Archivi categoria: Uncategorized

Vignetta di ElleKappa

Annunci

La cognizione del dolore

Oggi 27 aprile 2015 è il giorno più triste della mia vita. Ma – non è più tempo di raccontare i fatti propri sul blog – non dico perché. A me interessa solo esprimere in qualche maniera la sofferenza che sto provando.

Dico solo che dopo un calvario iniziato lo scorso 3 marzo e finito questa mattina alle 7,25 (almeno così ricordo) è dura. Ma veramente dura. Ma allora perché scrivere un post del genere se non si vuole mettere in piazza le cose proprie?

Semplice: la ragione di tutto ciò è una sola e cioè quella di lasciare un piccolo segno del mio privatissimo dolore a futura memoria di quanto ho sofferto. Sto soffrendo. E soffrirò (chissà per quanto).

(Vi prego: che a nessuno venga in mente di fare commenti dolenti. O peggio ancora di voler saperne di più perché non lo dirò. Il silenzio-assenso sarà quanto mai apprezzato)

Perché qui non si discrimina nessuno

Il New York Times evidenzia la criminalità diffusa in Italia“Virtualmente, non c’è angolo dell’Italia che sia immune dall’infiltrazione criminale” scrive oggi il New York Times, come evidenziano Repubblica (Il cupo affresco del New York Times: “Mafia Capitale, neanche un angolo dell’Italia immune dal crimine”) Corriere (Il New York Times: “Non c’è angolo d’Italia immune da crimine”) Fatto quotidiano (Corruzione, New York Times: “Non c’è angolo d’Italia immune dalla criminalità”). In effetti, sotto questo aspetto gli Stati Uniti hanno ancora molto da imparare.

Civati questo sconosciuto: Cuperlo gli chiede il voto

Se il candidato segretario del Pd Gianni Cuperlo (o meglio il suo attento e assai sveglio comitato) invia un sms anche a Giuseppe Civati, per la cronaca pure lui (anche se magari nel Pd forse non tutti ne sono a conoscenza) candidato segretario del Pd 

Sms di Cuperlo a Civati

Sms del Comitato Cuperlo a Civati

è assai probabile e verosimile (come non può fare a meno di ipotizzare lo stesso destinatario del messaggio) che a Cuperlo il Pd possa aver messo a disposizione gli indirizzi dei tesserati a differenza di altri candidati, tipo per esempio Civati.

A quanto pare — e non so se fa più ridere o piangere — Civati è evidentemente così invisibile nel Pd che gli hanno inviato il messaggio convinti si trattasse di un semplice iscritto come un altro.

Il delitto perfetto (13)

Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi in una foto d'epoca

Come fa opportunamente notare Rudi Ghedini, se la Cassazione ha stoppato il tentativo di trasferire i processi da Milano è pur vero che con la morte di Giulio Andreotti ora si libera un posto da senatore a vita.

Se fanno senatore a vita Berlusconi sarebbe di fatto l’ultimo tassello mancante di una storia della Repubblica che non ci hanno mai raccontato, una storia decisamente tutta da rivedere e da riscrivere e sicuramente diversa, decisamente diversa da come hanno voluto far sembrare.

Se fanno senatore a vita Berlusconi bisognerà allora rivedere un po’ di giudizi nei confronti non tanto del centrosinistra di questi ultimi 20 anni ma del Pci in tutta la storia repubblicana. Bisognerà insomma cominciare a capire — una volta per tutte — che cosa sia stato veramente il Pci e chi sono stati in realtà i loro massimi dirigenti.

Se fanno senatore a vita Berlusconi ci si augura insomma che qualche magistrato si faccia coraggio e decida finalmente di aprire opportune inchieste non soltanto sugli intrallazzi di Berlusconi ma anche verso coloro che hanno difeso e protetto Berlusconi non da 20 ma da quasi 40 anni a questa parte.

Se fanno senatore a vita Berlusconi per quanto mi riguarda tutto — finalmente — tornerebbe. E i fatti darebbero perfettamente ragione a quell’adolescente che a volte si vergognava al solo pensiero di sospettare che forse la colpa era tutta del Pci.

Se fanno senatore a vita Berlusconi sarebbe la mia personalissima quanto sofferta pacificazione non solo politica ma, per uno come me da sempre abituato a mettere la politica sopra ogni altra cosa, oserei dire esistenziale.

Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitabo in una foto d'epoca

Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano in una foto d’epoca

Grazie Fiat che per fortuna hai la Champions nel Dna

Juve umiliata in casa dal Bayern

Non posso che accodarmi anch’io a tutti i ringraziamenti che da ieri notte si stanno sprecando sui media. Grazie Fiat, grazie Agnelli: nessuno è stato mai capace di divertirmi come la vostra squadra in coppa. La squadra che, mi sembra giusto ricordarlo in quanto è stato lo slogan più utilizzato da giornali e tv alla vigilia di ogni partita, “ha la Champions nel Dna”. No, non era Crozza a dirlo, ma autorevoli firme e prestigiosi commentatori, anche se effettivamente l’effetto era uguale: faceva sempre ridere parecchio.

La squadra che “ha la Champions nel Dna” però alla fine non ce l’ha fatta. Vabbè, tra andata e ritorno ne ha presi quattro di gol ed è stata, a voler proprio sintetizzare, travolta, annichilita, ridicolizzata. Ma vuoi mettere tu? A giocare undici contro undici non è mai facile per nessuno. Soprattutto se non si è abituati. E comunque, dai, l’importante è che la squadra che “ha la Champions nel Dna” ci abbia fatto divertire — e ciò è assolutamente fuori discussione — come nessun’altra in questi anni. Davvero.

La stessa squadra, per dire, che non vince una competizione europea da 17 anni. Di-cias-set-te an-ni. Sì, da 17 anni la squadra della Fiat, la stessa che “ha la Champions nel Dna” in campo internazionale semplicemente non esiste. A meno che non si voglia prendere in considerazione pure la conquista della Coppa Intertoto (sic) tra l’altro anche quest’ultima risalente in ogni caso al 1999. Al secolo scorso, cioè. Da 17 anni la Fiat, che è bene sempre sottolinearlo “ha la Champions nel Dna”, non fa altro che regalarci, insomma, grandissime soddisfazioni e noi di questo non possiamo che esserne grati. Complimenti, veramente.

Una nuova Inter, ma fin da adesso

Moratti a San Siro durante Inter-Bologna

Inter, che fare? Immediatamente tre cose.

Un po’ di sana autocritica non farebbe male
Innanzitutto sarebbe pure ora che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti cominciasse a prendersi le sue responsabilità. Come? Ammettendo pubblicamente le sue colpe. Il fatto che non ci siano più sufficienti risorse economiche non giustifica minimamente la gestione scriteriata delle ultime tre stagioni. Caro presidente devi fare autocritica, solo così sarà possibile subito ripartire. In caso contrario, se continuerai a nasconderti, sarebbe un’ulteriore occasione mancata con l’inevitabile riproposizione dell’ennesimo teatrino contro l’allenatore. Andrea Stramaccioni ha commesso tanti errori, d’accordo, ma non può e non deve diventare il facile capro espiatorio di una situazione che parte da lontano e cioè dalla notte di Madrid quando finì di fatto un ciclo. Situazione che nessun allenatore, nemmeno Mourinho, sarebbe in grado di risolvere. Quindi facciamola finita una volta per tutte con tutti questi cambi di allenatori e cominciamo a ragionare seriamente. Bisogna ricostruire la squadra dalle fondamenta, questo serve. Occorrono giocatori da Inter e non un altro allenatore ancora.

Basta con i rimpianti e pensiamo alla prossima stagione
Abbiamo bruciato tre stagioni inutilmente, senza che in tutto questo tempo si sia stati capaci di avviare una minima ricostruzione della squadra del futuro. Ma adesso basta. Bisogna subito  mettere in panchina tutti i senatori e — senza se e senza ma — bisogna far giocare solo e sempre i giovani per vedere da qui alla fine della stagione se possono far parte del progetto. Gli obiettivi stagionali (a parte il ritorno di Coppa Italia con la Roma che al limite potrebbe diventare l’ultima passerella per i reduci del Triplete) sono falliti tutti: perché perdere altro tempo? D’altronde, a San Siro non verrebbe in ogni caso più nessuno. E perdere qualche partita in più ormai non dovrebbe far né caldo né freddo, soprattutto se potrebbe rivelarsi se non altro utile a far crescere le giovani promesse. Questa la mia formazione di partenza con in neretto i giocatori che potrebbero essere confermati (anche se non tutti potranno giocare da titolari fin dalla prossima stagione) mentre per gli altri ruoli ancora scoperti bisogna già cominciare a cercarli sul mercato:

HANDANOVIC

SCHELOTTO RANOCCHIA JUAN JESUS NAGATOMO

KUZMANOVIC KOVACIC BENASSI

PALACIO GUARIN

ROCCHI

Perché Rocchi? Semplice: perché così la squadra intanto comincerebbe a riabituarsi a giocare e a fare i movimenti sapendo di avere in area comunque un centravanti che sarà pure spuntato ma almeno di ruolo.

