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Tutto è bene quel che finisce bene

Era necessario sottolineare il divieto, è giusto rimarcare la retromarcia. E cioè: il Sole 24 Ore e la Repubblica sono nuovamente disponibili nell’edicola digitale di Mlol.

Che cos’è Mlol?

MediaLibraryOnLine è la prima rete italiana di biblioteche pubbliche per il prestito digitale. Ad oggi le biblioteche aderenti sono oltre 4.000 in 16 regioni italiane e 6 paesi stranieri.

Per utilizzare MediaLibraryOnLine è necessario essere iscritti in una delle biblioteche aderenti.

A distanza di qualche mese, da quando Mlol segnalò la sospensione, i gruppi editoriali Repubblica-Espresso e Il Sole 24 Ore ci hanno ripensato. Forse hanno capito quanto fosse stupida una tale decisione o forse si sono resi conto dell’impopolarità di una mossa del genere visto il riscontro negativo avuto in rete e non solo. Copioincollo dal comunicato di Mlol:

Grazie anche alla campagna di pressione attivata da utenti e sistemi bibliotecari sono stati infatti raggiunti accordi con gli editori di riferimento per la distribuzione dei loro contenuti alle biblioteche pubbliche.

Bene.

Se gli editori sono i principali nemici dei lettori

Media Library On LineGli editori che piangono per la perdita sempre più inarrestabile di lettori – chissà poi perché – e non fanno altro che chiedere e pretendere aiuti pubblici sono gli stessi che poi hanno brillanti iniziative come questa segnalata dal servizio digitale delle biblioteche di Milano aderenti a Media Library On line:

AVVISO!

Vi informiamo che il Gruppo editoriale “Il Sole 24 Ore” ha deciso unilateralmente di sospendere la distribuzione dei propri contenuti online alle biblioteche italiane, finora effettuata attraverso la banca dati “Pressdisplay”. Il quotidiano “Il Sole 24 Ore” non sarà quindi più disponibile su MLOL.
Inoltre, il Gruppo Repubblica-Espresso ha deciso unilateralmente di modificare la tipologia degli abbonamenti stipulati per l’accesso alla versione digitale dei periodici da esso pubblicati, inserendo vincoli non compatibili con le esigenze e gli standard che dovrebbero caratterizzare i servizi di una biblioteca pubblica.
Abbiamo perciò deciso di sospendere l’abbonamento alla versione digitale di “Repubblica” per protestare contro la nuova politica di accesso ai contenuti on-line del gruppo. Stiamo cercando di aprire un tavolo di trattativa con gli editori nel tentativo di riattivare questi importanti servizi.

Se qualcuno non lo sapesse è bene specificare che Il Sole 24 Ore è di proprietà della Confindustria, mentre Repubblica-Espresso della famiglia De Benedetti. Stiamo insomma parlando non di due piccoli editori in difficoltà, ma della classe dirigente del nostro paese.

Massimo Mauro e gli arbitri che non sbagliano bene

Massimo Mauro e Ilaria D'Amico

Massimo Mauro insieme con Ilaria D’Amico: calcio e giornalismo senza un solo conflitto d’interessi

Se anche volessero, come potrebbero gli arbitri essere meno sfortunati di quello che sono? Ci sarebbe sempre pronto il Massimo Mauro della situazione a ricordare loro il senso di responsabilità nei confronti di un sistema che ha assoluto bisogno delle loro sfortune e che su tali sfortune si sorregge e sostiene: Le parole fanno più danni dei centimetri. Così, paradossalmente, non appena capita una giornata in cui gli arbitri non sono abbastanza sfortunati ecco che subito il Massimo Mauro di turno è pronto a cazziarli quando fino ad allora li aveva elogiati per il loro grande spirito di sacrificio e uno stoico senso del dovere. Improvvisamente succede che gli errori non fanno più parte del gioco e non vanno sportivamente accettati, come si pensava. Ecco cosa scrive – incredibilmente – Massimo Mauro:

Io sono convinto della buona fede di Rocchi, anche se riconosco che le sue decisioni hanno penalizzato la Roma, ma non sono così convinto della casualità di quanto visto sabato nei due anticipi di campionato. Non errori arbitrali clamorosi, ma piccoli indizi di come le tante polemiche post Juve-Roma, abbiano creato un clima che ha tolto serenità alla classe arbitrale. La sensazione è che si volesse riparare ad un torto.

Non so se Massimo Mauro se ne sia reso conto, ma praticamente ha scritto che secondo lui le due partite di sabato sono state falsate dagli arbitri. Quindi, se le parole hanno ancora un senso di fatto ammette che la Serie A sia un campionato truccato. Assodato ciò, rimane però il problema per Mauro che gli errori arbitrali non siano tutti uguali. C’è errore ed errore. E allora per garantire una certa uniformità di giudizio secondo Massimo Mauro è bene che gli arbitri tornino al più presto a essere sfortunati come sono di solito. Sembra incredibile che si possa arrivare a tanto, che siamo arrivati a tanto, ma è così.

Prendiamo per esempio l’ultima giornata: contrariamente a quanto sostiene Massimo Mauro tutto è filato liscio e le partite si sono concluse senza particolari sfortune arbitrali. Purtroppo è successo che, apriti cielo, la squadra della Fiat contro il Sassuolo è incappata in una giornata no e proprio per questo motivo le avrebbe fatto comodo un arbitro sfortunato per portare a casa i tre punti. Invece niente: nessun rigore, nessuna espulsione, nessuna sfortunata decisione sbagliata dell’arbitro. E il risultato è stato che la squadra della Fiat non è riuscita, solo con le sue forze, a vincere. Succede anche ai migliori. Ci sta. Ma non certo per Massimo Mauro. A suo dire l’arbitro avrebbe danneggiato la squadra della Fiat e lo avrebbe fatto deliberatamente per compensare gli aiuti della partita precedente contro la Roma. Evvai. Alla faccia della buonafede degli arbitri. Scrive infatti il sempre più incredibile Massimo Mauro:

Al Sassuolo è stato concesso di giocare 90′ contro la Juve, diciamo con tanta grinta, forse eccessiva. E l’ arbitro Banti di Livorno forse qualche cartellino giallo in più poteva usarlo. La gomitata di Vrsaljko in faccia a Tevez se l’avesse fatta Chielini sarabbe sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi e non, con la scritta “vergogna”, invece vedo che è passata completamente inosservata.

