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Calcio corrotto

Se a proposito di calcio corrotto pure Makkox e Zoro nel momento in cui si mettono a fare gli spiritosi sui Mondiali truccati stanno bene attenti a rimuovere argomenti evidentemente pericolosi, si capisce quanto Calciopoli sia una ferita ancora aperta. Così Makkox e Zoro citano (e mettono in burla) tutti i Mondiali tranne uno, escludendo cioè proprio quello – guarda caso – più ridicolo. Quello cioè del 2006. Su cui però – guarda caso – non si può minimamente scherzare. E allora cari Makkox e Zoro sapete che vi dico? Annate affanculo pure voi. Ma di cuore, proprio. Cialtroni che non siete altro.

Se prescrivono Calciopoli allora dobbiamo far finire il calcio

Se veramente la Cassazione dovesse prescrivere Calciopoli credo che tutti noi interisti, nessuno escluso, dovremo immediatamente disdire gli abbonamenti Sky o Mediaset Premium.

Se decideranno di cancellare Calciopoli, come oggi anticipa Il Fatto Quotidiano, noi interisti avremo il dovere di mettere in ginocchio il calcio italiano non versando più un solo euro. Usando così la nostra unica forma di difesa a disposizione e cioè facendo saltare il sistema dei diritti televisivi. Altrimenti vorrà dire che saremo complici anche noi di questo schifo e che, in fondo, ce lo meritiamo.

Per quanto mi riguarda, se davvero succederà una cosa del genere, per me il calcio, semplicemente, non esisterà più. Perché c’è un limite a tutto. Vorrà dire che smetterò di seguire l’Inter.

Calciopoli potrebbe essere prescritta

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Delinquenti per sempre

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Cancellare Calciopoli, la più grande vergogna dello sport italiano, fino a farla diventare un’invenzione degli interisti. L’opera è in atto già da tempo e prosegue incessantemente a colpi di manipolazioni mediatiche sempre più spudorate e mirate a negare l’evidenza dei fatti. Quello cui siamo di fronte è un preciso quanto paradossale ribaltamento della realtà. Come dimostrano le ultime farneticazioni di Andrea Agnelli, il cui negazionismo è talmente rozzo quanto improbabile da lasciare davvero sconcertati. Andando di questo passo andrà a finire che la Fiat sarà fatta passare da carnefice addirittura a vittima del sistema. Senza che, quando si arriverà addirittura a dare per scontata una cosa del genere, a nessuno manco più scapperà da ridere.

Tanto, per quello che vale il calcio italiano, non vale nemmeno la pena di sollevare pur minime obiezioni. Anche perché la Serie A è talmente screditata ormai che  si può benissimo sostenere tutto e il contrario di tutto senza per questo andare mai in contraddizione con le svariate sentenze di giustizia sportiva e, ahimé, anche quelle decisamente più serie a carattere penale. E cioè proprio ciò che si sta cercando di rimuovere. Non tanto tutti quei campionati truccati e quegli scudetti finti, ma – incidentalmente – anche le malefatte dell’associazione a delinquere che dirigeva la squadra della Fiat. Un’associazione a delinquere composta – lo so che fa brutto esprimersi così nei confronti di rinomati manager, ma tant’è – da delinquenti. Volgari delinquenti.

Questo è quello che si vuole veramente far scomparire dalla storia. Non tanto l’aver rubato partite e titoli che anzi invece di essere motivo di vergogna sono semmai un merito di cui vantarsi. No, quello che viene ritenuto inconcepibile è piuttosto l’infamia di essere stati riconosciuti come delinquenti. Perché di questo si sta parlando: di delinquenza e non di altro, di delinquenza e non di gol, di delinquenza e niente altro. Delinquenza che esula da ogni possibile contesto sportivo. Negare i fatti, negare quello che è successo – quando invece sarebbe stato indispensabile ammettere colpe e responsabilità per provare a chiudere un’epoca così umiliante per il calcio italiano – equivale allora a riaffermare ogni volta il marchio dell’infamia che quegli scudetti e quelle stellette simboleggiano.

Chissà perché la Serie A non può fare a meno di Rocchi

Rocchi torna arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Rocchi torna ad arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Gianluca Rocchi torna ad arbitrare. Nonostante abbia falsato una delle partite più importanti della stagione domani, dopo appena due turni di stop, dirigerà Torino-Parma. Mi copioincollo:

Come si fa a pretendere la buonafede da parte di un sistema che non solo non ammette i propri errori, ma li minimizza e li ridimensiona quasi come se fosse tutto normale?

Come mai, viene inevitabilmente da chiedersi, la Serie A proprio non può fare a meno di un arbitro così disastroso come Rocchi? Risposta facile: e chi lo dice che Rocchi arbitra male? Per la Fiat no di sicuro.

Agnelli finalmente sbugiardato dall’Inter. Di Thohir

Sicuramente Andrea Agnelli sarà rimasto spiazzato perché era abituato a ben altre risposte, quelle cioè sempre troppo educate e tolleranti di Massimo Moratti. Sicuramente Agnelli pensava di passarla liscia come sempre quando si tratta di offendere l’Inter. Invece stavolta, proprio nel giorno in cui è stato celebrato l’addio di Moratti, dall’Inter è arrivata una replica di quelle che tutti noi tifosi, inutile negarlo, aspettavamo da anni. E cioè un comunicato che sbugiarda Agnelli e gli ricorda come Calciopoli abbia svergognato lo sport italiano:

MILANO – F.C. Internazionale prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare.

Finalmente un po’ di coraggio, insomma. Era ora. Che sia però soltanto l’inizio di una diversa attenzione ai media. Perché la Fiat (o, come si chiama adesso, Fca) non cambierà certo il modo di fare comunicazione. E l’Inter non dovrà mai più indietreggiare anche di un solo centimetro.

