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Mazzarri e l’Inter (finalmente) senza più clan, foche e somari

Walter Mazzarri

Nella mia personale classifica di gradimento Walter Mazzari segna altri punti a favore. È notizia di oggi l’annuncio dell’agente di Schelotto: “Dall’Inter abbiamo ricevuto notizie che si vuole fare un’operazione in uscita con Schelotto. Mazzarri ha scelto di non avvalersi delle sue prestazioni”. E allora ciao ciao anche a te, caro Schelotto. Mazzarri ha semplicemente fatto quello che un allenatore serio non poteva non fare e cioè scartare un giocatore palesemente non all’altezza. Ma questa semplice valutazione tecnica all’Inter diventa rivoluzionaria. Nessun allenatore, da Mourinho in poi, si era mai permesso di sconfessare in maniera così evidente parecchie scelte societarie. E siamo già a quattro. Sono già quattro mosse che Mazzarri indovina una dietro l’altra.

Niente più posti prenotati in campo

La prima mossa: aver preso anche Belfodil dopo l’acquisto di Icardi. Evidentemente, su Milito la pensa esattamente come me e cioè: un allenatore serio (va da sè anche una società seria) non può fare affidamento su un titolare a chiacchiere, su uno cioè che al di là del suo indiscusso valore non si sa se e come potrà di nuovo giocare. Con i se e i ma non si va da nessuna parte, nella vita come nel calcio. Una grande squadra non può rischiare al buio, anche se il giocatore in questione si chiama Milito.

Niente più (contagiose) sregolatezze

La seconda mossa: aver rinunciato a Cassano nonostante sia uno dei pochi fuoriclasse a disposizione e nonostante abbia oggettivamente disputato una discreta stagione. Mazzarri sceglie il male minore e lancia un segnale fortissimo allo spogliatoio e, soprattutto, al clan argentino. Il nuovo allenatore nerazzurro preferisce fare a meno del genio di uno come Cassano pur di evitare la sua nota (e contagiosa) sregolatezza. Così facendo secondo me ha fatto già capire a tutti che la pacchia è finita. Senatori compresi. E, in particolare, a coloro che magari si sarebbero nascosti volentieri dietro le intemperanze del barese e si sarebbero sentiti magari giustificati a non garantire il massimo, anche sotto l’aspetto comportamentale.

Niente più foche ammaestrate

La terza mossa, quella che a me è piaciuta di più in assoluto: aver bocciato l’acquisto del solito argentino di risulta Papu Gomez e aver così imposto a Branca di non prendere più le solite foche ammaestrate che tanto piacciono al nostro caro grande presidente, bocciando così sul nascere qualsiasi ipotesi di vedere in maglia nerazzurra altri asini e somari assortiti. E qui Mazzarri è stato grandissimo, oltre che coraggioso, dato che conoscendo Moratti e Branca glielo faranno pesare alle prime difficoltà.

Niente più raccomandati

La quarta mossa: niente più mezzi giocatori come Papu Gomez ma nemmeno raccomandati come Schelotto. Non c’è più spazio all’Inter per giocatori oggettivamente mediocri e comunque non in grado di giocare in una squadra di vertice. Tra l’altro Mazzarri è stato chiaro: vuole portare in ritiro solo i giocatori che ha scelto ed ha perfettamente ragione anche su questo punto. Chi non rientra nel progetto dovrebbe avere se non un po’ di dignità almeno la professionalità di non opporsi strumentalmente (con dei veri e propri ricatti economici) alle cessioni chiedendo ogni volta la luna alla società come è spesso e volentieri successo in questi ultimi anni.

Ma la società quando smetterà di farsi ricattare dai giocatori?

Certo, se una società come l’Inter a uno come Schelotto (non Figo, ma Schelotto) fa un contratto di quattro anni poi non si può pretendere che il diretto interessato (come ha fatto già capire il suo agente lanciando messaggi nemmeno tanto criptati) non sfrutti la situazione rifiutando qualsiasi proposta non ritenuta di suo particolare gradimento. Finché insomma non lo chiamerà il Real Madrid (sic) non ha nessuna intenzione di rinunciare ai soldi di quel fesso di Moratti. Anche perché quando gli ricapiterà mai un contratto del genere?

