Archivi tag: Luciano Moggi

Impuniti anche se colpevoli

Calciopoli, reati estinti. Era un’associazione a delinquere a tempo determinato.

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Perché c’è un limite a tutto

Dopo la prescrizione di Moggi ha ancora senso parlare di calcio (e di giustizia)? Secondo me no.

Se prescrivono Calciopoli allora dobbiamo far finire il calcio

Se veramente la Cassazione dovesse prescrivere Calciopoli credo che tutti noi interisti, nessuno escluso, dovremo immediatamente disdire gli abbonamenti Sky o Mediaset Premium.

Se decideranno di cancellare Calciopoli, come oggi anticipa Il Fatto Quotidiano, noi interisti avremo il dovere di mettere in ginocchio il calcio italiano non versando più un solo euro. Usando così la nostra unica forma di difesa a disposizione e cioè facendo saltare il sistema dei diritti televisivi. Altrimenti vorrà dire che saremo complici anche noi di questo schifo e che, in fondo, ce lo meritiamo.

Per quanto mi riguarda, se davvero succederà una cosa del genere, per me il calcio, semplicemente, non esisterà più. Perché c’è un limite a tutto. Vorrà dire che smetterò di seguire l’Inter.

Calciopoli potrebbe essere prescritta

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Delinquenti per sempre

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Cancellare Calciopoli, la più grande vergogna dello sport italiano, fino a farla diventare un’invenzione degli interisti. L’opera è in atto già da tempo e prosegue incessantemente a colpi di manipolazioni mediatiche sempre più spudorate e mirate a negare l’evidenza dei fatti. Quello cui siamo di fronte è un preciso quanto paradossale ribaltamento della realtà. Come dimostrano le ultime farneticazioni di Andrea Agnelli, il cui negazionismo è talmente rozzo quanto improbabile da lasciare davvero sconcertati. Andando di questo passo andrà a finire che la Fiat sarà fatta passare da carnefice addirittura a vittima del sistema. Senza che, quando si arriverà addirittura a dare per scontata una cosa del genere, a nessuno manco più scapperà da ridere.

Tanto, per quello che vale il calcio italiano, non vale nemmeno la pena di sollevare pur minime obiezioni. Anche perché la Serie A è talmente screditata ormai che  si può benissimo sostenere tutto e il contrario di tutto senza per questo andare mai in contraddizione con le svariate sentenze di giustizia sportiva e, ahimé, anche quelle decisamente più serie a carattere penale. E cioè proprio ciò che si sta cercando di rimuovere. Non tanto tutti quei campionati truccati e quegli scudetti finti, ma – incidentalmente – anche le malefatte dell’associazione a delinquere che dirigeva la squadra della Fiat. Un’associazione a delinquere composta – lo so che fa brutto esprimersi così nei confronti di rinomati manager, ma tant’è – da delinquenti. Volgari delinquenti.

Questo è quello che si vuole veramente far scomparire dalla storia. Non tanto l’aver rubato partite e titoli che anzi invece di essere motivo di vergogna sono semmai un merito di cui vantarsi. No, quello che viene ritenuto inconcepibile è piuttosto l’infamia di essere stati riconosciuti come delinquenti. Perché di questo si sta parlando: di delinquenza e non di altro, di delinquenza e non di gol, di delinquenza e niente altro. Delinquenza che esula da ogni possibile contesto sportivo. Negare i fatti, negare quello che è successo – quando invece sarebbe stato indispensabile ammettere colpe e responsabilità per provare a chiudere un’epoca così umiliante per il calcio italiano – equivale allora a riaffermare ogni volta il marchio dell’infamia che quegli scudetti e quelle stellette simboleggiano.

Agnelli finalmente sbugiardato dall’Inter. Di Thohir

Sicuramente Andrea Agnelli sarà rimasto spiazzato perché era abituato a ben altre risposte, quelle cioè sempre troppo educate e tolleranti di Massimo Moratti. Sicuramente Agnelli pensava di passarla liscia come sempre quando si tratta di offendere l’Inter. Invece stavolta, proprio nel giorno in cui è stato celebrato l’addio di Moratti, dall’Inter è arrivata una replica di quelle che tutti noi tifosi, inutile negarlo, aspettavamo da anni. E cioè un comunicato che sbugiarda Agnelli e gli ricorda come Calciopoli abbia svergognato lo sport italiano:

MILANO – F.C. Internazionale prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare.

Finalmente un po’ di coraggio, insomma. Era ora. Che sia però soltanto l’inizio di una diversa attenzione ai media. Perché la Fiat (o, come si chiama adesso, Fca) non cambierà certo il modo di fare comunicazione. E l’Inter non dovrà mai più indietreggiare anche di un solo centimetro.

