Archivi categoria: Coppa Italia

D’accordo giocare, ma ora la coppa non va assegnata

Le autorità assistono a Napoli-Fiorentina nonostante tutto

Le autorità assistono tranquillamente alla finale di Coppa Italia nonostante i disordini fuori e dentro l’Olimpico

Se per problemi d’ordine pubblico la finale di Coppa Italia ieri sera andava fatta comunque disputare (già, ma che necessità avevano le autorità di rimanere imperterrite all’Olimpico ad assistere a una simile vergogna?) oggi però — a bocce ferme, senza più il ricatto dei possibili disordini e con la mente lucida — si dovrebbe cancellare quella partita e non assegnare il trofeo. Altrimenti non solo il calcio, ma con esso anche lo stato, da vittime degli ultrà diventano complici dei delinquenti e della violenza.

E se nessuno ha la dignità di farlo, o peggio ancora le istituzioni non ne sentono la necessità, allora sia lo stesso De Laurentiis a fare un gesto destinato a cambiare per sempre la storia di questo disgraziato paese prima ancora che del suo derelitto calcio, lo stesso che avrebbe dovuto fare quasi 30 anni fa Agnelli dopo la strage dell’Heysel, quello cioè di restituire una coppa senza più nessun valore. Questa sì che sarebbe una risposta forte, un segnale inequivocabile per il rispetto delle regole senza cui una democrazia non può dirsi tale.

Perché questo è il problema: non tanto quello che è successo ieri sera (con tutte le comprensibili attenuanti per la preoccupazione su quello che poteva succedere) ma quello che non succede oggi. Perché se ieri sera era prioritario fare tutto il possibile per preservare la sicurezza, oggi invece no. Oggi per esempio si potrebbe benissimo delegittimare i delinquenti semplicemente delegittimando quell’evento sportivo che di sportivo ha ben poco, creando così un precedente che non ammette più deroghe.

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Per l’Inter di Mazzarri stagione già finita?

Diego Milito al Friuli ha giocato la sua prima partita da titolare dopo l'infortunio

Squadra demoralizzata, l’allenatore forse pure di più

Ieri sera al Friuli per l’Inter è già finita, a meno di improbabili grossi investimenti sul mercato di riparazione, la stagione? Un’altra? Ennesimo fallimento che potrebbe anche non essere, visto come Thohir sia attaccato ai soldi, nemmeno l’ultimo? Contro l’Udinese l’Inter è apparsa in grosse difficoltà e non solo per colpa del turnover esagerato e inevitabilmente destablizzante imposto da Mazzarri. La squadra più che stanca sembra confusa e mentalmente scarica. Il rischio è che si smarrisca del tutto come è successo nella seconda parte della stagione scorsa. E Mazzarri che dovrebbe aiutare il gruppo a risollevarsi sembra essere quello più demoralizzato. Non erano questi i patti, non era questa l’Inter che avrebbe dovuto allenare. Ma l’Inter di Moratti non c’è più e nel frattempo il nuovo proprietario è come se non ci fosse nemmeno lui. Tutte le responsabilità stanno inevitabilmente ricadendo sulle spalle dell’allenatore. Comprensibile che ne possa risentire negativamente.

Mazzarri non va lasciato da solo, ma la società è assente

Non è tranquillo e si vede. Mazzarri ostenta freddezza, ma dà la sensazione di essere rassegnato. D’altronde, il guaio in cui si è cacciato è di quelli difficili da risolvere. Ne sanno qualcosa quanti lo ha preceduto in questi ultimi anni, anche professionisti esperti cui si sono improvvisamente imbiancati i capelli. Ma al di à dei suoi errori — rigidità di moduli e di uomini — Mazzarri non merita di essere trasformato in capro espiatorio. Sia perché non è tutta colpa sua e sia perché sono altri ad avere ben maggiori responsabilità. E cioè Erick Thohir che pensa di occuparsi di una cosa così difficile e faticosa come la gestione dell’Inter standosene tranquillamente a Giakarta. Tanto che viene da chiedersi: ma Thohir ci è e ci fa? E responsabile di tutta questa situazione decisamente surreale lo è sicuramente anche il nostro caro grande ex presidente Massimo Moratti. Innanzitutto per tutto il tempo che ha perso prima di decidersi a vendere, impedendo nel frattempo la necessaria rifondazione. E poi per la scelta di mettere l’Inter nelle mani di uno come Thohir che, per come si sta comportando (poi magari farà in mondo di smentirci) dà veramente l’impressione di capire poco di calcio e probabilmente magari manco gli interessa capirci qualcosa.

L’Inter ha bisogno di un presidente a tempo pieno

Era la prima cosa da fare, il primo provvedimento logico da prendere per cominciare a gestire veramente in maniera seria la società e cioè: la nomina di un presidente o di un facente le veci del presidente da piazzare in pianta stabile, 24 ore su 24, alla Pinetina. Il fatto stesso che nessuno ci abbia ancora pensato è forse abbastanza indicativo sull’approssimazione con cui si sta muovendo la nuova proprietà. Se Thohir non può occuparsi dell’Inter allora deve delegare per forza qualcuno e deve sceglierne uno anche molto competente, uno che conosca benissimo come funziona il calcio in Italia. Altrimenti sarà assai difficile che Thohir possa essere preso sul serio. Uno che tra l’altro continua imperterrito a fare paragoni decisamente fuori dal seminato tra l’Inter e quell’altra sua squadra statunitense. Ma Thohir ha capito o no cosa ha comprato? Lo sa, gliel’hanno spiegato, cos’è e cosa significa per milioni di persone l’Inter? Comincio a pensare di no.

