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Le mirabolanti scoperte di Cofferati e gli altri sul Pd che non sarebbe più di sinistra

Il Pd, dice oggi quello che avrebbe potuto benissimo dire anche sette-otto anni fa Sergio Cofferati,

si è allontanato dalle ragioni per le quali è nato e c’è una trasformazione costante del suo profilo che non può essere più definito un profilo di riformismo forte. Sui temi cruciali prevale un orizzonte neocentrista che porta all’oscuramento di alcuni valori: il valore sociale del lavoro, il progressivo indebolimento delle protezioni sociali soprattutto verso i più deboli”.

Ma dai, viene subito da pensare, ma tu pensa se n’è accorto pure lui.

Ora, a parte che il Pd non si è allontanato un bel niente – basterebbe rileggersi (o ascoltare) quello che diceva a suo tempo Walter Veltroni sulle ragioni per cui i Ds dovevano confluire in un partito non più di sinistra come appunto il Pd – quello che più colpisce delle brillanti considerazioni di Cofferati è la tempistica. I tempi cioè che occorrono a gente come Cofferati  – o come per esempio Giuseppe Civati o Stefano Fassina – per capire dove si trovano (in che luogo e in che epoca) e la reattività con cui poi decidono di prendere posizione.

Se per capire in che partito stanno impiegano di solito dai sette agli otto anni di tempo, diventa quindi comprensibilmente difficile prendere sul serio gente come Cofferati, Civati o Fassina. Nel caso di Cofferati poi pesa per forza anche l’aggravante di aver cambiato opinione sul Pd subito dopo aver perso le primarie in Liguria e scusate se è poco. Di fronte a manifeste difficoltà a capire la realtà – anche perché di Matteo Renzi tutto si potrà dire tranne che non sappia farsi capire – come si fa allora a non chiedersi se uno ci è o ci fa? E cioè vale a dire: ma sono veramente così stupidi come vogliono farci credere o ci stanno piuttosto prendendo per il culo?

C’eravamo tanto traditi

Serra critica l'uscita dal Pd di Civati

 

Bellissima risposta di Giuseppe Civati alle obiezioni di Michele Serra a proposito della sua uscita dal Pd, risposta che si conclude così:

davvero il compito storico della sinistra è di adeguarsi, di cedere, di rinunciare a se stessa – non su qualcosa, ma sempre e su tutta la linea, colpevolizzandosi e facendosi colpevolizzare – e di portare i suoi voti dentro un calderone? Io ero e resto convinto di no, infatti quando abbiamo fondato il centrosinistra e il Pd questa clausola non era scritta da nessuna parte, nemmeno in piccolo. Insomma, caro Michele, non è che ti – e ci – stanno fregando?

Con un appunto a Civati: no, caro Pippo, guarda che Serra è sempre stato… dall’altra parte. Dalla parte di coloro che ci stanno fregando e, soprattutto, ci hanno fregato. E non sono certo io a dirlo, ma è lo stesso Serra a confessarlo nella lettera aperta che ti ha scritto, riconoscendo di essere

il tipico italiano di mezzo, incapace di ribellarsi al presente.

Perché poi, come lo stesso Serra ci ha sempre ricordato, alla fine bisogna pur sempre scegliere da che parte stare: se da dalla parte dei persecutori o dei perseguitati, degli sfruttatori o degli sfruttati. E lui Serra, come del resto Nanni Moretti o Francesco De Gregori (e compagnia bella) alla fine hanno scelto. Solo che si sono dimenticati di farcelo sapere in tempo. Se ne sono dimenticati il tempo necessario per andare in pensione e mettersi a quel punto l’anima in pace. Ecco, rispetto a qualche tempo fa in cui prevaleva la rabbia e l’indignazione di chi ha creduto ciecamente In Serra come in Moretti o De Gregori (cito per comodità di ragionamento sempre loro ma i nomi che potrei fare sono tanti altri ancora) li ha eletti a inattaccabili modelli e inossidabili punti di riferimento, fidandosi (sempre ciecamente) per tutti questi anni ora è subentrata un’altra fase. Prima mi sentivo tradito. Tradito, offeso e umiliato perché a differenza di Serra e di quelli come Serra (io nel calderone ci metto un po’ tutti i miti culturali della sinistra italiana degli ultimi 30 anni) nel mio piccolo (davvero piccolo) mi sono pur sempre ribellato al presente pagandone sempre – puntualmente – le conseguenze. Adesso invece provo soltanto tanta pena. Che è peggio secondo me. Provo insomma una certa pietà mista a imbarazzo generazionale che – giustamente – il giovane quanto bravo Emanuele Ferragina non ha e la cui replica su Facebook all’intervento di Serra sulla Repubblica è veramente feroce, quanto pienamente condivisibile:

Caro Michele Serra: sono sicuro che se avessi un contratto che scade fra tre mesi, lavorassi in nero per qualche spicciolo, percepissi una pensione da 500 euro e inforcassi gli occhiali di Giuditta invece che la penna di Repubblica, forse qualche ragione per ribellarsi collettivamente anziche’ votare PD la vedresti senza l’aiuto di Civati.

Amen.

Quando la realtà supera la fantasia

Lo so che è difficile crederci, ma… Civati è uscito dal Pd:

Per ragioni di coerenza passo al gruppo misto, nella considerazione che anche il gruppo del Pd lo sia diventato, avendo accolto parlamentari di tutte le provenienze.