Moratti deve convincere i senatori a fare da tappabuchi
Moratti deve difendere Stramaccioni e assumersi al limite anche colpe che magari sono esclusivamente dell’allenatore. Solo così si potrà uscire dalla crisi attuale. Ma la cosa più importante che Moratti deve fare — fin da oggi, ora, subito, immediatamente — è invitare con il suo solito e inconfondibile garbo il Capitano e gli altri reduci del Triplete ad accomodarsi tutti in panchina e a dare eventualmente una mano quando e se gli sarà richiesto. A fare cioè da tappabuchi. Allo stesso tempo i senatori dovranno impegnarsi ognuno per le proprie competenze e capacità a dare una mano a Stramaccioni per far partire, anche se con tre anni di ingiustificabile ritardo, un nuovo ciclo.

Cambiare non si può

BucchiTutte le perplessità (sempre più forti con il passare dei giorni) sulla voglia o se non altro necessità di sostenere e votare un partito di sinistra direi siano diventate una certezza. Prima alcuni post di Rudi Ghedini (qui l’ultimo in ordine di tempo, decisamente critico) sugli errori commessi e poi l’esito del referendum interno (che di fatto ha bocciato qualsiasi ipotesi di rinnovamento della sinistra) non hanno fatto altro che confermare quanto le mie perplessità evidentemente non fossero del tutto infondate. Fino ad arrivare a queste ultime ore con la pubblica dissociazione dei professori di “Cambiare si può” e di “Alba” dalla lista “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia.

Pur di non astenermi per la seconda volta (dopo aver votato sempre e comunque) credo di avercela messa tutta. Ho seguito e sostenuto passo passo ogni iniziativa e sono andato pure a una specie di assemblea costituente che si è tenuta nella mia città, dove tra l’altro ho votato i rappresentanti provinciali. Sono passato sopra a parecchie cose pur di far prevalere lo spirito di collaborazione e solidarietà nei confronti di un progetto nuovo (ma uno che sia uno) e quindi inevitabilmente con tanti difetti. Ma non c’è stato niente da fare: alla fine sono riusciti a farmi arrendere.

Era stato chiesto ai partiti aderenti al progetto di fare un passo indietro. Invece, non solo i candidati saranno puntualmente scelti dalle segreterie con la consueta riproposizione dei soliti leader e dirigenti, ma i partiti aderenti al progetto non rinunceranno nemmeno ai loro simboli. Altro che discontinuità, altro che scioglimento di vecchi e inutili partiti senza più nessuna credibilità. Tutto rimane uguale, come prima e più di prima. Quasi una riproposizione, insomma, di una delle più fallimentari esperienze della sinistra quale è stata la lista Sinistra Arcobaleno. Eppure, alle politiche di quattro anni fa, gli elettori di sinistra mi sembra siano stati abbastanza chiari nell’aver bocciato senza appello una proposta del genere. Perché mai ora dovrebbero improvvisamente ripensarci e trovarla così interessante? La domanda, a questo punto, è: Cambiare si può? Risposta: no. Cambiare — evidentemente — non si può.

Parma-Inter, intervallo

Andrea Stramaccioni al Tardini

Le due solite paratone di Handanovic evitano un altro calvario. La sensazione è che se dovesse (facciamo le corna) passare in vantaggio il Parma sarebbe difficile rimontare.

L’Inter ha avuto un paio di occasioni buone, una in particolare con la palla respinta sulla linea, ma non sembra avere quel qualcosa in più che serve a fare la differenza in campo.

L’assenza di Cassano si vede, perché nessuno riesce a servire bene le due punte. Alvarez come al solito è di una lentezza esasperante. E si muove sempre in ritardo, praticamente mette sempre i compagni fuori tempo. Un disastro, per ora.

Vedo Juan Jesus in grande difficoltà su Biabiany: soffre la sua velocità e se l’è perso più di una volta. Speriamo che non trovi la porta proprio contro la sua ex squadra.

Meglio di lui non sta certo Milito che vedo sempre più scoppiato e in debito d’ossigeno. Dopo Torino non è più lui e quando perde anche i palloni più facili (per lui, s’intende) come stasera è un brutto segnale.