L’Inter di Mazzarri sembra un film già visto

L’Inter paga l’instabilità di un turnover forse esagerato e un assetto troppo difensivo nel primo tempo. Nella ripresa, quando finalmente torna a giocare con due punte e addirittura con la difesa a quattro, va un po’ meglio, ma senza mai riuscire a rendersi veramente pericolosa. Certo, mancano due rigori clamorosi: uno per tempo. Ma ormai all’Inter non li danno più e quindi amen.

Stavolta ha davvero poche attenuanti Mazzarri (voto 4) se non il fatto che la pressione di questi giorni si sta evidentemente facendo sentire. Se per tutta la stagione si è intestardito a giocare sempre e solo con lo stesso modulo e con gli stessi giocatori, a Udine reinventa difesa e centrocampo e inevitabilmente la squadra, ultimamente già confusa di per sè, va subito in sofferenza. L’Udinese ne segna uno ma potrebbe farne almeno un altro. Nella ripresa, quando – finalmente – decide di cambiare modulo l’Inter non sembra avere sufficiente lucidità per cambiare passo. E la frittata è fatta. Fuori anche dalla Coppa Italia, con una squadra in crisi e una società assente.

La difesa ha ballato molto e se ha subìto solo un gol  è solo perché l’Udinese ha sbagliato parecchie conclusioni. Carrizo (voto 4) non è un portiere che può giocare nell’Inter. Punto. Commette errori inammissibili a questi livelli. Inguardabile a sinistra Campagnaro (voto 5,5) meglio quando è tornato a destra nell’inedita difesa a quattro. Molto insicuro Andreolli (voto 5) ma ha l’attenuante di non aver giocato praticamente mai. Mentre Samuel (voto 6 di stima) è quello che comunque ha limitato i danni.

Ma il peggiore in campo, finché ha giocato, è stato purtroppo il Capitano (voto 3). Nell’azione del gol si fa anticipare da Maicosuel e per il resto della partita è come se non ci fosse. Dispiace vederlo così. Poco peggio Mudingayi (voto 4,5) in evidente difficoltà a far girare  la palla lui che diventa utile solo se c’è da metterla sul piano fisico. Anonima anche la prova di Nagatomo (voto 5) anche se nel finale è quello che almeno ci ha provato.

A centrocampo, pur commettendo molti errori,  Kuzmanovic (voto 5.5) ha comunque mantenuto la posizione di uomo d’ordine e lo ha fatto con una certa continuità  perché quello gli si chiedeva. Mentre Guarin (voto 5) è stato il solito Guarin: qualche buona cosa e altre assai meno. Si vede che è potenzialmente un buon giocatore, sopratutto se impiegato a centrocampo, però proprio non riesce ad avere un minimo di continuità. Diverso invece il discorso per il sempre più smarrito Kovacic (voto 5) inappuntabile sul piano dell’impegno, meno sulla concretezza delle sue giocate. Al di là di dover sempre giocare fuori ruolo, continua a commettere ancora troppe ingenuità.  Non è tranquillo e si vede: pare sempre più spaesato perché né la squadra né Mazzarri riescono ad aiutarlo.

Se di bocciatura però vogliamo parlare più che il comunque 19enne Kovacic chi proprio sta dimostrando di non avere la testa giusta per giocare a questi livelli è Alvarez I(voto 5) che a ogni buona azione ne fa seguire due o tre inutili se non dannose. Purtroppo, questa sembra essere la sua dimensione: grandi piedi per grandi ma estemporanee giocate, ma quasi mai è capace di fare la differenza in campo.

In attacco l’unico ad avere avuto se non altro le idee chiare è Milito (voto 6) anche se alla sua prima partita intera alla distanza ha pagato il fatto di non avere ancora sufficiente gamba e nella ripresa si è spento. Però anche se non si è reso mai pericoloso, la sua consistenza offensiva si è vista lo stesso benissimo. Malissimo come all’Olimpico Palacio (voto 4) che entrato nella ripresa praticamente non ha toccato palla o quasi. Preoccupante involuzione.

Infine, non male l’esordio di Botta (voto 6) che dimostra subito sicurezza e reattività. Ma farlo entrare quando ancora non si è nemmeno allenato una volta con la squadra e per giunta per prendere il posto del già abbastanza maltrattato Kovacic è stato forse il peggiore errore di Mazzarri. Deve essere proprio stressato e in grande difficoltà. Perché se avesse avuto la sua solita lucidità non avrebbe mai fatto quella che potrebbe benissimo essere considerata una mancanza di rispetto prima ancora che di fiducia nei confronti della squadra.

Piove sul bagnato

Turnover esagerato di Mazzarri e il centrocampo proprio non riesce a trovare il benché minimo equilibrio.

Dispiace dover sottolineare che il gol dell’Udinese (tra l’altro meritato) è arrivato per una mancata chiusura del Capitano che si fa anticipare su un traversone nemmeno veloce.

C’era rigore su Milito ma ormai non fa più notizia.

A Udine una partita che vale la stagione

Il gol di Palacio in campionato

Il gol di Palacio in campionato

Al Friuli con il cantiere aperto

Prepartita di Coppa Italia all’insegna di un interrogativo alla Matteo Renzi e cioè: Ruben Botta chi? Un acquisto imprevisto, una convocazione-lampo senza nemmeno un solo giorno per ambientarsi, un modo come un altro per confermare lo stato confusionale in cui versa la nuova Inter del sempre più fenomenale Thohir. Che altro sennò? A voler essere ottimisti: uno più uno meno proviamo anche questo, hai visto mai sia un fenomeno? A voler restare con i piedi per terra: siamo veramente alla frutta.