Ciò comporta, come conseguenza, che io lasci il Pd, cosa che non avrei mai fatto, ma ormai il Pd è un partito nuovo e diverso, fondato sull’Italicum e sulla figura del suo segretario. Chi non è d’accordo, viene solo vissuto con fastidio.

Non per dire, ma sono esattamente alcune delle considerazioni fatte per mesi e mesi proprio su questo blog – a volte sono proprio un mago… – ma che Civati non riusciva proprio – chissà perché – a farsele entrare in testa. Facendo così passare troppo tempo. Tanto che adesso l’impressione è che non sia lui a voler andare via ma piuttosto Renzi a metterlo alla porta. Peccato. Se solo cioè avesse avesse trovato il coraggio di farlo quando sbattere la porta sarebbe servito almeno a qualcosa…

Riso amaro

Renzi con Civati

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente al gioco di squadra, allo spirito d’appartenenza. Vero Nanni (nel senso di Moretti)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente alla sinistra che vuole sempre capire, alla sinistra che vuole sempre spiegare. Vero Serra (nel senso di Michele)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente a Pippo (nel senso di Civati). Penso a lui e (mestamente) rido. E basta.

Il trionfo di Tsipras ridicolizza la sinistra all’amatriciana di Vendola o Civati

Il trionfo di Tsipras in Grecia è la prova che la sinistra esiste ancora. E ridicolizza una volta per sempre la sinistra all’amatriciana di casa nostra.

Quella che vorrebbe ma non può, quella che il fine giustifica i mezzi e nel frattempo vede pure la madonna, quella che l’importante è partecipare. I moderati, gli ulivisti, i cattocomunisti.

Tsipras, insomma, è la dimostrazione che per esempio Vendola o Civati dovrebbero cominciare a vergognarsi un po’ per tutto il tempo che ci hanno fatto perdere.

Non voterei mai Renzi, però nel Pd è quello più serio

Un'immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D'Alema e Enrico Letta

Un’immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D’Alema e Enrico Letta

Non voterei Matteo Renzi manco sotto tortura. Anche se ritengo sia il migliore del Pd. Per me, insomma, Renzi è il più coerente di tutti. Coerente in cosa? Semplice: coerente con il vero progetto per cui il Pd è stato fondato. Se da una parte sono contrario a quasi tutto quello che dice e fa, gli va però dato atto che è l’unico a ribadire una verità che in troppi nel Pd omettono di dire e cioè che una parte notevole della sinistra italiana non c’è più e da un bel pezzo.

Perché il Pd ha chiuso definitivamente una stagione e ne ha aperta un’altra che alcuni di noi non esitano a definire di destra se non fosse che ora come ora, con le democrazie pilotate da mercati e finanza, qualsiasi rivendicazione ideologica non significa – davvero – assolutamente più niente. Quanti, da D’Alema (sic) passando per Fassina fino ad arrivare a Civati, mostrano di stupirsi – adesso, poi – non fanno una bella figura. Anzi.

Esemplare il giudizio sull’Ulivo. Mentre Civati addirittura lo ripropone come possibile modello da seguire (cavalcando così involontariamente la patetica controrivoluzione di D’Alema e Bersani) come non fare allora il tifo per Renzi di fronte a un assist del genere? Se il futuro è rifare il trucco a una stagione perdente come l’Ulivo – e cioè il più indiscutibile fallimento della sinistra italiana – che Renzi allora li rottami tutti quanti una volta per tutte. Ma veramente.

Il Pd non va rifondato ma, più semplicemente, abolito

Democratici e fascisti insieme in una cena riconciliatoria durante l'amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e, di spalle. Alemanno)

Democratici e fascisti a tavola insieme durante l’amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e l’allora sindaco)

Il Pd va rifondato? Ma come, di già? Dopo poco più di sette anni dalla sua nascita? No, dai, non scherziamo. Il Pd va, più semplicemente, abolito. Massì, inutile perdere altro tempo: Renzi si sbrighi (sennò c’è il rischio che crolli tutto) a ufficializzare il suo Partito della Nazione. Un partito che sia dichiaratamente di centrodestra come non pochi ex elettori del Pci sembrano decisamente apprezzare.

Del resto, che c’è di male? Vent’anni fa non più comunisti, ma socialdemocratici. Poi soltanto democratici. I tempi sembrano maturi per un ulteriore passo avanti, per un’ennesima svolta. Che poi non si dica che a sinistra non si dimostri sufficiente voglia di cambiare. In fondo, come ha sempre ricordato un grande pentito come Giuliano Ferrara, anche nel Pci erano in parecchi a essere di destra e a riconoscersi in quei valori.

Cosa si aspetta allora? Perché allungare ulteriormente una situazione così imbarazzante per tutti, non solo per Civati? Dimostri Renzi il coraggio fin qui sbandierato continuamente e metta fine a questa bella invenzione, non c’è che dire, del Pd, escogitata da certi ex comunisti per tirare ancora a campare. Cancelli, insomma, questo scombiccherato, imbarazzante, patetico equivoco che è il Pd. Che, oggettivamente, è durato già troppo.

L’intrepido Civati alla scoperta del Pd

Renzi pronto a far ripartire il progetto del ponte sullo Stretto

Renzi pronto a far ripartire il progetto del ponte sullo Stretto

Civati posta l’ultima scoperta che ha fatto: Ed ecco che puntuale il Ponte sullo Stretto ritorna (davvero, altro che storie). E commenta:

Nella vita abbiamo sbagliato tutto: avremmo dovuto votare Berlusconi vent’anni fa.

