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Mancini la garanzia che Thohir dovrà per forza investire

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

A parte l’aver riportato un minimo di entusiasmo, il ritorno di Roberto Mancini è importante perché secondo me rappresenta una garanzia per noi tifosi che Erick Thohir non potrà più nascondersi dietro l’alibi dei debiti come ha fatto da un anno a questa parte.

A differenza di Mazzarri, costretto com’era ad accettare solo saldi di stagione, Mancini sembra avere sufficiente forza per pretendere da Thohir investimenti adeguati. Anche perché nel qual caso la società dovesse tirarsi indietro, Mancini potrebbe anche decidere di andarsene.

Come scrive Fcinter1908 – Mancini si fida a metà: sì all’Inter ma può rescindere per 15 giorni se… – il tecnico marchigianio deciderà se rimanere oppure no all’Inter sulla base di quanto Thohir deciderà di investire sul mercato:

Mancini potrà rescindere il vincolo tra il 30 giugno e il 15 luglio 2015 nel caso l’Inter non avesse la forza di costruire una rosa competitiva.

Più chiaro di così. Le chiacchiere, insomma, stanno a zero. Caso mai a Thohir venisse in mente di allungare ulteriormente i tempi, Mancini saluta tutti. Ebbene sì, i toscani avranno pure dalla loro parte la forza della storia, della cultura e della tradizione, ma i marchigiani non li freghi mai.

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Thohir sconfessa se stesso e finalmente investe sull’Inter

L'immagine forse più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia sotto la pioggia lo scudetto vinto all'ultima giornata

L’immagine più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia lo scudetto vinto all’ultima giornata

A parte ogni possibile considerazione – più che lecita viste le tante cazzate commesse fin qui dalla nuova proprietà – con il ritorno di Roberto Mancini praticamente Erick Thohir sconfessa – clamorosamente – se stesso.  Dando ragione a chi come questo blog gli faceva notare che senza qualità – a cominciare dall’allenatore – non si sarebbe mai andati da nessuna parte.

Con il sorprendente arrivo di Mancini  è come se Thohir ammettesse di aver sbagliato tutto e di aver quindi deciso di fare esattamente il contrario di come ha agito finora. Finalmente sembra aver capito che cos’è l’Inter, che cosa rappresenti per il calcio e che rispetto meriti. E sarà difficile – avendo ora a che fare con uno come Mancini – che possa dimenticarsene.

Calma però con i facili entusiasmi. Visto il personaggio – uno che finora le ha sparate sempre grosse, ma in quanto a soldi non se ne sono visti neanche l’ombra – conviene assolutamente restare cauti e aspettare ulteriori conferme. Quali? Che a gennaio investa adeguatamente come una delle squadre più importanti al mondo merita. Tutto il resto sono solo chiacchiere.

Ma stavolta non è mica colpa di Branca

Thohir e Moratti ieri a Milano per parlare dell'Inter

Thohir e Moratti ieri a Milano per parlare dell’Inter

L’Inter attuale, messa insieme con gli scampoli di mercato, è lo specchio impietoso della nuova proprietà. Squadra mediocre e senza identità, allenatore frustrato e confuso, tifosi delusi e arrabbiati. Doveva allora venire per forza uno dall’Indonesia per ridursi così?

Troppo facile dire: qui lo si è detto e ripetuto, fin dall’inizio, che il progetto a trattini di 3-4 anni (fondato più che altro sull’incremento planetario della vendita di magliette) fosse una colossale cazzata. Appena un anno dopo si può già cominciare a parlare di fallimento. E su tutta la linea.

Certo, a Thohir rimane pur sempre l’alibi dei debiti. Cosa che ha fatto subito presa in molti tifosi pronti a innamorarsi del nuovo presidente come lo erano stati in passato di Moratti (ora invece messo alla gogna). Rimuovendo il fatto che Thohir abbia finora solo speculato sull’Inter.

Non solo la squadra si è impoverita, ma l’Inter è finita nelle mani delle banche e nessuno può dire quale potrà essere il futuro di una delle squadre di calcio più importanti al mondo. La notizia però forse è un’altra ancora e cioè: comunque sia, Thohir di calcio ne sa davvero poco.

Chi ha speso 20 milioni per Hernanes (invece di Naiggolan) quando era stato deciso che in quel ruolo si sarebbe puntato su Kovacic? Chi ha preso Vidic ritenendolo un affarone in quanto svincolato? E che dire di quei fenomeni di Medel e Dodò? Branca stavolta non c’entra mica.

Magari il problema dell’Inter fosse solo Mazzarri

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Saint-Etienne e Verona, poi saluti e baci: Rudi Ghedini ritiene ormai l’esonero di Walter Mazzarri il male minore, se non necessario, per cercare di dare almeno una scossa. Per provare in qualche maniera a risollevarsi dalla mediocrità attuale. Non senza però puntualizzare le responsabilità della dirigenza:

Se Mazzarri è inadatto all’Inter, la società è ancor più inadatta al calcio italiano.

Sintesi perfetta dello stato delle cose in casa nerazzurra. Resta da vedere però se la squadra ricostruita in funzione del rigido 3-5-2 di Mazzarri sia in grado di potersi riciclare in altra maniera, di darsi cioè un assetto diverso dall’attuale. Se cioè con i giocatori a disposizione un altro allenatore possa fare i miracoli che non sono riusciti a Mazzarri.

Siamo sicuri cioè che sia solo una questione di modulo? E non, piuttosto, di una più generale mancanza di qualità? Il sospetto che, comunque la si voglia mettere in campo, quella attuale sia una squadra mediocre a prescindere da schemi e moduli, viene per forza. Una squadra composta da troppi giocatori non all’altezza e per di più con qualche campione incapace di esprimersi a buoni livelli. I problemi per esempio di Vidic e Palacio sono forse risolvibili con un semplice cambio di modulo? Qualche dubbio viene. Anche se il problema, come giustamente rimarca Rudi Ghedini, rimane la società:

L’unico dirigente con competenze calcistiche – discutibili, ma evidenti – è Piero Ausilio. Tutti gli altri pensano solo a ridurre le spese e aumentare le entrate. Manca una figura come Facchetti, manca una figura come Oriali, l’assetto della governance (parola che detesto) sarebbe più appropriato per un’industria che produce tondini di ferro o cialde di caffè, piuttosto che per una delle dieci aziende calcistiche più importanti d’Europa. Vedere Marco Fassone alla Domenica Sportiva, è stato quasi peggio che vedere la prima mezzora di Parma-Inter (poi ho spento).

Come non essere d’accordo? Ormai è passato quasi un anno dall’avvento di Thohir e le perplessità sono aumentate con il passare del tempo. Soprattutto, non convince l’idea che ha di voler gestire l’Inter alla stressa stregua di una fabbrichetta di scarpe in crisi per cui l’unico obiettivo rimane quello di far quadrare i conti, tagliando le spese e riducendo gli investimenti nella speranza di ottenere prima o poi un po’ di utili per mandare comunque avanti la baracca. D’accordo, nessuno nega che dopo 18 anni di (nel bene come nel male) eccessi l’Inter avesse assolutamente bisogno di una gestione più seria e manageriale. Solo che il modello di riferimento di gestione equilibrata non sembra essere né il Bayern e nemmeno il Borusssia Dortmund, ma piuttosto l’Udinese. Qualcuno, insomma, fa finta di dimenticare che l’Inter sia una delle squadre di calcio più seguite al mondo e che quindi non può in nessun caso – anche nei momenti peggiori come adesso – essere trattata come una qualsiasi squadra di provincia. L’Inter è l’Inter e merita rispetto. Anche – e soprattutto – da Thohir.

Agnelli finalmente sbugiardato dall’Inter. Di Thohir

Sicuramente Andrea Agnelli sarà rimasto spiazzato perché era abituato a ben altre risposte, quelle cioè sempre troppo educate e tolleranti di Massimo Moratti. Sicuramente Agnelli pensava di passarla liscia come sempre quando si tratta di offendere l’Inter. Invece stavolta, proprio nel giorno in cui è stato celebrato l’addio di Moratti, dall’Inter è arrivata una replica di quelle che tutti noi tifosi, inutile negarlo, aspettavamo da anni. E cioè un comunicato che sbugiarda Agnelli e gli ricorda come Calciopoli abbia svergognato lo sport italiano:

MILANO – F.C. Internazionale prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare.

