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Le mirabolanti scoperte di Cofferati e gli altri sul Pd che non sarebbe più di sinistra

Il Pd, dice oggi quello che avrebbe potuto benissimo dire anche sette-otto anni fa Sergio Cofferati,

si è allontanato dalle ragioni per le quali è nato e c’è una trasformazione costante del suo profilo che non può essere più definito un profilo di riformismo forte. Sui temi cruciali prevale un orizzonte neocentrista che porta all’oscuramento di alcuni valori: il valore sociale del lavoro, il progressivo indebolimento delle protezioni sociali soprattutto verso i più deboli”.

Ma dai, viene subito da pensare, ma tu pensa se n’è accorto pure lui.

Ora, a parte che il Pd non si è allontanato un bel niente – basterebbe rileggersi (o ascoltare) quello che diceva a suo tempo Walter Veltroni sulle ragioni per cui i Ds dovevano confluire in un partito non più di sinistra come appunto il Pd – quello che più colpisce delle brillanti considerazioni di Cofferati è la tempistica. I tempi cioè che occorrono a gente come Cofferati  – o come per esempio Giuseppe Civati o Stefano Fassina – per capire dove si trovano (in che luogo e in che epoca) e la reattività con cui poi decidono di prendere posizione.

Se per capire in che partito stanno impiegano di solito dai sette agli otto anni di tempo, diventa quindi comprensibilmente difficile prendere sul serio gente come Cofferati, Civati o Fassina. Nel caso di Cofferati poi pesa per forza anche l’aggravante di aver cambiato opinione sul Pd subito dopo aver perso le primarie in Liguria e scusate se è poco. Di fronte a manifeste difficoltà a capire la realtà – anche perché di Matteo Renzi tutto si potrà dire tranne che non sappia farsi capire – come si fa allora a non chiedersi se uno ci è o ci fa? E cioè vale a dire: ma sono veramente così stupidi come vogliono farci credere o ci stanno piuttosto prendendo per il culo?

Niente di nuovo, tutto secondo previsioni

Il governo acquisterà 90 F35

Il post per commentare l’acquisto – nonostante i promessi tagli – di ben 90 (per ora…) F35 l’avevo già scritto giorni fa e si chiama Perché chi si stupisce – solo adesso – di Renzi e del Pd è un coglione o una testa di cazzo.

Perché chi si stupisce – solo adesso – di Renzi e del Pd è un coglione o una testa di cazzo

Coglioni o teste di cazzo. Non trovo miglior aggettivo per definire chi adesso – solo adesso – si stupisce di Matteo Renzi e, più in generale, della vera natura del Pd. Davvero impossibile nell’epoca del web che non cancella nulla di quanto è stato detto e fatto a suo tempo, dire di non aver capito cos’era il Pd. Perché tutto si potrà dire di Walter Veltroni tranne che non fu chiaro e trasparente quando otto anni fa spiegò benissimo il passaggio da un partito seppur malridotto e pieno di macerie ingombranti ma comunque di sinistra a una nuova formazione che tutto poteva essere tranne di sinistra. Veltroni proclamò il superamento degli antichi e obsoleti steccati ideologici e Matteo Renzi questo ha fatto, né più né meno.

Anche se poi bisogna pur sempre dividere gli elettori delusi tra coglioni o teste di cazzo. I coglioni sono quegli elettori del Pd e di Renzi che veramente non avevano capito niente perché evidentemente sono dei poveretti. Ormai drogati da facebook, reality, fiction e fast food, non capiscono più niente a prescindere non da ora. Votano Pd come potrebbero votare qualsiasi altra formazione. Per cambiare partito ora basta solo aver sentito una frase che acchiappa in un talk show o più semplicemente che gli giri un po’ così. Povera gente, insomma. Miserabili. Mentre di ben altro spessore sono le teste di cazzo. E cioè quelli che hanno fatto finta e continuano a far finta – in maniera sempre più spudorata – di non aver capito cosa fosse il Pd e chi fosse Renzi.

E tra queste sicuramente le teste di cazzo peggiori sono certi intellettuali di sinistra che pur sapendo benissimo tutto più e meglio di noi, hanno retto il gioco il tempo necessario alla scalata trionfale di Renzi. E ora che è in pratica tutto sistemato possono benissimo recitare la parte di chi si dissocia e addirittura – qui l’ipocrisia arriva a livelli altissimi – si mette pure a guardare il capello. Eppure era tutto così dichiarato e palese… Perché una cosa è sicura: a Renzi va se non altro riconosciuto di non aver mai preso in giro nessuno (a differenza di certi leader della sinistra storica). Renzi sta semplicemente mettendo in atto quello che prometteva. E cioè un governo di destra. Punto.