Epitaffio alla sinistra che vorrebbe ma non può

È una specie di epitaffio il post – bellissimo – che Gilioli dedica alla sinistra che non c’è (anche se vorrebbe tanto) e che io non posso fare a meno di copiaincollare integralmente:

Un amico del giro civatiano l’altro giorno mi ha un po’ ripreso: «Non è che a scrivere le stesse cose tutti i giorni poi succedono prima eh».

Ha ragione, immagino. Sia sul mio noioso insistere sia sull’inutilità dello stesso.

Però, come mi diceva l’altro giorno sotto il palco di piazza Santi Apostoli il buon Vincenzo Vita, la politica è fatta di finestre. Finestre temporali. Opportunità che poi si chiudono.

Ne avevamo già parlato, Vincenzo e io, quando per il mio libro mi ero fatto raccontare tutta la parabola di Vendola, vista da lui e da altri.

Un’altra storia, certo. Però credo di poter concordare appieno: la politica è fatta di finestre.

Per alcuni, questa credo che sia l’ultima.

Sempre a proposito di sinistra e di ultime occasioni se ne parla anche qui: Finestre che si chiudono, treni che non passano più.

La domanda non più rinviabile dell’immobile Civati

Il titubante Giuseppe Civati

Civati se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Soprattutto quando nell’ennesimo post contro il suo partito — Il conflitto d’interessi e l’accordo Renzi-Berlusconi — si pone, ancora una volta, l’inelubile interrogativo:

Ma la domanda non più rinviabile è: il Pd vuole salvare se stesso, la dignità della politica e il paese, oppure ha altre priorità?

Conoscendo ormai i tempi decisamente dilatati del perplesso Civati: quanti anni abbiamo a disposizione per rispondere?

In fondo, l’immobilità di Civati assomiglia molto a quella di Grillo: stesso estremismo anche se di segno opposto. Mentre il Movimento 5 Stelle è fermo sulle sue posizioni intransigenti e apocalitticamente inconciliabili con tutti e tutto, Civati lo è altrettanto, ma al contrario, con la sua utopia di voler avviare un confronto politico anche con chi invece lo rifiuta a priori.

Ma, inconsapevolmente, tutti e due così facendo legittimano lo stato delle cose e, anzi, forniscono a Renzi ora come a Letta prima l’alibi che mancava: che cioè le regole democratiche siano comunque rispettate. Quando e se lo capiranno secondo me sarà sempre troppo tardi.

Lanzetta ministro prova dell’incompatibilità tra Renzi e Civati

Il neoministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta

Il neoministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta

Francamente non si capisce dove sia tutta questa discontinuità rispetto al governo precedente se non che stavolta rispetto a Enrico Letta il premier lo fa Matteo Renzi. Anzi, semmai le intese sembrano perfino ancor più allargate di prima tanto che Gilioli l’ha subito ribattezzato Il governo di ‘unità nazionale’. Ma tant’è: anche se l’esecutivo non promette nulla di buono, vediamo allora come agirà, dove cioè andranno a parare. E cioè a battere cassa. Perché di questo si tratta quando si tira in ballo quella parolina magica che va sotto il nome di ripresa e che sembra dover risolvere magicamente tutti i problemi. Bisogna decidere dove si andranno a prelevare le necessarie risorse finanziarie e chi dovrà sacrificarsi. Se toccherà cioè ancora una volta ai soliti fessi. Sempre, beninteso, per il bene dell’Italia.

Sono abbastanza curioso di sapere come si comporterà Giuseppe Civati (già fortemente indeciso se votare oppure no la fiducia) di fronte al colpo basso che gli ha tirato Renzi con la nomina a sorpresa di Maria Carmela Lanzetta a ministro degli Affari regionali. Sul suo blog ha subito commentato: Non sapevo nulla. E io gli credo. Piuttosto sconcerta (ma fino a un certo punto) come il potere possa improvvisamente cambiare le persone. Nel senso che se è comprensibile il comportamento di Renzi (ha cioè una sua logica) non lo è altrettanto quello del neoministro che a quanto pare nemmeno lei si sarebbe degnata di avvertire Civati:

Maria Carmela Lanzetta aveva votato contro il governo in direzione nazionale. Ora entra nel nuovo esecutivo come ministro. Le faccio gli auguri, ma non ne sapevo nulla. Né da Renzi, né da lei.

E vabbè. Sono cose che succedono. Anzi, c’è sicuramente di peggio. Anche se la mossa di Renzi potrebbe ora avere l’effetto opposto. Scrive infatti Civati:

Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro.

Speriamo bene. Speriamo di sì.

Renzi ha ucciso il Pd e adesso chi glielo dice all’orfano Civati?

Matteo Renzi e Giuseppe Civati

Quante volte abbiamo implorato Giuseppe Civati di uscire dal Partito Democratico e quante volte lo stesso Civati ci ha risposto — olimpicamente risposto — che il Partito Democratico era (piacesse o no) l’unico spazio politico praticabile e che al di fuori di esso non ci fosse nient’altro di concreto? Bene. Quel Partito Democratico cui Civati era così affezionato (tra i tanti post scritti a tal proposito ne linko uno indirizzato a Rodotà: Caro Stefano, c’è davvero bisogno di un nuovo partito?) dopo la staffetta Letta-Renzi semplicemente non esiste (di fatto) più. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi si legga allora l’interessante quanto inequivocabile intervista del vice sindaco di Firenze sul Corriere della sera (Nardella: i poteri costituiti temono i leader pd. Si sentono in pericolo perché rompe i rituali) che si conclude così:

“I tempi sono maturi per chiamarci solo ‘Democratici’, senza la parola partito”.