Sorvoliamo sul fatto che la gomitata di Vrsaljko non era intenzionale ma si è trattato piuttosto di un normale scontro di gioco (magari irruento) niente di più di tanti altri contrasti che si vedono in una partita di calcio. Ma anche ammesso che l’intervento fosse stato veramente da rosso diretto, perché l’eventuale errore di Banti (ammesso e concesso che di errore si sia trattato) diventa inaccettabile rispetto agli errori commessi da altri arbitri? Perché per Rocchi vale la buonafede e per Banti si sospetta la malafede? Perché un arbitro può avere licenza di sbagliare e un altro no? Perché Rocchi sì (contro la Roma) e Banti no (contro la Fiat)? Forse perché Banti a differenza di Rocchi non ha esercitato una sua precisa facoltà e cioè quella di essere sfortunato? Forse perché, come dire, Banti… non ha sbagliato bene?

Arbitro non all’altezza? Ma no, poverino, è solo sfortunato

Quello degli arbitri è un falso problema perché a condizionare il calcio italiano sono i conflitti di interessi tra controllori e controllati. Esilarante quanto esemplare (a proposito dei rapporti tra Fiat e giornali) il giudizio dell’inviato della Repubblica Emanuele Gamba sull’arbitro Doveri che ha diretto oggettivamente in maniera a dire poco pessima la partita di Verona:

Arbitra bene ma inciampa sugli episodi: tre gol su quattro sono in fuorigioco (a sbagliare è l’assistente Stallone) e una mano di Vidal era da rigore. Ma sono errori millimetrici, dunque soprattutto sfortunati.

Capito? Secondo il parere di Gamba ben tre gol su quattro (mica uno) erano irregolari e in più Doveri non avrebbe fischiato un rigore contro la squadra della Fiat (anche se le cronache televisive dicono che i falli di mano in area erano due e non uno). È possibile allora chiedersi: cosa deve succedere di più in una partita della massima serie perché possa ritenersi condizionata (e falsata) dagli arbitri? Cosa deve succedere di più in una partita della massima serie per poter avanzare quantomeno il dubbio che come minimo (per non dire peggio) l’arbitro non sia stato all’altezza? Se nemmeno i giornali e le tv possono esprimere almeno dei dubbi che informazione abbiamo? E che calcio è se perfino un inviato di un autorevole e prestigioso quotidiano come la Repubblica non può permettersi di bocciare l’operato di un arbitro i cui errori sono stati visti e rivisti in tv da milioni di persone?

Considerata cioè la gravità degli errori commessi (e per giunta in una sola partita) chissà, magari si potrebbe al limite anche dubitare del fatto che lo sfortunato Doveri sia un arbitro da Serie A? Ma quando mai: come spiega bene l’inviato Gamba lo sfortunato Doveri è semplicemente stato sfortunato. E stop. Voto? 5,5. Quindi appena appena sotto la sufficienza. Lo sfortunato Doveri ha falsato la partita in tutto e per tutto, ma per l’inviato della Repubblica lo sfortunato Doveri è niente di più che appena appena insufficiente. Pure Gianni Mura, che sulla stessa pagina firma la solita messa cantata, evidentemente è d’accordo.

Repubblica giudica appena insufficiente l'arbitro Doveri che ha falsato Verona-Juve

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Se per la Repubblica è impossibile non sapere chi è Mengoni

Mengoni punto di riferimento per la Repubblica

Repubblica online è sempre molto interessata a quello che pensa un certo Mengoni

Mengoni: “La mia bella vita lontana da Facebook e smartphone”, titola Repubblica on line. Dando quindi per scontato che tale Mengoni sia un personaggio pubblico conosciuto da tutti come che so Berlusconi o Clooney per cui sia di per sè sufficiente fare soltanto il nome per capire chi sia. Mengoni? E chi cazzo è Mengoni? Perché mai io dovrei già sapere chi diavolo è? Io mica lo so chi è questo Mengoni e il fatto che Repubblica ritenga sia particolarmente rilevante cosa passi per la testa a quello che per me è un illustre sconosciuto mi fa veramente ridere.

Una volta aperto il link scopro che è un cantante divenuto famoso per aver partecipato a X Factor, programma televisivo che come tanti altri programma televisivi (ad eccezione di qualche talk show di tanto in tanto) non ho visto e non vedo ormai da molto tempo. Mengoni, come qualsiasi altro personaggio inventato dalla tv negli ultimi anni, per me semplicemente non esistono. E non vedo perché dovrebbero avere qualche interesse. Ma non è questo il punto.

Al di là della mia soddisfazione di ignorare tutti i Mengoni del mondo, l’aspetto inquietante è l’evidente e sempre più palese subalternità dell’informazione (anche quella più seria e autorevole) alla sottocultura, a quella tv spazzatura, in particolare, che ha fatto proprio le fortune di quel Berlusconi i cui modelli culturali certa stampa come per esempio la Repubblica dichiara di disprezzare dall’alto di una presunta superiorità intellettuale che non si capisce in che cosa poi consista. Poi certo ci sarà sempre qualcuno pronto a dirmi che X Factor non è sottocultura, che Mengoni è un grande artista e che, in ultima analisi, la tv spazzatura non esiste. Ma bisogna rassegnarsi, la tossicodipendenza rimane un fenomeno difficile da arginare.

Le fatiche di San Gennaro

Il cardinale Crescenzio Pepe mostra il miracolo

Il cardinale Crescenzio Sepe mostra il miracolo

Napoli, si ripete il miracolo di San Gennaro. Con tutti i casini che Napoli ha è davvero, diciamo pure, un miracolo del cazzo. Forse sarebbe meglio, se San Gennaro proprio insiste, che una volta tanto ne faccia almeno uno veramente serio.

(Poi ci sarebbe anche da dire parecchio sull’autorevolezza e credibilità dei maggiori quotidiani tipo la Repubblica che prendono sul serio cose del genere, ma ormai ho deciso di rinunciare a criticare i media italiani perché ho sempre più la sensazione che mettere in discussione la professionalità di giornali e giornalisti sia un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Alla rabbia e all’indignazione è sopraggiunto ormai un sano e pacificatorio sentimento di umana pietà)

Michelino Serra e la parola che proprio non gli viene

Michele Serra

Michele Serra

Dai Miché che alla fine prima o poi ce la fai

Sono anni che Michele Serra nella sua rubrica quotidiana L’amaca sulla Repubblica si arrampica tutti i giorni sugli specchi per cercare di trovare le parole giuste per definire la sinistra italiana senza riuscirci mai. Ma io lo so che Michelino ce la farà. Prima o poi ce la farà. Lo so perché è un grande intellettuale di sinistra e un grande intellettuale di sinistra prima o poi le parole le trova. Anche perché di parole da dire ne basterebbe solo una. È solo una questione di tempo, insomma. E bisogna avere pazienza. Ma vedrete che prima o poi anche al nostro Michelino — prima o poi — quella parolina verrà in mente, quella parolina che definirebbe secondo me senza nessuna ombra di dubbio Giorgio Napolitano, Dario Franceschini e i 101 del Pd.