C’eravamo tanto traditi

Serra critica l'uscita dal Pd di Civati

 

Bellissima risposta di Giuseppe Civati alle obiezioni di Michele Serra a proposito della sua uscita dal Pd, risposta che si conclude così:

davvero il compito storico della sinistra è di adeguarsi, di cedere, di rinunciare a se stessa – non su qualcosa, ma sempre e su tutta la linea, colpevolizzandosi e facendosi colpevolizzare – e di portare i suoi voti dentro un calderone? Io ero e resto convinto di no, infatti quando abbiamo fondato il centrosinistra e il Pd questa clausola non era scritta da nessuna parte, nemmeno in piccolo. Insomma, caro Michele, non è che ti – e ci – stanno fregando?

Con un appunto a Civati: no, caro Pippo, guarda che Serra è sempre stato… dall’altra parte. Dalla parte di coloro che ci stanno fregando e, soprattutto, ci hanno fregato. E non sono certo io a dirlo, ma è lo stesso Serra a confessarlo nella lettera aperta che ti ha scritto, riconoscendo di essere

il tipico italiano di mezzo, incapace di ribellarsi al presente.

Perché poi, come lo stesso Serra ci ha sempre ricordato, alla fine bisogna pur sempre scegliere da che parte stare: se da dalla parte dei persecutori o dei perseguitati, degli sfruttatori o degli sfruttati. E lui Serra, come del resto Nanni Moretti o Francesco De Gregori (e compagnia bella) alla fine hanno scelto. Solo che si sono dimenticati di farcelo sapere in tempo. Se ne sono dimenticati il tempo necessario per andare in pensione e mettersi a quel punto l’anima in pace. Ecco, rispetto a qualche tempo fa in cui prevaleva la rabbia e l’indignazione di chi ha creduto ciecamente In Serra come in Moretti o De Gregori (cito per comodità di ragionamento sempre loro ma i nomi che potrei fare sono tanti altri ancora) li ha eletti a inattaccabili modelli e inossidabili punti di riferimento, fidandosi (sempre ciecamente) per tutti questi anni ora è subentrata un’altra fase. Prima mi sentivo tradito. Tradito, offeso e umiliato perché a differenza di Serra e di quelli come Serra (io nel calderone ci metto un po’ tutti i miti culturali della sinistra italiana degli ultimi 30 anni) nel mio piccolo (davvero piccolo) mi sono pur sempre ribellato al presente pagandone sempre – puntualmente – le conseguenze. Adesso invece provo soltanto tanta pena. Che è peggio secondo me. Provo insomma una certa pietà mista a imbarazzo generazionale che – giustamente – il giovane quanto bravo Emanuele Ferragina non ha e la cui replica su Facebook all’intervento di Serra sulla Repubblica è veramente feroce, quanto pienamente condivisibile:

Caro Michele Serra: sono sicuro che se avessi un contratto che scade fra tre mesi, lavorassi in nero per qualche spicciolo, percepissi una pensione da 500 euro e inforcassi gli occhiali di Giuditta invece che la penna di Repubblica, forse qualche ragione per ribellarsi collettivamente anziche’ votare PD la vedresti senza l’aiuto di Civati.

Amen.

Quando la realtà supera la fantasia

Lo so che è difficile crederci, ma… Civati è uscito dal Pd:

Per ragioni di coerenza passo al gruppo misto, nella considerazione che anche il gruppo del Pd lo sia diventato, avendo accolto parlamentari di tutte le provenienze.

Ciò comporta, come conseguenza, che io lasci il Pd, cosa che non avrei mai fatto, ma ormai il Pd è un partito nuovo e diverso, fondato sull’Italicum e sulla figura del suo segretario. Chi non è d’accordo, viene solo vissuto con fastidio.

Non per dire, ma sono esattamente alcune delle considerazioni fatte per mesi e mesi proprio su questo blog – a volte sono proprio un mago… – ma che Civati non riusciva proprio – chissà perché – a farsele entrare in testa. Facendo così passare troppo tempo. Tanto che adesso l’impressione è che non sia lui a voler andare via ma piuttosto Renzi a metterlo alla porta. Peccato. Se solo cioè avesse avesse trovato il coraggio di farlo quando sbattere la porta sarebbe servito almeno a qualcosa…

Più che di sinistra si potrebbe dire uno abbastanza sinistro

Migliore con Bertinotti

Migliore con Bertinotti

A proposito della sinistra devastata da dirigenti impresentabili, scrive Rudi Ghedini:

La parabola di Migliore – sacrificato da Renzi nella corsa alla presidenza della Campania e inevitabile candidato a sindaco di Napoli contro De Magistris – non merita categorie trancianti (“traditore”, “venduto” o peggio): mi sembra, piuttosto, la conferma della levatura della classe dirigente allevata da Bertinotti. Non il più piccolo dei suoi errori.

