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Calcio corrotto

Se a proposito di calcio corrotto pure Makkox e Zoro nel momento in cui si mettono a fare gli spiritosi sui Mondiali truccati stanno bene attenti a rimuovere argomenti evidentemente pericolosi, si capisce quanto Calciopoli sia una ferita ancora aperta. Così Makkox e Zoro citano (e mettono in burla) tutti i Mondiali tranne uno, escludendo cioè proprio quello – guarda caso – più ridicolo. Quello cioè del 2006. Su cui però – guarda caso – non si può minimamente scherzare. E allora cari Makkox e Zoro sapete che vi dico? Annate affanculo pure voi. Ma di cuore, proprio. Cialtroni che non siete altro.

Militanti dichiarati e quelli a loro insaputa

Alquanto piccato per le critiche di un autorevole collega, dice Corrado Formigli a proposito del giornalismo per così dire da salotto, tutta chiacchiera e mai una notizia:

“Le critiche di Gad Lerner? Una lezione di etica del giornalismo preferisco non riceverla da chi fa giornalismo con la tessera del partito in tasca”.

In questo caso Formigli ha ragione. Però è anche vero che se non altro almeno Gad Lerner lo ammette. Come Giuliano Ferrara, ammette chiaramente di essere di parte. Ed è a suo modo una forma se non d’onestà di rispetto. A differenza cioè di tanti altri che pur non dichiarandosi lo sono altrettanto e per giunta spacciandosi per obiettivi o, come credo si dica adesso, terzisti.

Che poi, la domanda da fare sarebbe veramente un’altra ancora. E cioè: si può ottenere la conduzione di un talk show senza avere tessere o più in generale determinati appoggi? Esiste – o è mai esistito – il giornalista indipendente? E se sì, vista la qualità complessiva dell’informazione, a cosa diavolo potrebbe servire mai?

L’insostenibile pochezza dell’essere Veltroni

Walter Veltroni insieme con Romano Prodi ai tempi dell'Ulivo

Sarebbe troppo facile dare sempre la colpa a Berlusconi. Molto più serio piuttosto non rimuovere mai, quando si parla degli ultimi venti anni, che senza Veltroni (o D’Alema) il berlusconismo forse non sarebbe mai esistito. Senza Napolitano (o Violante) forse sarebbe stata tutta un’altra storia, non dico migliore ma con ogni probabilità completamente diversa.

Fatto sta l’Italia è diventata perfino più imbarazzante di quando c’erano Andreotti e Craxi (e non era per niente facile riuscirci) perché abbiamo permesso (soprattutto quelli come me che hanno sostenuto e votato l’ex Pci-Pds-Ds) a gente poco seria di cancellare la sinistra e allo stesso tempo di devastare un paese: senza mai muovere un dito e giustificando l’ingiustificabile.

Tipo la pochezza prima di tutto culturale di uno come Veltroni le cui considerazioni in materia di media sembrano tradire una certa, come dire, arretratezza. Vista l’incapacità di distaccarsi dai soliti modelli nazional-popolari, gli stessi che hanno fatto la fortuna – pensa un po’ tu – di Berlusconi. Esagero? Non penso: basta leggere questa intervista qui. Di cui copioincollo:

Anche alle feste dell’Unità c’erano sul palco gli operai e poi la sera Albano e Romina che magari proprio a quegli operai piacevano. In questo sono molto gramsciano, la migliore cultura della sinistra non ha mai avuto fastidio del consumo culturale.

Ma quale rete: la politica vera si fa solo nel salotto di Vespa

Di Battista con Vespa durante la registrazione dell'intervista a "Porta a porta"

Di Battista con Vespa durante la registrazione dell’intervista a “Porta a porta”

“Ha fatto più domande a me in 30 minuti che a Berlusconi in 20 anni”, scrive ironicamente Alessandro Di Battista a proposito di Bruno Vespa. E ha ragione. La Rai funziona così: il giornalismo continua a essere militante o, per usare un termine meno politico, fazioso, di parte. A maggior ragione, allora, chi come il Movimento 5 Stelle si pone in maniera alternativa a questo sistema di cose non dovrebbe nella maniera più assoluta partecipare ai talk show o, più in generale, andare in tv. O no? Secondo me sì.

Perché? Semplice: perché come il bravo e preparato Di Battista sa bene (è uno dei pochi che stimo dato che nonostante la presenza ingombrante di Grillo dice spesso cose di sinistra) nel momento stesso in cui accetta di farsi intervistare in un programma dichiaratamente di regime (o, per meglio dire, di governo) come Porta a porta di fatto legittima il modo di fare giornalismo non solo di Vespa, ma di tutto l’apparato che eppure vorrebbe – a parole – abbattere. Troppo facile (e decisamente puerile) giustificarsi spiegando: “Ce lo chiedono i nostri elettori”.

Intanto perché Di Battista converrà sicuramente con me che per un movimento sorto e cresciuto sul web come quello di cui fa parte non è comunque bello dichiarare in pratica la subalternità alla tv, proprio all’odiata tv su cui la politica italiana (con i suoi partiti tanto odiati) fonda il suo consenso. E poi perché – andiamo – il solo pensiero che Grillo sia costretto a mandare i suoi ragazzi migliori a spiegare davanti alle telecamere quello che sta già tutto su internet, ma che qualcuno non capisce se non c’è Vespa a imboccarlo, fa davvero sorridere.

