Archivi tag: Gad Lerner

Militanti dichiarati e quelli a loro insaputa

Alquanto piccato per le critiche di un autorevole collega, dice Corrado Formigli a proposito del giornalismo per così dire da salotto, tutta chiacchiera e mai una notizia:

“Le critiche di Gad Lerner? Una lezione di etica del giornalismo preferisco non riceverla da chi fa giornalismo con la tessera del partito in tasca”.

In questo caso Formigli ha ragione. Però è anche vero che se non altro almeno Gad Lerner lo ammette. Come Giuliano Ferrara, ammette chiaramente di essere di parte. Ed è a suo modo una forma se non d’onestà di rispetto. A differenza cioè di tanti altri che pur non dichiarandosi lo sono altrettanto e per giunta spacciandosi per obiettivi o, come credo si dica adesso, terzisti.

Che poi, la domanda da fare sarebbe veramente un’altra ancora. E cioè: si può ottenere la conduzione di un talk show senza avere tessere o più in generale determinati appoggi? Esiste – o è mai esistito – il giornalista indipendente? E se sì, vista la qualità complessiva dell’informazione, a cosa diavolo potrebbe servire mai?

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Diciamo liberal

Il post di Gad Lerner sul ritorno al Pd del figliol prodigo Pietro Ichino e degli altri transfughi è a tratti davvero esilarante:

Le loro trasmigrazioni non fanno certo bene alla reputazione della politica e del Parlamento italiani, ma onestamente bisogna riconoscere che le personalità in questione esprimono una delle culture riformiste -diciamo liberal- che hanno avuto un loro ruolo alla base della fondazione del Partito Democratico. E contribuiscono a farne un grande contenitore tutto sommato funzionale e contendibile. Da questo punto di vista, troverei assolutamente logico, e augurabile, che rientrasse nel Pd anche Francesco Rutelli, che ne è stato uno dei fondatori (sia pure con ritardi e titubanze).

Rimaniamo quindi in attesa, senza negare un filo di commozione, dell’atteso abbraccio anche con l’indimenticato fondatore del partito Rutelli (sia pure con ritardi e titubanze).

Lente decadenze e passeggere indignazioni

Gad Lerner indignato per il rinvio della decadenza di Berlusconi

Il vero scandalo, titola sul suo blog Gad Lerner, è che slitti a dicembre il voto su Berlusconi. E scrive:

Per chiunque abbia a cuore la certezza del diritto e quindi anche dell’esecuzione della pena, è semplicemente uno schifo la continua politica del rinvio, per calcoli di opportunità non meglio precisabili in pubblico, del voto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

Eh no, caro Gad, non ti ci mettere pure tu a far finta di non capire, anche perché non è da te. Secondo me invece il vero scandalo non è Berlusconi, coerente come sempre con se stesso, con la sua storia e perfino con i suoi elettori. No, il vero scandalo è piuttosto il Pd. Il vero scandalo è continuare a prendere sul serio un partito come il Pd. Perché, come fai benissimo a scrivere, “è semplicemente uno schifo la continua politica del rinvio”. Ma non lo è forse anche e soprattutto perché nonostante tutto il Pd, questo Pd, continua ad avere il consenso anche da parte di chi non dovrebbe concederglielo più — abbiamo già rimosso quei 101? — già da parecchio tempo?

Parla con mamma (2)

Il premier Enrico Letta con il vice Angelino Alfano e il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri

Sempre a proposito delle interferenze del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri sui giudici del caso Ligresti, noto una certa diversità di vedute anche tra giornalisti di sinistra. Si chiede per esempio Gad Lerner:

In coscienza, quando ti prospettano il pericolo di vita in cui versa un/una detenuto/a, cosa c’è di male nel segnalarlo ai responsabili dell’amministrazione penitenziaria?

Una domanda a cui sembra rispondere, seppure indirettamente, il post scritto sullo stesso argomento da Alessandro Gilioli:

Incredibile è la faccia tosta nel sostenere di essersi comportata nello stesso modo per tutti i detenuti che nelle carceri compiono atti di autolesionismo o si suicidano: centinaia se non migliaia i primi, che non vengono nemmeno censiti; più di 40 i secondi solo quest’anno, e mancano ancora due mesi alla fine del 2013.

Per quanto mi riguarda sono d’accordo con Gilioli perché il punto è proprio quello che lui mette a fuoco e cioè non tanto se il ministro della Giustizia abbia interferito nelle decisioni dei giudici per aiutare Giulia Ligresti che aveva problemi di salute. No, il problema è semmai perché il ministro non abbia segnalato anche tutti gli altri casi simili di detenuti che si trovano esattamente se non peggio nelle stesse cattive condizioni di salute.

