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Lascia anche Cambiasso, l’ultimo reduce del Triplete

Milito, Zanetti e Cambiasso in trionfo

Adesso è ufficiale: lascia anche Esteban Cambiasso. Per molti, senza più la colonna argentina del Triplete, potrebbe essere un pericoloso salto nel buio. Può essere, nessuno può escluderlo. Ma si tratta di una scelta che seppure dolorosa andava prima o poi fatta. Anzi, tutti i problemi dipendono proprio dal fatto che non si sia voltata pagina in tempo.

Semmai era una rivoluzione da fare, se non subito dopo il Triplete, già a partire dall’estate del 2011. Così invece si è aspettato troppo. E inutilmente. Sono state sprecate tre stagioni di fila e ora tocca ricominciare da zero o quasi per colpa di una società in stato confusionale che nei suoi goffi tentativi di ridimensionamento è riuscita perfino a indebitarsi di più.

Fatto sta che ora Thohir sta dimostrando di avere quel coraggio che — irresponsabilmente — è mancato a Moratti. Anche se dopo tre stagioni di imbarazzante mediocrità c’era davvero ben poco da scegliere: il ricambio era ormai diventato obbligatorio. Ma tant’è: finalmente si riparte, pur con tutti gli inevitabili rischi.

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Quanto costa l’amore di Cambiasso per l’Inter

Cambiasso bacia la maglia

Esteban Cambiasso ha sempre detto che non può essere mai una questione di soldi. Bene. Adesso ha finalmente la possibilità di dimostrare il suo attaccamento alla maglia o, piuttosto, ai tanti milioni che anche nei momenti peggiori Massimo Moratti non ha mai lesinato a lui e agli altri argentini. Se è così, allora vediamo quale sarà la sua prossima mossa. Sembra infatti che l’Inter gli abbia offerto una cifra assai modesta per il rinnovo annuale (a 34 anni non può pretendere di più) rispetto agli oltre 4 milioni che percepisce adesso. Accetterà?

Nei giorni scorsi Cambiasso aveva ringraziato quei tifosi che gli chiedevano di rimanere non senza sottolineare che a differenza loro nessuno della società si fosse fatto ancora vivo. Le sue parole sono sembrate un chiaro segnale (se non una strumentalizzazione) per fare uscire allo scoperto Thohir a cui però, a differenza di Moratti, non deve piacere molto farsi mettere in mezzo così facilmente. Il solito teatrino puntualmente inscenato ai tempi di Moratti ogni volta che c’era da battere cassa evidentemente ora non funziona più.

Tant’è che ora per tutta risposta trapela immediatamente (sarà un caso?) la cifra proposta dalla società a Cambiasso e cioè 1,2 milioni più bonus. Cifra decisamente modesta rispetto agli standard di Cambiasso e degli altri argentini, ma perfettamente in linea con il rendimento mediocre della squadra nelle ultime stagioni. Vediamo allora quanto vale questo amore incondizionato di Cambiasso all’Inter che nei momenti di difficoltà è sempre stato bravo a tirare fuori come una specie di coperta di Linus.

Il (troppo) lungo addio

A Torino l'ultima grande impresa della grande Inter del Triplete

Anche solo un anno fa ci sarebbe stato solo da commuoversi. Quando cioè il Capitano avrebbe ancora fatto in tempo a chiudere in bellezza quella che è indiscutibilmente una delle storie più straordinarie dell’Inter. Poi, purtroppo, non più. Ora è davvero troppo tardi, ora siamo davvero troppo fuori tempo massimo. Il grave infortunio della scorsa (pessima) stagione era stato un segnale inequivocabile. Invece niente. Così è accaduto quello che non doveva succedere e cioè che il ritiro non sia più una sua scelta, ma è semmai la società che gli chiede di farsi da parte dopo un campionato passato tristemente a fare la riserva, lui che era stato — sempre e comunque — titolare inamovibile.

Anche se non possiamo non esprimere tutta la nostra riconoscenza (se la merita veramente, almeno fino al Triplete) a una delle bandiere più belle dell’Inter, allo stesso tempo non possiamo non tirare un sospiro di sollievo. Perché del clan argentino che ha tenuto praticamente in ostaggio ogni allenatore arrivato dopo Mourinho (clan che ora, presumibilmente, sarà costretto a sbaraccare) davvero non se ne poteva più. Quattro stagioni fallimentari (assolutamente vergognose le ultime due) vissute di rendita grazie al credito di fiducia accumulato con il Triplete possono anche bastare. O no?

Perché per il bene dell’Inter l’addio di Javier Zanetti e di Diego Milito dovrà necessariamente essere seguito anche da quello di Walter Samuel e, ahimé, di Esteban Cambiasso. Ma non perché Samuel e, soprattutto, Cambiasso non siano ancora capaci di giocare ai loro soliti immensi livelli. E tantomeno perché si pensa che possano essere facilmente sostituibili. No. È che arriva un momento in cui bisogna girare pagina e guardare avanti. Semmai il problema è che, in quanto inevitabili, erano scelte che andavano fatte molto prima invece di perdere colpevolmente così tanto (troppo) tempo. Ma ora l’Inter non può davvero più aspettare.

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Caro Thohir e ora liberaci dai giocatori poco seri

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Cavani inseguito dal redivivo Campagnaro durante Uruguay-Argentina

Thohir dimostraci che l’era del buonista Moratti è finalmente conclusa

Erick Thohir, se ci sei batti un colpo. E allora dai un primo chiaro segnale che la pacchia è finita, che il buonismo del nostro caro grande presidente Massimo Moratti è — finalmente — archiviato. I giocatori devono cominciare ad essere più seri. A partire da Hugo Campagnaro che ha risposto alla chiamata della nazionale quando risultava ancora infortunato e ha giocato per tutti i 90 minuti contro l’Uruguay una partita inutile per l’Argentina già qualificata ai Mondiali. Infortunato per l’Inter, sano per l’Argentina. E adesso, a degna conclusione della sua palese mancanza di professionalità, si è nuovamente infortunato:

Durante la seduta di allenamento odierna, Hugo Campagnaro ha accusato un risentimento al quadricipite della coscia destra e non seguirà quindi la squadra a Torino.

E adesso? Come la mettiamo adesso? Ce la prendiamo con il destino cinico e baro? Con la sfortuna? Troppo facile, credo. Anche perché le chiacchiere stanno a zero e i fatti parlano chiaro. Comunque la si voglia vedere (o interpretare) Campagnaro si è dimostrato poco serio nei confronti dell’Inter e, più in generale, come professionista.

I precedenti illustri: Campagnaro come Vieira e Cambiasso

Patrick Vieira, campione di assenteismo

Patrick Vieira, campione di assenteismo

Come volevasi dimostrare, si era capito benissimo che nella convocazione in nazionale di Campagnaro qualcosa non riportava. Un caso molto simile a quello di Esteban Cambiasso che giocò in precarie condizioni il derby perso malamente (e che valeva sorpasso e scudetto) per colpa di un’amichevole proprio alla vigilia di una partita così importante per l’Inter a differenza di quella dell’Argentina. Simile anche, il comportamento di Campagnaro, a quello per esempio di un altro grande furbacchione come Patrick Vieira che alla vigilia delle partite più importanti della Francia spesso marcava visita e quasi utilizzava l’Inter per prepararsi al meglio in funzione della nazionale.

Campagnaro non doveva andare in nazionale prima di rientrare con l’Inter

Anche ammesso che fosse guarito veramente dall’infortunio, Campagnaro ufficialmente risultava a tutti gli effetti ancora indisponibile. Se non altro per correttezza nei confronti dell’Inter avrebbe dovuto rinunciare a prescindere, sapendo poi quanto fosse diventato importante per la squadra. Se non sei rientrato in squadra e non hai almeno rigiocato non puoi andare in nazionale come se niente fosse. Anche solo per una questione di opportunità (nei confronti dell’Inter, della società, dei compagni di squadra e dei tifosi) in ogni caso Campagnaro avrebbe fatto molto meglio (ed era pure giustificato, insomma) a non rispondere alla chiamata della nazionale. Anche perché accettando di giocare magari non proprio al meglio della condizione avrebbe rischiato esattamente proprio quello che è successo e cioè che si facesse di nuovo male.

Tutta l’Inter è danneggiata dal comportamento poco serio di Campagnaro

Risultato: il comportamento indubbiamente poco serio di Campagnaro ha danneggiato e sta danneggiando l’Inter non solo tecnicamente ma anche e soprattutto sul piano dell’immagine. A maggior ragione poi che un comportamento, quello di Campagnaro, non sia certamente insolito nell’Inter di Moratti (soprattutto quando ci sono di mezzo giocatori sudamericani e in particolare gli argentini) sarebbe finalmente ora che la nuova proprietà che vuole contraddistinguersi per un approccio decisamente più manageriale dia allora subito una dimostrazione di quali dovranno essere le nuove linee comportamentali e cioè improntate a una maggiore professionalità. Quella che Campagnaro (al di là del suo rendimento molto alto e certamente perfino al di sopra di ogni attesa) non ha dimostrato di avere.

Campagnaro è indifendibile e la nuova proprietà deve dare l’esempio

A me sembra abbastanza evidente come Campagnaro sia indifendibile. E quindi, di conseguenza, una società — finalmente — seria non può accettare comportamenti simili, né chiudere un occhio. Campagnaro sia allora da esempio per far capire che l’aria è cambiata e che l’Inter non è più un posto dove svernare, ma una società che vuole sempre e solo l’esclusiva assoluta. Da chiunque, anche cioè dagli insostituibili. Sia allora messo in condizioni di allenarsi come meglio crede per la prossima partita della nazionale (ci mancherebbe altro) ma nel frattempo venga pure fatto accomodare in panchina. Come seconda o terza scelta. Da far giocare se proprio non se ne può fare a meno.

Perché Thohir può anche essere una liberazione

Volete almeno un motivo per cui, nonostante l’affetto e la riconoscenza nei confronti nel nostro caro grande presidente Massimo Moratti, l’arrivo di Erick Thohir non sarebbe poi così male? È scritto oggi sulla Gazzetta dello sport e riguarda Hugo Campagnaro:

Non poteva giocare contro la Roma, questione di precauzioni. Ma per l’Argentina Campagnaro può «vedere», curandosi, le gare contro Perù e Uruguay. Magari scendendo in campo solo nella seconda, a Montevideo. Tenuto a riposo sabato scorso (ma anche contro il Cagliari), ecco che la fascite plantare al piede destro potrebbe non essere più un problema. Potrebbe, nel senso che tutto è in progress proprio in base alle sensazioni del giocatore.

Mi piacerebbe allora vedere finalmente una società seria che pretenda dai propri giocatori un comportamento altrettanto serio. Finora con Moratti e Branca non sempre è stato possibile. Con gli argentini, poi, forti del debito di riconoscenza che il nostro caro grande presidente ha verso alcuni di loro, men che mai. Mi piacerebbe allora vedere finalmente anche all’Inter giocatori che se proprio non gliene frega oggettivamente un cazzo dei colori nerazzurri si comportino almeno da professionisti. Mi auguro che la nuova gestione indonesiana metta allora fine a queste vergognose doppiezze che solitamente vedono protagonisti — spesso recidivi — soprattutto quelli del clan argentino.