Poco servito o servito male, Palacio finora non ha inciso miminamente. D’altronde, ormai si sa, lui ha bisogno di geometrie perfette e di essere lanciato in profondità. Altrimenti vaga in mezzo al campo.

Dentro Coutinho? Sì, almeno per provare a sparigliare, visto che Alvarez non riesce proprio a mettersi al servizio della squadra.

Lo strano destino del signor Rizzoli, forzato del fischietto

Nicola Rizzoli fischia rigore contro la JuveA proposito di errori arbitrali, sulla Repubblica di oggi Maurizio Crosetti tira fuori un interessante dato statistico. Per tre volte in questa stagione – a Pechino, Udine e Catania -l’arbitro Nicola Rizzoli ha fatto vincere con i suoi errori determinanti la squadra della Fiat contro una, quella di ieri a San Siro, in cui l’ha fatta invece perdere. 3-1 il  conto complessivo per un totale di 4 partite falsate. Sì perché ogni volta che che c’è una partita falsata curiosamente nel sestetto arbitrale c’è sempre lui, proprio lui:

Certo non si può dire che il signor architetto Nicola Rizzoli, 41 anni da Mirandola, Bologna, sia un fischietto fortunato. Quest’anno ha cominciato a inguaiarsi nientemeno che a Pechino, come addizionale nella finale di Supercoppa tra Juve e Napoli: il rigore generoso per i bianconeri lo decise lui. Poi, in Udinese-Juventus, addizionò l’ingiusta espulsione del portiere Brkic per fallo su Giovinco (il colpevole era semmai Danilo). Infine, a Catania, proprio Rizzoli è stato la pupilla dello scandalo nell’azione del fuorigioco invisibile, con gol juventino irregolare. Per una volta, l’ultima, ieri, il signor architetto ha tirato la riga sbagliata sulla Juve, rompendo la punta della matita. Ma se l’ha fatto, visto che Rizzoli a San Siro non addizionava ma dirigeva, deve ringraziare il collega De Marco: uno più uno fa tre.

Bisogna credere, si dice da più parti, alla buonafede degli arbitri altrimenti il calcio italiano non ha più credibilità. Ma certo che voglio credere alla loro buonafede. Ma se gli arbitri sono in buonafede (e le designazioni di conseguenza) perché allora arbitrano le partite più importanti proprio quelli che sbagliano di più? Perché vengono designati sempre e solo gli stessi? Come mai, cioè, Rizzoli, Tagliavento e Rocchi pur commettendo errori a ripetizione continuano ad arbitrare? E come mai, nonostante tutti gli errori, spesso incredibili, i media continuano a giudicare Rizzoli, Tagliavento e Rocchi i migliori arbitri d’Italia?

Ieri Paolo Tagliavento, dopo gli errori incredibili commessi a Torino, invece di essere fermato è stato designato arbitro di porta di Chievo-Siena, mentre Nicola Rizzoli dopo aver falsato già tre partite importanti invece di essere fermato ha arbitrato come abbiamo visto tutti la partita di San Siro. Uno può anche credere alla buonafede degli arbitri, come no. Se solo però questa benedetta buonafede si vedesse, perché allo stato attuale delle cose – oggettivamente – non si vede proprio.

L'arbitro Rizzoli sempre protagonista di errori arbitrali

+ clicca (più volte) sull’articolo per ingrandire il testo

VEDI ANCHE:

Al 16esimo minuto il Chelsea ha rivinto la Champions

Roberto Di Matteo

Al 16esimo minuto di Chelsea-Manchester City ho capito perché amo il calcio e continuo – nonostante tutte le porcherie di casa nostra – a seguirlo. Quando cioè i tifosi si sono alzati in piedi per applaudire Roberto Di Matteo esonerato da Roman Abramovich nonostante l’allenatore italiano  sia riuscito a vincere – e contro parecchi avversari molto più forti – la Champions League. Al 16esimo minuto – 16 come il numero di Di Matteo quando giocava con i Blues – Stamford Bridge ha manifestato tutto il dissenso nei confronti della decisione presa dalla società e ha così voluto ricordare al ricco proprietario che per capire il calcio i soldi non bastano. Come non è da tutti non solo sapere vincere ma anche saper perdere. E che, soprattutto, una squadra non può e non potrà mai essere diretta e gestita come un’azienda qualsiasi. Anzi, semmai è tutto il contrario. Ma capirlo non è facile, men che mai da chi come Abramovich pensa evidentemente che qualsiasi cosa – compresa la passione del tifoso – abbia un prezzo.

