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Aldo Grasso e lo strano fenomeno dei giornalisti disinformati

Aldo Grasso, un paraculo non da niente, si chiede a proposito dello scontro tra Marchionne e Montezemolo, i cui veri retroscena non è dato sapere, come mai

“nell’era della trasparenza ogni giorno ci lamentiamo che la privacy è violata, eppure le cose importanti avvengono soltanto e rigorosamente nell’ombra”.

Uno strano fenomeno davvero, facile a descriversi ma di assai più complicata definizione. Sul vocabolario online della Treccani però credo di aver trovato una voce che più di altre potrebbe, seppur approssimativamente, avvicinarsi a questo inspiegabile fenomeno:

La parola "servilismo" sul vocabolario Treccani

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Senti chi parla

Antonio PolitoL’ipocrisia giornalistica dell’editoriale sul Corriere della sera di Antonio Polito sull’ipocrisia del Pd riguardo alla corruzione a me sembra più che altro un’ipocrisia al quadrato. Copioncollo:

Il numero di persone che ha detto in questi giorni «qualcosa a Venezia si sapeva» è sorprendente. Nessuno però ha spifferato quello che «si sapeva» finché non è finito in manette; perché nel mondo anglosassone il wistle-blower, colui che dall’interno di un sistema canta, diventa un eroe; mentre qui la corruzione, in fin dei conti, non ha la stessa sanzione reputazionale. Altrimenti Greganti non avrebbe avuto accesso al Senato, e Frigerio non avrebbe presieduto una fondazione intitolata a San Tommaso Moro.

Ebbene sì: nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Né i politici, né gli imprenditori e, tantomeno, le grandi firme del giornalismo che giustamente in quanto tali hanno ben altro a cui pensare. Più che stare sulla notizia, il loro motto potrebbe essere piuttosto quello di dare tempo al tempo. Infatti, per fare la predica — che alla fine della giostra ci fa sentire comunque tutti più buoni e, soprattutto, non fa male a nessuno — c’è sempre tempo.

Se Massimo Moratti è già un ricordo

Eppure, non vi è alcun dubbio sul fatto che Massimo Moratti è (e resterà sempre) una figura unica e inimitabile del nostro calcio.

Tommaso Pellizzari sul Corriere della sera di oggi. Meglio secondo me del commento, assai ipocrita, del direttore della Gazzetta dello sport Andrea Monti. L’impressione è che i media non vedessero l’ora di liberarsi di un, diciamo così, irregolare, come il nostro caro grande presidente.

Uno dei momenti più belli: la coppa Uefa del 1998 dopo lo scandalo in campionato

Uno dei momenti più belli: la coppa Uefa del 1998 dopo lo scudetto scandalosamente rubato

Il Corriere e quei poveri banchieri vittime della finanza

Questa poi dei banchieri, i principali responsabili dello sfacelo economico, che grazie alla spudorata compiacenza dei media si ergono a vittime della crisi è veramente il massimo. È come, per così dire, se Totò Riina si mettesse a spiegare di essere diventato mafioso perché non riusciva a trovare un lavoro fisso. Ed è secondo me ancora più grave che uno dei giornali più importanti (se non il più importante) come il Corriere della sera non si vergogni per esempio di far passare simili scemenze che non stanno né in cielo né in terra.

D’accordo, i giornali tutto sono tranne che indipendenti, ma ci dovrebbe essere un limite a tutto. Ci dovrebbe essere insomma una soglia minima di decenza oltre la quale non si dovrebbe mai andare, ci dovrebbe essere cioè un rispetto minimo garantito nei confronti dei lettori. Ma forse è proprio questo il problema: il Corriere della sera è un giornale a volte decisamente ridicolo perché ha dei lettori altrettanto ridicoli. Centinaia di migliaia di lettori nelle migliori delle ipotesi ottusi e ignoranti o peggio ancora delle grandissime teste di cazzo (ipotesi per cui chiaramente io propendo e non da ora). Loro ovviamente, questi pittoreschi paladini della libera stampa che in cuor loro immaginano di essere, non lo sanno o forse fanno finta di niente, ma è bene (non se ne abbia a male chi rientra a tutti gli effetti nella categoria) che qualcuno gli dica la (dura) verità.

Altrimenti non si spiegherebbe come mai giornali come appunto il Corriere della sera (ma è solo uno dei tanti) possano essere così intellettualmente disonesti e non debbano mai rispondere delle proprie nefandezze, soprattutto nei confronti poi di chi il giornale lo compra (continua a comprarlo) nonostante tutto. D’altronde, se così non fosse non si spiegherebbe, sempre in tema di media e comunicazione, il successo televisivo di cialtroni come Gerry Scotti o Paolo Bonolis o altra gente così. È proprio la loro stupidità a decretarne il trionfo da parte di milioni di italiani per cui la tv è come uno specchio in cui riconoscersi compiaciuti e soddisfatti. Piacendosi, tra l’altro, assai.

Sergio Romano e i veri problemi dell’Italia

Massimo Boldi e Christian De Sica

Due noti editorialisti del Corriere della sera

Quello che conta veramente per l’Italia non è difendere un principio fondamentale della democrazia e cioè che la legge è uguale per tutti, ma garantire in ogni caso e comunque la stabilità politica. È quanto sostiene oggi Sergio Romano sul Corriere della sera. Nella sua paludata e seriosa analisi sui massimi sistemi l’autorevole editorialista invita allora Pdl e Pd a non litigare più (veramente il Pd ancora non dice niente) su una questione così irrisoria rispetto ai veri problemi (sic) del Paese. E cioè che se si tornasse a votare, sostiene con involontaria ma irresistibile comicità Sergio Romano, poi può vincere pure Grillo:

Credono davvero i partigiani del riscatto di Berlusconi che l’Italia moderata, ragionevole e con la testa sulle spalle sia disposta a seguirli in questa nuova avventura elettorale? Credono gli altri che il Pd sia già pronto a un nuovo appuntamento con le urne? Entrambi, dopo il voto, potrebbero scoprire di avere ingrossato le file degli astensionisti e di avere lavorato per il re di Prussia, vale a dire, in questo caso, per il movimento di Beppe Grillo.

Il Corriere presenta il calendario del campionato di Serie Fiat

Serie Fiat: così il Corriere presenta oggi il nuovo calendario del campionato Agnelli

Serie Fiat: così il Corriere presenta oggi il nuovo calendario del campionato Agnelli

Quelle che vedete qui sopra sono le due pagine con cui il Corriere della sera oggi presenta il nuovo calendario del campionato di Serie A. O per meglio dire della Serie Fiat, visto che le varie date vengono analizzate dal punto di vista di un’unica squadra e cioè quella della famiglia Agnelli. Come se cioè il Corriere della sera non fosse uno dei più importanti giornali italiani, ma una testata regionale o peggio ancora la rivista ufficiale della squadra della Fiat.

Si inizia con un editoriale di Roberto De Ponti (ricordiamoci il nome perché sentiremo parlare spesso delle sue teorie) che si lamenta (sic) dell’inizio in salita toccato alla squadra della Fiat per colpa della bizzarra decisione, definita da De Ponti “democratica”, che sarebbe stata presa quest’anno di non pilotare a dovere l’elaborazione elettronica del sorteggio. Scrive, infatti, Roberto De Ponti:

 il sorteggio «democratico» di sicuro non ha favorito la squadra bicampione d’Italia in carica.

Si prosegue con un’ampia e dettagliata analisi, giornata per giornata, degli avversari che di volta in volta la squadra della Fiat dovrà affrontare. Il campionato è raccontato, insomma, dal punto di vista della Fiat. L’unico.

Per finire poi in bellezza con un aggiornamento del calciomercato visto sempre attraverso quelli che sono gli interessi della squadra della Fiat, con ben in evidenza nel titolo la rassicurazione da parte della dirigenza della Fiat su Isla. Per bocca della dirigenza Fiat, il Corriere ribadisce ancora una volta che col fischio lo cederanno e tantomeno alle condizioni dell’Inter, di cui non è nemmeno necessario sapere cosa ne pensi.

Perché il concetto espresso in queste due pagine monografiche dal Corriere della sera è inequivocabile: il calcio italiano visto attraverso il punto di vista della squadra della Fiat. Per la serie, tanto per capirci, che il conflitto d’interessi in Italia non l’ha certo inventato Silvio Berlusconi.

Ernesto Galli Della Loggia e il Pd ancora troppo di sinistra

Ernesto Galli della Loggia

Il governo (parte del governo compreso il ministro dell’Interno) scende in piazza a Brescia contro la magistratura e un processo viene riscritto il giorno prima in tv (a proposito: e l’ordine dei giornalisti che dice?) mentre la crisi economica continua a destare non poche preoccupazioni e l’emergenza lavoro attanaglia l’intero Paese ma per il professore Ernesto Galli Della Loggia oggi il problema vero dell’Italia è che il Pd sia ancora troppo di sinistra.

Sì, avete letto bene, per l’editorialista del Corriere della sera (io infatti mica me la prendo con Galli Della Loggia, no: io me la prendo con chi compra il Corriere della sera) la principale questione di oggi è che il Pd — tra l’altro definitivamente trasformato, a detta di tutti, ormai in una nuova Dc — sia ancora troppo di sinistra.

