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Calcio corrotto

Se a proposito di calcio corrotto pure Makkox e Zoro nel momento in cui si mettono a fare gli spiritosi sui Mondiali truccati stanno bene attenti a rimuovere argomenti evidentemente pericolosi, si capisce quanto Calciopoli sia una ferita ancora aperta. Così Makkox e Zoro citano (e mettono in burla) tutti i Mondiali tranne uno, escludendo cioè proprio quello – guarda caso – più ridicolo. Quello cioè del 2006. Su cui però – guarda caso – non si può minimamente scherzare. E allora cari Makkox e Zoro sapete che vi dico? Annate affanculo pure voi. Ma di cuore, proprio. Cialtroni che non siete altro.

Zanetti story, ovvero la fortuna di essere interisti

La locandina del film Zanetti StoryPensavo che lo spirito per forza commemorativo avrebbe inevitabilmente danneggiato ogni buona intenzione. E che le ombre del clan dell’asado (con tutti gli insopportabili eccessi del post Triplete) mi precludessero un giudizio sereno. E invece mi sbagliavo. Ma di grosso. Diretto da Simone Scafidi e Carlo A. Sigon (e scritto insieme con Rudi Ghedini) Javier Zanetti capitano da Buenos Aires mi è sembrato semplicemente bellissimo.

Coinvolgente fino alla commozione, è il ritratto di un giocatore fra virgolette normale, ma uomo dallo smisurato coraggio. Perché prima ancora che sulla storia sportiva del Capitano è soprattutto un film sulle sue qualità umane: la forza di volontà, la capacità di resistenza. Ovvero il calcio come scuola di vita e l’Inter – e l’interismo – per vocazione e scelta. L’ennesima dimostrazione, cioè, di come l’Inter non sia soltanto una squadra di calcio (e che l’essere interisti sia qualcosa che vada decisamente al di là del puro e semplice tifo).

Di questo soprattutto parla Zanetti story: di interismo. Di quell’interismo la cui fondamentale diversità rispetto a qualsiasi altra squadra il Capitano ha saputo così bene rappresentare per tanti anni, molti dei quali tristi e sconsolati. Attraverso la storia magica di un giocatore tecnicamente non eccelso, ma Capitano immensamente interista, il film riafferma la specificità di una fede che rende gli interisti unici. Un dono e un privilegio che nessun scudetto e nessuna coppa potranno mai compensare.

  • Javier Zanetti capitano da Buenos Aires
    di Simone Scafidi e Carlo A. Sigon
    (2015)

Genere: Capitani coraggiosi – Consigliato: a chiunque piacerebbe un calcio pulito – Voto: 8

Se prescrivono Calciopoli allora dobbiamo far finire il calcio

Se veramente la Cassazione dovesse prescrivere Calciopoli credo che tutti noi interisti, nessuno escluso, dovremo immediatamente disdire gli abbonamenti Sky o Mediaset Premium.

Se decideranno di cancellare Calciopoli, come oggi anticipa Il Fatto Quotidiano, noi interisti avremo il dovere di mettere in ginocchio il calcio italiano non versando più un solo euro. Usando così la nostra unica forma di difesa a disposizione e cioè facendo saltare il sistema dei diritti televisivi. Altrimenti vorrà dire che saremo complici anche noi di questo schifo e che, in fondo, ce lo meritiamo.

Per quanto mi riguarda, se davvero succederà una cosa del genere, per me il calcio, semplicemente, non esisterà più. Perché c’è un limite a tutto. Vorrà dire che smetterò di seguire l’Inter.

Calciopoli potrebbe essere prescritta

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Adesso però davvero basta con tutti questi Dodò e Medel

Se Mancini pensa che il problema dell’Inter fosse Mazzarri – e non la mediocrità dell’organico a disposizione – commetterebbe un imperdonabile errore di presunzione che potrebbe travolgerlo come nemmeno si immagina. È quanto viene in mente vedendo forse la peggiore Inter stagionale con in campo molti giocatori che non dovrebbero indossare quella maglia.

Sarebbe insomma davvero ora che all’Inter tutti quanti comincino a darsi una calmata e decidano quanto prima a comportarsi da persone serie e dimostrino quindi più rispetto – uno come Mancini lo sa benissimo cosa vuol dire – per una maglia che in queste ultime stagioni è stata troppe volte umiliata e offesa.

Il calcio è sport quanto più opinabile e sbagliare fa parte del gioco. Così come ne abbiamo davvero viste di tutti i colori, penso per esempio a Quaresma o Zarate. O Rocchi (e altri ancora che ho rimosso). Però di solito erano casi isolati. Non come adesso che siamo costretti a vedere in campo tutti in una volta Dodò, Campagnaro, Hernanes o Medel. Adesso basta, veramente.

Primo tempo inguardabile

Primo tempo semplicemente vergognoso. Il sospetto è che Mancini non abbia mai visto giocare ultimamente l’Inter.

Fasce semplicemente ridicole. Per me incomprensibile come Mancini possa far giocare Dodò o che sostituisca Nagatomo con Campagnaro. Oggi le comiche, insomma.

Handanovic ha – per ora – salvato la partita. Ma quasi tutti gli altri sarebbero da prendere a calci.

Kuzmanovic ci ha messo una pezza. Ma non è certo lui quello che dovrebbe fare la differenza.

Primo non complicarsi la vita

Medel, Osvaldo, Carrizo e Juan Jesus probabilmente titolari stasera nella partita di Europa League a San Siro contro il Dnipro

Medel, Osvaldo, Carrizo e Juan Jesus probabili titolari stasera nella partita di Europa League contro il Dnipro

Per ora Mancini sembra volersi divertire giocando a nascondino

M’Vila e D’Ambrosio possono considerarsi già fuori da ogni rotazione o sono stati invece precettati per Roma? E Vidic è veramente infortunato o è stato scartato senza appello? Per Mbaye si allontana di nuovo la prima squadra? L’impressione è che Mancini (squalificato in Europa) giochi a nascondino. Del resto, con l’organico a disposizione c’è poco da inventarsi.

Per Medel e Osvaldo sarà assolutamente vietato sbagliare partita

Medel a centrocampo e Osvaldo in attacco quelli che più di altri potrebbero beneficiare del turn over contro il Dnipro. Per Medel, in particolare, dovrebbe essere l’occasione per convincere Mancini che di solito non va propriamente pazzo per centrocampisti come lui. Più difficile per Osvaldo riuscire a scavalcare nelle gerarchie Icardi. Per provarci ha un solo modo: fare gol.

Chiudere la pratica qualificazione è il minimo sindacale

Fermo restando che l’Inter attuale potrebbe andare in difficoltà con qualsiasi avversario, il Dnipro già battuto in Ucraina è più che abbordabile. Riuscirci pure in casa, anche facendo ricorso al turn over, equivale al minimo sindacale. Del resto, lo stesso Mancini ha parlato di voler chiudere il discorso qualificazione. Senza, si spera, possibili complicazioni.