L'inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

L’inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

Se Moggi sbugiarda mezza Italia: il rigore su Ronaldo c’era

L’ammissione di Moggi condanna per sempre al ridicolo milioni di italiani

Se perfino Luciano Moggi ammette — nella sua furba (e come ti sbagli) autobiografia pronta per essere venduta a pacchi — che l’intervento di Iuliano su Ronaldo era rigore (come se potevano mai esserci stati dei dubbi su quello che fu un vero e proprio placcaggio da rugby) che dovremmo dire ora noi a tutti quei tifosi della Fiat che senza un pur minimo senso del pudore per anni e anni hanno continuato a negare l’evidenza?

Uno scudetto che fece vergognare anche l’aziendalista Tosatti

Se perfino Moggi ammette che fu una partita falsata — quella partita come del resto tutto il campionato fu falsato da una serie infinita di sfortunate decisioni arbitrali, che alla fine fece gridare allo scandalo sul Corriere della sera perfino un ferreo aziendalista come la buonanima di Giorgio Tosatti — ora che dovremmo pensare noi di tutti quei tifosi della Fiat che hanno fatto finta per anni e anni di non vedere, di non sentire, di non capire?

Ma, da interista, se Moratti aveva preso Moggi allora sono pronto a rinnegarlo

Anche se il calcio in fondo c’entra fino a un certo punto. Perché in gioco c’è ben altro che qualche trofeo di uno sport tra l’altro sommamente stupido (ragione per cui è così tanto amato). Qui è in discussione l’onestà intellettuale di ognuno di noi, che travalica puerili questioni di tifo. E cioè: a differenza dei seguaci della Fiat nei confronti di Agnelli, da interista non avrei il minimo dubbio a rinnegare Moratti se solo fosse vero (ma io non ci credo, mi rifiuto di crederlo) che aveva preso Moggi.

Moggi ammette: su Ronaldo era rigore

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Nient’altro che delinquenti

La Triade protagonista di Calciopoli

Le motivazioni della Corte d’Appello di Napoli della sentenza emessa il 17 dicembre 2013 parlano chiaro e cioè: magari si fosse trattato solo di frode sportiva. Ma non c’è stata solo frode sportiva, perché quella al soldo della Fiat era una vera e propria associazione a delinquere:

Quella di Moggi, Giraudo e Bergamo era un’associazione a delinquere tesa a ledere la terzietà degli arbitri. — la Repubblica

Calciopoli non è stata un’invenzione, o un complotto contro la Juventus. — Lettera 43

Esistono “molteplici e articolati elementi probatori” sulla sussistenza del reato di associazione per delinquere di cui si sono resi responsabili diversi imputati, tra cui l’ex dg della Juventus Luciano Moggi. — Tuttosport

È bene sottolinearlo, è bene ricordarlo. A futura memoria, piaccia o no, questi sono i fatti. Un processo che qualcuno può anche criticare, o magari una sentenza che non si vuole accettare. Certo, ce la possiamo rigirare come meglio ci pare, ma comunque sia questa è e rimarrà per sempre la storia di Calciopoli.

27 condanne consecutive significheranno qualcosa?

Moggi con Giraudo, Bettega e Lippi ai tempi di Calciopoli

Giraudo, Bettega, Moggi e Lippi ai tempi di Calciopoli

Secondo la contabilità più aggiornata delle sentenze su Calciopoli quella odierna dovrebbe essere la 27esima condanna consecutiva del direttore generale della squadra della Fiat Luciano Moggi e dei suoi associati vari.

Pierluigi Battista e gli scudetti della Fiat

Sì, lo ammetto, era da parecchio tempo che sognavo un assist del genere:

«Le difficoltà in Lega di serie A ad eleggere il nuovo presidente e Luciano Moggi candidato alla Camera sono due immagini del nostro calcio attuale, e della nostra politica». — Zdeněk Zeman

Quei negazionisti degli italiani

Liste elettorali

Milioni di grandissime teste di cazzo. Questo sono, in generale, quegli italiani così ben rappresentati da coloro che si sono messi diligentemente in coda per depositare i simboli dei propri partiti personali.

Uno spettacolo indegno di un paese civile. Nient’altro che un insulto alla politica, uno sfregio alla democrazia, un’offesa all’intelligenza.

Gente tremendamente smemorata, gente esageratamente ottusa, gente per cui il fascismo, la guerra, la fame, l’immigrazione, la Democrazia Cristiana e il ventennio berlusconiano è come se non fossero mai esistiti.

Un esempio su tutti: hanno candidato, vergognosamente candidato, perfino Luciano Moggi e nessuno nemmeno dice niente.

