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Adesso però davvero basta con tutti questi Dodò e Medel

Se Mancini pensa che il problema dell’Inter fosse Mazzarri – e non la mediocrità dell’organico a disposizione – commetterebbe un imperdonabile errore di presunzione che potrebbe travolgerlo come nemmeno si immagina. È quanto viene in mente vedendo forse la peggiore Inter stagionale con in campo molti giocatori che non dovrebbero indossare quella maglia.

Sarebbe insomma davvero ora che all’Inter tutti quanti comincino a darsi una calmata e decidano quanto prima a comportarsi da persone serie e dimostrino quindi più rispetto – uno come Mancini lo sa benissimo cosa vuol dire – per una maglia che in queste ultime stagioni è stata troppe volte umiliata e offesa.

Il calcio è sport quanto più opinabile e sbagliare fa parte del gioco. Così come ne abbiamo davvero viste di tutti i colori, penso per esempio a Quaresma o Zarate. O Rocchi (e altri ancora che ho rimosso). Però di solito erano casi isolati. Non come adesso che siamo costretti a vedere in campo tutti in una volta Dodò, Campagnaro, Hernanes o Medel. Adesso basta, veramente.

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Primo tempo inguardabile

Primo tempo semplicemente vergognoso. Il sospetto è che Mancini non abbia mai visto giocare ultimamente l’Inter.

Fasce semplicemente ridicole. Per me incomprensibile come Mancini possa far giocare Dodò o che sostituisca Nagatomo con Campagnaro. Oggi le comiche, insomma.

Handanovic ha – per ora – salvato la partita. Ma quasi tutti gli altri sarebbero da prendere a calci.

Kuzmanovic ci ha messo una pezza. Ma non è certo lui quello che dovrebbe fare la differenza.

Primo non complicarsi la vita

Medel, Osvaldo, Carrizo e Juan Jesus probabilmente titolari stasera nella partita di Europa League a San Siro contro il Dnipro

Medel, Osvaldo, Carrizo e Juan Jesus probabili titolari stasera nella partita di Europa League contro il Dnipro

Per ora Mancini sembra volersi divertire giocando a nascondino

M’Vila e D’Ambrosio possono considerarsi già fuori da ogni rotazione o sono stati invece precettati per Roma? E Vidic è veramente infortunato o è stato scartato senza appello? Per Mbaye si allontana di nuovo la prima squadra? L’impressione è che Mancini (squalificato in Europa) giochi a nascondino. Del resto, con l’organico a disposizione c’è poco da inventarsi.

Per Medel e Osvaldo sarà assolutamente vietato sbagliare partita

Medel a centrocampo e Osvaldo in attacco quelli che più di altri potrebbero beneficiare del turn over contro il Dnipro. Per Medel, in particolare, dovrebbe essere l’occasione per convincere Mancini che di solito non va propriamente pazzo per centrocampisti come lui. Più difficile per Osvaldo riuscire a scavalcare nelle gerarchie Icardi. Per provarci ha un solo modo: fare gol.

Chiudere la pratica qualificazione è il minimo sindacale

Fermo restando che l’Inter attuale potrebbe andare in difficoltà con qualsiasi avversario, il Dnipro già battuto in Ucraina è più che abbordabile. Riuscirci pure in casa, anche facendo ricorso al turn over, equivale al minimo sindacale. Del resto, lo stesso Mancini ha parlato di voler chiudere il discorso qualificazione. Senza, si spera, possibili complicazioni.

La formazione

Forse in difesa il turno over più evidente. Oltre a Carrizo in porta, potrebbero esserci Andreolli e Campagnaro. Mentre a centrocampo al posto dell’acciaccato Kovacic dovrebbe giocare dal primo minuto Hernanes. Sarà di nuovo lo sperimentale 4-1-4-1? Stavolta con Medel davanti alla difesa? Con Mancini è sempre difficile fare previsioni, soprattutto di questi tempi.

Carrizo – Campagnaro, Andreolli, Juan Jesus, Nagatomo – Medel – Palacio, Guarin, Kuzmanovic, Hernanes – Osvaldo

Il pronostico

Una vittoria, anche di misura, senza strafare. Possibilmente, in scioltezza. È chiedere troppo?

Buon primo tempo vanificato da una pessima ripresa

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Di positivo c’è solo il risultato. Il pari avvicina la qualificazione ed è perlomeno incoraggiante dopo la figuraccia rimediata a Parma. Per il resto però il buon primo tempo giocato con piglio da grande squadra ha illuso i più ottimisti di noi. Perché sono bastati appena cinque minuti della ripresa per evocare i soliti fantasmi. Il gol del pari francese (gol decisamente evitabile) ha cancellato quanto di buono era stato fatto nella prima parte della partita. Nel senso che da lì in poi sono riemerse puntualmente le solite paure e incertezze che condizionano anche il più semplice alleggerimento.

In troppi si sono subito smarriti e hanno perso le sicurezze – e la tranquillità – che avevano mostrato fino a quel momento. Ma al di là del fattore psicologico a me sembra che ognuno giochi per conto proprio: non si vede quello spirito di squadra così indispensabile soprattutto quando si è in difficoltà. Fatto sta che, dopo un primo tempo in cui l’Inter è stata capace di creare qualcosa come una mezza dozzina di occasioni, nella ripresa il Saint-Étienne ha meritato il pareggio. Se non altro per il buon forcing finale quando l’Inter ha accusato la stanchezza e ha concesso negli ultimi dieci minuti un paio di occasioni buone per ribaltare il risultato.

Complessivamente il risultato sembra giusto. Ma le perplessità sui limiti della squadra rimangono intatte. Nessun passo avanti, almeno per quanto riguarda la tenuta mentale, rispetto a Parma. L’Inter continua ad essere poco reattiva e si disunisce alle prime difficoltà. È stato sufficiente subire il gol per vanificare immediatamente la buona prestazione fatta vedere nel primo tempo. Contro un Saint-Étienne, tra l’altro, che fino a quel momento era stato cancellato dal campo e stava soffrendo non poco. Mazzarri proprio non riesce a infondere ai più esperti quella rabbia agonistica che ha sempre contraddistinto le squadre da lui allenate.