Amen. Una dichiarazione netta quanto sincera, tra l’altro perfettamente in linea con le strategie politiche di Renzi. Così come sembra abbastanza chiaro e inevitabile che caso mai dovesse andare male il governo-staffetta a quel punto a Renzi non rimarrebbe altro che farsi un nuovo partito tutto per conto suo. Vale a dire che inevitabilmente nel momento in cui Renzi ha deciso di fare il premier, forzando non solo i tempi ma soprattutto le regole, ha di fatto tolto ogni residuo futuro al Partito Democratico che tra l’altro era solo un estemporaneo cartello elettorale di correnti (e non poche bande armate).

E cioè praticamente ora Civati non può più scegliere se rimanere o no nel Pd perché Renzi, uccidendo il Pd, ha deciso anche per lui (risparmiandogli così ogni eventuale ripensamento) e l’ha di fatto messo, metaforicamente parlando, in mezzo a una strada. Ma chissà se sarà per forza una brutta cosa. Che da una catena tragicomica di errori non nasca magari qualcosa di buono. Mica è detto che a sinistra tutto debba finire sempre a puttane. O sì?

Civati segretario perfetto. Ma del partito che ancora non c’è

Giuseppe Civati durante il confronto dei candidati segretari del Pd

Troppo loffio il confronto televisivo tra i candidati segretari del Pd? Se fai domande loffie riceverai risposte loffie. Semplice, no? Questo è il livello del giornalismo italiano. In quanto a conflitti d’interesse Sky, per dire, non scherza mica e non fa certo eccezione. C’erano molte altre domande da fare. Non tanto a Giuseppe Civati che da outsider qual è quello che dice fa, ma soprattutto nei confronti del moderato Gianni Cuperlo per stanare la sua ortodossia postcomunista o di quel furbacchione di Matteo Renzi con le sue omissioni strategiche per ingraziarsi tutti.

A me è piaciuto (e molto) Giuseppe Civati. Sta migliorando anche sul piano della presenza scenica e dei tempi televisivi. Non solo Civati dice cose di sinistra, ma riesce anche a dirle con un’ottima capacità di sintesi non disgiunta da una certa leggerezza. Ed è, roba quasi da fantascienza nello scenario di solito tetro della politica italiana, pure ironico. Sta diventando, insomma, un perfetto segretario. Ma del partito di sinistra che ancora non c’è. Civati ci sta provando in tutti i modi a recuperare il voto di milioni di delusi persi per strada alle ultime politiche. Categoria di cui non faccio parte perché mi sono fortunatamente fermato ai Ds e non ho mai dato credito al Pd. Non credo però ce la farà. Certo, secondo me guadagnerà parecchi consensi e, questo è sicuro, molti di più di quelli preventivati. Ma non così tanti da fargli vincere le primarie.

Continuo a essere convinto che come me molti altri — pur riconoscendosi in ciò che dice Civati e sentendosi rappresentati dalle sue idee e dalle parole che usa — non potranno mai sostenerlo finché rimarrà nel Pd. Per due motivi, soprattutto. Il primo è perché il Pd  non è un partito né di sinistra ma nemmeno di centrosinistra. Il secondo motivo è che Civati sbaglia nel credere di poter cambiare quello che forse non è nemmeno un partito, ma piuttosto una specie di associazione finalizzata agli affari e al controllo del territorio di bande armate composte da ex comunisti o da ex democristiani, più o meno vecchi o più o meno giovani.

Civati sei tutti noi

Troppi insulti a Civati: Twitter in tilt

Troppi insulti a Civati: Twitter in tilt

D’accordo, sono il primo a incazzarmi per la sua cocciutaggine, convinto com’è di poter cambiare un partito come il Pd che con le sue idee e il suo modo di fare non c’entra assolutamente niente.

Ditemi voi però come si fa a non voler bene, almeno un po’, a uno la cui compagna per prima non lo vota e per giunta gli ha chiesto pure come tutti noi di non votare la fiducia alla Cancellieri. Cosa che Giovanna Casadio della Repubblica non esita a sottolineare ironicamente.

Uno che dopo l’ennesimo ricatto del Pd a cui è stato costretto a sottostare crea un apposito hashtag per farsi insultare su Twitter, ma poi non può rispondere a tutti perché sono talmente tanti i tweet che il sistema, incredibile ma vero, va in tilt e si blocca.

Insomma, tutto questo per dire che secondo me, in un panorama così deprimente della politica attuale, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo uno come Giuseppe Civati. Davvero.

#anche basta prendere per il culo gli elettori

Civati con Rodotà

Civati è sicuramente un buon allievo di Rodotà, ma si ostina a rimanere nel Pd

Mi piace proprio l’hashtag lanciato da Giuseppe Civati #anchebasta prendere per il culo gli elettori. Così come mi piace anche il post in argomento. Dalle larghe intese al caso Cancellieri, scrive Civati, il Pd prima dice una cosa e poi ne fa un’altra e cioè esattamente il contrario. Post di cui copioincollo un passaggio  a mio avviso cruciale:

La cosa che mi chiedo è molto semplice: se le mie sono posizioni da dissidente e da eretico, perché prima le assumono tutti quanti e poi le scaricano con fastidio, se non con disprezzo?

Bravo come sempre Civati. Come gliele canta lui al Pd nessuno. Uno sinceramente e coerentemente di sinistra e non lo dico con ironia ma lo penso sul serio. Così sincero e così coerente nonostante faccia ancora parte del Pd che secondo me prima o poi si contesterà da solo.