Barbara D’Urso? No, Maurizio Crosetti

Maurizio Crosetti

Se il calcio italiano ha i problemi che ha (o c’è qualcuno forse che può sostenere il contrario?) è anche perché il giornalismo italiano non è capace di fare informazione come dovrebbe. E cioè quando si intervista Andrea Agnelli o si ha il coraggio di fargli domande serie oppure sarebbe meglio lasciar perdere. Perché altrimenti si fa la stessa figura di Barbara D’Urso quando fa finta di intervistare Silvio Berlusconi. A questo proposito cito e archivio questa intervista sulla Repubblica ad Andrea Agnelli che definire imbarazzante è poco. Intervista firmata  (è bene ricordarsi sempre i nomi dei massimi protagonisti del giornalismo italiano) da Maurizio Crosetti e Aligi Pontani. Di cui copioincollo due domande in particolare:

A che punto è la vertenza con la Figc? La Juventus andrà fino in fondo nella richiesta di risarcimento?
“È un iter che va avanti. Bisogna aspettare il terzo grado di giudizio della giustizia ordinaria, molto meno rapida di quella sportiva”.

L’articolo 39 del codice di giustizia sportiva offre la possibilità di revisione delle sentenze definitive in caso di fatti nuovi. La Juve intende usarlo per riavere i suoi scudetti?
“La legge stabilisce che quel jolly, sia pure importante, possa essere usato una volta sola. Dunque, bisogna farlo nei tempi giusti: appunto dopo l’ultimo grado di giudizio nei processi ordinari su Calciopoli”.

C’è forse da stupirsi se poi in campo gli arbitri commettono – curiosamente – errori arbitrali che incidentalmente favoriscono la Fiat? È allora sempre e solo colpa degli arbitri? O semmai gli arbitri sono solo l’ultimo anello (quello tra l’altro più debole ed esposto alla gogna) sono cioè gli esecutori materiali di un sistema che non riconosce le regole, non le rispetta e le disprezza? Un sistema che si regge anche grazie e soprattutto alle complicità di un giornalismo che lo difende e protegge?

Viva il Celtic

Il Cetlic Glasgow nell'ultima di Scottish League

Ovviamente, su questo blog del Cluj non ce ne frega niente. L’importante è sapere come stanno quelli del Celtic.

Certo, sono stati fortunati. Non solo il Real Madrid, ma pure l’Arsenal o il Valencia sarebbero stati più ostici da affrontare. Ma per fortuna la Champions non è la Serie A e la squadra della Fiat dovrà comunque giocare due partite vere. O meglio dovrebbe, perché non si sa mai. Luciano Moggi per esempio riusciva a comprare arbitri e guardalinee anche in Coppa Uefa.

Ma in linea di massima, non è mai scontato in Champions avere trattamenti arbitrali come in Serie A e al quel punto anche un avversario molto, ma molto più debole, come la squadra scozzese potrebbe comunque giocarsela. Anche perché la disabitudine dei giocatori della Fiat a giocare partite con direzioni arbitrali “diverse” dal solito gli fa perdere spesso e volentieri il controllo della situazione.

Giuseppe Narducci, pm di Calciopoli“Dopo le tante polemiche sulla nostra indagine, prendo atto che il giudice di appello ha confermato che in Italia in quegli anni è esistita un’associazione per delinquere che ha deformato il campionato di calcio. E che il dottor Antonio Giraudo ne è stato sicuramente partecipe. Prendendo atto di questo, spero che nel mese di dicembre dell’anno di grazia 2012, si ponga fine ad ogni ulteriore tentativo di sostenere che qualcuno ha cercato di costruire prove, di occultarle, o di perseguitare qualcuno con indagini a senso unico. Perché ora c’è un dato incontestabile: passano gli anni, cambiano i gradi di giudizio e i magistrati chiamati a decidere, eppure continua ad essere affermata sempre la stessa verità: c’era un’ associazione per delinquere”.  — Giuseppe Narducci, pm di Calciopoli

Delinquenti

Andrea Agnelli, Antonio Giraudo, Fabio Capello e Luciano Moggi all'epoca di Calciopoli

Andrea Agnelli, Antonio Giraudo, Fabio Capello e Luciano Moggi all’epoca di Calciopoli

NAPOLI – Confermata l’associazione a delinquere per Calciopoli. Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus, è stato condannato in appello a 1 anno e otto mesi di carcere dalla quarta corte d’appello di Napoli.

Se Calciopoli è un’invenzione degli interisti

Galliani con Moggi e Giraudo

Adriano Galliani con Luciano Moggi e Antonio Giraudo

Ogni parola contro la squadra della Fiat è una parola contro la credibilità di tutto il calcio italiano: dopo gli avvertimenti lanciati da Sky (nessuno è così stupido da pensare che Massimo Mauro possa dire in tv quello che gli pare, anzi è esattamente il contrario) sono arrivati (in chiara contrapposizione con lo sfogo di Massimo Moratti) anche quelli di Mediaset. Nel rinfacciare abbastanza provocatoriamente a Moratti un inesistente rigore nell’ultimo derby Adriano Galliani ha in pratica mandato un altro messaggio inequivocabile all’Inter e, indirettamente, ad Andrea Agnelli. Segno, evidentemente, che lo sgarbo della scorsa stagione (leggi partita scudetto decisa dagli errori arbitrali) sia da considerarsi ormai superato e che l’alleanza, la storica alleanza tra la famiglia Agnelli e Silvio Berlusconi, sia da ritenersi tutt’ora valida. Come ai bei bei tempi, insomma, quando si dividevano a turno gli scudetti finché non sono venute fuori quelle cazzo di intercettazioni che hanno rovinato – ma solo temporaneamente – l’idillio perfetto. Curioso, no?