Mi preme allora dare un consiglio, più che lanciare un vero e proprio appello, a tutte le forze dell’ordine quotidianamente impegnate nella lotta alla piccola e grande criminalità: perquisite chiunque vada in giro per strada con il Corriere della sera. Sicuramente si droga.

Cellino in galera. L’ipotesi di reato? Il Corriere non lo sa

Il presidente del Cagliari Cellino arrestato

Beh, devo dire che questa mi mancava proprio: un articolo di cronaca con tanto di arresti eccellenti — il presidente del Cagliari Massimo Cellino e il sindaco del comune di Quartu — in cui non viene mai spiegato di che cosa siano accusate le persone finite in carcere. Cellino è finito in carcere, d’accordo. Ma l’ipotesi di reato qual è? Non si sa. Sul Corriere (almeno fino all’ultimo aggiornamento del pezzo datato 12,51) non c’è scritto. Incredibile ma vero, il Corriere on line (che riprende un lancio dell’agenzia Agi) non riporta quale sia il reato contestato dalla magistratura. Si parla di lavori di adeguamento dello stadio di Is Arenas, dove il Cagliari sta disputando le partite casalinghe di serie A e stop. Come se — sembrerebbe suggerire l’articolo — eseguire dei lavori di adeguamento fosse di per sè un reato.

L’importante, per il Corriere della sera, è dare la notizia che Cellino sia finito in manette. Sapere perché la magistratura abbia deciso di farlo e quale tipo di reato potrebbe — ipoteticamente — aver commesso Cellino è ininfluente. Per dire, nello stesso articolo si fa riferimento a due precedenti arresti per la stessa inchiesta (risalenti al 29 novembre scorso) e in questo caso il Corriere non omette di scrivere il reato contestato e cioè quello di falso ideologico e tentato peculato. Dobbiamo quindi presupporre, noi sventurati lettori, che le forze dell’ordine nel momento in cui hanno dato la notizia di provvedimenti così clamorosi non abbiano fornito ulteriori informazioni? Mah…

In Italia cioè si può sbattere in galera qualcuno così senza spiegare nemmeno il motivo? O forse non è molto elegante associare al nome di Cellino qualche reato diciamo così decisamente un po’ sgradevole? O piuttosto il Corriere sta per caso sperimentando una nuova forma di giornalismo diciamo così letterario in cui il lettore è chiamato in prima persona a risolvere quello che di fatto diventa una specie di libro giallo con il finale aperto?

Il titolo incompleto del Corriere della sera sull'arresto di Cellino

Le tangenti e il comune sentire

Dagli articoli, o anche solo dai titoli dei giornali, ti rendi conto come il mondo cambi, come nel corso del tempo si sia modificata — in maniera progressiva quanto inesorabile — la percezione della realtà.

Oggigiorno, per esempio, fa notizia che un manager finisca in manette e non che sia accusato di corruzione. A dare scandalo, insomma, non sono le solite tangenti milionarie, ma il fatto che la magistratura abbia deciso di prendere una decisione così drastica. Quasi che al lettore viene subito spontaneo chiedersi: “Era proprio così necessario?”

Fino magari a compiangere, perché no, il povero amministratore delegato della Finmeccanica Giuseppe Orsi — sicuramente, e come no, uno con due coglioni così — che non se lo meritava proprio — se questo è il bel ringraziamento a chi si fa un culo così — e che chissà poi quanti altri cazzi già c’aveva per la testa

povero_orsi

Tv, pizza e mandolino

I fratelli Parodi: Benedetta, Roberto e Cristina

Ogni periodo televisivo ha sua storia, i suoi programmi di culto e, soprattutto, i suoi simboli. Un tempo c’erano le sorelle Carlucci mentre ora è il momento dei fratelli Parodi. Dopo Cristina Parodi e Benedetta Parodi è arrivato il turno di Roberto Parodi. Come racconta lui stesso in una spassosa quanto emblematica intervista al Corriere della sera, ecco il curriculum dell’ultimo arrivato:

“Sono il più artista della famiglia. Suono la chitarra, scrivo, sono un poeta”.

Ah beh, allora…

Roberto Parodi sa suonare la chitarra, sa andare in moto e scrive pure poesie

Roberto Parodi sa suonare la chitarra, sa andare in moto e scrive pure poesie

Gli errori arbitrali che per il Corriere della sera alla fine si bilanciano

Il titolista ha aggiunto nell’articolo a sei colonne sul Corriere della sera di oggi una dichiarazione sugli errori arbitrali attribuendola all’amministratore delegato della squadra della Fiat Giuseppe Marotta, frase che nell’articolo di Fabio Monti però non c’è. E si tratta della classica, tipica, affermazione ideologicamente mafiosa che viene ogni volta detta per giustificare in qualche maniera gli aiuti alla squadra della Fiat:

Alla fine dell’anno gli errori si bilanciano. Per la Juve, come per tutti i club.

