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Mazzarri scagiona Vidic

Il primo gol di Callejon

Il primo gol di Callejon

Date a Vidic quel che è di Vidic, ma non appioppategli anche colpe (…quelle poche?) che non ha. Del resto, lo aveva detto subito anche Boban nel dopo partita Sky che sul primo gol di Callejon le responsabilità maggiori più che di Vidic fossero semmai di Dodò. Ora anche Mazzarri – nella conferenza stampa alla viglia della partita di Europa League con il Saint-Étienne – dice la stessa cosa:

“Alcuni gli hanno addebitato la colpa del gol di Callejon, io dico che ha fatto un intervento da combattente in una zona in cui di testa predomina, ha avuto la sfortuna di un rimpallo sfavorevole. L’errore è di chi non era nella zona dell’attaccante. Non è una colpa di Vidic, lui era dove doveva essere. Lo dico per chi analizza le partite in modo superficiale mettendo la croce addosso a chi non ha colpe”.

Insomma, nessuno nega le difficoltà di Vidic, ma è anche giusto non scaricare addosso a lui i problemi di tutto il reparto. Soprattutto quando si tratta di sottolineare ancora una volta – e qui su questo blog è come sfondare una porta aperta… – l’inadeguatezza difensiva di Dodò. Uno, intendiamoci, talmente bravo con i piedi che potrebbe benissimo diventare un’ala pura se non addirittura attaccante esterno (come già accaduto per esempio al connazionale Mancini) ma ahimé decisamente improponibile come terzino. O migliora (ma di parecchio) la fase difensiva o sarà sempre destinato a fare danni. Non per niente la Roma ha rinunciato alla scommessa e ha preferito lasciarlo andare. E chi all’Inter pensava che in una difesa a tre i suoi limiti difensivi si notassero di meno forse ha sbagliato previsione. Quando Mazzarri lo ammetterà sarà sempre troppo tardi.

È più colpa di Mazzarri o del profilo basso che Thohir ha dato all’Inter?

Uno sconsolato Walter Mazzarri a Firenze

Che l’Inter di Mazzarri potesse soffrire rientrava ampiamente tra le possibilità di partenza. Certo, non era previsto ma – vista la qualità complessiva dell’organico – non lo si poteva nemmeno escludere. O almeno non da chi ha veramente a cuore l’Inter, chi cioè sapeva benissimo che poteva accadere e non ha creduto nemmeno per un minuto a quei giornalisti e opinionisti che già parlavano di terza forza del campionato dopo la gara con il Sassuolo.

Perché se è pur vero che Mazzarri ha chiesto e ottenuto quei rinforzi di cui aveva bisogno per rendere più equilibrata e competitiva la squadra, è altrettanto vero che la società gli ha messo a disposizione non certo i migliori sulla piazza, ma solo rimanenze. Fatto sta che il mercato al ribasso imposto da Thohir ha costretto Mazzarri (pena la non riconferma sulla panchina dell’Inter) ad accettare delle scommesse non da poco.

E cioè che Vidic si ambientasse subito. Che Dodò e D’Ambrosio diventassero quei fenomeni che non sono mai stati (e presumibilmente mai lo saranno). Che Hernanes si mettesse improvvisamente a correre o che Medel da arcigno e tracagnotto mediano qual è scoprisse di avere un’anima da leggiadro regista dall’illuminante visione di gioco. Malauguratamente, per ora non è esattamente andata così. Forse si è chiesto un po’ troppo alla fortuna. E a Mazzarri.

Otto cose che non funzionano nell’Inter di Mazzarri

Mazzarri durante la disfatta contro il Cagliari a San Siro

A mente più o meno fredda (l’incazzatura è ancora tanta) alcune cose (le prime otto che vengono in mente) che non funzionano nell’Inter di Mazzarri.

1. Manovra lenta e palla raramente giocata di prima

Ogni azione inizia con un giro palla dei tre difensori che cercano di servire il centrocampista che riesce a smarcarsi (quando e se ci riesce). I difensori però non sembrano avere sufficienti capacità tecniche per un compito del genere. Gli avversari lo sanno benissimo e fanno ogni volta un pressing mirato che spesso e volentieri mette in difficoltà il portatore di palla costretto il più delle volte a forzare la giocata. Non sarebbe meglio far partire il gioco dai centrocampisti che a turno vengono incontro ai difensori? Ma il problema maggiore è un altro ancora: raramente la palla viene giocata di prima. Due, tre se non quattro tocchi prima di eseguire un passaggio. A volte con effetti tragicomici, tipo che prima di effettuare un lancio o un cross in area si aspetta ogni volta educatamente che la retroguardia avversaria si ricompatti e sistemi le marcature.

2. Gioco prevedibile che si sviluppa di solito sulle fasce

Per mandare in confusione il gioco dell’Inter ormai basta una semplicissima accortezza. E cioè ogni volta che Handanovic rimette in gioco la palla agli avversari è sufficiente semplicemente marcare a uomo i due esterni. Tanto la manovra – sempre lentissima e per forza di cose leggibilissima – prevede sistematicamente che la palla, gira che ti gira, debba arrivare proprio sui piedi di uno dei due esterni. E se un marcatore non basta c’è sempre tutto il tempo necessario per andare a raddoppiare. Semplice, facile.

3. Esterni totalmente inadeguati a fare la fase difensiva

Nel gioco di Mazzarri gli esterni sono fondamentali perché sono proprio loro a dover fare la differenza in campo, sono quelli cioè deputati a sparigliare gli equilibri. Peccato però che ne ha scelto quattro uno peggio dell’altro. O meglio: sono tutti buoni giocatori, ma non da grande squadra. Di questi Nagatomo è forse il meno peggio anche se non è certo un fuoriclasse. D’Ambrosio quello tecnicamente più modesto. Mentre Jonathan e Dodò sono certamente all’altezza della situazione quando si tratta di attaccare, non altrettanto – anzi per niente – nella fase difensiva. Questo per dire che il punto debole dell’Inter sono proprio loro: gli esterni. Zeman ha stravinto attaccando sulle fasce, puntando e mettendo in grosse difficoltà sia Nagatomo che Dodò.

4. Vidic stenta ad ambientarsi

Per chi proviene dalla Premier League non è facile abituarsi a un calcio fondato sulle furbizie e sulle simulazioni come il nostro. Deve essere stato un impatto traumatico non da poco per Vidic la Serie A in cui si gioca con le regole che gli arbitri interpretano di volta in volta a loro discrezione. Niente di più facile e prevedibile per un difensore come lui che fa valere la sua prestanza fisica perdere improvvisamente ogni sicurezza nel momento in cui ogni minimo contrasto potrebbe essere fischiato e sanzionato. E tanto è stato. Improvvisamente, uno dei più grandi difensori degli ultimi anni ora si mette paura pure della sua ombra. Gli scherzi che fa il calcio italiano.

5. Manca un difensore molto veloce

A parte le difficoltà attuali di Vidic ad ambientarsi, rimane il fatto che la retroguardia soffre gli attaccanti assai veloci, come per esempio quelli del Cagliari (tanto che Zeman ha schierato opportunamente tutti i nanerottoli a disposizione). Manca cioè uno bravo nei recuperi, uno capace di non farsi saltare in velocità e di tenere la marcatura anche delle punte più dinamiche. Nessuno tra Ranocchia, Vidic e Juan Jesus ha queste caratteristiche. Tantomeno le riserve Andreolli e Campagnaro. E questo non è un dettaglio irrilevante. Soprattutto quando il reparto è ancora alla ricerca di una soddisfacente organizzazione.

6. Hernanes un clamoroso errore (costato 20 milioni)

Lotito ancora ride per quei 20 milioni che è riuscito ad avere per un giocatore di cui la Lazio non sapeva come liberarsene senza doverlo per forza regalare. Per carità, tecnicamente il brasiliano non si discute e non per niente è nel giro della nazionale. Centrocampista eclettico dai piedi eccelsi (è ambidestro) grande visione di gioco, ottimo tiro da fuori. Purtroppo però ha un difetto che oscura tutte queste belle qualità: è troppo lento, esageratamente lento – almeno per la Serie A – per poter sfruttare il suo indubbio talento. O meglio: potrebbe funzionare e magari fare la differenza se inserito in una squadra in cui gli altri corrono anche per lui. Nell’Inter attuale invece è un lusso insostenibile. Troppo leggero per fare coppia con Medel, poco reattivo per fare da spalla a Kovacic, inadatto ad assecondare l’anarchia di Guarin. Insomma, uno spreco. Inutile.

7. Guarin un atipico che non si sa ancora come utilizzare

Piuttosto di uno che gioca in punta di piedi come il compassato Hernanes all’Inter di Mazzarri sarebbe stato assai più utile un centrocampista più d’interdizione e spinta per esempio come Nainggolan che tra l’altro sarebbe costato pure di meno. L’alternativa a Hernanes invece è un giocatore atipico come Guarin di assai difficile collocazione. Ogni tentativo di inquadrarlo tatticamente è finora fallito. Anche perché il colombiano sembra essere inaffidabile in quasi tutti i ruoli in cui è stato provato. Inaffidabile sia dal punto di vista tattico e sia sotto l’aspetto mentale. Non è mai continuo e spesso si dimentica di coprire gli spazi di competenza. Mina vagante, Guarin continua a essere un eterno incompiuto che spesso fa più danni che guadagno.

8. Le rigidità tattiche (e le paure) di Mazzarri lo rendono vittima di se stesso

La squadra lo segue in tutto e per tutto e forse – sembra un paradosso ma fino a un certo punto – a lungo andare questo potrebbe rivelarsi anche un limite. Nel senso che certe ossessioni tattiche di Mazzarri, con la sua esagerata predisposizione al gioco speculativo, sembrano frenare quasi l’istinto dei giocatori di maggior talento. Giusto scendere sempre in campo con l’umiltà di una provinciale, non altrettanto però se poi si gioca con la paura (se non il terrore) di limitare i danni e rischiare il minimo possibile. Approccio giusto, mentalità però sbagliata. Con risultati spesso, ahimé, mediocri. Ma l’Inter è l’Inter e, a prescindere dalla forza della società e della qualità dell’organico, deve sempre giocare da Inter. Perché Mazzarri non riesce ancora a capirlo? Serve solo un po’ di coraggio in più.

Il Mazzarri che non ti aspetti ora fa autocritica

Permaloso lo è sicuramente. Ma ultimamente a Walter Mazzarri va riconosciuta un’indiscutibile onestà intellettuale. Quella che gli fa dire alla Gazzetta una verità non facilmente digeribile:

“A Palermo non abbiamo giocato come sappiamo e non voglio sentire alibi per il caldo”.

D’accordo, l’errore di Vidic e quello del guardalinee hanno condizionato il risultato. Rimane il fatto però che l’Inter ha sofferto troppo il Palermo. Mazzarri per primo ammette che c’è qualcosa che non va. Tanto di cappello, allora, per il coraggio di non negare l’evidenza delle cose.

Resta da capire quali siano le cause delle attuali difficoltà visto che rispetto alla scorsa stagione questa è la sua squadra, quella che voleva lui. Tosta e compatta, cioè, con Medel che finalmente dà la copertura che mancava e Kovacic sempre più brillante di partita in partita. Cosa manca, allora, a questa squadra per potersi esprimere al meglio? E soprattutto: quali possono essere i margini di miglioramento che Mazzarri dà per scontati?

Sicuramente, il rientro di Palacio è importante. Darà profondità e maggiori soluzioni offensive. E soprattutto darà la qualità che manca. Ma basterà Palacio a risolvere tutti i problemi? La manovra, cioè, diventerà improvvisamente meno lenta e macchinosa? Il gioco sarà meno scontato e prevedibile per cui agli avversari non sarà più sufficiente raddoppiare gli esterni per inceppare quasi sempre ogni azione d’attacco e mandare in confusione tutta la squadra?

Mazzarri fa autocritica: a Palermo l'Inter ha giocato male

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Se l’Inter del derby è un mistero pure per l’aziendalista Monti

Devo dire la verità: il comportamento dell’Inter nel derby è stato talmente inspiegabile (soprattutto nella ripresa) da far venire in mente perfino i peggiori cattivi pensieri, quelli cioè da far quasi presupporre che si siano venduti la partita. Cosa certamente da escludere — a scanso di equivoci si tratta chiaramente di uno (s)ragionamento da tifoso con la mente ancora offuscata da rabbia e frustrazione del momento — non fosse altro perché nel qual caso avessero combinato la partita avrebbero sicuramente recitato meglio, nel senso che per rendere più credibile la cosa almeno qualche tiro in porta (anche solo per far vedere un po’ d’impegno in campo) l’avrebbero pur fatto. Niente di tutto questo, però.

Fatto sta che l’atteggiamento eccessivamente rinunciatario rimane un mistero. E lo è, evidentemente, non solo per noi tifosi. A dimostrazione di ciò anche la ferocia (fin quasi al limite della diffamazione) con cui sul Corriere della sera oggi Fabio Monti (uno dei giornalisti di solito più vicini alla società) commenta quanto accaduto domenica sera a San Siro: Il disastro del derby rischia di travolgere l’Inter e Mazzarri. Che attacca così:

Siccome l’Inter non è più una cosa seria, è inutile affrontare il disastro del derby con la solennità che meriterebbe un’occasione del genere. Anche perché le sorprese non finiscono mai. Ad esempio, è stato sorprendente scoprire che ieri mattina, in una giornata da gita sul lago, la squadra abbia svolto un allenamento defaticante: come se domenica sera i giocatori avessero fatto fatica a giocare e a perdere in quel modo il derby n. 283. Un giorno e mezzo dopo, non si è ancora capito contro chi l’Inter abbia giocato la 36ª partita di questo campionato che è diventato una specie di angosciosa marcia di avvicinamento al 18 maggio: se contro Thohir, contro Mazzarri, contro se stessa. L’unica cosa sicura è che non ha giocato contro il Milan.

Monti ferocemente critico sul comportamento dell'Inter nel derby

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I fallimenti dell’Inter non sono solo una questione di milioni

Marco Benassi con la maglia dell'Inter nella scorsa stagione

Marco Benassi con la maglia dell’Inter nella scorsa stagione

Da Moratti a Thohir sempre incapaci di seguire un’idea di calcio che sia una

Al di là della comprensibile rabbia e inevitabile amarezza quello che viene da chiedersi è: a che sono servite queste ultime due stagioni? Scontata la risposta: a perdere tempo. Da Moratti a Thohir si continua a commettere sempre lo stesso errore e cioè quello di allestire una squadra che non è né carne né pesce. Vale a dire: una squadra né adeguatamente attrezzata per lottare per un posto in Champions League, ma nemmeno una squadra di prospettiva, costruita cioè su un progetto ben preciso con un allenatore che abbia la totale fiducia della società, il suo gruppo e la sua idea di gioco da sviluppare nel tempo.

Il problema è che per paura di sbagliare si condanna l’Inter alla mediocrità

Che nessuno però si azzardi a farne solo una questione di soldi perché non è così. Per Moratti come adesso per Thohir non ci sono giustificazioni finanziarie che tengano: il loro problema è soprattutto la paura di sbagliare, che porta a fare scelte mediocri. Non ci sono più i milioni di una volta? Bene: perché allora non sono stati valorizzati i tanti giovani di talento usciti dalla Primavera? Che senso ha iniziare ogni volta la stagione senza mai avere in testa un progetto che sia uno per poi, puntualmente, nel mercato invernale di riparazione spendere soldi spesso a casaccio nel vano tentativo di aggiustare le cose?

Siamo proprio sicuri che il pur giovane Benassi sia più scarso di Hernanes?

Che senso ha aver investito quei pochi milioni a disposizione, a gennaio e cioè a campionato compromesso, per prendere giocatori che non sono certo dei fuoriclasse, quando già nella passata stagione erano emersi giovani talenti se non altro di pari livello di quelli acquistati e per giunta a costo zero come Benassi, ‘MBaye e Duncan? Forse che, al netto della giovane età e dell’inesperienza, ‘Mbaye è peggio di D’Ambrosio? A me non sembra proprio. E siamo sicuri che Hernanes valga 20 milioni? Io, dopo averlo visto perdere quasi tutti i duelli con il 19enne Benassi (tanto da costringere Mazzarri a spostarlo sull’altra fascia) mica tanto.

L’Inter di Mazzarri? Un’altra stagione sprecata

Icardi festeggia l'inutile gol del momentaneo pari da vero pirla qual è

Icardi festeggia l’inutile gol del pari da vero pirla qual è, immagine forse simbolica dell’Inter di Mazzarri

Mazzarri aveva sicuramente tutte le attenuanti di questo mondo…

Essendo andato ad allenare nella società più scombinata che c’è Mazzarri aveva tutte le attenuanti di questo mondo. E cioé: si è ritrovato una squadra stanca, logora e reduce da una stagione a dir poco fallimentare che aveva minato sicurezze e tranquillità. Gli hanno preso poi rinforzi non scelti da lui e nel frattempo gli hanno fatto sapere come se niente fosse che invece di Moratti che lo aveva ingaggiato era Thohir il nuovo proprietario che, naturalmente, sul da farsi era forse perfino più confuso di lui. Insomma, un bel casino veramente. Ma nonostante tutto, pur facendo tantissimi errori, gli va sicuramente riconosciuto il merito di aver messo ordine a uno spogliatoio fuori controllo (soprattutto per colpa del clan argentino che condiziona squadra e società) e di aver rimesso in carreggiata una squadra data per spacciata. Finché si è trattato di ritornare alla normalità tutto ha funzionato forse più di quanto ci si aspettasse. Ma poi, quando bisognava alzare l’asticella e far crescere il livello di gioco e la tenuta nervosa tutto è ben presto naufragato.

… ma lui e la squadra hanno fallito anche contro avversari molto più modesti

I giocatori non si sono rivelati all’altezza non tanto per lottare ai vertici (l’organico è oggettivamente modesto) ma nemmeno per imporsi contro squadre di provincia ancora più modeste come per esempio ieri l’Atalanta. Ora, Mazzarri può benissimo giustificarsi sostenendo che la sua Inter non ha le qualità per competere con la squadra della Fiat, la Roma, il Napoli o la Fiorentina. E nel dire questo ha perfettamente ragione. Ma non può chiamare in causa la sfortuna se poi la sua squadra soffre (e perde) contro avversari tecnicamente inferiori e di parecchio. Ieri poi c’erano finalmente le condizioni ideali per svoltare. Il periodo negativo era alle spalle, la squadra era al completo e in discreta salute. Che si voleva di più? Eppure l’ennesima occasione per dare un senso alla stagione è stata ancora una volta sprecata. E se nessuno può mettere in croce Mazzarri per i punti di distacco dalle prime della classe, è altrettanto vero però che alla prova dei fatti (dopo tre quarti di stagione) quanti (io per primo) fin qui l’hanno difeso a oltranza hanno ora il diritto di sostenere che se lui si fa mettere sotto dall’Atalanta non è e non può essere un allenatore da grande squadra.

Indifendibile la sua fissazione per alcuni giocatori troppo sopravvalutati

Avrà pure un organico scadente, ma Mazzarri ci sta mettendo anche molto del suo. Mazzarri per esempio è un debole perché si fissa sui giocatori. Tre in particolare su cui ha scommesso tutto e, alla prova dei fatti, ora si può benissimo dire che ha perso su tutta linea: Alvarez, Guarin e Campagnaro. Contro l’Atalanta Campagnaro è stato il peggiore in campo. Eppure Mazzarri l’ha tolto soltanto a dieci minuti dalla fine. Dopo tutti gli sfracelli che ha fatto andava sostituito già nell’intervallo. Il primo gol dell’Atalanta è quasi tutta colpa sua, per il resto non è riuscito a fare due cose buone di seguito e ha costantemente disertato la fascia destra di sua pertinenza (chissà dove andava a nascondersi) lasciando Jonathan da solo (del tutto impensabile che Guarin potesse degnarsi di tornare a dare una mano) a farsi mettere in mezzo dagli avversari.

Cambiasso per Alvarez? Un cambio che purtroppo parla da solo

La perla è stata la cervellotica decisione di fare a meno del mediano. Di cambiare cioè Cambiasso per Alvarez. Cambiasso per Alvarez? Togli l’unico incontrista per fare cosa? Per Alvarez che non ne indovina una giusta dal 2013?  Semmai, se proprio vuoi fare un azzardo del genere allora fai entrare Kovacic o Taider. Ma che c’entrava in quel momento, in quella situazione, uno come Alvarez che tra l’altro da quando è tornato in condizioni pietose dalla lunghe vacanze di Natale da allora non si è mai più ripreso? E che senso aveva piazzare da improbabile regista Hernanes (fin lì l’unico a capace di fare bene la mezzala) davanti alla difesa? Per non parlare poi dell’anarchico Guarin che a quanto pare Mazzarri dà licenza di fare tutto quello che gli passa per la testa in quel momento, come viene viene. Con risultati a volte accettabili, quasi sempre imbarazzanti, soprattutto sotto l’aspetto tattico. Inoltre Guarin può ogni volta dare libero sfogo al  suo divertimento preferito e cioè, come al luna park, il tiro in curva. Chissà, forse Thohir potrebbe aver fissato pure un apposito premio al primo ultrà che il tenace colombiano riuscirà ad abbattere e far venire giù sul campo. Sì, perché nell’Inter di Mazzarri, purtroppo, succede pure questo. 

Mazzarri sta sulla panchina dell’Inter come noi sul divano davanti alla tv

A parte tutto, la cosa che più colpisce è il modo in cui Mazzarri sta sulla panchina dell’Inter e cioè esattamente come noi sul divano davanti alla tv. Mazzarri urla, si lamenta e si morde le mani in panchina, ma non riesce mai a farsi sentire dai giocatori esattamente come noi davanti alla tv. Un giocatore non tiene mai la posizione? Si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. Un giocatore continua a fare sempre lo stesso errore? Mazzarri si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. Un giocatore si perde la marcatura? Si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente. E, nel dopo partita, se poi gli chiedono spiegazioni per esempio a proposito del gol segnato da Bonaventura lasciato da solo, Mazzarri ha subito la risposta pronta e cioè: “Un centrocampista s’è scordato della marcatura”. Già. Cosa c’è di più chiaro e semplice di così? Il giocatore si è distratto e lui si è incazzato, esattamente come ci siamo incazzati noi davanti alla tv. Cioè come se un allenatore non avesse nessuna voce in capitolo sul comportamento dei suoi giocatori in campo. E lui in quanto allenatore dell’Inter che siede sulla panchina dell’Inter si incazza come noi davanti alla tv, ma poi non succede mai niente.

E ora, dopo un altro fallimento, bisogna di nuovo ricominciare da capo

Fatto sta che alla fine della giostra le cose non stanno propriamente come sosteneva Mazzarri alla vigilia della partita con l’Atalanta e che cioè il cammino dell’Inter sia “da considerarsi fin qui ottimo”. È falso. Copioincollo quando ho scritto ieri sempre alla vigilia della stessa partita: il percorso dell’Inter è stato finora pessimo. L’Inter ha fallito tutti gli obiettivi stagionali (dato che l’Europa League è un contentino per squadrette di provincia) e nel frattempo è stato sprecato un altro anno inutilmente. Il progetto non è mai partito e quest’estate si dovrà ricominciare ancora una volta da capo. Perché (anche e soprattutto per colpa di Mazzarri) molti dei giovani su cui l’Inter aveva investito o si sono persi per strada o non hanno mai avuto la possibilità di dimostrare se siano oppure no da grande squadra. Per contro, l’aver rinunciato a fare esperimenti in prospettiva futura non ha portato nessun beneficio in classifica. Anzi. Tant’è che ora come ora l’Inter ha gli stessi punti della passata stagione tre punti meno della passata stagione.

Il confuso Mazzarri e il fantasma di Stramaccioni

Walter Mazzarri

Colpa della squadra o di Mazzarri?

È la squadra ad essere così modesta o è Mazzarri che ci mette anche molto di suo a complicare le cose già di per sè abbastanza problematiche? Lo stesso interrogativo vale oggi per Mazzarri dopo l’umiliante lezione rimediata a Torino come valeva in passato per Stramaccioni e, prima ancora, per chi li ha preceduti. Forse sono vere tutte e due le cose, forse la verità sta nel mezzo. Forse l’Inter paga i passati errori di Moratti e le recenti incertezze gestionali di Thohir e soffre le difficoltà di allenatori sicuramente bravi e coscienziosi, ma non abbastanza da poter gestire un momento così difficile. Il valore dell’avversario e le assenze a centrocampo sono valide attenuanti. È pur vero però che ora come ora pure il Catania può mettere in difficoltà l’Inter. La sensazione è che anche Mazzarri, come successe a Stramaccioni, alla fine abbia perso il controllo della situazione.

Tradito dai suoi titolari inamovibili anche se fuori forma

Nel caso di Mazzarri tutto sembra essere precipitato non da ieri sera ma già dall’inizio dell’anno in coincidenza dell’anomala quanto bizzarra concessione ai giocatori sudamericani del privilegio di poter usufruire di vacanze più lunghe e, ahimé, a quanto pare assai dispendiose visto come poi sono rientrati dalla pausa. Quegli stessi sudamericani su cui Mazzarri aveva puntato fin dal ritiro — Alvarez e Jonathan da lui rigenerati e Palacio e Campagnaro valorizzati al massimo — ora che hanno perso la forma di inizio stagione lo stanno tradendo. Ed è qui che stanno emergendo i grandi limiti di Mazzarri. Primo problema: la sua rigidità mentale prima ancora che tattica. Insiste e persiste a schierare sempre gli stessi giocatori anche quando non si reggono più in piedi. Fissandosi poi su un unico modulo intoccabile con una sola punta. E i giovani? Questo è il secondo grande problema di Mazzarri. Non sembra capace di gestirli.

Quella di Mazzarri sarà mai un’Inter per giovani?

L’accanimento con cui Mazzarri trova sempre una maniera diversa di mettere in difficoltà giovani talenti come Kovacic o Taider (e prima ancora Belfodil, bocciato senza praticamente aver avuto una sola vera occasione) conferma purtroppo quello che si diceva di lui. E cioè che detesta i giocatori da formare. Non si fida di loro, non ha pazienza, non li sopporta proprio. Forse manco se ne rende più conto di metterli ogni volta sulla graticola, affidando cioè a ragazzi di 19 anni responsabilità che non possono reggere, esponendoli continuamente a brutte figure piuttosto che proteggerli adeguatamente. Domanda: è allora l’allenatore giusto per l’Inter che verrà? C’è una contraddizione evidente tra il progetto di Thohir di ringiovanire la squadra e le esigenze di un allenatore come Mazzarri che sembrano andare in tutt’altra direzione. O forse no. Forse non c’è nessuna contraddizione perché magari noi tifosi conosciamo soltanto una parte della verità. E cioè che magari Thohir stia già pensando a un altro tipo di allenatore o, perché no, magari lo stesso Mazzarri si sia stufato e abbia già declinato l’invito a proseguire per una seconda stagione. Chissà. Forse le cose possono essere molto più semplici di come sembrano.

Se il problema ora è proprio Mazzarri

Walter Mazzarri durante Inter-Catania

Per amor proprio o solo tigna Mazzarri non vuole fare cambiamenti

Da allenatore che risolve i problemi (e nella prima parte della stagione ci è riuscito benissimo, oltre ogni aspettativa) a quello che li crea. Il problema dell’Inter ora è Mazzarri. Sì, proprio Mazzarri che grazie al suo rigore era riuscito a riportare un po’ di sana normalità in un ambiente senza più sicurezze e tranquillità, ora è lui a essere un problema. Se era proprio grazie alle sue rigidità tattiche — unico modulo, stesso undici titolare e schemi fissi — che Mazzarri era stato capace di rimettere miracolosamente in carreggiata un gruppo dato per finito, ora quelle stesse rigidità tattiche stanno affossando un squadra stanca e chiaramente in difficoltà. Al di là di tutte le attenuanti del caso per i rinforzi di cui Mazzarri avrebbe indiscutibilmente bisogno e delle condizioni alquanto problematiche dal punto di vista ambientale in cui è costretto ad allenare, rimane però il fatto che più disastrata che sia l’attuale Inter non può andare in crisi pure con l’ultima in classifica. Il problema è che Mazzarri a questo punto dovrebbe necessariamente fare un passo indietro per fare qualche cambiamento. Dovrebbe provare cioè a metter in campo diversamente la squadra e ad affidarsi a nuovi titolari (almeno uno per reparto). Dovrebbe riconsiderare per forza di cose gerarchie sconfessate dal campo. Ma, evidentemente, per amor proprio o anche solo tigna Mazzarri non riesce a rivedere alcune scelte e valutazioni che sulla distanza si stanno rivelando sbagliate.

Jonathan, Alvarez e Campagnaro: tre fallimenti difficili da ammettere

Jonathan Evidentemente per Mazzarri è troppo difficile ammettere che la presunta rinascita di giocatori come Jonathan e Alvarez cui i media gli avevano attribuito tutti i meriti aveva ahimè una scadenza. E cioè che non appena la forma non li ha più assistiti in pieno sono ricomparsi tutti in una volta i risaputi limiti e sono tornati a giocare ai soliti mediocri livelli del passato. Purtroppo è così: Jonathan e Alvarez (per l’argentino in particolare mi dispiace moltissimo perché tecnicamente è un fenomeno e credevo riuscisse a sfondare) non sono titolari da Inter e, a dirla tutta, forse non sono all’altezza nemmeno come riserve. Indiscutibilmente ottimi giocatori (soprattutto Alvarez) non hanno però una sufficiente tenuta sotto l’aspetto atletico e, soprattutto, mentale. Sono insomma perfetti per squadre di livello medio-basso, dove la loro discontinuità di rendimento potrebbe essere maggiormente tollerata.

AlvarezCosì come un altro nervo palesemente scoperto di Mazzarri è da un po’ di tempo Campagnaro. Suo pupillo fin dai tempi della Samp, l’ha imposto titolare fisso nonché leader della difesa anche all’Inter nonostante evidenti limiti tecnici cui il giocatore ha sempre sopperito con la grinta. L’inizio di stagione è stato folgorante. L’impatto di Campagnaro è stato esaltante quasi che a un certo punto sembrava fosse riuscito da solo a cancellare tutte le incertezze e le paure dell’intero reparto. Il fatto è che dopo essersi infortunato per rispondere alla chiamata della nazionale (nonostante fosse reduce da un precedente infortunio) purtroppo Campagnaro non si è mai completamente ripreso e non è stato più lo stesso. Venendo a mancare la forza fisica sono emersi inevitabilmente le tipiche carenze di un terzinaccio dai piedi di legno cui però Mazzarri continua a concedere licenza di avanzare fino a centrocampo con effetti sempre più disastrosi. Come Jonathan e Alvarez anche Campagnaro tocca tantissimi palloni senza però, come gli altri due, essere mai incisivo. Non è più una risorsa per la squadra bensì un peso. Anche a lui farebbe bene una bella pausa. Ma da questo orecchio Mazzarri non ci sente: non sia mai vengano messi in discussione quelli che lui ha eletto a titolari fissi. E inamovibili.

L’integralismo di Mazzarri assomiglia a un fallimento annunciato

Erick ThohirEppure proprio all’Inter (in un momento non certo facile) Mazzarri ha dimostrato di essere un buon allenatore. Per quanto mi riguarda, superata la diffidenza iniziale per una malfondata disistima, ho improvvisamente apprezzato il suo lavoro improntato a una rara serietà, trovandomi subito in sintonia con il suo modo di intendere il calcio e i suoi straviziati interpreti. L’ho difeso oltre ogni evidenza perché ha comunque preteso (e ottenuto in parte) una squadra finalmente normale, una squadra cioè senza più clan, foche e somari. Una rivoluzione, insomma. E per questo motivo sono sempre riuscito a passare sopra anche ai suoi estremismi tattici e alle sue valutazioni sempre troppo radicali e definitive nei confronti dei giocatori. Diciamolo: Mazzarri non è propriamente un allenatore per così dire flessibile e aperto alle novità. Piuttosto, è uno con poche idee (ma concrete) e nessun dubbio. Almeno sa sempre quello che vuole. Mazzarri però è troppo intelligente (altrimenti non avrebbe fatto la carriera che ha fatto partendo dal basso e sottoponendosi a non poca gavetta) per non capire che nel calcio a essere troppi integralisti non si va da nessuna parte. O meglio: si vince poco o niente. E, quel che è peggio, si rischia ogni volta di fare brutte figure. La sua intransigenza assomiglia sempre di più a un fallimento annunciato. Anche perché quando poi si tratterà di fare i conti e di tracciare inevitabili quanto scomodi bilanci ogni scelta gli si ritorcerà contro e a quel punto non ci saranno alibi che tengano e ne dovrà rispondere in prima persona.

È ora di cambiare

Mazzarri istruisce Kovacic prima della sostituzione dell'infortunato Alvarez

Ultime indicazioni di Mazzarri a Kovacic prima di entrare al posto dell’infortunato Alvarez

L’Inter è in crisi, Mazzarri in confusione. La nuova proprietà latita e l’allenatore, non avendo punti di riferimento in società con cui confrontarsi, è sempre più solo. Troppe responsabilità sulle spalle di una sola persona, per giunta non particolarmente a suo agio nel gestire un caos del genere. Si corre insomma il rischio di ripetere il calvario della scorsa stagione.
È giunto allora il momento di cambiare e rivedere gerarchie e priorità. Servono scelte drastiche e coraggiose: Mazzarri è in grado di farle? Fedele com’è al suo undici che ha in testa fin dalla preparazione estiva, ha abbastanza coraggio per rimettere tutto in discussione? L’ideale sarebbe passare a un modulo più adatto ai giocatori a disposizione, ma sarebbe davvero chiedere troppo a Mazzarri che si sente tranquillo solo schierando il solito 3-5-2. Almeno un cambio in ogni reparto, però, sembra ormai indispensabile. Se non altro per dare una scossa non solo al gruppo ma a tutto l’ambiente.

Kuzmanovic centrale e Kovacic interno destro. Alvarez e Guarin primi cambi

Della partita di Marassi salverei l’inedito centrocampo con Kuzmanovic centrale con Kovacic a destra e Cambiasso a sinistra. Non è certo l’ideale, potrebbe essere però l’assetto più equilibrato. Mazzarri dovrebbe aver capito che né Alvarez né Guarin possono giocare da interni. O meglio, lo potrebbero fare se ci fosse anche un interditore forte e veloce capace di sopperire alle loro distrazioni difensive. Ma se non hai gente come De Rossi o Vidal non puoi permetterti certi lussi perché poi fai scoppiare chi deve correre per due quando ha già difficoltà a coprire la propria zona. Niente più posto fisso garantito per Alvarez (che gioca pure quando non si mantiene in piedi, anche se ieri a Marassi finché è rimasto in campo non ha fatto male) e per il discontinuo (sai che novità) Guarin. Evidentemente hanno bisogno delle loro pause e quindi vanno secondo me centellinati. Devono partire dalla panchina e devono essere impiegati solo e sempre in spezzoni di partita. Almeno finché non dimostreranno di fare veramente la differenza in campo.

Pausa per Palacio e, in mancanza d’altro, dentro Botta al fianco di Milito

Nessuno può discutere quanto sia stato importante Palacio nella prima parte della stagione. Ha fatto reparto da solo, si è sacrificato come pochi, dimostrando una serietà rara a questi livelli. Ma quel Palacio lì, semplicemente, non c’è più. E, parentesi derby a parte, non c’è più da un po’ di tempo ormai. Evidentemente ha finito la benzina e ha bisogno allora di prendersi una pausa per rifiatare. Anche a rischio, ora che Milito pare stia ritrovandosi, di giocare ancora una volta con una sola punta visto che altri attaccanti abili non ce ne sono. Mazzarri ha comunque a disposizione Botta, una piacevole quanto insperata sorpresa. In attesa di rivedere un Palacio di nuovo lucido e tonico quella maglia potrebbe ogni volta contendersela proprio Botta con i soliti Alvarez e Guarin.

Fuori Campagnaro, dentro Ranocchia o Andreolli: peggio non possono fare

Handanovic è diventato un problema: in questi ultimi tempi sta dando l’impressione di essere talmente poco concentrato che sembra quasi lo faccia apposta a commettere errori sempre più inspiegabili. Sembra demotivato. Dato che Carrizo è improponibile bisogna però per forza tenerlo tra i pali. Ma a questo punto Mazzarri dovrebbe fare un bel discorsetto allo stranito portiere: o si comporta da professionista e torna in sè o il passaggio a una grande squadra se la sogna. Se Handanovic è insostituibile non lo è certamente Campagnaro. Ha perso la forza propulsiva di partenza e dopo l’infortunio che si è procurato pur di giocare in nazionale (per dire quanto sia interessato all’Inter) non si è mai più ripreso. All’inizio della stagione era una risorsa, sembrava aver risolto magicamente tutti i problemi della difesa. Ora invece è diventato un peso. Poco attento nelle chiusure, estremamente dannoso nei suoi avanzamenti a centrocampo. Un disastro. A Marassi è stato tra i peggiori e questo ormai gli succede spesso. Gioca perché evidentemente è un pupillo di Mazzarri e non per altro. A questo punto merita più spazio Ranocchia o, se lo vogliono vendere, Andreolli. Mica per altro ma anche solo per dare un segnale di cambiamento. D’altronde, peggio di Campagnaro, dell’attuale Campagnaro, non possono fare.

Jonathan è stanco, ma il Capitano può essere una possibile alternativa?

Un altro che ha urgentemente bisogno di una pausa di riflessione è sicuramente Jonathan, ultimamente davvero inguardabile. A Marassi non ha servito a Milito solo in area un pallone che doveva essere solo spinto in porta. Non soddisfatto, si è mangiato un gol davanti alla porta per eccesso di leziosità. Senza considerare poi le sue consuete e sempre più preoccupanti distrazioni in copertura. Sembra molto stanco per non dire cotto. L’unico suo possibile sostituto naturale è ovviamente Zanetti, ma il problema è che in quanto a forma il Capitano non sembra sia messo molto meglio del brasiliano. Senza calcolare poi le difficoltà legate al modulo di Mazzarri che continua a stargli molto stretto. Ennesima dimostrazione tra le tante di come l’organico sia insufficiente e bisognoso di rinforzi.

Il magico mondo di Thohir in cui miracolosamente si trasformeranno i brocchi in fuoriclasse

Thohir con Moratti

Due sconfitte (con l’eliminazione dalla Coppa Italia) e un pareggio: è il primo bilancio del 2014. Con soli 32 punti (meno 7 in media inglese) al giro di boa del campionato l’Inter è quinta a pari merito con il Verona e, quello che è peggio, ai primi di gennaio non ha più un solo obiettivo raggiungibile. La nuova proprietà insiste nel non voler investire sui rinforzi e la società ancora senza punti di riferimento operativi è piombata nel caos, la squadra è a pezzi e Mazzarri ormai in totale confusione per mancanza di risultati e di prospettive. Eppure da Jakarta Erick Thohir professa ottimismo a volontà. Il mantra della nuova Inter indonesiana è pensare positivo e vendere sogni: vi ricorda per caso qualcuno?

No, perché uno come Thohir se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Un fenomeno, davvero. Sopratutto quando dice che l’anno zero non è questo ma sarà il prossimo. Il prossimo? Il prossimo. La ricostruzione cioè non è iniziata ieri, non inizia oggi e non inizierà domani: bisogna aspettare un’altra stagione ancora. Ma perché mai questa benedetta ricostruzione non può cominciare adesso? Perché mai perdere altro tempo ancora dopo tutto quello che si è perso finora? Perché mai deve sempre e solo essere coniugata al futuro? Faremo, compreremo, miglioreremo, vinceremo. Un po’ come il famigerato milione di posti di lavoro che un altro grande illusionista prometteva prima di ogni elezione.

Insomma, basta crederci e gli effetti speciali sembrano più veri della realtà. Prossimamente su questi schermi si replicherà il miracolo dei pani e dei pesci: si compreranno gli scarti di mercato più economici o meglio ancora misconosciuti giovincelli da svezzare e dal futuro incerto e li si trasformeranno, gli uni e gli altri, indifferentemente in fuoriclasse indiscussi. Come? Semplice: basterà soltanto far indossare loro la magica maglia nerazzurra e a quel punto è fatta. Ecco a voi il progetto vincente di Erick Thohir da Jakarta con furore: lo squadrone dei sogni costruito a costo zero che tornerà — basta solo avere pazienza (tanta) basta solo aspettare — in cima al mondo. Facile, no? Per chi ci crede sicuramente sì. Tutti gli altri invece sono gentilmente pregati di andare a prendersela tranquillamente in quel posto. Tanto l’Inter ora è sua e ci fa quello che gli pare e piace. Si pensa, lui.

Per l’Inter di Mazzarri stagione già finita?

Diego Milito al Friuli ha giocato la sua prima partita da titolare dopo l'infortunio

Squadra demoralizzata, l’allenatore forse pure di più

Ieri sera al Friuli per l’Inter è già finita, a meno di improbabili grossi investimenti sul mercato di riparazione, la stagione? Un’altra? Ennesimo fallimento che potrebbe anche non essere, visto come Thohir sia attaccato ai soldi, nemmeno l’ultimo? Contro l’Udinese l’Inter è apparsa in grosse difficoltà e non solo per colpa del turnover esagerato e inevitabilmente destablizzante imposto da Mazzarri. La squadra più che stanca sembra confusa e mentalmente scarica. Il rischio è che si smarrisca del tutto come è successo nella seconda parte della stagione scorsa. E Mazzarri che dovrebbe aiutare il gruppo a risollevarsi sembra essere quello più demoralizzato. Non erano questi i patti, non era questa l’Inter che avrebbe dovuto allenare. Ma l’Inter di Moratti non c’è più e nel frattempo il nuovo proprietario è come se non ci fosse nemmeno lui. Tutte le responsabilità stanno inevitabilmente ricadendo sulle spalle dell’allenatore. Comprensibile che ne possa risentire negativamente.

Mazzarri non va lasciato da solo, ma la società è assente

Non è tranquillo e si vede. Mazzarri ostenta freddezza, ma dà la sensazione di essere rassegnato. D’altronde, il guaio in cui si è cacciato è di quelli difficili da risolvere. Ne sanno qualcosa quanti lo ha preceduto in questi ultimi anni, anche professionisti esperti cui si sono improvvisamente imbiancati i capelli. Ma al di à dei suoi errori — rigidità di moduli e di uomini — Mazzarri non merita di essere trasformato in capro espiatorio. Sia perché non è tutta colpa sua e sia perché sono altri ad avere ben maggiori responsabilità. E cioè Erick Thohir che pensa di occuparsi di una cosa così difficile e faticosa come la gestione dell’Inter standosene tranquillamente a Giakarta. Tanto che viene da chiedersi: ma Thohir ci è e ci fa? E responsabile di tutta questa situazione decisamente surreale lo è sicuramente anche il nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti. Innanzitutto per tutto il tempo che ha perso prima di decidersi a vendere, impedendo nel frattempo la necessaria rifondazione. E poi per la scelta di mettere l’Inter nelle mani di uno come Thohir che, per come si sta comportando (poi magari farà in mondo di smentirci) dà veramente l’impressione di capire poco di calcio e probabilmente magari manco gli interessa capirci qualcosa.

L’Inter ha bisogno di un presidente a tempo pieno

Era la prima cosa da fare, il primo provvedimento logico da prendere per cominciare a gestire veramente in maniera seria la società e cioè: la nomina di un presidente o di un facente le veci del presidente da piazzare in pianta stabile, 24 ore su 24, alla Pinetina. Il fatto stesso che nessuno ci abbia ancora pensato è forse abbastanza indicativo sull’approssimazione con cui si sta muovendo la nuova proprietà. Se Thohir non può occuparsi dell’Inter allora deve delegare per forza qualcuno e deve sceglierne uno anche molto competente, uno che conosca benissimo come funziona il calcio in Italia. Altrimenti sarà assai difficile che Thohir possa essere preso sul serio. Uno che tra l’altro continua imperterrito a fare paragoni decisamente fuori dal seminato tra l’Inter e quell’altra sua squadra statunitense. Ma Thohir ha capito o no cosa ha comprato? Lo sa, gliel’hanno spiegato, cos’è e cosa significa per milioni di persone l’Inter? Comincio a pensare di no.

Mazzarri non merita di fare la stessa fine di Stramaccioni

Walter Mazzarri durante Lazio-Inter

L’Inter dà sempre tutto in campo, ma non basta

Il derby aveva illuso, la sosta (che ha restituito Palacio e Alvarez in condizioni pietose) ha spezzato l’incantesimo e l’amaro ritorno alla realtà dell’Olimpico ha evidenziato i soliti, risaputi, problemi. Al di là del fatto che contro la Lazio la squadra ha dato tutto in campo e avrebbe meritato il pari, l’Inter ha dimostrato in maniera palese che proprio non ce la fa a reggere certi ritmi. Ha dato tutto nel primo tempo, poi nella ripresa si è progressivamente spenta perché sembra non avere sufficienti forze fisiche e soprattutto mentali per tenere il passo delle grandi squadre, quelle di vertice che sono tali anche perché quando giocano male non perdono lo stesso. La cosa curiosa è che con il passare del tempo l’Inter di Mazzarri invece di crescere sembra quasi regredire. A inizio stagione giocava molto meglio di adesso e aveva un equilibrio di squadra che ormai se lo sogna.

La squadra ha un’autonomia limitata: regge al massimo una mezza stagione

Ormai si può quasi sostenere con una certa fondatezza che quello dell’Inter sia un organico capace di reggere bene o male mezza stagione. Poi, progressivamente, molla. Quando per alcuni sopravviene la fatica o per altri si fa sentire l’usura del tempo è sempre la stessa storia: emergono i limiti, cala l’attenzione, non c’è più sufficiente lucidità. Cambiano gli allenatori, ma non il risultato. Segno, evidentemente, che se l’impegno è fuori discussione, molti campioni sono ormai degli ex campioni e quelli che sono stati presi per rimpiazzarli non lo sono ancora e forse qualcuno (più di uno) non lo diventerà mai. Eppure ancora adesso, dopo stagioni fallimentari una dietro l’altra, si fa davvero tanta fatica a dover ammettere che sì bisogna ricominciare da capo. Ed è triste che tutto sia stato colpevolmente procrastinato fino ad arrivare all’attuale situazione senza che si sia mai fatto veramente niente per impedirlo.

Thohir faccia la persona seria: investa o dica la verità

Così com’è l’Inter di Mazzarri non solo è inutile ma è un’offesa alla sua storia e nei confronti dei tifosi. O Thohir prende in mano veramente la situazione o allora stop. Se veramente la nuova proprietà non vuole investire nemmeno un euro si dia almeno carta bianca a Mazzarri per far giocare solo i giovani e verificare così sul campo il loro reale valore senza le tante pressioni attuali. Si prepari cioè fin dal girone di ritorno la squadra della prossima stagione. Si facciano adesso gli esperimenti piuttosto che bruciare oltre a questo anche il prossimo campionato. Bisognava fare la stessa cosa anche quando in panchina c’era Stramaccioni. Invece Moratti illuse tutti, lui stesso per primo, con la speranza di poter comunque inseguire un impossibile posto in Champions. Thohir sta commettendo lo stesso errore adesso con Mazzarri. Ma dopo la delusione dell’Olimpico non ci sono più alibi che tengano. La verità è che l’Inter attuale, con l’organico che si ritrova, non può mai e poi mai lottare per il terzo posto. Sarebbe allora serio che la società innanzitutto lo dica chiaramente e che poi inizi — fin da adesso — la programmazione della prossima stagione. Che senso avrebbe, altrimenti, continuare per altre venti partite così come si sta facendo?

Il derby della nuova Inter

Il rigore di Zapata su Palacio

Rigore è quando arbitro fischia: cioè mai

L’Inter ha vinto senza il Capitano e Cambiasso

Il derby — un derby in tono minore come classifica e caratura tecnica vinto da chi ha giocato meno peggio e aveva la fortuna di avere in campo un fenomeno come Palacio — ha detto una verità con cui si dovrà fare i conti e non sarà più possibile rimuovere tanto facilmente. E cioè che l’Inter ha vinto il derby senza il Capitano e senza Cambiasso. L’Inter ha fatto la differenza e ha segnato quando i due padri-padroni dello spogliatoio erano stati sostituiti. Considerato ciò che i due senatori rappresentano per il gruppo non è un dettaglio di poco conto. Quante volte è stato detto e ribadito che il centrocampo non poteva fare a meno dell’esperienza di Cambiasso e del Capitano? Effettivamente, il più delle volte gli esperimenti fatti fin qui non avevano mai convinto. Invece stavolta la squadra è riuscita a vincere anche e sopratutto facendo a meno di loro due.

Ritrovato Kovacic, sarebbe un peccato perdere Guarin (quello del derby)

A un certo punto l’Inter aveva in campo una linea mediana  composta da Guarin-Kuzmanovic-Kovacic che fino a quel momento sarebbe stata improponibile anche solo come ipotesi. Invece ha funzionato, ha decisamente alzato il tasso tecnico delle giocate e ha rinchiuso nella loro area quelli di Mediaset. Tanto che la prevista partenza di Guarin ora non sembra più per niente una grande idea. Sarebbe un delitto indebolire una squadra che nel derby ha dimostrato quanto può valere se solo riuscisse a giocare con la stessa intensità di ieri sera. D’accordo, vanno considerati anche i demeriti della squadra di Mediaset che nell’ultimo quarto d’ora era alla corde per aver finito la benzina. Ma da adesso in poi qualcosa è veramente cambiato. Ed è per tutti un sollievo poter archiviare finalmente un passato diventato in queste ultime stagioni sempre più ingombrante anche per gli stessi Cambiasso e Zanetti il più delle volte costretti dalle circostanze a cannibalizzare i compagni più giovani e inesperti.

Se Thohir non vuole investire, allora Mazzarri faccia giocare sempre i giovani

Magari questi ragazzini continueranno a sbagliare qualche partita di troppo e magari non avranno ancora quella continuità necessaria per giocare a questi livelli. Ma ora meritano, come d’altronde viene auspicato (furbescamente) dalla nuova proprietà, più spazio. Nel derby è nata una nuova Inter che adesso ha soltanto bisogno di crescere e, si spera, in fretta. Se a gennaio non si possono prendere veri rinforzi per puntare al terzo posto tanto vale allora non guardare più la classifica e, succeda quel che succeda, si punti sulla linea giovane. Se questo poi deve essere proprio il progetto (di cui Thohir si fa forte per non investire un euro che sia uno) allora lo si metta in atto una volta per tutte e non se ne parli più. Ma sul serio però. Ricorrendo cioè a Cambiasso e al Capitano solo lo stretto necessario, facendoli alzare dalla panchina quando proprio non se ne può fare a meno.

Caro Thohir l’Inter non può più aspettare

Sconfitta molto amara a Napoli per Walter Mazzarri

Sconfitta molto amara a Napoli per Walter Mazzarri

No, del clan argentino non se ne può proprio più

Come riuscire a non odiare un gruppo che ha fatto la storia dell’Inter e si è amato alla follia, ma che avrebbe dovuto farsi da parte prima dell’inevitabile declino destinato a rovinare tutto, questo è il problema. Vedere un Cambiasso come non lo si è visto mai, incredibilmente civettuolo che scherza e ride sotto porta con Higuain mentre il Napoli sta sotterrando (non solo di gol) l’Inter, sono cose che fanno male. Quello stesso Cambiasso che tre stagioni fa tradì l’Inter per la nazionale (no, proprio non riesco a dimenticarlo) e che adesso evidentemente è pronto a rifare la stessa cosa non appena si è sparsa la voce che potrebbe rientrare in gioco per il mondiale. Per carità, a Napoli Cambiasso ha fatto il suo bravo compitino, ha pure segnato e ha mostrato la maglia ai tifosi per ribadire il suo impegno. Ma non basta per essere interisti, non basta pararsi il culo quel tanto che serve e poi sia quel che sia. Uno come Cambiasso per esempio non può nel momenti più difficili della partita nascondersi come ha fatto più di una volta contro il Napoli. Uno come lui non può con la squadra in grande sofferenza liberarsi della palla e, peggio ancora, scaricarla come se niente fosse al compagno più vicino, peggio ancora proprio al più giovane in campo e tra l’altro in evidente difficoltà. No, non si può. Come non si può, per principio, sopportare un clan, come quello argentino è, che continua a dettare legge nonostante l’Inter sia diventata una squadretta. No, è veramente arrivato il momento di mettere la parola fine a una situazione sempre più insopportabile. Il momento cioè di liberarsi della colonia argentina, come tra l’altro una società seria avrebbe dovuto fare già da tempo. Non appena cioè Milito annunciò a Madrid, a festeggiamenti in corso, che se ne sarebbe andato dove lo avrebbero pagato molto di più. Bisognava semplicemente accompagnarlo alla porta non fosse altro per aver subito sporcato quella coppa tanto attesa. E con lui tutti gli altri. Il clan argentino non è stato smantellato per colpa di Moratti e del suo insano senso di riconoscenza e l’Inter ha pagato pure troppo questo errore. In queste ultime tre stagioni il clan argentino ha impedito il necessario ricambio e cannibalizzato i giovani. Come sta per esempio succedendo adesso con Kovacic e Taider. È tempo allora di cominciare a fare finalmente i seri. E se è vero che Thohir è contrario agli sprechi allora lo dimostri.

Mazzarri e l’incapacità di ammettere di aver sbagliato

Grande allenatore, Mazzarri — ma al di là del momento negativo che sta attraversando l’Inter — con evidenti limiti caratteriali. Questo è almeno quanto sta venendo fuori. Inappuntabile nella gestione dello spogliatoio, unico nel saper far esprimere al massimo le sue squadre, concreto e vincente come pochi. Ma inspiegabilmente incapace non solo di correggere gli errori, ma perfino di ammetterli. È partito con l’idea di giocare con Guarin e Alvarez e di farli giocare anche sacrificando una punta e da lì non si schioda. Tanto da diventare — come per la difesa a 3, ma qui ha l’attenuante di aver sempre giocato con questo modulo — quasi un’ossessiore tattica. Siccome la mossa all’inizio ha funzionato — e, bisogna riconoscere, anche abbastanza bene — niente e nessuno riusciranno mai a fargli cambiare idea nonostante i risultati non arrivino più. La squadra però non ha più quel minimo di equilibrio necessario per non prendere così tanti gol come sta prendendo. Eppure uno come lui, così attento a queste cose, pur di rimanere fedele alla sua scelta di partenza arriva perfino a schierare un centrocampo senza nemmeno un vero incontrista. Così a un certo punto succede pure che in mezzo al campo, anche giocando contro il ben più forte Napoli, si ritrovino tutti insieme Kovacic, Cambiasso, Alvarez e Guarin. Inguardabile. Non appena l’Inter perdeva palla la difesa andava nel panico. Quello che viene da chiedersi è allora: ma è proprio così difficile fare un passo indietro e provare possibili alternative? Per Mazzarri sembrerebbe proprio di sì. Dopo un inizio di stagione quasi miracoloso in cui è riuscito a rimettere in piedi e far tornare competitiva una squadra confusa e insicura, Mazzarri paga un peccato di presunzione che rischia seriamente di pregiudicare tutto quello che di buono — parecchio direi — è riuscito a fare finora.

Thohir senza più alibi: ora deve investire sui rinforzi

Fissazioni di Mazzarri a parte, il campo ha comunque confermato che l’Inter non può ancora competere per un campionato di vertice. E l’errore assolutamente da evitare è ora quello di trasformare Mazzarri in facile capro espiatorio. Non è giusto perché: primo non se lo merita, secondo ha fatto il possibile e terzo non è certo il tecnico che può risolvere i problemi d’organico che mi sembra siano ormai più che evidenti. O c’è ancora qualcuno che ha dei dubbi? I problemi dell’Inter, quei problemi che in questi ultimi tre anni il nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti non riusciva nemmeno ad affrontare, ora li deve risolvere una sola persona e in un solo modo e cioè Erick Thohir, investendo a gennaio sui rinforzi che servono. E che nessuno, per favore, si azzardi ancora a tirare fuori la cazzata del progetto a lungo termine come alibi per non prendere nessuno a gennaio. Progetto o no, in ogni caso non c’è una sola ragione per cui l’Inter debba sprecare un’altra stagione senza nemmeno provarci. Che senso avrebbe interrompere la costruzione della squadra a metà campionato? Sarebbe un concetto di crescita davvero curioso, questo di prendersi una pausa di sei mesi lasciando l’Inter di Mazzarri al suo destino. La verità è che le chiacchiere stanno a zero. È ora che Thohir cominci a darsi una mossa. Subito.

(Indovinate che voto dà la Gazzetta dello sport al come al solito scandaloso Tagliavento: 6. Sarà sfortunato quando dirige l’Inter ma, insomma, è pur sempre il migliore arbitro del mondo. E se lo dicono i giornali della Fiat bisogna crederci)

È già tanto il quarto posto

La papera di Handanovic nel recupero del primo tempo

La papera di Handanovic è l’immagine simbolo delle difficoltà dell’Inter di Mazzarri a vincere

Ancora una volta anche contro il Parma il centrocampo, più della difesa, è stato il punto debole della squadra. Mazzarri ha inserito Kovacic dietro Palacio però invece di rinunciare a uno tra Guarin e Alvarez ha pensato di sacrificare Taider. E cioè proprio la mezzala più dinamica e capace di fare interdizione. Donadoni non si è fatta scappare l’occasione e ha sfruttato al meglio l’assetto poco coperto messo in campo da Mazzarri per schierare a sua volta un Parma particolarmente offensivo. Il risultato è stato che con Cambiasso affiancato alla sua destra da Guarin e alla sua sinistra da Alvarez sulla mediana si sono riviste le solite praterie concesse agli avversari nella scorsa stagione con effetti ancora una volta devastanti per la difesa ogni volta in affanno.

Problema irrisolvibile, questo del centrocampo, dato che Mazzarri continua a non avere fiducia né in Taider e nemmeno in Kovacic. O uno o l’altro, sempre e solo in ballottaggio: mai insieme. Mentre Mazzarri insiste invece nel fare affidamento su Guarin e Alvarez che però continuano a essere un peso insostenibile per l’equilibrio del reparto. Non solo. Per far giocare contemporaneamente loro due Mazzarri ha dovuto fare a meno pure di un attaccante. Certamente, all’inizio della stagione la scelta ha funzionato. Da parecchie partite non più.

Non si vede come l’Inter possa uscire dall’attuale impasse finché Mazzarri continuerà a voler far giocare insieme sia Guarin che Alvarez. Questa ossessione tattica toglie spazio e occasioni di crescita a Taider e Kovacic e impedisce a Belfodil di poter giocare qualcosa di più di quella manciata di minuti che finora Mazzarri gli ha concesso.

D’accordo, Mazzarri chiede alla società di avere rinforzi funzionali al suo modo di giocare e fa benissimo a pretenderlo. Nel frattempo però perché continuare a insistere nel fare scelte che non danno i risultati sperati? O forse Mazzarri non vede Kovacic e Taider come titolari dell’Inter del futuro? Verrebbe da pensarlo, data la tenacia con cui insiste a schierare Guarin e Alvarez anche se non fanno la differenza come dovrebbero e comunque non evitano all’Inter di pareggiare. Invece, un po’ di panchina, a turno, non potrebbe che fargli solo del bene.

L’Inter di ieri contro il Parma fa venire in mente che sia già un mezzo miracolo il quarto posto. Altro che Champions, insomma. Dopo gli ultimi due pareggi casalinghi solo a dirlo fa ridere. A parte tutto, però, l’amarezza comincia a essere tanta. Anche perché è il solito film già visto. Vedere un’Inter così insicura e confusionaria mette parecchia tristezza e toglie anche la forza perfino di lamentarsi. Tanto che a un certo punto non si vede l’ora che l’arbitro fischi la fine.

Il problema dell’Inter rimane sempre il centrocampo

Walter Mazzarri dà indicazioni a Capitan Zanetti

La brutta prestazione con la Sampdoria, prima ancora dei punti di nuovo regalati a una squadra più che abbordabile, ripropone sicuramente un problema irrisolto. E da anni ormai. E cioè: cambiano gli allenatori e cambiano pure i presidenti, ma il centrocampo, quello stramaledetto centrocampo, non riesce proprio a trovare un minimo di equilibrio. L’Inter continua ad essere una squadra senza testa e senza logica, costretta com’è a giocare con una mediana ogni volta tutta da inventare.

Colpa soprattutto delle scelte fatte (e soprattutto quelle non fatte e rinviate a oltranza) a suo tempo dalla passata gestione. Scelte non propriamente geniali. I limiti del centrocampo attuale non li scopriamo adesso. Pur non essendo brillante come una volta, Cambiasso è l’unico ad avere un rendimento costante. Avrebbe però bisogno di essere affiancato da due interni in grado di garantire quella intensità (in entrambi le due fasi) che l’Inter non ha da tempo e continua a non avere. Il problema è che tutte le varianti provate finora da Mazzarri non sono servite a trovare un assetto con una certa affidabilità. Al di là delle loro specifiche caratteristiche e indiscutibili qualità, né Alvarez, né Guarin, né Taider e né Kovacic hanno convinto fino in fondo e per contro il loro rendimento invece di migliorare con il passare delle partite sembra stia peggiorando.

Il buon inizio di stagione aveva illuso forse più del dovuto. La cura Mazzarri a quanto pare sulla lunga distanza sembra non essere più efficace come all’inizio. L’idea di partenza, semplice e pragmatica, di togliere un attaccante per rinforzare la mediana ha sicuramente funzionato e dato subito gli effetti sperati. La difesa sembrava aver ritrovato le sicurezze perdute, l’unica punta addirittura agevolata dagli inserimenti di centrocampisti ed esterni. Un miracolo o quasi, insomma. Finché Palacio, costretto a fare reparto da solo, alla fine è scoppiato. E ora siamo punto e daccapo. Perché adesso Palacio ha giustamente bisogno di essere affiancato da un altro attaccante, mentre il centrocampo nel frattempo non ha ancora assunto una ben definita identità e non dà nemmeno segni di miglioramento.

Fatto sta che in due settimane, dalla trasferta di Bologna alla partita in casa con la Sampdoria, si è passati dalla possibilità di agganciare il Napoli al terzo posto all’amaro ritorno alla realtà della zona Europa League che pare proprio essere l’unico obiettivo alla portata dell’Inter di Mazzarri. Addio brevi quanto fatui sogni di gloria: la squadra sembra essere ancora troppo immatura e discontinua per poter fare un campionato di vertice. A meno che a gennaio non arrivino dei buoni rinforzi. Giocatori cioè che siano funzionali alle idee di Mazzarri. Chissà. Ma questo può saperlo solo Thohir.

La discontinuità di Guarin e Alvarez peso ancora sostenibile?

Mazzarri durante Bologna-Inter

La grinta di Mazzarri durante Bologna-Inter, ma 22 tiri in porta non sono bastati per vincere

Conviene ancora sacrificare una punta per far giocare due trequartisti?

Statistiche di Bologna-InterA Bologna l’Inter ha tirato 22 volte in porta, faceva subito notare ieri sera Costacurta nel dopopartita Sky. 22 tiri e un solo gol, tra l’altro un autogol particolarmente fortunato. Un dato impressionante, ma fino a un certo punto. Perché se si va ad analizzare un po’ meglio (fonte Gazzetta.it) i tiri fuori dallo specchio della porta sono stati ben 13. E cioè più della metà. Troppi, per pensare a una casualità. Troppa fretta, troppa approssimazione, poca lucidità, poca concretezza: l’Inter ha pagato la scarsa vena di Palacio unico attaccante in campo e l’inadeguatezza di tutti gli altri compagni anche solo a inquadrare la porta. Certo, finora le cose sono andate comunque bene visto che l’Inter ha l’attacco più prolifico, ma nel momento in cui Palacio si inceppa e gli avversari si barricano in area anche il modesto Bologna diventa insuperabile. Come non rimarcare allora che giocando con una punta in meno e due trequartisti in più invece di fare la differenza a volte, come a Bologna, l’Inter fa più che altro parecchia confusione?

Guarin e Alvarez sempre più un problema per gli equilibri della squadra

Sicuramente l’Inter di Mazzarri paga dazio all’immaturità dei suoi giovani talenti. Taider così come Kovacic e Belfodil non danno segni di crescita e continuando a non convincere hanno sempre meno spazio e meno occasioni per mettersi in luce. Ma il problema più grande e forse imprevisto è un altro ancora. E cioè che al di là delle difficoltà d’inserimento dei meno maturi, stanno deludendo le attese proprio i giocatori già formati e di maggiore qualità che da titolari inamovibili hanno la squadra al loro servizio e dovrebbero fare la differenza. E cioè giocatori come Guarin e Alvarez. Guarin, a dire la verità, molto più di Alvarez comunque protagonista di un buon avvio di stagione, anche se da un po’ di giornate sta accusando un calo verticale del rendimento. Sono entrambi ancora troppo discontinui e sotto questo aspetto non danno ancora quelle garanzie di cui ha assolutamente bisogno la squadra. Guarin e Alvarez non sono ancora due su cui l’Inter di Mazzarri può fare sempre affidamento. A volte fanno i fenomeni, a volte fanno vincere le partite. A volte, però. Perché è altrettanto vero che spesso non sono sufficientemente ispirati e non sono per niente decisivi o peggio ancora fanno più che altro danni. A Bologna, con un Palacio per una volta poco lucido, dovevano essere proprio Guarin e Alvarez a prendere per mano la squadra. Invece, come sempre quando c’è da soffrire, non hanno inciso per niente. Se per Kovacic o Belfodil valgono le attenuanti della giovane età non si può dire la stessa cosa per Guarin e Alvarez. Domanda: siamo proprio sicuri che Guarin e Alvarez abbiano ancora grandi margini di miglioramento? No, perché se quello che sono in grado dare è quello che hanno fatto vedere finora bè allora di loro due se ne può fare benissimo a meno.

Nelle prossime due in casa Kovacic e Belfodil forse meritano più fiducia

In prospettiva, Guarin e Alvarez stanno togliendo spazio alla crescita di Kovacic e Taider, il cui ambientamento sembra più difficile del previsto. Conseguentemente il centrocampo continua a non trovare una sua identità ben precisa, limite a cui per ora sta sopperendo con grande mestiere e dall’alto della sua esperienza Cambiasso. Mentre in attacco Palacio fa sempre più fatica. A Bologna si è visto chiaramente. Quello che sarebbe forse ora di cominciare a chiedersi allora è: non sarebbe meglio concedere a Guarin e Alvarez una pausa di riflessione? E provare nelle prossime due in casa con Kovacic e Belfodil titolari? Certo, Belfodil non è Milito, non ha lo stesso peso di Milito. Così come Kovacic non dà ancora sufficienti garanzie in copertura. Tutto vero. Ma è altrettanto vero che Guarin e Alvarez, ora come ora, più che delle risorse stanno diventando dei problemi.