Certo che verrebbe proprio da chiedersi, tifoso o no che uno sia, ma Calciopoli è mai esistita? No, perché sui giornali e tv la squadra della Fiat e l’Inter vengono sistematicamente messe sempre sullo stesso piano. Come se entrambi avessero avuto le stesse responsabilità e le stesse colpe. Eppure la squadra della Fiat ha accumulato solo condanne sia dalla giustizia sportiva e sia da quella penale, mentre l’Inter che viene sempre accomunata alla squadra della Fiat ha sì beneficiato della prescrizione (che però mica è… un reato) ma fatto sta che non è mai stata nemmeno processata e non è colpevole di niente.  Curioso, no?

La parola d’ordine è: Calciopoli è una ferita aperta. Una ferita aperta? Ma aperta per chi? Per la Fiat, semmai. Per la Fiat e basta. Eppure, stando a giornali e tv, sembrerebbe che Calciopoli sia stata e sia ancora quasi una guerra privata tra la Fiat e l’Inter. Perché tutti i media sembrano dimenticare che oltre alla Fiat sia stata condannata anche la squadra di Mediaset. Lasciamo stare la Fiorentina (il cui caso è decisamente diverso, dato che aveva accettato i favori di Moggi per non essere presa più di mira dagli arbitri) ma i media ogni volta che si parla di Calciopoli dimenticano puntualmente di citare la squadra di Mediaset. Pare che nessuno se ne ricordi più. Curioso, no?

Gli errori arbitrali? È anche colpa dell’Inter. Lo stesso accomunamento di Calciopoli viene fatto dai media anche per gli errori arbitrali. Nelle ultime tre settimane è l’Inter a dover recriminare inspiegabili torti arbitrali, mica la Fiat. Ma sui giornali e in tv sembra che si tratti invece di una guerra mediatica tra le due società per condizionare gli arbitri. Ogni volta che si parla di favori arbitrali si mettono insieme – e sullo stesso livello – sia la squadra della Fiat e sia l’Inter. Eppure è solo l’Inter ad aver subito errori arbitrali, mica la Fiat. Anzi, semmai, la Fiat è quella che se ne è avvantaggiata.  Curioso, no?

Insomma, cari tifosi-consumatori, cari abbonati di tv e di gradinata, cari sportivi, ecco a voi il nuovo calcio italiano dopo Calciopoli che è esattamente come prima di Calciopoli. Divertitevi, se potete. O se ci riuscite.

Se a Del Piero non piace più il calcio truccato

A parte (forse) l’ultimo (ma era riserva) si può dire non ci sia un solo scudetto (dicasi uno) su cui non si possa verosimilmente avanzare parecchi dubbi su come l’abbia vinto. Perché non solo ha giocato nella squadra della Fiat ai tempi di Moggi, ma più di chiunque altro è stato il simbolo di quella squadra e di quella Fiat drogata e corrotta.

Libro sul processo per doping alla FiatProtagonista assoluto di quel periodo che sarà ricordato tra i più brutti della storia dello sport italiano, Del Piero si è sempre guardato bene dal pronunciare una sola parola sul calcio truccato, sul calcio falsato dal doping. Per carità, nessuno pretendeva e pretende chissà cosa (da uno come lui poi, che tutto è tranne un eroe). Anche perché quel sistema mafioso ha fatto la sua fortuna.

Certo però, uno con il suo talento avrebbe potuto anche decidere di andarsene e provare a vincere onestamente in un’altra squadra. Anche se poteva, non l’ha fatto. D’altronde, è pur vero che ognuno, si sa, sceglie da che parte stare. Poi però è bene che lì rimanga. Ed è proprio quello che Del Piero sembra aver improvvisamente dimenticato quando per esempio in un convegno sull’integrità (sic) dello sport alla Sorbonne di Parigi ha il coraggio di dire:

“Sono orgoglioso di diffondere i valori dello sport per proteggerne l’integrità. Io li ho imparati dal calcio e vorrei che li imparassero anche i miei figli. Calciopoli, i protagonisti del calcio truccato Credo alla legge del campo e solo a quella. Chi bara tradisce lo sport e deve sapere che sporcare lo sport significa anche compromettere il proprio futuro”.

