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Il ricatto di Guarin a una società ancora troppo debole

Fredy Guarin infiltrato della FiatNon solo Fredy Guarin praticamente ammette di aver rifiutato apposta qualsiasi squadra che non sia la Fiat, ma adesso tramite il suo agente Marcelo Ferreyra avverte l’Inter che lo deve far giocare perché altrimenti anche a gennaio continuerà a rifiutare qualsiasi squadra che non sia la Fiat. Le parole di Ferreyra sembrano abbastanza chiare, soprattutto nel rimarcare l’errore commesso dall’Inter nel rinnovargli subito il contratto dopo la mancata cessione alla Fiat:

Dopo il rinnovo firmato a marzo a quelle cifre perché avrebbe dovuto cercare una nuova squadra? Fredy se ne andrà solo se e quando lo vorrà la società, a condizione che si tratti di un club importante come quello nerazzurro. Se farà un buon campionato, le offerte arriveranno da sole. Giocatore e dirigenza lo sanno e per questo noi confidiamo molto in Mazzarri”.

In parole povere, questo è il messaggio forte e chiaro di chi non si fa il minimo scrupolo di sfruttare a proprio vantaggio le difficoltà di una società ancora una volta incapace di gestire in maniera seria i giocatori e cioé: non l’avete voluto regalare alla Fiat? Bene, allora adesso non solo ve lo dovete tenere, ma siete obbligati pure a farlo giocare.

Può una società che si reputi di grande livello sottostare a un simile ricatto? Assolutamente no. Non tanto per una questione puramente economica (la svalutazione continua ad essere inarrestabile dato che chi compra sa che l’Inter deve liberarsene) ma per le ovvie ripercussioni che una mina vagante come Guarin rappresenterebbe di fatto – a maggiore ragione dopo dichiarazioni del genere – nello spogliatoio.

Che fare? Non c’è alternativa: essendo diventato impossibile venderlo a cifre importanti a questo punto la società può rispondere a dichiarazioni così palesemente intimidatorie in una sola maniera e cioè non cedendo minimamente alle pressioni del giocatore. Anche a costo di regalarlo a gennaio. Tanto ormai si è capito benissimo che, in ogni caso, finirà così.

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Interisti allo sbaraglio

Fredy Guarin durante Brasile-ColombiaDopo Brasile-Colombia una cosa è sicura: ora Guarin va via solo se l’Inter lo regala. E che dire dell’imbarazzante Hernanes e della sua sfolgorante freschezza atletica? Non so se viene più da ridere o da piangere ricordare che uno così sia stato valutato da quella sagoma di Lotito qualcosa come 20 milioni di euro. No, dico: 20 milioni di euro. Vedere in campo certi fenomeni mi fa sognare un’Inter composta soltanto da italiani (anche scarsi, va bene lo stesso).

Giovinco per Guarin? Inter succursale della Fiat

Andrea Agnelli e Antonio Conte

È da Natale che la sta tirando per le lunghe. Ora ci si sono messi pure i Mondiali a fargli da comodo alibi. Ma prima o poi dovrà venire finalmente allo scoperto. Prima o poi Erick Thohir dovrà per forza venire fuori. Perché dopo aver sprecato inutilmente un’intera stagione con la scusa che doveva ambientarsi, che doveva capire bene, che doveva prima rifare tutti i conti, dovrà in qualche maniera necessariamente muoversi.

Mi ero ripromesso — attingendo alle ultime risorse di una pazienza inesauribile dopo quattro lunghissimi anni — di stare al suo gioco (anche se era inspiegabile sprecare inutilmente un’altra stagione) e aspettare appunto quest’estate, termine ultimo entro cui aveva promesso di investire un po’ di milioni per rinforzare la squadra. Mondiali permettendo, ormai ci siamo. E non vedo l’ora di capire che pesce è Thohir.

Fatto sta che finora (anche se c’è ancora tempo per smentirmi) Thohir non è mai piaciuto (ma proprio per  niente) come del resto non mi sono mai piaciuti quelli che parlano sempre e solo al futuro. Certi soggetti, io che la sinistra italiana la subisco da decenni, li conosco troppo bene perché possano ancora portarmi in chiacchiere a oltranza. E so benissimo cosa sia il consociativismo in politica come negli affari. O nel calcio.

Ragion per cui il ventilato scambio Guarin-Giovinco spiegherebbe tante cose, dopo un primo tentativo saltato all’ultimo momento quest’inverno. Un’ipotesi — copioincollo il commento sul blog di Rudi Ghedini — che io ritengo semplicemente vergognosa. Dirò di più. Se dovesse andare in porto un’operazione simile (perfino peggiore dello scambio alla pari con Vucinic) significherebbe una cosa sola e cioè che l’Inter sia diventata una succursale della Fiat.

Anno zero, parte seconda?

Quando Thohir prometteva acquisti

Le promesse di Thohir in un’intervista alla Gazzetta di due mesi fa

A due settimane dalla fine del campionato nulla di nuovo sul fronte del (tanto atteso) calciomercato. Quest’inverno Thohir aveva garantito che i rinforzi li avrebbe presi adesso. Finora però si sente parlare solo di possibili rientri di alcuni Primavera o, al massimo, dell’ipotetico (assai ipotetico) arrivo di seconde o terze scelte se non proprio di risulta. Anche perché non è per niente facile trovare società disposte a regalare giocatori.

A quanto pare, non ci sono soldi sufficienti nemmeno per prendere gli scarti. La situazione continua ad essere insomma abbastanza desolante, anche perché il ritornello è sempre quello: l’unica strada è quella dell’autofinanziamento. Servirebbe allora uno proprio bravo, un uomo mercato di quelli capaci di vendere bene i giocatori in uscita e di saper scegliere allo stesso tempo quei tre o quattro rinforzi giusti che servirebbero. Uno che non c’è.

Ma più delle questioni tecniche è soprattutto l’aspetto commerciale a interessare Thohir, preoccupato com’è di rafforzare il settore marketing con l’ingaggio di una nuova direttrice. Mentre i media ritirano fuori — quasi a comando — l’interessamento della Fiat (un’ossessione) per Guarin. Scambio stavolta perfino comprensivo di conguaglio (c’è la mancia, insomma) anche perché invece di Vucinic ora Marotta ha bisogno di liberarsi di Isla.

Thohir abbi pietà di noi: per favore basta con i soliti Alvarez

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Che senso avrebbe la riconferma di chi non si è dimostrato all’altezza?

Si può discutere dell’utilità di Vidic, un campione sì ma a fine carriera. O dell’eventuale arrivo di Dzeko (o, notizia dell’ultim’ora, di un certo Jackson Martinez, buon attaccante ma nella media) quando si ha già un Icardi da far crescere. Sia nel primo che nel secondo caso sono comunque scelte che, seppur opinabili, comunque ci stanno. Hanno, insomma, una logica. Ma la riconferma di Alvarez? Titolare inamovibile con Mazzarri, ha avuto una stagione intera per esprimere tutto il suo valore e ancora una volta non si è dimostrato all’altezza. Sia perché è un atipico (né punta, né mezza punta, né trequartista e né mezzala: non si sa mai dove mettere in mezzo al campo e cosa fargli fare) e sia perché ormai non ci sono più dubbi sulla sua comprovata discontinuità. È il solito mezzo giocatore: indiscutibili doti tecniche da fuoriclasse (in uno dei suoi rari momenti di grazia l’ho paragonato a Zidane) tenuta agonistica a intermittenza e spesso insufficiente. Uno come Recoba però senza il tiro di Recoba e nemmeno i gol di Recoba. Non è insomma uno su cui poter impostare la squadra del futuro e su questo credo non ci siano ormai più dubbi. Che senso ha allora la riconferma di Alvarez?

O campioni affermati o giovani, ma per favore basta con i mezzi giocatori

Ricky AlvarezLa sola idea di dover ricominciare un’altra stagione con Alvarez e i tanti mezzi giocatori alla Alvarez a cui ci ha abituato per tanti anni Moratti fa veramente venire voglia di lasciar perdere per un po’ con l’Inter e con il calcio. Mica per altro, ma è che alla fine proprio non se ne può più di credere alla buonafede di chi continua evidentemente a far finta di non capire. Se veramente c’è l’intenzione di voler fare sul serio, se veramente si vuole liberare l’inter dalla mediocrità in cui si dibatte allora bisogna necessariamente alzare la qualità dell’organico. Servono grandi giocatori e non mezze figure come Alvarez, servono tre o quattro campioni. Ma campioni veri e non presunti tali. Non ci sono, attualmente, le condizioni per portarli all’Inter? Va bene, come non detto. Allora però si abbia il coraggio di scommettere su un centrocampo di prospettiva con Kovacic, Benassi e Duncan. Se non campioni, che almeno siano delle promesse. Ma, per favore, ancora Alvarez (e tanti altri mezzi giocatori come lui) proprio no. Grazie, ma abbiamo già dato.

Ancora un’altra stagione proprio con i protagonisti in negativo?

Fredy GuarinIndubbiamente Thohir sta dimostrando, dopo le incertezze dei primi mesi, una certa buona volontà. Per ora solo a parole, ma insomma prima o poi dovranno pur seguire anche i fatti. Però prima il rinnovo di Guarin e ora probabilmente anche quello di Alvarez non depongono certo a suo favore. Pur essendo convinto che Guarin sia molto più forte di quello che sembra (e che quindi a gennaio non fosse in discussione la sua cessione, ma il fatto che venisse scambiato alla pari con Vucinic) credo che abbia ormai fatto il suo tempo all’Inter. Per me avrebbe tutte le caratteristiche per essere trasformato in un mediano di grandissimo livello, se solo però si trovasse un allenatore capace di farglielo capire. Fatto sta, sia Guarin che Alvarez alla prova dei fatti si sono rivelati due fallimenti. A meno che i loro rinnovi non siano operazioni finalizzate alla rivalutazione dei cartellini per alzare il prezzo delle loro cessioni (ed è proprio quello che mi impongo di credere per non farmi cadere le braccia) come si può pensare di ricostruire l’Inter puntando proprio su due giocatori tra i protagonisti in negativo della stagione? Su quelli cioè che simbolicamente hanno rappresentato più di chiunque altro l’ennesimo fallimento? Se così fosse, per quanto uno possa sforzarsi, rimane davvero difficile se non impossibile accettare strategie del genere. No, non ci siamo proprio.

Thohir, la Fiat e Guarin (più Vucinic): che problema c’è?

Lo striscione di protesta dela Curva Nord

Fermo restando che il valore di Vucinic non si discute, fidarsi degli Agnelli è sempre sbagliato. E cioè: se la Fiat vuole mollare Vucinic ci deve essere per forza la fregatura. Tutte le volte che Marotta va in tv a dire che è l’Inter ad aver chiesto Vucinic e non il contrario, la domanda che ogni interista dovrebbe farsi è allora questa: perché mai dovrebbe farci un favore?

Certo, se la Fiat rispettasse le regole di mercato (loro e non l’Inter, come invece è stato fatto passare dai media) si potrebbe (se proprio non se ne può fare a meno) anche trattare. Senza trucchi e senza inganni, però: cosa obiettivamente ardua se non impossibile quando ci sono di mezzo i protagonisti di Calciopoli. Ma tant’è.