Allevata da Bertinotti e sdoganata da Vendola, altro fenomeno inquietante con cui bisognerebbe prima o poi fare i conti.

Non dite a Piccolo che chi vive di speranza muore cacando

Francesco Piccolo su Maurizio Landini: “Le sue idee sono il male della sinistra”. Finalmente. Era ora che qualcuno degli intellettuali che hanno sostenuto qualche anno fa la svolta moderata del Pd uscisse allo scoperto. “Per me – spiega Piccolo – le idee di Landini sono un ritorno all’indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra”. E, nel sostenerlo, contrappone la retorica della speranza (ancora!?) contro ogni nostalgia del passato.

Sempre lì siamo. E non ci spostiamo. Tra chi è quotidiana carne da macello e se la prende puntualmente in quel posto e chi invece al calduccio di un confortevole salotto fa il tifo per quei poveracci sempre più schiavi del mercato e li sprona a soffrire in silenzio che tanto prima o poi qualcosa dovrà succedere. Basta avere fiducia, avere un po’ di ottimismo e un minimo di predisposizione verso il futuro che per forza di cose non potrà essere che radioso.

Potrei ricordare a Piccolo una sintesi memorabile – che ripropongo per l’ennesima volta – di Mario Monicelli sull’uso strumentale della parola “speranza” per spegnere sul nascere ogni minima rivendicazione da parte di chi dovrebbe piuttosto incazzarsi e parecchio. Preferisco stavolta parlare dell’uovo. Meglio cioè un uovo oggi che la gallina domani. Nel senso che tra chi vive nel ricordo del passato e chi invece confida nel futuro io scelgo il presente. Sempre.

Inutile guardarsi intorno per capire alla fine chi ha perso

A leggere le recriminazioni delle cosiddette minoranze per così dire socialdemocratiche del Pd e la proposta, in particolare, di Bersani di rivedersi tutti quest’estate (sic) per fare il punto della situazione allora diventa subito chiaro – lampante – che se c’è qualcuno che ha perso veramente, beh – inutile guardarsi intorno – quelli siamo noi. Tutti noi che abbiamo creduto alla sinistra italiana.

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l'immobilismo dei leader della sinistra storica

Piazza San Giovanni, 14 settembre 2002: festa di protesta contro l’immobilismo dei leader della sinistra storica

Fatalisti ma non ancora abbastanza disperati

Ascanio Celestini

In una bella intervista sulla Repubblica di oggi per la presentazione del suo film Viva la sposa, dice a un certo punto Ascanio Celestini:

“La mia esperienza personale mi dice che ci si ribella soltanto in casi estremi, quando al posto del fatalismo arriva la disperazione vera. In Grecia, per esempio, con la gente ridotta alla fame. In Val di Susa, quando ti sfondano la porta di casa con una ferrovia che non serve a nessuno. In un call center dove ti schiavizzano per 500 euro al mese. Ma finché la politica e l’economia non arrivano dentro la tua vita e ti tolgono l’ultimo diritto, funziona l’illusione di potersi difendere nel privato, annullando ogni dimensione di solidarietà. E l’unica finta opposizione a questa politica oligarchica diventa il populismo becero, che è ancora peggiore”.

La sinistra liberata

Zavorre

Continuo a non vedere Maurizio Landini leader di una nuova forza alternativa – troppo marcata la sua storia operaia e sindacale per riuscire a catalizzare il variegato e spesso contraddittorio voto disperso – ma trovo molto positivo il ruolo di traghettatore che si sta ritagliando. Soprattutto trovo molto importante l’aver stoppato sul nascere qualsiasi tentativo da parte dei partiti della cosiddetta sinistra radicale di mettere come sempre il cappello.

La neonata coalizione sociale avviata da Landini insieme con Emergency di Gino Strada e Libera di don Luigi Ciotti – ovvero il massimo in quanto a autorevolezza e credibilità per aggregare tutto quanto si muova a sinistra del Pd – ha il merito di aver messo il veto a Sel o Rifondazione Comunista e cioè ai principali responsabili di anni e anni di penose e imbarazzanti coalizioni elettorali sistematicamente boicottate dai suoi ex sostenitori.