L'inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

L’inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

Massimo Mauro e gli arbitri che non sbagliano bene

Massimo Mauro e Ilaria D'Amico

Massimo Mauro insieme con Ilaria D’Amico: calcio e giornalismo senza un solo conflitto d’interessi

Se anche volessero, come potrebbero gli arbitri essere meno sfortunati di quello che sono? Ci sarebbe sempre pronto il Massimo Mauro della situazione a ricordare loro il senso di responsabilità nei confronti di un sistema che ha assoluto bisogno delle loro sfortune e che su tali sfortune si sorregge e sostiene: Le parole fanno più danni dei centimetri. Così, paradossalmente, non appena capita una giornata in cui gli arbitri non sono abbastanza sfortunati ecco che subito il Massimo Mauro di turno è pronto a cazziarli quando fino ad allora li aveva elogiati per il loro grande spirito di sacrificio e uno stoico senso del dovere. Improvvisamente succede che gli errori non fanno più parte del gioco e non vanno sportivamente accettati, come si pensava. Ecco cosa scrive – incredibilmente – Massimo Mauro:

Io sono convinto della buona fede di Rocchi, anche se riconosco che le sue decisioni hanno penalizzato la Roma, ma non sono così convinto della casualità di quanto visto sabato nei due anticipi di campionato. Non errori arbitrali clamorosi, ma piccoli indizi di come le tante polemiche post Juve-Roma, abbiano creato un clima che ha tolto serenità alla classe arbitrale. La sensazione è che si volesse riparare ad un torto.

Non so se Massimo Mauro se ne sia reso conto, ma praticamente ha scritto che secondo lui le due partite di sabato sono state falsate dagli arbitri. Quindi, se le parole hanno ancora un senso di fatto ammette che la Serie A sia un campionato truccato. Assodato ciò, rimane però il problema per Mauro che gli errori arbitrali non siano tutti uguali. C’è errore ed errore. E allora per garantire una certa uniformità di giudizio secondo Massimo Mauro è bene che gli arbitri tornino al più presto a essere sfortunati come sono di solito. Sembra incredibile che si possa arrivare a tanto, che siamo arrivati a tanto, ma è così.

Prendiamo per esempio l’ultima giornata: contrariamente a quanto sostiene Massimo Mauro tutto è filato liscio e le partite si sono concluse senza particolari sfortune arbitrali. Purtroppo è successo che, apriti cielo, la squadra della Fiat contro il Sassuolo è incappata in una giornata no e proprio per questo motivo le avrebbe fatto comodo un arbitro sfortunato per portare a casa i tre punti. Invece niente: nessun rigore, nessuna espulsione, nessuna sfortunata decisione sbagliata dell’arbitro. E il risultato è stato che la squadra della Fiat non è riuscita, solo con le sue forze, a vincere. Succede anche ai migliori. Ci sta. Ma non certo per Massimo Mauro. A suo dire l’arbitro avrebbe danneggiato la squadra della Fiat e lo avrebbe fatto deliberatamente per compensare gli aiuti della partita precedente contro la Roma. Evvai. Alla faccia della buonafede degli arbitri. Scrive infatti il sempre più incredibile Massimo Mauro:

Al Sassuolo è stato concesso di giocare 90′ contro la Juve, diciamo con tanta grinta, forse eccessiva. E l’ arbitro Banti di Livorno forse qualche cartellino giallo in più poteva usarlo. La gomitata di Vrsaljko in faccia a Tevez se l’avesse fatta Chielini sarabbe sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi e non, con la scritta “vergogna”, invece vedo che è passata completamente inosservata.

Sorvoliamo sul fatto che la gomitata di Vrsaljko non era intenzionale ma si è trattato piuttosto di un normale scontro di gioco (magari irruento) niente di più di tanti altri contrasti che si vedono in una partita di calcio. Ma anche ammesso che l’intervento fosse stato veramente da rosso diretto, perché l’eventuale errore di Banti (ammesso e concesso che di errore si sia trattato) diventa inaccettabile rispetto agli errori commessi da altri arbitri? Perché per Rocchi vale la buonafede e per Banti si sospetta la malafede? Perché un arbitro può avere licenza di sbagliare e un altro no? Perché Rocchi sì (contro la Roma) e Banti no (contro la Fiat)? Forse perché Banti a differenza di Rocchi non ha esercitato una sua precisa facoltà e cioè quella di essere sfortunato? Forse perché, come dire, Banti… non ha sbagliato bene?

Se n’è ricordato presto: ora confessa pure Trapattoni

Trapattoni con Giovanni Agnelli

Trapattoni con Giovanni Agnelli

Perfino uno dei mostri sacri del calcio italiano come Giovanni Trapattoni trova finalmente il coraggio di fare una qualche mezza ammissione su quello che qualsiasi tifoso sa e cioè che gli arbitri sono sempre particolarmente sfortunati nei confronti delle avversarie della Fiat o, come si chiama adesso, Fca. Che detto da lui fa indubbiamente un certo effetto, visto che è un monumento vivente degli scudetti ottenuti dalla Fiat prima dell’avvento di Moggi.

A distanza di 40 anni perfino il Trap, proprio lui che diceva che nel calcio conta soprattutto lo spirito di sacrificio (sic) se ne esce candidamente ammettendo che la Serie A praticamente è truccata. Certo, sarebbe stato difficile sostenere il contrario, visto che allo stato dei fatti è un’ovvietà. Ma dirlo adesso, solo adesso, mette ancora più tristezza. Non tanto perché sia stato al gioco pure lui, ma perché non sembra minimamente vergognarsene.

Gli italiani però sono così – non per niente Stendhal ha scritto dei libri memorabili sul carattere italico – gente senza memoria e senza dignità. Siamo talmente superficiali e privi di un minimo orgoglio che tutto ci scivola addosso senza mai un pentimento o un seppur vago senso di colpa. Siamo italiani e adoriamo la furbizia e l’arte dell’inganno e appena possiamo ce ne vantiamo pure. Nel calcio come nella vita.