Civati, la voce della coscienza del Pd

Questa non è male:

Civati figlio del sindaco di New York Bill De Blasio

A me poi evoca chissà perché un possibile scenario futuro. E cioè: il Pd continuerà a sovvertire ogni regola e Giuseppe Civati imperterrito continuerà invano a denunciare e contestare il mancato rispetto di quelle regole.

Mi immagino, insomma, riunioni di vertice con Civati che chiede la parola per contestare la dirigenza. E parla, parla. Finché qualcuno — tipo uno come Letta o Renzi — ogni volta gli chiede: hai finito? Sì? Bene. Andiamo avanti. E via con altre porcate ancora. D’altronde, come si può pretendere — è quello che mi piacerebbe chiedere a Civati — da dei procacciatori d’affari di avere pure degli scrupoli morali? No, non sono certo i capibastone delle mille famiglie e correnti del Pd a trovarsi nel posto sbagliato. Semmai è lui.

Piuttosto il caro Giuseppe dovrebbe prima o poi darsi un tempo, una scadenza insomma, oltre cui non sarà più possibile far finta di non vedere quello che invece noialtri vediamo benissimo. Ovvero sia, citando senza volare troppo alto, Charlie Brown:

A volte la notte me ne sto sveglio nel letto e mi chiedo: “Dove ho sbagliato?” Poi una voce mi dice: “Ti ci vorrà più di una notte per questo”.

Lente decadenze e veloci slitte

Quando le parole non servono più e bastano solo i titoli:

La decadenza di Berlusconi slitta ancora

A tal proposito diceva bene, in un post scritto ieri, Giuseppe Civati e cioé:

Berlusconi è decaduto all’inizio di agosto e il dibattito che dura da tre mesi non ha alcun senso politico.

Infatti. Il Pd però fa slittare ancora l’applicazione della norma sull’incandidabilità, continua a farla slittare.

Ecco, con tutta la stima che ho nei confronti di Civati (lo sosterrei e voterei sicuramente se solo non facesse più parte del Pd) sono sempre più convinto di una cosa. E cioè che Civati non sarà mai eletto segretario del Pd, ma ha certamente buone probabilità di diventare il nuovo Ingrao. Non so però se sia un complimento o una condanna.

Civati questo sconosciuto: Cuperlo gli chiede il voto

Se il candidato segretario del Pd Gianni Cuperlo (o meglio il suo attento e assai sveglio comitato) invia un sms anche a Giuseppe Civati, per la cronaca pure lui (anche se magari nel Pd forse non tutti ne sono a conoscenza) candidato segretario del Pd 

Sms di Cuperlo a Civati

Sms del Comitato Cuperlo a Civati

è assai probabile e verosimile (come non può fare a meno di ipotizzare lo stesso destinatario del messaggio) che a Cuperlo il Pd possa aver messo a disposizione gli indirizzi dei tesserati a differenza di altri candidati, tipo per esempio Civati.

A quanto pare — e non so se fa più ridere o piangere — Civati è evidentemente così invisibile nel Pd che gli hanno inviato il messaggio convinti si trattasse di un semplice iscritto come un altro.

Se Enrico Letta dà del “fighetto” al soldato Civati

Il premier Enrico Letta

Il premier Enrico Letta

Fossi al posto di Civati mi girerebbero parecchio le scatole a sentirmi definire un “fighetto“. Ancora di più mi girerebbero se tra l’altro a dirlo non è, che so, Landini o finanche un qualsiasi metalmeccanico della Fiom, ma uno come Letta. Enrico Letta proprio no. Eh no, al posto di Civati io non l’avrei presa per niente bene.

Anche perché c’erano tante parole che si sarebbero potute usare ma quella lì, “fighetto”, è stata utilizzata (e viene utilizzata da qualche tempo) apposta per colpire basso. Per esprimere cioè un vero e proprio disprezzo verso chi come Civati chiede soltanto di poter avere un semplice confronto sulle tante questioni irrisolte all’interno del Pd a partire dal voto dei 101 contro Prodi.

Da buon milanese che ha studiato Civati è persona colta, assai educata e insolitamente incline rispetto alla media dei suoi colleghi a una pratica della politica assai concreta, basata più che altro sui fatti e proprio in ragione di ciò esercitata usando sempre toni bassi e civilissimi. Dargli del “fighetto” solo perché pretende giustamente (e senza alzare mai la voce) che qualcuno nel partito risponda prima o poi alle sue domande più che legittime e comunque poste sempre con rispetto dei ruoli e della situazione, per come la vedo io è inaccettabile. E da uno poi, ripeto, come Letta, non la farei mai passare.

Anche se mi rendo benissimo conto che Civati farebbe bene a non buttarla in rissa (verbale) che poi sarebbe la reazione che si aspettano. Così come sono convinto che in ogni caso prima o poi questa cosa del “fighetto” Civati la restituirà al mittente. Fermo restando, ovviamente, che il buon Civati non potrà mai e poi mai diventare, come lui invece crede di poter fare, segretario di un partito come il Pd.

Giuseppe Civati

Giuseppe Civati

  • UPDATE
    “Fighi e non fighetti”: la precisazione di Civati sul suo blog a proposito della parola esatta usata da Letta. Ah, dimenticavo: il giovanotto è dotato anche di parecchia autoironia, il che non guasta mai.