Convocati  e partenti

Se si interpretano le scelte di Mazzarri in chiave mercato, le mancate convocazioni di Pereira, Wallace, Belfodil e Icardi potrebbero far presupporre che siano sul piede di partenza. A parte Icardi che ormai fa storia a sè: va in trasferta in un aereo riservato, si allena sempre a parte con un programma su misura. E, presumibilmente, risponde alle convocazioni solo quando ne ha voglia, a seconda cioè dei vari impegni dell’ormai celeberrima Wanda Nara. Tornando alle possibili cessioni, sono un primo segnale positivo. Anche se con ogni probabilità stiamo pur sempre parlando di prestiti e quindi non faranno cassa.

Mazzarri ormai sull’orlo di una crisi di nervi

La confusione è tanta, le pressioni pure e tutte indirizzate sull’unico riferimento della società e cioè un sempre più teso e stressato Mazzarri. Sapeva che venire all’Inter non era propriamente una passeggiata di salute, ma una stagione così complicata e faticosa non credo potesse mai immaginarsela. Cocciuto e permaloso, ieri nell’incontro di prepartita con la stampa si è impuntato, come un disco incantato, sull’annosa questione delle due punte che proprio non se ne può più. Poi addirittura qualcuno ha impietosamente tirato fuori il paragone con Stramaccioni e lì si è capito benissimo come il suo sistema nervoso sia ormai arrivato al limite. Prima o poi scoppia. Anche perché è lasciato da solo contro tutti.

La formazione

Mazzarri sa perfettamente che lo aspettano tutti al varco: partirà finalmente con Kovacic dall’inizio e schiererà queste benedette due punte? Mai come stavolta sarà tormentato dai dubbi ed è anche comprensibile visto il clima non propriamente disteso che c’è. In Coppa Italia il turnover si può e si deve fare se non fosse però che per l’Inter questa trasferta di Udine è diventata troppo importante, soprattutto in un momento così delicato. Probabilmente sceglierà una via di mezzo: sì a Kovacic, ma con una solo attaccante di ruolo.

Handanovic – Campagnaro, Rolando, Juan Jesus – Jonathan, Kovacic, Cambiasso, Alvarez, Nagatomo – Guarin – Palacio

Il pronostico

In campionato l’Inter disputò al Friuli la sua partita di gran lunga migliore. Le premesse per non sfigurare ci sono. Ma tutto dipenderà come sempre da Palacio: dovesse giocare male come tre giorni fa all’Olimpico diventerebbe tutto più difficile.

Buona la prima anche se troppo facile

Jonathan ha sbloccato la partita con un gol di testa

Jonathan ha sbloccato la partita con un gol di testa

Troppo inconsistente il test con il Cittadella in dieci per poter valutare la prima partita ufficiale.

Certo che Alvarez sembra un altro. Almeno contro il Cittadella. Bisognerà vedere se sarà capace di avere altrettanta iniziativa anche in Serie A.

I movimenti di Palacio sono belli, concreti e vincenti. Uno spettacolo vederlo giocare. Tutto il contrario di Icardi, mai in partita. Decisamente più reattivo è sembrato Belfodil per quel poco che ha giocato.

A qualificazione ampiamente acquisita, sul 4-0 entra Pereira e riesce a farsi ammonire. Un fenomeno. Per non essere da meno anche un imballato e a volte scoordinato Juan Jesus alla fine riesce nell’impresa di prendere un cartellino giallo a partita strachiusa.

Ma la notizia più importante è il rientro di Kovacic. Entra e dà subito l’impressione di essere indispensabile. È davvero il nostro futuro.

Da Moratti a Thohir sempre di Isla si continua a (stra)parlare

La squadra del Cittadella

La squadra del Cittadella

In queste ore d’attesa del primo appuntamento già fondamentale (sic) per il futuro della stagione — in campo già il 18 agosto e per giunta contro il… Cittadella — ci sono molte cose che non riportano. Pare che Erick Thohir sia di nuovo a Milano e che sia finalmente pronto ad acquistare l’Inter a un prezzo evidentemente ritenuto congruo da Massimo Moratti. Bene. Segno che qualcosa si muove e che ci sia voglia di fare sul serio e magari, hai visto mai, la volontà di evitare un’altra stagione fallimentare. Solo che i media fanno sapere che in ogni caso gli obiettivi di mercato non cambierebbero. E cioè che rimanga Moratti o gli subentri Thohir di campioni veri, quelli cioè capaci di fare la differenza, non se ne parla proprio.

Se prima di Thohir il rinforzo era Isla che Branca voleva prendere anche se la Fiat lo valuta tre volte il suo reale valore di mercato, anche se subentrasse l’indonesiano sempre Isla rimarrebbe l’obiettivo di mercato. Ora, a parte che qualcuno mi dovrebbe spiegare come fa un terzino (perché Isla è un terzino) a valere 7 milioni e mezzo, come fa Isla a costare per esempio quanto è costato, appena pochi mesi fa, Sneijder al Galatasaray, mi chiedo perché si dovrebbero accettare le condizioni assurde della Fiat. Di farsi praticamente truffare dalla Fiat come se Isla fosse un fenomeno e non più semplicemente un difensore poco più che normale per giunta scartato da Conte. Perché dare tutti quei soldi alla Fiat? Mah…

Resta il fatto che passando da Moratti a Thohir si continua comunque a ragionare come ragiona Branca. A fare cioè scelte, detto senza fare tanti giri di parola, veramente del cazzo. A che serve allora questo passaggio di consegne se poi chi subentra pare sia intenzionato a perseguire le stesse strategie di mercato di chi lascia? Isla o lo stesso Nainggolan (che tutto è tranne un fuoriclasse) sono giocatori che andavano bene per l’Inter del Moratti in bolletta del post Triplete, ma diventano improponibili come biglietti da visita di un miliardario che subentra a Moratti proprio perché dovrebbe investire quei milioni che Moratti non è più in grado di tirare fuori. Anche perché se si continua così, a prendere scarti e saldi d’occasione è facile prevedere che non andremo da nessuna parte. Poco ma sicuro. Caro Thohir, stai per tirare fuori 300/350 milioni per diventare il proprietario di una delle squadre più importanti del mondo e ti presenti con un terzino? Ma fammi il piacere…

