Archivi categoria: Elezioni

E alla fine è tornata la balena bianca

Balena bianca era il soprannome con cui veniva indicata la Democrazia Cristiana

Dopo la rivoluzione di Mani pulite e oltre 20 lunghi e confusi anni di transizione berlusconiana la maggioranza silenziosa ha finalmente ritrovato il suo partito, quello che meglio di ogni altro la rispecchia.

A realizzare la tanto attesa quanto complicata restaurazione è stato un figlio prediletto del suo popolo, così giovane (appena 39enne) e di belle speranze, ma già così scaltro e furbo come meglio non si potrebbe. Uno, per dire, cresciuto a pane e quiz ed educato fin dalla più giovane età alla scuola infallibile della Ruota della fortuna.

Con molta onestà va riconosciuta la grandezza politica di Matteo Renzi per aver ottenuto un consenso di proporzioni senza precedenti e di portata storica. Il primo a essere orgoglioso di lui sarebbe proprio Mike.

Matteo Renzi 19enne concorrente alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno

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Segnale Orario è vivo

Meno male va, che come sempre il partito più lontano è l’Udc o meglio, come si chiama adesso, Ncd. Allora non sono ancora abbastanza invecchiato come mi capita troppo spesso di constatare in molti miei più o meno coetanei a cui ormai, nei casi più disperati, appare pure la madonna. Considero infatti questo giochino elettorale un buon test se non altro per verificare un mio eventuale rincoglionimento.

openpolis

Non per niente l’Italia è un paese unico al mondo

Nardodipace

Si potrebbe anche farne una questione, per così dire, di coerenza:

Romano Loielo si riconferma sindaco di Nardodipace, comune della provincia di Vibo Valentia sciolto nel 2011 per infiltrazioni mafiose proprio quando lui sedeva sulla poltrona di primo cittadino. Nonostante la richiesta di incandidabilità avanzata dal ministero dell’Interno e dalla prefettura, e accolta il 21 ottobre scorso dal tribunale di Vibo Valentia, il sindaco ha potuto ricandidarsi perché il verdetto sulla sua incandidabilità non è ancora definitivo.

Quindi, caso mai il sindaco dovesse risultare definitivamente incandidabile che si fa? Si scioglie un’altra volta l’amministrazione comunale?  Poi uno dice che la giustizia italiana fa quasi ridere. Continua qui.

La vera sconfitta di Grillo sarebbe negare l’evidenza

Grillo sconfitto alle amministrative

Nessuno mette in dubbio l’incidenza dell’astensionismo e il fatto che alle politiche prenderà sempre molti più voti che alle amministrative, soprattutto quando il candidato è debole e quello del Pd invece forte.

Ma insomma, con tutte le attenuanti del caso da qui a negare come invece fa il Movimento 5 Stelle una batosta non da poco ce ne passa. E nel negare l’evidenza delle cose (in questo caso dei numeri) commette lo stesso errore che solitamente fa in caso di sconfitta elettorale quella stessa classe politica così tanto (spesso a ragione) bistrattata.

Da chi vuole mandare a casa l’attuale classe politica, insomma, mi sarei aspettato — e spero in un ripensamento a mente più fredda — una maggiore onestà intellettuale e un po’ (solo un po’) di coraggio in più ad ammettere che forse il dimezzamento dei consensi alle amministrative possa anche (non solo) dipendere dall’aver commesso non pochi errori e da certe debolezze emerse fin qui subito dopo l’indiscutibile quanto imprevisto successo del voto politico.

Ammetterlo sarebbe innanzitutto una dimostrazione di credibilità e allo stesso tempo anche un’ennesima apertura di credito da parte di chiunque sia ancora disposto a credere in un possibile rinnovamento.

  • UPDATE
    Il commento di Beppe Grillo sulle amministrative: Vi capisco

    Il M5S ha commesso errori, chissà quanti, ma è stato l’unico a restituire, nella Storia della Repubblica, 42 milioni di euro allo Stato, a tagliare lo stipendio dei parlamentari e a destinare i tre quarti di quello dei consiglieri regionali siciliani alla microimpresa.