La formazione

Forse in difesa il turno over più evidente. Oltre a Carrizo in porta, potrebbero esserci Andreolli e Campagnaro. Mentre a centrocampo al posto dell’acciaccato Kovacic dovrebbe giocare dal primo minuto Hernanes. Sarà di nuovo lo sperimentale 4-1-4-1? Stavolta con Medel davanti alla difesa? Con Mancini è sempre difficile fare previsioni, soprattutto di questi tempi.

Carrizo – Campagnaro, Andreolli, Juan Jesus, Nagatomo – Medel – Palacio, Guarin, Kuzmanovic, Hernanes – Osvaldo

Il pronostico

Una vittoria, anche di misura, senza strafare. Possibilmente, in scioltezza. È chiedere troppo?

Poteva andare peggio

Il tiro di Obi del pareggio

Il tiro di Obi del pareggio

Per come si erano messe le cose un pari più che accettabile. Ora come ora l’importante è vedere che la squadra c’è e ha dato tutto in campo per cercare di cambiare registro. E, seppure a sprazzi, Mancini (voto 7 di stima) può ritenersi soddisfatto soprattutto per quanto riguarda la tenuta mentale, quando cioè, dopo una ventina di minuti tirati con il piglio da grande squadra, l’inatteso gol di Menez aveva fatto riapparire le solite paure.

A me il migliore in campo è sembrato quel Kuzmanovic (voto 7) che mai prima d’ora era riuscito a far vedere che sapesse giocare a pallone. Evidentemente più a suo agio quando deve cercare la profondità e quando la palla gira con più velocità del solito.

Mentre il peggiore mi è sembrato Kovacic (voto 5) apparso decisamente in difficoltà dovendo giocare defilato a sinistra e spesso costretto a ricevere palla con le spalle girate alla porta. Sarà compito di Mancini far proseguire la sua crescita e non è difficile immaginare che ci riuscirà.

Per me ingiudicabili Icardi e Dodò. Il primo perché potrà fare pure carrettate di gol e diventare pure più forte di Ronaldo, ma non sarà mai il mio centravanti. Troppo stupido (soltanto i razzisti possono pensare che Balotelli sia peggiore di lui) e eccessivamente frivolo e lezioso per essere preso in minima considerazione. Se poi sbaglia il gol che ha sbagliato, buonanotte. D’accordo, poi scheggia l’incrocio con una girata che se il pallone fosse entrato avrebbe fatto crollare la curva. Ma per diventare dei veri fenomeni bisogna avere anche altre qualità che lui non avrà mai. Per quanto riguarda Dodò ormai è come sparare sulla Croce Rossa, non tanto per la ferita che gli ha causato Muntari in una vera e propria aggressione, ma perché riconoscergli tre se non addirittura quattro chiusure difensive riuscite in tutta la partita (e forse è il suo record) spiega già tutto. Dodò era patetico con Mazzarri e continua ad esserlo con Mancini. Per non parlare poi dei suoi ormai famigerati cross che sono più che altro delle morbide e leggiadre palombelle per il portiere. Pensavo che con Mancini finisse in panchina e continuo a non capire.

Giudizi contrastanti per Palacio (voto 6 d’incoraggiamento) Guarin (voto 6 di prospettiva) e Obi (voto 6 ma perché ha fatto gol). Un primo tempo insolitamente tonico di Palacio aveva quasi fatto gridare al miracolo. Nella ripresa però è tornato ad essere il cavallo bolso e parecchio stordito di questi ultimi tempi. Tanto impegno, tanto spirito di sacrificio, ma poca qualità. Troppo poca. Un buon approccio anche quello avuto da Guarin, anche se alla distanza è venuta a mancare ancora una volta la continuità. Però Mancini sembra credere in lui e potrebbe crescere, visto che ha le qualità per farlo. Mentre Obi ha il merito di aver segnato nel derby e di aver fatto un gol pesantissimo (vero, Mancini?) che evita nuovi possibili psicodrammi. Per il resto ha sofferto molto il ruolo di tappabuchi a tutto campo tutta corsa e poca lucidità.

Complessivamente insufficiente la retroguardia, troppi svarioni sulle rare ripartenze di Mediaset, di cui almeno un paio di volte davvero inaccettabili. Se prima era colpa della difesa a tre ora è di quella a quattro? Mah…

Evanescenti le comparsate di Hernanes (in certi frangenti dove servirebbe quella frazione di secondo in più per fare la differenza sembra proprio non avere il fisico) e di Osvaldo, forse messo dentro troppo tardi perché potesse fare qualcosa. Pura presenza quella di un M’Vila che credo però potrebbe avere più spazio in futuro.

Belli come mai, ma scarognati

Svantaggio ingiusto, la squadra ha avuto un buon approccio e meritava il gol. L’ha preso invece al primo contropiede. E si è incartata.

Primi venti minuti da grande squadra, ma dopo aver subito il gol sono riapparse antiche paure.

Icardi merita una sola parola: vaffanculo.

Non più costretto a giochicchiare in orizzontale, finalmente Kuzmanovic sta dimostrando di essere un giocatore vero.

Dodò (vittima di una vergognosa aggressione da parte di Muntari) è riuscito a far diventare un fenomeno pure Rami.

Segnali di vita da parte di Palacio: hai visto mai che risorge? Sarebbe l’acquisto migliore.

Stessa squadra, ma almeno con un po’ di coraggio in più

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

Roberto Mancini ieri durante la conferenza stampa alla vigilia del derby

L’Inter del ritrovato Mancini alla ricerca del coraggio perduto

Inutile farsi tante illusioni: la squadra è quella che è e Mancini non può fare miracoli. Certo, il ritorno del marchigiano riporterà almeno un minimo di entusiasmo, smarrito ormai da tempo. E forse porterà in più anche un po’ di quel coraggio senza cui diventa difficile riuscire a fare la differenza a certi livelli. Proprio ciò che più di ogni altro aspetto è mancato a Mazzarri.

Primo obiettivo: sbloccare una squadra tatticamente troppo rigida

Più del nuovo modulo – difesa a quattro e rombo improvvisato a centrocampo – il primo problema di Mancini potrebbe essere quello di sbloccare la squadra, preoccupata com’era di rispettare le rigide consegne tattiche di Mazzarri. Nel derby, contro un avversario deciso a sparigliare con molte punte, servirà maggiore elasticità nel capire le varie situazioni gioco.

Mancini pretende meno tocchi e più profondità: centrocampo all’altezza?

