Lupi da salotto

Maurizio Lupi con Roberto Formigoni

Sarà che io al telefono parlo esattamente come in qualsiasi altro contesto, mi esprimo cioè sempre nello stesso modo, ma sono e rimango un estremista delle intercettazioni. Nel senso che continuo a non capire le rivendicazioni sulla privacy. Anzi. Dipendesse da me renderei pubblico tutto, anche conversazioni di nessun interesse giudiziario. Perché mi piace conoscere le persone, sapere come ragionano. E, soprattutto, come parlano. Le parole usate.

Non vedo allora che male ci sia a rendere di dominio pubblico queste conversazioni seppur private. Perché mai uno dovrebbe vergognarsi di quello che dice al telefono seppur in privato? Tanto più che sta esprimendo se stesso, il suo modo di vivere. Perché mai un uomo per giunta pubblico dovrebbe avere una seconda identità nascosta? E perché dovrebbe avere garantita la doppia vita, quella finta che nasconde quella vera?

Perché mai, insomma, io dovrei credere e continuare a credere che Maurizio Lupi sia quello che pontifica di massimi sistemi a Porta a porta e non piuttosto quello che è – e che dice – nella vita reale? Perché dovrei essere obbligato a sorbirmi il santino di Lupi e non poter conoscere invece anche le sue pratiche quotidiane da politico navigato che ragiona di soldi e potere ed è decisamente diverso – ma assai – da come appare in tv?

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