Chi bara tradisce le sport, dice Del Piero: d’altronde chi meglio di lui può saperlo? E io sono contento che l’abbia detto. Sono contento perché conferma esattamente ciò che pensavo di lui e cioè che sportivamente parlando Alessandro Del Piero è perfino peggio anche dello stesso Moggi. Perché Moggi alla fin fine era pagato dalla Fiat per truccare le partite e quello ha fatto. Moggi, insomma, a differenza di Del Piero non ha tradito nessuno, né se stesso né il calcio italiano. Chi bara tradisce lo sport, dice Del Piero e a me è venuto subito in mente di chiedermi chissà se ha mai tenuto il conto, chissà mai se Del Piero conosce cioè il numero esatto di tutti i rigori che ha simulato nella sua lunga carriera. Secondo me sì.

Bravo, Buffon e i ferimenti della Fiat

Gigi Buffon simbolo della Nazionale dei corrottiGli anni della Triade saranno ricordati per sempre come la massima espressione del calcio italiano corrotto. Non credo possano esserci ulteriori dubbi sul fatto che in quel periodo tutti i campionati fossero stati falsati e tutti sappiamo benissimo (e secondo me anche Pierluigi Battista o Christian Rocca) che non c’era certo bisogno delle intercettazioni per capire che molte partite erano truccate e che gli arbitri avessero dei comportamenti diciamo così strani.

Gli scudetti rubati insomma non sono soltanto due, ma molti di più. E la verità è che una volta scoperchiata quella fogna che è Calciopoli la squadra della Fiat non meritava la retrocessione in Serie B, ma doveva essere semplicemente radiata. Doveva essere cancellata per sempre dalla storia del calcio. Solo così si sarebbe potuto mettere veramente una pietra sopra e ricominciare da capo. Invece, quei colori sono sempre lì a ricordarci per sempre l’infamia dei disonesti e dei senza vergogna.

Ma inevitabilmente ogni tanto c’è qualcuno che improvvisamente ricorda cose che prima aveva chissà perché dimenticato. Come Daniel Bravo, ex giocatore del Parma. Il giocatore francese Bravo racconta che nel campionato 1996/97, con la squadra della Fiat prima e il Parma secondo a soli due punti di distacco, nello scontro diretto che valeva lo scudetto giocatori e società di Fiat e Parma si misero d’accordo per assegnare nello spogliatoio l’ennesimo nauseabondo titolo truccato alla famiglia Agnelli: il Parma concordò il pari nonostante avesse la possibilità di vincere. E, indovinate un po’, chi giocava in porta nel Parma? Sì, sempre lui, il capitano della Nazionale dei tanti, tantissimi ferimenti in campo nonché riconosciuto e indiscusso simbolo della sportività all’italiana: Gigi Buffon.

Qui il link del Corriere.

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Narducci, Calciopoli e la “prostituzione intellectuale”

La copertina di "Calciopoli" di Giuseppe NarducciPensatela come vi pare su Marco Travaglio (io per esempio pur ritenendolo uno dei pochi giornalisti italiani seri, a volte trovo sia troppo giustizialista) ma la sua onestà intellettuale non si discute. O forse qualcuno è convinto che in un Paese come il nostro possa esistere il giornalista perfetto quando è già di per sè assai difficile fare soltanto i giornalisti e basta? Travaglio avrà i suoi difetti, ma è, piaccia o no,  uno che non si nasconde mai. Come per esempio ha dimostrato a proposito di Calciopoli in qualità di tifoso alquanto imbarazzato della squadra della Fiat. Riaffermandolo nella prefazione a un libro scritto da Giuseppe Narducci, Calciopoli. La vera storia, che non solo noi interisti ma chiunque ami — veramente — il calcio dovrebbe leggere.
Prefazione di cui copioincollo, per esempio,  questo passaggio:

Per conoscere il sistema Moggi, non ebbi bisogno di leggerne le trascrizioni (in riferimento alle intercettazioni): mi era bastato seguire le partite della mia squadra del cuore con occhi non foderati di prosciutto, per rendermi conto che molte delle vittorie travolgenti dell’èra Moggi-Giraudo-Umberto Agnelli avvenivano altrove, fuori dal campo, prima ancora del fischio d’inizio.

