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Becchi e i calzini da rivoltare

Paolo Becchi

Paolo Becchi

Il professor Paolo Becchi intervistato ieri dalla Stampa in qualità di intellettuale di riferimento del M5S dichiara tra le altre cose di non credere a un possibile calo elettorale di Grillo. “Aspettate le elezioni europee e vedrete”, dice convinto. Vedremo, chiede incuriosito il giornalista, che cosa?

“Porteremo a Bruxelles almeno venti parlamentari Cinque Stelle. I movimenti euroscettici stanno crescendo. Rivolteremo il parlamento europeo come un calzino”.

Al che (di fronte a un assist del genere, quasi a porta libera cioè) il giornalista non può fare a meno di ricordargli purtroppo la realtà delle cose:

Dicevate così anche del parlamento italiano.

Già, dicevano proprio così. Ma lo sa il professor Becchi che i calzini usati poi puzzano?

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La vera sconfitta di Grillo sarebbe negare l’evidenza

Grillo sconfitto alle amministrative

Nessuno mette in dubbio l’incidenza dell’astensionismo e il fatto che alle politiche prenderà sempre molti più voti che alle amministrative, soprattutto quando il candidato è debole e quello del Pd invece forte.

Ma insomma, con tutte le attenuanti del caso da qui a negare come invece fa il Movimento 5 Stelle una batosta non da poco ce ne passa. E nel negare l’evidenza delle cose (in questo caso dei numeri) commette lo stesso errore che solitamente fa in caso di sconfitta elettorale quella stessa classe politica così tanto (spesso a ragione) bistrattata.

Da chi vuole mandare a casa l’attuale classe politica, insomma, mi sarei aspettato — e spero in un ripensamento a mente più fredda — una maggiore onestà intellettuale e un po’ (solo un po’) di coraggio in più ad ammettere che forse il dimezzamento dei consensi alle amministrative possa anche (non solo) dipendere dall’aver commesso non pochi errori e da certe debolezze emerse fin qui subito dopo l’indiscutibile quanto imprevisto successo del voto politico.

Ammetterlo sarebbe innanzitutto una dimostrazione di credibilità e allo stesso tempo anche un’ennesima apertura di credito da parte di chiunque sia ancora disposto a credere in un possibile rinnovamento.

  • UPDATE
    Il commento di Beppe Grillo sulle amministrative: Vi capisco

    Il M5S ha commesso errori, chissà quanti, ma è stato l’unico a restituire, nella Storia della Repubblica, 42 milioni di euro allo Stato, a tagliare lo stipendio dei parlamentari e a destinare i tre quarti di quello dei consiglieri regionali siciliani alla microimpresa.

Ebbene sì: il Pd non ha mai voluto fare il governo con Grillo

Quello che era solo un sospetto (anche se c’era più di un indizio) ora è una certezza: il Pd ha sempre puntato, fin dall’inizio, a mettersi d’accordo con Berlusconi e fare il governo di larghe intese che poi si è fatto. Via Andrea Scanzi, da cui copioincollo il video, Marina Sereni rivela a Porta a porta che il Pd non ha mai voluto fare il governo con il Movimento 5 Stelle. Ma di aver solo chiesto loro i voti per ottenere la fiducia. Esattamente cioè quanto ha sempre sostenuto Beppe Grillo.

Erano già d’accordo con Berlusconi

Dal blog di Giuseppe Civati copioincollo l’intervista di oggi sul Manifesto che aiuta a fare ulteriore chiarezza. A me per esempio sembra di capire che nel Pd si puntasse fin dall’inizio all’accordo con Berlusconi. I tentativi d’intesa con il Movimento 5 Stelle — e questo l’aggiungo io — erano insomma finti e finalizzati più che altro a prendere tempo e a far credere all’opinione pubblica che fosse tutta colpa di Grillo. Tanto che dopo l’ammutinamento su Marini da parte della minoranza (di sinistra) del partito la maggioranza (di centro, quasi… centrodestra) si è vista improvvisamente costretta a uscire allo scoperto e a silurare senza pietà Prodi, la cui elezione avrebbe fatto saltare gli accordi evidentemente già presi con Berlusconi:

L'intervista di Civati al Manifesto

+ clicca sull’intervista per ingrandire il testo

Il delitto perfetto (8)

Una foto d'epoca di D'Alema con Berlusconi

Et voilà: il delitto perfetto è lì lì per consumarsi. Il delitto perfetto con un alibi perfetto. Chissà quanto tempo impiegherà Beppe Grillo a rendersi conto che quelli del Pd non aspettavano altro.