L’ultimo insulto: eliminati in contropiede

È successo praticamente quello che qui si scongiurava nel prepartita. Nella ripresa l’Inter di Stramaccioni non ha imparato niente dalla lezione di essere stata graziata per due volte nel finale del primo tempo. E ha continuato a scoprirsi — sarebbe stato un suicidio e lo è stato — finché la Roma non ha ottenuto quel golletto di cui aveva assoluto bisogno. Lo sapevamo noi, lo sapeva la Roma e lo sapeva pure Stramaccioni. Ma è successo lo stesso. Pur concedendo tutte le attenuanti per come è stata ridotta una squadra da una società in stato confusionale, sicuramente non si può prendere il gol del pareggio in contropiede. Proprio no. Men che mai dopo aver miracolosamente trovato il gol che valeva la qualificazione. No.  Nella ripresa l’Inter seppur avvilita e rimaneggiata di Stramaccioni doveva tenere palla, doveva difendersi, doveva mandare la palla in tribuna. Ma non doveva, mai e poi mai, mettersi in condizione di farsi prendere in contropiede. Sull’azione del gol del pari ha sbagliato certamente Juan Jesus (dalla cui palla persa è scaturito il contropiede) nel voler crossare a casaccio in area quando invece di cercare un’improbabile profondità doveva fare una semplice, banalissima, azione di alleggerimento. Ma evidentemente ha sbagliato Stramaccioni a non richiamare il difensore e a obbligarlo a tenere la posizione dato che non era la prima volta che alla Roma stava riuscendo il giochetto di ripartire sui nostri sbilanciamenti velleitari quanto inutili, a maggior ragione che stavamo vincendo e dovevamo soltanto tenere il risultato.

Il gol del pareggio ha di fatto chiuso il discorso qualificazione e la cosa ha coinciso ancora una volta con il solito crollo psicofisico. Ne abbiamo presi 3, ma ne potevamo prendere ancora di più. Rimane il fatto che non capirò mai perché un giocatore come Benassi sia stato fatto finalmente giocare soltanto a partita finita e allo stesso perché sia stato preso un giocatore non di categoria come Schelotto e perché poi debba giocare. Benassi è forse il simbolo dei tanti giovani di grande talento che non hanno avuto inspiegabilmente sufficiente spazio in prima squadra nonostante fosse il più delle volte sempre incerottata o col fiato corto. Già, perchè? Ma sono tanti gli interrogativi senza risposta che avanzo da tanto tempo circa le scelte di mercato e le strategie (sic) societarie al limite della patologia mentale.

Detto questo, si chiude qui una delle stagioni più brutte che ricordi. Finisce qui un incubo o quasi. Tanto che rabbia e amarezza sono state ormai sopraffatte dalla rassegnazione.

Inter-Roma, intervallo

Jonathan esulta per il gran gol

Ottimo l’atteggiamento in campo, sempre coperti e sempre pronti al raddoppio (soprattutto su Lamela). Bisogna però essere continui, senza cali d’attenzione come nei minuti finali quando per due volte consecutive il centrocampo si è letteralmente aperto quasi a suggerire l’inserimento dei romanisti. Per ora ci ha pensato San Handanovic,  ma se queste disattenzioni si ripeteranno sarà difficile non prendere gol.

Il gol di Jonathan è proprio il miracolo che ci aspettavamo. Bello per come è venuto e per i protagonisti che praticamente sono in campo solo perché non era rimasto nessuno abile.

Non c’è niente da fare: Schelotto non ne fa una buona. Sbaglia pure i passaggi più elementari. Mah…

Alvarez sembra davvero un altro: mi fa piacere perché mi dà ragione quando dicevo che ha grandi numeri, se poi nella ripresa riuscisse anche a fare quel secondo miracolo che ci servirebbe così tanto…

Catenaccio e contropiede o si rischia un’altra brutta figura

Rocchi unica punta dell'Inter contro la Roma

C’è un solo modo per battere (o tentare di battere) la Roma: fare catenaccio. Tutti in difesa a difendere lo 0-0 per poi sperare in un contropiede fortunato. O magari in un corner battuto come si deve. Purtroppo però l’Inter attuale (quanto mai avvilita e rimaneggiata) di Stramaccioni finora non ha mai dimostrato di saper gestire un risultato o una partita, men che mai quando è costretta (come stasera) a recuperare uno svantaggio. Ma deve almeno provarci.

Alla Roma basta semplicemente farne uno, di gol, per chiudere subito il discorso qualificazione. Perché a quel punto l’Inter ne dovrebbe fare almeno tre, cosa che ora come ora viene da ridere solo a dirlo. O per meglio dire: ne potrebbe pure fare tre, ma poi quanti ne potrebbe prendere sui contropiedi della Roma? Perciò prima di preoccuparsi di come segnare, Stramaccioni farebbe bene a concentrarsi soprattutto sulla fase difensiva. Che poi, al limite, finisse anche 0-0 sarebbe comunque la maniera meno brutta di essere eliminati. Ne usciremmo in maniera dignitosa, senza rischiare cioè un’ulteriore imbarcata.

La mia paura, insomma, è che nella situazione così disastrata in cui siamo la squadra alle prime difficoltà possa subire il solito crollo psicofisico a cui ci ha recentemente abituati. Allora è decisamente consigliabile preoccuparsi innanzitutto di non fare altre figure di merda. E cioè: primo non prenderle. Poi, se c’è tempo e modo, vediamo se si riesce magari pure a fare anche un miracolo.

Qualificazione ancora aperta

Cambiasso festeggia Palacio per il gol

Non avrei cambiato modulo, ma avrei messo Livaja prima punta (con Palacio seconda punta e Guarin interno) al posto di un particolarmente stordito Pereira (voto 5) sulla cui fascia avrei piazzato il Capitano (voto 6 d’ufficio).

Certo, il 2-1 è un risultato che tiene ancora aperto il discorso qualificazione e va bene così.

Il più bravo mi è sembrato ancora una volta Guarin (voto 7) anche se secondo me quello del trequartista non è proprio il suo ruolo e quando deve fare l’ultimo passaggio si vede.

Palacio (voto 7 per il gol che tiene ancora a galla l’Inter) è uno di quegli attaccanti che si tirano addosso un sacco di insulti per la quantità industriale di errori che commette, ma poi ti lascia a bocca aperta per un improvviso quanto estemporaneo capolavoro che manco lui sa come è riuscito a fare.

A me Juan Jesus (voto 6,5) piace sempre di più. Praticamente ha annullato Lamela, anche se l’argentino ci ha messo molto di suo per fare una brutta figura.

Ranocchia (voto 5,5) ha sofferto molto un attaccante veloce come Destro, anche perché è stato aiutato poco dai compagni di reparto. Ma tutto sommato ha limitato abbastanza bene i danni. Poteva andargli molto peggio.

Chivu (voto 5,5) è stato un po’ il solito Chivu: a volte impressionante, a volte (più spesso a dire la verità) preoccupante. D’altronde, contro la sua ex squadra non è mai particolarmente lucido.

Sulle fasce non mi sono piaciuti proprio per niente né Pereira né Obi (voto 5). Troppa confusione, troppi errori: corsa e fiato non sopperiscono quasi mai a limiti tecnici direi evidenti. L’ingresso di Nagatomo (voto 6) dà più profondità alla manovra, ma senza fare la differenza (leggi Maicon) che servirebbe.

Ho visto un Cambiasso (voto 6) più reattivo del solito: ha recuperato parecchi palloni. Ma quando deve cambiare passo le gambe non rispondono. Maschera con l’esperienza limiti dinamici sempre più accentuati, ma la grande intelligenza tattica ormai sembra non bastare più per giustificare la sua presenza da titolare.

D’accordo, l’inesperienza c’è e si vede eccome, ma è pur vero che Benassi (voto 6) è un giocatore con una marcia in più per come riesce sempre a giocare di prima e a tenere sempre la posizione. Certo, i compagni non si fidano ancora abbastanza di lui e non gli passano il pallone quasi mai. Ragion per cui deve accontentarsi di continuare a fare il comprimario quando potrebbe benissimo (secondo me) diventare un vero e proprio punto di riferimento per il centrocampo. Anche a 18 anni, perché no?

Mentre mi ha decisamente sorpreso Alvarez (voto 6) uno che dato i precedenti io non avrei mai messo e che invece è entrato in campo con quella determinazione e voglia di fare bene come mai finora. Poteva anche fare gol, ma al di là di questo ha dimostrato che può fare molto di più di quel poco che ha fatto fin qui vedere. Merita a questo punto un’altra occasione. Perché, come sostengo da sempre, tecnicamente è un fenomeno, per me ha numeri da fuoriclasse.

Giudizio sospeso su Stramaccioni (voto 6 di stima): per me contro la Roma di Zeman ha messo in campo il modulo giusto e la squadra migliore possibile. Poi, vabbè, ha secondo me sbagliato i cambi, ma ci sta. Nel senso che con l’organico a disposizione c’è poco da inventarsi. Certo che io non avrei mai rinunciato al Livaja visto domenica.

Tutto sommato, poteva andare peggio. Molto peggio. Senza il gol davvero miracoloso di Palacio o se la Roma fosse riuscita a segnare il terzo gol (come avrebbe potuto fare) la qualificazione sarebbe già stata decisa all’Olimpico. Invece così è ancora tutto da decidere e rimanda ogni discorso a San Siro.

palacio

Roma-Inter, intervallo

Onestamente è la formazione che avrei messo anch’io.

Io metterei subito Livaja. Non però al posto di Benassi, proprio no. Farei uscire Pereira e dirotterei il Capitano su quella fascia.

La Roma meritava anche il terzo gol. E invece Palacio ha segnato il classico gol impossibile che rimette incredibilmente in gioco la qualificazione.

Inter troppo leziosa, ma con una grande resistenza

Il gol di Ranocchia all'ultimo  minuto dei supplementari

Se c’è una morale alla fine di una partita tecnicamente scriteriata eppure ricca di gol molto belli è che la leziosità sotto porta si paga sempre. L’Inter insomma ha avuto il demerito di poca cattiveria quando ha avuto le occasioni (seppure poche) per chiudere il discorso qualificazione e Stramaccioni (voto 5) quello di aver fatto un po’ di confusione nella ripresa con alcuni cambi secondo me abbastanza discutibili.

Non ho capito per esempio la sostituzione di Benassi (voto 7) la cui assenza, quando Diamanti con un capolavoro di punizione ha riaperto la partita, si è fatta puntualmente sentire.

Né riuscirò mai a farmi una ragione di come Jonathan (voto 4 per l’errore commesso sul gol del pari) praticamente sia svenuto al momento di anticipare Gabbiadini. E pensare che fino a lì era andato pure bene, ripetendo dopo tante bocciature la buona prova col Pescara. Purtroppo per lui, stavolta potrebbe aver messo la parola fine alla sua esperienza nerazzurra.

