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Gli argentini una ferita ancora aperta: Palacio come Milito?

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

Palacio sbaglia il gol più importante della sua vita

L’esclusione di Palacio e le sue pessime condizioni fanno tornare in mente brutti pensieri. A quando cioè quattro anni fa anche Milito torno letteralmente a pezzi dal pessimo Mondiale disputato. Umiliato da Maradona come riserva tappabuchi (nonostante fosse stato protagonista assoluto del Triplete) il Principe giocò poco e male. E l’aver sprecato la sua prima e ultima occasione in nazionale si rivelò letale. Il fallimento lo distrusse talmente tanto, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che non si riprese mai più.

Quattro anni dopo anche a Palacio è toccato lo stesso destino. Anche lui è stato impiegato poco e per quel poco che è stato in campo ha deluso parecchio. Per di più difficilmente il Trenza dimenticherà il gol fallito in maniera incredibile (per i suoi mezzi) nei supplementari. Se l’avesse fatto avrebbe cambiato la storia del calcio e la sua. Il contraccolpo sarà inevitabilmente forte, soprattutto conoscendo l’attaccamento morboso (e antisportivo per non dire altro nei confronti delle loro società di appartenenza) degli argentini per la nazionale. Speriamo allora che Palacio dimostri una maggiore serietà. Anche se gli indizi per ora fanno già pensare al peggio.

Del resto, non è certo una novità la scarsa professionalità di certi cosiddetti campioni (soprattutto all’incasso) che puntualmente ogni volta che tornano in patria poi è sempre un casino fare in modo che ritrovino una forma accettabile. L’Inter è costretta a subire da anni questo andazzo. Esemplari le ultime vacanze di Natale (e con l’eccezione dei sudamericani pure Capodanno) all’origine della crisi dell’Inter alla ripresa dell’attività agonistica, con mezza squadra che quasi non si reggeva in piedi. Crisi che ha determinato il fallimento di tutta la stagione. Incredibile ma vero: per certi aspetti il calcio professionistico non si discosta poi molto da quello dilettantistico. Anzi, a dirla proprio tutta certi argentini dell’Inter potrebbero benissimo avere difficoltà anche a farsi accettare da una squadra amatoriale.

Ragion per cui non posso fare a meno di fare due considerazioni. E cioè: trovo innanzitutto masochistico prima ancora che stupido affidarsi ancora a giocatori diciamo di un certo tipo, già pronti cioè ad ammutinarsi per le nuove imminenti qualificazioni. Mi auguro che Thohir (che non è Moratti) faccia mente locale e tiri quanto prima le debite conclusioni. Così come non posso non rimarcare di essermi vergognato (io per loro) di quanti hanno avuto il coraggio di ammettere solo ora (dopo aver fatto finta di niente per anni) l’esistenza di un clan che ha portato a fondo l’Inter del Triplete e dei privilegi (impensabili e inaccettabili) che questo clan di ex campioni (strapagati oltre ogni logica di mercato e… pudore) è riuscito a estorcere per un perverso senso di riconoscenza o più semplicemente per un’insana e autolesionistica debolezza del nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti.

Mi sembra allora l’occasione giusta per far presente che non se ne può davvero più di tutto questo tifo politicamente corretto. Di tutto hanno bisogno Thohir e Mazzarri tranne di tifosi leccaculo o peggio ancora di talebani per cui ogni partita è vissuta come una specie di guerra di religione. Per quanto mi riguarda, devo proprio dire che questo modo di intendere il calcio e l’Inter mi ha veramente fracassato le palle e non mancherò in futuro di sottolinearne di volta in volta i risvolti più ridicoli o, peggio, patetici. Le versioni di comodo e le mezze verità lasciamole alla Gazzetta dello sport: noi siamo tifosi (tra l’altro pure paganti) e non dobbiamo avere paura della realtà dei fatti.

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Il (troppo) lungo addio

A Torino l'ultima grande impresa della grande Inter del Triplete

Anche solo un anno fa ci sarebbe stato solo da commuoversi. Quando cioè il Capitano avrebbe ancora fatto in tempo a chiudere in bellezza quella che è indiscutibilmente una delle storie più straordinarie dell’Inter. Poi, purtroppo, non più. Ora è davvero troppo tardi, ora siamo davvero troppo fuori tempo massimo. Il grave infortunio della scorsa (pessima) stagione era stato un segnale inequivocabile. Invece niente. Così è accaduto quello che non doveva succedere e cioè che il ritiro non sia più una sua scelta, ma è semmai la società che gli chiede di farsi da parte dopo un campionato passato tristemente a fare la riserva, lui che era stato — sempre e comunque — titolare inamovibile.

Anche se non possiamo non esprimere tutta la nostra riconoscenza (se la merita veramente, almeno fino al Triplete) a una delle bandiere più belle dell’Inter, allo stesso tempo non possiamo non tirare un sospiro di sollievo. Perché del clan argentino che ha tenuto praticamente in ostaggio ogni allenatore arrivato dopo Mourinho (clan che ora, presumibilmente, sarà costretto a sbaraccare) davvero non se ne poteva più. Quattro stagioni fallimentari (assolutamente vergognose le ultime due) vissute di rendita grazie al credito di fiducia accumulato con il Triplete possono anche bastare. O no?

Perché per il bene dell’Inter l’addio di Javier Zanetti e di Diego Milito dovrà necessariamente essere seguito anche da quello di Walter Samuel e, ahimé, di Esteban Cambiasso. Ma non perché Samuel e, soprattutto, Cambiasso non siano ancora capaci di giocare ai loro soliti immensi livelli. E tantomeno perché si pensa che possano essere facilmente sostituibili. No. È che arriva un momento in cui bisogna girare pagina e guardare avanti. Semmai il problema è che, in quanto inevitabili, erano scelte che andavano fatte molto prima invece di perdere colpevolmente così tanto (troppo) tempo. Ma ora l’Inter non può davvero più aspettare.

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Maledetta nazionale argentina

Rodrigo Palacio

Ero arrivato perfino ad augurarmi un provvidenziale rientro di Milito. M’illudevo. Più di capire se giocherà oppure no Campagnaro tocca allora augurarsi soprattutto che il già provato Palacio esca illeso dalle due inutili quanto dispendiose amichevoli (una il 15 e l’altra il 18 novembre) con la nazionale.

Considerato il lungo quanto imprevisto stop di Icardi e viste le non brillanti prestazioni di Belfodil, l’Inter di Mazzarri rimane aggrappata a Palacio. All’unico attaccante cioè veramente affidabile e per giunta in grado di fare reparto da solo. Si spera, insomma, non si faccia male e non perda la forma finora davvero strepitosa.

Tra l’altro il forfait di Messi ha ridotto ulteriormente le probabilità che Palacio possa essere utilizzato per niente o poco. Insomma, tutto sembrerebbe remare contro l’Inter. Però contrariamente all’idea non proprio positiva che mi sono fatta di Campagnaro, confido molto nella professionalità del Trenza. Oltre a saperci fare con i piedi a me dà sempre più l’impressione di essere uno serio.

Mazzarri e l’Inter (finalmente) senza più clan, foche e somari

Walter Mazzarri

Nella mia personale classifica di gradimento Walter Mazzari segna altri punti a favore. È notizia di oggi l’annuncio dell’agente di Schelotto: “Dall’Inter abbiamo ricevuto notizie che si vuole fare un’operazione in uscita con Schelotto. Mazzarri ha scelto di non avvalersi delle sue prestazioni”. E allora ciao ciao anche a te, caro Schelotto. Mazzarri ha semplicemente fatto quello che un allenatore serio non poteva non fare e cioè scartare un giocatore palesemente non all’altezza. Ma questa semplice valutazione tecnica all’Inter diventa rivoluzionaria. Nessun allenatore, da Mourinho in poi, si era mai permesso di sconfessare in maniera così evidente parecchie scelte societarie. E siamo già a quattro. Sono già quattro mosse che Mazzarri indovina una dietro l’altra.

Niente più posti prenotati in campo

La prima mossa: aver preso anche Belfodil dopo l’acquisto di Icardi. Evidentemente, su Milito la pensa esattamente come me e cioè: un allenatore serio (va da sè anche una società seria) non può fare affidamento su un titolare a chiacchiere, su uno cioè che al di là del suo indiscusso valore non si sa se e come potrà di nuovo giocare. Con i se e i ma non si va da nessuna parte, nella vita come nel calcio. Una grande squadra non può rischiare al buio, anche se il giocatore in questione si chiama Milito.

Niente più (contagiose) sregolatezze

La seconda mossa: aver rinunciato a Cassano nonostante sia uno dei pochi fuoriclasse a disposizione e nonostante abbia oggettivamente disputato una discreta stagione. Mazzarri sceglie il male minore e lancia un segnale fortissimo allo spogliatoio e, soprattutto, al clan argentino. Il nuovo allenatore nerazzurro preferisce fare a meno del genio di uno come Cassano pur di evitare la sua nota (e contagiosa) sregolatezza. Così facendo secondo me ha fatto già capire a tutti che la pacchia è finita. Senatori compresi. E, in particolare, a coloro che magari si sarebbero nascosti volentieri dietro le intemperanze del barese e si sarebbero sentiti magari giustificati a non garantire il massimo, anche sotto l’aspetto comportamentale.

Niente più foche ammaestrate

La terza mossa, quella che a me è piaciuta di più in assoluto: aver bocciato l’acquisto del solito argentino di risulta Papu Gomez e aver così imposto a Branca di non prendere più le solite foche ammaestrate che tanto piacciono al nostro caro grande presidente, bocciando così sul nascere qualsiasi ipotesi di vedere in maglia nerazzurra altri asini e somari assortiti. E qui Mazzarri è stato grandissimo, oltre che coraggioso, dato che conoscendo Moratti e Branca glielo faranno pesare alle prime difficoltà.

Niente più raccomandati

La quarta mossa: niente più mezzi giocatori come Papu Gomez ma nemmeno raccomandati come Schelotto. Non c’è più spazio all’Inter per giocatori oggettivamente mediocri e comunque non in grado di giocare in una squadra di vertice. Tra l’altro Mazzarri è stato chiaro: vuole portare in ritiro solo i giocatori che ha scelto ed ha perfettamente ragione anche su questo punto. Chi non rientra nel progetto dovrebbe avere se non un po’ di dignità almeno la professionalità di non opporsi strumentalmente (con dei veri e propri ricatti economici) alle cessioni chiedendo ogni volta la luna alla società come è spesso e volentieri successo in questi ultimi anni.

Ma la società quando smetterà di farsi ricattare dai giocatori?