L'incredibile traversa colpita da Juan Jesus negli ultimi secondi di recupero

Il gran tiro di Juan Jesus negli ultimi secondi di recupero sembra entrare e invece finisce sulla traversa

Tra Udine e Livorno va trovata almeno una via di mezzo

Il Capitano festeggia con in compagni il raddoppio di Nagatomo

Non c’è niente da fare: il migliore è sempre lui

Ancora discontinui o solo stanchi? Forse tutte e due le cose insieme

Belli a Udine quanto brutti col Livorno. Manca ancora continuità. A pensare positivo diciamo che la squadra era stanca. Altrimenti potrebbe trattarsi della solita immaturità, mentale prima ancora che tecnica.
Nel primo caso la pausa cascherebbe a fagiolo. Teoricamente potrebbe essere un’opportunità per ricaricare le pile. Solo in teoria, però, visto il doppio impegno nelle rispettive nazionali soprattutto di quelli più scoppiati come per esempio Palacio o Alvarez.
Nel secondo caso, invece, c’è ancora molto da lavorare. E il rischio di altre prestazioni altalenanti molto alto.
Forse la prova di ieri sera con il Livorno ha evidenziato sia un aspetto che l’altro.
Così come non va nemmeno sottovalutato più di tanto l’ottimo secondo tempo della squadra toscana. Avrà creato poco (Handanovic è stato impegnato seriamente una volta sola) ma ha dimostrato di avere una buona organizzazione di gioco. Nella ripresa, per esempio, l’Inter è venuta a trovarsi spesso in difficoltà sul loro pressing alto particolarmente efficace.

Per adesso non si può fare a meno della vecchia guardia

L’ideale per Mazzarri sarebbe riuscire a trovare quantomeno una specie di via di mezzo tra la grande prova di Udine e quella veramente pessima con il Livorno. Bisognerebbe insomma che la squadra raggiungesse un minimo di equilibrio che la metta al riparo il più possibile da eventuali, dolorose, imbarcate. A differenza che contro Cagliari, Torino e Atalanta, ieri sera con il Livorno è andata di lusso. Dubito però che possa sempre finire bene, soprattutto contro squadre più attrezzate davanti. In attesa della maturazione dei più giovani diventa allora indispensabile per Mazzarri poter avere a disposizione, oltre a Samuel, sia il Capitano che Milito.

Kovacic, Taider e Belfodil sono ancora un problema e non una risorsa

I giovani continuano a stentare troppo. Eppure li si sta agevolando come meglio non si può. Però non riescono a inserirsi come dovrebbero e potrebbero fare. Male Kovacic e Belfodil, malissimo Taider. Continuano a commettere troppi errori, spesso traditi dalla voglia di strafare. Errori di gioventù, certo, perché il talento (soprattutto per quanto riguarda il croato per cui stravedo) è fuori discussione. Ma finché non diventeranno sufficientemente affidabili sono e rimangono il problema principale di Mazzarri.

Se al Capitano bastano 5 minuti per far sfigurare i più giovani

Veramente esemplare come il grande impatto sulla partita di un vecchietto di 40 anni appena rientrato da un lungo e grave infortunio abbia immediatamente oscurato con la sua grande presenza fisica e micidiale reattività qualsiasi timido e balbettante sogno di gloria di ben più giovani e accreditati compagni di squadra. Il confronto tra l’anziano mediano e coloro che vorrebbero diventare i nuovi titolari è sembrato immediatamente improponibile e quasi imbarazzante. 

Ancora con la coppia Zanetti-Cambiasso? Per ora non c’è di meglio

A questo punto, anch’io al posto di Mazzarri mi affiderei inevitabilmente alla vecchia guardia. Almeno finché dura. Certo, la sola idea di ricorrere ancora una volta alla coppia composta dal Capitano con al fianco Cambiasso fa sicuramente un certo effetto. Quasi commovente per la storia che rappresenta e allo stesso tempo inevitabilmente preoccupante perché se giocano ancora loro due significa proprio che non c’è ancora un ricambio valido. Tutto sta capire poi se il Capitano sia tra l’altro ancora in grado di giocare a tempo pieno o se magari possa essere più utile entrando a partita in corso, con un minutaggio ridotto e su misura.

Internazionale, per l’appunto

Sicuramente vedere il Capitano decisivo anche a 40 anni è un bel regalo per noi tifosi, ma forse è anche la dimostrazione di quanto si sia abbassata la qualità del calcio italiano. Io ne sono assolutamente convinto. A parte una manciata di buone squadre, il divario tra l’attuale Serie A e la Premier League a me sembra ormai abissale. Anche per questo forse il nostro caro grande presidente Massimo Moratti (che saluto affettuosamente e ringrazio per tutto quello che ci ha regalato in questi 18 anni) ha fatto bene ad aprire le porte al mondo e a proiettare così l’Inter in una dimensione più, per l’appunto, internazionale.

Per Massimo Moratti ultima partita da presidente di maggioranza

Per Massimo Moratti ultima partita da presidente di maggioranza

A Udine la possibile svolta?

Il colpo di testa vincente di Palacio a Udine

Il colpo di testa vincente di Palacio a Udine

Quell’attenzione che a Bergamo non c’era proprio

Basta aver rimesso due tre giocatori al posto giusto per spiegare una trasformazione del genere a Udine rispetto alla confusione e alla svogliatezza di Bergamo? Chissà. Anche se probabilmente a fare differenza potrebbe essere stato piuttosto il modo sensibilmente diverso in cui l’Inter di Mazzarri è scesa in campo a Udine dal punto di vista soprattutto mentale. E cioè: sarà pur vero che Guarin attaccante diventa quasi utile alla squadra e Taider nel suo ruolo naturale fa pure gli assist. Mentre il sempre più straripante Alvarez come mezz’ala pare ancora più determinante. E che, infine, Ranocchia è sembrato più a suo agio sul centrodestra della difesa. D’accordo. Ma quello che ha fatto la differenza al Friuli è stata secondo me soprattutto la maggiore attenzione con cui tutti hanno giocato. Se Cambiasso ha dato il meglio di sè nel dirigere da par suo le operazioni in tutte e due le fasi è anche perché la squadra si è mossa sempre con grande equilibrio.

Quell’assetto affidabile che forse potrebbe essere stato trovato a Udine

Comunque sia, si sapeva che l’Inter di Mazzarri è per forza di cose un cantiere con i lavori in corso. E che la crescita comprende anche inevitabili passaggi a vuoto. A maggior ragione che — non bisogna mai scordarlo — l’organico è incompleto e a volte, come Mazzarri sa benissimo, bisogna fare di necessità virtù. Fatto sta che Udine può forse rappresentare un momento di svolta. Nel senso che forse Mazzarri potrebbe aver trovato l’assetto più affidabile (soprattutto a centrocampo) e che quindi sarebbe auspicabile proseguire su questa strada. E cioè dando fiducia a Taider come mezz’ala destra, con Alvarez a sinistra e con Guarin avanzato a fare quasi il “falso nueve” che già alla sola idea potrebbe galvanizzare non poco il non poco presuntuoso colombiano, anche se effettivamente non privo di talento.

Quella difesa in cerca di stabilità

Anche in difesa potrebbero essere arrivati segnali ben precisi che Mazzarri secondo me farebbe bene a prendere in considerazione. E cioè che è meglio abbandonare il sogno di un pieno recupero del pur grande Samuel (da più di 10 anni uno dei migliori in assoluto nel suo ruolo) e dare totale fiducia a Ranocchia e Juan Jesus con Rolando e Andreolli a contendersi la terza maglia. Vale a dire che forse il futuro rientro di Campagnaro per me potrebbe rivelarsi a questo punto quasi destabilizzante. So perfettamente che Mazzarri la pensa esattamente al contrario, ma nulla mi toglie dalla testa che in prospettiva Campagnaro faccia soltanto perdere tempo e possa rallentare il processo di crescita di un reparto finora ancora troppo instabile.

Quella continuità che dovrebbe diventare normale

Tutto molto bello, ma ora Mazzarri dovrà fare in modo che Udine non sia l’eccezione che conferma la regola. Che cioè l’Inter sia capace di giocare ancora come al Friuli e cioè più o meno con la stessa intensità e lo stesso livello di attenzione. E che riesca a farlo anche con una certa continuità. Che è sicuramente la cosa più difficile.

A Bergamo (forse) l’Inter di Mazzarri ha gettato la maschera

Mazzarri deluso in panchina a Bergamo

Mazzarri deluso in panchina a Bergamo

Poca qualità e (purtroppo) non si vedono margini di miglioramento

Nonostante tutta la buona volontà di Mazzarri (i cui meriti per aver ridato comunque una pur minima identità alla squadra sono pur sempre maggiori rispetto ai difetti tattici per scarso coraggio) a Bergamo si è visto chiaramente che questa squadra di più non può dare. La partenza molto positiva aveva forse illuso più del dovuto. Sulla distanza però non tiene. Dopo 10 partite comincia inevitabilmente a perdere colpi. Vuoi perché il sogno di una ritrovata compattezza è svanito alle prime tappe con le vere salite. E poi anche perché si pagano scelte sbagliate fatte negli ultimi anni. Mazzarri cioè deve fare di necessità virtù con giocatori alcuni dei quali non all’altezza della situazione o che comunque forse lui non avrebbe mai scelto.

Quando bisogna spingere sull’acceleratore emergono limiti di personalità

Non riesce a tenere il risultato, non sa sfruttare il vantaggio, ha difficoltà a imporre il proprio gioco:  l’Inter soffre la scarsa capacità di gestione della gara. Va bene giocare da provinciale. Anzi. È l’unico modo per sopperire in qualche modo alle carenze tecniche e più in generale dell’organico. Ma poi quando bisogna fare la differenza bisogna colpire con la concretezza e la forza della grande squadra. Ma l’Inter, per l’appunto, non lo è più da tempo.

Mancano alcuni grandi giocatori e i giovani da soli non bastano

Centrocampo e difesa non funzionano come dovrebbero, si prendono troppi gol e si soffre più del dovuto anche contro squadre tecnicamente inferiori. Colpa di una società che nelle ultime tre stagioni ha rimosso ogni volta il problema. Investire sui giovani è giusto ma non basta. Manca sempre all’appello almeno un grande centrocampista. Due sarebbero ancora meglio. Ma è dai tempi di Benitez e del mancato acquisto di Mascherano che sono stati presi giocatori in saldo o talenti da sgrezzare. Manca un esterno capace di far dimenticare Maicon. E per quanto mi riguarda manca anche un grande difensore visto che su Campagnaro (anche solo per una questione anagrafica) non faccio più per niente affidamento.

Kovacic e Taider sono risorse importanti, però vanno aiutati a inserirsi

Kovacic e Taider sono secondo me da Inter ma sono ancora troppo acerbi e hanno quindi bisogno di crescere. Ma per crescere devono essere inseriti gradualmente in un centrocampo ben organizzato e capace quindi di supportarli al meglio. Altrimenti la loro inesperienza diventa inevitabilmente un problema per gli equilibri della squadra e allo stesso tempo si corre il rischio di bruciarli. Non si può insomma pretendere che siano Kovacic e Taider a risolvere magicamente le difficoltà del reparto. Semmai dovrebbe essere il contrario.

L’atteggiamento di alcuni giocatori non è da grande squadra/1

Una grande squadra si vede non solo per il suo spessore tecnico e la sua forza agonistica. La si riconosce anche per come sta in campo. Non per esempio come si sono comportati a Bergamo Guarin o Handanovic. Cominciamo da Guarin. Dopo aver giocato poco e male è sembrato quasi volesse rifiutare la sostituzione. E con la squadra ancora alla ricerca della vittoria ha impiegato parecchio tempo (che a me è sembrato infinito) per uscire dando così una dimostrazione di totale mancanza di rispetto nei confronti della squadra e comunque un’immagine di poca professionalità. Magari saranno dettagli, ma sono alla lunga determinanti per la creazione di quello spirito di gruppo senza il quale è davvero difficile fare risultati.

L’atteggiamento di alcuni giocatori non è da grande squadra/2

Altrettanto sconcertante la sceneggiata napoletana di uno generalmente assai lucido come Handanovic. Si è fatto male da solo battendo un rinvio (possibile? Ma è entrato a freddo?) e incredibilmente invece di chiedere subito il cambio è rimasto in campo nonostante fosse infortunato (tanto che non poteva nemmeno più rinviare) destabilizzando di fatto la retroguardia per tutto il primo tempo. Ma che gli è passato per la testa a Handanovic? Che modo è di comportarsi? Che professionista è? D’accordo, magari qualche minuto per vedere se uno ce la fa a continuare ci sta. Ma poi basta. Poi bisogna uscire. Perché Handanovic non l’ha fatto? Perché nessuno dei compagni ha preteso il cambio? Ma che roba è? Ma scherziamo o che? Tutto ciò non è per niente serio.

L’Inter che Mazzarri deve ogni volta prendere per mano

Palacio protagonista assoluto anche ieri contro il Verona

Palacio protagonista assoluto anche ieri contro il Verona

Vinta forse la partita più importante

Per certi versi aver battuto il Verona è forse il risultato più importante della stagione. Lo è perché ha interrotto una striscia negativa che rischiava seriamente di complicare le cose. Un altro passo falso avrebbe potuto insomma cancellare improvvisamente tutto quello di buono fatto finora. Così invece, nonostante altri due (evitabili) gol al passivo, la pressione dovrebbe essere tornata ai livelli di guardia. Anche se la vittoria, seppur fondamentale, non può nascondere i soliti problemi di tenuta mentale.