Chi mi legge sa che la grande considerazione per Esteban Cambiasso finì irrimediabilmente alla vigilia del derby del 2 aprile 2011 che valeva il 19esimo scudetto (quello della rimonta sfiorata da Leonardo) quando già semi-infortunato rispose alla chiamata della nazionale argentina facendosi di nuovo male e per giunta in un’amichevole. Cambiasso giocò lo stesso quel derby ma in condizioni pietose e l’Inter palesemente menomata a centrocampo venne giustamente travolta da Mediaset. Non me lo dimenticherò mai (non tanto la sconfitta ma il comportamento di Cambiasso) perché per me che lo ritenevo un simbolo di sportività quanto il Capitano, quell’aver snobbato un derby di portata storica per una stupida amichevole dell’Argentina è e rimane un tradimento. Non ci sono giustificazioni che tengono: anche se quella amichevole gli serviva per riconquistare un posto in nazionale in ogni caso l’Inter doveva venire prima sempre e comunque, a maggior ragione se uno si chiama Cambiasso e non è certo uno come gli altri. Da allora non ho considerato più Cambiasso l’erede di Zanetti, né sono più disposto a chiudere un solo occhio sugli eccessi del clan argentino, l’ultimo della serie in ordine di tempo il contratto di quattro anni (quattro non uno) strappato a Branca e Moratti da uno come Ezequiel Schelotto. Così come penso di aver già squadrato Campagnaro e di essermi già fatto un’idea circa la sua credibilità sportiva. Per carità, nessun processo alle intenzioni. Ma quando è troppo è troppo. E di comportamenti quantomeno sospetti come quello di Campagnaro all’Inter è quasi la regola.

Detto questo — con relativa e comprensibile amarezza — confido molto nelle capacità di Thohir che stupido non dovrebbe essere e men che mai ingenuo e romantico come il nostro caro grande presidente Moratti. Mi auguro cioè che l’indonesiano richiami subito tutti i giocatori e quelli del clan argentino in particolare a dimostrare con i fatti e non solo a chiacchiere un maggior rispetto per la maglia che indossano. O, in caso contrario, inviti chi non se la sente a trovarsi quanto prima una nuova sistemazione più congrua alle loro esigenze e aspirazioni. Mi piacerebbe, insomma, che il futuro proprietario dell’Inter mettesse finalmente quei puntini sulle i che non sono mai stati messi. E che ai diritti venissero anche fatti seguire una volta tanto anche i doveri di professionisti quali dovrebbero essere. Prima viene l’Inter, poi tutto il resto: vero Campagnaro? Se questo qui gioca davvero contro l’Uruguay quando ancora risulta infortunato per me non ci saranno più dubbi su come valutare uno così.

Il gol del Cagliari? Colpa di Cambiasso, l’unico che marcava

Per la Gazzetta Cambiasso colpevole del gol subitoIl calcio è bello perché ognuno lo vede come gli pare. Tipo il gol preso dall’Inter a Trieste, di cui si parlava nel post precedente. Chi ha sbagliato? Per me è stato commesso più di un errore nella stessa azione. Per la Gazzetta dello sport invece il colpevole è uno solo: Cambiasso. E cioè proprio l’unico  dell’Inter che a differenza di tutti gli altri marcava l’uomo, ha scalato e ha coperto alla meno peggio la palla. Male Esteban, molto male. La prossima volta è meglio che rimani a fare il palo pure tu come Rolando e, al limite, come Rolando, se la palla dovesse proprio arrivare dalle tue parti, invece di rinviare (troppo facile, vero?) magari che ne dici caro Esteban se provi a deviarla quel tanto che basta per spiazzare Handanovic? Dai su, che ce la puoi fare anche tu.

Ora, io sono uno che per indole, mentalità ed educazione penso di avere un profondo rispetto delle idee altrui e di fronte a qualsiasi opinione sono sempre pronto a chiedermi: avrà forse ragione la Gazzetta dello sport e magari sono io che sbaglio, che non capisco? Allora, rifacciamo il punto della situazione. Quindi: il giornalista della Gazzetta dello sport sostiene che è colpa di Cambiasso perché forse Cambiasso  sarebbe dovuto rimanere su Nainggolan quando Nainggolan ha passato il pallone al compagno lasciato libero sulla fascia? Cambiasso doveva allora, sempre secondo quanto sostiene la Gazzetta dello sport, continuare a marcare Nainggolan disinteressandosi quindi dell’altro giocatore del Cagliari smarcato e con la palla tra i piedi? Cambiasso avrebbe dovuto lasciare che l’altro giocatore del Cagliari potesse crossare o entrare direttamente in area palla al piede? Mah. Secondo me proprio per niente. Dato che su quella fascia non era rientrato nessuno, secondo me giustamente Cambiasso ha cercato di coprire in qualche modo quella zona del campo lasciata scoperta — colpevolmente lasciata scoperta: se non ricordo male non era un contropiede — in attesa che qualcuno venisse subito a dargli una mano. Tipo, per esempio (e qui casca l’asino o per meglio dire il somaro) Rolando che era lì a pochi passi a guardarsi lo spettacolo.

Quindi, ricapitolando, mi sembra che l’Inter di errori ne abbia commessi almeno tre e tutti in una volta sulla stessa azione:

  1. Nessuno è rientrato a coprire la fascia.
  2. Cambiasso, tra l’altro a corto di fiato, è stato lasciato da solo senza che nessuno andasse ad aiutarlo.
  3. Rolando è rimasto fermo in area come se Nainggolan dovesse battere un calcio di punizione e poi ha deviato il tiro verso la propria porta. Per dire, se si fosse scansato sarebbe stato perfino meglio.

Ma tant’è, come sanno benissimo anche quelli di Sky, nel calcio è sempre vero tutto e il contrario di tutto. Non è forse questo uno dei motivi per cui amiamo sconsideratamente uno sport così stupido come il calcio?

Un’Inter da urlo: soffre, ma non si arrende mai

Se il gol partita lo fa il peggiore in campo è segno che l’Inter di Mazzarri (voto 7 soprattutto per come riesce a gestire l’emotività dei suoi giocatori) è una squadra veramente vincente. E che i tempi bui forse sono solo un ricordo. Di fronte a una Fiorentina tecnicamente più forte e tatticamente impeccabile per buona parte della gara, l’Inter ha messo in campo quello che aveva più degli avversari e cioè il carattere e la voglia di dimostrare che non basta soltanto saper giocare con i piedi per vincere a calcio.

Proprio per questo motivo è una vittoria che vale doppio. Per come è stata caparbiamente cercata, per il valore dell’avversario e per quello che rappresenta in prospettiva. L’Inter di Mazzarri sta crescendo a vista d’occhio e, quello che è più importante, non ha più paura. Non ha più paura degli avversari ma soprattutto di se stessa. E ha fatto ritrovare a noi tifosi l’entusiasmo dei giorni migliori, quegli urli liberatori di mourinhiana memoria.

Montella l’aveva impostata bene la gara, tenendo i ritmi bassi e facendo girare a vuoto il centrocampo nerazzurro con un possesso palla asfissiante e improvvisi lanci in profondità. A voler far il conto delle occasioni ne ha avute sicuramente di più la Fiorentina e il vantaggio è sembrato più che meritato. Ma dopo il gol di Rossi su rigore l’Inter sembra essersi improvvisamente sbloccata. Mazzarri ha prima inserito un più reattivo Kovacic (voto 6,5) rispetto a un insolitamente spaesato Taider (voto 5) e, a furor di tribuna, sostituito un Guarin (voto 4) mai entrato in partita (e alla fine fischiato) per Icardi (n. g.) che pur non toccando praticamente palla è servito a dare più peso in area. Ma determinante è stato secondo me lo spirito di squadra. Bellissimo il gol in mischia del pari di un Cambiasso  (voto 7) con una ripresa da protagonista assoluto. Ma ancora più bello quello di Jonathan (voto 6,5 ma solo per il gol) che pescato da un assist bellissimo di un a tratti perfino stoico Alvarez (voto 6,5) solo in area prima sbaglia un controllo facile facile e poi si inventa una rasoiata sotto l’incrocio che cancella improvvisamente tutti gli orrori commessi fino a quel momento. Un po’ meglio di lui è andato Nagatomo (voto 6 ma solo per la voglia che ci mette) e comunque i due esterni sono stati il vero punto debole. Positivo, per quei pochi minuti che ha giocato, Pereira (voto 6) troppo egoista però a non servire Palacio (voto 6) in un contropiede che avrebbe chiuso la partita senza dover soffrire così tanto nel finale.

Mentre in difesa il migliore mi è sembrato ancora una volta Campagnaro (voto 7) solito trascinatore da par suo che almeno in un paio di occasioni ha risolto situazioni complicate. Ranocchia (voto 6,5) forse più lucido di Juan Jesus (voto 6) che ha provocato un rigore evitabile. Ottimo come al solito Handanovic (voto 6,5) tranne l’occasione in cui gli è scappato di mano il pallone e ha rischiato un clamoroso autogol.

Pronti via e l’Inter ha gli stessi problemi di sempre

INTER-VALENCIA 0-4: Cambiasso e Andreolli non hanno brillato

INTER-VALENCIA 0-4: Cambiasso e Andreolli non hanno brillato

Tra difesa e centrocampo si balla

Pronti via e si ricomincia esattamente da dove eravamo rimasti. E cioè con gli stessi tremendi problemi tra difesa e centrocampo. Lì proprio non la prendiamo mai, non facciamo mai un minimo di filtro e quando il pallone ce l’abbiamo noi quasi sempre non sappiamo cosa farcene. Non è che contro il Valencia l’Inter abbia giocato male. No. Proprio non è stata mai in partita e ha fatto una figura veramente pessima.

Il centrocampo è troppo lento, la difesa va spesso in confusione

La griglia di partenza è pure rimaneggiata ed è quella che è. E cioé l’inaffidabile Chivu (voto 4) centrale di difesa affiancato a destra da un timoroso Andreolli (voto 4,5) e a sinistra da un Juan Jesus (voto 4,5) un po’ troppo nervoso dietro a Cambiasso (voto 5) centrale di centrocampo (lucido ma fiacco) affiancato a destra da un insicuro Kuzmanovic (voto 4) e a sinistra da un Guarin (4,5) al solito troppo individualista. Anomini se non proprio quasi del tutto fuori dalla manovra i due esterni Nagatomo (voto 4) e Alvaro Pereira (voto 4) apparsi poco puntuali in ripiegamento e a volte precipitosi in attacco. Facile intuire che ci sarebbero stati problemi. Facile capire che i due reparti fossero troppo lenti e complessivamente pure male assortiti per reggere  i soliti uno-due in velocità che erano stati tra l’altro anche una delle tanti croci dell’Inter di Stramaccioni. E ben presto, non appena il Valencia ha capito che poteva affondare in scioltezza palla al piede si è divertito per tutta la partita a farci male fin quasi, in alcune occasioni, ad umiliare una difesa andata progressivamente in confusione totale. Tanto che a un certo punto un insolitamente abulico Mazzarri (voto 4) ha pensato bene di sostituire un comprensibilmente incazzato Handanovic (voto 6 per i gol evitati) che secondo me spera sempre di partire per Barcellona.

Squadra modesta e panchina già troppo corta

Inutili i cambi nella ripresa, prima di uno spaesato Ranocchia (voto 5) e del solito inconcludente Alvarez (voto 4) e poi di Icardi (voto 6) che almeno ha un po’ vivacizzato l’attacco, la cui coppia di partenza Palacio-Belfodil (voto 5,5 a tutti e due) ha sofferto molto i rari rifornimenti e ha fatto quello che ha potuto. Cioè poco o niente. Nemmeno da prendere in considerazione le sostituzioni a ruota libera eseguite nella parte finale della gara, più che altro rincalzi, quando ormai era già chiusa da un bel pezzo. Insomma, un disastro.