Nicchi mi fa veramente vergognare di seguire ancora il calcio

Il presidente dell'Aia Nicchi assolve Rocchi: non ha commesso errori

Il presidente dell’Aia Nicchi assolve l’arbitro Rocchi: non ha commesso errori

Mi vergogno io per le dichiarazioni – Nicchi assolve Rocchi: “In Juve-Roma nessun errore” – del presidente dell’Aia sulla partita di Torino falsata dall’arbitro. Ulteriore dimostrazione di quanto il calcio italiano faccia schifo.

La colpa però è soltanto mia che continuo ancora a legittimare – pagando per vedere allo stadio o in tv partite finte – questo schifo. E come me altri milioni di coglioni presi per il culo a oltranza da un sistema calcio che ha perso qualsiasi pur minima credibilità.

Prima le dichiarazioni di Buffon e ora queste dell’associazione degli arbitri sull’indifendibile Rocchi. In tutti e due i casi le parole sono inequivocabili e il messaggio è forte e chiaro. E cioè: nessuno osi disturbare il manovratore. Anche perché sarebbe del tutto inutile.

L'arbitro Rocchi assolto dall'Aia: non ha commesso errori

Rocchi assolto dall’Aia: non per niente è uno degli arbitri più bravi. Missione compiuta

Quel bugiardo di Buffon e l’avvertimento a Totti

Nel 2007 Buffon contestava i rigori e criticava gli arbitri

Buffon dice di non aver mai inveito contro gli arbitri? Falso: ecco cosa dichiarava per esempio dopo una gara nel 2007

A parte il fatto che Gigi Buffon è un bugiardo quando sostiene di non aver mai inveito dopo una sconfitta – e infatti non è vero, ma è talmente presuntuoso e arrogante di fregarsene di dire falsità – le sue parole contro le recriminazioni di Francesco Totti sulla partita di Torino falsata da Rocchi denotano una certa disonestà intellettuale. Per il semplice motivo che Buffon era in campo insieme a Totti e, al di là delle diverse opinioni, non può certo negare l’evidenza dei fatti e cioè che siano stati commessi errori che hanno favorito la squadra della Fiat.

Buffon del resto sa benissimo come funziona il calcio italiano (sulle cui partite scommette, o ha scommesso in passato, pure grosse somme) e se proprio non ha la forza o il coraggio di essere un po’ più serio nelle sue dichiarazioni allora dovrebbe avere la dignità di stare almeno zitto. E invece no. Ma perché mai Totti non potrebbe dire liberamente ciò che pensa? E perché mai ora dovrebbe, come nella più rozza logica mafiosa, quasi passare per una specie di quaquaraquà senza onore o, peggio, un traditore da isolare?

Una sparata, quella di Buffon, che comunque non fa nemmeno notizia. Non è certo una novità, infatti, che la Fiat lanci messaggi del genere. Anzi, succede puntualmente non appena qualcuno (in questo caso Totti) ha il coraggio di alzare la testa. Tanto che il senso delle parole di Buffon a Totti assomiglia più o meno a quanto disse, dieci anni fa, l’allora allenatore della Fiat Lippi a Zeman in un confronto televisivo (l’argomento in quell’occasione era il doping) e cioè:  “A Zeman dico che non è giusto criticare un sistema e continuare a farne parte”. Chiaro?

Aldo Grasso e lo strano fenomeno dei giornalisti disinformati

Aldo Grasso, un paraculo non da niente, si chiede a proposito dello scontro tra Marchionne e Montezemolo, i cui veri retroscena non è dato sapere, come mai

“nell’era della trasparenza ogni giorno ci lamentiamo che la privacy è violata, eppure le cose importanti avvengono soltanto e rigorosamente nell’ombra”.

Uno strano fenomeno davvero, facile a descriversi ma di assai più complicata definizione. Sul vocabolario online della Treccani però credo di aver trovato una voce che più di altre potrebbe, seppur approssimativamente, avvicinarsi a questo inspiegabile fenomeno:

La parola "servilismo" sul vocabolario Treccani

Il ricatto di Guarin a una società ancora troppo debole

Fredy Guarin infiltrato della FiatNon solo Fredy Guarin praticamente ammette di aver rifiutato apposta qualsiasi squadra che non sia la Fiat, ma adesso tramite il suo agente Marcelo Ferreyra avverte l’Inter che lo deve far giocare perché altrimenti anche a gennaio continuerà a rifiutare qualsiasi squadra che non sia la Fiat. Le parole di Ferreyra sembrano abbastanza chiare, soprattutto nel rimarcare l’errore commesso dall’Inter nel rinnovargli subito il contratto dopo la mancata cessione alla Fiat:

Dopo il rinnovo firmato a marzo a quelle cifre perché avrebbe dovuto cercare una nuova squadra? Fredy se ne andrà solo se e quando lo vorrà la società, a condizione che si tratti di un club importante come quello nerazzurro. Se farà un buon campionato, le offerte arriveranno da sole. Giocatore e dirigenza lo sanno e per questo noi confidiamo molto in Mazzarri”.

In parole povere, questo è il messaggio forte e chiaro di chi non si fa il minimo scrupolo di sfruttare a proprio vantaggio le difficoltà di una società ancora una volta incapace di gestire in maniera seria i giocatori e cioé: non l’avete voluto regalare alla Fiat? Bene, allora adesso non solo ve lo dovete tenere, ma siete obbligati pure a farlo giocare.

Può una società che si reputi di grande livello sottostare a un simile ricatto? Assolutamente no. Non tanto per una questione puramente economica (la svalutazione continua ad essere inarrestabile dato che chi compra sa che l’Inter deve liberarsene) ma per le ovvie ripercussioni che una mina vagante come Guarin rappresenterebbe di fatto – a maggiore ragione dopo dichiarazioni del genere – nello spogliatoio.

