Archivi categoria: Calciopoli

Calcio corrotto

Se a proposito di calcio corrotto pure Makkox e Zoro nel momento in cui si mettono a fare gli spiritosi sui Mondiali truccati stanno bene attenti a rimuovere argomenti evidentemente pericolosi, si capisce quanto Calciopoli sia una ferita ancora aperta. Così Makkox e Zoro citano (e mettono in burla) tutti i Mondiali tranne uno, escludendo cioè proprio quello – guarda caso – più ridicolo. Quello cioè del 2006. Su cui però – guarda caso – non si può minimamente scherzare. E allora cari Makkox e Zoro sapete che vi dico? Annate affanculo pure voi. Ma di cuore, proprio. Cialtroni che non siete altro.

Se prescrivono Calciopoli allora dobbiamo far finire il calcio

Se veramente la Cassazione dovesse prescrivere Calciopoli credo che tutti noi interisti, nessuno escluso, dovremo immediatamente disdire gli abbonamenti Sky o Mediaset Premium.

Se decideranno di cancellare Calciopoli, come oggi anticipa Il Fatto Quotidiano, noi interisti avremo il dovere di mettere in ginocchio il calcio italiano non versando più un solo euro. Usando così la nostra unica forma di difesa a disposizione e cioè facendo saltare il sistema dei diritti televisivi. Altrimenti vorrà dire che saremo complici anche noi di questo schifo e che, in fondo, ce lo meritiamo.

Per quanto mi riguarda, se davvero succederà una cosa del genere, per me il calcio, semplicemente, non esisterà più. Perché c’è un limite a tutto. Vorrà dire che smetterò di seguire l’Inter.

Calciopoli potrebbe essere prescritta

+ clicca per ingrandire il testo

Delinquenti per sempre

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Cancellare Calciopoli, la più grande vergogna dello sport italiano, fino a farla diventare un’invenzione degli interisti. L’opera è in atto già da tempo e prosegue incessantemente a colpi di manipolazioni mediatiche sempre più spudorate e mirate a negare l’evidenza dei fatti. Quello cui siamo di fronte è un preciso quanto paradossale ribaltamento della realtà. Come dimostrano le ultime farneticazioni di Andrea Agnelli, il cui negazionismo è talmente rozzo quanto improbabile da lasciare davvero sconcertati. Andando di questo passo andrà a finire che la Fiat sarà fatta passare da carnefice addirittura a vittima del sistema. Senza che, quando si arriverà addirittura a dare per scontata una cosa del genere, a nessuno manco più scapperà da ridere.

Tanto, per quello che vale il calcio italiano, non vale nemmeno la pena di sollevare pur minime obiezioni. Anche perché la Serie A è talmente screditata ormai che  si può benissimo sostenere tutto e il contrario di tutto senza per questo andare mai in contraddizione con le svariate sentenze di giustizia sportiva e, ahimé, anche quelle decisamente più serie a carattere penale. E cioè proprio ciò che si sta cercando di rimuovere. Non tanto tutti quei campionati truccati e quegli scudetti finti, ma – incidentalmente – anche le malefatte dell’associazione a delinquere che dirigeva la squadra della Fiat. Un’associazione a delinquere composta – lo so che fa brutto esprimersi così nei confronti di rinomati manager, ma tant’è – da delinquenti. Volgari delinquenti.

Questo è quello che si vuole veramente far scomparire dalla storia. Non tanto l’aver rubato partite e titoli che anzi invece di essere motivo di vergogna sono semmai un merito di cui vantarsi. No, quello che viene ritenuto inconcepibile è piuttosto l’infamia di essere stati riconosciuti come delinquenti. Perché di questo si sta parlando: di delinquenza e non di altro, di delinquenza e non di gol, di delinquenza e niente altro. Delinquenza che esula da ogni possibile contesto sportivo. Negare i fatti, negare quello che è successo – quando invece sarebbe stato indispensabile ammettere colpe e responsabilità per provare a chiudere un’epoca così umiliante per il calcio italiano – equivale allora a riaffermare ogni volta il marchio dell’infamia che quegli scudetti e quelle stellette simboleggiano.

Chissà perché la Serie A non può fare a meno di Rocchi

Rocchi torna arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Rocchi torna ad arbitrare nonostante tutti gli errori commessi a Torino

Gianluca Rocchi torna ad arbitrare. Nonostante abbia falsato una delle partite più importanti della stagione domani, dopo appena due turni di stop, dirigerà Torino-Parma. Mi copioincollo:

Come si fa a pretendere la buonafede da parte di un sistema che non solo non ammette i propri errori, ma li minimizza e li ridimensiona quasi come se fosse tutto normale?

Come mai, viene inevitabilmente da chiedersi, la Serie A proprio non può fare a meno di un arbitro così disastroso come Rocchi? Risposta facile: e chi lo dice che Rocchi arbitra male? Per la Fiat no di sicuro.

Agnelli finalmente sbugiardato dall’Inter. Di Thohir

Sicuramente Andrea Agnelli sarà rimasto spiazzato perché era abituato a ben altre risposte, quelle cioè sempre troppo educate e tolleranti di Massimo Moratti. Sicuramente Agnelli pensava di passarla liscia come sempre quando si tratta di offendere l’Inter. Invece stavolta, proprio nel giorno in cui è stato celebrato l’addio di Moratti, dall’Inter è arrivata una replica di quelle che tutti noi tifosi, inutile negarlo, aspettavamo da anni. E cioè un comunicato che sbugiarda Agnelli e gli ricorda come Calciopoli abbia svergognato lo sport italiano:

MILANO – F.C. Internazionale prende atto dell’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 è stato un anno disastroso, in cui lo scudetto è stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus è stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione. Questi sono i fatti. Che non permetteremo a nessuno di alterare né di dimenticare.

Finalmente un po’ di coraggio, insomma. Era ora. Che sia però soltanto l’inizio di una diversa attenzione ai media. Perché la Fiat (o, come si chiama adesso, Fca) non cambierà certo il modo di fare comunicazione. E l’Inter non dovrà mai più indietreggiare anche di un solo centimetro.