Si sta, insomma, cominciando a fare sul serio. C’è qualcuno come Landini – e Strada e Ciotti – capace di assumersi il coraggio di ripartire. E di farlo buttando a mare quelle che Stefano Rodotà giustamente ha definito zavorre. Allontanando cioè personaggi politici ormai al limite del patetico come per esempio il sempre più imbarazzante Nichi Vendola e chiunque altro come lui vada ormai avanti per forza d’inerzia con l’obiettivo di rimanere a galla.

Riso amaro

Renzi con Civati

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente al gioco di squadra, allo spirito d’appartenenza. Vero Nanni (nel senso di Moretti)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente alla sinistra che vuole sempre capire, alla sinistra che vuole sempre spiegare. Vero Serra (nel senso di Michele)?

Leggo “Forza Italia e Pd correranno insieme alle amministrative di Agrigento” e penso immediatamente a Pippo (nel senso di Civati). Penso a lui e (mestamente) rido. E basta.

L’insostenibile pochezza dell’essere Veltroni

Walter Veltroni insieme con Romano Prodi ai tempi dell'Ulivo

Sarebbe troppo facile dare sempre la colpa a Berlusconi. Molto più serio piuttosto non rimuovere mai, quando si parla degli ultimi venti anni, che senza Veltroni (o D’Alema) il berlusconismo forse non sarebbe mai esistito. Senza Napolitano (o Violante) forse sarebbe stata tutta un’altra storia, non dico migliore ma con ogni probabilità completamente diversa.

Fatto sta l’Italia è diventata perfino più imbarazzante di quando c’erano Andreotti e Craxi (e non era per niente facile riuscirci) perché abbiamo permesso (soprattutto quelli come me che hanno sostenuto e votato l’ex Pci-Pds-Ds) a gente poco seria di cancellare la sinistra e allo stesso tempo di devastare un paese: senza mai muovere un dito e giustificando l’ingiustificabile.

Tipo la pochezza prima di tutto culturale di uno come Veltroni le cui considerazioni in materia di media sembrano tradire una certa, come dire, arretratezza. Vista l’incapacità di distaccarsi dai soliti modelli nazional-popolari, gli stessi che hanno fatto la fortuna – pensa un po’ tu – di Berlusconi. Esagero? Non penso: basta leggere questa intervista qui. Di cui copioincollo:

Anche alle feste dell’Unità c’erano sul palco gli operai e poi la sera Albano e Romina che magari proprio a quegli operai piacevano. In questo sono molto gramsciano, la migliore cultura della sinistra non ha mai avuto fastidio del consumo culturale.

Diciamo liberal

Il post di Gad Lerner sul ritorno al Pd del figliol prodigo Pietro Ichino e degli altri transfughi è a tratti davvero esilarante:

Le loro trasmigrazioni non fanno certo bene alla reputazione della politica e del Parlamento italiani, ma onestamente bisogna riconoscere che le personalità in questione esprimono una delle culture riformiste -diciamo liberal- che hanno avuto un loro ruolo alla base della fondazione del Partito Democratico. E contribuiscono a farne un grande contenitore tutto sommato funzionale e contendibile. Da questo punto di vista, troverei assolutamente logico, e augurabile, che rientrasse nel Pd anche Francesco Rutelli, che ne è stato uno dei fondatori (sia pure con ritardi e titubanze).

Rimaniamo quindi in attesa, senza negare un filo di commozione, dell’atteso abbraccio anche con l’indimenticato fondatore del partito Rutelli (sia pure con ritardi e titubanze).

Pietro Ichino, la forza della coerenza

Pietro Ichino

Pietro Ichino

La sola ipotesi che Pietro Ichino possa tornare come se niente fosse nel Pd dopo aver sbattuto la porta per passare con Scelta civica di Monti quando sembrava un partito in forte ascesa (e ora ahimé sulla via dell’estinzione) a me sembra talmente imbarazzante da provare io vergogna per lui.
Tipo che rispetto all’autorevole e insigne docente universitario-giurista-avvocato-sindacalista-giornalista pure due peones come Razzi e Scilipoti, per dire, al confronto – fatte le debite proporzioni e sempre politicamente parlando – non sfigurano più di tanto.

Tsipras fa bene alla salute di tutti noi persone normali

Alexis Tsipras con la compagna Peristera Baziana

Alexis Tsipras con la compagna Peristera Baziana

Finalmente Tsipras ha aperto una breccia ed ora tutto sembra finalmente possibile. Perfino dire no – certo, con tutti i rischi del caso, ma del resto la situazione è quella che è – alla Troika. Ed è un’aria fresca, pulita, rigenerante. Come quando scoppia improvvisamente la primavera.

Aria che – succeda quel che succeda – permette a tutti noi persone normali (non per forza di sinistra) che della grande finanza e le sue sporche speculazioni non sappiamo che farcene, di respirare – finalmente – a pieni polmoni. Come dire: Tsipras, un nome, un mantra.