Marco Sarti e il doppio voto alle primarie del Pd

Il doppio voto alle primarie del Pd

Fonte: Linkiesta

Marco Sarti di Linkiesta ha votato due volte alle primarie del Pd:

Questa mattina sono andato all’ufficio elettorale presso il seggio più vicino a casa mia. Mi sono registrato, ho ritirato la scheda e ho votato alle primarie del centrosinistra. Poi sono andato all’ufficio elettorale presso il seggio più vicino alla mia abitazione di residenza. Mi sono registrato, ho ritirato la scheda e ho votato alle primarie di centrosinistra. Per la seconda volta.

Ci sono voluti sei mesi per perfezionare un regolamento che definire cervellotico è poco. Registrazioni ufficiali, pre iscrizioni online, albi degli elettori. Norme spesso incomprensibili – perché i diciassettenni non possono più votare e gli immigrati sì? – con un unico obiettivo. Limitare il più possibile l’inquinamento del voto. Evitare truppe cammellate e pullman di votanti prezzolati. Tempo buttato.

Continua qui.

Moratti furibondo (…finalmente)

Stramaccioni espulso

Dal sito dell’Inter le dichiarazioni del nostro caro grande presidente Massimo Moratti, finalmente furibondo contro gli arbitri e contro i media. Dichiarazioni in cui, tra l’altro, fa un chiaro riferimento anche a Massimo Mauro (finalmente) che su Sky ha avuto pure la faccia tosta di giudicare dubbio il rigore di Astori su Ranocchia che l’arbitro di porta non poteva non vedere (altrimenti a cosa servirebbero gli arbitri di porta?):

MILANO – Al termine della partita tra Inter-Cagliari, il presidente Massimo Moratti ha risposto alle domande dei giornalisti a proposito dell’episodio che ha visto protagonista Andrea Ranocchia, al momento del fallo in area di Davide Astori non fischiato dall’arbitro Giacomelli.
Queste le dichiarazioni integrali del presidente:

È inevitabile iniziare dall’arbitraggio.

“Essendo stato determinante per il risultato della partita credo non sia solo inevitabile, ma credo che da parte nostra, di tutti, e da parte mia in particolare visto che sono io che parlo c’è un certo‘risentimento’ dovuto al fatto che è la 3a partita di seguito che ci ritroviamo con delle sviste arbitrali sempre contro di noi e un atteggiamento che comunque anche durante la partita è certamente non a favore della Società e della squadra. Dico della Società perchè ho già vissuto queste situazioni e non vorrei ritrovarmi ancora dopo tanti anni nella stessa situazione di allora’.

Moratti furibondo dopo la mancata concessione del rigore

Moratti furibondo dopo la mancata concessione del rigore

Inizia ad avvertire un clima simile?

“Ma come inizio ad avvertire…è la terza partita…con la Juventus abbiamo vinto per grazia di Dio, ma non certo dell’arbitro. Con l’Atalanta il gol decisivo è venuto fuori da un rigore che non c’era e il dubbio sta tanto per fare piacere alla classe arbitrale e oggi c’è stata una situazione veramente assurda. Possiamo avere i commentatori televisivi che si divertono, dopo la loro grande esperienza juventina, a fare finta che non sia rigore, ma se non è rigore questo qui, lo mettano pure a dire quello che vogliono e non mi interessa più seguirli né a me né a nessun interista. Questo, chiaramente e siccome mi sono stufato, perchè dopo tre partite è tanto, lo dico”.

Presidente, ha parlato con Andrea Stramaccioni: le ha chiesto che cosa gli è stato detto dall’arbitro o se avete domandato spiegazioni all’arbitro, lui vi ha risposto?

“Mah, dovremmo anche andare a chiedergli “per favore mi dica il perchè”? Ma va…In campo, l’unica cosa che dicevano è: voi dell’Inter state zitti. Voi: voglio capire chi è il “noi” dicendo voi dell’Inter. Ci spieghino chi è il “noi”quando dicono voi dell’Inter”.

Tra la Juventus prima e l’Inter seconda ci sono 4 punti di distanza. Lei ha parlato di questi tre episodi e non si può dimenticare dell’arbitraggio di Catania. È giusto dire che la differenza in termini di punti sia data dagli errori arbitrali?

“Non mi interessa, sto parlando degli arbitri”.

Allora è corretto che il gap in classifica dalla parte dell’Inter è stato creato solo dagli errori arbitrali?