Che fare? Non c’è alternativa: essendo diventato impossibile venderlo a cifre importanti a questo punto la società può rispondere a dichiarazioni così palesemente intimidatorie in una sola maniera e cioè non cedendo minimamente alle pressioni del giocatore. Anche a costo di regalarlo a gennaio. Tanto ormai si è capito benissimo che, in ogni caso, finirà così.

Conte e le dimissioni che non si possono raccontare

Giornalisti e opinionisti Sky

Semplicemente da applausi a scena aperta il post di Rudi Ghedini sul giornalismo (sportivo e non) che ha bucato le dimissioni di Conte: Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?
Copioincollo, in particolare, due passaggi. Il primo:

Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

E ancora:

Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Un’analisi secondo me inappuntabile che segue quella sempre in tema e altrettanto feroce fatta da Massimo Mantellini e da me citata qualche post fa.

Se la Fiat promuove Buffon (doppio) allenatore-ombra

Buffon sbaglia l'uscita e Chiellini si perde Ruiz che completamente smarcato colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Buffon sbaglia l’uscita e Chiellini si perde Ruiz che lasciato solo colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Ormai non c’è più ritegno per i media nel sovrapporre la squadra della Fiat alla Nazionale. Le ultime tragicomiche ore susseguenti alle improvvise quanto intempestive dimissioni di Conte (ulteriore smacco per Agnelli dopo quelle troppo frettolose di Prandelli) non fanno che confermarlo. In entrambi i casi, infatti,  secondo i giornalisti più informati gli allenatori candidati a subentrare sulle rispettive panchine sarebbero sempre gli stessi.

E cioè: come per la Nazionale sono ancora una volta Allegri, Mancini e (un po’ distaccato come percentuale di probabilità) Spalletti. O di qua o di là, non si scappa: quelli sarebbero i prescelti. Interscambiabili, insomma. Certo, su due di queste candidature, in particolare quelle più forti, ci sarebbero alcune controindicazioni. Appare per esempio difficile che Allegri possa avere il gradimento di Pirlo o che Mancini sia accolto a braccia aperte da Tevez.

Chissà però che non sia un segnale ben preciso della proprietà nel voler ribadire (come i giornalisti di Sky, per ovvie ragioni con notizie di prima mano, stanno ripetendo a oltranza) chi comanda. Una dichiarazione di subalternità dell’allenatore che diventa in pratica una promozione sul campo per il gongolante Buffon, pronto ad assumersi in diretta tv “un maggior carico di responsabilità da parte dei giocatori”. Capito l’antifona?

Quello sfruttatore di Andrea Agnelli

Mario Macalli ferito nell'orgoglio da Andrea Agnelli che ha definito uno sfruttatore

Il dirigente Mario Macalli ferito nell’orgoglio definisce Andrea Agnelli uno che mangia con i soldi dei governi italiani

Dunque, ricapitoliamo: a Andrea Agnelli non è piaciuta la ritirata di Abete e Prandelli, colpevoli (ingrati che non sono altro dopo tutto quello che la Fiat ha fatto per loro) di non aver voluto recitare in pieno e a fondo la parte dei capri espiatori della situazione e permettere nel frattempo a lui di rimpiazzarli adeguatamente con nuovi signorsì. E stronca sul nascere la candidatura nata sul campo di Tavecchio, ribadendo ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno) chi è che decide e cosa c’è da decidere nel calcio italiano.

Qualcuno ricorda la preoccupazione dei media sul vuoto di potere causato dalle improvvise dimissioni di Abete e Prandelli, giudicate quasi inopportune se non irresponsabili? Tutti a chiedersi: e adesso chi nomina il nuovo ct se il vertice che dovrebbe nominarlo non c’è più? Come se non si sapesse come funzionano realmente le cose nel calcio italiano. E infatti ora Agnelli ha pensato bene di colmare questa lacuna ribadendo chi è che comanda e sceglie, non prima di sottolineare la scarsa professionalità (oserei dire aziendale) di Abete e Prandelli che invece di scappare avrebbero dovuto portare la croce (insieme a Balotelli) per tutti.

Fatto sta che in questa orgia di ipocrisia e servilismo che contraddistingue il calcio italiano, c’è anche chi (nel momento in cui si sente messo alla porta dopo anni e anni di onorato servizio) tra le pieghe della cocente umiliazione (se non quasi una gogna mediatica) ha pure un rigurgito di orgoglio e non le manda a dire al padrone che nel momento di licenziare il personale giudicato inadempiente si dimostra non poco scostumato. Come nel caso, per esempio, di tal Mario Macalli, dirigente ferito e sorprendentemente rabbioso:

“Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l’Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno è permesso. Non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un’ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano“.

Belle parole, che dicono grandi verità. Peccato però che arrivino decisamente fuori tempo massimo.

Cannavaro italiano vero e ct perfetto

Mancini o Allegri? Non ditelo nemmeno per scherzo. Questo blog fa il tifo per Fabio Cannavaro allenatore della Nazionale.

Perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Vale a dire che c’è un solo grande uomo capace di riportare in auge i valori più profondi dell’Italia — Dio, Patria e Fica — e costui non può essere che il grande e indimenticabile Fabio Cannavaro, le cui qualità sportive, nonché umane e morali sono assolutamente indiscutibili.

Chi meglio di lui potrebbe condurre l’Italia (con al fianco l’indomito ed esperto capitano Buffon) alla riconquista del mondo? Perché Fabio Cannavaro è un vincente, uno che non ha paura di niente e di nessuno. Un figlio prediletto dell’Italia dura e pura, uno che incarna perfettamente lo spirito italico più profondo e invincibile.

