Archivi categoria: Sanità

Ognuno si faccia le fedi proprie

Ho sempre pensato che l’arretratezza degli italiani dipenda soprattutto da due fattori e cioè: la mitologia fascista (mai scomparsa e rintracciabile pure a sinistra e non solo tra gli stalinisti) e la cultura della parrocchia, di cui forse il cattocomunismo ha rappresentato la sua anima peggiore.

Rimango sempre convinto che la religione sia l’invenzione peggiore dell’umanità. Ma proprio per questo, per le sofferenze che – chi più chi meno – causa di per sè, non mi permetterei mai di prendere in giro e men che mai offendere la fede altrui.

Non solo trovo quindi sinteticamente perfette le considerazioni di papa Francesco (mai nome fu più azzeccato) ma gli stringerei pure la mano. Perché sì: dopo Jorge Mario Bergoglio la Chiesa – anche dovesse subentrare un altro Wojtyła – non potrà mai più essere la stessa.

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Sbaglierò, ma secondo me il decreto legge aiuta solo Riva

Emilio Riva

Emilio Riva, padrone dell’Ilva e di Taranto

Sicuramente sbaglierò e sarò pure prevenuto, non dico di no, ma è più forte di me: non credo al decreto legge del governo Monti sul dissequestro dell’Ilva di Taranto. Non credo cioè che il decreto legge potrà mai obbligare – veramente – la famiglia Riva a fare le opere di bonifica. L’unica che poteva costringere i Riva a farlo – forse – era la magistratura. Sicuramente sbaglierò e sarò pure prevenuto, non dico di no, ma ora che la magistratura è stata scavalcata dalla politica secondo me l’Ilva di Taranto continuerà a inquinare come e più di prima. Perché secondo me il decreto legge del governo Monti potrebbe avere – a occhio – tre possibili effetti. E cioè:

  1. Dilazionare nel tempo l’impegno di fare le opere di bonifica.
  2. Proteggere l’Ilva di Taranto da eventuali altre denunce e sequestri per inquinamento.
  3. Rendere ancora più forte il ricatto occupazionale.
Il presidente del Consiglio Mario Monti

Il presidente del Consiglio Mario Monti

Come le leggi ad personam di Silvio Berlusconi il decreto legge del governo Monti sul dissequestro dell’Ilva di Taranto cancella di fatto (ancora una volta) il diritto in Italia e pone una famiglia di industriali, la famiglia Riva, chiaramente al di sopra della legge, che (ancora un volta) non è uguale per tutti. E a sancirlo stavolta non è Berlusconi ma Mario Monti, che finalmente getta la maschera di tecnico prestato alla politica per salvare le sorti del nostro disgraziatissimo Paese e si rivela invece per quello che veramente è e cioè tutto tranne che un economista al di sopra delle parti. Per la serie il conflitto di interessi non lo ha certo inventato Berlusconi.

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini

Secondo me si tratta di un’altra pagina orrenda della nostra Repubblica, ancora più brutta perché è stata scritta anche grazie alla complicità di tutte le istituzioni, con l’immancabile silenzio-assenso dei media. Che dovrebbero come minimo farsi – e fare – almeno una domanda: che succede se non tra due ma tra quattro anni la famiglia Riva non avrà ancora eseguito le opere di bonifica? O qualcuno è davvero così ingenuo da credere che il Garante che sarà nominato per verificare l’esecuzione dei lavori servirà veramente a qualcosa?  O, peggio ancora, qualcuno è davvero così ingenuo da credere alle promesse di un ministro dello Sviluppo come Corrado Passera che di lavoro fa il banchiere quando dice che in caso di inadempienza la famiglia Riva potrebbe essere espropriata? Siamo seri, per favore. Che succederà, allora, tra quattro anni se tutto sarà rimasto esattamente come adesso senza che nessuno – per decreto legge – potrà più nemmeno protestare? Mentre magari, nel frattempo, dopo aver già messo al sicuro i profitti i Riva potrebbero aver aperto un’altra acciaieria in un paese qualsiasi dell’Est? Certo, il mio è chiaramente un processo alle intenzioni. In Italia però fidarsi è troppo spesso un lusso insostenibile. Perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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POST RECENTI

Vendola assolto, ma l’uscita di scena è solo posticipata?