Mazzarri ricorderà presto alla società l’impegno di ridurre l’attuale organico

Anche su questo aspetto, sulla pessima gestione dei giocatori e dei loro contratti, Mazzarri sarà costretto, ne va della sua credibilità, ad alzare la voce affinché la società la smetta una volta per tutte di farsi ricattare e si liberi nel più breve tempo possibile delle tante zavorre che pesano sempre di più sui bilanci e sugli equilibri di spogliatoio. Io sono sicuro che è solo una questione di giorni, ma Mazzarri lo farà: chiederà a Moratti e Branca di poter lavorare il prima possibile solo con i giocatori scelti da lui e stop. Dico questo perché la stima nei confronti di Mazzarri sta crescendo ogni giorno di più sulla base degli sviluppi di calciomercato. E se non era certamente tra i miei allenatori preferiti (anzi, il contrario) la sua è una vera e propria rimonta rispetto al mio (notevole) scetticismo iniziale. Non so che Inter uscirà fuori, se sarà o no capace di combinare qualcosa di buono, ma di sicuro sarà una squadra seria, composta da giocatori seri. Come sta dimostrando di essere il suo allenatore. Almeno questo.

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Se Mazzarri, per fortuna, non è Ranieri: ciau ciau Papu

Walter Mazzarri

Ebbene sì, anche se non mi è mai piaciuto come allenatore e quando è stato annunciato il suo arrivo non ho potuto evitare di storcere il naso, sto cominciando a farmelo piacere. Sì perché, a quanto pare, ha personalità da vendere e sta già dimostrando — contrariamente a tutti i colleghi che lo hanno preceduto da Mourinho in poi — di non aver nessuna intenzione di accettare le scelte di mercato solitamente imbarazzanti di Moratti e Branca. Dei fenomeni da baraccone sponsorizzati dalla coppia felice il buon Mazzarri — meravigliosamente tosto e tignoso al di là di ogni mia più ottimistica aspettativa  — non sa proprio che farsene.

Un’altra notizia — dopo quella di Belfodil — che mi rincuora. Niente attaccanti a fine carriera come Gilardino e niente più foche ammaestrate come Papu Gomez: l’Inter ha bisogno di giocatori veri. Se non dei campioni affermati (i cui cartellini sono attualmente proibitivi) almeno che siano giovani e forti. Magari inesperti, ma giocatori veri o (almeno sulla carta) potenzialmente tali. D’altronde, da una parte bisogna ricominciare. Mazzarri, che lo sa benissimo, per fortuna non ha nessuna intenzione di fare la stessa fine di Benitez e tutti gli altri. Se i campioni non te li puoi permettere devi allora per forza ripiegare (rischiando molto, ovvio) sulle giovani promesse.

E allora, ricapitolando: per l’arrivo di Belfodil il tecnico nerazzurro merita un 8. E lo merita anche in considerazione del prestito di Cassano collegato all’operazione di mercato con il Parma che è secondo me un chiaro segnale rivolto a tutto l’ambiente di netta e definitiva rottura con il recente passato e cioè: l’Inter di Mazzari non sa che farsene del genio nel momento in cui si porti dietro anche (parecchia) sregolatezza, evidentemente diventata non più sopportabile e compatibile con le idee del nuovo tecnico. Mentre per il mancato acquisto di Papu Gomez — che di fatto sconfessa una delle solite scelte abbastanza bizzarre della società — il buon Walter merita un 10 pieno. Certo, ora mi aspetto altre decisioni importanti. A centrocampo, innanzitutto. Qualcosa che faccia subito capire che non ci siano più… posti prenotati.

 Certo, l”Inter di Mazzarri sarà per forza di cose una scommessa, questo è chiaro. Ma nessun interista può pretendere che dopo tre anni passati a distruggere tutto quello che era stato costruito in parecchi anni ora sia magicamente possibile rimettere tutto in piedi in pochi mesi. Per ricostruire una squadra competitiva ci vorrà per forza un po’ di tempo. Anche perché tra le prerogative di un allenatore, più bravo che possa essere, non c’è certo quella di fare pure i miracoli. Nessuno può prevedere, ora come ora,  se e come Mazzarri saprà risollevare una squadra oggettivamente alla deriva, né fino a quando il nuovo allenatore riuscirà a opporsi all’autolesionismo congenito del nostro caro grande presidente senza farsi venire nel frattempo un esaurimento nervoso, come ho il forte sospetto sia capitato al povero Stramaccioni. Realisticamente parlando, quello di Mazzarri non è un compito certo facile. Ma comunque sia, comunque vada a finire, una cosa almeno è sicura: non saremo più costretti a vedere in maglia nerazzura altri casi umani come Rocchi e Schelotto. Per quanto mi riguarda è già parecchio.