L'inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

L’inequivocabile pagina della Gazzetta sulla sentenza in Appello di Calciopoli

Massimo Mauro e gli arbitri che non sbagliano bene

Massimo Mauro e Ilaria D'Amico

Massimo Mauro insieme con Ilaria D’Amico: calcio e giornalismo senza un solo conflitto d’interessi

Se anche volessero, come potrebbero gli arbitri essere meno sfortunati di quello che sono? Ci sarebbe sempre pronto il Massimo Mauro della situazione a ricordare loro il senso di responsabilità nei confronti di un sistema che ha assoluto bisogno delle loro sfortune e che su tali sfortune si sorregge e sostiene: Le parole fanno più danni dei centimetri. Così, paradossalmente, non appena capita una giornata in cui gli arbitri non sono abbastanza sfortunati ecco che subito il Massimo Mauro di turno è pronto a cazziarli quando fino ad allora li aveva elogiati per il loro grande spirito di sacrificio e uno stoico senso del dovere. Improvvisamente succede che gli errori non fanno più parte del gioco e non vanno sportivamente accettati, come si pensava. Ecco cosa scrive – incredibilmente – Massimo Mauro:

Io sono convinto della buona fede di Rocchi, anche se riconosco che le sue decisioni hanno penalizzato la Roma, ma non sono così convinto della casualità di quanto visto sabato nei due anticipi di campionato. Non errori arbitrali clamorosi, ma piccoli indizi di come le tante polemiche post Juve-Roma, abbiano creato un clima che ha tolto serenità alla classe arbitrale. La sensazione è che si volesse riparare ad un torto.

Non so se Massimo Mauro se ne sia reso conto, ma praticamente ha scritto che secondo lui le due partite di sabato sono state falsate dagli arbitri. Quindi, se le parole hanno ancora un senso di fatto ammette che la Serie A sia un campionato truccato. Assodato ciò, rimane però il problema per Mauro che gli errori arbitrali non siano tutti uguali. C’è errore ed errore. E allora per garantire una certa uniformità di giudizio secondo Massimo Mauro è bene che gli arbitri tornino al più presto a essere sfortunati come sono di solito. Sembra incredibile che si possa arrivare a tanto, che siamo arrivati a tanto, ma è così.

Prendiamo per esempio l’ultima giornata: contrariamente a quanto sostiene Massimo Mauro tutto è filato liscio e le partite si sono concluse senza particolari sfortune arbitrali. Purtroppo è successo che, apriti cielo, la squadra della Fiat contro il Sassuolo è incappata in una giornata no e proprio per questo motivo le avrebbe fatto comodo un arbitro sfortunato per portare a casa i tre punti. Invece niente: nessun rigore, nessuna espulsione, nessuna sfortunata decisione sbagliata dell’arbitro. E il risultato è stato che la squadra della Fiat non è riuscita, solo con le sue forze, a vincere. Succede anche ai migliori. Ci sta. Ma non certo per Massimo Mauro. A suo dire l’arbitro avrebbe danneggiato la squadra della Fiat e lo avrebbe fatto deliberatamente per compensare gli aiuti della partita precedente contro la Roma. Evvai. Alla faccia della buonafede degli arbitri. Scrive infatti il sempre più incredibile Massimo Mauro:

Al Sassuolo è stato concesso di giocare 90′ contro la Juve, diciamo con tanta grinta, forse eccessiva. E l’ arbitro Banti di Livorno forse qualche cartellino giallo in più poteva usarlo. La gomitata di Vrsaljko in faccia a Tevez se l’avesse fatta Chielini sarabbe sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi e non, con la scritta “vergogna”, invece vedo che è passata completamente inosservata.

Sorvoliamo sul fatto che la gomitata di Vrsaljko non era intenzionale ma si è trattato piuttosto di un normale scontro di gioco (magari irruento) niente di più di tanti altri contrasti che si vedono in una partita di calcio. Ma anche ammesso che l’intervento fosse stato veramente da rosso diretto, perché l’eventuale errore di Banti (ammesso e concesso che di errore si sia trattato) diventa inaccettabile rispetto agli errori commessi da altri arbitri? Perché per Rocchi vale la buonafede e per Banti si sospetta la malafede? Perché un arbitro può avere licenza di sbagliare e un altro no? Perché Rocchi sì (contro la Roma) e Banti no (contro la Fiat)? Forse perché Banti a differenza di Rocchi non ha esercitato una sua precisa facoltà e cioè quella di essere sfortunato? Forse perché, come dire, Banti… non ha sbagliato bene?

Se n’è ricordato presto: ora confessa pure Trapattoni

Trapattoni con Giovanni Agnelli

Trapattoni con Giovanni Agnelli

Perfino uno dei mostri sacri del calcio italiano come Giovanni Trapattoni trova finalmente il coraggio di fare una qualche mezza ammissione su quello che qualsiasi tifoso sa e cioè che gli arbitri sono sempre particolarmente sfortunati nei confronti delle avversarie della Fiat o, come si chiama adesso, Fca. Che detto da lui fa indubbiamente un certo effetto, visto che è un monumento vivente degli scudetti ottenuti dalla Fiat prima dell’avvento di Moggi.

A distanza di 40 anni perfino il Trap, proprio lui che diceva che nel calcio conta soprattutto lo spirito di sacrificio (sic) se ne esce candidamente ammettendo che la Serie A praticamente è truccata. Certo, sarebbe stato difficile sostenere il contrario, visto che allo stato dei fatti è un’ovvietà. Ma dirlo adesso, solo adesso, mette ancora più tristezza. Non tanto perché sia stato al gioco pure lui, ma perché non sembra minimamente vergognarsene.

Gli italiani però sono così – non per niente Stendhal ha scritto dei libri memorabili sul carattere italico – gente senza memoria e senza dignità. Siamo talmente superficiali e privi di un minimo orgoglio che tutto ci scivola addosso senza mai un pentimento o un seppur vago senso di colpa. Siamo italiani e adoriamo la furbizia e l’arte dell’inganno e appena possiamo ce ne vantiamo pure. Nel calcio come nella vita.

