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Zanetti story, ovvero la fortuna di essere interisti

La locandina del film Zanetti StoryPensavo che lo spirito per forza commemorativo avrebbe inevitabilmente danneggiato ogni buona intenzione. E che le ombre del clan dell’asado (con tutti gli insopportabili eccessi del post Triplete) mi precludessero un giudizio sereno. E invece mi sbagliavo. Ma di grosso. Diretto da Simone Scafidi e Carlo A. Sigon (e scritto insieme con Rudi Ghedini) Javier Zanetti capitano da Buenos Aires mi è sembrato semplicemente bellissimo.

Coinvolgente fino alla commozione, è il ritratto di un giocatore fra virgolette normale, ma uomo dallo smisurato coraggio. Perché prima ancora che sulla storia sportiva del Capitano è soprattutto un film sulle sue qualità umane: la forza di volontà, la capacità di resistenza. Ovvero il calcio come scuola di vita e l’Inter – e l’interismo – per vocazione e scelta. L’ennesima dimostrazione, cioè, di come l’Inter non sia soltanto una squadra di calcio (e che l’essere interisti sia qualcosa che vada decisamente al di là del puro e semplice tifo).

Di questo soprattutto parla Zanetti story: di interismo. Di quell’interismo la cui fondamentale diversità rispetto a qualsiasi altra squadra il Capitano ha saputo così bene rappresentare per tanti anni, molti dei quali tristi e sconsolati. Attraverso la storia magica di un giocatore tecnicamente non eccelso, ma Capitano immensamente interista, il film riafferma la specificità di una fede che rende gli interisti unici. Un dono e un privilegio che nessun scudetto e nessuna coppa potranno mai compensare.

  • Javier Zanetti capitano da Buenos Aires
    di Simone Scafidi e Carlo A. Sigon
    (2015)

Genere: Capitani coraggiosi – Consigliato: a chiunque piacerebbe un calcio pulito – Voto: 8

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Il (troppo) lungo addio

A Torino l'ultima grande impresa della grande Inter del Triplete

Anche solo un anno fa ci sarebbe stato solo da commuoversi. Quando cioè il Capitano avrebbe ancora fatto in tempo a chiudere in bellezza quella che è indiscutibilmente una delle storie più straordinarie dell’Inter. Poi, purtroppo, non più. Ora è davvero troppo tardi, ora siamo davvero troppo fuori tempo massimo. Il grave infortunio della scorsa (pessima) stagione era stato un segnale inequivocabile. Invece niente. Così è accaduto quello che non doveva succedere e cioè che il ritiro non sia più una sua scelta, ma è semmai la società che gli chiede di farsi da parte dopo un campionato passato tristemente a fare la riserva, lui che era stato — sempre e comunque — titolare inamovibile.

Anche se non possiamo non esprimere tutta la nostra riconoscenza (se la merita veramente, almeno fino al Triplete) a una delle bandiere più belle dell’Inter, allo stesso tempo non possiamo non tirare un sospiro di sollievo. Perché del clan argentino che ha tenuto praticamente in ostaggio ogni allenatore arrivato dopo Mourinho (clan che ora, presumibilmente, sarà costretto a sbaraccare) davvero non se ne poteva più. Quattro stagioni fallimentari (assolutamente vergognose le ultime due) vissute di rendita grazie al credito di fiducia accumulato con il Triplete possono anche bastare. O no?

Perché per il bene dell’Inter l’addio di Javier Zanetti e di Diego Milito dovrà necessariamente essere seguito anche da quello di Walter Samuel e, ahimé, di Esteban Cambiasso. Ma non perché Samuel e, soprattutto, Cambiasso non siano ancora capaci di giocare ai loro soliti immensi livelli. E tantomeno perché si pensa che possano essere facilmente sostituibili. No. È che arriva un momento in cui bisogna girare pagina e guardare avanti. Semmai il problema è che, in quanto inevitabili, erano scelte che andavano fatte molto prima invece di perdere colpevolmente così tanto (troppo) tempo. Ma ora l’Inter non può davvero più aspettare.