Finalmente un po’ di coraggio, insomma. Era ora. Che sia però soltanto l’inizio di una diversa attenzione ai media. Perché la Fiat (o, come si chiama adesso, Fca) non cambierà certo il modo di fare comunicazione. E l’Inter non dovrà mai più indietreggiare anche di un solo centimetro.

L'inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

L’inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

Moratti lascia, l’Inter sempre più nel caos

Moratti lascia ogni incarico in disaccordo con Thohir

Moratti lascia ogni incarico in disaccordo con i programmi di Thohir

Massimo Moratti lascia l’Inter. La famiglia si dimette da ogni incarico: Terremoto Inter, Moratti lascia l’ultima carica. Con lui via anche il figlio. Al di là degli attriti con Mazzarri, sembra essere una conferma del disaccordo con Thohir sul ridimensionamento destinato a condannare la squadra a lunghi anni di mediocrità.

Praticamente, Thohir sta ripercorrendo (certo con ben altre motivazioni) lo stesso errore di Moratti quando dopo il Triplete invece di rilanciare ulteriormente sforzi e ambizioni – se solo avesse venduto quei campioni che non avevano più niente da dare forse sarebbe stata tutta un’altra storia – condannò l’Inter a un lento ma inesorabile decadimento. Fino alla cessione.

A Moratti mancò quel coraggio che fino a quel momento aveva sempre avuto (anche commettendo errori  grossolani) e paradossalmente non si è mai così indebitato come in quei 4 anni del post Triplete acquistando mezzi giocatori e svendendo a prezzi di saldo i pezzi migliori. Quando con gli stessi soldi avrebbe potuto prendere quei due o tre campioni che servivano.

Inter condannata alla mediocrità fino al 2019

Erick Thohir e Massimo Moratti

Erick Thohir e Massimo Moratti hanno messo l’Inter in mano alle banche

Finalmente, debiti alla mano, adesso è chiaro cosa intende dire Thohir a proposito del progetto a lungo termine previsto per l’Inter. Non di 2 trattino 3 anni si tratta bensì di 5 trattino 6 anni. Sempre se tutto va bene. I conti, infatti, potrebbero tornare a posto non prima del 30 giugno 2019, data entro cui è prevista la completa restituzione del prestito di 230 milioni più interessi sottoscritto con Goldman Sachs e Unicredit (che mettono i brividi solo a nominarli).

Ecco allora spiegato finalmente l’ambiguo uso del trattino circa i tempi preventivati per il possibile rilancio dell’Inter. Quella di Thohir è stata insomma una pietosa bugia per non scoraggiare noi tifosi più di quanto già lo siamo. Ma tant’è. Gli impegni presi da Thohir – qui su fcinter1908.it tutte le rate con tanto di scadenze – sono realisticamente destinati a pregiudicare per altre stagioni ancora tutti i possibili sogni di gloria.

Esclusa la possibilità che Thohir possa, almeno in parte, anticipare lui i milioni che mancano, di fronte a una tale situazione per l’Inter si prospetta a questo punto un futuro non proprio entusiasmante. Anche perché non si capisce da dove dovrebbero arrivare i maggiori ricavi pretesi da Thohir se per molti altri anni ancora non sarà possibile fare investimenti seri per migliorare la rosa e far tornare sufficientemente competitiva la squadra. Mah…

Bonolis e la carbonara senza uova di Mazzarri

Bonolis, tifoso nerazzurro, difende Mazzarri: non è, dice, tutta colpa sua

Bonolis, tifoso nerazzurro, difende Mazzarri: non è, dice, tutta colpa sua

Devo ripetermi: di Paolo Bonolis penso tutto il male possibile (anche se non sarà mai peggio di ciò che penso dei suoi telespettatori) ma quando parla dell’Inter da un po’ di tempo ho la sgradevole sensazione di trovarmi d’accordo con lui. Come potrei, del resto, dargli torto quando l’ignobile conduttore televisivo (che altro non è) fa un’analisi secondo me perfetta dell’attuale situazione? Compresa la carbonara che Thohir pretenderebbe da Mazzarri? Dice infatti il tifoso Bonolis a proposito di Mazzarri:

“Se gli si chiede di fare la carbonara senza uova, la cosa diventa complicata. L’Inter ha una serie di problemi che in parte devono far capo all’allenatore, in parte alla società, in parte ai giocatori ed anche ai preparatori. Quando le cose non vanno bene è comodo dare responsabilità ad una sola persona, ma non va così: l’Inter ha problemi reali, come un organico fragile soprattutto sugli esterni; il gioco è troppo lento e la fitta rete di passaggi arriva raramente nella zona avversaria. L’Inter ha giocatori che si muovono poco, sta all’allenatore cambiare il modulo se i calciatori non riescono ad esprimersi al meglio. Questo è un passo che l’allenatore deve saper fare, non si può giocare solo con un sistema di gioco, sarebbe limitativo. Si tratta di assemblare le cose, ma se si prende un allenatore come Mazzarri, gli vanno anche garantiti certi calciatori“.

Mi sentirei solo di aggiungere che di fronte alle difficoltà attuali Thohir non trova niente di meglio che continuare a occuparsi di marketing. Ma con l’Inter al decimo posto è così difficile prevedere che quei pigiamini di mezza stagione che chiamano magliette non andranno a ruba? Assodato che forse di calcio ne capisce poco (almeno questa è l’impressione data finora) siamo sicuri che almeno sotto l’aspetto più prettamente economico Thohir si riveli decisamente più esperto di quanto stia dimostrando per ora nella sua gestione sportiva? Mah… Speriamo bene.

Perché la programmazione è tutto

Osvaldo s'infortuna in Nazionale: un mese di stop

Perché sì, com’era che si diceva? Ah, ecco sì: sarà pur vero che Thohir non caccia un lira e si sta facendo soprattutto i cazzi suoi, ma almeno porterà quella necessaria razionalità (sic) a una gestione troppo sprovveduta come quella del presidente-tifoso qual era Moratti. Niente più romanticismi, ma solo una sana concretezza. E come no. Basta solo crederci.

Perché nel calcio di oggi, si sa, quello che conta (a parte gli arbitri sfortunati) è soprattutto la programmazione. E una società seria, per dire, mica può affrontare una stagione con tre competizioni (più le parentesi nazionali) con soli tre attaccanti. Sarebbe come minimo una cosa da dilettanti, insomma. Infatti.

Che poi l’Inter sarà pure piombata in una delle sue peggiori crisi dai tempi di Gasperini (sic) ma Thohir continua a parlare sempre e solo di marketing. Al massimo, tanto per tirare su il morale della truppa, preannuncia improbabili rinforzi (sì, ma chi caccia i soldi?) che naturalmente è una cosa piuttosto incoraggiante per chi praticamente ora sa che lo vogliono mandare via.

Perché le chiacchiere di Thohir stanno a zero

Thohir a San Siro mentre assiste alla disfatta contro il Cagliari

Thohir a San Siro mentre assiste alla disfatta contro il Cagliari

Tra i tanti giornalisti e commentatori che hanno già messo sulla graticola Mazzarri, facile capro espiatorio della situazione, ne ho trovati due che invece, come fa questo blog, preferiscono spostare l’attenzione sulla gestione di Thohir. Contrariamente a quanto si evincerebbe dal titolo, il commento di Fabio Monti sul Corriere della sera di oggi per esempio prende di mira soprattutto Thohir. Ed è un affondo di quelli che fanno male, anche perché sembra andare decisamente a segno. Senza fare tanti giri di parole Monti centra il problema dei problemi che è poi sempre e solo uno: i soldi. Vale a dire: le chiacchiere stanno a zero, servono investimenti veri. Altrimenti perché mai Moratti avrebbe dovuto vendere l’Inter? Scrive Monti:

Più che di calcio, nell’Inter si parla di economia, di conti, di sviluppo del marchio, di musica a San Siro, di magliette da vendere, di ricavi da aumentare, obiettivi più che legittimi, se ci fossero le condizioni per lo sviluppo, mentre la squadra ha una rosa appena discreta; l’uomo capace di fare la differenza non è mai arrivato; qualche sponsor ha già salutato e qualche altro ci sta pensando. Moratti ha compiuto un passo indietro quando ha ritenuto che non ci fossero più le condizioni per restare ad alto livello, ma se la strada è quella imboccata da Thohir avrebbe potuto continuare per altri dieci anni.