Il Movimento 5 Stelle che sconfessa la sua diversità e si genuflette davanti alle telecamere, riconoscendo così il potere assoluto della tv (e di Bruno Vespa) un po’ di credibilità non può non giocarsela. Devo allora essermi perso qualcosa: non era forse la rete la forza travolgente con cui spazzare la quotidiana disinformazione televisiva? A che serve internet se poi per spiegare le cose bisogna per forza passare nel salotto di Vespa e fare appello alla sua magnanimità? E cioè, vale a dire: dalla democrazia diretta alla democrazia in diretta.

Perché, se non lo avete ancora capito, Balotelli è bianco

Giorgio Montanini

Non so, magari già lo conoscono in tanti, io però Giorgio Montanini l’ho scoperto casualmente ieri sera. E sono rimasto letteralmente fulminato dalla sua forza espressiva. Di solito i comici italiani non solo non mi fanno ridere per niente, ma qualche volta mi fanno pure pena. Non ricordo quanti anni erano che non ridevo così.

Magari sarà anche perché riconosco in lui (anche se l’ho scoperto dopo, cercando sue notizie sul web) quel tipico furore di chi viene più o meno dalle mie parti (ciò che accomuna il sud delle Marche al nord dell’Abruzzo, oltre la lingua e le olive all’ascolana, è un certo spaesamento di chi deve sempre farsi accettare) o soprattutto perché Gino e Michele lo scartano sempre ritenendo le sue battute non abbastanza televisive.

Così come mi fa piacere condividere ciò che dice, per esempio, a proposito di comicità, satira e tv:

“Nel nostro Paese c’è un appiattimento totale sui luoghi comuni, sul nazional popolare, su tutto ciò che è rassicurante. Con questo non voglio dire che non dovrebbero esistere la comicità leggera, l’avanspettacolo o il cabaret: dico che dovrebbe esistere anche altro. In tv si ride con uomini travestiti da pupazzi o improbabili gigolò, si ride parlando della suocera rompiballe, dell’uomo macho e della donna micia, del traffico, ma secondo me sono solo stereotipi rassicuranti”.

A tal proposito, trovo ferocemente riuscita questa analisi sul razzismo e su Balotelli che, secondo lui, è bianco:

Giorgio Gori, eccone un altro estraneo ai fatti e a se stesso

Silvio Berlusconi al matrimonio di Giorgio Gori con Cristina Parodi

Silvio Berlusconi al matrimonio di Giorgio Gori con Cristina Parodi

Come Maurizio Costanzo, come Enrico Mentana, come Antonio Ricci: anche Giorgio Gori non c’era e se anche c’era era all’insaputa di tutto e soprattutto di se stesso. Uno così infatti non può essere, ci mancherebbe altro, che di sinistra. E di che altro sennò? Gori: “Sono della sinistra che sgobba. E di Berlusconi non condivido niente”. La prova? È talmente antiberlusconiano che quel fesso di Berlusconi non se n’è mai accorto tanto da affidargli per anni la gestione delle sue tv con tutti quei bei programmi che a ogni ora del giorno gli facevano la campagna elettorale permanente. Incredbile, no?

Snob e tv

La vecchia sigla d'apertura della Rai

In linea di massima detesto ciò che di solito dice Aldo Grasso. Lo detesto pur riconoscendo che è bravo e, anzi,  a maggior ragione proprio per quello. Bisogna però ammettere che qualche volta — non sempre, ma a volte — ha proprio una marcia in più. Tipo il commento a proposito di Daria Bignardi che ha dichiarato in un’intervista al Corriere della sera di non vedere la tv. La battuta finale è veramente bella.

Morgan e l’ingannevole successo della tv

Anche se dalle immagini del video non si vede bene, sembra che in una discoteca di Bari Morgan abbia provato a lanciarsi nelle braccia dei fans che lo acclamavano, ma che nel momento di sorreggerlo si sono scansati e l’hanno lasciato spiaccicare per terra.

Fonte: Music fanpage

Daria Bignardi professionista esemplare

Daria Bignardi intervista Matteo Renzi in una puntata delle Invasioni barbariche

Daria Bignardi intervista Matteo Renzi in una puntata del suo programma Le invasioni barbariche

“Non guardo la tv” afferma Daria Bignardi nell’intervista sul Corriere della sera di oggi. Praticamente, a voler proprio sottilizzare, è un po’ come se un giornalista non leggesse i giornali, un regista non guardasse film o un allenatore le partite. E per non infierire mi fermo qui, senza stare a citare professioni decisamente più utili. “So — ammette l’adorabile Daria — che suona malissimo e faccio la figura della snob e dell’antipatica”. Snob magari no, anche perché non sembra il termine più appropriato. Ma un tipico esempio (anche se nel suo caso abbastanza innocuo) di cialtroneria all’italiana magari sì.

Droghe e drogati

Teledipendenza da calcioVabbè, prima o poi doveva succedere. Per una volta sono totalmente d’accordo con quanto scrive Fabrizio Bocca:

Dalla Tv, da Sky e Mediaset, in particolare passa un racconto del calcio artificialmente arricchito, molti dicono drogato. Non è solo un calcio urlato e pesantemente sceneggiato, è spesso anche un calcio che non esiste, iperottimista, fatto di imprese che non lo sono, di grandi show che spesso sono noiosi ma su cui il telecronista mette un sacco di panna per fartelo mangiare lo stesso. La realtà del calcio in tv è quello di un Truman Show dove tutti ridono, sono felici, ma la realtà è ben diversa, spesso fasulla. Questo crea un’informazione indirizzata, in assoluto poco critica, quasi sempre esaltata, spesso smentita dall’evidenza dei risultati.

La tv e i suoi telecronisti discretamente gigioni, spendidi raccontatori di fantascienza, hanno generato un calcio fasullo, dove la noia è cucinata come possesso palla, e un tiraccio maldestro per cui il portiere non si è nemmeno sporcato i guanti, occasione da gol. Magari fantastica. Il telecronista di fantascienza sorvola spesso sull’evidenza, sul fatto che dopo l’ultima partita di Champions League la Juventus è finita ultima in classifica e il Milan in fin dei conti è in corsa e ha ben resistito al Barcellona pur non avendo quasi mai passato la metà campo.

E’ la tv, bellezza; e tu non ci puoi far niente, niente.

Se ogni tanto i fessi battono i furbi

Buffon ha preso quattro bellissimi gol a Firenze

Buffon ha preso quattro bellissimi gol a Firenze

Ogni volta che la squadra della Fiat perde è una vittoria dello sport. E se viene addirittura travolta è davvero festa nazionale. La festa di noi fessi su tutti i furbi del mondo.

Mentre l’omelia funebre, che Ilaria D’Amico sta celebrando con il suo solito insopportabile birignao e con un affranto e particolarmente querulo Massimo Mauro sull’orlo di una crisi di nervi, giustifica una volta tanto tutti i soldi dell’abbonamento Sky.

Scuola di vita, prima che di comunicazione politica, i post partita di Sky, su come essere italiani veri. Tanto che viene da chiedersi ad ascoltare certi giornalisti e certi opinionisti in tv: ma paraculi si nasce o si diventa?

Se è la Rai a dipendere da Fabio Fazio e dai suoi sponsor

Fabio Fazio e Renato Brunetta durante l'ultima puntata di Che tempo che fa

Fabio Fazio e Renato Brunetta nell’ultima puntata di Che tempo che fa

 

Mi sento male: per una volta devo dare ragione a Brunetta

È giusto oppure no strapagare con compensi spropositati chi fa utili o piuttosto va considerato alla stregua di qualsiasi altro lavoratore e deve quindi essere pur sempre retribuito bene e certamente in maniera adeguata alle sue capacità, ma comunque in maniera proporzionata rispetto agli altri stipendi della stessa azienda? E in tal caso, si è ancora d’accordo a mettere un tetto ai guadagni anche se a sostenere una cosa del genere dovesse essere uno che, di solito, non la pensa come te? Ebbene sì: incredibile a dirsi ma per una volta sono d’accordo con Brunetta. Sì, proprio lui: l’orrido (politicamente parlando) Renato Brunetta.

È la Rai a dipendere da Fabio Fazio e non il contrario

Ebbene sì: per una volta molto meglio lui, il falco di Berlusconi, nel voler pretendere (certo non so fino qual punto strumentalmente) la trasparenza sui contratti della Rai piuttosto che il buonista che più buonista non si può Fabio Fazio. Che per quanto mi riguarda non può giustificarsi (qui il video della discussione) dicendo che la Rai gli dà un sacco di milioni di euro (5?) perché lui ne fa guadagnare altrettanti all’azienda. Il problema infatti non è quanto guadagna la Rai che incidentalmente è pubblica e pagata da tutti noi cittadini, ma piuttosto quanto guadagna lui. E cioè sarebbe opportuno chiedersi e capire se i suoi compensi non siano esageratamente sproporzionati rispetto a quello che fa, rispetto cioè a qualche ora di puro e semplice intrattenimento televisivo. Secondo me sì.

L’editore di Fazio non è la Rai ma gli sponsor

Fazio come pure altri bravi presentatori come Vespa o Santoro o, più in generale, tanti manager e dirigenti ricevono compensi vergognosamente esagerati. Così come Fazio non può certo giustificarsi aggiungendo a sua difesa che in ogni caso la sua trasmissione sia completamente autosufficiente in quanto sarebbe pagata interamente dalla pubblicità. Perché dicendo una cosa del genere è come se di fatto affermasse che il suo vero editore non è più la Rai, ma sono i vari sponsor che finanziano — ovviamente in maniera del tutto disinteressata e per puri scopi filantropici — il suo programma.

Identikit di una nazione

Gli ultimi sondaggi resi noti ieri sera da Porta a porta danno il Pdl sotto al 20%. Allora Bruno Vespa ha chiesto a Silvio Berlusconi a che risultato punta. E Berlusconi ha risposto: al 40%. Precisando: “Dipende dalle ore televisive che potrò avere”. Insomma, l’Italia e gli italiani racchiusi in un solo concetto.

Perché per Christian Raimo Gigi Marzullo non va bene

Gigi MarzulloIn un commento (qui la prima e qui la seconda parte) contro l’informazione culturale della Rai (sul supplemento culturale Orwell di Pubblico oggi in edicola) Christian Raimo si chiede a proposito di Gigi Marzullo:

È possibile che a fare da guida alla nostra formazione culturale ci debba essere uno che pare che nei corridoi di Saxa Rubra chiamino Il Merda?

La qual cosa, nella sua drastica (seppur in linea di massima magari condivisibile) argomentazione, non può non suscitare nel lettore un ulteriore interrogativo e cioè: vabbè, ma a parte questo? Non meriterebbe, insomma – in ogni caso – se non altro un opportuno approfondimento?

Tv, pizza e mandolino

I fratelli Parodi: Benedetta, Roberto e Cristina

Ogni periodo televisivo ha sua storia, i suoi programmi di culto e, soprattutto, i suoi simboli. Un tempo c’erano le sorelle Carlucci mentre ora è il momento dei fratelli Parodi. Dopo Cristina Parodi e Benedetta Parodi è arrivato il turno di Roberto Parodi. Come racconta lui stesso in una spassosa quanto emblematica intervista al Corriere della sera, ecco il curriculum dell’ultimo arrivato:

“Sono il più artista della famiglia. Suono la chitarra, scrivo, sono un poeta”.

Ah beh, allora…

Roberto Parodi sa suonare la chitarra, sa andare in moto e scrive pure poesie

Roberto Parodi sa suonare la chitarra, sa andare in moto e scrive pure poesie

Sull’Ilva di Taranto una grande puntata di Servizio pubblico

L'Ilva di Taranto raccontata da Servizio Pubblico

Era da parecchio tempo che non vedevo talk show, ma La crosta, la puntata di Servizio pubblico sull’Ilva di Taranto, non potevo non vederla. E devo dire che Michele Santoro ha fatto davvero un buon lavoro. Veramente. Perché è riuscito – anche grazie all’assortimento quanto mai indovinato degli ospiti, compresa l’imprevista irruzione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini furente (soprattutto con il bravissimo Gianni Dragoni) per essere stato tirato in ballo – a raccontare ogni cosa con chiarezza e in maniera molto corretta. Senza dover fare ricorso a scontri verbali.

Momento indimenticabile è stato sicuramente quello in cui un particolarmente lucido quanto indignato Aldo Busi si è chiesto a proposito di Emilio Riva “cosa se ne fa a 80 anni di tre miliardi e mezzo? Cosa se ne fa?” Così come mi sono sembrati molto efficaci, per capacità d’espressione e proprietà di linguaggio, gli interventi dei diretti protagonisti e cioè degli operai dell’Ilva di Taranto con le loro storie amare ma di grande dignità. Soprattutto mi è piaciuto che sia venuto fuori un Sud diverso da come solitamente viene descritto dai media e in particolare dalla tv. Un Sud cioè di gente seria, di lavoratori coscienziosi e per niente stupidi.

Un esempio, questa puntata sulla tragedia italiana dell’Ilva di Taranto, di come si possa fare anche in Italia buona informazione. E buona tv. Ad avere la voglia e – soprattutto – il coraggio.

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Se Calciopoli è un’invenzione degli interisti

Galliani con Moggi e Giraudo

Adriano Galliani con Luciano Moggi e Antonio Giraudo

Ogni parola contro la squadra della Fiat è una parola contro la credibilità di tutto il calcio italiano: dopo gli avvertimenti lanciati da Sky (nessuno è così stupido da pensare che Massimo Mauro possa dire in tv quello che gli pare, anzi è esattamente il contrario) sono arrivati (in chiara contrapposizione con lo sfogo di Massimo Moratti) anche quelli di Mediaset. Nel rinfacciare abbastanza provocatoriamente a Moratti un inesistente rigore nell’ultimo derby Adriano Galliani ha in pratica mandato un altro messaggio inequivocabile all’Inter e, indirettamente, ad Andrea Agnelli. Segno, evidentemente, che lo sgarbo della scorsa stagione (leggi partita scudetto decisa dagli errori arbitrali) sia da considerarsi ormai superato e che l’alleanza, la storica alleanza tra la famiglia Agnelli e Silvio Berlusconi, sia da ritenersi tutt’ora valida. Come ai bei bei tempi, insomma, quando si dividevano a turno gli scudetti finché non sono venute fuori quelle cazzo di intercettazioni che hanno rovinato – ma solo temporaneamente – l’idillio perfetto. Curioso, no?

Certo che verrebbe proprio da chiedersi, tifoso o no che uno sia, ma Calciopoli è mai esistita? No, perché sui giornali e tv la squadra della Fiat e l’Inter vengono sistematicamente messe sempre sullo stesso piano. Come se entrambi avessero avuto le stesse responsabilità e le stesse colpe. Eppure la squadra della Fiat ha accumulato solo condanne sia dalla giustizia sportiva e sia da quella penale, mentre l’Inter che viene sempre accomunata alla squadra della Fiat ha sì beneficiato della prescrizione (che però mica è… un reato) ma fatto sta che non è mai stata nemmeno processata e non è colpevole di niente.  Curioso, no?

La parola d’ordine è: Calciopoli è una ferita aperta. Una ferita aperta? Ma aperta per chi? Per la Fiat, semmai. Per la Fiat e basta. Eppure, stando a giornali e tv, sembrerebbe che Calciopoli sia stata e sia ancora quasi una guerra privata tra la Fiat e l’Inter. Perché tutti i media sembrano dimenticare che oltre alla Fiat sia stata condannata anche la squadra di Mediaset. Lasciamo stare la Fiorentina (il cui caso è decisamente diverso, dato che aveva accettato i favori di Moggi per non essere presa più di mira dagli arbitri) ma i media ogni volta che si parla di Calciopoli dimenticano puntualmente di citare la squadra di Mediaset. Pare che nessuno se ne ricordi più. Curioso, no?

Gli errori arbitrali? È anche colpa dell’Inter. Lo stesso accomunamento di Calciopoli viene fatto dai media anche per gli errori arbitrali. Nelle ultime tre settimane è l’Inter a dover recriminare inspiegabili torti arbitrali, mica la Fiat. Ma sui giornali e in tv sembra che si tratti invece di una guerra mediatica tra le due società per condizionare gli arbitri. Ogni volta che si parla di favori arbitrali si mettono insieme – e sullo stesso livello – sia la squadra della Fiat e sia l’Inter. Eppure è solo l’Inter ad aver subito errori arbitrali, mica la Fiat. Anzi, semmai, la Fiat è quella che se ne è avvantaggiata.  Curioso, no?

Insomma, cari tifosi-consumatori, cari abbonati di tv e di gradinata, cari sportivi, ecco a voi il nuovo calcio italiano dopo Calciopoli che è esattamente come prima di Calciopoli. Divertitevi, se potete. O se ci riuscite.

Moratti furibondo, gli arbitri e il conflitto d’interessi di Sky

Moratti furibondo per la mancata concessione del rigore

Campionato già scritto

Se il calcio italiano non è più una cosa seria la colpa, come sostiene in diretta Sky o sul sito della Repubblica Massimo Mauro, non è mica colpa degli errori arbitrali che ne minano errore dopo errore la sua residua credibilità. No. La colpa è di chi come Massimo Moratti denuncia gli errori arbitrali e protesta perché non si fa niente per correggerli. Chiaro, no? E semplice, direi. Il messaggio arriva come sempre forte e chiaro: non disturbare il manovratore. Come disse una volta Marcello Lippi a Zdeněk Zeman che osava mettere in discussione il sistema calcio italiano: queste sono le regole, prendere o lasciare.

Il gol di Muntari non concesso nella partita scudetto della scorsa stagione

Il gol di Muntari non concesso nella partita scudetto della scorsa stagione

Mai in passato, però, sto soffrendo meno come questa volta. Perché? Semplice: sapevo benissimo (e l’ho detto e ripetuto fino alla noia in tempi non sospetti) che la restaurazione fosse in atto e già dalla scorsa stagione. La Fiat  vuole ferocemente riappropriarsi del potere perduto dopo Calciopoli ed è tenacemente determinata a vincere lo scudetto a ogni costo e quanto più l’Inter (o il Napoli o la Fiorentina) proveranno a resistere e più si correrà il rischio (ed è in fondo proprio quello che francamente mi auguro) di vedere un’altra stagione vergognosa quasi quanto lo è stata la più vergognosa di tutte e cioè quella del ’97-’98. Siamo tornati esattamente al punto di partenza e cioè esattamente a come erano le cose prima che scoppiasse Calciopoli. A ulteriore dimostrazione di come nel caso di Luciano Moggi e della sua associazione a delinquere il problema non era Moggi dirigente della Fiat ma la Fiat. Quindi due sono le cose: o si fa saltare il banco non rispettando più le regole finte di un calcio finto o bisogna rassegnarsi allo stato dei fatti. Non credo però che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti possa avere la forza (né l’interesse) di far crollare un sistema di cui fa parte a pieno titolo e come tutti gli interisti penso quindi che tutto ahimè sia destinato a rientrare nella normalità e che la rabbia (giusta e sacrosanta) del momento sarà ancora una volta circoscritta e trasformata in sterile intrattenimento mediatico.

Vogliamo cambiare il calcio? Non paghiamo più l’abbonamento Sky

Massimo Mauro opininionista indipendenteEppure sarebbe molto più semplice di quello che possa sembrare riuscire a mettere in ginocchio un’industria che vive principalmente del consenso di milioni di tifosi-consumatori. Basterebbe boicottare le pay tv e non pagare più gli abbonamenti e tutto il sistema crollerebbe all’improvviso. Metti che centinaia di migliaia di abbonati da un giorno all’altro – tutti insieme – decidessero di non pagare più e puf! magicamente (ci potete scommettere) scomparirebbero dal video i Massimo Mauro, i Mario Sconcerti e le IIarie D’Amico e Sky si porrebbe improvvisamente il problema di offrire un calcio meno ridicolo e, soprattutto, meno finto e inguardabile di quello attuale. Sarebbe una piccola grande rivoluzione di civiltà, indolore quanto devastante. Ma Moratti, anche se a caldo nel dopo partita ha invitato gli interisti a non seguire più Sky, purtroppo non avrà mai il coraggio di andare fino in fondo nella sua battaglia contro gli arbitri e i media e quindi non ce lo chiederà mai per davvero. Anche perché sarebbe una cosa che andrebbe contro i suoi stessi interessi.

La teoria degli errori arbitrali che alla fine si compensano è solo una cazzata

Dire che gli arbitri hanno il diritto di sbagliare è stupido e intellettualmente disonesto per il semplice motivo che a nessuno verrebbe mai in mente solo di pensare che gli arbitri non possano sbagliare. Certo che possono sbagliare. Gli arbitri sbagliano come tutti, ma non è ovviamente questo il problema. No, il problema è quando sbagliano sempre e solo a beneficio di qualcuno. È diverso. Senza allungarmi inutilmente troppo faccio un esempio: la squadra della Fiat ha mai perso una partita subendo un gol irregolare dopo averne segnato uno regolare ma ingiustamente annullato dagli arbitri? Quante volte negli ultimi 20 anni la squadra della Fiat ha perso come ha perso alcune settimane fa il Catania? Venti volte? Dieci? Cinque? Una? O mai? Beh, è facile rispondere: mai. Questo per dire che sarebbe più onesto sostenere che gli errori arbitrali alla fine si compensano ad esclusione della squadra della Fiat.

Il problema non è Massimo Mauro ma Sky e il suo conflitto di interessi

Silvio Berlusconi e Rupert MurdochQualcuno ha presente il conflitto di interessi che esiste nel calcio tra Sky (o Mediaset Premium) in quanto detentrice dei diritti della Serie A e Sky  (o Mediaset Premium) che fa informazione? Qualcuno si è mai chiesto come può essere seriamente possibile che Sky (o Mediaset Premium) in quanto gestore dell’industria del calcio dovrebbe allo stesso tempo  controllare di fatto il corretto funzionamento dell’industria del calcio che gestisce? Sky (o Mediaset Premium) che dovrebbe praticamente controllare se stessa? Non è ridicolo tutto ciò? Sì, parecchio. Ma in Italia – e a dirlo è un antiberlusconiano di quelli convinti – gli unici conflitti di interessi riconosciuti e combattuti (a chiacchiere) sono quelli di Berlusconi…
Questo per dire che il problema della disinformazione televisiva (e non) non dipende dal fatto che Massimo Mauro sia per così dire uno stronzo. No. Il problema non è Mauro, ma di chi l’ha messo lì per rassicurare i tifosi-consumatori a cui continuare a vendere un prodotto finto. Il problema è Sky (o Mediaset Premium) che paga e utilizza i tanti Mauro della comunicazione quotidiana affinché tutto sembri regolare e sia sotto controllo. Perché Sky non fa informazione, ma più semplicemente vende un prodotto. Di cui bisogna sempre e soltanto parlare bene. E i suoi (presunti) giornalisti, opinionisti e commentatori vari sono semplicemente degli imbonitori che fanno, né più né meno, una televendita. Poi, certo, c’è chi spudoratamente si prende a cuore gli interessi dell’azienda come Massimo Mauro o Mario Sconcerti e chi invece, nonostante tutto, prova comunque a salvare almeno le apparenze cercando di barcamenarsi alla meno peggio come per esempio il buon Luca Marchegiani. Ma sempre e solo di imbonitori stiamo parlando e di nient’altro. Punto.

Moratti furibondo (…finalmente)

Stramaccioni espulso

Dal sito dell’Inter le dichiarazioni del nostro caro grande presidente Massimo Moratti, finalmente furibondo contro gli arbitri e contro i media. Dichiarazioni in cui, tra l’altro, fa un chiaro riferimento anche a Massimo Mauro (finalmente) che su Sky ha avuto pure la faccia tosta di giudicare dubbio il rigore di Astori su Ranocchia che l’arbitro di porta non poteva non vedere (altrimenti a cosa servirebbero gli arbitri di porta?):

MILANO – Al termine della partita tra Inter-Cagliari, il presidente Massimo Moratti ha risposto alle domande dei giornalisti a proposito dell’episodio che ha visto protagonista Andrea Ranocchia, al momento del fallo in area di Davide Astori non fischiato dall’arbitro Giacomelli.
Queste le dichiarazioni integrali del presidente:

È inevitabile iniziare dall’arbitraggio.

“Essendo stato determinante per il risultato della partita credo non sia solo inevitabile, ma credo che da parte nostra, di tutti, e da parte mia in particolare visto che sono io che parlo c’è un certo‘risentimento’ dovuto al fatto che è la 3a partita di seguito che ci ritroviamo con delle sviste arbitrali sempre contro di noi e un atteggiamento che comunque anche durante la partita è certamente non a favore della Società e della squadra. Dico della Società perchè ho già vissuto queste situazioni e non vorrei ritrovarmi ancora dopo tanti anni nella stessa situazione di allora’.

Moratti furibondo dopo la mancata concessione del rigore

Moratti furibondo dopo la mancata concessione del rigore

Inizia ad avvertire un clima simile?

“Ma come inizio ad avvertire…è la terza partita…con la Juventus abbiamo vinto per grazia di Dio, ma non certo dell’arbitro. Con l’Atalanta il gol decisivo è venuto fuori da un rigore che non c’era e il dubbio sta tanto per fare piacere alla classe arbitrale e oggi c’è stata una situazione veramente assurda. Possiamo avere i commentatori televisivi che si divertono, dopo la loro grande esperienza juventina, a fare finta che non sia rigore, ma se non è rigore questo qui, lo mettano pure a dire quello che vogliono e non mi interessa più seguirli né a me né a nessun interista. Questo, chiaramente e siccome mi sono stufato, perchè dopo tre partite è tanto, lo dico”.

Presidente, ha parlato con Andrea Stramaccioni: le ha chiesto che cosa gli è stato detto dall’arbitro o se avete domandato spiegazioni all’arbitro, lui vi ha risposto?

“Mah, dovremmo anche andare a chiedergli “per favore mi dica il perchè”? Ma va…In campo, l’unica cosa che dicevano è: voi dell’Inter state zitti. Voi: voglio capire chi è il “noi” dicendo voi dell’Inter. Ci spieghino chi è il “noi”quando dicono voi dell’Inter”.

Tra la Juventus prima e l’Inter seconda ci sono 4 punti di distanza. Lei ha parlato di questi tre episodi e non si può dimenticare dell’arbitraggio di Catania. È giusto dire che la differenza in termini di punti sia data dagli errori arbitrali?

“Non mi interessa, sto parlando degli arbitri”.

Allora è corretto che il gap in classifica dalla parte dell’Inter è stato creato solo dagli errori arbitrali?

“La classifica si fa sulle partite vinte, pareggiate e perse. Se vogliamo trovare questa possibilità certamente, ma io non è che mi rifaccio a quella che possa essere poi la matematica che viene fuori da questi errori. Mi rifaccio agli errori, che sono continui, che sono costanti, serve un minimo di attenzione. Io non dico di più, ma un minimo di attenzione da parte della classe arbitrale ci deve essere. E di chi li dirige. Scuse non ce ne sono, proprio non ce ne sono”.

Presidente, è pentito di aver tenuto i toni così bassi sia dopo la partita con la Juventus che dopo quella con l’Atalanta. Voi avevate tenuto una linea…

“Ma la linea non era una scelta faticosa, è una normale fiducia che si ha nei confronti e si cerca di avere. Devo dire che però se da questo poi ne nasce costantemente una situazione per la quale con una continuità che poi non ha interruzioni, insomma nelle partite decisive mi sembra che sia qualche cosa della quale nessuno si pente. Ma certamente, anche oggi non vado a dire si tutto bene, tutto tranquillo, che bravi che sono. Non sono bravi, non sono assolutamente bravi”.

A livello di designazioni non sarebbe stato meglio scegliere un arbitro più esperto, magari un internazionale piuttosto che un giovane?

“No, se poi deve fare certe cose, le fa chiunque”.

Dice Moratti: Possiamo avere i commentatori televisivi che si divertono, dopo la loro grande esperienza juventina, a fare finta che non sia rigore, ma se non è rigore questo qui, lo mettano pure a dire quello che vogliono e non mi interessa più seguirli né a me né a nessun interista. Questo, chiaramente e siccome mi sono stufato, perchè dopo tre partite è tanto, lo dico”.

E allora andiamo avanti, andiamo fino in fondo: facciamo tutti quanti noi interisti la disdetta all’abbonamento Sky e mettiamo finalmente fine a questa porcheria che è tornato ad essere il calcio italiano. Ma facciamolo tutti insieme, altrimenti non serve a niente. Io sono pronto.

Il rigore di Astori su Ranocchia

Le primarie del Pd, il confronto su Sky e l’errore di Vendola

I candidati alle primarie del Pd

Nichi Vendola ha perso la grande occasione della sua vita, che non ritornerà mai più. Eppure la domanda del giornalista era un gol a porta vuota che non puoi sbagliare e se lo sbagli poi lo rimpiangerai per sempre.

Quando cioè durante il confronto Sky tra i cinque candidati delle primarie del Pd a un certo punto il giornalista ha chiesto: “Fate due nomi del vostro Pantheon di sinistra, o centrosinistra, figure politiche, figure storiche a cui voi fate riferimento”.
Bersani ha detto “Papa… Giovanni”. Bruno Tabacci ha risposto: “Alcide De Gasperi e Giovanni Marcora”. Laura Puppato ha fatto i nomi di Tina Anselmi e Nilde Iotti. E Matteo Renzi quelli di Nelson Mandela e della blogger tunisina Lina Ben Mhenni. Finché è arrivato il momento di Nichi Vendola.

Il grande, unico, irripetibile momento di Nichi Vendola a cui Sky ha insperatamente concesso l’assist per entrare nella storia, ma che a sorpresa, quando tutti si aspettavano la zampata vincente che avrebbe dato finalmente un senso a tutta la sua carriera politica di cattocomunista, Nichi Vendola ha fallito. Ha sbagliato il gol tra lo sconcerto e la delusione di tutti facendo il nome del cardinal Carlo Maria Martini e sprecando così nello spazio di una manciata di secondi di diretta tv la possibilità di vincere non solo le primarie ma anche le prossime elezioni. Perché Nichi Vendola non solo le primarie ma anche le prossime elezioni le avrebbe vinte a scatola chiusa se solo avesse avuto la prontezza di riflessi che solo i grandi hanno – attaccanti o politici che siano – di pronunciare il nome che gli avrebbe aperto qualsiasi porta: Padre Pio.

Il dolore, la tv del dolore e gli schiavi della tv

Maurizio Costanzo, massimo maestro della tv del dolore

Maurizio Costanzo, uno dei maestri indiscussi della tv del dolore

Rimango sempre più convinto che andare in tv a parlare della morte violenta di un figlio sia un po’ come ucciderlo di nuovo.

E ogni volta, quasi vergognandomi al posto dei genitori che vanno in tv, non riesco proprio a farmi una ragione di come si possa essere – o diventare – così ottusamente ignoranti da non rendersi conto di quanto sia atrocemente stupido e ingiusto andare a raccontare il proprio dolore davanti a una telecamera. E del male, tra l’altro, che si fa soprattutto a se stessi.

Ma perché la tv ha tutto questo potere su di noi? Perché riesce a sottomettere e umiliare fino a renderci quasi disumani nella nostra stupidità? Perché tutto questo dolore su dolore? È proprio impossibile, è davvero così difficile, riprendersi un po’, non dico tanto, della dignità che abbiamo perso? Mah…

Obama presidente e l’orrore ritrovato delle tv italiane

Le elezioni americane mi hanno fatto riscoprire improvvisamente il giornalismo televisivo che grazie a internet avevo da parecchi anni a questa parte praticamente rimosso. E la cosa mi procura abbastanza angoscia per quanto sia brutta, stupida e volgare – e infantile – la tv italiana.

Dopo parecchi anni rivedere i soliti Vespa, Mentana, Ferrara sempre più stanchi e sciatti, sempre lì allo stesso posto nonostante siano invecchiati – e qualcuno sembra pure abbastanza rincoglionito – è uno shock. Rivedere facce e risentire parole che avevo dimenticato è qualcosa che assomiglia a un incubo.

Allo stesso tempo mi rendo conto di come il web mi abbia effettivamente liberato da una televisione così povera, banale; piena di frasi fatte e luoghi comuni. E se solo provo a pensare che ci sono ancora tanti (troppi) italiani le cui uniche fonti d’informazione sono i tg o i talk show, riesco a capire perfettamente perché l’Italia sia ridotta così male.

L’Inter, la Fiat e perché a Torino non si gioca il big match

La scommessa proposta da Paddy Power

La scommessa proposta da Paddy Power

Non c’è niente di peggio secondo me che assecondare tutta questa voglia di far finta che domani sera a Torino si giochi il cosiddetto big match della Serie A. Perché innanzitutto non è per niente un big match. E poi perché non è nemmeno una partita di calcio.

Non è un big match e nemmeno una partita di calcio

Non è un big match perché mentre per il semplice fatto che l’Inter e la squadra della Fiat giocano due sport e due competizioni completamente diverse. Quella che l’Inter di Stramaccioni si accinge a disputare non è innanzitutto una partita calcio. L’Inter infatti affronterà l’unica squadra in Italia composta da arbitri-giocatori (o giocatori-arbitri se si preferisce) e che di solito si schiera in campo non con 11 ma 17 giocatori. Fare finta che a Catania non sia successo niente e prima ancora a Udine e nella Supercoppa e che quelle partite falsate insomma siano solo ordinaria amministrazione di un calcio malato e irrecuperabile, davvero non si può. Dopo anni e anni, dopo Calciopoli, no. È ora di dire basta.

Campionato comunque falsato anche se l’Inter non dovesse perdere

Non si può far finta che quella di domani sia una partita di calcio perché semplicemente non lo è. E sia chiaro: anche se non dovesse succedere niente di anormale, anche se l’Inter non dovesse perdere com’è nell’ordine delle regole precostituite. Anzi, se l’Inter riuscisse a farla franca a maggior ragione rischieremmo di vedere una specie di replica del campionato ’97/’98, passato alla storia come quello più finto di sempre. Quando cioè l’Inter di Simoni che vinse all’andata subì quello che subì (e certo non solo nello scontro diretto, quello anzi fu il minimo). Anche se a Torino dovesse disputarsi una partita senza particolari condizionamenti arbitrali nella gestione dei falli e delle varie situazioni di gioco, rimane sempre il fatto che di un campionato falsato stiamo parlando e continueremo a parlare, di una Serie A dove gli arbitri posso sbagliare come tutti noi, ad eccezione che nei confronti della Fiat, che infatti non subisce, non può subire mai errori arbitrali.

Il paradosso degli arbitri che non sbagliano mai

Quando si parla degli arbitri il paradosso è sempre questo: non è discussione, come i media vogliono far sembrare – ribaltando così l’oggetto della questione – il diritto degli arbitri di sbagliare. Ci mancherebbe altro. Gli arbitri possono sbagliare come tutti noi. Il paradosso è che quegli stessi arbitri non sbagliano mai quando gioca la squadra della Fiat. E cioè non  fischiano mai contro la Fiat a prescindere. Questo è il problema vero, mica tutta la retorica sulle umane debolezze che ogni volta giornalisti, opinionisti vari e addetti ai lavori tirano in ballo, per rassicurarci e tenerci buoni fino alla prossima partita falsata. E rimuovere sistematicamente i fatti, cosa per cui sono pagati i vari Mauro e Sconcerti, dimenticando improvvisamente quello che è successo appena una settimana fa  (l’ultima partita palesemente falsata in ordine di tempo) è assurdo e inaccettabile. Almeno per chi ama lo sport.

Alle sceneggiate del Pulvirenti di turno non crede più nessuno

Così come il teatrino mediatico delle vittime a rotazione ha decisamente stufato. Le scene madri del Pulvirenti della situazione, massì il presidente del Catania furibondo per i torti subiti dalla Fiat a cui ha gridato al mondo intero tutta la sua indignazione – durata però lo spazio di un servizio televisivo – sono forse la conferma di come tutto sia pateticamente finto. Finita la sfuriata in favore di telecamera e a uso e consumo dei tifosi-consumatori più fessi, avanti un altro. Sotto a chi tocca e chi s’è visto s’è visto. E via di seguito. Ogni volta la stessa storia: gli arbitri sbagliano, dovunque e comunque, tranne quando gioca la Fiat. O meglio, quando gioca la Fiat commettono errori sempre a favore della Fiat, mai una volta contro. Manco per sbaglio.

Non ti piace il calcio truccato? Allora vattene al cinema

Destino infame e crudele? Così dicono, così vogliono convincerci. Così è se vi pare e anche se non vi pare. Ci mancherebbe che qualcuno si permettesse di dire il contrario o soltanto di fare qualche semplice obiezione. Non ti piace il calcio italiano? E allora vattene al cinema, ripete sempre (facendo finta di voler essere spiritoso) Mario Sconcerti ogni volta che qualche tifoso va a toccare inavvertitamente quel nervo scoperto. O accetti le partite truccate o stai zitto. Un altro calcio non è possibile, nemmeno a immaginarselo. Un po’ quello che rispose Lippi a Zeman in quello scontro televisivo in cui l’allenatore della Fiat ricordò elegantemente al collega che  quelle erano le loro regole del gioco e che se non gli piacevano poteva anche accomodarsi fuori. Come sempre in Italia il problema non è il ladro che ruba, ma di chi vuole corrergli dietro e non si fa i cazzi suoi. A ognuno il suo ruolo, la sua parte. Perché tu sei solo uno spettatore e allora paga, guarda e sopratutto non rompere i coglioni.

Juve-Inter: calcio o Wrestling?

Domani sera a Torino il big match di Wrestling