Nicchi mi fa veramente vergognare di seguire ancora il calcio

Il presidente dell'Aia Nicchi assolve Rocchi: non ha commesso errori

Il presidente dell’Aia Nicchi assolve l’arbitro Rocchi: non ha commesso errori

Mi vergogno io per le dichiarazioni – Nicchi assolve Rocchi: “In Juve-Roma nessun errore” – del presidente dell’Aia sulla partita di Torino falsata dall’arbitro. Ulteriore dimostrazione di quanto il calcio italiano faccia schifo.

La colpa però è soltanto mia che continuo ancora a legittimare – pagando per vedere allo stadio o in tv partite finte – questo schifo. E come me altri milioni di coglioni presi per il culo a oltranza da un sistema calcio che ha perso qualsiasi pur minima credibilità.

Prima le dichiarazioni di Buffon e ora queste dell’associazione degli arbitri sull’indifendibile Rocchi. In tutti e due i casi le parole sono inequivocabili e il messaggio è forte e chiaro. E cioè: nessuno osi disturbare il manovratore. Anche perché sarebbe del tutto inutile.

L'arbitro Rocchi assolto dall'Aia: non ha commesso errori

Rocchi assolto dall’Aia: non per niente è uno degli arbitri più bravi. Missione compiuta

Quel bugiardo di Buffon e l’avvertimento a Totti

Nel 2007 Buffon contestava i rigori e criticava gli arbitri

Buffon dice di non aver mai inveito contro gli arbitri? Falso: ecco cosa dichiarava per esempio dopo una gara nel 2007

A parte il fatto che Gigi Buffon è un bugiardo quando sostiene di non aver mai inveito dopo una sconfitta – e infatti non è vero, ma è talmente presuntuoso e arrogante di fregarsene di dire falsità – le sue parole contro le recriminazioni di Francesco Totti sulla partita di Torino falsata da Rocchi denotano una certa disonestà intellettuale. Per il semplice motivo che Buffon era in campo insieme a Totti e, al di là delle diverse opinioni, non può certo negare l’evidenza dei fatti e cioè che siano stati commessi errori che hanno favorito la squadra della Fiat.

Buffon del resto sa benissimo come funziona il calcio italiano (sulle cui partite scommette, o ha scommesso in passato, pure grosse somme) e se proprio non ha la forza o il coraggio di essere un po’ più serio nelle sue dichiarazioni allora dovrebbe avere la dignità di stare almeno zitto. E invece no. Ma perché mai Totti non potrebbe dire liberamente ciò che pensa? E perché mai ora dovrebbe, come nella più rozza logica mafiosa, quasi passare per una specie di quaquaraquà senza onore o, peggio, un traditore da isolare?

Una sparata, quella di Buffon, che comunque non fa nemmeno notizia. Non è certo una novità, infatti, che la Fiat lanci messaggi del genere. Anzi, succede puntualmente non appena qualcuno (in questo caso Totti) ha il coraggio di alzare la testa. Tanto che il senso delle parole di Buffon a Totti assomiglia più o meno a quanto disse, dieci anni fa, l’allora allenatore della Fiat Lippi a Zeman in un confronto televisivo (l’argomento in quell’occasione era il doping) e cioè:  “A Zeman dico che non è giusto criticare un sistema e continuare a farne parte”. Chiaro?

Incredibile ma vero: Rocchi fermato solo per due turni

L'arbitro Gianluca Rocchi dopo due soli due turni tornerà ad arbitrare come prima

L’arbitro Gianluca Rocchi dopo due soli turni tornerà ad arbitrare come prima

Se sugli errori che hanno favorito la squadra della Fiat bisogna per forza credere che siano stati commessi da Rocchi in buonafede, come si fa però a dire altrettanto del designatore che per tutta risposta ha deciso di fermare l’arbitro solo per due turni? Rocchi ha falsato una delle partite più importanti della stagione procurando un danno notevole alla credibilità di tutto il calcio italiano e che succede? Lo fermano per un paio di giornate e poi tutto tornerà a funzionare esattamente come prima. Come se non fosse poi successo nulla di così grave.

Tra due turni Rocchi sarà di nuovo al suo posto. Come è sempre accaduto e continuerà ad accadere. Ma che metro di giudizio è mai questo? Come si fa a pretendere la buonafede da parte di un sistema che non solo non ammette i propri errori, ma li minimizza e li ridimensiona quasi come se fosse tutto normale? E il messaggio che viene indirettamente fuori non è forse quello che finché ad essere penalizzata è la Roma o qualsiasi altra squadra che non sia quella della Fiat va comunque tutto bene? Che cioè in fondo tutto sta procedendo come deve andare?

Perché di fatto più Rocchi commette errori incredibili (e non da ora ma fin dai tempi di Calciopoli) e più viene ritenuto uno dei migliori arbitri. Invece di mandarlo in pensione lo premiano – chissà perché, viene a questo punto da chiedersi – designandolo ogni volta ad arbitrare le partite più… complicate. Non è forse questa, allora, la dimostrazione, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, di come la Serie A sia un campionato, prima ancora che ridicolo, decisamente finto come il wrestling?

Conte e le dimissioni che non si possono raccontare

Giornalisti e opinionisti Sky

Semplicemente da applausi a scena aperta il post di Rudi Ghedini sul giornalismo (sportivo e non) che ha bucato le dimissioni di Conte: Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?
Copioincollo, in particolare, due passaggi. Il primo:

Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

E ancora:

Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Un’analisi secondo me inappuntabile che segue quella sempre in tema e altrettanto feroce fatta da Massimo Mantellini e da me citata qualche post fa.