Ancora più diretta – e impietosa – l’analisi del buon Stefano Olivari sul Guerin Sportivo: Il fallimento dell’Inter e l’affare di Thohir. Scrive infatti Olivari:

[…] l’unico acquisto estivo che sia costato più di un milione di euro (cioè una cifra che può tirare fuori anche il nostro dentista) sia stato un discreto gregario come Medel e che tutti gli altri siano prestiti (in certi casi addirittura gratuiti, come Osvaldo: segno che non c’era il Real Madrid che bussava alla sua porta), rientri da prestiti e svincolati. In altre parole, il fallimento è al 90% imputabile ad Erick Thohir. Che ha ristrutturato la società: salvando (qualcuno dice ancora per poco, anche se il contratto è ancora di 2 anni e senza possibilità di rescissione da parte dell’Inter) l’amministratore delegato Fassone e dando fiducia e contrattone (scadenza 2017) al direttore sportivo Ausilio, concentrandosi soprattutto su sponsorizzazioni e marketing, rivedendo al ribasso tutti i parametri contrattuali (con qualche eccezione, tipo Vidic: l’unico oltre a Palacio e Hernanes a guadagnare più di 3 milioni netti a stagione). L’Inter è così diventata molto più leggera e snella, ma al prezzo di avere una rosa da provinciale.

E in mancanza di un progetto serio, lo stesso Olivari si vede costretto a pensare che tutta l’operazione possa rivelarsi una vera e propria speculazione finanziaria di Thohir, sospetto tra l’altro avanzato a suo tempo – e in maniera ovviamente provocatoria – pure da questo blog. Una speculazione resa possibile confidando e scommettendo sulla buonafede dei tifosi. Olivari sembra essere abbastanza chiaro:

Di certo Thohir e il suo strano (vorrebbe ma non può più) socio Moratti dovranno ricapitalizzare perché l’esercizio 2013-14 è andato circa come il precedente, ma è verosimile pensare che dal prossimo il bilancio abbia una svolta: il calo di qualità calcistica sarà meno che proporzionale rispetto al calo di interesse del pubblico (L’Inter è la squadra di serie A con più abbonati) e di appetibilità del marchio, quindi per un paio di stagioni il giochino può stare in piedi senza temere rivolte di piazza. Nel 2016, dopo avere tirato fuori (tutto compreso) 170-180 milioni di euro, Thohir sarà al bivio: rilanciare, mettendo soldi veri, oppure vendere al russo della situazione (non vogliamo fare del fantacalcio, dicendo allo stesso Moratti, anche se questa possibilità esiste se il petroliere si libererà di tutte le sue attività diventando un liquidissimo Mantovani 2.0).

Certo, sono solo ipotesi, opinioni. In quanto tali discutibilissime. Magari buttate lì anche solo per comodità di ragionamento. Spetta a Thohir ora il compito di smentirle. Con i fatti.

È più colpa di Mazzarri o del profilo basso che Thohir ha dato all’Inter?

Uno sconsolato Walter Mazzarri a Firenze

Che l’Inter di Mazzarri potesse soffrire rientrava ampiamente tra le possibilità di partenza. Certo, non era previsto ma – vista la qualità complessiva dell’organico – non lo si poteva nemmeno escludere. O almeno non da chi ha veramente a cuore l’Inter, chi cioè sapeva benissimo che poteva accadere e non ha creduto nemmeno per un minuto a quei giornalisti e opinionisti che già parlavano di terza forza del campionato dopo la gara con il Sassuolo.

Perché se è pur vero che Mazzarri ha chiesto e ottenuto quei rinforzi di cui aveva bisogno per rendere più equilibrata e competitiva la squadra, è altrettanto vero che la società gli ha messo a disposizione non certo i migliori sulla piazza, ma solo rimanenze. Fatto sta che il mercato al ribasso imposto da Thohir ha costretto Mazzarri (pena la non riconferma sulla panchina dell’Inter) ad accettare delle scommesse non da poco.

E cioè che Vidic si ambientasse subito. Che Dodò e D’Ambrosio diventassero quei fenomeni che non sono mai stati (e presumibilmente mai lo saranno). Che Hernanes si mettesse improvvisamente a correre o che Medel da arcigno e tracagnotto mediano qual è scoprisse di avere un’anima da leggiadro regista dall’illuminante visione di gioco. Malauguratamente, per ora non è esattamente andata così. Forse si è chiesto un po’ troppo alla fortuna. E a Mazzarri.

Ma è l’Inter o l’Udinese?

Erick Thohir insieme con Barbara Berlusconi

Niente di più facile che magari possa trattarsi solo di un inizio stentato che non pregiudica il progetto di rifondazione. Ora come ora però il dubbio viene. E cioè: ma l’Inter di Thohir è una squadra in costruzione o piuttosto (sul modello Ajax così spesso citato) solo una vetrina per esporre i pezzi migliori – Handanovic, Icardi e Kovacic – e far crescere le loro quotazioni?

Del resto Handanovic, Icardi e Kovacic valgono molti più milioni di quelli che potrebbe portare la Champions. Obiettivo quest’ultimo assai più complicato e dispendioso della ben più semplice sostituzione di Handanovic, Icardi e Kovacic con nuovi giovani talenti a loro volta da far crescere nei prossimi prevedibili e ormai famigerati altri anni zero.

Anche perché la sfida del nuovo proprietario era quella di mantenere lo zoccolo duro dei tifosi paganti senza dover fare, contrariamente agli eccessi in senso opposto del predecessore, investimenti seri. Cosa che gli sta riuscendo benissimo. Perché mai allora dovrebbe abbandonare strategie così poco rischiose e assai producenti?

Chi ha paura del Sassuolo?

Osvaldo e Kovacic: da loro ci si aspetta che facciano la differenza

L’Inter di Mazzarri per ora sembra spaventarsi pure della sua ombra

Prima partita a San Siro all’insegna del solito strazio. Dopo il modesto esordio di Torino pare di essere quasi già al clima del dentro o fuori e per di più contro quei fenomeni del Sassuolo. A questo punto ormai siamo, che perfino una squadretta di provincia può rappresentare un ostacolo ostico. Ma tant’è: l’Inter in versione Mazzarri (quella della passata stagione così come anche l’attuale che sembra ricopiarne i limiti mentali) sembra per ora una squadra che ha innanzitutto paura dell’avversario (qualunque esso sia) o forse, prima ancora, della sua ombra.

A Torino si è visto una squadra fondamentalmente repressa

A Torino, al di là della mancanza di idee e soprattutto quel minimo di personalità nel momento in cui si è chiamati ad indossare una maglia importante, Mazzarri è apparso ancora una volta il peggior nemico di se stesso nel suo perfezionismo tattico dettato da un’ossessione che assomiglia molto a un complesso d’inferiorità di scoprirsi il meno possibile, anche a costo di non giocare proprio. Cosa che di fatto reprime ulteriormente una squadra già di per sè non particolarmente dotata di estro e con scarse capacità creative.

Manca ancora la necessaria mentalità da grande squadra

Fatto sta che alla prima di campionato l’Inter di Mazzarri – ed è bene sottolineare anche di Thohir che sembra aver pienamente sposato questa idea di votarsi alla mediocrità pur di assicurarsi un’ipotetica tranquillità da comprimari – ha fatto una pessima impressione. E non tanto perché Mazzarri abbia schierato due mediani e un solo attaccante davanti a un Torino orfano di Cerci e Immobile e irrimediabilmente spuntato. O meglio: non solo. Ma soprattutto perché non si è mai vista in campo la mentalità da grande squadra.