Dai Miché che è facile

Lo so che quando si tratta di parlare del Pd o di giornalismo per te che sei sempre stato un militante del Pci-Pds-Ds-Pd-ocomecazzosichiameràdomani e che tra l’altro collabori per un giornale come la Repubblica che fa il tifo per Napolitano e per il Pd diventa umanamente difficile trovare le parole giuste. Ma io ti conosco, conosco la tua invidiabile intelligenza e capacità di analisi e so che ce la puoi fare. So che puoi benissimo trovare prima o poi il coraggio di trovare e scrivere quella parola che proprio non ti viene o che forse comprensibilmente rimuovi.

Eppure è semplice, credimi

Se non riesci a capire come mai e perché quelli del Pd si comportino così magari è perché non vuoi ammettere l’evidenza delle cose. La dolorosa evidenza delle cose. Che sono molto più semplici di tutti i tuoi spesso spericolati equilibrismi dialettici che, ammettilo, non portano mai da nessuna parte. E cioè che quelli del Pd sono semplicemente dei — scusami per la crudezza, ma non essendo un intellettuale non sono abituato a tanti giri di parole — mascalzoni. Ma-scal-zó-ni. E cioè, copio e incollo dal vocabolario: chi si comporta in maniera disonesta, falsa, vile e senza scrupoli. Come quando, cito le prime cose che mi vengono in mente, hanno accettato di far sospendere i lavori parlamentari per protestare contro la magistratura che perseguita il povero Berlusconi. O come quando hanno tolto al Parlamento voce in capitolo all’acquisto degli indispensabili F35. O come quando hanno votato contro la sfiducia al ministro Alfano che non sapeva niente della “deportazione” di moglie e figlia di un dissidente politico. Vado avanti? No, meglio di no, c’è da vergognarsi solo a scriverle. Ma insomma, Miché, sono o non sono dei mascalzoni? Miché, dico a te. Sono o non sono dei mascalzoni?

Miché, per favore, dillo

Ora che anche tu hai ritrovato la parola che non proprio non ti veniva in mente, ti prego, ti scongiuro. Per favore: scrivila pure tu questa parola. Prima di andare in pensione, però. Perché, lo ammetterai, dopo non vale. Saresti veramente una (scusa il termine) merda a dirlo dopo, un po’ come Veltroni che ha confessato di aver fatto finta di essere stato comunista per trent’anni e più.

L'amaca di Michele Serra

Sulla Repubblica di oggi l’ennesimo corsivo di Serra per giustificare il Pd

Quel caso umano di Timothy Ormezzano

Timothy Ormezzano caso umano

Fare il giornalista in Italia non è per niente facile. Innanzitutto perché non è mai un mestiere che si fa per scelta, ma è sempre o quasi sempre un ripiego da parte di chi è evidentemente inabile a svolgere un lavoro che sia uno, normale. E perché poi per riuscire a portare a casa la pagnotta e tirare a campare tra stenti e sacrifici questi benedetti giornalisti sono costretti a scrivere di tutto e di più. Anche cazzate, tantissime cazzate. Anche cose false e a volte perfino totalmente inventate. Cose talmente assurde da far apparire questi poveri cristi costretti a fare i giornalisti (perché altro non saprebbero fare) il più delle volte veramente patetici. Umanamente patetici, prima ancora che professionalmente imbarazzanti.

È un po’ quello che mi è venuto in mente leggendo sulla Repubblica (sic) l’articolo di Timothy Ormezzano (sarà per caso, come succede spesso nei giornali, figlio… d’arte?) sul presunto tentativo della squadra della Fiat di battere — ma pensa un po’ tu — il record di punti stabilito nel campionato 2005/06. Il record di punti stabilito nel campionato 2005/06? Ma nel campionato 2005/06, caro Timothy Ormezzano, chiunque non sia sotto gli effetti di sostanze stupefacenti sa benissimo che non fu battutto nessun record. Nel campionato 2005/06 la squadra della Fiat fu retrocessa. Re-tro-ces-sa. Insomma, andò — anche se mi rendo benissimo conto che per molti italiani sembra una cattiveria solo ripeterlo — in Serie B. Prima o poi però bisognerà pure farsene una ragione.

Informati caro Timothy Ormezzano, mi verrebbe da dire non prima di aver pronunciato una serie di insulti per la sua, diciamo così, scarsa professionalità, senza parlare poi della poca obiettività e nessun rispetto dei fatti. Ma, dico la verità, è stato solo un momento di comprensibile debolezza. Mi sono subito trattenuto dal farlo. Perché? Beh, perché è prevalso in me una sincera e umana comprensione nei confronti di chi è meno fortunato di tutti noi e per sopravvivere in questo mondo davvero difficile è costretto ad accettare lavori così umilianti e per di più, a volte, a subire anche gli insulti di chi forse troppo superficialmente è ignaro dei veri e propri casi umani che si nascondono dietro questi “servizi” giornalistici. Come è sicuramente il caso — non ho dubbi — di Timothy Ormezzano. Sicuramente sì, sicuramente è così. Altrimenti perché mai Timothy Ormezzano avrebbe dovuto esporsi al ridicolo fino al punto di firmare un pezzo del genere?

P. S.: Dimenticavo una postilla e cioè l’augurio che a tutti gli interisti che domani compreranno la Repubblica gli possa venire un attacco di cacarella fulminante. Non per altro, ma così almeno quella copia potrà servire a qualcosa.

Barbara D’Urso? No, Maurizio Crosetti

Maurizio Crosetti

Se il calcio italiano ha i problemi che ha (o c’è qualcuno forse che può sostenere il contrario?) è anche perché il giornalismo italiano non è capace di fare informazione come dovrebbe. E cioè quando si intervista Andrea Agnelli o si ha il coraggio di fargli domande serie oppure sarebbe meglio lasciar perdere. Perché altrimenti si fa la stessa figura di Barbara D’Urso quando fa finta di intervistare Silvio Berlusconi. A questo proposito cito e archivio questa intervista sulla Repubblica ad Andrea Agnelli che definire imbarazzante è poco. Intervista firmata  (è bene ricordarsi sempre i nomi dei massimi protagonisti del giornalismo italiano) da Maurizio Crosetti e Aligi Pontani. Di cui copioincollo due domande in particolare:

A che punto è la vertenza con la Figc? La Juventus andrà fino in fondo nella richiesta di risarcimento?
“È un iter che va avanti. Bisogna aspettare il terzo grado di giudizio della giustizia ordinaria, molto meno rapida di quella sportiva”.

L’articolo 39 del codice di giustizia sportiva offre la possibilità di revisione delle sentenze definitive in caso di fatti nuovi. La Juve intende usarlo per riavere i suoi scudetti?
“La legge stabilisce che quel jolly, sia pure importante, possa essere usato una volta sola. Dunque, bisogna farlo nei tempi giusti: appunto dopo l’ultimo grado di giudizio nei processi ordinari su Calciopoli”.