L’urlo nerazzurro: Gomez

L'urlo di MunchPremessa: lo (ri)scrivo a uso e consumo di chi passasse di qui la prima volta e leggendo queste righe possa fraintendere il senso di questo post, pensando magari di essere finito su un blog antinterista. Non è così. Questo è un blog interista che proprio perché ama molto l’Inter crede sia ormai diventato indispensabile opporsi in qualche maniera alla follia autodistruttiva di Massimo Moratti che sta riportando l’Inter ai suoi minimi storici.

Ulteriore premessa: per la serie “Caro Moratti adesso basta” o per meglio dire “Per favore, ricoverate Moratti“, post in cui penso di aver spiegato le ragioni del mio diciamo così astio di tifoso nerazzurro verso una dirigenza in stato confusionale e patologicamente autodistruttiva, dico subito a scanso di equivoci di esser perfettamente consapevole che da qui ad agosto i media ci ammattiranno sparando ogni giorno acquisti su acquisti il più delle volte ovviamente improbabili. Ma tra questi presunti acquisti ci saranno anche quelli che purtroppo finiranno veramente all’Inter. Tanto meglio allora protestare subito e contestare sul nascere scelte ridicole della società invece di farlo a cose fatte. La mia, insomma, è un’incazzatura preventiva. Una specie di rubrica che chiamerò L’urlo nerazzurro e che dedico naturalmente al nostro caro grande presidente Massimo Moratti.

L’urlo nerazzurro di oggi è Alejandro Papu Gomez. La notizia è che verrebbe all’Inter in cambio di (sic) Longo e Biraghi. La solita foca nana. Il solito mezzo giocatore. Il solito ripiego argentino.

Gomez contrastato da GiaccheriniInnanzitutto: Gomez è alto 1,65 e pesa 68 kg. È più basso, per dire, pure di Giaccherini ed è appena un centimetro più alto di Giovinco. E nel calcio che conta, a meno che tu non sei Maradona o non giochi con la Fiat o Mediaset (dove gli arbitri sarebbero notoriamente più bendisposti a fischiare fallo a ogni contatto) secondo me a queste altezze… decolli. A maggior ragione poi se invece della maglia dell’inoffensivo Catania indossi quella nerazzurra.

Secondo aspetto: Gomez è tatticamente rigido, ogni volta che l’ho visto giocare ha dato sempre l’impressione di essere né più né meno uno dei tanti dribblomani individualisti e leziosi che tanto piacciono a Moratti. Calcisticamente parlando, insomma, Gomez sembra uno molto stupido. Uno, quelli del Catania confermerebbero sicuramente, innamorato della palla e, diciamo così, poco predisposto al cosiddetto gioco di squadra. Nel Catania quel poco che dà è già molto, all’Inter diventerebbe come al solito un peso. Non solo: non vede mai la porta e la sua media gol rispetto ai tiri non mi sembra da grande squadra. E allora per favore basta. Vi prego, basta con i giocatori non di categoria. Se non c’è niente di meglio, teniamoci le giovani promesse.

Terza obiezione: Gomez è argentino. Basta con tutti questi cazzo di argentini. Non capisco come all’Inter non si rendano conto della situazione ridicola che è venuta a crearsi in questi ultimi anni. Siamo diventati una colonia argentina e fin qui non ci sarebbe niente di male se si considera la qualità del calcio argentino. Il problema però è che ormai vengono portati all’Inter anche parecchi giocatori improponibili, a volte perfino imbarazzanti. E non va bene, non va bene proprio per niente. Né che i senatori si approfittino della riconoscenza di Moratti e né che Moratti si faccia sfruttare in questa maniera. Mi sembra giusto cominciare a dirlo: capitan Zanetti è il primo a dover rendersi conto di smetterla: deve darci un taglio. È in gioco la sua credibilità anche in prospettiva futura come dirigente. Basta con i giocatori argentini, basta se non sono veramente degli ottimi giocatori capaci di rendersi molto utili alla squadra. E Gomez non lo è.