Uno che piangerebbe tutte le sue lacrime durante l’inno e sarebbe disposto a tutto (ma proprio tutto) in nome del tricolore. Un vero eroe, un modello di vita e di sport a cui le giovani generazioni potrebbero far riferimento con orgoglio e ardimento patriottico. Un vero leader, un uomo d’onore, un Pallone d’oro. Uno insomma con due coglioni così.

Mannaggia però che arbitro sfortunato

Adesso però non fate come quei piagnoni degli interisti sempre a lamentarsi degli arbitri. Del resto, come dice sempre Marotta, gli errori arbitrali si compensano. O no? Quando non conviene non è più così?

Dedico ai tifosi della Fiat (con particolare affetto agli interisti che tifano per Buffon e manco si vergognano) una canzone che cantano ogni volta alle vittime di turno degli arbitri sfortunati:

Giovinco per Guarin? Inter succursale della Fiat

Andrea Agnelli e Antonio Conte

È da Natale che la sta tirando per le lunghe. Ora ci si sono messi pure i Mondiali a fargli da comodo alibi. Ma prima o poi dovrà venire finalmente allo scoperto. Prima o poi Erick Thohir dovrà per forza venire fuori. Perché dopo aver sprecato inutilmente un’intera stagione con la scusa che doveva ambientarsi, che doveva capire bene, che doveva prima rifare tutti i conti, dovrà in qualche maniera necessariamente muoversi.

Mi ero ripromesso — attingendo alle ultime risorse di una pazienza inesauribile dopo quattro lunghissimi anni — di stare al suo gioco (anche se era inspiegabile sprecare inutilmente un’altra stagione) e aspettare appunto quest’estate, termine ultimo entro cui aveva promesso di investire un po’ di milioni per rinforzare la squadra. Mondiali permettendo, ormai ci siamo. E non vedo l’ora di capire che pesce è Thohir.

Fatto sta che finora (anche se c’è ancora tempo per smentirmi) Thohir non è mai piaciuto (ma proprio per  niente) come del resto non mi sono mai piaciuti quelli che parlano sempre e solo al futuro. Certi soggetti, io che la sinistra italiana la subisco da decenni, li conosco troppo bene perché possano ancora portarmi in chiacchiere a oltranza. E so benissimo cosa sia il consociativismo in politica come negli affari. O nel calcio.

Ragion per cui il ventilato scambio Guarin-Giovinco spiegherebbe tante cose, dopo un primo tentativo saltato all’ultimo momento quest’inverno. Un’ipotesi — copioincollo il commento sul blog di Rudi Ghedini — che io ritengo semplicemente vergognosa. Dirò di più. Se dovesse andare in porto un’operazione simile (perfino peggiore dello scambio alla pari con Vucinic) significherebbe una cosa sola e cioè che l’Inter sia diventata una succursale della Fiat.

Anno zero, parte seconda?

Quando Thohir prometteva acquisti

Le promesse di Thohir in un’intervista alla Gazzetta di due mesi fa

A due settimane dalla fine del campionato nulla di nuovo sul fronte del (tanto atteso) calciomercato. Quest’inverno Thohir aveva garantito che i rinforzi li avrebbe presi adesso. Finora però si sente parlare solo di possibili rientri di alcuni Primavera o, al massimo, dell’ipotetico (assai ipotetico) arrivo di seconde o terze scelte se non proprio di risulta. Anche perché non è per niente facile trovare società disposte a regalare giocatori.

A quanto pare, non ci sono soldi sufficienti nemmeno per prendere gli scarti. La situazione continua ad essere insomma abbastanza desolante, anche perché il ritornello è sempre quello: l’unica strada è quella dell’autofinanziamento. Servirebbe allora uno proprio bravo, un uomo mercato di quelli capaci di vendere bene i giocatori in uscita e di saper scegliere allo stesso tempo quei tre o quattro rinforzi giusti che servirebbero. Uno che non c’è.

Ma più delle questioni tecniche è soprattutto l’aspetto commerciale a interessare Thohir, preoccupato com’è di rafforzare il settore marketing con l’ingaggio di una nuova direttrice. Mentre i media ritirano fuori — quasi a comando — l’interessamento della Fiat (un’ossessione) per Guarin. Scambio stavolta perfino comprensivo di conguaglio (c’è la mancia, insomma) anche perché invece di Vucinic ora Marotta ha bisogno di liberarsi di Isla.

Platini, la Fiat e il fair play finanziario, questo sconosciuto

Michel Platini insieme con Andrea Agnelli nello stadio della Fiat

Il fair play finanziario, questo sconosciuto. Eh sì, perché ogni volta che veniva tirato fuori questo benedetto fair play finanziario inevitabilmente l’associazione era quasi automatica: Inter e Moratti. Da lì non si scappava. Per i media quello del fair play finanziario è sempre stato esclusivamente un problema dell’Inter e di Moratti e stop. E invece no. Sorpresa: sulla Repubblica online Walter Galbiati (uno da tenere d’occhio dato che non è la prima volta che mi trovo a segnalare una sua notizia interessante) ci fa sapere che il fair play finanziario, caso mai dovesse essere applicato sul serio, non riguarderebbe soltanto l’Inter. Eh già: Juventus, tre scudetti, oltre 160 milioni di rosso e 200 milioni di debiti. Copioincollo:

Dall’inizio della sua presidenza (aprile 2010) Agnelli ha già collezionato 159,6 milioni di perdite a cui si aggiungeranno quelle di quest’anno. I debiti sono andati di pari passo. A marzo 2014 la posizione finanziaria netta era negativa per 198,9 milioni in aumento di 38,6 milioni di euro rispetto ai 160 milioni di inizio stagione. Il peggioramento è stata causato, come al solito, dalla campagna acquisti per rafforzare la rosa. 

