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Se Iurato passa dallo stipendio di livello B super a livello B

Giovanna Iurato

Giovanna Iurato

Tu là, lei qua. Ma alla fine sempre tutti qui. Più o meno appassionatamente. Prendiamo l’ex prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato, quella che faceva finta di piangere mentre portava una corona di fiori sulla lapide delle vittime del terremoto e tra l’altro già indagata dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sugli appalti del Centro elaborazione dati della Polizia. Come scrive Marco Lillo sul Fatto Quotidiano, nel rimpasto degli incarichi le è andata (ancora una volta) bene perché è stata nominata direttore centrale degli Affari dei culti.

Giovanna Iurato nominata dirigente

Sul Fatto Quotidiano la nomina a dirigente di Giovanna Iurato, ex prefetto indagato (clicca più volte per ingrandire)

Ma a parte questo — niente di nuovo, mi si potrebbe dire — il vero motivo per cui posto questa storia esemplare dell’Italia delle bande, delle cricche, delle associazioni è la giustificazione fornita a mezzo stampa, come scrive Carlo Bonini sulla Repubblica, dal ministro Alfano:

 «Non si tratta di una promozione — fa sapere attraverso qualificate fonti del ministero — perché il prefetto aveva già un incarico. Precisamente, quello per una migliore ottimizzazione degli aspetti organizzativi del personale delle carriere prefettizie. Adesso, e’ stata soltanto spostata alla Direzione Centrale degli Affari dei Culti, che ha esclusivamente competenza di studio e di approfondimento giuridico del riconoscimento dei culti diversi da quello cattolico. Con questo incarico, scende anzi a una fascia economica inferiore: dal livello B super passa al livello B».

Dal livello B super passa al livello B. Pura letteratura. Una giustificazione che meriterebbe un romanzo o un film sui nostri anni ai tempi del governo delle larghe intese. Già me la immagino il nuovo direttore centrale degli Affari dei culti Giovanna Iurato, le risate cioè che (come al solito) oggi si sta facendo.

Carlo Bonini racconta la giustificazione surreale del ministro Alfano

Carlo Bonini racconta la giustificazione surreale del ministro Alfano (clicca per ingrandire)

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Napolitano, il Pd e il principio di (ir)responsabilità

Berlusconi e Napolitano padroni dell'Italia

L’Italia è ancora una repubblica parlamentare?

Oggi sulla Repubblica con un editoriale intitolato La normalità deviata Stefano Rodotà smonta una volta per tutte l’alibi del principio di responsabilità che Giorgio Napolitano e il Pd stanno usando per giustificare, con la scusa dell’emergenza, qualsiasi porcata del governo delle larghe intese. E lo ribalta. Altro che responsabili, spiega Rodotà. Il presidente della Repubblica, Franceschini e i 101 del Pd sono esattamente il contrario e cioè degli irresponsabili che tengono praticamente in ostaggio il Paese. Come? Con il ricatto dell’emergenza permanente. Ecco perché:

Stefano Rodotà

Stefano Rodotà

MOLTI fatti, in questi giorni, hanno destato scandalo, suscitato proteste, acceso qualche fuoco d’indignazione. Ma non sono il frutto di una qualche anomalia, non rientrano nella categoria delle eccezioni o degli imprevisti. Appartengono a quella “normalità deviata” che caratterizza ormai da anni il funzionamento del sistema politico.
HA corroso il costume civile, accompagna il disfacimento del sistema industriale e la terribile impennata della povertà.
Il caso Alfano è davvero una illustrazione esemplare del modo in cui questa normalità deviata è stata costruita, fino a divenire l’unica, riconosciuta forma di normalità istituzionale. Lasciando da parte la responsabilità oggettiva per fatti di cui non avrebbe avuto conoscenza, bisogna chiedersi quale ruolo giochi la responsabilità politica.
Dove va a finire questa specifica forma di responsabilità quando si adotta questo tipo di argomentazione? Scompare, anzi è da tempo scomparsa, creando una zona di immunità nella quale i titolari di incarichi istituzionali si muovono liberi, quasi estranei alle strutture che pure ad essi fanno diretto riferimento, anche quando il funzionamento di queste strutture produce gravi conseguenze politiche. La responsabilità politica, anzi, finisce con l’essere considerata come una insidia, un rischio. Guai a farla valere se così vengono messi in pericolo la stabilità del governo, gli equilibri faticosamente o acrobaticamente costruiti. Questo particolare tassello della normalità deviata finisce con il rivelare la più profonda distorsione del nostro sistema politico – l’essere ormai prigioniero di uno stato di emergenza permanente. Questo è divenuto l’argomento che inchioda il sistema politico alle sue difficoltà, negandogli la possibilità di sperimentare soluzioni diverse da quelle che, via via, mostrano i loro evidenti limiti, fino a sottrarre alla politica ogni legittimo margine di manovra. Di nuovo la normalità deviata, di fronte alla quale vien forte la tentazione di pronunciare un “elogio della follia politica”, che spesso consente di cogliere i tratti reali di una situazione assai meglio del realismo proclamato. Era davvero imprevedibile quello che sta accadendo, l’intima fragilità delle “larghe intese” che, prive di qualsiasi collante politico, sono in ogni momento esposte a fibrillazioni, ricatti, strumentalizzazioni? È la mancanza di coraggio politico a produrre instabilità. Così non soltanto l’orizzonte dell’azione di governo si accorcia sempre di più, fino a ridursi al giorno dopo. Soprattutto si perde la capacità di operare in modo adeguato alle situazioni di crisi e di ripartire le risorse rispettando le vere priorità, le emergenze effettive. Infatti, si accettano come variabili indipendenti quelle che, invece, sono pretese settoriali o prepotenze di parte. Problemi procedurali a parte, com’è possibile ripartire le scarse risposte disponibili assumendo come tabù intoccabile l’acquisto degli F-35, mentre premono altre e più drammatiche necessità? Com’è possibile inchiodare fin dal primo giorno l’azione del governo intorno alla questione dell’Imu, condizionando l’intera strategia economica per soddisfare una promessa elettorale di Berlusconi, mentre svaniscono quelle del Pd?
In questa normalità sempre più deviata non riescono a trovare posto le vere, grandi emergenze. Mentre si dissolve l’apparato industriale, non vi sono segni di una vera politica industriale. Neppure questa è una novità, perché si tratta di una eredità dei governi Berlusconi e pure del governo Monti, dove quelle due parole venivano liquidate quasi con disprezzo come si facesse cenno a una inammissibile interferenza nel mercato. E da questa ulteriore assenza di politica viene un contributo all’aggravarsi della situazione economica, che ormai deve essere letta partendo dalle cifre impressionati sulla povertà. Le ha analizzate efficacemente e impietosamente Chiara Saraceno, sottolineando pure la necessità di modifiche strutturali, come quelle riguardanti l’avvio di forme di reddito garantito. Un governo blindato, non è necessariamente sinonimo di governo forte e efficiente.
Ma la normalità deviata non la ritroviamo solo nel circuito istituzionale. È dilagata nella società, con effetti perversi che verifichiamo continuamente osservando il degradarsi delle regole minime della convivenza civile. So bene che il caso Calderoli è vicenda miserevole. Ma bisogna ritornarci perché si sono ricordati i precedenti di questo eminente rappresentante della Lega, dalla maglietta contro l’Islam all’annuncio di passeggiate con maiali dove si pensava di costruire una moschea. Nulla di nuovo, allora. Gli insulti alla ministra Kyenge appartengono a questa perversa normalità, accettata e addirittura premiata con incarichi istituzionali. Ma Calderoli non era e non è solo, è parte di una schiera che ha fatto del linguaggio razzista, omofobo, sessista un essenziale strumento di comunicazione, per acquisire consenso e costruire identità. E infatti, per giustificarlo, si è detto che le sue erano parole da comizio, dunque legittime, senza rendersi conto dell’enormità di questa affermazione: la propaganda politica può travolgere il rispetto dell’altro, negandone l’appartenenza stessa al comune genere umano, pur di arraffare un miserabile voto.
Ma era una battuta, si è detto. Lo sentiamo dire da anni, senza che questa pericolosa deriva sia mai stata contrastata seriamente da nessuno. Anzi, è stata sostanzialmente legittimata da due categorie – i realisti e i derubricatori. Innocue quelle battute, derubricate a folklore, a modo per avvicinare il linguaggio della politica a quello dei cittadini. Ma il linguaggio è strumento potente e impietoso, e oggi ci restituisce l’immagine di una società degradata, nella quale sono stati inoculati veleni che l’hanno drammaticamente intossicata. Inutili moralismi, ribattono i realisti, che guardano alla Lega come forza politica, addirittura come una “costola della sinistra”. Ma una cosa è considerare la rilevanza politica di un fenomeno, altro è accettarne ogni manifestazione, rinunciando a contrastare proprio ciò che frammenta la società, ne esaspera i conflitti.
Altre deviazioni potrebbero essere ricordate. E tutto questo ci dice che, per tornare ad una decente normalità, serve una innovazione politica profonda, che esige altre idee e altri soggetti.