Primo tempo insolitamente positivo

Primo tempo da grande squadra. Non meno di una mezza dozzina di occasioni create, di cui una trasformata. Pericoli quasi zero.

Il Saint-Étienne sembra non essere mai entrato in campo. Per ora i francesi sembrano assai fragili, che al cospetto dell’Inter di Mazzarri è tutto dire.

Positiva finora la prestazione di Bonazzoli. Non male nemmeno Mbaye che rispetto a Obi almeno conosce i movimenti da fare.

Il vero avversario è la paura (di Mazzarri)

Il rientrante Osvaldo ha bisogno di giocare per tornare in forma

Il rientrante Osvaldo ha bisogno di giocare per tornare in forma

Quando le cose non vanno bene Mazzarri si fa prendere dalla paura

Mazzarri è così, ha bisogno di sicurezze. Ha le sue convinzioni e non le cambia. Soprattutto nei momenti di difficoltà.  Ragion per cui, come anticipa Sky, avrebbe deciso di tornare alle sane vecchie abitudini e cioè, a parte l’ormai famigerata difesa a 3, di giocare con una punta sola. Contro il Saint-Étienne tutto il peso dell’attacco dovrebbe caricarselo l’incerto e confuso Palacio, le cui spalle attualmente tutto sono tranne che solide.

Palacio unica punta sarebbe non una ma tre volte sbagliato

Anche se criticare le scelte di Mazzarri è ormai come sparare sulla Croce Rossa, Palacio unica punta sarebbe un triplo errore. Primo perché la precarietà dell’assetto non fa altro che generare più confusione di quella che già c’è. Secondo perché Palacio è quello che più di chiunque altro avrebbe bisogno di stare fuori. Terzo perché si toglie spazio a Osvaldo che ha bisogno di essere recuperato al più presto viste le condizioni imbarazzanti proprio di Palacio.

Un assetto troppo difensivo potrebbe esporre l’Inter a un’altra imbarcata

La paura di Mazzarri potrebbe essere tale che anche una trasferta apparentemente non proibitiva potrebbe trasformarsi in un altro, ennesimo, disastro. Soprattutto se con la scusa degli infortuni e del turn over Mazzarri fosse tentato di varare un centrocampo eccessivamente difensivo e quindi inevitabilmente destinato a scomparire dal campo. Anche perché l’ipotesi assai bislacca di Kovacic nel ruolo che fu di Alvarez sarebbe una cosa davvero inguardabile.

La formazione

Non oso pensare che Mazzarri decida sul serio di mettere in campo una delle formazioni che i media stanno anticipando in queste ore per quanto sembrano squilibrate e quasi mandate allo sbaraglio. Preferisco credere che sia solo pretattica. E mi auguro che Mazzarri schieri più o meno una cosa del genere:

Handanovic – Andreolli, Vidic, Juan Jesus – Mbaye, Kuzmanovic (Guarin) Medel, Kovacic, Dodò – Palacio (Osvaldo) Icardi

Il pronostico

Molto dipenderà dalla squadra che scenderà in campo. La formazione che ha perso a Parma può benissimo strappare ai francesi un altro pareggio inchiodando la partita sullo 0-0. In caso contrario, non è azzardato prevedere che si possa ballare.

Inter volenterosa ma senza qualità

La possibile crescita dell'Inter dipende soprattutto da Kovacic

La possibile crescita dell’Inter dipende soprattutto da Kovacic

La partita con il Saint-Étienne è stata – e il turn over non può essere un alibi – lo specchio dell’attuale situazione. Uno 0-0 scolorito e abbastanza triste di una squadra volenterosa ma senza qualità. Guidata da un allenatore decisamente sull’orlo di una crisi di nervi, costretto com’è da una società finora poco presente a gestire cose più grandi di lui.

Bisognava vincere sia per esorcizzare il poco simpatico addio di Moratti e ancor di più per allontanare tutte le incertezze e paure del momento. Anche se il pari – per quanto riguarda la situazione in coppa – va benissimo ed è un altro passo avanti verso una qualificazione ormai quasi certa. Sarebbe un primo minimo obiettivo raggiunto, non certo poco di questi tempi.

Ma è ovviamente quello di Cesena l’ennesimo esame che l’Inter di Mazzarri è chiamata ancora una volta a superare. C’è da capire, al di là degli incidenti di percorso e delle difficoltà ambientali sempre maggiori, quale possa essere il reale valore dell’Inter. Se sia cioè una squadra condannata alla mediocrità oppure no, oppure chissà c’è uno spiraglio di possibile crescita.

L’Inter non può permettersi di sottovalutare il Saint-Étienne

Walter Mazzarri

Walter Mazzarri sempre più sotto pressione

Più che un partita un intralcio ai lavori in corso

Tutto avrebbe voluto Mazzarri tranne questo intermezzo di coppa. In un momento così delicato la partita con il Saint-Étienne non può essere di nessun aiuto e per di più potrebbe, se le cose dovessero complicarsi, anche rendere la situazione ancora più difficile di quella che già è. L’avversario è di quelli che pur non avendo un nome che spaventa è comunque di buon livello e potrebbe creare problemi se affrontato con sufficienza. E cioè pensando già al Cesena.

Turn over ma non troppo, che c’è già abbastanza confusione

Turn over o no? In linea di massima sarebbe più che giusto far tirare il fiato a qualche elemento tra quelli apparsi ultimamente in difficoltà e dare così spazio alla panchina. Senza esagerare, però, visto che ora come ora per Mazzarri sembra essere un lusso che non può permettersi più di tanto. La squadra non ha ancora trovato un assetto affidabile e troppe novità potrebbero ingenerare ancora più confusione di quella che troppo spesso si è vista in campo.