Vuoi mettere, allora, la soddisfazione? A noi interisti ci hanno frantumato le palle, in questi ultimi disgraziatissimi anni, con il fair play finanziario. Quasi che tutti i mali del calcio dipendessero da Massimo Moratti e del suo troppo amore per l’Inter. Tanto che a ogni occasione i media ci sono andati a nozze, facendo passare Massimo Moratti quasi per un criminale ed evocando scenari apocalittici. Sarebbe cioè finito il mondo (non solo il calcio) se solo Massimo Moratti non avesse smantellato immediatamente tutta la squadra — cosa che in effetti gli è riuscita benissimo — così faticosamente messa insieme nel corso del tempo. Domanda (retorica): tv e giornali ora saranno altrettanto pressanti anche con la Fiat?

Ho sempre ritenuto il fair play finanziario (in linea di principio condivisibile se applicato in maniera imparziale, senza eccezioni) semplicemente una cazzata, non fosse altro perché è un’idea di Platini. Ma soprattutto perché di ardua applicazione in un calcio con interessi troppo forti e tra l’altro ormai fuori controllo. O meglio: Platini ha potuto alzare la voce con Massimo Moratti e costringere l’Inter (e solo l’Inter) a ridimensionarsi, perché Massimo Moratti è, diciamo così, un buono. C’è da dubitare però che Platini possa fare altrettanto con tutte le altre grandi società d’Europa perfino ancor più indebitate. Vedremo allora — e ci sarà da ridere — se per esempio Platini sarà altrettanto inflessibile anche con la Fiat.

Se Moggi sbugiarda mezza Italia: il rigore su Ronaldo c’era

L’ammissione di Moggi condanna per sempre al ridicolo milioni di italiani

Se perfino Luciano Moggi ammette — nella sua furba (e come ti sbagli) autobiografia pronta per essere venduta a pacchi — che l’intervento di Iuliano su Ronaldo era rigore (come se potevano mai esserci stati dei dubbi su quello che fu un vero e proprio placcaggio da rugby) che dovremmo dire ora noi a tutti quei tifosi della Fiat che senza un pur minimo senso del pudore per anni e anni hanno continuato a negare l’evidenza?

Uno scudetto che fece vergognare anche l’aziendalista Tosatti

Se perfino Moggi ammette che fu una partita falsata — quella partita come del resto tutto il campionato fu falsato da una serie infinita di sfortunate decisioni arbitrali, che alla fine fece gridare allo scandalo sul Corriere della sera perfino un ferreo aziendalista come la buonanima di Giorgio Tosatti — ora che dovremmo pensare noi di tutti quei tifosi della Fiat che hanno fatto finta per anni e anni di non vedere, di non sentire, di non capire?

Ma, da interista, se Moratti aveva preso Moggi allora sono pronto a rinnegarlo

Anche se il calcio in fondo c’entra fino a un certo punto. Perché in gioco c’è ben altro che qualche trofeo di uno sport tra l’altro sommamente stupido (ragione per cui è così tanto amato). Qui è in discussione l’onestà intellettuale di ognuno di noi, che travalica puerili questioni di tifo. E cioè: a differenza dei seguaci della Fiat nei confronti di Agnelli, da interista non avrei il minimo dubbio a rinnegare Moratti se solo fosse vero (ma io non ci credo, mi rifiuto di crederlo) che aveva preso Moggi.

Moggi ammette: su Ronaldo era rigore

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Perché la dea Eupalla sa

L'arbitro espelle Rodrigo e Pirlo si frega le mani come se sentisse immediatamente aria di Serie A

L’arbitro espelle Perez e lo sportivissimo Pirlo si frega le mani come se sentisse immediatamente aria di Serie A

A volte il calcio conosce una giustizia che nessun arbitro corrotto potrà mai fermare. Sarà per questo che quando gioca in Europa quella che può essere definita di diritto la squadra più antisportiva del mondo rimedia memorabili umiliazioni. Questo Primo Maggio ora sarà ricordato come una grande giornata di sport.

Stasera la Fiat che in Serie A praticamente non ha avversari è riuscita a farsi eliminare pure in Europa League (dopo esse stata buttata fuori dalla Champions nella fase a gironi) da una squadra di un campionato minore come quello portoghese, un normalissimo Benfica che a un certo punto è rimasto addirittura in nove.

La Fiat così osannata dai media non è riuscita a segnare il golletto che serviva e quello che è peggio facendo la figura di una squadretta modesta e soprattutto triste. Una tristezza da fare pena. Perché a volte la dea Eupalla, che sa e non dimentica mai tutti i torti subiti, non ha pietà di chi appena può offende il calcio.

Lo strano caso della squadra della Fiat senza più avversari

Montella

Avversari ma non troppo: come se l’importante sia solo fare bene la parte

Montella è bravo e sa come far rendere al massimo i giocatori a disposizione. Questo mi sembra fuori discussione. Ma la Fiorentina è troppo scarsa (la difesa per esempio è qualcosa di inguardabile) per poter minimamente impensierire la squadra della Fiat che tra l’altro a livello europeo fa solo ridere. Come del resto da un po’ di tempo fanno ridere tutte le altre squadre italiane. Talmente dimesse che sembra si siano quasi messe d’accordo da qualche anno a questa parte per evitare anche solo di fare ombra alla Fiat. Così determinate come sembrano nel voler recitare la parte di comprimarie, come se per un tot di anni i giochi siano stati già fatti e magari decisi pure a tavolino.