Un ministro deve dimettersi proprio perché non sapeva

Bonino e Alfano ministri a loro insaputa

Bonino e Alfano ministri a loro insaputa

Se i ministri Alfano e Bonino (chissà perché ma la Bonino sembra sia stata arbitrariamente assolta a prescindere) sapevano devono assolutamente dimettersi. Se invece non sapevano non solo devono dimettersi lo stesso, ma sarebbe anche opportuno che lasciassero immediatamente la politica per il semplice motivo che rappresentano un pericolo per loro stessi innanzitutto e poi per la nazione. Perché sostenere di non sapere è perfino più grave di ammettere che fossero a conoscenza dell’espulsione di moglie e figlia di un dissidente. Almeno in qualsiasi altra parte del mondo esclusa l’Italia.

  • UPDATE
    A essere d’accordo con Matteo Renzi qualche dubbio viene, ma tant’è. A proposito del ministro a sua insaputa Alfano, sul caso Ablyazov leggo sul Fatto Quotidiano e copioncollo cosa dice il sindaco di Firenze: ”Se sapeva ha mentito e questo è un problema, se non sapeva è anche peggio”.

Il caso Ablyazov e le dimissioni del ministro Bonino

Il ministro Bonino con il ministro Alfano

Arrivista? Opportunista? Paracula? Non sia mai. Niente di tutto questo. Il ministro Emma Bonino è (in fondo) una persona seria e non appena avrà chiara la situazione dello strano caso Ablyazov si dimetterà immediatamente. Vero?

Oddio, avrebbe potuto farlo anche subito, dal momento cioè — come lei stessa ha dichiarato — che quando ha saputo “di questa storia quella poveretta era già in Kazakistan”. Il ministro Bonino, che ci crediate o no, sarebbe stata messa al corrente dello strano caso Ablyazov a cose fatte. Ma non è lei il ministro degli Esteri? Era in villeggiatura o che? Complimenti vivissimi. Ma certo così è facile, così lo posso fare pure il ministro degli Esteri. Vero?

Vabbè, comunque è solo una questione di tempo perché il ministro Emma Bonino è pur sempre una radicale da sempre molto attenta ai diritti civili e di fronte a una tale vergogna non potrà che dimettersi. Il ministro Bonino  non permetterà mai che l’Italia venga (ulteriormente) sputtanata in tutto il mondo. Mica Emma Bonino è un’arrivista, un’opportunista, una paracula. Vero?

Berlusconi e la tragedia di un Paese ridicolo

Ormai è diventato perfino difficile capire il confine che dovrebbe separare e in qualche modo definire la differenza che passa (o che almeno dovrebbe esserci) tra quella che è soltanto l’arrogante e sempre più compiaciuta volgarità del potere o piuttosto l’irrimediabile, servile, stupidità dei media. Il risultato di questa commistione a volte è decisamente tragicomico:

Berlusconi tieni duro

Napolitano e le violenze moderate

Berlusconi e Napolitano

Com’era che diceva appena pochi giorni fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Ah sì, che in momenti di così forti tensioni sociali bisogna moderare la violenza verbale. Infatti. Non solo nessuno modera un bel niente, ma sono proprio le stesse istituzioni a dare gli esempi più negativi. Tipo che oggi il governo (parte del governo) è sceso addirittura in piazza per offendere e delegittimare la magistratura. Alla faccia, per dire, della moderazione. Complimenti vivissimi, davvero un bell’esempio.