Ebbene sì: il Pd non ha mai voluto fare il governo con Grillo

Quello che era solo un sospetto (anche se c’era più di un indizio) ora è una certezza: il Pd ha sempre puntato, fin dall’inizio, a mettersi d’accordo con Berlusconi e fare il governo di larghe intese che poi si è fatto. Via Andrea Scanzi, da cui copioincollo il video, Marina Sereni rivela a Porta a porta che il Pd non ha mai voluto fare il governo con il Movimento 5 Stelle. Ma di aver solo chiesto loro i voti per ottenere la fiducia. Esattamente cioè quanto ha sempre sostenuto Beppe Grillo.

Grillo ha torto: il Pd non è uguale al Pdl, è peggio

Letta e Alfano se la ridono in Parlamento: il più è fatto

“Sembra incredibile — scrive Rudi Ghedini in un post sul Pd — che qualcuno pensi di costruire qualcosa su quelle macerie”. Ma — copioincollo qui il commento fatto sul suo blog — nessuno pensa di costruire alcunché, ciò che li accomuna è avere a disposizione un partito dietro la cui copertura poter fare quanti più affari possibili.

Sfrutteranno a oltranza cioè la credulità di un elettorato di sinistra o di centrosinistra che è convinto di votare un partito di centrosinistra.

Finché dura ce la metteranno tutta a prendere tutto quello che si può. Perché come dice sempre uno che se ne intende molto più di tutti loro messi insieme, soldi e fica vanno fatti girare. Sempre, sia chiaro, per il bene del Paese.

E Grillo ha torto quando dice che Pd e Pdl sono uguali: non è vero. Il Pd è peggio del Pdl. Ma di parecchio. Perché pur essendo due associazioni per delinquere, almeno Berlusconi non pretende di apparire per quello che non è.

E con questo è tutto

Non credo ci sia altro da aggiungere a quanto ha affermato in una sua tv Silvio Berlusconi:

”Si farà una convenzione per le riforme e nel corso delle trattative per la formazione del governo si è determinato che, alla guida di questo organismo, vada un esponente indicato dal Pdl. Immagino che sia io a guidarla, perché nei nove anni che sono stato presidente del Consiglio ho avuto modo di verificare le difficoltà di guidare il Paese”.

Rimane solo da decidere se le riunioni della nuova Bicamerale si terranno a Palazzo Grazioli o direttamente a Villa Wanda.

Licio Gelli nel giardino di Villa Wanda

Licio Gelli nel giardino di Villa Wanda

Civati fa dietrofront, ma è una notizia falsa

Il falso dietrofront di Civati

Esemplare, per capire come verificano i fatti i giornali, la notizia data in queste ore del presunto dietrofront dei cosiddetti dissidenti che avrebbero sottoscritto un documento in cui dopo tutte le obiezioni sollevate in questi giorni ora sarebbero improvvisamente favorevoli a votare la fiducia al governo Letta. Ma Giuseppe Civati che del documento in questione sarebbe (almeno a detta dei giornali) uno dei firmatari (insieme con Sandro Gozi, Laura Puppato e Sandra Zampa) scrive sul suo blog di non aver firmato proprio niente. 

Prima domanda: chi ha dato la notizia e perché?

Seconda domanda: come fa un giornalista a dare una notizia senza nemmeno fare una telefonata di verifica e come fa un giornale a pubblicarla?

Terza domanda: senza internet quanto tempo sarebbe trascorso prima che Civati potesse avere la possibilità di smentire e di farlo in maniera sufficientemente efficace?