Se non giochi all’attacco e non ti scopri nemmeno contro il Sassuolo…

Fa allora veramente ridere leggere gli ultimi aggiornamenti sulla probabile formazione che esordirà a San Siro. Fanno ridere di cuore le notizie che ipotizzano il possibile impiego delle due punte, quasi come se fosse una decisione coraggiosissima – se non un azzardo – e non piuttosto una scelta obbligata. Cioè, se non schieri due punte nemmeno in casa contro il Sassuolo bè allora andiamo tutti a casa e buonanotte, lasciamo perdere il calcio e passiamo al baseball (sempre ammesso che prima o poi riuscirò a capirne le regole).

La formazione

Andreolli o Campagnaro? Andreolli tutta la vita, anche perché Campagnaro, in mancanza di offerte gradite, ha preferito rimanere pur non rientrando nei piani di Mazzarri. M’Vila o Hernanes? Per me M’Vila perché almeno copre meglio il campo, ma con Mazzarri è per ora una battaglia persa. Però ribadisco ancora una volta che Hernanes è un inutile (e assai più lento) doppione di Kovacic. Palacio o Osvaldo? Palacio la spalla perfetta di Icardi. Ma cosa gli è successo prima, durante e dopo il mondiale? Che ha Palacio? Si riprenderà?

Handanovic – Andreolli, Ranocchia, Juan Jesus – Nagatomo, Kovacic, Medel, Hernanes, Dodò – Osvaldo, Icardi

Il pronostico

Non scherziamo: la vittoria è fuori discussione e l’unico dubbio ammissibile riguarda il numero dei gol.

Povera (e triste) Inter

Kovacic, Hernanes e Medel durante la trasferta di Torino

Al termine della sessione estiva del calciomercato (incoraggiante all’inizio, deludente nel finale) l’Inter è una squadra più equilibrata? Rispetto alla scorsa stagione certamente sì. Più equilibrata e, almeno sulla carta, anche più competitiva se non altro sotto l’aspetto atletico.

L’Inter ha un organico completo? Purtroppo ancora no, visto che alla fine è incredibilmente rimasta scoperta la casella del quarto attaccante e in difesa, a parte il mancato rientro di Rolando,  a sinistra Juan Jesus praticamente non ha un sostituto.

Quale valutazione dare alla brutta prova di Torino da parte di una squadra apparsa confusa, disorganizzata e senza personalità? Come una falsa partenza – giustificabilissima – in attesa di trovare l’assetto migliore, o piuttosto la spia dell’inadeguatezza di Mazzarri?

Il continuo ricorso al giro palla, la lentezza esasperante della manovra e la scarsa propensione alla corsa devono essere ritenute precise scelte tattiche? Una ben determinata strategia, cioè, per innervosire e deconcentrare la difesa avversaria fino a farle perdere la pazienza?

Che interpretazione dare ai retroscena sulla scelta di Palacio di giocare i Mondiali nonostante un non meglio precisato infortunio alla caviglia, i cui postumi per ora gli hanno fatto saltare la preparazione e l’inizio della stagione? Come MiIito 4 anni fa, anche Palacio non sarà più lui?

Fermo restando che con il mancato arrivo di uno come Shaquiri o Lavezzi o al limite Biabiany il terzo posto appare – ora come ora – oggettivamente proibitivo, si può almeno pretendere che Mazzarri non faccia giocare più l’Inter(nazionale) come una triste squadretta di provincia?

Gli argentini una ferita ancora aperta: Palacio come Milito?

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

L’esclusione di Palacio e le sue pessime condizioni fanno tornare in mente brutti pensieri. A quando cioè quattro anni fa anche Milito torno letteralmente a pezzi dal pessimo Mondiale disputato. Umiliato da Maradona come riserva tappabuchi (nonostante fosse stato protagonista assoluto del Triplete) il Principe giocò poco e male. E l’aver sprecato la sua prima e ultima occasione in nazionale si rivelò letale. Il fallimento lo distrusse talmente tanto, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che non si riprese mai più.

Quattro anni dopo anche a Palacio è toccato lo stesso destino. Anche lui è stato impiegato poco e per quel poco che è stato in campo ha deluso parecchio. Per di più difficilmente il Trenza dimenticherà il gol fallito in maniera incredibile (per i suoi mezzi) nei supplementari. Se l’avesse fatto avrebbe cambiato la storia del calcio e la sua. Il contraccolpo sarà inevitabilmente forte, soprattutto conoscendo l’attaccamento morboso (e antisportivo per non dire altro nei confronti delle loro società di appartenenza) degli argentini per la nazionale. Speriamo allora che Palacio dimostri una maggiore serietà. Anche se gli indizi per ora fanno già pensare al peggio.

Del resto, non è certo una novità la scarsa professionalità di certi cosiddetti campioni (soprattutto all’incasso) che puntualmente ogni volta che tornano in patria poi è sempre un casino fare in modo che ritrovino una forma accettabile. L’Inter è costretta a subire da anni questo andazzo. Esemplari le ultime vacanze di Natale (e con l’eccezione dei sudamericani pure Capodanno) all’origine della crisi dell’Inter alla ripresa dell’attività agonistica, con mezza squadra che quasi non si reggeva in piedi. Crisi che ha determinato il fallimento di tutta la stagione. Incredibile ma vero: per certi aspetti il calcio professionistico non si discosta poi molto da quello dilettantistico. Anzi, a dirla proprio tutta certi argentini dell’Inter potrebbero benissimo avere difficoltà anche a farsi accettare da una squadra amatoriale.

Ragion per cui non posso fare a meno di fare due considerazioni. E cioè: trovo innanzitutto masochistico prima ancora che stupido affidarsi ancora a giocatori diciamo di un certo tipo, già pronti cioè ad ammutinarsi per le nuove imminenti qualificazioni. Mi auguro che Thohir (che non è Moratti) faccia mente locale e tiri quanto prima le debite conclusioni. Così come non posso non rimarcare di essermi vergognato (io per loro) di quanti hanno avuto il coraggio di ammettere solo ora (dopo aver fatto finta di niente per anni) l’esistenza di un clan che ha portato a fondo l’Inter del Triplete e dei privilegi (impensabili e inaccettabili) che questo clan di ex campioni (strapagati oltre ogni logica di mercato e… pudore) è riuscito a estorcere per un perverso senso di riconoscenza o più semplicemente per un’insana e autolesionistica debolezza del nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti.

Mi sembra allora l’occasione giusta per far presente che non se ne può davvero più di tutto questo tifo politicamente corretto. Di tutto hanno bisogno Thohir e Mazzarri tranne di tifosi leccaculo o peggio ancora di talebani per cui ogni partita è vissuta come una specie di guerra di religione. Per quanto mi riguarda, devo proprio dire che questo modo di intendere il calcio e l’Inter mi ha veramente fracassato le palle e non mancherò in futuro di sottolinearne di volta in volta i risvolti più ridicoli o, peggio, patetici. Le versioni di comodo e le mezze verità lasciamole alla Gazzetta dello sport: noi siamo tifosi (tra l’altro pure paganti) e non dobbiamo avere paura della realtà dei fatti.

Tre buoni rinforzi e un punto interrogativo

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Osvaldo e perfino M’Vila tecnicamente non si discutono. E pure Medel, meglio conosciuto come Pitbull (uno di quei medianacci brutti e cattivi di cui forse l’Inter ha sentito per troppo tempo la mancanza) avrebbe in fondo (cartellini rossi permettendo) un suo perché.

Così come non è certo irrilevante essere riusciti a portarli all’Inter spendendo il minimo indispensabile. Un aspetto decisamente rivoluzionario rispetto alle passate consuetudini. Va allora riconosciuto a Thohir un modo di operare nettamente più serio e soprattutto concreto.

C’è un bel punto interrogativo però. E cioè: M’Vila, Osvaldo e Medel sono tre casi umani. E proprio in quanto tali messi ai margini del calcio che conta. I loro limiti comportamentali sono evidenti. Riuscirà Mazzarri a gestire non uno ma tre Balotelli messi insieme?