Tanto che a difendere le istituzioni al posto di Napolitano (evidentemente impossibilitato a violare la sacralità del week end) sono dovuti intervenire gli italiani stessi, giustamente scesi anch’essi in piazza per protestare contro la manifestazione eversiva. Lo so, è una parola forte. Ma come si dovrebbe altrimenti chiamare quello che è successo a Brescia e, tra l’altro, dovrebbe ripetersi pure lunedì prossimo davanti al tribunale di Milano?

Mica uno scherzo, insomma, soprattutto di questi tempi. Come minimo il ministro dell’Interno avrebbe dovuto impedire una cosa del genere, anche solo per una questione d’ordine pubblico, per scongiurare cioè il peggio. Ah già, quasi mi dimenticavo: il ministro dell’Interno era pure lui in piazza a insultare la magistratura.

  • UPDATE

    Non so cosa ne pensiate voi, ma manifestare contro i giudici, specie se si e’ imputati, mi sembra un atto piuttosto eversivo. Specie se l’imputato e’ il capo di uno dei maggiori partiti politici del paese. — Lucia Annunziata

    Caro Pd, ricordati sempre, prima di andare a letto e (non) svegliarti, che sei al governo – cioè ostaggio – con un tizio che anche oggi, circondato da groupies e yesmen, si è paragonato a Enzo Tortora.  — Andrea Scanzi

    Chi era il ministro degli Interni preposto alla tutela dell’ordine pubblico in quel di Brescia? Angelino Alfano. Peccato che fosse tra i manifestanti, invece che a assolvere ai suoi doveri.  — Gad Lerner

Grillo ha torto: il Pd non è uguale al Pdl, è peggio

Letta e Alfano se la ridono in Parlamento: il più è fatto

“Sembra incredibile — scrive Rudi Ghedini in un post sul Pd — che qualcuno pensi di costruire qualcosa su quelle macerie”. Ma — copioincollo qui il commento fatto sul suo blog — nessuno pensa di costruire alcunché, ciò che li accomuna è avere a disposizione un partito dietro la cui copertura poter fare quanti più affari possibili.

Sfrutteranno a oltranza cioè la credulità di un elettorato di sinistra o di centrosinistra che è convinto di votare un partito di centrosinistra.

Finché dura ce la metteranno tutta a prendere tutto quello che si può. Perché come dice sempre uno che se ne intende molto più di tutti loro messi insieme, soldi e fica vanno fatti girare. Sempre, sia chiaro, per il bene del Paese.

E Grillo ha torto quando dice che Pd e Pdl sono uguali: non è vero. Il Pd è peggio del Pdl. Ma di parecchio. Perché pur essendo due associazioni per delinquere, almeno Berlusconi non pretende di apparire per quello che non è.

E Michele Serra suggerì al Pd di… “abbandonare” Berlusconi

Ci voleva Grillo per mettere finalmente di fronte alle sue responsabilità un centrosinistra che per vent’anni ha, diciamo così, giocato a nascondino. Adesso ahimé non ci sono più alibi. Come si dice dalle mie parti le chiacchiere stanno a zero. Oggi per esempio L’Amaca (seguitissima e idolatrata rubrica) dell’acutissimo Michele Serra (simbolo indiscusso dell’intellettuale militante) forse dice di più e meglio di qualunque altra analisi sulla situazione in cui è andata a cacciarsi una (certa) sinistra italiana che per vent’anni ha di fatto creato, favorito e sostenuto il berlusconismo. Laddove, cioè, l’acutissimo Serra propone al Pd

di abbandonare Berlusconi e i berlusconiani al loro destino di dissoluzione

Abbandonare Berlusconi? Ehm… sì, Serra scrive proprio così: il Pd farebbe bene ad abbandonare Berlusconi, come se finora fossero andati a braccetto o quasi. Lasciamoci così, senza rancore, dice l’acutissimo Serra, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. E da quando in qua Pd e Berlusconi stanno insieme? Sarebbe opportuno che l’acutissimo Serra, avendo evidentemente notizie di prima mano, specificasse ulteriormente il concetto. Altrimenti, l’involontaria comicità di quella che potrebbe sembrare quasi una confessione di correità diventa talmente stridente da sembrare quasi patetica. Insomma, come si dice sempre in questi casi, il re (e cioè il Pd) è nudo e fa anche decisamente schifo.