Copioincollo infine quanto scrive Bianca Clemente tra i commenti dello stesso post di Civati:

E’ successa una cosa incredibile. Immediatamente dopo che si è chiuso il collegamento con “In 1/2 ora”  dove tu sostenevi la linea di ricerca dialogo con Pd prima di concedere la fiducia al governo (ho seguito te e la Puppato. Forse non condivido in pieno ma mi piace molto come parli e anche ieri a Rai News! sto seguendo tantissimo ultimamente il dibattito politico) il Tg 3 ha annunciato con grande enfasi che tu,  Gozi e non ricordo chi altri avete firmato un documento di completa e piena adesione al governo. La Berlinguer ha anche sottolineato la stranezza che pochi minuti prima avevi detto una cosa contraria. Ho cercato tra i lanci di agenzia ma non c’era niente. Mah!

Erano già d’accordo con Berlusconi

Dal blog di Giuseppe Civati copioincollo l’intervista di oggi sul Manifesto che aiuta a fare ulteriore chiarezza. A me per esempio sembra di capire che nel Pd si puntasse fin dall’inizio all’accordo con Berlusconi. I tentativi d’intesa con il Movimento 5 Stelle — e questo l’aggiungo io — erano insomma finti e finalizzati più che altro a prendere tempo e a far credere all’opinione pubblica che fosse tutta colpa di Grillo. Tanto che dopo l’ammutinamento su Marini da parte della minoranza (di sinistra) del partito la maggioranza (di centro, quasi… centrodestra) si è vista improvvisamente costretta a uscire allo scoperto e a silurare senza pietà Prodi, la cui elezione avrebbe fatto saltare gli accordi evidentemente già presi con Berlusconi:

L'intervista di Civati al Manifesto

+ clicca sull’intervista per ingrandire il testo

Civati vieni via da lì (2)

Come credo di aver più volte scritto (e se non l’ho ancora fatto lo dico adesso) provo un’istintiva simpatia prima ancora che una certa stima nei confronti di Giuseppe Civati (di cui consiglio di non perdere mai d’occhio il suo blog perché ne vale la pena) per quel suo modo spesso ironico e autoironico di vivere la politica, per come poi la racconta e si racconta. Ed è per questo che mi piacerebbe tanto che persone veramente di sinistra o, comunque, veramente riformiste come credo sia lui (o come, per dire, Ignazio Marino) facessero parte di un partito di sinistra e non del Pd. Perché ora come ora li vedo fuori luogo, perché li vedo nel posto sbagliato, perché il Pd — qualcuno ha ancora dubbi? — tutto è tranne un partito di centrosinistra. Ed è per questo motivo che secondo me politici seri (oltre che preparati) come Civati (o Marino) il Pd non se li merita, mentre invece siamo noi a meritarci di avere prima o poi un partito di sinistra capace di rappresentarci, che sia cioè veramente laico, veramente riformista e, soprattutto, veramente democratico.

Il delitto perfetto (12)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Ce ne hanno messo di tempo, quasi vent’anni, ma alla fine ce l’hanno fatta. Vent’anni dopo, centrosinistra e Berlusconi nello stesso governo e finalmente non più di nascosto. Un unico grande governo di un unico grande partito. Ma solo, si intende, per il bene dell’Italia. E ora tutti a Villa Wanda a intervistare nonno Licio.

Civati vieni via da lì

Giuseppe Civati

Veramente non ci posso credere: ancora questa storia del Pd che va cambiato? Dopo tutto quello che è successo? Caro Civati, te lo dico con tutta la stima che ho nei tuoi confronti (e non da ora) ma di che stai parlando? Per favore, salvati finché sei in tempo, per favore vieni via da lì. No, dico, vuoi ancora cambiare il Pd? No, dico, non so se ti rendi conto: ma se Enrico Letta, uno di quelli che dovrebbe essere cacciato via a calci in culo, lo state proponendo come possibile premier del governissimo! E tu sei ancora lì? Ancora con questa storia che il Pd va cambiato dal di dentro? Veramente sto cominciando a preoccuparmi per la tua salute mentale. E dai su…

Se Civati confessa perché il Pd non vuole Rodotà

Bersani e Alfano si danno la mano

Giuseppe Civati spiega, finalmente, quale sia il vero problema del Pd:

Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.