C’è forse da stupirsi se poi in campo gli arbitri commettono – curiosamente – errori arbitrali che incidentalmente favoriscono la Fiat? È allora sempre e solo colpa degli arbitri? O semmai gli arbitri sono solo l’ultimo anello (quello tra l’altro più debole ed esposto alla gogna) sono cioè gli esecutori materiali di un sistema che non riconosce le regole, non le rispetta e le disprezza? Un sistema che si regge anche grazie e soprattutto alle complicità di un giornalismo che lo difende e protegge?

Concita De Gregorio, i rettili dell’Ilva e i soldi presi dal Pd

Emilio Riva

Emilio Riva

Cara Concita, come non condividere quello che dici

Anche a non essere lombrosiani, e diventa ogni giorno più difficile, lo spettacolo dei volti dei Riva  padre e figlio  e del loro ufficiale pagatore Girolamo Archinà dice della vicenda Ilva almeno quanto, forse più delle parole. Che l’erede di una fortuna costruita sulla morte per cancro di centinaia di operai dica al telefono ‘Due tumori in piú? Una minchiata’ e’ un’enormità non tanto aggravata quanto illustrata dalla sua faccia. Rettili, questo sembrano i tre affiancati in foto. Archinà, l’equivalente del ragionier Spinelli, come ciascuno in città sa aveva a libro paga non Olgettine ma arcivescovi e cardinali.

Concita De Gregorio

Concita De Gregorio

Che per 52 anni la chiesa tarantina si sia lasciata zittire con una mancia mensile é della storia il dettaglio più indecente. Con una mano si avvelenavano i lavoratori e con l’altra si costruiva, nel quartiere della morte – i Tamburi – la chiesa di Gesù divin lavoratore con un mosaico in stile socialismo reale dove i dirigenti della fabbrica e gli operai, i pescatori e i padroni, tutti insieme, rendono omaggio al dono del lavoro portato dal Cristo. All’ombra di quel mosaico e in cambio dei denari avuti per altre magnificenti opere di carità i preti hanno per anni consolato le vedove e le orfane, che vuoi ragazza mia, e’ il volere del Signore. Se gli uomini morivano a 40 anni, se i bambini nascevano con la leucemia. Una fatalità, preghiamo.

Saggi, intanto, gli amministratori e i politici che si sono succeduti nelle decadi si sono ben guardati dall’aprire a Taranto un centro pubblico di oncologia pediatrica:  i bimbi  malati meglio mandarli a curarsi e a morire fuori ,così non entrano nel conto in carico alla città e non fanno statistica. I bambini: gli stessi che nei loro disegni dipingono la fabbrica che sputa ‘ minerale’ come un drago. I bambini che tornano da scuola con la faccia che luccica di polvere, i ‘minori’ che secondo l’ordinanza del sindaco è meglio non far giocare per strada, ai Tamburi. Teneteli a casa.

e il coraggio con cui lo fai?

Ma che a Taranto si muore di cancro e che la fabbrica che dà da vivere è la stessa che stermina famiglie intere lo sanno tutti da decenni e lo sopportano: gli ultimi perché non hanno alternative, tutti gli altri perchè gli conviene. Chiunque ti spiega il ‘peccato originale’ quale sia stato: aver deciso di collocare la zona di stoccaggio e di lavorazione a caldo a ridosso della città e non dal lato opposto come sarebbe stato logico. Perché? Per risparmiare qualche metro di nastro trasportatore dei materiali dal porto. Per spendere meno, insomma, e pazienza se le fornaci che sputano veleno minerale stanno a ridosso delle case. Quando? 52 anni fa, nel 1960. Mezzo secolo.

Ce ne sarebbe stato di tempo per chiedere ai padroni dell’acciaio, da ultimo  ai Riva,  interventi di bonifica drastici, per obbligarli con le leggi, per evitare di lasciarsi comprare e per denunciare i corrotti. Per evitare che si arrivasse al punto in cui a pagare sono come sempre quelli che hanno da vendere soltano il loro lavoro,  la vita compresa nel prezzo, e di entrambi restano senza. Le lacrime di coccodrillo, parlando di rettili, sono una pratica ignobile e in tempi come i nostri insopportabile. Suscitano rabbia e furore, legittimi. Se fossi un candidato premier oggi sarei all’Ilva a parlare con gli operai che la occupano: soprattutto sarei lì ad ascoltarli e pazienza se insultano. Hanno ragione loro e bisogna dirglielo. Assumersi le proprie responsabilita, scusarsi senza dar le colpe ad altri che le colpe politiche si ereditano e si scontano, ascoltarli e dire: avete ragione.

Però non hai scritto una parola sui soldi che la famiglia Riva dava (avrebbe dato?) anche al Pd e in particolare al segretario del Pd Bersani. Se Riva ha potuto fare quello che voleva con (dicono) 600 milioni di utlili all’anno senza aver mai speso un solo euro (questo è certo) per Taranto non è mica solo colpa di una parte politica. Anzi. Per me le responsabilità del centrosinistra sono perfino più gravi. E, sempre in tema di coraggio, bisognerebbe sottolinearlo.

Scusi, Gianni Mura, ma c’era il rigore?

Scusi, Gianni Mura, ma c’era il rigore?

Gianni Mura e il rigore che c'era

Richiamo in prima pagina della Repubblica di oggi del commento di Gianni Mura

Scusi, Gianni Mura, ma non ho capito bene: c’era il rigore?

Gianni Mura e il rigore che non c'era

Commento di Gianni Mura sulla prima pagina dello Sport

Quattro volte. Che il rigore non c’era è stato ripetuto quattro volte tra titolo in prima pagina, richiamo e articolo sulla prima di sport. Pignolo, pedante? Vediamo allora cosa ha scritto lo stesso Gianni Mura esattamente una settimana fa a proposito di un altro rigore discusso, sempre a San Siro ma che non è stato dato all’Inter:

Gianni Mura e il problema che è un altro

“Il rigore su Ranocchia c’era, ma non è questo il punto“, scrive lo stesso Gianni Mura di prima. E credo non ci sia altro da aggiungere, a parte il video che segue:

VEDI ANCHE:

Sembra Mario Sconcerti e invece è Gianni Mura

Sarò crudele: Gianni Mura oggi ha scritto sulla Repubblica (inizia a pag. 23 e prosegue a pag. 25) un editoriale alla Mario Sconcerti. Per evitare di prendere qualsivoglia posizione (che è poi comunque di per sè, a buon intenditore poche parole, già una scelta di campo ben precisa) nel commento al campionato e quindi anche agli ennesimi errori arbitrali Mura non trova niente di meglio che usare il solito paracadute retorico di mettere sullo stesso piano, senza se e senza ma, la squadra della Fiat e l’Inter. Per lui sono entrambe colpevoli, così non si fanno discriminazioni e nessuno se ne avrà a male.Gianni Mura Entrambe colpevoli di scarsa sportività, entrambe colpevoli di alzare la voce. Un po’ come se uno camminando per strada a un certo punto venisse aggredito da un rapinatore e per difendersi mettesse a sua volta le mani addosso all’aggressore. Ecco, per Gianni Mura (per inciso, una delle più grandi delusioni giornalistiche della mia vita) sarebbero tutti e due colpevoli – sia l’aggressore che l’aggredito – di violenze e schiamazzi in luogo pubblico. Chi abbia cominciato e perché si siano accapigliati a Mura non gliene può fregare di meno. E la cosa, che sia chiaro a quelli più ignoranti come il sottoscritto, è da intendersi come puro, oggettivo, inattaccabile e superbo terzismo giornalistico. Prosit.

L’avvertimento mafioso di Massimo Mauro a Moratti

Massimo Mauro opininionista indipendentePuntuale, ogni volta che l’Inter osa alzare un po’ il tono della voce, arriva subito la valanga. Appena il nostro caro grande presidente Massimo Moratti s’azzarda a fare anche il minimo appunto contro i soliti aiuti arbitrali alla Fiat ecco che gli piomba subito addosso a mezzo stampa una valanga di messaggi intimidatori che non esito a definire, nella sua dinamica ricattatoria, di chiaro e palese stampo mafioso. Tipo per esempio l’ultimo (in ordine di tempo) avvertimento inviato dal suo blog sulla Repubblica da Massimo Mauro, di cui copioincollo un passaggio decisamente inquietante:

Basta con la stucchevole polemica sulla sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti della Juventus. Ricordare che la società bianconera i suoi errori li aveva pesantemente pagati (serie B e danni patrimoniali per oltre 200 milioni di euro) e Agnelli (e la nuova dirigenza) aveva definitivamente voltato pagina. Offendere la Juventus è come offendere tutto il nostro calcio, ogni parola contro i bianconeri è una parola contro la credibilità di tutto il settore.

Perché, sostiene sempre Massimo Mauro, a minare la credibilità del calcio italiano sono le critiche agli aiuti arbitrali alla Fiat, mica gli aiuti arbitrali alla Fiat. Il problema, insomma, non sono gli aiuti arbitrali ma che di questi aiuti se ne parli. AltanPerché se nessuno parlasse di questi aiuti arbitrali è come se non esistessero e tutto filerebbe liscio come l’olio. Invece, se Moratti continua così, se continua a criticare gli aiuti arbitrali alla Fiat, non farà altro che rovinare non solo se stesso (vale a dire, stia bene attento a come parla) ma tutto il calcio italiano. Scrive infatti Mauro:

Il risultato sarà solo uno: stadi sempre più vuoti e sempre più deprezzato il prodotto serie A.

E la colpa, va da sè, è sempre e solo dell’Inter. Perché – come Massimo Mauro spiega secondo me benissimo nel suo personalissimo invito rivolto a Massimo Moratti di, come dire, darsi una calmata – se il calcio italiano non è più una cosa seria ma anzi spesso fa solo ridere la colpa è sempre e solo dell’Inter. Colpa dell’Inter che non fa gli interessi del calcio italiano e continua – inspiegabilmente – a non voler accettare le regole del gioco che la Fiat da sempre – condanne permettendo – impone. Chiaro, no?

Il trionfo dell'Inter a Torino nonostante gli errori arbitrali

Se Fabrizio Bocca rimprovera Moratti di non “accontentarsi” dei tre punti

Offeso e umiliato. Non so voi, ma io mi sento veramente offeso e umiliato non solo come interista ma più semplicemente come sportivo dalle affermazioni di Fabrizio Bocca che nel suo blog sulla Repubblica rimprovera Massimo Moratti di non essersi accontentato (usa proprio questa parola) di aver vinto e di usare i media (Moratti che usa i media…) per strumentalizzare gli errori di Tagliavento. E offeso e umiliato, non solo come interista ma più semplicemente come sportivo, mi sono sentito in dovere di lasciargli un commento:

Premesso che mettere sullo stesso livello il potere mediatico di Fiat e Moratti è intellettualmente disonesto, rimproverare l’Inter di non accontentarsi (sic) dei 3 punti lo trovo assolutamente offensivo non solo come tifoso dell’Inter ma come sportivo. E credo sia una considerazione offensiva per tutto il calcio italiano voler monetizzare una questione di principio e per giunta con una manciata di punti. Che c’entrano mai i punti o la classifica o gli scudetti, coppe e coppette con gli errori di Tagliavento? Qui si sta parlando di sport e di regole sportive da rispettare e che valgono per tutti, Fiat compresa.

Che l’Inter abbia vinto oppure no non cambia di una virgola quello che è successo: la partita è stata falsata dagli arbitri. Fal-sa-ta!

O forse il fatto che l’Inter abbia vinto nonostante gli errori di Tagliavento assolve Tagliavento e gli altri arbitri dai loro errori? Di questo bisogna parlare e cioè di arbitri che ogni volta che dirigono la squadra della Fiat commettono errori che falsano le partite.

In soli sette giorni a Catania e Torino due partite sono state falsate in maniera palese ed evidente – e quindi in maniera inspiegabile – e qualcuno dovrebbe accontentarsi di aver miracolosamente portato via tre punticini alla squadra che ogni volta per motivi a noi sconosciuti non viene mai danneggiata dagli arbitri? Ma a che gioco giochiamo? Ma scherziamo o che?

A me interessa (e infatti pago un sacco di soldi) poter vedere partite di calcio vere. Non finte.

D’Agostino e i poteri storti

Roberto D'AgostinoCome dare torto al sempre più “alternativo” Roberto D’Agostino, intervistato da Malcom Pagani sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, quando dice che

“I giornaloni, detenuti dai poteri storti fingono di indignarsi, attaccando i ladri di elemosine, la banda Bassotti dei Maruccio e dei Fiorito che rubano nel piattino della cieca, ma non indagano sul potere economico. Guardi come sono trattate Banca Intesa, Unicredit, Mediobanca, Bpm o la cessione di Antonveneta. C’è da capirli. Mejo occuparsi dei rubagalline che mettere il dito nella piaga: rischiano di non uscire. Se Stella e Rizzo, invece di affrontare la Casta dei morti di fame, si fossero concentrati sull’acquisizione di Recoletos da parte di Rcs, forse il gruppo starebbe meglio”.