Quello sfruttatore di Andrea Agnelli

Mario Macalli ferito nell'orgoglio da Andrea Agnelli che ha definito uno sfruttatore

Il dirigente Mario Macalli ferito nell’orgoglio definisce Andrea Agnelli uno che mangia con i soldi dei governi italiani

Dunque, ricapitoliamo: a Andrea Agnelli non è piaciuta la ritirata di Abete e Prandelli, colpevoli (ingrati che non sono altro dopo tutto quello che la Fiat ha fatto per loro) di non aver voluto recitare in pieno e a fondo la parte dei capri espiatori della situazione e permettere nel frattempo a lui di rimpiazzarli adeguatamente con nuovi signorsì. E stronca sul nascere la candidatura nata sul campo di Tavecchio, ribadendo ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno) chi è che decide e cosa c’è da decidere nel calcio italiano.

Qualcuno ricorda la preoccupazione dei media sul vuoto di potere causato dalle improvvise dimissioni di Abete e Prandelli, giudicate quasi inopportune se non irresponsabili? Tutti a chiedersi: e adesso chi nomina il nuovo ct se il vertice che dovrebbe nominarlo non c’è più? Come se non si sapesse come funzionano realmente le cose nel calcio italiano. E infatti ora Agnelli ha pensato bene di colmare questa lacuna ribadendo chi è che comanda e sceglie, non prima di sottolineare la scarsa professionalità (oserei dire aziendale) di Abete e Prandelli che invece di scappare avrebbero dovuto portare la croce (insieme a Balotelli) per tutti.

Fatto sta che in questa orgia di ipocrisia e servilismo che contraddistingue il calcio italiano, c’è anche chi (nel momento in cui si sente messo alla porta dopo anni e anni di onorato servizio) tra le pieghe della cocente umiliazione (se non quasi una gogna mediatica) ha pure un rigurgito di orgoglio e non le manda a dire al padrone che nel momento di licenziare il personale giudicato inadempiente si dimostra non poco scostumato. Come nel caso, per esempio, di tal Mario Macalli, dirigente ferito e sorprendentemente rabbioso:

“Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l’Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno è permesso. Non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un’ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano“.

Belle parole, che dicono grandi verità. Peccato però che arrivino decisamente fuori tempo massimo.

Si legge Nazionale ma si chiama Fiat

Il marchio Fiat sulle maglie d'allenamento della Nazionale

Non c’è niente da fare, la Nazionale rimane proprietà Fiat. L’allenatore dovrà essere per forza di area Fiat o gradito alla Fiat. Meglio ancora se sono due e cioè  — è la candidatura del momento — Marco Tardelli e Antonio Cabrini. Tecnicamente sarebbe una scelta che non si regge in piedi, come del resto lo sarebbe l’altrettanto improponibile Fabio Cannavaro.

Ma tant’è: se qualcuno non l’avesse ancora capito è dai tempi di Calciopoli che la Nazionale è stata presa praticamente in ostaggio dalla Fiat, quasi come una specie di risarcimento per l’orribile sgarro subìto. Chiunque sia il nuovo ct, l’importante è che rimanga sempre leggibile il marchio Fiat, come lo era in Brasile perfino sulle maglie azzurre d’allenamento.

Tanto poi cambierà poco perché a selezionare i giocatori e a consigliare la formazione giusta sarà ancora una volta quel simbolo così immacolato di sportività che è l’eroico capitano Gigi Buffon. Inutile dire, infatti, che la base della nuova Nazionale sarà composta dallo stesso blocco Fiat che ha preso gol ridicoli da Costa Rica e Uruguay. Per colpa, ovvio, di Balotelli.

Cannavaro italiano vero e ct perfetto

Mancini o Allegri? Non ditelo nemmeno per scherzo. Questo blog fa il tifo per Fabio Cannavaro allenatore della Nazionale.

Perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Vale a dire che c’è un solo grande uomo capace di riportare in auge i valori più profondi dell’Italia — Dio, Patria e Fica — e costui non può essere che il grande e indimenticabile Fabio Cannavaro, le cui qualità sportive, nonché umane e morali sono assolutamente indiscutibili.

Chi meglio di lui potrebbe condurre l’Italia (con al fianco l’indomito ed esperto capitano Buffon) alla riconquista del mondo? Perché Fabio Cannavaro è un vincente, uno che non ha paura di niente e di nessuno. Un figlio prediletto dell’Italia dura e pura, uno che incarna perfettamente lo spirito italico più profondo e invincibile.

Uno che piangerebbe tutte le sue lacrime durante l’inno e sarebbe disposto a tutto (ma proprio tutto) in nome del tricolore. Un vero eroe, un modello di vita e di sport a cui le giovani generazioni potrebbero far riferimento con orgoglio e ardimento patriottico. Un vero leader, un uomo d’onore, un Pallone d’oro. Uno insomma con due coglioni così.

Dichiarazione di tifo

Buffon e Cannavaro simboli del calcio italiano taroccatoSeguirò i Mondiali nonostante tutto. Seguirò i Mondiali nonostante sia un evento anacronistico ai tempi della globalizzazione e delle sue vaghe e precarie identità geografiche. Seguirò i Mondiali nonostante sotto l’aspetto sportivo sia un torneo tecnicamente modesto. Seguirò i Mondiali perché non posso non fare il tifo, come sempre dopo Calciopoli, per l’Uruguay e il suo calcio storicamente brutto, sporco e cattivo. Ma mai ipocrita.

Ma non farò solo il tifo a favore. Allo stesso tempo tiferò soprattutto contro due nazionali e cioè: quella della Fiat e, per la prima volta, anche contro quella argentina. Perché? Per dare finalmente sfogo a tutte le frustrazioni accumulate negli ultimi quattro anni per colpa del clan argentino che dopo aver portato l’Inter in cima al mondo l’ha affossata senza pietà sfruttando indecorosamente l’insano spirito di riconoscenza di Moratti.

Seguirò i Mondiali anche per ricordarmi bene in che paese vivo e come sono fatti i suoi abitanti. Gli stessi pronti a scandalizzarsi per un rigore dubbio per poi dimenticarsi interi campionati truccati e andare in delirio per la Nazionale di Buffon, proprio uno dei simboli di quel calcio taroccato. Chissà se, per esempio, qualcuno ricorda ancora quel milione e 585mila euro “donati” a una ricevitoria di Parma. Già, che fine avrà fatto quell’inchiesta?