Certo, se una società come l’Inter a uno come Schelotto (non Figo, ma Schelotto) fa un contratto di quattro anni poi non si può pretendere che il diretto interessato (come ha fatto già capire il suo agente lanciando messaggi nemmeno tanto criptati) non sfrutti la situazione rifiutando qualsiasi proposta non ritenuta di suo particolare gradimento. Finché insomma non lo chiamerà il Real Madrid (sic) non ha nessuna intenzione di rinunciare ai soldi di quel fesso di Moratti. Anche perché quando gli ricapiterà mai un contratto del genere?

Mazzarri ricorderà presto alla società l’impegno di ridurre l’attuale organico

Anche su questo aspetto, sulla pessima gestione dei giocatori e dei loro contratti, Mazzarri sarà costretto, ne va della sua credibilità, ad alzare la voce affinché la società la smetta una volta per tutte di farsi ricattare e si liberi nel più breve tempo possibile delle tante zavorre che pesano sempre di più sui bilanci e sugli equilibri di spogliatoio. Io sono sicuro che è solo una questione di giorni, ma Mazzarri lo farà: chiederà a Moratti e Branca di poter lavorare il prima possibile solo con i giocatori scelti da lui e stop. Dico questo perché la stima nei confronti di Mazzarri sta crescendo ogni giorno di più sulla base degli sviluppi di calciomercato. E se non era certamente tra i miei allenatori preferiti (anzi, il contrario) la sua è una vera e propria rimonta rispetto al mio (notevole) scetticismo iniziale. Non so che Inter uscirà fuori, se sarà o no capace di combinare qualcosa di buono, ma di sicuro sarà una squadra seria, composta da giocatori seri. Come sta dimostrando di essere il suo allenatore. Almeno questo.

L’insostenibile patetico tramonto del Capitano e del suo clan

Torino l'ultimo trionfo della grande Inter

Dirò una cosa che farà incazzare molto interisti e la dirò da zanettiano puro, nel senso che la mia Inter ideale sarebbe quella composta da undici giocatori professionalmente seri e umanamente apprezzabili come il Capitano. Ma un conto è avere riconoscenza nei confronti di chi ci ha regalato il Triplete e un conto è dire la verità e cioè che il rinnovo di un altro anno ancora, a 40 anni  e con l’incognita di un infortunio grave quanto di difficile recupero, onestamente non sta né in cielo né in terra. Una grande squadra non può permettersi queste cose per il semplice motivo che in una grande squadra sono semmai i giocatori ad adeguarsi alle sue necessità e non il contrario. Ma quello che mi ferisce di più è che Javier Zanetti lo sa benissimo.

Zanetti sa benissimo che per il bene dell’Inter dovrebbe pensare soltanto al bene dell’Inter e far passare in secondo piano la sua storia sportiva (che fino al Triplete rimane indimenticabile) rispetto ai bisogni di una squadra in difficoltà anche e soprattutto a causa del debito di riconoscenza del nostro caro grande presidente Massimo Moratti nei confronti suoi e degli altri argentini del Triplete. Il Capitano sa benissimo che per il bene dell’Inter l’unica cosa che dovrebbe fare è accettare il passare del tempo e rinunciare al sempre più patetico e ridicolo finale di carriera che lo (e ci) aspetta per passare — con lo stesso spirito di sacrificio che l’ha sempre contraddistinto da giocatore e Capitano di un’Inter entrata anche grazie a lui nella storia del calcio — subito, immediatamente, dietro la scrivania.

Onestamente parlando, nella passata stagione se non ci fosse stato in panchina un allenatore aziendalista per riconoscenza come Stramaccioni, quante volte avrebbe meritato la maglia da titolare? Sempre onestamente parlando: poche. Così come non si capisce cosa potrebbe ancora dare, se non scendere in campo per incrementare il record delle presenze. Ma tant’è, il Capitano come d’altronde altri due grandi campioni argentini che hanno fatto la storia dell’Inter come Milito e Cambiasso hanno perso la grande occasione di chiudere in bellezza nel loro momento migliore. Se avessero avuto la forza e il coraggio di lasciare (se non proprio subito dopo il Triplete almeno la stagione successiva) ora ci avrebbero risparmiato inevitabili tristi e solitari finali che nulla aggiungono e molto tolgono alle loro storie nerazzurre che prima o poi dovremo in ogni caso (eh sì) archiviare.

Se avessero lasciato due anni fa ora saremmo qui a rimpiangerli invece di dover assistere alla loro sempre troppo lunga agonia sportiva tra inevitabili umiliazioni nei confronti sempre più impietosi con giocatori sempre troppo più giovani di loro e con l’eventualità sempre più probabile (quanti allenatori si dovrà cambiare ancora?) di venir sommersi prima o poi da feroci quanto ingiusti fischi e lazzi da parte degli stessi tifosi che li hanno amati alla follia. Succede quando sono i tifosi a voler bene ai loro giocatori più di quanto se ne vogliano essi stessi.

Manca solo Osvaldo: indispensabile quanto ingestibile

Osvaldo con la maglia della NazionalePremessa fondamentale: Osvaldo è esattamente il genere di attaccante di cui l’Inter ha assolutamente bisogno. Una prima punta come si deve, atleticamente forte, discretamente veloce, piedi e testa da bomber uniti a un buon opportunismo in area e un’ottima visione della porta. Ma a parte cartellino e ingaggio ora come ora non più alla portata del nostro caro grande presidente Massimo Moratti il problema più serio è un altro ancora e cioè: come riuscire a gestire un giocatore caratterialmente ingestibile e professionalmente inaffidabile?

Quelli della Roma non vedono l’ora di liberarsene e forse per questa ragione potrebbe pure non costare troppo. Ma una società come quella attuale dell’Inter è in grado di sobbarcarsi un altro caso umano alla Balotelli? Secondo me no e nella maniera più assoluta. Pur ritenendo Osvaldo la prima punta che tanto servirebbe (dato che nessuno crede ai miracoli tipo la resurrezione di Milito) ho la netta impressione che i benefici del suo arrivo sarebbero sempre inferiori rispetto ai danni che potrebbe creare. E all’Inter non c’è niente di più facile che riuscire a creare problemi.

Walter Mazzarri se la sente di accollarsi subito un peso del genere? A quanto pare sembrerebbe che il nome di Osvaldo l’abbia fatto proprio lui. Per la serie, dopo aver accettato la convivenza forzata con il clan dei raccomandati argentini e con un disadattato come Cassano, non facciamoci mancare niente. Alleluja, verrebbe da dire. E, caro il mio Walter, complimenti per il coraggio. Stando così le cose ce ne vorrà davvero parecchio.

Il turn-over e il rischio di un’altra imbarcata

Marco Benassi e Rodrigo Palacio

Il problema o almeno uno dei problemi (magari ce ne fosse un solo) più immediati da risolvere è il seguente: come fare al meglio il turn-over (perché si farà, vero?) nella trasferta romena senza rischiare di prendere (eventualità da non escludere) un’altra imbarcata?

In una situazione così difficile a pochi giorni da un derby che sembra improvvisamente diventato un ostacolo quasi insormontabile mi auguro non si faccia la cosa peggiore immaginabile e cioè che ogni decisione, anche la più difficile, venga scaricata addosso a Stramaccioni. Credo sia assolutamente necessario fare quadrato attorno all’allenatore e che cioè i senatori si assumino le loro responsabilità e la società sostenga eventuali scelte poco gradite allo spogliatoio. Tipo che secondo me nell’Inter attuale il Capitano e Cambiasso insieme non possono giocare. Per ragioni che conosciamo troppo bene uno è sempre di troppo. Quindi secondo me sarebbe opportuno che uno giochi giovedì e l’altro domenica. Uno dei due accetterà di rinunciare al derby? Ora come ora penso di no, così come immagino che Stramaccioni da solo difficilmente potrebbe riuscire a imporre una scelta così drastica, ma forse utile alla squadra.

Considerato poi che difficilmente a Benassi faranno giocare il il derby mi sembra chiaro che contro il Cluj debba essere piazzato al fianco di Cambiasso o il Capitano, a seconda di chi giocherebbe in campionato. Mentre per gli altri due centrocampisti, che potrebbero essere Gargano a destra e Guarin a sinistra, prevederei un’opportuna staffetta nella ripresa. Come trequartista o finta seconda punta e magari, perché no, insieme a Guarin con l’Inter schierata ad albero di Natale, mi affiderei obbligatoriamente ad Alvarez, seppure con tutte le comprensibili perplessità sull’argentino: già non ci si può contare a risultato acquisito figurarsi in una trasferta che certo non si preannuncia una passeggiata. Ma questi abbiamo e questi devono giocare. Lì davanti concederei un tempo per ciascuno a Palacio e Cassano, dato che escluderei in una partita così complicata l’esordio del ragazzino della Primavera Terrani. Insomma, io farei questa formazione:

HANDANOVIC

JONATHAN RANOCCHIA JUAN JESUS PEREIRA

GARGANO CAMBIASSO BENASSI

GUARIN ALVAREZ

PALACIO

Due seconde punte e un fantasma

Il tridente nerazzurro prima dell'infortunio di Milito

L’infortunio di Milito ha ingigantito e allo stesso tempo palesato un equivoco di fondo nell’attacco nerazzurro. Cassano è una punta anomala, che si è progressivamente trasformato ( a forza di non correre più) da seconda punta quasi in un trequartista. Palacio non solo non è (e non sarà mai) una prima punta, ma se non ha la possibilità di giocare a ridosso dell’area perde gran parte della sua pericolosità.

L’accoppiata Palacio-Cassano per quanto forzata dagli eventi è oggettivamente improponibile. Lo è per le caratteristiche dei due  a cui vanno aggiunti peraltro i limiti dinamici dell’italiano. Talmente assurda, come coppia, che secondo me sarebbe addirittura più compatibile facendo giocare da prima punta il più adattabile Cassano. Ma così com’è non funzionerà mai bene: Cassano continuerà a cercare di servire Palacio senza riuscirci quasi mai perché Palacio non sa fare i movimenti da prima punta (in cui per esempio Milito è un maestro) mentre lo stesso Palacio giocando fuori ruolo si sfiata correndo  quasi sempre a vuoto. Questo è.

Anche se ci sarebbe un’altra possibile ed estrema soluzione e cioè quella di fare un ultimo tentativo con Rocchi (lui sì una prima punta) cui affiancargli uno tra Cassano e Palacio. Purtroppo l’Inter di Stramaccioni non può permettersi il lusso di sbagliare e non c’è più tempo per gli esperimenti. La situazione è diventata talmente difficile che ogni possibile tentativo rischierebbe di naufragare alle prime difficoltà. Ma dipendesse da me, perso per perso, io ci proverei lo stesso.