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All’Inter è tutta una festa

Il Napoli si sta già allenando da due giorni. La stessa cosa stanno facendo i giocatori della Fiat. Compresi i sudamericani ad eccezione di Tevez che così è il primo degli argentini a marcare visita (anche se potrebbe avere una giustificazione familiare plausibile) come tradizionalmente avviene ogni volta che prendono la via di casa. La Roma si sta allenando da ieri anche se alcuni giocatori come Destro, De Rossi e Benatia avevano cominciato a farlo per conto loro nei giorni precedenti. Alla Fiorentina invece ieri sono rientrati tutti (compresi i sudamericani e l’infortunato Gomez) e questa mattina ripartono gli allenamenti.

E all’Inter? Bè, all’Inter semplicemente se la spassano. I giocatori europei si devono ripresentare per San Silvestro, ma nel pomeriggio. Evidentemente giusto il tempo di farsi gli auguri e stappare qualche bottiglia dato che incombe il veglione. Poi non resterà che incrociare le dita e sperare, mentre le altre squadre stanno già smaltendo la pausa di Natale, che intanto i sudamericani si rifacciano tutti vivi il 2 gennaio come stabilito. Insomma, se va bene l’Inter riprenderà ad allenarsi a pieno organico quattro-cinque giorni più tardi delle altre squadre di vertice. Mazzarri avrà poco tempo a disposizione sia per rimettere in riga il gruppo (vacanze) e sia per preparare la trasferta romana mentre la Lazio, da parte sua, è già al lavoro con il nuovo allenatore Reja.

I giocatori dell’Inter  sono gli unici ad aver usufruito (chissà poi per quali misteriosi meriti) di così tanti giorni di riposo. A buona parte della squadra (quella sudamericana cioè) è stato concesso di festeggiare sia Natale che Capodanno. Evvai. Che poi uno non può fare a meno di chiedersi: ma c’è un motivo particolare perché i giocatori dell’Inter debbano lavorare di meno e avere molte più vacanze di tutti gli altri? Bè, forse tutto è rapportato agli obiettivi e alle ambizioni: c’è chi lotta per lo scudetto e ha bisogno di una certa preparazione alla partita e chi invece può accontentarsi anche del quarto posto. La società è d’accordo, i giocatori sono contenti, i tifosi non fanno una piega. A che serve sforzarsi più di tanto?

Anche se, a onor del vero, bisogna necessariamente segnalare chi come il Capitano (fonte: Video Inter) sembra riuscire ad allenarsi anche in vacanza:

Pure Alvarez, stando alle immagini twittate, sembra non essere da meno:

Alvarez s'allena a Natale

Video e foto che sembrano quasi rievocare, con quegli scorci agresti, epoche lontane di un calcio che fu, quando tutto era molto più semplice e ruspante. E allo stesso tempo assai approssimativo. Davvero un vero peccato allora che non ci siano testimonianze in rete degli allenamenti svolti pure da scrupolosi professionisti come Icardi e Campagnaro. Non fatichiamo a immaginare che stiano sottoponendosi a dure sedute sotto il sole e non vedano l’ora di tornare in Italia. Basta crederci.

L’insostenibile patetico tramonto del Capitano e del suo clan

Torino l'ultimo trionfo della grande Inter

Dirò una cosa che farà incazzare molto interisti e la dirò da zanettiano puro, nel senso che la mia Inter ideale sarebbe quella composta da undici giocatori professionalmente seri e umanamente apprezzabili come il Capitano. Ma un conto è avere riconoscenza nei confronti di chi ci ha regalato il Triplete e un conto è dire la verità e cioè che il rinnovo di un altro anno ancora, a 40 anni  e con l’incognita di un infortunio grave quanto di difficile recupero, onestamente non sta né in cielo né in terra. Una grande squadra non può permettersi queste cose per il semplice motivo che in una grande squadra sono semmai i giocatori ad adeguarsi alle sue necessità e non il contrario. Ma quello che mi ferisce di più è che Javier Zanetti lo sa benissimo.

Zanetti sa benissimo che per il bene dell’Inter dovrebbe pensare soltanto al bene dell’Inter e far passare in secondo piano la sua storia sportiva (che fino al Triplete rimane indimenticabile) rispetto ai bisogni di una squadra in difficoltà anche e soprattutto a causa del debito di riconoscenza del nostro caro grande presidente Massimo Moratti nei confronti suoi e degli altri argentini del Triplete. Il Capitano sa benissimo che per il bene dell’Inter l’unica cosa che dovrebbe fare è accettare il passare del tempo e rinunciare al sempre più patetico e ridicolo finale di carriera che lo (e ci) aspetta per passare — con lo stesso spirito di sacrificio che l’ha sempre contraddistinto da giocatore e Capitano di un’Inter entrata anche grazie a lui nella storia del calcio — subito, immediatamente, dietro la scrivania.