Chiunque segua il calcio italiano (e abbia un minimo di onestà intellettuale) sa perfettamente che non è vero e men che mai lo è per la Fiat. Ma a parte questo, colpisce soprattutto il fatto che tale dichiarazione nel pezzo di Monti non c’è e quindi dovrei dedurre sia un’aggiunta del Corriere della sera il cui direttore (o chi per lui) ha pensato bene di suggerire per esprimere meglio il pensiero della proprietà del quotidiano.

Fabio Monti e le dichiarazioni aggiunte della Fiat

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Ma la cosa più interessante dell’articolo in questione è quando Fabio Monti spiega il motivo per cui gli arbitri anche se sbagliano non possono essere fermati. Ecco cosa scrive Monti:

A tutti sono stati garantiti guadagni adeguati a chi è professionista (150.000 euro all’anno a salire) e allora bisogna impiegarli, anche dopo errori importanti. Il concetto di un arbitro che riparte dalla serie B dopo un paio di turni di stop per un errore grave è tramontato. Tre giorni dopo Catania-Juve, Gervasoni era già in campo come arbitro d’area di Cagliari-Siena e due giorni fa era a Siena-Genoa. E questo anche perché con gli arbitri d’area gli impegni sono aumentati, mentre è rimasto invariato l’organico della serie A: 21 fischietti, salvo estemporanee integrazioni.

Incredibile, no? In un’industria milionaria e dove ogni partita muove interessi milionari poi si farebbe economia proprio sulla componente più importante, quella cioè che dovrebbe garantire la credibilità dell’intero sistema. Curioso, no?

Mario Sconcerti e l’impresa della Fiat con il Nordsjelland

Il pareggio in Champions della Fiat con il modesto Nordsjelland è un passo falso per tutti tranne che per Mario Sconcerti:

Delude la Juve in Europa, ma non perde.

Diciamo pure un’impresa eroica.

Se tutti sono corrotti nessuno è corrotto

Che poi ogni tanto ti viene il dubbio di esagerare. Ma poi, alla prima occasione, non solo arriva la conferma di quanto pensi, ma addirittura hai quella sgradevole sensazione (di fronte al peggio delle cose italiane) che non solo hai ragione tu a pensar male, ma che in realtà è perfino molto peggio di quello che uno immaginava.

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D’Agostino e i poteri storti

Roberto D'AgostinoCome dare torto al sempre più “alternativo” Roberto D’Agostino, intervistato da Malcom Pagani sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, quando dice che

“I giornaloni, detenuti dai poteri storti fingono di indignarsi, attaccando i ladri di elemosine, la banda Bassotti dei Maruccio e dei Fiorito che rubano nel piattino della cieca, ma non indagano sul potere economico. Guardi come sono trattate Banca Intesa, Unicredit, Mediobanca, Bpm o la cessione di Antonveneta. C’è da capirli. Mejo occuparsi dei rubagalline che mettere il dito nella piaga: rischiano di non uscire. Se Stella e Rizzo, invece di affrontare la Casta dei morti di fame, si fossero concentrati sull’acquisizione di Recoletos da parte di Rcs, forse il gruppo starebbe meglio”.

E, ancora, sempre in tema di giornalismo ai massimi livelli:

“Sul tema, mi appassiona il Barcellona-Real di carta tra Repubblica e il Foglio. Da un lato, Serra, Aspesi ed Eco impegnati a tagliare la cotica e a disegnare la palingenesi etica partendo dalla Milano degli anni d’oro. Dall’altro il cinismo churchilliano, la politica sangue e merda, l’antico patto fondante col Male di Ferrara. Dissento da entrambi. A Eco, vicepresidente di una società bibliofila governata da Dell’Utri, mi piacerebbe ricordare che ha, oltre a Napolitano, un altro presidente. A Ferrara che non si può accettare in toto la provocazione del ‘tutti ladri’ o per uscire di casa servirà la pistola. Di certo, Giuliano ha letto i 5 libri che darei a mio figlio per spiegargli cosa siamo. La Divina Commedia, il Prìncipe, i Promessi Sposi e il Gattopardo e Fratelli d’Italia di Arbasino, uno che sul trionfalismo retorico ha detto il suo. Crisi morale? Siamo sempre dalle sue parti. Vecchie solfe”.