E, ancora, sempre in tema di giornalismo ai massimi livelli:

“Sul tema, mi appassiona il Barcellona-Real di carta tra Repubblica e il Foglio. Da un lato, Serra, Aspesi ed Eco impegnati a tagliare la cotica e a disegnare la palingenesi etica partendo dalla Milano degli anni d’oro. Dall’altro il cinismo churchilliano, la politica sangue e merda, l’antico patto fondante col Male di Ferrara. Dissento da entrambi. A Eco, vicepresidente di una società bibliofila governata da Dell’Utri, mi piacerebbe ricordare che ha, oltre a Napolitano, un altro presidente. A Ferrara che non si può accettare in toto la provocazione del ‘tutti ladri’ o per uscire di casa servirà la pistola. Di certo, Giuliano ha letto i 5 libri che darei a mio figlio per spiegargli cosa siamo. La Divina Commedia, il Prìncipe, i Promessi Sposi e il Gattopardo e Fratelli d’Italia di Arbasino, uno che sul trionfalismo retorico ha detto il suo. Crisi morale? Siamo sempre dalle sue parti. Vecchie solfe”.

Le solite cose, certo. Ma almeno senza far finta di non vederle. E dopo il raffinato e coltissimo Alberto Arbasino forse il testimone potrebbe passare nelle mani del sempre più “alternativo”, segno forse dei tempi, D’Agostino? Così siamo messi? Mah…

Intervista a D'Agostino

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Maurizio Crosetti e le sentenze ad personam

La copertina del libro di Crosetti sulla Fiat vittima di Calciopoli

La copertina del libro di Crosetti sulla Fiat vittima di Calciopoli

I miracoli della giustizia all’italiana: quasi dimezzata la squalifica di Conte, riduzione tra l’altro ampiamente anticipata dai media (chissà come avranno fatto?) con molti giorni d’anticipo. In questo caso però nessuno grida allo scandalo, né chiede provvedimenti o una apposita legge come quella per vietare la pubblicazione delle intercettazioni. Anzi. Manca poco che si festeggi l’avvenimento.
“Sconto giusto, processo pasticciato”, sostiene Maurizio Crosetti. Che è un po’ come dire a tutti quanti gli altri imputati condannati invece per le stesse accuse con il massimo della pena: vi sta bene, così imparate. Peggio per voi, insomma, che non avete assoldato un avvocato come Giulia Bongiorno.

Se la Repubblica fa passare Volponi per analfabeta

Volponi analfabeta

La citazione, attuale e appropriata, merita attenzione. Solo che quelli delle pagine culturali della Repubblica sono riusciti a far passare per analfabeta Paolo Volponi.

D’accordo, l’apostrofo di troppo sta pure sul testo originale (prima riga di pag. 136) ed evidentemente si è trattato di un banalissimo copiaincolla. Ma sulle pagine culturali di uno dei maggiori quotidiani italiani una distrazione così fa davvero effetto.

Domanda: qualcuno legge i pezzi prima di chiudere le pagine? No, perché in certi quotidiani di paese i redattori sono talmente pochi (e quasi tutti precari e malpagati) che a volte nessuno ha il tempo di controllare quello che viene pubblicato. Nei giornali di paese, almeno, funziona così.

Emanuele Gamba e la spinta dei cerottini della Fiat

Emanuele Gamba, tromboneEsempi pratici di come si diventa giornalisti. Esempio numero 1: Emanuele Gamba. Emanuele Gamba fa il giornalista, ma non si vergogna di scrivere oggi sulla Repubblica cose del genere:

Con lo scudetto fieramente cucito in mezzo al petto, e le stelle nascoste da un cerottino bianconero, i campioni d’Italia partono per il ritiro valdostano di Chatillon (da oggi al 23) con una spinta completamente diversa rispetto al passato più recente.

Si ringrazia Emanuele Gamba per la dimostrazione pratica di grande giornalismo.

Le pagelle “personalizzate” di Gianni Mura

Stagione fallimentare per Zlatan Ibrahimovic
Zeru tituli, quest’anno, sia per l’Inter che per Mediaset. Ma per Gianni Mura  (qui il link) se l’Inter merita in pagella 4,5 (ed è anche fin troppo generoso, a dire la verità) la squadra di Allegri e Galliani invece un bel 7,5. Infatti, Berlusconi per primo, in casa rossonera scoppiano tutti di felicità. Tanto che Ambrosini stava già andando a prendere il pullman scoperto per i festeggiamenti di rito.

Ma tant’è: Mura boccia (giustamente) l’Inter e promuove Mediaset a pieni voti. Ed è perfettamente inutile chiedersi perché. Sono cose da maestri del giornalismo, queste. Che ne possiamo capire noi poveri fessi?

La terza finta stella e Gianni Mura, giornalista in ostaggio

Gianni Mura
Per la stima che ho (o meglio che, nonostante tutto, conservo) nei suoi confronti (quando ancora consideravo Repubblica il miglior quotidiano d’Italia e non mi perdevo un suo articolo) mi rifiuto di credere a quello che leggo. Da quel grande giornalista (oggettivamente parlando) che è, sinceramente non riesco proprio a immaginarmi che sia opera sua, insomma. Cosa che si ripete con una certa frequenza diciamo da un po’ di anni a questa parte, più o meno, diciamo, da quando iniziò lo scandalo di Calciopoli che obiettivamente fece fare la figura dei coglioni a quasi tutti i giornalisti (e soprattutto a quelli più bravi) che poi sono stati costretti pure a spiegare di non essersi mai accorti (sic) di niente.

E secondo me credo di aver capito anche perché. Credo di aver capito l’inspiegabile mistero della strana involuzione di Gianni Mura che “sfarfalla” ormai sempre più spesso e a volte dice delle tali cazzate da farti sentire quasi in imbarazzo per lui, o almeno per quel grande, indiscusso e inarrivabile giornalista qual era non così poi tanto tempo fa. E cioè che secondo me Gianni Mura è — ormai ne sono certo — un ostaggio di Repubblica. È, insomma, una specie di “prigioniero politico” della redazione sportiva. E secondo me è obbligato (se non più volgarmente ricattato o quasi) a sottoporsi a dei ridicoli dialoghi a cadenza settimanale con Giuseppe Smorto. Domande e risposte che assomigliano a dei veri e propri interrogatori a cui l’aguzzino (Smorto) sottopone la vittima (Mura).