Finalmente sembra intravedersi uno straccio di rappresentanza, un minimo punto di riferimento per riaffermare i diritti degli individui rispetto alle logiche delle imprese. Perché di questo si tratta: il lavoro va messo al servizio dell’uomo e non il contrario. Altrimenti è schiavitù.

Più furbo Berlusconi o più incapaci i suoi avversari?

Stretta di mano tra Berlusconi e D'Alema forse il simbolo del berlusconismo

Ebbene sì, ho completamente sbagliato previsione.  Perché tutto si potrà dire del nuovo presidente della Repubblica tranne che sia impresentabile. D’accordo che è pur sempre un democristiano, ma insomma Sergio Mattarella non è, per dire, Casini o Gianni Letta.

Piuttosto, l’indiscutibile trionfo di Renzi che umilia come mai era successo finora Berlusconi – e affonda ogni residua credibilità di Civati o Vendola – potrebbe essere una possibile chiave di lettura su tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni.

E cioè se il berlusconismo sia dipeso dall’inarrestabile furbizia di un uomo volgare e ignorante capace di comprare tutto e tutti, compreso il silenzio-assenso della sinistra, o se magari la sua reale forza sia stata via via sopravvalutata per manifesta mediocrità dei suoi avversari.

Sarà per forza un presidente più impresentabile possibile

Boldi e De Sica due maestri della cialtroniera italiana

Nonostante il clima di incertezza, creato ad arte per far credere che in democrazia (sic) tutto sia possibile, nessuno si faccia incantare dalle apparenze. Vuoi o non vuoi alla fine eleggeranno come presidente della Repubblica

uno che sia sì espressione del Patto del Nazareno, ma che lo sia parecchio e in maniera inequivocabile. Uno, per dire, per cui gli italiani ancora di sinistra possano provare vergogna ogni volta che lo vedranno. E secondo me ci riusciranno benissimo.

Del resto, è giusto che sia così. Vogliamo o no la trasparenza? E allora che gli italiani si facciano riconoscere. Del resto, mettersi in pace con se stessi e con il mondo significa accettare (che non significa però giustificare) le cose per come sono e non per come dovrebbero essere.

Un mondo senza religioni. E cravatte

La nomina di Tsipras premier della Grecia

Senza rito religioso e senza cravatta: una provocazione, uno sfregio, un peccato di vanità? Sembra quasi un miracolo assistere alla nomina di Alexis Tsipras  premier della Grecia senza i soliti crismi. Momenti dichiaratamente liberatori, destinati a segnare – giustamente – un’epoca.

Sono gesti apparentemente insignificanti. Eppure, proprio per questo, importanti. Almeno per chi come quelli della mia generazione ha sempre creduto – a partire dai minimi dettagli – in un’umanità più seria e responsabile. E, ce la faccia o no, Tsipras ora ha rimesso tutto in gioco.

Perché a prescindere dalle inevitabili differenze, Tsipras rappresenta una sinistra che magicamente – a differenza di certi balbettanti e incerti leader di casa nostra come Vendola o Civati – non deve chiedere il permesso a nessuno. Hai detto niente…

Il trionfo di Tsipras ridicolizza la sinistra all’amatriciana di Vendola o Civati

Il trionfo di Tsipras in Grecia è la prova che la sinistra esiste ancora. E ridicolizza una volta per sempre la sinistra all’amatriciana di casa nostra.

Quella che vorrebbe ma non può, quella che il fine giustifica i mezzi e nel frattempo vede pure la madonna, quella che l’importante è partecipare. I moderati, gli ulivisti, i cattocomunisti.

Tsipras, insomma, è la dimostrazione che per esempio Vendola o Civati dovrebbero cominciare a vergognarsi un po’ per tutto il tempo che ci hanno fatto perdere.

Taroccate pure le SUE primarie? Allora Cofferati lascia il Pd

Sergio Cofferati

Sergio Cofferati

Davvero un tipo curioso Sergio Cofferati. Singolare figura umana prima ancora che politica. Uno capace cioè di turarsi il naso per anni e non accorgersi di niente. Nemmeno di come a volte funzionano le primarie. Almeno finché non fregano lui. Allora no. Allora sono tutti stronzi, mentre fino al giorno prima evidentemente non aveva niente da ridire.

Non mi posso candidare? Ah, sì? Figurati: eccolo rimettere subito la maschera del duro e puro mentre punta il dito contro Renzi e al colmo dell’indignazione fa sapere al mondo intero che lui non ci sta e se ne va. Lui lascia il Pd, mica no, perché nessuno può permettersi di toccare pure le sue primarie. Passi per gli altri, ma lui è Cofferati e adesso lo sentirete.