Ovvio che in un Paese con la testa sulle spalle – in cui si pensa davvero all’interesse generale sopra quello particolare – le cose andrebbero diversamente: Bersani avrebbe già rinunciato a proporre se stesso, Grillo e suoi avrebbero proposto un nome eccellente della società civile con buone chance di sparigliare le carte e ottenere l’appoggio del Pd: cosi magari avremmo un buon governo – pazzesco, ma è possibile – e una buona maggioranza, che metta mano a questo Paese ingiusto e lasci Berlusconi a trascorrere i suoi pomeriggi con Ghedini per non finire al gabbio.

Invece cosí non è, o così non pare. Bersani e Grillo continuano a fare ciascuno il suo gioco, ciascuno nell’interesse della sua ‘ditta’ o di se stesso, con gli iscritti di entrambi i partiti spettatori muti di fronte alle scelte sciagurate dei loro capi.

A proposito, se poi tra sei mesi torna al governo il Caimano, evitatemi la scena dei militanti Pd e M5S un’altra volta insieme in un nuovo No B. Day.

Alessandro Gilioli

Berlusconi, Scilipoti e il paradosso di Grillo

Al di là dell’ipotesi che mi riesce perfino difficile scrivere per quanto mi appare tragica, quella cioè di vedere addirittura Berlusconi presidente della Repubblica (eventualità che mi rifiuto anche solo di pensare) il paradosso più grande cui sta andando incontro Grillo nel voler portare agli estremi il suo integralismo politico è che rispetto alla passata legislatura stavolta il Caimano per salvarsi — a differenza che con Scilipoti, Razzi e De Gregorio — non dovrà spendere un solo euro  per comprare i voti del Movimento 5 Stelle. Grillo li offre gratis.

Grillo per favore non fare l’integralista

Capisco la necessaria integrità e soprattutto coerenza nel voler a tutti i costi tenere fede sempre e comunque al patto sottoscritto tra rappresentanti e rappresentati. Altrimenti il Movimento 5 Stelle così come è nato e si è improvvisamente affermato potrebbe altrettanto velocemente scomparire.

Non capisco però la pretesa di un’assoluta e indiscutibile fedeltà a questioni di principio che non tengono per niente conto della realtà dei fatti. Sbaglia Grillo a bacchettare i suoi senatori che hanno scelto di votare Grasso per paura che venisse eletto uno come Schifani.

Quella dozzina di “disobbedienti” aveva tutto il diritto di farlo — si trattava del ballottaggio e a quel punto bisognava comunque scegliere da che parte stare — perché in democrazia funziona così. Mi auguro che Grillo lo capisca presto, capisca cioè come funziona la politica.

Il delitto perfetto (2)

Foto d'epoca di D'Alema con Berlusconi

Ma se Giorgio Napolitano si dimettesse subito (permettendo così l’immediata elezione del nuovo presidente della Repubblica) e se allo stesso tempo Bersani proponesse a Grillo di votare subito una nuova legge elettorale e quella sul conflitto d’interessi per poi far sciogliere le Camere al nuovo capo dello Stato e tornare così al voto con regole finalmente democratiche, perché mai Grillo dovrebbe dire di no? Già, perché?

La situazione sarà pure complicata e difficile, eppure basterebbe a quanto pare un piccolo sforzo da parte di Napolitano e Bersani per sbloccare una situazione apparentemente irrisolvibile. Ma se Napolitano non si dimette e se Bersani non propone a Grillo di fare i passi necessari per rivotare allora come non può venire in mente che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina?

Non vorrei insomma che quella di ieri non sia una reale apertura del Pd a Grillo. Non fosse altro perché quasi tutte le leggi (non tutte, ma buona parte) proposte dal Movimento 5 Stelle nel suo programma sono decisamente troppo… di sinistra per il Pd. Non vorrei insomma che possa accadere quello che  — in assoluta malafede, è vero — ho sospettato fin dall’inizio e cioè che il vero obiettivo del Pd potrebbe essere quello di cercare un possibile accordo con Berlusconi. Ma prima che questo accada Bersani dovrebbe fare in modo di addossare la responsabilità di una simile scelta alla presunta intransigenza del Movimento 5 Stelle. Far passare cioè agli occhi del suo elettorato che il Pd sia quasi obbligato ad allearsi con Berlusconi. Sempre per il bene del Paese, si intende.