Poco fiato o piedi storti, ma così non si va da nessuna parte

Un prevedibile disastro, visto che Mazzarri tutto potrà fare tranne i miracoli e se nessuno gli compra almeno qualche buon centrocampista (ma di giocatori validi ce ne servirebbero parecchi altri ancora) non vedo come possa risollevare l’Inter dalla sua attuale pochezza tecnica e atletica. Sì, pure atletica. O c’era forse qualcuno che sperava in un miracolo? E che cioè bastasse una buona preparazione in montagna per restituire cinque anni al pur sempre immenso Cambiasso il cui talento però non è più supportato dalle gambe? O che improvvisamente i piedi di Alvaro Pereira o Kuzmanovic, tanto per citare due nomi a caso, si fossero improvvisamente aggiustati?

Moratti forse vende e Thohir forse compra: ma chi prende i giocatori?

Pronti via e siamo sempre lì: da tre anni non ci sono più i milioni che servirebbero per ricostruire una grande squadra. Moratti pare voglia vendere e Thohir pare voglia comprare. Se solo si sbrigassero però. Moratti dice di voler fare le cose con calma per il bene dell’Inter e Thohir sembra non volergli mettergli fretta. D’accordo. Ma c’è sempre un piccolo problema da risolvere e cioè: chi tira fuori i milioni che servirebbero per prendere giocatori come Luiz Gustavo? O sprechiamo un’altra stagione ancora?

L’insostenibile patetico tramonto del Capitano e del suo clan

Torino l'ultimo trionfo della grande Inter

Dirò una cosa che farà incazzare molto interisti e la dirò da zanettiano puro, nel senso che la mia Inter ideale sarebbe quella composta da undici giocatori professionalmente seri e umanamente apprezzabili come il Capitano. Ma un conto è avere riconoscenza nei confronti di chi ci ha regalato il Triplete e un conto è dire la verità e cioè che il rinnovo di un altro anno ancora, a 40 anni  e con l’incognita di un infortunio grave quanto di difficile recupero, onestamente non sta né in cielo né in terra. Una grande squadra non può permettersi queste cose per il semplice motivo che in una grande squadra sono semmai i giocatori ad adeguarsi alle sue necessità e non il contrario. Ma quello che mi ferisce di più è che Javier Zanetti lo sa benissimo.

Zanetti sa benissimo che per il bene dell’Inter dovrebbe pensare soltanto al bene dell’Inter e far passare in secondo piano la sua storia sportiva (che fino al Triplete rimane indimenticabile) rispetto ai bisogni di una squadra in difficoltà anche e soprattutto a causa del debito di riconoscenza del nostro caro grande presidente Massimo Moratti nei confronti suoi e degli altri argentini del Triplete. Il Capitano sa benissimo che per il bene dell’Inter l’unica cosa che dovrebbe fare è accettare il passare del tempo e rinunciare al sempre più patetico e ridicolo finale di carriera che lo (e ci) aspetta per passare — con lo stesso spirito di sacrificio che l’ha sempre contraddistinto da giocatore e Capitano di un’Inter entrata anche grazie a lui nella storia del calcio — subito, immediatamente, dietro la scrivania.

Onestamente parlando, nella passata stagione se non ci fosse stato in panchina un allenatore aziendalista per riconoscenza come Stramaccioni, quante volte avrebbe meritato la maglia da titolare? Sempre onestamente parlando: poche. Così come non si capisce cosa potrebbe ancora dare, se non scendere in campo per incrementare il record delle presenze. Ma tant’è, il Capitano come d’altronde altri due grandi campioni argentini che hanno fatto la storia dell’Inter come Milito e Cambiasso hanno perso la grande occasione di chiudere in bellezza nel loro momento migliore. Se avessero avuto la forza e il coraggio di lasciare (se non proprio subito dopo il Triplete almeno la stagione successiva) ora ci avrebbero risparmiato inevitabili tristi e solitari finali che nulla aggiungono e molto tolgono alle loro storie nerazzurre che prima o poi dovremo in ogni caso (eh sì) archiviare.

Se avessero lasciato due anni fa ora saremmo qui a rimpiangerli invece di dover assistere alla loro sempre troppo lunga agonia sportiva tra inevitabili umiliazioni nei confronti sempre più impietosi con giocatori sempre troppo più giovani di loro e con l’eventualità sempre più probabile (quanti allenatori si dovrà cambiare ancora?) di venir sommersi prima o poi da feroci quanto ingiusti fischi e lazzi da parte degli stessi tifosi che li hanno amati alla follia. Succede quando sono i tifosi a voler bene ai loro giocatori più di quanto se ne vogliano essi stessi.

La sindrome di Cambiasso

Nel calcio non bisogna mai dire mai, tipo per esempio che su un corner succede che Bale possa essere marcato da Cambiasso. Insomma, non si finisce mai di imparare circa l’immensa e incommensurabile stupidità di questo sport che è poi la sua più grande forza.

Se non la peggiore in assoluto, una delle partite più brutte che Cambiasso (voto 1, ma solo perché l’ho visto fare una volta un passaggio preciso) abbia giocato con l’Inter. Non c’è niente da fare, quando incontra le inglesi non ci capisce più niente. Tutti e tre i gol sono quasi tutta colpa sua: sul primo non va a contrastare Bale, sul secondo si fa saltare senza nemmeno riuscire a fare un fallo tattico sulla ripartenza che ha portato al raddoppio e sul terzo si perde in area Vertonghen che colpisce di testa da solo. Non bastasse: non contrasta, non tiene la posizione, si fa saltare da tutti, si fa anticipare da tutti, arriva sempre tardi. In confusione totale. Un altro che non ci ha capito niente è stato Gargano (voto 3) ma almeno lui ha l’attenuante di non essere un campione, perché a differenza di Cambiasso è solo un modesto mediano che quando non è in giornata è patetico. Il terzo mostro di questa imbarazzante quanto inaccettabile umiliazione è Pereira (voto 3,5). Chissà quanto tempo ci metteranno all’Inter a capire che è un terzinaccio (e pure poco fisicamente prestante) e nient’altro. E per fortuna che Handanovic (voto 6,5) come al solito ci ha messo una pezza e ha evitato che il risultato fosse ancora più umiliante.

L’idea di mettere Juan Jesus (voto 4) a sinistra e Chivu (voto 4) centrale è una cosa che, ovviamente, si commenta da sola. E che ha reso ancora più difficile la vita a Ranocchia (voto 5) lasciato da solo a tamponare gli errori di tutti gli altri. Mentre il Capitano (voto 5) se ha una colpa è quella di non aver cercato, da allenatore in campo, di far cambiare qualcosa prima del tracollo.

Su Alvarez (voto 4) purtroppo non c’è più niente da dire. Tecnicamente è un potenziale campione, ma ha fallito tutte le occasioni che gli sono state date. Sbaglia nel primo tempo un gol che non può sbagliare, soprattutto in considerazione di tutte le prove negative che ha accumulato fin qui. Mentre Kovacic (voto 4) ha almeno l’attenuante dell’età e il fatto di essere stato catapultato in una squadra con troppi problemi per poter dargli una mano e farlo ambientare subito. L’ingresso di Guarin (voto 5) di certo non migliora la situazione già compromessa. Non pervenuto Cassano (voto 4,5) che doveva essere un punto di riferimento e invece si è smarrito ed è andato subito in confusione come un Alvarez qualunque. Mentre Palacio (voto 4,5) nonostante la buona volontà ha puntualmente dimostrato che se deve fare l’ala pura è inarrestabile e fa pure un sacco di gol ma che come punta (prima o seconda è uguale) non è granché, anzi è come se non ci fosse. Il gol che si è mangiato ne è la prova più evidente.

Stavolta non mi sento di concedere ulteriori attenuanti a Stramaccioni (voto 4) perché nel secondo tempo non ha pensato di rendere meno fragile l’inguardabile centrocampo, lì dove il Tottenham ha fatto veramente la differenza.

Miracolo (nella ripresa) al Cibali

Due gol e un assist: Rodrigo Palacio (voto 8) regala all’Inter una vittoria che sotto di due gol all’intervallo era impronosticabile. Per me, l’ingresso di Palacio è stato devastante anche e soprattutto perché ha giocato forse nel suo vero ruolo che non è né la prima punta e né la seconda ma l’ala. A Catania abbiamo visto una splendida e imprendibile ala che può giocare su entrambi le fasce. Mantenendosi sempre largo, quando Palacio si inserisce diventa molto pericoloso anche da centravanti, come mai finora. Se poi va pure a saltare di testa e fa pure gol — oggi addirittura ne abbiamo fatti addirittura due — allora è proprio il massimo.

Resta il fatto che nella ripresa il Catania sbaglia il terzo gol che avrebbe chiuso la partita e paga forse lo sforzo del primo tempo. Mentre l’Inter non dico si sia messa a correre, ma magari a corricchiare sì. Rispetto alla prova indecorosa nella prima parte della gara sembra quasi un miracolo.

Protagonista in negativo il reparto difensivo. Ha preso due gol evitabilissimi (il primo in particolare). L’accoppiata di centrali non funziona proprio, soprattutto Juan Jesus (voto 4) colpevole senza attenuanti sul primo gol di Bergessio preso quasi a freddo e che forse ne ha condizionato tutta la prestazione. In occasione del primo gol qualche colpa potrebbe avercela anche Handanovic (voto 6) che esce a vuoto, anche se il portiere nerazzurro ha il grande merito di evitare il terzo gol a inizio ripresa. Mentre per quanto riguarda Chivu (voto 5) forse potrebbe aver pesato la forma ancora precaria e la disabitudine ormai a giocare nella posizione preferita. Impalpabile il contributo del Capitano (voto 5) mentre Pereira (voto 6) si salva non fosse altro per l’assist a Palacio, un cross finalmente preciso come pochi ne è riuscito a fare da quando è all’Inter.

A centrocampo non mi sento di buttare la croce addosso a Kuzmanovic (voto 4,5) perché a parte i demeriti propri (ha troppa paura di sbagliare, probabilmente pesa ancora la figuraccia di Firenze) se ben presto scompare dal campo secondo me le colpe maggiori sono dei compagni che non lo servono mai e non lo mettono in condizione di essere il punto di riferimento della manovra. Stankovic (voto 6) entrato al suo posto nella ripresa, non fa niente di speciale, ma riesce almeno a tenere sempre la posizione. Mentre Gargano (voto 6) ha fatto il solito Gargano, efficace nelle interdizioni, inguardabile palla al piede.

Dei tre schierati dietro la punta il migliore mi è sembrato Schelotto (voto 6,5) perché pur sbagliando tanto ha dato veramente tutto cercando di sopperire con la forza di volontà ai limiti tecnici. Uno dei pochi che corrono e si sacrificano, a volte giocando anche da improvvisato centravanti. Di nuovo abulico e timido Alvarez (voto 6, ma solo per il gol segnato incredibilmente di testa) e poco più concreto di lui è stato un Guarin (voto 6) che non riesce evidentemente a trovare una certa continuità. Fondamentale l’ingresso nel finale di Cambiasso (voto 6,5) che sfiora il gol nell’azione più bella della partita e si fa notare soprattutto per alcuni inserimenti in attacco niente male e l’assist-partita nei minuti di recupero a un Palacio finalmente lucido e concreto.

Di Rocchi (voto 4,5) vale lo stesso discorso per Kuzmanovic. Avrebbe sopratttutto bisogno di essere aiutato di più dalla squadra a entrare nella manovra. Fa i movimenti giusti, da prima punta vera insomma, ma di solito lo servono poco e male. E quelle poche volte che gli arrivano palloni giocabili non è fortunato. La sua situazione si fa sempre più difficile.

Infine: Stramaccioni (voto 6 non fosse altro per la tenuta mentale). A vedere la sua faccia nel primo tempo, dopo le due papere della difesa, sembrava ormai prossimo a un’irrefrenabile crisi nervosa. Ma Palacio in versione ala pura salva l’Inter e il suo sempre più stressato allenatore.

