempi relativamente brevi. Bisogna fare scelte altrettanto chiare come con l’allenatore. Se vanno via devono andare via subito e non all’ultimo momento. Altrimenti Moratti e Branca condanneranno a partire con l’handicap anche la nuova Inter di Stramaccioni.

Moratti è l’unico responsabile del fallimento dell’Inter

Massimo Moratti e Marco Branca
METTIAMOLA COSÌ: ALMENO È FINITO UN INCUBO. Sarà che al terzo posto, in fondo, chi ci credeva più. Sarà che a rivedere sempre gli stessi errori alla fine sei sfinito, sarà che a un certo punto davvero non ce la fai proprio più a sopportare uno strazio del genere, ma il gol di Biabiany (e di uno scarto dell’Inter poi) è stata quasi come una liberazione. E cioè finalmente la parola fine a una stagione che più negativa non si poteva proprio, come si spera non ce ne siano mai più. Perché non ce ne saranno mai più, vero?

UN FALLIMENTO TOTALE. Bisogna essere sinceri: è stato un fallimento totale. E Massimo Moratti è l’unico vero responsabile di una stagione oggettivamente vergognosa. Soprattutto, non ci sono né alibi, né attenuanti. Non può essere un alibi il fair play finanziario perché bene o male i soldi per comprare alcuni giocatori sbagliati (in quanto non adatti all’Inter) sono usciti fuori. Anzi, il budget ridotto doveva indurre la società a fare scelte più oculate anche (e soprattutto) in prospettiva futura. Così come non possono essere delle attenuanti le scelte infelici degli allenatori (da Benitez a Ranieri) che onestamente rimangono incomprensibili e ingiustificabili.

TUTTO È COMINCIATO DALLA NOTTE DEL BERNABEU. Il non poter giocare in Champions fa diventare tutto ancora più difficile e complicato di quanto già lo fosse. Ma se siamo arrivati a questo punto non è certo per colpa del destino cinico e crudele. No, proprio no. Si sapeva benissimo che il principale errore da evitare subito dopo la notte di Madrid fosse quello di non sprecare l’inestimabile patrimonio di esperienza ai massimi livelli e la mentalità vincente finalmente acquisita dal gruppo dopo tanti anni di sofferenze e umiliazioni. Come tutti noi, Moratti sapeva che non doveva succedere, come tutti noi Moratti sapeva che in caso contrario bisognava ricominciare tutto da capo. Moratti lo sapeva, eppure è successo.

PER POTER RIPARTIRE BISOGNA PRIMA AMMETTERE GLI ERRORI. Fallire una stagione ci sta, sbagliare tutto il possibile che si poteva sbagliare anche. L’importante però è che poi bisogna ammettere gli errori commessi e una volta capito di aver sbagliato si deve cercare di non ripeterli. Ed è questo secondo me il vero grande problema dell’Inter, nel senso che non vedo da parte di Massimo Moratti una volontà in tal senso. Se in sole due stagioni l’Inter è passata dal Triplete alla lotta per un posto in Europa League è semplicemente perché, dispiace dirlo ma è la verità, dalla notte del Bernabeu il nostro caro grande presidente Massimo Moratti continua ad essere estraneo ai fatti e a se stesso e, quello che è peggio, non sembra avere nessuna intenzione di tornare in sè.

La notte del Triplete al Bernabeu

Rossi-Zarate, che coppia

Mauro Zarate
Hai visto mai che le cose non ricomincino a girare bene per l’Inter? Dalla Spagna, per esempio, arrivano buone notizie. Il secondo grave infortunio di Giuseppe Rossi, su cui Branca e Moratti a detta dei media avevano già messo gli occhi addosso dopo che il piccolo ed esoso attaccante si era fatto male una prima volta nei mesi scorsi, terrà a quanto pare il giocatore lontano dai campi di gioco per almeno altri dieci mesi, se va bene. Già lo era prima, ma adesso è ancora di più un grande acquisto. Un’occasione davvero imperdibile per l’astuto Branca, che fa ben sperare per la prossima imminente e indispensabile campagna acquisti. Rossi è decisamente quello che serve all’Inter, perfettamente in linea cioè con il fair play finanziario che Platini ha espressamente chiesto anche quest’anno all’Inter (punirne una per educarne cento) affinché tutte le altre squadre capiscano, vedendo i risultati, quanto sia conveniente e vantaggioso.

Rossi sarà così destinato a formare una formidabile coppia d’attacco (come non si era mai vista prima) insieme con Zarate che a sua volta sarà giustamente riscattato visti tutti i gol e gli assist realizzati da quando è meritatamente diventato titolare inamovibile. Certo, non sarà facile convincere Lotito. Il presidente della Lazio infatti è talmente pentito per l’imperdonabile errore di aver sottovalutato un fenomeno come Zarate che addirittura pare sia pronto anche a regalarlo.

Rossi e Zarate però chiaramente non bastano, servono ancora altri rinforzi. E infatti la dirigenza nerazzurra sta cercando di prendere pure un paio di centrocampisti, anche se chiaramente non è facile riuscire a scovare sul mercato gli infortunati giusti che possono risolvere i noti problemi in mezzo al campo. In quanto alla difesa, invece, tra Ranocchia, Samuel e Lucio, di giocatori malmessi ce ne sono già abbastanza e quindi per il momento va bene così. Insomma, quest’anno è andata com’è andata, ma il bello — vogliamo scommettere? — deve ancora venire.

(Sto scherzando, ovviamente. Almeno… spero)

Moratti, Ranocchia e i simpatici scambi con Mediaset

Andrea Ranocchia
La cosa che più mi preoccupa del nostro caro grande presidente Massimo Moratti non sono tanto gli errori che sta commettendo da due stagioni a questa parte ma quelli che potrà commettere ancora. Non vedo infatti come la situazione all’Inter possa improvvisamente (e in base a che cosa poi) cambiare. In meglio, dico. Per questo motivo non riesco più, contrariamente a quanto succedeva nel recente passato, a rimanere indifferente alle continue voci di mercato, neanche a quelle più improbabili (per un tifoso qualsiasi magari, ma forse non per Moratti) come quella segnalata da Fabbrica Inter sulla possibile tentazione dell’Inter di accettare la proposta di Mediaset di scambiare Andrea Ranocchia con uno a scelta (sic) tra Antonini e Abate. In altri tempi la cosa mi avrebbe fatto solo sorridere, ma viste tutte le, come dire, stupefacenti operazioni messe ultimamente a segno da quel fenomeno di Marco Branca, ormai non metto più limiti alla conclamata stupidità negli ultimi due anni di tutta la dirigenza nerazzurra.

D’accordo, sono il primo ad ammettere (e non da ora) che Ranocchia ha deluso le aspettative che tutti riponevamo nei suoi confronti e ha deluso parecchio. Su questo non ci sono dubbi. Ma da qui a far passare un’annata negativa (come lo è stata, è bene sottolineare, per tutta la squadra) in una bocciatura senz’appello di un potenziale campione diventato improvvisamente brocco, ce ne corre. Ce ne vuole di coraggio. Soprattutto se poi si sta pensando di regalare o quasi lo stesso brocco all’altra squadra di Milano. Potrei, insomma, capire un prestito che so al Genoa o a un’altra squadra meno impegnativa per dare la possibilità al giovane stopper in crisi d’identità di riacquistare la fiducia perduta nei propri mezzi. Ma che senso avrebbe svenderlo (perché non mi si dica che uno tra Antonini e Abate possa essere seriamente considerato uno scambio alla pari) e per giunta alla concorrenza? Ed eventualmente, che se ne farebbe l’Inter di Antonini o Abate? O forse non sono bastate le passate figure di merda?

Giovane di talento su cui l’Inter ha giustamente investito, Ranocchia era e deve continuare ad essere il futuro dell’Inter. Già nel giro della Nazionale e predestinato a detta di tutti a diventare il nuovo Nesta: che si vuole di più? Ha fallito una stagione, certo. Non si è inserito come si sperava, vero. Non ha finora dimostrato di avere la necessaria personalità per giocare ad alti livelli, sicuro. Ranocchia ha bisogno innanzitutto di crescere, così come andrebbe rivisto all’opera in un reparto più equilibrato e meno sotto pressione di quello attuale. Ma sono problemi che l’Inter deve — semplicemente — affrontare e risolvere per il semplice motivo che per diventare titolare in una squadra importante come l’Inter ci vuole il tempo che ci vuole.

Titolare, appunto. Questo è il punto. L’Inter deve secondo me avere fiducia in Ranocchia, così come però è altrettanto vero che Ranocchia deve venire incontro all’Inter accettando di partire dalla panchina senza rompere le palle con assurde pretese che sa benissimo di non poter rivendicare: il posto da titolare se lo deve guadagnare in campo.

Detto questo, non posso fare a meno anche di chiedermi: ma non sarà tutto ciò un po’ troppo difficile da capire per la sempre più bizzarra dirigenza nerazzurra?

Oriali, Branca e l’Inter del futuro

Oriali con Mourinho
Tra Lele Oriali e Marco Branca io sto, manco a dirlo, con Oriali. Non fosse altro perché sicuramente non è colpa di Oriali se uno come per esempio Zarate è venuto all’Inter. E come Oriali sono altrettanto preoccupato per il futuro dell’Inter:

La cosa che mi preoccupa di più è che Branca ha detto che sta già lavorando per il prossimo anno: se fosse vero spero che stia lavorando per il futuro di un’altra squadra, non dell’Inter.

Quanti altri mezzi giocatori arriveranno? Quante nuove mezze punte arricchiranno la collezione? A quanti nuovi colpi di mercato (sic) come Zarate saremo condannati ad assistere?

Qui uno dei tanti articoli sulla lite a mezzo stampa tra Oriali e Branca, il primo allontanato improvvisamente (e inspiegabilmente) dall’Inter quando l’Inter vinceva e il secondo tuttora indiscusso responsabile del mercato nonostante i clamorosi, ripetuti e a volte imbarazzanti errori di valutazione commessi dalla notte di Madrid a oggi.

L’Inter, Diego Forlan e le strategie di mercato

Massimo Moratti in spiaggia
È andata tipo così: qualche giorno prima della chiusura del calciomercato all’Inter non sapevano chi prendere finché a qualcuno si è accesa la lampadina come nei fumetti (o più semplicemente l’ha letto sui giornali) e ha gridato: «E se prendessimo Forlan?» Pausa di silenzio, primi abbozzi di sorrisi e applausone finale con coro entusiastico di “sì”. E così da lì a poco è arrivata una telefonata a Diego Forlan tipo: «Forlan? Diego Forlan? Senta, caro Forlan, erano anni che volevamo chiederglielo ma ci abbiamo pensato solo adesso: le piacerebbe venire a giocare qualche mese da noi? Per favore, non ci dica di no». E tipo Forlan ha provato a rispondere: «Veramente non saprei, anche perché…» E tipo quelli dell’Inter non gli hanno dato manco il tempo di finire la risposta: «Ma no, non si preoccupi, non c’è problema, vedrà che non si troverà male». E tipo Forlan che si è fatto subito convincere: «Vabbè, se insistete così tanto…» E così Forlan, contentissimo per questa inaspettata sorpresa, ha firmato ed è venuto all’Inter. Anche se, avendo già disputato i preliminari di Europa League con l’Atletico Madrid, Forlan potrà giocare in Champions solo da febbraio e cioè a partire dagli ottavi di finale. Sempre ammesso che l’Inter sia ancora in Champions.