C’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Basta o bisogna ancora continuare con questa farsa del Pd che sarebbe un partito di centrosinistra? Il Pd farebbe bene a consegnarsi a Berlusconi e fare finalmente outing: è la nuova Dc del nuovo secolo. Punto. Militanti, sostenitori ed elettori se ne facciano una ragione e, per favore, non prendiamoci più per il culo.

(Mentre mi auguro che Civati o Marino ne prendano finalmente atto e agiscano di conseguenza e cioè che l’Italia come qualsiasi Paese democratico ha bisogno di avere finalmente un partito di sinistra)

Se gli italiani scoprono che il Pd non è un partito di sinistra

Non so se fanno più rabbia o più pena questi elettori del Pd che scoprono solo adesso che il Pd non sia un partito di sinistra. Non lo è mai stato e né d’altronde c’è mai stato un dirigente del Pd che si sia mai sognato di sostenere una cosa del genere. E la presenza tra i fondatori del Pd di quasi tutti gli ex comunisti, del resto, ne è la palese conferma oltre ogni plausibile dubbio.

Rodotà unica scelta seria tra tanti impresentabili

Appello per Stefano Rodotà presidente della Repubblica

Giuliano Amato fa ribrezzo solo nominarlo. Franco Marini sarebbe semplicemente una scelta vergognosa. Romano Prodi non se lo merita (anche lui ha contribuito, ebbene sì, a permettere a Berlusconi di fare ciò che voleva). Emma Bonino è talmente sopra le parti che, per dire, si è candidata (senza essere nemmeno eletta) in una lista chiamata… Amnistia, giustizia e libertà. Milena Gabanelli si è — onestamente — già autoesclusa dichiarandosi non all’altezza. No, ci possiamo girare intorno tutta una vita ma l’unica candidatura seria rimane quella di Stefano Rodotà. Poi se vogliamo farci come sempre riconoscere, facciamoci rappresentare dal solito impresentabile. Come lo è, d’altronde, quello uscente.

Il delitto perfetto (11)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Sempre in tema di delitto perfetto segnalo il bellissimo, quanto amaro, post di Alessandro Gilioli che condivido in pieno ma solo fino alla penultima riga, quando cioè, lasciandosi andare secondo me a un eccesso di ottimismo, avanza l’ingiustificata speranza che l’ennesimo inciucio del centrosinistra con Berlusconi possa almeno decretare la fine del Pd.

E’ partita a reti unificate la grande operazione ‘Dimenticare il Caimano’.

In nome della ‘responsabilità’, delle imprese che chiudono, delle partite Iva alla fame, dei debiti non pagati dalle pubbliche amministrazioni, delle aste dei Bot prossime venture, e chi più ne ha più ne metta.

Ci stanno spiegando – tutti o quasi – che solo il ‘dialogo fra le forze responsabili’ –  può risolvere queste emergenze: il particolare che le emergenze in questione siano state create proprio da queste forze ‘responsabili’ viene ovviamente tralasciato.

Quindi, dimenticate il Caimano: i suoi processi, le sue illegalità, la sua cricca di farabutti, la sua impresentabilità, la sua tendenza all’eversione, le sue leggi ad personam, le sue mirabolanti promesse mai realizzate, i suoi insulti ai giudici o alla ‘Consulta comunista’, le sue barzellette anni Cinquanta, le sue Santanchè, i suoi La Russa, i suoi Verdini, i suoi Capezzone, le sue nipoti di Mubarak.

Dimenticare tutto, subito: stamattina la radio di Confindustria paragonava il dialogo tra Pd e Pdl alla grosse koalition «che ha rilanciato l’economia tedesca», oggi sul ‘Corriere’ Antonio Polito ci spiega che il Pd deve «elaborare il lutto della vittoria mutilata» e piantarla con l’idea di fare da solo, sulla Stampa Luca Ricolfi tesse ‘l’elogio dell’inciucio’, sul ‘Messaggero’ l’editoriale si intitola ‘Larghe intese necessarie anche al tavolo del governo’ – e l’altro giorno (ancora sul Corriere) un grottesco Aldo Cazzullo rimproverava gli elettori delle primarie piddine che scelgono il candidato di sinistra.