Il turn-over e il rischio di un’altra imbarcata

Marco Benassi e Rodrigo Palacio

Il problema o almeno uno dei problemi (magari ce ne fosse un solo) più immediati da risolvere è il seguente: come fare al meglio il turn-over (perché si farà, vero?) nella trasferta romena senza rischiare di prendere (eventualità da non escludere) un’altra imbarcata?

In una situazione così difficile a pochi giorni da un derby che sembra improvvisamente diventato un ostacolo quasi insormontabile mi auguro non si faccia la cosa peggiore immaginabile e cioè che ogni decisione, anche la più difficile, venga scaricata addosso a Stramaccioni. Credo sia assolutamente necessario fare quadrato attorno all’allenatore e che cioè i senatori si assumino le loro responsabilità e la società sostenga eventuali scelte poco gradite allo spogliatoio. Tipo che secondo me nell’Inter attuale il Capitano e Cambiasso insieme non possono giocare. Per ragioni che conosciamo troppo bene uno è sempre di troppo. Quindi secondo me sarebbe opportuno che uno giochi giovedì e l’altro domenica. Uno dei due accetterà di rinunciare al derby? Ora come ora penso di no, così come immagino che Stramaccioni da solo difficilmente potrebbe riuscire a imporre una scelta così drastica, ma forse utile alla squadra.

Considerato poi che difficilmente a Benassi faranno giocare il il derby mi sembra chiaro che contro il Cluj debba essere piazzato al fianco di Cambiasso o il Capitano, a seconda di chi giocherebbe in campionato. Mentre per gli altri due centrocampisti, che potrebbero essere Gargano a destra e Guarin a sinistra, prevederei un’opportuna staffetta nella ripresa. Come trequartista o finta seconda punta e magari, perché no, insieme a Guarin con l’Inter schierata ad albero di Natale, mi affiderei obbligatoriamente ad Alvarez, seppure con tutte le comprensibili perplessità sull’argentino: già non ci si può contare a risultato acquisito figurarsi in una trasferta che certo non si preannuncia una passeggiata. Ma questi abbiamo e questi devono giocare. Lì davanti concederei un tempo per ciascuno a Palacio e Cassano, dato che escluderei in una partita così complicata l’esordio del ragazzino della Primavera Terrani. Insomma, io farei questa formazione:

HANDANOVIC

JONATHAN RANOCCHIA JUAN JESUS PEREIRA

GARGANO CAMBIASSO BENASSI

GUARIN ALVAREZ

PALACIO

Inter-Cluj, intervallo

Il primo gol di Palacio

Stagione finita per Milito e — forse — anche per l’Inter? Se l’infortunio dovesse rivelarsi grave (si aspettano aggiornamenti) sarebbe davvero difficile, ora come ora, pensare che Palacio (che non è e non sarà mai una prima punta) o Rocchi possano non farlo rimpiangere.

Guarin e Palacio danno il loro meglio in contropiede.  Meno — soprattutto l’argentino — a difesa schierata.

Per quanto mi riguarda ho visto un Kovacic oltre ogni immaginabile aspettativa. Consiederato che ha solo 18 anni è semplicemente di un’altra categoria per non dire, ma solo per scaramanzia, che è un potenziale fenomeno.

Kovacic, tra l’altro, ha ridato a Cambiasso dieci anni di vita.

Bellissima respinta di Handanovic a tempo scaduto sulla punizione battuta a fil di palo. Buon segno, dopo le recenti incertezze.

Quattro scelte obbligate per ricominciare

Quattro aut-aut per provare a superare le difficoltà attuali dell’Inter di Stramaccioni:

  1. O Cambiasso o il Capitano: tutti e due insieme sono di troppo a centrocampo. Uno a scelta tra i due è invece indispensabile nel ruolo di tutor. E quello che dei due scende in campo va centellinato per dare sempre più spazio a Benassi.
  2. O gioca sempre la coppia Kovacic-Kuzmanovic o il futuro dell’Inter di Stramaccioni è segnato. Meglio scommettere sulla nuova coppia di centrali (anche mettendo in preventivo inevitabili errori d’inesperienza) piuttosto che incartarsi definitivamente in una situazione ormai senza ritorno. Il vecchio centrocampo (logoro e tecnicamente modesto rispetto alle aspettative dell’Inter) ha già ampiamente dimostrato di non essere in grado di dare  più di quello che ha fatto vedere fin qui. Secondo me bisogna assolutamente dare fiducia a Kovacic e Kuzmanovic anche in prospettiva futura, per cominciare cioè a ricostruire — come si doveva fare già 3 anni fa — una grande squadra.
  3. O si torna alla difesa a quattro o gli attaccanti (pochi e usurati) che Stramaccioni si ritrova a disposizione  continueranno ad avere poche occasioni per tirare in porta. La coppia Kovacic-Kuzmanovic potrebbe se non da subito con un po’ di rodaggio garantire un maggiore – e migliore – filtro a centrocampo da permettere il ripristino della difesa a quattro. Anche se a quanto pare non è più di moda in Serie A.
  4. O Schelotto ricomincia ad allenarsi o può già cominciare a cercarsi un’altra squadra (sempre che la trovi). Ammesso e concesso che sia un giocatore da Inter, cosa ancora tutta da verificare.

Apologia di un capro espiatorio: Tommaso Rocchi

Premetto che Tommaso Rocchi non mi ha mai suscitato particolare interesse (sono evidentemente abituato male) ma è pur vero che noi interisti lo stiamo talmente maltrattando (spesso per colpe non certo sue) da sentirmi di dovere — anche in considerazione delle scelte fatte sul mercato e verosimilmente destinate a rivoluzionare il centrocampo e a cambiare il gioco della squadra — di fare il suo difensore d’ufficio.  

Tommaso Rocchi

Ci sono attaccanti come Ibrahimovic o Balotelli a cui è sufficiente consegnare il pallone per risolvere i problemi. E le partite. Stiamo parlando insomma di fuoriclasse tecnicamente indiscutibili e capaci di andare in porta a prescindere dal gioco espresso dalla squadra. Ma ci sono anche attaccanti sicuramente meno dotati, non per questo però meno efficaci sotto porta, che però per rendere al massimo hanno assolutamente bisogno di una squadra che giochi per loro. Rocchi fa parte ovviamente della seconda categoria. Ora, nessuno può mettere in dubbio che con i suoi 35 anni sia ormai a fine carriera e non potrà cioè ritrovare forze e motivazioni ahimé passate. Non potrà certo fare miracoli, no di sicuro. Però è pur vero un’altra cosa ancora. E cioè che si possa verosimilmente ancora pensare che se uno abbia fatto una caterva di gol per tanti anni non può aver improvvisamente smarrito del tutto quel talento innato sotto porta che gli va — statistiche alla mano — indubbiamente riconosciuto. Tutto sta allora metterlo  in condizione di poter dimostrare se sia capace di dare ancora qualcosa, di chiudere così in bellezza una discreta e dignitosa carriera realizzando qualche bel gol dei suoi anche con la maglia nerazzurra.

Vale a dire: sarà pur vecchio, probabilmente logoro e magari inevitabilmente demotivato, ma vogliamo provare a schierarlo davanti a un centrocampo capace se non di giocare per lui almeno in grado di dargli un po’ di palloni su misura per le sue caratteristiche? Rocchi potrebbe insomma aver solo bisogno di essere spesso lanciato in profondità e di sfruttare un po’ di cross a rientrare su cui è bravissimo a giocare d’anticipo. Servono centrocampisti bravi e coraggiosi con una sufficiente visione di gioco e capaci di toccare la palla di prima e di fare passaggi lunghi e precisi con una certa continuità e non solo fino a quando regge il fiato. Servono centrocampisti insomma come il rimpianto Thiago Motta o pur anche il Cambiasso di qualche anno fa, giocatori completi e bravi in entrambi le fasi come per esempio il pur inesperto Benassi o l’assai più esperto (e più talentuoso) coetaneo Kovacic, che invece ha avuto già la possibilità di giocare decisamente di più.

Innegabilmente, Rocchi è e rimane un ripiego, un temporaneo tappabuchi per sopperire in qualche maniera agli errori commessi dalla società. Ma proprio per questa ragione non mi sembra per niente giusto trasformarlo in capro espiatorio. Non merita di essere messo in croce per colpe e responsabilità non sue ma di chi quest’estate non ha avuto la forza o la voglia di cominciare a fare quello che invece si è cominciato a fare — o almeno così pare — negli ultimi giorni della sessione di mercato appena conclusasi. Una piccola grande rivoluzione a centrocampo che se la società avrà il coraggio di attuare veramente (se  metterà cioè Stramaccioni nelle condizioni di avviare la ricostruzione e di cominciare così a fare scelte inevitabilmente difficili quanto dolorose) scommettiamo che potrebbe improvvisamente beneficiarne (Milito o Palacio a parte) anche il maltrattato Rocchi?

Inter, ora basta però piangersi addosso

Andrea Stramaccioni

Risultato a parte, quello che più non mi è piaciuto del pari con il Genoa è la tendenza di società, allenatore e giocatori di piangersi addosso. D’accordo, lo sappiamo benissimo che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti non ha più un solo euro da puntare sull’Inter, ma non per questo dobbiamo massacrarci con tutti questi piagnistei su come siamo sfortunati – contro il Genoa come la settimana scorsa contro la Lazio – magari solo per scongiurare e prevenire sul nascere qualsiasi considerazione sui limiti dell’organico che invece sono più che evidenti.

Voglio dire: ma caro Moratti, caro Stramaccioni, caro Cambiasso è proprio così difficile dire la verità? L’Inter ha pareggiato con il Genoa perché ha giocato male. Punto. E ha giocato male perché ha una squadra a cui mancano (e mica lo scopriamo adesso) alcuni giocatori di qualità a centrocampo e in attacco, carenze d’organico che Stramaccioni – vuoi per inesperienza e vuoi perché è oggettivamente impossibile fare miracoli – non è in grado di risolvere. O almeno non in maniera da eliminare del tutto i limiti che l’Inter attuale ha. Perciò attaccarsi alla sfortuna – come ho già sentito dire anche nel dopo partita dell’Olimpico – non mi sembra il modo migliore per cercare di capire quali potrebbero essere gli eventuali problemi e soprattutto le possibili soluzioni.

L’Inter attuale è una squadra che può lottare solo per un posto in Champions così come deve essere chiaro che non è detto neanche che possa farcela. Ma fermo restando la realtà delle cose e l’onestà di ammetterlo e di rimanere sempre con i piedi per terra (non fosse altro per non illudere più del dovuto quei tifosi sempre troppo ottimisti) sarebbe per esempio interessante capire perché, essendo Guarin squalificato e con alcuni titolari che, come ha spiegato Stramaccioni nel dopo partita,

 “hanno giocato che non stavano bene, come Gargano con una caviglia gonfia che non lo faceva camminare, Cambiasso che ha recuperato all’ultimo…”

Joseph Alfred Duncan per esempio Duncan non sia stato nemmeno convocato. Ecco, se di Paulinho o comunque di nuovi costosissimi quanto improponibili arrivi è proibito parlare, quello di cui invece sarebbe opportuno discutere sono invece le scelte dei giocatori a disposizione. Almeno quelli. Perché, per dire, se la mancata convocazione di Duncan fa conseguentemente ipotizzare che la società abbia già deciso di darlo in prestito (altrimenti sarebbe incomprensibile) certamente non ci sarebbe niente da obiettare. Liberissimi di farlo. Si tratterebbe cioè di una valutazione tecnica fatta dalla società da rispettare e accettare. Quello che però possiamo pretendere dalla stessa società è di farla finita, una volta per tutte, con pianti e rimpianti.
Vale a dire: se non hai i soldi per prendere i costosissimi e forse pure un po’ sopravvalutati (non dico di no) Paulinho di cui hai bisogno devi allora puntare per forza sui giovani. Io, almeno, non vedo alternativa.