“La classifica si fa sulle partite vinte, pareggiate e perse. Se vogliamo trovare questa possibilità certamente, ma io non è che mi rifaccio a quella che possa essere poi la matematica che viene fuori da questi errori. Mi rifaccio agli errori, che sono continui, che sono costanti, serve un minimo di attenzione. Io non dico di più, ma un minimo di attenzione da parte della classe arbitrale ci deve essere. E di chi li dirige. Scuse non ce ne sono, proprio non ce ne sono”.

Presidente, è pentito di aver tenuto i toni così bassi sia dopo la partita con la Juventus che dopo quella con l’Atalanta. Voi avevate tenuto una linea…

“Ma la linea non era una scelta faticosa, è una normale fiducia che si ha nei confronti e si cerca di avere. Devo dire che però se da questo poi ne nasce costantemente una situazione per la quale con una continuità che poi non ha interruzioni, insomma nelle partite decisive mi sembra che sia qualche cosa della quale nessuno si pente. Ma certamente, anche oggi non vado a dire si tutto bene, tutto tranquillo, che bravi che sono. Non sono bravi, non sono assolutamente bravi”.

A livello di designazioni non sarebbe stato meglio scegliere un arbitro più esperto, magari un internazionale piuttosto che un giovane?

“No, se poi deve fare certe cose, le fa chiunque”.

Dice Moratti: Possiamo avere i commentatori televisivi che si divertono, dopo la loro grande esperienza juventina, a fare finta che non sia rigore, ma se non è rigore questo qui, lo mettano pure a dire quello che vogliono e non mi interessa più seguirli né a me né a nessun interista. Questo, chiaramente e siccome mi sono stufato, perchè dopo tre partite è tanto, lo dico”.

E allora andiamo avanti, andiamo fino in fondo: facciamo tutti quanti noi interisti la disdetta all’abbonamento Sky e mettiamo finalmente fine a questa porcheria che è tornato ad essere il calcio italiano. Ma facciamolo tutti insieme, altrimenti non serve a niente. Io sono pronto.

Il rigore di Astori su Ranocchia

11 contro 17: una delle partite più belle della storia del calcio

Milito match winner

11 contro 17: l’Inter di Stramaccioni ha vinto contro la Fiat, contro gli arbitri, contro i media. Una delle partite più belle della storia del calcio. Alla facciaccia di tutti i mafiosi di ieri, di oggi e di domani.

Il comandante Bertolaso e gli esperti di terremoto a gettone

Non è giusto condannare i massimi esperti dei terremoti per quello che è successo all’Aquila. Lo sappiamo tutti che non si possono prevedere e che la Commissione Grandi rischi della Protezione civile (la scienza è un’altra cosa) non serve assolutamente a un cazzo.
(Il mio è ovviamente un paradosso, ma viviamo in un Paese del tutto paradossale…)

A proposito del processo e della relativa condanna copioincollo da un post sinteticamente chiaro di Emanuele Menietti:

[…] i pubblici ministeri non hanno accusato i tecnici e gli esperti della Commissione di non aver previsto il terremoto più forte (anche perché allo stato delle conoscenze era impossibile farlo), quello di magnitudo 6.3 che causò la morte di oltre 300 persone, ma (semplifico) di negligenza professionale nel determinare i rischi nel caso di una grande scossa, che avrebbe poi influito sulla scelta di alcune persone causandone, indirettamente, la morte.

Il processo non ha riguardato tutte le persone morte, ma solamente 32 casi messi insieme sulla base di singole denunce. Di questi si è discusso nel processo, con l’accusa che ha cercato di dimostrare come le dichiarazioni di alcuni componenti della Commissione contenessero toni eccessivamente tranquillizzanti, o messaggi contraddittori, che avrebbero poi indotto alcune persone a rimanere nelle loro abitazioni, dove si verificarono crolli che si rivelarono mortali in quella notte del 6 aprile. Omicidio colposo, dunque.

  • UPDATE
    Non è giusto condannare i massimi esperti dei terremoti perché appena il comandante Bertolaso strumentalizzò le loro parole per rassicurare gli aquilani immediatamente si dimisero tutti per protesta (e per tutelare la loro credibilità scientifica) dalla Commissione Grandi rischi. O no? Mi sono perso qualche passaggio?