Senza soldi, né idee: a Pinzolo con una squadra provvisoria

Piero Ausilio

Sorpresa: Erick Thohir è tornato a Milano. Buon segno, verrebbe subito da pensare. Solo che non vuol sentir parlare di calciomercato e invita i giornalisti a rivolgersi semmai al direttore sportivo Piero Ausilio. Già. E Ausilio che dice? Copioincollo da un’intervista della Gazzetta dello sport:

Possiamo pensare che Yann M’Vila si aggregherà alla squadra per il ritiro? 
“Stiamo lavorando col Rubin. Sì, diciamo che a Pinzolo l’unico che potrebbe arrivare è M’Vila”.

L’unico (e sempre se tutto va bene). Quindi la preparazione estiva sarà all’insegna del caos e dell’incertezza tra chi potrebbe partire e chi dovrebbe (forse) arrivare. Esattamente ciò che più detesta Mazzarri che ha sempre ritenuto indispensabile poter lavorare in ritiro avendo a disposizione l’organico effettivo. Come inizio, insomma, non c’è male.

Non c’è che dire, più passa il tempo e più l’entusiasmo sale alle stelle. Ma forse prima o poi annunceranno che quello che sta per partire è un altro anno zero (il secondo) e bisogna prenderla così come viene. O, in alternativa, darsi all’ippica o, perché no, provare con il baseball. Perché l’Inter, purtroppo, non promette niente di buono nemmeno stavolta.

L’Inter (come sempre) nella palude

Marco Benassi

Marco Benassi

Basta con i signorsì: l’Inter ha bisogno di un grande direttore sportivo

La trattativa M’Vila conferma come poco sia cambiato rispetto a quando c’era Moratti. Ed evidenzia la mancanza di un uomo mercato più competente e più capace di signorsì Ausilio. Invece di preoccuparsi del marketing (che se non vinci mai col fischio ti compreranno le magliette) Thohir farebbe molto meglio a investire su un grande direttore sportivo, uno di quelli in grado di portare all’Inter con pochi spiccioli giovani talenti sconosciuti e di vendere senza regalarli tutti i giocatori di risulta accumulati fin qui dalla gestione Moratti.

Biabiany di nuovo all’Inter: perché no? Almeno è uno serio

Contrariamente a molti tifosi che sicuramente storceranno il naso, a me non dispiacerebbe proprio per niente vedere di nuovo in nerazzurro Biabiany. Perché con questi chiari di luna almeno arriverebbe uno serio, uno che corre e dà sempre il massimo. Una volta capito bene che non è una punta, potrebbe diventare un grande esterno di centrocampo. Ma sarebbe comunque un’ottima scelta non fosse altro perché lo scambio prevede che Schelotto rimanga a Parma e già questo per me sarebbe un vero e proprio miracolo.

La famosa politica dei giovani: Benassi regalato al Torino, Mbaye e Duncan (s)venduti

Fatto sta che la situazione continua a rimanere stagnante. Le solite chiacchiere, nessuna novità rispetto ai consueti errori del passato. Mentre Thohir ripete ancora una volta la solita cantilena sull’importanza dei giovani, nel frattempo un talento indiscutibile (se si pensa che a soli 19 anni già gioca in Serie A) come Benassi sta per essere regalato o quasi al Torino. Né sembra essere migliore il futuro di Mbaye o Duncan pure loro in procinto di essere (s)venduti. Inevitabile chiedersi: a che gioco giochiamo Thohir?

Giovinco per Guarin? Inter succursale della Fiat

Andrea Agnelli e Antonio Conte

È da Natale che la sta tirando per le lunghe. Ora ci si sono messi pure i Mondiali a fargli da comodo alibi. Ma prima o poi dovrà venire finalmente allo scoperto. Prima o poi Erick Thohir dovrà per forza venire fuori. Perché dopo aver sprecato inutilmente un’intera stagione con la scusa che doveva ambientarsi, che doveva capire bene, che doveva prima rifare tutti i conti, dovrà in qualche maniera necessariamente muoversi.

Mi ero ripromesso — attingendo alle ultime risorse di una pazienza inesauribile dopo quattro lunghissimi anni — di stare al suo gioco (anche se era inspiegabile sprecare inutilmente un’altra stagione) e aspettare appunto quest’estate, termine ultimo entro cui aveva promesso di investire un po’ di milioni per rinforzare la squadra. Mondiali permettendo, ormai ci siamo. E non vedo l’ora di capire che pesce è Thohir.

Fatto sta che finora (anche se c’è ancora tempo per smentirmi) Thohir non è mai piaciuto (ma proprio per  niente) come del resto non mi sono mai piaciuti quelli che parlano sempre e solo al futuro. Certi soggetti, io che la sinistra italiana la subisco da decenni, li conosco troppo bene perché possano ancora portarmi in chiacchiere a oltranza. E so benissimo cosa sia il consociativismo in politica come negli affari. O nel calcio.

Ragion per cui il ventilato scambio Guarin-Giovinco spiegherebbe tante cose, dopo un primo tentativo saltato all’ultimo momento quest’inverno. Un’ipotesi — copioincollo il commento sul blog di Rudi Ghedini — che io ritengo semplicemente vergognosa. Dirò di più. Se dovesse andare in porto un’operazione simile (perfino peggiore dello scambio alla pari con Vucinic) significherebbe una cosa sola e cioè che l’Inter sia diventata una succursale della Fiat.

Ecco in cosa consiste il progetto col trattino di Thohir

Erick Thohir

Se qualcuno non l’avesse ancora capito e, ingenuamente, aveva creduto alle promesse ora è bene che lo sappia e se ne faccia a questo punto una ragione: nel futuro dell’Inter c’è solo l’Europa League. Finalmente, comincia davvero a delinearsi il progetto di Thohir. E cioè, se le parole hanno ancora un senso, anche per l’anno prossimo (e forse pure l’altro ancora) l’obiettivo sarà quello di qualificarsi in Europa League. Dice infatti Thohir:

“Il nostro obiettivo per la prossima stagione è quello di qualificarci all’Europa League e restarci per uno o due anni”.

Di stagione in stagione insomma l’obiettivo più che avvicinarsi si allontana perfino di più. Per chi non l’avesse ancora capito o tenta disperatamente di negare l’evidenza delle cose, il nostro caro Thohir sta dilazionando a oltranza (come del resto qui si sostiene fin dall’inizio visti i suoi comportamenti a dire poco sfuggenti) gli ormai famigerati anni che servirebbero per avviare prima o poi una ricostruzione che doveva cominciare almeno tre anni fa.

Qui si sono sollevati non pochi dubbi sull’ambiguità di Thohir e sulla scelta suicida di saltare una stagione e di bruciare un (altro) anno inutilmente. Ma l’estate è ormai alle porte e Thohir ora annuncia — di nuovo — che bisogna avere ancora tanta pazienza. Sarà forse proprio questo il famigerato progetto col trattino? Come cioè una squadra che ha fatto la storia del calcio possa essere improvvisamente ridotta a un’Udinese qualsiasi?

Anno zero, parte seconda?

Quando Thohir prometteva acquisti

Le promesse di Thohir in un’intervista alla Gazzetta di due mesi fa

A due settimane dalla fine del campionato nulla di nuovo sul fronte del (tanto atteso) calciomercato. Quest’inverno Thohir aveva garantito che i rinforzi li avrebbe presi adesso. Finora però si sente parlare solo di possibili rientri di alcuni Primavera o, al massimo, dell’ipotetico (assai ipotetico) arrivo di seconde o terze scelte se non proprio di risulta. Anche perché non è per niente facile trovare società disposte a regalare giocatori.

A quanto pare, non ci sono soldi sufficienti nemmeno per prendere gli scarti. La situazione continua ad essere insomma abbastanza desolante, anche perché il ritornello è sempre quello: l’unica strada è quella dell’autofinanziamento. Servirebbe allora uno proprio bravo, un uomo mercato di quelli capaci di vendere bene i giocatori in uscita e di saper scegliere allo stesso tempo quei tre o quattro rinforzi giusti che servirebbero. Uno che non c’è.