La Fiat vuole veramente Guarin? E allora l’Inter glielo dia pure, ma costa 15 milioni di euro. Non trattabili. Questo è né più né meno il valore di mercato di Guarin. È inaccettabile che Marotta pretenda di avere Guarin a metà prezzo. Punto.

Mazzarri vuole Vucinic? Bene. Thohir prenda Vucinic, ma l’attacante non può nella maniera più assoluta costare più di 8 milioni di euro. Se così non fosse, se Vucinic vale più di 8 milioni, perché mai Marotta non l’avrebbe già ceduto a chi offre di più? Forse perché vuole bene all’Inter? La verità è che il valore di mercato di Vucinic è, né più né meno, di 8 milioni. Altrimenti è un pacco. Punto.

A queste condizioni, rispettando cioè i reali valori di mercato, che problema c’è? La Fiat prenderebbe a un buon prezzo un centrocampista con cui sopperire all’eventuale partenza di Pogba o Vidal. Mentre Mazzarri avrebbe finalmente a disposizione, con un investimento non esagerato,  l’attaccante che insegue da anni. Tutto il resto, tutti i casini alimentati dalla Fiat per obbligare Thohir a sottostare a trattative prive di ogni logica di mercato, sono cose da giornali e tv. Punto.

A pensare male della Fiat si indovina sempre

Ovviamente adesso ognuno se l’aggiusta come meglio crede (tanto il giornalismo italiano ha così poca credibilità che non corre il rischio di perderne ulteriormente) e diventa davvero difficile capire bene cosa sia successo effettivamente in tutta la sua complessità e nei vari passaggi che hanno portato alla rottura della trattativa per lo scambio Vucinic-Guarin. Certo, se è vero quanto ha fatto intendere (quasi a mezza bocca) Sky allora sarebbe stato davvero un pacco non da poco…

Vucinic non ha superato le visite mediche

Finalmente Thohir fa una cosa da interista

Erick Thohir

Ci voleva un indonesiano perché l’Inter si facesse finalmente rispettare. Per la prima volta l’Inter è riuscita finalmente a non essere ancora una volta presa per il culo dalla Fiat. Al di là di ogni considerazione tecnica, accettare uno scambio alla pari tra due giocatori con valori di mercato uno il doppio dell’altro sarebbe stato un pacco così esagerato e palese da sembrare più che una fregatura quasi un’umiliazione. E per fortuna Thohir, che evidentemente non è Moratti, anche se ci ha messo un po’ di tempo, alla fine l’ha capito. Quando si è reso conto della fregatura ha subito deciso di fermare tutto. Salta così l’accordo Vucinic-Guarin e, quello che è più importante, Thohir ha finalmente fatto una cosa da interista.

A prescindere dall’approssimazione gestionale e dal caos scatenato, oggi Erick Thohir ha recuperato un sacco di punti. Ma che sia solo l’inizio per un necessario cambio di marcia dopo l’inspiegabile immobilismo di questi primi mesi. La smetta una volta per tutte di parlare sempre e solo al futuro: le chiacchiere stanno a zero e ora servono fatti. Dopo aver rifiutato il pacco di Marotta ora la prossima mossa di Thohir deve essere il licenziamento in tronco di Branca, Ausilio e Fassone. E, per favore, nessun cedimento nei confronti di Guarin. Percepisce abbastanza milioni perché non si possa pretendere da lui che si comporti da professionista. Mi sembra il minimo.

Vedere l’incontenibile felicità dei giornalisti Sky nel dare il lieto annuncio dell’ennesimo grande colpo di mercato della Fiat tramutatasi nelle prime ore del pomeriggio di oggi improvvisamente in tristezza incolmabile (a eccezione di Sandro Sabatini) non ha eguali e ripaga i soldi dell’abbonamento. Troppo divertente, davvero, gustarsi quei musi lunghi dei giornalisti Sky per la “sconcertante” notizia del mancato scambio quando ieri erano tutti così euforici e sorridenti in un clima talmente festoso cui mancava soltanto che si brindasse in diretta. Un po’ li capisco, si sono sentiti colpiti a tradimento nei loro affetti più cari. Dopo Moggi ai tempi di Calciopoli è un po’ come se Thohir avesse uggiso l’anima pure a loro.

Vucinic per Guarin? Mah…

Branca, Ausilio e Fassone

Vucinic per Guarin? Alla pari o quasi? E che ci guadagna l’Inter in tutto ciò? Che cosa può dare di più un attaccante come Vucinic rispetto ai problemi che l’Inter ha sopratutto a centrocampo? E poi, se proprio di un attaccante c’era assolutamente necessità, siamo sicuri che Vucinic corrisponda esattamente al tipo di attaccante di cui ci sarebbe bisogno? A occhio, non sembrerebbe. Magari Mazzarri fa bene a chiedere una punta d’esperienza, ma forse ci sarebbe stato bisogno di una punta con altre caratteristiche?

Comunque sia, c’è pur sempre da chiedersi: perché agevolare, quasi a costo zero, proprio la Fiat? Forse si conta sul fatto, ed è sicuramente il pensiero di molti tifosi, che Guarin possa diventare un bel pacco? Nel qual caso sarebbe l’unico aspetto positivo di tutta questa cosa, perché per il resto sembra di essere tornati indietro nel tempo.

A parte che con la Fiat non si dovrebbe mai fare affari per principio e i precedenti evocano lugubri ricordi, è comunque un’operazione che sembra essere perfettamente in linea, per così dire, con lo stato confusionale di una società ormai allo sbando. Non per voler sempre guardare le cose dal lato negativo, ma questa operazione di mercato, prima operazione di mercato di Erick Thohir, non fa che avvalorare tutte le preoccupazioni per la sua scarsa conoscenza del calcio italiano e i dubbi sulle sue capacità di gestire una grande società come l’Inter.

  • UPDATE
    Sulla pagina Facebook ufficiale dell’Inter i commenti di parecchi tifosi fanno capire che lo scambio Vucinic-Guarin non sia stato preso per niente bene. Anzi, si può dire che siano piuttosto inferociti. Tipo che più d’uno propone anche lo sciopero del tifo. E come idea non sarebbe male.

Contro il Chievo spensieratamente: è un anno di transizione

Mazzarri e Thohir in una delle prime foto ufficiali della nuova gestione

Inter nel caos come nemmeno nei momenti peggiori di Moratti

Il caos è tale all’Inter che potrebbe far diventare il pur modesto Chievo forte come il Real Madrid. La situazione societaria al limite del ridicolo fornisce inevitabilmente un alibi di ferro alla squadra. Per dire: alla vigilia di una partita particolarmente delicata (dopo aver iniziato il 2014 con due sconfitte pesanti) Thohir non trova di meglio che comunicare da Jakarta di non preoccuparsi perché tanto è un anno di transizione. Mentre, va da sè, il prossimo sarà l’anno zero. Poi se non dovesse funzionare se ne farà un altro ancora di anno zero e così via a oltranza. Difficile pretendere in un clima del genere — e per giunta da una decina di giocatori con il contratto in scadenza che non sarà rinnovato — che diano il massimo. Anche perché a che servirebbe tanta fatica?

Thohir si sbaglia di grosso se pensa di poter speculare sulle disgrazie dell’Inter

Ormai è evidente anche al più ottimista (e ingenuo) tifoso che continuare a seguire l’Inter così ridotta rischia di diventare una cosa quasi patetica. Chi pensava di aver toccato il fondo con le ultime gestioni morattiane era un illuso: in quanto a confusione e incompetenza Thohir potrebbe fare perfino peggio e per ora sembra ci stia riuscendo perfettamente. Certamente però Thohir commetterebbe un grande errore di valutazione se pensasse di passarla liscia e di farla franca con noi tifosi. Evidentemente non ha capito bene in che guaio si è cacciato e non ha ancora coscienza di cosa sia l’Inter e cosa rappresenti per milioni di persone. Se crede di poter allegramente speculare sulle disgrazie di una delle più grandi squadre al mondo ha sbagliato numero e casa.

Una certezza — almeno una — comunque c’è: Guarin parte

Finisce l’equivoco Guarin senza che si sia mai riusciti a capire quale potesse essere il suo vero ruolo in mezzo al campo. Sembra proprio che stavolta venga ceduto veramente. Sarà presto rimpianto? O sarà una vera e propria liberazione che avrà immediati benefici a centrocampo? Mah. Difficile dirlo. Certo, Guarin era uno dei pochi giocatori di qualità ancora in organico. Tecnicamente, l’Inter si impoverisce ancora di più. Ci sarà da ridere ora solo a pensare chi potrebbe essere il possibile sostituto. Il candidato ideale è uno che se non proprio regalato arrivi in prestito e si accontenti di uno stipendio da squadra medio-bassa. In linea cioè con il nuovo profilo che Thohir vorrebbe dare all’Inter.

Parolo è il tipo di centrocampista che serve all’Inter?

Le ultime voci di mercato ipotizzano l’arrivo di Parolo, il cui cartellino però costerebbe circa 8 milioni. E forse già qui, data la cifra che per Thohir potrebbe essere ritenuta proibitiva, non ci siamo. In ogni caso c’è comunque da chiedersi: siamo proprio sicuri che Parolo sia proprio il centrocampista di cui l’Inter ha bisogno? Secondo me no: l’Inter ha assoluta necessità innanzitutto di un incontrista veloce e con gradi doti atletiche e Parolo, più bravo ad attaccare che difendere, non sembra possedere esattamente queste caratteristiche. E vabbè. Mentre si lavora ancora alacremente (sic) per portare all’Inter un fenomeno del calcio italiano come D’Ambrosio. Si sta febbrilmente (sic) cercando di superare uno scoglio finora apparso insuperabile e cioè il prezzo del suo cartellino: due milioni  e mezzo. Effettivamente, è proprio di un terzino che l’Inter di Mazzarri ha assolutamente bisogno per risolvere tutti i suoi problemi a centrocampo.

Mazzarri e lo spettro di Stramaccioni

Insomma, tra molte probabili cessioni e pochi immaginari acquisti, focalizzare l’attenzione sulla partita diventa quasi impossibile. Riusciranno i nostri eroici stakanovisti del pallone a vincere la loro prima partita del 2014 dopo le lunghe ed evidentemente meritate vacanze di Natale? Chissà, ora come ora tutto è possibile. Hai visto mai che le parole assai distensive di Thohir non abbiano l’effetto insperato di togliere un po’ di pressione a un gruppo mentalmente scarico prima ancora che con poca gamba? Certo che per Mazzarri, messo in mezzo e usato dalla società come parafulmine, diventa sempre tutto più difficile. Lo spettro di Stramaccioni potrebbe non farlo più dormire la notte.

La formazione

Non potendo più contare su Guarin stavolta Mazzarri dovrà per forza cambiare formazione. Cambierà anche modulo? Chissà: le pressioni che lo sovrastano sono tali che potrebbe anche essere indotto a fare scelte per lui solitamente troppo azzardate tipo l’inserimento di una seconda punta. Milito cioè al fianco di Palacio. Mentre Kovacic e Taider dovrebbero andare di nuovo al ballottaggio per la maglia da interno destro, dato che non credo Mazzarri rinuncerà (sbagliando) sulla sinistra al pur sfiatato Alvarez.

