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Buon primo tempo vanificato da una pessima ripresa

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Di positivo c’è solo il risultato. Il pari avvicina la qualificazione ed è perlomeno incoraggiante dopo la figuraccia rimediata a Parma. Per il resto però il buon primo tempo giocato con piglio da grande squadra ha illuso i più ottimisti di noi. Perché sono bastati appena cinque minuti della ripresa per evocare i soliti fantasmi. Il gol del pari francese (gol decisamente evitabile) ha cancellato quanto di buono era stato fatto nella prima parte della partita. Nel senso che da lì in poi sono riemerse puntualmente le solite paure e incertezze che condizionano anche il più semplice alleggerimento.

In troppi si sono subito smarriti e hanno perso le sicurezze – e la tranquillità – che avevano mostrato fino a quel momento. Ma al di là del fattore psicologico a me sembra che ognuno giochi per conto proprio: non si vede quello spirito di squadra così indispensabile soprattutto quando si è in difficoltà. Fatto sta che, dopo un primo tempo in cui l’Inter è stata capace di creare qualcosa come una mezza dozzina di occasioni, nella ripresa il Saint-Étienne ha meritato il pareggio. Se non altro per il buon forcing finale quando l’Inter ha accusato la stanchezza e ha concesso negli ultimi dieci minuti un paio di occasioni buone per ribaltare il risultato.

Complessivamente il risultato sembra giusto. Ma le perplessità sui limiti della squadra rimangono intatte. Nessun passo avanti, almeno per quanto riguarda la tenuta mentale, rispetto a Parma. L’Inter continua ad essere poco reattiva e si disunisce alle prime difficoltà. È stato sufficiente subire il gol per vanificare immediatamente la buona prestazione fatta vedere nel primo tempo. Contro un Saint-Étienne, tra l’altro, che fino a quel momento era stato cancellato dal campo e stava soffrendo non poco. Mazzarri proprio non riesce a infondere ai più esperti quella rabbia agonistica che ha sempre contraddistinto le squadre da lui allenate.

Due passi avanti e uno indietro: l’Inter purtroppo è questa

L'imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’Inter di Mazzarri ha perso la partita con il Parma sulle fasce. Ma si sapeva. Gli esterni dell’Inter non sanno difendere e in fase di copertura spesso sono disastrosi. Obi, che tra l’altro gioca fuori ruolo, si è perso De Ceglie in area sul primo gol. Mentre in occasione del raddoppio (tra l’altro scaturito su un fortunoso rimpallo) praticamente non c’era nessuno a coprire, dato che a un certo punto della ripresa Mazzarri ha fatto uscire Obi senza però nemmeno rimpiazzarlo. Potrebbe essere la sua personalissima interpretazione del 4-4-2. Con un po’ di fantasia, potrebbe anche essere. Cose così, cose da Inter di Mazzarri e di (è sempre bene aggiungere) Thohir.

L’Inter ha perso la partita con il Parma nel momento in cui Mazzarri continua a tenere in campo un Palacio irriconoscibile e che al 22′ della ripresa ha fallito un gol che un tempo avrebbe messo in rete a occhi chiusi e invece ha sparato incredibilmente il pallone in curva. Ma si sapeva. Si sapeva che Palacio ha bisogno di prendersi una pausa perché non è più una questione di forma, bensì di testa. Palacio, il Palacio che avevamo conosciuto, non c’è più. Si è perso la scorsa estate giocando i Mondiali nonostante fosse infortunato. Da allora, da quella maledetta finale in cui sbagliò il gol che valeva la coppa del mondo, Palacio è l’ombra di se stesso. Certo, alla fine Mazzarri ha fatto entrare Bonazzoli, uno dei due fenomeni insieme a Puscas delle giovanili, ma tenendo il sempre più confuso Palacio a fare danni in area e spedendo il giovane attaccante a fare l’esterno improvvisato. Con il risultato che pure il ragazzino è andato in confusione.

L’Inter ha perso con il Parma perché alle prime difficoltà la squadra va nel panico, crolla mentalmente, diventa del tutto incapace di reagire. Al Tardini ha dominato per i primo quattro minuti – una circolazione di palla comunque sterile – finché alla prima ripartenza ha preso un gol imbarazzante (De Ceglie, un terzino, completamente da solo in area) e da lì in poi tutta la squadra sembrava attanagliata dalla paura di commettere ulteriori errori, con il risultato che ogni giocata era forzata e la manovra sempre troppo lenta. L’Inter è entrata in confusione e non è riuscita più a ritrovare un minimo di ordine e un po’ di organizzazione per non farsi mettere sotto da una delle squadre finora apparse più in difficoltà.

Certo, ha inciso anche la sfortuna. Nella ripresa, infatti, oltre al pareggio fallito da Palacio l’Inter può recriminare anche per il palo colpito da Kovacic. Ma due occasioni, seppur nette, non possono rappresentare un alibi accettabile per la mediocrità vista in campo. E la cosa che più spaventa – e demoralizza – è che questa mediocrità stia diventando la normalità.

Inter volenterosa ma senza qualità

La possibile crescita dell'Inter dipende soprattutto da Kovacic

La possibile crescita dell’Inter dipende soprattutto da Kovacic

La partita con il Saint-Étienne è stata – e il turn over non può essere un alibi – lo specchio dell’attuale situazione. Uno 0-0 scolorito e abbastanza triste di una squadra volenterosa ma senza qualità. Guidata da un allenatore decisamente sull’orlo di una crisi di nervi, costretto com’è da una società finora poco presente a gestire cose più grandi di lui.

Bisognava vincere sia per esorcizzare il poco simpatico addio di Moratti e ancor di più per allontanare tutte le incertezze e paure del momento. Anche se il pari – per quanto riguarda la situazione in coppa – va benissimo ed è un altro passo avanti verso una qualificazione ormai quasi certa. Sarebbe un primo minimo obiettivo raggiunto, non certo poco di questi tempi.

Ma è ovviamente quello di Cesena l’ennesimo esame che l’Inter di Mazzarri è chiamata ancora una volta a superare. C’è da capire, al di là degli incidenti di percorso e delle difficoltà ambientali sempre maggiori, quale possa essere il reale valore dell’Inter. Se sia cioè una squadra condannata alla mediocrità oppure no, oppure chissà c’è uno spiraglio di possibile crescita.

L’Inter di Mazzarri è ancora viva

La capriola di Hernanes per festeggiare il pareggio nel recupero

La capriola di Hernanes per festeggiare il pareggio

Due volte sotto, forse nella migliore partita stagionale, due volte il risultato ripreso per i capelli. Segno che la squadra c’è, ha voglia di crederci. Ha corso e lottato come mai finora e, a parte i soliti risaputi limiti dinamici di quei giocatori che veloci non saranno mai, ha mostrato per di più anche una buona organizzazione di gioco. Merito soprattutto dei due interni, protagonisti assoluti della partita. Kovacic (voto 7) nel dare profondità (garantendo anche un’efficace copertura sulla sua fascia di competenza) ed Hernanes (voto 7,5) per la lucidità di gioco e, naturalmente, per il gol del pari definitivo.

Per una volta tanto il centrocampo è stato padrone della situazione, tanto che Medel (voto 6) ha potuto concedersi una prova sotto tono. Ordinaria amministrazione anche per le due punte. Pur non incidendo, Icardi (voto 6) ha avuto due buone occasioni nel primo tempo e poi ha fornito l’assist involontario a Guarin (voto 6,5 per il gol del primo pari) che entra e segna. Non è andato meglio Palacio (voto 6) ma almeno sembra stia progressivamente tornando in una forma accettabile. Mentre M’Vila (voto 6) fa il suo dovere, nei minuti finali, nei soliti compiti di copertura.

Difesa ancora una volta in bambola. Clamorose le incertezze di Vidic (voto 5) e Dodò (voto 7 come ala, voto 5 come terzino) che hanno permesso a Callejon di sbloccare la gara.  Non bastasse, il reparto se lo perde di nuovo, stavolta dalla parte opposta, in occasione del secondo vantaggio napoletano. Buona la prestazione di Ranocchia (voto 6,5) soprattutto per come è riuscito a dare una mano a centrocampo, diventando spesso l’uomo in più. Importante anche la sua copertura sulla fascia destra. Senza particolari sbavature la prova di Juan Jesus (voto 6) anche grazie al grande lavoro in copertura fornito per tutta la partita da Kovacic. Il croato a sinistra e e Ranocchia a destra sono stati i due salvagenti per gli esterni quando venivano puntati. Impeccabile Handanovic (voto 6,5) insolitamente lucido anche nelle uscite.

Positivo il rientro di Obi (voto 6+) ma ovviamente non può giocare da esterno e ancor di meno sulla fascia destra. Non male, per coraggio e voglia Mbaye (voto 6 d’incoraggiamento) che paga l’emozione iniziale commettendo qualche errore di troppo, ma poi addirittura all’ultimo secondo sfiora il gol partita.

Pur comprensibilmente nervoso, a Mazzarri (voto 7) va riconosciuto di aver letto bene la partita. Così come gli va dato atto del coraggio di aver buttato nella mischia Obi e poi, a partita in corsa, di aver rischiato Mbaye in un momento non certo facile del match.