Mazzarri avrà le sue colpe, ma la società di certo non lo aiuta

Se la squadra non riesce ancora ad esprimersi a un buon livello Mazzarri ha sicuramente le sue responsabilità. Però è pur vero che al di là delle uscite di Moratti, la società dà l’impressione di non sostenere adeguatamente l’allenatore. Anzi. Thohir pare più interessato all’opera di ridimensionamento e la sua attenzione sempre concentrata sugli aspetti finanziari e mai su quelli tecnici. Non è certo il massimo, come cosa. Di sicuro non aiuta.

La formazione

Difficile capire cosa Mazzarri cambierà, anche perché gli eventuali cambi saranno dettati da problemi contingenti, come per esempio nel caso di Medel, fuori per una contusione accusata nell’ultimo allenamento. Prevedibilmente dovrebbe essere M’Vila a sostituirlo. Se la conferma di Obi (di nuovo fuori ruolo) sembra scontata, difficile che Mbaye possa essere provato (come sarebbe giusto) sulla sinistra, al posto di Dodò. Probabile l’inserimento di Guarin.

Handanovic – Andreolli, Vidic, Juan Jesus – Obi, Guarin, M ‘Vila, Hernanes, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Rivincere a San Siro, per dire, non sarebbe mica male. Anche senza dover per forza strafare, che non è il proprio il caso.

Tre punti e di questi tempi è già tanto

L’unica cosa buona è il risultato. Tre punti che potrebbero ipotecare la qualificazione.

La squadra però continua a giocare nella stessa maniera scoglionata. E la pochezza del Qarabag c’entra relativamente.

Ma non era certo questa la controprova della disfatta col Cagliari. A Firenze servirà parecchio di più per evitare un’altra figura di merda.

I primi piani dei nerazzurri stasera in campo e – soprattutto – di Mazzarri non sembrano essere rassicuranti. I primi danno l’impressione di essere insoddisfatti o solo confusi, il secondo decisamente disperato.

Primo tempo sonnacchioso, in tema col nuovo pigiamino

Il nuovo pigiamino da mezza stagione della sempre più imbarazzante linea notte rende ancora più desolante la serata per pochi intimi. Che tristezza, davvero.

Primo tempo al rallentatore con una manovra perfino più lenta e prevedibile del solito. Cambiano gli interpreti ma non la musica.

Quelli del Qarabag per fortuna sono poca cosa, anche se a dire la verità la differenza non si nota troppo spesso. Per ora la mediocrità fa a gara con la noia.

A dimostrazione della modestia degli azeri il fatto che riescono a far sembrare un mezzo fenomeno perfino un terzinaccio come D’Ambrosio.

Golletto che vale tre punti e tanta noia

D'Ambrosio esulta dopo aver sbloccato il risultato a Kiev

Il massimo risultato facendo il minimo indispensabile. L’Inter di Mazzarri ottiene il massimo giocando quasi in punta di piedi a Kiev in un’atmosfera vagamente spettrale. Ripresa un po’ meno soporifera del primo tempo, ma comunque una gara noiosa come poche. Pochi spettatori, niente spettacolo, scarsa voglia di divertire e divertirsi: più che comprensibile con la guerra in corso. Siamo sicuri che in questi casi giocare sia la scelta migliore? Mah…

Sfruttando come meglio non si poteva la superiorità numerica in seguito all’espulsione del capitano del Dnipro per un secondo giallo inventato dall’arbitro, nel secondo tempo l’Inter ha segnato con un D’Ambrosio in stile Garrincha il golletto che serviva. Un affondo vincente e stop. Per il resto poco altro con ritmi più da allenamento che da gara di coppa. Mentre gli ucraini, da parte loro, una volta rimasti in dieci nemmeno hanno provato più a cercare la porta di Handanovic.

Dopo il Sassuolo, insomma, un’altra vittoria facile facile. Al di là dello spessore degli avversari, si vede che c’è una sufficiente organizzazione di gioco. Molto positivo, per esempio, il non aver mai preso gol. Soprattutto tenendo presente che nella passata stagione se ne prendevano troppi. È ancora troppo presto però per capire quanto può valere questa squadra. Quello di domenica a Palermo presumibilmente potrebbe essere un test più attendibile.

Zero rischi, zero gioco

Primo tempo di rara noia. Handanovic una mezza parata la fa, il portiere ucraino manco quella.

Inter poco concentrata, ma il Dnipro è poca cosa.

A Icardi manca solo il cappellino per essere un perfetto turista. Finora non ne ha presa una che sia una.

Il più pericoloso (si fa per dire) è niente di meno che Kuzmanovic con due tentativi peraltro abbastanza velleitari.

Mancherebbe un mezzo rigore su un fallo di mano sulla linea dell’area.

Calcio, guerra e turn over

Guarin e Osvaldo probabile coppia d'attacco a Kiev

Guarin e Osvaldo probabile coppia d’attacco a Kiev

Per l’esordio in coppa Mazzarri cambia

Difficile ipotizzare che esordio sarà. Innanzitutto perché a Kiev ora come ora giocare a calcio non è per niente facile e c’è da chiedersi tra l’altro se sia giusto farlo a guerra in corso. E poi perché a quanto pare Mazzarri avrebbe deciso di fare il turn over (anche se sarà pronto a controbattere che per lui sono tutti titolari). Scelta che forse potrebbe piacere poco a Thohir.

L’Inter non può permettersi di snobbare questa coppetta

Del resto, Thohir è stato chiaro fin dall’inizio. L’ha detto e ripetuto in più occasioni: il futuro dell’Inter dipenderà anche da quanto sarà capace di farsi strada in Europa League. Va presa quindi sul serio e non più come un ripiego utile per far giocare i rincalzi. Ma tant’è: oggi a Kiev la situazione è davvero particolare e c’è poco da star a pontificare.

A Kiev non sarà facile però giocare

Questa trasferta così complicata dal punto di vista ambientale è per forza un’incognita e non potrebbe essere altrimenti. In ogni caso l’importante sarà evitare figuracce. Sembrerebbe che pure gli ucraini siano abbastanza rimaneggiati, ragion per cui il compito di portare a casa un risultato positivo dovrebbe essere, almeno sulla carta, più agevolato.

La formazione

Mazzarri sembra intenzionato a riproporre Campagnaro in difesa e a far giocare dal primo minuto Kuzmanovic a centrocampo, mentre in attacco spazio a Guarin come spalla di Osvaldo.

Handanovic – Campagnaro, Vidic, Juan Jesus – D’Ambrosio, Hernanes, M’Vila, Kuzmanovic, Dodò – Guarin – Osvaldo

Il pronostico

Considerata la situazione, anche il minimo sindacale – uno spento 0-0 – andrebbe bene. L’importante, cioè, è non farsi del male.

I senatori sono solo un ricordo, ora l’Inter è di Kovacic

Il secondo, bellissimo, gol di Kovacic contro gli islandesi

Il secondo, bellissimo, gol di Kovacic contro gli islandesi

Ripresa ancora più facile del primo tempo. Kovacic fa addirittura il terzo gol e poi esce tra gli applausi. Due ne fa anche Icardi e uno pure Osvaldo. Insomma, una festa. Ma pur essendo un allenamento, nel ritorno contro i dilettanti islandesi la squadra ha mostrato un’incoraggiante voglia di far bene.

Forse per la prima volta da quando è all’Inter Mazzarri ha problemi di abbondanza. Con il prossimo esordio di Medel qualcuno dovrà partire dalla panchina. Centrocampo con Kovacic-Hernanes e uno tra Medel e M’Vila oppure meglio giocare con tutti e due i mediani e tenere quindi fuori una mezzala offensiva? Io non avrei dubbi: ora come ora l’escluso dovrebbe essere sempre Hernanes. In ogni caso mi auguro che Mazzarri non scelga di rifare lo stesso errore della passata stagione, quello cioè di sacrificare una punta per fare spazio al centrocampista in più.

Ma per capire quanto vale attualmente l’Inter sarà necessario aspettare la trasferta di Torino. Contro i granata si potrà cominciare già a capire la tenuta di questa squadra ancora tutta da testare. Soprattutto per quanto riguarda gli equilibri in mezzo al campo e l’organizzazione difensiva, principale punto debole della scorsa stagione.

A occhio, senza più l’ingombrante presenza dei senatori argentini (e dei loro tempi sempre più a scartamento ridotto) la squadra sembra quasi di essersi liberata di un peso. Lo si capisce dalla serenità con cui per esempio Kovacic ha preso per mano la squadra senza i soliti impacci, senza più timori reverenziali, senza più aver paura di sbagliare.

Dovesse poi arrivare (nel caso Ausilio riuscisse a piazzare dopo Alvarez pure Guarin) un esterno tipo Lavezzi o Biabiany (dipendesse da me sceglierei sempre il secondo che certo sarà parecchio meno tecnico, ma è tatticamente assai più utile) potrebbe benissimo diventare una squadra completa e, anche se mancano i campioni, abbastanza competitiva. Forse, chissà, magari potrebbe anche essere in grado di giocare per un posto in Champions.

Finalmente

Perché vedere Inter-Stjarnan? Ma per i primi due gol (bellissimo il secondo) di Kovacic. Finalmente concreto. Bravo a padroneggiare anche l’italiano nell’intervista a fine primo tempo.

Di solito l’Inter partite come queste le sbaglia. Invece stavolta non delude e quello che più convince è la buona volontà che mostra dal primo all’ultimo minuto. Incoraggiante, come atteggiamento, rispetto alle troppe pause della scorsa stagione.

Colpisce anche l’impegno che mette Osvaldo andando su ogni pallone appena appena giocabile. Segno che ci tiene a fare bella figura. Speriamo che continui così.

A Reykjavik un buon allenamento

L'Inter festeggia a Reykjavik

Pratica chiusa senza problemi. Tre gol fatti in scioltezza e nessuno subìto, nonostante un paio di distrazioni nel finale, distrazioni che potevano costare caro. Troppo modesto l’avversario per poter capire quanto valga l’Inter. La squadra però ha comunque preso sul serio l’impegno e ha così iniziato nel migliore dei modi la stagione.

A centrocampo a piacermi di più è stato proprio quello che si è visto di meno e cioè M’Vila, relegato da Mazzarri a oscuro mediano tutto sostanza e nessun fronzolo. Continua a dimostrare umiltà e spirito di sacrificio e questo è molto importante. L’Inter aveva bisogno di un giocatore così e il francese sembra aver accettato di calarsi pienamente nel ruolo.

Dodò alla fine è sembrato il migliore in campo, ma per valutarlo meglio sarà opportuno vedere come se la caverà contro avversari più competitivi. Sull’altra fascia si è visto il solito Jonathan con la sua spesso stucchevole flemma e qualche buona idea ogni tanto. Per come Mazzarri vuole far giocare l’Inter, dipenderà soprattutto da loro due buona parte della spinta offensiva.

Con avversari incapaci di cercare la porta per quasi tutta la partita, alla difesa nerazzurra è andata proprio di lusso. Non appena lo Stjarnan è riuscito finalmente ad avvicinarsi all’area, una volta sotto pressione il reparto ha improvvisamente perso ogni sicurezza. Un paio di svarioni di troppo e alla fine Mazzarri si è incazzato anche in questa occasione.

Così come l’allenatore non ha gradito l’eccessiva leziosità di Icardi e Osvaldo sotto porta. Ma sarebbe stato davvero ingiusto infierire contro i poveri islandesi in una partita che è sembrata più che altro poco più di un allenamento. E ancora una volta non del tutto convincente la prova di Kovacic cui sembra mancare sempre quel qualcosa in più che potrebbe e dovrebbe dare.

Il massimo con il minimo sforzo

Lo Stjarnan è poca cosa e la partita è poco di più di un allenamento.

Ditemi quello che vi pare ma Jonathan a me non piacerà mai. Ce la mette tutta, ma sarà sempre un comprimario.

Hernanes già boccheggiante e pensare che la stagione deve ancora iniziare. A tratti irritante come non mai con tutti quei tocchi superflui.

Dodò bello ma superfluo pure lui. Fa bella figura soprattutto quando può giocare in punta di piedi, ma sappia che non gli succederà tanto spesso.

Icardi micidiale: fa gol sul primo pallone veramente giocabile. Lasciarlo in ostaggio di tutta la difesa avversaria è però uno spreco.

Per la prima va bene pure il minimo sindacale

Walter Mazzarri al suo secondo anno all'Inter

L’importante è non fare brutta figura

Primo non farsi inutilmente del male. A cantiere aperto e con una forma ancora approssimativa, a Reykjavik sarà sufficiente non fare brutta figura. Non si pretende chissà che. Al di là del gioco che ancora non c’è, l’importante è che la squadra dimostri subito di avere voglia di fare bene e si muova in campo con un minimo di personalità. Male che vada va bene pure un palloso pari. Di questi tempi ci si può insomma accontentare anche del minimo sindacale.

Centrocampo ancora poco equilibrato

Tra Kovacic e Hernanes uno è di troppo. Ed è inutile aggiungere chi tra i due è l’intruso. Semmai ci sarebbe da chiedersi a chi sia venuto in mente di spendere 20 milioni per prendere un atipico come il brasiliano che sa fare un po’ tutto, ma è troppo lento per qualsiasi ruolo. Affidare ogni responsabilità di copertura all’esordiente M’Vila sembra un azzardo che potrebbe rendere inutile la solita difesa a tre. Difesa che rimane male assortita: non vedo uno particolarmente veloce e questo potrebbe essere alla lunga un bel problema.

Bene il mercato in entrata, necessario anche quello in uscita

Il mercato in entrata è stato finora abbastanza intelligente. Certo, si è preso quello che si poteva prendere e non sono certi arrivati campioni, di quelli capaci di fare la differenza. Ora Mazzarri ha a disposizione un organico più equilibrato e atleticamente più affidabile. Anche se sotto l’aspetto comportamentale M’Vila, Osvaldo e Medel sono delle scommesse non da poco. Non sarà uno scherzo tenerli a bada. Mentre per il mercato in uscita sarà fondamentale liberarsi di qualche elemento di disturbo. Al limite anche pagando.

La formazione

Magari fa pure una tripletta ma Botta non può essere un titolare. Spero giochi per necessità e non perché Mazzarri sia convinto che sia da Inter.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Jonathan, Kovacic, M’Vila, Hernanes, Dodò – Botta, Icardi

 Il pronostico

Va bene qualsiasi cosa dallo 0-0 in su.

Perché la dea Eupalla sa

L'arbitro espelle Rodrigo e Pirlo si frega le mani come se sentisse immediatamente aria di Serie A

L’arbitro espelle Perez e lo sportivissimo Pirlo si frega le mani come se sentisse immediatamente aria di Serie A

A volte il calcio conosce una giustizia che nessun arbitro corrotto potrà mai fermare. Sarà per questo che quando gioca in Europa quella che può essere definita di diritto la squadra più antisportiva del mondo rimedia memorabili umiliazioni. Questo Primo Maggio ora sarà ricordato come una grande giornata di sport.

Stasera la Fiat che in Serie A praticamente non ha avversari è riuscita a farsi eliminare pure in Europa League (dopo esse stata buttata fuori dalla Champions nella fase a gironi) da una squadra di un campionato minore come quello portoghese, un normalissimo Benfica che a un certo punto è rimasto addirittura in nove.

La Fiat così osannata dai media non è riuscita a segnare il golletto che serviva e quello che è peggio facendo la figura di una squadretta modesta e soprattutto triste. Una tristezza da fare pena. Perché a volte la dea Eupalla, che sa e non dimentica mai tutti i torti subiti, non ha pietà di chi appena può offende il calcio.

Lo strano caso della squadra della Fiat senza più avversari

Montella

Avversari ma non troppo: come se l’importante sia solo fare bene la parte

Montella è bravo e sa come far rendere al massimo i giocatori a disposizione. Questo mi sembra fuori discussione. Ma la Fiorentina è troppo scarsa (la difesa per esempio è qualcosa di inguardabile) per poter minimamente impensierire la squadra della Fiat che tra l’altro a livello europeo fa solo ridere. Come del resto da un po’ di tempo fanno ridere tutte le altre squadre italiane. Talmente dimesse che sembra si siano quasi messe d’accordo da qualche anno a questa parte per evitare anche solo di fare ombra alla Fiat. Così determinate come sembrano nel voler recitare la parte di comprimarie, come se per un tot di anni i giochi siano stati già fatti e magari decisi pure a tavolino.

Una restaurazione discreta e indolore che sembra mettere tutti d’accordo

La sensazione insomma è che dopo Calciopoli la Fiat abbia ricompattato le fila e ripreso in mano la situazione come e più di prima. Del resto, chi potrebbe obiettare qualcosa? Berlusconi sembra avere altro cui pensare, Thohir il problema nemmeno se lo pone (se non tra due trattino tre anni) e De Laurentiis, bè De Laurentiis chissà di quanto tempo ha ancora bisogno prima di riuscire a capirci qualcosa, sempre ammesso poi che ci riesca. Mentre Della Valle, bè Della Valle continua come sempre a fare il pesce in barile. Parla parla però quando si tratta di fare sul serio rimane sempre un passo indietro. Sia politicamente e, peggio ancora, nelle cose di calcio: Il pranzo Agnelli-Della Valle, “Ci siamo chiariti”.

Del resto, finché i tifosi continuano a crederci (e a spendere)…

Evidentemente mister Tod’s non si è più ripreso dallo choc da quella volta che lo misero in mezzo, costretto come fu, lui che si era coraggiosamente fatto avanti per riformare il mondo del calcio, a scendere a patti con i delinquenti pur di salvare la Viola massacrata dai cecchini in giacchetta nera di Moggi. Forse quell’esperienza potrebbe averlo segnato a tal punto che il massimo che si ci può aspettare da lui è il solito traccheggiamento di chi parla parla ma poi, stringi stringi, alla fine non succede mai niente. Intanto gli anni passano e la Viola è sempre lì a fare l’eterna incompiuta. Un destino cinico e infame, insomma, comune d’altro canto a quello di tutte le altre squadre, a loro volta ridotte (perfino le più importanti) a fare le comparse. Certo, contenti i tifosi, contenti tutti. Però che tristezza questo calcio italiano sempre più brutto e noioso.

L’Inter ha bisogno di una società seria

Inter-Tottenham è il ritratto preciso di tre stagioni fallimentari e dello stato confusionale di Massimo Moratti.

L’INTER HA ABOLITO IL CENTRAVANTI. Primo dettaglio: il centravanti. Moratti ha deciso di fare a meno del centravanti. Nemmeno il Barcellona che pure ha uno come Messi se lo può sempre permettere. Ma tant’è: siamo stati costretti a vedere Ranocchia (voto 7 di stima) fisso in area per vedere finalmente una squadra (quasi) normale, una squadra con uno che riesce a giocare in area e a prenderla pure di testa. Altrimenti, senza l’invenzione saltuaria e arrangiata di Ranocchia giochiamo con ali e mezze ali che di solito fanno dei meravigliosi cross ai difensori avversari. Vi sembra normale? A me no.

PALACIO È UN’ALA E NON SA GIOCARE DA CENTRAVANTI. D’accordo: è di una generosità unica, si sacrifica e corre a destra e a sinistra per tutta la partita e fa pure parecchi gol. Ma Palacio (voto 7 per l’impegno soprattutto) non è un centravanti e giocoforza fa inevitabilmente danni. Tipo che alla resa dei conti quel gol che si è mangiato nel primo tempo per aver voluto tentare il pallonetto (un attaccante vero la mette dentro e basta) ci costa la qualificazione. Non è colpa sua, sia chiaro. Ma se l’Inter avesse un centravanti e lui potesse giocare nel suo vero ruolo (l’ala) diventerebbe veramente decisivo,  non tanto per il gol ma per gli assist che riuscirebbe a fare. Così invece, alla fine della giostra, non incide come dovrebbe e come potrebbe.

CAMBIASSO E IL CAPITANO UN PESO NON PIÙ SOSTENIBILE. Sembra un paradosso ma non lo è e cioè: nessuno può certo dire che Cambiasso (voto 7,5) non abbia disputato se non una grande partita forse una delle sue migliori in assoluto. Ma perché lui potesse fare bella figura è stato necessario che a centrocampo Gargano (voto 6,5) e Kovacic (voto 8 per la personalità prima ancora del talento, indiscutibilmente titolare fisso per il prossimi 15 anni)  ne marcassero non uno ma due a testa. E cioè anche l’uomo di Cambiasso e quello del Capitano (voto 6,5). Perché se il centrocampo nerazzurro va sempre in sofferenza ciò dipende dalla ormai scarsa dinamicità dei due senatori più importanti. Il centrocampo non è mai abbastanza efficace e lucido come si vorrebbe perché quelli che devono coprire i due argentini devono sobbarcarsi un doppio lavoro. Ed è una situazione cui bisognerà dare prima o poi un taglio: anche se Cambiasso e il Capitano sono sempre i migliori. Altrimenti si potrà andare avanti così a oltranza senza che il centrocampo dell’Inter trovi mai un nuovo assetto affidabile, un nuovo equilibrio. Nessuno può disconoscere quanto sia importante l’intelligenza tattica di Cambiasso. Ma quello che si guadagna in visione di gioco si perde in interdizione, fisicità e resistenza. Kovacic o Benassi (voto 6) ora come ora non possono garantire quello che dà Cambiasso, ma danno all’Inter qualcosa di cui l’Inter ha assolutamente bisogno e che solo Kovacic o Benassi (pur con tutti i debiti d’esperienza) possono dare. Prendiamo il gol qualificazione del Tottenham nei supplementari: apparentemente sembrerebbe causato dalla copertura in ritardo di Benassi ma non è così: Benassi arriva tardi perché nel frattempo stava coprendo su un altro giocatore ancora, stava facendo il solito doppio lavoro per conto terzi. Un po’ quello che succede ai centrali della difesa, Juan Jesus (voto 7) e Chivu (voto 6,5) spesso costretti a forzare i movimenti per tamponare i buchi di chi non fa filtro. Nel loro caso c’è sempre san Handanovic (voto 7,5) che spesso e volentieri ci mette una pezza.

STRAMACCIONI È BRAVO, MA MORATTI NON VUOLE AIUTARLO A CRESCERE. Che colpa può avere Stramaccioni (voto 7) se la società non solo non lo difende ma lo trasforma in facile capro espiatorio per nascondere colpe ben più evidenti di società e giocatori? Se la società non gli prende un paio di centravanti veri, se non risolve il problema del centrocampo (non è certo Stramaccioni che può chiedere al Capitano e Cambiasso di farsi da parte) o se ci sono giocatori in campo con la panza? Altro esempio paradossale: Cassano (voto 7). Ha fatto una grande partita pure lui, ha dato tutto quello che poteva dare. Ma non cambia di una virgola l’assurdità della situazione. E cioè: Cassano è un grandissimo talento ma non è un giocatore. Non è cioè quello che si definisce un giocatore professionista che scende in campo con un decente stato di forma. Cassano è atleticamente imbarazzante, a malapena cammina in campo (da una certa ora in poi si trascina) e alla fine il contributo che dà è complessivamente molto al di sotto delle aspettative. Dovrebbe fare meno giocate impossibili e molti più gol ma i suoi limiti fisici pregiudicano la possibilità che possa fare veramente la differenza. Quando ha la palla spesso è fine a se stesso, quando non ce l’ha costringe l’Inter a giocare in dieci. Quando le cose vanno bene non si nota, quando vanno male diventa un peso peggio di Cambiasso e il Capitano.