D’altronde, come si fa — e tantomeno da un punto di vista di sinistra — a essere contrari ad aiutare chi soffre? Ci mancherebbe altro. Il fatto è che, nel caso in questione, i detenuti che stanno male come Giulia Ligresti sono, a differenza sua, ancora dentro. Questo allora bisognerebbe innanzitutto chiedere al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri: perché Giulia Ligresti sì e tutti gli altri invece no? Forse perché la famiglia Ligresti ha il numero del suo cellulare? Niente di più facile allora da risolvere: renda pubblico un suo recapito telefonico e dia la stessa possibilità anche a tutti gli altri detenuti che si trovano nelle stesse condizioni di Giulia Ligresti. Altrimenti, va da sè, dovrebbe dimettersi per forza.

Colgo l’occasione per riferire il dilemma confidatomi in privato da un parlamentare Pd già bersaniano nei giorni scorsi: “Siamo incerti su quale sia la tattica da seguire. Meglio puntare a una candidatura alternativa a Renzi, pur sapendo che ha scarse possibilità di successo, per tentare fino all’ultimo di spingere Renzi alla rinuncia; oppure votare tutti compattamente per Renzi per poi fargli opposizione dall’interno?”. Ahimè, che triste dilemma… — Gad Lerner

Napolitano e le violenze moderate

Berlusconi e Napolitano

Com’era che diceva appena pochi giorni fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Ah sì, che in momenti di così forti tensioni sociali bisogna moderare la violenza verbale. Infatti. Non solo nessuno modera un bel niente, ma sono proprio le stesse istituzioni a dare gli esempi più negativi. Tipo che oggi il governo (parte del governo) è sceso addirittura in piazza per offendere e delegittimare la magistratura. Alla faccia, per dire, della moderazione. Complimenti vivissimi, davvero un bell’esempio.

Tanto che a difendere le istituzioni al posto di Napolitano (evidentemente impossibilitato a violare la sacralità del week end) sono dovuti intervenire gli italiani stessi, giustamente scesi anch’essi in piazza per protestare contro la manifestazione eversiva. Lo so, è una parola forte. Ma come si dovrebbe altrimenti chiamare quello che è successo a Brescia e, tra l’altro, dovrebbe ripetersi pure lunedì prossimo davanti al tribunale di Milano?

Mica uno scherzo, insomma, soprattutto di questi tempi. Come minimo il ministro dell’Interno avrebbe dovuto impedire una cosa del genere, anche solo per una questione d’ordine pubblico, per scongiurare cioè il peggio. Ah già, quasi mi dimenticavo: il ministro dell’Interno era pure lui in piazza a insultare la magistratura.

  • UPDATE

    Non so cosa ne pensiate voi, ma manifestare contro i giudici, specie se si e’ imputati, mi sembra un atto piuttosto eversivo. Specie se l’imputato e’ il capo di uno dei maggiori partiti politici del paese. — Lucia Annunziata

    Caro Pd, ricordati sempre, prima di andare a letto e (non) svegliarti, che sei al governo – cioè ostaggio – con un tizio che anche oggi, circondato da groupies e yesmen, si è paragonato a Enzo Tortora.  — Andrea Scanzi

    Chi era il ministro degli Interni preposto alla tutela dell’ordine pubblico in quel di Brescia? Angelino Alfano. Peccato che fosse tra i manifestanti, invece che a assolvere ai suoi doveri.  — Gad Lerner

Gad Lerner: chi ci difende dalla Fiat?

Monti con Marchionne e Elkann

La Fiat, scrive Gad Lerner oggi sulla Repubblica (editoriale che può essere letto anche qui sul blog del giornalista) ha preso per il culo il governo e l’Italia. La Fiat ci ha presi tutti per il culo per essersi rimangiata la parola a proposito delle promesse d’investimento fatte a suo tempo soltanto con lo scopo di ottenere aiuti e agevolazioni. E, cosa ancor più grave, la Fiat prende per il culo il Paese anche grazie al silenzio-assenso del governo:

Se il precedente governo di destra assecondava per convenienza politica la prova di forza della Fiat, e gli stessi dirigenti del Partito Democratico hanno rivelato sudditanza psicologica nei confronti della presunta “modernità” di Marchionne, l’attuale premier e i suoi ministri tecnici appaiono invece prigionieri di una sorta di integralismo accademico: le aziende devono essere lasciate libere di seguire il loro mercato; investano dove meglio credono; e il governo resti un passo indietro.Gad Lerner
Bel risultato. La rinuncia a pretendere una politica industriale concordata si è sposata così all’applicazione ideologica della dottrina secondo cui i posti di lavoro si salvano concedendo maggiore flessibilità all’azienda. E’ falsa l’equazione “meno diritti uguale più lavoro”, come la storia si è già incaricata di dimostrare, non solo in Italia. Ma proprio lo stesso giorno in cui la Fiat preannunciava la cancellazione degli investimenti promessi, Monti ribadiva questa sua antica certezza: indicando lo Statuto dei Lavoratori, peraltro già modificato per facilitare i licenziamenti, come ostacolo alla crescita dell’occupazione.