suggerimento

Il delitto perfetto (5)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Finalmente il Pd non ha più alibi. Adesso deve per forza uscire allo scoperto e deve schierarsi, deve dire insomma da che parte sta. E finalmente capiremo se in questi ultimi vent’anni il centrosinistra si è veramente opposto o piuttosto ha solo fatto finta di opporsi a Berlusconi. Finalmente capiremo se il berlusconismo sia solo colpa di una parte politica oppure no, oppure sia stato creato e favorito proprio da chi avrebbe dovuto combatterlo e aveva la rappresentanza politica per farlo.

Finalmente, di fronte all’ennesima emergenza democratica, capiremo chi e cos’è il Pd. Finalmente, dopo il palese atto intimidatorio (se non una vera e propria minaccia di insurrezione) da parte di rappresentanti delle istituzioni nei confronti di magistrati colpevoli di voler far rispettare le regole democratiche per cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, capiremo. Dopo l’incontro tra i pretoriani che hanno assediato il palazzo di giustizia milanese e il presidente Napolitano, cui sarebbe stato anche consegnato un misterioso papello (un altro patto dopo quello con la mafia?) i media hanno subito fatto trapelare l’ipotesi di un accordo tra Pd e Pdl per far diventare Berlusconi senatore a vita o, in alternativa, per far scattare il prima possibile una provvidenziale amnistia ad personam. Bene. Finalmente il Pd dovrà spiegare, dovrà chiarire, dovrà far sapere agli italiani cosa pensa e sopratutto cosa vuole fare. Finalmente il centrosinistra non potrà più nascondersi dietro alle parole come ha fatto in questi ultimi vent’anni.

Già, più facile a dirsi che a farsi. Qualcuno sa dove sono finiti in queste ultime 48 ore tutti i dirigenti del Pd? Sembrano improvvisamente scomparsi. Di solito sempre sul pezzo e molto reattivi, hanno fatto improvvisamente perdere le loro tracce. Che dice Bersani? E D’Alema? E Renzi? E che dicono i cosiddetti intellettuali di sinistra di solito così attenti e pronti a firmare appelli, corsivi e soprattutto contratti a ogni piè sospinto? Che dice adesso l’acutissimo Michele Serra? E, soprattutto, che dice Nanni? Che dice Nanni Moretti dei suoi amatissimi amici del Pd che si possono criticare ma poi si votano sempre e comunque?

  • UPDATE
    Copioincollo dall’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi:

    Dopo aver ricevuto il presunto leader del Pdl a poche ore dalla radunata sediziosa al Tribunale di Milano anziché tenerlo fuori della porta, Napolitano ha pilatescamente espresso “rammarico per la manifestazione senza precedenti del Pdl”, ma subito dopo si è appellato “al comune senso di responsabilità”. Comune nel senso che anche i magistrati dovrebbero essere più “responsabili” per propiziare un “immediato cambiamento di clima”. Escludendo che ce l’abbia con i meteorologi o con le avverse condizioni climatiche, resta da capire come i magistrati potrebbero migliorare il clima col partito del leader più imputato della storia: evitando le visite fiscali per verificare i legittimi impedimenti di un tizio che da vent’anni fugge dalla giustizia? Evitando di condannarlo se lo ritengono colpevole? Evitando di indagarlo se compra senatori un tanto al chilo?

L'editto di Ponzio Napolitano

Il comma ammazza-blog è un omicidio volontario

Segnalo un post assolutamente da leggere di Valigia Blu (qui) su tutto quello che c’è da sapere sull’ormai famigerato comma 29 (e sulle conseguenze a cui i blogger potrebbero andare incontro) meglio noto come “comma ammazza-blog”, ma non sono per niente d’accordo con l’autore, Bruno Saetta, quando sostiene che

[…] siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare.
Secondo me invece è esattamente il contrario: è proprio perché Gasparri e dintorni conoscono benissimo la forza di Internet che vogliono a tutti i costi far approvare il comma 29. Altro che.