Onestamente parlando, nella passata stagione se non ci fosse stato in panchina un allenatore aziendalista per riconoscenza come Stramaccioni, quante volte avrebbe meritato la maglia da titolare? Sempre onestamente parlando: poche. Così come non si capisce cosa potrebbe ancora dare, se non scendere in campo per incrementare il record delle presenze. Ma tant’è, il Capitano come d’altronde altri due grandi campioni argentini che hanno fatto la storia dell’Inter come Milito e Cambiasso hanno perso la grande occasione di chiudere in bellezza nel loro momento migliore. Se avessero avuto la forza e il coraggio di lasciare (se non proprio subito dopo il Triplete almeno la stagione successiva) ora ci avrebbero risparmiato inevitabili tristi e solitari finali che nulla aggiungono e molto tolgono alle loro storie nerazzurre che prima o poi dovremo in ogni caso (eh sì) archiviare.

Se avessero lasciato due anni fa ora saremmo qui a rimpiangerli invece di dover assistere alla loro sempre troppo lunga agonia sportiva tra inevitabili umiliazioni nei confronti sempre più impietosi con giocatori sempre troppo più giovani di loro e con l’eventualità sempre più probabile (quanti allenatori si dovrà cambiare ancora?) di venir sommersi prima o poi da feroci quanto ingiusti fischi e lazzi da parte degli stessi tifosi che li hanno amati alla follia. Succede quando sono i tifosi a voler bene ai loro giocatori più di quanto se ne vogliano essi stessi.

Ma il Capitano sarà sempre lui

L'esultanza di Capitan Zanetti dopo il trionfo di Torino

A Torino l’ultimo trionfo della grande Inter di Capitan Zanetti

Lo sapevamo benissimo che prima o poi avrebbe dovuto fermarsi, che doveva insomma succedere. Dispiace però per come è successo. Dispiace perché il Capitano non meritava una simile uscita di scena. Non meritava un infortunio così casuale quanto grave, talmente grave che, a quasi 40 anni, diventa una condanna.

Dispiace perché c’era modo e modo. È pur vero però che non si può avere tutto dalla vita e uno come Javier Zanetti, un vero mediano interista a cui nessuno in campo (o fuori) ha mai regalato niente, lo sa benissimo. Dispiace perché non era così che ce lo immaginavamo il finale, di sicuro non in maniera così traumatica, non durante un’anonima trasferta di fine campionato, non in una partita totalmente inutile oltre che di rara bruttezza di una delle stagioni più deludenti e amare.

Dispiace. Anche perché quel tendine d’Achille lesionato è anche una resa simbolica. Con l’infortunio dell’inossidabile Capitano si conclude irrimediabilmente la storia sportiva di una delle Inter più grandi che si siano mai viste e di cui lui ne era l’anima prima ancora che il leader. Il Capitano del Triplete ma, almeno per me, soprattutto una bandiera (e non solo dell’Inter ma di tutto lo sport) del calcio pulito, del calcio onesto, del calcio che resiste alla corruzione e ai tanti conflitti d’interesse. Il Capitano dell’Inter che alla fine è riuscita a battere anche Calciopoli, gli arbitri venduti, le squadre dopate e a ridicolizzare tutte le prostitute intellettuali di giornali e tv.

In un momento così triste, però, diventa necessario guardare avanti e pensare che per il Capitano si chiude una vita sì, ma se ne apre immediatamente un’altra dietro la scrivania. L’augurio è che diventi presto il nuovo Giacinto Facchetti di cui ha assoluto, disperato bisogno, una società in preda a uno stato confusionale, si spera non irreversibile.

Il turn-over e il rischio di un’altra imbarcata

Marco Benassi e Rodrigo Palacio

Il problema o almeno uno dei problemi (magari ce ne fosse un solo) più immediati da risolvere è il seguente: come fare al meglio il turn-over (perché si farà, vero?) nella trasferta romena senza rischiare di prendere (eventualità da non escludere) un’altra imbarcata?