Le solite cose, certo. Ma almeno senza far finta di non vederle. E dopo il raffinato e coltissimo Alberto Arbasino forse il testimone potrebbe passare nelle mani del sempre più “alternativo”, segno forse dei tempi, D’Agostino? Così siamo messi? Mah…

Intervista a D'Agostino

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Casini, la “rete” e il giornalismo psichedelico del Corriere

Casini e il giornalismo psichedelico del Corriere della sera

Chiunque abbia avuto a che fare almeno una volta non necessariamente con un deputato o un dirigente ma anche solo con un consigliere comunale o un semplice simpatizzante dell’Udc sa di cosa parlo. Provate a chiedergli perché è dell’Udc e lui dopo qualche esitazione (perché di solito nessuno glielo chiede) immancabilmente vi risponderà che crede nella famiglia. D’accordo, la famiglia (che poi, se ci pensate bene è esattamente la stessa cosa che risponderebbe, ammesso che vi risponderebbe, un qualsiasi mafioso o camorrista) e poi? Beh, nel benessere, sempre familiare s’intende. Non pensa a nient’altro, uno che vota Udc: soldi e famiglia, famiglia e soldi, quanti più soldi si possono avere. E stop. Perché la famiglia, si sa, costa molto. E le escort, come si chiamano ora le comari di un tempo, ancora di più. Tutto il resto è secondario, se non ininfluente. Uno dell’Udc ha un immaginario molto semplice, insomma, come il suo leader indiscusso Pier Ferdinando Casini le cui banalità raggiungono, soprattutto in tv, vette mai esplorate in passato nemmeno dai più grandi protagonisti della vecchia Dc, a volte nel suo genere quasi sublimi.

Ed ecco invece cosa scrive oggi sul Corriere della sera Francesco Verderami a proposito dell’Udc e del suo davvero fenomenale leader a proposito della nuovissima invenzione (davvero non ci aveva mai pensato nessuno prima d’ora) e cioè la cosiddetta “rete” (sic) che a detta dell’ineffabile Casini dovrebbe sbaragliare la concorrenza alle prossime politiche:

ROMA — La rete è un arcipelago, un insieme di microcosmi di un’area moderata, cattolica e laica, a cui servono ponti per collegarsi e trasformarsi in realtà politica. Ma non è facile superare antiche rivalità e dissipare i soliti sospetti, e soprattutto — come dice Casini — non esistono scorciatoie, «non c’è spazio per altri predellini». Perciò «serve tempo» per dar vita al contenitore che dovrebbe contendere elettori al Pdl e riportare al voto quanti hanno trovato riparo nell’astensionismo. All’indomani delle Amministrative il leader dell’Udc si rese conto che il Terzo polo aveva fallito nell’impresa e da allora lavora a un progetto più ampio.
La rete è un sistema di relazioni che mette insieme il ministro Passera con il segretario della Cisl Bonanni, i presidenti di Confartigianato e Confcooperative Guerrini e Marino con il giornalista Giannino, che è pronto a presentare un documento per un movimento liberale, dietro cui si celerebbe la volontà dell’ex presidente di Confindustria Marcegaglia di impegnarsi in politica. La sintesi è necessaria per evitare il rischio di contraddizioni, per non dare all’opinione pubblica l’idea di un gruppo d’interesse e di potere, per vincere la scommessa con il Cavaliere che in questi giorni si è rifatto baldanzoso al punto da dire: «Corro per vincere. Non ci credete?».

Avete capito, che storia? Nessun gruppo d’interesse e di potere (non sia mai) ma sempre e soltanto arcipelaghi, microcosmi, ponti, e la rete naturalmente, che ai tempi di internet fa sempre effettoBene, pensate adesso a uno solo dell’Udc che avete conosciuto nella vita reale e al suo immaginario decisamente terra-terra di cui vi parlavo prima e ditemi voi se questo di Francesco Verderami sul Corriere della sera non è puro giornalismo psichedelico. Roba forte, da sballo veramente.

Casini, la "rete" e il giornalismo psichedelico del Corriere

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Il derby più inutile e la vergogna della finta stella

I giornalisti sportivi di Sky
L’Inter di Stramaccioni ha vinto (anzi stravinto, nonostante Rizzoli) il derby più inutile della storia. Secondo me per demerito della squadra di Mediaset che addirittura sembrava più fiacca e ferma sulle gambe dei nostri (ed è tutto dire) e che a vederla ridotta in quelle condizioni non si capisce come abbia fatto a tenere fino in fondo. Mi rifiuto insomma di pensare che l’Inter abbia dato veramente tutto soltanto in due sole partite e cioè che la squadra abbia giocato veramente da Inter soltanto nei derby vinti proprio nella stagione più vergognosa e sicuramente da cancellare prima ancora che finisca.

