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Sbaglierò, ma secondo me il decreto legge aiuta solo Riva

Emilio Riva

Emilio Riva, padrone dell’Ilva e di Taranto

Sicuramente sbaglierò e sarò pure prevenuto, non dico di no, ma è più forte di me: non credo al decreto legge del governo Monti sul dissequestro dell’Ilva di Taranto. Non credo cioè che il decreto legge potrà mai obbligare – veramente – la famiglia Riva a fare le opere di bonifica. L’unica che poteva costringere i Riva a farlo – forse – era la magistratura. Sicuramente sbaglierò e sarò pure prevenuto, non dico di no, ma ora che la magistratura è stata scavalcata dalla politica secondo me l’Ilva di Taranto continuerà a inquinare come e più di prima. Perché secondo me il decreto legge del governo Monti potrebbe avere – a occhio – tre possibili effetti. E cioè:

  1. Dilazionare nel tempo l’impegno di fare le opere di bonifica.
  2. Proteggere l’Ilva di Taranto da eventuali altre denunce e sequestri per inquinamento.
  3. Rendere ancora più forte il ricatto occupazionale.
Il presidente del Consiglio Mario Monti

Il presidente del Consiglio Mario Monti

Come le leggi ad personam di Silvio Berlusconi il decreto legge del governo Monti sul dissequestro dell’Ilva di Taranto cancella di fatto (ancora una volta) il diritto in Italia e pone una famiglia di industriali, la famiglia Riva, chiaramente al di sopra della legge, che (ancora un volta) non è uguale per tutti. E a sancirlo stavolta non è Berlusconi ma Mario Monti, che finalmente getta la maschera di tecnico prestato alla politica per salvare le sorti del nostro disgraziatissimo Paese e si rivela invece per quello che veramente è e cioè tutto tranne che un economista al di sopra delle parti. Per la serie il conflitto di interessi non lo ha certo inventato Berlusconi.

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini

Secondo me si tratta di un’altra pagina orrenda della nostra Repubblica, ancora più brutta perché è stata scritta anche grazie alla complicità di tutte le istituzioni, con l’immancabile silenzio-assenso dei media. Che dovrebbero come minimo farsi – e fare – almeno una domanda: che succede se non tra due ma tra quattro anni la famiglia Riva non avrà ancora eseguito le opere di bonifica? O qualcuno è davvero così ingenuo da credere che il Garante che sarà nominato per verificare l’esecuzione dei lavori servirà veramente a qualcosa?  O, peggio ancora, qualcuno è davvero così ingenuo da credere alle promesse di un ministro dello Sviluppo come Corrado Passera che di lavoro fa il banchiere quando dice che in caso di inadempienza la famiglia Riva potrebbe essere espropriata? Siamo seri, per favore. Che succederà, allora, tra quattro anni se tutto sarà rimasto esattamente come adesso senza che nessuno – per decreto legge – potrà più nemmeno protestare? Mentre magari, nel frattempo, dopo aver già messo al sicuro i profitti i Riva potrebbero aver aperto un’altra acciaieria in un paese qualsiasi dell’Est? Certo, il mio è chiaramente un processo alle intenzioni. In Italia però fidarsi è troppo spesso un lusso insostenibile. Perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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Sull’Ilva di Taranto una grande puntata di Servizio pubblico

L'Ilva di Taranto raccontata da Servizio Pubblico

Era da parecchio tempo che non vedevo talk show, ma La crosta, la puntata di Servizio pubblico sull’Ilva di Taranto, non potevo non vederla. E devo dire che Michele Santoro ha fatto davvero un buon lavoro. Veramente. Perché è riuscito – anche grazie all’assortimento quanto mai indovinato degli ospiti, compresa l’imprevista irruzione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini furente (soprattutto con il bravissimo Gianni Dragoni) per essere stato tirato in ballo – a raccontare ogni cosa con chiarezza e in maniera molto corretta. Senza dover fare ricorso a scontri verbali.

Momento indimenticabile è stato sicuramente quello in cui un particolarmente lucido quanto indignato Aldo Busi si è chiesto a proposito di Emilio Riva “cosa se ne fa a 80 anni di tre miliardi e mezzo? Cosa se ne fa?” Così come mi sono sembrati molto efficaci, per capacità d’espressione e proprietà di linguaggio, gli interventi dei diretti protagonisti e cioè degli operai dell’Ilva di Taranto con le loro storie amare ma di grande dignità. Soprattutto mi è piaciuto che sia venuto fuori un Sud diverso da come solitamente viene descritto dai media e in particolare dalla tv. Un Sud cioè di gente seria, di lavoratori coscienziosi e per niente stupidi.