Berlusconi chiude il Parlamento, il Pd si spacca e Civati… si astiene

Berlusconi chiude il Parlamento? Bindi, Civati e Gentiloni si sono astenuti

Ogni giorno che passa siamo costretti ad alzare la soglia minima sotto la quale non possiamo ritenerci più un Paese democratico. Ogni volta a dire: questo è proprio troppo. Oppure: adesso si è veramente superato ogni limite. O: adesso basta, è ora di finirla con questa vergogna. Invano. Per anni  e anni. Funziona così, ormai, da venti e passa anni. E gli effetti, di destra o sinistra che uno sia, sono evidenti agli occhi di tutti.

Il fatto poi che il Pd si sia spaccato di fronte a una proposta inaccettabile e irricevibile come l’ordine di Berlusconi di sospendere i lavori del Parlamento, secondo me è ancora peggio. Perché di fronte a situazioni pericolosamente antidemocratiche come la manifestazione del Pdl davanti al palazzo di giustizia di Milano o la chiusura del Parlamento c’è davvero poco da discutere e bisogna soltanto preoccuparsi di difendere a tutti i costi le regole e, se necessario, opporsi in ogni modo e con ogni mezzo contro chi mette in discussione la Costituzione. Il fatto stesso che il Pd prenda solo in considerazione la possibilità di poter mediare con Berlusconi un atto eversivo del genere è qualcosa di veramente inaudito. Qualcosa che fa pensare davvero tutto il male possibile di un partito evidentemente gestito e controllato da autentici delinquenti. I fatti parlano chiaro e si commentano da soli: non c’è altro da dire.

Su questioni così drammaticamente serie come l’atto eversivo messo in atto da Berlusconi con la complicità di parte del Pd bisogna immediatamente scegliere da che parte stare, se dalla parte della democrazia o contro la democrazia. E francamente, visto a che punto siamo, ormai c’è ben poco da scherzare. L’Italia è chiaramente sull’orlo di un baratro e le chiacchiere stanno a zero. E se Civati, pur essendo uno di quelli che non hanno detto sì a Berlusconi alla fine non ha votato contro la sospensione dei lavori parlamentari ma per spirito di partito si è solo astenuto, allora mi cadono veramente le (per non dire altro) braccia:

Ci siamo astenuti, oggi, con Michela Marzano, Franco Cassano, Antonio Decaro, Marco Di Maio, Davide Mattiello, Luca Pastorino e altri.

Fuori dall’aula sono rimasti Rosy Bindi e Sandra Zampa, Paolo Gandolfi e Paolo Gentiloni.

Non per distinguerci, come ha detto qualcuno (che non si rende conto che personalmente mi sono distinto quando la questione si era posta all’inizio, diciamo), ma perché siamo preoccupati. Moltissimo. Come credo lo siano anche gli altri, anche quelli che hanno votato a favore.

P.S.: lo so che state pensando che bisognava votare no. E avete ragione. Solo che siamo nel Pd, in un gruppo, e cerchiamo da sempre di spostarlo su posizioni diverse. E speriamo ancora di farcela.

No, io non ho più parole, davvero. Con tutta l’immutata stima che ho nei confronti di uno serio e preparato come Civati, onestamente non capisco che senso possa avere questo masochistico quanto autolesionistico traccheggiamento per cercare di rimanere a tutti i costi dentro un partito che non è e non potrà mai essere il suo. Così come mi preoccupa non poco la scarsa evidente percezione che nel Parlamento si ha della gravità della situazione e dei pericoli che la nostra democrazia (o quello che rimane) sta seriamente correndo.

Civati il visionario e il partito (poco) democratico

Il nuovo sito di Giuseppe Civati

Giuseppe Civati (qui il nuovo sito e qui il vecchio blog) a me ispira molta simpatia e pur non votando il Pd manco sotto tortura farò sempre il tifo per lui e per la sua incredibile, utopistica, convinzione di poter cambiare le cose. Di poter liberare nello spazio di pochi giorni — il tempo necessario cioè per dar vita a un (sic) congresso — un partito ostaggio di bande politicamente armate. Bande ferocissime, decisamente spietate e pronte a tutto pur di difendere le loro rendite di posizione, i soldi a cui non si può più fare a meno e il potere — dove lo mettiamo il potere con la sua irrinunciabile visibilità mediatica? — così duramente acquisito nel corso degli ultimi vent’anni.

Ma a parte questo, quello che più mi colpisce e mi fa sorridere dell’ingenuità visionaria e per certi aspetti vagamente psichedelica del buon Civati (che di esagerazione in esagerazione nello spararle sempre troppo grosse rischia però seriamente di diventare una maschera tragicomica della sinistra, cosa che gli auguro non avvenga mai) è quando si dice convinto di poter diventare niente di meno che segretario del Pd pur avendo tutti contro, dai capi dei clan fino ai più umili servitori di sezione. Di riuscire cioè a prevalere quasi gandhiamente, attraverso una sorta di miracolo, grazie alla forza delle sue idee. Grazie cioè all’indubbia onestà intellettuale e alle idee veramente di sinistra che lui, il buon Civati, non si stanca mai di portare avanti nonostante tutto e tutti. Nonostante Napolitano, nonostante l’improcrastinabile inciucio con Berlusconi (evidentemente avversato solo a chiacchiere) nonostante gli F35 e tutto il solito teatrino quotidiano. Come se improvvisamente cioè il popolo non più di sinistra ma del Pd venisse folgorato sulla via di Damasco e colto da lancinanti e irrefrenabili sensi di colpa decidesse così su due piedi di pentirsi e al posto di Matteo Renzi sceglierebbe proprio lui, il candidato veramente di sinistra, il buon e molto più serio Civati. Dice infatti il futuro segretario del Pd che grazie a lui il Pd diventerà un partito incredibilmente di sinistra:

 “Credo veramente in una vittoria, penso che la maggior parte del Partito democratico sia sulle mie posizioni o quanto meno si ponga le stesse domande che mi pongo io”.