Continua qui.

Triste, solitario epilogo della breve storia politica di Ingroia

Antonio Ingroia candidato premier di Rivoluzione Civile alle elezioni del 2013

Mi dispiace ammetterlo, ma comincio a vergognarmi di aver votato alle ultime elezioni Rivoluzione Civile. Non soltanto perché alla prova dei fatti sia venuto fuori si trattasse semplicemente di una pura e semplice — e assai opportunistica — alleanza elettorale per la sopravvivenza di quattro vecchi, logori e sostanzialmente inutili partiti come Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Italia dei Valori e Verdi. Un patetico quanto imbarazzante stratagemma messo in piedi dai dirigenti di questi quattro ormai ex partiti i cui ex elettori proprio non vogliono — evidentemente — saperne più niente, dato che (come già accaduto nel 2008 con il cartello La Sinistra-L’Arcobaleno) non li hanno rivotati nemmeno stavolta. A parte questo, però, comincio a vergognarmi sempre di più per il triste, solitario epilogo della brevissima storia politica di Antonio Ingroia, un magistrato di cui l’Italia deve sentirsi orgogliosa ma che purtroppo sta disperdendo in pochi mesi tutto il credito di stima e ammirazione accumulato in un’intera vita dedicata alla giustizia e, in particolare alla lotta contro la mafia.

Inutile girarci intorno: Ingroia sbaglia e continua a sbagliare. Doveva lasciare la magistratura e non l’ha fatto. Non l’ha fatto prima di candidarsi e, quel che è peggio, non l’ha fatto dopo aver perso le elezioni. Dopo l’esito elettorale avrebbe dovuto decidere se continuare oppure no a fare politica e agire di conseguenza. Avrebbe dovuto necessariamente fare una scelta di campo, per rispetto delle istituzioni o se non altro di quei 765.188 mila italiani che (alla Camera) bene o male lo avevano votato. Invece ha colpevolmente preso tempo, rimanendo praticamente in bilico con i piedi in due staffe, riservandosi di valutare a seconda delle proprie convenienze quale strada fosse più opportuna percorrere. Ma non è così che si dimostra di voler fare rispettare le regole a chi come per esempio Berlusconi se ne fa beffe. Attenuanti comprese per manifesta inesperienza nell’ordinario quanto necessario esercizio quotidiano della politica, mi sembra ormai sia del tutto evidente come Ingroia, errore dopo errore (o forse sarebbe meglio dire orrore dopo orrore) non faccia altro che dare ragione proprio a Berlusconi nel rafforzare il suo ossessivo repertorio retorico sulla magistratura rossa che userebbe le aule di giustizia per fare politica a tutti gli effetti. E lo fa, Ingroia, continua a farlo, con un’ostinazione inspiegabile e quasi autodistruttiva.

Non bastasse, nel momento in cui il Csm ha deciso di trasferirlo nella procura di Aosta, in quanto l’unico posto in cui non si era candidato, Ingroia ha trovato — come avrebbe fatto esattamente anche Berlusconi — la tipica scappatoia all’italiana. Facendosi cioè subito ritagliare dal governatore siciliano Crocetta un incarico su misura (una specie di esattore regionale, dicono i giornali) per eludere di fatto il trasferimento, rimanere ugualmente in magistratura e continuare lo stesso a fare politica. Ora, giusto o no che sia il provvedimento preso dal Csm (non è certo questo il punto della questione) rimane il fatto che sia stato proprio l’ex candidato premier di Rivoluzione Civile, con il suo temporeggiamento a dire poco ambiguo, ad essersi messo nella condizione di venire, come dice lui, “punito”. Termine che, tra l’altro, andrebbe spiegato ai magistrati d’Aosta, evidentemente ritenuti da Ingroia dei colleghi di Serie B, se non peggio.

Il delitto perfetto (10)

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Ce ne hanno messo di tempo, ma adesso ci siamo. Pd e Pdl si avviano — finalmente — a compiere il delitto perfetto ampiamente preannunciato da questo blog appena dopo le elezioni. Ma a differenza di quanto scriveva due giorni fa il bravo quanto preoccupato Alessandro Gilioli non lo ritengo un suicidio per il Pd:

Il Pd si avvia dunque verso la sua scelta più immonda e catastrofica, allegramente condivisa da capi e capetti di ogni età un tempo avversari tra loro (Renzi e Bindi,Veltroni e D’Alema, per non parlare dell’imbarazzante capogruppo alla Camera Roberto Speranza).

Delle tre possibilità che avevano (proporre un ‘governo Zagrebelsky’ o simile per sfondare verso il M5S, andare dignitosamente al voto dopo aver  rifiutato B. e tolto ogni alibi a Grillo, gettarsi nella mangiatoia insieme agli impresentabili) i vertici democratici stanno suicidandosi scegliendo l’ultima, nella piena consapevolezza (tra l’altro) di tradire il pensiero del 90 o più per cento dei loro elettori.

Non lo ritengo un suicidio semplicemente perché ormai credo che così come negli ultimi 20 anni sia cambiata la sinistra così sono cambiati anche gli elettori di sinistra. E non credo quindi che molti elettori del Pd (ex Pci, ex Pds, ex Ds più vari ex Ulivi ed ex Unioni elettorali) si faranno particolari problemi. Anzi. Perché alla fine della giostra quello che conta veramente, come chioserebbe in questo caso uno che davvero se ne intende, è soprattutto far girare i soldi (e la fica). Anche perché non si tratta certo della prima volta che il centrosinistra si allea e fa accordi, più o meno palesemente, con Berlusconi. O no?

Gli amici di Berlusconi

D'Alema e Berlusconi in una foto d'epoca

Grazie al Manifesto (via Piovono rane) un’intervista spiega abbastanza bene come abbia fatto Silvio Berlusconi ad avere il monopolio televisivo, come abbia fatto a non finire mai in galera e come abbia fatto a dettare legge (ad personam) per vent’anni senza che nessuno mai riuscisse in qualche maniera almeno a contrastarlo.

Un’intervista in cui ora — solo ora — un deputato dell’allora Pds rivela che furono proprio i massimi dirigenti dell’ex Pci a impedire nel 1994 l’applicazione della legge per cui Silvio Berlusconi è ineleggibile.

Un’intervista, insomma, che spiega finalmente come Berlusconi sia diventato Berlusconi. E cioè non solo grazie all’aiuto di amici mafiosi come Vittorio Mangano o Marcello Dell’Utri. No. Berlusconi è diventato Berlusconi anche grazie ad altri amici ancora. Quelli cioè che per vent’anni hanno fatto finta di opporsi a lui e al berlusconismo.

Che Dio li fulmini a uno a uno, mi verrebbe da augurare loro se non fossi ateo. Ma aspetterò pazientemente che tutti — compresi quelli che sapevano e hanno omesso di dirlo per complicità, convenienza o solo omertà — siano prima o poi maledetti dalla storia. Tutti quanti, nessuno escluso.

Gli amici di Berlusconi

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Il delitto perfetto (8)

Una foto d'epoca di D'Alema con Berlusconi

Et voilà: il delitto perfetto è lì lì per consumarsi. Il delitto perfetto con un alibi perfetto. Chissà quanto tempo impiegherà Beppe Grillo a rendersi conto che quelli del Pd non aspettavano altro.

Ovvio che in un Paese con la testa sulle spalle – in cui si pensa davvero all’interesse generale sopra quello particolare – le cose andrebbero diversamente: Bersani avrebbe già rinunciato a proporre se stesso, Grillo e suoi avrebbero proposto un nome eccellente della società civile con buone chance di sparigliare le carte e ottenere l’appoggio del Pd: cosi magari avremmo un buon governo – pazzesco, ma è possibile – e una buona maggioranza, che metta mano a questo Paese ingiusto e lasci Berlusconi a trascorrere i suoi pomeriggi con Ghedini per non finire al gabbio.