Ieri sera si è assistito all’ennesimo caso di servilismo da parte del giornalismo italiano con inviati e opinionisti che hanno di fatto legittimato durante le varie interviste e i tanti festeggiamenti la terza finta stella, facendo al limite passare tutta la faccenda per una polemica tra Fiat e Inter. Come se fosse insomma una lite privata. Ma non è così e giornali e tv lo sanno benissimo. Nessuno lo dice, ma la pittoresca faccenda dei 30 scudetti non è, come i media vogliono far passare, una polemica tra Fiat e Inter. Non riconoscere da parte della Fiat le sentenze della giustizia — oltre a denotare la più totale mancanza di rispetto nei confronti delle regole condivise e della lealtà sportiva — è un comportamento offensivo non soltanto nei confronti dell’Inter ma di tutte le squadre di calcio italiane, nessuna esclusa. La terza finta stella è un insulto a tutto il calcio italiano e i giornalisti hanno il dovere di dire la verità e di specificare che gli scudetti vinti dalla Fiat sono 28. Altrimenti, in caso contrario, il calcio italiano non ha, non può avere, nessuna credibilità. Così come non possono essere presi sul serio giornalisti per esempio come Pierluigi BattistaAltrimenti diventa una farsa e tutte le altre squadre (nessuna esclusa) potranno sentirsi in diritto di cucire sulla propria maglia non tre ma a questo punto (buffonata per buffonata) quattro stelle. Sarebbe l’unica cosa da fare per contestare e delegittimare l’arroganza di chi non rispetta le leggi (giuste o sbagliate che siano) dello sport.

Sempre a proposito di poca credibilità del calcio italiano e di giornalisti imbarazzanti, non posso non segnalare il finto stupore degli addetti ai lavori che ieri pomeriggio apparivano scandalizzati (sic) per la pessima direzione di gara di Tagliavento e ieri sera per Rizzoli. Come se in passato Tagliavento e Rizzoli non avessero arbitrato negli ultimi anni il più delle volte schifosamente e come se non fosse proprio per questo che magari hanno fatto una grande carriera in Serie A. Ma tra tutti i giornalisti imbarazzanti non posso fare a meno di segnalare uno di quelli che personalmente considero tra i più imbarazzanti in assoluto e cioè quel cialtrone di Fabio Caressa che nella telecronaca del derby su Sky si è secondo me davvero superato. Quando cioè dopo l’inesistente rigore fischiato da Rizzoli a Julio Cesar qualcuno in tribuna se la sarebbe presa con Adriano Galliani e l’incredibile Caressa ha subito commentato in diretta (vado a memoria) una cosa del genere:

“Non capisco perché se la stanno prendendo con la dirigenza del Milan per quello che sta succedendo in campo…”

Già, che c’entra Galliani? Beh, a parte l’immediata risata che viene subito spontanea, a occhio e croce diciamo magari una vagonata (a stare stretti) di conflitti d’interesse?

Se Roberto Formigoni è la prova che Dio non esiste

Vodpod videos no longer available. Il pio Roberto Formigoni, quando dice di non aver mai fatto favori a nessuno, è la dimostrazione vivente che Dio non esiste o, come minimo, è molto distratto. Altrimenti, come mai il presidente della Regione più indagata d’Italia non viene immediatamente raggiunto da un fulmine?

Sconcerti: Fiat e Mediaset? Vittime del sistema calcio

Mario Sconcerti
Ci sono link che vanno archiviati a futura memoria, come il commento di oggi dell’ineffabile Mario Sconcerti che preso tra due fuochi invece di stigmatizzare il comportamento indecente, sia dal punto sportivo che umano, tenuto sabato sera da Mediaset e Fiat la butta — pateticamente — sull’antropologico (incredibile ma vero) cesellando da par suo sul Corriere un altro piccolo meraviglioso capolavoro di cortigianeria del giornalismo italiano.

Con indubbio sprezzo del ridicolo, Sconcerti tira fuori, tra l’altro in maniera assai contorta e decisamente forzata, l’alibi dell’onore ferito di chi si sente ingiustamente condannato, laddove sabato sera la squadra di Mediaset avrebbe fatto nelle menti disturbate dall’odio e dal rancore le veci (sic) dell’Inter con tutto quello che ne consegue. Incredibile ma vero, questo sostiene Sconcerti a proposito dello scandaloso e ingiustificabile spettacolo che si è consumato sabato sera. Non senza invitarci espressamente a perdonarli tutti quanti perché, sconvolti come sono dalla rabbia, poverini non sanno quello che fanno.