Qui si fa il tifo per Duncan titolare contro il Genoa

Joseph Alfred Duncan

Guarin squalificato e Cambiasso non ancora al meglio dopo l’infortunio di Roma? E allora questo blog fa il tifo per Joseph Alfred Duncan titolare di Inter-Genoa. Lo so, è un rischio, ma bisogna correrlo. È un rischio per l’Inter (che dopo la sconfitta dell’Olimpico non può permettersi altri passi falsi) ed è ovviamente un rischio per lo stesso giocatore che potrebbe facilmente bruciarsi. Ma se questo 19enne ghanese, talento indiscusso della Primavera con evidenti margini di crescita, non gioca ora quando? Bisogna solo crederci e avere coraggio, parecchio coraggio. Cosa che però ad Andrea Stramaccioni non manca di certo.

E, comunque, sull’eventuale scelta secondo me i pro sono superiori ai contro. Perché sarebbe sconsigliabile schierarlo titolare:

  1. È ancora abbastanza inesperto per poter già giocare in un ruolo particolarmente delicato quanto importante.
  2. È ancora decisamente irruento e troppo istintivo nelle entrate e rischia di essere facilmente ammonito.
  3. Ha giocato relativamente poco in prima squadra e deve quindi ancora capire bene come interagire con i compagni di reparto.
  4. La Coppa Italia è una cosa e la Serie A un’altra. E poi c’è sempre l’esame, difficilissimo da superare per chiunque, di San Siro.
  5. Con Guarin squalificato e senza il pieno apporto di un giocatore fondamentale come Cambiasso l’Inter non può permettersi il lusso di fare esperimenti, per giunta proprio nel reparto meno affidabile.

Perché, invece, sarebbe opportuno schierarlo titolare:

  1. È inesperto, ma ha sufficiente fiato e fisicità per recuperare in seconda battuta ogni volta che va fuori misura o per sopperire correndo il doppio ad eventuali errori di posizionamento. È inesperto ma corre più degli altri ed è in una forma strepitosa.
  2. È ancora decisamente irruento e troppo istintivo nelle entrate, ma questo è soprattutto un problema dei compagni più esperti che devono ogni volta dirigerlo e, quando serve, tenerlo a freno.
  3. Ha giocato relativamente poco in prima squadra, ma ovviamente soltanto giocando potrà acquisire l’esperienza di cui ha bisogno.
  4. La Serie A e San Siro sono esami difficili da superare, però a differenza di altri presunti fenomeni che di recente abbiamo visto fallire ripetutamente Duncan sembra avere sufficiente personalità per cavarsela bene.
  5. Con Guarin squalificato e senza il pieno apporto di un giocatore fondamentale come Cambiasso l’Inter deve per forza fare esperimenti, per giunta proprio nel reparto meno affidabile.

L’Inter di Stramaccioni stavolta ha poca fortuna

Antonio Cassano

Stavolta siamo in credito

Ha vinto la Lazio perché Klose alla seconda occasione non ha sbagliato, mentre l’Inter può recriminare per il pali prima di Guarin (voto 7, il migliore dell’Inter) e poi di Cassano (voto 5 nel primo tempo e 7 nella ripresa). Migliore la Lazio nel primo tempo, meglio l’Inter nella ripresa: il pari sarebbe stato il risultato più logico. Vabbè, stavolta siamo in credito con la fortuna.

Panchina senza ricambi

Nonostante la sconfitta l’Inter di Stramaccioni (voto 6) ha fin qui fatto tutto quello che era nelle sue possibilità e forse anche qualcosa di più considerato l’organico a disposizione. Nella ripresa, magari sarebbe stato utile cambiare qualcosa, ma ora come ora mancano ricambi validi. Quando si è infortunato Cambiasso (voto 6) in panchina c’erano solo ragazzini della Primavera. Questo è quanto. E Stramaccioni è stato costretto a fare di necessità virtù mandando in campo Palacio (voto 6 per l’impegno messo a giocare fuori ruolo) come esterno di centrocampo. Una mossa che ha conseguentemente sbilanciato la squadra che a quel punto ha tentato il tutto per tutto cercando di trovare l’occasione buona per sbloccare il risultato. E solo un grande Marchetti ha impedito a Guarin, a Cassano e (sulla ribattuta) a Nagatomo (voto 6,5 non fosse altro per il grande spirito di sacrificio) di cambiare la storia della partita. Anche Milito (voto 5, evanescente come gli succede spesso da un po’ di tempo) ha avuto una mezza occasione e che forse avrebbe fatto meglio ad alzare la testa e accorgersi che sarebbe stato meglio passarla a Cassano davanti alla porta.

Non si possono concedere due occasioni di seguito a Klose

Gol mancato, gol subito. Scoprendosi, l’Inter ha concesso inevitabilmente alcune penetrazioni centrali su cui Klose si è sempre fatto trovare smarcato. Il tedesco prima si mangia un gol fatto sbagliando lo stop, ma alla seconda occasione (e qui sì, hanno dormito un po’ tutti) riesce ad anticipare sul tempo Handanovic (voto 6, stavolta non ha fatto quel miracolo che serviva). Niente da dire però: perché al quel punto ci stava che alla fine la gara potesse essere decisa da un episodio.

No, non c’è sudditanza psicologica. Per l’Inter, dico

Lascerei da parte ogni puntualizzazione su Ranocchia (voto 6 anche se il gol subìto è soprattutto colpa sua) placcato in area e sul mezzo fallo fischiato a Milito che ha impedito a Cassano di pareggiare a porta spalancata. Non mi sono sembrati errori arbitrali particolarmente vistosi e, per dire, ci stanno. A dimostrazione (se qualcuno avesse avuto dubbi) di come l’Inter non sia beneficiata di alcuna sudditanza psicologica.

È ufficiale: Coutinho non lo voglio più sentire nemmeno nominare

L’unica cosa per me veramente inaccettabile – che dire mi abbia fatto incazzare è poco – è stato l’atteggiamento con cui è entrato in campo Coutinho (voto 0). Stavo già smadonnando vedendo l’incredibile indolenza con cui stava entrando, roba da prenderlo per un orecchio e rispedirlo in panchina. Ma poi veramente non ci ho visto più. Quando cioè nonostante l’insopportabile lentezza nel prendere posizione in campo (nonostante che la squadra – la sua squadra – fosse in svantaggio) praticamente Cassano l’ha liberato al tiro e lui – solissimo – avrebbe potuto improvvisamente diventare il protagonista assoluto e invece no. Invece, scoglionatissimo come uno quasi scocciato di essere lì in quel momento, ha sparacchiato  in curva facendosi trovare totalmente impreparato. Ha tirato con la stessa svagatezza di uno che passava lì per caso. Una vergogna. Una cosa che nemmeno negli amatori. Inconcepibile. Assurdo. Ridicolo. Da prenderlo a calci da qui fino a Natale. Non ci sono giustificazioni per un atteggiamento del genere. Non solo. Evidentemente non soddisfatto, ha poi proseguito a giocare con la stessa insopportabile sufficienza sbagliando tutto il possibile. E allora stop. Non voglio più sentire nemmeno nominare uno così. Potrà magari diventare bravo pure come Messi, ma non me frega assolutamente niente: uno così meglio perderlo che trovarlo, uno così io non lo voglio vedere più con la nostra maglia. E non va venduto, l’Inter lo deve regalare.

L’Inter di Stramaccioni di misura contro un grande Napoli

Fredy Guarin migliore in campo

Alla fine il pari sarebbe stato sicuramente più giusto. Ma nel calcio la spunta quasi sempre chi sbaglia di meno. E anche se tutte e due le squadre hanno commesso errori in quantità industriale (a dimostrazione che devono entrambe ancora crescere) l’Inter di Stramaccioni (voto 7 innanzitutto per aver rinunciato al tridente e poi anche per la sicurezza e il carattere che trasmette alla squadra) è quella che ne ha fatto qualcuno di meno dell’avversaria. Tipo i due gol – bellissimi quanto non facili – mentre per contro il Napoli ne ha sbagliati almeno un paio in maniera imperdonabile.

Il migliore in campo: Fredy Guarin (voto 8). Un gol che ha messo subito l’Inter nella situazione tattica preferita e un assist che la partita l’ha – quasi – chiusa. Ma soprattutto una ruspa in mezzo al campo, sia quando si tratta di ragionare e di dirigere e sia quando c’è da lottare e soffrire. Fondamentale nel fare sempre la differenza con un cambio di passo che spezzava gli equilibri di reparto e per la capacità di svolgere difensivamente anche la copertura che di solito svolge Cambiasso (voto 7) stasera a sua volta immenso anche come libero. L’asse Guarin-Cambiasso ha permesso all’Inter di Stramaccioni di reggere l’urto di un Napoli (nella ripresa veramente travolgente) a cui però è mancata sufficiente lucidità sotto porta.

Sempre più convincente Handanovic (voto 7) protagonista di alcuni grandi interventi che tra l’altro per prontezza di riflessi ricordavano quelli di Julio Cesar. Meglio Juan Jesus (voto 6,5) nel primo tempo, meglio Ranocchia (voto 6,5) nella ripresa, ma secondo me nonostante le molte occasioni concesse a Cavani e compagni l’intero reparto va promosso proprio in considerazione del valore degli avversari. Tra l’altro non c’era uno come Samuel che ora come ora è insostituibile. Nonostante ciò il Napoli ne ha fatto solo uno e se andiamo a sottilizzare pure in fuorigioco (anche se non era facile vederlo).

Andrea Stramaccioni durante Inter-Napoli 2-1Non particolarmente brillanti mi sono sembrati il Capitano (voto 6) e Nagatomo (voto 6) che però hanno come sempre corso tantissimo e hanno dato tutto senza risparmiarsi un solo minuto.

Nota dolente, almeno secondo me, ancora una volta Pereira (voto 5) perché impegno e corsa a parte sembra proprio aver litigato con il pallone fino a rischiare un autogol che secondo me lo avrebbe, almeno a San Siro, crocifisso. Gli ho visto indovinare un paio di passaggi consecutivi solo nei convulsi e confusi minuti finali. È troppo poco per giocare a questi livelli. Poco meglio mi è sembrato, anche se tatticamente indispensabile come gregario a tutto campo, un Gargano (voto 5,5) anche lui con evidenti difficoltà ad andare d’accordo il pallone. Ma con la maglia dell’Uruguay li ho visti giocare tutti e due a ben altri livelli: questo per dire che i veri Pereira e Gargano li dobbiamo ancora vedere.

Capitolo tutto particolare quello di Milito (voto 7 per il capolavoro del gol e voto 4 per tutto il resto della partita) che dopo 38 minuti in cui fa solo danni viene lanciato in area da Guarin e lui esegue uno dei suoi numeri preferiti: controllo in corsa e palla a fil di palo. Da alzarsi tutti in piedi per la standing ovation a un campione che ha fatto la storia recente dell’Inter. Ma gol a parte praticamente un cadavere in campo. Mah…

Con il ritorno di Cassano (voto 6,5) l’Inter ha improvvisamente ritrovato sbocchi in attacco. Lui parte alla grande, esegue alla perfezione il corner che libera Guarin in area e diventa un pericolo costante per la difesa napoletana. Poi però subisce un paio di interventi abbastanza cattivi e non è più in grado di dare uguale intensità. Meriterebbe il gol poco prima di essere sostituito, però il pallone che supera De Sanctis si stampa sul palo. Succede, ma la classe non è acqua.