Stando così le cose, Lerner non può fare a meno di chiedersi:

Nel capitalismo anglo-sassone spesso evocato come esempio da seguire, gli azionisti beneficiati da grandi profitti adoperano la parola “restituzione” per indicare le modalità attraverso cui intendono onorare il debito morale contratto con la società in cui si sono arricchiti. Avvertono uno stimolo del genere gli azionisti Fiat nei confronti dell’Italia, di cui sono stati per oltre un secolo classe dirigente? E il governo che pare come ammutolito di fronte alla disperazione sociale, Passera che da banchiere contribuì a salvare la Fiat e ora traccheggia al cospetto della realtà del lavoro penalizzato, vorrà finalmente cimentarsi nell’apprendistato della politica? Chi inchioderà la Fiat alle sue responsabilità storiche, scoprendo che un governo dispone di leve efficaci se vuole farsi dare retta dai capitalisti?

Di sicuro non certo Casini, non certo Bersani, non certo Renzi.

Rimborsi spariti, Gad Lerner: Rutelli è parte ingrassata

Durissime dichiarazioni (qui il link del video di Fatto Quotidiano) di Gad Lerner nei confronti di Francesco Rutelli che sul caso dei rimborsi spariti si è dichiarato parte lesa. Il giornalista sostiene invece che deve restituire tutti i soldi.

La Chiesa non ha svolto in Italia una funzione di guida spirituale, bensì di retroguardia profittatrice. Ha digerito l’indigeribile sul piano dei valori, pur di intascare vantaggi materiali. Solo ora che Berlusconi è giunto a fine corsa e quindi non è più in grado di tutelare neppure gli interessi della Chiesa, invocano la purificazione dell’aria. – Gad Lerner

Gad Lerner: Penati non è una mela marcia e Bersani lo sa

Il caso Penati, scrive Gad Lerner (qui l’articolo pubblicato sulla Repubblica e postato sul suo blog) sancisce (o, piuttosto, dovrebbe sancire) la fine del “riformismo sacrificato alla sopravvivenza”:

L’impetuoso movimento partecipativo con cui Milano, per prima, si è liberata dal berlusconismo, già aveva reso obsoleta la realpolitik con cui Penati, ma anche i suoi interlocutori romani, s’illudevano di trovare spazio nella società del Nord, assumendone peraltro una falsa immagine deformata dall’ideologia. Anche la presunzione di rafforzare il proprio potere contrattuale instaurando relazioni spregiudicate fra politica e affari, appartiene alla medesima visione perdente della politica: il riformismo sacrificato alla sopravvivenza. La tattica che si mangia gli ideali. Se pure non vi fossero dei reati, c’è la degenerazione del rapporto fra ruolo pubblico e interessi privati. Il clan prende il sopravvento sull’organismo democratico. Perfino il richiamo ai sentimenti popolari assume piuttosto stereotipi conservatori che non una sensibilità di sinistra.

Anche se, scrive Lerner, è innegabile che la realpolitk si sia rivelata vincente alle ultime amministrative, dato che la vittoria di Pisapia è stata determinata proprio dal Pd di Penati che pur uscendo sconfitto dalle primarie ha comunque sostenuto e fatto votare l’attuale sindaco:

Oggi è grazie a quella scelta felice che Bersani è in grado, pur nell’avversità dello scandalo, di cogliere un’occasione preziosa: ricominciare da Milano, la capitale del possibile cambiamento italiano, facendone anche il laboratorio di un autentico rinnovamento del partito.
E’ questo il classico caso in cui oportet ut scandala eveniant. La crisi dei vecchi poteri ambrosiani precipita, ma un’alternativa è già emersa. La sinistra del Nord sprigionatasi come antidoto al berlusconismo, e pervenuta al governo di Milano, ha fornito un modello di democrazia partecipativa e ora sperimenta la trasparenza nella pubblica amministrazione. Certo, deve ancora dimostrare di essere all’altezza, ma non sarebbe immaginabile orizzonte più favorevole nel quale lo stesso Pd ferito ritrovi la sua ragione di essere. A condizione però di fare i conti con le verità scomode rivelate dalla vicenda politica di Penati. Quali che siano le sue responsabilità giudiziarie, Penati merita infatti di venire riconosciuto per quello che è: l’espressione coerente di una politica che ha fatto il suo tempo. Il Pd non poteva fare altro che sospenderlo. Ma Bersani sa meglio di chiunque altro che non è una mela marcia.