Crisi isterica di Schelotto dopo la sconfitta con l'AtalantaQuarta considerazione: sempre a detta dei media Gomez verrebbe in cambio di Longo e Biraghi e cioè proprio di due giocatori che dovrebbero essere il futuro dell’Inter. Sempre, cioè, lo stesso errore. L’Inter continuerebbe a svendere se non regalare i suoi migliori giovani in cambio di mezzi giocatori spacciati per campioni. Che cosa potrebbe dare di così importante all’Inter una foca, nient’altro che una foca, come Gomez più di quanto potrebbero dare risorse indiscutibili quali sono un attaccante di indubbio talento come Longo e un discreto difensore già buono per la panchina come Biraghi? Che cosa ci si potrebbe aspettare di più di quello che ha già fatto vedere al Catania da Gomez? Perché mai un dribblomane come Gomez una volta arrivato all’Inter dovrebbe improvvisamente trasformarsi in un grande uomo squadra e cioè quello che non è e non potrà mai essere? Prendere Gomez e pensare che possa miracolosamente diventare un grande esterno è lo stesso errore che è stato fatto appena qualche mese fa con il povero Schelotto, da cui si pretendeva chissà che cosa pur conoscendo i suoi limiti. O forse dovremmo sentirci autorizzati a credere che i dirigenti dell’Inter, sostanzialmente, non capiscano un cazzo di calcio e potrebbero quindi aver erroneamente scambiato il modesto Schelotto per un fuoriclasse? Certo, con il passare del tempo qualche dubbio viene.

Samuele Longo

La rinuncia a Lucas e l’errore che Moratti non deve commettere

Samuele Longo, il futuro

Samuele Longo, il futuro

LUCAS: OK, IL PREZZO NON È GIUSTO. Niente da dire: a vent’anni 45 milioni sarebbero stati troppi anche per Maradona, non solo per Lucas. Cifre assolutamente fuori mercato, quelle del Psg, di chi evidentemente pensa che la storiella del fair play finanziario di Platini sia soltanto una cazzata. Fa bene il nostro caro grande presidente Massimo Moratti a sentirsi soddisfatto di aver risparmiato tutti quei milioni.

MA ORA NON FACCIAMO L’ERRORE DI RIPIEGARE SU (COSTOSISSIME) MEZZE FIGURE. L’errore da non commettere assolutamente è ora quello di ripiegare sulle seconde o terze scelte, magari solo per accontentare l’insana voglia di quei tifosi di bocca buona a cui piace veder arrivare quanti più nuovi giocatori. Sarebbe un errore. Un errore doppiamente grave. Innanzitutto perché per fare il salto di qualità l’Inter ha bisogno di campioni. Magari anche giovanissimi e da far maturare, ma campioni. Prendere dei rincalzi anche se buoni e affidabili non aiuterebbe per niente ad alzare la qualità complessiva dell’organico e inevitabilmente allungherebbero i tempi di crescita della squadra. Inoltre: non è che i rincalzi te li regalano. E se per Lucas valeva la pena di fare una follia, sarebbe proprio da stupidi e incompetenti spendere comunque parecchi milioni per dei comprimari di una sola stagione. Penso a giocatori come Gomez, Bergessio o Ramirez, che certo non sono da disprezzare ma non sono e non saranno mai dei campioni e in ogni caso le loro valutazioni sono anch’esse fuori mercato. E comunque il loro arrivo — a differenza per esempio di fenomeni come Paulinho o Lucas — non risolverebbero le carenze d’organico, al massimo maschererebbero le attuali lacune.

O GIOVANI PROMESSE O SALDI DI MERCATO. Dopo tutte le frustrazioni patite fin qui (da Isla passando per Lavezzi, Giovinco, Destro e Verratti fino a Paulinho e al già citato Lucas) ce la farà il nostro caro grande presidente Massimo Moratti a resistere alle tante tentazioni? Me lo auguro. Se proprio il mercato non offrirà occasioni serie, perso per perso secondo me sarebbe meglio lasciare la squadra così com’è. Cosa che vale sia per l’esterno offensivo, ma anche per il vice-Milito (a questo punto va bene pure Longo) o il sostituto di Maicon (meglio dare fiducia a Mbaye). Perché il rapporto qualità-prezzo nel caso di Gomez come di Ramirez è (con le debite e necessarie proporzioni) altrettanto sovradimensionato e quindi anche Gomez o Ramirez non sono operazioni che rientrano nelle nuove logiche di mercato dell’Inter. Ma proprio per niente. Al limite, sarà opportuno lavorare un po’ nella ricerca di possibili saldi di mercato, di giocatori che valgono poco, ma costano altrettanto.