Il difetto di non essere un vero italiano

Ce la metti tutta per sorvolare sulle cose che non funzionano e non funzioneranno mai e allo stesso cerchi sempre — ostinatamente (e faticosamente) — di continuare sempre e comunque, nonostante tutto, a rispettare le regole e a pensare in positivo e a guardare le cose sempre dal lato meno peggiore. Non solo. Ti ripeti per l’ennesima volta quanto sia stupido oltre che dannoso stare lì a lamentarsi inutilmente per i soprusi e le prevaricazioni e guardi sempre avanti, con rinnovata e inesauribile speranza che prima o poi, resistendo a oltranza contro tutto e tutti alla fine si possa riuscire a spuntarla, almeno una volta.
Ma come diceva benissimo il grande Mario Monicelli (il video che posto è perfettamente in tema) la speranza è una trappola.


E le ferite, con il passare del tempo, fanno stranamente ancor più male delle prime volte. Forse perché non ci si abitua mai. Soprattutto, ho notato, quando le quotidiane ingiustizie del commercio umano colpiscono non tanto me, ma le persone cui voglio più bene. Quando cioè mi sento ancora più indifeso e inerme, incapace come sono di aiutarle come vorrei, ma non riesco.

In momenti così, come ora in cui scrivo questo post dopo una giornata amara come non ricordavo da tempo, improvvisamente scompare tutta la forza che serve e mentre penso seriamente di bere tutta la notte qualsiasi cosa di alcolico riesco a trovare in casa mi chiedo perché. Perché sono fatto così male e non riesco proprio a diventare un vero stronzo italiano pure io.

Mangiare tutto una volta l’anno: le esagerate Virtù teramane

Virtù teramane
Abruzzese nato a pochi chilometri dalle Marche, di quelli cioè che non sono abbastanza abruzzesi per gli abruzzesi e abbastanza marchigiani per i marchigiani, non conoscevo la vera e tradizionale cucina abruzzese nemmeno per sentito dire finché non ho incontrato la mia futura moglie che è invece una teramana doc, di “Teramo centro” come tiene sempre a specificare, rispetto a me cresciuto in una zona di frontiera. Dove, per dire, si è geograficamente abruzzesi ma abruzzesi particolari, che per dire hanno tradizioni gastronomiche poco abruzzesi come, tanto per far un esempio, le… olive (appunto) ascolane.

Così, è stata una scoperta continua quella della cucina abruzzese o, per essere più precisi, quella teramana. E tra tutti i piatti quello che più di ogni altro preferisco (ma l’ho capito dopo diverso tempo) è sicuramente il piatto che all’inizio, a prima vista, ho semplicemente odiato (e rifiutato) con tutte le mie forze e cioè le Virtù, le esagerate Virtù teramane. Poi, col passare degli anni, mi sono preparato a dovere e alla fine non solo ce l’ho fatta a mangiarle ma ho cominciato anche addirittura ad amarle. Perché le Virtù più che un piatto è una sfida, una conquista. Perché sedersi a tavolta sapendo di dover affrontare le Virtù è semplicemente qualcosa di abbastanza eroico.

Ricetta di antiche origini (pare portata a Teramo dai romani) che si cucina esclusivamente una volta l’anno e cioè il Primo Maggio (giorno in cui si festeggiava l’arrivo della buona stagione e la fine delle sofferenze invernali cucinando tutto in una volta e tutto insieme le scorte alimentari rimaste) le Virtù non sono alla portata di tutti. Per cimentarsi in un’impresa del genere bisogna essere davvero preparati o per meglio dire allenati. Basta soltanto leggere l’elenco degli ingredienti per capirlo subito:

IL DISCIPLINARE DELLE VERE VIRTU’ TERAMANE
Descrizione delle metodiche di lavorazione e conservazione

La preparazione inizia con la ricerca degli ingredienti:
LEGUMI SECCHI
Fagioli spagnoli;
fagioli, “cannellini”;
fagioli borlotti;
fagioli tondini;
fagioli neri;
(a piacimento eventuali altre specie di fagioli);
ceci;
lenticchie;
cicerchia.
LEGUMI FRESCHI
Piselli;
fave;
VERDURE FRESCHE
Ortaggi di varia qualità e di stagione:
bietola;
indivia;
scarola;
lattuga;
borragine;
cicoria;
spinaci;
misericordia;
carciofi;
zucchine;
carote.
ODORI
Erbe aromatiche;
aglio;
cipolla;
aneto;
maggiorana;
prezzemolo;
menta;
salvia;
timo (pipirella);
sedano;
basilico;
pepe bianco;
noce moscata;
chiodi di garofano.
CARNI E SALUMI
Prosciutto crudo;
osso di maiale;
orecchie;
cotenne;
piedini di maiale;
carne di manzo macinata.
PASTA DI GRANO DURO MISTA, SIA DI FORMATO CORTO CHE LUNGO (SPEZZETTATA)
Maccheroni;
zite;
tubetti;
tubettoni;
pennette;
mezzi rigatoni;
spaghetti;
linguine;
ecc…
PASTA FRESCA “ACQUA E FARINA” “TAJULIN” e “PATELLETTE”
Pasta fresca all’uovo in vari formati;
maltagliati;
pappardelle;
(parte della pasta è preparata con spinaci con conseguente colorazione verde).
Olio extra vergine d’oliva.
Sale, farina e uovo.