È inaccettabile, dice. Trattare così uno dei fondatori del Pd. E ce lo ridice pure, rimanendo pure serio. Proprio lui che verrà ricordato soprattutto tra quanti hanno materialmente cancellato la sinistra italiana ora improvvisamente si accorge che nel partito c’è qualcosa che non va. Ma tu pensa. Ma guarda un po’ quante sorprese può riservare a volte la vita.

Cercasi presidente che sia riconoscibilissimo da certi italiani

Boldi e De Sica

Le possibilità che venga eletto un presidente della Repubblica impresentabile sono altissime. Non vedo, del resto, come potrebbe essere il contrario. Gli italiani seri hanno da tempo perso qualsiasi rappresentanza politica e chi prenderà il posto di Napolitano non potrà che essere l’espressione dell’Italia peggiore, che ormai non si vergogna più di niente.

Sarà il presidente cioè che più di ogni altro rappresenterà Renzi premier e il Pd di Renzi, il Patto del Nazareno con Berlusconi e il Jobs Act, l’articolo 18 e l’articolo 19 bis, l’evasione legalizzata sotto al 3% e il fisco ad personam per le multinazionali modello Lussemburgo. Cose così, insomma, cose abbastanza imbarazzanti, cose nostre se ci pensiamo.

Certo, l’ideale sarebbe stato eleggere Berlusconi in persona. Ma, per risapute ragioni, non si può. Si dovrà scegliere allora uno che sia sì espressione del Patto del Nazareno, ma che lo sia parecchio e in maniera inequivocabile. Uno, per dire, per cui gli italiani ancora di sinistra possano provare vergogna ogni volta che lo vedranno. E secondo me ci riusciranno benissimo.

Dal giornalismo militante a quello a tassametro

Il giornale online a pagamento è un controsenso. Lo è perché il potenziale lettore che un tempo comprava in edicola il suo giornale (o, se ne aveva i mezzi o la voglia, una mazzetta dei giornali ritenuti migliori) ora ne legge molti di più e non saprebbe più nemmeno come sceglierli. Anche perché l’offerta nel frattempo è cambiata e ci sono pure i blog e i social network. Quello stesso lettore che tendenzialmente privilegiava la Repubblica o il Corriere della sera ora legge tutti i giornali e nessuno. Legge, contemporaneamente, tutto quello che trova gratuitamente in rete: notizie su un sito di un quotidiano, sui suoi blog di riferimento, sui social network. E legge – se conosce le lingue – anche tutti i giornali più importanti del mondo.

Ragion per cui, coerentemente a quanto faceva in passato ora dovrebbe abbonarsi non a uno ma, se non a tutti, a parecchi siti a pagamento. Ed è questa la pretesa – anacronistica secondo me – degli editori nel momento in cui scelgono di mettere a pagamento l’informazione come se invece di internet ci fossero ancora le edicole. Scelta ancora più sbagliata nel momento in cui l’edizione cartacea disponibile per abbonamento propone per forza di cose notizie vecchie di un giorno. Semmai, allora, l’abbonamento bisognerebbe chiederlo per l’aggiornamento delle notizie. Per quelle fresche, insomma, e non certo per notizie già pubblicate e già ampiamente discusse e approfondite dalla rete.

Certo, se è facile capire ciò che non funziona, meno lo è trovare soluzioni. Nel senso che sembra poco serio scommettere sulla voglia degli italiani, da sempre poco propensi alla lettura, di leggere i giornali e per di più pretendendo pure che si abbonino quando online possono trovare quello che vogliono. Un’alternativa valida, però, pare non ci sia ancora. La pubblicità, dicono, non investe a sufficienza online. Se poi si prendono in esame giornali per esempio come Il Manifesto che già ne aveva poca anche su carta, si capisce allora quanto possano diventare complicate le cose. Magari sarà solo una sensazione sbagliata, fatto sta però che le news a tassametro non fanno una bella impressione, ancor di più su un giornale di sinistra.