Senza nessuna pietà, Smorto pone quesiti quasi sempre o troppo stupidi o molto scomodi a cui il malcapitato Mura non sa quasi mai cosa rispondere. E sarà forse proprio per questo motivo che spesso il povero Mura tenta di sviare il discorso cercando (invano, a dire la verità) di parlare d’altro e il più delle volte sembra dire le prime cose che gli vengono in mente e che, purtroppo, il più delle volte non sono particolarmente intelligenti. Tipo questa settimana, quando l’implacabile Smorto chiede a Mura cosa pensa delle polemiche sulla terza finta stella e Gianni Mura, lo stesso Gianni Mura maestro del giornalismo sportivo, risponde così:

“Io ho un atteggiamento più distaccato: il discorso sui 28 o 30 scudetti non mi interessa proprio. Allo stesso modo, non mi interessa se l’Inter gioca con la maglia nerazzurra o con quella verde a pallini. Non mi occupo di abbigliamento”.

Fa ridere? Non lo so. In bocca ad Aldo Biscardi probabilmente sì. Detto da uno come Gianni Mura un po’ meno. Anzi. A me, francamente, — e lo dico con tutto il rispetto —  mette un po’ di tristezza. Tanto che mi sento di lanciare un appello a Ezio Mauro e a quei senza cuore della redazione sportiva di Repubblica: liberate immediatamente Gianni Mura o chiamiamo il 118.

Gli orifizi di Conte

Conte arringa la squadra
Nel video di Antonio Conte che arringa la squadra l’allenatore non dice, riferito a quelli di Mediaset, che “devono sputare sangue fino all’ultima partita” come si legge nei sottotitoli delle parole captate dai microfoni della telecamera. No. Meno elegantemente, Conte dice invece che  “devono cacare sangue”. Ma si sa, “cacare” è un termine che giornali e tv evitano sempre accuratamente che in qualche modo possa essere associato alla Fiat. E il motivo è semplice: fa subito venire in mente un modello qualsiasi delle loro auto.

Se l’Inter diventa un centro di riabilitazione

Ho perso il conto di tutti gli allenatori che andranno a sostituire Ranieri e in quanto ai nuovi giocatori in arrivo giornali e tv hanno hanno già ricominciato (come da tradizione, soprattutto quando si tratta di calciomercato) massacrare, mediaticamente parlando, l’Inter, Moratti e noi poveri, malcapitati, tifosi. Hanno ricominciato cioè a dare i numeri (dei tantissimi milioni che ci vogliono) e i nomi (praticamente Branca sta contattando quasi tutti i giocatori del mondo) e ogni volta sempre la stessa storia: ogni santo giocatore, qualsiasi giocatore accostato all’Inter non va per niente bene: o costa troppo o è vecchio o è inesperto o è sempre lì lì per scegliere un’altra squadra che offre sempre cose migliori dell’Inter. Ed è sempre con un malcelato disappunto che le cose dell’Inter vengono sempre trattate: con disappunto e una certa, inconfondibile, disapprovazione, fin quasi ad arrivare a perdere (ma vedi tu) il controllo dei nervi e il filo del discorso.

Però, a quanto pare, ormai le solite critiche non bastano più. Bisogna andare ancora oltre. Meglio ancora, allora, passare direttamente alla vera e propria presa per il culo. Ecco per esempio cosa scrive (colgo a tal proposito l’occasione per dare i miei più sentiti ringraziamenti al presidente) Tiziana Cairati della Repubblica:

I dirigenti spesso vanno alla ricerca di giocatori in scadenza o di calciatori in lite con i club di appartenenza. Ma c’è anche chi si butta sugli infortunati più o meno gravi, pur sempre infortunati. Questo è il caso dell’Inter. I dirigenti nerazzurri da tempo e nel rispetto delle tradizioni delle ultime sessioni di mercato puntano sui giocatori in infermeria. Ora è il turno Mauricio Isla, giocatore verso il quale l’Inter cammina veloce. E che non ha intenzione di farsi sfuggire.

Che dire? Che è  inutile prendersela. Inutile sia perché non si sa con chi sarebbe più opportuno incazzarsi, se con i giornali o piuttosto con la sempre più smarrita e indifesa società nerazzurra e anche perché, non dimentichiamocelo, siamo solo all’inizio. La primavera è appena iniziata e da qui alla chiusura del mercato estivo ce ne vuole. Il bello deve sicuramente ancora arrivare.

Michele Serra giornalista dissociato

Michele Serra è così indignato con il modo di fare giornalismo dei giornali

Che dire di un giornalismo per il quale ogni dissidio diventa “rissa”, ogni inciampo diventa “rottura”, e per speziare il suo minestrone quotidiano abusa di” proposte shock”, “dichiarazioni shock”, “notizie shock”, come se l’opinione pubblica fosse sordastra e solo l’urlaccio nelle orecchie potesse attirare la sua attenzione?

che ha coerentemente deciso di non scrivere più un solo rigo per un giornalaccio per esempio come La Repubblica. Col fischio? Col fischio. Incazzato sì, ma fesso proprio no. Un autentico, cioè, intellettuale di sinistra.

Se Gianni Mura fa incazzare

Gianni Mura
La squadra della Fiat vittima delle ingiustizie arbitrali? L’avesse detto Massimo Mauro, staremmo qui a ridere della sua stupidità. Se lo dice Gianni Mura (rispondendo, in una rubrica settimanale che più scema non si può, a domande decisamente demenziali del collega Giuseppe Smorto) è invece diverso. Se lo dice Mura e cioè uno dei migliori giornalisti sportivi nonché riconosciuto erede di Gianni Brera nella redazione della Repubblica, allora possiamo benissimo parlare di grande disonestà intellettuale, squallido servilismo aziendale e palese disprezzo per una professione già di per sè assai poco difendibile (soprattutto in Italia):

Ma secondo te, come dice Conte: un arbitro deve avere le palle per dare un rigore al 90′?
“Sì, deve averle, soprattutto se è alle prese con un rigore non chiarissimo. Che c’era, come ha detto Pirlo: ma che noi abbiamo scoperto dopo averlo visto e rivisto alla moviola”.

Conte, furioso, sostiene: la Juve sconta ancora Calciopoli. E’ un discorso con una sua logica.
“Non sto nella testa di un arbitro, in ogni caso non sarebbe giusto. Vero è che la Juve ha avuto meno rigori del Novara: e per una squadra che staziona molto nell’area avversaria è un po’ strano”.

Intanto, in quella stessa partita, Parma-Juve, l’arbitro Mazzoleni non ha fischiato un rigore nemmeno al Parma (e chi ha visto la partita sa anche perché: ha diretto all’inglese, non sanzionando molti contatti) e – forse – andrebbe detto. O no?

E poi, se vogliamo ricominciare a parlare di rigori non dati (ma non si era deciso tutti insieme, sportivamente, di mettere da parte la moviola e i suoi perversi meccanismi?) c’è almeno mezza Serie A che può rivendicare gli stessi presunti torti (se non di più). Com’è allora che a Gianni Mura interessa parlare solo di certi rigori e non di altri?