Una restaurazione discreta e indolore che sembra mettere tutti d’accordo

La sensazione insomma è che dopo Calciopoli la Fiat abbia ricompattato le fila e ripreso in mano la situazione come e più di prima. Del resto, chi potrebbe obiettare qualcosa? Berlusconi sembra avere altro cui pensare, Thohir il problema nemmeno se lo pone (se non tra due trattino tre anni) e De Laurentiis, bè De Laurentiis chissà di quanto tempo ha ancora bisogno prima di riuscire a capirci qualcosa, sempre ammesso poi che ci riesca. Mentre Della Valle, bè Della Valle continua come sempre a fare il pesce in barile. Parla parla però quando si tratta di fare sul serio rimane sempre un passo indietro. Sia politicamente e, peggio ancora, nelle cose di calcio: Il pranzo Agnelli-Della Valle, “Ci siamo chiariti”.

Del resto, finché i tifosi continuano a crederci (e a spendere)…

Evidentemente mister Tod’s non si è più ripreso dallo choc da quella volta che lo misero in mezzo, costretto come fu, lui che si era coraggiosamente fatto avanti per riformare il mondo del calcio, a scendere a patti con i delinquenti pur di salvare la Viola massacrata dai cecchini in giacchetta nera di Moggi. Forse quell’esperienza potrebbe averlo segnato a tal punto che il massimo che si ci può aspettare da lui è il solito traccheggiamento di chi parla parla ma poi, stringi stringi, alla fine non succede mai niente. Intanto gli anni passano e la Viola è sempre lì a fare l’eterna incompiuta. Un destino cinico e infame, insomma, comune d’altro canto a quello di tutte le altre squadre, a loro volta ridotte (perfino le più importanti) a fare le comparse. Certo, contenti i tifosi, contenti tutti. Però che tristezza questo calcio italiano sempre più brutto e noioso.

Thohir, la Fiat e Guarin (più Vucinic): che problema c’è?

Lo striscione di protesta dela Curva Nord

Fermo restando che il valore di Vucinic non si discute, fidarsi degli Agnelli è sempre sbagliato. E cioè: se la Fiat vuole mollare Vucinic ci deve essere per forza la fregatura. Tutte le volte che Marotta va in tv a dire che è l’Inter ad aver chiesto Vucinic e non il contrario, la domanda che ogni interista dovrebbe farsi è allora questa: perché mai dovrebbe farci un favore?

Certo, se la Fiat rispettasse le regole di mercato (loro e non l’Inter, come invece è stato fatto passare dai media) si potrebbe (se proprio non se ne può fare a meno) anche trattare. Senza trucchi e senza inganni, però: cosa obiettivamente ardua se non impossibile quando ci sono di mezzo i protagonisti di Calciopoli. Ma tant’è.

La Fiat vuole veramente Guarin? E allora l’Inter glielo dia pure, ma costa 15 milioni di euro. Non trattabili. Questo è né più né meno il valore di mercato di Guarin. È inaccettabile che Marotta pretenda di avere Guarin a metà prezzo. Punto.

Mazzarri vuole Vucinic? Bene. Thohir prenda Vucinic, ma l’attacante non può nella maniera più assoluta costare più di 8 milioni di euro. Se così non fosse, se Vucinic vale più di 8 milioni, perché mai Marotta non l’avrebbe già ceduto a chi offre di più? Forse perché vuole bene all’Inter? La verità è che il valore di mercato di Vucinic è, né più né meno, di 8 milioni. Altrimenti è un pacco. Punto.

A queste condizioni, rispettando cioè i reali valori di mercato, che problema c’è? La Fiat prenderebbe a un buon prezzo un centrocampista con cui sopperire all’eventuale partenza di Pogba o Vidal. Mentre Mazzarri avrebbe finalmente a disposizione, con un investimento non esagerato,  l’attaccante che insegue da anni. Tutto il resto, tutti i casini alimentati dalla Fiat per obbligare Thohir a sottostare a trattative prive di ogni logica di mercato, sono cose da giornali e tv. Punto.

Se Thohir, che non è Moratti, non si scusa di essere interista

Erick Thohir

Thohir fa una seconda cosa da interista

E due. Dopo aver fatto saltare lo scambio Vucinic-Guarin che la Fiat voleva fare (chissà perché) a tutti i costi quasi fosse una questione di vita o di morte, Erick Thohir fa una seconda cosa da interista. Non solo non si scusa, ma ribadisce che l’Inter è l’Inter e, a differenza della Fiat, non è mai stata indagata e processata per associazione a delinquere. Ed è veramente una grande notizia per l’Inter e gli interisti scoprire che Erick Thohir non è Moratti, non è fesso come Moratti e magari chissà, forse nemmeno buono come Moratti. Bellissimo, da interista vero, il comunicato di oggi che merita di essere copiaincollato dal sito integralmente:

Nel corso della sua lunga e gloriosa storia, l’Inter si è sempre distinta per integrità e lealtà, questa è la nostra missione: sostenere e continuare tale tradizione.

Durante il mese di gennaio, l’Inter ha preso parte a numerosi confronti privati volti a rafforzare il nostro Club dentro e fuori dal campo. Queste discussioni che si svolgono in ambito professionale dovrebbero rimanere private, fare dei commenti pubblici prima che le trattative siano concluse ne danneggia l’andamento.

In ogni cosa che faccio credo ci siano dei principi fondamentali per il successo come lavorare duramente, essere onesti e affidabili.

Mi sono impegnato a rispettare questi principi all’Inter e a spronare il Club a raggiungere i più alti livelli.

Come presidente dell’Inter il mio ruolo è valutare il rendimento del nostro personale e lanciare una sfida per eccellere, a me stesso e a tutto il nostro Club – al management, ai giocatori e allo staff. Non posso permettere a nessuno al di fuori della nostra Società di criticare pubblicamente le nostre dinamiche interne, difenderò l’Inter e ciò che rappresentiamo con ogni mezzo a mia disposizione.

All’Inter abbiamo sempre agito responsabilmente e in buona fede, continueremo a prendere decisioni che siano nell’assoluto interesse del Club sia ora, sia in futuro.