Handanovic – Campagnaro, Rolando, Juan Jesus – Jonathan, Taider (Kovacic) Cambiasso, Alvarez, Nagatomo – Palacio – Milito

Il pronostico

Molto dipenderà dalla volubilità dei giocatori dell’Inter, di come risponderanno in campo rispetto al casino che c’è all’Inter. Tutto allora può succedere.

  • UPDATE

    Anno -1

    Quando la realtà supera la fantasia. Qui su questo blog lo si diceva per scherzo e invece Thohir l’ha detto veramente. La ricostruzione partirà con un anno di ritardo: Erick Thohir ha annunciato che l’anno zero non è questo ma sarà il prossimo. L’obiettivo di questa stagione invece è di farsi il più possibile del male. Così, tanto per passare il tempo e arrivare all’estate. Alla faccia degli abbonati allo stadio e alle pay tv.

Il derby della nuova Inter

Il rigore di Zapata su Palacio

Rigore è quando arbitro fischia: cioè mai

L’Inter ha vinto senza il Capitano e Cambiasso

Il derby — un derby in tono minore come classifica e caratura tecnica vinto da chi ha giocato meno peggio e aveva la fortuna di avere in campo un fenomeno come Palacio — ha detto una verità con cui si dovrà fare i conti e non sarà più possibile rimuovere tanto facilmente. E cioè che l’Inter ha vinto il derby senza il Capitano e senza Cambiasso. L’Inter ha fatto la differenza e ha segnato quando i due padri-padroni dello spogliatoio erano stati sostituiti. Considerato ciò che i due senatori rappresentano per il gruppo non è un dettaglio di poco conto. Quante volte è stato detto e ribadito che il centrocampo non poteva fare a meno dell’esperienza di Cambiasso e del Capitano? Effettivamente, il più delle volte gli esperimenti fatti fin qui non avevano mai convinto. Invece stavolta la squadra è riuscita a vincere anche e sopratutto facendo a meno di loro due.

Ritrovato Kovacic, sarebbe un peccato perdere Guarin (quello del derby)

A un certo punto l’Inter aveva in campo una linea mediana  composta da Guarin-Kuzmanovic-Kovacic che fino a quel momento sarebbe stata improponibile anche solo come ipotesi. Invece ha funzionato, ha decisamente alzato il tasso tecnico delle giocate e ha rinchiuso nella loro area quelli di Mediaset. Tanto che la prevista partenza di Guarin ora non sembra più per niente una grande idea. Sarebbe un delitto indebolire una squadra che nel derby ha dimostrato quanto può valere se solo riuscisse a giocare con la stessa intensità di ieri sera. D’accordo, vanno considerati anche i demeriti della squadra di Mediaset che nell’ultimo quarto d’ora era alla corde per aver finito la benzina. Ma da adesso in poi qualcosa è veramente cambiato. Ed è per tutti un sollievo poter archiviare finalmente un passato diventato in queste ultime stagioni sempre più ingombrante anche per gli stessi Cambiasso e Zanetti il più delle volte costretti dalle circostanze a cannibalizzare i compagni più giovani e inesperti.

Se Thohir non vuole investire, allora Mazzarri faccia giocare sempre i giovani

Magari questi ragazzini continueranno a sbagliare qualche partita di troppo e magari non avranno ancora quella continuità necessaria per giocare a questi livelli. Ma ora meritano, come d’altronde viene auspicato (furbescamente) dalla nuova proprietà, più spazio. Nel derby è nata una nuova Inter che adesso ha soltanto bisogno di crescere e, si spera, in fretta. Se a gennaio non si possono prendere veri rinforzi per puntare al terzo posto tanto vale allora non guardare più la classifica e, succeda quel che succeda, si punti sulla linea giovane. Se questo poi deve essere proprio il progetto (di cui Thohir si fa forte per non investire un euro che sia uno) allora lo si metta in atto una volta per tutte e non se ne parli più. Ma sul serio però. Ricorrendo cioè a Cambiasso e al Capitano solo lo stretto necessario, facendoli alzare dalla panchina quando proprio non se ne può fare a meno.

Alvarez squalificato, Guarin in partenza: e adesso?

Per Walter Mazzarri primo derby con molte incognite

Mazzarri obbligato a cambiare in corsa e deve farlo proprio nel derby

Proprio i due giocatori su cui Walter Mazzarri aveva sempre scommesso ora nella partita più importante (anche perché altre eventuali soddisfazioni non se ne vedono) uno è squalificato e l’altro glielo stanno per vendere (anche se ieri non era più così scontato come sembrava in un primo momento). Ma insomma, la situazione è per forza di cose delicata e quanto mai incerta. Destino infame, potrebbe benissimo dire a questo punto l’allenatore nerazzurro a cui da quando è arrivato cambiano sempre le carte in tavola. Destino cinico e baro o, più prosaicamente, una stagione fortemente a rischio di diventare una di quelle proprio di merda. Anche se era solo una questione di tempo. Perché prima o poi pure Mazzarri avrebbe dovuto pagare pegno come tutti i predecessori e scoprire cosa significa essere l’allenatore dell’Inter  e quanto sia un mestiere faticoso e pieno di insidie.

Kovacic e Taider insieme a centrocampo? Troppo rischioso

Fatto sta che vuoi o non vuoi, lui che si era decisamente impuntato su Alvarez e Guarin titolari sempre e comunque anche contro ogni convenienza tattica, stavolta deve proprio abbozzare e cambiare per forza formazione. E lo deve fare nella partita meno indicata. Cosa che, vista la sua ossessione per quei due, rischia ora di trovarlo quasi impreparato. Anche se, bisogna ammettere, i possibili sostituti di sicuro non suscitano entusiasmo. La sola idea di un centrocampo con Cambiasso affiancato da due come Kovacic e Taider (ancora troppo inesperti per giocare un derby) fa subito venire in mente meste previsioni. Tra l’altro uno dei due dovrebbe giocare a sinistra e cioè pure fuori ruolo. Tutti e due insieme a centrocampo e per giunta in un derby proprio no. È da escludere a priori non fosse altro per la loro scarsa affidabilità dimostrata fin qui. Dire che sarebbe un suicidio forse è esagerato, però ci si va vicini.

Mazzarri non ha scelta: l’unica soluzione è il Capitano al fianco di Cambiasso

Inutile allora girarci intorno più di tanto. C’è una sola cosa da fare e cioè la solita. Affidarsi ancora una volta a lui, al Capitano. Lui per forza insieme con Cambiasso, perché non c’è altra soluzione. La coppia di centrali più vecchia del mondo in campo non tanto per provare a spaccare la partita, ma quantomeno per evitare eventuali (dolorosissime) imbarcate. Non è il massimo, certo. Ma è già qualcosa. Mentre Kovacic andrebbe al ballottaggio con Taider per il terzo di centrocampo, anche se dei due è proprio il croato ora come ora quello con più possibilità di finire in panchina. Che derby farà Guarin con ogni probabilità alla sua ultima partita e già con la testa a Londra? E chi lo sa. Già San Siro non gli porta molto bene, difficile immaginare una grande prova proprio quando non ha più niente da dimostrare. Non certo facile per Mazzarri decidere se scommettere fino alla fine sul colombiano oppure no. Non è escluso che all’ultimo momento decida di rischiare Icardi. Già, Icardi: quanti minuti di autonomia ha nelle gambe e, sopratutto, nella testa?

Zanetti e Cambiasso ancora protagonisti nel prossimo derby

Cambiano i presidenti ma l’Inter è sempre senza un euro

Il vecchio e il nuovo: Moratti e Thohir contenti per il passaggio di proprietà

Mi auguro non stiano ridendo di noi

Quindi sembra ormai fatta: Guarin va al Chelsea. In un centrocampo normale e cioè più equilibrato di quello attuale Guarin avrebbe potuto dire la sua, ma tant’è. La nuova proprietà ritiene sia un sacrificio necessario per fare mercato. Ragion per cui se Thohir ha imposto come sembra di fare mercato esclusivamente con i soldi delle cessioni si fa presto a fare i conti. Anche perché si può realisticamente escludere fin da adesso che  gente come Pereira o Kuzmanovic possano avere richieste di una pur minima consistenza. O li danno in prestito o li regalano per Natale. Si può allora benissimo ipotizzare fin da ora che i soldi a disposizione per fare acquisti saranno esclusivamente quelli ricavati dalla cessione di Guarin e cioè circa una quindicina di mlioni. Al massimo, a essere ottimisti, 18. Facile intuire che con una cifra del genere l’Inter potrà prendere un solo giocatore di un certo livello o altrimenti dovrà inevitabilmente ripiegare sui saldi di stagione.

Servono soldi: Fredy Guarin sta per essere ceduto al Chelsea

Servono soldi: Fredy Guarin sta per essere ceduto

Stando così le cose Mazzarri dovrà necessariamente scegliere. Decidere cioè o di rinforzare sul serio un solo reparto o di accettare soluzioni di ripiego. E nel qual caso, anche volendo cercare tra i giocatori in offerta, 18 milioni non sembrano così tanti da poter comunque garantire l’arrivo all’Inter di centrocampista, attaccante ed esterno chiesti da Mazzarri per completare l’organico. Insomma, si potrebbe quasi dire addio ai sogni di gloria, ammesso che siano mai stati concepibili. Perché a quanto pare Thohir non ha la minima intenzione di investire nemmeno un solo euro sull’Inter che ha appena comprato. C’è tempo, dice. Prima si pensa a ripianare i debiti e poi a tutto il resto, dice. Se ne riparla — eventualmente — quest’estate, dice. Come se l’Inter fosse una fabbrica di scarpe.

Nonostante molte cose incomprensibili del passaggio di proprietà, giudizi più appropriati si potranno dare soltanto al termine del mercato invernale. Al di là delle chiacchiere, infatti, è questo il vero banco di prova di Erick Thohir. D’altronde, dopo vent’anni di berlusconismo (e di promesse mai mantenute dai partiti di sinistra) siamo tutti vaccinati e attrezzati a capire qualsiasi eventuale (speriamo di no) bluff. È già possibile però fare una considerazione difficilmente contestabile e cioè: a cosa è servito passare da Moratti a Thohir se i soldi non c’erano prima e non ci sono nemmeno adesso? A parte Guarin che se ne va, dov’è la differenza?

Guarin va ceduto ma per prendere un buon centrocampista

Fredy Guarin potrebbe essere ceduto da Thohir

Fredy Guarin sul mercato? Per la Gazzetta sarebbero arrivate richieste dalla Premier League

Vendere Guarin? Se c’è chi compra, perché no? Ma a un prezzo di mercato, s’intende e non certo in saldo. Trattabile a non meno, per dire, di una quindicina di milioni. A una cifra del genere comincia ad essere una buona operazione. Anche se, ovviamente, il rischio di vederlo affermarsi con un’altra maglia è alto. Soprattutto se dovesse essere quella del Chelsea o del Manchester United. D’altronde, se fosse vero l’interessamento di cui parla la Gazzetta da parte di Mourinho e Moyes ciò significherebbe di fatto un riconoscimento delle qualità di Guarin. Qualità per ora, a dire la verità, solo potenziali, visto che all’Inter il suo rendimento è stato complessivamente quasi sempre al di sotto delle aspettative. Se veramente uno come Mourinho lo vuole portare a Londra evidentemente è perché lo ritiene molto più forte di quanto abbia fatto vedere a Milano.