LA SQUADRA È ATLETICAMENTE INADEGUATA. PERCHÉ? Ogni riferimento a quello che disse velenosamente a suo tempo Rafa Benitez e cioè che molti giocatori quando si trattava di sudare scantonavano in palestra con il permesso della società è puramente voluto. Da un po’ di tempo (diciamo da quando è andato via Mourinho) si vedono troppi giocatori scoppiati, troppi infortuni apparentemente inspiegabili, troppi alibi per non pensare a male. Il Tottenham giocherà tranquillamente la prossima partita in Premier League come se niente fosse, è utopistico pretenderlo anche dall’Inter contro la Samp? È serio assolvere sempre e comunque i giocatori anche quando in campo hanno (e non è solo il caso di Cassano) la stessa facilità di corsa di un pensionato? Secondo me no.

GUARIN IL PRESUNTUOSO E ALVAREZ IL DISADATTATO. All’Inter succede spesso, che cioè uno indovini un po’ di partite e subito si senta un fenomeno intoccabile. Tipo Guarin (voto 4) che ormai pare si sia messo in testa di seguire in tutto e per tutto le orme di Sneijder. Qualcuno è capace di prenderlo a calci? O una società che si ritiene seria può sopportare l’atteggiamento strafottente e quasi menefreghistico in campo di uno che semmai ha ancora tutto da dimostrare? O tipo Alvarez (voto 4, compreso il gol che non è riuscito a sbagliare) che magari il Liverpool comprerà pure lui e magari al quel punto si metterà a fare il fenomeno come Coutinho, ma che per quello che fa vedere ogni volta con la maglia nerazzurra sarebbe veramente da prendere anche lui a calci? Ma come si fa ad essere sempre fuori dal gioco, sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato, sempre fuori luogo? Gioca talmente male che fa quasi pena.

JONATHAN NON FA CAZZATE E GIÀ SOLO PER QUELLO CI SEMBRA UN FENOMENO. Altro che Stramaccioni, il problema dell’Inter è l’organico imbarazzante che Moratti gli ha messo a disposizione. Prendiamo Jonathan (voto 6,5) che per una volta non fa i soliti errori clamorosi e siamo tutti lì a bocca aperta ad applaudirlo o quasi perché non sbaglia una volta tanto un passaggio di appena due metri o un anticipo su una palla lunga una decina di metri. Jonathan che non causa gol, non fa disastri: un miracolo. Questa è l’Inter attuale che Moratti ci propina: una squadra con un po’ di campioni vecchi e stanchi, un po’ di campioni giovani e inesperti e soprattutto tanti, tantissimi mezzi giocatori invano costretti ad esprimersi molto al di sopra delle loro possibilità. Facessero almeno risparmiare: macché. Costano come fenomeni, vengono pagati tutti come fenomeni ma non rendono niente.

Inter-Tottenham, intervallo

Uno lo fa, ma potrebbe arrivare altre due volte davanti al portiere se avesse meno panza. Cassà, magna de meno. Non ti si può guardare.

Se entri in area da solo palla al piede e decidi di fare il pallonetto poi però devi fare gol, altrimenti caro il mio Palacio — oscenità per oscenità — te ne vai affanculo tu e tua sorella (se ce l’hai). Ma come si può essere così stupidamente presuntuosi e del tutto indifferenti alle nostre sofferenze? Coglione patentato. Stasera più del solito insopportabilmente stordito nei movimenti. Dormi di più la notte, rimbambito che non sei altro.

Guarin in versione turista a San Siro. Vero che qualcuno lo prenderà a calci negli spogliatoi? Altro che Stramaccioni, il problema dell’Inter è che nessuno spedisca i Guarin di turno all’Atalanta. Guarin, non Livaja.

Kovacic titolare fisso per i prossimi 15 anni. E che nessuno fiati. Chi dice il contrario non capisce un cazzo di calcio e farebbe meglio a guardare la pallamano.

Quando Cambiasso riesce se non altro a corricchiare quasi commuove. Il problema è che fa il giovane al massimo venti minuti a partita. Quando va bene.

La sindrome di Cambiasso

Nel calcio non bisogna mai dire mai, tipo per esempio che su un corner succede che Bale possa essere marcato da Cambiasso. Insomma, non si finisce mai di imparare circa l’immensa e incommensurabile stupidità di questo sport che è poi la sua più grande forza.

Se non la peggiore in assoluto, una delle partite più brutte che Cambiasso (voto 1, ma solo perché l’ho visto fare una volta un passaggio preciso) abbia giocato con l’Inter. Non c’è niente da fare, quando incontra le inglesi non ci capisce più niente. Tutti e tre i gol sono quasi tutta colpa sua: sul primo non va a contrastare Bale, sul secondo si fa saltare senza nemmeno riuscire a fare un fallo tattico sulla ripartenza che ha portato al raddoppio e sul terzo si perde in area Vertonghen che colpisce di testa da solo. Non bastasse: non contrasta, non tiene la posizione, si fa saltare da tutti, si fa anticipare da tutti, arriva sempre tardi. In confusione totale. Un altro che non ci ha capito niente è stato Gargano (voto 3) ma almeno lui ha l’attenuante di non essere un campione, perché a differenza di Cambiasso è solo un modesto mediano che quando non è in giornata è patetico. Il terzo mostro di questa imbarazzante quanto inaccettabile umiliazione è Pereira (voto 3,5). Chissà quanto tempo ci metteranno all’Inter a capire che è un terzinaccio (e pure poco fisicamente prestante) e nient’altro. E per fortuna che Handanovic (voto 6,5) come al solito ci ha messo una pezza e ha evitato che il risultato fosse ancora più umiliante.