La prenotazione e la ricerca delle materie prime inizia nei vari fornitori o nei mercati contadini almeno una decina di giorni prima del I° maggio.

La cottura degli ingredienti è totalmente effettuata alimento per alimento. La prima fase è la pulitura e la mondatura delle verdure.

I legumi secchi vengono messi in ammollo con acqua almeno dodici ore prima e vengono successivamente preparati singolarmente con un battuto di sedano aglio, cipolla, carote tagliate a dadini, olio extra vergine d’oliva un po’ di pepe bianco ed eventualmente altri odori a piacimento, coperti con acqua e con cottura per un tempo che dipende dalla
tipologia del legume.

I legumi freschi vengono cotti con abbondante trito di cipolla, prezzemolo ed olio extra vergine d’oliva (Acqua e sale q.b.).

Pulitura, preparazione e bollitura delle orecchie, cotenne e piedini di maiale.

Si effettua la sbollentatura (cottura parziale) di alcune verdure quali la misericordia, l’indivia, la cicoria, la scarola, la lattuga, la borragine e gli spinaci e successivamente si procede allo sminuzzamento delle stesse.

Si preparano piccole polpettine (“pallottine”) con la carne di manzo macinata, battuto di aglio, pepe ed uovo e si soffriggono in olio extra vergine d’oliva.

I carciofi e le zucchine vengono mondati e tagliati in piccoli pezzi, passati nella farina e fritti in olio extravergine d’oliva. Sia i carciofi che le zucchine, in molti casi vengono aggiunti solo alla fine della cottura o anche eventualmente serviti a parte e da aggiungere nel piatto già finito.

Si costituisce quindi una base con olio extra vergine d’oliva, cipolla, aglio e sedano e si soffrigge il poco prosciutto crudo (eventualmente i resti attaccati all’osso), l’osso di maiale ed un poco di salsa di pomodoro.
Si aggiungono gli odori, acqua, e si lascia cuocere per qualche minuto.

Si inizia quindi a formare il piatto finale aggiungendo via via i legumi (sia freschi che secchi già cotti in precedenza), le verdure, le “pallottine” e successivamente i vari tipi di pasta (prima la pasta di grano duro e poi quella all’uovo e per finire quella acqua e farina stando attenti ai singoli tempi di cottura), aggiungendo sempre acqua e manipolando continuamente migliorando l’amalgama degli elementi.

Il piatto offre il meglio di se stesso se lasciato riposare per circa un ora.

E poi, incredibile ma vero, viene il bello: bisogna riuscire a mangiare tutto.

Resistenze quotidiane

Chi mi conosce sa che non ho mai preteso da qualcuno (o almeno non ricordo di aver mai chiesto) di darsi il coraggio che non ha. L’avere oppure no coraggio è quanto di più intimo ci possa essere e secondo me funziona un po’ come per la soglia del dolore: ognuno ne ha una propria. Ed è questo che rende differente una vita dall’altra.

Certo, poi magari ci sono vite che scorrono più leggere e meno complicate di altre, dove non bisogna dimostrare di avere particolare attitudine al coraggio. Anche se poi, alla fine, vuoi o non vuoi chi più chi meno (anche chi magari non l’aveva messo in preventivo) deve sempre fare in qualche modo i conti con la propria capacità di avere coraggio.

Ma chi il coraggio proprio non ce l’ha è difficile che riesca poi ad ammettere una cosa del genere o sia quantomeno capace di riconoscerlo negli altri ed è proprio ciò che più disprezzo in una persona.

Cetto La Qualunque è tornato

Si chiama Aldo Ubaldo Biondi ed è sindaco di Catenanuova in provincia di Enna. E dopo il concerto di Povia, durante la festa del paese, fa un comizio conclusivo della serie Albanese non ha inventato niente.

Vodpod videos no longer available.