Solitamente letale quando entra a partita in corso, stavolta Palacio (voto 6) è meno lucido del solito nel cercare di sfruttare le pur poche occasioni in contropiede nel momento di massimo sforzo del Napoli. Dà comunque una mano anche lui e nei minuti finali avrebbe meritato pure di chiudere la partita, ma dopo una grande azione personale il tiro gli finisce fuori di poco.

Infine: Coutinho (s.v.). Giusto farlo entrare e giustissimo farlo entrare al posto del sempre più frastornato Milito. Ma che cazzo lo fai entrare a fare se poi nessuno gli dà mai un cazzo di pallone?

Il gol di Milito

L’Inter di Stramaccioni svogliata, forse stanca, ma fortunata

Ranocchia autore del tiro deviato da Garcia nella propria porta

Ranocchia autore del tiro deviato nella propria porta da Garcia

No, il trequartista proprio no

Due punte più il trequartista è un lusso che questa Inter – ora come ora – sembra non si possa permettere. Soprattutto se poi in organico non ci sono giocatori adatti a stare dietro gli attaccanti. Così soffre il centrocampo – sempre in inferiorità numerica – si scopre la difesa e si è troppo prevedibili in attacco.

Coutinho gioca fuori ruolo

Coutinho (voto 5) non è un trequartista. Secondo me può giocare solo come seconda punta. Ma il fisico di certo non lo aiuta. Né i compagni di reparto si sforzano minimamente di dargli un mano. Ma merita altre occasioni. Incompreso.

Chi l’ha visto?

Pereira (voto 4) spaesato, timido e confuso. Se sia da Inter oppure o no è difficile dirlo per il semplice motivo che ancora non si è visto veramente mai. Come esterno di centrocampo per il momento è improponibile. Ma come si fa a fargli fare il terzino? Boh.

Cambi giusti, anzi perfetti, ma in ritardo

Stramaccioni (voto 6 complessivo tra un 7 per aver indovinato i cambi e un 5 per averli fatti con imperdonabile ritardo) sbaglia a schierare Coutinho trequartista, ma soprattutto gli è mancato il coraggio di lasciare in panchina uno tra Milito (voto 4) e Palacio (voto 4,5) tutti e due oggi veramente inguardabili.

E meno male che c’è Cambiasso

Se con il Palermo l’Inter di Stramaccioni non ha rimediato un’altra brutta figura (autogol a parte) lo deve però soprattutto al gran lavoro tattico svolto da Cambiasso (voto 7) che praticamente fa reparto da solo (e alla fine esce stremato) riuscendo sempre a dare un minimo di equilibrio alla squadra troppo sbilanciata in avanti. E a un particolarmente lucido e concreto Gargano (voto 6,5) che spesso e volentieri ha corso anche per Cambiasso.

Guarin e Nagatomo titolari veri

Nel momento in cui Stramaccioni ha tolto un attaccante (ma doveva farlo fin da inizio ripresa) il centrocampo non è andato più in sofferenza e questo anche grazie (e va sottolineato) all’evidente cambio di passo dei nuovi entrati Guarin (voto 6,5 se non altro per la voglia di far bene) e Nagatono (voto 6,5 pure a lui per lo stesso motivo).

Meno punte (spuntate) e più centrocampisti (di corsa)

Insomma, due centrali di centrocampo non bastano, ne serve un altro. Altrimenti non c’è sufficiente equilibrio. Cambiasso + un fondista + Guarin sembra essere, ora come ora, una formula più equilibrata. Forse.

Inter, devi dare di più

Detto questo, il pari sarebbe stato il risultato più giusto. L’Inter di Stramaccioni è stata fortunata e ha vinto grazie a un vero e proprio infortunio difensivo del Palermo. E quello che preoccupa (al di là delle pessime condizioni di Milito e Palacio) è che ha fatto molto poco per cercare di vincere. A dirla tutta quasi niente.

Non ha vinto l’Inter, ma il calcio pulito

Milito protagonista a Torino

Quello che è accaduto sabato 3 novembre 2012 allo stadio di Torino sarà ricordato per sempre. L’Inter di Stramaccioni è riuscita a compiere l’impresa impossibile, è riuscita a vincere contro la Fiat aiutata in campo dai sei arbitri e sostenuta dai giornali e dalle tv che già pregustavano le solite feste in soccorso del vincitore. E l’Inter di Stramaccioni ha regalato allo sport uno dei suoi momenti più alti e indimenticabili. Perché non ha vinto solo l’Inter, ha vinto tutto il calcio italiano, quello vero, quello pulito. Hanno simbolicamente vinto tutte quelle squadre che sono state derubate ogni volta che hanno incontrato la squadra della Fiat, hanno vinto tutti gli sportivi, quelli che amano veramente il calcio.

Cambiasso, Nagatomo e Palacio

Partita falsata dagli arbitri, ma l’Inter ha battuto lo stesso la Fiat

Perché l’Inter di Stramaccioni non ha vinto una semplice partita, no. Sarebbe riduttivo metterla su questo piano. Perché non era una semplice una partita, ma era una vera e propria resa dei conti di chi si è ripreso il controllo del calcio italiano dopo Calciopoli (e come se Calciopoli non fosse mai esistita) nei confronti di chi ha avuto in questi anni il coraggio e la sfrontatezza di ribellarsi a una Serie A truccata. E, fortuna ha voluto, che nonostante tutto, nonostante si trattasse di una partita falsata, nonostante gli aiuti, i padroni della Serie A non sono riusciti a umiliare e nemmeno a vincere chi ha osato sgarrare e mettere in discussione il sistema.

Tagliavento e gli altri 5 arbitri sconfitti dall’Inter di Stramaccioni

Andrea StramaccioniIl calcio italiano è corrotto? Non lo dico io, non ho prove per dirlo, ma se lo dice da solo il calcio italiano se non fermerà (come, visti i precedenti, mi sento di anticipare) almeno per qualche mese Paolo Tagliavento e gli altri cinque arbitri dopo gli errori talmente evidenti (senza dover far ricorso alla moviola, insomma) e quasi tutti ingiustificabili compiuti in una delle partite per me più belle della storia del calcio.
Ma il trionfo – imprevisto – dell’Inter di Andrea Stramaccioni, avvenuto per merito di una squadra che è riuscita a vincere nonostante gli aiuti arbitrali alla Fiat che tutti abbiamo visto non cambia, non può far cambiare, il giudizio sulla partita: è stata falsata dal direttore di gara Paolo Tagliavento e dagli altri cinque arbitri in campo anche se gli aiuti alla Fiat non sono riusciti – e questa è la più grande beffa sportiva che si potesse mai immaginare – a condizionare il risultato.

Se Tagliavento e Preti non sono dei venduti allora erano ubriachi

Pronti via e subito il gol della squadra della Fiat in netto fuorigioco. Una vergogna assoluta, che nessun assistente di linea (un certo Preti per la cronaca) poteva non vedere a meno che non fosse ubriaco. Non solo. I padroni di casa menano di brutto per tutto il primo tempo finché Lichtsteiner, già ammonito, fa un’entrata da rosso diretto. Hai visto tu Tagliavento? È platealmente – e comicamente – scappato via come in un film di Boldi e De Sica. E infatti lui, Tagliavento  – non solo uno dei peggiori arbitri della storia del calcio italiano ma uno dei più ridicoli e impresentabili – assomiglia molto a un tipico un personaggio della commedia all’italiana più cialtrona, becera e volgare che peggio non si può.

Se Tagliavento continua ad arbitrare significa che il calcio italiano è corrotto

Fabiano Preti, l'assistente di linea che non ha visto il fuorigioco

Fabiano Preti

Va bene, a parte tutto, siamo obiettivi: uno così, uno che ha arbitrato una partita così importante favorendo in maniera che più evidente non si può una squadra – lasciamo stare che poi non è riuscita nonostante tutti gli aiuti a vincere – non merita di essere fermato? No!? E allora di che cosa stiamo parlando? Se Tagliavento – come è successo prima con Mazzoleni, Rizzoli o Gervasoni – non vanno fermati nemmeno di fronte a errori clamorosi e ripetuti allora come si fa a non pensare che questo calcio sia corrotto? Perché e per quale motivo un tifoso dovrebbe dare per scontata la buonafede degli arbitri che commettono clamorosi e ripetuti errori arbitrali sempre a senso unico? Se non sono corrotti allora non sono in forma. E se non sono in forma (sic) perché allora continuano ad arbitrare? A meno che non vogliano continuare a prenderci per il culo onestamente non vedo alibi. Altrimenti qualcuno mi deve spiegare perché Tagliavento e gli altri devono per forza continuare ad arbitrare e – faccio una previsione –  perché devono fare altri danni? Perché?

Stramaccioni, Milito e Cambiasso nella storia dell’Inter

Della partita vera e propria mi rimane difficile parlare proprio perché è stata falsata dagli arbitri. Come si fa ad analizzare una gara in cui dopo 18 secondi sei arbitri non si accorgono di un fuorigioco di almeno un metro? Come si fa a parlare di tecnica e di tattica quando Lichtsteiner fa un’entrata da rosso diretto pur essendo già stato ammonito e l’arbitro scappa via? Cos’è? Una partita – il famigerato big match entusiasticamente sbandierato dai media che già presupponevano di sapere come andava a finire – o una sequenza del prossimo cinepanettone? Trovo difficile parlare di calcio in maniera seria quando ho visto una partita diretta in maniera ridicola e inaccettabile. Il secondo gol di MilitoSenza nulla togliere però (anzi) il merito ad Andrea Stramaccioni (voto 10) di aver messo in campo tre punte e di aver creduto nella forza della sua squadra. Ma soprattutto Stramaccioni ha avuto secondo me il merito di non aver perso la testa di fronte all’assedio degli arbitri e di essere stato capace di rimanere lucido e sereno anche nei momenti più difficili. A Torino, nel primo tempo di Torino, Andrea Stramaccioni ha dimostrato se non di essere bravo come Mourinho di avere sicuramente altrettanta personalità. Ma Stramaccioni ha dimostrato non solo grande duttilità tattica di riuscire a schierare un’Inter sempre diversa a seconda delle situazioni, ma anche la capacità di saper leggere la partita e di indovinare sempre il cambio giusto.
Mentre il migliore in campo e simbolo indiscusso (secondo me) dell’Inter di Stramaccioni è Diego Milito (voto 10 e lode) non tanto per il prezioso rigore che ha riaperto la partita o per la tenacia con cui è andato a cercarsi il gol del vantaggio, ma per come ha messo tutto se stesso in campo, per come ha giocato da interista vero e non solo per contratto – l’ho visto io come credo l’hanno notato in molti – come se fosse la partita della vita, quasi più di una finale di Champions. È stato – detto poi da uno come me che ancora gli rinfaccia le dichiarazioni a caldo di Madrid – commovente perché ha giocato come avremmo giocato noi se fossimo stati al posto suo. Per me, è stata la sua partita più bella. Senza dubbio.
Palacio segna il terzo golSubito dopo, nella graduatoria, non posso non mettere Esteban Cambiasso (voto 9) non tanto per il gioco prodotto, ma soprattutto per come ha saputo sostenere la squadra soprattutto nei momenti di difficoltà ed è stato capace di farla rimanere sempre lucida e compatta anche giocando in 11 contro 17. Ma a Torino sono stati protagonisti indiscussi anche Palacio (voto 8 per come è riuscito a rendersi pericoloso ogni volta che riceveva il pallone prima ancora che per il gol che ha chiuso la partita) Nagatomo (meraviglioso assist a parte, voto 8 per lo spirito da samurai, il coraggio e la voglia cioè di crederci nonostante tutto) Guarin (voto 8 non fosse altro che per l’azione che ha propiziato il raddoppio di Milito) e Handanovic (voto 8 per la parata su Marchiso, ma più in generale per la sicurezza dimostrata tra i pali che a Torino non è mai facile avere). Magari mi scordo qualcuno, ma quelli citati mi vengono subito in mente più degli altri (voto a partire dal 7) in una partita del tutto anomala e inclassificabile di cui tutto è stato tranne che un semplice evento sportivo. L’Inter di Stramaccioni ha vinto una partita truccata ma finita al contrario. Una grandissima, indimenticabile, partita truccata finita al contrario.