Fatto sta che nell’Inter di Mazzarri, nonostante la fiducia del tecnico (che l’ha imposto titolare fisso) Guarin non è riuscito a trovare una collocazione ottimale in mezzo al campo. Interno, trequartista, addirittura seconda punta: non ha mai convinto fino in fondo. Tanto da diventare un peso per gli equilibri della squadra ormai difficile da sostenere. Per lui Mazzarri ha pure sacrificato un attaccante. Ma se all’inizio di stagione la cosa ha funzionato, da un po’ di tempo non più. Invece di crescere Guarin continua ad essere discontinuo. E tenerlo in panchina (cosa per cui io propenderei piuttosto che venderlo) per l’Inter (di Thohir che non è Moratti) è forse un lusso che non si può permettere più. Sta diventando insomma un problema. Nel momento in cui ha mercato ha allora una sua logica quella di provare a venderlo.

Soprattutto se poi il ricavato venisse opportunamente investito per prendere — finalmente — quel tanto auspicato centrocampista difensivo di cui l’Inter ha bisogno. Uno veloce, bravo soprattutto a fare interdizione. Tipo Naingolaan, per esempio, che andrebbe bene se non fosse che Cellino dopo aver scatenato l’asta con la Fiat chiederà sicuramente uno sproposito. Così come per Fernando (un altro nome di cui si parla parecchio) il Porto tenterà, ancora un volta, di estorcere quanti più milioni può. Insomma, trovarne uno buono senza strapagarlo non è per niente facile. Men che mai a gennaio.

Tra i possibili acquisti si fanno anche i nomi di Lamela e Lavezzi, ma a prescindere dal costo proibitivo sarebbe un errore imperdonabile se l’eventuale cessione di Guarin non fosse mirata a prendere un incontrista. Per carità, Lamela in particolare è indiscutibilmente un grande giocatore capace sempre di fare la differenza. Sarebbe in ogni caso un ottimo acquisto, anche solo come investimento. Ma ora come ora non è di Lamela che l’Inter ha soprattutto bisogno. La priorità è un’altra e cioè: ben venga Lamela casomai ci fosse veramente l’occasione di portarlo a Milano, ma prima bisogna preoccuparsi di rinforzare il centrocampo. Assolutamente.

La discontinuità di Guarin e Alvarez peso ancora sostenibile?

Mazzarri durante Bologna-Inter

La grinta di Mazzarri durante Bologna-Inter, ma 22 tiri in porta non sono bastati per vincere

Conviene ancora sacrificare una punta per far giocare due trequartisti?

Statistiche di Bologna-InterA Bologna l’Inter ha tirato 22 volte in porta, faceva subito notare ieri sera Costacurta nel dopopartita Sky. 22 tiri e un solo gol, tra l’altro un autogol particolarmente fortunato. Un dato impressionante, ma fino a un certo punto. Perché se si va ad analizzare un po’ meglio (fonte Gazzetta.it) i tiri fuori dallo specchio della porta sono stati ben 13. E cioè più della metà. Troppi, per pensare a una casualità. Troppa fretta, troppa approssimazione, poca lucidità, poca concretezza: l’Inter ha pagato la scarsa vena di Palacio unico attaccante in campo e l’inadeguatezza di tutti gli altri compagni anche solo a inquadrare la porta. Certo, finora le cose sono andate comunque bene visto che l’Inter ha l’attacco più prolifico, ma nel momento in cui Palacio si inceppa e gli avversari si barricano in area anche il modesto Bologna diventa insuperabile. Come non rimarcare allora che giocando con una punta in meno e due trequartisti in più invece di fare la differenza a volte, come a Bologna, l’Inter fa più che altro parecchia confusione?

Guarin e Alvarez sempre più un problema per gli equilibri della squadra

Sicuramente l’Inter di Mazzarri paga dazio all’immaturità dei suoi giovani talenti. Taider così come Kovacic e Belfodil non danno segni di crescita e continuando a non convincere hanno sempre meno spazio e meno occasioni per mettersi in luce. Ma il problema più grande e forse imprevisto è un altro ancora. E cioè che al di là delle difficoltà d’inserimento dei meno maturi, stanno deludendo le attese proprio i giocatori già formati e di maggiore qualità che da titolari inamovibili hanno la squadra al loro servizio e dovrebbero fare la differenza. E cioè giocatori come Guarin e Alvarez. Guarin, a dire la verità, molto più di Alvarez comunque protagonista di un buon avvio di stagione, anche se da un po’ di giornate sta accusando un calo verticale del rendimento. Sono entrambi ancora troppo discontinui e sotto questo aspetto non danno ancora quelle garanzie di cui ha assolutamente bisogno la squadra. Guarin e Alvarez non sono ancora due su cui l’Inter di Mazzarri può fare sempre affidamento. A volte fanno i fenomeni, a volte fanno vincere le partite. A volte, però. Perché è altrettanto vero che spesso non sono sufficientemente ispirati e non sono per niente decisivi o peggio ancora fanno più che altro danni. A Bologna, con un Palacio per una volta poco lucido, dovevano essere proprio Guarin e Alvarez a prendere per mano la squadra. Invece, come sempre quando c’è da soffrire, non hanno inciso per niente. Se per Kovacic o Belfodil valgono le attenuanti della giovane età non si può dire la stessa cosa per Guarin e Alvarez. Domanda: siamo proprio sicuri che Guarin e Alvarez abbiano ancora grandi margini di miglioramento? No, perché se quello che sono in grado dare è quello che hanno fatto vedere finora bè allora di loro due se ne può fare benissimo a meno.

Nelle prossime due in casa Kovacic e Belfodil forse meritano più fiducia

In prospettiva, Guarin e Alvarez stanno togliendo spazio alla crescita di Kovacic e Taider, il cui ambientamento sembra più difficile del previsto. Conseguentemente il centrocampo continua a non trovare una sua identità ben precisa, limite a cui per ora sta sopperendo con grande mestiere e dall’alto della sua esperienza Cambiasso. Mentre in attacco Palacio fa sempre più fatica. A Bologna si è visto chiaramente. Quello che sarebbe forse ora di cominciare a chiedersi allora è: non sarebbe meglio concedere a Guarin e Alvarez una pausa di riflessione? E provare nelle prossime due in casa con Kovacic e Belfodil titolari? Certo, Belfodil non è Milito, non ha lo stesso peso di Milito. Così come Kovacic non dà ancora sufficienti garanzie in copertura. Tutto vero. Ma è altrettanto vero che Guarin e Alvarez, ora come ora, più che delle risorse stanno diventando dei problemi.

L'incredibile traversa colpita da Juan Jesus negli ultimi secondi di recupero

Il gran tiro di Juan Jesus negli ultimi secondi di recupero sembra entrare e invece finisce sulla traversa

A Bergamo (forse) l’Inter di Mazzarri ha gettato la maschera

Mazzarri deluso in panchina a Bergamo

Mazzarri deluso in panchina a Bergamo

Poca qualità e (purtroppo) non si vedono margini di miglioramento

Nonostante tutta la buona volontà di Mazzarri (i cui meriti per aver ridato comunque una pur minima identità alla squadra sono pur sempre maggiori rispetto ai difetti tattici per scarso coraggio) a Bergamo si è visto chiaramente che questa squadra di più non può dare. La partenza molto positiva aveva forse illuso più del dovuto. Sulla distanza però non tiene. Dopo 10 partite comincia inevitabilmente a perdere colpi. Vuoi perché il sogno di una ritrovata compattezza è svanito alle prime tappe con le vere salite. E poi anche perché si pagano scelte sbagliate fatte negli ultimi anni. Mazzarri cioè deve fare di necessità virtù con giocatori alcuni dei quali non all’altezza della situazione o che comunque forse lui non avrebbe mai scelto.

Quando bisogna spingere sull’acceleratore emergono limiti di personalità

Non riesce a tenere il risultato, non sa sfruttare il vantaggio, ha difficoltà a imporre il proprio gioco:  l’Inter soffre la scarsa capacità di gestione della gara. Va bene giocare da provinciale. Anzi. È l’unico modo per sopperire in qualche modo alle carenze tecniche e più in generale dell’organico. Ma poi quando bisogna fare la differenza bisogna colpire con la concretezza e la forza della grande squadra. Ma l’Inter, per l’appunto, non lo è più da tempo.

Mancano alcuni grandi giocatori e i giovani da soli non bastano

Centrocampo e difesa non funzionano come dovrebbero, si prendono troppi gol e si soffre più del dovuto anche contro squadre tecnicamente inferiori. Colpa di una società che nelle ultime tre stagioni ha rimosso ogni volta il problema. Investire sui giovani è giusto ma non basta. Manca sempre all’appello almeno un grande centrocampista. Due sarebbero ancora meglio. Ma è dai tempi di Benitez e del mancato acquisto di Mascherano che sono stati presi giocatori in saldo o talenti da sgrezzare. Manca un esterno capace di far dimenticare Maicon. E per quanto mi riguarda manca anche un grande difensore visto che su Campagnaro (anche solo per una questione anagrafica) non faccio più per niente affidamento.

Kovacic e Taider sono risorse importanti, però vanno aiutati a inserirsi

Kovacic e Taider sono secondo me da Inter ma sono ancora troppo acerbi e hanno quindi bisogno di crescere. Ma per crescere devono essere inseriti gradualmente in un centrocampo ben organizzato e capace quindi di supportarli al meglio. Altrimenti la loro inesperienza diventa inevitabilmente un problema per gli equilibri della squadra e allo stesso tempo si corre il rischio di bruciarli. Non si può insomma pretendere che siano Kovacic e Taider a risolvere magicamente le difficoltà del reparto. Semmai dovrebbe essere il contrario.

L’atteggiamento di alcuni giocatori non è da grande squadra/1

Una grande squadra si vede non solo per il suo spessore tecnico e la sua forza agonistica. La si riconosce anche per come sta in campo. Non per esempio come si sono comportati a Bergamo Guarin o Handanovic. Cominciamo da Guarin. Dopo aver giocato poco e male è sembrato quasi volesse rifiutare la sostituzione. E con la squadra ancora alla ricerca della vittoria ha impiegato parecchio tempo (che a me è sembrato infinito) per uscire dando così una dimostrazione di totale mancanza di rispetto nei confronti della squadra e comunque un’immagine di poca professionalità. Magari saranno dettagli, ma sono alla lunga determinanti per la creazione di quello spirito di gruppo senza il quale è davvero difficile fare risultati.

L’atteggiamento di alcuni giocatori non è da grande squadra/2

Altrettanto sconcertante la sceneggiata napoletana di uno generalmente assai lucido come Handanovic. Si è fatto male da solo battendo un rinvio (possibile? Ma è entrato a freddo?) e incredibilmente invece di chiedere subito il cambio è rimasto in campo nonostante fosse infortunato (tanto che non poteva nemmeno più rinviare) destabilizzando di fatto la retroguardia per tutto il primo tempo. Ma che gli è passato per la testa a Handanovic? Che modo è di comportarsi? Che professionista è? D’accordo, magari qualche minuto per vedere se uno ce la fa a continuare ci sta. Ma poi basta. Poi bisogna uscire. Perché Handanovic non l’ha fatto? Perché nessuno dei compagni ha preteso il cambio? Ma che roba è? Ma scherziamo o che? Tutto ciò non è per niente serio.