Tutto ciò è, detto con una parola sola, commovente. Non c’è altro commento da fare. Troppo bello, veramente. Solo che c’è inevitabilmente una domanda che mi piacerebbe fare al caro Pippo (la sua incrollabile fiducia nella sinistra è tale che quasi mi commuovo e proprio per questo mi sento particolarmente vicino a lui e alla sua follia rivoluzionaria) ed è questa: ma da quando in qua la base del partito, del Pd ora come in passato del Pci, ha mai contato qualcosa? Lo sappiamo tutti che la maggioranza di chi sostiene e vota il Pd vorrebbe Civati segretario. Ci mancherebbe altro. La maggioranza degli elettori proviene dal Pci o comunque quello che è poi diventato. Senza il Pd, senza cioè i voti a scatola chiusa garantiti dall’elettorato di sinistra del Pd gli ex democristiani, Franceschini per dire o il rottamatore (sic) Renzi avrebbero più o meno gli stessi voti di Casini. O sbaglio? Caro Pippo, che dici mai? Lo sappiamo benissimo che la base del partito ti farebbe segretario tutta la vita. E ci mancherebbe pure non fosse così, dato che sei uno di loro, che pensi, parli e vivi come loro.

Ti farebbe subito segretario così come avrebbe voluto se non Rodotà almeno Prodi presidente della Repubblica. Come avrebbe voluto, sempre quella stessa maggioranza di cui parli, allearsi con Grillo invece di fare il governo delle larghe intese. E se poi proprio non era possibile mettersi d’accordo con Grillo allora si sarebbe dovuto abolire subito il Porcellum per poi tornare subito, democraticamente, al voto. Eppure, non è successo niente di tutto questo. Anche se, caro Pippo, era la maggioranza assoluta a volerlo, la maggioranza non solo degli elettori del Pd ma, se ci aggiungiamo anche buona parte dei grillini, perfino del Paese. E allora? E quindi? Tu caro Civati che sei laureato, hai studiato e leggi tanti libri dovresti sapere benissimo che in Italia avere la maggioranza non significa niente e, soprattutto, non serve a niente. Tantomeno a cambiare le cose. Men che mai il Pd.

Scanzi e Civati candidato

Massimo D'Alema

Ho riso non meno di un minuto filato per il semplice motivo che stimo tutti e due:

Caro Civati, è da un po’ che volevo dirti due o tre cose.
Ti stimo, mi stimi. Ci conosciamo, anche se dal vivo ci siamo visti solo due volte. Spesso siamo (stati) d’accordo.
Ti ho chiesto in tivù, anche recentemente, cosa vuoi fare da grande. Mi hai risposto: “Candidarmi a segretario del Pd. Nobile intento, ma velleitario. Hai meno chance di Moccia Premio Nobel.

Continua qui.

Area Rodotà sì, ma contro il Pd

Rodotà e Strada alla manifestazione per il lavoro Effettivamente, sì. In linea di massima potrei benissimo dire di sentirmi di far parte pure io della cosiddetta area Rodotà. Ma solo se diventa un punto di partenza per la formazione di un nuovo movimento di sinistra che si contrapponga al Pd. Non che si affianchi, ma si contrapponga al Pd fino a sovrapporsi al Pd, fino cioè  a riappropriarsi della connotazione di partito di sinistra di cui l’attuale dirigenza del Pd si è indebitamente appropriata. Il Pd è la nuova Democrazia Cristiana o per meglio ancora dire il Pd è  la parte più evoluta dell’Udc. Non è allora il Pd a dover sterzare a sinistra (anche perché sarebbe contro la sua natura) ma è l’elettorato di sinistra che deve lasciare il Pd. Altrimenti sarà — inevitabilmente — ulteriore tempo sprecato. Perché è bene ricordarlo a chi ha (o conviene avere) la memoria corta, il vero problema della politica in Italia non è Berlusconi ma il Pd e prima ancora del Pd lo erano gli allora partiti di centrosinistra, nessuno escluso. Credo sia ormai chiaro a tutti che senza le collusioni del Pd e prima ancora del centrosinistra Berlusconi non sarebbe nemmeno mai esistito.

Copertina del libro Il baratto sui rapporti del Pci con BerlusconiGiovedì scorso in diretta tv a un certo punto Marco Travaglio spazientito dal solito buonismo ruffiano e paraculo di Walter Veltroni gli ha chiesto a brutto muso se fosse stato capace di dirgli un solo “atto ostile” fatto dal centrosinistra nei confronti di Berlusconi in vent’anni. E Veltroni, spiazzato dalla domanda sicuramente poco buonista, non trovando meglio da dire ha ricordato una manifestazione sindacale del 1994 che sarebbe riuscita a far cadere il primo governo Berlusconi. Ma come l’ha subito smentito Travaglio e come sappiamo tutti — anche Veltroni — quel governo fu fatto cadere non dai sindacati e tantomeno dal centrosinistra ma dall’alleato Bossi che gli ritirò l’appoggio. Di che stiamo allora parlando, quando uno come Veltroni non riesce nemmeno a farsi venire in mente una sola occasione in cui il centrosinistra si è comportato nei confronti di Berlusconi veramente da centrosinistra? No, Veltroni o D’Alema non sono certo migliori di Berlusconi. Né sotto l’aspetto politico e, come ultimamente mi sto ricredendo, nemmeno su quello umano. Anzi. Berlusconi ha il merito della coerenza e della sincerità e, a differenza dei grandi statisti mancati della sinistra italiana, non ha mai preteso di essere quello che non è, puttane e barzellette comprese.