Tagliavento non espelle Lichesteiner

L’Inter di Stramaccioni nel segno di Cambiasso e Palacio

Il gol di Esteban Cambiasso che ha chiuso la partita

Il gol di Esteban Cambiasso che ha chiuso la partita

Diamo a Palacio (voto 8) quel che è di Palacio. Due assist che hanno deciso una partita tosta e difficile che solo un grandissimo giocatore con un’intelligenza calcistica come pochi altri poteva fare. Si è messo al servizio della squadra ed è stato determinante, più di quando è riuscito a segnare. Se gioca a questi livelli diventa indispensabile.

L'Inter di Stramaccioni vince anche a BolognaMa il migliore in campo è stato Esteban Cambiasso (voto 9) perché se non solo dirige la squadra in  ogni parte del campo e in ogni fase di gioco, ma si mette pure a fare assist da trequartista ispirato e, non bastasse, segna perfino un gol (pesantissimo) con la freddezza di un attaccante puro allora è davvero più del massimo. Da standing ovation, soprattutto per quello che ha passato. Bisognava mettergli vicino qualcuno che corresse, l’abbiamo scritto fino alla nausea, altrimenti avrebbe pagato sempre il suo scarso dinamismo e non sarebbe più riuscito ad esprimere le sue qualità di uomo-squadra a tutto campo. E ora, dopo due stagioni pessime, è improvvisamente risorto. Gioca sempre più da fermo, ma lo fa da campione, di quelli veri però, che da soli o quasi risolvono le partite.

Il primo gol (in campionato) preso in trasferta (dove l’Inter continua a vincere: con Bologna sono otto le vittorie fuori casa) è colpa di Handanovic (voto 7 per un paio di gol salvati, meno un voto per il gol) che inspiegabilmente non esce su un pallone nell’area piccola, come succedeva sempre con Julio Cesar. Vabbè, nessuno è perfetto ed è la somma che fa il totale. Anche perché le uscite fanno parte dei suoi numeri migliori.

Inter a trazione argentina

A Bologna Inter a trazione argentina

Bologna-Inter, intervallo

La panchina della Fiat ha annullato un gol al Catania. È gia partita la riforma Agnelli del calcio italiano.

Si rivede il Cambiasso geometra di centrocampo dei giorni migliori, capufficio tecnico di un’Inter operaia la cui difesa a oltranza  il Bologna non riesce proprio a scardinare. Anche grazie a quel fesso di Gilardino che a freddo non solo sbaglia un gol già fatto, ma riesce pure a non centrare lo specchio della porta. Al posto di Poli l’avrei cacciato subito.

Meglio Palacio rispetto alle ultime uscite, più lucido e soprattutto più utile alla manovra. Più reattivo pure Milito, che qualche corsetta riesce almeno ad abbozzarla. Ma con il centrocampo di terzini è difficile creare occasioni.

L’unica possibilità dell’Inter di rendersi pericolosa è sui calci piazzati. E Ranocchia incredibilmente lasciato solo in area prima spreca di testa un pallone che doveva solo appoggiare in rete e poi su una meravigliosa punizione di Cambiasso sempre di testa lo stopper nerazzurro non perdona.

Sottolineatura a parte merita Juan Jesus, sempre più convincente anche nelle ripartenze. Merita più fiducia e quando si propone gli va ridata la palla perché ha i piedi anche per tirare in porta.

L’Inter riesce a espugnare San Siro anche in Coppa

L'Inter espugna San Siro anche in Europa League con Palacio

Handanovic (voto 7 per l’unica vera parata di tutta la partita) fa il miracolo su Markovic (voto 7,5, per me il migliore in campo) e sul ribaltamento dell’azione il portiere del Partizan Petkovic (voto 4) fa invece una papera di rara goffaggine su un colpo di testa di Palacio (voto 6 ma solo perché ha segnato, per il resto inoffensivo con il suo insopportabile modo di giocare in punta di piedi) che più centrale e loffio non si poteva. Fatto sta che l’Inter di Stramaccioni (voto 6 di stima) riesce a vincere a San Siro anche in Europa League, seppure giocando male contro avversari decisamente modesti. Va bene così, considerata anche la scarsa attenzione riservata a questa competizione che tra l’altro disputandosi di giovedì crea problemi di recupero per il campionato.

L’Inter ha avuto tre occasioni nel primo tempo con l’impresentabile Coutinho (voto 4 per gli errori secondo me imperdonabili per uno con il suo talento ed è ora che qualcuno cominci a urlargli nelle orecchie che o si sveglia o può scordarsi di giocare a questi livelli) e un’altra occasione ancora più netta nella ripresa con Cassano (voto 5 per essersi ben presto adeguato alla mediocrità della partita) che ha sbagliato a porta spalancata e con il pallone tra i piedi un gol che non è da lui sbagliare. Ma forse è dipeso dal fatto che si è innervosito non poco per come i compagni giocavano male, prendendo di mira a un certo punto il malcapitato Pereira (voto 5) che nonostante l’impegno che ci mette continua a fare ancora un sacco di confusione. Mentre la squadra serba può recriminare per il palo colpito da Markovic nel primo tempo e per l’occasione avuta sempre dallo stesso giocatore (molto veloce e tecnicamente dotato) nella ripresa e per fortuna neutralizzata da Handanovic.

A parte il passaggio a Palacio che il portiere del Partizan ha trasformato in un assist, su Milito (s. v.) o meglio sull’ectoplasma di Milito entrato nel finale per sostituire Cassano è meglio stendere un velo pietoso. Sembrava scoppiato già al momento del cambio. E veramente non capisco che cosa abbia e come mai stia soffrendo così tanto. Mah…

A occhio il migliore dell’Inter è stato di nuovo Cambiasso (voto 7 se non altro per la voglia) anche se Stramaccioni lo ha relegato per buona parte della partita in difesa. Con l’ingresso di Capitan Zanetti (s. v. perché ormai è al di sopra di qualsiasi critica) per dare più… dinamismo alla squadra, Cambiasso ha avuto licenza di avanzare e ha subito dato più lucidità e incisività a un centrocampo troppo anonimo e senza creatività. Centrocampo in cui ancora una volta (e questo è un brutto segnale) ha deluso e parecchio Guarin (voto 4) che sembra aver perso del tutto la potenza e la brillantezza d’inizio stagione che aveva fatto così ben sperare per il futuro. Un altro caso, insieme a Milito, difficile da capire e da spiegare. Mi auguro che sia solo una questione fisica, di forma da recuperare.

Buon allenamento dell’Inter con il Vaslui

La buona notizia è che Palacio può fare il vice-Milito. Bello il gol del raddoppio (come d’altronde l’assist di uno Sneijder improvvisamente più concreto nella ripresa) così come mi ha impressionato la facilità con cui l’argentino riesce a vedere la porta, da attaccante vero.

I ritmi bassi hanno agevolato il centrocampo e infatti Cambiasso è stato il migliore almeno finché non è sopraggiunta la stanchezza e la difesa ha cominciato a ballare paurosamente e Ranocchia, in particolare, è andato in confusione. I padroni di casa avrebbero meritato di segnare nel loro momento migliore, anche se il risultato (uno 0-2 che archivia, almeno in teoria, la qualificazione) rispecchia la differenza tecnica tra le due squadre.

Buone parate di Castellazzi che si è così guadagnato con una sola partita lo stipendio. Una sicurezza, soprattutto se non deve giocare sotto pressione.

Sotto tono le prestazioni di Guarin e soprattutto Milito, due di cui l’Inter di Stramaccioni non può certo fare a meno. Speriamo che si siano risparmiati per Pescara.

Per come sta giocando e non fosse altro che per il gol realizzato nell’ultimo derby, è un vero peccato che Maicon, così importante per noi quando si tratta di fare la differenza, debba andare via. D’accordo, quel Pereira che dovrebbe arrivare (e che comunque gioca sulla fascia sinistra) dicono non sia male, ma oggettivamente Maicon è davvero di un’altra categoria.

Sono davvero curioso di scoprire se Coutinho sarà capace di crearsi gli stessi spazi anche in Serie A, dove notoriamente i difensori sono assai molto meno “sportivi”. Perché nel qual caso riuscisse a fare le stesse cose viste in coppa potrebbe veramente diventare il giocatore in più di Stramaccioni.

Inter in festa dopo il bel raddoppio di Palacio

A Glasgow la solita Inter

CELTIC-INTER 1-1 Ennesima prova deludente di Cambiasso

PER UN CAMBIASSO IN PIÙ. Da Glasgow nulla di nuovo, è la solita Inter con i problemi di sempre. Il centrocampo fa fatica, Cambiasso sembra sia diventato un lusso che la squadra non riesce proprio a permettersi più. Meglio (ma era prevedibile) quando nella ripresa è entrato Mudingayi che insieme a Guarin (sempre il migliore nelle prove di luglio) sembra la coppia più affidabile. E Cambiasso? Dove lo mettiamo? Contro il Celtic Stramaccioni l’ha momentaneamente spostato in difesa. Mah…

COTECHIÑO. Confermate ancora una volta — purtroppo — le perplessità sul fisico troppo gracile di Coutinho. In Spagna magari giocano più di fioretto, ma per esempio contro gli scozzesi non ha visto palla. E poi era troppo sacrificato, obbligato com’era a dare una mano in copertura viste le difficoltà dell’Inter sulla mediana. Così si rischia di bruciarlo definitivamente, anche se onestamente (simpatia a parte) sono sempre più scettico sulle sue effettive capacità di imporsi in un calcio, come dire, poco “artistico” come quello della Serie A. Un altro oggetto misterioso, sempre a proposito dell’ormai sparuta colonia brasiliana, è Jonathan che proprio non riesce a sbloccarsi mentre invece a Parma pare si sia comportato abbastanza bene. Vorrà forse pur dire qualcosa? Che cioè è da Parma?

PAZZINI NO, BERGESSIO SÌ? Il reparto che sembra essere già affidabile è l’attacco: Palacio sta prendendo sempre più confidenza con tutti gli altri connazionali e potrebbe risolvere i problemi anche nel caso Milito dovesse accusare qualche comprensibile (alla sua età) flessione. Ma sarebbe un (altro) errore privarsi di Longo. È lui il futuro, per dire. Così come giudicherei patetico l’eventuale arrivo di cui si sta parlando da un paio di giorni di altri due (tanto per cambiare) argentini. Passi per Gomez, anche se andrebbe così a incrementare insieme ad Alvarez e al già citato Coutinho la collezione di fantasisti-giocolieri prediletti dal nostro caro grande presidente Massimo Moratti. Ma come farebbe Stramaccioni a spiegare l’eventuale acquisto di una tipica prima punta che staziona in area di rigore come Bergessio, dopo aver spiegato che Pazzini non andava bene perché non era un centravanti di movimento? Pazzini no, Bergessio sì? E come mai? Escludendo a priori che l’attaccante del Catania possa essere ritenuto parecchio più bravo di Pazzini (siamo seri, per favore) non rimane allora che una sola seconda ipotesi: è stato scelto perché a differenza di Pazzini è argentino. Ora come ora gli argentinti titolari sono già sei e cioè: Zanetti, Samuel, Silvestre, Cambiasso, Milito e Palacio. Arrivassero anche i due catanesi si arriverebbe a otto. Eventualmente nove se Sneijder dovesse andare via, con Alvarez pronto a prendere il suo posto. Non so, ma a me sembra si stia decisamente esagerando…

Come vorrei che tu fossi qui

Giacinto Facchetti nasceva 70 anni fa
Chissà, se fosse ancora qui magari ci sarebbe lo stesso casino di oggi (tenere testa al nostro caro grande quanto lunatico presidente Massimo Moratti non è facile e non è semplice) e magari anche se fosse ancora qui il clan argentino sarebbe sempre lì a dettare legge e si continuerebbe a bocciare (da Mascherano in poi) qualsiasi centrocampista che possa fare ombra a Cambiasso. E magari sarebbe d’accordo in tutto e per tutto con Moratti e con Branca e Ausilio. Chissà. A me però — lo so, è un colpo basso giocare con i sentimenti — piace pensare il contrario. Sono un tifoso politicamente scorretto.