Offresi Ranocchia anche in saldo

Andrea Ranocchia

Praticamente l’Inter sta proponendo Andrea Ranocchia, direttamente o indirettamente, a tutti. Il prezzo di partenza si aggirerebbe intorno ai 20 milioni (bum!) ma ho l’impressione che si possa chiudere anche per meno della metà. Non sembrano esserci più dubbi sul fatto che il giovane difensore sia sul mercato. Evidentemente all’Inter (verosimilmente con l’approvazione anche di Mazzarri) non lo ritengono indispensabile e sostanzialmente non credono in lui. L’Inter insomma sembrerebbe voler disfarsene a tutti i costi e francamente continuo a non capire perché. È una logica di mercato che non riesco a spiegarmi. Secondo me non è certo vendendo i difensori (pur bravi) che si fanno i soldi. Così come sono sicuro che Ranocchia non sia così male come solitamente l’abbiamo visto finora.

Ma è un argomento, questo di Ranocchia, che divide noi tifosi: non sono pochi a ritenerlo sopravvalutato. Secondo me invece meriterebbe almeno un’altra occasione, stavolta schierato in una difesa meglio organizzata e con un assetto tattico più razionale. E per quanto mi riguarda sarei pronto a scommettere che comunque sia diventerà, Inter o no, un pilastro della Nazionale. Anche perché nell’Inter allo sbando della passata stagione forse nemmeno Beckembauer sarebbe riuscito a non perdere il controllo della situazione. D’altronde, se lo cercano e lo vorrebbero non poche grandi squadre ci dovrà pur essere un motivo o no?

L’eventualità insomma che l’operazione possa andare in porto sembrerebbe sempre più probabile ed è una cosa che non mi piace proprio per niente. L’avevamo preso proprio perché era quel tipo di difensore di prospettiva di cui l’Inter aveva (e ha ancora) assolutamente bisogno. Non potranno certo essere né i Samuel (35 anni) e né i Campagnaro (33) i titolari del futuro, ammesso che lo siano oltre l’immediato presente. Se, come si sente dire ormai da parecchio, per fare cassa l’Inter dovrebbe rinunciare a uno tra Ranocchia e Guarin, bè io dovendo scegliere tra loro due mi terrei sempre il primo. Non per altro, ma Guarin farebbe rientrare più milioni. O fosse solo per scongiurare sul nascere un’altra situazione alla Balotelli. E cioè che per evitare a noi poveri tifosi possibili, ulteriori, traumi a Ranocchia gli facciano fare un po’ di Premier League prima di recapitarlo (non sia mai) alla Fiat dove Conte non vede l’ora di ricreare con Bonucci la coppia di centrali forse più forte delle nuove generazioni. Voglio essere ottimista e spero che Ranocchia alla fine rimanga (confido molto nella notoria attenzione di Mazzarri per un’organizzazione difensiva sempre d’eccellenza) e che se proprio se ne deve andare per favore là da quelli no. Tutti tranne che là. Per favore no.

Gargano, Pereira e Guarin: comportamento inaccettabile

Il direttore generale dell'Inter Marco Fassone

Se l’Inter non imparerà — non è mai troppo tardi — a diventare una società seria difficilmente riuscirà ad aprire un nuovo ciclo. Ed essere seri significa che la scusa di aver perso l’aereo (dal momento in cui hanno giocato martedì e dopo 3 giorni non sono ancora tornati) è ovviamente inaccettabile. Quello di Gargano, Pereira e Guarin è un comportamento che denota scarsa professionalità e totale mancanza di rispetto nei confronti della squadra e dei tifosi. 

Se l’Inter vuole imparare a diventare una società seria deve dimostrarlo con i fatti. Se ci sono giocatori come Guarin, Gargano e Pereira evidentemente incapaci di andare in giro da soli e bisognosi di essere accompagnati da persone adulte ogni volta che escono di casa allora significa che fin quando non diventeranno più maturi non sono chiaramente nemmeno in grado di poter giocare nell’Inter.

E se l’Inter non se la sente di mettere immediatamente fuori squadra chi dimostra scarso attaccamento ai colori, quantomeno i tre presunti ritardatari non devono essere convocati per la partita con la squadra della Fiat. E devono essere multati. Nella maniera più assoluta. In caso contrario, l’Inter merita di ritrovarsi nella posizione di classifica in cui si trova.

L’Inter di Schelotto

Schelotto autore del pari nel derby

Inutile secondo me, tanto più in un derby, fare considerazioni tatticamente cervellotiche: se nel secondo tempo l’Inter è riuscita a pareggiare è perché Mediaset pensava di aver già vinto e la difesa si è permessa il lusso di lasciar colpire di testa da solo in area Schelotto (voto 7 per aver salvato risultato e stagione) che incredibile ma vero ha deviato il pallone da centravanti vero e l’ha messa all’incrocio. Se poi a questo aggiungiamo che nel primo tempo Balotelli ha sbagliato tre gol (uno per una parata mostruosa di Handanovic migliore in campo, voto 8) il quadro è chiaro: la squadra di Mediaset è tecnicamente superiore e quasi sicuramente andrà in Champions mentre la nostra è quella che è, frutto di scelte arrangiate di una società che dopo tre stagioni imbarazzanti non merita — contrariamente ai giocatori — nessuna attenuante.La grande parata di Handanovic sul colpo di testa di Balotelli

Il 4-4-2 (mascherato da 4-2-3-1) iniziale espone la squadra sulle fasce poco e mal presidiate. Lo scarso apporto di Guarin e Alvarez mettono in crisi il Capitano (voto 5) e soprattutto Nagatomo (voto 5) che però ha almeno il merito dell’assist a Schelotto. Mentre quando si tratta di ripartire Palacio (voto 4) nonostante tutta la buona volontà corre e si sfianca ma è chiaramente fuori ruolo (a volte non sembra nemmeno una seconda punta ma un’ala) e fa puntualmente la figura del fesso che non la prende mai. Se poi ci si mette pure un poco brillante Cassano (voto 5,5) a perdere palloni che non si possono perdere arriva anche il gol addirittura in contropiede. Impensabile, inaccettabile. L’assedio che ne è seguito non porta al raddoppio che avrebbe chiuso i giochi. Con un po’ di fortuna è stato possibile limitare i danni. Nella ripresa Stramaccioni (voto 6 di media, insufficiente nel primo tempo, positivo e fortunato nella ripresa) ha il coraggio di rinunciare a un Cambiasso (voto 5) che a me è apparso soprattutto affaticato e a buttare nella mischia, rischiando molto, uno spaurito Schelotto per accentrare Guarin (voto 6) che improvvisamente ritrova quella lucidità che da esterno gli era fino a lì sempre mancata. Un azzardo, ma a quel punto necessario. Per fortuna Gargano (voto 6) ha continuato a correre per due. E sull’unico errore (per eccesso di presunzione) della difesa di Mediaset Schelotto ha trovato il suo incredibile jolly dopo un esordio decisamente traumatico.

Gol di El Shaarawy a parte, se gli esterni hanno sofferto parecchio (troppo) i due centrali si perdono per tre volte Balotelli. Ranocchia (voto 5) mi è sembrato un po’ meglio di Juan Jesus (voto 4,5) anche in considerazione del fatto che fosse reduce da un infortunio. Ma il comportamento della difesa è sempre subordinato alla tenuta dell’intera squadra nella fase difensiva, soprattutto del centrocampo che stasera è stato spesso messo sotto, impietosamente surclassato da giocatori più forti fisicamente e più veloci. Le cose sono andate decisamente meglio (anche perché quelli di Mediaset sono calati) con l’accentramento di Guarin e, dopo l’insperato pareggio, con l’ingresso di Kuzmanovic (voto 6) al posto di uno stralunato Alvarez (voto 5) a cui va concessa l’attenuante di essere costretto a giocare non solo fuori ruolo ma con compiti che non è capace di svolgere.

Si può quindi dire che Stramaccioni ha sbagliato formazione? A cose fatte ovviamente sì, ma mettere fin dall’inizio Kuzmanovic che a Firenze era stato un disastro o magari giocare la carta Kovacic potevano essere mosse molto rischiose. Guarin e Alvarez sugli esterni erano soluzioni mirate a cercare di dare una mano alla coppia d’attacco (forzata quanto male assortita) Cassano-Palacio. Questo per dire che le scelte del tecnico non fossero, almeno sulla carta, del tutto sballate. Anche perché secondo me i problemi dell’Inter di Stramaccioni più che dal modulo dipendono soprattutto dall’incapacità di sobbarcarsi la contemporanea presenza del Capitano e Cambiasso (come scrivo da troppo tempo: uno ormai è di troppo) e la poca assistenza (un eufemismo) degli attaccanti.

Pari giusto? Diciamo di sì, anche perché nel secondo tempo si è visto soprattutto un’Inter che ha fatto la differenza più che altro con la forza della rabbia e del coraggio. Qualità che hanno permesso a una squadra che comunque va ringraziata per aver dato davvero tutto in campo di fare una specie di miracolo. Ma questa piccola grande impresa non assolve minimamente la società dalle sue colpe, che anzi la notevole prova di carattere di questa sera evidenzia ancor di più.

Cluj-Inter, intervallo

Il balletto di Rodrigo Palacio e Fredy Guarin dopo il primo gol

Formazione squilibrata — un 4-4-2 decisamente offensivo —  con un attaccante in più e un Gargano in meno. Ma finché tiene, se tiene, ovviamente va bene anche così.

Finalmente, per la serie non è mai troppo tardi, una strepitosa giocata di Alvarez che si libera di due uomini con un numero da fenomeno e manda in porta Palacio che — intelligentemente — serve a Guarin un pallone solo da appoggiare nella porta spalancata. Ora è tutto in discesa.

Tra linea difensiva e centrocampo a volte (per non dire spesso) c’è qualche metro di troppo dove si inseriscono ogni volta i romeni. Ma per fortuna non hanno grandi attaccanti.

Il secondo gol (ancora bravo Alvarez nel ridarla a Guarin) chiude la qualificazione. Sospiro di sollievo.

Inter-Cluj, intervallo

Il primo gol di Palacio

Stagione finita per Milito e — forse — anche per l’Inter? Se l’infortunio dovesse rivelarsi grave (si aspettano aggiornamenti) sarebbe davvero difficile, ora come ora, pensare che Palacio (che non è e non sarà mai una prima punta) o Rocchi possano non farlo rimpiangere.

Guarin e Palacio danno il loro meglio in contropiede.  Meno — soprattutto l’argentino — a difesa schierata.

Per quanto mi riguarda ho visto un Kovacic oltre ogni immaginabile aspettativa. Consiederato che ha solo 18 anni è semplicemente di un’altra categoria per non dire, ma solo per scaramanzia, che è un potenziale fenomeno.

Kovacic, tra l’altro, ha ridato a Cambiasso dieci anni di vita.

Bellissima respinta di Handanovic a tempo scaduto sulla punizione battuta a fil di palo. Buon segno, dopo le recenti incertezze.