Il migliore dell’Inter è stato per me Handanovic (voto 8) e ho detto tutto. Così come credo che errore di Jonathan a parte, la difesa sia stato il reparto che ha giocato meglio e anche questo è indicativo. Nel senso che di fronte aveva il Bologna e non il Barcellona e che a un quarto d’ora dalla fine era in vantaggio di due gol. Ma nel frattempo è successo che mentre Poli ha fatto i cambi per rendere più offensiva la sua squadra e tentare il tutto per tutto, Stramaccioni non ha fatto niente per prendergli le misure. Anzi, il Bologna dopo il pareggio ha avuto più di un’occasione per qualificarsi.

Sempre più indispensabile Guarin (voto 7) per la spinta che riesce a dare in attacco, senza però rinunciare a dare un grosso contributo anche in copertura. Realizza un gol da cineteca e si fa ricordare per alcune incursioni palla al piede davvero travolgenti. A tratti ricorda il Capitano da giovane, ma decisamente più lucido nell’ultimo passaggio e con un tiro assai più potente e soprattutto preciso.

Capitolo a parte Pereira (voto 8 di stima): complice Banti, quelli del Bologna lo hanno menato. Motta, in particolare, a un certo punto per fermarlo ha cominciato a mollargli schiaffi in faccia ogni volta che veniva saltato, senza che l’arbitro gli fischiasse mai un fallo. Tanto che alla fine Pereira sputava letteralmente sangue, eppure ha stoicamente continuato a giocare e a puntare l’avversario senza fare una piega. Grandissimo. Per quanto mi riguarda ha recuperato parecchi punti.

Passi il sempre più convincente Ranocchia (voto 7,5) autore tra l’altro anche del gol partita che ha evitato i rigori proprio all’ultimo minuto e passi Juan Jesus (voto 7) atleticamente straripante e tecnicamente in crescita, qualcuno ha forse il coraggio stavolta di fare qualche appunto al più maltrattato della stagione e cioè a un Silvestre (voto 6,5) che come con il Pescara sbaglia sempre di meno ed è sempre più presente quando si tratta di spazzare l’area?

Se l’ingresso di Cambiasso (voto 6,5) ha sicuramente dato più solidità, sicurezza ed equilibrio al centrocampo e sicuramente Cambiasso è stato molto efficace (in alcune situazioni direi fondamentale) in copertura, nella ripresa secondo me in mezzo al campo si è sentita la mancanza del maggiore dinamismo e della grande velocità d’esecuzione del pur inesperto (e a volte messo in mezzo da Diamanti e compagni) Benassi.

Per quanto riguarda il Capitano (voto 7 per quello che rappresenta e per come lo rappresenta) credo che nessuno sarebbe riuscito a non commuoversi se avesse fatto gol nei supplementari, se cioè in quella travolgente, incredibile ma non per il Capitano, azione personale il pallone non fosse finito sul palo invece di entrare come avrebbe dovuto. Praticamente, un monumento in campo. Impressionante.

Difficile valutare la partita di Rocchi (voto 5) ancora troppo spaesato e non ancora in grado di inserirsi nella manovra d’attacco attualmente già di per sè non proprio brillante. Così come mi è sembrata ingenerosa la sostituzione in Coppa Italia quando avrebbe invece bisogno di giocare per ambientarsi e provare così a giustificare il suo acquisto. Secondo me doveva uscire Cassano (voto 6,5) anche se mi rendo che dopo la, diciamo così, poco gradita sostituzione col Pescara chi (tantomeno Stramaccioni) avrebbe avuto il coraggio di provarci di nuovo? Fatto sta che i supplementari l’Inter li ha giocati in dieci.

Molto meglio di Rocchi ha fatto Palacio (voto 7) che prima si fa risucchiare nella leziosità generale sotto porta (complice soprattutto un Cassano ormai insopportabile nella sua ossessiva quanto deleteria ricerca dell’assist a tutti i costi) ma poi realizza un gol perfino più bello (e tecnicamente notevole) di quello segnato al Pescara. Utile soprattutto quando dopo il pari la squadra ha dovuto stringere i denti e soffrire fino all’ultimo minuto dei supplementari.

Inter-Bologna, intervallo

Guarin esulta per il gol segnato al Bologna

Benassi che da qualsiasi zona del campo per tre volte trova il lancio lungo per Cassano è una cosa da grande centrocampista. Poli gli mette sempre uno addosso e quelli dell’Inter hanno paura a servirlo, secondo me sbagliando. In copertura, invece, è poco aggressivo e un paio di volte Diamanti stava per approfittarne.

Cassano non tira mai in porta e la cosa sta diventando parecchio, diciamo così, irritante. Stramaccioni dovrebbe “invitarlo” ad essere più concreto sotto porta.

Guarin si è visto poco o niente, ma contrariamente a Cassano appena vede la porta tira. E ha realizzato un gol spettacolare.

La parata di Handanovic sul colpo di testa di Gilardino vale come un gol.

Il travolgente Guarin e l’insuperabile Palacio

L'altra faccia di Palacio: fa il portiere

La Rai dovrebbe far giocare sempre l’Inter perché l’Inter fa sempre spettacolo, perché l’Inter è l’Inter e non c’è Coppa Italia che tiene. Il finale in dieci con Palacio (voto 10 a prescindere) in porta è, per chi spesso lo dimentica, la dimostrazione che il calcio è soltanto un gioco e – Calciopoli e altre porcherie assortite permettendo – va preso per quello che è. Un gioco irrazionale e quindi imprevedibile come deve essere un gioco.

Poi certo l’Inter ci mette parecchio di suo per rendere questo sport ancora più irrazionale e per questo ancora più emozionante e spettacolare. Secondo me anche per chi non fa il tifo per l’Inter. Perché l’Inter non è solo una squadra di calcio, ma è qualcosa di molto di più.