Luci (Kovacic) e ombre (Milito) a San Siro

Milito portato via in barella

Kovacic (voto 7,5) merita obbligatoriamente la copertina perché a soli 18 anni prende per mano l’Inter e per niente spaventato dalla responsabilità illumina il gioco e incanta San Siro. Improvvisamente la squadra sa sempre cosa fare e come muoversi, improvvisamente è nata una nuova stella. Che sia bravo lo dimostra semplicemente il fatto di far fare bella figura anche chi gli sta accanto: Cambiasso (voto 6,5) sembrava quasi ringiovanito di dieci anni e Gargano (voto 7) che non dovendo più forzare le giocate pareva avesse ritrovato tranquillità e sicurezza perdute. Insomma, un vero spettacolo. E anche se Guarin (voto 6,5 soprattutto per l’assist) sembra essere sempre più padrone dei propri mezzi e della fiducia che ripone in lui la squadra stavolta è Kovacic a rubargli per una volta la scena. Nella ripresa, a dirla tutta, il croato è apparso meno lucido e qualche errore di troppo l’ha fatto,  forse scontando un calo nervoso conseguente alla grande pressione dell’esordio. Ma l’assist per il secondo centro di Palacio (voto 7 soprattutto per il secondo gol inventato dopo aver sbagliato il controllo) che come al solito si mangia quelli facili (anche stasera ne ha sprecati forse un paio) e realizza quelli quasi impossibili quanto mostruosamente belli.

Per quanto riguarda l’attacco Cassano (voto 6,5 per la bellezza di alcune giocate) credo meriti un discorso a parte e cioè credo sia giunto il momento che Stramaccioni (voto 7 non fosse altro per il coraggio di aver affidato la squadra a un ragazzino di 18 anni) lo prenda da parte e lo inviti a calciare in porta. Perché questa storia degli assist, di questa sua continua ricerca della giocata a volte impossibile piuttosto di cercare il tiro quando vede benissimo la porta ha, diciamo la verità, veramente rotto le palle. Non se ne può davvero più. Si ha insomma la sensazione che la sua leziosità stia diventando dannosa, troppe energie sprecate invano quando invece sotto porta, con tutti i problemi che ci portiamo dietro, c’è assoluto bisogno di concretezza.

Alla voce problemi metto Milito, di cui ancora non si sa l’entità dell’infortunio. Senza Milito l’Inter di Stramaccioni è quasi sicuramente spacciata. Non credo proprio che il pur prolifico (nonostante ne sbagli qualcuno di troppo) Palacio e tantomeno lo spaesato Rocchi possano garantire non solo i gol di Milito, ma anche e soprattutto il suo peso in area e la sua importanza strategica nei movimenti d’attacco.

La difesa stavolta non ha preso gol ma qualche errore di troppo continua a farlo. E se Ranocchia (voto 6,5) si è mantenuto sui suoi buoni livelli attuali purtroppo Silvestre (voto 6) non è tranquillo e spesso l’insicurezza lo tradisce anche quando deve fare le cose più semplici. Ormai soffre San Siro e gioca con la paura di sbagliare ed essere fischiato. Una situazione difficile. Mentre Handanovic (voto 6,5) ha salvato un gol appena prima dell’intervallo e per il resto non è stato mai seriamente impegnato. Dei due esterni quello che ha giocato meglio è stato il sempre più in crescita Nagatomo (voto 6,5) e questa non è certo una novità rispetto a Pereira (voto 6) che ha avuto meno occasioni del solito per lanciarsi sulla fascia.

Mentre di Alvarez ( s. v.) subentrato a un Cassano poco convinto di uscire anche a risultato acquisito e per giunta in Europa League e di Jonathan ( s. v.) entrato per finale per far fare la giusta passerella a Kovacic, l’unica cosa che si può dire è che nessuno li ha notati. Né in bene né in male.

UPDATE

  • Purtroppo è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire: lesione al crociato, Milito dovrà essere operato. Stagione finita. Sportivamente parlando una tragedia. Con l’infortunio di Milito forse è finita anche la stagione dell’Inter. 

Inter-Cluj, intervallo

Il primo gol di Palacio

Stagione finita per Milito e — forse — anche per l’Inter? Se l’infortunio dovesse rivelarsi grave (si aspettano aggiornamenti) sarebbe davvero difficile, ora come ora, pensare che Palacio (che non è e non sarà mai una prima punta) o Rocchi possano non farlo rimpiangere.

Guarin e Palacio danno il loro meglio in contropiede.  Meno — soprattutto l’argentino — a difesa schierata.

Per quanto mi riguarda ho visto un Kovacic oltre ogni immaginabile aspettativa. Consiederato che ha solo 18 anni è semplicemente di un’altra categoria per non dire, ma solo per scaramanzia, che è un potenziale fenomeno.

Kovacic, tra l’altro, ha ridato a Cambiasso dieci anni di vita.

Bellissima respinta di Handanovic a tempo scaduto sulla punizione battuta a fil di palo. Buon segno, dopo le recenti incertezze.

4-3-2-1

Questo blog fa il tifo:

  1. Per il ripristino della difesa a quattro.
  2. Per scommettere sulla coppia Kuzmanovic-Kovacic a centrocampo.
  3. Per schierare solo uno tra il Capitano e Cambiasso.
  4. Per far giocare solo chi merita di giocare (ogni riferimento a Schelotto è puramente voluto).

Non so però quale sia la vera situazione di Milito, quale possano essere i suoi reali problemi e c’è da verificare se l’Inter di Stramaccioni possa ancora fare affidamento su di lui. Nel senso se sia ancora capace di fare almeno una dozzina di gol da qui alla fine della stagione. In caso contrario, se su Milito non ci si può più contare, sarebbe davvero un problema, visto che la società si è sempre rifiutata di prendere in considerazione l’ipotesi di prendere una seconda prima punta. Dando per scontato che l’attaccante argentino sia in grado di giocare (altrimenti la vedo dura) questa è allora la formazione che ora come ora mi  sentirei di schierare:

HANDANOVIC

NAGATOMO RANOCCHIA JUAN JESUS PEREIRA

ZANETTI KUZMANOVIC KOVACIC

GUARIN CASSANO

MILITO

Apologia di un capro espiatorio: Tommaso Rocchi

Premetto che Tommaso Rocchi non mi ha mai suscitato particolare interesse (sono evidentemente abituato male) ma è pur vero che noi interisti lo stiamo talmente maltrattando (spesso per colpe non certo sue) da sentirmi di dovere — anche in considerazione delle scelte fatte sul mercato e verosimilmente destinate a rivoluzionare il centrocampo e a cambiare il gioco della squadra — di fare il suo difensore d’ufficio.  

Tommaso Rocchi

Ci sono attaccanti come Ibrahimovic o Balotelli a cui è sufficiente consegnare il pallone per risolvere i problemi. E le partite. Stiamo parlando insomma di fuoriclasse tecnicamente indiscutibili e capaci di andare in porta a prescindere dal gioco espresso dalla squadra. Ma ci sono anche attaccanti sicuramente meno dotati, non per questo però meno efficaci sotto porta, che però per rendere al massimo hanno assolutamente bisogno di una squadra che giochi per loro. Rocchi fa parte ovviamente della seconda categoria. Ora, nessuno può mettere in dubbio che con i suoi 35 anni sia ormai a fine carriera e non potrà cioè ritrovare forze e motivazioni ahimé passate. Non potrà certo fare miracoli, no di sicuro. Però è pur vero un’altra cosa ancora. E cioè che si possa verosimilmente ancora pensare che se uno abbia fatto una caterva di gol per tanti anni non può aver improvvisamente smarrito del tutto quel talento innato sotto porta che gli va — statistiche alla mano — indubbiamente riconosciuto. Tutto sta allora metterlo  in condizione di poter dimostrare se sia capace di dare ancora qualcosa, di chiudere così in bellezza una discreta e dignitosa carriera realizzando qualche bel gol dei suoi anche con la maglia nerazzurra.

Vale a dire: sarà pur vecchio, probabilmente logoro e magari inevitabilmente demotivato, ma vogliamo provare a schierarlo davanti a un centrocampo capace se non di giocare per lui almeno in grado di dargli un po’ di palloni su misura per le sue caratteristiche? Rocchi potrebbe insomma aver solo bisogno di essere spesso lanciato in profondità e di sfruttare un po’ di cross a rientrare su cui è bravissimo a giocare d’anticipo. Servono centrocampisti bravi e coraggiosi con una sufficiente visione di gioco e capaci di toccare la palla di prima e di fare passaggi lunghi e precisi con una certa continuità e non solo fino a quando regge il fiato. Servono centrocampisti insomma come il rimpianto Thiago Motta o pur anche il Cambiasso di qualche anno fa, giocatori completi e bravi in entrambi le fasi come per esempio il pur inesperto Benassi o l’assai più esperto (e più talentuoso) coetaneo Kovacic, che invece ha avuto già la possibilità di giocare decisamente di più.

Innegabilmente, Rocchi è e rimane un ripiego, un temporaneo tappabuchi per sopperire in qualche maniera agli errori commessi dalla società. Ma proprio per questa ragione non mi sembra per niente giusto trasformarlo in capro espiatorio. Non merita di essere messo in croce per colpe e responsabilità non sue ma di chi quest’estate non ha avuto la forza o la voglia di cominciare a fare quello che invece si è cominciato a fare — o almeno così pare — negli ultimi giorni della sessione di mercato appena conclusasi. Una piccola grande rivoluzione a centrocampo che se la società avrà il coraggio di attuare veramente (se  metterà cioè Stramaccioni nelle condizioni di avviare la ricostruzione e di cominciare così a fare scelte inevitabilmente difficili quanto dolorose) scommettiamo che potrebbe improvvisamente beneficiarne (Milito o Palacio a parte) anche il maltrattato Rocchi?

L’Inter di Stramaccioni di più non può dare

Il gol sbagliato da Livaja

Niente da fare. L’Inter attuale non può dare di più. A questa squadra mancano almeno un grande centrocampista e una nuova grande prima punta che probabilmente al posto dello spaurito Livaja forse non avrebbe commesso l’incredibile errore al 90esimo quando sotto porta è riuscito a prendere il palo. Un po’ ci mette del suo Stramaccioni prima proponendo uno squilibrato modulo alla Mourinho (che non fa altro che ricompattare un Genoa senza idee e capace solo di difendersi con un po’ d’ordine) e poi per non aver avuto sufficiente coraggio a mettere fuori un Milito complessivamente sempre più imbarazzante. Non era Gargano a dover uscire, ma si doveva togliere una punta, non fosse altro perché Milito e Palacio ogni volta si toglievano spazio a vicenda.