Non ricordo altre dichiarazioni altrettanto oneste di altri giornalisti che fanno il tifo per la squadra della Fiat. Anche perché sembra proprio che in Italia non esistano giornalisti italiani tifosi della Fiat come di qualsiasi altra casacca. O forse mi sbaglio?
Comunque sia, a uso e consumo dei tanti smemorati che fanno a pieno titolo parte di quella che un ex interista molto appropriatamente definì “prostituzione intellectuale”, copioincollo anche un passaggio secondo me abbastanza significativo della recensione di Corrado Zunino sulla Repubblica:

E’ utile rileggere Calciopoli per ricordarsi che sì, è possibile truccare i sorteggi di inizio stagione nei campionati di quelle stagioni, anche se tre giornalisti sportivi non si accorsero di niente: ci sono comunque due testimoni a raccontare i trucchi lontani dal notaio, le palline corrose e riconoscibili. E poi si ritocca con mano la violenza intimidatoria nei confronti del comunque vile Paparesta, si rivedono gli atti sulle 45 schede telefoniche con 324 ricariche del Lichtenstein, e le ricariche  svizzere, quelle slovene. Dovevano essere intestate a nessuno, “le prendi solo se non sono rintracciabili”, ordinava Moggi ai tirapiedi. Ancora le parole in gergo e i soprannomi da malavita, l'”Atalanta”, il “numero uno”. “Poi ti richiamo di là”, e spariva l’intercettazione. I telefonini regalati avevano solo i nomi della gang in rubrica. E, si ricordano nel libro, i doppi giochi della zarina Maria Grazia Fazi e quelli di Massimo De Santis che inizia ad arbitrare onestamente quando si accorge di essere sotto inchiesta. Ancora, i 14 incontri segreti dei più alti dirigenti italiani del calcio, le ammonizioni mirate sugli avversari futuri del club bianconero. Che altro si deve aggiungere – questi sono fatti, di più, prove riconosciute – per storicizzare un fenomeno sei stagioni dopo e non giocare ancora alla polemica con due scudetti che non ci sono (perché sono stati rubati)?

La terza finta stella e Gianni Mura, giornalista in ostaggio

Gianni Mura
Per la stima che ho (o meglio che, nonostante tutto, conservo) nei suoi confronti (quando ancora consideravo Repubblica il miglior quotidiano d’Italia e non mi perdevo un suo articolo) mi rifiuto di credere a quello che leggo. Da quel grande giornalista (oggettivamente parlando) che è, sinceramente non riesco proprio a immaginarmi che sia opera sua, insomma. Cosa che si ripete con una certa frequenza diciamo da un po’ di anni a questa parte, più o meno, diciamo, da quando iniziò lo scandalo di Calciopoli che obiettivamente fece fare la figura dei coglioni a quasi tutti i giornalisti (e soprattutto a quelli più bravi) che poi sono stati costretti pure a spiegare di non essersi mai accorti (sic) di niente.

E secondo me credo di aver capito anche perché. Credo di aver capito l’inspiegabile mistero della strana involuzione di Gianni Mura che “sfarfalla” ormai sempre più spesso e a volte dice delle tali cazzate da farti sentire quasi in imbarazzo per lui, o almeno per quel grande, indiscusso e inarrivabile giornalista qual era non così poi tanto tempo fa. E cioè che secondo me Gianni Mura è — ormai ne sono certo — un ostaggio di Repubblica. È, insomma, una specie di “prigioniero politico” della redazione sportiva. E secondo me è obbligato (se non più volgarmente ricattato o quasi) a sottoporsi a dei ridicoli dialoghi a cadenza settimanale con Giuseppe Smorto. Domande e risposte che assomigliano a dei veri e propri interrogatori a cui l’aguzzino (Smorto) sottopone la vittima (Mura).

Senza nessuna pietà, Smorto pone quesiti quasi sempre o troppo stupidi o molto scomodi a cui il malcapitato Mura non sa quasi mai cosa rispondere. E sarà forse proprio per questo motivo che spesso il povero Mura tenta di sviare il discorso cercando (invano, a dire la verità) di parlare d’altro e il più delle volte sembra dire le prime cose che gli vengono in mente e che, purtroppo, il più delle volte non sono particolarmente intelligenti. Tipo questa settimana, quando l’implacabile Smorto chiede a Mura cosa pensa delle polemiche sulla terza finta stella e Gianni Mura, lo stesso Gianni Mura maestro del giornalismo sportivo, risponde così:

“Io ho un atteggiamento più distaccato: il discorso sui 28 o 30 scudetti non mi interessa proprio. Allo stesso modo, non mi interessa se l’Inter gioca con la maglia nerazzurra o con quella verde a pallini. Non mi occupo di abbigliamento”.

Fa ridere? Non lo so. In bocca ad Aldo Biscardi probabilmente sì. Detto da uno come Gianni Mura un po’ meno. Anzi. A me, francamente, — e lo dico con tutto il rispetto —  mette un po’ di tristezza. Tanto che mi sento di lanciare un appello a Ezio Mauro e a quei senza cuore della redazione sportiva di Repubblica: liberate immediatamente Gianni Mura o chiamiamo il 118.