La qualificazione, dopo un primo tempo più o meno equilibrato, l’ha decisa Stramaccioni (voto 7 per non aver tolto Duncan a cui do un 7 d’incoraggiamento) decidendo di calare subito l’asso e cioè Fredy Guarin (voto 8 per come ha cambiato la partita). Entrato lui, il Verona è tornato ad essere una squadra di serie inferiore. Determinante lo strepitoso pallone recuperato da Guarin sulla mediana e l’assist per Cassano (voto 7 per il gol e altre bellissime giocate) che una volta messo in porta non si è certo fatta scappare l’occasione di cesellare uno dei suoi gol-capolavoro per tecnica e freddezza d’esecuzione. Quattro minuti dopo ed ecco il secondo gol: punizione di Guarin che grazie anche a un doppio rimpallo sui difensori batte imparabilmente il portiere veronese.

Et voilà, il gioco è fatto? Manco per idea. Quasi come una sceneggiatura a uso e consumo per l’audience comprensibilmente disastrata della Rai che può permettersi solo i diritti di Coppa Italia, Castellazzi (voto 6, anche se forse potrebbe aver peccato di troppa sufficenza non chiedendo il cambio dopo il primo mezzo infortunio) che già aveva accusato un brutto colpo alla spalla nel primo tempo, al 33′ della ripresa si fa male di nuovo e stavolta deve uscire in barella. E l’Inter ha già usufruito di tutte e tre le sostituzioni. Panico. E adesso? In un primo momento è Chivu (voto 6,5 per il buon rientro dopo tanto tempo di inattività) a prendere i guanti, poi si decide collegialmente di mettere in porta Palacio. E quella che fino a quel momento era stata una mediocre quanto noiosa partita di Coppa Italia diventa improvvisamente un evento imprevisto quanto divertente. Anche se non succede niente. Perché quelli del Verona, proprio perché consapevoli del fatto che in porta non ci fosse più un vero portiere, sbagliano quasi tutto forzando ogni volta il tiro e cercando soluzioni affrettate che non fanno altro che aiutare Palacio e l’Inter. Solo in un caso i veronesi riescono a indirizzarla giusta a fil di palo, ma Palacio non si fa sorprendere e con un tuffo, che scatena il boato di San Siro, salva in corner. Meglio di così, davvero non si poteva.

Inter-Verona, intervallo

Ricky Alvarez

Non toglierei nella maniera più assoluta Duncan. Non ha certo brillato, ma bisogna crederci e avere fiducia perché secondo me merita.

Chi invece non è mi è piaciuto per niente, nonostante sia stato l’unico ad essere andato vicino al gol, è Alvarez. Vedi Coutinho, il mio giudizio è rapportato al talento inespresso (e inutilmente sprecato) di un giocatore con grandi potenzialità che però gioca sempre molto al di sotto delle sue possibilità. Si vede benissimo che ha una marcia in più e potrebbe – se solo volesse – fare la differenza. Se solo volesse.

Su Jonathan, sull’impalpabile, evanescente e ininfluente Jonathan ormai non c’è davvero più niente da dire.

Livaja potrebbe essere la mossa giusta per fare la differenza nell’area del Verona. Altrimenti, l’Inter rischia di incartarsi.

UPDATE

  • Incredibile ma vero, i telecronisti Rai fanno rimpiangere Caressa e Bergomi. E ho detto tutto.

Lavezzi, Del Piero e gli ex invincibili

Lavezzi autore del raddoppio nella finale di Coppa Italia vinta dal Napoli
Per come ha giocato la finale di Coppa Italia secondo me Lavezzi, considerata anche la sopravvalutazione economica, potrebbe essere un grande errore. Il difetto che proprio non gli si può perdonare — e stasera si è visto benissimo — è che la porta non la vede proprio. Un fenomeno palla al piede, improponibile come attaccante. Insomma: un mezzo giocatore.

Dopo 19 anni lascia la Fiat e — si spera — il calcio italiano Alessandro Del Piero, uno dei simboli di Calciopoli e più in generale del calcio sporco, quello giocato in dodici.  Se ne va il giocatore che più di ogni altro ha rappresentato i peggiori difetti degli italiani (furbizia, vigliaccheria, slealtà) i cui pseudotrofei sono quasi tutti macchiati indelebilmente dal doping o dalle partite truccate. Uno che se gli chiedi qualcosa di tutti quei campionati falsati continua a spalancare la bocca per la sorpresa spiegandoti che lui non si è mai accorto di niente. Finalmente si toglie di torno ed è come respirare dopo tanti anni un po’ d’aria pulita. Una liberazione.

I cosiddetti invincibili non lo sono già più, messi sotto da un Napoli che ha giocato pure maluccio. La finale di Coppa Italia ha confermato che la squadra della Fiat non era certo quella più forte. Anzi. Nella mia personale graduatoria dei valori prima viene Mediaset, poi la squadra di Mazzarri e poi quella di Conte. Dopo, a seguire, Udinese, Lazio e Inter. Che è arrivata dove poteva e doveva arrivare.

Zeru tituli

NAPOLI-INTER 2-0 Thiago Motta e Ranieri
TRADIZIONE CONFERMATA. E anche quest’anno, ancora una volta, Claudio Ranieri non vincerà niente. Il perdente di successo non si smentisce mai. Dispiace, perché l’Inter non merita questo straziante declino dopo i trionfi del 2010. Dispiace perché da due anni il nostro caro grande presidente Massimo Moratti è estraneo ai fatti e a se stesso e, quello che è peggio, pare non abbia nessuna intenzione di tornare in sè.