Per il gioco espresso (come non mai finora) e la capacità di tenere il campo finalmente da grande squadra, il pari sembrerebbe lasciare un po’ di amaro in bocca. Ma per come si erano messe le cose alla fine il punto è da ritenere guadagnato. Anche per quanto riguarda l’aspetto psicologico. La capacità di reazione dimostrata per ben due volte in pochi minuti dalla squadra è veramente un segnale molto positivo. Cosa che soprattutto fa ben sperare per il futuro.

Preoccupa la mancanza di una minima reazione

Nemmeno l’esperimento del doppio mediano è servito a qualcosa. Come nella disfatta con il Cagliari anche a Firenze l’Inter perde la partita non riuscendo in nessun modo a fare argine sulle fasce. Proprio lì, punto debole come non mai, la Viola ha sfondato e creato ben presto il panico. I gol sono arrivati da due tiri belli quanto imparabili, ma entrambi scaturiti dalle percussioni prima dalla zona presidiata da Dodò e poi dall’altra dove vagava D’Ambrosio. Ma dire che siano stati loro due i peggiori in campo sarebbe ingiusto perché non si è salvato nessuno.

Si sapeva che l’Inter avrebbe sofferto soprattutto il rientro di Cuadrado e lo sapeva anche Montella che pur non avendo più attaccanti titolari a disposizione ha sopperito schierando una squadra ben organizzata e sempre molto corta che arrivava sempre prima sulla palla. Il tentativo di coprirsi di più con l’inserimento di M’Vila è stato subito vanificato da un uno-due terrificante che ha messo in ginocchio un gruppo che purtroppo non riesce ad avere un benché minimo spirito di reazione.

Quello che più colpisce, infatti, è proprio la rassegnazione che avvolge tutti, anche quelli notoriamente più tosti e abituati alle difficoltà, non appena le cose girano male. Un aspetto che non può non preoccupare, considerato che le squadre di Mazzarri si contraddistinguono sempre per lo spirito di squadra e la forza di carattere. Serve una scossa, qualcosa che possa dare una spinta a uscire da una situazione che rischia di travolgere tutti e cancellare anche le cose buone fatte fin qui. Non sarebbe male, per esempio, insistere con il 4-4-2.

Era ora: il gol che vale doppio in trasferta non va più bene

Nel 2003 l'Inter fu eliminata in Champions da Mediaset per aver subìto un gol in trasferta a... San Siro

Nel 2003 l’Inter fu eliminata in Champions da Mediaset per aver subito un gol in trasferta a… San Siro

Per la serie non è mai troppo tardi, finalmente qualcuno comincia a contestare la regola del gol in trasferta che vale doppio. Questo blog lo sostiene da sempre. Copioincollo, dai tanti post dedicati a questo argomento, quanto scrivevo per esempio già nel lontano 2007:

[…] la regola dei gol in trasferta che valgono doppio non va più bene. Secondo me è una regola antistorica e profondamente ingiusta.
Andava bene qualche decennio fa quando “fuori dalle mura amiche” si faceva catenaccio e contropiede, palla lunga e pedalare. Era stata inventata proprio per favorire il gioco e i gol. Si premiava il coraggio e la voglia di vincere.
Ma ai giorni nostri non è più così, soprattutto quando si incontrano le più forti. E la regola dei gol in trasferta non solo è obsoleta ma ormai altera di fatto i valori in campo […]

Mi fa piacere – e allo stesso tempo ben sperare – che anche un mostro sacro del calcio come Alex Ferguson sia per l’abolizione.

E adesso? Un secondo anno zero?

Non c’è davvero più niente da dire perché l’Inter di Mazzarri non cambia e non riesce proprio a liberarsi da limiti e difetti risaputi. Contro il Cagliari, al di là delle sfortune arbitrali (sai che novità) che hanno certamente un peso importante, è stato uno spettacolo veramente indecoroso. L’impresa con l’Atalanta aveva illuso i soliti tifosi ottimisti a prescindere. Ma la realtà, evidentemente, è un’altra.

Per ora purtroppo l’Inter di Mazzarri è questa: per una cosa che le riesce ne sbaglia subito dieci. D’accordo, Banti ha fatto il possibile per condizionare la partita, rimane il fatto però che anche in dieci una squadra come l’Inter non può mai prendere tre gol in pochi minuti contro un avversario tecnicamente ben più modesto come il Cagliari. Per questo motivo è una sconfitta senza alibi.

L’Inter di Mazzarri non riesce ad esprimersi come potrebbe e dovrebbe e troppi giocatori non sono all’altezza. Tre nomi su tutti: il presuntuoso Dodò (tatticamente ridicolo) il lento Hernanes (non ha il fisico per giocare a certi livelli) e il confuso D’Ambrosio (è proprio scarso). Guarda caso proprio tre giocatori scelti e fortemente voluti da Mazzarri. E quella che ha costruito è purtroppo una squadra irrimediabilmente mediocre.

Non c’è niente da fare: è la solita mediocre Inter di Mazzarri

Come la scorsa stagione: stessi difetti, stessi limiti. Stessi risultati. Una squadra che ormai più che suscitare rabbia e frustrazione mette soprattutto una tristezza infinita, quella cioè di vedere l’Inter ridotta a una squadretta costretta a dare tutto e di più per riuscire a strappare un misero punticino a una squadraccia come il Palermo.

Sicuramente più equilibrata con gli innesti di Vidic in difesa, Medel a centrocampo e Osvaldo in attacco, l’Inter di Mazzarri ce la mette ogni volta tutta per cercare di uscire dalla mediocrità, ma non ci riesce mai.

Ed è sempre la solita storia. Manovra sempre troppo lenta e comunque confusa. Gioco sempre troppo scontato e prevedibile con esecutori spesso e volentieri poco convinti. Allenatore mediocre, troppi giocatori che non rendono come dovrebbero e potrebbero. Con per di più i soliti errori arbitrali che tanto per cambiare rendono ancora più tetra la situazione. Insomma, non se ne esce.

Dopo appena tre partite l’Inter sembra già condannata allo stesso identico copione. Una partita magari la gioca benino e le altre due fa decisamente pena (come stasera). In ogni caso mai e poi mai l’Inter di Mazzarri riesce a dare la sensazione di poter crescere e acquisire una sufficiente tenuta da grande squadra.

A Torino un’Inter vergognosa con un allenatore totalmente inadeguato

Vergogna e imbarazzo per un’Inter a tratti perfino patetica. E un senso di vecchio, di stantìo, di inadeguatezza. L’idea che dà un allenatore come Mazzarri che sembra ormai preda delle sue ossessioni tattiche esageratamente difensivistiche come nemmeno il peggiore Trapattoni di 30/40 anni fa.

D’accordo, Icardi e Osvaldo è la coppia meno adatta che ci potesse essere, ma non c’è alternativa. Perché altrimenti con il solo Icardi in area la squadra si incarta e si avvita su se stessa per mancanza di idee o anche solo di un po’ di coraggio. Dopo un primo tempo davvero inguardabile, nella ripresa l’ingresso di Osvaldo si è rivelato tardivo perché nel frattempo il Torino era riuscito a prendere le misure e a tenere sotto controllo un’Inter confusa e in certi frangenti sull’orlo di una crisi di panico.

A Torino si è vista un’Inter così brutta e inconcludente che quasi non ci si crede. Un squadra che giocava con il terrore di una neopromossa che lotta per non retrocedere e a cui il pareggio stava più che bene. No, davvero una cosa che non si può proprio vedere. Si può vincere o perdere e magari pure fallire tutti gli obiettivi, ma quello che è inaccettabile è giocare, o meglio non giocare, in maniera così rinunciataria. Uno strazio che veramente mette una tristezza tale da far venire voglia di smettere di seguire ancora un’Inter ridotta così male.

A Reykjavik un buon allenamento

L'Inter festeggia a Reykjavik

Pratica chiusa senza problemi. Tre gol fatti in scioltezza e nessuno subìto, nonostante un paio di distrazioni nel finale, distrazioni che potevano costare caro. Troppo modesto l’avversario per poter capire quanto valga l’Inter. La squadra però ha comunque preso sul serio l’impegno e ha così iniziato nel migliore dei modi la stagione.

A centrocampo a piacermi di più è stato proprio quello che si è visto di meno e cioè M’Vila, relegato da Mazzarri a oscuro mediano tutto sostanza e nessun fronzolo. Continua a dimostrare umiltà e spirito di sacrificio e questo è molto importante. L’Inter aveva bisogno di un giocatore così e il francese sembra aver accettato di calarsi pienamente nel ruolo.

Dodò alla fine è sembrato il migliore in campo, ma per valutarlo meglio sarà opportuno vedere come se la caverà contro avversari più competitivi. Sull’altra fascia si è visto il solito Jonathan con la sua spesso stucchevole flemma e qualche buona idea ogni tanto. Per come Mazzarri vuole far giocare l’Inter, dipenderà soprattutto da loro due buona parte della spinta offensiva.

Con avversari incapaci di cercare la porta per quasi tutta la partita, alla difesa nerazzurra è andata proprio di lusso. Non appena lo Stjarnan è riuscito finalmente ad avvicinarsi all’area, una volta sotto pressione il reparto ha improvvisamente perso ogni sicurezza. Un paio di svarioni di troppo e alla fine Mazzarri si è incazzato anche in questa occasione.

