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Cavani e il calcio psichedelico di Platini

Il santino di CavaniCon il mondo (globalizzato) sull’orlo della bancarotta si può dire senza passare per moralisti che il cartellino di Edinson Cavani valutato non meno di 60 milioni (120 miliardi di vecchie lire) è veramente inaccettabile? Che cioè da qualunque punto di vista la si voglia vedere è una cosa che non sta né in cielo né in terra? Quanta strada ancora potrà fare questo calcio che sta portando agli estremi il doping finanziario oltre quello sportivo con sempre più frequenti casi di corruzione e partite truccate? Quanto potrà durare questa fase diciamo così psichedelica?

L’asta tra Real e Chelsea per Cavani è esemplare sotto questo aspetto. Al di là del valore del giocatore (effettivamente indiscutibile e notevole anche perché l’attaccante uruguaiano ha soli 26 anni) economicamente parlando alle cifre attuali tutto sembra tranne che un affare. Domanda semplice semplice: per recuperare almeno le spese sostenute (ingaggio compreso) quante coppe dei campioni dovrebbe vincere chi lo prende? E siamo poi sicuri che un solo fuoriclasse possa essere veramente determinante? L’ultima volta che è stata tentata un’operazione del genere (noi interisti ce la ricordiamo perfettamente perché lo scambio Ibra-Eto’o fu la nostra fortuna) non è andata precisamente come si sperava. Anzi. La Champions l’ha vinta proprio la squadra che aveva ceduto a peso d’oro il suo giocatore migliore.L'indimenticabile siparietto a bordo campo tra Ibra, Guardola e Mourinho durante la semifinale di Champions

E che dire poi di quella meravigliosa e indimenticabile (sicuramente per noi interisti) invenzione del fair play finanziario di monsieur Michel Platini, che stronzo era da giocatore e stronzo rimane anche da presidente indiscusso di Uefa e associazione mondiale dei cialtroni? Sbaglio o alla fine della giostra praticamente solo Moratti (più o meno strumentalmente) ha veramente preso sul serio Platini? Che fine ha fatto, insomma, il famoso (o famigerato a seconda dei punti di vista) fair play finanziario? Come mai nessuno ne parla più? Quali erano gli obiettivi che Platini si proponeva di raggiungere? Ah, sì, ecco:

  • Dare al sistema finanziario delle società un ordine e una razionalità.
  • Stimolare l’auto-sostenibilità delle società, soprattutto a lungo termine.
  • Stimolare la crescita delle infrastrutture.
  • Stimolare la crescita dei settori giovanili.
  • Incoraggiare la società a competere soltanto entro i propri introiti.
  • Accertarsi che le società onorino gli impegni finanziari nei tempi prestabiliti.
  • Diminuire le pressioni sulle richieste salariali e sui trasferimenti.
  • Limitare gli effetti dell’inflazione nel mondo calcistico.

Infatti.

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Quei ghiaccioli ambulanti totalmente impediti di testa

A vedere il calcio più avveniristico per antonomasia dei catalani viene inevitabilmente da pensare che forse sarebbe quasi ora di togliere quelle cazzo di porte. Tanto, ormai, a che servono?

Così come viene da sorridere quanto dalla fascia quelli del Barcellona fanno partire cross in mezzo all’area. La domanda è: chi dovrebbe prenderli di testa, questi benedetti palloni alti, dato che sono tutti dei nani? D’accordo, geniali palla a terra, certo. Ma totalmente impediti di testa.

Probabilmente anche il ruolo di centravanti nel calcio futuro sarà destinato ed estinguersi come tra l’altro è già successo per il libero in difesa. Ma un attacco senza una prima punta come quello dei blaugrana, pur avendo forse il più grande attaccante di tutti i tempi, ora come ora è insulto al calcio.

E, senza pericolo di smentite, la maglia ghiacciolo è una delle più brutte che si siano mai viste in un campo di calcio.

Triste e inconsolabile Mourinho sempre umiliato da Guardiola

Mourinho e Guardiola durante la semifinale Champions del 2010
A vedere sempre più spesso il nostro indimenticabile Josè Mourinho sempre più triste e sconsolato ogni volta che il Real Madrid viene puntualmente umiliato in casa dal Barcellona, verrebbe da chiedersi chissà se in tutto questo tempo abbia mai rimpianto, almeno una volta, l’Inter.

D’accordo, in Italia gliel’avevano promessa e comunque Moratti avrebbe imposto il fair play finanziario anche a lui, per cui non avrebbe comunque vinto più niente. Ma almeno a Milano sarebbe sempre rimasto (per tutti, nessuno escluso) il solito Special One. Il suo mito sarebbe rimasto comunque inattaccabile.

A Madrid, invece, per colpa di Messi, Xavi e Iniesta è improvvisamente diventato  – vittima designata di Pep Guardiola che appena due stagioni fa poteva guardare dall’alto in basso – un allenatore qualunque. A volte pure, come amano dire gli spiritosi, “sfigato”.