In una situazione così difficile a pochi giorni da un derby che sembra improvvisamente diventato un ostacolo quasi insormontabile mi auguro non si faccia la cosa peggiore immaginabile e cioè che ogni decisione, anche la più difficile, venga scaricata addosso a Stramaccioni. Credo sia assolutamente necessario fare quadrato attorno all’allenatore e che cioè i senatori si assumino le loro responsabilità e la società sostenga eventuali scelte poco gradite allo spogliatoio. Tipo che secondo me nell’Inter attuale il Capitano e Cambiasso insieme non possono giocare. Per ragioni che conosciamo troppo bene uno è sempre di troppo. Quindi secondo me sarebbe opportuno che uno giochi giovedì e l’altro domenica. Uno dei due accetterà di rinunciare al derby? Ora come ora penso di no, così come immagino che Stramaccioni da solo difficilmente potrebbe riuscire a imporre una scelta così drastica, ma forse utile alla squadra.

Considerato poi che difficilmente a Benassi faranno giocare il il derby mi sembra chiaro che contro il Cluj debba essere piazzato al fianco di Cambiasso o il Capitano, a seconda di chi giocherebbe in campionato. Mentre per gli altri due centrocampisti, che potrebbero essere Gargano a destra e Guarin a sinistra, prevederei un’opportuna staffetta nella ripresa. Come trequartista o finta seconda punta e magari, perché no, insieme a Guarin con l’Inter schierata ad albero di Natale, mi affiderei obbligatoriamente ad Alvarez, seppure con tutte le comprensibili perplessità sull’argentino: già non ci si può contare a risultato acquisito figurarsi in una trasferta che certo non si preannuncia una passeggiata. Ma questi abbiamo e questi devono giocare. Lì davanti concederei un tempo per ciascuno a Palacio e Cassano, dato che escluderei in una partita così complicata l’esordio del ragazzino della Primavera Terrani. Insomma, io farei questa formazione:

HANDANOVIC

JONATHAN RANOCCHIA JUAN JESUS PEREIRA

GARGANO CAMBIASSO BENASSI

GUARIN ALVAREZ

PALACIO

Quattro scelte obbligate per ricominciare

Quattro aut-aut per provare a superare le difficoltà attuali dell’Inter di Stramaccioni:

  1. O Cambiasso o il Capitano: tutti e due insieme sono di troppo a centrocampo. Uno a scelta tra i due è invece indispensabile nel ruolo di tutor. E quello che dei due scende in campo va centellinato per dare sempre più spazio a Benassi.
  2. O gioca sempre la coppia Kovacic-Kuzmanovic o il futuro dell’Inter di Stramaccioni è segnato. Meglio scommettere sulla nuova coppia di centrali (anche mettendo in preventivo inevitabili errori d’inesperienza) piuttosto che incartarsi definitivamente in una situazione ormai senza ritorno. Il vecchio centrocampo (logoro e tecnicamente modesto rispetto alle aspettative dell’Inter) ha già ampiamente dimostrato di non essere in grado di dare  più di quello che ha fatto vedere fin qui. Secondo me bisogna assolutamente dare fiducia a Kovacic e Kuzmanovic anche in prospettiva futura, per cominciare cioè a ricostruire — come si doveva fare già 3 anni fa — una grande squadra.
  3. O si torna alla difesa a quattro o gli attaccanti (pochi e usurati) che Stramaccioni si ritrova a disposizione  continueranno ad avere poche occasioni per tirare in porta. La coppia Kovacic-Kuzmanovic potrebbe se non da subito con un po’ di rodaggio garantire un maggiore – e migliore – filtro a centrocampo da permettere il ripristino della difesa a quattro. Anche se a quanto pare non è più di moda in Serie A.
  4. O Schelotto ricomincia ad allenarsi o può già cominciare a cercarsi un’altra squadra (sempre che la trovi). Ammesso e concesso che sia un giocatore da Inter, cosa ancora tutta da verificare.

L’Inter di Stramaccioni di misura contro un grande Napoli

Fredy Guarin migliore in campo

Alla fine il pari sarebbe stato sicuramente più giusto. Ma nel calcio la spunta quasi sempre chi sbaglia di meno. E anche se tutte e due le squadre hanno commesso errori in quantità industriale (a dimostrazione che devono entrambe ancora crescere) l’Inter di Stramaccioni (voto 7 innanzitutto per aver rinunciato al tridente e poi anche per la sicurezza e il carattere che trasmette alla squadra) è quella che ne ha fatto qualcuno di meno dell’avversaria. Tipo i due gol – bellissimi quanto non facili – mentre per contro il Napoli ne ha sbagliati almeno un paio in maniera imperdonabile.

Il migliore in campo: Fredy Guarin (voto 8). Un gol che ha messo subito l’Inter nella situazione tattica preferita e un assist che la partita l’ha – quasi – chiusa. Ma soprattutto una ruspa in mezzo al campo, sia quando si tratta di ragionare e di dirigere e sia quando c’è da lottare e soffrire. Fondamentale nel fare sempre la differenza con un cambio di passo che spezzava gli equilibri di reparto e per la capacità di svolgere difensivamente anche la copertura che di solito svolge Cambiasso (voto 7) stasera a sua volta immenso anche come libero. L’asse Guarin-Cambiasso ha permesso all’Inter di Stramaccioni di reggere l’urto di un Napoli (nella ripresa veramente travolgente) a cui però è mancata sufficiente lucidità sotto porta.

Sempre più convincente Handanovic (voto 7) protagonista di alcuni grandi interventi che tra l’altro per prontezza di riflessi ricordavano quelli di Julio Cesar. Meglio Juan Jesus (voto 6,5) nel primo tempo, meglio Ranocchia (voto 6,5) nella ripresa, ma secondo me nonostante le molte occasioni concesse a Cavani e compagni l’intero reparto va promosso proprio in considerazione del valore degli avversari. Tra l’altro non c’era uno come Samuel che ora come ora è insostituibile. Nonostante ciò il Napoli ne ha fatto solo uno e se andiamo a sottilizzare pure in fuorigioco (anche se non era facile vederlo).

Andrea Stramaccioni durante Inter-Napoli 2-1Non particolarmente brillanti mi sono sembrati il Capitano (voto 6) e Nagatomo (voto 6) che però hanno come sempre corso tantissimo e hanno dato tutto senza risparmiarsi un solo minuto.

Nota dolente, almeno secondo me, ancora una volta Pereira (voto 5) perché impegno e corsa a parte sembra proprio aver litigato con il pallone fino a rischiare un autogol che secondo me lo avrebbe, almeno a San Siro, crocifisso. Gli ho visto indovinare un paio di passaggi consecutivi solo nei convulsi e confusi minuti finali. È troppo poco per giocare a questi livelli. Poco meglio mi è sembrato, anche se tatticamente indispensabile come gregario a tutto campo, un Gargano (voto 5,5) anche lui con evidenti difficoltà ad andare d’accordo il pallone. Ma con la maglia dell’Uruguay li ho visti giocare tutti e due a ben altri livelli: questo per dire che i veri Pereira e Gargano li dobbiamo ancora vedere.

Capitolo tutto particolare quello di Milito (voto 7 per il capolavoro del gol e voto 4 per tutto il resto della partita) che dopo 38 minuti in cui fa solo danni viene lanciato in area da Guarin e lui esegue uno dei suoi numeri preferiti: controllo in corsa e palla a fil di palo. Da alzarsi tutti in piedi per la standing ovation a un campione che ha fatto la storia recente dell’Inter. Ma gol a parte praticamente un cadavere in campo. Mah…

Con il ritorno di Cassano (voto 6,5) l’Inter ha improvvisamente ritrovato sbocchi in attacco. Lui parte alla grande, esegue alla perfezione il corner che libera Guarin in area e diventa un pericolo costante per la difesa napoletana. Poi però subisce un paio di interventi abbastanza cattivi e non è più in grado di dare uguale intensità. Meriterebbe il gol poco prima di essere sostituito, però il pallone che supera De Sanctis si stampa sul palo. Succede, ma la classe non è acqua.

Solitamente letale quando entra a partita in corso, stavolta Palacio (voto 6) è meno lucido del solito nel cercare di sfruttare le pur poche occasioni in contropiede nel momento di massimo sforzo del Napoli. Dà comunque una mano anche lui e nei minuti finali avrebbe meritato pure di chiudere la partita, ma dopo una grande azione personale il tiro gli finisce fuori di poco.