Così come l’allenatore non ha gradito l’eccessiva leziosità di Icardi e Osvaldo sotto porta. Ma sarebbe stato davvero ingiusto infierire contro i poveri islandesi in una partita che è sembrata più che altro poco più di un allenamento. E ancora una volta non del tutto convincente la prova di Kovacic cui sembra mancare sempre quel qualcosa in più che potrebbe e dovrebbe dare.

Si ricomincia senza nessuna certezza tranne la confusione

Un’orrenda partita estiva che dice poco o niente

Primo tempo da mettersi le mani nei capelli. Squadra priva di equilibrio, tanta confusione, troppi errori e nemmeno una minima idea di gioco. Nella ripresa il contrario: è il Real Madrid (complice Ancelotti che dà spazio ai canterani) a fare la parte di chi non ci sta capendo niente. Alla fine la spunta l’Inter ai rigori (gli americani hanno abolito il pari) ma c’è poco da stare allegri. Si dirà: è un’amichevole estiva. Vabbè: allora è stata un’orrenda partita estiva. A parte il gran gol di Bale (che quando vede l’Inter evidentemente fa sempre il fenomeno) e i rigori parati da un sorprendente Carrizo che comunque per me rimarrà sempre quello della ridicola papera di Torino della scorsa stagione.

M’Vila buono, Dodò inconsistente, D’Ambrosio un mistero

M’Vila è un buon mediano, sicuramente al di sopra della media. Pur non avendo piedi eccelsi, si vede subito che ha senso della posizione e personalità. Potrebbe rivelarsi una scelta indovinata, anche se ora come ora rimane una scommessa. Molto dipenderà cioè dalla sua tenuta mentale (pare sia il suo punto debole) e, soprattutto, da quanto gli arbitri saranno sfortunati nel valutare le sue entrate. Dodò invece continua a essere il giocatore incompiuto visto la scorsa stagione a Roma: ha tecnica e buone gambe, ma non riesce mai a fare la differenza. Mentre D’Ambrosio rimane il solito mistero: come faccia cioè uno così scarso (forse è pure peggio di Schelotto) a giocare nell’Inter.

I tornei estivi a preparazione e mercato in corso sono soltanto dannosi

Poi uno non può fare a meno di chiedersi a che cazzo servono questi tornei estivi. Partite che interrompono la preparazione e sono di fatto inutili per qualsiasi tipo di verifica dato che ogni volta vengono schierate squadre provvisorie e rimaneggiate. Non sarebbe meglio organizzarli poco prima dell’inizio della stagione? Se poi l’Inter è venuta in America con l’obiettivo di conquistare tifosi (e vendere pigiami) allora stiamo freschi: dopo tutti gli orrori visti in campo dubito fortemente che qualche americano possa essersi innamorato di una squadra così mediocre e momentaneamente messa abbastanza male. Spero di sbagliarmi ma secondo me può succedere esattamente il contrario.

Al di là del punticino, l’Inter non ha sfigurato

Mazzarri e Frustalupi durante Inter-Napoli

Finisce con il risultato più imprevedibile e cioè senza gol. Anche se Inter e Napoli hanno creato molto. E se l’Inter ha avuto più occasioni, il Napoli quelle più nette, compreso il palo di Inler.

Al di là del punticino che comunque smuove la classifica e tiene lontana Mediaset, l’Inter ha giocato molto bene soprattutto nel primo tempo quando Kovacic (voto 7) con alcune illuminanti accelerazioni ha dato sfoggio delle sue qualità e infiammato finalmente anche i tifosi più scettici sul suo talento che invece sembra proprio essere notevole. Nella ripresa, avendo speso evidentemente molto nella prima parte di gioco, è progressivamente scomparso così come la squadra stessa è pericolosamente rinculata e ha badato soprattutto a difendersi di fronte alla pressione incalzante di un Napoli tecnicamente superiore.

Ancora una volta ottima la prova di Ranocchia (voto 7, nonostante un paio di svarioni nel finale complice la stanchezza) che sembra davvero un altro rispetto alle incertezze del passato. Piazzato al centro della difesa non solo non è andato mai in difficoltà, ma ha diretto il reparto con insolita (da quando è all’Inter) autorevolezza e una freddezza che non gli conoscevamo. La vera sorpresa però è stata sicuramente la prova di Andreolli (voto 6,5 soprattutto per alcuni interventi nella ripresa)  che alla sua prima da titolare all’inizio si perde per due volte Callejon, ma poi si sblocca e cresce con il passare dei minuti dando vita a una prestazione molto positiva. Se lo meritava, dopo aver passato tutta la stagione in panchina. Mentre Campagnaro (voto 6) irrita come sempre con i suoi lanci quasi sempre sbagliati o comunque inutili, anche se non è certo colpa sua, ma di Mazzarri (voto 5 soprattutto per il ritardo con cui fa i cambi) che continua a dargli licenza di costruire. Impeccabile Handanovic (voto 6,5) che para il parabile e per fortuna non si distrae più come spesso gli è successo in questa stagione.

Sulle fasce male D’Ambrosio (voto 4) il peggiore dell’Inter per distacco. Mai entrato in partita, soffre in copertura e non riesce mai a incidere davanti. Una sicurezza come sempre il Capitano (voto 8 di stima) che in quei pochi minuti che è stato in campo è sembrato di un altro pianeta rispetto a D’Ambrosio. Tra i migliori invece Nagatomo (voto 6,5) che corre, non si ferma mai e ogni tanto si rende pure pericoloso, non senza aver sfiorato in un’occasione anche il gol.

Brillantemente a tutto campo un particolarmente dinamico Cambiasso (voto 6,5) che evidentemente ringalluzzito da una possibile convocazione per i Mondiali ha sfoderato tutto il meglio del suo repertorio garantendo, con grande intelligenza tattica, la copertura di ogni buco. Altrettanto bravo a tenere la posizione, anche se fisicamente non sembra essere al meglio e quando i ritmi si alzano va in sofferenza, uno stoico Hernanes (voto 6,5) che ha avuto soprattutto il merito di non mollare mai. Non hanno fatto meglio né Guarin (voto 6) comunque protagonista di un paio di fiammate e né Kuzmanovic (voto 6) buttato nella mischia per tamponare il forcing del Napoli che nel finale ha rinchiuso l’Inter nella propria area.

Non ci sono più aggettivi per la generosità di Palacio (voto 6,5) che va su ogni pallone e fa reparto da solo. Ha un’occasione per tempo e per quello che ha dato in campo meritava di segnare. Sicuramente è lui il migliore di questa tribolata stagione. Incolore invece la partita di un Icardi (voto 5) stranamente non in vena. Sbaglia alcune giocate di troppo e questo potrebbe probabilmente averlo innervosito, non riuscendo più a rendersi veramente pericoloso. Pare non abbia gradito la più che sacrosanta sostituzione. Non avevamo dubbi.

  • UPDATE
    Per una volta – a parte il giudizio nettamente diverso su Hernanes – sembra proprio che io e quelli della Gazzetta abbiamo visto più o meno la stessa partita. Son soddisfazioni, mica no.

    Le pagelle della Gazzetta

Espugnato anche il Tardini, decisivi Handanovic e Cambiasso

Il gol di Rolando lasciato da solo in area che sblocca il risultato al Tardini

Il colpo di testa di Rolando, incredibilmente lasciato da solo in area, che sblocca il risultato al Tardini

Se Handanovic (voto 8) para un altro rigore (ma prima ancora aveva fatto ancora meglio su un colpo di testa ravvicinato sempre di Cassano) e lì davanti non sprecano tutte le occasioni (gol compresi, ne ho contate almeno sette di quelle proprio evidenti) allora anche Mazzarri (voto 6 d’ufficio) può tirare un sospiro di sollievo. Quando le cose vanno bene non c’è arbitro Rocchi (voto 4, come al solito quando dirige l’Inter, per il rigore ridicolo e per la gestione dei cartellini scriteriata) che tenga. Seconda trasferta non propriamente facile e seconda vittoria più che meritata e, addirittura, ancora con zero gol al passivo. Che si vuole di più da un finale di stagione che rischiava di trascinarsi alla meno peggio?

Certo, dopo aver stentato così tanto come si fa a reprimere inevitabili rimpianti per quello che poteva essere e non è stato? A cominciare proprio da Handanovic per esempio che improvvisamente riscopre la reattività perduta mentre per buona parte della stagione ha preso gol a volte quasi imbarazzanti per uno del suo livello. E, soprattutto, come non ammettere che quando Cambiasso (voto 7) è in salute e tiene il campo come nei giorni migliori non ce n’è per nessuno? Ecco, questo è secondo me il problema principale che Thohir dovrebbe risolvere se vuol veramente far ripartire col piede giusto l’Inter: riuscire a scovare da qualche parte un degno sostituto di Cambiasso. Altrimenti sarà assai difficile che si possa prima o poi ritrovare quell’identità da grande squadra che si è ormai persa. Stesso discorso si potrebbe fare anche in difesa con un altro grande monumento qual è Samuel (voto 7 non fosse altro per il furore agonistico che mette in campo) che ora come ora sembra proprio insostituibile. Per l’esperienza ma non solo: anche per la ferocia con cui intimidisce ogni avversario.

