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Il ricatto di Guarin a una società ancora troppo debole

Fredy Guarin infiltrato della FiatNon solo Fredy Guarin praticamente ammette di aver rifiutato apposta qualsiasi squadra che non sia la Fiat, ma adesso tramite il suo agente Marcelo Ferreyra avverte l’Inter che lo deve far giocare perché altrimenti anche a gennaio continuerà a rifiutare qualsiasi squadra che non sia la Fiat. Le parole di Ferreyra sembrano abbastanza chiare, soprattutto nel rimarcare l’errore commesso dall’Inter nel rinnovargli subito il contratto dopo la mancata cessione alla Fiat:

Dopo il rinnovo firmato a marzo a quelle cifre perché avrebbe dovuto cercare una nuova squadra? Fredy se ne andrà solo se e quando lo vorrà la società, a condizione che si tratti di un club importante come quello nerazzurro. Se farà un buon campionato, le offerte arriveranno da sole. Giocatore e dirigenza lo sanno e per questo noi confidiamo molto in Mazzarri”.

In parole povere, questo è il messaggio forte e chiaro di chi non si fa il minimo scrupolo di sfruttare a proprio vantaggio le difficoltà di una società ancora una volta incapace di gestire in maniera seria i giocatori e cioé: non l’avete voluto regalare alla Fiat? Bene, allora adesso non solo ve lo dovete tenere, ma siete obbligati pure a farlo giocare.

Può una società che si reputi di grande livello sottostare a un simile ricatto? Assolutamente no. Non tanto per una questione puramente economica (la svalutazione continua ad essere inarrestabile dato che chi compra sa che l’Inter deve liberarsene) ma per le ovvie ripercussioni che una mina vagante come Guarin rappresenterebbe di fatto – a maggiore ragione dopo dichiarazioni del genere – nello spogliatoio.

Che fare? Non c’è alternativa: essendo diventato impossibile venderlo a cifre importanti a questo punto la società può rispondere a dichiarazioni così palesemente intimidatorie in una sola maniera e cioè non cedendo minimamente alle pressioni del giocatore. Anche a costo di regalarlo a gennaio. Tanto ormai si è capito benissimo che, in ogni caso, finirà così.

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Povera (e triste) Inter

Kovacic, Hernanes e Medel durante la trasferta di Torino

Al termine della sessione estiva del calciomercato (incoraggiante all’inizio, deludente nel finale) l’Inter è una squadra più equilibrata? Rispetto alla scorsa stagione certamente sì. Più equilibrata e, almeno sulla carta, anche più competitiva se non altro sotto l’aspetto atletico.

L’Inter ha un organico completo? Purtroppo ancora no, visto che alla fine è incredibilmente rimasta scoperta la casella del quarto attaccante e in difesa, a parte il mancato rientro di Rolando,  a sinistra Juan Jesus praticamente non ha un sostituto.

Quale valutazione dare alla brutta prova di Torino da parte di una squadra apparsa confusa, disorganizzata e senza personalità? Come una falsa partenza – giustificabilissima – in attesa di trovare l’assetto migliore, o piuttosto la spia dell’inadeguatezza di Mazzarri?

Il continuo ricorso al giro palla, la lentezza esasperante della manovra e la scarsa propensione alla corsa devono essere ritenute precise scelte tattiche? Una ben determinata strategia, cioè, per innervosire e deconcentrare la difesa avversaria fino a farle perdere la pazienza?

Che interpretazione dare ai retroscena sulla scelta di Palacio di giocare i Mondiali nonostante un non meglio precisato infortunio alla caviglia, i cui postumi per ora gli hanno fatto saltare la preparazione e l’inizio della stagione? Come MiIito 4 anni fa, anche Palacio non sarà più lui?

Fermo restando che con il mancato arrivo di uno come Shaquiri o Lavezzi o al limite Biabiany il terzo posto appare – ora come ora – oggettivamente proibitivo, si può almeno pretendere che Mazzarri non faccia giocare più l’Inter(nazionale) come una triste squadretta di provincia?

Quel “fallito” di Balotelli a sei milioni l’anno

Mario Balotelli ride

Favola senza lieto fine, commenta melodrammaticamente Repubblica a proposito di Balotelli che lascia Mediaset. Sono tutti lì, giornalisti e opinionisti, a gareggiare per il miglior de profundis per un addio tra l’altro ampiamente annunciato. Come se invece che di andare a Liverpool Mario fosse stato regalato al Sassuolo. E già perché sembrerà strano, viste le premesse sulla sua più che totale inaffidabilità, ma nel cambio Balotelli mica ci perde, anzi. Nonostante lo diano praticamente già finito a 24 anni, giocherà in una delle più forti squadre d’Europa, nel campionato attualmente più bello e più importante.

No, perché troppo spesso si rimuove il fatto che Balotelli sarà pure un fallito come vogliono farci credere, ma è da quando aveva 20 anni che lo ricoprono di soldi. Uno che comunque dovessero andare le cose in futuro, potrebbe vivere di rendita per il resto della sua vita. E, piccolo dettaglio non certo trascurabile, se a Mediaset di milioni l’anno ne prendeva quattro ora che sarebbe stato mandato via in malo modo di milioni ne prenderà ben sei. Alla facciaccia di chi crede ancora che il calcio sia legato ai risultati e alle classifiche. Chiamalo fallimento…

Vedete un po’ se ve li danno pure a voi tutti quei soldi per fare il fenomeno da baraccone che tanto riesce così bene a Balotelli e che tanto piace ai media. Provateci voi, se ci riuscite, a farvi pagare così tanto per fare quello che cazzo vi pare e divertirsi facendo lo scemo dalla mattina alla sera, alle spalle di chi pretenderebbe un comportamento diverso o, addirittura, più serio. Il calcio dei diritti tv è questo, uno spettacolo in cui contano solo i soldi e Balotelli (forse anche grazie a quel maestro di vita che è Mino Raiola) sembra aver capito perfettamente come funzionano le cose. E ci sguazza benissimo. Di trofei, coppette e Palloni d’Oro Mario non sa che farsene. Per chi non l’avesse ancora capito a lui — cresciuto in una famiglia assai pratica e concreta — interessa solo una cosa: i milioni. Perché come dice una massima popolare i pidocchi fanno pidocchi, i soldi fanno soldi.

I contratti milionari di Balotelli

Tre buoni rinforzi e un punto interrogativo

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Medel durante una crisi di nervi quando giocava nel Siviglia

Osvaldo e perfino M’Vila tecnicamente non si discutono. E pure Medel, meglio conosciuto come Pitbull (uno di quei medianacci brutti e cattivi di cui forse l’Inter ha sentito per troppo tempo la mancanza) avrebbe in fondo (cartellini rossi permettendo) un suo perché.

Così come non è certo irrilevante essere riusciti a portarli all’Inter spendendo il minimo indispensabile. Un aspetto decisamente rivoluzionario rispetto alle passate consuetudini. Va allora riconosciuto a Thohir un modo di operare nettamente più serio e soprattutto concreto.

C’è un bel punto interrogativo però. E cioè: M’Vila, Osvaldo e Medel sono tre casi umani. E proprio in quanto tali messi ai margini del calcio che conta. I loro limiti comportamentali sono evidenti. Riuscirà Mazzarri a gestire non uno ma tre Balotelli messi insieme?

Conte e le dimissioni che non si possono raccontare

Giornalisti e opinionisti Sky

Semplicemente da applausi a scena aperta il post di Rudi Ghedini sul giornalismo (sportivo e non) che ha bucato le dimissioni di Conte: Le dimissioni di Conte spingono a una domanda definitiva: a cosa serve la stampa sportiva?
Copioincollo, in particolare, due passaggi. Il primo:

Mi torna in mente una frase di Alessandro Donati, l’allenatore che ha scoperchiato la pentola del “doping di Stato”, ben prima della famosa intervista di Zeman sul calcio che doveva uscire dalle farmacie. Scriveva Donati: “la quasi totalità dei media dello sport sono dei semplici e ripetitivi narratori dell’apparenza”.

E ancora:

Mi rifiuto di credere che nessuno sapesse: piuttosto, chi sapeva, ha scelto di non pestare i piedi alla Vecchia Signora, magari in cambio di qualche indiscrezione “esclusiva” sul successore di Conte.

Un’analisi secondo me inappuntabile che segue quella sempre in tema e altrettanto feroce fatta da Massimo Mantellini e da me citata qualche post fa.

Se la Fiat promuove Buffon (doppio) allenatore-ombra

Buffon sbaglia l'uscita e Chiellini si perde Ruiz che completamente smarcato colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Buffon sbaglia l’uscita e Chiellini si perde Ruiz che lasciato solo colpisce di testa a botta sicura da pochi metri

Ormai non c’è più ritegno per i media nel sovrapporre la squadra della Fiat alla Nazionale. Le ultime tragicomiche ore susseguenti alle improvvise quanto intempestive dimissioni di Conte (ulteriore smacco per Agnelli dopo quelle troppo frettolose di Prandelli) non fanno che confermarlo. In entrambi i casi, infatti,  secondo i giornalisti più informati gli allenatori candidati a subentrare sulle rispettive panchine sarebbero sempre gli stessi.

E cioè: come per la Nazionale sono ancora una volta Allegri, Mancini e (un po’ distaccato come percentuale di probabilità) Spalletti. O di qua o di là, non si scappa: quelli sarebbero i prescelti. Interscambiabili, insomma. Certo, su due di queste candidature, in particolare quelle più forti, ci sarebbero alcune controindicazioni. Appare per esempio difficile che Allegri possa avere il gradimento di Pirlo o che Mancini sia accolto a braccia aperte da Tevez.

Chissà però che non sia un segnale ben preciso della proprietà nel voler ribadire (come i giornalisti di Sky, per ovvie ragioni con notizie di prima mano, stanno ripetendo a oltranza) chi comanda. Una dichiarazione di subalternità dell’allenatore che diventa in pratica una promozione sul campo per il gongolante Buffon, pronto ad assumersi in diretta tv “un maggior carico di responsabilità da parte dei giocatori”. Capito l’antifona?

Senza soldi, né idee: a Pinzolo con una squadra provvisoria

Piero Ausilio

Sorpresa: Erick Thohir è tornato a Milano. Buon segno, verrebbe subito da pensare. Solo che non vuol sentir parlare di calciomercato e invita i giornalisti a rivolgersi semmai al direttore sportivo Piero Ausilio. Già. E Ausilio che dice? Copioincollo da un’intervista della Gazzetta dello sport:

Possiamo pensare che Yann M’Vila si aggregherà alla squadra per il ritiro? 
“Stiamo lavorando col Rubin. Sì, diciamo che a Pinzolo l’unico che potrebbe arrivare è M’Vila”.

L’unico (e sempre se tutto va bene). Quindi la preparazione estiva sarà all’insegna del caos e dell’incertezza tra chi potrebbe partire e chi dovrebbe (forse) arrivare. Esattamente ciò che più detesta Mazzarri che ha sempre ritenuto indispensabile poter lavorare in ritiro avendo a disposizione l’organico effettivo. Come inizio, insomma, non c’è male.

Non c’è che dire, più passa il tempo e più l’entusiasmo sale alle stelle. Ma forse prima o poi annunceranno che quello che sta per partire è un altro anno zero (il secondo) e bisogna prenderla così come viene. O, in alternativa, darsi all’ippica o, perché no, provare con il baseball. Perché l’Inter, purtroppo, non promette niente di buono nemmeno stavolta.

L’Inter (come sempre) nella palude

Marco Benassi

Marco Benassi

Basta con i signorsì: l’Inter ha bisogno di un grande direttore sportivo

La trattativa M’Vila conferma come poco sia cambiato rispetto a quando c’era Moratti. Ed evidenzia la mancanza di un uomo mercato più competente e più capace di signorsì Ausilio. Invece di preoccuparsi del marketing (che se non vinci mai col fischio ti compreranno le magliette) Thohir farebbe molto meglio a investire su un grande direttore sportivo, uno di quelli in grado di portare all’Inter con pochi spiccioli giovani talenti sconosciuti e di vendere senza regalarli tutti i giocatori di risulta accumulati fin qui dalla gestione Moratti.

Biabiany di nuovo all’Inter: perché no? Almeno è uno serio

Contrariamente a molti tifosi che sicuramente storceranno il naso, a me non dispiacerebbe proprio per niente vedere di nuovo in nerazzurro Biabiany. Perché con questi chiari di luna almeno arriverebbe uno serio, uno che corre e dà sempre il massimo. Una volta capito bene che non è una punta, potrebbe diventare un grande esterno di centrocampo. Ma sarebbe comunque un’ottima scelta non fosse altro perché lo scambio prevede che Schelotto rimanga a Parma e già questo per me sarebbe un vero e proprio miracolo.

La famosa politica dei giovani: Benassi regalato al Torino, Mbaye e Duncan (s)venduti

Fatto sta che la situazione continua a rimanere stagnante. Le solite chiacchiere, nessuna novità rispetto ai consueti errori del passato. Mentre Thohir ripete ancora una volta la solita cantilena sull’importanza dei giovani, nel frattempo un talento indiscutibile (se si pensa che a soli 19 anni già gioca in Serie A) come Benassi sta per essere regalato o quasi al Torino. Né sembra essere migliore il futuro di Mbaye o Duncan pure loro in procinto di essere (s)venduti. Inevitabile chiedersi: a che gioco giochiamo Thohir?

Giovinco per Guarin? Inter succursale della Fiat

Andrea Agnelli e Antonio Conte

È da Natale che la sta tirando per le lunghe. Ora ci si sono messi pure i Mondiali a fargli da comodo alibi. Ma prima o poi dovrà venire finalmente allo scoperto. Prima o poi Erick Thohir dovrà per forza venire fuori. Perché dopo aver sprecato inutilmente un’intera stagione con la scusa che doveva ambientarsi, che doveva capire bene, che doveva prima rifare tutti i conti, dovrà in qualche maniera necessariamente muoversi.

Mi ero ripromesso — attingendo alle ultime risorse di una pazienza inesauribile dopo quattro lunghissimi anni — di stare al suo gioco (anche se era inspiegabile sprecare inutilmente un’altra stagione) e aspettare appunto quest’estate, termine ultimo entro cui aveva promesso di investire un po’ di milioni per rinforzare la squadra. Mondiali permettendo, ormai ci siamo. E non vedo l’ora di capire che pesce è Thohir.

Fatto sta che finora (anche se c’è ancora tempo per smentirmi) Thohir non è mai piaciuto (ma proprio per  niente) come del resto non mi sono mai piaciuti quelli che parlano sempre e solo al futuro. Certi soggetti, io che la sinistra italiana la subisco da decenni, li conosco troppo bene perché possano ancora portarmi in chiacchiere a oltranza. E so benissimo cosa sia il consociativismo in politica come negli affari. O nel calcio.

Ragion per cui il ventilato scambio Guarin-Giovinco spiegherebbe tante cose, dopo un primo tentativo saltato all’ultimo momento quest’inverno. Un’ipotesi — copioincollo il commento sul blog di Rudi Ghedini — che io ritengo semplicemente vergognosa. Dirò di più. Se dovesse andare in porto un’operazione simile (perfino peggiore dello scambio alla pari con Vucinic) significherebbe una cosa sola e cioè che l’Inter sia diventata una succursale della Fiat.

Ecco in cosa consiste il progetto col trattino di Thohir

Erick Thohir

Se qualcuno non l’avesse ancora capito e, ingenuamente, aveva creduto alle promesse ora è bene che lo sappia e se ne faccia a questo punto una ragione: nel futuro dell’Inter c’è solo l’Europa League. Finalmente, comincia davvero a delinearsi il progetto di Thohir. E cioè, se le parole hanno ancora un senso, anche per l’anno prossimo (e forse pure l’altro ancora) l’obiettivo sarà quello di qualificarsi in Europa League. Dice infatti Thohir:

“Il nostro obiettivo per la prossima stagione è quello di qualificarci all’Europa League e restarci per uno o due anni”.

Di stagione in stagione insomma l’obiettivo più che avvicinarsi si allontana perfino di più. Per chi non l’avesse ancora capito o tenta disperatamente di negare l’evidenza delle cose, il nostro caro Thohir sta dilazionando a oltranza (come del resto qui si sostiene fin dall’inizio visti i suoi comportamenti a dire poco sfuggenti) gli ormai famigerati anni che servirebbero per avviare prima o poi una ricostruzione che doveva cominciare almeno tre anni fa.

Qui si sono sollevati non pochi dubbi sull’ambiguità di Thohir e sulla scelta suicida di saltare una stagione e di bruciare un (altro) anno inutilmente. Ma l’estate è ormai alle porte e Thohir ora annuncia — di nuovo — che bisogna avere ancora tanta pazienza. Sarà forse proprio questo il famigerato progetto col trattino? Come cioè una squadra che ha fatto la storia del calcio possa essere improvvisamente ridotta a un’Udinese qualsiasi?

Anno zero, parte seconda?

Quando Thohir prometteva acquisti

Le promesse di Thohir in un’intervista alla Gazzetta di due mesi fa

A due settimane dalla fine del campionato nulla di nuovo sul fronte del (tanto atteso) calciomercato. Quest’inverno Thohir aveva garantito che i rinforzi li avrebbe presi adesso. Finora però si sente parlare solo di possibili rientri di alcuni Primavera o, al massimo, dell’ipotetico (assai ipotetico) arrivo di seconde o terze scelte se non proprio di risulta. Anche perché non è per niente facile trovare società disposte a regalare giocatori.

A quanto pare, non ci sono soldi sufficienti nemmeno per prendere gli scarti. La situazione continua ad essere insomma abbastanza desolante, anche perché il ritornello è sempre quello: l’unica strada è quella dell’autofinanziamento. Servirebbe allora uno proprio bravo, un uomo mercato di quelli capaci di vendere bene i giocatori in uscita e di saper scegliere allo stesso tempo quei tre o quattro rinforzi giusti che servirebbero. Uno che non c’è.

Ma più delle questioni tecniche è soprattutto l’aspetto commerciale a interessare Thohir, preoccupato com’è di rafforzare il settore marketing con l’ingaggio di una nuova direttrice. Mentre i media ritirano fuori — quasi a comando — l’interessamento della Fiat (un’ossessione) per Guarin. Scambio stavolta perfino comprensivo di conguaglio (c’è la mancia, insomma) anche perché invece di Vucinic ora Marotta ha bisogno di liberarsi di Isla.

L’Inter col trattino già non piace più nemmeno a Moratti

Thohir con Moratti

L’Inter migliore? C’è tempo. Parecchio tempo ancora. Almeno 2 trattino 3 anni. Anche se non si capisce bene a partire da quando. Fatto sta che mentre Erick Thohir ripropone come un disco incantato esattamente la stessa scadenza di 2 trattino 3 anni prima di poter vedere la vera Inter (dimenticandosi che l’aveva detto ahimè già una stagione fa e quindi ha allungato di un anno il progetto di risanamento) nel frattempo Massimo Moratti diventa improvvisamente caustico e poco diplomatico:

Thohir deve risanare l’Inter? Io non amo moltissimo quando si dice ‘risanare l’Inter’ perché non ha un bel niente da risanare, visto che l’Inter ha provveduto sempre a tutti i pagamenti e agli stipendi dei giocatori”.

Insomma, se Thohir non fa altro che piangere miseria il vero motivo — è ciò che senza tanti giri di parole vuol far proprio intendere Moratti — potrebbe essere in realtà un goffo tentativo di nascondere, evidentemente, la scarsa propensione ad investire sull’Inter. Dando così ragione (le dichiarazioni di Moratti sono un assist troppo facile) a quei tifosi più malfidati (tra cui il tenutario del qui presente blog) che pretendono (chissà poi perché) che alle chiacchiere (tante) seguano prima o poi i fatti (finora relativamente pochi).

Fatto è che Thohir sta prendendo tempo esattamente come faceva lo scorso gennaio per giustificare lo scarso impegno sul mercato invernale (a parte poi la follia finale del regalo di 20 milioni a Lotito per Hernanes, sicuramente un buon giocatore ma non certo un fenomeno). Solo che nel frattempo è già trascorsa (invano) una stagione e quindi la data andrebbe semmai aggiornata a 3 trattino 4 anni. Sempre, beninteso, se tutto va bene. Cosa che, vista l’aria che tira, forse non è per niente scontata.

Moratti contro Thohir: l'Inter non è da risanare

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David Luiz al Psg per non meno di 50 milioni: e la multa?

Moratti con Platini e Petrucci

Com’era quella storia del fair play finanziario? Ah sì, ecco: il Psg doveva essere multato di 60 milioni con ridimensionamento della rosa e divieto di ulteriori operazioni di mercato esagerate. Infatti. Come no. È notizia di ieri che il Psg ha preso David Luiz dal Chelsea per una modica cifra tra i 50 e i 60 mlioni. Alla faccia di Platini, insomma. Sarà poi un caso se la cifra (davvero spropositata per un difensore) si avvicina molto a quella della multa?

Ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che — come si sostiene sul qui presente blog fin dal primo momento in cui Platini avanzò una tale bischerata — il fair play finanziario fosse irrealizzabile visti i troppo interessi che ruotano attorno al calcio. Anche se un club che l’ha preso fino ad ora veramente sul serio c’è ed è l’Inter, che così facendo ha smantellato di fatto una grande squadra frutto di anni e anni di lavoro.

Ma tant’è, stando così le cose la farsa del fair play finanziario rimarrà per forza uno degli errori di percorso più imbarazzanti di Massimo Moratti. A meno che non abbia colto al volto l’occasione per giustificare in qualche modo il ridimensionamento messo in atto in vista della futura cessione dell’Inter, la sua era passerà alla storia per il Triplete e i cinque scudetti consecutivi quanto per le sue innumerevoli e spesso incredibili cazzate.

Anche con Thohir si continua ancora a navigare a vista

Ma l’anno zero è quello passato o… se ne prevede un altro ancora?

Erick ThohirSbagliare ci sta, continuare a sbagliare no. Altrimenti sembra quasi una presa per il culo. Steso un velo pietoso sull’anno zero di Thohir (anche se un imprenditore serio si prepara per tempo e non spreca una stagione inutilmente) cominciamo allora ad analizzare quello appena iniziato. E già non ci siamo proprio. Si commettono ancora gli stessi errori che si commettevano quando c’era Massimo Moratti. E cioé: si continua a navigare a vista.

Mazzarri rimane, ma per fare cosa? Quali sarebbero gli obiettivi minimi stagionali?

Walter MazzarriPrimo errore: la fiducia al buio accordata a Mazzarri, quasi da far presupporre che la sua conferma sia dipesa più che altro dal fatto che abbia ancora un anno di contratto. Scelta legittima, per carità, ma che rende assai poco credibile il presunto progetto di ricostruzione. Di fatto Mazzarri rimane senza pagare alcun dazio per la stagione fallimentare e senza che gli siano stati imposti precisi obiettivi. Praticamente, si continua a navigare a vista.

Dov’è l’uomo mercato capace di portare all’Inter i giocatori giusti al prezzo giusto?

Piero AusilioSecondo errore: manca ancora un uomo mercato, uno competente, senza cui difficilmente si potrà migliorare l’organico. Al primo passo e cioè quello d’aver messo alla porta Branca non è seguita la mossa conseguente, altrettanto importante, di affidarsi a un direttore sportivo capace di sopperire alle lacune della società anche nel rapporto con poteri forti e media. Ausilio, da solo, non basta. Così, insomma, si continua a navigare a vista.

 Ma veramente qualcuno crede di poter andare in Champions con i soliti Alvarez?

Ricky AlvarezTerzo errore: se la stagione passata doveva servire, come ha ripetuto spesso Mazzarri, a fare la “raccolta dati” in chiave futura, non si spiega allora l’allungamento del contratto a giocatori che non si sono dimostrati all’altezza. Che senso ha, per esempio, puntare su Alvarez? O c’è forse ancora qualcuno che pensa di poter competere con Roma, Napoli e Fiorentina con mezzi giocatori come Alvarez? Dire che si continua a navigare a vista è il minimo.

Lascia anche Cambiasso, l’ultimo reduce del Triplete

Milito, Zanetti e Cambiasso in trionfo

Adesso è ufficiale: lascia anche Esteban Cambiasso. Per molti, senza più la colonna argentina del Triplete, potrebbe essere un pericoloso salto nel buio. Può essere, nessuno può escluderlo. Ma si tratta di una scelta che seppure dolorosa andava prima o poi fatta. Anzi, tutti i problemi dipendono proprio dal fatto che non si sia voltata pagina in tempo.

Semmai era una rivoluzione da fare, se non subito dopo il Triplete, già a partire dall’estate del 2011. Così invece si è aspettato troppo. E inutilmente. Sono state sprecate tre stagioni di fila e ora tocca ricominciare da zero o quasi per colpa di una società in stato confusionale che nei suoi goffi tentativi di ridimensionamento è riuscita perfino a indebitarsi di più.

Fatto sta che ora Thohir sta dimostrando di avere quel coraggio che — irresponsabilmente — è mancato a Moratti. Anche se dopo tre stagioni di imbarazzante mediocrità c’era davvero ben poco da scegliere: il ricambio era ormai diventato obbligatorio. Ma tant’è: finalmente si riparte, pur con tutti gli inevitabili rischi.

Se tutti vogliono Campagnaro, come trattenerlo?

Hugo Campagnaro

Se Campagnaro non dovesse essere confermato, afferma il suo agente, ben 3 trattino 4 club sarebbero disposti a svenarsi pur di averlo in squadra. Non è incredibile tutto ciò? Pensa tu i miracoli del mercato. E allora, sia ringraziato il cielo, cosa si aspetta ancora ad accompagnarlo subito all’aeroporto? Una fortuna così quando ricapita? Perché la conferma di Campagnaro oltre che insostenibile sarebbe semplicemente vergognosa.

Lo sarebbe sia sotto l’aspetto tecnico (di terzinacci come lui è pieno il mondo) sia comportamentale (praticamente si è allenato con l’Inter per preparare il mondiale) e sia anagrafico (va per i 34). Il rendimento è stato complessivamente insufficiente. Dopo un ottimo inizio non si è più ripreso dall’infortunio che si è causato per aver voluto giocare per forza un’amichevole con la nazionale. Da lì in poi solo tanta mediocrità.

Credo non ci possano essere dubbi sul fatto che Campagnaro non era certo da Inter e se è riuscito a indossare la maglia nerazzurra deve solo ringraziare Mazzarri e le sue ormai evidenti, patologiche, fissazioni per i giocatori di temperamento ma tecnicamente mediocri. Un altro non da Inter da addebitare sempre all’ossessione dell’allenatore per gli scarponi di carattere è per esempio l’imbarazzante D’Ambrosio. Che, si spera, abbia già fatto le valigie.

Quanto costa l’amore di Cambiasso per l’Inter

Cambiasso bacia la maglia

Esteban Cambiasso ha sempre detto che non può essere mai una questione di soldi. Bene. Adesso ha finalmente la possibilità di dimostrare il suo attaccamento alla maglia o, piuttosto, ai tanti milioni che anche nei momenti peggiori Massimo Moratti non ha mai lesinato a lui e agli altri argentini. Se è così, allora vediamo quale sarà la sua prossima mossa. Sembra infatti che l’Inter gli abbia offerto una cifra assai modesta per il rinnovo annuale (a 34 anni non può pretendere di più) rispetto agli oltre 4 milioni che percepisce adesso. Accetterà?

Nei giorni scorsi Cambiasso aveva ringraziato quei tifosi che gli chiedevano di rimanere non senza sottolineare che a differenza loro nessuno della società si fosse fatto ancora vivo. Le sue parole sono sembrate un chiaro segnale (se non una strumentalizzazione) per fare uscire allo scoperto Thohir a cui però, a differenza di Moratti, non deve piacere molto farsi mettere in mezzo così facilmente. Il solito teatrino puntualmente inscenato ai tempi di Moratti ogni volta che c’era da battere cassa evidentemente ora non funziona più.

Tant’è che ora per tutta risposta trapela immediatamente (sarà un caso?) la cifra proposta dalla società a Cambiasso e cioè 1,2 milioni più bonus. Cifra decisamente modesta rispetto agli standard di Cambiasso e degli altri argentini, ma perfettamente in linea con il rendimento mediocre della squadra nelle ultime stagioni. Vediamo allora quanto vale questo amore incondizionato di Cambiasso all’Inter che nei momenti di difficoltà è sempre stato bravo a tirare fuori come una specie di coperta di Linus.

Se Alvarez si ritiene da Real Madrid è giusto… mandarcelo

Ricky Alvarez

Un miracolato come Ricky Alvarez (grazie all’insana passione di Massimo Moratti per le foche ammaestrate, meglio ancora se argentine) dovrebbe giocare, non fosse altro per spirito di riconoscenza, quasi gratis per l’Inter. E ogni volta che scende in campo con la maglia nerazzurra dovrebbe ringraziare tutti i santi a uno a uno per il culo che ha avuto.

Questo dovrebbe fare Alvarez, invece di sentirsi già arrivato e pretendere milioni (pare più di due) per un rinnovo che Erick Thohir (per niente sensibile rispetto al suo predecessore ai mezzi giocatori) ritiene fuori mercato. Ragion per cui fa bene l’Inter a non voler tarpare le ali a un fenomeno del genere e non precludergli così un ben più roseo futuro.

Del resto, fuori dalla porta sono già tutte lì a fare la fila le più grandi squadre d’Europa, pronte a fare follie pur di avere un tale fenomeno in squadra. Perché allora rovinare un sogno? Real Madrid, Barcellona, Manchester City, Chelsea, Psg, Catania: Alvarez ha davvero solo l’imbarazzo della scelta.

Thoir e Mazzarri separati in casa?

Walter Mazzarri

Mai visto Mazzarri così triste e sfuggente e che per giustificarsi si dichiara stanco e provato. Non senza far intendere, tra le righe, di essere soprattutto deluso. Eppure, una volta tanto ieri sera l’Inter è riuscita perfino a vincere a San Siro (anche se contro una Lazio assai sprecona) che in questa disgraziata stagione è un vero e proprio avvenimento. Così come appare pretestuoso quel suo voler rinviare ogni giudizio alla fine del campionato quando manca soltanto una partita. Che potrà dire mai la trasferta di Verona contro il Chievo di più di quello che non si sa già?

Chissà, forse potrebbero essere tutti segnali che qualcosa tra allenatore e società probabilmente si è rotto. Del resto, il colpo basso inferto, non si sa fino a che punto involontariamente, da Thohir alla vigilia della partita dell’addio agli argentini è di quelli che lasciano senza fiato. Appena sbarcato alla Malpensa il presidente dell’Inter ha risposto così a chi gli chiedeva cosa ne pensasse delle critiche rivolte dai tifosi a Mazzarri dopo il derby:

Lo capisco, anche io ero un po’ deluso, ma dobbiamo comunque dare una possibilità, perché è importante iniziare la nuova stagione con stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile”.

Apriti cielo. I media non se lo sono fatto ripetere due volte e ci hanno ricamato sopra come meglio non si poteva. La Repubblica per esempio non sembra avere dubbi sulla corretta interpretazione di cosa intendesse dire il presidente a proposito di “stabilità nell’ottica di una crescita sostenibile” e va giù pesante: Inter, Thohir conferma Mazzarri: “Ha un contratto e dobbiamo rispettarlo”. Ma è un matrimonio obbligato.

Scrive Andrea Sorrentino:

Quando Erick Thohir afferma che “deve” confermare Mazzarri perché il tecnico ha ancora un anno di contratto, racconta una verità incontrovertibile, fondata sui soliti dannati bilanci che all’Inter si faticherà a far quadrare nei prossimi anni. Come tutte le altre situazioni che Thohir ha ereditato dalla precedente gestione, anche quella dello staff tecnico è un po’ bizzarra, un po’ grottesca, un po’ senza apparente via d’uscita. Si apprende infatti che se anche l’Inter volesse ingaggiare un nuovo allenatore per la prossima stagione, la spesa si sommerebbe a quella già stanziata per altri due tecnici ancora sotto contratto col club fino al giugno 2015, ossia Mazzarri e Stramaccioni, per i quali il club dovrà spendere la cifra di 11.400.000 euro. Sì, avete letto bene: undici milioni e quattrocentomila euro, al lordo. Il costo comprende gli ingaggi dei due allenatori e dei relativi staff, ma ovviamente è una cifra che colpisce, sconcerta e aumenta le inquietanti domande su come siano stati gestiti i conti dell’Inter negli ultimi anni.

Thohir, insomma, avrebbe le mani legate: volenti o nolenti Mazzarri sarebbe l’unico allenatore che ora come ora l’Inter può permettersi. Bum! Una forzatura della stampa per surriscaldare ad arte il clima non propriamente ideale dopo il vergognoso derby? Perché no? Può essere. Già, ma se così fosse perché allora nessuno all’Inter si è premurato di smentire tali illazioni che mettono così in cattiva luce l’allenatore? Anzi. Si continua invece a ripetere stancamente, come un disco incantato, che Mazzarri rimarrà al suo posto e stop. Senza mai aggiungere altro. Qualcosa, come dire, di più incoraggiante, qualche attestato cioè di fiducia più convinto. Niente di tutto questo. Solo dimesse dichiarazioni d’ufficio.

Come se si trattasse quasi di una specie di strategia per logorare i nervi (già abbastanza scossi per sua stessa ammissione) del tecnico. Come se si volesse quasi spingerlo a dimettersi lui. Che a questo punto, stessero veramente così le cose, non sarebbe nemmeno un’ipotesi da escludere. Anche perché Mazzarri si troverebbe in una situazione decisamente grottesca. Dovesse decidere di far valere comunque il rispetto del contratto (anche a costo di avviare un braccio di ferro con la società) rischierebbe di andare incontro a un’altra stagione forse perfino più infernale di quella che sta per concludersi. Mentre al contrario dimettersi significherebbe (oltre a perdere un bel po’ di milioni) di fatto ammettere il proprio fallimento. In ogni caso, insomma, un bel casino.

Da Moratti a Thohir è sempre la solita approssimazione?

I giocatori che potrebbero rimanere all'Inter secondo Sky

Se Carrizo rimane allora c’è qualcuno in società che lo protegge

Se fosse vero quanto preannuncia Sky (via fcinternews) sulle possibili conferme per la prossima stagione allora non dovrebbero esserci più dubbi sul fatto che il problema non era e non poteva essere solo Branca. Perché altrimenti come si fa — sempre prendendo per buone le anticipazioni di Sky — a confermare uno come Carrizo dopo la patetica papera di Torino? Con tanti buoni portieri in circolazione che darebbero tutto e di più pur di fare anche solo la riserva all’Inter, se davvero Carrizo rimarrà all’Inter sarà soltanto perché c’è qualcuno in società che lo raccomanda e non per altro. Punto. E la cosa più preoccupante sarebbe che da Moratti a Thohir l’approssimazione rimarrebbe sempre all’ordine del giorno.

La conferma di Campagnaro  dimostrerebbe tutta la debolezza di Mazzarri

Altra conferma che non sta né in cielo né in terra: Campagnaro. Come si fa a giudicare positivamente, dopo una breve fiammata iniziale, la stagione di uno come Campagnaro che solo per disputare, nonostante i postumi di un infortunio, un’inutile amichevole in nazionale si è fatto male nuovamente danneggiando l’Inter per oltre un mese? Ce lo siamo forse dimenticati? Facciamo finta di non ricordare il suo comportamento? Anche ammesso che tecnicamente (anche se ci sarebbe molto da discutere) possa meritare una seconda occasione (chiudendo non uno ma tutti e due gli occhi sull’età) che messaggio si dà allo spogliatoio confermando uno che alla prima difficoltà lascia la squadra in mezzo ai casini? Se Mazzarri dovesse decidere di confermare il suo pupillo sarebbe un’ulteriore dimostrazione della sua debolezza nella gestione dello spogliatoio di una grande squadra.

Tenere D’Ambrosio significherebbe far del male allo stesso giocatore

Tra tutte le possibili conferme il nome che spicca più in negativo è comunque quello di D’Ambrosio. Scelto da Mazzarri (se non sbaglio, per averlo è stato dato in comproprietà al Torino un giovane talento come Benassi, così se dovesse esplodere poi bisognerebbe ricomprare la metà a peso d’oro) per aver fatto bene con i granata, all’Inter però ha subito mostrato i suoi limiti più che evidenti. Non è da grande squadra, tenerlo sarebbe un errore non solo per l’Inter ma per il giocatore stesso, costretto com’è ogni volta a esprimersi al di sopra delle proprie possibilità. Se rimane è soltanto perché Mazzarri non vuole ammettere di aver sbagliato (e non sarebbe certo la prima volta).

Non solo Branca: vanno cacciati pure Ausilio e l’inutile Fassone

Insomma, se Sky dovesse avere ragione c’è da mettersi le mani dei capelli prima ancora di cominciare la prossima stagione. Sarebbe interessante sapere che ne pensa, di tutto ciò, Ausilio. No, perché adesso mica può ancora nascondersi dietro le spalle di Branca. Adesso il direttore sportivo è lui. E se veramente Carrizo, Campagnaro o D’Ambrosio dovessero veramente rimanere sarebbero la prova che non solo Branca doveva essere messo alla porta. La bocciatura doveva essere allargata a tutta la dirigenza, compresi quindi anche Ausilio e quel Marco Fassone che ancora qualcuno deve spiegare precisamente che cosa ci fa all’Inter, quale sia il suo compito specifico a parte dire ogni tanto delle banalità spesso imbarazzanti.

Senza un grande dirigente capace di fare mercato non si va da nessuna parte

Noto insomma che da Moratti a Thohir continua a mancare sempre quella serietà che c’entra davvero poco con l’insufficienza delle risorse finanziarie a disposizione. Non si vede nemmeno all’orizzonte quella figura di grande competenza cui affidare la gestione del mercato, uno che ci capisca veramente, insomma, uno che sappia prendere i giocatori giusti al momento giusto e al prezzo giusto, senza fare follie. Cosa che Thohir avrebbe dovuto individuare già da tempo e invece niente, non se parla proprio. Si continua a navigare a vista come al solito, come sempre. Come se l’Inter fosse ancora di Moratti. Ragion per cui diventa alto il rischio che arrivino ancora una volta le solite seconde o terze scelte, mezzi giocatori a piacere e gli immancabili ex campioni di risulta. Poi però non lamentiamoci se i risultati non arrivano.

Thohir abbi pietà di noi: per favore basta con i soliti Alvarez

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Per Erick Thohir è giunto il momento di passare dai buoni propositi ai fatti

Che senso avrebbe la riconferma di chi non si è dimostrato all’altezza?

Si può discutere dell’utilità di Vidic, un campione sì ma a fine carriera. O dell’eventuale arrivo di Dzeko (o, notizia dell’ultim’ora, di un certo Jackson Martinez, buon attaccante ma nella media) quando si ha già un Icardi da far crescere. Sia nel primo che nel secondo caso sono comunque scelte che, seppur opinabili, comunque ci stanno. Hanno, insomma, una logica. Ma la riconferma di Alvarez? Titolare inamovibile con Mazzarri, ha avuto una stagione intera per esprimere tutto il suo valore e ancora una volta non si è dimostrato all’altezza. Sia perché è un atipico (né punta, né mezza punta, né trequartista e né mezzala: non si sa mai dove mettere in mezzo al campo e cosa fargli fare) e sia perché ormai non ci sono più dubbi sulla sua comprovata discontinuità. È il solito mezzo giocatore: indiscutibili doti tecniche da fuoriclasse (in uno dei suoi rari momenti di grazia l’ho paragonato a Zidane) tenuta agonistica a intermittenza e spesso insufficiente. Uno come Recoba però senza il tiro di Recoba e nemmeno i gol di Recoba. Non è insomma uno su cui poter impostare la squadra del futuro e su questo credo non ci siano ormai più dubbi. Che senso ha allora la riconferma di Alvarez?

O campioni affermati o giovani, ma per favore basta con i mezzi giocatori

Ricky AlvarezLa sola idea di dover ricominciare un’altra stagione con Alvarez e i tanti mezzi giocatori alla Alvarez a cui ci ha abituato per tanti anni Moratti fa veramente venire voglia di lasciar perdere per un po’ con l’Inter e con il calcio. Mica per altro, ma è che alla fine proprio non se ne può più di credere alla buonafede di chi continua evidentemente a far finta di non capire. Se veramente c’è l’intenzione di voler fare sul serio, se veramente si vuole liberare l’inter dalla mediocrità in cui si dibatte allora bisogna necessariamente alzare la qualità dell’organico. Servono grandi giocatori e non mezze figure come Alvarez, servono tre o quattro campioni. Ma campioni veri e non presunti tali. Non ci sono, attualmente, le condizioni per portarli all’Inter? Va bene, come non detto. Allora però si abbia il coraggio di scommettere su un centrocampo di prospettiva con Kovacic, Benassi e Duncan. Se non campioni, che almeno siano delle promesse. Ma, per favore, ancora Alvarez (e tanti altri mezzi giocatori come lui) proprio no. Grazie, ma abbiamo già dato.

Ancora un’altra stagione proprio con i protagonisti in negativo?

Fredy GuarinIndubbiamente Thohir sta dimostrando, dopo le incertezze dei primi mesi, una certa buona volontà. Per ora solo a parole, ma insomma prima o poi dovranno pur seguire anche i fatti. Però prima il rinnovo di Guarin e ora probabilmente anche quello di Alvarez non depongono certo a suo favore. Pur essendo convinto che Guarin sia molto più forte di quello che sembra (e che quindi a gennaio non fosse in discussione la sua cessione, ma il fatto che venisse scambiato alla pari con Vucinic) credo che abbia ormai fatto il suo tempo all’Inter. Per me avrebbe tutte le caratteristiche per essere trasformato in un mediano di grandissimo livello, se solo però si trovasse un allenatore capace di farglielo capire. Fatto sta, sia Guarin che Alvarez alla prova dei fatti si sono rivelati due fallimenti. A meno che i loro rinnovi non siano operazioni finalizzate alla rivalutazione dei cartellini per alzare il prezzo delle loro cessioni (ed è proprio quello che mi impongo di credere per non farmi cadere le braccia) come si può pensare di ricostruire l’Inter puntando proprio su due giocatori tra i protagonisti in negativo della stagione? Su quelli cioè che simbolicamente hanno rappresentato più di chiunque altro l’ennesimo fallimento? Se così fosse, per quanto uno possa sforzarsi, rimane davvero difficile se non impossibile accettare strategie del genere. No, non ci siamo proprio.

Se non è possibile prendere tre o quattro campioni è meglio allora l’Inter dei giovani a costo zero

Per tornare ad essere competitiva l’Inter ha assolutamente bisogno di tre o quattro campioni (uno in difesa, possibilmente due a centrocampo e uno in attacco) e su questo credo ci siano pochi dubbi. Se non sarà proprio possibile prenderli, allora Thohir farebbe bene (per la salvaguardia del nostro e del suo sistema nervoso) a non commettere gli stessi errori di Moratti e cioè affidarsi ancora una volta ai soliti ripieghi. A seconde se non terze scelte che spesso e volentieri la differenza la fanno sì ma in negativo. Sarebbe insomma ora di finirla, una volta per tutte, con i mezzi giocatori alla Alvarez. Le mezze figure, le promesse mancate, gli inaffidabili. Per favore, basta. E basta con giocatori impresentabili alla, per dire, Schelotto. Basta pure con gli ex campioni ormai a fine carriera. Basta, insomma, con giocatori non all’altezza. Piuttosto, in mancanza di campioni, sarebbe allora molto meglio allestire una squadra di giovani (ma tutti ovviamente di grande talento) praticamente a costo zero. L’Inter ha così tanti giovani di valore che bastano e avanzano per fare una squadra più che competitiva, tra l’altro pure in grado di giocare con qualsiasi modulo.

Modulo 4-2-3-1:

4-2-3-1

4-4-2:

4-4-2

3-5-2:

3-5-2

Certo, una squadra così Mazzarri non l’allenerebbe mai. Correrebbe troppo per i suoi gusti. Ma forse per Thohir potrebbe essere anche arrivata l’occasione giusta per dare la prima vera svolta alla sua gestione. E cioè, è notizia di ieri sera (la fonte è Di Marzio su Sky) Mihajlovic potrebbe anche non accettare la riconferma alla Samp. Inutile dire che sarebbe un’opportunità (per Thohir come per lo stesso Mihajlovic) da non farsi scappare nella maniera più assoluta. C’è forse una migliore scelta (al pari di Simeone) per rimettere finalmente in panchina uno con la personalità di Mancini o Mourinho? Per quanto mi riguarda lo pensavo fin dalle sue prime esperienze (incerte a dire la verità) da allenatore, figurarsi adesso dopo quello che è riuscito a fare in pochi mesi a Genova. Se Thohir vuole cominciare a fare sul serio è allora giunto il momento di fare delle scelte coraggiose. E farle senza farsi prendere dalla paura di sbagliare. A cominciare dalla panchina.

Mihajlovic con Zanetti

I fallimenti dell’Inter non sono solo una questione di milioni

Marco Benassi con la maglia dell'Inter nella scorsa stagione

Marco Benassi con la maglia dell’Inter nella scorsa stagione

Da Moratti a Thohir sempre incapaci di seguire un’idea di calcio che sia una

Al di là della comprensibile rabbia e inevitabile amarezza quello che viene da chiedersi è: a che sono servite queste ultime due stagioni? Scontata la risposta: a perdere tempo. Da Moratti a Thohir si continua a commettere sempre lo stesso errore e cioè quello di allestire una squadra che non è né carne né pesce. Vale a dire: una squadra né adeguatamente attrezzata per lottare per un posto in Champions League, ma nemmeno una squadra di prospettiva, costruita cioè su un progetto ben preciso con un allenatore che abbia la totale fiducia della società, il suo gruppo e la sua idea di gioco da sviluppare nel tempo.

Il problema è che per paura di sbagliare si condanna l’Inter alla mediocrità

Che nessuno però si azzardi a farne solo una questione di soldi perché non è così. Per Moratti come adesso per Thohir non ci sono giustificazioni finanziarie che tengano: il loro problema è soprattutto la paura di sbagliare, che porta a fare scelte mediocri. Non ci sono più i milioni di una volta? Bene: perché allora non sono stati valorizzati i tanti giovani di talento usciti dalla Primavera? Che senso ha iniziare ogni volta la stagione senza mai avere in testa un progetto che sia uno per poi, puntualmente, nel mercato invernale di riparazione spendere soldi spesso a casaccio nel vano tentativo di aggiustare le cose?

Siamo proprio sicuri che il pur giovane Benassi sia più scarso di Hernanes?

Che senso ha aver investito quei pochi milioni a disposizione, a gennaio e cioè a campionato compromesso, per prendere giocatori che non sono certo dei fuoriclasse, quando già nella passata stagione erano emersi giovani talenti se non altro di pari livello di quelli acquistati e per giunta a costo zero come Benassi, ‘MBaye e Duncan? Forse che, al netto della giovane età e dell’inesperienza, ‘Mbaye è peggio di D’Ambrosio? A me non sembra proprio. E siamo sicuri che Hernanes valga 20 milioni? Io, dopo averlo visto perdere quasi tutti i duelli con il 19enne Benassi (tanto da costringere Mazzarri a spostarlo sull’altra fascia) mica tanto.

Sorpresa: Thohir sembra intenzionato a fare sul serio

DzekoTorresMorata

Uno tra Dzeko, Torres e Morata la prossima stagione giocherà nell’Inter. Lo annuncia Thohir oggi nell’intervista alla Gazzetta: Inter, compro e avviso tutti. Nessuno dei tre mi entusiasma particolarmente. Dzeko è un ottimo centravanti d’area però non è un fenomeno. Torres non ha mai mantenuto le promesse e ormai ha passato i 30. Morata invece sembra ancora troppo giovane per poter fare già la differenza.

Comunque sia, al di là delle preferenze che uno possa avere (figurarsi poi se di questi tempi ci si può permettere di fare gli schizzinosi) sono indiscutibilmente giocatori da grande squadra. La dimostrazione che Thohir voglia fare sul serio, che sia disposto a investire sui grandi giocatori. A mettere mano cioè alla ricostruzione adesso e non tra due trattino tre anni. Ciò di cui ha bisogno l’Inter per tornare ai livelli che le competono.

Inoltre Thohir tiene anche a sottolineare come tutti siano sotto esame. Quindi non è escluso che dopo Branca possa essere il turno di Fassone (cosa per cui faccio il tifo). Mentre a proposito di Mazzarri lancia un sibillino messaggio: “Dobbiamo conoscerci meglio”. Che può voler dire tutto e niente. L’impressione però è che la riconferma non sembra essere così scontata come invece ufficialmente entrambi le parti si ostinano a far credere. Anzi.

L'intervista di Thohir sulla Gazzetta

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Se Thohir comincia a fare la persona seria

Erick Thohir

Non solo Mediaset affonda, ma potrebbero esserci altre buone notizie ancora. Secondo Sky Ausilio sarebbe stato mandato da Thohir in missione a Madrid e Barcellona sulle tracce di Dzeko e Morata, mentre non si esclude nemmeno la possibile partecipazione all’asta per Iturbe. Tutti nomi che non (mi) entusiasmano, ma sicuramente di grande qualità, di quelli cioè veramente capaci di fare la differenza. Se questi sono gli obiettivi di mercato significa allora che Thohir si è reso conto che l’Inter non può più aspettare — altro che programmi a lunga scadenza — e bisogna investire fin da subito.

Se arrivassero sul serio o se non proprio loro altri giocatori comunque dello stesso livello, bè allora sì che si potrebbe dire che finalmente Thohir stia cominciando a comportarsi da persona seria. Perché finora, a partire da quando ha tragicomicamente fissato come obiettivo il terzo trattino quarto posto (come se Champions o Europa league fossero quasi la stessa cosa) ha fatto parecchio ridere. Stesso discorso per quanto riguarda il progetto di due trattino tre anni. Che detto così, sembra più che altro quasi una presa per il culo.

Se invece mette veramente mano al portafogli e investe sui campioni (giovani o meno giovani non importa, purché di valore) di cui l’Inter ha assolutamente necessità, allora sì che il discorso torna. Perché hai voglia a girarci intorno, ma alla fine il problema è sempre e solo quello: qualsiasi sia il progetto la verità è che senza soldi non si va da nessuna parte. Né l’Inter né tantomeno lo stesso Thohir che pensa di raddoppiare i fatturati. Per cui una cosa sola Thohir deve fare e nient’altro: mettere i milioni per far tornare grande l’Inter. Tutto il resto viene da sè.

Hernanes darà più qualità, ma non l’equilibrio che serviva

Hernanes appena passato all'Inter

L’Inter ha speso ancora una volta molti più milioni di quanto prevedeva di investire, ma non sembra aver risolto nemmeno stavolta i problemi della squadra. Hermanes è un ottimo giocatore e sicuramente alzerà il tasso tecnico ultimamente abbastanza modesto dopo la progressiva partenza degli elementi migliori. Difficilmente però un giocatore con le sue caratteristiche potrà sopperire ai limiti dinamici del centrocampo e alle sue scarse attitudini difensive.

Se all’Inter sono convinti che sia sufficiente Hernanes per dare l’equilibrio che manca alla squadra in mezzo al campo diventa assai difficile capire che tipo di squadra abbiano mai in testa società e allenatore. Piuttosto, con i circa 20 milioni investiti per Hernanes si poteva prendere per esempio Naingolaan (la cui valutazione è inferiore a quella di Hernanes) finito in prestito alla Roma per soli 3 milioni (più eventuale riscatto a fine stagione) o Anderson che la Fiorentina potrà poi eventualmente riscattare dal Manchester United per soli 6 milioni e mezzo. Invece, venendo meno all’autofinanziamento che ci si era preposti, è stato deciso di fare un ulteriore sforzo economico per acquistare (a caro prezzo) un centrocampista con tutt’altre qualità.

Vediamo allora come Mazzarri cambierà assetto e se con Hernanes il centrocampo riuscirà ad essere meno sballato di com’è adesso. Di sicuro la squadra ci guadagnerà in fantasia e fluidità di manovra e sarà più forte nella fase offensiva. Il problema sarà quando il pallone ce l’avranno gli avversari e bisognerà coprire tutti gli spazi. Cose risapute e stradette. Ma, evidentemente, Mazzarri la pensa diversamente. E sia. Però adesso una cosa deve essere chiara: le chiacchiere stanno a zero (e da un bel pezzo) e non sono più concesse scuse di nessun genere. Non è più ammesso, nella maniera più assoluta, lamentarsi del poco filtro in mezzo al campo. Nessuno si azzardi più a dire, a mercato chiuso, che manca un centrocampista difensivo.

A meno di sorprese, è un (altro) mercato da dimenticare

Erick Thohir e Massimo Moratti

Ma quei 15 milioni per Hernanes non si potevano investire meglio?

Dopo aver pregiudicato ogni possibile manovra di mercato con l’imposizione dell’autofinanziamento  — prima di spendere bisogna vendere — diventa a questo punto inspiegabile l’investimento di circa 15 milioni su un centrocampista come Hernanes che pur tecnicamente valido non è esattamente ciò di cui forse l’Inter ha più bisogno. E pensare che con quei 15 milioni che fino a qualche giorno fa non c’erano si sarebbero potuti impostare ben altri movimenti con giocatori magari pure più utili. Non si capisce perché, se c’era una simile disponibilità, non si sia cercato di farli pesare adeguatamente su più possibili soluzioni e non su un’unica trattativa, per giunta negli ultimi giorni di mercato.

Ora però non è più rinviabile la rifondazione dirigenziale

Il fatto — evidente e incontestabile — che altre società siano riuscite, spendendo relativamente poco, a fare operazioni anche di una certa qualità rispetto alle altrettante evidenti e incontestabili difficoltà dell’Inter rende non più rinviabile, ora più che mai, la tanto attesa rifondazione dirigenziale. La mancanza di soldi è indubbiamente un’attenuante non da poco, ma non abbastanza da giustificare una palese scarsità di idee. L’Inter ha assoluto bisogno di un direttore sportivo capace ed esperto che sappia programmare per tempo ogni scelta e sia in grado di muoversi concretamente sul mercato.

A meno di colpi di scena è un mercato di una pochezza imbarazzante

Di positivo, al momento, ci sono solo due passi indietro fatti dalla società (e questo è già di per sè abbastanza significativo su come siamo messi) e cioè quelli di ieri nei confronti di Mbaye e Icardi che all’ultimo momento non sono stati più sacrificati. Così come sembrerebbe sia stata rifiutata un’offerta (pure abbastanza consistente) del Borussia Dortmund per Kovacic. Ma D’Ambrosio (un terzino) e, forse, Hernanes sarebbero davvero poca cosa rispetto alle necessità dell’Inter attuale. A parte l’attaccante richiesto da Mazzarri, all’appello mancherebbe sempre un buon centrocampista difensivo e, al limite, servirebbe anche un buon esterno (la pista Nani rimane al momento puro fantacalcio). Le operazioni in uscita, però, sembrano tutte arenate o comunque senza ricavi immediati. Sono ancora in situazione di stallo, a meno di improvvisi colpi di scena, le cessioni di Guarin e Ranocchia. Né l’eventuale partenza di Belfodil porterebbe benefici economici immediati. A poche ore della conclusione il mercato dell’Inter è fin qui imbarazzante nella sua pochezza.

Caro Mazzarri chi ti capisce è bravo

Walter Mazzarri

Con Hernanes che centrocampo esce mai fuori?

Io Mazzarri proprio non lo capisco più. L’ho difeso contro tutto e tutti, ma ora davvero non lo capisco più. A me sembra che l’attuale centrocampo dell’Inter sia troppo lento e soprattutto troppo sbilanciato in avanti. L’Inter, insomma, avrebbe soprattutto bisogno se non di un vero e proprio mediano di un centrocampista difensivo, un interditore, un incontrista. Veloce e forte fisicamente. Mazzarri però non deve essere dello stesso avviso se chiede Hernanes che è esattamente l’opposto. Per carità, tecnicamente non si discute. Ciò che è invece discutibile è se sia proprio Hernanes il centrocampista che serve all’Inter. Secondo me no. Ma molto dipenderà dal fatto di non riuscire proprio a immaginare che tipo di squadra abbia in mente Mazzarri. Che centrocampo cioè abbia mai in testa. Hernanes-Cambiasso-Alvarez? Tatticamente azzardato, a dire poco. Kovacic-Hernanes-Alvarez? Siamo quasi al delirio. Hernanes trequartista? D’accordo, ma poi a chi tocca coprirgli le spalle? Un nuovo modulo rispetto al solito 3-5-2? Sì, ma il centrocampo sempre troppo sbilanciato in avanti rimane.

Se Belfodil a Mazzarri gli stava proprio sulle palle

Gli avevano messo a disposizione alcuni giovani talenti e se non li ha bruciati del tutto poco ci manca. Belfodil, Taider, Kovacic: non se ne è salvato uno. Con Belfodil poi si è capito benissimo che, al di là di qualsiasi motivazione tecnica, gli stava cordialmente sulle palle. Altrimenti non si spiega tanto accanimento nei suoi confronti: praticamente l’unica occasione che gli ha concesso prima di chiederne la cessione è stata la partita in Coppa Italia contro il Trapani. E stop. Per il resto solo manciate di minuti con la squadra quasi sempre in difficoltà. Troppo timido e spaesato di suo, il giocatore ha certamente le sue colpe, ma Mazzarri invece di aiutarlo ha infierito sulle sue debolezze.

Ma chi doveva allenare Icardi? La mamma?

Si è visto poco anche Icardi, anche se nel suo caso almeno ci sono delle attenuanti. Quasi mai disponibile vuoi per i continui infortuni e soprattutto perché innamorato, Icardi ha segnato due gol entrambi pesanti e poi si sono perse le tracce anche di lui. Sarà però tutta colpa di Icardi o si può parlare anche di un cattiva gestione del giovane e alquanto sbalestrato attaccante pagato a peso d’oro nonostante la giovanissima età? Non sarà anche che Mazzarri non ha saputo metterlo in riga e costringerlo a comportarsi in maniera meno autodistruttiva (per la sua carriera, ovviamente, non certo per le sue invidiabili performance sessuali)?

Kovacic va sostenuto dalla squadra, Mazzarri però non lo capisce

Stesso discorso potrebbe essere fatto, a questo punto, anche per Kovacic. Il ragazzo ha talento ed è fuori discussione. Bisogna però ancora capire come possa essere espresso al meglio. Kovacic è uno di quei talenti particolari che si esprimono soltanto se la squadra lo sostiene adeguatamente. E cioè sembra essere una mezzala raffinata che va protetta dai compagni di reparto quasi come il quarterback nel football americano prima che riesca a lanciare la palla ovale. Invece, sistematicamente, il rude Mazzarri non perde occasione per buttarlo nella mischia senza alcuna protezione preventiva e quel che è peggio nelle situazioni più ingarbugliate possibili e tatticamente squilibrate. Per poi, a fine partita, lamentarsi puntualmente dell’inadeguatezza del sempre più insicuro e demotivato gioiellino, come se ciò non fosse di fatto un po’, almeno un po’, colpa sua se non sa mai trovargli una posizione giusta in campo.

D’Ambrosio meglio di Mbaye? Benassi nemmeno come riserva?

Per non parlare poi delle giovani promesse che il settore giovanile (l’unica cosa che funziona veramente e che è all’altezza della storia dell’Inter) continua a sfornare e che dirigenti scellerati continuano a cedere a prezzi stracciati. E tutto ciò per forza con l’avallo o meglio la complicità dell’allenatore che, nel caso di Mazzarri, chiede in cambio gente più esperta, meglio ancora se bollita. Siamo proprio sicuri però che D’Ambrosio sia assai meglio di Mbaye (anche se meno esperto)? O che Benassi non possa essere, già ora, se non un titolare almeno una riserva da Inter?

Il peggior Ranocchia sarà sempre preferibile al semibollito Cannavaro

Che dire di un ex giocatore come Paolo Cannavaro che sempre Mazzarri vorrebbe portare a Milano per sistemare (sic) una volta per tutte la difesa? Ora di Ranocchia si può dire tutto e di più (e infatti lo si è detto e ridetto, spesso a ragione) ma c’è un limite a tutto. Secondo me il peggior Ranocchia non potrà mai essere inferiore a un qualsiasi Cannavaro semibollito e tra l’altro senza più squadra e mercato. Nonostante non stia attraversando un buon momento, Ranocchia rimane pur sempre uno dei difensori migliori d’Italia. Non appena riuscirà a scappare da quel tritacarne che è diventata l’Inter per molti giocatori, sicuramente tornerà ai livelli di un tempo. Accetto scommesse. In un ambiente più organizzato e soprattutto più sano non gli sarà difficile dimostrare che se ha fallito all’Inter non è stato solo per colpa sua. Non la pensa però così, a quanto sembra, Mazzarri. Allora non so proprio a cosa appigliarmi per spiegare tutto ciò, anche se magari (non dico di no) avrà pure le sue ragioni (e fissazioni). Comunque la si voglia mettere, però, la situazione all’Inter sta diventando sempre più preoccupante.

Manca solo un altro Cannavaro e siamo al completo

Il velocissimo Hernanes e quel fenomeno di D’Ambrosio

HernanesNon mi convince D’Ambrosio, non mi entusiasma Hernanes. Anche se capisco benissimo che Mazzarri abbia assolutamente bisogno di un giocatore lento e compassato come Hernanes, uno di quelli cioè capaci di rendere meno frenetico un centrocampo come quello interista che notoriamente va sempre troppo di corsa. Hernanes, detto il profeta e specializzato nei gol impossibili con tanto di capriola alla Martins, è perfetto per rallentare un po’ la manovra e abbassare i ritmi ultimamente sempre troppo alti. Mentre sto cercando di spiegare a me stesso che, vabbè, D’Ambrosio sarà pure un terzino come tanti altri, ma è proprio questa la sua forza. Tutti credono (a ragione, non dico di no) che non sia proprio un fenomeno, ma se poi dovesse riuscire a fare anche solo due cross senza sbagliarli, come mai era riuscito a Pereira? Vuoi mettere, insomma, l’effetto sorpresa?

Non è un’Inter per giovani

D'AmbrosioThohir crede molto nel progetto di una squadra composta da giovani, ma evidentemente Mbaye (alla Lazio nell’operazione Hernanes) e Benassi (al Torino nell’operazione D’Ambrosio) oltre ad avere questo requisito sono pure dei potenziali campioni e allora no, chiaramente non vanno più bene. All’Inter se non hanno difetti evidenti o non sono abbastanza controversi non li vogliamo. Sarà forse per questo motivo che appena si scopre che uno è proprio bravo viene mandato subito via, pur a costo di ricavarci solo qualche spicciolo. Anche se capisco benissimo che questi talenti ancora da rifinire non essendo abbastanza maturi se non proprio a fine carriera non possano certo rientrare nei programmi di Mazzarri. A lui, si sa, piacciono solo bolliti.

E chi più bollito di Cannavaro?

Paolo CannavaroManca solo Paolo Cannavaro e siamo proprio a posto. Un cognome che parla da solo e, sopratutto, all’Inter porta bene. Niente da dire, davvero (perché non ci sono parole) sulla brillante operazione escogitata per risolvere i problemi della difesa. Via l’ex pilastro (preso appena tre inverni fa per ben 18 milioni e mezzo più Destro) del nuovo decennio Ranocchia, spedito gratuitamente o quasi per sei mesi a Istanbul in attesa di essere prima o poi piazzato (sottocosto) da qualche parte e spazio ovviamente a ex giocatori o quasi come Cannavaro. Insieme al ritrovato Campagnaro veramente una coppia di giovani dentro su cui si potrà fare affidamento per il futuro. A condizione però che a quei due non gli si metta molta fretta, perché con gli anziani, si sa, ci vuole più pazienza che con i giovani. Basta allora solo dargli un po’ di tempo (tanto chi ci corre dietro?) e quando tra qualche anno finalmente Thohir farà scattare l’anno zero allora sì che ne vedremo delle belle. Vale a dire, in conclusione, come direbbe Flaiano la situazione all’Inter è grave ma non è seria.