Ma più delle questioni tecniche è soprattutto l’aspetto commerciale a interessare Thohir, preoccupato com’è di rafforzare il settore marketing con l’ingaggio di una nuova direttrice. Mentre i media ritirano fuori — quasi a comando — l’interessamento della Fiat (un’ossessione) per Guarin. Scambio stavolta perfino comprensivo di conguaglio (c’è la mancia, insomma) anche perché invece di Vucinic ora Marotta ha bisogno di liberarsi di Isla.

L’Inter col trattino già non piace più nemmeno a Moratti

Thohir con Moratti

L’Inter migliore? C’è tempo. Parecchio tempo ancora. Almeno 2 trattino 3 anni. Anche se non si capisce bene a partire da quando. Fatto sta che mentre Erick Thohir ripropone come un disco incantato esattamente la stessa scadenza di 2 trattino 3 anni prima di poter vedere la vera Inter (dimenticandosi che l’aveva detto ahimè già una stagione fa e quindi ha allungato di un anno il progetto di risanamento) nel frattempo Massimo Moratti diventa improvvisamente caustico e poco diplomatico:

Thohir deve risanare l’Inter? Io non amo moltissimo quando si dice ‘risanare l’Inter’ perché non ha un bel niente da risanare, visto che l’Inter ha provveduto sempre a tutti i pagamenti e agli stipendi dei giocatori”.

Insomma, se Thohir non fa altro che piangere miseria il vero motivo — è ciò che senza tanti giri di parole vuol far proprio intendere Moratti — potrebbe essere in realtà un goffo tentativo di nascondere, evidentemente, la scarsa propensione ad investire sull’Inter. Dando così ragione (le dichiarazioni di Moratti sono un assist troppo facile) a quei tifosi più malfidati (tra cui il tenutario del qui presente blog) che pretendono (chissà poi perché) che alle chiacchiere (tante) seguano prima o poi i fatti (finora relativamente pochi).

Fatto è che Thohir sta prendendo tempo esattamente come faceva lo scorso gennaio per giustificare lo scarso impegno sul mercato invernale (a parte poi la follia finale del regalo di 20 milioni a Lotito per Hernanes, sicuramente un buon giocatore ma non certo un fenomeno). Solo che nel frattempo è già trascorsa (invano) una stagione e quindi la data andrebbe semmai aggiornata a 3 trattino 4 anni. Sempre, beninteso, se tutto va bene. Cosa che, vista l’aria che tira, forse non è per niente scontata.

Moratti contro Thohir: l'Inter non è da risanare

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Anche con Thohir si continua ancora a navigare a vista

Ma l’anno zero è quello passato o… se ne prevede un altro ancora?

Erick ThohirSbagliare ci sta, continuare a sbagliare no. Altrimenti sembra quasi una presa per il culo. Steso un velo pietoso sull’anno zero di Thohir (anche se un imprenditore serio si prepara per tempo e non spreca una stagione inutilmente) cominciamo allora ad analizzare quello appena iniziato. E già non ci siamo proprio. Si commettono ancora gli stessi errori che si commettevano quando c’era Massimo Moratti. E cioé: si continua a navigare a vista.

Mazzarri rimane, ma per fare cosa? Quali sarebbero gli obiettivi minimi stagionali?

Walter MazzarriPrimo errore: la fiducia al buio accordata a Mazzarri, quasi da far presupporre che la sua conferma sia dipesa più che altro dal fatto che abbia ancora un anno di contratto. Scelta legittima, per carità, ma che rende assai poco credibile il presunto progetto di ricostruzione. Di fatto Mazzarri rimane senza pagare alcun dazio per la stagione fallimentare e senza che gli siano stati imposti precisi obiettivi. Praticamente, si continua a navigare a vista.

Dov’è l’uomo mercato capace di portare all’Inter i giocatori giusti al prezzo giusto?

Piero AusilioSecondo errore: manca ancora un uomo mercato, uno competente, senza cui difficilmente si potrà migliorare l’organico. Al primo passo e cioè quello d’aver messo alla porta Branca non è seguita la mossa conseguente, altrettanto importante, di affidarsi a un direttore sportivo capace di sopperire alle lacune della società anche nel rapporto con poteri forti e media. Ausilio, da solo, non basta. Così, insomma, si continua a navigare a vista.

 Ma veramente qualcuno crede di poter andare in Champions con i soliti Alvarez?

Ricky AlvarezTerzo errore: se la stagione passata doveva servire, come ha ripetuto spesso Mazzarri, a fare la “raccolta dati” in chiave futura, non si spiega allora l’allungamento del contratto a giocatori che non si sono dimostrati all’altezza. Che senso ha, per esempio, puntare su Alvarez? O c’è forse ancora qualcuno che pensa di poter competere con Roma, Napoli e Fiorentina con mezzi giocatori come Alvarez? Dire che si continua a navigare a vista è il minimo.

Quanto costa l’amore di Cambiasso per l’Inter

Cambiasso bacia la maglia

Esteban Cambiasso ha sempre detto che non può essere mai una questione di soldi. Bene. Adesso ha finalmente la possibilità di dimostrare il suo attaccamento alla maglia o, piuttosto, ai tanti milioni che anche nei momenti peggiori Massimo Moratti non ha mai lesinato a lui e agli altri argentini. Se è così, allora vediamo quale sarà la sua prossima mossa. Sembra infatti che l’Inter gli abbia offerto una cifra assai modesta per il rinnovo annuale (a 34 anni non può pretendere di più) rispetto agli oltre 4 milioni che percepisce adesso. Accetterà?

Nei giorni scorsi Cambiasso aveva ringraziato quei tifosi che gli chiedevano di rimanere non senza sottolineare che a differenza loro nessuno della società si fosse fatto ancora vivo. Le sue parole sono sembrate un chiaro segnale (se non una strumentalizzazione) per fare uscire allo scoperto Thohir a cui però, a differenza di Moratti, non deve piacere molto farsi mettere in mezzo così facilmente. Il solito teatrino puntualmente inscenato ai tempi di Moratti ogni volta che c’era da battere cassa evidentemente ora non funziona più.

Tant’è che ora per tutta risposta trapela immediatamente (sarà un caso?) la cifra proposta dalla società a Cambiasso e cioè 1,2 milioni più bonus. Cifra decisamente modesta rispetto agli standard di Cambiasso e degli altri argentini, ma perfettamente in linea con il rendimento mediocre della squadra nelle ultime stagioni. Vediamo allora quanto vale questo amore incondizionato di Cambiasso all’Inter che nei momenti di difficoltà è sempre stato bravo a tirare fuori come una specie di coperta di Linus.

Thoir e Mazzarri separati in casa?

Walter Mazzarri

Mai visto Mazzarri così triste e sfuggente e che per giustificarsi si dichiara stanco e provato. Non senza far intendere, tra le righe, di essere soprattutto deluso. Eppure, una volta tanto ieri sera l’Inter è riuscita perfino a vincere a San Siro (anche se contro una Lazio assai sprecona) che in questa disgraziata stagione è un vero e proprio avvenimento. Così come appare pretestuoso quel suo voler rinviare ogni giudizio alla fine del campionato quando manca soltanto una partita. Che potrà dire mai la trasferta di Verona contro il Chievo di più di quello che non si sa già?

Chissà, forse potrebbero essere tutti segnali che qualcosa tra allenatore e società probabilmente si è rotto. Del resto, il colpo basso inferto, non si sa fino a che punto involontariamente, da Thohir alla vigilia della partita dell’addio agli argentini è di quelli che lasciano senza fiato. Appena sbarcato alla Malpensa il presidente dell’Inter ha risposto così a chi gli chiedeva cosa ne pensasse delle critiche rivolte dai tifosi a Mazzarri dopo il derby:

Lo capisco, anche io ero un po’ deluso, ma dobbiamo comunque dare una possibilità, perché è importante iniziare la nuova stagione con stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile”.

Apriti cielo. I media non se lo sono fatto ripetere due volte e ci hanno ricamato sopra come meglio non si poteva. La Repubblica per esempio non sembra avere dubbi sulla corretta interpretazione di cosa intendesse dire il presidente a proposito di “stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile” e va giù pesante: Inter, Thohir conferma Mazzarri: “Ha un contratto e dobbiamo rispettarlo”. Ma è un matrimonio obbligato.