Quella cattiveria che finora sembra ancora mancare per esempio al giovane Kovacic (voto 5,5) che fatica ad entrare in partita e poi non riesce mai a incidere veramente come sa e potrebbe. Meno male che in qualche occasione si dimostra finalmente capace (rispetto a certi errori grossolani compiuti in passato) di dare una mano nei ripiegamenti, rendendosi utile almeno in un paio di buone chiusure, una addirittura con un intervento in area da difensore puro. Ma va bene così: è ancora molto giovane e (se lo fanno giocare) crescerà. Non particolarmente brillante nemmeno la prestazione di Hernanes (voto 6) che gioca da fermo o quasi e sempre con scarsa fisicità, però riesce a sopperire con un certo ordine tattico e innato senso della posizione ai limiti dinamici. E ha inoltre il merito dell’assist su punizione che ha sbloccato la partita.

Se non fosse per il giallo rimediato stupidamente e che gli farà saltare il Napoli, impeccabile la prova di un Rolando (voto 7) sempre più tranquillo e sicuro dei propri mezzi. Se poi (che incredibile errore quello del Parma nel lasciarlo da solo in area) sblocca pure le partite più ostiche allora è il massimo. Trovato quasi per strada, è ormai una risorsa da tenersi stretta, anche se il Porto come al solito tirerà sul prezzo. Non male anche il rientrante Campagnaro (voto 6,5) sempre attento e preciso e mai fuori posizione come spesso gli succedeva quando era titolare.

Ancora una prova abbastanza modesta quella di D’Ambrosio (voto 5,5) che proprio non riesce a uscire dal solito anonimato. Del resto, i valori tecnici sono quelli che sono e lui fa quello che può. Non particolarmente brillante nemmeno il sempre meno lucido Nagatomo (voto 5,5) anche se tra i due esterni è quello che si dà molto più da fare.

Prove sostanzialmente incolori anche quelle dei due attaccanti che al Tardini non riescono a incidere come a Marassi. Icardi (voto 5) ha due belle occasioni nel primo tempo. Bravo su un calcio d’angolo ad anticipare il difensore sul primo palo anche se il colpo di testa finisce di poco fuori. Meno bravo a coordinarsi nel calciare una palombella sull’uscita di Mirante. Solo una invece per Palacio (voto 5,5) che però viene neutralizzata dal sempre attento Mirante.

Impeccabili i trenta minuti giocati dal Capitano (voto 8 a prescindere) sulla fascia destra, volenterosa ma complessivamente sterile, per quei poco più di dieci minuti in cui è stato in campo, la comparsata di Botta (s. v.) a cui va comunque riconosciuto il merito di farsi trovare sempre pronto.

Semplicemente micidiale l’impatto di Guarin (voto 7) che entra a una manciata di minuti dalla fine, prende la mira e piazza una bomba dal limite di rara potenza, a fil di palo. Da alzarsi in piedi e applaudire se non fosse che uno poi non può fare a meno di chiedersi come mai quei tiri lì lui di solito li spedisca in curva. E vabbè, è una stagione che va così.

Se Mazzarri alla fine ci ripensa e Kovacic illumina l’Inter

Icardi festeggiato dai compagni dopo il primo gol a Marassi

D’accordo, l’espulsione di Eder dopo il gol quasi a freddo di un fenomeno con i piedi e pirla di prima categoria come Icardi (voto 7: due reti da grande opportunista e una stupida ammonizione per aver provocato i suoi ex tifosi) ha inevitabilmente squilibrato la partita. Anche se, finché la Samp ha avuto gambe, nel primo tempo è stato necessario il miglior Handanovic (voto 8) della stagione per evitare l’ennesimo tracollo prima neutralizzando il rigore calciato male da Maxi Lopez e poi evitando il pari per tre volte di fila con parate una più bella dell’altra.

Come non ritenere però determinante la scelta a sorpresa di Mazzarri (voto 7 se non altro per essersi — finalmente — contraddetto) non solo di far giocare Kovacic (voto 7) ma soprattutto di affidargli il centrocampo? Ebbene sì, ce ne ha messo di tempo ma nella partita più difficile Mazzarri ha avuto il coraggio di cambiare e ha deciso di rinunciare all’inconcludente Alvarez (voto 6 d’ufficio per la comparsata nel finale a partita chiusa) per dare finalmente fiducia a un Kovacic che evidentemente sceso in campo con un minimo di tranquillità è subito salito in cattedra e, con la sua micidiale capacità di dare profondità alla manovra, ha veramente fatto la differenza ogni volta che il pallone è arrivato tra i suoi piedi. Per essere perfetto ormai gli manca solo il tiro in porta. Per il resto potrebbe essere già da adesso il titolare non solo dell’Inter ma di quasi tutte le più grandi squadre d’Europa e caso mai qualcuno avesse dei dubbi basta solo tener presente che nel frattempo ad Anfield Road Coutinho segnava il gol che potrebbe valere la Premier League. Certo, diventa allora inevitabile chiedersi: ma era proprio così difficile avere un po’ di coraggio in più invece di sprecare inutilmente quasi tutta la stagione preferendogli un Alvarez convincente (e comunque sempre a corrente alternata) soltanto nel girone d’andata?

Così come è ovvio stupirsi dell’intensità messa in campo oggi a Marassi come quasi mai è successo per il resto della stagione. Un comportamento che fa quasi rabbia, insomma, se solo si ripensa alle tante occasioni buttate vie, ai troppi punti regalati a squadrette impresentabili o comunque di livello tecnico di gran lunga inferiori. È mancata la testa, questo è sicuro. Bisognerebbe capirne il motivo, anche se Mazzarri (al di là delle sue rigidità tattiche e delle sue fissazioni per certi mezzi giocatori) è forse lui per primo che vorrebbe scoprirlo.

In ogni caso può essere sufficiente una partita finalmente interpretata con il piglio da grande  squadra per cancellare tutte quelle inspiegabilmente sbagliate? Certo che no. E anzi il fatto che a Marassi quasi tutti i giocatori hanno dato quello che evidentemente sono in grado di dare suscita rimpianti e rabbia per quello che poteva essere e non è stato. Un po’ sicuramente per colpa della squadra, parecchio anche per responsabilità di Mazzarri che ha insistito davvero troppo con Alvarez e quell’altro mezzo giocatore quasi diventato un caso umano che risponde al nome di Guarin, tecnicamente indiscutibili ma assolutamente inadatti a dirigere la manovra come Mazzarri ha ossessivamente preteso da loro nonostante ogni evidenza che ciò non fosse nelle loro corde.

Fatto sta che nel momento in cui Kovacic ha avuto la possibilità di prendere in mano il centrocampo — con Cambiasso  (voto 6,5 per la sua partita di grande ordine) finalmente in una posizione d’attesa, sempre pronto a supportarlo in caso di necessità — magicamente la manovra è improvvisamente diventata fluida, scorrevole e, guarda un po’, decisamente incisiva. Con una frequenza inusuale rispetto al recente passato. Merito anche di Hernanes (voto 6,5) bravo soprattutto nella gestione della palla e tatticamente efficace nel saper sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto in entrambi le fasi. Con Kovacic l’intesa è apparsa abbastanza naturale fino a farli sembrare quasi complementari. Insomma, rare volte come a Marassi si è visto il centrocampo giocare con tale lucidità. In scioltezza il quarto d’ora finale disputato da Taider (voto 6 d’incoraggiamento) che andrebbe valutato meglio in un reparto meno confuso e insicuro di quello che è stato spesso in questa disgraziata stagione.

Chi ha sofferto (e moltissimo) è stata la retroguardia. E senza san Handanovic chissà come sarebbe andata a finire. Stavolta Ranocchia (voto 6 nonostante l’evitabile rigore) va in affanno più del solito, ma alla fine il bilancio è comunque positivo. Mentre Samuel (voto 7) conferma ancora una volta che quando è in salute è, nonostante i suoi 36 anni, uno dei più forti difensori di sempre. Buona la prova anche di Rolando (voto 6,5) che nei momenti difficili dimostra ancora una volta di trovarsi a suo agio.

Sufficiente la prestazione di D’Ambrosio (voto 6) nel sostegno costante al centrocampo, anche se dall’altra parte Nagatomo (voto 6,5) dà l’impressione di spingere di più e meglio.

Mentre in attacco tanto l’opportunista Icardi è concreto sotto porta quanto Palacio (voto 7) è generoso con il continuo movimento che fa instancabilmente per aprire spazi e creare occasioni su occasioni. E alla fine un gol lo segna —  meritatamente —  pure lui. Inutile passerella invece per Milito (voto 8 alla carriera)  nello stadio che lo fece imporre in Serie A.

Semplicemente ridicoli

Ormai non ci sono più parole per l’Inter di Mazzarri che riesce nell’impresa di pareggiare una partita già vinta contro una squadra con una delle difese più improbabili della Serie A.

E come giustificare le scelte di società e allenatore? L’Inter sempre a corto di talenti che presta i suoi migliori talenti come Benassi, ‘Mbaye e Duncan per prendere – svenandosi – giocatori che nel confronto diretto vengono quasi ridicolizzati. Stasera D’Ambrosio (come si può aver solo pensato che fosse da Inter?) è stato quasi umiliato da ‘Mbaye, mentre Hernanes ogni volta che è passato dalle parti di Benassi non ha quasi mai visto palla.