Un’analisi talmente servile, talmente sproporzionata rispetto ai fatti di cui parla, il cui effetto è di una comicità involontaria davvero irresistibile e a tratti quasi sublime:

Tra la Juve e gli altri c’è un grande equivoco che impedisce comportamenti usuali. La Juve è convinta di essere stata truffata dal calcio, il calcio è convinto di essere stato truffato dalla Juve. La parte amara perfino della grande partita di sabato è questa. Siamo davanti a due vittime eterne, inconciliabili. Da una parte la Juve, dall’altra tutto il resto del calcio. Quando Conte dà del mafioso a Galliani è talmente improprio da poterselo permettere solo perché gli esce da una convinzione profonda, una specie di riflesso automatico.

Ed è un peccato, infine, che una volta individuate le due vittime del calcio italiano, Sconcerti non faccia anche il nome del carnefice e cioè non abbia come al solito tirato di nuovo in ballo l’Inter. Allora sì che la sua analisi sarebbe stata — comunque la si voglia interpretare — semplicemente perfetta.

L’Inter, Moratti e il “progetto” Wenger

Arsène Wenger
Dopo aver letto e riletto le recenti dichiarazioni del nostro caro grande presidente Massimo Moratti nell’intervista rilasciata al Corriere della sera e palesemente  concordata con il giornalista Fabio Monti, non posso non essere d’accordo con le perplessità e le obiezioni giustamente sollevate (con l’onestà intellettuale di un interista vero) da Simone Nicoletti sul “progetto”:

Vogliamo chiarezza, vogliamo lucidità, vogliamo capire chi saremo domani e dopodomani, ben sapendo che nel calcio fare programmi a lungo termine non è possibile perchè le prospettive e gli scenari cambiano da un giorno all’altro. Però se non possiamo usare la parola progetto, utilizziamo almeno la parola coerenza, non promettendo quel che non possiamo mantenere, non rinnovando per riconoscenza a campioni sul viale del tramonto, non presentandoci come campioni giovani o mezze figure che non entreranno mai nella nostra storia, non delegittimando allenatori sul mercato ma sostenendoli fin dal primo momento e fino all’ultimo secondo sulla nostra panchina.

E, allo stesso tempo, credo ormai non dovrebbero esserci molti dubbi sul fatto che la famiglia Moratti stia disperatamente cercando di vendere l’Inter il prima possibile. In caso contrario, se così non fosse, prepariamoci al peggio.

Tanto è vago (e, diciamolo pure, per niente serio) il cosiddetto “progetto” Inter, da far venire subito in mente il possibile nuovo allenatore perfetto per l’Inter della prossima stagione e cioè, sempre in tema di “progetto”, uno che di “progetti” del genere se ne intende davvero: Arsène Wenger. Illuminante, a tal proposito, quanto scrive Stefano Olivari sul Guerin Sportivo proprio di Wenger e di “progetti” alla Wenger:

Nei quasi 16 anni con Arsène Wenger in panchina non ricordiamo un Arsenal peggiore, come qualità media dei singoli e come atteggiamento, di quello visto negli ottavi di Champions League contro il Milan. Questa serata no, resa peggiore dal fatto che in campo di solito ci sono gli avversari (e nell’occasione uno Zlatan Ibrahimovic sempre meno prima punta e sempre più calato nella parte di super-Totti), ci regala il pretesto per ricordare il numero astronomico di volte in cui per un grande club in crisi o in generale per il calcio italiano si invoca il mitico ‘progetto’. Salvo poi accorgersi che con il progetto i bilanci possono forse andare in pareggio (non è detto, comunque), ma di sicuro non si vince niente per l’eternità.

Mario Sconcerti e la Fiat, vittima indifesa della giustizia italiana

Mario Sconcerti

A futura memoria, hai visto mai che diventi quasi una reliquia, archivio il link (qui il pdf) sulle motivazioni della sentenza di Calciopoli che ha portato alla condanna (in primo grado, è sempre bene sottolineare) di Luciano Moggi a 5 anni e 4 mesi.

E, sempre a futura memoria, linko l’ennesima difesa degli interessi della Fiat (così ingiustamente lesi da una giustizia poco attenta agli equilibri di potere) da parte di Mario Sconcerti, non per niente degno erede di Giorgio Tosatti come primo editorialista sportivo del Corriere della sera:

La punizione della Juventus è stata eccessiva.

D’altronde, stiamo pur parlando soltanto di 12 campionati truccati, mica di chissà che. In Italia, poi. Ecco, a leggere Sconcerti ora un’idea ce l’ho anch’io su chi intitolare lo stadio della Fiat. Non a Gaetano Scirea come suggerisce la Gazzetta, ma – dai, è facile – all’unico vero e grande martire del calcio italiano e cioè a Luciano Moggi.