L’idea di mettere Juan Jesus (voto 4) a sinistra e Chivu (voto 4) centrale è una cosa che, ovviamente, si commenta da sola. E che ha reso ancora più difficile la vita a Ranocchia (voto 5) lasciato da solo a tamponare gli errori di tutti gli altri. Mentre il Capitano (voto 5) se ha una colpa è quella di non aver cercato, da allenatore in campo, di far cambiare qualcosa prima del tracollo.

Su Alvarez (voto 4) purtroppo non c’è più niente da dire. Tecnicamente è un potenziale campione, ma ha fallito tutte le occasioni che gli sono state date. Sbaglia nel primo tempo un gol che non può sbagliare, soprattutto in considerazione di tutte le prove negative che ha accumulato fin qui. Mentre Kovacic (voto 4) ha almeno l’attenuante dell’età e il fatto di essere stato catapultato in una squadra con troppi problemi per poter dargli una mano e farlo ambientare subito. L’ingresso di Guarin (voto 5) di certo non migliora la situazione già compromessa. Non pervenuto Cassano (voto 4,5) che doveva essere un punto di riferimento e invece si è smarrito ed è andato subito in confusione come un Alvarez qualunque. Mentre Palacio (voto 4,5) nonostante la buona volontà ha puntualmente dimostrato che se deve fare l’ala pura è inarrestabile e fa pure un sacco di gol ma che come punta (prima o seconda è uguale) non è granché, anzi è come se non ci fosse. Il gol che si è mangiato ne è la prova più evidente.

Stavolta non mi sento di concedere ulteriori attenuanti a Stramaccioni (voto 4) perché nel secondo tempo non ha pensato di rendere meno fragile l’inguardabile centrocampo, lì dove il Tottenham ha fatto veramente la differenza.

Tottenham-Inter, intervallo

Dentro Palacio e Benassi al posto di Pereira e Cambiasso. È l’unica.

Roba da psicanalisi: ogni volta che l’Inter gioca con una squadra inglese Cambiasso è veramente inguardabile. L’unica eccezione una volta (contro il Chelsea) ai tempi di Mourinho nell’anno del Triplete. Per il resto una cosa veramente incredibile, ma succede sempre così. I due gol sono soprattutto colpa sua e per il resto del primo tempo ha commesso tanti e inspiegabili errori per un campione come lui che davvero rimane un mistero.

Il gol sbagliato da Alvarez è un insulto al calcio.

Tutto bene tranne Ranocchia

Benassi ritratto della felicità

La cosa buona: non aver preso gol.

La cosa rincuorante: la linea mediana nella ripresa con i tre diciottenni Benassi-Kovacic-Pasa, un vero spettacolo.

La cosa sorprendente: Alvarez che non solo gioca bene la sua mezza parita, ma fa pure un paio di giocate da fenomeno.

La cosa bella: il primo gol del sempre più convincente Benassi.

La cosa brutta (e speriamo non bruttissima): l’infortunio di Ranocchia.

Ranocchia subito dopo l'infortunio

Cluj-Inter, intervallo

Il balletto di Rodrigo Palacio e Fredy Guarin dopo il primo gol

Formazione squilibrata — un 4-4-2 decisamente offensivo —  con un attaccante in più e un Gargano in meno. Ma finché tiene, se tiene, ovviamente va bene anche così.

Finalmente, per la serie non è mai troppo tardi, una strepitosa giocata di Alvarez che si libera di due uomini con un numero da fenomeno e manda in porta Palacio che — intelligentemente — serve a Guarin un pallone solo da appoggiare nella porta spalancata. Ora è tutto in discesa.

Tra linea difensiva e centrocampo a volte (per non dire spesso) c’è qualche metro di troppo dove si inseriscono ogni volta i romeni. Ma per fortuna non hanno grandi attaccanti.

Il secondo gol (ancora bravo Alvarez nel ridarla a Guarin) chiude la qualificazione. Sospiro di sollievo.

Serve un’Inter più concreta e umile

Andrea Stramaccioni

Mi rifiuto anche solo di pensare che l’Inter di Stramaccioni possa essere eliminata dal Cluj dopo aver vinto per 2-0 all’andata. Mi sento di escludere a priori un’eventualità così negativa non fosse altro perché significherebbe prendere un’altra scoppola tipo Firenze. Una seconda umiliazione a tre giorni dal derby più difficile degli ultimi anni? No, mi rifiuto di prendere in considerazione un’ipotesi così brutta. Sarebbe decisamente troppo. Non lo merita Stramaccioni, non lo meritano gli stessi giocatori e soprattutto  non lo meritiamo noi tifosi.

Il problema semmai sarà quello di dosare le forze, di non sprecare energie inutilmente. Più facile a dirsi che a farsi. Una volta, quando il calcio era meno cervellotico di adesso le trasferte di coppa erano molto più facili da interpretare (sic): tutti dietro la palla e catenaccio a oltranza. Preciso preciso come ha fatto la squadra di Mediaset ieri sera contro il Barcellona. D’accordo, i rumeni non sono esattamente la stessa cosa. Ma all’Inter, almeno quella vista a Firenze, anche il Cluj potrebbe far paura. A maggior ragione, allora, in un momento così difficile e delicato Stramaccioni — il cui futuro all’Inter si deciderà inevitabilmente tra oggi pomeriggio e domenica sera — dovrà dimostrare di essere più concreto del solito e di possedere anche quell’umiltà che nei momenti importanti fa spesso la differenza tra l’essere un buon allenatore o un grande allenatore. Anche perché, per ritrovare le sicurezze perdute a Firenze, diventa indispensabile non prendere gol.

E, comunque, perso per perso, evitiamo almeno di andare ai supplementari. Per favore, no.