Aveva detto che se fosse stato condannato avrebbe lasciato la politica. Nichi Vendola è stato assolto dal Gup di Bari dall’accusa di abuso d’ufficio sull’assunzione di un primario perché “il fatto non sussiste”. Una bella soddisfazione non solo personale, ma di coerenza per quello che rimane della sinistra. Ma paradossalmente, almeno secondo me, avrebbe dovuto lasciare lo stesso, proprio adesso e a maggior ragione di fronte un pubblico riconoscimento della sua onestà intellettuale prima ancora che politica.

Sarebbe stato meglio per lui farlo adesso senza aspettare le primarie del Pd, primarie che dopo il goffo e maldestro tentativo d’inciucio con Casini e l’Udc sanciranno inevitabilmente la fine di ogni sua velleità di ritornare da protagonista alla casa madre.D'Alema e Vendola, le due anime contrapposte del vecchio Pci Meglio secondo me uscire di scena adesso che ritagliarsi un modesto, ininfluente (e pure patetico se vogliamo) futuro ruolo da leader di una delle tante correnti del Pd o quello che diventerà.

Se lo avesse fatto ora, dopo un’assoluzione non solo giudiziaria ma più simbolicamente della sua immagine pubblica, avrebbe trovato almeno una via d’uscita per chiudere una carriera che ormai non ha – purtroppo – più niente da dire. Perché come i suoi due opposti, D’Alema e Veltroni, anche il percorso politico di Vendola – pur nella sua inossidabile passione e indubbia integrità morale – è terminato e da un bel pezzo.

Obama, la rivoluzione della riforma sanitaria e gli americani

Barack Obama
Anche se il candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney ha già fatto sapere che “se verrò eletto presidente, il mio primo atto sarà quello di abolire l’Obamacare”, la riforma sanitaria varata dai democratici e dell’amministrazione Obama nel 2010 e ora dichiarata costituzionale dalla Corte Suprema degli Stati Uniti è davvero, senza ombre di dubbio (al di là di come potrà poi essere effettivamente realizzata) una vera rivoluzione, una svolta di grande portata sociale e culturale. Che da sola fa entrare di diritto Barack Obama nella storia.

Finalmente l’America, patologicamente fondata com’è su un’interpretazione molto distorta e perversa del concetto di libertà oltreché sulla violenza, diventa — forse — più “umana” prima ancora che civile. Forse: il dubitativo è d’obbligo. Non è detto, insomma. Soprattutto perché contrariamente a quello che vogliono farci sempre credere, gli americani continuano ad essere un popolo tra i più conservatori della terra, che tra l’altro ha sostanzialmente un solo partito contrapposto in due correnti. E poi perché al di là del solito spauracchio delle tasse questa storia di garantire il diritto all’assistenza sanitaria per molti americani è vista soprattutto come un segno di debolezza incomprensibile e inaccettabile. Incomprensibile e inaccettabile, e poco americano come, che so, rifiutarsi di girare armati ed essere sempre pronti a sparare a vista. O inaccettabile e incomprensibile come dichiararsi contrari alla pena di morte (altra curiosa interpretazione americana del concetto di libertà…)

Sicuramente certi americani cominciano a sentirsi male solo a sentire pronunciare la parola solidarietà e associano subito il concetto ai comunisti che non vedono l’ora di affamarli e tirano subito fuori pistole e fucili. Presumibilmente, allora, non sarà per niente facile per Obama mettere in pratica questa riforma davvero epocale. Sarà difficile farla accettare all’America più gretta e reazionaria. Anche perché l’unica forma di solidarietà che esiste per parecchi di loro è e rimane esattamente quella che si ha nei confronti di un cavallo zoppo: per non far soffrire più chi sta male al massimo gli si spara in fronte e via. O forse qualcuno pensa che gli americani vivano quasi tutti a Manhattan e assomiglino pure un po’  a Woody Allen?