Il partito della porchettaLa maggior parte dell’attuale dirigenza del Pd che dovrebbe opporsi (ma non lo fa mai) a Berlusconi e al berlusconismo che il centrosinistra stesso ha creato è la vera anomalia (non Berlusconi) di questo nostro disgraziato Paese. L’anomalia non è Berlusconi che nella sua coerenza fa tutto quello che dice di voler fare, l’anomalia è il centrosinistra che fa finta di essere di centrosinistra e che invece concepisce e pratica la politica come puro e semplice mezzo per avere potere e fare soldi. Non lo dico io ma lo dicono i vari Penati, Tedesco, Frisullo, lo dice il Monte dei Paschi di Siena e lo dicono le varie fondazioni dei leader e delle correnti del Pd che prendono (tanti) soldi, chissà come mai, da tutti e per tutto. Perché, come insegna il loro innominabile maestro nei cui confronti soffrono di un ormai sempre più evidente quanto inguaribile complesso d’inferiorità, avversari (veri o presunti) o no i soldi e la fica vanno fatti sempre girare.

Pochi ma buoni

Gino Strada e Stefano Rodotà alla manifestazione della Fiom

Che i parlamentari del Pd presenti alla manifestazione della Fiom per il lavoro debbano precisare che sono lì a titolo personale è un fatto che si commenta da solo e dice molte più cose sul Pd di cento talk show messi insieme.

Noi qui siamo

Dall’alto della nostra disumana pazienza e stoico spirito di sopportazione concediamo un ulteriore credito di fiducia, anche perché i tifosi della sinistra (coloro cioè che fanno il tifo sempre e comunque per un partito come se fosse una squadra di calcio e quindi a prescindere da obiettivi, programmi e risultati) li conosciamo molto bene (dato che per  molti anni e… molte sigle tifosi lo siamo stati anche noi) e sappiamo perfettamente che loro — gli ultrà del Pd — a capire come stanno realmente le cose ci arrivano sempre con un po’ (parecchio) di ritardo:

E, come mi scrive Giulia da Modena, se il Pd si chiuderà (ancora?), i democratici si organizzeranno. Con esiti inaspettati, per tutti.

Abbiamo aspettato tanto, aspettiamo pure questi “esiti inaspettati”.

I militanti del Pd: la voce della verità

Civati fa dietrofront, ma è una notizia falsa

Il falso dietrofront di Civati

Esemplare, per capire come verificano i fatti i giornali, la notizia data in queste ore del presunto dietrofront dei cosiddetti dissidenti che avrebbero sottoscritto un documento in cui dopo tutte le obiezioni sollevate in questi giorni ora sarebbero improvvisamente favorevoli a votare la fiducia al governo Letta. Ma Giuseppe Civati che del documento in questione sarebbe (almeno a detta dei giornali) uno dei firmatari (insieme con Sandro Gozi, Laura Puppato e Sandra Zampa) scrive sul suo blog di non aver firmato proprio niente. 

Prima domanda: chi ha dato la notizia e perché?

Seconda domanda: come fa un giornalista a dare una notizia senza nemmeno fare una telefonata di verifica e come fa un giornale a pubblicarla?

Terza domanda: senza internet quanto tempo sarebbe trascorso prima che Civati potesse avere la possibilità di smentire e di farlo in maniera sufficientemente efficace?

Copioincollo infine quanto scrive Bianca Clemente tra i commenti dello stesso post di Civati:

E’ successa una cosa incredibile. Immediatamente dopo che si è chiuso il collegamento con “In 1/2 ora”  dove tu sostenevi la linea di ricerca dialogo con Pd prima di concedere la fiducia al governo (ho seguito te e la Puppato. Forse non condivido in pieno ma mi piace molto come parli e anche ieri a Rai News! sto seguendo tantissimo ultimamente il dibattito politico) il Tg 3 ha annunciato con grande enfasi che tu,  Gozi e non ricordo chi altri avete firmato un documento di completa e piena adesione al governo. La Berlinguer ha anche sottolineato la stranezza che pochi minuti prima avevi detto una cosa contraria. Ho cercato tra i lanci di agenzia ma non c’era niente. Mah!

Erano già d’accordo con Berlusconi

Dal blog di Giuseppe Civati copioincollo l’intervista di oggi sul Manifesto che aiuta a fare ulteriore chiarezza. A me per esempio sembra di capire che nel Pd si puntasse fin dall’inizio all’accordo con Berlusconi. I tentativi d’intesa con il Movimento 5 Stelle — e questo l’aggiungo io — erano insomma finti e finalizzati più che altro a prendere tempo e a far credere all’opinione pubblica che fosse tutta colpa di Grillo. Tanto che dopo l’ammutinamento su Marini da parte della minoranza (di sinistra) del partito la maggioranza (di centro, quasi… centrodestra) si è vista improvvisamente costretta a uscire allo scoperto e a silurare senza pietà Prodi, la cui elezione avrebbe fatto saltare gli accordi evidentemente già presi con Berlusconi:

L'intervista di Civati al Manifesto

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