A Firenze serve l’impresa per poter ancora sognare l’Europa

Capitan Zanetti e Cambiasso
SE LÌ DAVANTI ASPETTANO TUTTE L’INTER. Incredibile, ma vero. Il terzo posto, teoricamente, non sarebbe più un miraggio. L’Udinese ha rallentato di nuovo e, teoricamente, nello scontro diretto di mercoledì addirittura potrebbe essere perfino sorpassata. Mettici poi che la Roma perde di sicuro a Torino, non resta che confidare in un altro passo falso della Lazio (considerando poi lo scontro diretto nell’ultima di campionato) e, soprattutto, del Napoli, a questo punto il più serio candidato, secondo me, al terzo posto. Ma, insomma, punto più punto meno il peggio è passato (praticamente si sono fermate tutte quante ad aspettarci) e ora come ora l’Inter potrebbe ancora lottare per la Champions. Il terzo posto, teoricamente, non sarebbe più un miraggio. Teoricamente, certo. Perché prima bisogna superare in soli quattro giorni due trasferte come Firenze e Udine, toste e rischiose anche per le prime della classe, figurarsi per quella specie di armata Brancaleone che è attualmente l’Inter di Stramaccioni.

ULTIMO APPELLO PER I REDUCI DEL TRIPLETE. Anche se non proprio difficile come quella di Udine, la trasferta di Firenze bella non è. Servirebbe un miracolo, perché i viola sono stati risucchiati nella lotta per non retrocedere e l’Inter di Stramaccioni è finora sembrata troppo malridotta e squilibrata per essere ritenuta affidabile contro avversari se non altro decisamente più motivati di quelli incontrati finora. L’Inter non corre e dopo un tempo boccheggia e per riuscire ad essere pericolosa deve sempre rischiare più del dovuto, esponendosi sempre e comunque a possibili brutte figure. Ma allo stato attuale delle cose Stramaccioni fa bene (e non potrebbe essere altrimenti) ad affidarsi ai senatori. Solo loro possono affrontare una trasferta del genere senza farsi male, solo loro possono fare un eventuale miracolo (di questo si tratterebbe, in caso di vittoria) a Firenze. Ultima occasione, davvero, per gli eroi stanchi del Triplete di chiudere in bellezza un ciclo indimenticabile.

SERVE UN’IMPRESA PER PROVARE A SALVARE UNA STAGIONE DISGRAZIATA. Certo, il possibile rientro di due giocatori importanti come Maicon e Sneijder potrebbe (dovrebbe) far ben sperare. Vedremo come Stramaccioni deciderà di (e se) utilizzarli e vedremo se il giovane e brillante allenatore messo in mezzo da una dirigenza di inqualificabili somari sarà capace di salvare il salvabile. Oggi all’ora di pranzo Andrea Stramaccioni si gioca il futuro suo e quello dell’Inter, chiamata a compiere una piccola grande impresa per dare un senso a una stagione disgraziata come poche altre e continuare ad alimentare il sogno di non rimanere tagliati fuori dal calcio che conta.

L’Inter di Ranieri alla ricerca dello spirito di gruppo perduto

Wesley Sneijder
REALISTICAMENTE UNA TRASFERTA PERSA. Non vedo un solo motivo per cui si possa sperare che l’Inter di Ranieri possa fare risultato su un campo tradizionalmente difficile come quello di Verona. Lo era, tanto per dire, anche per l’Inter di Mourinho. Figurarsi per come siamo messi adesso e visto l’invidiabile stato di forma del Chievo. Mettici poi anche l’alibi della prossima, importante quanto problematica, partita di riparazione in Champions e il quadro è completo.

POLI E PALOMBO SCELTE (FORSE) OBBLIGATE. L’unico dubbio riguarda lo schieramento a centrocampo. Ancora una volta mi aspetto e spero che Ranieri (o chi per lui) abbia finalmente la sensatezza di fare quello che si doveva fare già da almeno due mesi. E cioè dare spazio alla panchina. Lo scrivo per l’ennesima volta: bisogna dare fiducia a Palombo e Poli come coppia centrale. Questi abbiamo (quelli in grado cioè di non scoppiare dopo mezz’ora di gioco) e questi devono giocare, non senza ricordare che alla fin fine stiamo parlando di due centrocampisti che erano le colonne portanti di una Samp (insieme con Cassano e Pazzini) che appena due stagioni fa riuscì a conquistare i preliminari di Champions. Tanto scarsi, insomma, non sono.

DALLA PANCHINA LA POSSIBILE SCOSSA. A occhio, sarebbe consigliabile guardarsi bene alle spalle per evitare di essere infilati in contropiede. E proprio il contropiede dovrebbe essere la nostra risorsa. Servirà il solito e sempre buono per ogni occasione spirito di sacrificio e hai visto mai che all’improvviso possa improvvisamente rinascere (com’è improvvisamente scomparso) quello spirito di gruppo che in passato è quello che più di ogni altra cosa ha fatto veramente la differenza? Secondo me, se il Capitano e Cambiasso partissero stavolta dalla panchina potrebbe rivelarsi un segnale molto importante per il morale, attualmente assai basso, della sempre più scalcagnata truppa del sempre più ponziopilatesco Ranieri.

LA MIA FORMAZIONE. Forlan certamente preferibile allo spento e irriconoscibile Pazzini (decisamente bisognoso di una pausa di riflessione) e Poli e Palombo in mediana al posto del Capitano e Cambiasso, con Sneijder che di conseguenza dovrebbe diventare per forza di cose punto di riferimento tra centrocampo e attacco. L’olandese dovrebbe insomma trasformarsi in quell’uomo squadra di cui l’Inter ha tanto bisogno, quello cioè che nella confusione attuale dovrebbe provare a illuminare il gioco e a innescare le punte con una certa continuità. Se ne ha voglia lo può fare, eccome.

JULIO CESAR

MAICON
LUCIO
SAMUEL
NAGATOMO

POLI
PALOMBO
OBI

SNEIJDER

FORLAN
MILITO

IL MIO PRONOSTICO. Perdiamo 2-1, ma anche no. Se ci va bene facciamo 1-1. E comunque segna Sneijder.

Le lacrime di Cambiasso, sir Ferguson e l’ansia di rifondazione


Quando si parla di calcio spesso ci si affida al sentimento del momento per poi cambiare opinione una partita dopo. E questo funziona a qualsiasi livello, a cominciare da noi tifosi fino ad arrivare agli opinionisti (a pagamento). Anche perché non c’è niente di più irrazionale del calcio, gioco profondamente stupido come pochi altri, che è poi paradossalmente anche la sua irresistibile forza d’attrazione. Provare quindi a ragionare di calcio è sempre un’impresa del tutto inutile sia perché teoricamente può essere vero tutto e il contrario di tutto e sia perché ogni ragionamento può essere smentito e contraddetto da un gol in fuorigioco, una papera del portiere o dalla famigerata zolla che decide a suo insindacabile giudizio se il pallone debba entrare o fare la barba al palo e cambiare la storia di una stagione.

Detto questo (che è anche un’ammissione dell’assoluta inutilità di tutti questi miei post sull’Inter) e considerato che nessuno può prevedere il futuro quello che si può (forse) fare è evitare altri nuovi errori oltre quelli (tantissimi, troppi) già commessi dalla notte di Madrid a oggi. E sono tre gli argomenti di cui voglio parlare e cioè: le lacrime di Cambiasso, quella parolina magica che sembra essere diventata la soluzione di tutto e cioè la rifondazione della squadra e, infine, sir Alex Ferguson, uno che potrebbe insegnarci molte cose in materia.

Cominciamo da Cambiasso. Dispiace a tutti (anche a quelli che a San Siro hanno applaudito sul momento la sua sostituzione) vederlo giocare così male e, sinceramente, la sua crisi di pianto in panchina ha sorpreso non poco noi tifosi. Al di là dell’imbarazzo per una situazione a cui non si sarebbe mai dovuto arrivare, è chiaro che nessun interista metterà mai in discussione una bandiera come Cambiasso, ma quell’umiliazione è il frutto (e quasi un simbolo) degli errori di una società allo sbando e di un presidente in stato confusionale. Cambiasso, il Capitano, Stankovic e gli altri senatori andavano e vanno difesi e tutelati perché rappresentano l’Inter e hanno fatto la storia dell’Inter. Come? Proteggendoli sempre e comunque anche contro la loro stessa volontà. E cioè facendoli giocare solo ed esclusivamente quando sono al meglio della forma. Punto.

E qui entra in ballo l’inarrivabile sir Alex Ferguson. Nel senso che nessuno ha la bacchetta magica, ma quello che però si può fare con una certa ragionevolezza è almeno tentare di copiare chi certi problemi è riuscito a risolverli. E cioé: come gestire dei campioni che hanno vinto tutto ma che sono nel frattempo invecchiati e cominciano a perdere colpi? Semplice: come Ferguson gestisce Ryan Giggs (classe 1973) e Paul Scholes (1974) e cioè facendoli giocare con una certa continuità ma non sempre e non per tutta la partita. O comunque mai per due gare di fila. E, cosa ancora più importante, facendoli sentire di essere sempre, anche in panchina, le bandiere e i simboli di una delle squadre più forti del mondo (e non certo per gli investimenti sul mercato) come il Manchester United.

Da queste premesse mi sembra chiaro che non credo nella maniera più assoluta alla rifondazione della squadra, non fosse altro perché la sollecitano anche personaggi come Massimo Mauro e altra brutta gente del mondo dei media. Non credo alla rifondazione perché significherebbe ripartire da zero e quindi significherebbe cancellare quella mentalità vincente che il gruppo storico è riuscito ad acquisire tanto faticosamente da Mancini a Mourinho. No, sarebbe un ulteriore errore e stavolta davvero imperdonabile. L’Inter non è da rifondare, come dicono in tv e sui giornali guarda caso soprattutto coloro che di solito vogliono male all’Inter, no. L’Inter è una squadra che ha problemi — noti e risaputi da anni — a centrocampo. Particolarmente a centrocampo. Punto. L’Inter lo sa già di cosa ha bisogno, glielo aveva spiegato bene appena pochi mesi prima del Triplete un certo Josè Mourinho, ha bisogno di quattro campioni già pronti per giocare ai massimi livelli o, se non ci sono più soldi e si vuole invece avviare un nuovo ciclo, ha bisogno di quattro giovani campioni. Quattro non undici nuovi titolari. Quattro: due grandi centrocampisti, un buon difensore e un attaccante da 25-30 gol a stagione. E in ogni caso la nuova Inter non può prescindere dalla presenza di Capitan Zanetti e Cambiasso. Ma anche, secondo me, ora come ora non può fare a meno dell’esperienza e della maturità di campioni come Milito, Samuel e Stankovic. Ci deve essere insomma un progressivo passaggio di consegne tra vecchi e nuovi — e non una drastica rifondazione per forza di cose piena di incognite — se l’Inter vuole veramente rimanere ai vertici del calcio.