Questa ennesima figuraccia conferma purtroppo l’inadeguatezza di Mazzarri. Ormai sembra non esserci limite al peggio e stavolta è veramente indifendibile. Secondo me dovrebbe essere lui stesso a gettare la spugna.

Con Mazzarri è solo tempo perso: bisogna subito cambiare

L’imbarazzante partita dell’Inter contro l’Atalanta è una delle più tatticamente ridicole che ricordi: chi capisce un po’ di calcio sa che la sconfitta anche se ingiusta (per numero di occasioni, pali e traverse) è stata tatticamente meritata. Ed è una sentenza per Mazzarri, allenatore senza idee e senza carattere. Non è da grande squadra. E non solo non va confermato, ma va subito esonerato. Perché continuare così è solo una perdita di tempo. E l’Inter ne ha sprecato fin troppo.

Tre punti e basta (e avanza) così

Il gol di Palacio

Facendo il minimo indispensabile, a volte soffrendo, spesso addormentando la partita, però alla fine pur sempre vincenti. Anche se con un gollonzo, anche giocando male. Ma visto come siamo messi meglio di niente è sicuramente.

Stavolta, ed è una rarità, a fare bella figura è la difesa. Già, la rimaneggiata difesa che indovina la prova migliore. Bravissimo Ranocchia (voto 7) soprattutto per la prestazione perfetta nel primo tempo in cui ha annullato Immobile e prezioso Rolando (voto 7) soprattutto nel saper contenere Cerci, nella ripresa. Non ha fatto danni nemmeno Campagnaro (voto 6) anche se troppo spesso ridicolo negli avanzamenti. Ottimo l’impatto di Andreolli (voto 6) entrato nel finale, subito reattivo e  protagonista di due o tre interventi convincenti. Mentre dopo una mezza papera nel primo tempo che poteva costare caro, nella ripresa Handanovic (voto 7) si è rifatto con tre buone parate.

Come sempre fondamentale la presenza di Hernanes (voto 6,5) non tanto per la qualità in più ma soprattutto per l’equilibrio che dà al centrocampo. A guadagnarci è soprattutto Cambiasso (voto 6,5)  che fa meno fatica ed è più lucido nelle coperture. Mentre Guarin (voto 5) come al solito fa storia a sè: gioca più che altro una partita tutta sua e per una buona giocata che fa ne sbaglia altre dieci. Si vede benissimo che potrebbe fare di più e soprattutto meglio, ma proprio non gli viene bene, soprattutto a San Siro. Vabbè, ci vuole pazienza, come per tutta questa stagione non certo esaltante. Finalmente positivo l’impatto di Kovacic (voto 6) subentrato a metà ripresa. In una bella azione personale ha cercato anche il tiro e per il resto ha fatto vedere che i numeri per far bene ce li ha e che forse ha solo bisogno solo di tempo per crescere e maturare. Ingiudicabile la comparsata di Taider (s. v.) entrato a pochi minuti dalla fine.

Prove di ordinaria amministrazione quelle dei due esterni. Jonathan (voto 6) e Nagatomo (voto 6) non hanno inciso, me nemmeno hanno fatto danni. La sensazione è che, al di là del fatto che non siano certo dei fenomeni, stiano attraversando un periodo di appannamento o forse solo tirando il fiato.

Determinante ancora una volta in attacco l’instancabile Palacio (voto 7). Nel primo tempo fa gol sul colpo di testa sbagliato, mentre Padelli gli smanaccia in corner quello a botta sicura su un bel cross di Guarin (forse la sua unica vera cosa buona di tutta la sua tormentata gara). Nella ripresa, su uno schema da calcio d’angolo si ritrova, smarcato, un pallone d’oro per il possibile raddoppio, ma lo gira male e lo spedisce ahimé in curva come uno scarpone qualsiasi. Anomima anche se di fatica come uomo d’area, la prestazione di un Icardi (voto 5,5) mai veramente pericoloso. A sua discolpa il fatto che ha avuto davvero pochi palloni giocabili.

Bisognava fare tre punti e, rispetto a qualche passo falso di troppo in passato, stavolta l’Inter almeno ci è riuscita. Mazzarri (voto 6) ha ottenuto l’obiettivo e finché fa punti, con l’organico che si ritrova, ha sempre ragione lui. Ora stare a sottilizzare sui difetti e sui limiti della squadra e del suo gioco a tratti balbettante è ingeneroso oltre che inutile. Questa stagione è ormai incanalata così e c’è solo da portarla a termine nel migliore dei modi.

Pari brutto e noioso che scontenta tutti

Mazzarri e Garcia durante Roma-Inter

Avevo pronosticato lo 0-0 e 0-0 è stato. Stavolta l’Inter fa il Cagliari e tocca alla Roma accontentarsi del pari. Un pari sostanzialmente giusto anche se inutile, con l’Inter meglio nel primo tempo, Roma più pericolosa nella ripresa. Si potrebbe benissimo dire che le squadre si siano annullate a vicenda e la tattica abbia alla fine prevalso sulle individualità. Così è venuta fuori una partita brutta e noiosa, tecnicamente modesta, con due squadre bloccate e molto più attente a non farsi male che a cercare la giocata di qualità. Amen.

Rischia molto a centrocampo, ma poi poi Mazzarri (voto 6) nella ripresa si cautela per evitare prevedibili scompensi. Sbaglia però nel riproporre un improponibile Botta (voto 5) che ormai si è capito che è stato un pochino sopravvalutato. Non male come presenza e senso della posizione da centravanti vero Icardi (voto 6) fermato con un mezzo rigore e che per tutta la partita ha avuto pochissime palle giocabili e in compenso ha ricevuto molte botte tra cui anche un mezzo cazzotto da parte di De Rossi. Cosa che nel finale Juan Jesus restituisce a Romagnoli. E vabbè, comunque niente di particolarmente grave. Poco brillante e a tratti svagato Palacio (voto 5) che nel primo tempo ha avuto la sua unica occasione, ma il cross era troppo alto perché potesse colpire di testa nello specchio della porta.

Una prova di ordinaria amministrazione per il rientrante Cambiasso (voto 6) aiutato molto nel primo tempo dal sacrificio di un Alvarez (voto 6,5) generoso e anche concreto in fase difensiva. Quando finisce la benzina Mazzarri lo cambia a metà ripresa con un evanescente Hernanes (voto 5) mai entrato in partita. Comunque, il peggiore del reparto è sembrato forse Guarin (voto 4,5) incappato in una delle sue solite prestazioni particolarmente abuliche e inconcludenti. Quando gioca così è già un miracolo se almeno non fa danni.

Impossibile scegliere chi tra i due esterni sia quello peggiore. In certi frangenti davvero è difficile capire come sia possibile che Jonathan (voto 5) e Nagatomo (voto 5) possano essere ancora titolari giocando così male. O meglio: non giocando proprio. Mi sbaglierò, ma in quei pochi minuti che è comparso in campo, con un paio di affondi il Capitano (voto 7 di stima) è sembrato – nonostante i suoi 40 anni – ancora di un altro pianeta.

Handanovic (voto 6,5) si è riscattato nella ripresa salvando su Pjanic dopo essersi reso protagonista nel primo tempo di un autogol (poi giustamente annullato) a dire poco imbarazzante. Per il resto c’è stata una buona prova di tutto il reparto difensivo. Mai in affanno e spesso vincenti negli uno contro uno tutti e tre i difensori – lucido e concreto soprattutto Samuel (voto 6,5) che ha praticamente annullato l’ex Destro, sempre attenti Rolando (voto 6) e Juan Jesus (voto 6) – anche se forse sono stati agevolati dalla scarsa vena dell’attacco romanista, tra l’altro servito poco e male. Si vede proprio che Totti è veramente indispensabile, soprattutto quando ci sono pochi spazi e mancano le idee. Ma tant’é: anche se nessuno ha perso, alla fine si può solo recriminare per l’occasione sprecata.

Orfana di Hernanes l’Inter si fa di nuovo piccola e insicura

Icardi anticipa il portiere e colpisce di testa a porta spalancata ma la palla finisce sulla traversaa

L’azione della traversa colpita da Icardi: l’attaccante anticipa di testa il portiere ma la palla non entrerà

L’Inter di Mazzarri è una squadretta, soprattutto dal punto di vista mentale

Non c’è niente da fare: l’Inter è una squadretta e pure un modesto Cagliari può crearle problemi. Si sente la mancanza di personalità, si aspettano invano giocate di qualità che i modesti protagonisti in campo per evidenti limiti (più mentali che tecnici) non sanno (più che non possono) inventarsi. Né la panchina sembra abbastanza autorevole anche solo per protestare contro una direzione arbitrale sfasata e molto accondiscendente con le continue perdite di tempo. Ho visto per esempio Botta (finito l’effetto novità, sbaglia tutto e contribuisce ad aumentare il casino in campo: voto 5) abbattuto impunemente a palla lontana (davanti al guardalinee) senza colpo ferire. Incredibile non tanto che non sia stato fischiato fallo (con conseguente ammonizione) ma che nessuno dell’Inter (nemmeno lo stesso Botta) abbia protestato. Non si tratta così l’Inter e, cosa ancora più grave, non ci si fa trattare così.