Con Mazzarri il maggiore difetto dell’Inter era – anche a causa del suo estremo tatticismo – la lentezza della manovra con tutti quegli interminabili quanto sterili passaggi orizzontali. Mentre il marchio di fabbrica di Mancini è invece la profondità, con giocate preferibilmente di prima. Magari fosse così… Tutto sta capire se l’attuale centrocampo sarà sufficientemente all’altezza.

La formazione

Mancini potrebbe essere tentato di schierare Juan Jesus terzino per proteggere i due centrali non propriamente velocissimi. Ma non sarebbe da escludere D’Ambrosio a destra, con Nagatomo che tornerebbe a sinistra. Davanti alla difesa M’Vila potrebbe dare più affidabilità rispetto al possibile esperimento di Hernanes (che dovrebbe partire dalla panchina).

Handanovic – Nagatomo (D’Ambrosio) Ranocchia, Vidic, Juan Jesus (Nagatomo) – Guarin, M’Vila (Hernanes) Kuzmanovic – Kovacic – Osvaldo (Palacio) Icardi

Il pronostico

Derby di particolare indecifrabilità, tenuto conto del poco tempo avuto a disposizione da Mancini appena ritornato e considerata la scarsa esperienza di Inzaghi, esordiente da allenatore. L’impressione è che nemmeno loro sappiano bene cosa potranno provare a fare. Con tutti i rischi che ne potrebbero conseguire. Scaramanticamente propendo per un pari.

Delinquenti per sempre

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Andrea Agnelli insieme con Luciano Moggi e Antonio Giraudo ai tempi delle partite truccate di Calciopoli

Cancellare Calciopoli, la più grande vergogna dello sport italiano, fino a farla diventare un’invenzione degli interisti. L’opera è in atto già da tempo e prosegue incessantemente a colpi di manipolazioni mediatiche sempre più spudorate e mirate a negare l’evidenza dei fatti. Quello cui siamo di fronte è un preciso quanto paradossale ribaltamento della realtà. Come dimostrano le ultime farneticazioni di Andrea Agnelli, il cui negazionismo è talmente rozzo quanto improbabile da lasciare davvero sconcertati. Andando di questo passo andrà a finire che la Fiat sarà fatta passare da carnefice addirittura a vittima del sistema. Senza che, quando si arriverà addirittura a dare per scontata una cosa del genere, a nessuno manco più scapperà da ridere.

Tanto, per quello che vale il calcio italiano, non vale nemmeno la pena di sollevare pur minime obiezioni. Anche perché la Serie A è talmente screditata ormai che  si può benissimo sostenere tutto e il contrario di tutto senza per questo andare mai in contraddizione con le svariate sentenze di giustizia sportiva e, ahimé, anche quelle decisamente più serie a carattere penale. E cioè proprio ciò che si sta cercando di rimuovere. Non tanto tutti quei campionati truccati e quegli scudetti finti, ma – incidentalmente – anche le malefatte dell’associazione a delinquere che dirigeva la squadra della Fiat. Un’associazione a delinquere composta – lo so che fa brutto esprimersi così nei confronti di rinomati manager, ma tant’è – da delinquenti. Volgari delinquenti.

Questo è quello che si vuole veramente far scomparire dalla storia. Non tanto l’aver rubato partite e titoli che anzi invece di essere motivo di vergogna sono semmai un merito di cui vantarsi. No, quello che viene ritenuto inconcepibile è piuttosto l’infamia di essere stati riconosciuti come delinquenti. Perché di questo si sta parlando: di delinquenza e non di altro, di delinquenza e non di gol, di delinquenza e niente altro. Delinquenza che esula da ogni possibile contesto sportivo. Negare i fatti, negare quello che è successo – quando invece sarebbe stato indispensabile ammettere colpe e responsabilità per provare a chiudere un’epoca così umiliante per il calcio italiano – equivale allora a riaffermare ogni volta il marchio dell’infamia che quegli scudetti e quelle stellette simboleggiano.

Mancini la garanzia che Thohir dovrà per forza investire

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

Roberto Mancini con Michael Bolingbroke durante la conferenza stampa di presentazione

A parte l’aver riportato un minimo di entusiasmo, il ritorno di Roberto Mancini è importante perché secondo me rappresenta una garanzia per noi tifosi che Erick Thohir non potrà più nascondersi dietro l’alibi dei debiti come ha fatto da un anno a questa parte.

A differenza di Mazzarri, costretto com’era ad accettare solo saldi di stagione, Mancini sembra avere sufficiente forza per pretendere da Thohir investimenti adeguati. Anche perché nel qual caso la società dovesse tirarsi indietro, Mancini potrebbe anche decidere di andarsene.

Come scrive Fcinter1908 – Mancini si fida a metà: sì all’Inter ma può rescindere per 15 giorni se… – il tecnico marchigianio deciderà se rimanere oppure no all’Inter sulla base di quanto Thohir deciderà di investire sul mercato:

Mancini potrà rescindere il vincolo tra il 30 giugno e il 15 luglio 2015 nel caso l’Inter non avesse la forza di costruire una rosa competitiva.

Più chiaro di così. Le chiacchiere, insomma, stanno a zero. Caso mai a Thohir venisse in mente di allungare ulteriormente i tempi, Mancini saluta tutti. Ebbene sì, i toscani avranno pure dalla loro parte la forza della storia, della cultura e della tradizione, ma i marchigiani non li freghi mai.

Thohir sconfessa se stesso e finalmente investe sull’Inter

L'immagine forse più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia sotto la pioggia lo scudetto vinto all'ultima giornata

L’immagine più bella di Mancini interista: a Parma nel 2008 mentre festeggia lo scudetto vinto all’ultima giornata

A parte ogni possibile considerazione – più che lecita viste le tante cazzate commesse fin qui dalla nuova proprietà – con il ritorno di Roberto Mancini praticamente Erick Thohir sconfessa – clamorosamente – se stesso.  Dando ragione a chi come questo blog gli faceva notare che senza qualità – a cominciare dall’allenatore – non si sarebbe mai andati da nessuna parte.

Con il sorprendente arrivo di Mancini  è come se Thohir ammettesse di aver sbagliato tutto e di aver quindi deciso di fare esattamente il contrario di come ha agito finora. Finalmente sembra aver capito che cos’è l’Inter, che cosa rappresenti per il calcio e che rispetto meriti. E sarà difficile – avendo ora a che fare con uno come Mancini – che possa dimenticarsene.

Calma però con i facili entusiasmi. Visto il personaggio – uno che finora le ha sparate sempre grosse, ma in quanto a soldi non se ne sono visti neanche l’ombra – conviene assolutamente restare cauti e aspettare ulteriori conferme. Quali? Che a gennaio investa adeguatamente come una delle squadre più importanti al mondo merita. Tutto il resto sono solo chiacchiere.

L’Inter come l’Arsenal e, perfino, i Los Angeles Lakers

Anthony Davis dei New Orleans Pelicans

Davis protagonista della netta vittoria dei New Orleans Pelicans contro i Los Angeles Lakers

L’Inter fa pena e vabbè. Ma nemmeno i tradizionali ripieghi sono granché. L’Arsenal di un Wenger ormai in crisi mistica (i suoi eccessi tattici hanno inquietanti analogie con le rigidità di Mazzarri) è ormai inguardabile. D’accordo, è ancora in corsa per la Champions, ma insomma.

Che dire poi dei Los Angeles Lakers di un sempre più scoglionato Kobe Bryant? Ormai riescono a perdere con chiunque. E, non per infierire, il loro ultimo titolo (un memorabile 4-3 con i Boston Celtics) risale ormai – guarda caso – proprio al 2010. Che magnifico 2010, davvero.

E da quale distanza lo vediamo adesso, come fosse passato chissà quanto tempo, tanto sono diverse le aspettative. Perché tanto è inutile stare a girarci tanto intorno, ma la verità è che per chi tifasse Inter o Arsenal o Los Angeles Lakers questa stagione è già da archiviare.

Ma stavolta non è mica colpa di Branca

Thohir e Moratti ieri a Milano per parlare dell'Inter

Thohir e Moratti ieri a Milano per parlare dell’Inter

L’Inter attuale, messa insieme con gli scampoli di mercato, è lo specchio impietoso della nuova proprietà. Squadra mediocre e senza identità, allenatore frustrato e confuso, tifosi delusi e arrabbiati. Doveva allora venire per forza uno dall’Indonesia per ridursi così?

Troppo facile dire: qui lo si è detto e ripetuto, fin dall’inizio, che il progetto a trattini di 3-4 anni (fondato più che altro sull’incremento planetario della vendita di magliette) fosse una colossale cazzata. Appena un anno dopo si può già cominciare a parlare di fallimento. E su tutta la linea.

Certo, a Thohir rimane pur sempre l’alibi dei debiti. Cosa che ha fatto subito presa in molti tifosi pronti a innamorarsi del nuovo presidente come lo erano stati in passato di Moratti (ora invece messo alla gogna). Rimuovendo il fatto che Thohir abbia finora solo speculato sull’Inter.

Non solo la squadra si è impoverita, ma l’Inter è finita nelle mani delle banche e nessuno può dire quale potrà essere il futuro di una delle squadre di calcio più importanti al mondo. La notizia però forse è un’altra ancora e cioè: comunque sia, Thohir di calcio ne sa davvero poco.

Chi ha speso 20 milioni per Hernanes (invece di Naiggolan) quando era stato deciso che in quel ruolo si sarebbe puntato su Kovacic? Chi ha preso Vidic ritenendolo un affarone in quanto svincolato? E che dire di quei fenomeni di Medel e Dodò? Branca stavolta non c’entra mica.

Inter vittima della propria mediocrità

Un altro – stavolta mezzo – passo falso. Con tutte le attenuanti del caso e cioè l’espulsione di Medel, l’aver giocato in inferiorità numerica buona parte della ripresa e con il pubblico di casa (quel poco che ancora va a San Siro) se non proprio ostile parecchio esigente rispetto a quelle che sono le possibilità attuali della squadra. Mezzo passo falso che, inevitabilmente, pesa sempre di più, soprattutto su Mazzarri se non sfiduciato messo sotto esame dalle dichiarazioni di Thohir prima della gara.

Con un po’ di fortuna l’Inter avrebbe potuto portare a casa quei tre punti che sarebbero stati preziosissimi. Ma la fortuna bisogna anche andarsela a cercare, cosa che ora come ora la squadra di Mazzarri non ha minimamente la forza di fare. Per la troppa pressione, innanzitutto, che evidenzia ancora di più i limiti di un gruppo che non riesce proprio ad essere all’altezza della situazione. E a causa di una mediocrità ormai sempre più evidente che non promette niente di buono.

Perché uno può dire (e pensare) ciò che vuole su Mazzarri, sulle sue rigidità tattiche e sulle difficoltà a gestire una squadra come l’Inter. Ma se poi te la devi giocare con giocatori come Medel o Dodò, allora diventa difficile continuare a parlare di calcio, di un calcio a certi livelli. Medel è un medianaccio con i piedi storti che nel Cile fanno giocare come ruvido e rognoso stopper. Dodò è un’ala che non sa difendere e che comunque non è da grande squadra: metterlo esterno significa farsi veramente del male inutilmente.

Primo tempo da minimo sindacale

Tre a due il conto delle occasioni. L’Inter avrebbe meritato il vantaggio, se non altro perché dopo aver subìto il gol ha messo sotto il Verona.

Troppo statici in attacco, troppo svagati in difesa. Il centrocampo invece soffre, Kovacic a parte, di un’imbarazzante mediocrità.

Vidic non è più da Inter, Medel e Dodò non potranno esserlo mai.

L’insoddisfazione di Thohir al termine del primo tempo è la stessa di noi tifosi. Ma nei suoi confronti, però.

Contro il Verona per non fare ancora peggio

I tempi sempre troppo lunghi di Thohir

Il richiamo all’ordine di Thohir non so perché ma stona. Forse perché troppo duro rispetto a mesi di estrema tolleranza fin quasi all’indifferenza o forse solo perché arrivato decisamente fuori tempo massimo. Il permaloso Mazzarri stavolta – rispetto alle critiche fatte da Moratti – non ha replicato trincerandosi dietro la formula che quanto detto da un presidente non si commenta. Ma, insomma, le parole di Thohir non saranno certo passate inosservate e sono destinate inevitabilmente a mettere ancora più pressione di quella che già c’è.

Purtroppo il problema vero sembra essere la mancanza di qualità

Difficile pensare a questo punto della stagione a un improvviso cambio di marcia di una squadra condannata alla mediocrità. La sensazione infatti è che non sia solo una questione mentale o peggio che le difficoltà possano essere addebitate interamente all’allenatore. Il problema di fondo, irrisolvibile, è che all’Inter di Mazzarri manca soprattutto la qualità. Quella qualità capace di sopperire alle difficoltà nei momenti negativi, quando cioè le cose non vanno come dovrebbero ma non per questo automaticamente la squadra si smarrisce come adesso.

I soldi non possono essere un alibi per giustificare l’incompetenza

Dal Triplete in poi la storia dell’Inter si può sintetizzare come una serie ininterrotta di errori. Di valutazioni tecniche ridicole prima ancora che sbagliate nella scelte di allenatori e giocatori. Mettendo da parte Moratti (che ormai è il passato) Thohir sta riuscendo nell’impresa, quasi impossibile, di fare cazzate perfino peggiori. Ma non c’è alibi che tenga per giustificare l’incompetenza calcistica che Thohir ha finora dimostrato. E in questo la la mancanza di soldi non c’entra niente. Si può fare molto meglio – la Samp su tutte – ed è giusto pretenderlo.

La formazione

Le ultime notizie danno per certo il rientro di Nagatomo e sarebbe la fine di un incubo perché almeno il giapponese è di ruolo ed è comunque il più affidabile di tutti. Mentre la solita difficoltà di Mazzarri ad ammettere errori fa pensare alla conferma di un Palacio ormai sempre più perso e spaurito, quando invece farebbe bene a dare spazio a Bonazzoli in tandem con Osvaldo. Inevitabile, vista che Hernanes sembra essere ancora acciaccato, che venga riproposto Kuzmanovic, tra l’altro apparso in discreta crescita.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Nagatomo, Kuzmanovic, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Facile dire – a parole – che la la vittoria è d’obbligo. Ma non certo per l’attuale Inter. Più facile azzardare che l’Inter riesca almeno a fare risultato.

Buon primo tempo vanificato da una pessima ripresa

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Dodò festeggiato dai compagni dopo aver sbloccato il risultato

Di positivo c’è solo il risultato. Il pari avvicina la qualificazione ed è perlomeno incoraggiante dopo la figuraccia rimediata a Parma. Per il resto però il buon primo tempo giocato con piglio da grande squadra ha illuso i più ottimisti di noi. Perché sono bastati appena cinque minuti della ripresa per evocare i soliti fantasmi. Il gol del pari francese (gol decisamente evitabile) ha cancellato quanto di buono era stato fatto nella prima parte della partita. Nel senso che da lì in poi sono riemerse puntualmente le solite paure e incertezze che condizionano anche il più semplice alleggerimento.

In troppi si sono subito smarriti e hanno perso le sicurezze – e la tranquillità – che avevano mostrato fino a quel momento. Ma al di là del fattore psicologico a me sembra che ognuno giochi per conto proprio: non si vede quello spirito di squadra così indispensabile soprattutto quando si è in difficoltà. Fatto sta che, dopo un primo tempo in cui l’Inter è stata capace di creare qualcosa come una mezza dozzina di occasioni, nella ripresa il Saint-Étienne ha meritato il pareggio. Se non altro per il buon forcing finale quando l’Inter ha accusato la stanchezza e ha concesso negli ultimi dieci minuti un paio di occasioni buone per ribaltare il risultato.

Complessivamente il risultato sembra giusto. Ma le perplessità sui limiti della squadra rimangono intatte. Nessun passo avanti, almeno per quanto riguarda la tenuta mentale, rispetto a Parma. L’Inter continua ad essere poco reattiva e si disunisce alle prime difficoltà. È stato sufficiente subire il gol per vanificare immediatamente la buona prestazione fatta vedere nel primo tempo. Contro un Saint-Étienne, tra l’altro, che fino a quel momento era stato cancellato dal campo e stava soffrendo non poco. Mazzarri proprio non riesce a infondere ai più esperti quella rabbia agonistica che ha sempre contraddistinto le squadre da lui allenate.

Primo tempo insolitamente positivo

Primo tempo da grande squadra. Non meno di una mezza dozzina di occasioni create, di cui una trasformata. Pericoli quasi zero.

Il Saint-Étienne sembra non essere mai entrato in campo. Per ora i francesi sembrano assai fragili, che al cospetto dell’Inter di Mazzarri è tutto dire.

Positiva finora la prestazione di Bonazzoli. Non male nemmeno Mbaye che rispetto a Obi almeno conosce i movimenti da fare.

Il vero avversario è la paura (di Mazzarri)

Il rientrante Osvaldo ha bisogno di giocare per tornare in forma

Il rientrante Osvaldo ha bisogno di giocare per tornare in forma

Quando le cose non vanno bene Mazzarri si fa prendere dalla paura

Mazzarri è così, ha bisogno di sicurezze. Ha le sue convinzioni e non le cambia. Soprattutto nei momenti di difficoltà.  Ragion per cui, come anticipa Sky, avrebbe deciso di tornare alle sane vecchie abitudini e cioè, a parte l’ormai famigerata difesa a 3, di giocare con una punta sola. Contro il Saint-Étienne tutto il peso dell’attacco dovrebbe caricarselo l’incerto e confuso Palacio, le cui spalle attualmente tutto sono tranne che solide.

Palacio unica punta sarebbe non una ma tre volte sbagliato

Anche se criticare le scelte di Mazzarri è ormai come sparare sulla Croce Rossa, Palacio unica punta sarebbe un triplo errore. Primo perché la precarietà dell’assetto non fa altro che generare più confusione di quella che già c’è. Secondo perché Palacio è quello che più di chiunque altro avrebbe bisogno di stare fuori. Terzo perché si toglie spazio a Osvaldo che ha bisogno di essere recuperato al più presto viste le condizioni imbarazzanti proprio di Palacio.

Un assetto troppo difensivo potrebbe esporre l’Inter a un’altra imbarcata

La paura di Mazzarri potrebbe essere tale che anche una trasferta apparentemente non proibitiva potrebbe trasformarsi in un altro, ennesimo, disastro. Soprattutto se con la scusa degli infortuni e del turn over Mazzarri fosse tentato di varare un centrocampo eccessivamente difensivo e quindi inevitabilmente destinato a scomparire dal campo. Anche perché l’ipotesi assai bislacca di Kovacic nel ruolo che fu di Alvarez sarebbe una cosa davvero inguardabile.

La formazione

Non oso pensare che Mazzarri decida sul serio di mettere in campo una delle formazioni che i media stanno anticipando in queste ore per quanto sembrano squilibrate e quasi mandate allo sbaraglio. Preferisco credere che sia solo pretattica. E mi auguro che Mazzarri schieri più o meno una cosa del genere:

Handanovic – Andreolli, Vidic, Juan Jesus – Mbaye, Kuzmanovic (Guarin) Medel, Kovacic, Dodò – Palacio (Osvaldo) Icardi

Il pronostico

Molto dipenderà dalla squadra che scenderà in campo. La formazione che ha perso a Parma può benissimo strappare ai francesi un altro pareggio inchiodando la partita sullo 0-0. In caso contrario, non è azzardato prevedere che si possa ballare.

Magari il problema dell’Inter fosse solo Mazzarri

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Erick Thohir insieme con Marco Fassone: la loro Inter continua ad essere il ritratto della mediocrità

Saint-Etienne e Verona, poi saluti e baci: Rudi Ghedini ritiene ormai l’esonero di Walter Mazzarri il male minore, se non necessario, per cercare di dare almeno una scossa. Per provare in qualche maniera a risollevarsi dalla mediocrità attuale. Non senza però puntualizzare le responsabilità della dirigenza:

Se Mazzarri è inadatto all’Inter, la società è ancor più inadatta al calcio italiano.

Sintesi perfetta dello stato delle cose in casa nerazzurra. Resta da vedere però se la squadra ricostruita in funzione del rigido 3-5-2 di Mazzarri sia in grado di potersi riciclare in altra maniera, di darsi cioè un assetto diverso dall’attuale. Se cioè con i giocatori a disposizione un altro allenatore possa fare i miracoli che non sono riusciti a Mazzarri.

Siamo sicuri cioè che sia solo una questione di modulo? E non, piuttosto, di una più generale mancanza di qualità? Il sospetto che, comunque la si voglia mettere in campo, quella attuale sia una squadra mediocre a prescindere da schemi e moduli, viene per forza. Una squadra composta da troppi giocatori non all’altezza e per di più con qualche campione incapace di esprimersi a buoni livelli. I problemi per esempio di Vidic e Palacio sono forse risolvibili con un semplice cambio di modulo? Qualche dubbio viene. Anche se il problema, come giustamente rimarca Rudi Ghedini, rimane la società:

L’unico dirigente con competenze calcistiche – discutibili, ma evidenti – è Piero Ausilio. Tutti gli altri pensano solo a ridurre le spese e aumentare le entrate. Manca una figura come Facchetti, manca una figura come Oriali, l’assetto della governance (parola che detesto) sarebbe più appropriato per un’industria che produce tondini di ferro o cialde di caffè, piuttosto che per una delle dieci aziende calcistiche più importanti d’Europa. Vedere Marco Fassone alla Domenica Sportiva, è stato quasi peggio che vedere la prima mezzora di Parma-Inter (poi ho spento).

Come non essere d’accordo? Ormai è passato quasi un anno dall’avvento di Thohir e le perplessità sono aumentate con il passare del tempo. Soprattutto, non convince l’idea che ha di voler gestire l’Inter alla stressa stregua di una fabbrichetta di scarpe in crisi per cui l’unico obiettivo rimane quello di far quadrare i conti, tagliando le spese e riducendo gli investimenti nella speranza di ottenere prima o poi un po’ di utili per mandare comunque avanti la baracca. D’accordo, nessuno nega che dopo 18 anni di (nel bene come nel male) eccessi l’Inter avesse assolutamente bisogno di una gestione più seria e manageriale. Solo che il modello di riferimento di gestione equilibrata non sembra essere né il Bayern e nemmeno il Borusssia Dortmund, ma piuttosto l’Udinese. Qualcuno, insomma, fa finta di dimenticare che l’Inter sia una delle squadre di calcio più seguite al mondo e che quindi non può in nessun caso – anche nei momenti peggiori come adesso – essere trattata come una qualsiasi squadra di provincia. L’Inter è l’Inter e merita rispetto. Anche – e soprattutto – da Thohir.

Due passi avanti e uno indietro: l’Inter purtroppo è questa

L'imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’imbarazzante primo gol segnato da De Ceglie lasciato da solo in area libero di appoggiare la palla in rete

L’Inter di Mazzarri ha perso la partita con il Parma sulle fasce. Ma si sapeva. Gli esterni dell’Inter non sanno difendere e in fase di copertura spesso sono disastrosi. Obi, che tra l’altro gioca fuori ruolo, si è perso De Ceglie in area sul primo gol. Mentre in occasione del raddoppio (tra l’altro scaturito su un fortunoso rimpallo) praticamente non c’era nessuno a coprire, dato che a un certo punto della ripresa Mazzarri ha fatto uscire Obi senza però nemmeno rimpiazzarlo. Potrebbe essere la sua personalissima interpretazione del 4-4-2. Con un po’ di fantasia, potrebbe anche essere. Cose così, cose da Inter di Mazzarri e di (è sempre bene aggiungere) Thohir.

L’Inter ha perso la partita con il Parma nel momento in cui Mazzarri continua a tenere in campo un Palacio irriconoscibile e che al 22′ della ripresa ha fallito un gol che un tempo avrebbe messo in rete a occhi chiusi e invece ha sparato incredibilmente il pallone in curva. Ma si sapeva. Si sapeva che Palacio ha bisogno di prendersi una pausa perché non è più una questione di forma, bensì di testa. Palacio, il Palacio che avevamo conosciuto, non c’è più. Si è perso la scorsa estate giocando i Mondiali nonostante fosse infortunato. Da allora, da quella maledetta finale in cui sbagliò il gol che valeva la coppa del mondo, Palacio è l’ombra di se stesso. Certo, alla fine Mazzarri ha fatto entrare Bonazzoli, uno dei due fenomeni insieme a Puscas delle giovanili, ma tenendo il sempre più confuso Palacio a fare danni in area e spedendo il giovane attaccante a fare l’esterno improvvisato. Con il risultato che pure il ragazzino è andato in confusione.

L’Inter ha perso con il Parma perché alle prime difficoltà la squadra va nel panico, crolla mentalmente, diventa del tutto incapace di reagire. Al Tardini ha dominato per i primo quattro minuti – una circolazione di palla comunque sterile – finché alla prima ripartenza ha preso un gol imbarazzante (De Ceglie, un terzino, completamente da solo in area) e da lì in poi tutta la squadra sembrava attanagliata dalla paura di commettere ulteriori errori, con il risultato che ogni giocata era forzata e la manovra sempre troppo lenta. L’Inter è entrata in confusione e non è riuscita più a ritrovare un minimo di ordine e un po’ di organizzazione per non farsi mettere sotto da una delle squadre finora apparse più in difficoltà.

Certo, ha inciso anche la sfortuna. Nella ripresa, infatti, oltre al pareggio fallito da Palacio l’Inter può recriminare anche per il palo colpito da Kovacic. Ma due occasioni, seppur nette, non possono rappresentare un alibi accettabile per la mediocrità vista in campo. E la cosa che più spaventa – e demoralizza – è che questa mediocrità stia diventando la normalità.

Al primo errore il panico

Pronti, via e dopo quattro ininterrotti minuti di (sterile) possesso palla, al primo affondo del Parma Obi si perde in area De Ceglie libero di appoggiare in rete e l’Inter è subito sotto. Ma Obi non può giocare esterno destro. Solo Mazzarri non lo sa.

La prima occasione dopo un quarto d’ora con un bel colpo di testa di Obi che vorrebbe tanto farsi perdonare la distrazione difensiva che ha determinato il vantaggio del Parma.

Kovacic sempre raddoppiato se non triplicato, sbaglia tutto o quasi. Né Medel né Kuzmanovic hanno i piedi per approfittare degli spazi che il Parma è costretto a concedere a loro due.

Paura per il possibile raddoppio di Cassano. Vista la scarsa capacità di reazione dopo lo svantaggio, come non pensare che sarebbe stata la fine?

Stanno sistematicamente menando Icardi. Tre gli interventi parecchio duri.

Rizzoli (ma che te lo dico a fare?) lascia picchiare il Parma e rischia di perdere il controllo della partita.

Niente da dire: per adesso vantaggio meritato quello del Parma.

Palacio a tratti patetico: va sostituito con uno tra Puscas o Bonazzoli.

Al posto di Mazzarri farei entrare Mbaye al posto di Kuzmanovic per poi ovviamente far giocare ognuno al posto suo. E cioè Mbaye esterno e Obi interno.

A Parma alla ricerca del Palacio perduto

Grande attesa a Parma per Palacio ancora a secco  dopo i gol falliti contro la Samp

Grande attesa a Parma per Palacio ancora a secco dopo i gol falliti contro la Samp

È l’occasione giusta per cambiare indirizzo alla stagione

Vigilia insolitamente serena, anche perché dopo due salutari vittorie i momenti critici sembrano essere ormai alle spalle. Del resto, il Parma sembra essere attualmente tra le squadre più in difficoltà e non dovrebbe essere una trasferta proibitiva. Anzi. Se non sbagliasse approccio nemmeno stavolta e riuscisse a tenere il campo con un minimo di intensità e un po’ d’ordine, davvero l’Inter potrebbe puntare alla terza vittoria consecutiva. Pur con gli uomini contati, Mazzarri ha l’occasione giusta per dare un altro indirizzo alla stagione, finalmente all’altezza di quelle che, volenti o nolenti, sono le aspettative. L’Inter non può rassegnarsi a un ruolo da comprimaria.

Finalmente con Thohir è la società a decidere e non più i giocatori

In sintonia con questo clima abbastanza incoraggiante è anche l’ipotesi che Thohir decida di non rinnovare il contratto in scadenza a Jonathan. Sarebbe indubbiamente l’inizio di una svolta importante. E cioè che a un giocatore viene concesso tutto il tempo necessario per dimostrare quanto vale, ma non può più durare in eterno come succedeva ai tempi di Moratti. Jonathan ha dimostrato di essere un buon giocatore, questo sì. Ma non è niente di speciale, non è insomma un campione su cui investire più di tanto. Meglio allora scommettere su Mbaye o guardare altrove e pescare qualche altra giovane promessa. In ogni caso scelte meno costose di Jonathan, ma con più talento. Senza milioni da investire è l’unica politica seria attuabile.

Se Palacio non si sblocca giusto rischiare uno tra Puscas o Bonazzoli

Stesso discorso sui tempi dovrebbe valere anche per Palacio. Nessuno discute il suo valore e quanto sia indispensabile per questa Inter. Ma sarebbe inammissibile ripetere lo stesso errore commesso a suo tempo con Milito quando a sua volta tornò dai Mondiali completamente distrutto, soprattutto psicologicamente. Tutti noi stiamo sottolineando la preoccupante analogia a titolo scaramantico, nel senso che non vediamo l’ora di essere smentiti sul campo dai gol di Palacio. Però è anche vero che l’attuale Palacio più che una risorsa rappresenta un problema. E se continua così prima o poi – o magari già da stasera al Tardini – Mazzarri dovrà per forza avere il coraggio di rischiare uno tra Puscas o Bonazzoli.

La formazione

Sempre in tema di giovani su cui rischiare, sembra che a Parma Mbaye possa partire dall’inizio. Sarebbe una buona idea, intanto perché Obi non merita di soffrire così tanto in un ruolo non suo. E poi perché è giunto il momento per Mbaye dopo le recenti apparizioni non del tutto convincenti di confermare in campo – con la responsabilità da titolare – quanto di buono si dice di lui. Così come se Hernanes non dovesse farcela, non sarebbe per niente male dare una chanche, stavolta nella sua posizione, a Obi che rispetto al macchinoso Kuzmanovic garantirebbe più dinamismo. Ammetto però che per Mazzarri più di un azzardo per volta sarebbe davvero troppo.

Handanovic – Mbaye, Ranocchia, Vidic, Juan Jesus, Dodò – Kuzmanovic (Hernanes) Medel, Kovacic, Palacio, Icardi

Il pronostico

Previsione quanto mai infida e scivolosa perché tutto sembrerebbe volgere al meglio, ma nel calcio le cose non sono quasi mai come sembrano. Diciamo allora che non sarebbe del tutto illogico che l’Inter riuscisse alla fine a spuntarla, magari di misura. Anche con un solo misero golletto. Chissà.

Vittoria di rigore, ma meritata

Kovacic migliore in campo contro la Samp

Kovacic migliore in campo contro la Samp

Un altro rigore risolve il problema. Nel finale, quando la partita sembrava ormai indirizzata sullo 0-0. Ma rispetto a Cesena – dove l’espulsione di Leali ha fatto la differenza – stavolta la vittoria sembra abbastanza meritata. Pur soffrendo oltre misura i mugugni di San Siro, l’Inter dà il meglio nel primo tempo dove riesce a tenere ritmi abbastanza sostenuti e mette paura a una Samp ordinata e compatta, che tiene bene il campo. Il conto parziale delle occasioni è di 3-1, ai gol falliti dall’Inter si contrappone la traversa colpita allo scadere da Duncan.

Nella ripresa diminuisce l’intensità e cresce la paura. L’Inter sbaglia almeno un altro paio di occasioni (e siamo a 5) mentre Handanovic (voto 7 per aver evitato l’ennesimo psicodramma) compie un miracolo su Eder e salva un risultato comunque sempre in bilico. Finché non arriva il rigore (diciamo rigoricchio perché per il mio modo di vedere il calcio come domenica scorsa non era da espulsione il fallo del portiere del Cesena, secondo me non era un fallo così evidente il tocco del giocatore blucerchiato) che in fondo rimette forse le cose a posto.

Migliore in campo mi è sembrato Kovacic (voto 7) perché rispetto a Cesena sembra decisamente più lucido e molto più efficace nei passaggi, soprattutto quando riesce a mandare in porta i compagni con palle che avrebbero dovuto solo essere spinte in rete. Purtroppo gli attaccanti hanno fallito l’impossibile. Tanto che il peggiore in campo è stato proprio Palacio (voto 3) che a tratti è sembrato il Milito goffo e imbarazzante reduce dai Mondiali di quattro anni fa. La prestazione di Palacio è stata assolutamente disastrosa, non tanto per i gol già fatti che sbaglia, ma per il fatto che sembra non esserci più con la testa. Secondo me non è più una questione di forma, di gambe, di fiato. No. La sensazione che dà è che non riesca più a dare quel qualcosa in più che hanno i grandi attaccanti e che fa la differenza in campo. Per di più non ha nemmeno un minimo sostegno da parte di Icardi (voto 6 d’ufficio per aver realizzato il rigore) che si limita come sempre a fare quello che sa fare e cioè il finalizzatore poco attento alla manovra e quasi sempre svogliato quando si tratta di creare spazi per i compagni. Icardi però ha l’attenuante di aver avuto pochi palloni giocabili e nelle due occasioni che gli sono capitate fa fare bella figura al portiere. Può – deve – senz’altro giocare meglio.