La mossa di Chivu regista di raccordo tra difesa e centrocampo non sarebbe stata male come idea se solo i compagni lo avessero assecondato invece di continuare a imbottigliarsi in massa davanti e dentro l’area del Genoa. E forse il problema è che quando la squadra va in confusione Stramaccioni non sembra avere la forza di farsi sentire abbastanza. Ma l’organico rimane quello che è e nessuno, in queste condizioni, può fare miracoli.

Rimane il fatto che i soldi per fare grandi investimenti non ci sono più e nemmeno possiamo pretenderlo dal nostro caro grande presidente Massimo Moratti dopo tutto quello che ha speso in questi anni. Bisogna allora, volenti o nolenti, accontentarsi. Consapevoli dei limiti attuali e orgogliosi dello sforzo che comunque la squadra sta facendo per conquistare un posto in Champions.

UPDATE

  • Chi per inesperienza, chi per problemi d’ambientamento e chi perché semplicemente non ha i piedi o sufficiente personalità, alla prova del campo credo non ci siano ulteriori dubbi sul fatto che la società abbia sopravvalutato il valore di giocatori come Gargano, Pereira, Alvarez, Coutinho, Livaja o come Jonathan, Silvestre o Mariga. Dire che non sono da Inter è un po’ come scoprire l’acqua calda. E anche se magari qualcuno potrebbe esserlo da Inter, ormai è stato bruciato o quasi.

Il palo di Livaja

L’Inter di Stramaccioni di misura contro un grande Napoli

Fredy Guarin migliore in campo

Alla fine il pari sarebbe stato sicuramente più giusto. Ma nel calcio la spunta quasi sempre chi sbaglia di meno. E anche se tutte e due le squadre hanno commesso errori in quantità industriale (a dimostrazione che devono entrambe ancora crescere) l’Inter di Stramaccioni (voto 7 innanzitutto per aver rinunciato al tridente e poi anche per la sicurezza e il carattere che trasmette alla squadra) è quella che ne ha fatto qualcuno di meno dell’avversaria. Tipo i due gol – bellissimi quanto non facili – mentre per contro il Napoli ne ha sbagliati almeno un paio in maniera imperdonabile.

Il migliore in campo: Fredy Guarin (voto 8). Un gol che ha messo subito l’Inter nella situazione tattica preferita e un assist che la partita l’ha – quasi – chiusa. Ma soprattutto una ruspa in mezzo al campo, sia quando si tratta di ragionare e di dirigere e sia quando c’è da lottare e soffrire. Fondamentale nel fare sempre la differenza con un cambio di passo che spezzava gli equilibri di reparto e per la capacità di svolgere difensivamente anche la copertura che di solito svolge Cambiasso (voto 7) stasera a sua volta immenso anche come libero. L’asse Guarin-Cambiasso ha permesso all’Inter di Stramaccioni di reggere l’urto di un Napoli (nella ripresa veramente travolgente) a cui però è mancata sufficiente lucidità sotto porta.

Sempre più convincente Handanovic (voto 7) protagonista di alcuni grandi interventi che tra l’altro per prontezza di riflessi ricordavano quelli di Julio Cesar. Meglio Juan Jesus (voto 6,5) nel primo tempo, meglio Ranocchia (voto 6,5) nella ripresa, ma secondo me nonostante le molte occasioni concesse a Cavani e compagni l’intero reparto va promosso proprio in considerazione del valore degli avversari. Tra l’altro non c’era uno come Samuel che ora come ora è insostituibile. Nonostante ciò il Napoli ne ha fatto solo uno e se andiamo a sottilizzare pure in fuorigioco (anche se non era facile vederlo).

Andrea Stramaccioni durante Inter-Napoli 2-1Non particolarmente brillanti mi sono sembrati il Capitano (voto 6) e Nagatomo (voto 6) che però hanno come sempre corso tantissimo e hanno dato tutto senza risparmiarsi un solo minuto.

Nota dolente, almeno secondo me, ancora una volta Pereira (voto 5) perché impegno e corsa a parte sembra proprio aver litigato con il pallone fino a rischiare un autogol che secondo me lo avrebbe, almeno a San Siro, crocifisso. Gli ho visto indovinare un paio di passaggi consecutivi solo nei convulsi e confusi minuti finali. È troppo poco per giocare a questi livelli. Poco meglio mi è sembrato, anche se tatticamente indispensabile come gregario a tutto campo, un Gargano (voto 5,5) anche lui con evidenti difficoltà ad andare d’accordo il pallone. Ma con la maglia dell’Uruguay li ho visti giocare tutti e due a ben altri livelli: questo per dire che i veri Pereira e Gargano li dobbiamo ancora vedere.

Capitolo tutto particolare quello di Milito (voto 7 per il capolavoro del gol e voto 4 per tutto il resto della partita) che dopo 38 minuti in cui fa solo danni viene lanciato in area da Guarin e lui esegue uno dei suoi numeri preferiti: controllo in corsa e palla a fil di palo. Da alzarsi tutti in piedi per la standing ovation a un campione che ha fatto la storia recente dell’Inter. Ma gol a parte praticamente un cadavere in campo. Mah…

Con il ritorno di Cassano (voto 6,5) l’Inter ha improvvisamente ritrovato sbocchi in attacco. Lui parte alla grande, esegue alla perfezione il corner che libera Guarin in area e diventa un pericolo costante per la difesa napoletana. Poi però subisce un paio di interventi abbastanza cattivi e non è più in grado di dare uguale intensità. Meriterebbe il gol poco prima di essere sostituito, però il pallone che supera De Sanctis si stampa sul palo. Succede, ma la classe non è acqua.

Solitamente letale quando entra a partita in corso, stavolta Palacio (voto 6) è meno lucido del solito nel cercare di sfruttare le pur poche occasioni in contropiede nel momento di massimo sforzo del Napoli. Dà comunque una mano anche lui e nei minuti finali avrebbe meritato pure di chiudere la partita, ma dopo una grande azione personale il tiro gli finisce fuori di poco.

Infine: Coutinho (s.v.). Giusto farlo entrare e giustissimo farlo entrare al posto del sempre più frastornato Milito. Ma che cazzo lo fai entrare a fare se poi nessuno gli dà mai un cazzo di pallone?

Il gol di Milito

L’Inter di Stramaccioni svogliata, forse stanca, ma fortunata

Ranocchia autore del tiro deviato da Garcia nella propria porta

Ranocchia autore del tiro deviato nella propria porta da Garcia

No, il trequartista proprio no

Due punte più il trequartista è un lusso che questa Inter – ora come ora – sembra non si possa permettere. Soprattutto se poi in organico non ci sono giocatori adatti a stare dietro gli attaccanti. Così soffre il centrocampo – sempre in inferiorità numerica – si scopre la difesa e si è troppo prevedibili in attacco.

Coutinho gioca fuori ruolo

Coutinho (voto 5) non è un trequartista. Secondo me può giocare solo come seconda punta. Ma il fisico di certo non lo aiuta. Né i compagni di reparto si sforzano minimamente di dargli un mano. Ma merita altre occasioni. Incompreso.

Chi l’ha visto?

Pereira (voto 4) spaesato, timido e confuso. Se sia da Inter oppure o no è difficile dirlo per il semplice motivo che ancora non si è visto veramente mai. Come esterno di centrocampo per il momento è improponibile. Ma come si fa a fargli fare il terzino? Boh.

Cambi giusti, anzi perfetti, ma in ritardo

Stramaccioni (voto 6 complessivo tra un 7 per aver indovinato i cambi e un 5 per averli fatti con imperdonabile ritardo) sbaglia a schierare Coutinho trequartista, ma soprattutto gli è mancato il coraggio di lasciare in panchina uno tra Milito (voto 4) e Palacio (voto 4,5) tutti e due oggi veramente inguardabili.

E meno male che c’è Cambiasso

Se con il Palermo l’Inter di Stramaccioni non ha rimediato un’altra brutta figura (autogol a parte) lo deve però soprattutto al gran lavoro tattico svolto da Cambiasso (voto 7) che praticamente fa reparto da solo (e alla fine esce stremato) riuscendo sempre a dare un minimo di equilibrio alla squadra troppo sbilanciata in avanti. E a un particolarmente lucido e concreto Gargano (voto 6,5) che spesso e volentieri ha corso anche per Cambiasso.

Guarin e Nagatomo titolari veri

Nel momento in cui Stramaccioni ha tolto un attaccante (ma doveva farlo fin da inizio ripresa) il centrocampo non è andato più in sofferenza e questo anche grazie (e va sottolineato) all’evidente cambio di passo dei nuovi entrati Guarin (voto 6,5 se non altro per la voglia di far bene) e Nagatono (voto 6,5 pure a lui per lo stesso motivo).

Meno punte (spuntate) e più centrocampisti (di corsa)

Insomma, due centrali di centrocampo non bastano, ne serve un altro. Altrimenti non c’è sufficiente equilibrio. Cambiasso + un fondista + Guarin sembra essere, ora come ora, una formula più equilibrata. Forse.

Inter, devi dare di più

Detto questo, il pari sarebbe stato il risultato più giusto. L’Inter di Stramaccioni è stata fortunata e ha vinto grazie a un vero e proprio infortunio difensivo del Palermo. E quello che preoccupa (al di là delle pessime condizioni di Milito e Palacio) è che ha fatto molto poco per cercare di vincere. A dirla tutta quasi niente.

Per l’Inter di Stramaccioni una sconfitta che fa male

Brutta sconfitta a Parma

Dopo Torino l’Inter si è progressivamente smarrita. Psicologicamente, caratterialmente. E dopo la battaglia contro il Cagliari sembra essere crollata anche dal punto di vista fisico.

Molti giocatori vanno troppo spesso in sofferenza, quasi che a volte sembra di rivivere l’incubo della passata stagione.

Il gruppo sembra non esserci più. Nella ripresa la squadra si è disunita e ognuno giocava per conto proprio. L’Inter non può subire un gol come quello che ha segnato Sansone. Praticamente, è partito palla al piede senza che nessuno provasse a fermarlo e ha tirato un rigore in corsa. Semplicemente ingiustificabile.

Dispiace dirlo, ma Stramaccioni (voto 4) non ha dato segni di vita quando la squadra si è improvvisamente bloccata. Bisognava fare qualcosa, si doveva cercare qualche possibile soluzione. Invece, sostituisce Alvarez (voto 3, peggiore in campo) che ha fatto solo danni quando è troppo tardi. Ancora più ridicoli gli ingressi in campo di Livaja (s.v.) e Duncan (s. v.) a partita praticamente finita. Segno forse che è andato in confusione. Ma sbagliare una partita ci sta.

L’importanza di Cassano molti interisti l’hanno scoperta con la sua assenza. D’accordo, gioca quasi da fermo e aiuta poco, ma ora come ora è l’unico capace di fare sempre la differenza. Senza di lui – e non potendo ormai più contare su Sneijder (difficile, adesso che la situazione è pubblicamente degenerata, si possa arrivare a una soluzione) – il centrocampo non ha abbastanza qualità per creare gioco con una certa continuità.

Assenti ingiustificati Milito (voto 4) e Palacio (voto 4,5) che sì non sono stati mai serviti bene, ma non hanno mosso un dito per cercare a loro volta di dare una mano ai compagni in difficoltà.

Al di là della brutta sconfitta che ci può anche stare (il nostro obiettivo rimane un posto in Champions) inaccettabile è la mancata reazione dopo aver preso un gol che sicuramente non si doveva prendere. Preoccupa la sensazione che il gruppo possa essersi spaccato. Eccessiva tensione, parecchie facce scure, troppi passaggi sbagliati. E di nuovo – devo purtroppo ripetermi – un altro flash: c’è scarso dialogo in campo, si vede poco coraggio e ognuno sembra preoccuparsi di svolgere alla meno peggio il proprio compitino come se in panchina ci fosse ancora Ranieri e non chi fino a tre settimane fa era diventato l’allenatore emergente del calcio italiano.

È un momento difficile: se viene a mancare la serenità (come sembra) non arrivano più i risultati e se non arrivano i risultati non è facile ritrovare la serenità.  Anche la società dovrà fare la sua parte per ridare un po’ della fiducia perduta a un ambiente che improvvisamente dopo l’insperato trionfo di Torino – una vittoria indimenticabile proprio perché ottenuta nonostante le note circostanze avverse – ha improvvisamente perso la tranquillità non appena i risultati sono venuti a mancare, anche e non solo per propri demeriti. Anzi: soprattutto per gli errori arbitrali capitati – puntualmente – proprio nei momenti più sbagliati.

Rispetto a Bergamo o alla partita con il Cagliari l’Inter stavolta non ha alibi e nemmeno attenuanti. E la crisi è dietro l’angolo. Ma una grande squadra – se ancora non lo è lo diventerà, deve solo crescere – si vede nei momenti come questi.

Se Milito offende il gioco del calcio

Rigore a parte – che l’arbitro di porta non poteva non vedere – se sbagli un gol come quello sbagliato nella ripresa da Milito (ancora più facile di quello che si è mangiato a inizio partita) allora non meriti solo di pareggiare ma di perdere. Perché la grande squadra è quella che sbaglia di meno e una grande squadra è una grande squadra quando i gol a porta libera li fa sempre. Altrimenti non è una grande squadra. Punto.

(Nessuno mette in discussione il valore di Milito e quello che rappresenta e bla-bla vari. Ma quando gioca come oggi – malissimo – allora può benissimo accomodarsi in panchina)

Non ha vinto l’Inter, ma il calcio pulito

Milito protagonista a Torino

Quello che è accaduto sabato 3 novembre 2012 allo stadio di Torino sarà ricordato per sempre. L’Inter di Stramaccioni è riuscita a compiere l’impresa impossibile, è riuscita a vincere contro la Fiat aiutata in campo dai sei arbitri e sostenuta dai giornali e dalle tv che già pregustavano le solite feste in soccorso del vincitore. E l’Inter di Stramaccioni ha regalato allo sport uno dei suoi momenti più alti e indimenticabili. Perché non ha vinto solo l’Inter, ha vinto tutto il calcio italiano, quello vero, quello pulito. Hanno simbolicamente vinto tutte quelle squadre che sono state derubate ogni volta che hanno incontrato la squadra della Fiat, hanno vinto tutti gli sportivi, quelli che amano veramente il calcio.

Cambiasso, Nagatomo e Palacio

Partita falsata dagli arbitri, ma l’Inter ha battuto lo stesso la Fiat

Perché l’Inter di Stramaccioni non ha vinto una semplice partita, no. Sarebbe riduttivo metterla su questo piano. Perché non era una semplice una partita, ma era una vera e propria resa dei conti di chi si è ripreso il controllo del calcio italiano dopo Calciopoli (e come se Calciopoli non fosse mai esistita) nei confronti di chi ha avuto in questi anni il coraggio e la sfrontatezza di ribellarsi a una Serie A truccata. E, fortuna ha voluto, che nonostante tutto, nonostante si trattasse di una partita falsata, nonostante gli aiuti, i padroni della Serie A non sono riusciti a umiliare e nemmeno a vincere chi ha osato sgarrare e mettere in discussione il sistema.

Tagliavento e gli altri 5 arbitri sconfitti dall’Inter di Stramaccioni

Andrea StramaccioniIl calcio italiano è corrotto? Non lo dico io, non ho prove per dirlo, ma se lo dice da solo il calcio italiano se non fermerà (come, visti i precedenti, mi sento di anticipare) almeno per qualche mese Paolo Tagliavento e gli altri cinque arbitri dopo gli errori talmente evidenti (senza dover far ricorso alla moviola, insomma) e quasi tutti ingiustificabili compiuti in una delle partite per me più belle della storia del calcio.
Ma il trionfo – imprevisto – dell’Inter di Andrea Stramaccioni, avvenuto per merito di una squadra che è riuscita a vincere nonostante gli aiuti arbitrali alla Fiat che tutti abbiamo visto non cambia, non può far cambiare, il giudizio sulla partita: è stata falsata dal direttore di gara Paolo Tagliavento e dagli altri cinque arbitri in campo anche se gli aiuti alla Fiat non sono riusciti – e questa è la più grande beffa sportiva che si potesse mai immaginare – a condizionare il risultato.

Se Tagliavento e Preti non sono dei venduti allora erano ubriachi

Pronti via e subito il gol della squadra della Fiat in netto fuorigioco. Una vergogna assoluta, che nessun assistente di linea (un certo Preti per la cronaca) poteva non vedere a meno che non fosse ubriaco. Non solo. I padroni di casa menano di brutto per tutto il primo tempo finché Lichtsteiner, già ammonito, fa un’entrata da rosso diretto. Hai visto tu Tagliavento? È platealmente – e comicamente – scappato via come in un film di Boldi e De Sica. E infatti lui, Tagliavento  – non solo uno dei peggiori arbitri della storia del calcio italiano ma uno dei più ridicoli e impresentabili – assomiglia molto a un tipico un personaggio della commedia all’italiana più cialtrona, becera e volgare che peggio non si può.

Se Tagliavento continua ad arbitrare significa che il calcio italiano è corrotto

Fabiano Preti, l'assistente di linea che non ha visto il fuorigioco

Fabiano Preti

Va bene, a parte tutto, siamo obiettivi: uno così, uno che ha arbitrato una partita così importante favorendo in maniera che più evidente non si può una squadra – lasciamo stare che poi non è riuscita nonostante tutti gli aiuti a vincere – non merita di essere fermato? No!? E allora di che cosa stiamo parlando? Se Tagliavento – come è successo prima con Mazzoleni, Rizzoli o Gervasoni – non vanno fermati nemmeno di fronte a errori clamorosi e ripetuti allora come si fa a non pensare che questo calcio sia corrotto? Perché e per quale motivo un tifoso dovrebbe dare per scontata la buonafede degli arbitri che commettono clamorosi e ripetuti errori arbitrali sempre a senso unico? Se non sono corrotti allora non sono in forma. E se non sono in forma (sic) perché allora continuano ad arbitrare? A meno che non vogliano continuare a prenderci per il culo onestamente non vedo alibi. Altrimenti qualcuno mi deve spiegare perché Tagliavento e gli altri devono per forza continuare ad arbitrare e – faccio una previsione –  perché devono fare altri danni? Perché?

Stramaccioni, Milito e Cambiasso nella storia dell’Inter

Della partita vera e propria mi rimane difficile parlare proprio perché è stata falsata dagli arbitri. Come si fa ad analizzare una gara in cui dopo 18 secondi sei arbitri non si accorgono di un fuorigioco di almeno un metro? Come si fa a parlare di tecnica e di tattica quando Lichtsteiner fa un’entrata da rosso diretto pur essendo già stato ammonito e l’arbitro scappa via? Cos’è? Una partita – il famigerato big match entusiasticamente sbandierato dai media che già presupponevano di sapere come andava a finire – o una sequenza del prossimo cinepanettone? Trovo difficile parlare di calcio in maniera seria quando ho visto una partita diretta in maniera ridicola e inaccettabile. Il secondo gol di MilitoSenza nulla togliere però (anzi) il merito ad Andrea Stramaccioni (voto 10) di aver messo in campo tre punte e di aver creduto nella forza della sua squadra. Ma soprattutto Stramaccioni ha avuto secondo me il merito di non aver perso la testa di fronte all’assedio degli arbitri e di essere stato capace di rimanere lucido e sereno anche nei momenti più difficili. A Torino, nel primo tempo di Torino, Andrea Stramaccioni ha dimostrato se non di essere bravo come Mourinho di avere sicuramente altrettanta personalità. Ma Stramaccioni ha dimostrato non solo grande duttilità tattica di riuscire a schierare un’Inter sempre diversa a seconda delle situazioni, ma anche la capacità di saper leggere la partita e di indovinare sempre il cambio giusto.
Mentre il migliore in campo e simbolo indiscusso (secondo me) dell’Inter di Stramaccioni è Diego Milito (voto 10 e lode) non tanto per il prezioso rigore che ha riaperto la partita o per la tenacia con cui è andato a cercarsi il gol del vantaggio, ma per come ha messo tutto se stesso in campo, per come ha giocato da interista vero e non solo per contratto – l’ho visto io come credo l’hanno notato in molti – come se fosse la partita della vita, quasi più di una finale di Champions. È stato – detto poi da uno come me che ancora gli rinfaccia le dichiarazioni a caldo di Madrid – commovente perché ha giocato come avremmo giocato noi se fossimo stati al posto suo. Per me, è stata la sua partita più bella. Senza dubbio.
Palacio segna il terzo golSubito dopo, nella graduatoria, non posso non mettere Esteban Cambiasso (voto 9) non tanto per il gioco prodotto, ma soprattutto per come ha saputo sostenere la squadra soprattutto nei momenti di difficoltà ed è stato capace di farla rimanere sempre lucida e compatta anche giocando in 11 contro 17. Ma a Torino sono stati protagonisti indiscussi anche Palacio (voto 8 per come è riuscito a rendersi pericoloso ogni volta che riceveva il pallone prima ancora che per il gol che ha chiuso la partita) Nagatomo (meraviglioso assist a parte, voto 8 per lo spirito da samurai, il coraggio e la voglia cioè di crederci nonostante tutto) Guarin (voto 8 non fosse altro che per l’azione che ha propiziato il raddoppio di Milito) e Handanovic (voto 8 per la parata su Marchiso, ma più in generale per la sicurezza dimostrata tra i pali che a Torino non è mai facile avere). Magari mi scordo qualcuno, ma quelli citati mi vengono subito in mente più degli altri (voto a partire dal 7) in una partita del tutto anomala e inclassificabile di cui tutto è stato tranne che un semplice evento sportivo. L’Inter di Stramaccioni ha vinto una partita truccata ma finita al contrario. Una grandissima, indimenticabile, partita truccata finita al contrario.

Tagliavento non espelle Lichesteiner

L’Inter di Stramaccioni prima in classifica

Il risultato finale secondo La Gazzetta dello Sport

Segnali di nervosismo alla Gazzetta: online il risultato… sognato

Il Napoli perde a Bergamo e l’Inter sale in testa alla classifica (quella vera, s’intende). L’Inter non entusiasma, subisce un gol fortunoso quanto immeritato, balbetta e non reagisce come dovrebbe per tutto il primo tempo. Ma nella ripresa Milito (voto 4 per il primo tempo, 7 per come ha poi cambiato la partita) messo davanti al portiere sceglie di farsi fare fallo piuttosto che tirare (e fa bene visto il suo momento non proprio esaltante). Rigore ed espulsione da ultimo uomo. Milito pareggia altrettanto fortunosamente come era passata in vantaggio la Samp e la partita prende finalmente un’altra piega. In dieci i blucerchiati non sono più capaci di coprire tutti gli spazi. Ma per risolverla serve un altro insperato colpo di fortuna o meglio un incredibile errore della Samp che perde palla sugli sviluppi di un corner e Milito innesca Cassano (voto 7) che parte in contropiede, si tira addosso tutta la difesa avversaria e infine libera Palacio (voto 7 per la freddezza con cui ha segnato, voto 4 per tutti i palloni che ha giocato male per troppa sufficienza) che piazza il pallone a fil di palo, quasi come se fosse telecomandato. Finito l’incubo, l’Inter può tornare a trotterellare in scioltezza. Il terzo gol nasce sugli sviluppi di un fuorigioco (anche se di poco e difficile da vedere) di Nagatomo (voto 6) e la cui azione viene conclusa da Guarin (voto 6,5 soprattutto per come ha interpretato la fase difensiva) che finalmente riesce a tenere la palla bassa e segna con un potente rasoterra. L’unica disattenzione la commette nei secondi finali quando non copre bene su Eder, lasciandolo entrare in area per l’uno-due vincente.

Il rigore di Milito

Il rigore di Milito

Determinante, a mio modo di vedere, è stato l’ingresso in campo di Esteban Cambiasso (voto 7 per l’ennesima dimostrazione di lucidità e concretezza nel prendere per mano tutta la squadra in difficoltà) nella ripresa. La sua mancanza si era fatta sentire molto. Una sostituzione che ha cambiato la partita.
Nell’Inter di Stramaccioni (voto 7 per i cambi, perché non perde mai la calma e soprattutto perché i giocatori lo seguono totalmente) Cambiasso è fondamentale. Appena lui riesce a far funzionare bene gli automatismi tra difesa e centrocampo a quel punto dipende tutto dalla voglia e dalla buona vena degli attaccanti fare il resto.

Ennesima buona prestazione di Ranocchia (voto 6,5) attento soprattutto a non commettere falli per evitare giallo e squalifica. E tanto è riuscito a fare ad eccezione di un’entrata sbagliata per eccesso di foga che si poteva risparmiare, ma che per fortuna l’arbitro Doveri né l’assistente di linea hanno visto. A me non è sembrato un fallo da cartellino, ma con l’aria che tira chi può dirlo?

La gioia dell'inter per l'ennesima vittoriaSostanzialmente tutta la squadra ha giocato bene, a parte Handanovic (s. v.) che anche se non è stato mai impegnato sul serio si è capito benissimo che non era proprio in giornata e Pereira (voto 5) che proprio non riesce ancora a capire i tempi degli inserimenti e dei passaggi e soffre inevitabilmente il fatto di non riuscire a rendersi utile come vorrebbe. Va aiutato e sostenuto, anche se Cassano gli preferisce smaccatamente Nagatomo con cui riesce a dialogare molto meglio.

Detto questo, l’Inter di Stramaccioni che vince anche quando non brilla particolarmente è veramente un buon segnale. I campionati – quelli veri – e non falsati dagli arbitri, si vincono anche così. E nella vera classifica della Serie A l’Inter è prima. Che si vuole di più?

La vera classifica della Serie A

L’Inter riesce a espugnare San Siro anche in Coppa

L'Inter espugna San Siro anche in Europa League con Palacio

Handanovic (voto 7 per l’unica vera parata di tutta la partita) fa il miracolo su Markovic (voto 7,5, per me il migliore in campo) e sul ribaltamento dell’azione il portiere del Partizan Petkovic (voto 4) fa invece una papera di rara goffaggine su un colpo di testa di Palacio (voto 6 ma solo perché ha segnato, per il resto inoffensivo con il suo insopportabile modo di giocare in punta di piedi) che più centrale e loffio non si poteva. Fatto sta che l’Inter di Stramaccioni (voto 6 di stima) riesce a vincere a San Siro anche in Europa League, seppure giocando male contro avversari decisamente modesti. Va bene così, considerata anche la scarsa attenzione riservata a questa competizione che tra l’altro disputandosi di giovedì crea problemi di recupero per il campionato.

L’Inter ha avuto tre occasioni nel primo tempo con l’impresentabile Coutinho (voto 4 per gli errori secondo me imperdonabili per uno con il suo talento ed è ora che qualcuno cominci a urlargli nelle orecchie che o si sveglia o può scordarsi di giocare a questi livelli) e un’altra occasione ancora più netta nella ripresa con Cassano (voto 5 per essersi ben presto adeguato alla mediocrità della partita) che ha sbagliato a porta spalancata e con il pallone tra i piedi un gol che non è da lui sbagliare. Ma forse è dipeso dal fatto che si è innervosito non poco per come i compagni giocavano male, prendendo di mira a un certo punto il malcapitato Pereira (voto 5) che nonostante l’impegno che ci mette continua a fare ancora un sacco di confusione. Mentre la squadra serba può recriminare per il palo colpito da Markovic nel primo tempo e per l’occasione avuta sempre dallo stesso giocatore (molto veloce e tecnicamente dotato) nella ripresa e per fortuna neutralizzata da Handanovic.

A parte il passaggio a Palacio che il portiere del Partizan ha trasformato in un assist, su Milito (s. v.) o meglio sull’ectoplasma di Milito entrato nel finale per sostituire Cassano è meglio stendere un velo pietoso. Sembrava scoppiato già al momento del cambio. E veramente non capisco che cosa abbia e come mai stia soffrendo così tanto. Mah…

A occhio il migliore dell’Inter è stato di nuovo Cambiasso (voto 7 se non altro per la voglia) anche se Stramaccioni lo ha relegato per buona parte della partita in difesa. Con l’ingresso di Capitan Zanetti (s. v. perché ormai è al di sopra di qualsiasi critica) per dare più… dinamismo alla squadra, Cambiasso ha avuto licenza di avanzare e ha subito dato più lucidità e incisività a un centrocampo troppo anonimo e senza creatività. Centrocampo in cui ancora una volta (e questo è un brutto segnale) ha deluso e parecchio Guarin (voto 4) che sembra aver perso del tutto la potenza e la brillantezza d’inizio stagione che aveva fatto così ben sperare per il futuro. Un altro caso, insieme a Milito, difficile da capire e da spiegare. Mi auguro che sia solo una questione fisica, di forma da recuperare.

Se Milito va… capito

Milito disastroso nelle ultime partite

Avete presente quando Abbiati ha rinviato il pallone sui piedi di Milito e Milito è riuscito a sbagliare un gol che avremmo fatto pure noi? Bene. Ora Settore spiega a tutti noi che non l’abbiamo presa, diciamo così, per niente bene perché Milito vada non solo giustificato, ma addirittura capito:

[…] il gol che Milito ha sbagliato al sesto minuto non era, appunto, una semplice occasione, ma un gol già fatto. Bisognava giusto formalizzare l’atto con un semplice e naturale gesto, mettere l’apposita sfera di cuoio dietro la linea di gesso (sintetico) che delimita la zona del campo e dell’immaginario colletivo oltre la quale si può urlare gol, o Tor se sei in Germania, o Yeah se sei in Britannia, o minchia se sei in Sicilia. Certo, mettiamoci nei panni di un Principe abituato a vincere un triplete da solo bucando portieri da ogni dove e con gesti tecnici fantastici: stai giocando Milan-Inter, hai davanti un portiere filo-nazista che invece di rinviare a un anno-luce ti serve il pallone dritto sui piedi, a qualche metro dalla porta spalancata. E non nel trofeo Birra Moretti, ma in un derby di campionato. E’ – diciamolo – una situazione talmente surreale che sì, io Milito lo capisco. Per uno come Milito, il contesto era mentalmente ingestibile, un disegno troppo inestricabile, troppo avanti. Se il portiere della squadra avversaria al sesto minuto di un derby che già perde 0-1 ti mette il pallone sui piedi in mezzo all’area, tu sei autorizzato a pensarle tutte, anche che dentro il pallone ci sia una mina antiuomo, o che “Scherzi a parte” stia registrando la sua puntata più clamorosa, o che tutto questo no, dai, non stia accadendo davvero, che sia un sogno, un’allucinazione, una costruzione del pensiero, una pastiglia che qualcuno ti ha messo nella borraccia. Ecco, io lo capisco Milito.

L’Inter di Stramaccioni vince un derby di rara bruttezza

L'esultanza di Stramaccioni che vinto il suo primo derby

Derby tecnicamente inguardabile che l’Inter ha vinto difendendosi in dieci per quasi tutta la ripresa. Il risultato dà ragione a Stramaccioni, ma secondo me ha rischiato troppo scegliendo di chiudersi a oltranza, non tanto dopo l’espulsione di Nagatomo ma subito dopo il gol di Samuel. Per fortuna la difesa ha tenuto e loro hanno sbagliato parecchio. Ecco: anche la fortuna fa un grande allenatore. E Stramaccioni è sulla buona strada.