Se Moggi sbugiarda mezza Italia: il rigore su Ronaldo c’era

L’ammissione di Moggi condanna per sempre al ridicolo milioni di italiani

Se perfino Luciano Moggi ammette — nella sua furba (e come ti sbagli) autobiografia pronta per essere venduta a pacchi — che l’intervento di Iuliano su Ronaldo era rigore (come se potevano mai esserci stati dei dubbi su quello che fu un vero e proprio placcaggio da rugby) che dovremmo dire ora noi a tutti quei tifosi della Fiat che senza un pur minimo senso del pudore per anni e anni hanno continuato a negare l’evidenza?

Uno scudetto che fece vergognare anche l’aziendalista Tosatti

Se perfino Moggi ammette che fu una partita falsata — quella partita come del resto tutto il campionato fu falsato da una serie infinita di sfortunate decisioni arbitrali, che alla fine fece gridare allo scandalo sul Corriere della sera perfino un ferreo aziendalista come la buonanima di Giorgio Tosatti — ora che dovremmo pensare noi di tutti quei tifosi della Fiat che hanno fatto finta per anni e anni di non vedere, di non sentire, di non capire?

Ma, da interista, se Moratti aveva preso Moggi allora sono pronto a rinnegarlo

Anche se il calcio in fondo c’entra fino a un certo punto. Perché in gioco c’è ben altro che qualche trofeo di uno sport tra l’altro sommamente stupido (ragione per cui è così tanto amato). Qui è in discussione l’onestà intellettuale di ognuno di noi, che travalica puerili questioni di tifo. E cioè: a differenza dei seguaci della Fiat nei confronti di Agnelli, da interista non avrei il minimo dubbio a rinnegare Moratti se solo fosse vero (ma io non ci credo, mi rifiuto di crederlo) che aveva preso Moggi.

Moggi ammette: su Ronaldo era rigore

+ clicca per ingrandire

Nient’altro che delinquenti

La Triade protagonista di Calciopoli

Le motivazioni della Corte d’Appello di Napoli della sentenza emessa il 17 dicembre 2013 parlano chiaro e cioè: magari si fosse trattato solo di frode sportiva. Ma non c’è stata solo frode sportiva, perché quella al soldo della Fiat era una vera e propria associazione a delinquere:

Quella di Moggi, Giraudo e Bergamo era un’associazione a delinquere tesa a ledere la terzietà degli arbitri. — la Repubblica

Calciopoli non è stata un’invenzione, o un complotto contro la Juventus. — Lettera 43

Esistono “molteplici e articolati elementi probatori” sulla sussistenza del reato di associazione per delinquere di cui si sono resi responsabili diversi imputati, tra cui l’ex dg della Juventus Luciano Moggi. — Tuttosport

È bene sottolinearlo, è bene ricordarlo. A futura memoria, piaccia o no, questi sono i fatti. Un processo che qualcuno può anche criticare, o magari una sentenza che non si vuole accettare. Certo, ce la possiamo rigirare come meglio ci pare, ma comunque sia questa è e rimarrà per sempre la storia di Calciopoli.

Arbitro non all’altezza? Ma no, poverino, è solo sfortunato

Quello degli arbitri è un falso problema perché a condizionare il calcio italiano sono i conflitti di interessi tra controllori e controllati. Esilarante quanto esemplare (a proposito dei rapporti tra Fiat e giornali) il giudizio dell’inviato della Repubblica Emanuele Gamba sull’arbitro Doveri che ha diretto oggettivamente in maniera a dire poco pessima la partita di Verona:

Arbitra bene ma inciampa sugli episodi: tre gol su quattro sono in fuorigioco (a sbagliare è l’assistente Stallone) e una mano di Vidal era da rigore. Ma sono errori millimetrici, dunque soprattutto sfortunati.

Capito? Secondo il parere di Gamba ben tre gol su quattro (mica uno) erano irregolari e in più Doveri non avrebbe fischiato un rigore contro la squadra della Fiat (anche se le cronache televisive dicono che i falli di mano in area erano due e non uno). È possibile allora chiedersi: cosa deve succedere di più in una partita della massima serie perché possa ritenersi condizionata (e falsata) dagli arbitri? Cosa deve succedere di più in una partita della massima serie per poter avanzare quantomeno il dubbio che come minimo (per non dire peggio) l’arbitro non sia stato all’altezza? Se nemmeno i giornali e le tv possono esprimere almeno dei dubbi che informazione abbiamo? E che calcio è se perfino un inviato di un autorevole e prestigioso quotidiano come la Repubblica non può permettersi di bocciare l’operato di un arbitro i cui errori sono stati visti e rivisti in tv da milioni di persone?

Considerata cioè la gravità degli errori commessi (e per giunta in una sola partita) chissà, magari si potrebbe al limite anche dubitare del fatto che lo sfortunato Doveri sia un arbitro da Serie A? Ma quando mai: come spiega bene l’inviato Gamba lo sfortunato Doveri è semplicemente stato sfortunato. E stop. Voto? 5,5. Quindi appena appena sotto la sufficienza. Lo sfortunato Doveri ha falsato la partita in tutto e per tutto, ma per l’inviato della Repubblica lo sfortunato Doveri è niente di più che appena appena insufficiente. Pure Gianni Mura, che sulla stessa pagina firma la solita messa cantata, evidentemente è d’accordo.