Scrive Andrea Sorrentino:

Quando Erick Thohir afferma che “deve” confermare Mazzarri perché il tecnico ha ancora un anno di contratto, racconta una verità incontrovertibile, fondata sui soliti dannati bilanci che all’Inter si faticherà a far quadrare nei prossimi anni. Come tutte le altre situazioni che Thohir ha ereditato dalla precedente gestione, anche quella dello staff tecnico è un po’ bizzarra, un po’ grottesca, un po’ senza apparente via d’uscita. Si apprende infatti che se anche l’Inter volesse ingaggiare un nuovo allenatore per la prossima stagione, la spesa si sommerebbe a quella già stanziata per altri due tecnici ancora sotto contratto col club fino al giugno 2015, ossia Mazzarri e Stramaccioni, per i quali il club dovrà spendere la cifra di 11.400.000 euro. Sì, avete letto bene: undici milioni e quattrocentomila euro, al lordo. Il costo comprende gli ingaggi dei due allenatori e dei relativi staff, ma ovviamente è una cifra che colpisce, sconcerta e aumenta le inquietanti domande su come siano stati gestiti i conti dell’Inter negli ultimi anni.

Thohir, insomma, avrebbe le mani legate: volenti o nolenti Mazzarri sarebbe l’unico allenatore che ora come ora l’Inter può permettersi. Bum! Una forzatura della stampa per surriscaldare ad arte il clima non propriamente ideale dopo il vergognoso derby? Perché no? Può essere. Già, ma se così fosse perché allora nessuno all’Inter si è premurato di smentire tali illazioni che mettono così in cattiva luce l’allenatore? Anzi. Si continua invece a ripetere stancamente, come un disco incantato, che Mazzarri rimarrà al suo posto e stop. Senza mai aggiungere altro. Qualcosa, come dire, di più incoraggiante, qualche attestato cioè di fiducia più convinto. Niente di tutto questo. Solo dimesse dichiarazioni d’ufficio.

Come se si trattasse quasi di una specie di strategia per logorare i nervi (già abbastanza scossi per sua stessa ammissione) del tecnico. Come se si volesse quasi spingerlo a dimettersi lui. Che a questo punto, stessero veramente così le cose, non sarebbe nemmeno un’ipotesi da escludere. Anche perché Mazzarri si troverebbe in una situazione decisamente grottesca. Dovesse decidere di far valere comunque il rispetto del contratto (anche a costo di avviare un braccio di ferro con la società) rischierebbe di andare incontro a un’altra stagione forse perfino più infernale di quella che sta per concludersi. Mentre al contrario dimettersi significherebbe (oltre a perdere un bel po’ di milioni) di fatto ammettere il proprio fallimento. In ogni caso, insomma, un bel casino.

Da Moratti a Thohir è sempre la solita approssimazione?

I giocatori che potrebbero rimanere all'Inter secondo Sky

Se Carrizo rimane allora c’è qualcuno in società che lo protegge

Se fosse vero quanto preannuncia Sky (via fcinternews) sulle possibili conferme per la prossima stagione allora non dovrebbero esserci più dubbi sul fatto che il problema non era e non poteva essere solo Branca. Perché altrimenti come si fa — sempre prendendo per buone le anticipazioni di Sky — a confermare uno come Carrizo dopo la patetica papera di Torino? Con tanti buoni portieri in circolazione che darebbero tutto e di più pur di fare anche solo la riserva all’Inter, se davvero Carrizo rimarrà all’Inter sarà soltanto perché c’è qualcuno in società che lo raccomanda e non per altro. Punto. E la cosa più preoccupante sarebbe che da Moratti a Thohir l’approssimazione rimarrebbe sempre all’ordine del giorno.

La conferma di Campagnaro  dimostrerebbe tutta la debolezza di Mazzarri

Altra conferma che non sta né in cielo né in terra: Campagnaro. Come si fa a giudicare positivamente, dopo una breve fiammata iniziale, la stagione di uno come Campagnaro che solo per disputare, nonostante i postumi di un infortunio, un’inutile amichevole in nazionale si è fatto male nuovamente danneggiando l’Inter per oltre un mese? Ce lo siamo forse dimenticati? Facciamo finta di non ricordare il suo comportamento? Anche ammesso che tecnicamente (anche se ci sarebbe molto da discutere) possa meritare una seconda occasione (chiudendo non uno ma tutti e due gli occhi sull’età) che messaggio si dà allo spogliatoio confermando uno che alla prima difficoltà lascia la squadra in mezzo ai casini? Se Mazzarri dovesse decidere di confermare il suo pupillo sarebbe un’ulteriore dimostrazione della sua debolezza nella gestione dello spogliatoio di una grande squadra.

Tenere D’Ambrosio significherebbe far del male allo stesso giocatore

Tra tutte le possibili conferme il nome che spicca più in negativo è comunque quello di D’Ambrosio. Scelto da Mazzarri (se non sbaglio, per averlo è stato dato in comproprietà al Torino un giovane talento come Benassi, così se dovesse esplodere poi bisognerebbe ricomprare la metà a peso d’oro) per aver fatto bene con i granata, all’Inter però ha subito mostrato i suoi limiti più che evidenti. Non è da grande squadra, tenerlo sarebbe un errore non solo per l’Inter ma per il giocatore stesso, costretto com’è ogni volta a esprimersi al di sopra delle proprie possibilità. Se rimane è soltanto perché Mazzarri non vuole ammettere di aver sbagliato (e non sarebbe certo la prima volta).

Non solo Branca: vanno cacciati pure Ausilio e l’inutile Fassone

Insomma, se Sky dovesse avere ragione c’è da mettersi le mani dei capelli prima ancora di cominciare la prossima stagione. Sarebbe interessante sapere che ne pensa, di tutto ciò, Ausilio. No, perché adesso mica può ancora nascondersi dietro le spalle di Branca. Adesso il direttore sportivo è lui. E se veramente Carrizo, Campagnaro o D’Ambrosio dovessero veramente rimanere sarebbero la prova che non solo Branca doveva essere messo alla porta. La bocciatura doveva essere allargata a tutta la dirigenza, compresi quindi anche Ausilio e quel Marco Fassone che ancora qualcuno deve spiegare precisamente che cosa ci fa all’Inter, quale sia il suo compito specifico a parte dire ogni tanto delle banalità spesso imbarazzanti.

Senza un grande dirigente capace di fare mercato non si va da nessuna parte

Noto insomma che da Moratti a Thohir continua a mancare sempre quella serietà che c’entra davvero poco con l’insufficienza delle risorse finanziarie a disposizione. Non si vede nemmeno all’orizzonte quella figura di grande competenza cui affidare la gestione del mercato, uno che ci capisca veramente, insomma, uno che sappia prendere i giocatori giusti al momento giusto e al prezzo giusto, senza fare follie. Cosa che Thohir avrebbe dovuto individuare già da tempo e invece niente, non se parla proprio. Si continua a navigare a vista come al solito, come sempre. Come se l’Inter fosse ancora di Moratti. Ragion per cui diventa alto il rischio che arrivino ancora una volta le solite seconde o terze scelte, mezzi giocatori a piacere e gli immancabili ex campioni di risulta. Poi però non lamentiamoci se i risultati non arrivano.

Thohir abbi pietà di noi: per favore basta con i soliti Alvarez

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Che senso avrebbe la riconferma di chi non si è dimostrato all’altezza?

Si può discutere dell’utilità di Vidic, un campione sì ma a fine carriera. O dell’eventuale arrivo di Dzeko (o, notizia dell’ultim’ora, di un certo Jackson Martinez, buon attaccante ma nella media) quando si ha già un Icardi da far crescere. Sia nel primo che nel secondo caso sono comunque scelte che, seppur opinabili, comunque ci stanno. Hanno, insomma, una logica. Ma la riconferma di Alvarez? Titolare inamovibile con Mazzarri, ha avuto una stagione intera per esprimere tutto il suo valore e ancora una volta non si è dimostrato all’altezza. Sia perché è un atipico (né punta, né mezza punta, né trequartista e né mezzala: non si sa mai dove mettere in mezzo al campo e cosa fargli fare) e sia perché ormai non ci sono più dubbi sulla sua comprovata discontinuità. È il solito mezzo giocatore: indiscutibili doti tecniche da fuoriclasse (in uno dei suoi rari momenti di grazia l’ho paragonato a Zidane) tenuta agonistica a intermittenza e spesso insufficiente. Uno come Recoba però senza il tiro di Recoba e nemmeno i gol di Recoba. Non è insomma uno su cui poter impostare la squadra del futuro e su questo credo non ci siano ormai più dubbi. Che senso ha allora la riconferma di Alvarez?