Meno brillante che a Cesena, Hernanes (voto 6) si limita a mantenere la posizione e a fare da spalla a Kovacic senza mai incidere più di tanto. Nella ripresa si spegne fino alla sostituzione. Che dire del subentrante Kuzmanovic (voto 6 d’ufficio per essersi procurato il rigore) se non che stavolta non gli si può proprio rimproverare niente? Più disinvolto Medel (voto 6) che oltre a garantire la solita copertura a tutto campo è sembrato meno goffo del solito negli alleggerimenti. Hai visto mai che sia in crescita?

Solo una comparsata quella di Krhin (s. v.) subentrato nei minuti finali per lo stremato Kovacic.

Chi tra i due esterni ha dato più preoccupazioni in difesa? Obi (voto 5) ha sofferto tanto, Dodò (voto 6) un po’ meno perché almeno ha spinto un po’ di più, dando più preoccupazioni ai blucerchiati, anche se è stato spesso impreciso. Mentre ancora discontinua è sembrata la pur breve apparizione di Mbaye (voto 6 d’incoraggiamento) subentrato a Obi. Ma bisogna insistere e dargli tempo perché merita fiducia.

La difesa non ha preso gol ed è davvero tanto rispetto ai problemi passati. Se a Cesena in superiorità numerica era il minimo che si potesse prentendere, contro una Samp ben organizzata e attenta a sfruttare ogni errore è un dato che vale molto di più. Anche se la Samp ha avuto qualche occasione di troppo e su alcune ripartenze tutto il reparto è sembrato andare nel panico. Darei allora un 6 politico a tutti e tre i difensori.

Palacio ancora succube della maledizione dei Mondiali

Buon primo tempo giocato a una discreta intensità che mette a tratti in difficoltà la Samp. L’Inter meritava il vantaggio.

Ma come si fa a sbagliare i due gol praticamente già fatti (soprattutto il primo) che ha sbagliato Palacio? Per uno come lui, per un attaccante della sua qualità, è veramente una cosa da non credere.

Se invece della traversa la Samp avesse trovato il gol sarebbe stata una beffa. Ma è pur vero che i gol sbagliati da Palacio sono un’offesa al calcio.

A San Siro una Samp con una media da Champions

L'ex viceallenatore dell'Inter Mihajlovic si presenta a San Siro con una Samp ancora imbattuta

L’ex viceallenatore dell’Inter Mihajlovic si presenta a San Siro con una Samp in grande forma

Contro l’imbattuta Samp non è per niente facile

La Samp è esattamente il tipo di avversario che in questo momento non precisamente facile non ci voleva proprio. Imbattuta, è una delle squadre più in forma. Con un allenatore assai motivato. La Samp assomiglia a Mihajlovic: tosta e compatta, non molla mai. E atleticamente sembra essere messa meglio dell’Inter. Corrono tutti parecchio, nessuno tira indietro la gamba.

Importante gestire la pressione e, se possibile, avere un buon approccio

Il rischio è che l’Inter possa perdere la partita prima ancora di giocare. Sarà importante saper gestire la pressione di San Siro, sapendo che ormai la delusione dei tifosi è tale che non sono più disposti a perdonare niente. Sarà fondamentale non sbagliare approccio, cosa ovviamente più facile a dirsi che a farsi, dato che in campo ci sono anche gli avversari.

Occhio sulle fasce e alle ripartenze di Soriano e Obiang

Oltre ai soliti limiti di copertura sulle fasce, Mazzarri avrà il problema di non concedere troppi spazi soprattutto a giocatori come Soriano e Obiang, capaci di veloci ribaltamenti di fronte. Così come serviranno lucidità e freddezza sotto porta. Con 4 gol subiti la Samp è insieme con la Roma (inchiodata a Marassi sullo 0-0) la seconda miglior difesa del campionato.

La formazione

Gli infortuni lasciano poco spazio a possibili novità. L’emergenza sulle fasce rimane il punto debole. Anche se è proprio dai piedi di Dodò e Obi (finora inaffidabili nella fase difensiva) che potrebbero arrivare quei cross capaci di innescare azioni pericolose. Dopo il turno di riposo Vidic dovrebbe rientrare al centro della difesa.

Handanovic – Ranocchia, Vidic, Juan Jesus – Obi, Hernanes, Medel, Kovacic, Dodò – Palacio, Icardi

Il pronostico

Vincere sarebbe ovviamente il massimo e forse anche… un mezzo miracolo. Rappresenterebbe una svolta. In un momento come l’attuale sarebbe però già positivo fare almeno risultato. E, considerato lo stato di forma degli avversari, tutto sommato anche un mediocre 0-0 forse non sarebbe del tutto da disprezzare.

Stavolta tocca a Tevez (immolarsi per la causa argentina)

Palacio è ancora in precarie condizioni per i postumi dei Mondiali giocati nonostante un infortunio alla caviglia

Palacio durante i Mondiali giocati nonostante un infortunio alla caviglia

Una buona notizia è sicuramente la decisione, davvero indovinata, presa dal ct argentino Tata Martino di convocare Carlitos Tevez. Bravo, ottima scelta. Conoscendo il morboso attaccamento alla maglia della nazionale di cui soffrono in maniera direi patologica tutti i giocatori argentini, sicuramente anche l’attaccante della Fiat non mancherà di massacrarsi ben bene in campo, tanto più che torna in nazionale dopo un ostracismo durato più di tre anni. Ragion per cui c’è da scommettere che anche Tevez tiri fuori tutta la sua anima patriottica.

Niente di più facile allora che il prezioso attaccante della Fiat farà di tutto nelle amichevoli (sic) che l’Argentina giocherà contro la Croazia (12 novembre a Londra) e il Portogallo (18 novembre a Manchester) per spremersi al massimo, magari fino a scoppiare. Né si può escludere l’eventualità, nemmeno tanto remota, che riesca pure a infortunarsi. Mica per altro, ma perché i giocatori argentini ci tengono davvero tanto a far vedere che il loro attaccamento è tale da immolarsi volentieri sul campo senza il minimo timore.

Infatti, come ben sappiamo per esempio noi tifosi interisti, per un calciatore argentino farsi del male per la causa albiceleste è considerato il massimo. E Tevez non vorrà certo sfigurare. Notizia, questa, resa tra l’altro ancora più interessante dal fatto che nella lista dei convocati finalmente non c’è nemmeno un interista. Almeno per questo giro siamo salvi. Anche perché Palacio ancora non si riprende dai Mondiali. Visto che ancora adesso appena appena si regge in piedi, un’altra partita con la nazionale argentina e ce lo giochiamo definitivamente.