Squadra ancora discontinua

Seppur con una grande evidente fatica (anche fisica) Mazzarri sta riuscendo in un’impresa non da poco. Quella cioè di far rendere se non al massimo almeno a livelli accettabili un gruppo con buone potenzialità ma spesso e volentieri svogliato o solo distratto. Cosa non certo facile, soprattutto perché molti giocatori, come ha tenuto a sottolineare l’allenatore nel dopo partita, hanno bisogno quasi di essere presi per mano:

“Noi siamo una squadra giovane, con tanti ragazzi e tanti altri quasi mai giocato con la responsabilità da titolare. Finché siamo stati concentrati, abbiamo fatto una grande partita. Appena abbiamo allentato, il Verona ci ha messo in difficoltà. Se si vuole essere una squadra di vertice, bisogna evitare questi cali di tensione”.

Niente di più facile, allora, che situazioni del genere siano destinate a ripetersi. Il rischio è quello di andare incontro a risultati altalenanti o insoddisfacenti. Piaccia o no questa è la realtà delle cose.

Ranocchia e Juan Jesus siamo alle solite

Ranocchia e Juan Jesus sono il futuro e bisogna avere fiducia, certo. L’importante è che giochino con una certa continuità, certo. Devono crescere, certo. Ma quanto deve durare questa crescita? No, perché il tempo passa eppure questi benedetti ragazzi non solo non migliorano, ma a volte ripetono gli stessi errori. Una volta uno, una volta l’altro fanno a turno a sbagliare anche le cose più semplici, o almeno che dovrebbero essere semplici per difensori del loro livello. Non sarà per caso che il posto garantito gli faccia più male che bene? O, a voler essere proprio cattivi (vuoi o non vuoi il dubbio viene per forza) c’è quasi da chiedersi: ma saranno poi così bravi come tutti pensiamo che siano? Per carità, nessuno vuole mettere in dubbio il talento di questi due potenziali campioni, però di questo passo l’Inter rischia di prendere parecchi gol. Non dico 57 come nella scorsa stagione (impossibile battere quel record) ma, insomma, un’altra carrettata sì.

Palacio un esempio per tutti

Prima o seconda punta per lui fa lo stesso: il migliore — e non solo per il rendimento — è sempre Rodrigo Palacio. Esemplare nel mettersi sempre al servizio della squadra facendo reparto da solo e sacrificandosi non poco in funzione degli equilibri in mezzo al campo. Nonostante ciò continua a fare un sacco di gol, spesso pesanti. Fermo restando che per me lui sarebbe da Pallone d’oro se invece che da prima punta giocasse da ala se non addirittura da esterno di centrocampo (un po’ come faceva Eto’o con Mourinho) con l’assenza di Milito ora è lui il giocatore più importante. Uno che per l’impegno e l’umiltà che mette sempre si sta seriamente candidando a diventare un simbolo interista come il Capitano. Se l’Inter di Mazzarri è viva e lotta insieme a noi molti dei meriti sono suoi.

Per l’Inter di Mazzarri un altro passo indietro

L'incredibile papera di Carrizo che sbaglia piazzarsi sulla punizione di Bellomo

La papera di Carrizo che sbaglia a piazzarsi e si fa scavalcare dalla palla sulla punizione di Bellomo

Facciamo gli scongiuri, però Mazzarri ha tre punti meno di Stramaccioni

Se dovessimo valutare l’Inter di Mazzarri sulla base dei numeri questi sono impietosi. L’Inter di Mazzarri ha tre punti in meno di quella (disastrosa come poche) di Stramaccioni. La cosa in sè non significa niente, c’è ancora tutto il tempo per recuperare. Ma fa comunque venire i brividi.

Da Stramaccioni a Mazzarri squadra di nuovo con gli stessi problemi

Anche senza la papera di Carrizo (chissà se è riuscito a dormire) anche se cioè l’Inter avesse vinto, rimane sempre il fatto che la squadra pare aver perso la compattezza iniziale e sembra aver ritrovato i difetti della passata stagione e per giunta tutti in una volta. Come se cambiando allenatore i problemi (evidentemente strutturali) della squadra non cambiano. Si possono magari mascherare più o meno per un certo periodo, ma poi riemergono inevitabilmente. Il centrocampo non funziona di nuovo più. E la difesa è piombata di nuovo in uno stato confusionale preoccupante.

Tra Cambiasso e Guarin uno è di troppo e Mazzarri lo sa benissimo

Cambiasso sembra aver già esaurito la forma di inizio campionato e sta cominciando a perdere colpi (ieri sera in 10 ancora di più) mentre Guarin dimentica una partita e l’altra pure la fase difensiva lasciando la squadra in inferiorità numerica. Uno che non corre abbastanza va bene, due sono troppi. Né è pensabile che i giovani e ancora inesperti come Taider o Kovacic (tra l’altro spesso impiegati fuori ruolo) possano sopperire ai limiti dinamici di Cambiasso e alle assenze di Guarin. Il rischio è quello di bruciare due indubbi talenti come Taider e Kovacic che potrebbero invece diventare le colonne portanti del nuovo centrocampo. La verità è che attualmente uno tra Cambiasso e Guarin è di troppo e Mazzarri lo sa benissimo. Prima o poi dovrà scegliere, ma deve sbrigarsi prima che la situazione precipiti. Un altro passo falso e saremo già dentro al solito psicodramma.

In difesa manca un leader che non può essere Campagnaro

Campagnaro sembrava aver portato serenità e sicurezza in un reparto traumatizzato dagli orrori della passata stagione. Senza di lui è di nuovo il panico. Non solo in 10 ieri sera a Torino, ma pure in 11 contro la Roma. Manca un leader che dia i tempi e diriga i movimenti, uno capace di fare la faccia feroce verso chi non rientra. Per me non può essere Campagnaro, sia perché anagraficamente è fuori tempo massimo e sia perché sulla sua indisponibilità che ha causato tanti danni grava più di un’ombra: risultava infortunato ma ha giocato lo stesso con la nazionale e si è infortunato di nuovo. Un comportamento non da professionista. Se davvero Thohir è intenzionato a trasformare l’Inter in una società veramente seria allora secondo me Campagnaro è già in cima alla lista dei partenti.

La squadra non gioca più come vuole Mazzarri

Quello che sembrava essere stato ritrovato e invece è venuto a mancare ancora una volta è lo spirito di squadra. All’inizio Mazzarri sembrava essere riuscito in questa specie di miracolo, ma alle prime difficoltà il gruppo si è improvvisamente smarrito. Ed è sempre la solita storia. Una squadra come l’Inter senza più grandi campioni capaci di risolvere le partite da soli con un’invenzione può essere veramente competitiva solo a una condizione: che sia cioè sempre compatta e che dia ogni volta il massimo. Altrimenti non se ne esce: i risultati saranno per forza di cose altalenanti e insoddisfacenti.

Torino-Inter partita tecnicamente e tatticamente non da Serie A

Al di là dell’inferiorità numerica, a Torino l’Inter è stata complessivamente vergognosa. E non so se ciò sia dipeso dal fatto che fossero più stanchi o più scoglionati. D’accordo, giocare in 10 dopo sei minuti non è facile. Ma non è questo il punto: si può anche perdere e si può giocare male, ma si sta in campo comunque come una squadra di Serie A. Ieri sera invece, per povertà tecnica e tattica inaccettabile quanto inspiegabile, Torino-Inter manco sembrava una partita di Serie A.

Sei gol uno più ridicolo dell’altro

Per rendersi conto di come Torino-Inter sia stata una partita indecente basta soltanto vedere i sei gol: uno più ridicolo dell’altro. Veramente. Gli errori o sarebbe meglio dire gli orrori di portieri e difensori sono stati talmente imbarazzanti (Handanovic non doveva essere espulso, ma la sua uscita in ritardo è un errore grave) che davvero non si possono guardare.

L’Inter sta subendo di nuovo troppi gol e spesso stupidi

Tre gol dalla Roma attuale si possono anche prendere. Ci stanno. Ma dal Torino proprio no. Nemmeno in 10. E questo è un problema. Perché l’Inter sta ricominciando a prendere troppi gol: 9 in sole 8 partite. Troppi e spesso stupidi. Vanificando per giunta anche il sacrificio di una punta per rinforzare la mediana. Così si torna indietro e i progressi emersi a inizio campionato ora sembrano già un lontano ricordo. Brutto segnale per una squadra con un organico incompleto.

Ma in Premier League in che posizione di classifica sarebbe questa Inter?

La differenza tra Serie A e Premier League secondo me sta diventando abissale. Ieri sera a volte ho visto giocatori camminare, mentre in Inghilterra corrono sempre e corrono per tutti i 90 minuti e qualsiasi squadra di qualsiasi livello gioca con un’intensità a noi sconosciuta. Mi chiedo allora: se l’attuale Inter giocasse nel campionato inglese rischierebbe di lottare per la salvezza?

Pellizzari e l’inutile possesso palla dell’Inter di Mazzarri

Walter Mazzarri durante Inter-Roma

Walter Mazzarri durante Inter-Roma

Dell’analisi di Tommaso Pellizzari sul Corriere della sera mi piace innanzitutto copiaincollare (ed evidenziare) il passaggio in cui fa le stesse considerazioni espresse qui su questo blog a proposito delle ragioni della batosta e cioè che è stata

Conseguenza di un clamoroso errore di formazione (chissà cosa ci facevano Kovacic e Icardi in panchina, visto il livello medio degli altri) e di un’idea di calcio, quella di Mazzarri, da sempre molto limitata nella capacità di produrre gioco di propria iniziativa, se l’avversario è di buon livello tecnico-tattico.

Alla formazione sbagliata aggiungerei anche l’aggravante del ritardo con cui ha fatto le sostituzioni. Forse perché il buon Mazzarri (cui, sia chiaro, va riconosciuto il merito di aver fatto fin qui non bene ma benissimo) non voleva ammettere di aver sbagliato formazione. Comunque sia, tornando a Pellizzari il suo commento sul Corriere va letto tutto quanto perché è davvero interessante. Soprattutto quando sostiene che nel calcio i numeri sul possesso palla e altri dati statistici — tirati in ballo da Mazzarri a difesa della sua squadra  — contano sì, ma fino a un certo punto:

Perché Mazzarri dice una cosa vera. Il possesso palla dell’Inter è stato pari al 59%, contro il 41% della Roma. I nerazzurri hanno tirato 3 volte in porta e 8 fuori, la Roma 5 e 3. I nerazzurri hanno colpito un palo (la Roma nessuno), hanno calciato 10 corner (contro 3), hanno crossato 42 volte contro 5, hanno realizzato una migliore percentuale di passaggi positivi (84%-76%), hanno vinto più contrasti, hanno subìto meno ammonizioni e hanno giocato 11’ più recupero contro la Roma in 10. Mazzarri ha però dimenticato un Celtic-Barcellona della scorsa stagione, nella fase a gironi della Champions League: quando gli scozzesi vinsero 2-1, con un possesso palla dell’11%.

A ulteriore dimostrazione, mi sentirei di aggiungere, che il calcio è e rimane uno sport in fondo molto stupido e che proprio in quanto tale è così popolare e così amato. Quella stupidità che lo rende così bello ed emozionante per cui una squadra in 10 per buona parte della gara può riuscire, sorprendendo il mondo intero, nell’impresa di eliminare in una semifinale di Champions una delle squadre più forti di tutta la storia di questo sport. E vincere quello stesso trofeo al posto suo.

Mazzarri e il centrocampo alla ricerca dell’equilibrio perduto

Il fallo di Pereira commesso fuori area

Il fallo di Pereira commesso fuori area

Una cosa è sicura: la batosta rimediata contro la Roma non cambia certo le prospettive di una squadra con un organico da sesto posto. Cinque altre squadre sono più forti: Fiat, Roma, Napoli, Fiorentina e, mi sento aggiungere (per ragioni extrasportive) anche Mediaset. Mazzarri finora aveva fatto una specie di miracolo, anche se contro la Roma ha sbagliato tutto e alla fine è andato in confusione peggio dei suoi giocatori. A lui va comunque il merito, anche grazie all’impegno del gruppo, di esser riuscito a far giocare la squadra al massimo delle possibilità. Sono arrivati così risultati superiori a ogni aspettativa. Ma già in occasione del black-out nel finale di Trieste, quando l’Inter ha subìto un gol evitabilissimo a gara praticamente  chiusa, qualcosa sembrava essere cambiato. Lì si era forse capito che i primi acciacchi di stagione avrebbero messo a dura prova i faticosi quanto precari equilibri trovati in poco tempo da Mazzarri.

L’assenza di Campagnaro e la… presenza di Guarin

L’assenza di Campagnaro in difesa, lo scarso rendimento di Guarin a centrocampo e l’affaticamento di Palacio e Alvarez  sono stati sufficienti a rimettere in pratica tutto in discussione. Come sa benissimo lui per primo, Mazzarri dovrà rimboccarsi le maniche per rialzarsi e ripartire. E dovrà soprattutto evitare che la brutta figura rimediata contro la Roma (comunque una squadra molto forte e ora come ora forse la più forte d’Italia) pesi più di tanto nelle teste dei giocatori. Proprio ciò, secondo me, che più di ogni altra cosa ha condizionato negativamente la gestione di Andrea Stramaccioni nello scorso campionato. Problemi forse generati dalle ripercussioni psicologiche per alcune sconfitte impreviste ed evitabilissime che potrebbero aver tolto sicurezza e tranquillità alla squadra.