Le notizie a tassametro del Manifesto online

Le (confuse) voci di dentro

Stefano Fassina

Stefano Fassina

Impietoso Alessandro Gilioli: Cosa racconta la voce di Fassina. Suo malgrado quasi costretto a infierire sull’inadeguatezza di Stefano Fassina, uno a caso della cosiddetta – improbabile – opposizione interna a Renzi:

Uno convinto quindi ancor oggi che il suo partito avrebbe dovuto votare Franco Marini per il Quirinale perché era «l’uomo adatto a ricostruire una connessione sentimentale con il Paese», «lo conoscono anche mia cognata che lavora alla posta e mio cognato che fa l’elettrauto, invece non sanno chi è Rodotà»; uno che si porta il peso di essere stato responsabile economico nel Pd che appoggiava l’austerità di Monti, votava il fiscal compact, il pareggio di bilancio, e le riforme Fornero; e che quando è entrato nel governo Letta insieme ai berlusconiani è cascato nella trappola di far coppia in posa con Brunetta per una testata del Cavaliere.

L’inadeguatezza e il paradosso, come Gilioli non può fare a meno di rimarcare, di quanti come Fassina criticano Renzi perché sta cercando di realizzare sul serio quelle stesse proposte da loro stessi portate avanti quando dirigevano il partito:

[…] lui – così come D’Alema, Bindi e altri del vecchio establishment – prima sono finiti fuori dalla stanza dei bottoni a furor di popolo e per eccesso di errori; adesso – ironia della sorte – si ritrovano a contestare alleanze e politiche economiche che sono in piena continuità proprio con quelle che implementavano quando erano in maggioranza.

Lo stesso Jobs Act, del resto, non è che la prosecuzione con altri mezzi dei tutti i provvedimenti sul lavoro firmati dal vecchio centrosinistra.

Non è difficile allora immaginare, scrive ancora Gilioli, che con avversari così inadeguati il premier possa avere sempre vita facile:

Per questo oggi Renzi maramaldeggia. Perché sa bene che quella che ha nel partito è un’opposizione quasi tutta di paglia. Fatta in buona parte dagli stessi che un anno e mezzo fa avevano suicidato il vecchio Pd. E finché la “sinistra” sono loro, o in prevalenza loro, lui se la ride.

Di Renzi, insomma, tutto si può dire tranne che non sappia fare il suo – sporco – mestiere.

Non voterei mai Renzi, però nel Pd è quello più serio

Un'immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D'Alema e Enrico Letta

Un’immagine di Romano Prodi premier con al fianco Massimo D’Alema e Enrico Letta

Non voterei Matteo Renzi manco sotto tortura. Anche se ritengo sia il migliore del Pd. Per me, insomma, Renzi è il più coerente di tutti. Coerente in cosa? Semplice: coerente con il vero progetto per cui il Pd è stato fondato. Se da una parte sono contrario a quasi tutto quello che dice e fa, gli va però dato atto che è l’unico a ribadire una verità che in troppi nel Pd omettono di dire e cioè che una parte notevole della sinistra italiana non c’è più e da un bel pezzo.

Perché il Pd ha chiuso definitivamente una stagione e ne ha aperta un’altra che alcuni di noi non esitano a definire di destra se non fosse che ora come ora, con le democrazie pilotate da mercati e finanza, qualsiasi rivendicazione ideologica non significa – davvero – assolutamente più niente. Quanti, da D’Alema (sic) passando per Fassina fino ad arrivare a Civati, mostrano di stupirsi – adesso, poi – non fanno una bella figura. Anzi.

Esemplare il giudizio sull’Ulivo. Mentre Civati addirittura lo ripropone come possibile modello da seguire (cavalcando così involontariamente la patetica controrivoluzione di D’Alema e Bersani) come non fare allora il tifo per Renzi di fronte a un assist del genere? Se il futuro è rifare il trucco a una stagione perdente come l’Ulivo – e cioè il più indiscutibile fallimento della sinistra italiana – che Renzi allora li rottami tutti quanti una volta per tutte. Ma veramente.

Sì, confesso: aspettavo questo momento da (quasi) vent’anni

Lo so, non ci faccio certo bella figura a postare la contestazione degli operai a Massimo D’Alema e per giunta in Puglia, nel suo territorio elettorale. Sì, lo so: non è bello vedere un ex leader della ex sinistra insultato e costretto a fuggire dalla manifestazione (in cui peraltro sembra si sia venuto a trovare per caso) inseguito dalle urla di rabbia e disprezzo di quelli che presumibilmente erano un tempo ormai così lontano i suoi sostenitori. Non è bello e forse non è nemmeno tanto giusto, visto tra l’altro che quegli stessi contestatori di oggi avrebbero fatto meglio a rendersi conto di quello che stava succedendo molti anni fa. Ma parecchi anni fa. Diciamo quasi vent’anni fa (tanto che Berlusconi ancora ci ringrazia). Perché quelli come D’Alema – o Veltroni – sono mostri politici che abbiamo creato noi e soltanto noi che sostenevamo (e votavamo) D’Alema – o Veltroni – e pensavamo così di essere di sinistra. Pensavamo male. E la colpa – sia chiaro – è solo nostra.