Infine: Coutinho (s.v.). Giusto farlo entrare e giustissimo farlo entrare al posto del sempre più frastornato Milito. Ma che cazzo lo fai entrare a fare se poi nessuno gli dà mai un cazzo di pallone?

Il gol di Milito

I capelli di Zanetti

Le figurine Panini di Javier Zanetti
Dopo quindici anni lo stesso taglio di capelli, fa notare la Repubblica, incollando insieme le figurine Panini di ogni stagione all’Inter di Javier Zanetti, il Capitano. Capelli che, come raccontò qualche anno fa anche in un’intervista alla Gazzetta, sono il suo punto debole:

“È una questione di immagine ma anche di carattere. È sempre stato così, anche quando ero piccolo. Intendiamoci: facevo tutte le cose che deve fare un ragazzino di 14 o 15 anni, ma con la mia acconciatura in ordine. Se avessi un ciuffo fuori posto non mi sentirei bene. Sì, confesso, è una mania. Una cosa che non sopporto, per esempio, è che qualcuno mi passi le dita tra i capelli. Non può farlo nemmeno mia moglie. Una volta un gruppo di tifosi, per festeggiarmi, mi abbracciò un po’ troppo calorosamente. Un paio di loro mi misero le mani sulla testa. O meglio, ci provarono: io dribblai subito l’assalto. Tempo fa, per un servizio fotografico, lo stylist si inventò un nuovo Javier, tutto spettinato, pieno di gel sulla testa. Durante gli scatti ero in grande imbarazzo, quasi fossi stato nudo. Quando poi mi sono rivisto non mi sono riconosciuto: quello non ero io. I miei capelli sono parte integrante della mia identità”.

A Firenze serve l’impresa per poter ancora sognare l’Europa

Capitan Zanetti e Cambiasso
SE LÌ DAVANTI ASPETTANO TUTTE L’INTER. Incredibile, ma vero. Il terzo posto, teoricamente, non sarebbe più un miraggio. L’Udinese ha rallentato di nuovo e, teoricamente, nello scontro diretto di mercoledì addirittura potrebbe essere perfino sorpassata. Mettici poi che la Roma perde di sicuro a Torino, non resta che confidare in un altro passo falso della Lazio (considerando poi lo scontro diretto nell’ultima di campionato) e, soprattutto, del Napoli, a questo punto il più serio candidato, secondo me, al terzo posto. Ma, insomma, punto più punto meno il peggio è passato (praticamente si sono fermate tutte quante ad aspettarci) e ora come ora l’Inter potrebbe ancora lottare per la Champions. Il terzo posto, teoricamente, non sarebbe più un miraggio. Teoricamente, certo. Perché prima bisogna superare in soli quattro giorni due trasferte come Firenze e Udine, toste e rischiose anche per le prime della classe, figurarsi per quella specie di armata Brancaleone che è attualmente l’Inter di Stramaccioni.

ULTIMO APPELLO PER I REDUCI DEL TRIPLETE. Anche se non proprio difficile come quella di Udine, la trasferta di Firenze bella non è. Servirebbe un miracolo, perché i viola sono stati risucchiati nella lotta per non retrocedere e l’Inter di Stramaccioni è finora sembrata troppo malridotta e squilibrata per essere ritenuta affidabile contro avversari se non altro decisamente più motivati di quelli incontrati finora. L’Inter non corre e dopo un tempo boccheggia e per riuscire ad essere pericolosa deve sempre rischiare più del dovuto, esponendosi sempre e comunque a possibili brutte figure. Ma allo stato attuale delle cose Stramaccioni fa bene (e non potrebbe essere altrimenti) ad affidarsi ai senatori. Solo loro possono affrontare una trasferta del genere senza farsi male, solo loro possono fare un eventuale miracolo (di questo si tratterebbe, in caso di vittoria) a Firenze. Ultima occasione, davvero, per gli eroi stanchi del Triplete di chiudere in bellezza un ciclo indimenticabile.

SERVE UN’IMPRESA PER PROVARE A SALVARE UNA STAGIONE DISGRAZIATA. Certo, il possibile rientro di due giocatori importanti come Maicon e Sneijder potrebbe (dovrebbe) far ben sperare. Vedremo come Stramaccioni deciderà di (e se) utilizzarli e vedremo se il giovane e brillante allenatore messo in mezzo da una dirigenza di inqualificabili somari sarà capace di salvare il salvabile. Oggi all’ora di pranzo Andrea Stramaccioni si gioca il futuro suo e quello dell’Inter, chiamata a compiere una piccola grande impresa per dare un senso a una stagione disgraziata come poche altre e continuare ad alimentare il sogno di non rimanere tagliati fuori dal calcio che conta.

L’Inter di Ranieri alla ricerca dello spirito di gruppo perduto

Wesley Sneijder
REALISTICAMENTE UNA TRASFERTA PERSA. Non vedo un solo motivo per cui si possa sperare che l’Inter di Ranieri possa fare risultato su un campo tradizionalmente difficile come quello di Verona. Lo era, tanto per dire, anche per l’Inter di Mourinho. Figurarsi per come siamo messi adesso e visto l’invidiabile stato di forma del Chievo. Mettici poi anche l’alibi della prossima, importante quanto problematica, partita di riparazione in Champions e il quadro è completo.

POLI E PALOMBO SCELTE (FORSE) OBBLIGATE. L’unico dubbio riguarda lo schieramento a centrocampo. Ancora una volta mi aspetto e spero che Ranieri (o chi per lui) abbia finalmente la sensatezza di fare quello che si doveva fare già da almeno due mesi. E cioè dare spazio alla panchina. Lo scrivo per l’ennesima volta: bisogna dare fiducia a Palombo e Poli come coppia centrale. Questi abbiamo (quelli in grado cioè di non scoppiare dopo mezz’ora di gioco) e questi devono giocare, non senza ricordare che alla fin fine stiamo parlando di due centrocampisti che erano le colonne portanti di una Samp (insieme con Cassano e Pazzini) che appena due stagioni fa riuscì a conquistare i preliminari di Champions. Tanto scarsi, insomma, non sono.

DALLA PANCHINA LA POSSIBILE SCOSSA. A occhio, sarebbe consigliabile guardarsi bene alle spalle per evitare di essere infilati in contropiede. E proprio il contropiede dovrebbe essere la nostra risorsa. Servirà il solito e sempre buono per ogni occasione spirito di sacrificio e hai visto mai che all’improvviso possa improvvisamente rinascere (com’è improvvisamente scomparso) quello spirito di gruppo che in passato è quello che più di ogni altra cosa ha fatto veramente la differenza? Secondo me, se il Capitano e Cambiasso partissero stavolta dalla panchina potrebbe rivelarsi un segnale molto importante per il morale, attualmente assai basso, della sempre più scalcagnata truppa del sempre più ponziopilatesco Ranieri.

LA MIA FORMAZIONE. Forlan certamente preferibile allo spento e irriconoscibile Pazzini (decisamente bisognoso di una pausa di riflessione) e Poli e Palombo in mediana al posto del Capitano e Cambiasso, con Sneijder che di conseguenza dovrebbe diventare per forza di cose punto di riferimento tra centrocampo e attacco. L’olandese dovrebbe insomma trasformarsi in quell’uomo squadra di cui l’Inter ha tanto bisogno, quello cioè che nella confusione attuale dovrebbe provare a illuminare il gioco e a innescare le punte con una certa continuità. Se ne ha voglia lo può fare, eccome.

JULIO CESAR

MAICON
LUCIO
SAMUEL
NAGATOMO

POLI
PALOMBO
OBI

SNEIJDER

FORLAN
MILITO

IL MIO PRONOSTICO. Perdiamo 2-1, ma anche no. Se ci va bene facciamo 1-1. E comunque segna Sneijder.

L’Inter di Ranieri ci riprova

Wesley Sneijder
RANIERI E IL CENTROCAMPO. Secondo me la vera svolta sarebbe lasciare in panchina, per una volta, il Capitano e Cambiasso. Anche perché non credo che senza loro due il centrocampo possa fare peggio di quello che si è visto ultimamente. Ma so che è difficile (quasi impossibile) per qualsiasi allenatore mettersi contro uno spogliatoio che detta legge con il tacito benestare della società, figurarsi per Ranieri.

RANIERI E SNEIJDER. Un’altra cosa di cui sono convinto è che non sia Sneijder il problema. D’accordo, lui non fa niente per venire incontro alle necessità della squadra, ma è il centrocampo che non va, è il centrocampo il vero e unico problema dell’Inter e non Sneijder. Non capisco allora perché per trovare posto a Sneijder si debba sacrificare una punta: non sarebbe più logico sacrificare un centrocampista che non corre più?