Un esempio, questa puntata sulla tragedia italiana dell’Ilva di Taranto, di come si possa fare anche in Italia buona informazione. E buona tv. Ad avere la voglia e – soprattutto – il coraggio.

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L’Ilva, il liberismo e la sinistra all’italiana

Il liberismo (sic) all’italiana del governo Monti che per non essere da meno da Berlusconi fa una legge ad personam (e a spese nostre) per salvare l’Ilva di Taranto dalle sue responsabilità penali e dall’obbligo morale e civile di eseguire le opere di bonifica e la sinistra all’italiana che non vede, non sente e non dice niente. Al massimo intasca i soldi della famiglia Riva. Marco Travaglio chiude così il suo duro ma (secondo me) inappuntabile editoriale sul Fatto Quotidiano di oggi:

È di sinistra andare ogni anno in pellegrinaggio al Meeting di Cl? È di sinistra raccomandare i “capitani coraggiosi” Colaninno & C. per la scalata Telecom? È di sinistra sponsorizzare la fusione Montepaschi-Bnl dal governatore Fazio? È di sinistra difendere Fazio, beccato a favorire Fiorani e gli altri furbetti? È di sinistra raccomandare Gavio all’amico Penati per gli affari autostradali della Serravalle? È di sinistra esentare le chiese dall’Ici? È di sinistra parlare di ambiente e lavoratori a telecamere accese e poi, girato l’angolo, prender soldi dal padrone della fabbrica più inquinante d’Europa? Viene in mente Flaiano: “Non sono  comunista perché non me lo posso permettere”.

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Boschi proprio come Galileo: la verità non si dice

Enzo Galileo Boschi

Enzo Galileo Boschi in una posa assai intensa

Avete presente Enzo Boschi, quello paragonato a Galileo? Ma sì, lo scienziato di fama internazionale che dal 1999 fino all’agosto 2011 è stato presidente dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia? Lo scienziato membro di quella Commissione grandi rischi che si riunì sei giorni prima del terremoto dell’Aquila, accusata poi in blocco di non aver avvertito adeguatamente la popolazione sui pericoli che stava per correre? Sì, proprio lui. Lo stesso scienziato (sic) che ora si dice avvilito e disperato e che ha pianto per colpa di quegli incompetenti dei giudici (vi ricorda vagamente qualcuno?) che osano mettere in discussione la sua autorità e quella di tutti gli altri massimi esperti dei terremoti a gettone. Esperti che Guido Bertolaso convocava per rassicurare i cittadini e loro venivano e (dove sta il problema?) rassicuravano. La Commissione grandi rischi (mica no) era sempre a disposizione per ogni evenienza politica, mediatica ed elettorale.

Ma non si era detto che i terremoti non si possono prevedere? E come facevano allora questi grandi scienziati a rassicurare? Semplice: il comandante Bertolaso telefonava a Boschi e Boschi – sì esattamente come Galileo Galilei – eseguiva le direttive di Bertolaso, del governo, di Berlusconi e di Bruno Vespa. Ed – esattamente come Galileo Galilei – Enzo Galileo Boschi non diceva la verità.

Decisamente, come dire, curiosa (tanto per mettere meglio a fuoco il personaggio) la risposta data da Boschi a una specifica domanda sul fatto che tutti, non solo gli scienziati, sappiamo benissimo che all’Aquila, come nel resto d’Italia, tante case (strutture pubbliche comprese) siano state costruite senza rispettare le norme antisismiche e quindi fortemente a rischio anche in caso di scosse non particolarmente forti:

All’Aquila si era costruito male, perché non lo segnalaste?
«Perché non possiamo dirlo noi. Per decidere se le norme sono state rispettate o meno ci vuole almeno un ingegnere».

Giusto. Non fa una piega. Enzo Galileo Boschi è uno scienziato e per giunta di fama internazionale, mica un ingegnere qualsiasi.

  • Ah, dimenticavo; ecco la colonna sonora di questo post, che dedico allo scienziato di fama internazionale Enzo Galileo Boschi e alla classe dirigente che lui rappresenta proprio benissimo: