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Poteva andare peggio

Il tiro di Obi del pareggio

Il tiro di Obi del pareggio

Per come si erano messe le cose un pari più che accettabile. Ora come ora l’importante è vedere che la squadra c’è e ha dato tutto in campo per cercare di cambiare registro. E, seppure a sprazzi, Mancini (voto 7 di stima) può ritenersi soddisfatto soprattutto per quanto riguarda la tenuta mentale, quando cioè, dopo una ventina di minuti tirati con il piglio da grande squadra, l’inatteso gol di Menez aveva fatto riapparire le solite paure.

A me il migliore in campo è sembrato quel Kuzmanovic (voto 7) che mai prima d’ora era riuscito a far vedere che sapesse giocare a pallone. Evidentemente più a suo agio quando deve cercare la profondità e quando la palla gira con più velocità del solito.

Mentre il peggiore mi è sembrato Kovacic (voto 5) apparso decisamente in difficoltà dovendo giocare defilato a sinistra e spesso costretto a ricevere palla con le spalle girate alla porta. Sarà compito di Mancini far proseguire la sua crescita e non è difficile immaginare che ci riuscirà.

Per me ingiudicabili Icardi e Dodò. Il primo perché potrà fare pure carrettate di gol e diventare pure più forte di Ronaldo, ma non sarà mai il mio centravanti. Troppo stupido (soltanto i razzisti possono pensare che Balotelli sia peggiore di lui) e eccessivamente frivolo e lezioso per essere preso in minima considerazione. Se poi sbaglia il gol che ha sbagliato, buonanotte. D’accordo, poi scheggia l’incrocio con una girata che se il pallone fosse entrato avrebbe fatto crollare la curva. Ma per diventare dei veri fenomeni bisogna avere anche altre qualità che lui non avrà mai. Per quanto riguarda Dodò ormai è come sparare sulla Croce Rossa, non tanto per la ferita che gli ha causato Muntari in una vera e propria aggressione, ma perché riconoscergli tre se non addirittura quattro chiusure difensive riuscite in tutta la partita (e forse è il suo record) spiega già tutto. Dodò era patetico con Mazzarri e continua ad esserlo con Mancini. Per non parlare poi dei suoi ormai famigerati cross che sono più che altro delle morbide e leggiadre palombelle per il portiere. Pensavo che con Mancini finisse in panchina e continuo a non capire.

Giudizi contrastanti per Palacio (voto 6 d’incoraggiamento) Guarin (voto 6 di prospettiva) e Obi (voto 6 ma perché ha fatto gol). Un primo tempo insolitamente tonico di Palacio aveva quasi fatto gridare al miracolo. Nella ripresa però è tornato ad essere il cavallo bolso e parecchio stordito di questi ultimi tempi. Tanto impegno, tanto spirito di sacrificio, ma poca qualità. Troppo poca. Un buon approccio anche quello avuto da Guarin, anche se alla distanza è venuta a mancare ancora una volta la continuità. Però Mancini sembra credere in lui e potrebbe crescere, visto che ha le qualità per farlo. Mentre Obi ha il merito di aver segnato nel derby e di aver fatto un gol pesantissimo (vero, Mancini?) che evita nuovi possibili psicodrammi. Per il resto ha sofferto molto il ruolo di tappabuchi a tutto campo tutta corsa e poca lucidità.

Complessivamente insufficiente la retroguardia, troppi svarioni sulle rare ripartenze di Mediaset, di cui almeno un paio di volte davvero inaccettabili. Se prima era colpa della difesa a tre ora è di quella a quattro? Mah…

Evanescenti le comparsate di Hernanes (in certi frangenti dove servirebbe quella frazione di secondo in più per fare la differenza sembra proprio non avere il fisico) e di Osvaldo, forse messo dentro troppo tardi perché potesse fare qualcosa. Pura presenza quella di un M’Vila che credo però potrebbe avere più spazio in futuro.

Belli come mai, ma scarognati

Svantaggio ingiusto, la squadra ha avuto un buon approccio e meritava il gol. L’ha preso invece al primo contropiede. E si è incartata.

Primi venti minuti da grande squadra, ma dopo aver subito il gol sono riapparse antiche paure.

Icardi merita una sola parola: vaffanculo.

Non più costretto a giochicchiare in orizzontale, finalmente Kuzmanovic sta dimostrando di essere un giocatore vero.

Dodò (vittima di una vergognosa aggressione da parte di Muntari) è riuscito a far diventare un fenomeno pure Rami.

Segnali di vita da parte di Palacio: hai visto mai che risorge? Sarebbe l’acquisto migliore.

Stessa squadra, ma almeno con un po’ di coraggio in più

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

L’Inter del ritrovato Mancini alla ricerca del coraggio perduto

Inutile farsi tante illusioni: la squadra è quella che è e Mancini non può fare miracoli. Certo, il ritorno del marchigiano riporterà almeno un minimo di entusiasmo, smarrito ormai da tempo. E forse porterà in più anche un po’ di quel coraggio senza cui diventa difficile riuscire a fare la differenza a certi livelli. Proprio ciò che più di ogni altro aspetto è mancato a Mazzarri.

Primo obiettivo: sbloccare una squadra tatticamente troppo rigida

Più del nuovo modulo – difesa a quattro e rombo improvvisato a centrocampo – il primo problema di Mancini potrebbe essere quello di sbloccare la squadra, preoccupata com’era di rispettare le rigide consegne tattiche di Mazzarri. Nel derby, contro un avversario deciso a sparigliare con molte punte, servirà maggiore elasticità nel capire le varie situazioni gioco.

Mancini pretende meno tocchi e più profondità: centrocampo all’altezza?

Con Mazzarri il maggiore difetto dell’Inter era – anche a causa del suo estremo tatticismo – la lentezza della manovra con tutti quegli interminabili quanto sterili passaggi orizzontali. Mentre il marchio di fabbrica di Mancini è invece la profondità, con giocate preferibilmente di prima. Magari fosse così… Tutto sta capire se l’attuale centrocampo sarà sufficientemente all’altezza.

La formazione

Mancini potrebbe essere tentato di schierare Juan Jesus terzino per proteggere i due centrali non propriamente velocissimi. Ma non sarebbe da escludere D’Ambrosio a destra, con Nagatomo che tornerebbe a sinistra. Davanti alla difesa M’Vila potrebbe dare più affidabilità rispetto al possibile esperimento di Hernanes (che dovrebbe partire dalla panchina).

Handanovic – Nagatomo (D’Ambrosio) Ranocchia, Vidic, Juan Jesus (Nagatomo) – Guarin, M’Vila (Hernanes) Kuzmanovic – Kovacic – Osvaldo (Palacio) Icardi

Il pronostico

Derby di particolare indecifrabilità, tenuto conto del poco tempo avuto a disposizione da Mancini appena ritornato e considerata la scarsa esperienza di Inzaghi, esordiente da allenatore. L’impressione è che nemmeno loro sappiano bene cosa potranno provare a fare. Con tutti i rischi che ne potrebbero conseguire. Scaramanticamente propendo per un pari.

Inter vittima della propria mediocrità

Un altro – stavolta mezzo – passo falso. Con tutte le attenuanti del caso e cioè l’espulsione di Medel, l’aver giocato in inferiorità numerica buona parte della ripresa e con il pubblico di casa (quel poco che ancora va a San Siro) se non proprio ostile parecchio esigente rispetto a quelle che sono le possibilità attuali della squadra. Mezzo passo falso che, inevitabilmente, pesa sempre di più, soprattutto su Mazzarri se non sfiduciato messo sotto esame dalle dichiarazioni di Thohir prima della gara.

Con un po’ di fortuna l’Inter avrebbe potuto portare a casa quei tre punti che sarebbero stati preziosissimi. Ma la fortuna bisogna anche andarsela a cercare, cosa che ora come ora la squadra di Mazzarri non ha minimamente la forza di fare. Per la troppa pressione, innanzitutto, che evidenzia ancora di più i limiti di un gruppo che non riesce proprio ad essere all’altezza della situazione. E a causa di una mediocrità ormai sempre più evidente che non promette niente di buono.

Perché uno può dire (e pensare) ciò che vuole su Mazzarri, sulle sue rigidità tattiche e sulle difficoltà a gestire una squadra come l’Inter. Ma se poi te la devi giocare con giocatori come Medel o Dodò, allora diventa difficile continuare a parlare di calcio, di un calcio a certi livelli. Medel è un medianaccio con i piedi storti che nel Cile fanno giocare come ruvido e rognoso stopper. Dodò è un’ala che non sa difendere e che comunque non è da grande squadra: metterlo esterno significa farsi veramente del male inutilmente.

Primo tempo da minimo sindacale

Tre a due il conto delle occasioni. L’Inter avrebbe meritato il vantaggio, se non altro perché dopo aver subìto il gol ha messo sotto il Verona.

Troppo statici in attacco, troppo svagati in difesa. Il centrocampo invece soffre, Kovacic a parte, di un’imbarazzante mediocrità.

Vidic non è più da Inter, Medel e Dodò non potranno esserlo mai.

L’insoddisfazione di Thohir al termine del primo tempo è la stessa di noi tifosi. Ma nei suoi confronti, però.

Contro il Verona per non fare ancora peggio

I tempi sempre troppo lunghi di Thohir

Il richiamo all’ordine di Thohir non so perché ma stona. Forse perché troppo duro rispetto a mesi di estrema tolleranza fin quasi all’indifferenza o forse solo perché arrivato decisamente fuori tempo massimo. Il permaloso Mazzarri stavolta – rispetto alle critiche fatte da Moratti – non ha replicato trincerandosi dietro la formula che quanto detto da un presidente non si commenta. Ma, insomma, le parole di Thohir non saranno certo passate inosservate e sono destinate inevitabilmente a mettere ancora più pressione di quella che già c’è.

Purtroppo il problema vero sembra essere la mancanza di qualità

Difficile pensare a questo punto della stagione a un improvviso cambio di marcia di una squadra condannata alla mediocrità. La sensazione infatti è che non sia solo una questione mentale o peggio che le difficoltà possano essere addebitate interamente all’allenatore. Il problema di fondo, irrisolvibile, è che all’Inter di Mazzarri manca soprattutto la qualità. Quella qualità capace di sopperire alle difficoltà nei momenti negativi, quando cioè le cose non vanno come dovrebbero ma non per questo automaticamente la squadra si smarrisce come adesso.

I soldi non possono essere un alibi per giustificare l’incompetenza

Dal Triplete in poi la storia dell’Inter si può sintetizzare come una serie ininterrotta di errori. Di valutazioni tecniche ridicole prima ancora che sbagliate nella scelte di allenatori e giocatori. Mettendo da parte Moratti (che ormai è il passato) Thohir sta riuscendo nell’impresa, quasi impossibile, di fare cazzate perfino peggiori. Ma non c’è alibi che tenga per giustificare l’incompetenza calcistica che Thohir ha finora dimostrato. E in questo la la mancanza di soldi non c’entra niente. Si può fare molto meglio – la Samp su tutte – ed è giusto pretenderlo.

La formazione

Le ultime notizie danno per certo il rientro di Nagatomo e sarebbe la fine di un incubo perché almeno il giapponese è di ruolo ed è comunque il più affidabile di tutti. Mentre la solita difficoltà di Mazzarri ad ammettere errori fa pensare alla conferma di un Palacio ormai sempre più perso e spaurito, quando invece farebbe bene a dare spazio a Bonazzoli in tandem con Osvaldo. Inevitabile, vista che Hernanes sembra essere ancora acciaccato, che venga riproposto Kuzmanovic, tra l’altro apparso in discreta crescita.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Nagatomo, Kuzmanovic, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Facile dire – a parole – che la la vittoria è d’obbligo. Ma non certo per l’attuale Inter. Più facile azzardare che l’Inter riesca almeno a fare risultato.

Due passi avanti e uno indietro: l’Inter purtroppo è questa

L'imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’Inter di Mazzarri ha perso la partita con il Parma sulle fasce. Ma si sapeva. Gli esterni dell’Inter non sanno difendere e in fase di copertura spesso sono disastrosi. Obi, che tra l’altro gioca fuori ruolo, si è perso De Ceglie in area sul primo gol. Mentre in occasione del raddoppio (tra l’altro scaturito su un fortunoso rimpallo) praticamente non c’era nessuno a coprire, dato che a un certo punto della ripresa Mazzarri ha fatto uscire Obi senza però nemmeno rimpiazzarlo. Potrebbe essere la sua personalissima interpretazione del 4-4-2. Con un po’ di fantasia, potrebbe anche essere. Cose così, cose da Inter di Mazzarri e di (è sempre bene aggiungere) Thohir.

L’Inter ha perso la partita con il Parma nel momento in cui Mazzarri continua a tenere in campo un Palacio irriconoscibile e che al 22′ della ripresa ha fallito un gol che un tempo avrebbe messo in rete a occhi chiusi e invece ha sparato incredibilmente il pallone in curva. Ma si sapeva. Si sapeva che Palacio ha bisogno di prendersi una pausa perché non è più una questione di forma, bensì di testa. Palacio, il Palacio che avevamo conosciuto, non c’è più. Si è perso la scorsa estate giocando i Mondiali nonostante fosse infortunato. Da allora, da quella maledetta finale in cui sbagliò il gol che valeva la coppa del mondo, Palacio è l’ombra di se stesso. Certo, alla fine Mazzarri ha fatto entrare Bonazzoli, uno dei due fenomeni insieme a Puscas delle giovanili, ma tenendo il sempre più confuso Palacio a fare danni in area e spedendo il giovane attaccante a fare l’esterno improvvisato. Con il risultato che pure il ragazzino è andato in confusione.

L’Inter ha perso con il Parma perché alle prime difficoltà la squadra va nel panico, crolla mentalmente, diventa del tutto incapace di reagire. Al Tardini ha dominato per i primo quattro minuti – una circolazione di palla comunque sterile – finché alla prima ripartenza ha preso un gol imbarazzante (De Ceglie, un terzino, completamente da solo in area) e da lì in poi tutta la squadra sembrava attanagliata dalla paura di commettere ulteriori errori, con il risultato che ogni giocata era forzata e la manovra sempre troppo lenta. L’Inter è entrata in confusione e non è riuscita più a ritrovare un minimo di ordine e un po’ di organizzazione per non farsi mettere sotto da una delle squadre finora apparse più in difficoltà.

Certo, ha inciso anche la sfortuna. Nella ripresa, infatti, oltre al pareggio fallito da Palacio l’Inter può recriminare anche per il palo colpito da Kovacic. Ma due occasioni, seppur nette, non possono rappresentare un alibi accettabile per la mediocrità vista in campo. E la cosa che più spaventa – e demoralizza – è che questa mediocrità stia diventando la normalità.

Al primo errore il panico

Pronti, via e dopo quattro ininterrotti minuti di (sterile) possesso palla, al primo affondo del Parma Obi si perde in area De Ceglie libero di appoggiare in rete e l’Inter è subito sotto. Ma Obi non può giocare esterno destro. Solo Mazzarri non lo sa.

La prima occasione dopo un quarto d’ora con un bel colpo di testa di Obi che vorrebbe tanto farsi perdonare la distrazione difensiva che ha determinato il vantaggio del Parma.

Kovacic sempre raddoppiato se non triplicato, sbaglia tutto o quasi. Né Medel né Kuzmanovic hanno i piedi per approfittare degli spazi che il Parma è costretto a concedere a loro due.

Paura per il possibile raddoppio di Cassano. Vista la scarsa capacità di reazione dopo lo svantaggio, come non pensare che sarebbe stata la fine?

Stanno sistematicamente menando Icardi. Tre gli interventi parecchio duri.

Rizzoli (ma che te lo dico a fare?) lascia picchiare il Parma e rischia di perdere il controllo della partita.

Niente da dire: per adesso vantaggio meritato quello del Parma.

Palacio a tratti patetico: va sostituito con uno tra Puscas o Bonazzoli.

Al posto di Mazzarri farei entrare Mbaye al posto di Kuzmanovic per poi ovviamente far giocare ognuno al posto suo. E cioè Mbaye esterno e Obi interno.

A Parma alla ricerca del Palacio perduto

Grande attesa a Parma per Palacio ancora a secco  dopo i gol falliti contro la Samp

Grande attesa a Parma per Palacio ancora a secco dopo i gol falliti contro la Samp

È l’occasione giusta per cambiare indirizzo alla stagione

Vigilia insolitamente serena, anche perché dopo due salutari vittorie i momenti critici sembrano essere ormai alle spalle. Del resto, il Parma sembra essere attualmente tra le squadre più in difficoltà e non dovrebbe essere una trasferta proibitiva. Anzi. Se non sbagliasse approccio nemmeno stavolta e riuscisse a tenere il campo con un minimo di intensità e un po’ d’ordine, davvero l’Inter potrebbe puntare alla terza vittoria consecutiva. Pur con gli uomini contati, Mazzarri ha l’occasione giusta per dare un altro indirizzo alla stagione, finalmente all’altezza di quelle che, volenti o nolenti, sono le aspettative. L’Inter non può rassegnarsi a un ruolo da comprimaria.

Finalmente con Thohir è la società a decidere e non più i giocatori

In sintonia con questo clima abbastanza incoraggiante è anche l’ipotesi che Thohir decida di non rinnovare il contratto in scadenza a Jonathan. Sarebbe indubbiamente l’inizio di una svolta importante. E cioè che a un giocatore viene concesso tutto il tempo necessario per dimostrare quanto vale, ma non può più durare in eterno come succedeva ai tempi di Moratti. Jonathan ha dimostrato di essere un buon giocatore, questo sì. Ma non è niente di speciale, non è insomma un campione su cui investire più di tanto. Meglio allora scommettere su Mbaye o guardare altrove e pescare qualche altra giovane promessa. In ogni caso scelte meno costose di Jonathan, ma con più talento. Senza milioni da investire è l’unica politica seria attuabile.

Se Palacio non si sblocca giusto rischiare uno tra Puscas o Bonazzoli

Stesso discorso sui tempi dovrebbe valere anche per Palacio. Nessuno discute il suo valore e quanto sia indispensabile per questa Inter. Ma sarebbe inammissibile ripetere lo stesso errore commesso a suo tempo con Milito quando a sua volta tornò dai Mondiali completamente distrutto, soprattutto psicologicamente. Tutti noi stiamo sottolineando la preoccupante analogia a titolo scaramantico, nel senso che non vediamo l’ora di essere smentiti sul campo dai gol di Palacio. Però è anche vero che l’attuale Palacio più che una risorsa rappresenta un problema. E se continua così prima o poi – o magari già da stasera al Tardini – Mazzarri dovrà per forza avere il coraggio di rischiare uno tra Puscas o Bonazzoli.

La formazione

Sempre in tema di giovani su cui rischiare, sembra che a Parma Mbaye possa partire dall’inizio. Sarebbe una buona idea, intanto perché Obi non merita di soffrire così tanto in un ruolo non suo. E poi perché è giunto il momento per Mbaye dopo le recenti apparizioni non del tutto convincenti di confermare in campo – con la responsabilità da titolare – quanto di buono si dice di lui. Così come se Hernanes non dovesse farcela, non sarebbe per niente male dare una chanche, stavolta nella sua posizione, a Obi che rispetto al macchinoso Kuzmanovic garantirebbe più dinamismo. Ammetto però che per Mazzarri più di un azzardo per volta sarebbe davvero troppo.

Handanovic – Mbaye, Ranocchia, Vidic, Juan Jesus, Dodò – Kuzmanovic (Hernanes) Medel, Kovacic, Palacio, Icardi

Il pronostico

Previsione quanto mai infida e scivolosa perché tutto sembrerebbe volgere al meglio, ma nel calcio le cose non sono quasi mai come sembrano. Diciamo allora che non sarebbe del tutto illogico che l’Inter riuscisse alla fine a spuntarla, magari di misura. Anche con un solo misero golletto. Chissà.

Vittoria di rigore, ma meritata

Kovacic migliore in campo contro la Samp

Kovacic migliore in campo contro la Samp

Un altro rigore risolve il problema. Nel finale, quando la partita sembrava ormai indirizzata sullo 0-0. Ma rispetto a Cesena – dove l’espulsione di Leali ha fatto la differenza – stavolta la vittoria sembra abbastanza meritata. Pur soffrendo oltre misura i mugugni di San Siro, l’Inter dà il meglio nel primo tempo dove riesce a tenere ritmi abbastanza sostenuti e mette paura a una Samp ordinata e compatta, che tiene bene il campo. Il conto parziale delle occasioni è di 3-1, ai gol falliti dall’Inter si contrappone la traversa colpita allo scadere da Duncan.

Nella ripresa diminuisce l’intensità e cresce la paura. L’Inter sbaglia almeno un altro paio di occasioni (e siamo a 5) mentre Handanovic (voto 7 per aver evitato l’ennesimo psicodramma) compie un miracolo su Eder e salva un risultato comunque sempre in bilico. Finché non arriva il rigore (diciamo rigoricchio perché per il mio modo di vedere il calcio come domenica scorsa non era da espulsione il fallo del portiere del Cesena, secondo me non era un fallo così evidente il tocco del giocatore blucerchiato) che in fondo rimette forse le cose a posto.

Migliore in campo mi è sembrato Kovacic (voto 7) perché rispetto a Cesena sembra decisamente più lucido e molto più efficace nei passaggi, soprattutto quando riesce a mandare in porta i compagni con palle che avrebbero dovuto solo essere spinte in rete. Purtroppo gli attaccanti hanno fallito l’impossibile. Tanto che il peggiore in campo è stato proprio Palacio (voto 3) che a tratti è sembrato il Milito goffo e imbarazzante reduce dai Mondiali di quattro anni fa. La prestazione di Palacio è stata assolutamente disastrosa, non tanto per i gol già fatti che sbaglia, ma per il fatto che sembra non esserci più con la testa. Secondo me non è più una questione di forma, di gambe, di fiato. No. La sensazione che dà è che non riesca più a dare quel qualcosa in più che hanno i grandi attaccanti e che fa la differenza in campo. Per di più non ha nemmeno un minimo sostegno da parte di Icardi (voto 6 d’ufficio per aver realizzato il rigore) che si limita come sempre a fare quello che sa fare e cioè il finalizzatore poco attento alla manovra e quasi sempre svogliato quando si tratta di creare spazi per i compagni. Icardi però ha l’attenuante di aver avuto pochi palloni giocabili e nelle due occasioni che gli sono capitate fa fare bella figura al portiere. Può – deve – senz’altro giocare meglio.

Meno brillante che a Cesena, Hernanes (voto 6) si limita a mantenere la posizione e a fare da spalla a Kovacic senza mai incidere più di tanto. Nella ripresa si spegne fino alla sostituzione. Che dire del subentrante Kuzmanovic (voto 6 d’ufficio per essersi procurato il rigore) se non che stavolta non gli si può proprio rimproverare niente? Più disinvolto Medel (voto 6) che oltre a garantire la solita copertura a tutto campo è sembrato meno goffo del solito negli alleggerimenti. Hai visto mai che sia in crescita?

Solo una comparsata quella di Krhin (s. v.) subentrato nei minuti finali per lo stremato Kovacic.

Chi tra i due esterni ha dato più preoccupazioni in difesa? Obi (voto 5) ha sofferto tanto, Dodò (voto 6) un po’ meno perché almeno ha spinto un po’ di più, dando più preoccupazioni ai blucerchiati, anche se è stato spesso impreciso. Mentre ancora discontinua è sembrata la pur breve apparizione di Mbaye (voto 6 d’incoraggiamento) subentrato a Obi. Ma bisogna insistere e dargli tempo perché merita fiducia.

La difesa non ha preso gol ed è davvero tanto rispetto ai problemi passati. Se a Cesena in superiorità numerica era il minimo che si potesse prentendere, contro una Samp ben organizzata e attenta a sfruttare ogni errore è un dato che vale molto di più. Anche se la Samp ha avuto qualche occasione di troppo e su alcune ripartenze tutto il reparto è sembrato andare nel panico. Darei allora un 6 politico a tutti e tre i difensori.

Palacio ancora succube della maledizione dei Mondiali

Buon primo tempo giocato a una discreta intensità che mette a tratti in difficoltà la Samp. L’Inter meritava il vantaggio.

Ma come si fa a sbagliare i due gol praticamente già fatti (soprattutto il primo) che ha sbagliato Palacio? Per uno come lui, per un attaccante della sua qualità, è veramente una cosa da non credere.

Se invece della traversa la Samp avesse trovato il gol sarebbe stata una beffa. Ma è pur vero che i gol sbagliati da Palacio sono un’offesa al calcio.

A San Siro una Samp con una media da Champions

L'ex viceallenatore dell'Inter Mihajlovic si presenta a San Siro con una Samp ancora imbattuta

L’ex viceallenatore dell’Inter Mihajlovic si presenta a San Siro con una Samp in grande forma

Contro l’imbattuta Samp non è per niente facile

La Samp è esattamente il tipo di avversario che in questo momento non precisamente facile non ci voleva proprio. Imbattuta, è una delle squadre più in forma. Con un allenatore assai motivato. La Samp assomiglia a Mihajlovic: tosta e compatta, non molla mai. E atleticamente sembra essere messa meglio dell’Inter. Corrono tutti parecchio, nessuno tira indietro la gamba.

Importante gestire la pressione e, se possibile, avere un buon approccio

Il rischio è che l’Inter possa perdere la partita prima ancora di giocare. Sarà importante saper gestire la pressione di San Siro, sapendo che ormai la delusione dei tifosi è tale che non sono più disposti a perdonare niente. Sarà fondamentale non sbagliare approccio, cosa ovviamente più facile a dirsi che a farsi, dato che in campo ci sono anche gli avversari.

Occhio sulle fasce e alle ripartenze di Soriano e Obiang

Oltre ai soliti limiti di copertura sulle fasce, Mazzarri avrà il problema di non concedere troppi spazi soprattutto a giocatori come Soriano e Obiang, capaci di veloci ribaltamenti di fronte. Così come serviranno lucidità e freddezza sotto porta. Con 4 gol subiti la Samp è insieme con la Roma (inchiodata a Marassi sullo 0-0) la seconda miglior difesa del campionato.

La formazione

Gli infortuni lasciano poco spazio a possibili novità. L’emergenza sulle fasce rimane il punto debole. Anche se è proprio dai piedi di Dodò e Obi (finora inaffidabili nella fase difensiva) che potrebbero arrivare quei cross capaci di innescare azioni pericolose. Dopo il turno di riposo Vidic dovrebbe rientrare al centro della difesa.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Obi, Hernanes, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Vincere sarebbe ovviamente il massimo e forse anche… un mezzo miracolo. Rappresenterebbe una svolta. In un momento come l’attuale sarebbe però già positivo fare almeno risultato. E, considerato lo stato di forma degli avversari, tutto sommato anche un mediocre 0-0 forse non sarebbe del tutto da disprezzare.

Chissà perché la Serie A non può fare a meno di Rocchi

Rocchi torna arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Rocchi torna ad arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Gianluca Rocchi torna ad arbitrare. Nonostante abbia falsato una delle partite più importanti della stagione domani, dopo appena due turni di stop, dirigerà Torino-Parma. Mi copioincollo:

Come si fa a pretendere la buonafede da parte di un sistema che non solo non ammette i propri errori, ma li minimizza e li ridimensiona quasi come se fosse tutto normale?

Come mai, viene inevitabilmente da chiedersi, la Serie A proprio non può fare a meno di un arbitro così disastroso come Rocchi? Risposta facile: e chi lo dice che Rocchi arbitra male? Per la Fiat no di sicuro.

Tre punti preziosissimi per provare a ripartire

Il fallo su Palacio che ha provocato il rigore e l'espulsione del portiere

Il fallo su Palacio che ha provocato il rigore e l’espulsione del portiere

Conta il risultato (che rompe un lungo digiuno di vittorie e dà un’indispensabile tregua a un periodo davvero difficile) non come sia arrivato. Indiscutibilmente la partita è stata decisa, alla mezzora del primo tempo, non tanto dal rigore ma dalla conseguente espulsione del portiere di casa. La superiorità numerica ha ridato fiato e infuso un po’ di sicurezza a un’Inter fino a quel momento timida e impacciata. L’inferiorità tecnica del Cesena in dieci ha così permesso all’Inter di avere il controllo della partita e di trascinarsi fino al termine giocando quasi sempre sotto ritmo.

Nella ripresa Dodò (voto 4) ci ha provato ben due volte a rimettere in partita il Cesena. Prima perdendosi su un calcio piazzato Marilungo che di testa alza sopra la traversa un gol fatto. Poi non andando a marcare Cascione sul cui tiro è pronto Handanovic (voto 7) impeccabile anche per almeno un altro paio di buoni interventi. Non bene nemmeno Campagnaro (voto 5) che in difesa bene o male (rimedia anche un cartellino) tiene, ma quando avanza ed è chiamato a costruire il gioco è quasi sempre inguardabile. È andato peggio Obi (voto 4) anche se però almeno lui ha l’attenuante di aver dovuto giocare fuori ruolo. Ma lo si sapeva: quella dell’esterno destro non è esattamente la sua posizione ideale. Meglio Mbaye (voto 6 d’incoraggiamento) apparso più sicuro delle prime apparizioni.

Migliore in campo Hernanes (voto 7) agevolato dagli spazi lasciati dal Cesena in inferiorità numerica e, sopratutto, dal fatto che si giocasse a ritmi a lui più congeniali e cioè assai bassi. Ha il merito, inoltre, di aver innescato l’azione decisiva che ha provocato il rigore e l’espulsione. Ordinaria amministrazione per Medel (voto 6) attento e volenteroso in copertura anche se poco brillante quando si tratta di far ripartire l’azione. Mentre a me la prestazione di Kovacic (voto 5,5) al di là dell’impegno è parsa discontinua e complessivamente insoddisfacente. Nel senso che tocca tantissimi palloni e non si risparmia mai nelle sue ormai caratteristiche accelerazioni palla al piede, ma le buone cose mi sono sembrate meno di quelle sbagliate. Spesso impreciso e troppe volte per niente incisivo. Tanta buona volontà, insomma, ma con risultati modesti. O non all’altezza di quanto crea. Certo, ha l’attenuante dello scarso sostegno da parte dei compagni. Ma ciò spesso dipende dal fatto che lui va a una velocità insostenibile per tutti gli altri.

La difesa stavolta non prende gol ed è già un miracolo. Difficile però sostenere che ciò possa essere dipeso dall’assenza di Vidic, quanto piuttosto dall’espulsione che ha penalizzato un Cesena già di per sè tecnicamente inferiore. Comunque, anche se riuscendo a soffrire non poco ugualmente – il Cesena ha avuto lo stesso la possibilità, con alcune occasioni abbastanza nette, di pareggiare – alla fine Ranocchia (voto 6) e Juan Jesus (voto 6) riescono a limitare al meglio i danni.

Dolenti note in attacco. Troppo statico Icardi (voto 6 d’ufficio per aver realizzato il rigore-partita) e fuori dalla manovra quando c’erano troppi spazi per potersi nascondere dietro al marcatore. Ancora preoccupante lo stato di forma di Palacio (voto 6 d’ufficio per il grande spirito di sacrificio, mai supportato però da un minimo di lucidità) che comunque ha il merito di essersi procurato il rigore con relativa espulsione.

Espulsione determinante

L’espulsione del portiere del Cesena ha risolto tutti i problemi, perché fin lì l’Inter a tratti aveva fatto pena.

Mette veramente tanta tristezza (ri)vedere di nuovo in campo Campagnaro con licenza di costruire, i cui lanci o cross sono quasi sempre imbarazzanti.

Palacio ha avuto il merito di procurarsi il rigore, per il resto sembra ancora l’ombra di se stesso. La maledizione dei Mondiali continua.

A Cesena l’Inter di Mazzarri non può sbagliare di nuovo

Da troppo tempo l'Inter attende il ritorno del vero Palacio: Cesena potrebbe essere l'occasione giusta

Da troppo tempo l’Inter attende di ritrovare il vero Palacio: Cesena potrebbe essere l’occasione giusta

Dopo Cagliari e Fiorentina sbagliare anche a Cesena sarebbe davvero troppo

A Cesena l’Inter di Mazzarri non può permettersi di fare ancora altri errori. Se vuole provare a uscire dalla crisi di risultati e di gioco (anche se il primo tempo col Napoli, il migliore della stagione, è stato più che incoraggiante) ha un solo risultato a disposizione. O vince – torna a vincere – o in caso contrario la situazione è destinata a diventare sempre più preoccupante.

Trasferta difficile ma non certo proibitiva

Teoricamente, nonostante tutti i passi falsi, lottare per il terzo posto sarebbe ancora possibile. Ma in questo momento sarebbe già tanto che la squadra dimostrasse di essere perlomeno viva. Capace cioè di avere sufficiente personalità per gestire una trasferta non certo facile (visti i problemi soprattutto mentali che si porta dietro) ma sicuramente alla sua portata.

Infortuni e giocatori in difficoltà non possono diventare un alibi

Del resto, l’Inter non ha ancora mai vinto in trasferta e sarebbe pure ora. Se non riuscisse a farlo nemmeno contro una delle squadre che al momento sembrano tra le più deboli della Serie A, a quel punto sarebbe sempre più arduo trovare giustificazioni plausibili. La differenza tecnica è tale che non ci sono scuse – infortuni o giocatori non al meglio – che tengano.

La formazione

Sugli esterni prevedibilmente Mazzarri non rischierà Mbaye (anche perché poco convincente in coppa) e riproporrà Obi fuori ruolo a destra e l’intoccabile Dodò a sinistra. Tutti e due sono bravi a spingere, molto meno a difendere. Presumibilmente, i rischi maggiori verranno – come al solito – proprio sulle fasce. Per il resto, visti gli infortuni, Mazzarri ha scelte obbligate o quasi.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Obi, Hernanes, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Una seppur striminizita, risicata e pur anche poco spettacolare vittoria. Anche se sembra chiedere tanto (visto le condizioni non esaltanti della squadra) è pur sempre il minimo.

L’Inter di Mazzarri è ancora viva

La capriola di Hernanes per festeggiare il pareggio nel recupero

La capriola di Hernanes per festeggiare il pareggio

Due volte sotto, forse nella migliore partita stagionale, due volte il risultato ripreso per i capelli. Segno che la squadra c’è, ha voglia di crederci. Ha corso e lottato come mai finora e, a parte i soliti risaputi limiti dinamici di quei giocatori che veloci non saranno mai, ha mostrato per di più anche una buona organizzazione di gioco. Merito soprattutto dei due interni, protagonisti assoluti della partita. Kovacic (voto 7) nel dare profondità (garantendo anche un’efficace copertura sulla sua fascia di competenza) ed Hernanes (voto 7,5) per la lucidità di gioco e, naturalmente, per il gol del pari definitivo.

Per una volta tanto il centrocampo è stato padrone della situazione, tanto che Medel (voto 6) ha potuto concedersi una prova sotto tono. Ordinaria amministrazione anche per le due punte. Pur non incidendo, Icardi (voto 6) ha avuto due buone occasioni nel primo tempo e poi ha fornito l’assist involontario a Guarin (voto 6,5 per il gol del primo pari) che entra e segna. Non è andato meglio Palacio (voto 6) ma almeno sembra stia progressivamente tornando in una forma accettabile. Mentre M’Vila (voto 6) fa il suo dovere, nei minuti finali, nei soliti compiti di copertura.

Difesa ancora una volta in bambola. Clamorose le incertezze di Vidic (voto 5) e Dodò (voto 7 come ala, voto 5 come terzino) che hanno permesso a Callejon di sbloccare la gara.  Non bastasse, il reparto se lo perde di nuovo, stavolta dalla parte opposta, in occasione del secondo vantaggio napoletano. Buona la prestazione di Ranocchia (voto 6,5) soprattutto per come è riuscito a dare una mano a centrocampo, diventando spesso l’uomo in più. Importante anche la sua copertura sulla fascia destra. Senza particolari sbavature la prova di Juan Jesus (voto 6) anche grazie al grande lavoro in copertura fornito per tutta la partita da Kovacic. Il croato a sinistra e e Ranocchia a destra sono stati i due salvagenti per gli esterni quando venivano puntati. Impeccabile Handanovic (voto 6,5) insolitamente lucido anche nelle uscite.

Positivo il rientro di Obi (voto 6+) ma ovviamente non può giocare da esterno e ancor di meno sulla fascia destra. Non male, per coraggio e voglia Mbaye (voto 6 d’incoraggiamento) che paga l’emozione iniziale commettendo qualche errore di troppo, ma poi addirittura all’ultimo secondo sfiora il gol partita.

Pur comprensibilmente nervoso, a Mazzarri (voto 7) va riconosciuto di aver letto bene la partita. Così come gli va dato atto del coraggio di aver buttato nella mischia Obi e poi, a partita in corsa, di aver rischiato Mbaye in un momento non certo facile del match.

Per il gioco espresso (come non mai finora) e la capacità di tenere il campo finalmente da grande squadra, il pari sembrerebbe lasciare un po’ di amaro in bocca. Ma per come si erano messe le cose alla fine il punto è da ritenere guadagnato. Anche per quanto riguarda l’aspetto psicologico. La capacità di reazione dimostrata per ben due volte in pochi minuti dalla squadra è veramente un segnale molto positivo. Cosa che soprattutto fa ben sperare per il futuro.

Miglior primo tempo stagionale

Primo tempo convincente come mai in questa stagione. La manovra è ancora un po’ lenta, ma il gioco c’è e lo spirito di squadra pure.

Migliori in campo Kovacic (utile anche a coprire la fascia) e Hernanes (meritava il gol) che mettono spesso alle corde un Napoli finora un po’ troppo svogliato.

Buona la prova di Obi al suo rientro dopo tanto tempo, nonostante l’esterno destro non sia esattamente il suo ruolo.

Riuscirà l’Inter a tenere il campo con uguale intensità anche nella ripresa?

Il futuro di Mazzarri nelle mani di Dodò (e Palacio)

Dodò

Dodò giocatore chiave di Mazzarri nella partita con il Napoli che può valere la stagione

Come giocarsi tutto scommettendo su quell’improbabile terzino che è Dodò

Ognuno se la gioca come meglio crede, ci mancherebbe altro, ma certo che da qui a scommettere il proprio futuro su Dodò ce ne vuole. Perché sì, il destino di Mazzarri è – anche se la cosa fa un po’ ridere – nelle mani di un improbabile terzino bravo sì ad attaccare ma del tutto incapace a coprire gli spazi di competenza. Sarà proprio sulle fasce (e come ti sbagli?) che dopo Cagliari e Fiorentina anche il Napoli cercherà di fare la differenza per portare a casa i tre punti. Ormai lo sanno tutti che l’Inter di Mazzarri soffre in particolar modo la pochezza dei suoi esterni e, soprattutto, l’inconsistenza tattica del peggiore dei quattro possibili titolari (uno peggio dell’altro a dire la verità, escluso forse Nagatomo) e cioè, appunto, l’ormai famigerato Dodò.

L’unica speranza è che gli attaccanti del Napoli facciano cilecca

Perché allora non cambiare? Semplice: Mazzarri risponderebbe che Mbaye non ha mai giocato – per i parametri dell’allenatore è ritenuto ancora troppo inesperto – e men che mai va rischiato proprio nella partita più difficile di tutta la stagione come questa contro il Napoli. Quindi? Quindi niente: gioca Dodò e non resta che sperare che il Napoli non ne approfitti. Che gli attaccanti del Napoli cioè non riescano a sfruttare gli spazi che si apriranno quando i centrali andranno a raddoppiare sulle fasce per tamponare i buchi lasciati dai due esterni (ultimamente anche Nagatomo non sembra più lui) e che i terzini napoletani a loro volta (dato che pure questi non è che siano proprio dei fenomeni, anzi) facciano perfino peggio dei nostri. Speriamo.

Serve un miracolo: la resurrezione dell’unico capace di fare la differenza

Anche se una ritrovata, quanto insperata, tenuta difensiva non basterebbe mica. Per liberare l’Inter di Mazzarri dalle sue paure stasera a San Siro si dovrebbe assistere a un miracolo e cioè alla tanto attesa resurrezione di quel cadavere che è diventato Palacio dopo i disastrosi (dal punto di vista soprattutto psicologico) Mondiali. Allo stato attuale dei fatti solo lui (sempre ammesso e concesso che l’improponibile Dodò non faccia troppi danni) potrebbe impedire, ora come ora, che l’Inter non perda la terza partita di fila. È l’unico capace di fare la differenza in campo, visto e considerato che il rendimento di Icardi è condizionato dalle capacità della squadra di innescarlo adeguatamente, attualmente assai scarse.

La formazione

Problemi difensivi a parte, Mazzarri si ritrova con un centrocampo fisicamente non al meglio. Facile immaginare che la tentazione sia quella di affidarsi ancora una volta all’inaffidabile Guarin, con tutti i rischi connessi. Con Kovacic in dubbio e l’alternativa del lento Hernanes che non potrà come al solito garantire un minimo di copertura, toccherà a Medel caricarsi addosso l’intero centrocampo sperando che la sua rabbia agonistica possa nascondere in qualche maniera i limiti dinamici dei compagni di reparto.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Nagatomo, Guarin, Medel, Kovacic (Hernanes), Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Parliamoci chiaro: non perdere sarebbe già un grandissimo risultato. Significherebbe che c’è ancora vita.

È più colpa di Mazzarri o del profilo basso che Thohir ha dato all’Inter?

Uno sconsolato Walter Mazzarri a Firenze

Che l’Inter di Mazzarri potesse soffrire rientrava ampiamente tra le possibilità di partenza. Certo, non era previsto ma – vista la qualità complessiva dell’organico – non lo si poteva nemmeno escludere. O almeno non da chi ha veramente a cuore l’Inter, chi cioè sapeva benissimo che poteva accadere e non ha creduto nemmeno per un minuto a quei giornalisti e opinionisti che già parlavano di terza forza del campionato dopo la gara con il Sassuolo.

Perché se è pur vero che Mazzarri ha chiesto e ottenuto quei rinforzi di cui aveva bisogno per rendere più equilibrata e competitiva la squadra, è altrettanto vero che la società gli ha messo a disposizione non certo i migliori sulla piazza, ma solo rimanenze. Fatto sta che il mercato al ribasso imposto da Thohir ha costretto Mazzarri (pena la non riconferma sulla panchina dell’Inter) ad accettare delle scommesse non da poco.

E cioè che Vidic si ambientasse subito. Che Dodò e D’Ambrosio diventassero quei fenomeni che non sono mai stati (e presumibilmente mai lo saranno). Che Hernanes si mettesse improvvisamente a correre o che Medel da arcigno e tracagnotto mediano qual è scoprisse di avere un’anima da leggiadro regista dall’illuminante visione di gioco. Malauguratamente, per ora non è esattamente andata così. Forse si è chiesto un po’ troppo alla fortuna. E a Mazzarri.

Preoccupa la mancanza di una minima reazione

Nemmeno l’esperimento del doppio mediano è servito a qualcosa. Come nella disfatta con il Cagliari anche a Firenze l’Inter perde la partita non riuscendo in nessun modo a fare argine sulle fasce. Proprio lì, punto debole come non mai, la Viola ha sfondato e creato ben presto il panico. I gol sono arrivati da due tiri belli quanto imparabili, ma entrambi scaturiti dalle percussioni prima dalla zona presidiata da Dodò e poi dall’altra dove vagava D’Ambrosio. Ma dire che siano stati loro due i peggiori in campo sarebbe ingiusto perché non si è salvato nessuno.

Si sapeva che l’Inter avrebbe sofferto soprattutto il rientro di Cuadrado e lo sapeva anche Montella che pur non avendo più attaccanti titolari a disposizione ha sopperito schierando una squadra ben organizzata e sempre molto corta che arrivava sempre prima sulla palla. Il tentativo di coprirsi di più con l’inserimento di M’Vila è stato subito vanificato da un uno-due terrificante che ha messo in ginocchio un gruppo che purtroppo non riesce ad avere un benché minimo spirito di reazione.

Quello che più colpisce, infatti, è proprio la rassegnazione che avvolge tutti, anche quelli notoriamente più tosti e abituati alle difficoltà, non appena le cose girano male. Un aspetto che non può non preoccupare, considerato che le squadre di Mazzarri si contraddistinguono sempre per lo spirito di squadra e la forza di carattere. Serve una scossa, qualcosa che possa dare una spinta a uscire da una situazione che rischia di travolgere tutti e cancellare anche le cose buone fatte fin qui. Non sarebbe male, per esempio, insistere con il 4-4-2.

Subito al tappeto

I due gol sono arrivati su due tiri imparabili, ma scaturiti dalle difficoltà dell’Inter sulle fasce.

Se Dodò è stato l’unico a rendersi pericoloso con un tiro da fuori è pur vero però che per il resto del primo tempo ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Confido molto in Medel e nella sua aggressività nello spogliatoio.

L’esperimento del doppio mediano è già fallito? Difficile dirlo, perché praticamente l’uno-due subìto quasi a freddo ha messo ko la squadra e fatto saltare qualsiasi piano.

Che mosse si potrebbero fare nella ripresa? Mah… Di sicuro toglierei Dodò. Non per altro, ma solo per togliere riferimenti alla Viola.

A Firenze aspettando che Mazzarri faccia almeno due cambi

Walter Mazzarri

Se devo scegliere tra Pellizzari e Mazzarri allora sto con Mazzarri

D’accordo, Mazzarri non è Mourinho, ma nemmeno l’ultimo degli allenatori. Questo blog non è stato mai tenero con Mazzarri, ma il rispetto è un’altra cosa. Il rispetto è sacro, a maggior ragione nei confronti di chi comunque sta dando il massimo per fare bene all’Inter. Rispetto che per esempio Tommaso Pellizzari non ha nel condannarlo senza appello come inadatto perché ritenuto privo delle necessarie qualità umane (addirittura) prima ancora che tecniche. Ora, a parte il fatto che attaccare Mazzarri anche sul piano personale – in questo momento che è in grosse difficoltà – è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, chi pensa di avere delle certezze su uno sport opinabile e contraddittorio come il calcio è a prescindere persona come minimo di scarso spessore.

Il carisma del condottiero senza truppa

Che poi mica basta diventare opinionista del Corriere della sera per poter scrivere impunemente che per esempio Mazzarri sarebbe privo del “carisma del condottiero”.  Non sarà invece che a Mazzarri più del “carisma del condottiero” manchino magari due esterni capaci di marcare l’uomo? O magari un centrocampista meno lento di Hernanes? Vorrei proprio vederlo uno come Mourinho cui il “carisma del condottiero” certo non manca, essere costretto a schierare Hernanes, D’Ambrosio e Popò. O con Vidic che finora più che quel grande difensore che era in Premier League è sembrato una specie di infiltrato della Fiat. Già me l’immagino la faccia di Mourinho. E che fine farebbe il suo “carisma del condottiero”.

 Non è il gioco a mancare, ma la velocità d’esecuzione

Così come è una stupidaggine sostenere che l’Inter di Mazzarri non abbia un gioco. Non solo è falso, ma anzi spesso le rigidità tattiche di Mazzarri (nel pretendere l’esatta esecuzione degli schemi) diventano a volte perfino controproducenti. La verità invece è un’altra: la manovra è sempre troppa lenta e quindi prevedibilissima perché i giocatori non riescono a giocare la palla di prima. Il gioco è una cosa, la capacità dei suoi interpreti (alcuni assai scadenti) un’altra. Semmai si può obiettare a Mazzarri perché abbia scelto giocatori non all’altezza. Ma è semplice (e qui Pellizzari ha ragione quando scrive che non è colpa sua) e cioè: era l’unica condizione, quella di accettare un mercato al ribasso, per rimanere sulla panchina dell’Inter.

A Mazzarri manca solo il coraggio di scommettere su Mbaye e uno tra Obi e Khrin

A Mazzarri non mancano le capacità tecniche o morali come sostiene Pellizzari. Ha solo bisogno di avere più coraggio e rischiare di più. Come? Al di là di quello che potrà succedere a Firenze, Mazzarri deve avere il coraggio di cambiare gli esterni e la mezzala che deve interagire con Kovacic. Quando Mourinho si è trovato nella sua stessa situazione lo ha fatto eccome: tolse Maxwell e fece esordire Santon. Mazzarri deve fare altrettanto: deve avere il coraggio di scommettere su Mbaye (cui tra l’altro il talento non manca) e rivedere le gerarchie. D’Ambrosio non è tecnicamente all’altezza, Dodò non sa marcare e in Serie A potrebbe al massimo giocare come ala o attaccante esterno (se solo almeno vedesse la porta). Mentre a centrocampo Hernanes e Guarin hanno avuto tutto il tempo e tutte le occasioni per dimostrare quello che ora come ora evidentemente non riescono a fare. Anche in questo caso Mazzarri dovrebbe avere il coraggio di dare spazio a uno tra Obi e Krhin. A meno che non voglia giocare con il doppio mediano e cioè con Medel affiancato da M’Vila.

 La formazione

Stando alle ultime notizie Mazzarri potrebbe optare per il doppio mediano ed è una scelta più che lecita. Purtroppo però sarebbe di nuovo intenzionato a confermare i due esterni peggiori a disposizione e cioè D’Ambrosio e Dodò. Ora come ora due vere disgrazie. Facile prevedere che la Fiorentina cercherà di mettere in difficoltà l’Inter e di vincere la partita proprio sulle fasce.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – D’Ambrosio, M’Vila, Medel, Kovacic, Dodò – Osvaldo, Icardi

Il pronostico

Firmerei per lo 0-0. Dopo il tracollo col Cagliari sarebbe fondamentale fare almeno risultato.

Otto cose che non funzionano nell’Inter di Mazzarri

Mazzarri durante la disfatta contro il Cagliari a San Siro

A mente più o meno fredda (l’incazzatura è ancora tanta) alcune cose (le prime otto che vengono in mente) che non funzionano nell’Inter di Mazzarri.

1. Manovra lenta e palla raramente giocata di prima

Ogni azione inizia con un giro palla dei tre difensori che cercano di servire il centrocampista che riesce a smarcarsi (quando e se ci riesce). I difensori però non sembrano avere sufficienti capacità tecniche per un compito del genere. Gli avversari lo sanno benissimo e fanno ogni volta un pressing mirato che spesso e volentieri mette in difficoltà il portatore di palla costretto il più delle volte a forzare la giocata. Non sarebbe meglio far partire il gioco dai centrocampisti che a turno vengono incontro ai difensori? Ma il problema maggiore è un altro ancora: raramente la palla viene giocata di prima. Due, tre se non quattro tocchi prima di eseguire un passaggio. A volte con effetti tragicomici, tipo che prima di effettuare un lancio o un cross in area si aspetta ogni volta educatamente che la retroguardia avversaria si ricompatti e sistemi le marcature.

2. Gioco prevedibile che si sviluppa di solito sulle fasce

Per mandare in confusione il gioco dell’Inter ormai basta una semplicissima accortezza. E cioè ogni volta che Handanovic rimette in gioco la palla agli avversari è sufficiente semplicemente marcare a uomo i due esterni. Tanto la manovra – sempre lentissima e per forza di cose leggibilissima – prevede sistematicamente che la palla, gira che ti gira, debba arrivare proprio sui piedi di uno dei due esterni. E se un marcatore non basta c’è sempre tutto il tempo necessario per andare a raddoppiare. Semplice, facile.

3. Esterni totalmente inadeguati a fare la fase difensiva

Nel gioco di Mazzarri gli esterni sono fondamentali perché sono proprio loro a dover fare la differenza in campo, sono quelli cioè deputati a sparigliare gli equilibri. Peccato però che ne ha scelto quattro uno peggio dell’altro. O meglio: sono tutti buoni giocatori, ma non da grande squadra. Di questi Nagatomo è forse il meno peggio anche se non è certo un fuoriclasse. D’Ambrosio quello tecnicamente più modesto. Mentre Jonathan e Dodò sono certamente all’altezza della situazione quando si tratta di attaccare, non altrettanto – anzi per niente – nella fase difensiva. Questo per dire che il punto debole dell’Inter sono proprio loro: gli esterni. Zeman ha stravinto attaccando sulle fasce, puntando e mettendo in grosse difficoltà sia Nagatomo che Dodò.

4. Vidic stenta ad ambientarsi

Per chi proviene dalla Premier League non è facile abituarsi a un calcio fondato sulle furbizie e sulle simulazioni come il nostro. Deve essere stato un impatto traumatico non da poco per Vidic la Serie A in cui si gioca con le regole che gli arbitri interpretano di volta in volta a loro discrezione. Niente di più facile e prevedibile per un difensore come lui che fa valere la sua prestanza fisica perdere improvvisamente ogni sicurezza nel momento in cui ogni minimo contrasto potrebbe essere fischiato e sanzionato. E tanto è stato. Improvvisamente, uno dei più grandi difensori degli ultimi anni ora si mette paura pure della sua ombra. Gli scherzi che fa il calcio italiano.

5. Manca un difensore molto veloce

A parte le difficoltà attuali di Vidic ad ambientarsi, rimane il fatto che la retroguardia soffre gli attaccanti assai veloci, come per esempio quelli del Cagliari (tanto che Zeman ha schierato opportunamente tutti i nanerottoli a disposizione). Manca cioè uno bravo nei recuperi, uno capace di non farsi saltare in velocità e di tenere la marcatura anche delle punte più dinamiche. Nessuno tra Ranocchia, Vidic e Juan Jesus ha queste caratteristiche. Tantomeno le riserve Andreolli e Campagnaro. E questo non è un dettaglio irrilevante. Soprattutto quando il reparto è ancora alla ricerca di una soddisfacente organizzazione.

6. Hernanes un clamoroso errore (costato 20 milioni)

Lotito ancora ride per quei 20 milioni che è riuscito ad avere per un giocatore di cui la Lazio non sapeva come liberarsene senza doverlo per forza regalare. Per carità, tecnicamente il brasiliano non si discute e non per niente è nel giro della nazionale. Centrocampista eclettico dai piedi eccelsi (è ambidestro) grande visione di gioco, ottimo tiro da fuori. Purtroppo però ha un difetto che oscura tutte queste belle qualità: è troppo lento, esageratamente lento – almeno per la Serie A – per poter sfruttare il suo indubbio talento. O meglio: potrebbe funzionare e magari fare la differenza se inserito in una squadra in cui gli altri corrono anche per lui. Nell’Inter attuale invece è un lusso insostenibile. Troppo leggero per fare coppia con Medel, poco reattivo per fare da spalla a Kovacic, inadatto ad assecondare l’anarchia di Guarin. Insomma, uno spreco. Inutile.

7. Guarin un atipico che non si sa ancora come utilizzare

Piuttosto di uno che gioca in punta di piedi come il compassato Hernanes all’Inter di Mazzarri sarebbe stato assai più utile un centrocampista più d’interdizione e spinta per esempio come Nainggolan che tra l’altro sarebbe costato pure di meno. L’alternativa a Hernanes invece è un giocatore atipico come Guarin di assai difficile collocazione. Ogni tentativo di inquadrarlo tatticamente è finora fallito. Anche perché il colombiano sembra essere inaffidabile in quasi tutti i ruoli in cui è stato provato. Inaffidabile sia dal punto di vista tattico e sia sotto l’aspetto mentale. Non è mai continuo e spesso si dimentica di coprire gli spazi di competenza. Mina vagante, Guarin continua a essere un eterno incompiuto che spesso fa più danni che guadagno.

8. Le rigidità tattiche (e le paure) di Mazzarri lo rendono vittima di se stesso

La squadra lo segue in tutto e per tutto e forse – sembra un paradosso ma fino a un certo punto – a lungo andare questo potrebbe rivelarsi anche un limite. Nel senso che certe ossessioni tattiche di Mazzarri, con la sua esagerata predisposizione al gioco speculativo, sembrano frenare quasi l’istinto dei giocatori di maggior talento. Giusto scendere sempre in campo con l’umiltà di una provinciale, non altrettanto però se poi si gioca con la paura (se non il terrore) di limitare i danni e rischiare il minimo possibile. Approccio giusto, mentalità però sbagliata. Con risultati spesso, ahimé, mediocri. Ma l’Inter è l’Inter e, a prescindere dalla forza della società e della qualità dell’organico, deve sempre giocare da Inter. Perché Mazzarri non riesce ancora a capirlo? Serve solo un po’ di coraggio in più.

E adesso? Un secondo anno zero?

Non c’è davvero più niente da dire perché l’Inter di Mazzarri non cambia e non riesce proprio a liberarsi da limiti e difetti risaputi. Contro il Cagliari, al di là delle sfortune arbitrali (sai che novità) che hanno certamente un peso importante, è stato uno spettacolo veramente indecoroso. L’impresa con l’Atalanta aveva illuso i soliti tifosi ottimisti a prescindere. Ma la realtà, evidentemente, è un’altra.

Per ora purtroppo l’Inter di Mazzarri è questa: per una cosa che le riesce ne sbaglia subito dieci. D’accordo, Banti ha fatto il possibile per condizionare la partita, rimane il fatto però che anche in dieci una squadra come l’Inter non può mai prendere tre gol in pochi minuti contro un avversario tecnicamente ben più modesto come il Cagliari. Per questo motivo è una sconfitta senza alibi.

L’Inter di Mazzarri non riesce ad esprimersi come potrebbe e dovrebbe e troppi giocatori non sono all’altezza. Tre nomi su tutti: il presuntuoso Dodò (tatticamente ridicolo) il lento Hernanes (non ha il fisico per giocare a certi livelli) e il confuso D’Ambrosio (è proprio scarso). Guarda caso proprio tre giocatori scelti e fortemente voluti da Mazzarri. E quella che ha costruito è purtroppo una squadra irrimediabilmente mediocre.

Patetici

Solite sfortune arbitrali, solita Inter scoglionata. Ma non è certo una novità. Anzi.

Per una partita vinta con inenarrabili sofferenze segue inevitabile un figura più o meno (oggi più) di merda.

L’anno zero era l’anno zero e tutto andava bene. Ma come la mettiamo con l’anno uno? O forse si ritorna indietro? Siamo al secondo anno zero?

Di giocatori ciucci e presuntuosi ne ho visti tanti, sicuramente Dodò è tra i primi. Oggi ha disonorato la maglia e dipendesse da me potrebbe scordarsela per sempre.

Vidic ha capito cosa significa giocare in Serie A, un campionato dove giocare a calcio è l’ultima delle preoccupazioni.

Comunque sia è stata una lezione di calcio, senza se e senza ma, quella di Zeman a Mazzarri. Punto.

Serve continuità (e ritrovare Palacio)

Rodrigo Palacio: il suo pieno recupero è fondamentale

L’obbligo di vincere anche due volte di fila

All’Inter di Mazzarri manca la continuità. Dei risultati, ovviamente, perché il bel gioco quello non si è mai visto e difficilmente, tentuo conto degli interpreti, si potrà mai vedere. Dopo l’incoraggiante impresa compiuta con l’Atalanta ora però non bisogna fare il solito passo indietro. La partita col Cagliari (non certo uno squadrone) è di quelle che vanno vinte e possibilmente anche senza nemmeno soffrire più di tanto. Altrimenti siamo sempre alle solite.

L’importanza di Palacio, l’unico veramente indispensabile

In una squadra senza tanti fuoriclasse diventa fondamentale il pieno recupero di uno come Palacio, determinante per la sua versatilità: sa giocare da prima come da seconda punta, sa fare anche l’ala e, secondo me, sarebbe devastante come esterno di centrocampo. Icardi e Osvaldo sono dei finalizzatori e in fondo uno vale l’altro. Palacio invece è unico perché può ricoprire tutti i ruoli d’attacco facendo sempre la differenza. Questa Inter non può fare a meno di lui.