O campioni affermati o giovani, ma per favore basta con i mezzi giocatori

Ricky AlvarezLa sola idea di dover ricominciare un’altra stagione con Alvarez e i tanti mezzi giocatori alla Alvarez a cui ci ha abituato per tanti anni Moratti fa veramente venire voglia di lasciar perdere per un po’ con l’Inter e con il calcio. Mica per altro, ma è che alla fine proprio non se ne può più di credere alla buonafede di chi continua evidentemente a far finta di non capire. Se veramente c’è l’intenzione di voler fare sul serio, se veramente si vuole liberare l’inter dalla mediocrità in cui si dibatte allora bisogna necessariamente alzare la qualità dell’organico. Servono grandi giocatori e non mezze figure come Alvarez, servono tre o quattro campioni. Ma campioni veri e non presunti tali. Non ci sono, attualmente, le condizioni per portarli all’Inter? Va bene, come non detto. Allora però si abbia il coraggio di scommettere su un centrocampo di prospettiva con Kovacic, Benassi e Duncan. Se non campioni, che almeno siano delle promesse. Ma, per favore, ancora Alvarez (e tanti altri mezzi giocatori come lui) proprio no. Grazie, ma abbiamo già dato.

Ancora un’altra stagione proprio con i protagonisti in negativo?

Fredy GuarinIndubbiamente Thohir sta dimostrando, dopo le incertezze dei primi mesi, una certa buona volontà. Per ora solo a parole, ma insomma prima o poi dovranno pur seguire anche i fatti. Però prima il rinnovo di Guarin e ora probabilmente anche quello di Alvarez non depongono certo a suo favore. Pur essendo convinto che Guarin sia molto più forte di quello che sembra (e che quindi a gennaio non fosse in discussione la sua cessione, ma il fatto che venisse scambiato alla pari con Vucinic) credo che abbia ormai fatto il suo tempo all’Inter. Per me avrebbe tutte le caratteristiche per essere trasformato in un mediano di grandissimo livello, se solo però si trovasse un allenatore capace di farglielo capire. Fatto sta, sia Guarin che Alvarez alla prova dei fatti si sono rivelati due fallimenti. A meno che i loro rinnovi non siano operazioni finalizzate alla rivalutazione dei cartellini per alzare il prezzo delle loro cessioni (ed è proprio quello che mi impongo di credere per non farmi cadere le braccia) come si può pensare di ricostruire l’Inter puntando proprio su due giocatori tra i protagonisti in negativo della stagione? Su quelli cioè che simbolicamente hanno rappresentato più di chiunque altro l’ennesimo fallimento? Se così fosse, per quanto uno possa sforzarsi, rimane davvero difficile se non impossibile accettare strategie del genere. No, non ci siamo proprio.

Se non è possibile prendere tre o quattro campioni è meglio allora l’Inter dei giovani a costo zero

Per tornare ad essere competitiva l’Inter ha assolutamente bisogno di tre o quattro campioni (uno in difesa, possibilmente due a centrocampo e uno in attacco) e su questo credo ci siano pochi dubbi. Se non sarà proprio possibile prenderli, allora Thohir farebbe bene (per la salvaguardia del nostro e del suo sistema nervoso) a non commettere gli stessi errori di Moratti e cioè affidarsi ancora una volta ai soliti ripieghi. A seconde se non terze scelte che spesso e volentieri la differenza la fanno sì ma in negativo. Sarebbe insomma ora di finirla, una volta per tutte, con i mezzi giocatori alla Alvarez. Le mezze figure, le promesse mancate, gli inaffidabili. Per favore, basta. E basta con giocatori impresentabili alla, per dire, Schelotto. Basta pure con gli ex campioni ormai a fine carriera. Basta, insomma, con giocatori non all’altezza. Piuttosto, in mancanza di campioni, sarebbe allora molto meglio allestire una squadra di giovani (ma tutti ovviamente di grande talento) praticamente a costo zero. L’Inter ha così tanti giovani di valore che bastano e avanzano per fare una squadra più che competitiva, tra l’altro pure in grado di giocare con qualsiasi modulo.

Modulo 4-2-3-1:

4-2-3-1

4-4-2:

4-4-2

3-5-2:

3-5-2

Certo, una squadra così Mazzarri non l’allenerebbe mai. Correrebbe troppo per i suoi gusti. Ma forse per Thohir potrebbe essere anche arrivata l’occasione giusta per dare la prima vera svolta alla sua gestione. E cioè, è notizia di ieri sera (la fonte è Di Marzio su Sky) Mihajlovic potrebbe anche non accettare la riconferma alla Samp. Inutile dire che sarebbe un’opportunità (per Thohir come per lo stesso Mihajlovic) da non farsi scappare nella maniera più assoluta. C’è forse una migliore scelta (al pari di Simeone) per rimettere finalmente in panchina uno con la personalità di Mancini o Mourinho? Per quanto mi riguarda lo pensavo fin dalle sue prime esperienze (incerte a dire la verità) da allenatore, figurarsi adesso dopo quello che è riuscito a fare in pochi mesi a Genova. Se Thohir vuole cominciare a fare sul serio è allora giunto il momento di fare delle scelte coraggiose. E farle senza farsi prendere dalla paura di sbagliare. A cominciare dalla panchina.

Mihajlovic con Zanetti

I fallimenti dell’Inter non sono solo una questione di milioni

Marco Benassi con la maglia dell'Inter nella scorsa stagione

Marco Benassi con la maglia dell’Inter nella scorsa stagione

Da Moratti a Thohir sempre incapaci di seguire un’idea di calcio che sia una

Al di là della comprensibile rabbia e inevitabile amarezza quello che viene da chiedersi è: a che sono servite queste ultime due stagioni? Scontata la risposta: a perdere tempo. Da Moratti a Thohir si continua a commettere sempre lo stesso errore e cioè quello di allestire una squadra che non è né carne né pesce. Vale a dire: una squadra né adeguatamente attrezzata per lottare per un posto in Champions League, ma nemmeno una squadra di prospettiva, costruita cioè su un progetto ben preciso con un allenatore che abbia la totale fiducia della società, il suo gruppo e la sua idea di gioco da sviluppare nel tempo.

Il problema è che per paura di sbagliare si condanna l’Inter alla mediocrità

Che nessuno però si azzardi a farne solo una questione di soldi perché non è così. Per Moratti come adesso per Thohir non ci sono giustificazioni finanziarie che tengano: il loro problema è soprattutto la paura di sbagliare, che porta a fare scelte mediocri. Non ci sono più i milioni di una volta? Bene: perché allora non sono stati valorizzati i tanti giovani di talento usciti dalla Primavera? Che senso ha iniziare ogni volta la stagione senza mai avere in testa un progetto che sia uno per poi, puntualmente, nel mercato invernale di riparazione spendere soldi spesso a casaccio nel vano tentativo di aggiustare le cose?

Siamo proprio sicuri che il pur giovane Benassi sia più scarso di Hernanes?

Che senso ha aver investito quei pochi milioni a disposizione, a gennaio e cioè a campionato compromesso, per prendere giocatori che non sono certo dei fuoriclasse, quando già nella passata stagione erano emersi giovani talenti se non altro di pari livello di quelli acquistati e per giunta a costo zero come Benassi, ‘MBaye e Duncan? Forse che, al netto della giovane età e dell’inesperienza, ‘Mbaye è peggio di D’Ambrosio? A me non sembra proprio. E siamo sicuri che Hernanes valga 20 milioni? Io, dopo averlo visto perdere quasi tutti i duelli con il 19enne Benassi (tanto da costringere Mazzarri a spostarlo sull’altra fascia) mica tanto.