RANIERI E I SENATORI. Non mi è piaciuto il trattamento riservato da Ranieri a Stankovic. Non mi è piaciuto perché se tu come allenatore ti sei totalmente messo a disposizione (non so se si capisce, ma sto usando un eufemismo) dei senatori, poi non puoi improvvisamente puntare il dito contro chi fino a quel momento hai sempre difeso a prescindere dalle prestazioni. Stankovic sta certamente attraversando un pessimo momento, ma non è il solo e fa bene a lamentarsi del diverso trattamento. Altri senatori si trovano nella sua stessa situazione, eppure a differenza di Stankovic non solo vengono convocati ma giocano sempre.

LA MIA FORMAZIONE. Non credo che l’Inter possa fare a meno di Sneijder, né trovo una soluzione rinunciare a una punta. Penso invece che Ranieri (o chi per lui) dovrebbe finalmente avere il coraggio di rischiare Palombo-Poli come coppia centrale perché questi abbiamo in panchina e questi devono giocare: non c’è alternativa.

JULIO CESAR

MAICON
LUCIO
SAMUEL
NAGATOMO

POLI
PALOMBO
OBI

SNEIJDER

PAZZINI
MILITO

IL MIO PRONOSTICO. Dipende dalla formazione che Ranieri (o chi per lui) deciderà di schierare. Senza Sneijder e con il solito centrocampo sarebbe già un miracolo strappare uno 0-0. Altrimenti, con forze fresche in campo più Sneijder e le due punte non avrei paura a pronosticare un liberatorio 2-1 con doppietta di Milito.

Gasperini spiega qual è il vero problema dell’Inter

Nel raccontare la sua esperienza nerazzurra al Secolo XIX Gian Piero Gasperini spiega quale sia il vero problema dell’Inter (che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti continua, tra un allenatore e l’altro, a rimuovere) ed è esattamente quello che il qui presente blog sostiene (e se è per questo lo pensava anche Rafa Benitez) da troppo tempo ormai e cioè:

«Non c’entra la difesa a tre, non c’entra la storia di Pazzini o Milito.

Il vero problema era a centrocampo. In mezzo i problemi li ho visti subito, questione di carta d’identità, giocatori con qualità straordinarie, ma provati da tante battaglie».

Affermazione che fa subito venire in mente due conseguenti domande che però Giampiero Timossi, l’intervistatore, non ha rivolto a Gasperini e cioè:

  1. E te lo ricordi solo adesso, dopo l’esonero, di dirlo? Mi sembra decisamente un po’ tardiva come analisi.
  2. Se ti eri subito accorto che le cose non funzionavano sulla mediana perché allora non hai chiesto l’acquisto di centrocampisti? O, forse, all’Inter è un tabù anche solo parlarne? Mah…

Qui tante altre interessanti cose dette dall’ex tecnico nerazzurro nell’intervista rilasciata al quotidiano genovese.

L’Inter di Gasperini tradita dalla grande paura di sbagliare

INTER SCONFITTA IN CHAMPIONS La disperazione di Milito
L’INTER MERITAVA DI VINCERE MA LA TENSIONE HA GIOCATO UN BRUTTO SCHERZO. Un film già visto: l’allenatore subito messo in discussione, la squadra che gioca con la paura di sbagliare e infatti sbaglia tutto per esempio in attacco (mai visto Pazzini che non riesce a girare sottoporta un pallone facile facile) e alla prima occasione dei turchi succede il patatrac. Quando le cose iniziano a girare male non c’è niente da fare e non c’è mai limite al peggio. L’Inter avrebbe meritato di vincere almeno con un paio di gol di scarto contro una squadra abbastanza modesta, eppure un solo errore difensivo (e tanti in attacco) è stato sufficiente per perdere ancora. Tre partite ufficiali, tre sconfitte. Gasperini già abbondantemente sfiduciato da Moratti e ora pronto per essere fatto a pezzi da giornali e tv, la squadra decisamente demoralizzata e il diffuso scetticismo di noi tifosi prima ancora di cominciare. Insomma, un momento difficilissimo per l’Inter.  Continua a leggere