Alvarez non è Hernanes e il suo tempo ormai è, ahimè,  scaduto

L’assenza di Hernanes (che in due partite aveva già alzato il tasso tecnico e la lucidità tattica del centrocampo) ha ricreato i soliti risaputi problemi. Del resto non si può pretendere dall’atipico Alvarez (voto 5 complessivo, se si dovesse giudicarlo solo per l’impegno meriterebbe 7) di fare ciò che non sa fare. Non è una mezzala e si vede, soprattutto quando lascia scoperta spesso e volentieri tutta la sua zona. Si impegna molto e qualche volta è capace di recuperare qualche pallone, ma più che altro fa solo molta confusione. Tutto fumo e niente arrosto. Mazzarri (voto 6 perché questi sono i giocatori a disposizione) è stato l’unico a credere in lui e a dargli tutto lo spazio e tutto il tempo per far vedere quanto vale. Ma — e lo dice uno come me che l’ha paragonato addirittura a Zidane difendendolo sempre anche quando era indifendibile — il tempo è abbondantemente scaduto e si può oggettivamente sostenere che Alvarez (al di là della sua classe indubbia) non è un fenomeno, né tantomeno un giocatore da Inter. A questo punto continuare ad aspettare una crescita che non arriverà mai significa fargli solo del male. Così come quando Mazzarri concederà un po’ di riposo a Jonathan (voto 5 non fosse altro per la scarsa capacità di cambiare passo quando si tratta di attaccare gli spazi) sarà sempre troppo tardi.

Rolando, Nagatomo, Icardi e Samuel i pochi che si salvano

Chi salvare oggi? Bè, innanzitutto chi ha firmato il gol del pari. Rolando (voto 6,5 ma soltanto perché almeno ha fatto gol) e Nagatomo (voto 6 perché ha avviato l’azione) e Icardi (voto 6 per l’assist di testa a Rolando oltre poi alla traversa colpita sempre di testa in mischia che grida ancora vendetta). Positivo anche se non particolarmente brillante come sempre Samuel (voto 6 di stima anche se sulle incursioni di Ibarbo oggi davvero imprendibile ha ballato troppo pure lui) e stop. Per il resto solo dolenti note. A parte Handanovic (s. v.) che non è mai stato costretto a sporcarsi i guanti per eseguire interventi veramente pericolosi, chi più chi meno hanno fatto meno dell’indispensabile, soprattutto contro un avversario modesto (seppure tutto rinchiuso nella propria metacampo) come il Cagliari.

Attacco spuntato e soprattutto inspiegabilmente svogliato

Con il centrocampo in difficoltà nel far girare la palla toccava proprio ai due attaccanti dare un mano facendo parecchio movimento. Non è successo e subito la manovra è andata in sofferenza. Ancora deludente Milito (voto 5 soprattutto per il mancato controllo in area nel finale del primo tempo) che sembra non ritrovare quei guizzi di un tempo che facevano sempre la differenza. Ma nemmeno Palacio (voto 5,5 per il gol che si è divorato e la poca lucidità nei momenti decisivi della gara) stavolta è riuscito a trovare anche solo una giocata di qualità. Ha avuto un’occasione pulita (anche se non facile) però pur vedendo bene tutto lo specchio della porta ha tirato sul primo palo agevolando così la respinta miracolosa del portiere cagliaritano. Vabbè, ci sta. Da lui si può accettare qualche battuta a vuoto, considerato tutto quello che è riuscito a dare finora. Palacio è uno dei pochi veramente da Inter, che giocherebbe anche in quella del Triplete.

Orfano di Hernanes il centrocampo torna di nuovo a balbettare

Alle difficoltà del solista Alvarez che non ha i tempi per dettare la manovra si è aggiunta la giornata-no dell’altra mezzala Guarin (voto 5 per essere entrato in partita solo nella parte finale della gara) e a quel punto c’era davvero poco da aspettarsi. Non era certo un mediano improvvisato come Kuzmanovic (voto 5,5 perché soprattutto nella ripresa ha accusato molto la responsabilità del ruolo e ha sbagliato un po’ troppi alleggerimenti) che poteva sopperire alle lacune delle due mezze ali anch’esse tra l’altro decisamente anomale. Deludente, anche se forse non poteva essere altrimenti visto il caos nel finale di partita, l’ingresso di un Kovacic (voto 4 per la sempre più preoccupante mancanza di reattività) apparso ancora più involuto del solito. Più che impaurito sembra quasi demotivato. Non ci siamo proprio, insomma.

Dubbio il rigore di Juan Jesus, molto meno dubbio quello su Icardi

Era rigore il tocco di mano di Juan Jesus (voto 5 perché pur vincendo qualche duello complessivamente soffre troppo il pur talentuoso Ibarbo)? Per me no e lo dico sempre quando ci sono tocchi involontari o quasi. Mentre lo era sicuramente, rigore, il fallo su Icardi che stava per segnare di testa il gol che poteva valere la vittoria. E vabbè. Decisioni che ci stanno. Quello che non si capisce è il comportamento in campo inspiegabilmente tenero e comprensivo dei nostri quando subiscono questi errori arbitrali. O quando l’arbitro Russo (la sua direzione di gara sarebbe stata comunque pessima anche se non avesse concesso il discutibile rigore) ha permesso al Cagliari di perdere tempo a ogni minima occasione. Mah…

Mazzarri sempre più in confusione, l’Inter non c’è più

Thohir e Moratti durante Inter-Catania

Ormai Mazzarri (voto 3) è indifendibile. Continua colpevolmente a insistere nel far giocare sempre gli stessi anche se qualcuno non è in forma e altri sono palesemente scoppiati. Una vergogna vedere in campo gente come Jonathan (voto 4) che ormai non si regge in piedi o un Alvarez (voto 5) che è semplicemente patetico per voglia di fare quanto del tutto privo di concretezza. Seppur meno disastroso nella ripresa rispetto a un primo tempo ridicolo Campagnaro (voto 5) non è più una risorsa per la squadra e da troppo tempo ormai.

Fatto sta che dopo aver sbagliato formazione, nella ripresa sbaglia (ancora) il cambio e solo l’infortunio di Cambiasso (voto 6)  — che lo ha costretto a mettere dentro almeno un centrocampista che rientrava e cioè il pur abulico Taider  (voto 5) — gli ha evitato forse di perdere con l’ultima in classifica. A inizio ripresa, infatti, con l’uscita di un ruvido ma comunque utile in copertura Kuzmanovic (voto 6) come previsto il Catania ha avuto più spazi per proporsi e si è subito reso pericoloso fallendo due gol.

Ancora una volta Mazzarri commette l’errore di voler buttare nella mischia un sempre più spaurito e confuso Kovacic (voto 5) per farlo giocare in un centrocampo totalmente sbilanciato in avanti e costringendolo così a fare quasi il mediano. Ovviamente con esiti comprensibilmente disastrosi.

Squadra più offensiva, dunque, nella ripresa che però crea pure meno rispetto alla prima parte di gioco. Rispetto alle due occasioni avute nel primo tempo da Milito (voto 5) che invece di trovare la forma sembra progressivamente spegnersi, nella ripresa si segnalano solo alcuni acuti di un volitivo ma poco lucido Palacio (voto 5,5) mentre nel finale c’è stato un bel colpo di testa di Rolando (voto 6) e poco più.

Per il resto il Catania ha avuto vita abbastanza facile e questo già dice tutto. All’ultima in classifica per fare il suo primo punto in trasferta è bastato difendersi con ordine e non commettere gravi errori in copertura. Troppo facile, insomma.

A parte le due occasioni sprecate dal Catania, la difesa non ha commesso errori gravi come di solito fa. Handanovic (s. v.) non è stato mai impegnato, mentre Juan Jesus (voto 5) come al solito non è apparso sicuro come dovrebbe soprattutto quando ha di fronte avversarsi non irresistibili. Senza infamia e senza lode la prova di un volenteroso ma poco incisivo Nagatomo (voto 6) mentre l’ingresso nel finale di Botta (voto 6 d’incoraggiamento) non fa la differenza e né, con la squadra in totale confusione, lo si poteva pretendere.

La situazione ora è diventata veramente difficile. Mazzarri ha bisogno d’aiuto.

Un bruttissimo derby, una brutta Inter e un Palacio immenso

Palacio protagonista assoluto del derby

Palacio ha vinto il derby quasi da solo

Dire che l’ha vinto da solo non è nemmeno tanto esagerato. Palacio (voto 8) fa reparto da solo, fa la prima e la seconda punta, l’ala, la mezzala e va pure a fare intensità a centrocampo. Per di più segna un gol di una bellezza mozzafiato (ma prima ancora soltanto la reattività di Abbiati ha evitato che ne segnasse uno perfino più bello) e alla fine è quello che continua a correre come se niente fosse. Una prestazione magnifica di un interista vero.

Come si fa poi a non sperare che Thohir ci ripensi e non ceda più uno come Guarin (voto 7) che finalmente riesce a fare bene tutte e due le fasi? Suo l’assist, sua la rabbia che mette su ogni pallone. Siamo proprio sicuri che mandarlo via sia la scelta giusta? Un altro a sorprendere positivamente è stato sicuramente uno che non ha giocato mai ed è stata finora l’ultima scelta di centrocampo. Eppure l’ultima ruota del carro Kuzmanovic (voto 6,5 per la grinta che ha messo in campo) è entrato nel momento più delicato di un derby tirato come non mai e ha dato veramente tutto. Meriterebbe, per la serietà che ha dimostrato, di essere confermato. Non male nemmeno l’ingresso di Kovacic (voto 6,5) subito reattivo e che ha progressivamente preso confidenza facendo finalmente la mezzala come sa e come può. Se il gol è arrivato quando in campo non c’erano più i senatori vorrà pur dire qualcosa?