Inter, ora basta però piangersi addosso

Andrea Stramaccioni

Risultato a parte, quello che più non mi è piaciuto del pari con il Genoa è la tendenza di società, allenatore e giocatori di piangersi addosso. D’accordo, lo sappiamo benissimo che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti non ha più un solo euro da puntare sull’Inter, ma non per questo dobbiamo massacrarci con tutti questi piagnistei su come siamo sfortunati – contro il Genoa come la settimana scorsa contro la Lazio – magari solo per scongiurare e prevenire sul nascere qualsiasi considerazione sui limiti dell’organico che invece sono più che evidenti.

Voglio dire: ma caro Moratti, caro Stramaccioni, caro Cambiasso è proprio così difficile dire la verità? L’Inter ha pareggiato con il Genoa perché ha giocato male. Punto. E ha giocato male perché ha una squadra a cui mancano (e mica lo scopriamo adesso) alcuni giocatori di qualità a centrocampo e in attacco, carenze d’organico che Stramaccioni – vuoi per inesperienza e vuoi perché è oggettivamente impossibile fare miracoli – non è in grado di risolvere. O almeno non in maniera da eliminare del tutto i limiti che l’Inter attuale ha. Perciò attaccarsi alla sfortuna – come ho già sentito dire anche nel dopo partita dell’Olimpico – non mi sembra il modo migliore per cercare di capire quali potrebbero essere gli eventuali problemi e soprattutto le possibili soluzioni.

L’Inter attuale è una squadra che può lottare solo per un posto in Champions così come deve essere chiaro che non è detto neanche che possa farcela. Ma fermo restando la realtà delle cose e l’onestà di ammetterlo e di rimanere sempre con i piedi per terra (non fosse altro per non illudere più del dovuto quei tifosi sempre troppo ottimisti) sarebbe per esempio interessante capire perché, essendo Guarin squalificato e con alcuni titolari che, come ha spiegato Stramaccioni nel dopo partita,

 “hanno giocato che non stavano bene, come Gargano con una caviglia gonfia che non lo faceva camminare, Cambiasso che ha recuperato all’ultimo…”

Joseph Alfred Duncan per esempio Duncan non sia stato nemmeno convocato. Ecco, se di Paulinho o comunque di nuovi costosissimi quanto improponibili arrivi è proibito parlare, quello di cui invece sarebbe opportuno discutere sono invece le scelte dei giocatori a disposizione. Almeno quelli. Perché, per dire, se la mancata convocazione di Duncan fa conseguentemente ipotizzare che la società abbia già deciso di darlo in prestito (altrimenti sarebbe incomprensibile) certamente non ci sarebbe niente da obiettare. Liberissimi di farlo. Si tratterebbe cioè di una valutazione tecnica fatta dalla società da rispettare e accettare. Quello che però possiamo pretendere dalla stessa società è di farla finita, una volta per tutte, con pianti e rimpianti.
Vale a dire: se non hai i soldi per prendere i costosissimi e forse pure un po’ sopravvalutati (non dico di no) Paulinho di cui hai bisogno devi allora puntare per forza sui giovani. Io, almeno, non vedo alternativa.

Qui si fa il tifo per Duncan titolare contro il Genoa

Joseph Alfred Duncan

Guarin squalificato e Cambiasso non ancora al meglio dopo l’infortunio di Roma? E allora questo blog fa il tifo per Joseph Alfred Duncan titolare di Inter-Genoa. Lo so, è un rischio, ma bisogna correrlo. È un rischio per l’Inter (che dopo la sconfitta dell’Olimpico non può permettersi altri passi falsi) ed è ovviamente un rischio per lo stesso giocatore che potrebbe facilmente bruciarsi. Ma se questo 19enne ghanese, talento indiscusso della Primavera con evidenti margini di crescita, non gioca ora quando? Bisogna solo crederci e avere coraggio, parecchio coraggio. Cosa che però ad Andrea Stramaccioni non manca di certo.

E, comunque, sull’eventuale scelta secondo me i pro sono superiori ai contro. Perché sarebbe sconsigliabile schierarlo titolare:

  1. È ancora abbastanza inesperto per poter già giocare in un ruolo particolarmente delicato quanto importante.
  2. È ancora decisamente irruento e troppo istintivo nelle entrate e rischia di essere facilmente ammonito.
  3. Ha giocato relativamente poco in prima squadra e deve quindi ancora capire bene come interagire con i compagni di reparto.
  4. La Coppa Italia è una cosa e la Serie A un’altra. E poi c’è sempre l’esame, difficilissimo da superare per chiunque, di San Siro.
  5. Con Guarin squalificato e senza il pieno apporto di un giocatore fondamentale come Cambiasso l’Inter non può permettersi il lusso di fare esperimenti, per giunta proprio nel reparto meno affidabile.

Perché, invece, sarebbe opportuno schierarlo titolare:

  1. È inesperto, ma ha sufficiente fiato e fisicità per recuperare in seconda battuta ogni volta che va fuori misura o per sopperire correndo il doppio ad eventuali errori di posizionamento. È inesperto ma corre più degli altri ed è in una forma strepitosa.
  2. È ancora decisamente irruento e troppo istintivo nelle entrate, ma questo è soprattutto un problema dei compagni più esperti che devono ogni volta dirigerlo e, quando serve, tenerlo a freno.
  3. Ha giocato relativamente poco in prima squadra, ma ovviamente soltanto giocando potrà acquisire l’esperienza di cui ha bisogno.
  4. La Serie A e San Siro sono esami difficili da superare, però a differenza di altri presunti fenomeni che di recente abbiamo visto fallire ripetutamente Duncan sembra avere sufficiente personalità per cavarsela bene.
  5. Con Guarin squalificato e senza il pieno apporto di un giocatore fondamentale come Cambiasso l’Inter deve per forza fare esperimenti, per giunta proprio nel reparto meno affidabile.

Perché la Serie A è una farsa

Non bastassero le penalizzazioni e le squalifiche discrezionali a campionato in corso e le diverse valutazioni della giustizia sportiva a seconda delle maglie che si indossano, non bastassero le scelte dei campi neutri più vicini possibili a Torino, casomai qualcuno non lo avesse ancora capito che la Serie A è una farsa, faccio presente un’ulteriore, semplice, considerazione: l’Inter ha presentato ricorso contro la squalifica di Guarin e a meno di 24 ore dalla partita di campionato con il Genoa l’Inter ancora non sa se può oppure no contare sul giocatore.

Il travolgente Guarin e l’insuperabile Palacio

L'altra faccia di Palacio: fa il portiere

La Rai dovrebbe far giocare sempre l’Inter perché l’Inter fa sempre spettacolo, perché l’Inter è l’Inter e non c’è Coppa Italia che tiene. Il finale in dieci con Palacio (voto 10 a prescindere) in porta è, per chi spesso lo dimentica, la dimostrazione che il calcio è soltanto un gioco e – Calciopoli e altre porcherie assortite permettendo – va preso per quello che è. Un gioco irrazionale e quindi imprevedibile come deve essere un gioco.

Poi certo l’Inter ci mette parecchio di suo per rendere questo sport ancora più irrazionale e per questo ancora più emozionante e spettacolare. Secondo me anche per chi non fa il tifo per l’Inter. Perché l’Inter non è solo una squadra di calcio, ma è qualcosa di molto di più.

La qualificazione, dopo un primo tempo più o meno equilibrato, l’ha decisa Stramaccioni (voto 7 per non aver tolto Duncan a cui do un 7 d’incoraggiamento) decidendo di calare subito l’asso e cioè Fredy Guarin (voto 8 per come ha cambiato la partita). Entrato lui, il Verona è tornato ad essere una squadra di serie inferiore. Determinante lo strepitoso pallone recuperato da Guarin sulla mediana e l’assist per Cassano (voto 7 per il gol e altre bellissime giocate) che una volta messo in porta non si è certo fatta scappare l’occasione di cesellare uno dei suoi gol-capolavoro per tecnica e freddezza d’esecuzione. Quattro minuti dopo ed ecco il secondo gol: punizione di Guarin che grazie anche a un doppio rimpallo sui difensori batte imparabilmente il portiere veronese.

Et voilà, il gioco è fatto? Manco per idea. Quasi come una sceneggiatura a uso e consumo per l’audience comprensibilmente disastrata della Rai che può permettersi solo i diritti di Coppa Italia, Castellazzi (voto 6, anche se forse potrebbe aver peccato di troppa sufficenza non chiedendo il cambio dopo il primo mezzo infortunio) che già aveva accusato un brutto colpo alla spalla nel primo tempo, al 33′ della ripresa si fa male di nuovo e stavolta deve uscire in barella. E l’Inter ha già usufruito di tutte e tre le sostituzioni. Panico. E adesso? In un primo momento è Chivu (voto 6,5 per il buon rientro dopo tanto tempo di inattività) a prendere i guanti, poi si decide collegialmente di mettere in porta Palacio. E quella che fino a quel momento era stata una mediocre quanto noiosa partita di Coppa Italia diventa improvvisamente un evento imprevisto quanto divertente. Anche se non succede niente. Perché quelli del Verona, proprio perché consapevoli del fatto che in porta non ci fosse più un vero portiere, sbagliano quasi tutto forzando ogni volta il tiro e cercando soluzioni affrettate che non fanno altro che aiutare Palacio e l’Inter. Solo in un caso i veronesi riescono a indirizzarla giusta a fil di palo, ma Palacio non si fa sorprendere e con un tuffo, che scatena il boato di San Siro, salva in corner. Meglio di così, davvero non si poteva.

L’Inter di Stramaccioni stavolta ha poca fortuna

Antonio Cassano

Stavolta siamo in credito

Ha vinto la Lazio perché Klose alla seconda occasione non ha sbagliato, mentre l’Inter può recriminare per il pali prima di Guarin (voto 7, il migliore dell’Inter) e poi di Cassano (voto 5 nel primo tempo e 7 nella ripresa). Migliore la Lazio nel primo tempo, meglio l’Inter nella ripresa: il pari sarebbe stato il risultato più logico. Vabbè, stavolta siamo in credito con la fortuna.

Panchina senza ricambi

Nonostante la sconfitta l’Inter di Stramaccioni (voto 6) ha fin qui fatto tutto quello che era nelle sue possibilità e forse anche qualcosa di più considerato l’organico a disposizione. Nella ripresa, magari sarebbe stato utile cambiare qualcosa, ma ora come ora mancano ricambi validi. Quando si è infortunato Cambiasso (voto 6) in panchina c’erano solo ragazzini della Primavera. Questo è quanto. E Stramaccioni è stato costretto a fare di necessità virtù mandando in campo Palacio (voto 6 per l’impegno messo a giocare fuori ruolo) come esterno di centrocampo. Una mossa che ha conseguentemente sbilanciato la squadra che a quel punto ha tentato il tutto per tutto cercando di trovare l’occasione buona per sbloccare il risultato. E solo un grande Marchetti ha impedito a Guarin, a Cassano e (sulla ribattuta) a Nagatomo (voto 6,5 non fosse altro per il grande spirito di sacrificio) di cambiare la storia della partita. Anche Milito (voto 5, evanescente come gli succede spesso da un po’ di tempo) ha avuto una mezza occasione e che forse avrebbe fatto meglio ad alzare la testa e accorgersi che sarebbe stato meglio passarla a Cassano davanti alla porta.