La terza finta stella marchio dell’infamia

Luciano Moggi e Andrea Agnelli ai tempi di Calciopoli
CHE LO SAPPIA TUTTO IL MONDO. In fondo, a pensarci bene, è giusto così. Che quel marchio d’infamia, d’arroganza e slealtà sportiva, qual è la terza finta stella — che non soltanto si riappropria di un paio di scudetti rubati, ma diventa a questo punto un simbolo di tutti i campionati falsati — venga indossato per sempre, a futura memoria, da chi da sempre, storicamente, non ha mai rispettato le regole dello sport e ha sempre fatto valere il potere economico e quello politico anche nelle semplici, apparentemente innocue e “ricreative” questioni di calcio. Perché, più di ogni altra vettura sfornata da un secolo a questa parte, quella terza finta stella rappresenta lo spirito della famiglia Agnelli (e non certo dei Luciano Moggi di turno che hanno solo eseguito gli ordini) una famiglia che ha sempre considerato l’Italia un suo feudo e gli italiani suoi sudditi, molti dei quali ben soddisfatti di esserlo.

IL CALCIO ALL’ITALIANA? COME IL WRESTLING. In fondo, a ripensarci, è giusto così. È giusto che la famiglia Agnelli giochi finalmente — una volta tanto — a carte scoperte, mostrando al mondo intero chi è e che cos’è la Fiat e qual è il suo particolare quanto inconfondibile modo di intendere lo sport così come l’economia, la politica e più in generale il vivere comune. Da una parte noialtri (e non solo noi interisti) e dall’altra loro, sopra un piccolo quasi invisibile ma fondamentale piedistallo, loro che a differenza nostra non hanno bisogno di rispettare leggi e regole e nemmeno devono preoccuparsi di far finta di rispettarle. Il campionato di calcio italiano per la Fiat è un po’ come il wrestling, dove tutto è già scritto e c’è un copione da recitare. Così lo vuole la famiglia Agnelli, così spesso è stato nel corso degli anni. Loro, i padroni, sono quelli vincenti per contratto, noialtri  — a turno, a  seconda delle necessità  — i perdenti designati. Prendere o lasciare, in Serie A per molti anni è andata così.

L’ALBO D’ORO È UNA PRESA PER IL CULO. Che poi a voler affrontare in maniera seria il calcio italiano allora sia l’Inter che la squadra di Mediaset farebbero bene a far scucire immediatamente la stella dalle proprie maglie, così come ogni squadra che ha vinto lo scudetto dovrebbe riconsegnarlo simbolicamente alla Figc, dato che l’albo d’oro non ha più nessun senso ed è semmai una presa per il culo.  Nessuno però — poco ma sicuro — avrà mai il coraggio di fare una cosa del genere. Perché mettersi di traverso contro la Fiat, anche solo per una stupida questione di principio pallonara (vedi un po’ tu) non è per niente facile, nemmeno per Berlusconi. Figurarsi per Moratti. Non resta allora altro da fare che considerare il calcio italiano irrimediabilmente privo di qualsiasi credibilità e decisamente ridicolo.

TUTTI GLI ANNI SCUDETTO D’UFFICIO ALLA FIAT E SI GIOCA SOLO PER IL SECONDO POSTO. Buffonata per buffonata, avanzo allora  una mia vecchia idea e cioè quella di assegnare ogni anno lo scudetto d’ufficio alla Fiat. Così la Fiat vince il campionato tutti gli anni senza nemmeno giocarlo e nessuno, per la felicità dei tanti tifosi bianconeri, potrà mai più vincere uno scudetto tranne la Fiat. E così finalmente tutte le altre squadre potranno tranquillamente disputare il campionato per arrivare secondi. Contenta la Fiat, contenti i tifosi della Fiat la cui squadra non saprà più dove cucirsi tutte quelle stelle e contenti pure noialtri che finalmente non vedremo più campionati falsati, dirigenti mafiosi, arbitri corrotti, partite truccate, giocatori drogati  e quant’altro siamo stati costretti a vedere in tutti questi anni.

PROPRIO COME QUELLA VECCHIA ORRENDA SIGNORA LÌ. Che poi a me la squadra della Fiat, la cosiddetta “vecchia signora”, fa sempre venire in mente un’altra vecchia signora, altrettanto ricchissima quanto sleale (e magistralmente interpretata dalla grande Bette Davis) che nell’indimenticabile Scopone scientifico di Luigi Comencini non riuscendo a vincere a carte, in coppia con il suo servizievole segretario (il Moggi o il Marotta della situazione) contro due poveri e disperati borgatari (altrettanto magistralmente interpretati da Alberto Sordi e Silvana Mangano) gioca al rilancio di partita in partita fino a quando non riesce a spuntarla. Film bellissimo quanto amaro, capolavoro della commedia italiana e del cinema di tutti i tempi, la cui morale (come copioincollo dal Morandini) calza proprio a pennello anche per il calcio all’italiana :

A giocare con i ricchi (con chi tiene il banco) si perde sempre.