I MIRACOLI NON RIESCONO SEMPRE. D’accordo, l’Inter di Ranieri può recriminare perché non meritava una batosta del genere. D’accordo, c’era un rigore clamoroso su Milito lanciato in porta e il Napoli non ha fatto niente di straordinario, forse il risultato più giusto era il pari e forse per come hanno affrontato la partita (tutta giocata sui nervi e sugli episodi) meritavano entrambe l’eliminazione. D’accordo, la rosa è quella che è (qui lo si scrive da più di due anni) e Ranieri ha già fatto miracoli (sicuramente sì) facendo di necessità virtù. E cioè cercando di sopperire alla meno peggio ai limiti dinamici facendo ogni volta ricorso al tradizionale calcio speculativo all’italiana: poca fantasia, molta concretezza e tanta attenzione tattica, squadra chiusa a riccio in difesa per poi sfruttare ogni tanto le ripartenze, affidandosi alle iniziative dei singoli. Ma giocando sempre al limite delle possibilità (e con una panchina imbarazzante) non sempre si riesce a ottenere il massimo. Come a Napoli.

QUANTO PESERA’ ORA QUESTA BATOSTA? Non vorrei che questa brutta sconfitta a Napoli possa avere conseguenze sul futuro della stagione, che cioè la faticosa rincorsa sia già finita al San Paolo. D’altronde, vista l’aria che tira e cioè senza rinforzi e men che mai un pur minimo accenno di programmazione c’è poco da stare allegri. Per contro, l’immotivata fiducia nelle forze sempre più ridotte della squadra che comunque (questo le va sempre riconosciuto) dà sempre tutto in campo, non fa altro che rendere ancora più dolorosa questa specie di agonia. Perché arriva un momento in cui la forza di volontà non basta più e se dalla notte di Madrid, a partire dal traumatico addio di Mourinho, la società si rifiuta ostinatamente di decidere alcunché, realisticamente non si va più da nessuna parte.

MISTER SIGNORSI’ AGLI ORDINI. Chi mi ha sempre contestato di essere eccessivamente prevenuto nei confronti di mister signorsì Claudio Ranieri è servito. Fare entrare Zarate nel momento più delicato e decisivo della partita è l’ennesima conferma che ho ragione io: il limite di Ranieri è la mancanza di personalità nello spogliatoio e con la società. Società che evidentemente vuole vedere in campo più spesso Zarate, ma Zarate (l’abbiamo visto tutti) è del tutto inconsistente. Inutile. Non serve alla squadra, che tra l’altro (l’abbiamo visto tutti) non si fida di lui tant’è che mai una volta un compagno gli ha passato il pallone, manco per sbaglio. Eppure, se la società ordina di metterlo in campo, l’allenatore scatta sugli attenti e obbedisce. Anche contro gli interessi dell’Inter. Ranieri obbedisce a Moratti anche contro la volontà del gruppo e nonostante lui stesso si sia espresso chiaramente, prima della pausa di Natale, nel chiedere alla società di subappaltare questo inqualificabile prestito che tra l’altro oltre agli assist a pagamento (sic!) prevedeva l’eventuale riscatto di venti milioni. Provate ora solo a immaginare le ripercussioni di un cambio del genere (non in un’amichevole o in una partita già vinta) nello spogliatoio.

L’Inter di Ranieri elimina senza soffrire il Genoa

Poli autore del raddoppio contro il Genoa
Il bellissimo raddoppio di Poli, dopo un altrettanto pregevole uno-due con Obi, ha chiuso a inizio ripresa una partita sbloccata dopo pochi minuti da un gol ancora più bello di Maicon e complessivamente gestita molto bene dall’Inter di Ranieri.

Buona prestazione della coppia Poli-Obi: è anche grazie a loro che il Genoa non ha mai trovato spazi per preoccupare la difesa nerazzurra.

Incoraggiante, considerando il rientro dopo tante settimane, la prova di Sneijder: ha sbagliato praticamente quasi tutto, ma si è dato molto da fare. Quando ritroverà il ritmo-partita tornerà anche la lucidità che stasera è mancata.

Insufficiente, sia perché è stato servito poco e male e sia perché è stato lasciato da solo nell’area genoana, Castaignos. Troppo severa la sostituzione, anche perché al suo posto è entrato quel campione di Zarate. Che ha fatto, poteva smentirsi? Zarate. E cioè non si è visto proprio.

E ora sono sette le vittorie consecutive. Non male.

Inter-Genoa, intervallo

Maicon
Con un gol bellissimo da fuori area (molto fuori) che si infila all’incrocio Maicon illumina un primo tempo di ordinaria Coppa Italia.

Sneijder fa le prove di tiro (con risultati poco incoraggianti) e cerca di ritrovare (finora invano) i ritmi e soprattutto le misure perdute di passaggi e lanci.

Castaignos sembra motivatissimo ma non gli danno mai un pallone pulito e, nonostante gli evidenti sforzi, non riesce mai a mettersi in luce.

Poli e Obi sbagliano molto, è vero, ma corrono veramente tanto e danno una grande mano in copertura. L’Inter ha bisogno di giocatori così.

Inter-Genoa, esame di maturità per i panchinari

Badge of the Coppa Italia. Originally from it....

TURN OVER. Mi piacerebbe, stasera, vedere in campo tutti quelli della panchina (a eccezione, sia chiaro, di Zarate) ma non perché snobbi la Coppa Italia (non sia mai, anche perché dopo Mancini e Mourinho non è più possibile fare discriminazioni sull’importanza dei trofei) ma proprio perché deve essere un importante esame di maturità per i possibili nuovi futuri titolari. Stavolta bisogna fare il turn over per far concentrare la vecchia guardia sulla partita di domenica con la Lazio (non meno impegnativa, ora che gli avversari sanno della nostra ritrovata forza, del derby) perché secondo me ha perfettamente ragione Rudi quando sostiene che i senatori riescono a dare il meglio se giocano soltanto una partita a settimana. Ranieri deve assolutamente concedere una pausa a chi ne ha più bisogno.

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