Affidabili e concreti uomini d’ordine, ma niente di più Cambiasso e il Capitano (voto 6 di stima a entrambi) sono comunque riusciti a tenere la squadra unita nei momenti più difficili e sopratutto confusi. Meno bene Taider (voto 5) che corre molto, ma spesso senza costrutto. Ma il centrocampo precario e ogni volta con un assetto diverso non aiuta a crescere.

Mentre tra i due esterni a deludere è stato proprio quello che ultimamente stava facendo meglio e cioè un Jonathan (voto 5) che non ha mai avuto la possibilità di affondare come avrebbe potuto fare. Sulla fascia sinistra invece è dove nel finale del secondo tempo l’Inter ha fatto la differenza e ha costruito il gol con un Nagatomo (voto 6,5) spesso imprendibile e notevole sul piano della personalità.

Se stavolta la difesa riesce a non prendere gol rimane il fatto che globalmente il reparto denota ancora troppe insicurezze. Se nel primo tempo ci prova in tutti i modi a far segnare Mediaset con tre uscite sbagliate, è anche vero che nella ripresa è due volte decisivo, ma complessivamente Handanovic (voto 5,5) continua a mostrare inspiegabili cali di tensione. Inspiegabili e preoccupanti. Campagnaro (voto 5) non è più la lontana copia di quello straripante di inizio stagione e commette troppi errori, anche quando deve soltanto amministrare il pallone. Se gioca così non merita la maglia da titolare e sono già diverse ormai le gare sbagliate. Mentre Juan Jesus (voto 4,5) quando dalle sue parti è stato puntato da Balotelli ha rimediato più di una brutta figura. Ricordo una sola volta in cui è riuscito a fermarlo ed è stato proprio sugli sviluppi di quella ripartenza che Palacio ha deciso il derby. Quello che è andato meglio è stato Rolando (voto 6) che forse non ha commesso errori molto evidenti.

Nota finale per l’imbarazzante comparsata di Icardi (voto 4) che buttato nella mischia a meno di dieci minuti dalla fine per spaccare la partita ha fatto fatica perfino a rincorrere il pallone per una decina di metri. Semplicemente ridicolo. Ma che testa ha questo ragazzo?

Ah, quasi mi dimenticavo un Mazzarri (voto 7) particolarmente lucido quanto coraggioso che ha osato nel finale e lo ha fatto bene. Quando ha visto la squadra di Allegri a corto di fiato ha modificato radicalmente l’Inter abbottonatissima di partenza e, al di là del risultato, per quello che si è visto in campo alla fine ha avuto ragione su ogni scelta. Chapeau.

L’Inter imbarazzante del confuso Mazzarri

Il gol di Nagatomo

Il simbolo della disfatta napoletana può essere il cambio di Mazzarri (voto 4 innanzitutto per aver sbagliato formazione e sostituzioni) a mezzora dalla fine. Quando cioè ha deciso (quasi fuori tempo massimo) di far entrare un sempre più spaurito Kovacic (senza voto perché non è colpa sua se è costretto a giocare fuori ruolo e in condizioni impossibili) e invece di far uscire uno tra Alvarez (voto 6 in attacco, voto 3 per la fase difensiva) e Guarin (voto 6 anche se una punta vera messa al suo posto avrebbe fatto almeno un paio di gol) toglie l’unico incontrista in campo e cioè Taider (voto 5, ma si vede benissimo che gioca senza la necessaria tranquillità).  Che dire di più? A Napoli si è rivista la solita Inter di Mazzarri ultima maniera il cui centrocampo si disunisce non appena viene attaccato in velocità, con la difesa presa sempre in controtempo dagli avversari in superiorità numerica. Sapevamo qual era il limite di giocare con Guarin e Alvarez e lo sapeva pure Benitez.

Nonostante il gol e la solita partita d’ordine non mi è piaciuto per niente Cambiasso (voto 4, ma è un voto politico che va al di là della prestazione) perché quando la squadra ballava l’ho visto più di una volta nascondersi. E questo è assolutamente inaccettabile. Se non vuole nemmeno assumersi la responsabilità di portare palla nei momenti più difficili, l’unica cosa che può ancora fare, allora che ci sta a fare in campo? Così come non mi è piaciuto, con l’Inter annichilita, vederlo ridere e scherzare con Higuain prima che venisse battuto un corner. Sono cose che feriscono. E parecchio.

Indiscutibile per l’impegno, un po’ meno per la lucidità sotto porta, Palacio (voto 5) forse sta pagando gli sforzi fatti fin qui per aver dovuto fare reparto da solo.

Se c’è qualcuno che ha dato tutto è invece Jonathan (voto 6,5) uno dei pochi che si sono salvati in mezzo a quel casino totale. Male Nagatono (voto 5) ma aveva l’attenuante del rientro dopo l’infortunio.

Disastrosa la difesa. Rolando inguardabile (voto 4) mentre Ranocchia dopo l’errore collettivo sul primo gol è andato subito in tilt (voto 4) come d’altronde è successo a Campagnaro (voto 4) che ha sbagliato tutto e di più e francamente non si capisce a questo punto non tanto perché sia titolare ma che ci faccia all’inter e perché insomma non vada a prepararsi il mondiale a cui tiene tanto a casa sua. Su Handanovic (voto 5) pesa la respinta farlocca che ha provocato il terzo gol del Napoli e una palese poca autorevolezza nei confronti dei compagni di reparto, abbandonati sempre al loro destino.

Infine, perla finale di Mazzarri: l’ingresso a pochi minuti dalla fine di Icardi (senza voto) che si commenta da solo.

E ora partirà inevitabilmente il gioco al massacro. Contro Mazzarri, ovviamente, facile capro espiatorio. Anche se lui, è pur vero, ci ha messo parecchio del suo con la sua ossessione per Guarin e Alvarez.

Il famoso Dna cazzaro di Lippi e Condò

Paolo Condò

L’inviato della Gazzetta dello sport Paolo Condò sfodera un insospettabile Dna cazzaro in un’intervista a Lippi

“Insomma, sarà mica un caso se il Milan passa sempre, no?”

dice Marcello Lippi intervistato sulla Gazzetta dal pur bravo Paolo Condò. Che subito lo incalza:

Il famoso Dna europeo?

La risposta di Lippi:

“A me fa sensazione vedere che gli unici superstiti sono quelli che sin qui in stagione hanno avuto più problemi. Ma lo ripeto, non è casuale: il rapporto del Milan con l’Europa e la capacità di concentrare in Champions le energie migliori sono proverbiali”.

Soprattutto se per passare il turno basta solo vincere con il Celtic (poi si può anche pareggiare con l’Ajax). Era un girone facile. Non esattamente, tanto per capirci, come quello in cui è capitato per esempio il Napoli. Punto. Che cazzo c’entra il Dna europeo? Proprio niente. Pur avendo fatto 12 punti, il Napoli è forse stato eliminato perché privo di Dna europeo? Ditemi allora come si fa a non ridere di due cazzari come Lippi e Condò.

Quanto (ci) costerà l’eliminazione dalla Champions

Sneijder ha eliminato la squadra della Fiat con un gran gol

Sneijder interista dentro

Chi come il sottoscritto ieri ha festeggiato il gol di Sneijder chiaramente non aveva  ben presente le inevitabili conseguenze che avrà sul lavoro (in termini di cassintegrati) e sulla Serie A.

Facciamo un po’ di conti. L’eliminazione dalla Champions, scrive Giuliano Balestreri sulla Repubblica, sarebbe costata alla Fiat qualcosa come una cinquantina di milioni di euro.

Bruciare 50 milioni di euro in meno in cinque minuti, 20 per mancati incassi e 30 di capitalizzazione, non è impresa da tutti. Ci è riuscita la Juventus eliminata dalla Champions League con un gol di Wesley Sneijder a 5 minuti dalla fine di una partita che stava dominando contro il Galatasaray. Un dramma sportivo, certo, ma anche finanziario. L’addio alla Coppa, infatti, preclude la possibilità di incassare fino a 20 milioni di euro tra diritti, premi e vendita di biglietti arrivando fino alle semifinali. Numeri che fanno la differenza tra la chiusura di un bilancio in attivo o in passivo.

Ragion per cui è facile immaginare che — perfettamente in linea con la consueta politica economica storicamente attuata nei confronti della famiglia Agnelli di profitti privati e pubbliche perdite — il governo Letta provvederà quanto prima a intervenire adeguatamente con opportuni incentivi. Una battuta? Forse sì, ma anche no.

Così come mi sentirei di invitare le istituzioni ad assegnare d’ufficio lo scudetto alla Fiat. Mica per altro, ma solo per evitare prevedibili quanto spiacevoli situazioni cui inevitabilmente si andrà incontro da qui alla fine del campionato se le cose, dopo la sciagura di Istanbul, non dovessero andare in un certo modo. E cioè, com’è facile immaginare: sfortunate direzioni arbitrali di sfortunati arbitri vittime di sfortunate decisioni a senso unico o addirittura date delle partite aggiustate all’ultimo momento in base a quando la Fiat ritenga sia più comodo giocare. Incredibile, no? Incredibile sì. Ma vero.