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Mourinho, Calciopoli e gli scudetti di Ibrahimovic

Mai avrei pensato di scrivere, per quello che ha rappresentato e rappresenta per la storia dell’Inter e per l’indimenticabile Triplete, un post contro Josè Mourinho. Ma quello che Mourinho ha detto nell’intervista al Corriere della sera è davvero inaccettabile e, cosa ancor più imbarazzante, se ha detto quello che ha detto (e non ha nemmeno l’attenuante di aver sbagliato a fare i conti dato che lui stesso ammette di pianificare le cose da dire ai giornalisti) tutto è, ahimé, tranne un interista. Perché un interista, un vero interista, non può sostenere quello che sostiene Mourinho a proposito degli scudetti di Ibrahimovic:

I detrattori di Ibrahimovic sottolineano che in Europa non ha vinto nulla… 
«Mi spiace che qualche volta le persone si dimentichino che cosa ha fatto questo ragazzo, ha vinto 9 campionati di fila, nessuno deve dimenticarlo. Gli dico questo: è ancora in tempo per realizzare i suoi sogni con la Champions, visto che è l’ultimo trofeo che gli manca».

9? 9 campionati? Eh no, caro Josè: i campionati vinti da Ibrahimovic sono 7 e non 9. E cioé: 2 con l’Ajax, 3 con l’Inter, 1 con il Barcellona e 1 con la squadra di Mediaset. Totale: 7 campionati. 7 e non 9. Perché nelle due stagioni che Ibrahimovic ha giocato con la squadra della Fiat Ibrahimovic, come tu sai benissimo (ma improvvisamente fai finta di non ricordare) non ha vinto assolutamente niente. N-i-e-n-t-e. Zeru tituli, per dirla come piace a te.

E, perdonami, puoi benissimo capire come questo errore non sia per niente ininfluente (ma proprio per niente) per chi come noi interisti abbiamo tanto (troppo) sofferto per tanti (troppi) campionati truccati e scudetti rubati e per questo motivo da interista che tra l’altro paga per esserlo a differenza tua che invece venivi pagato, non posso che inviarti il mio più sentito, ma proprio di cuore, vaffanculo. A te e a quell’altro, quella grandissima testa di cazzo che altro non è Ibrahimovic.

Albo d'oro della Serie A

Mario Sconcerti e la Fiat, vittima indifesa della giustizia italiana

Mario Sconcerti

A futura memoria, hai visto mai che diventi quasi una reliquia, archivio il link (qui il pdf) sulle motivazioni della sentenza di Calciopoli che ha portato alla condanna (in primo grado, è sempre bene sottolineare) di Luciano Moggi a 5 anni e 4 mesi.

E, sempre a futura memoria, linko l’ennesima difesa degli interessi della Fiat (così ingiustamente lesi da una giustizia poco attenta agli equilibri di potere) da parte di Mario Sconcerti, non per niente degno erede di Giorgio Tosatti come primo editorialista sportivo del Corriere della sera:

La punizione della Juventus è stata eccessiva.

D’altronde, stiamo pur parlando soltanto di 12 campionati truccati, mica di chissà che. In Italia, poi. Ecco, a leggere Sconcerti ora un’idea ce l’ho anch’io su chi intitolare lo stadio della Fiat. Non a Gaetano Scirea come suggerisce la Gazzetta, ma – dai, è facile – all’unico vero e grande martire del calcio italiano e cioè a Luciano Moggi.

Carlo Petrini, il calcio truccato e la Fiat prima di Moggi

Carlo Petrini
Via Rudi attraverso via Bauscia Cafè segnalo la disperata e atroce (sono i primi aggettivi evocati dalla lettura) intervista di Malcom Pagani e Andrea Scanzi qui sul Fatto Quotidiano a Carlo Petrini, l’ex calciatore che per primo ha denunciato il doping, le scommesse e le partite truccate nel calcio italiano.

Intervista di cui mi piace evidenziare un riferimento alla squadra della Fiat degli anni Ottanta. Le squadre di Boniperti, Trapattoni, Bettega e Zoff per capirci, che la Repubblica ha sempre contrapposto in positivo (durante la Calciopoli del 2006 ricordo in particolare un’intervista di Maurizio Crosetti a Marco Tardelli di una disonestà intellettuale nauseante) a quelle di Moggi e Giraudo.

E questo soltanto perché negli anni Ottanta, ai tempi del primo scandalo, quello delle scommesse che coinvolse tra gli altri anche Paolo Rossi, Enrico Albertosi, Bruno Giordano e Lionello Manfrendonia (qui la voce su Wikipedia) nessuno ebbe il coraggio di denunciare anche la squadra della Fiat. Un dettaglio che Crosetti e le altre grandi firme del giornalismo italiano non possono non sapere. Ecco cosa racconta, a tal proposito, Petrini:

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.