Non si possono concedere due occasioni di seguito a Klose

Gol mancato, gol subito. Scoprendosi, l’Inter ha concesso inevitabilmente alcune penetrazioni centrali su cui Klose si è sempre fatto trovare smarcato. Il tedesco prima si mangia un gol fatto sbagliando lo stop, ma alla seconda occasione (e qui sì, hanno dormito un po’ tutti) riesce ad anticipare sul tempo Handanovic (voto 6, stavolta non ha fatto quel miracolo che serviva). Niente da dire però: perché al quel punto ci stava che alla fine la gara potesse essere decisa da un episodio.

No, non c’è sudditanza psicologica. Per l’Inter, dico

Lascerei da parte ogni puntualizzazione su Ranocchia (voto 6 anche se il gol subìto è soprattutto colpa sua) placcato in area e sul mezzo fallo fischiato a Milito che ha impedito a Cassano di pareggiare a porta spalancata. Non mi sono sembrati errori arbitrali particolarmente vistosi e, per dire, ci stanno. A dimostrazione (se qualcuno avesse avuto dubbi) di come l’Inter non sia beneficiata di alcuna sudditanza psicologica.

È ufficiale: Coutinho non lo voglio più sentire nemmeno nominare

L’unica cosa per me veramente inaccettabile – che dire mi abbia fatto incazzare è poco – è stato l’atteggiamento con cui è entrato in campo Coutinho (voto 0). Stavo già smadonnando vedendo l’incredibile indolenza con cui stava entrando, roba da prenderlo per un orecchio e rispedirlo in panchina. Ma poi veramente non ci ho visto più. Quando cioè nonostante l’insopportabile lentezza nel prendere posizione in campo (nonostante che la squadra – la sua squadra – fosse in svantaggio) praticamente Cassano l’ha liberato al tiro e lui – solissimo – avrebbe potuto improvvisamente diventare il protagonista assoluto e invece no. Invece, scoglionatissimo come uno quasi scocciato di essere lì in quel momento, ha sparacchiato  in curva facendosi trovare totalmente impreparato. Ha tirato con la stessa svagatezza di uno che passava lì per caso. Una vergogna. Una cosa che nemmeno negli amatori. Inconcepibile. Assurdo. Ridicolo. Da prenderlo a calci da qui fino a Natale. Non ci sono giustificazioni per un atteggiamento del genere. Non solo. Evidentemente non soddisfatto, ha poi proseguito a giocare con la stessa insopportabile sufficienza sbagliando tutto il possibile. E allora stop. Non voglio più sentire nemmeno nominare uno così. Potrà magari diventare bravo pure come Messi, ma non me frega assolutamente niente: uno così meglio perderlo che trovarlo, uno così io non lo voglio vedere più con la nostra maglia. E non va venduto, l’Inter lo deve regalare.

L’Inter di Stramaccioni di misura contro un grande Napoli

Fredy Guarin migliore in campo

Alla fine il pari sarebbe stato sicuramente più giusto. Ma nel calcio la spunta quasi sempre chi sbaglia di meno. E anche se tutte e due le squadre hanno commesso errori in quantità industriale (a dimostrazione che devono entrambe ancora crescere) l’Inter di Stramaccioni (voto 7 innanzitutto per aver rinunciato al tridente e poi anche per la sicurezza e il carattere che trasmette alla squadra) è quella che ne ha fatto qualcuno di meno dell’avversaria. Tipo i due gol – bellissimi quanto non facili – mentre per contro il Napoli ne ha sbagliati almeno un paio in maniera imperdonabile.

Il migliore in campo: Fredy Guarin (voto 8). Un gol che ha messo subito l’Inter nella situazione tattica preferita e un assist che la partita l’ha – quasi – chiusa. Ma soprattutto una ruspa in mezzo al campo, sia quando si tratta di ragionare e di dirigere e sia quando c’è da lottare e soffrire. Fondamentale nel fare sempre la differenza con un cambio di passo che spezzava gli equilibri di reparto e per la capacità di svolgere difensivamente anche la copertura che di solito svolge Cambiasso (voto 7) stasera a sua volta immenso anche come libero. L’asse Guarin-Cambiasso ha permesso all’Inter di Stramaccioni di reggere l’urto di un Napoli (nella ripresa veramente travolgente) a cui però è mancata sufficiente lucidità sotto porta.

Sempre più convincente Handanovic (voto 7) protagonista di alcuni grandi interventi che tra l’altro per prontezza di riflessi ricordavano quelli di Julio Cesar. Meglio Juan Jesus (voto 6,5) nel primo tempo, meglio Ranocchia (voto 6,5) nella ripresa, ma secondo me nonostante le molte occasioni concesse a Cavani e compagni l’intero reparto va promosso proprio in considerazione del valore degli avversari. Tra l’altro non c’era uno come Samuel che ora come ora è insostituibile. Nonostante ciò il Napoli ne ha fatto solo uno e se andiamo a sottilizzare pure in fuorigioco (anche se non era facile vederlo).

Andrea Stramaccioni durante Inter-Napoli 2-1Non particolarmente brillanti mi sono sembrati il Capitano (voto 6) e Nagatomo (voto 6) che però hanno come sempre corso tantissimo e hanno dato tutto senza risparmiarsi un solo minuto.

Nota dolente, almeno secondo me, ancora una volta Pereira (voto 5) perché impegno e corsa a parte sembra proprio aver litigato con il pallone fino a rischiare un autogol che secondo me lo avrebbe, almeno a San Siro, crocifisso. Gli ho visto indovinare un paio di passaggi consecutivi solo nei convulsi e confusi minuti finali. È troppo poco per giocare a questi livelli. Poco meglio mi è sembrato, anche se tatticamente indispensabile come gregario a tutto campo, un Gargano (voto 5,5) anche lui con evidenti difficoltà ad andare d’accordo il pallone. Ma con la maglia dell’Uruguay li ho visti giocare tutti e due a ben altri livelli: questo per dire che i veri Pereira e Gargano li dobbiamo ancora vedere.

Capitolo tutto particolare quello di Milito (voto 7 per il capolavoro del gol e voto 4 per tutto il resto della partita) che dopo 38 minuti in cui fa solo danni viene lanciato in area da Guarin e lui esegue uno dei suoi numeri preferiti: controllo in corsa e palla a fil di palo. Da alzarsi tutti in piedi per la standing ovation a un campione che ha fatto la storia recente dell’Inter. Ma gol a parte praticamente un cadavere in campo. Mah…

Con il ritorno di Cassano (voto 6,5) l’Inter ha improvvisamente ritrovato sbocchi in attacco. Lui parte alla grande, esegue alla perfezione il corner che libera Guarin in area e diventa un pericolo costante per la difesa napoletana. Poi però subisce un paio di interventi abbastanza cattivi e non è più in grado di dare uguale intensità. Meriterebbe il gol poco prima di essere sostituito, però il pallone che supera De Sanctis si stampa sul palo. Succede, ma la classe non è acqua.

Solitamente letale quando entra a partita in corso, stavolta Palacio (voto 6) è meno lucido del solito nel cercare di sfruttare le pur poche occasioni in contropiede nel momento di massimo sforzo del Napoli. Dà comunque una mano anche lui e nei minuti finali avrebbe meritato pure di chiudere la partita, ma dopo una grande azione personale il tiro gli finisce fuori di poco.

Infine: Coutinho (s.v.). Giusto farlo entrare e giustissimo farlo entrare al posto del sempre più frastornato Milito. Ma che cazzo lo fai entrare a fare se poi nessuno gli dà mai un cazzo di pallone?

Il gol di Milito

L’Inter di Stramaccioni svogliata, forse stanca, ma fortunata

Ranocchia autore del tiro deviato da Garcia nella propria porta

Ranocchia autore del tiro deviato nella propria porta da Garcia

No, il trequartista proprio no

Due punte più il trequartista è un lusso che questa Inter – ora come ora – sembra non si possa permettere. Soprattutto se poi in organico non ci sono giocatori adatti a stare dietro gli attaccanti. Così soffre il centrocampo – sempre in inferiorità numerica – si scopre la difesa e si è troppo prevedibili in attacco.

Coutinho gioca fuori ruolo

Coutinho (voto 5) non è un trequartista. Secondo me può giocare solo come seconda punta. Ma il fisico di certo non lo aiuta. Né i compagni di reparto si sforzano minimamente di dargli un mano. Ma merita altre occasioni. Incompreso.

Chi l’ha visto?

Pereira (voto 4) spaesato, timido e confuso. Se sia da Inter oppure o no è difficile dirlo per il semplice motivo che ancora non si è visto veramente mai. Come esterno di centrocampo per il momento è improponibile. Ma come si fa a fargli fare il terzino? Boh.

Cambi giusti, anzi perfetti, ma in ritardo

Stramaccioni (voto 6 complessivo tra un 7 per aver indovinato i cambi e un 5 per averli fatti con imperdonabile ritardo) sbaglia a schierare Coutinho trequartista, ma soprattutto gli è mancato il coraggio di lasciare in panchina uno tra Milito (voto 4) e Palacio (voto 4,5) tutti e due oggi veramente inguardabili.

E meno male che c’è Cambiasso

Se con il Palermo l’Inter di Stramaccioni non ha rimediato un’altra brutta figura (autogol a parte) lo deve però soprattutto al gran lavoro tattico svolto da Cambiasso (voto 7) che praticamente fa reparto da solo (e alla fine esce stremato) riuscendo sempre a dare un minimo di equilibrio alla squadra troppo sbilanciata in avanti. E a un particolarmente lucido e concreto Gargano (voto 6,5) che spesso e volentieri ha corso anche per Cambiasso.

Guarin e Nagatomo titolari veri

Nel momento in cui Stramaccioni ha tolto un attaccante (ma doveva farlo fin da inizio ripresa) il centrocampo non è andato più in sofferenza e questo anche grazie (e va sottolineato) all’evidente cambio di passo dei nuovi entrati Guarin (voto 6,5 se non altro per la voglia di far bene) e Nagatono (voto 6,5 pure a lui per lo stesso motivo).

Meno punte (spuntate) e più centrocampisti (di corsa)

Insomma, due centrali di centrocampo non bastano, ne serve un altro. Altrimenti non c’è sufficiente equilibrio. Cambiasso + un fondista + Guarin sembra essere, ora come ora, una formula più equilibrata. Forse.

Inter, devi dare di più

Detto questo, il pari sarebbe stato il risultato più giusto. L’Inter di Stramaccioni è stata fortunata e ha vinto grazie a un vero e proprio infortunio difensivo del Palermo. E quello che preoccupa (al di là delle pessime condizioni di Milito e Palacio) è che ha fatto molto poco per cercare di vincere. A dirla tutta quasi niente.