Situazioni decisamente imbarazzanti e destinate a rendere il calcio italiano ancora più ridicolo di quello che già è. Allora, lo dico da tifoso, tanto vale metterci una pietra sopra e chiuderla qui. Diamoglielo subito, insomma, questo cazzo di scudetto (per quello che vale poi…) e non se ne parla più. Contenti loro, contento il nostro sistema nervoso. Facciamo allora che nel girone di ritorno si giochi solo a chi arriva secondo (e terzo). È meglio, è più serio.

L’Inter di Mazzarri spreca troppo e regala punti

Jonathan esulta per l'autogol del pari

Jonathan esulta per l’autogol del pari

Quando sbagli gol a porta libera è difficile poi appellarsi alla sfortuna. Anzi, vista la serata non propriamente felice sotto porta, tutto sommato all’Inter è andata pure bene perché è riuscita a pareggiare con un autogol sull’unico tiro loffio e sconclusionato di tutta la partita. Lo so, è un paradosso, ma il calcio è così. Non perdona chi tratta male il pallone. E l’Inter di Mazzarri (voto 5 per non aver propiziato l’atteso miracolo di un secondo golletto) stasera ha fatto di tutto per offendere il calcio.

La prima considerazione che viene in mente è che queste lunghe e spesso ingiustificate trasferte con le nazionali hanno ripercussioni pesanti. Le prestazioni sotto tono dei sudamericani e la ricaduta di Nagatomo per i postumi di un acciacco in nazionale sono sotto gli occhi di tutti. Questo viene da pensare guardando uno spompato Palacio (voto 4) che si è mangiato due gol e un Alvarez (voto 4) che gioca da fermo e si limita a fare la foca ammaestrata. Finché a due minuti dalla fine dimostra quanto sia vero che il talento calcistico sia spesso proporzionale a una incommensurabile stupidità. Quando cioè nel rush finale non trova di meglio che sparacchiare in curva e alle proteste dei compagni replica istericamente facendo segno che almeno una volta gli si poteva concedere il tiro impossibile. Già, solo che si è ricordato di provare il tiro impossibile nei minuti decisivi quando aveva avuto tutto la partita per farlo. Ma che ci volete fare, quelli come Alvarez sono così, non loro al servizio dell’Inter ma l’Inter al loro servizio. Lui era lì quasi da spettatore e ha pensato bene di tentare una cosa da luna park tanto per divertirsi un po’. Che cialtrone, veramente.

Sempre a proposito di fenomeni della lunga distanza ecco poi Guarin (voto 5) che se si riuscisse a impedirgli di tirare in porta per contratto non sarebbe poi così male. Sì, va bene: nel finale del primo tempo ha scheggiato la traversa su punizione. Ma quanti sono i tiri che sbaglia? E quel  gol che si è mangiato in area riuscendo nell’impresa di non trovare la porta? Che bisogno c’era di tirare così forte? Un coglione. Un vero coglione. Il peggiore di tutti però è un altro ed è fuori classifica: Alvaro Pereira (voto 3) che in certi momenti non è più nemmno imbarazzante, ma semplicemente patetico. Vederlo giocare è veramente insopportabile, soprattutto quando la squadra soffre e lui sbaglia anche le cose più semplici. Ha difficoltà a stoppare il pallone, non sa crossare o se ci riesce la butta sempre a casaccio, spesso sbaglia i tempi di marcatura.  Né, sempre in tema di fase offensiva, i subentrati Kovacic (s. v.) e Belfodil (s. v.) sono stati capaci di mettereci una nota. Anzi, è come se non fossero entrati per niente. Invisibili.

A centrocampo il solito Cambiasso (voto 6) parte male ma poi si impone alla distanza e riesce sempre a tenere almeno unita la squadra. Per niente tranquillo Taider (voto 4) fa subito una stupidaggine facendosi ammonire per un’entrataccia a partita nemmeno iniziata (un mostro d’intelligenza, insomma) e poi conclude l’opera innescando l’azione del gol del Bologna per un eccesso di presunzione nel controllo di un pallone che andava invece spazzato subito via. Da lì in poi non ha mai dato quello di cui è capace ed ha ancora una volta mostrato i suoi limiti mentali.

Positiva la prova di Jonathan (voto 6,5) non fosse altro per l’invenzione (involontaria) del pari. È tra i pochi a rimanere lucido e concentrato. Incolore per quel poco che è rimasto in campo la prestazione di Nagatomo (voto 5) un altro stakanovista da nazionale. Complimenti vivissimi anche a lui.

Il meglio si è visto soprattutto in difesa. Rolando (voto 7) mi è sembrato il mgiliore. Ha sempre i tempi giusti, non si fa mai prendere dall’ansia (o da attacchi di stupidità) ed è concreto anche quando deve far ripartire l’azione. Non male nemmeno Juan Jesus (voto 6,5) che può recriminare per il gol che si è mangiato all’ultimo secondo. Ma sulla gran botta finita sulla traversa lui ha almeno l’attenuante di non essere un attaccante. Non brillante come in passato il rientrante Campagnaro (voto 6) che nel primo tempo va a volte in confusione, più sicuro nella ripresa. Mentre Handanovic (voto 5) meriterebbe anche lui (e ampiamente) la sufficienza per una bella parata su Bianchi se non fosse per la follia di due incredibili uscite fin quasi a ridosso della mediana che uno poi non può fare a meno di chiedersi: ma che roba è? È impazzito o che? Mettiamola così: l’Inter di Mazzarri ha pagato il mal di trasferta da nazionale. Ed è un pari amaro proprio perché certamente ingiusto e allo stesso tempo, purtroppo, anche ingiustificabile. Non riuscire a fare un secondo golletto al modesto Bologna di stasera è davvero inspiegabile.

Grazie Fiat che per fortuna hai la Champions nel Dna

Juve umiliata in casa dal Bayern

Non posso che accodarmi anch’io a tutti i ringraziamenti che da ieri notte si stanno sprecando sui media. Grazie Fiat, grazie Agnelli: nessuno è stato mai capace di divertirmi come la vostra squadra in coppa. La squadra che, mi sembra giusto ricordarlo in quanto è stato lo slogan più utilizzato da giornali e tv alla vigilia di ogni partita, “ha la Champions nel Dna”. No, non era Crozza a dirlo, ma autorevoli firme e prestigiosi commentatori, anche se effettivamente l’effetto era uguale: faceva sempre ridere parecchio.

La squadra che “ha la Champions nel Dna” però alla fine non ce l’ha fatta. Vabbè, tra andata e ritorno ne ha presi quattro di gol ed è stata, a voler proprio sintetizzare, travolta, annichilita, ridicolizzata. Ma vuoi mettere tu? A giocare undici contro undici non è mai facile per nessuno. Soprattutto se non si è abituati. E comunque, dai, l’importante è che la squadra che “ha la Champions nel Dna” ci abbia fatto divertire — e ciò è assolutamente fuori discussione — come nessun’altra in questi anni. Davvero.

La stessa squadra, per dire, che non vince una competizione europea da 17 anni. Di-cias-set-te an-ni. Sì, da 17 anni la squadra della Fiat, la stessa che “ha la Champions nel Dna” in campo internazionale semplicemente non esiste. A meno che non si voglia prendere in considerazione pure la conquista della Coppa Intertoto (sic) tra l’altro anche quest’ultima risalente in ogni caso al 1999. Al secolo scorso, cioè. Da 17 anni la Fiat, che è bene sempre sottolinearlo “ha la Champions nel Dna”, non fa altro che regalarci, insomma, grandissime soddisfazioni e noi di questo non possiamo che esserne grati. Complimenti, veramente.

Sembra Rocchi ma è Çakir

A vedere l’incredibile arbitraggio di Manchester United-Real Madrid viene da pensare che la corruzione non riguardi solo il calcio italiano.

L’espulsione di Nani decisa dall’arbitro Cüneyt Çakir e dal quarto d’uomo dopo non so quanti replay (ad essere proprio fiscali al massimo ci stava un giallo) fa venire molti dubbi sulle coppe conquistate dal Real Madrid.

Il solito Mourinho: la mia squadra non ha giocato bene. Ma stavolta sembra una stonatura, perché allena la squadra sbagliata.

Quei ghiaccioli ambulanti totalmente impediti di testa

A vedere il calcio più avveniristico per antonomasia dei catalani viene inevitabilmente da pensare che forse sarebbe quasi ora di togliere quelle cazzo di porte. Tanto, ormai, a che servono?

Così come viene da sorridere quanto dalla fascia quelli del Barcellona fanno partire cross in mezzo all’area. La domanda è: chi dovrebbe prenderli di testa, questi benedetti palloni alti, dato che sono tutti dei nani? D’accordo, geniali palla a terra, certo. Ma totalmente impediti di testa.

Probabilmente anche il ruolo di centravanti nel calcio futuro sarà destinato ed estinguersi come tra l’altro è già successo per il libero in difesa. Ma un attacco senza una prima punta come quello dei blaugrana, pur avendo forse il più grande attaccante di tutti i tempi, ora come ora è insulto al calcio.

E, senza pericolo di smentite, la maglia ghiacciolo è una delle più brutte che si siano mai viste in un campo di calcio.