Se non sono troppi 6 gol sbagliati in due partite
Ma se l’Inter ha sofferto oltre il dovuto la colpa è solo di Diego Milito che ancora una volta ha sbagliato un gol che un attaccante come lui non può sbagliare. I numeri dicono che tra Fiorentina e derby se n’è mangiati sei, di cui quattro da solo davanti al portiere. Facciamolo riposare, che ultimamente sembra abbastanza stordito.

Il colpo di testa di Samuel che ha deciso il derbyE se Palacio non è meglio 
Palacio, d’altronde, entrato al suo posto non è stato da meno. Il Capitano gli fa il regalo di metterlo davanti ad Abbiati per chiudere la partita ed entrare nella storia dell’Inter e per tutto ringraziamento Palacio, forte della sua freschezza di nuovo entrato, fa un passaggio a un incredulo Abbiati. Niente di nuovo, per quanto mi riguarda. Sapevo che l’inaspettato arrivo di Cassano con l’imprevista retrocessione in panchina gli avrebbe tolto (alla faccia della professionalità) la… voglia di giocare. In un derby, soprattutto se stai facendo panchina, devi dare non solo tutto, ma di più. Ha sbagliato un rigore in movimento e per il resto è rimasto a guardare i compagni sudare. Complimenti.

Ancora Cou
Coutinho ha ancora una volta – purtroppo – dato ragione alle mie perplessità. Ha tutti i numeri per diventare un campione, ma ogni volta che Stramaccioni gli dà fiducia lui puntualmente fallisce l’occasione. E lo fa scomparendo dal campo, costringendo l’Inter a giocare in dieci. Imbarazzante.

Fischi e fischietti facili
La regola del fallo di mano è sicuramente demenziale come parecchie cose arbitrali di casa nostra. D’accordo, Valeri (e lo si sapeva) applica fiscalmente il regolamento. Ma è un regolamento ridicolo, come per esempio la discrezione concessa sui falli da ultimo uomo e sui contatti con il portiere. Si fischia sempre, si fischia troppo, si fischia a cazzo. E i giocatori se ne approfittano. Una vergogna.

Ho visto tutti episodi che ci stanno
Sul gol di Montolivo (il cui tiro è stato preceduto dal fischio di Valeri) non saprei quale potesse essere la decisione più giusta, ma l’eventuale errore ci sta. Francamente, anche alla moviola non si capisce bene, figurarsi valutare l’impatto sul portiere in un secondo. Sul presunto rigore di Samuel su Robinho è chiaro che solo chi è in malafede possa dire che fosse rigore. Vabbè che purtroppo non siamo in Premier League (purtroppo sì) ma c’è un limite a tutto. Ma scherziamo? Allora fischiamo qualsiasi contatto e non se ne parla più.

Ma lasciamo perdere, per favore, lo schema del rinvio 
Infine, non posso non sottolineare lo schema del rinvio. Quando nel primo tempo Handanovic rinviava per la testa di Nagatomo e, dopo l’espulsione, per quella di… Pereira. Con risultati quasi sempre facilmente intuibili. Allora, sappia il caro Andrea Stramaccioni (a cui voglio sempre più bene, sia chiaro) che ogni volta che Handanovic fa questa cosa non manca mai da parte mia un veramente di cuore vaffanculo (per non dire altro) a lui indirizzato. E allo stesso tempo mi auguro che il nostro caro Andrea si convinca presto (come per quell’altra inguardabile trovata del calcio d’angolo a due che poi è stata finalmente abbandonata) di lasciar perdere. È assurda, come soluzione, prima ancora che ridicola. O no?

  • UPDATE
    La solitudine del secondo palo
    Mi ero dimenticato del gol di Samuel, di come cioè sia stato propiziato. E cioè: attaccando – una volta tanto – anche il secondo palo. Cosa che da un po’ di tempo all’Inter ci si dimentica (e non so perché) spesso. Avendo in squadra giocatori come Cassano (o Coutinho quando trova il coraggio di giocare) particolarmente portati a fare assist, a maggior ragione diventa un’importante arma in più se solo si avesse un po’ di attenzione in più nell’occupare tutti gli spazi sui calci piazzati e sui cross in genere.

    Se a contestare l’espulsione di Nagatomo è Bonera
    Devo assolutamente fare i complimenti a Bonera per quello che ha detto nel dopopartita. A proposito cioè dell’espulsione di Nagatomo, secondo lui ingiusta: “Sull’espulsione di Nagatomo, mi è sembrato che l’arbitro abbia perso completamente la partita di mano. Sto parlando di un episodio a nostro favore, che però non mi torna. Diciamo che l’arbitro non ha arbitrato bene”. Chapeau.

Se Stramaccioni sostituisce Guarin con… Alvarez

Milito sconsolato, ma lui è stato tra i peggiori in campoL’Inter ha tenuto il campo e (pur non riuscendo a segnare) l’ha tenuto bene finché Stramaccioni non è impazzito e ha avuto l’infelice idea di fare un cambio assurdo, semplicemente da non credersi. Sostituire Guarin con Alvarez, una volta tanto che gli equilibri di centrocampo funzionavano, è stato un harakiri inspiegabile. Mettere dentro un altro “fantasista”, quando il problema invece era semmai che non c’era mai nessuno in area a dare una mano allo spento Milito, ha avuto l’effetto di intasare definitivamente gli spazi davanti all’area del Siena e, cosa ancora più grave, ha praticamente scoperto il centrocampo con Gargano (che Stramaccioni, a completamento del suo capolavoro tattico ha poi sostituito anche lui con… Coutinho!) lasciato a fare reparto da solo.

Sneijder a testa bassaEra talmente prevedibile quello che è poi puntualmente successo che non riesco francamente a capire come sia stato possibile. Non poteva che finire così com’è finita. Inevitabile, se togli dal campo gli unici due interditori capaci di correre anche per gli altri e butti nella mischia al loro posto non dico degli attaccanti veri (tipica mossa della disperazione di Mourinho) come per esempio Livaja (messo dentro solo nei minuti finali) ma due rifinitori come Alvarez e Coutinho. Con il risultato – anche abbastanza tragicomico –  che Alvarez e Coutinho insieme a Sneijder e Cassano tutti e quattro (e io per dire che già considero Cassano insieme con Sneijder un azzardo…) si sono messi a crossare (come non bastasse anche ostacolati da Pereira e Nagatomo che invece di ripiegare sono rimasti in attacco a creare ulteriore confusione) palloni su palloni a casaccio (ben 45 cross secondo le statistiche della Gazzetta…) in un’area presidiata da quasi tutto il Siena con in ostaggio un Milito tra l’altro irriconoscibile. Tanto che nel finale, evidentemente contagiato dal clima di follia generale, lo stesso Milito si è piazzato sulla fascia e – incredibile ma vero – si è messo a crossare pure lui.

La delusione di Cassano

La sensazione, insomma, è che dopo aver clamorosamente sbagliato il cambio Stramaccioni abbia perso il controllo della situazione e sia stato sopraffatto dagli eventi senza che nemmeno il più esperto Beppe Baresi al suo fianco sia stato in grado di aiutarlo in qualche modo ad aggiustare in corsa il buco a centrocampo creato dall’ingresso di Alvarez. Per riequilibrare la mediana scoperta in fase di interdizione sarebbe stato sufficiente per esempio togliere prima Cassano e mettere dentro il Capitano. Invece, Stramaccioni ha commesso un secondo clamoroso errore facendo uscire anche Gargano e a quel punto non c’è stato proprio più niente da fare. Con la squadra imbottita di giocolieri e quasi tutta riversata al limite dell’area del Siena ai giocatori di Cosmi sono bastati un paio di ripartenze in velocità per chiudere la partita.

Stramaccioni sbaglia i cambi e l'Inter cade a San SiroChe dire, dopo una disfatta del genere? Continuo senza nessun dubbio a credere nelle qualità di Stramaccioni, perché un allenatore della sua età e in pratica alle prime armi ha tutto il diritto di sbagliare. Soprattutto in una situazione assai complicata come l’attuale, con una squadra ancora in fase di rodaggio e che ha quindi bisogno di tutto il tempo necessario per crescere. E in ogni caso l’Inter non si può certamente permettere alcun ripensamento, tra l’altro dopo poche partite, rispetto a quello che è il progetto su cui questa estate si è creduto o forse solo scommesso. E secondo me l’Inter deve sostenere e difendere Stramaccioni per aiutare lui e la squadra a superare questo momento non difficile ma difficilissimo.

Ma la prossima volta, ce lo dobbiamo augurare tutti, anche quelli che a San Siro hanno impietosamente fischiato una squadra che comunque aveva dato tutto, Stramaccioni dovrà avere il coraggio e la forza, se ce ne sarà bisogno, di sostituire o anche mettere in panchina Sneijder e Cassano. Ma credo che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti lo sappia benissimo.

Inter-Siena, intervallo

Se all’Inter ci si dimentica dei fondamentali del calcio. Mai nessuno sul secondo palo. Se Cassano fa una giocata sul primo palo tu Guarin che stai sull’altra fascia devi andare ad attaccare il secondo palo. Perché che arrivi o no il pallone (quello di Cassano era facile facile, solo da appoggiare in rete) tu ci devi andare comunque. Somaro che non  sei altro.

Bene Cassano, autore di buone giocate, di cui un paio potevano essere trasformate in gol. Ma se Milito non è in giornata, come è sembrato finora, è come predicare nel deserto.

Bene anche Sneijder nella posizione più arretrata rispetto al solito (mentre Cassano fa da spalla a Milito) ma ancora una volta l’olandese è svagato nei momenti in cui bisogna essere concreti. Cassano l’ha messo in porta palla al piede e lui non trova di meglio da fare che metterla in mezzo per il fantasma di Milito. Ma che cazzo fai? Imperdonabile.

Buona la difesa, anche se Ranocchia è stato veramente fortunato a non fare autogol. Così così il centrocampo, positivo in fase di contenimento un po’ meno quando si deve far girare la palla con una certa velocità. Troppo lenti, sveglia!

Milito abulico come non mai, se continua così io non ci penserei su due volte a buttare nella mischia Livaja al posto di uno tra Cassano e Sneijder.