Repubblica giudica appena insufficiente l'arbitro Doveri che ha falsato Verona-Juve

+ clicca per ingrandire

Se Gasperini non vale niente e insiste a farcelo sapere

Gasperini con la maglia della FiatL’Inter è stata letteralmente massacrata dall’associazione a delinquere organizzata dalla Fiat (con la complicità, è bene ricordarlo, di Mediaset) per controllare il calcio italiano che falsava partite e campionati e riempito di farmaci la propria squadra. Partendo da ciò, da tutte le ingiustizie e le offese subite dall’Inter nel corso di ben quindici anni (quindici e non solo i due anni oggetto dell’inchiesta penale culminata in un processo ancora in corso) soltanto un sequispedale fesso come Massimo Moratti avrebbe mai potuto prendere come allenatore proprio uno dei protagonisti di Calciopoli come Lippi o, più recentemente, un altro della scuola Fiat come Gasperini che ora si permette di sputare sul piatto dove ha mangiato dicendo quello che non dovrebbe mai permettersi di dire. Lo dice, il querulo e triste Gasperini, perché ha di fronte un mite irrecuperabile come Moratti e quindi se lo può permettere perché tanto Moratti non reagirà mai e incasserà i soliti insulti come ha sempre fatto. Lui è fatto così, porge sempre l’altra guancia mentre noi tifosi ci roviniamo ogni volta il fegato per il suo impassibile autolesionismo.

Altrimenti come potrebbe permettersi di alzare la voce un miracolato della panchina come Gasperini? Un allenatore di provincia con la vocetta da eunuco che sembra uscito da un film con Lino Banfi, uno che ha imparato a memoria chissà dove un unico schema di gioco e quello e solo quello sa usare? Uno che quando ha avuto la grande occasione di allenare una squadra vera si è immediatamente perso ed è andato subito in confusione totale, non capendo più niente di niente e forse nemmeno dove si trovasse in quel momento? Come può uno così, dopo quello che ha combinato all’Inter, avere la faccia tosta di parlare ancora? Come può permettersi una mezza cartuccia qual è di mettere bocca su una delle questioni più delicate e infelici nonché una delle pagine più vergognose di tutto lo sport come Calciopoli?

Ma tant’è, questo è il calcio italiano attuale: un calcio corrotto che non ha mai veramente chiuso la pagina di Calciopoli, un calcio ostaggio dei tanti conflitti d’interessi e sopratutto un calcio all’insegna della più spudorata cialtroneria. Come quella di un allenatore patetico qual è Gasperini che non perde occasione di sparlare periodicamente dell’Inter scaricando ogni responsabilità del suo fallimento sull’inoffensivo Moratti. Arrivando, non contento, perfino a citare a sproposito e strumentalmente Calciopoli con l’intento sempre di denigrare l’Inter. Nel farlo però Gasperini innanzitutto omette di ricordare i danni che Calciopoli ha procurato a tutto il calcio italiano. E rimuove inoltre il fatto che senza l’associazione a delinquere messa in piedi dalla Fiat (con la complicità di Mediaset) l’Inter i suoi scudetti li avrebbe vinti molto tempo prima. Se solo cioè i campionati si fossero giocati in maniera regolare invece di essere totalmente falsati.

Come il campionato per esempio del 1998 che fu talmente condizionato dagli arbitri da far indignare perfino il più autorevole giornalista di riferimento di Moggi in Rai e Corriere della sera e cioè la buonanima di Giorgio Tosatti. O quello del 2002 di cui tutti preferiscono ricordare il 5 maggio rimuovendo opportunamente quello che era successo prima o appena solo la giornata precedente quando nel finale di partita l’arbitro De Santis non fischiò rigore su Ronaldo placcato in area sotto i suoi occhi. Piuttosto è vero il contrario e cioè che senza l’associazione a delinquere che controllava gli arbitri e falsava le partite (e senza il doping di cui a quel tempo la squadra della Fiat faceva largo uso) avremmo avuto un’altra storia e un altro albo d’oro. Perché quegli scudetti vinti dalla Fiat (e da Mediaset) in quei quindici anni sono finti come il talento di Gasperini. E non solo non valgono niente ma puzzano pure di merda.

27 condanne consecutive significheranno qualcosa?

Moggi con Giraudo, Bettega e Lippi ai tempi di Calciopoli

Giraudo, Bettega, Moggi e Lippi ai tempi di Calciopoli

Secondo la contabilità più aggiornata delle sentenze su Calciopoli quella odierna dovrebbe essere la 27esima condanna consecutiva del direttore generale della squadra della Fiat Luciano Moggi e dei suoi associati vari.

A distanza di 15 anni lo smemorato Tacchinardi ora ricorda e dice: “Su Ronaldo c’era rigore”. Solo quello? Nient’altro?

L'arbitro Ceccarini che falsò lo scontro scudetto del 1998

L’arbitro Ceccarini durante lo scandaloso scontro scudetto del 1998, una delle pagine più brutte dello sport italiano

Era ora verrebbe subito da dire. Tacchinardi ammette che quello su Ronaldo era rigore. Meglio tardi che mai, certo. Alcuni presunti campioni di sportività come Del Piero per esempio continuano ancora, a distanza di 15 anni, a negare l’evidenza. Anche se dirlo adesso, fuori tempo massimo, è troppo facile. Non solo. Proprio perché a scoppio parecchio ritardato, tutto ciò assomiglia molto a una presa per il culo. E non serve assolutamente a niente.

Anzi, semmai denota una certa furbizia da parte di Tacchinardi nel volersi accreditare, a costo zero, per quello che non è. E non è stato, in questi lunghi 15 anni dove di cose ne abbiamo poi saputo, eccome, di come la Fiat faceva funzionare il calcio italiano. Tentativo miseramente fallito, perché se solo volesse il nostro caro Tacchinardi potrebbe allora cominciare a raccontare tanti altri dettagli di quegli anni lì. Insomma: se proprio vuoi fare il pentito allora fallo almeno bene. E sul serio. O sennò stai zitto che è meglio. Il problema infatti non è solo il rigore di Ronaldo, magari fosse solo quello. No, dico, ne vogliamo parlare?

