C’eravamo tanto traditi

Serra critica l'uscita dal Pd di Civati

 

Bellissima risposta di Giuseppe Civati alle obiezioni di Michele Serra a proposito della sua uscita dal Pd, risposta che si conclude così:

davvero il compito storico della sinistra è di adeguarsi, di cedere, di rinunciare a se stessa – non su qualcosa, ma sempre e su tutta la linea, colpevolizzandosi e facendosi colpevolizzare – e di portare i suoi voti dentro un calderone? Io ero e resto convinto di no, infatti quando abbiamo fondato il centrosinistra e il Pd questa clausola non era scritta da nessuna parte, nemmeno in piccolo. Insomma, caro Michele, non è che ti – e ci – stanno fregando?

Con un appunto a Civati: no, caro Pippo, guarda che Serra è sempre stato… dall’altra parte. Dalla parte di coloro che ci stanno fregando e, soprattutto, ci hanno fregato. E non sono certo io a dirlo, ma è lo stesso Serra a confessarlo nella lettera aperta che ti ha scritto, riconoscendo di essere

il tipico italiano di mezzo, incapace di ribellarsi al presente.

Perché poi, come lo stesso Serra ci ha sempre ricordato, alla fine bisogna pur sempre scegliere da che parte stare: se da dalla parte dei persecutori o dei perseguitati, degli sfruttatori o degli sfruttati. E lui Serra, come del resto Nanni Moretti o Francesco De Gregori (e compagnia bella) alla fine hanno scelto. Solo che si sono dimenticati di farcelo sapere in tempo. Se ne sono dimenticati il tempo necessario per andare in pensione e mettersi a quel punto l’anima in pace. Ecco, rispetto a qualche tempo fa in cui prevaleva la rabbia e l’indignazione di chi ha creduto ciecamente In Serra come in Moretti o De Gregori (cito per comodità di ragionamento sempre loro ma i nomi che potrei fare sono tanti altri ancora) li ha eletti a inattaccabili modelli e inossidabili punti di riferimento, fidandosi (sempre ciecamente) per tutti questi anni ora è subentrata un’altra fase. Prima mi sentivo tradito. Tradito, offeso e umiliato perché a differenza di Serra e di quelli come Serra (io nel calderone ci metto un po’ tutti i miti culturali della sinistra italiana degli ultimi 30 anni) nel mio piccolo (davvero piccolo) mi sono pur sempre ribellato al presente pagandone sempre – puntualmente – le conseguenze. Adesso invece provo soltanto tanta pena. Che è peggio secondo me. Provo insomma una certa pietà mista a imbarazzo generazionale che – giustamente – il giovane quanto bravo Emanuele Ferragina non ha e la cui replica su Facebook all’intervento di Serra sulla Repubblica è veramente feroce, quanto pienamente condivisibile:

Caro Michele Serra: sono sicuro che se avessi un contratto che scade fra tre mesi, lavorassi in nero per qualche spicciolo, percepissi una pensione da 500 euro e inforcassi gli occhiali di Giuditta invece che la penna di Repubblica, forse qualche ragione per ribellarsi collettivamente anziche’ votare PD la vedresti senza l’aiuto di Civati.

Amen.