Mai gridare al terzo posto prima del tempo

Meno male che ci ha pensato Stramaccioni a spodestare l’Inter dal terzo posto. Ora come ora è un peso insostenibile per la squadra di Mazzarri apparsa finora ancora troppo fragile. A maggior ragione lo è anche in considerazione del fatto che i media avevano pensato bene di gridare subito al miracolo. Senza considerare inoltre che ci sono squadre più attrezzate: il Napoli ha comunque un organico migliore e Mediaset maggior fortuna con gli arbitri.

La formazione

Per come i media preannunciano novità in difesa e a centrocampo, l’impressione è che Mazzarri, uno che difficilmente rinuncia (se non costretto) all’undici di base, stia giocando a nascondersi. Mah. Vedremo. L’importante comunque è che giochi Palacio e che, soprattutto, al più presto ritrovi la forma perduta.

Handanovic – Ranocchia (Andreolli), Vidic, Juan Jesus – Jonathan, Guarin (Hernanes), Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Osvaldo

Il pronostico

Minimo: 1-0 (e segna Palacio). Classico: 2-0 (Palacio e Kovacic). Massimo: 3-0 (doppietta di Palacio e Kovacic). Tassativamente, però, senza subire gol.

Impresa dell’Inter che riesce a battere l’Atalanta a San Siro

Osvaldo sblocca il risultato contro l'Atalanta con un gol molto bello

Dopo quattro anni l’Inter corona un sogno che sembrava impossibile. Un’impresa, insomma. Soprattutto di questi tempi. Una partita all’insegna, ancora una volta, della mediocrità. Poche idee e spesso confuse, con qualche giocatore di troppo o non ancora in forma o, peggio, abbastanza svogliato. Al di là dei tre punti, tutto è l’Inter di Mazzarri (voto 6 d’ufficio) tranne che convincente.

Il migliore mi è sembrato, non fosse altro per serietà e spirito di sacrificio, quel tracagnotto di Medel (voto 7 di stima) che sarà certamente brutto e sgraziato ma è già diventato l’uomo-squadra. Non solo perché corre per tre, copre tutti gli spazi e rincorre tutti gli avversari, ma anche perché in campo fa già sentire la sua autorevolezza costringendo compagni meno volenterosi a fare i seri. Proprio il tipo di giocatore che ci voleva, soprattutto quando qualche brasiliano o argentino si mette a fare il turista.

Ovviamente buona la prestazione di Osvaldo (voto 7) che trova un bel gol e per il resto si impegna abbastanza, dando di nuovo l’impressione di tenerci molto a fare bella figura. Meno male, perché con Icardi (s. v.) fuori causa per un contrasto e Palacio (voto 5) che sbaglia un rigore e poi riesce a prendere il palo su un gol già fatto, aveva tutta sulle sue spalle la responsabilità dell’attacco. Insisto a dirlo anche solo per scaramanzia, ma continuano le coincidenze tra Milito e Palacio entrambi vittime a quattro anni di distanza l’uno dall’altro dei fallimenti mondiali. Pure Milito rientrò a pezzi, pure Milito sbagliò un rigore. Speriamo – anche perché Milito non si riprese più – che le somiglianze finiscano qui. Del resto, nonostante la brutta partita Palacio è sembrato in crescita.

Meno brillante del solito, Kovacic (voto 6) garantisce comunque il minimo sindacale di qualità. Spesso gli mancano sponde con cui interagire, anche perché l’atipico e anarchico Guarin (voto 5) gioca più che altro per conto suo, peggio ancora se poi non è di vena (sai che novità). Anche se Hernanes (voto 6, un voto in più per il gol) entrato al posto suo non è che sia riuscito a combinare granché. L’unica cosa che gli riesce è una punizione che – finalmente – chiude la partita. Diligente e ligio alle consegne M’Vila (voto 6 d’incoraggiamento) entrato a un quarto d’ora dalla fine per arginare il forcing dell’Atalanta che cercava di fare ancora una volta il solito colpaccio confidando sul consueto calo di concentrazione dei padroni di casa.

Pessimi – e secondo me i peggiori – i due esterni. Jonathan (voto 5) e Dodò (voto 5) tengono il campo con una presunzione da fenomeni che non sono – soprattutto in fase difensiva – presunzione fuori luogo e immotivata.  Dovrebbero giocare con più umiltà e concentrazione e, soprattutto, dovrebbero mettere ogni giocata al servizio della squadra. Cosa che a volte non succede. Dodò, in particolare, sembra eccessivamente innamorato di se stesso e del tocco lezioso, spesso poco utile e a volte perfino dannoso. Ah, Mourinho dove sei…

Ordinaria amministrazione per il pacchetto difensivo. Qualche sbavatura c’è stata, ma tutto sommato poche cose rispetto a Palermo. Voto 6 politico per i tre difensori e Handanovic. Anche se ha sbagliato un’uscita di routine che poteva provocare il patatrac e riproporre l’ennesimo psicodramma quando c’è di fronte l’Atalanta. Ma stavolta il miracolo si è finalmente avverato. Hai detto niente.

L’Inter verso l’impresa

Medel lancia Jonathan che però non scatta pretendendo di averla sui piedi. Medel giustamente si incazza perché, a differenza di Jonathan, è uno serio.

L’argentinite colpisce ancora. Come Milito, dopo i Mondiali anche Palacio sembra l’ombra di se stesso.

Osvaldo fa un gol da fuoriclasse. Ma lui quei numeri ce li ha, gli manca solo un minimo di testa.

Dodò fa troppo il fenomeno, troppo attento a far vedere che sa giocare a pallone. Qualcuno nello spogliatoio farebbe bene però a ricordargli che da quando è arrivato in Italia per ora ha fatto solo ridere.

Panico a San Siro, arriva l’invincibile Atalanta

Bonaventura affonda l'Inter a San Siro nella scorsa stagione

Lo spauracchio bergamasco che fa tanto paura all’Inter

Sembra uno scherzo e invece non lo è per niente. A prescindere da squadra e allenatore, ogni volta che l’Inter affronta l’Atalanta sono sempre figure di merda. Del resto, il fatto che da ben quattro anni una squadra come l’Inter non riesca a battere, nemmeno in casa, una squadretta di provincia come l’Atalanta spiega abbastanza bene cosa sia il calcio, soprattutto quello italiano.
Com’è possibile una cosa del genere, considerata la sproporzione tecnica per non parlare del fatturato? Ecco allora la mia modesta proposta per esorcizzare lo spauracchio bergamasco: un milione di multa a testa (compresi quelli in panchina) nel qual caso i nostri eroi riuscissero nell’impresa al contrario di non vincere nemmeno stavolta. Scommettiamo che funziona? Pare infatti che nel calcio i soldi possano fare miracoli impensabili. Hai visto mai.

Merito dell’Atalanta o, piuttosto, demerito dell’Inter?

I professori dicono che sia tutta una questione di carattere e forza di volontà. E come no. Semplice, che ci vuole? Come se bastasse solo volere una cosa per ottenerla. Guarda caso, però, l’Atalanta si limita solo a ridicolizzare ogni volta l’Inter e stop: non è che poi lotti per lo scudetto. Proprio per niente. Fa semplicemente un figurone solo quando gioca contro l’Inter. Per il resto del campionato fa solo numero. E allora c’è per forza qualcosa che non riporta. Non sarà magari che più dei meriti dell’Atalanta dipenda magari dai demeriti dell’Inter?
Non sarà piuttosto che i fenomeni di città quando incontrano i dilettanti di paese non si degnino di garantire quasi mai il minimo sindacale di impegno? Senza che poi la società faccia loro pesare adeguatamente questa palese mancanza di professionalità? No, perché dopo quattro anni è difficile continuare a parlare di eccezione che conferma la regola.

La formazione

Rientra dal primo minuto Palacio: giocatore indispensabile non solo in attacco, ma per gli equilibri di tutta la squadra. E Palacio è di fatto l’ultima carta a disposizione di Mazzarri per far uscire la squadra dalla mediocrità in cui si dibatte. Se nemmeno questa dovesse funzionare, sarebbe davvero un bel problema. L’organico è stato rinforzato come voleva Mazzarri, eppure l’Inter accusa gli stessi limiti e difetti della scorsa stagione.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – D’Ambrosio (Jonathan), Guarin, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Troppe umiliazioni e relative incazzature per poter solo ipotizzare l’ennesimo passo falso. L’incredibile sconfitta della scorsa stagione forse può essere considerata il simbolo del fallimento del cosiddetto anno zero. Certo, l’Atalanta (l’invincibile) non è il Sassuolo e nessuno pretende la goleada, ma a tutto c’è un limite e il risultato a disposizione è per forza uno solo. O altrimenti, davvero, questo blog non risponde più di se stesso.