Dopo aver colpito un palo, Guarin tra i peggiori in campo

Dopo aver colpito un palo, Guarin tra i peggiori in campo

Cosa non va: il centrocampo

Con il rientro di Campagnaro non credo dovrebbero esserci problemi particolari affinché la difesa torni ad essere affidabile come lo è stata fino all’errore di Trieste. Stesso discorso per il ritorno di Jonathan, se non altro perché lui è almeno meglio di un Pereira ormai in crisi dopo aver fallito l’ennesima occasione. Mentre in attacco credo sia venuto il momento di dare spazio a chi ha giocato poco o niente. Il problema vero è — qualcuno aveva dei dubbi? — come sempre il centrocampo. Fermo restando che Cambiasso continua a essere giocoforza un punto fermo (da mettere in campo eventualmente anche con le stampelle) sembra proprio che la scommessa Guarin sia, almeno per ora, persa. La fiducia di Mazzarri verso il giocatore, convinto com’è che possa fare la differenza, sembra per adesso mal ripagata, anche se indubbiamente ha tutti i numeri per sfondare. Se in fase offensiva  è abbastanza incisivo non lo è mai o quasi quando si tratta di coprire. La sua indisciplina tattica rappresenta un peso che secondo me il gruppo non sopporta più. Mazzarri farebbe bene a ripiegare, almeno temporaneamente, su altre soluzioni. Kovacic, per esempio, nonostante sia ancora immaturo per poter essere già un titolare a tutti gli effetti, ha assoluto bisogno di giocare e di sentirsi responsabilizzato per poter crescere. Sarebbe un peccato non dargli spazio e non schierarlo proprio nel suo ruolo naturale di mezzala destra. Mentre sulla mediana sinistra bisogna comunque fare di necessità virtù dato che sia Taider che Kuzmanovic sono anche loro due mezze ali destre e devono in qualche modo adattarsi. Mentre non si è ancora ben capito se Mazzarri consideri Mudingayi una possibile risorsa oppure no.

Contro la Roma Mazzarri per la prima volta in difficoltà

Contro la Roma Mazzarri per la prima volta in difficoltà

Cosa va: l’attacco, Mazzarri e, più in generale, lo spirito di squadra

Finché Palacio e Alvarez hanno avuto forza nelle gambe hanno garantito un rendimento quasi insperato. Loro due sono una sicurezza e hanno solo bisogno di tirare un po’ il fiato. Ma in attacco non credo che Mazzarri possa avere gli stessi problemi del centrocampo o in difesa. Icardi per quel poco che gioca ha sempre dimostrato di avere una spiccata tendenza a vedere la porta mentre Milito sta dando segnali incoraggianti e deve solo giocare di più. Così come a Belfodil manca solo il gol per potersi sbloccare definitivamente. Fermo restando però che chi sta funzionando meglio di tutti, se escludiamo la partita completamente sbagliata contro la Roma, è sicuramente Mazzarri. È vero: ha un punto in meno di Stramaccioni. Ma rispetto a quella della scorsa stagione l’Inter di Mazzarri ha uno spirito di squadra mai visto nel recente passato, E se l’allenatore riuscirà a dare più equilibrio al centrocampo è facile prevedere che l’Inter non avrà problemi a ritrovarsi e a fare risultati.

Perché l’Inter di Mazzarri certi gol non li deve mai prendere

Il gol di Icardi

Il gol di Icardi

A Trieste un ulteriore momento di crescita della squadra

Nonostante il mezzo passo falso contro il Cagliari, l’Inter di Mazzarri seppur rimaneggiata è apparsa comunque ancora convincente. E continua di fatto a stupire pure i più scettici. Anche se aver buttato via due punti quando la parte più difficile era stata fatta (e sarebbe bastato solo rimanere concentrati fino alla fine) fa certamente rabbia. D’accordo, farà magari parte del necessario processo di crescita, che inutile spreco però. Nel dopo partita Mazzarri ha sapientemente focalizzato l’attenzione sulla buona prova complessiva della squadra, evitando accuratamente di mettere il dito nella piaga. L’allenatore, cioè, ha preferito sottolineare esclusivamente le diverse occasioni mancate, rimuovendo così tutte le responsabilità della retroguardia sul gol del Cagliari per non esporre alle critiche la difesa. Ma per come intende il calcio Mazzarri, quel gol era evitabilissimo eccome.

Se non gioca sempre da provinciale l’Inter perderà altri punti per strada

Va bene il campo pesante, va bene la stanchezza accumulata giovedì, ma nemmeno se stai vincendo 4-0 ti difendi così male come si è difesa l’Inter in occasione del gol preso dal Cagliari. Un gol che non si può e non si deve prendere.  Primo errore: Nainggolan lasciato solo al limite dell’area. Chi non è tornato a coprire? Secondo errore: Cambiasso preso in mezzo e costretto a rincorrere l’uomo senza avere le gambe per farlo. Terzo errore: Rolando interviene in colpevole ritardo e non solo copre male, ma lo fa senza convinzione come se si trovasse lì per sbaglio e non solo non riesce a respingere il tiro di Nainggolan ma causa pure la deviazione che mette fuori gioco Handanovic, che tra l’altro nemmeno accenna a tuffarsi. Troppi errori in una sola azione. L’Inter di Mazzarri ha perso due punti contro il Cagliari perché ha peccato di presunzione, cosa che non deve fare mai (e si spera non lo faccia più in futuro) e cioè smettere di giocare come una provinciale. Altrimenti ne prenderà parecchi altri di gol così stupidi.

Contro il Cagliari è emerso il vero grande limite dell’Inter di Mazzarri

La partita di Trieste ha evidenziato quello che è probabilmente il maggior limite dell’Inter di Mazzarri e cioè l’organico incompleto. Manca una panchina all’altezza e lo si sapeva benissimo. Per carità, Kovacic, Icardi, Taider, Belfodil sono stati dei grandi acquisti e lo stanno dimostrando, però Milito, Palacio o Cambiasso (quando stanno bene) sono un’altra cosa. E se giochi con Belfodil è un conto, mentre se hai in campo Palacio un altro. Ma è normale che sia così. Semplicemente perché Belfodil (che magari diventerà ancora più forte di Palacio) ha bisogno di crescere e di fare esperienza e non per altro. Così nel momento stesso in cui Mazzarri è stato costretto a fare turn-over è venuto subito a galla ciò che in molti, sull’onda dell’entusiasmo di questo avvio più che positivo, avevano già cominciato a rimuovere e cioè che quest’estate bisognava fare un mercato più serio. Giustissimo investire su Icardi, Belfodil e Taider, ma servivano anche altri due o tre giocatori d’esperienza e qualità. E il fatto che l’Inter non debba giocare in Europa non è certo un alibi. Esempio: nel momento in cui un giocatore ora come ora assolutamente insostituibile come Cambiasso dovesse avere bisogno di rifiatare cosa succederà?

La nuova Inter di Mazzarri: una provinciale da corsa

Il gol partita di Jonathan

Il gol partita di Jonathan

La Fiorentina ha giocato meglio, ma l’Inter è stata più concreta

Non solo la Fiorentina ha dimostrato di essere tecnicamente superiore (almeno a centrocampo) ma — onestamente — avrebbe meritato il pari. E, diciamola tutta, se avesse addirittura vinto (almeno un paio le parate decisive di Handanovic) non ci sarebbe stato niente da ridire. La Fiorentina è una grande squadra con un ottimo allenatore. E se vogliamo arrivare a parlare di scudetto, come Mazzarri ha subito ribadito a Montella, è la Fiorentina, avendo sfiorato l’anno scorso il terzo posto, ad avere i titoli per fare qualche pensierino in merito e non certo i nerazzurri. Proprio queste considerazioni rendono ancora più importante la vittoria dell’Inter di Mazzarri, proprio perché ottenuta grazie all’impegno e al sacrificio di giocatori che hanno dato veramente il massimo delle loro possibilità. Ennesima dimostrazione che nel calcio non sempre vince chi gioca meglio.

Chi delle due arriverà prima?

Se i viola hanno un organico migliore arriveranno allora prima dell’Inter? La squadra di Montella è sicuramente sembrata migliore nel possesso palla, questo però non vuol dire che sia conseguentemente più forte dell’Inter di Mazzarri. Alla fine, come sempre, a fare la differenza saranno i risultati, i punti che riesci comunque a ottenere. E quindi non sta scritto da nessuno parte, non è per niente scontato, che il gioco della Fiorentina porti più punti di quello più utilitaristico di Mazzarri. Certo, se poi a gennaio arrivasse qualche rinforzo per puntellare un organico ancora incompleto, non credo sia un’eventualità che a Mazzarri possa… dispiacere. Ancora con ‘sto mercato? Sì, sarò pure un fissato ma secondo me è giusto rimanere con i piedi per terra e tenere sempre presente i limiti della squadra quando le cose vanno bene e non quando girano male.

Peggio gli interni o i due esterni?

Chi non ha reso come avrebbe dovuto? I due interni (Taider e Guarin, tra l’altro entrambi sostituiti) oppure i due esterni Jonathan e Nagatomo? Complessivamente entrambi, ma secondo me Taider e Guarin sono quelli che hanno sofferto di più perché sistematicamente costretti a raddoppiare sulle fasce dove i rispettivi esterni andavano sempre in difficoltà. Secondo me i veri punti deboli sono stati soprattutto loro: Nagatomo e soprattutto Jonathan. Che poi, vedi tu il calcio quant’è strano, sarebbe un paradosso dirlo perché poi la partita è stata risolta proprio da uno dei due giocatori più difficoltà. Per dire, se non avesse segnato il gol partita, Jonathan fino a quel momento aveva giocato perfino peggio del fischiato Guarin.

Il vero segreto della nuova Inter di Mazzarri: ora si allenano. Tutti

Qual è il segreto dell’Inter di Mazzarri? Giocare da provinciale, con l’umiltà (e la rabbia) di una provinciale. Sicuramente sì. Senza la spocchia e la presunzione di essere ancora una grande squadra, con giocatori che corrono (e rincorrono l’avversario) a prescindere da chi hanno di fronte. Mazzarri ha sicuramente cambiato la testa dei giocatori (e il miracolo sta nel fatto di esser riuscito a farlo in poco tempo) però ha anche un altro grande merito. E cioè il merito secondo me di essere riuscito in una vera e propria impresa puntualmente fallita dai suoi predecessori e cioè: ha costretto tutta la squadra (compresi i senatori) a lavorare (e duramente, stando ai risultati che vediamo in campo). Ad allenarsi. A soffrire. A correre e lottare su ogni pallone. Se Alvarez, per dire, sembra suo fratello gemello per come vola in mezzo al campo ed è reattivo nei contrasti, non sarà magari — butto lì un’ipotesi semplice semplice — perché magari qualcuno (leggi Mazzarri) lo ha obbligato ad allenarsi come un vero professionista?

Il gol di Cambiasso

Il gol di Cambiasso

L’Inter è fuori dal tunnel ma la rosa rimane incompleta

Il gol di Palacio che ha sbloccato il risultato al Massimino

Il gol di Palacio che ha sbloccato il risultato al Massimino

Mazzarri ha preso per mano l’Inter e l’ha fatta uscire dal tunnel

La vittoria di Catania è fondamentale perché cancella magicamente tutte le paure e le insicurezze  della passata stagione. Con due sole partite Walter Mazzarri è riuscito (anche con un po’ di necessaria fortuna di cui non si può mai fare a meno) a tirare fuori dal tunnel un’Inter depressa prima ancora che confusa. “Addirittura  – ha detto il tecnico nel dopo partita – questi ragazzi erano tesi anche prima del match contro il Cittadella, sentivano la tensione e subivano le conseguenze mentali della scorsa stagione”. È già tanto allora aver ritrovato in così poco tempo la necessaria serenità per ripartire e provare a ricostruire una nuova squadra. E il merito (al di là delle buone prestazioni di parecchi giocatori) va riconosciuto al nuovo allenatore nerazzurro, tenuto conto tra l’altro anche della difficile situazione societaria in cui deve lavorare.

E chi glielo dice adesso a Moratti che c’è comunque bisogno di rinforzi?

La cosa brutta di questa sorprendente vittoria al Massimino è che adesso veramente Massimo Moratti non caccerà più un solo euro. In queste ultime ore si parla ormai solo di mercato in uscita. E secondo me è un errore. Un grosso errore. D’accordo, Mazzarri è bravo e lo sta dimostrando, ma alla lunga distanza — quando qualche titolare dovrà tirare il fiato — nemmeno lui potrà fare più miracoli. L’organico attuale è ancora carente e senza rinforzi addio sogni di gloria. Spero di sbagliarmi ma continuo ad avere l’impressione che così com’è l’Inter è destinata a rimanere comunque una squadra da Europa League.

Però sarebbe anche ora di finirla con i soliti mercati di riparazione

Le vittorie con Genoa e Catania non possono e non devono far dimenticare i limiti attuali della rosa. Come ha tra l’altro più volte ribadito lo stesso tecnico, servono rinforzi all’altezza. Ed è un vero peccato che ogni discorso in tal senso venga come al solito, come da tradizione morattiana, rinviato a gennaio, al cosiddetto mercatino di riparazione degli scarti e dei saldi in offerta che tanto sembra piacere a Branca. Speriamo allora che con l’arrivo di Thohir se non altro si metta fine a questa programmazione alquanto approssimativa, dettata spesso dagli umori del momento, a cui ci ha purtroppo abituati nel corso degli anni Moratti. Sarebbe un bel passo avanti, davvero.

Meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Infine, la migliore analisi di Catania-Inter letta in rete secondo me è sicuramente quella di Voici in un commento fatto sul blog di Rudi Ghedini: “Come saggezza popolare impone, preso l’uovo. Per la gallina vedremo”. Da applauso per sintesi e perfezione.