Non si usa la stampa per forzare a proprio vantaggio trattative ancora aperte

Insomma, non si ordina di liberare il più velocemente possibile gli armadietti dello spogliatoio ai rispettivi giocatori per poi farli mettere in posa durante i velocissimi e prematuri saluti d’addio davanti alle telecamere tempestivamente accorse per reggere (come sempre) il gioco. Non si forzano le trattative, come ha fatto la Fiat, dando arbitrariamente la notizia a tv e giornali quando una parte sta cercando ancora di negoziare un minimo di conguaglio tra due giocatori con un valore di mercato uno il doppio dell’altro. Altrimenti può succedere che l’affare (che lo è solo per una parte) può benissimo saltare. Come è successo. Si è perso inutilmente del tempo, vero. Ma da qui a pretendere pure le scuse ce ne passa. E magari se ci fosse stato ancora Moratti sarebbero pure arrivate. Magari a mezza bocca e tra i mugugni, ma anche solo per quieto vivere sarebbero arrivate. Ma — per fortuna — Thohir non è Moratti. 

A differenza di Moratti per fortuna Thohir non ha paura degli Agnelli

Dichiarazioni, quelle di Thohir, che gli fanno recuperare molti punti persi per strada. E fanno tirare un sospiro di sollievo a quanti come il qui presente blog cominciavano a pensare male dell’immobilismo della nuova proprietà. Thohir sta imparando a essere un interista vero o almeno sta cominciando a capire bene cosa significhi esserlo e si sta muovendo di conseguenza. In più, rispetto a Moratti, magari non avrà gli stessi soldi o la stessa voglia di investire, ma di sicuro non ha paura degli Agnelli né del loro potere e dei media sistematicamente inginocchiati ai loro piedi. Quello che, contrariamente a ciò che si auspicava ieri Marotta nella delirante conferenza stampa di stampo mafioso, non farà Thohir. 

Mai più trattative con la Fiat: Thohir ora lo sa (e impara in fretta)

La Fiat pretende le scuse dall’Inter (tesi avvalorata e sostenuta da giornali e tv) per l’affare mancato? E perché mai avrebbe dovuto farlo? Solo perché è la Fiat e nessuno si può opporre alla sua volontà? Solo perché un affare cui la Fiat teneva tantissimo all’ultimo momento è saltato? Embè? Succede e pure spesso. Gli affari sono affari e le parole date di fronte agli interessi economici non valgono niente. A maggior ragione nel calcio dove i contratti si strappano con una facilità irrisoria e i voltafaccia sono la regola. Per di più non ci sono accordi che tengano con una società che per quindici anni ha falsato partite e campionato. Semmai l’Inter ha sbagliato a intavolare la trattativa con la Fiat, con cui non avrebbe dovuto mai avere niente a che fare. Ora, ancora di più di prima, lo sa. Comunque sia Thohir ha dimostrato di non essere per niente stupido e di voler imparare in fretta a gestire l’Inter. 

A pensare male della Fiat si indovina sempre

Ovviamente adesso ognuno se l’aggiusta come meglio crede (tanto il giornalismo italiano ha così poca credibilità che non corre il rischio di perderne ulteriormente) e diventa davvero difficile capire bene cosa sia successo effettivamente in tutta la sua complessità e nei vari passaggi che hanno portato alla rottura della trattativa per lo scambio Vucinic-Guarin. Certo, se è vero quanto ha fatto intendere (quasi a mezza bocca) Sky allora sarebbe stato davvero un pacco non da poco…

Vucinic non ha superato le visite mediche

Finalmente Thohir fa una cosa da interista

Erick Thohir

Ci voleva un indonesiano perché l’Inter si facesse finalmente rispettare. Per la prima volta l’Inter è riuscita finalmente a non essere ancora una volta presa per il culo dalla Fiat. Al di là di ogni considerazione tecnica, accettare uno scambio alla pari tra due giocatori con valori di mercato uno il doppio dell’altro sarebbe stato un pacco così esagerato e palese da sembrare più che una fregatura quasi un’umiliazione. E per fortuna Thohir, che evidentemente non è Moratti, anche se ci ha messo un po’ di tempo, alla fine l’ha capito. Quando si è reso conto della fregatura ha subito deciso di fermare tutto. Salta così l’accordo Vucinic-Guarin e, quello che è più importante, Thohir ha finalmente fatto una cosa da interista.

A prescindere dall’approssimazione gestionale e dal caos scatenato, oggi Erick Thohir ha recuperato un sacco di punti. Ma che sia solo l’inizio per un necessario cambio di marcia dopo l’inspiegabile immobilismo di questi primi mesi. La smetta una volta per tutte di parlare sempre e solo al futuro: le chiacchiere stanno a zero e ora servono fatti. Dopo aver rifiutato il pacco di Marotta ora la prossima mossa di Thohir deve essere il licenziamento in tronco di Branca, Ausilio e Fassone. E, per favore, nessun cedimento nei confronti di Guarin. Percepisce abbastanza milioni perché non si possa pretendere da lui che si comporti da professionista. Mi sembra il minimo.

Vedere l’incontenibile felicità dei giornalisti Sky nel dare il lieto annuncio dell’ennesimo grande colpo di mercato della Fiat tramutatasi nelle prime ore del pomeriggio di oggi improvvisamente in tristezza incolmabile (a eccezione di Sandro Sabatini) non ha eguali e ripaga i soldi dell’abbonamento. Troppo divertente, davvero, gustarsi quei musi lunghi dei giornalisti Sky per la “sconcertante” notizia del mancato scambio quando ieri erano tutti così euforici e sorridenti in un clima talmente festoso cui mancava soltanto che si brindasse in diretta. Un po’ li capisco, si sono sentiti colpiti a tradimento nei loro affetti più cari. Dopo Moggi ai tempi di Calciopoli è un po’ come se Thohir avesse uggiso l’anima pure a loro.