Va bene ricordare l’episodio di Ronaldo diventato a ragione il simbolo di Calciopoli di lì a venire. Ma tutti gli altri ancora? Tutti quegli altri sfortunati episodi arbitrali di sfortunatissimi arbitri che per anni e anni hanno falsato partite e campionati? E l’Epo? E Moggi? E De Santis? E le moviole taroccate di Biscardi, false come gran parte del giornalismo sportivo? O, per citare episodi più recenti, le scommesse clandestine di Buffon? E no, non funzionano mica così le cose. Che uno di punto in bianco dopo 15 anni di malafede e omertà si sveglia una mattina e improvvisamente ricorda che sì quella volta il rigore c’era. Capirai, che sforzo. Solo che prima, in questi 15 anni, tu e tutti gli altri avete detto esattamente il contrario o, al massimo, avete vigliaccamente rimosso sia il rigore come tutto il resto. Tacchinardi, sai una cosa, ma vedi di andare affanculo va.

Thohir reagisci, di’ qualcosa di interista

Erick Thohir

Erick Thohir

Benvenuto Thohir, ma ora subito programmi e obiettivi chiari

Nessuna preclusione di sorta nei confronti di Erick Thohir, a maggiore ragione verso chi ha fatto un investimento così importante e ha praticamente acciuffato per i capelli una società sull’orlo del baratro, senza più risorse e idee com’era, e ormai in stato confusionale da tre anni a questa parte. Se non è più tempo per il calcio se vogliamo romantico del nostro caro grande presidente Massimo Moratti ma l’Inter vuole diventare una società seria con una gestione razionale e mirata (perché no?) a trarre (parecchi, si spera) profitti ebbene così sia. Aspettiamo allora di conoscere quali sono i programmi e gli obiettivi. In caso contrario, al di là dei 250 milioni spesi per prendere la maggioranza, le chiacchiere stanno a zero.

Benvenuto Thohir, ma che ci dici di Fiat e Mediaset?

Andrea Agnelli con Luciano Moggi ai tempi di Calciopoli

Andrea Agnelli con Luciano Moggi ai tempi di Calciopoli

Tanto per cominciare: come gestirà l’Inter di Thohir lo strapotere di Fiat e Mediaset che gestiscono e controllano la Serie A? Come si porrà la nuova Inter di Thohir nei confronti dei media che avrà come sempre quasti tutti contro? Manco è avvenuto il passaggio di consegne ed ecco subito un primo “assaggio” di ciò che l’aspetta, quello che i giornali stanno facendo passare per una battuta (“la capitale dell’Indonesia è Jakartone”) di Andrea Agnelli quanto invece è già un avvertimento. A parte il fatto che su Calciopoli la Fiat ha poco da scherzare in quanto la giustizia sportiva l’ha condannata per aver truccato partite e campionato con la retrocessione in Serie B mentre la giustizia penale l’ha condannata (anche se la sentenza non è definitiva) per associazione a delinquere, quello che deve soprattutto interessare noi interisti è come si comporterà Thohir. Risponderà? Reagirà? O rimarrà in silenzio? O peggio ancora cercherà di farselo alleato? Insomma, l’Inter resterà quella del nostro caro grande presidente Massimo Moratti o sarà piuttosto come l’Udinese che fa profitti vendendo i giocatori migliori, ma non vince mai niente? Thohir, appena puoi, dicci tutto. Rassicuraci. Non farci stare in pensiero. Spiegaci che conosci benissimo i problemi cui andrai incontro e che ti ritieni in grado di affrontarli.

Benvenuto Thohir, ma sappi che l’Inter non è l’Udinese

Mi auguro insomma che Thohir sia consapevole di aver preso una delle più grandi squadre del mondo e sappia bene quello che deve fare. Se l’Inter vuole tornare ad essere una grande squadra ha bisogno di una nuova dirigenza che capisca di calcio e sappia scegliere gli uomini più adatti per il futuro. E ha bisogno di nuovi campioni. Questo è poco ma sicuro. Poi, certo, è tutto da discutere se sia meglio puntare su campioni già formati o piuttosto su campioni più giovani, come sembra preferire il nuovo proprietario. Poco cambia: in ogni caso bisogna investire. E bisogna investire parecchio. E se Moratti non era più in grado di farlo, ora Thohir non può mica tirarsi indietro. Anche perché Moratti poteva permetterselo, lui no. Qualsiasi scusa, qualsiasi presunto alibi — dai buchi in bilancio o la necessità di fare esperienza — non sono più ammissibili. Non lo sono proprio perché  quei difetti e quelle mancanze gestionali cui ci aveva abituato Moratti non sono più ovviamente concepibili in un’Inter — finalmente — a conduzione manageriale. Questo mi sembra sia abbastanza chiaro e spero che Thohir ne sia consapevole. L’Inter, cioè, non può e non deve diventare una specie di Udinese di lusso.

Se il calcio italiano non è più credibile e fa solo ridere, Agnelli deve prendersela solo con se stesso

Il gol in fuorigioco che ha deciso l'ultimo derby torinese

Il gol in fuorigioco che ha deciso l’ultimo derby torinese

Il calcio italiano non è credibile perché è finto come il wrestling

Se dopo aver fatto la solita figura di merda in Europa Andrea Agnelli accusa la Lega per la scarsa competitività del calcio italiano, dovrebbe piuttosto prendersela solo con se stesso. E con chi altro sennò? Se il calcio italiano è sempre meno seguito e perde di credibilità la colpa principale — e lui dovrebbe saperlo benissimo — è soprattutto sua. Di chi cioè ha fatto diventare la Serie A una competizione finta (a uso e consumo solo della televisione) come il wrestling con partite falsate dagli arbitri e campionati truccati. Se il calcio italiano attira sempre meno l’attenzione dei tifosi — stadi giustamente sempre più vuoti e pay tv che giustamente perdono, invece di guadagnare, abbonati — è soprattutto colpa di Fiat e Mediaset che nel più totale conflitto d’interessi gestiscono il calcio italiano (con la complicità di Sky) come se fosse una loro azienda e hanno screditato nel corso degli anni lo sport più amato degli italiani fino a renderlo decisamente ridicolo. Certi partite, certi arbitraggi, certi rigori, certi fuorigioco hanno fatto e fanno tuttora il giro del mondo. Tutto ciò naturalmente a spese nostre, di quanti cioè che — io per primo — nonostante tutto continuano a pagare per poter vedere partite finte. E magari pure ad incazzarsi perché sono finte. Perché, ovviamente, è bene ricordare sempre, Fiat e Mediaset possono permettersi di fare quello che fanno grazie al nostro silenzio-assenso.