Perché Calciopoli è anche colpa (soprattutto) di tv e giornali

Il calcio italiano è ridicolo prima ancora che finto anche a causa di giornali e tv impresentabili. Giornali e tv capaci di negare l’evidenza dei fatti (come è successo con le intercettazioni di Calciopoli) o come spesso e volentieri succede nel racconto delle cronache di partite che tra l’altro (e questo è il lato decisamente patetico della cosa) tutti noi abbiamo visto con tanto di replay su replay in tv.

Così se Enrico Currò sulla Repubblica scrive oggi molto correttamente di come il Milan non sia riuscito a battere il Bologna nonostante i clamorosi e palesi aiuti dell’arbitro Rocchi (anche se mi chiedo: se al posto della squadra di Mediaset ci fosse stata quella della Fiat l’avrebbe spiegato con altrettanta chiarezza? Visti i numerosi precedenti in tal senso, mi riservo di avere dei dubbi) quelli del Corriere della sera e della Gazzetta dello sport invece hanno visto tutta un’altra partita.

Pur di negare che l’arbitro abbia favorito i rossoneri, le prestigiose e autorevoli  firme dei due tra i maggiori quotidiani italiani arrivano perfino a smentire l’allenatore Allegri che nel dopo partita aveva onestamente ammesso che il rigore per loro non c’era perché Ibra si è buttato. Chiaro? Per niente. Ibra si è buttato per Allegri e si è buttato (mentre Pato in fuorigioco sembra partecipare all’azione) anche a rivedere per l’ennesima volta la moviola ma non (quando si dice la forza del servilismo e dell’autocensura…) per gli inviati del Corriere della sera e della Gazzetta dello sport. Quindi Rocchi ha sbagliato sì, ma ha sbagliato equamente. Così è (se vi pare). E anche se non vi pare.

Altan

Piersilvio, il Corriere e il conflitto d’interessi che non esiste

 

Non solo il conflitto d’interessi non esiste, ma Silvio Berlusconi danneggia Mediaset. Una battuta? No, è quello che sostiene sul Corriere della sera Piersilvio Berlusconi, senza che il giornalista che lo intervista si senta minimamente in dovere non dico di smentire l’oggettiva falsità dell’affermazione, ma nemmeno di obiettare qualcosa:

«Il conflitto di interessi per noi è sempre stato un peso».

Negare tutto, negare sempre, negare l’evidenza delle cose con la legittimazione di giornali e tv: il conflitto d’interessi non esiste e non è mai esistito. Come la mafia, d’altronde.

Soltanto nelle dittature o nei paesi in cui la corruzione supera ogni pur minima soglia di decenza si possono fare affermazioni così palesemente ridicole, consapevoli del fatto che per quanto abnormi tali bugie non solleveranno mai l’indignazione (o lo sberleffo) né dei media né della cittadinanza.

Gente senza pudore e senza dignità: a leggere quanto dichiara Piersilvio Berlusconi e quanto scrive il Corriere della sera questa è la classe dirigente italiana e questo è il giornalismo in Italia.

(Appuntatevi il nome del “giornalista”, perché sicuramente ne sentiremo parlare anche in futuro: Daniele Manca, un vero maestro nel suo genere)

 

Luciano Canfora e la democrazia all’italiana

Ottimo progetto il nuovo inserto settimanale la Lettura del Corriere della sera a cui però non posso non fare due appunti e cioè: è poco selettivo nelle proposte librarie e per quanto riguarda le recensioni mi sembra abbastanza ridicolo dare un giudizio con tanto di pallini anche alla copertina del libro. Per carità, mia moglie fa proprio quello di lavoro e so benissimo quanto sia importante l’opera del grafico editoriale, ma la leggibilità di un testo non si può certo valutare da una copertina più o meno riuscita. È comunque un’iniziativa complessivamente di grande qualità e sostanzialmente di una certa utilità pratica per difendersi dalle valanghe di nuovi libri che ci piovono quotidianamente addosso e che solo in minima parte valgono veramente la pena di essere letti.

Questo preambolo per dire che tra le tante cose interessanti trovate sul primo numero di questo supplemento domenicale non posso fare a meno di citare un’illuminante considerazione di Luciano Canfora:

Incombe daccapo l'”unità nazionale”. Da sinistra a destra «in tutti uno il pensiero», per dirla col Carducci: sulle questioni importanti si deve procedere concordi anche a costo di penalizzare il proprio elettorato. Peccato che i sacrifici imposti a chi ha poco siano ben più dolorosi di quelli che appena sfioreranno chi ha molto. Si è capito che la diversità tra i partiti vale solo per le questioni secondarie. Bel colpo alla già malconcia “democrazia”.