Rubato pc in Campidoglio: siamo già alla (solita) farsa

La notizia del pc rubato negli uffici del comune di Roma secondo me dice tutto. Sull’inchiesta Mafia Capitale e più in generale sull’Italia. Spiega la superficialità (a voler essere proprio buoni) degli investigatori e forse anticipa già il finale. E che cioè, da malfidati e pessimisti quali siamo – gufi e rosiconi direbbe Renzi – dopo il solito polverone iniziale piano piano tutto potrebbe essere inesorabilmente destinato a sfumare fino a diventare ogni cosa indecifrabile.

Come sempre, del resto, quando invece dei soliti delinquenti da strada ci sono di mezzo persone un pochino più influenti. E, se vogliamo, anche decisamente compromettenti. Perché sì, se si andasse – per una volta – veramente a fondo, chissà quante cose incredibili i cosiddetti organi inquirenti potrebbero scoprire. Chissà i collegamenti che potrebbero venir fuori, tali da farci subito esclamare: però, quanto è piccolo il mondo… Ma non succederà nemmeno stavolta.

Già questa storia del computer sorprendentemente trafugato nella notte a me sembra un indizio più che evidente su quanto possa essere davvero molto facile che la si butti come al solito in farsa. Del resto, si sa. Viviamo in un Paese in cui i buoni non vincono mai. Ma proprio mai. Soprattutto se ogni volta riescono sempre a fare la figura degli sprovveduti (per non dire altro). Tipo, infatti, il furto del pc che qualcuno – forse – si è dimenticato di sequestrare.

Rubato pc negli uffici del comune di Roma

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Il Pd non va rifondato ma, più semplicemente, abolito

Democratici e fascisti insieme in una cena riconciliatoria durante l'amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e, di spalle. Alemanno)

Democratici e fascisti a tavola insieme durante l’amministrazione Alemanno (in primo piano Poletti e l’allora sindaco)

Il Pd va rifondato? Ma come, di già? Dopo poco più di sette anni dalla sua nascita? No, dai, non scherziamo. Il Pd va, più semplicemente, abolito. Massì, inutile perdere altro tempo: Renzi si sbrighi (sennò c’è il rischio che crolli tutto) a ufficializzare il suo Partito della Nazione. Un partito che sia dichiaratamente di centrodestra come non pochi ex elettori del Pci sembrano decisamente apprezzare.

Del resto, che c’è di male? Vent’anni fa non più comunisti, ma socialdemocratici. Poi soltanto democratici. I tempi sembrano maturi per un ulteriore passo avanti, per un’ennesima svolta. Che poi non si dica che a sinistra non si dimostri sufficiente voglia di cambiare. In fondo, come ha sempre ricordato un grande pentito come Giuliano Ferrara, anche nel Pci erano in parecchi a essere di destra e a riconoscersi in quei valori.

Cosa si aspetta allora? Perché allungare ulteriormente una situazione così imbarazzante per tutti, non solo per Civati? Dimostri Renzi il coraggio fin qui sbandierato continuamente e metta fine a questa bella invenzione, non c’è che dire, del Pd, escogitata da certi ex comunisti per tirare ancora a campare. Cancelli, insomma, questo scombiccherato, imbarazzante, patetico equivoco che è il Pd. Che, oggettivamente, è durato già troppo.

E il rottamatore Renzi disse: Gentiloni, alzati e cammina

Paolo Gentiloni torna ministro

Paolo Gentiloni di nuovo ministro

Finalmente. Era ora. Sentivamo tutti la sua mancanza. Grazie all’infaticabile Matteo – quello che è giusto è giusto – che ci ha messo una pezza permettendo così a un politico di razza e grande acume come Paolo Gentiloni di tornare alla ribalta della scena pubblica. Perché in politica come nella vita mai dire mai.

Soprattutto quando c’è di mezzo un innovatore a tratti oserei dire perfino rivoluzionario come Renzi. E allora ecco qui l’ennesimo stupefacente miracolo del messia di Firenze, alla faccia – sia chiaro – di tutti i rottamati, di ieri, di oggi e di domani. Godiamoci allora in tutta la sua sagacia politico-tattica – ma che cazzo volete capire voialtri? – la rinascita di Paolo Gentiloni.

D’accordo, Gentiloni era stato scartato nemmeno tanto tempo fa pure come possibile sindaco di Roma. I romani cioè si erano pronunciati ampiamente contro la sua candidatura. Giudicandolo impietosamente inadatto, inadeguato, improponibile. Ma non vuol dir niente.  Hai visto mai che come ministro degli Esteri funziona?