L'inesistente fuorigioco di Paloschi il cui gol è stato annullato dal guardalinee Preti

L’inesistente fuorigioco di Paloschi il cui gol è stato annullato dal guardalinee Fabiano Preti

Perché in Premier League le partite non vengono falsate come in Serie A?

Ma il calcio deve per forza funzionare così come lo gestiscono Fiat e Mediaset? Siccome il calcio è un’industria deve allora sottostare alle leggi del mercato e quindi il calcio va considerato alla stregua di un prodotto come un altro da vendere anche se a discapito della sua componente prettamente sportiva? Ah sì? E allora com’è che in Inghilterra pare riescano benissimo a conciliare sia le esigenze economiche che quelle sportive? Com’è che la Premier League nonostante i tanti soldi (e interessi) che girano, nonostante emiri, magnati russi o americani che investono ogni stagione tanti soldi continua ad essere un campionato di calcio credibile? Com’è che ogni stagione sono sempre tante le squadre a lottare per il primo posto e — soprattutto — possono lottare tutte alla pari? Com’è che gli arbitri inglesi pur essendo molto meno bravi e capaci di quelli italiani (è proprio così anche se è un grande paradosso) difficilmente arrivano a danneggiare nettamente una squadra, a indirizzare le partite in un certo modo, a falsare i risultati?

Andrea Agnelli con Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Fabio Capello ai tempi di Calciopoli

Andrea Agnelli con Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Fabio Capello ai tempi di Calciopoli

Il calcio italiano non è serio perché a troppi tifosi piacciono le partite finte

La differenza fondamentale tra Serie A e Premier League è che i tifosi inglesi sono diversi da noi. Perché a differenza di noi italiani che riteniamo la furbizia una grande qualità umana se non la più grande, gli inglesi hanno una diversa cultura sportiva e provano orrore della furbizia ancora di più se applicata allo sport. Esempio: nella Premier League (con gli stadi sempre tutti pieni) se un calciatore simula un fallo sono gli stessi suoi tifosi a protestare. In Italia se un calciatore non è abbastanza furbo o viene ritenuto inesperto (sic) o non viene considerato un buon giocatore. Ieri sera telecronisti, commentatori e opinionisti Sky hanno ritenuto all’unanimità Quagliarella “furbo” nell’essersi procurato il rigore andando a cercare il contatto con l’avversario in area di rigore. La sera precedente, gli stessi giornalisti hanno detto esattamente la stessa cosa nei confronti di Balotelli per la simulazione nell’area dell’Ajax. È stato giudicato anche lui molto “furbo” per essersi procurato un rigore che non c’era e per aver così evitato a Mediaset la sconfitta. Ecco perché, allora, in Premier League nessun arbitro potrebbe truccare le partite nemmeno se volesse: perché gli stessi tifosi della squadra avvantaggiata non accetterebbero mai di veder la loro squadra vincere in campo imbrogliando. O di vincere la Premier League grazie a una serie di inspiegabili errori di arbitri particolarmente “sfortunati”. Proprio come da noi, insomma. Proprio, cioè, come i tifosi italiani quando la loro squadra incontra arbitri “sfortunati”. Il calcio italiano non è credibile perché è stritolato dai conflitti di interessi, ma è pur vero che il calcio italiano fa schifo perché soprattutto fanno schifo molti suoi tifosi.

Non tutti i cori razzisti sono veramente razzisti

La curva Sud di San Siro

Alla fine, quando si tratta di fare veramente sul serio, finisce sempre così. Voglio dire, si può essere d’accordo oppure no con la linea dura intrapresa dalla giustizia sportiva contro il razzismo e delle inevitabili valutazioni punitive prese decisamente con l’accétta senza fare cioè tante verifiche e opportune distinzioni. Qualcosa tipo il fine giustifica i mezzi. Un concetto, piaccia o no, abbastanza chiaro e cioè: guerra è guerra e non si fanno prigionieri. In linea di massima, se questo è il parametro di giudizio adottato andrebbe pure bene, però a una condizione: che cioè poi l’accétta venga adoperata sempre e comunque, senza fare discriminazioni di sorta tra figli e figliastri. Se cioè si è intransigenti sempre e comunque, dall’inizio alla fine. Altrimenti è la solita farsa all’italiana, di chi prova a fare la voce grossa fino a quando qualcuno non la alza di più a sua volta e tutto finisce a tarallucci e vino. Come nel caso dei tifosi Mediaset protagonisti di nuove intemperanze anche dopo la chiusura della curva. Come scrive, per esempio, Fabiana Della Valle sulla Gazzetta dello sport:

Alcuni cori anti Napoli si ripetono anche all’interno dello stadio durante la partita, provocando l’intervento dello speaker.

Insomma, il giudice avrebbe dovuto adottare un nuovo provvedimento disciplinare nei confronti dei tifosi Mediaset e addirittura disporre di far giocare la prossima partita a porte chiuse. E che siamo matti? Chi ha il coraggio di prendere sul serio una decisione del genere nei confronti di Galliani? Nessuno, ovvio. Quindi si sentenzia comicamente che i cori contro i napoletani non erano razzisti (si possono quindi cantare in ogni stadio) e buonanotte ai suonatori: la linea intransigente di cui si parlava prima è da ritenersi già archiviata. O meglio: potrà eventualmente essere applicata sì, ma con moderazione (ricordiamoci che siano pur sempre italiani) e con una certa, come dire, discrezione. Nel senso che c’è curva e curva, tifosi e tifosi. E che bisogna sempre fare le debite distinzioni. Tra i cori razzisti che sono razzisti e i cori razzisti che sembrano razzisti ma non lo sono. Mai.