Invece cosí non è, o così non pare. Bersani e Grillo continuano a fare ciascuno il suo gioco, ciascuno nell’interesse della sua ‘ditta’ o di se stesso, con gli iscritti di entrambi i partiti spettatori muti di fronte alle scelte sciagurate dei loro capi.

A proposito, se poi tra sei mesi torna al governo il Caimano, evitatemi la scena dei militanti Pd e M5S un’altra volta insieme in un nuovo No B. Day.

Alessandro Gilioli

Berlusconi, Scilipoti e il paradosso di Grillo

Al di là dell’ipotesi che mi riesce perfino difficile scrivere per quanto mi appare tragica, quella cioè di vedere addirittura Berlusconi presidente della Repubblica (eventualità che mi rifiuto anche solo di pensare) il paradosso più grande cui sta andando incontro Grillo nel voler portare agli estremi il suo integralismo politico è che rispetto alla passata legislatura stavolta il Caimano per salvarsi — a differenza che con Scilipoti, Razzi e De Gregorio — non dovrà spendere un solo euro  per comprare i voti del Movimento 5 Stelle. Grillo li offre gratis.

Il delitto perfetto (7)

No, Grillo non riesco più a seguirlo, anche se devo dire ce la sto mettendo tutta per cercare di immedesimarmi nelle sue motivazioni. Nonostante i miei sforzi non riesco a capire la pretesa intransigenza di chi ha la grande occasione di provare a cambiare la politica italiana ma sembra piuttosto aver paura di sporcarsi le mani.

Non riesco a capire il senso di un arroccamento sulle proprie posizioni che di fatto rimette in gioco chi invece andava messo con le spalle alle muro e inchiodato alle sue responsabilità.

Invece, ho sempre più la sensazione che Grillo stia facendo esattamente quello che D’Alema e Berlusconi sognavano che facesse e cioè che grazie al suo integralismo che più ingenuo e autolesionistico non si può si arrivi giocoforza al tanto agognato accordo Pd-Pdl. Che si arrivi cioè al delitto perfetto con l’alibi perfetto: la colpa dell’inciucio (perfetto) sarà inevitabilmente addossata tutta a Grillo.

L’insospettabile anima rivoluzionaria del Pd

L’onda anomala di Grillo sembra non fermarsi più: nel Pd sono stati silurati anche Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, vale a dire due (ex) intoccabili della peggiore espressione del partito. Due personaggi, Finocchiaro e Franceschini, continua fonte di tali e tanti danni forse solo inferiori a quelli procurati ogni volta che parlano da D’Alema o Veltroni.

Pier Luigi Bersani ha incredibilmente proposto e fatto votare Luigi Zanda e Roberto Speranza come capigruppo rispettivamente di Senato e Camera. Incredibile ma vero, la nomenklatura continua ancora una volta a prendersela — finalmente — in quel posto. Non sembra nemmeno vero, ma è proprio così.

Prima le scelte rivoluzionarie per le presidenze delle camere, poi la decisione di mettere on line la proposta di legge sul conflitto d’interessi e ora un altro indubbio segnale di reale e concreto rinnovamento. Quasi che il Pd a momenti non sembra nemmeno più il Pd.

Miracolo! Bersani ha scoperto il conflitto d’interessi

Incredibile ma vero, Beppe Grillo ha fatto un altro miracolo: Pier Luigi Bersani ha messo on line, sul sito del Pd, la proposta di legge sul — udite, udite — conflitto d’interessi. Per vent’anni è stata la chiave di volta del berlusconismo e per vent’anni il centrosinistra ha sistematicamente omesso di affrontare una delle più gravi anomalie della democrazia in Italia. E adesso improvvisamente gli stessi dirigenti che per vent’anni hanno sempre fatto finta di niente si sono accorti che in Italia esiste il conflitto d’interessi. Una cosa che non ci si crede. Che lascia davvero senza parole. Bersani che dice cose di sinistra, il Pd che propone cose di sinistra. È la fine del mondo.

La proposta di legge del Pd sul conflitto di interessi