Non ha vinto l’Inter, ma il calcio pulito

Milito protagonista a Torino

Quello che è accaduto sabato 3 novembre 2012 allo stadio di Torino sarà ricordato per sempre. L’Inter di Stramaccioni è riuscita a compiere l’impresa impossibile, è riuscita a vincere contro la Fiat aiutata in campo dai sei arbitri e sostenuta dai giornali e dalle tv che già pregustavano le solite feste in soccorso del vincitore. E l’Inter di Stramaccioni ha regalato allo sport uno dei suoi momenti più alti e indimenticabili. Perché non ha vinto solo l’Inter, ha vinto tutto il calcio italiano, quello vero, quello pulito. Hanno simbolicamente vinto tutte quelle squadre che sono state derubate ogni volta che hanno incontrato la squadra della Fiat, hanno vinto tutti gli sportivi, quelli che amano veramente il calcio.

Cambiasso, Nagatomo e Palacio

Partita falsata dagli arbitri, ma l’Inter ha battuto lo stesso la Fiat

Perché l’Inter di Stramaccioni non ha vinto una semplice partita, no. Sarebbe riduttivo metterla su questo piano. Perché non era una semplice una partita, ma era una vera e propria resa dei conti di chi si è ripreso il controllo del calcio italiano dopo Calciopoli (e come se Calciopoli non fosse mai esistita) nei confronti di chi ha avuto in questi anni il coraggio e la sfrontatezza di ribellarsi a una Serie A truccata. E, fortuna ha voluto, che nonostante tutto, nonostante si trattasse di una partita falsata, nonostante gli aiuti, i padroni della Serie A non sono riusciti a umiliare e nemmeno a vincere chi ha osato sgarrare e mettere in discussione il sistema.

Tagliavento e gli altri 5 arbitri sconfitti dall’Inter di Stramaccioni

Andrea StramaccioniIl calcio italiano è corrotto? Non lo dico io, non ho prove per dirlo, ma se lo dice da solo il calcio italiano se non fermerà (come, visti i precedenti, mi sento di anticipare) almeno per qualche mese Paolo Tagliavento e gli altri cinque arbitri dopo gli errori talmente evidenti (senza dover far ricorso alla moviola, insomma) e quasi tutti ingiustificabili compiuti in una delle partite per me più belle della storia del calcio.
Ma il trionfo – imprevisto – dell’Inter di Andrea Stramaccioni, avvenuto per merito di una squadra che è riuscita a vincere nonostante gli aiuti arbitrali alla Fiat che tutti abbiamo visto non cambia, non può far cambiare, il giudizio sulla partita: è stata falsata dal direttore di gara Paolo Tagliavento e dagli altri cinque arbitri in campo anche se gli aiuti alla Fiat non sono riusciti – e questa è la più grande beffa sportiva che si potesse mai immaginare – a condizionare il risultato.

Se Tagliavento e Preti non sono dei venduti allora erano ubriachi

Pronti via e subito il gol della squadra della Fiat in netto fuorigioco. Una vergogna assoluta, che nessun assistente di linea (un certo Preti per la cronaca) poteva non vedere a meno che non fosse ubriaco. Non solo. I padroni di casa menano di brutto per tutto il primo tempo finché Lichtsteiner, già ammonito, fa un’entrata da rosso diretto. Hai visto tu Tagliavento? È platealmente – e comicamente – scappato via come in un film di Boldi e De Sica. E infatti lui, Tagliavento  – non solo uno dei peggiori arbitri della storia del calcio italiano ma uno dei più ridicoli e impresentabili – assomiglia molto a un tipico un personaggio della commedia all’italiana più cialtrona, becera e volgare che peggio non si può.

Se Tagliavento continua ad arbitrare significa che il calcio italiano è corrotto

Fabiano Preti, l'assistente di linea che non ha visto il fuorigioco

Fabiano Preti

Va bene, a parte tutto, siamo obiettivi: uno così, uno che ha arbitrato una partita così importante favorendo in maniera che più evidente non si può una squadra – lasciamo stare che poi non è riuscita nonostante tutti gli aiuti a vincere – non merita di essere fermato? No!? E allora di che cosa stiamo parlando? Se Tagliavento – come è successo prima con Mazzoleni, Rizzoli o Gervasoni – non vanno fermati nemmeno di fronte a errori clamorosi e ripetuti allora come si fa a non pensare che questo calcio sia corrotto? Perché e per quale motivo un tifoso dovrebbe dare per scontata la buonafede degli arbitri che commettono clamorosi e ripetuti errori arbitrali sempre a senso unico? Se non sono corrotti allora non sono in forma. E se non sono in forma (sic) perché allora continuano ad arbitrare? A meno che non vogliano continuare a prenderci per il culo onestamente non vedo alibi. Altrimenti qualcuno mi deve spiegare perché Tagliavento e gli altri devono per forza continuare ad arbitrare e – faccio una previsione –  perché devono fare altri danni? Perché?

Stramaccioni, Milito e Cambiasso nella storia dell’Inter

Della partita vera e propria mi rimane difficile parlare proprio perché è stata falsata dagli arbitri. Come si fa ad analizzare una gara in cui dopo 18 secondi sei arbitri non si accorgono di un fuorigioco di almeno un metro? Come si fa a parlare di tecnica e di tattica quando Lichtsteiner fa un’entrata da rosso diretto pur essendo già stato ammonito e l’arbitro scappa via? Cos’è? Una partita – il famigerato big match entusiasticamente sbandierato dai media che già presupponevano di sapere come andava a finire – o una sequenza del prossimo cinepanettone? Trovo difficile parlare di calcio in maniera seria quando ho visto una partita diretta in maniera ridicola e inaccettabile. Il secondo gol di MilitoSenza nulla togliere però (anzi) il merito ad Andrea Stramaccioni (voto 10) di aver messo in campo tre punte e di aver creduto nella forza della sua squadra. Ma soprattutto Stramaccioni ha avuto secondo me il merito di non aver perso la testa di fronte all’assedio degli arbitri e di essere stato capace di rimanere lucido e sereno anche nei momenti più difficili. A Torino, nel primo tempo di Torino, Andrea Stramaccioni ha dimostrato se non di essere bravo come Mourinho di avere sicuramente altrettanta personalità. Ma Stramaccioni ha dimostrato non solo grande duttilità tattica di riuscire a schierare un’Inter sempre diversa a seconda delle situazioni, ma anche la capacità di saper leggere la partita e di indovinare sempre il cambio giusto.
Mentre il migliore in campo e simbolo indiscusso (secondo me) dell’Inter di Stramaccioni è Diego Milito (voto 10 e lode) non tanto per il prezioso rigore che ha riaperto la partita o per la tenacia con cui è andato a cercarsi il gol del vantaggio, ma per come ha messo tutto se stesso in campo, per come ha giocato da interista vero e non solo per contratto – l’ho visto io come credo l’hanno notato in molti – come se fosse la partita della vita, quasi più di una finale di Champions. È stato – detto poi da uno come me che ancora gli rinfaccia le dichiarazioni a caldo di Madrid – commovente perché ha giocato come avremmo giocato noi se fossimo stati al posto suo. Per me, è stata la sua partita più bella. Senza dubbio.
Palacio segna il terzo golSubito dopo, nella graduatoria, non posso non mettere Esteban Cambiasso (voto 9) non tanto per il gioco prodotto, ma soprattutto per come ha saputo sostenere la squadra soprattutto nei momenti di difficoltà ed è stato capace di farla rimanere sempre lucida e compatta anche giocando in 11 contro 17. Ma a Torino sono stati protagonisti indiscussi anche Palacio (voto 8 per come è riuscito a rendersi pericoloso ogni volta che riceveva il pallone prima ancora che per il gol che ha chiuso la partita) Nagatomo (meraviglioso assist a parte, voto 8 per lo spirito da samurai, il coraggio e la voglia cioè di crederci nonostante tutto) Guarin (voto 8 non fosse altro che per l’azione che ha propiziato il raddoppio di Milito) e Handanovic (voto 8 per la parata su Marchiso, ma più in generale per la sicurezza dimostrata tra i pali che a Torino non è mai facile avere). Magari mi scordo qualcuno, ma quelli citati mi vengono subito in mente più degli altri (voto a partire dal 7) in una partita del tutto anomala e inclassificabile di cui tutto è stato tranne che un semplice evento sportivo. L’Inter di Stramaccioni ha vinto una partita truccata ma finita al contrario. Una grandissima, indimenticabile, partita truccata finita al contrario.

Tagliavento non espelle Lichesteiner

L’Inter riesce a espugnare San Siro anche in Coppa

L'Inter espugna San Siro anche in Europa League con Palacio

Handanovic (voto 7 per l’unica vera parata di tutta la partita) fa il miracolo su Markovic (voto 7,5, per me il migliore in campo) e sul ribaltamento dell’azione il portiere del Partizan Petkovic (voto 4) fa invece una papera di rara goffaggine su un colpo di testa di Palacio (voto 6 ma solo perché ha segnato, per il resto inoffensivo con il suo insopportabile modo di giocare in punta di piedi) che più centrale e loffio non si poteva. Fatto sta che l’Inter di Stramaccioni (voto 6 di stima) riesce a vincere a San Siro anche in Europa League, seppure giocando male contro avversari decisamente modesti. Va bene così, considerata anche la scarsa attenzione riservata a questa competizione che tra l’altro disputandosi di giovedì crea problemi di recupero per il campionato.

L’Inter ha avuto tre occasioni nel primo tempo con l’impresentabile Coutinho (voto 4 per gli errori secondo me imperdonabili per uno con il suo talento ed è ora che qualcuno cominci a urlargli nelle orecchie che o si sveglia o può scordarsi di giocare a questi livelli) e un’altra occasione ancora più netta nella ripresa con Cassano (voto 5 per essersi ben presto adeguato alla mediocrità della partita) che ha sbagliato a porta spalancata e con il pallone tra i piedi un gol che non è da lui sbagliare. Ma forse è dipeso dal fatto che si è innervosito non poco per come i compagni giocavano male, prendendo di mira a un certo punto il malcapitato Pereira (voto 5) che nonostante l’impegno che ci mette continua a fare ancora un sacco di confusione. Mentre la squadra serba può recriminare per il palo colpito da Markovic nel primo tempo e per l’occasione avuta sempre dallo stesso giocatore (molto veloce e tecnicamente dotato) nella ripresa e per fortuna neutralizzata da Handanovic.

A parte il passaggio a Palacio che il portiere del Partizan ha trasformato in un assist, su Milito (s. v.) o meglio sull’ectoplasma di Milito entrato nel finale per sostituire Cassano è meglio stendere un velo pietoso. Sembrava scoppiato già al momento del cambio. E veramente non capisco che cosa abbia e come mai stia soffrendo così tanto. Mah…

A occhio il migliore dell’Inter è stato di nuovo Cambiasso (voto 7 se non altro per la voglia) anche se Stramaccioni lo ha relegato per buona parte della partita in difesa. Con l’ingresso di Capitan Zanetti (s. v. perché ormai è al di sopra di qualsiasi critica) per dare più… dinamismo alla squadra, Cambiasso ha avuto licenza di avanzare e ha subito dato più lucidità e incisività a un centrocampo troppo anonimo e senza creatività. Centrocampo in cui ancora una volta (e questo è un brutto segnale) ha deluso e parecchio Guarin (voto 4) che sembra aver perso del tutto la potenza e la brillantezza d’inizio stagione che aveva fatto così ben sperare per il futuro. Un altro caso, insieme a Milito, difficile da capire e da spiegare. Mi auguro che sia solo una questione fisica, di forma da recuperare.