Riecco la pazza Inter (e con una punta sola)

INTER-HAJDUK SPALATO 0-2 Stramaccioni insieme con Milito ferito alla testa

MA SI PUÒ? Si può rischiare di non qualificarsi dopo aver vinto all’andata per 3-0? Si può strapazzare l’Hajduk  a casa loro e una settimana dopo farsi mettere sotto a San Siro? Si può sbagliare tutto in attacco e altrettanto in difesa? Si può deludere 40mila tifosi accorsi fiduciosi nonostante fosse il 9 agosto? Sì, si può. Ed è incredibile come l’Inter a volte riesca ad essere totalmente irrazionale. Come spiegare altrimenti prestazioni così diverse nello spazio di pochi giorni con lo stesso avversario? Non si spiega (altrimenti non sarebbe l’Inter) e si può solo provare a trovare delle attenuanti generiche. Tipo gli equilibri di squadra ancora da trovare, il calo fisico causato dai carichi di lavoro della preparazione ancora in corso, la scarsa concentrazione dopo aver ipotecato a Spalato la qualificazione. Ma sono solo attenuanti per una figura di merda che è e rimane una figura di merda. Che se possibile sarebbe meglio evitare di ripetere in futuro. Come? Magari correggendo gli errori più vistosi.

L’INTEGRALISMO TATTICO È PERICOLOSO. La figura di merda contro l’Hajduk ha comunque reso evidente anche quello che qui si scrive fin dall’inizio: Stramaccioni è bravo (non si discute) è preparato e intelligente quanto serve, ma ha un difetto che farà bene a eliminare (per il suo bene e quello dell’Inter) il più presto possibile: l’integralismo tattico di cui è ancora imbevuto. Andava bene quando allenava le giovanili, ora invece deve crescere e farlo in fretta e deve diventare molto ma molto più pragmatico. Il buon Stramaccioni farebbe bene a rivedersi per esempio il primo anno di Mourinho in Serie A, di come si è adattato (con grande spirito di sopravvivenza) facendo giocare l’Inter non come a lui piaceva ma come meglio gli conveniva. Ed è anche per questo motivo che Mourinho è un grande allenatore. Stramaccioni ha sufficiente personalità e talento per seguire le sue orme, ma deve diventare più elastico, più concreto.

IL MODULO A UNA PUNTA SOLA FA CACARE.  Dopo aver visto la figura di merda contro l’Hajduk viene da pensare che evidentemente quando l’Inter di Stramaccioni ha di fronte una squadra che si difende e chiude gli spazi soffre inevitabilmente l’integralismo tattico del suo giovane allenatore di voler per forza giocare con una sola vera punta, costringendo così il povero Milito a far reparto da solo. A… rompersi letteralmente la testa a furia di sbattere contro il muro difensivo avversario. Alla prova dei fatti (cosa che Berlusconi anni fa spiegò benissimo ad Ancelotti) l’invenzione del modulo a una punta sola non è sembrata precisamente una grande idea. Ma più approssimativamente sembra una cazzata. Certo, mi si dirà: l’Inter ha comunque creato un sacco di occasioni da gol. D’accordo, però l’Hajduk purtroppo non gioca in Serie A. È pur vero che potrebbe aver influito abbastanza la mancanza di qualità (e dinamismo) dell’attuale centrocampo, la solita nota dolente e certo non da ora. Ma rimane il fatto che Milito ha dato il massimo quando Mourinho gli affiancava altre due punte vere come Eto’o e Pandev. Ora, non dico tre che per come siamo messi sarebbero davvero troppe: ma almeno due sì.

MILITO E PALACIO NON BASTANO. Forse l’unico aspetto positivo da trarre dalla figura di merda rimediata contro i croati credo sia il fatto che non si possa più continuare a far finta di non vedere quei giocatori che ancora mancano e che bisogna assolutamente prendere. Almeno 4 e cioè: un centrocampista (Paulinho o qualcosa di simile) un laterale difensivo (Jonathan non mi convince proprio) e due (dicasi due) attaccanti. Ribadisco ancora una volta di non essere per niente d’accordo sulla scelta di aver messo alla porta Pazzini e riterrei un eventuale scambio con Quagliarella un errore clamoroso quanto lo sono stati Pirlo e Seedorf regalati o quasi a Mediaset. E smettiamola per favore di illuderci con Coutinho: non avrà mai il fisico per giocare di punta, mentre Longo mi è sembrato ancora abbastanza acerbo e deve fare molta panchina. Iniziare la stagione soltanto con due attaccanti e cioè Milito e Palacio sarebbe un suicidio sportivo. D’altronde, l’Inter dell’ultimo decennio ha sempre avuto due attaccanti in campo e due in panchina di altrettanto valore.

L’Inter e l’improvvisa rifondazione a scoppio ritardato

L'Inter ha vinto il trofeo Moretti

Due o tre cose lette o viste in giro su cui sono d’accordo. Le analisi di Corrado Orrico, innanzitutto. A Sky l’ex allenatore dell’Inter di una sola mezza stagione pronostica la Fiat al primo posto, il Napoli secondo, Roma e Mediaset a contendersi il terzo posto. E l’Inter? Come l’Unione europea, ha detto Orrico. Come l’Europa che ha attuato rigide misure restrittive troppo in ritardo rispetto allo sviluppo della crisi economica, anche l’Inter ha sbagliato a ridimensionarsi adesso invece di cominciare già due anni fa a rinnovare gradualmente la squadra senza stravolgere completamente tutto. Ora l’Inter deve ricominciare tutto da capo e passerà parecchio tempo prima di riuscire a ricostruire una nuova grande squadra. Ma la considerazione più velenosa Orrico la fa in chiusura di trasmissione. E la fa a proposito della scelta di aver messo alla porta i tre brasiliani della difesa. Decisione che secondo Orrico (quindi  non solo per me) c’entrerebbe poco con il calciomercato.

Mentre post dopo post mi trovo sempre più d’accordo con le considerazioni di Blogcalciomercato per quanto riguarda le cervellotiche scelte di quest’estate. Non ultima quella di Pazzini:

Non credo che sia necessario ricordare cosa hanno fatto per l’Inter Cruz e Crespo per evidenziare l’importanza di avere bomber di scorta…
Quante partite si risolvono, si ribaltano, negli ultimi minuti inserendo un attaccante vero?
E se Milito dovesse ribloccarsi? Se dovesse patire gli stessi problemi di due anni fa? Se dovesse fermarsi a 23 presenze e 5 gol?
Pazzini è stato gestito male, l’Inter lo cederà a poco e sicuramente lo sostituirà con qualcuno che lo farà rimpiangere.

Per quanto mi riguarda dico solo questo: Milito sarà pure cento volte più bravo di Pazzini (non dico di no) ma la prossima estate l’argentino di anni ne avrà 34  e vuoi o non vuoi il problema dell’attacco si riproporrà un’altra volta ancora, nel senso che Moratti dovrà per forza prendere a peso d’oro un nuovo grande centravanti e che nessuno certo gli regalerà. La (s)vendita di Pazzini per sostituirlo con un vice-Milito sembra insomma un doppio errore. Così come trovo decisamente insopportabile il calciomercato ridotto a un infantile scambio di figurine per esempio tra giocatori più o meno dello stesso valore e stesso ruolo e che poi queste assurde e ridicole operazioni vengano fatte passare per scelte tecniche e tattiche quando invece dietro ci sono questioni ben più banali e miseramente umane e cioè ripicche e litigi che non hanno niente a che fare con il calcio giocato. Come per esempio l’assurdo e ridicolo ventilato scambio Pazzini-Quagliarella che secondo i media sarebbe funzionale a entrambe le squadre in quanto uno farebbe comodo al modulo di Conte e l’altro a quello di Stramaccioni. Cazzate, solo cazzate. Non fosse altro perché il mondo del calcio è molto più rozzo e superficiale di come ce lo vogliono raccontare. La verità invece è molto più semplice e cioè che le due società in questione devono in qualche maniera liberarsi  dei rispettivi attaccanti. Punto.

Intanto, nella sua prima uscita al Trofeo Moretti, contrariamente a quello che mi aspettavo l’Inter di Stramaccioni non mi è dispiaciuta. Ho visto un buon Guarin e un futuro campione come Mbaye: secondo me è già da Serie A e quindi presto daranno via pure lui. Onestamente pensavo peggio, molto peggio. Anche se i problemi sono rimasti esattamente gli stessi della passata stagione. Ho visto Guarin costretto a fare reparto da solo e ho rivisto Cambiasso spesso in difficoltà come se invece di un minitorneo estivo fosse già una partita di campionato. Nei primi dieci minuti della gara contro la Fiat sembrava di rivedere l’Inter di Ranieri con il centrocampo saltato sistematicamente  e la difesa andare in panico. Cosa che si è ripetuta in qualche occasione pure contro i ragazzini di Mediaset. Speriamo che anche Moratti abbia visto quello che abbiamo visto tutti e che alla fine riesca a convincere Cambiasso della necessità di prendere finalmente almeno un altro buon centrocampista. Altrimenti la vedo dura.

Perché l’Inter deve giocare non con una ma quattro punte vere

Julio Cruz
SOLITARI D’AREA. Siccome è da un po’ di tempo che ogni volta che si parla della nuova Inter di Stramaccioni sono costretto a leggere questa storia che in attacco bisogna per forza giocare sempre con una sola punta e due ali,  devo allora dire che io questa cosa la trovo semplicemente ridicola. Credo si tratti di un integralismo tattico stupido e dettato più che altro dalla moda del momento. A me Andrea Stramaccioni sembra abbastanza intelligente e sono quindi sicuro che non sia da lui fissarsi su una cazzata del genere. Altrimenti dovrei ricredermi sulla sua serietà. E di parecchio.

SE HAI CRUZ IN PANCHINA. Detto questo, ricordo semplicemente che le grandi Inter di Mancini e Mourinho avevano sempre a disposizione tra campo e panchina quattro attaccanti. Quattro, non uno. Pensare di fare un’intera stagione soltanto con Milito e  un paio di riserve è quindi semplicemente folle. Insieme con Milito ci vogliono altri tre attaccanti di ruolo, attaccanti da area di rigore. Attaccanti  e non trequartisti, attaccanti e non esterni. Attaccanti di sicuro rendimento che devono giocarsi ogni partita il posto. L’Inter vera, non scherziamo per favore, è quella che se deve fare a meno di Eto’o deve avere assolutamente in panchina due come, tanto per fare un esempio, Crespo e l’immenso Cruz. Altrimenti non si va da nessuna parte.

LA COLLEZIONE DI MORATTI. Con Palacio e forse anche Lavezzi ancora una volta il nostro caro presidente Massimo Moratti sembra voler onorare la sua fama di collezionista di mezzi giocatori. Giocatori che non sono attaccanti, non sono centrocampisti, non sono esterni. Giocatori che non sono giocatori ma più semplicemente mezzi giocatori. Quelli che ti fanno divertire con i colpi di tacco o saltando l’uomo ma poi incidono, quando incidono, sul risultato una vota su dieci partite, se va bene. Quelli con cui è difficile vincere qualcosa.

Poker di Milito al Palermo

Diego Milito, Principe delle nevi (clicca sulle foto per ingrandire)