Piero Fassino e l’invito a Grillo di farsi un partito tutto suo

Per capire davvero l’anima di un partito e dei suoi massimi dirigenti a volte più di tanti commenti e analisi bastano poche parole. A Beppe Grillo, che nel 2009 chiese provocatoriamente di poter partecipare alle primarie del Pd, Piero Fassino rispose che era meglio se si faceva un partito per conto suo:

Non c’è niente da fare, ci sono dirigenti politici che come Fassino — o Bersani, D’Alema, Veltroni — sono dei vincenti nati.

La sinistra che rimuove la realtà

La Concordia simbolo dell'Italia attuale

La Concordia simbolo dell’Italia attuale

A proposito di elezioni e di programmi elettorali mi sento di condividere in pieno l’analisi politico-economica, secondo me assai convincente per sintesi e lucidità, di Rudi Ghedini:

È possibile che si possano rinegoziare gli impegni presi con l’Europa, ottenendo qualche margine per scelte espansive, a partite dal calo delle tasse sul lavoro e sulla produzione, e da qualche appalto pubblico in grado di rilanciare un po’ di domanda interna.
Ma è inutile fingere che ci siano un’Agenda Bersani o un’Agenda Ingroia o un’Agenda Grillo alternative all’Agenda Monti: qualcuno sa che farà l’opposizione, altri sono convinti di vincere, tutti giocano con le parole. In particolare, il Pd e Sel sanno che l’Agenda Monti non ha alternative, ma non possono dirlo alla loro gente, cercano voti e spargono illusioni.
Avete sentito Bersani dire dove intende tagliare la spesa pubblica? Come intende riformare il lavoro? Come si propone di sburocratizzare lo Stato? Con quali risorse agirà sulle più evidenti distorsioni della riforma delle pensioni?

Giusto parlare di “equità” da garantire nella crescita, e di lavoro qualificato e stabile, e di sviluppo ambientalmente sostenibile. Diventano parole vuote, se non si indicano con precisione i tagli alla spesa, unica via per liberare risorse e offrire allo Stato qualche occasione di investimento.

Michele Serra, Beppe Grillo e “lei non sa che populista è”

Nell’Amaca sulla Repubblica di oggi Michele Serra tira un bel colpo basso a Beppe Grillo:

Siamo davvero sicuri che lo scopo della democrazia sia, come dice Grillo, portare in Parlamento “gente le cui faccette le vedi dappertutto”, l’uomo della strada, il cittadino qualunque? Io non voglio votare per chi è come me, voglio votare per chi è migliore di me. Nessun sistema politico, tantomeno la democrazia, può funzionare se non riesce a selezionare una classe dirigente. Il vero problema delle Cinque stelle è che non si pone questo problema. Non ponendoselo, merita in pieno l’accusa di populismo.

VauroSiamo davvero sicuri però che non sia un autogol? Siamo davvero sicuri cioè che sia meglio votare uno come Bersani? O per esempio uno a caso del Pd?

Tipo, si fa per dire, Stefano Fassina che sempre sulla Repubblica di oggi si dice certo che gli italiani non si faranno più attrarre dal populismo di Berlusconi? E come no. Anche solo per far contento Fassina gli italiani da oggi in poi smetteranno improvvisamente di fare gli italiani e, week end permettendo, a partire da lunedì prossimo la corruzione sarà solo un ricordo e già me li vedo, questi italiani, tutti in fila a pagare fino all’ultimo euro le tasse che hanno finora evaso. D’altronde, come dice Michele Serra, se non lo sa Fassina che è meglio di noi…

Chiamale se vuoi delusioni

Nichi Vendola

5%. Più o meno tanto vale Nichi Vendola secondo un sondaggio. Quello col Pd sembra insomma essere stato un abbraccio letale per la credibilità del leader di Sinistra e libertà. Se non un fallimento, sicuramente qualcosa di simile. Forse a dimostrazione che, basta chiederlo a D’Alema, fare l’occhiolino ai moderati non porta mai da nessuna parte.
English: Beppe Grillo, Italian comedian, activ...
Per contro, stando ai dati di un altro sondaggio Beppe Grillo viaggerebbe intorno al 18%. Segno evidente di come il suo movimento riesca a riempire i vuoti lasciati più che dai partiti dalla politica. E soprattutto, secondo me, dalla sinistra.