E, sempre per completezza di cronaca, che ne facciamo poi dei rigori non fischiati contro (e a contarli non sono mica pochi) la squadra della Fiat? O quelli forse valgono di meno o non valgono proprio? Che desolazione, che tristezzza, ragazzi…

  • UPDATE
    Sempre a proposito della Fiat vittima delle ingiustizie arbitrali, sempre sulla Repubblica Timothy Ormezzano dimostra almeno di avere un minimo senso del ridicolo e azzarda (ormai è come essere al bar) un salomonico pari e patta. Secondo Ormezzano, insomma, torti e vantaggi si compenserebbero (ma quando mai? Presupporre che la Fiat abbia lo stesso trattamento arbitrale del Novara o del Lecce fa ridere solo a dirlo) e quindi, dice sempre Ormezzano, la Fiat non sarebbe stata danneggiata. E cita (cosa che gli fa certamente onore) pure un po’ di favori arbitrali avuti dalla squadra di Conte:

La Juve ha infatti ottenuto quattro pareggi sfruttando altrettante disattenzioni arbitrali. Il gol del momentaneo vantaggio sul Bologna è irregolare: Pirlo serve su punizione l’assist per la rete di Vucinic, ma la palla è in movimento e Gava indica il fischietto come a dire che per riprendere il gioco bisogna aspettare il suo ordine. Poi, però, l’arbitro cambia idea e convalida il gol del montenegrino al quale replicherà Portanova per l’1-1 finale. E’ viziato da un errore arbitrale anche il pari ottenuto dai bianconeri in casa del Chievo: De Marco non punisce un fallo di Pirlo su Thereau lanciato a rete, rovesciando l’interpretazione dell’episodio e assegnado un piazzato alla Juve, e quindi non concede un penalty per una trattenuta di Bonucci su Mandelli. Altra ics non limpidissima quella del San Paolo, con Tagliavento assai fiscale nel far ripetere l’esecuzione di un penalty ad Hamsik (lo slovacco fallirà il bis) ma non altrettanto fiscale nell’appioppare il secondo giallo a Bonucci, graziato per un intervento da ultimo uomo su Inler, e quindi nell’annullare il 3-2 di Estigarribia, colpevole di una spinta ai danni di Maggio. Quarto pareggio piovuto dal cielo contro il Cagliari: Guida chiude un occhio quando Bonucci intercetta di pugno un’incornata di Larrivey e chiude l’altro quando Pirlo devia con il braccio un tiro di Cossu. Nel finale i bianconeri protestano per un penalty negato a Matri, ma la moviola dirà che è giusta l’ammonizione per simulazione dell’attaccante.

Se la Repubblica vende Sneijder all’Anzhi

Wesley Sneijder e Claudio Ranieri
Se fosse vera la notizia sulla Repubblica di oggi, fossi al posto del nostro caro grande presidente Massimo Moratti starei già accompagnando Wesley Sneijder all’aeroporto. Scrive infatti Andrea Sorrentino che l’Anzhi vorrebbe prendere (dato che il mercato in Russia termina il 24 febbraio) dopo Eto’o anche l’olandese e potrebbe offrire all’Inter, sempre secondo quanto scrive Sorrentino, qualcosa come 28 milioni. Sicuramente un’ottima valutazione, sicuramente un buon affare (considerato anche il risparmio sull’ingaggio) viste le difficoltà finanziarie dell’Inter. D’altronde, anche tecnicamente parlando, ora come ora non sarebbe nemmeno chissà quale perdita per quello che ci potrebbe servire Sneijder da qui alla fine di questa disgraziata stagione.

Il problema però è, come direbbe un mio carissimo amico, sempre un altro e cioè che Sneijder non andrebbe mai a giocare in un campionato minore (lui sogna l’Old Trafford o, al limite, una grande londinese) e men che mai a 27 anni.

Magari l’Anzhi potrà pur aver fatto un tentativo, non dico di no, ma da qui a pensare che si possa intavolare una trattativa ce ne passa, dato che non ci sono le condizioni. Perché (a meno che non sia improvvisamente ammattito) manca la volontà del giocatore. Insomma, la notizia secondo me è abbastanza, come dire, infondata. Anzi, dirò di più: anche decisamente falsa.

Leonardo, il calcio e i (tanti) soldi

Considerato che si tratta di Emanuela Audisio, mi sentirei di escludere che sia dipeso dalle domande. Così come non si può dire che la giornalista fosse maldisposta o peggio ancora prevenuta. Anzi, semmai è il contrario. No, se nell’intervista di oggi sulla Repubblica Leonardo sembra un uomo molto superficiale quanto assai venale è perché (come dice un detto popolare delle mie parti) vuoi o non vuoi se metti un asino su un aereo e gli fai fare il giro del mondo, quando prima o poi riscenderà da quell’aereo quell’asino sarà sempre un asino. Anche se non si può certo dire che Leonardo sia un asino. Proprio per niente. Conosce le lingue e sa parlare, sa stare in mezzo alla gente. L’unico problema, se qualcuno non se n’era ancora accorto, è che… non ha niente – ma proprio niente – da dire. Uno, insomma, senza nessuna qualità, che vive esclusivamente per il profitto e nient’altro: uno che ha sempre e solo usato il calcio per far soldi su soldi senza preoccuparsi – altro che quei poveretti che continuano a sognare palloni d’oro, coppe dei campioni e altri frivoli riconoscimenti – nient’altro che di quello e cioè accumulare soldi  e basta. In campo, dietro una scrivania o in panchina non fa differenza: l’importante è che girino più soldi possibili. Come la gnocca d’altronde che, come gli avranno subito insegnato appena arrivato a Mediaset, va sempre fatta girare. Ecco, a pensarci bene, il ritratto che esce dall’intervista di Emanuela Audisio a me pare proprio evidente e cioè che Leonardo sia proprio (da diligente allievo qual è, per sua stessa ammissione, del maestro Galliani) un piccolo Berlusconi cosmopolita che sorride a tutti e ha sempre la battuta pronta, un Berlusconi più giovane, solo apparentemente meno rozzo e meno cafone dell’originale. Uno, Leonardo, al cui confronto perfino un mercenario come Ibrahimovic sembra quasi un pericoloso idealista.

Pasolini, i terroristi e Mike Bongiorno

Mike BongiornoNella per me bellissima (in quanto preveggente) intervista inedita rilasciata da Pier Paolo Pasolini in Svezia il 30 ottobre del 1975 (e quindi pochi giorni prima del suo assassinio) e di cui oggi la Repubblica ne anticipa una parte (il resto è sull’Espresso oggi in edicola) mi piace sottolineare questa considerazione sull’estremismo violento durante quelli che sono stati ribattezzati come “anni di piombo”:

“Gli estremisti italiani gettano delle bombe e poi la sera guardano la televisione, Canzonissima, Mike Bongiorno”.